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SOMMARIO IN COOPERATIVA Generazioni che cambiano il futuro LIBERI PENSIERI Anche in Lombardia arriva ACI UN SOCIO Intervista a Mariuccia Camurri IN COOPERATIVA Residenza Cristallo a Nova Milanese IN MEMORIA Neve diventeremo: storia del partigiano Rado Zuccon

numero XLVI Aprile 2014

Pe r i o d i c o t r i m e s t r a l e e d i t o d a

Cooperativa Edificatrice di Muggiò via Galvani 12, 20835 Muggiò MI tel. 039 793662 fax 039 2781072 redazione@coopedifmuggio.it

Autorizzazione del Tribunale di Monza n. 1641 del 30/11/2002 Spedizione in abbonamento postale 70% Milano Direttore responsabile Stefano Rijoff Redazione Francesca Naboni Antonella Vargiu

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Cooperativa & Cultura Generazioni che cambiano il futuro

RIFLESSIONI DA “WOODCOOP”, IL PRIMO EVENTO NAZIONALE DEL COORDINAMENTO DI SOCI, LAVORATORI E DIRIGENTI UNDER 40 DELLE COOPERATIVE E STRUTTURE LEGACOOP Bari, Trento, Firenze, Milano, Torino, Nuoro, perfino Palermo. Arrivano da tutta Italia. Una folla di oltre 300 giovani, accomunati dall'età anagrafica (rigorosamente sotto la soglia dei 40 anni) e dalla scelta cooperativa. Sono i lavoratori e i soci delle cooperative di Legacoop, riunitisi a Ferrara, il 27 e 28 marzo, in occasione di “Woodcoop – Generazioni che cambiano il mondo”, il primo raduno nazionale di ‘Generazioni’, il network dei cooperatori under 40 di Legacoop. Due giorni animati dalla voglia di discutere e confrontarsi su grandi temi: lavoro, networking, formazione e innovazione. E di farlo da una prospettiva nuova, spesso trascurata: quella dei più giovani. Ognuno porta con sé uno spaccato della propria scelta di non essere

dipendenti, ma soci-lavoratoriimprenditori negli ambiti di lavoro più diversi. Logistica, informatica, archeologia, gestione museale, comparto alimentare, abitazione, informazione. Non manca nessun settore e se ne affacciano di nuovi tutti sotto l'ombrello cooperativo. “Per noi oggi il modello cooperativo rappresenta ‘la’ risposta alla crisi non solo economica, ma anche culturale e sociale che stiamo attraversando - ha spiegato, dando il via ai lavori, Matteo Ragnacci, nuovo coordinatore nazionale di Generazioni e presidente del consorzio ITACA -. La cooperazione è un modello che ha insito in sé la capacità di dare risposte concrete ai bisogni di oggi attraverso lo strumento dell’impresa, il coinvolgimento del territorio, la visione di lungo periodo

Aprono i lavori di Generazioni Lucio Valente, coordinatore uscente dell'esecutivo di Generazioni, e Matteo Ragnacci, neoeletto coordinatore nazionale


