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T LE R O REP IENTA B M A 5 201


REPORT AMBIENTALE 2015 Sommario 2

Introduzione Presidente SAFE

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Ecoped, ecoR’it Ridomus ed Ecopower: in SAFE, UN MODELLO OPERATIVO DI ECCELLENZA • La mission • I servizi • I numeri del Gruppo SAFE • I consorzi • Organizzazione e struttura operativa • Il nuovo volto SAFE e i social • Lavorare in SAFE • La rete dei partner operativi e la loro distribuzione territoriale

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SAFE dalla parte buona • ECOGuard: il nostro sogno nel cassetto, realizzato • Sostenibilità

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PERFORMANCE AMBIENTALE

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PERFORMANCE ECONOMICA

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I NOSTRI NUMERI • RAEE domestici • Pile portatili • Batterie piombo – industriali ed avviamento • Raee professionali • Toner • Altri rifiuti da ufficio

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APPROFONDIMENTI • I dati SAFE a tutela dell’ambiente


parte prima

“IERI, OGGI E ANCHE DOMANI. IL BILANCIO DEL CAMBIAMENTO” “Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare.” Albert Einstein

SIAMO LIETI DI POTER CONDIVIDERE CON VOI, GRAZIE AL NOSTRO REPORT COLLETTIVO DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE, SOCIALE ED ECONOMICA, I PROGRESSI FATTI NEL CORSO DEL 2015. LA CONFERMA DI DEDIZIONE E TRASPARENZA CHE ECOPED, ECOR’IT E RIDOMUS, UNITE IN SAFE, METTONO A VOSTRA DISPOSIZIONE. IL REPORT È DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE DIGITALE (www.gruppo-safe.it/sostenibilita). Il bilancio del primo anno di attività come Gruppo SAFE va a confermare e rinforzare la scelta di unione e collaborazione intrapresa dai Consorzi Ecoped, ecoR’it e Ridomus (cui si unisce anche Ecopower). Una fase di transizione necessaria che ci ha portato a misurarci come Gruppo, che non intende solo un insieme di persone o “una ripartizione operata in base a caratteristiche qualitative e strutturali”, ma membri di quella che ci piace pensare come un’entusiasta, quanto efficiente, grande famiglia. Abbiamo unito le esperienze e consolidato, esaltandole, le entità singole. Un percorso senz’altro non facile - richiedente un’assoluta volontà di riequilibrio - che però ci ha permesso di affrontare la sfida di un modello economico in continuo sviluppo con la forza che solo una “famiglia” può dare.

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Il 2015 ha messo in evidenza una metamorfosi difficile da arrestare. Noi tutti siamo stati chiamati a reagire di fronte alle disposizioni sottoscritte nell’Accordo sul Clima siglato alla Cop21 di Parigi. Un momento storico che ci ha introdotto nel nuovo anno ricordandoci quanto difficile, ma soprattutto necessario e urgente, debba essere il cambiamento. Un atto di responsabilità che ci coinvolge come tutori dell’ambiente permettendoci di assolvere al doveroso compito di garantire, attraverso l’azione continua, una corretta gestione - e valorizzazione - del fine vita dei prodotti. Bisogna avere l’ardore di credere in questo cambiamento, cambiare quell’idea di rifiuto che significa solamente scarto e investire nelle migliori pratiche affinché si costituisca una filiera del riciclo sempre più industriale e controllata. Noi di SAFE ci impegniamo ogni giorno per creare un futuro sostenibile. La ricerca dell’eccellenza e la trasparenza con cui agiamo nel sistema racconta la nostra storia nell’ambito delle categorie AEE Ped (piccoli elettrodomestici), ICT (Information and Communication Technology), condizionatori, gestione di pile e accumulatori esausti e nei servizi di consulenza ambientale e gestione documentale. Un passato da cui prendiamo ispirazione ogni giorno costruendo con


