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Keep Cool

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la musica secondo coolcub

K I M G OR D ON

Sonic Youth

Rather Ripped Geffen L’indie rock/***** Niente ma e niente se. Quando si parla di loro non transigo e sono pronto a negare anche l’evidenza. I Sonic Youth sono la mia prima volta, la mia iniziazione musicale e come tale sono uno dei più bei e anche dei più traumatici ricordi che custodisco gelosamente nel mio cuore. A rischio di sembrare melenso e romantico posso affermare candidamente che senza di loro non sarei così: probabilmente non avrei impugnato le bacchette, forse non ci sarebbe questo giornale... Questa stupida parentesi serve solo a spiegare, nel piccolissimo, quale influenza e peso un gruppo come i Sonic Youth abbia avuto nel mondo della musica. Passando dall’infinitamente piccolo ai grandi spazi del mondo e della storia si può semplicemente dire che i Sonic Youth sono stati e sono ancora un gruppo seminale, uno di quelli che ha influenzato gli ultimi venti anni di rock alternativo. Si possono trovare tracce della loro paternità (o maternità) quasi ovunque. Nati in piena no-wave, figli del punk, hanno fatto del rumore (noise) il filo conduttore delle loro strutture musicali a tratti isteriche altre volte ipnotiche, sexy,

carezzevoli, altre ancora morbide come una ninna nanna. Un percorso fatto di dischi, varie collaborazioni (anche in contesti di musiche cosiddette “colte”), esperimenti e una solida coerenza, la stessa che alle origini fece scegliere loro l’indipendenza nonostante i corteggiamenti delle major. Oggi i Sonic Youth sono cresciuti, hanno superato gli anta, hanno messo su famiglia, ma non hanno perso un briciolo del loro smalto e della classe (provate a vedere Kim Gordon sul palco). Il loro nuovo album Rather Ripped, che uscirà in Italia il 13 giugno ma si può già ascoltare per intero sul sito della band (www.sonicyouth.com), è una piacevole concessione alla “melodia”. Parola pericolosa quando si parla dei Sonic Youth ma che si tiene in bilico tra le dissonanze di una splendida doppietta in apertura (Reena, Incinerate) dove tra arpeggi ritmiche essenziali e l’alternarsi al microfono di Kim e Thurston riconosci l’inconfondibile impronta di sempre. La forma canzone ha svolgimento quasi regolare, non mancano le svisate più “soniche” e momenti più grintosi. Nella cadenza di Do you believe in rapture

sembra a un tratto di sentire lo spettro dei Velvet, l’attacco di Sleeping Around sembra un tuffo nel passato ai tempi di Dirty (1992). Ma c’è un’aria diversa, uno stato emotivo che attraversa le canzoni. Alcuni la chiamano maturità, altri consapevolezza, basta sentire Jams run free per capirlo. Il suo incedere ansimante ma allo stesso tempo rilassato sono l’immagine di una band che non ha perso la passione ma ha messo da parte, forse, le escandescenze giovanili. Può il rumore diventare silenzioso? Ascoltate il tappeto di Rats. E come non ci si può innamorare ancora una volta di Kim Gordon dopo aver ascoltato Turquoise Boy (6:14, con tanto di inciso con muro di chitarre noise). La mancanza di Jim O’Rourke (per un periodo unitosi alla formazione originale e ora tornato ai suoi mille progetti) non si sente, segno che l’assenza di una figura geniale come la sua non ha inficiato la grande ispirazione dei “ragazzi sonici”. Alcuni diranno sempre la stessa minestra, altri è il mio piatto preferito e ne mangerei a valanghe. Io sono tra i secondi. Osvaldo Piliego

Coolclub.it n.26 (Giugno 2006)  

Figli dei festival è il titolo del numero di giugno interamente dedicato ai festival musicali dell\\\'estate. In copertina Sziget festival!

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