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in generale, sulla discontinuità rispetto ai modelli di impresa che ci hanno portato al momento di crisi attuale”, spiega Andrea Benini, che a 36 anni proprio a Ferrara durante l'ultimo congresso è diventato il più giovane presidente provinciale di Legacoop Ferrara. Perché il rinnovamento generazionale non è legato solo all'età anagrafica ma è un rinculturale, Un momento della due giorni di lavori, ospitati nelle sale storiche di Palazzo della Racchetta a Ferrara novamento professionale, di contelegata al reinvestimento delle riserve e la sostenibi- nuti, e così lo concepisce la nuova generazione di lità sociale, ambientale e culturale”. Le parole più Legacoop che vuole agire all'interno dei processi di condivise dalla nuova generazione di cooperatori trasformazione sul teritorio. Tante le sfide, implicite sono innovazione, ricambio generazionale e rispo- ed esplicite nei 6 tavoli tematici, in cui i cooperatori ste ai nuovi bisogni. E con queste, la convinzione di under 40 si sono confrontati tra loro e con alcuni dei non volersi più sentire dire di essere il futuro: “Noi rappresentanti principali del comparto, tra cui i presidenti di Unipol Pierluigi Stefanini  e di Coop siamo il presente”. Lo confermano anche i numeri raccolti dal Centro Italia Marco Pedroni. Dalla programmazione di perStudi Legacoop, che parlano di una presenza sem- corsi di affiancamento per il passaggio di competenpre più forte nel comparto: una cooperativa su 10 è ze ai giovani, a proposte di governance più aperta, giovanile e 4 assunti su 5 sono under 30. Le coope- dal limite al numero dei mandati all'obbligo di un giorative giovanili in Italia sono 13.474, pari al 9,1% del vane under 35 nei consigli di amministrazione, dai totale. Quasi la metà trova il proprio settore operati- corsi di formazione per nuovi soci al limite ai contratvo nei servizi. Il dato più interessante riguarda però ti di collaborazione con soggetti in età pensionabile la loro capacità di crescere nonostante la crisi: se e l'apertura al mercato per reclutare nuovi talenti e tra le cooperative esistenti una su dieci è giovanile, contaminare i saperi. Il ricambio generazionale non questa percentuale sale a una su quattro (26,2%) come strumento taumaturgico e miracoloso ma tra le nuove nate, quota che sfiora una su tre (30%) come leva funzionale allo sviluppo dell'impresa. al sud. Tra le cessazioni, viceversa, solo il 7,7% Tornando a casa, riecheggiano due frasi. riguarda giovani cooperative. Nascono di più e L'esortazione del saluto del ministro Giuliano Poletti, muoiono di meno: risultato, nel 2012 (ultimo anno intervenuto con un videomessaggio per salutare e per cui esistono dati complessivi) il loro numero è spronare al tempo stesso i cooperatori under 40 a cresciuto del 12,2% rispetto all’anno precedente. lavorare su questi temi, “per tutti i giovani che in Ma anche nella cooperazione tradizionale sono Italia hanno bisogno della cooperazione per il loro sempre di più i giovani: uno studio Unioncamere futuro”. E, ancora, “Il ricambio generazionale non è racconta che nel 2013 le assunzioni previste di un pranzo di gala”, frase che fa il verso a Mao Tse Tung e il suo libretto under 30 nella cooperosso con cui la nuova razione sono state generazione di ben 48mila (pari al Legacoop condivide 79,9% del totale, tre la voglia di diffondere punti abbondanti un'idea di cambiasopra la media degli mento dal basso. In altri settori a 76,3%). altre parole, per perEsperienze significatiseguire cambiamenti ve per il futuro di tutto epocali è necessario il settore perché “il volerli, prepararli e tema del ricambio investire energie, generazionale è anche sul territorio. Ed anche una riflessione è il momento di impesul futuro di tutto il gnarsi per farlo. F.N. comparto e il mercato


LIBERI PENSIERI DI UN VECCHIO COOPERATORE Il direttore STEFANO RIJOFF

Anche in Lombardia arriva ACI L’Associazione delle Cooperative Italiane ‘unica e unitaria’

Il 5 febbraio scorso si è tenuta a Milano l’assemblea annuale dell’Alleanza delle Cooperative Italiane della

Lombardia, l’organizzazione che riunisce a livello regionale le tre grandi centrali cooperative (Confcooperative, Legacoop e AGCI). Il tema che ha impegnato i vari relatori era “I valori cooperativi e il futuro delle comunità”.

Il presidente Maurizio Ottolini ha presentato il percorso intrapreso nell’ultimo anno dalle tre associazioni, che, senza can-

cellare le proprie storie, hanno saputo amalgamare i valori

condivisi che stavano alla base del mettersi insieme, esaltandone gli aspetti più positivi.

I risultati sono dei numeri veramente impressionanti: 4.300 cooperative, 2 milioni di soci (un cittadino lombardo su quattro socio di una cooperativa) 123.000 occupati (con un

aumento del 52% negli ultimi dieci anni, mentre in Lombardia il tasso di disoccupazione è tale da sfiorare il 9%) e 12 miliardi di euro di fatturato.