parte prima

costanza un presente di cui ci sentiamo responsabili, sognando un futuro che possa essere - traguardo dopo traguardo - sempre più vivibile per le generazioni future. Ci avete dato fiducia e lo continuate a fare, oggi come ieri. Con SAFE, e con voi, siamo cresciuti raggiungendo obiettivi significativi anche nel 2015: 1189 aziende rappresentate, 56.568 tonnellate di rifiuti gestiti, 23.385 ritiri. Un trend positivo, in continua crescita, che rispecchia le condizioni favorevoli della raccolta italiana. Ma non è certo nostra caratteristica accontentarci. Programmi d’eccellenza, alti standard, servizi all’avanguardia. Per noi non sono solo parole. Ecco perché quest’anno abbiamo investito su noi stessi, per offrire un servizio sempre più funzionale ai nostri partner. Un nuovo sito corporate, l’apertura di un nuovo canale di comunicazione attraverso i social network, un blog con approfondimenti dedicati e notizie green da tutto il mondo ed il lancio del servizio RAEE Coupon, servizio unico in Italia per la gestione economicamente sostenibile dell’uno contro uno nella vendita online. All’innovazione uniamo poi, la certezza delle azioni preventive a cui amiamo continuare ad affidarci con ECOGuard, programma volto a garantire

un efficiente riutilizzo delle risorse naturali per consentire ai soci e al mercato di reintrodurle in nuovi cicli produttivi. L’attenzione sempre maggiore nei confronti dell’ambiente è sottolineata, inoltre, dal riconoscimento delle certificazioni ISO 9001:2008 e ISO 14001:2004, rilasciate da parte dell’ente certificatore TUV ai singoli Consorzi. Ancora una volta, in nome della limpidezza che riteniamo necessaria, abbiamo volutamente misurato - attraverso il calcolo della carbon footprint e della water footprint - l’impatto delle nostre attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti. “Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare”, noi ci crediamo. Lo facciamo fortemente, ogni giorno. E questo report rappresenta per noi l’opportunità di condividere con voi la passione che da sempre poniamo nel nostro lavoro. Ieri, oggi e anche domani.

Alessandro Lama – Presidente SAFE

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parte prima

Ecoped, ecoR’it, Ridomus ed Ecopower: in SAFE, UN MODELLO OPERATIVO DI ECCELLENZA

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SAFE rappresenta l’impegno nella gestione di tutte le tipologie di rifiuti: dai RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), alle batterie, alle pile portatili, al fotovoltaico, ai toner. La concretizzazione di un progetto che in questo anno è andato sempre di più delineandosi e che è rappresentato, primo caso in Italia, da tre dei consorzi RAEE più rappresentativi (a cui va ad aggiungersi anche Ecopower, Consorzio per la gestione di raccolta e smaltimento delle batterie a piombo). Storie individuali differenti, iniziate tra il 2005 e il 2006, ma che condividono un impegno comune volto a garantire un servizio quotidiano all’altezza delle 1189 aziende rappresentate.

Un innesto comune improntato sull’etica del riciclo.

Quattro sistemi collettivi: dalla gestione di tutte le categorie AEE, con particolare focus alla filiera Ped (piccoli elettrodomestici) e ICT (Information and Communication Technology), alla responsabilità della gestione di pile e accumulatori esausti, al recupero dei condizionatori, alla consulenza relativa all’intera filiera di gestione dei rifiuti, la raccolta e alla riqualificazione delle batterie.

Azione preventiva, totale rispetto dell’ecosistema e delle volontà dei Soci, alti standard qualitativi, servizi dedicati per l’intera filiera di gestione dei rifiuti, ricerca e azione preventiva per offrire sempre programmi all’avanguardia nella gestione della tracciabilità del rifiuto: questi gli obiettivi con cui SAFE si misura ogni giorno.

Un modello operativo d’eccellenza che ha come obiettivo principale la protezione dei valori ambientali e quella dei brand dei Consorziati, perché la filiera del riciclo possa portare veramente al recupero e alla valorizzazione delle risorse naturali, un interlocutore affidabile in grado di generare evidenti vantaggi per tutti gli attori coinvolti e che integri in sé i valori costituenti dei singoli Consorzi. La trasparenza delle attività svolte, come imperativo costante, costituisce lo zoccolo duro di SAFE su cui si sono costituiti i princìpi fondamentali del Gruppo.


parte prima

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parte prima

LA MISSION “Se squilibriamo la natura, il genere umano ne soffrirà. Inoltre dobbiamo considerare le generazioni future: un ambiente pulito è un diritto dell’uomo come qualsiasi altro. È parte quindi della nostra responsabilità verso gli altri accertarsi che il mondo su cui passiamo resti sano come lo abbiamo trovato, se non di più.” DALAI LAMA

