Issuu on Google+

La chiesa di S. Alessandro (Castione) Fino all’anno Mille a Castione non c’era nessuna chiesa, bisognava andare a Clusone per celebrare matrimoni, battesimi e festività. Fu quindi costruita la chiesetta di S. Peder, situata in un luogo impervio, che fu la prima chiesa di Castione. Le prime notizie della chiesa di S.Alessandro le ritroviamo in un documento del 1260 in cui si afferma che la chiesa è posta in territorio pianeggiante ed ha funzioni parrocchiali; non è chiaro il luogo in cui fu edificata, ma sappiamo che nel 1400 circa fu costruita la nuova chiesa nella zona odierna. Molto probabilmente si trova più a nord dell’attuale, dove c’è il cinema Cristallo, perché durante la costruzione del sagrato sono stati ritrovati degli scheletri; della vecchia parrocchia sappiamo solo che la sua consacrazione è avvenuta il 10 maggio. La nuova chiesa assume molta importanza e lo possiamo dedurre da un censimento dei beni parrocchiali svoltosi nel1564. Nel 1730 si fanno le prime proposte per la costruzione di una nuova chiesa, ma non tutti i castionesi sono d’accordo; alcuni pensavano di restaurare l’antica, mentre il sacerdote Mazzoleni proponeva di abbattere la chiesa di S.Peder e di costruirne una nuova nella stessa zona. Falliti questi tentativi, il 2 luglio 1752 si cominciò ad edificare la chiesa attuale su progetto di Giovanni Tonioli di Clusone; fu terminata nel 1756. Le statue in facciata dei Santi Pietro, Paolo e Alessandro, opere fantoniane, sono del 1758. Il portico in facciata, con colonne tuscaniche, fu realizzato nel 1973 su progetto dall’architetto Banfi. L’interno della chiesa, a navata unica con piccole cappelle laterali, si presenta riccamente decorato con stucchi ed affreschi. L’altare maggiore, del 1767, è opera dei Fratelli Fantoni e si presenta ricco di sculture e tarsie marmoree. Opera dei Fantoni è anche l’altare dei Disciplini (1773). La cantoria di destra è opera degli scultori Grazioso ed Andrea Fantoni di Rovetta. L’organo denominato “organo ingente” era posto nell’antica chiesa, probabilmente sulla parete di fondo. Ne fanno fede sia le scritture del contratto fra Grazioso Fantoni ed i deputati di Castione (1683-1684), sia il disegno dell’opera che si è recentemente rinvenuto fra il carteggio dei Fantoni. Altre interessanti opere sono: n° 1 Crocefisso – n° 2 il pulpito – n° 5 il Cristo Morto – n° 4 l’altare Maggiore. Dipinti: la Vergine del Rosario (A), opera di Domenico Carpinoni (1566-1568). In alto la Madonna col Bambino, il quale piegandosi dalle braccia della madre, lascia cadere il Rosario nella mano di S. Domenico, inginocchiato del lato sinistro; a destra S.Teresa. Angioletti intorno alla Vergine gettano anch’essi dalle nubi rosari. Tutt’attorno ai tre lati della tela i Misteri del Rosario. Nella pala del secondo altare, a sinistra, entro ancona di marmo, a contorni di stucco che incorniciano il quadro, i SS. Pietro e Paolo (G) ubicazione antica. L’opera è di Giovanni Bellini, pittore bergamasco (sec. XIX). L a pala del secondo altare, a destra, entro ancona di marmo, rappresenta La Maddalena al Sepolcro di Gesù (H) e da documenti d’archivio risulta eseguita nel 1853 da Giovanni Bellini, oriundo di Fino del Monte, che aveva studiato a Venezia. Si tratta di una copia. Il Cristo appare alla Maddalena sotto le sembianze di custode dell’orto. Dal lato destro contemplano la scena S. Carlo e S. Vincenzo Ferreri. Opera di ignoto del sec. XVIII, pala del primo altare di destra, entro ancona di legno. Ester ed Assuero (C), opera di Giovan Battista Brighenti. La regina Ester sviene dinnanzi al trono mentre si accinge ad implorare il marito, Re Assuero, per l’annullamento del decreto di sterminio dei Giudei. La Punizione di Elidoro (E), questi voleva depredare il tempio. Agli esecutori dei suoi ordini appare un terribile cavallo, portante un cavaliere in armi d’oro, con due giovani di bell’aspetto che investono e flagellano, senza tregua, crivellandolo di ferite, il sacrilego rapitore, dello stesso. Si trova lateralmente all’ancona centrale, dietro l’altare maggiore, entro inquadrature di stucco. Ubicazione originaria. Da una copia, conservata in archivio parrocchiale del contratto concluso il 25 luglio 1832 col pittore Giovan Battista Brighenti di Clusone, rilevasi che due quadri ( C ) – ( E ) sono stati collaudati dal Prof. Diotti dell’Accademia Carrara di Bergamo. Martirio di S.Giovanni e Paolo (D) . Paolo, seminudo, le ginocchia a terra, le braccia incrociate sul petto, curve le spalle, offre il collo al carnefice, figura muscolosa che, a sinistra, armato di spada sta per calare il colpo con ambo le braccia levate, a terra Giovanni già decollato. A destra , due alti personaggi, appoggiati con i gomiti ad un frammento di colonna, guardano la scena. Tutta questa parte bassa del quadro è scarsa di luce, ma in alto la penombra si dirada lasciando scorgere, fra gli angeli giubilanti, l’Eterno Padre accogliente lo spirito del martire. Nell’angolo inferiore di sinistra si