Ci sono poi dati importanti di settore, con alloggi per 200.000

famiglie, con il 16% delle famiglie lombarde che acquista in cooperativa, con il 13% degli sportelli bancari presenti sul territorio, con un agroalimentare che si attesta al 25% della pro-

duzione e con le cooperative sociali che nel campo dell’assistenza socio sanitaria erogano servizi a un milione di persone. Dopo gli interventi del presidente della Regione Roberto

Giuliano Poletti

Maroni, che ha riconosciuto l’importanza nell’economia lombarda del sistema cooperativo. dell’Assessore

Mario Melazzini. che ha presentato il “Protocollo per le sviluppo della cooperazione sociale in Lombardia” e di Luca Bernareggi nella sua qualità di copresidente dell’Alleanza in Lombardia, ha preso la parola il pre-

sidente nazionale Giuliano Poletti. Il suo intervento è stato come al solito appassionato, con la sua capa-

cità di impostare concetti importanti con semplici esemplificazioni, magari alternando italiano e romagnolo (come ad esempio il fatto che se uno si trova con una bottiglia di plastica gettata per la strada, imme-

diatamente se la prende con l’Amministrazione comunale che non ha provveduto alle pulizie e non con l’incivile che quella bottiglia ha buttato). Alla fine grandi gli applausi per quella che è stata una delle ultime uscite di Poletti prima di diventare ministro della Repubblica.

Oggi deve affrontare questa nuova sfida, che oltre alle sue capacità personali, può anche essere vista come un riconoscimento importante del mondo della cooperazione nella vita della nostra nazione.

Molti saranno gli impegni per fa ripartire il paese, dalla semplificazione della giungla contrattuale ad una

più equa distribuzione della ricchezza, con un sistema di welfare più efficiente e maggiormente improntato ad una sinergia tra pubblico e privato, con una riforma delle pensioni, che preveda dignità delle persone e compatibilità del sistema previdenziale.

Certo Poletti, che come cooperatore che conosce da vicino i temi legati all’occupazione e all’innovazione imprenditoriale, può svolgere un ruolo importante. Auguri Giuliano.


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un socio

Intervista a Mariuccia Camurri ENTRARE NEL MONDO DI MARIUCCIA CAMURRI È COME FARE UNO DI QUEI VIAGGI IN CUI GUARDI FUORI DAL FINESTRINO E TI GODI TUTTE LE SFUMATURE DEL PAESAGGIO, SENZA PENSARE MAI ALLA META

Dalla prima stretta di mano ti accorgi di avere di fronte una persona buona e sincera come se ne incontrano poche. La sua voce è dolce, la sua risata sembra quella di una ragazzina e quello che dice, come lo dice, ti lascia emozioni grandi. In un'ora di intervista capisco che per conoscere Mariuccia bisogna partire proprio dal suo nome. C'è una storia affascinante, dietro il suo nome. La storia di sua madre, Iris, donna fuori dal comune e dal grande coraggio, che ha segnato con un'impronta decisiva il suo destino e quello di sua figlia. “Erano gli anni della seconda guerra mondiale – racconta Mariuccia – e dalle città la gente veniva sfollata perché non c'era da mangiare. Mia madre si era recata in stazione a Mantova perché aveva saputo che lì erano arrivati bambini da Torino per l'affidamento. Vide una bambina di 4 anni, con un fagotto in mano, un cartello attaccato al collo. La prese con sé e visse con la mia famiglia per sei mesi. Si chiamava Mariuccia Cavallo. Un anno dopo sono nata io”.

Nella casa di Iris, infatti, c'era posto per tutti, così come nel suo cuore. Forte, tenace, unica. Negli anni più bui della storia, aveva nascosto tre partigiani in casa sua, insieme ai suoi figli già grandi, ai nipoti, alle già tante bocche da sfamare. “Ma lei, piuttosto, non mangiava per dare da mangiare a questi tre partigiani. Uno di Belluno, uno di Reggio Calabria e uno di Mantova, un ragioniere. Con alcuni di loro siamo rimasti in contatto. Uno di loro è venuto perfino al mio matrimonio.” Mariuccia sente molto forte dentro di sé le radici di quella madre dolce e forte, che la accompagna nella sua vita, che soffre, che perde per due anni un figlio in un campo di concentramento, che negli anni Cinquanta riceve un riconoscimento per aver diffuso Noi donne, la storica rivista sui movimenti femminili. La sua voce si incrina e gli occhi diventano lucidi ricordando gli ultimi giorni della madre, piegata da un tumore. “Io mi sento come lei, nel cuore – dice cacciando indietro le lacrime – per questo ho