Realizzare una reale ed efficace azione preventiva, agendo prima che le minacce si trasformino in danni ambientali, avvicinandosi il più possibile alla condizione di rischio zero. Questa la missione quotidiana di chi opera in SAFE. La gestione certificata dei rifiuti tecnologici, dei rifiuti di pile e accumulatori e dei consumabili è per il Gruppo più che un impegno, è un dovere etico. Garantire elevati standard, nel totale rispetto dell’ambiente,

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significa sostenere un’assidua attenzione verso il mantenimento dei controlli lungo tutta la filiera, affidandosi a specifici modelli di trasparenza nel trattamento dei rifiuti. SAFE rappresenta la certezza di una gestione dei rifiuti orientata al mercato e alla qualità, nel rispetto della volontà dei propri Soci, trasformando le attività classiche dei consorzi in servizi efficienti immediatamente fruibili dai consorziati.


parte prima

I SERVIZI SAFE, in quanto collettore dei Sistemi Collettivi che rappresenta, armonizza costantemente la promozione di procedure sostenibili e l’efficienza di strutture dedicate e qualificate nella fornitura di servizi per il ritiro, trasporto, riciclo e trattamento delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e dei rifiuti di pile e accumulatori in piena conformità con le norme a tutela dell’ambiente.

share relative detenute dai Collettivi (RAEE DOMESTICI);

Sistemi

- impianti di Trattamento RAEE, Grandi Utilizzatori, Centri di Stoccaggio e Luoghi di Raggruppamento assegnati ai Consorzi dal centro di Coordinamento Nazionale Pile ed Accumulatori (PILE PORTATILI); 2) il trasporto agli impianti di trattamento;

Il Gruppo, grazie alle competenze e all’esperienza maturata in campo ambientale, è in grado di offrire differenti servizi lungo l’intera filiera di gestione dei rifiuti. Le attività che rientrano nella competenza del Gruppo sono:

4) la formazione on site e le successive attività di monitoraggio.

diretta

1) il ritiro dei rifiuti presso: - centri di raccolta comunali e luoghi di raggruppamento assegnati annualmente dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE) sulla base delle quote market

RITIRO

3) il trattamento adeguato del rifiuto;

TRASPORTO

Per quanto concerne la gestione operativa, il Gruppo si è dotato di un’efficiente struttura interna e di qualificati partner per il trasporto ed il trattamento, scrupolosamente selezionati e monitorati sulla base di rigorosi standard di performance ambientali e di efficienza operativa.

TRATTAMENTO PRIMARIO

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LA RACCOLTA: RAEE DOMESTICI E PILE PORTATILI

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All’interno dei Centri di Raccolta i RAEE domestici vengono gestiti e stoccati secondo una precisa suddivisione in 5 diversi Raggruppamenti, tenendo conto delle diverse esigenze tecnologiche di trattamento e riciclo: •

• •

Raggruppamento R1, riunisce al suo interno tutte le apparecchiature refrigeranti: frigoriferi, congelatori e apparecchi per il condizionamento; Raggruppamento R2, indica i cosiddetti “Grandi bianchi”: ad esempio lavatrici, lavastoviglie e forni a microonde; Raggruppamento R3 , televisori e monitor;

comprende

Raggruppamento R4, racchiude tutti i PED (Piccoli Elettrodomestici), CE (Elettronica di Consumo), utensili, giocattoli e Home Fitness, ITC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e apparecchiature illuminanti. Ne sono un esempio aspirapolvere, macchine per cucire, ferri da stiro, friggitrici, frullatori,

computer (unità centrale, mouse, tastiera), stampanti, fax, telefoni cellulari, videoregistratori, apparecchi radio; •

Raggruppamento R5 , è dedicato alle sorgenti luminose: neon, lampade a risparmio, a vapori di mercurio, sodio, ioduri; Pile e accumulatori portatili, dalle stilo alle pile a bottone passando per tutte le batterie di cellulari e altre apparecchiature elettriche ed elettroniche.

SAFE gestisce anche il ritiro dei RAEE professionali, cioè dei rifiuti prodotti da: - aziende consorziate; - imprese facenti parte delle reti dei consorziati; - enti Pubblici; promuovendo specifici programmi studiati per garantire un’efficiente e trasparente gestione della filiera.

