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B U ON SANGUE NON MENTE

SCENA DEL FILM “SANGUE” n e l l a f o t o E M A N U E L A B A R I L OZZ I

Il nuovo regista Libero De Rienzo A volte raccontare nasce da un’esigenza, è la nostra carne, sono le nostre viscere che ce lo chiedono, come fosse qualcosa di cui non possiamo fare a meno. È il caso di Libero De Rienzo (David di Donatello come migliore attore non protagonista in Santa Maradona). Regista, sceneggiatore e attore è al suo primo lungometraggio intitolato Sangue - la morte non esiste, presentato al 58mo Festival di Locarno nella sezione Cineasti del Presente. Più che un’intervista a un promettente artista (inteso nel suo senso più pieno) è uno scambio di idee con una persona di rara sensibilità, un amico che ha saputo tirare fuori un lavoro a tratti politico, a tratti intimo, figlio del suo stesso sangue. Una piccola perla che non bisognerebbe smarrire, perché è vero, può non piacere, ma di certo non può lasciare indifferenti. Il tuo è un film poco italiano, di sicuro politicamente scorretto, e per nulla semplice. Me ne racconti la genesi? È nato tutto dall’esigenza di raccontare una storia per me importante, poi con il passare del tempo la vicenda è passata in secondo piano ed è diventata un pretesto per dire cose sul cinema. Sei già un attore apprezzato e per giunta giovane. Cosa ti ha spinto a metterti in gioco dietro la macchina da presa? E quali sono le maggiori difficoltà con cui ti sei confrontato? Fare l’attore era l’iter da seguire per arrivare alla regia, sui film che ho fatto ero un infiltrato che cercava di carpire tutto, da come si gestiva la produzione a come si smontava la macchina da presa, ho fatto il macchinista, l’elettricista, mi sono occupato di scenografia e mi è servito per

gestire al meglio il mio set e capire ogni esigenza della mia troupe. Questa forte necessità di rendere una cosa eterna e fare dell’arte con il cinema mi ha reso forte per realizzare il mio film che avevo già stampato nella mente da anni, gli inconvenienti ci sono stati, dai problemi economici ai problemi organizzativi, ma la nostra forza era e sempre sarà di fare di necessità virtù e risolvere le cose. Dalla struttura del film e alle scelte stilistiche ai tabù che affronta, Sangue è un lavoro indubbiamente complesso. Come lo definiresti? Sangue è la carne del mio pensiero, sono io, con tutti i miei pregi e difetti ed è il frutto di tutte le scelte che ho fatto fin’ora. Vedendo il film si ha la sensazione che tu conosca bene quello di cui parli. Quanto c’è di autobiografico? E quali influenze ti hanno maggiormente condizionato? Sono convinto che non si possano raccontare realtà di cui non si conosce nulla e a cui non si appartiene, è una condizione che conosco bene perché è il modo in cui vivo, Ogni giorno della mia vita con i suoi avvenimenti, con le sue scelte, con quel particolare libro letto al liceo mi ha influenzato e portato fino a qui. Purtroppo il film è nelle sale in solo 8 copie…credi dipenda da quanto detto prima? O da cos’altro? Sicuramente gli argomenti “tabù” di cui in Italia non si può parlare, hanno influenzato chi lo distribuiva a limitarne il numero di copie in uscita e poi c’è sempre il solito problema che se crei un prodotto diverso da tutto ciò che ci circonda, hai poche

possibilità di avere una visibilità buona. Sangue vuole essere un film per tutti coloro che stanchi di andare al cinema solo a Natale a vedere sempre le stesse cose hanno smesso di andarci, quelli della mia generazione per primi. Credi il budget ridotto abbia influito sul risultato, o ritieni Sangue un lavoro comunque riuscito? Sangue è ciò che mi immaginavo da anni, lo avevo già impressionato nella mia mente. E’ un film ricco più di tanti altri a low budget, con un sistema interno ben delineato che ha permesso cose come il digital intermediate, macchine da presa che volano, inseguimenti, sparatorie, insomma non ci è mancato nulla. Sangue ha il sapore di un fantastico film indipendente. Alla luce di questa esperienza, cosa vorresti dire al sistema cinema? Che c’è bisogno di sostegno alle opere dei registi nostrani che vogliono rivendicarsi il fatto di creare capolavori italiani e che fare un cinema diverso, un cinema che ti lascia qualcosa è possibile. Al di là della qualità di cui il tuo lavoro é impregnato, cosa pensi di aver detto e lasciato? E il tuo messaggio, se c’è, a chi è rivolto? Sangue è un film contro la paura e tutte le cose che ti porta a fare, la paura è senza età, ti segue sempre se decidi di piegartici. Una persona che ho incontrato ad un festival mi ha detto che da quando ha visto il film tutte le volte che ha paura di un qualche cosa pensa al discorso finale di Iuri e si sente più forte. Questo è ciò che speravo di riuscire ad ottenere. Michele C. Pierri

Coolclub.it n.26 (Giugno 2006)  

Figli dei festival è il titolo del numero di giugno interamente dedicato ai festival musicali dell\\\'estate. In copertina Sziget festival!

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