Mariuccia Camurri, insieme a Pietro La Torre, a Roma d’avanti alla sede del PD

preso questa strada e sono entrata nella cooperazione. A me piace la gente, mi piace entrare in sintonia, mi piace aiutare. Anche nella mia vita c'è sempre posto per chi ha bisogno. Sono molto simile a mia madre, in questo senso, e anche mia figlia mi assomiglia.” E, in effetti, la vita di Mariuccia corre su binari che la portano dritta nel mondo dei cooperatori, non solo per le sue origini, ma anche per le sue inclinazioni, la sua fame di esperienze, il suo forte senso civico, la sua compassione verso chi è solo e soffre. Arrivata a Cinisello nel '58 da un piccolo paese della campagna mantovana, tutto le sembra grande da togliere il fiato. Il suo sogno è studiare le lingue, girare il mondo, conoscere gente. Ma non sono anni facili, la famiglia è numerosa e deve

accontentarsi di lavorare in un ufficio brevetti di Milano e studiare la sera per prendere il diploma. Volere è potere, e anche se Milano è grande e ubriacante, Mariuccia raggiunge tutti gli obiettivi che si prefigge: lavora, prende il diploma, vive intensamente, conosce tante persone nuove ed entra in mondi sempre diversi. Vorrebbe fare la hostess e solcare i cieli del mondo, ma il destino ha in serbo per lei altri cieli in cui volare. Nel frattempo, infatti, arrivano il matrimonio e i due figli, e per chi pensa che la vita familiare sia castrante e priva di stimoli, per Mariuccia diventa un'occasione: entrare nel mondo della scuola dei bambini, nei primi organi collegiali, nelle prime forme di partecipazione, nelle prime esperienze di politica. “Negli anni Ottanta c'è la svolta: entra in casa


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mia Alfredo Viganò, Sindaco di Muggiò, e mi chiede di entrare nel mondo della politica muggiorese. E io, di voglia di fare politica, ne avevo, così entro nel giro, mi iscrivo nelle liste e vengo eletta nel Novanta in Consiglio Comunale. Era un ruolo impegnativo ed io ero l'unica donna, in quegli anni, ad essere Consigliere.” Ci resterà fino al 1995, più per coerenza e per rispetto del mandato, che non per reale passione, perché la vita del consigliere comunale è dura, gli impegni sono incalzanti e farli conciliare con quelli di madre e di moglie non è sempre facile. Ma il richiamo della politica è forte. Soprattutto sono forti in lei i valori di quella politica che ama, gli ideali che dai tempi di quella madre coraggiosa l'hanno spinta in una certa direzione. Ed ecco, allora, che arriva la Cooperativa. “Nella Coop mi sento parte di una famiglia, di una cosa che è davvero pubblica, è proprio di tutti. Mi spinge molto la grande stima che da sempre ho per la Cooperativa e per quegli uomini che 95 anni fa hanno messo insieme tutto ciò che avevano per costruire una comunità di uomini e donne votati all'aiuto reciproco. A loro penso quando mi dico che dobbiamo continuare quella missione, che dobbiamo portare avanti quei principi con tutte le nostre forze.” Ricorda i primi anni nell'Edificatrice,

un socio quando il contatto con le persone era all'ordine del giorno. “All'inizio facevo parte dei sindaci della cooperativa, poi sono diventata responsabile della commissione soci.” In pratica, parlava con la gente, spiegava come diventare soci, ascoltava le loro richieste, i loro racconti, anche le loro lamentele, certo. Era sempre pronta ad accogliere tutti, perché anche la porta della Cooperativa era sempre aperta per tutti. “L'ho fatto per 6 anni ed è stato stupendo – dichiara con entusiasmo – perché qui mi sentivo me stessa. Il mondo della Cooperativa è grande, ti educa, ti insegna ad avere rispetto per quello che ti sta intorno, ad avere cura della cosa pubblica. Ad esempio, la casa della Coop in cui vivo, io la sento davvero mia. La tratto con amore e con cura perché so che un giorno qualcun altro potrà andarci a vivere, e io non voglio rovinare un bene comune.