legge in caratteri chiarissimi la firma dell’autore: Petris Vecchia Veneti. Opus. Da testimonianze locali pare accertato che il quadro non fu posto nell’ubicazione attuale, in fondo al coro, dietro l’altare maggiore, se non verso la metà del sec. XIX, trasportatovi da un monastero. Nella Parrocchiale non v’era certo né al tempo dei Tassi, né a quello dei Maironi Da Ponte , che non avrebbero omesso di registrare un’opera firmata, di autore di rilievo. Madonna e Santi (F), opera di Domenico Carpinoni (1566 – 1658 ). Sopra un fondo di paese i SS. Lorentino e Pergentino, ai due lati del quadro, con un libro ed una palma. In la Vergine col Bambino in atto di proteggerli, ed ai fianchi di Maria due Angioletti che sporgenti dalle grosse volute si appoggiano coi gomiti in atto di leggere un volume.Questo quadro si trova in sagrestia. Un tempo si trovava sull’altare della cappella secondo, a sinistra (della B.V. della cintura), che prima era dedicata ai SS. Lorentino e Pergentino. In un angolo del quadro è leggibile la firma: Dominicus Carpinoni. S.Alessandro ( I ), opera di Luca Ciamberlano da Urbino ( 1586 – 1641 ). Il Santo vessillifero della legione tebea sta genuflesso con un ginocchio sopra la sponda del fiume, la testa levata in alto, in atto di ringraziamento e di supplica. Di fronte a lui si scorgono “castella” sopra due colli dirupati, alla volta delle quali si avviano due capitani a cavallo. Dall’alto un raggio di luce celeste rompe le nubi e cade sulla fronte del Santo, quadro appeso in sagrestia. Non si conosce la sua ubicazione originaria, di proprietà della Fabbrica Parrocchiale. Esiste, di questo quadro, un’incisione eseguita nel 1814, quando sotto la direzione dei Diotti, si riprodussero in rame parecchie opere eseguite nella provincia di Bergamo. A sinistra di quell’incisione leggonsi le parole: “ Luca Ciamberlano, da Urbino. Inven et F…” Il Ciamberlano da Urbino, recatosi a Roma, lavorò di pittura e di incisione. CASTIONE: PARROCCHIALE DI S. ALESSANDRO m. 1752 - posa della prima pietra sull'impianto preesistente. Progetto dell'arch. G. Battista Tognoli di Clusone. 1757 - posa delle statue di S. Pietro,Paolo,Alessandro sulla facciata. Esecutori i Fantoni di Rovetta. 1768 - Il Comune concede una casa per alloggiare gli stuccatori Francesco e Giuseppe Soldati ticinesi. 1770 - Posa del pavimento in cotto - rifatto nel 1888, l'attuale è' recente (Comana di Bergamo). 1775 - Da Venezia arriva una Reliquia di S. Alessandro cui è dedicata la Chiesa. 1779 - Consacrazione 1782 - Inizio costruzione del campanile. Arch. Camillo Ziliani di Monte Isola 1804 - Si inizia la fusione delle campane 1844 - Sistemazione della seconda Cantoria (intagliatore Luigi Messa di Valzurio) 1885 - Completamento dei lavori di doratura 1965 - Pulitura e restauro 1992 - Disinfestazione completa della Chiesa restauro mobili, cantoria fantoniana. OPERE FANTONIANE 1 - CROCEFISSO in sagrestia 2 - PULPITO (1778) 3 - CANTORIA (D.Grazioso e Andrea Fantoni) 4 - ALTARE MAGGIORE 5 - CRISTO MORTO (1760) STATUE 6-S. LUIGI 7-S.ALESSANDRO 8-S.GIUSEPPE 9-SACRO CUORE 10 - ORGANO opera lignea XVII sec. dei Fantoni 11 - CANTORIA opera lignea di Messa Luigi da Valzurio