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WAST-E Wast-e rappresenta un punto di riferimento professionale e manageriale, per la gestione dei rifiuti delle imprese. Wast-e non è solo gestione efficace e certificata di ogni tipologia di rifiuto, ma è la soluzione concreta per tutte le tematiche ambientali legate alla gestione dei rifiuti. Dai rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE pericolosi e non pericolosi), ai toner e poi accumulatori, ingombranti, imballaggi, sorgenti luminose, scarti per la pulizia industriale e più in generale tutti quei rifiuti speciali inevitabilmente presenti nelle aziende, ma anche servizi come la compilazione del MUD, la registrazione Sistri, la gestione semplificata dell’Uno contro Uno e molto altro ancora. Questo è possibile grazie a una logistica diffusa su tutto il territorio che permette di costruire servizi ad hoc, con progetti e processi differenti, sulle misure del bisogno non solo del cliente, ma anche della sua rete.

Il servizio consente: • ai Produttori di AEE, di offrire servizi accessori ai propri dealer con condizioni di vantaggio rispetto al mercato; •

ai Dealer, la possibilità di ricevere un servizio affidabile e puntuale eliminando così difficoltà di negoziazione e tempi lunghi per la scelta del fornitore;

ai Clienti finali, uffici e professionisti, l’opportunità di godere di un servizio ad hoc con un unico interlocutore per la gestione di varie tipologie di rifiuti prodotti e la garanzia di un approccio rigoroso e puntuale per una corretta gestione ambientale.

R’ITONER Sistema nazionale volontario per la raccolta capillare, fondato su una suddivisione equa dei costi per la gestione dei “consumabili esausti” (toner, vaschette, developer, pcu, bottiglie, tamburi, ecc…). R’iToner nasce da una doppia esigenza: da una parte rendere più semplice il recupero di tale tipologia di rifiuto speciale (al fine di evitare la

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dispersione nell’ambiente di sostanze nocive. Solo in Italia, infatti, si producono circa 10 milioni di toner all’anno, ma solo 1 e mezzo vengono smaltiti secondo procedure adeguate con conseguenti danni per l’ambiente e per l’uomo) e dall’altra garantire ai propri clienti un servizio economicamente equo e distribuito sull’intero territorio nazionale.


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R’iToner può essere utilizzato da tutti i soggetti (dealer, uffici, aziende, professionisti) che producono rifiuti di consumabili esausti.

• •

Grazie a R’iToner: • tracciatura dello stato di evasione delle richieste sul portale IT dedicato, fino all’impianto di recupero finale;

elevati livelli di servizio (ridotti tempi di intervento, copertura nazionale, operatori qualificati); economicità e garanzia: il servizio è erogato grazie al cofinanziamento dei Produttori di consumabili aderenti.

UNO CONTRO UNO È il servizio dedicato ai soggetti obbligati, che prevede il ritiro gratuito dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature e Elettriche ed Elettroniche) dal consumatore/cliente all’atto dell’acquisto di una nuova apparecchiatura equivalente (AEE).

A supporto del servizio Uno contro Uno il programma EASY RAEE, un portale dedicato da cui è possibile ricavare la documentazione utile per attuare le procedure, tener traccia delle diverse missioni e usufruire di un archivio digitale per la gestione dei formulari.

I Distributori, i Centri di Assistenza, gli Installatori e tutti coloro che effettuano televendita e vendita elettronica, possono avvalersi della consulenza di un team di esperti per richiedere le necessarie autorizzazioni all’Albo Nazionale dei Gestori ambientali.

Grazie a questo servizio è inoltre possibile risalire ad ogni singola richiesta di ritiro poiché tutte le transazioni sono tracciate e consultabili online in tempo reale.

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RAEE COUPON: AIUTA L’AMBIENTE È FACILE

La più recente formulazione della disciplina relativa alla gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) prevede che anche i distributori online siano obbligati a garantire al consumatore, loro cliente, la possibilità di restituire la vecchia apparecchiatura in cambio di quella nuova (uno contro uno). Per adempiere a questo obbligo i vendor hanno la possibilità di: •

implementare un servizio di ritiro a domicilio, che tipicamente riguarda le apparecchiature di grandi dimensioni (frigoriferi, televisori, grandi elettrodomestici); mettere a disposizione dei consumatori, su tutto il territorio nazionale, una rete di luoghi di raggruppamento per il ritiro di piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, IT e telefonia, ed in ogni caso di apparecchiature di dimensioni esterne inferiori a 50 cm.