Forse non tutti ragionano in questo modo, ma io avanti per la mia strada, convinta di essere nel giusto.” Mariuccia Camurri, quindi, sia quando doveva assegnare un alloggio a una famiglia sfrattata, sia se doveva ascoltare le proteste di un socio che si lamentava del vicino di casa rumoroso, metteva in campo quello che aveva: un grande rispetto per il prossimo, un incrollabile senso civico e il suo sorriso sincero. Forse per questo chi le sta intorno le parla sempre con gentilezza e ha sempre un sorriso. Forse per questo le persone si fidano di lei e la considerano una persona speciale. Oggi Mariuccia lavora in quella che lei scherzosamente chiama “la parte ludica della Coop”, cioè la commissione che organizza gite e viaggi. “Siamo un bel gruppo, ci conosciamo tutti, ci divertiamo. Mi piace particolarmente organizzare i viaggi in Italia, perché siamo for-

tunati a vivere in un Paese bellissimo, ricco di storia, arte e cultura, percorsi eno-gastronomici, e anche per incentivare il turismo nella nostra bella Italia” Scherza, ma dietro il suo sguardo allegro vedo l'ombra di una vita intensa che l'ha provata, senza indebolirla mai. Le chiedo cosa farà quando non lavorerà più in Cooperativa, e mi accorgo subito dopo che la sua risposta non mi stupisce: “Voglio continuare a dedicarmi agli anziani che sono nelle case di riposo – dice – Farò la volontaria, sì, e farò compagnia a chi è rimasto solo, porterò il mio sorriso per farli sorridere”. Uscendo dagli uffici della Cooperativa, dopo aver stretto ancora una volta la sua mano e aver ricevuto uno dei suoi abbracci, torno a casa con qualcosa in più dentro, e grata per questo lavoro che mi mette sempre di fronte a nuove persone con tante storie da raccontare. A.V.

Mariuccia Camurri, assieme a un gruppo di soci durante un viaggio a Roma

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Residenza Cristallo a Nova Milanese: abitare in cooperativa con standard di pregio PRESENTATO IL NUOVO CANTIERE, CHE PARTIRÀ A GIUGNO 2014. LA CONSEGNA DEGLI APPARTAMENTI SARÀ DUE ANNI DOPO, A GIUGNO 2016

La sera del 27 marzo in Edificatrice si respira un'aria particolare. C'è la presentazione dell'intervento di Nova Milanese, la Residenza Cristallo, l'atmosfera è quella delle occasioni speciali e la sala conferenze è gremita di gente. Vedo soprattutto giovani coppie accompagnate dai loro genitori: del resto oggi, se vuoi comprare una casa, l'aiuto della famiglia è importante, soprattutto per quell'anticipo iniziale che raramente i giovani hanno a disposizione. Il video di presentazione è suggestivo: musiche, effetti e immagini sono di grande impatto, il dettaglio è curato come negli eventi delle agenzie pubblicitarie che sanno come impressionare. Ma se la forma è sicuramente intrigante, la sostanza lo è ancora di più: quello che stiamo guardando non sono solo 15 appartamenti inseriti in una palazzina elegante e in un contesto, quello del quartiere Poeti, elegante e di pregio. Qui si parla di un edificio moderno, funzionale, votato al risparmio energetico, che funziona con impianto a pompa di calore, pannelli fotovoltaici, cottura a induzione magnetica. Stefano Barbato, il progettista, entra nel dettaglio e illustra il sistema di ventilazione meccanica controllata, un processo di ricambio d'aria continuo che, a seconda dell'umidità dei vari ambienti, regola l'afflusso di aria pulita, garantendo salubrità nei locali. “Questo sarà un edificio che consumerà il meno possibile” racconta Barbato “Alimentato da pompe di calore aria-acqua, con assorbimento elettrico, non funzionerà a gas se non in caso di condizione di freddo elevato se la pompa di calore non dovesse garantire temperature sufficienti.