TELE A -VERGINE DEL ROSARIO CON S.DOMENICO E S.CATERINA (D.Carpinoni) B -MADONNA E SANTI (D.Carpinoni) C -ESTER ED ASSUERO (G.Battista Brighenti) D -MARTIRIO DI S.GIOVANNI E PAOLO (Pietro Vecchia) E - PUNIZIONE DI ELIODORO (G.Battista Brighenti) F -MADONNA E SANTI PIETRO E PAOLO (IGNOTO ) G - S. PIETRO E PAOLO (Giovanni Bellini XIX ) H - MADDALENA AL SEPOLCRO (ignoto XVII) I -S. ALESSANDRO IN CONTEMPLAZIONE (Domenico Carpinoni) L - ANNUNCIAZIONE (ignoto XVII) M - MADONNA S.ROCCO S. SEBASTIANO (Albrici XVIII) Alla Parrocchia di S. ALESSANDRO sono annesse le chiese di: S.Rocco- costruzione in stile gotico con affreschi quattrocenteschi. Rusio - Si ammira un pregevole altare ligneo del XV sec. XVI sec.S.Antonio da Padova Chiesetta del Villaggio Brugai. DIPINTI RAFFIGURANTI "LA GLORIA DI S. ALESSANDRO E GLI EVANGELISTI II metà sec.XVIII attribuiti ad Albrici Vilminore 1717-1775 affresco cupola 220x200 ovale con sagome Medaglione centrale 210 diametro Al centro del medaglione, S. ALESSANDRO con vessillo rosso, sopra nubi dorate. Nei medaglioni, gli Evangelisti con i loro simboli. Entro luce calda e dorata. L'attribuzione al pittore locale (Vilminore di Scalve) e' stata fatta su documentazione di archivio. E' possibile da un confronto con i dipinti Albrici esistenti nella Parrocchiale di Vilminore ed in altre chiese della Valle di Scalve. VOLTA NAVATA: "GLORIA DI MARIA, EVANGELISTI, S. ALESSANDRO II metà sec. XVIII attribuiti a Pietro Olivieri affresco cupola 1.000 x 600. Pennacchi 400 x 400 (max) Campatelle 100 x 400 (ovali sagome) Nella cupola è raffigurata la Gloria di Maria. La Vergine fra Cristo e l'Eterno. Sotto Domenico. Attorno, Angeli entro cielo con nubi dorate. Alla base, balaustra di linea mossa. PENNACCHI: Medaglioni raffigurante S. Matteo, S. Luca in atto di scrivere, l'Angelo e Elia, Davide. CAMPATELLE: S.Alessandro e l'assedio di Bergamo, la Gloria di S. Alessandro. Toni dei colori: brillanti e caldi. Prevalgono rossi, azzurri entro cornici di stucchi dorati. L'attribuzione a Pietro Olivieri, pittore della 2a metà del XVIII sec. e' stata fatta in forma dubitativa forse da Mons. Bergareggi. L'autore e' di evidente formazione veneta, con riferimenti ai modi tiepoleschi. Nel complesso, la decorazione figurata è equilibrata e dignitosa. " LA NATIVITÀ DELLA VERGINE" 4- TRANSITO DI S. GIUSEPPE - olio su tela - ignoto del XVIII Quattro medaglioni A - S. Giovanni- C = S. Luca - B - S. Matteo - D = S.Marco Quattro scene di Maria E = Nascita- F=Morte assunzione - G = Pietà' - H=Annunciazione I = Affresco di S. Alessandro m. L = Grande affresco della Crocifissione (C.Galizzi) M = Organo della bottega Sgritta allievo dei Fantoni. N = Pulpito in legno con la Natività. Alla parrocchia di Bratto e' annessa la chiesetta al Passo della Presolana, recentemente sistemata, dedicata alla Madonna della Neve


DORGA: PARROCCHIALE SI S.S. TRINITA'' Prima del 1500 non aveva una chiesa propria ad eccezione di due cappelle, l'una dedicata a S. Silvestro (Lantana), l'altra alla S.S. Trinità. Quest'ultima sorgeva probabilmente ove e' ore la vecchia chiesa. La vecchia chiesa, eretta nel XVII sec., e' in stile barocco con resti di affreschi quattrocenteschi. Sconsacrata viene utilizzata come centro culturale. IL SANTUARIO DI LANTANA Il Santuario di Lantana sorge sull'area di un vecchio oratorio dedicato a S. Silvestro che è raffigurato sulla porta d'ingresso. Nel XV sec. la chiesa era completamente affrescata sia all'interno che all'esterno. Pure del XV. sec. sono l'aula rettangolare ed il campanile mentre l'abside e' stata aggiunta nel 1700. Risale agli anni 1920-30 l'attuale sistemazione, allorché si aggiunge il porticato esterno. AFFRESCHI 1- MADONNA in trono con Gesù benedicente e figura tagliata a metà di S. Giovanni Battista (affresco ora su tela - sec. XV ) 2- S. Antonio da Padova con Bambino fra S. Gottardo e S. Lucio (olio su tela - proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di Dorga - sec. XVII ) 3- Madonna col Bambino fra i Santi Anna, Silvestro Papa e Giovanni Nepumoceno (olio su tela sec. XVIII ) 4- Madonna in trono col Bambino e parziale figura di S. Rocco (affresco ora su tela - proveniente dalla vecchia chiesa di Dorga - sec. XV ) 5- Madonna in trono col Bambino, la crocifissione e S. Antonio Abate (affresco ora su tela proveniente dall'esterno del Santuario sec. XV ) 6- Via Crucis (olii su tela - 1875 ) Molti ex voto, alcuni dei quali risalenti all'inizio 800.