Proprio per le piccole apparecchiature, anche considerando il tasso di crescita delle vendite 12

“online”, che rappresenta oggi circa il 10% del totale venduto (dato previsto in forte espansione nei prossimi anni), SAFE ha dato vita al Progetto RAEE Coupon (primo e unico servizio di questo tipo in Italia), con l’obiettivo di creare una rete di Luoghi di Raccolta ed un nuovo modello dedicato ai vendor online, in grado di facilitare tutte le fasi di gestione e garantire nel contempo molteplici vantaggi per tutti i soggetti coinvolti (rivenditori, produttori, consumatori e luoghi di raggruppamento). Grazie a RAEE Coupon, il consumatore che acquista un prodotto elettrico o elettronico tramite internet potrà conferire gratuitamente il RAEE presso uno dei partner del servizio. Se lo farà, contribuendo alla difesa dell’ambiente, potrà avere la possibilità di ottenere l’incentivo di un coupon da spendere direttamente presso il punto prescelto per la consegna. A supporto di tale iniziativa, SAFE ha istituito un sito internet dedicato (www.raeecoupon.it) e la speciale APP RAEE Coupon per Android e IOS Phones. #RAEECOUPON


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ECOVolt Il programma ECOVOLT affonda le sue radici in un mercato relativamente giovane, ma che rappresenta il primo passo verso un futuropresente più ecosostenibile e votato ai valori di tutela del patrimonio ambientale: quello degli impianti fotovoltaici e, di conseguenza, del riciclo a fine vita dei PFV, pannelli fotovoltaici. ECOVolt è accreditato presso GSE e il Centro di Coordinamento RAEE per la riqualificazione dei moduli fotovoltaici e garantisce il valore aggiunto della sicurezza. Attenersi ai giusti procedimenti e alle normative in vigore, con un modello operativo “alla luce del sole”, resta estremamente importante per massimizzare il recupero delle risorse naturali che in particolari impianti, come quelli fotovoltaici, rappresenta un surplus non trascurabile e valorizzabile in

nuovi cicli produttivi con elevate percentuali di recupero. L’adesione ai servizi ECOVolt prevede l’aggiornamento normativo e garantisce un modello di finanziamento trasparente e sostenibile a spese contenute. Sarà infatti possibile interfacciarsi con un costo trasparente costruito sul parametro della tipologia di modulo e della geolocalizzazione del rifiuto. Grazie a questo sistema, se al momento del ritiro il valore delle materie prime seconde contenute nel rifiuto sarà superiore al costo della sua gestione, anche il PFV potrà essere considerato una risorsa producendo un vantaggio economico per le aziende iscritte al progetto.

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CONSULENZA AMBIENTALE E GESTIONE TECNICO/OPERATIVA Il Gruppo, inoltre, fornisce servizi di consulenza ambientale e gestione documentale. Le competenze maturate in campo ambientale, in particolare relative alla corretta gestione dei rifiuti aziendali, sono rese disponibili a tutti i Consorziati e Clienti per facilitare la connessione tra gli attori coinvolti. Esperti qualificati sono in grado di offrire consulenza relativa all’intera filiera di gestione dei rifiuti ed in particolare sulle modalità di presentazione delle pratiche all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Formazione on site e successiva attività

Un’analisi iniziale sulla base della quale vengono pianificati gli eventuali adeguamenti

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di monitoraggio rappresentano per SAFE unincentivo determinante nella corsa all’eccellenza. Al fine di tutelare la responsabilità estesa del Produttore, spesso resa vulnerabile dalla scarsità di competenze specifiche o dall’assenza di risorse interne dedicate, il Gruppo propone un servizio strutturato che prevede:

Il supporto per la scelta dei codici da attribuire al rifiuto e per la compilazione dei formulari

Se necessaria, l’analisi e la caratterizzazione del rifiuto


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Un servizio a 360 gradi che accompagna consorziati e clienti per tutto il rapporto collaborativo e che ha come obiettivo la semplificazione dell’intero meccanismo. Ecco perché, anche dal punto di vista tecnico-operativo, viene offerta l’archiviazione della documentazione, il controllo delle autorizzazioni, la tracciatura delle transazioni, lo storico dei registri di carico e scarico, la compilazione e la trasmissione del MUD; il tutto avvalendosi dei migliori mezzi disponibili e di portali dedicati. Inoltre, i produttori di AEE e di pile e accumulatori possono usufruire del servizio di presentazione pratiche ai registri nazionali.