All'interno il riscaldamento sarà a pannelli radianti, che distribuiscono il calore molto meglio dei tradizionali caloriferi.” Ecco, quindi, da dove nasce la classe A, che non si traduce solo in risparmio energetico, ma anche in benessere dell'abitare. E cosa dire dell'estetica? Le linee di questo edificio di quattro piani sono semplici, proporzionate: ci sono bilocali, trilocali, quadrilocali e c'è perfino un attico con un giardino sul tetto. Gli spazi sono studiati, i terrazzi ampi e ariosi, sfruttati al massimo, i locali sono pensati per trarre il massimo in termini di vivibilità. I pavimenti e i rivestimenti vengono da un capitolato elegante, con materiali di qualità e moderni “perché io sono giovane e so cosa vogliono i giovani nella loro casa” scherza Stefano Barbato. Il cristallo del nome viene dalle vetrate, che sono tante, per regalare luce e bellezza e “dare una casa nuova, moderna, di pregio, ad un costo dettato dalla convenzione”. Ed eccoci, quindi, ai numeri che contano, vale a dire i costi: 2.100 euro al metro quadro è il prezzo per vivere in un ambiente nuovo, di concezione moderna, inserito in un panorama di villette e di verde, ma a due passi dai principali servizi. Per realizzare tutto questo ci è voluto un team di lavoro, come racconta Antonio Marucci, fatto di realtà di eccellenza e di esperienza, che sapessero integrarsi e creare un'oasi residenziale di alto livello a costo contenuto. Insieme allo studio Barbato, alle varie aziende che si sono occupate degli impianti, all'impresa Rizzi Costruzioni, l'Edificatrice ha quindi dato vita al Consorzio Montale, una sinergia di competenze e di professionalità proiettate verso un obiettivo ambizioso che sta per diventare realtà. Massimiliano Rizzi ci parla di questa sinergia: “Con l'Edificatrice condividiamo valori, aspettative e determinazione.


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Abbiamo aderito con slancio a questo progetto e ringraziamo il presidente Marucci che ci ha invitati a far parte di un team con cui siamo in sintonia, quella sintonia che ha permesso di avere ambizioni anche in termini di qualità e di raggiungimento di obiettivi. Il concetto dell'abitare si è evoluto molto in questi anni e oggi c'è attenzione verso il costruito, per questo bisogna unire gli sforzi e creare gruppi di lavoro che possano ottenere obiettivi condivisi. Questo Consorzio li ha raggiunti”.

Da lunedì, chi è interessato, può chiedere informazioni negli uffici dell'Edificatrice e dare la sua adesione al programma. Un ultimo dettaglio, piccolo ma che dice tanto. Al piano terra c'è un salone, a servizio del condominio, per le assemblee, gli incontri, o solo semplicemente per coltivare relazioni tra famiglie. Il vivere in cooperativa, infatti, è un vivere in comunità e in condivisione, valori dell'Edificatrice, del Consorzio Montale e che si rispecchiano sempre più nelle nostre case e nella nostra concezione di abitare. A.V.

in memoria

Neve diventeremo: storia del partigiano Rado Zuccon IL PROGETTO DEI 7 GRANI, ARRIVA ANCHE A MUGGIÒ PER PARLARCI DI LIBERAZIONE, DI LOTTA CIVILE, DI SPERANZA. LA MUSICA DIVENTA PRETESTO PER RACCONTARE LA STORIA I 7 Grani sono un gruppo musicale nato nel 2003 e formato da tre fratelli: Fabrizio, Flavio e Mauro Settegrani. Nel 2009 registrano “Neve diventeremo” e realizzano un video del brano nel campo di concentramento nazista di Buchenwald, in Germania. Le immagini sono intense e la storia che viene raccontata è quella di Rado Zuccon, partigiano amico di famiglia sopravvissuto alla deportazione. Questi tre ragazzi sono i protagonisti della serata che l'Edificatrice regala anche quest’anno ai suoi soci e alla cittadinanza in occasione del 25 aprile, alle ore 21 all’Auditorium Centro Parrocchiale in Piazza del Burghett a Muggiò. Sarà un'occasione per riflettere insieme sulla Liberazione e sugli orrori del Nazifascismo, nell'ottica di un futuro che guardi sem-

pre più ai diritti, all'uguaglianza e al rispetto reciproco. “Neve diventeremo”, infatti, è un progetto dedicato alla Memoria e alla Resistenza che i 7 Grani stanno portando nei teatri e nelle scuole per sensibilizzare i giovani sulla vita dei partigiani, raccontando gli anni della lotta civile e della deportazione. Alla base di questo spettacolo c’è la convinzione che la musica, unita alla narrazione dei fatti, può essere uno strumento importante ed efficace per la divulgazione della storia. L'impegno dei 7 Grani è stato apprezzato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che durante le celebrazioni per il Giorno della Memoria, ha scritto una lettera di complimenti alla band per la loro iniziativa. A.V.

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Cooperativa & Cultura - Periodico trimestrale edito dalla Cooperativa Efidicatrice di Muggiò