CHIESETTA DI S. PEDER Risalendo la valle dei Mulini dopo circa mezz’ora di strada si giunge alla chiesetta di S.Pèder, sec. XI°, ritenuta la prima chiesa di Castione. L’antichissima costruzione, rimessa a nuovo e allungata nel 1580, a cura e per voto di un certo Albertoni, è posta fuori mano, sulla sponda destra del torrente Mulini. Nel 1974 è stata restaurata a cura del gruppo locale degli Alpini. E’ affrescata internamente ed esternamente con dipinti del '400-500: sulla parte sinistra della navata si può osservare un Cristo crocifisso di autore ignoto, del ‘500; nel presbiterio un Cristo risorto della stessa epoca, la vergine col Bambino, S.Pietro e S. Paolo; S.Antonio abate, S.Alessandro, un Ecce Homo nell’arco trionfale e per finire un rio e una Madonna con Bambino sulla parete esterna. La pietra sacra è in marmo saccaroide originale con ornamenti medioevali. Il Castello La località Castello è costituita da uno stretto lembo di terrazzo, limitato da rupi inacessibili, delimitato dalla Valle dei Mulini a destra, dalla Valle di Ruswai a sinistra e dalla Valle di Tede (torrente Gera) sul fronte. Verso nord lo sperone roccioso, costituito da conglomerato, è congiunto con l’abitato di Castione attraverso una sottile striscia di terra. Su questo promontorio, che oggi si presenta come una verde distesa dai bordi a strapiombo folti di vegetazione arbustiva, era dislocato probabilmente un insediamento preistorico, di cui non è rimasta che qualche labile traccia, difeso naturalmente sui fianchi da pareti inaccessibili e, verso nord, dove si trova il sottile istmo,


probabilmente da un fossato. Se scarse sono le tracce degli insediamenti, numerosi sono, invece, i materiali preistorici rinvenuti sulla spianata e lungo le pendici. Orto dei Pagani (Urtì di Pagà) E’ un piccolo ripiano pensile che si protende verso la valle Rusvai, parzialmente protetto da una sporgenza rocciosa del pianoro del Castello e di accesso non facile. Il sito è stato oggetto di una campagna di scavi da parte della soprintendenza archeologica negli anni 1956-57 ed ha portato alla luce alcune tombe di inumati in posizione distesa: una sepoltura duplice e tre sepolture singole, oltre a materiale ceramico risalente alla età del ferro. Pianoro del Castello E’ formato dalla spianata quasi uniforme alla sommità del terrazzo alluvionale. Unico rilievo è costituito da resti di un muro che percorrono longitudinalmente la superfice a prato. Un saggio di scavo eseguito nel 1954 da L. Malanchini e dal Gruppo Nottole di Bergamo, nella parte centrale del Castello ha portato alla luce frammenti di vasi e di urne riferibili alla fine dell’età del bronzo e forme di ceramiche che indicano un sicuro influsso della civiltà retica. L’interesse di tutti questi ritrovamenti, in un ambiente che ha subito grossi sconvolgimenti, è costituito dalla varietà e dalla tipologia dei reperti che testimoniano e presuppongono l’esistenza, in loco, di insediamenti antichi lungo un arco di tempo che va dall’Eneolitico al periodo romano.

Grotta della Mandibola Il limite perimetrale est del Castello che sovrasta a strapiombo la valle del Rusvai presenta una fenditura nella roccia, percorsa sul fondo da un tortuoso sentiero che conduce alla Grotta della Mandibola, così chiamata perché sul fondo fu rinvenuta una mandibola umana attribuita a una giovane donna. La cavità si apre sulla parete a strapiombo del Castello, circa 8 m. più in basso del soprastante pianoro. Nello stesso posto furono ritrovati anche altri oggetti (frammenti ceramici, anelli in bronzo, frammenti di pietra olare). Nel corso di una successiva esplorazione, effettuata nel 1982, sono state recuperate alcune ossa umane sporgenti a fior di terra e appartenenti a due individui: un bambino e un adulto.


Chiese e Case