Tutti i servizi elencati (Wast-e, R’itoner, Uno contro Uno, RAEE Coupon, ECOVolt, Consulenza ambientale e gestione tecnico/operativa) vengono erogati in assenza di scopo di lucro, grazie al finanziamento dei produttori aderenti al Gruppo, i quali sono consapevoli che un loro impegno finanziario diretto è necessario per dare impulso virtuoso a questo mercato troppo spesso silente. Un procedimento comunque a doppio binario, volto a premiare il rapporto di fiducia tra le parti. In alcuni casi, infatti, i detentori sono premiati con riconoscimenti economici in funzione dell’andamento del mercato delle materie prime seconde.

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I NUMERI DEL GRUPPO SAFE - 2015

ECOR’IT

4

ECO POWER

RIDOMUS

ECOPED

consorzi

1.189 imprese rappresentate 16


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Ritiri annuali

23.385 Tonnellate di rifiuti gestiti

materie prime seconde recuperate

23.967

56.568

ton

solo nel 2015

Risparmio di energia RAEE

831.116

GJ (pari a una cittĂ come Bari)

e un risparmio di CO2 pari a Nel corso del 2015 il Gruppo SAFE ha sostenuto un servizio di eccellenza garantendo, in oltre 23mila ritiri, una puntualitĂ del 98,63% per quanto riguarda il ritiro di RAEE domestici e

99.060 tonnellate

pile e accumulatori portatili presso i centri di raccolta comunali e luoghi di raccolta della distribuzione.

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I CONSORZI Ecoped Consorzio nazionale per la gestione

dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), pile, accumulatori (Ri.P.A.) e attrezzature sportive e tempo libero. Nasce nel gennaio 2006 per volontà di un numeroso gruppo di produttori, che intendono garantire lo sviluppo di progetti sostenibili dal punto di vista ambientale, economico ed etico. Ricerca, innovazione, prevenzione e controllo. Ecoped rappresenta attualmente 472 produttori.

ecoR’it

Sistema Collettivo multifiliera senza scopo di lucro, nato nel 2005 per garantire la corretta gestione di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) professionali e domestici, operativo anche per la gestione dei rifiuti di pile e accumulatori (Ri.P.A.). Nel rispetto delle specificità di ogni filiera, ecoR’it è la soluzione unica per tutti i “produttori” di AEE e di pile e accumulatori: un solo interlocutore per garantire massima trasparenza e il costante necessario aggiornamento tecnico legale.

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ecoR’it conta produttori.

attualmente

oltre

665

Ridomus Consorzio nazionale per il riciclo

dei condizionatori, nasce nel 2006, senza scopo di lucro, nell’ambito dell’Associazione Nazionale Industrie Apparecchi Domestici e Professionali (federata ANIE e aderente a CONFINDUSTRIA). Con oltre 42 soci produttori ed una quota market share del 60% nel settore del condizionamento domestico e professionale.

Ecopower, è il Consorzio nazionale per la

raccolta delle batterie esauste al piombo che aggrega i 10 principali produttori italiani. Ecopower serve una numerosissima rete di punti di raccolta su tutto il territorio e, attraverso un innovativo sistema di qualificazione e controllo, traccia il rifiuto fino al trattamento finale. Si affida esclusivamente a piombifere con riconosciuta competenza, in grado di gestire la massimizzazione del recupero del piombo con una chiara azione di salvaguardia ambientale.


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ORGANIZZAZIONE E STRUTTURA OPERATIVA LA GOVERNANCE Le modalità di governance e di gestione di SAFE, disciplinate dallo Statuto, si ispirano alla mission del Gruppo, ne orientano l’attività e sono costantemente monitorate dall’Assemblea dei Soci, cui partecipano tutti i consorziati. L’Assemblea ha il compito di eleggere e supervisionare il Consiglio d’Amministrazione, approvare il bilancio e deliberare in merito ai piani operativi.

La fusione operativa dei consorzi ha consentito l’ottimizzazione delle prestazioni e la saturazione di tutte le risorse. Dinamismo, oculatezza, trasparenza, tensione al miglioramento, massimo rispetto per l’ambiente in cui viviamo ed in cui vivranno i nostri figli: i valori di Ecoped, ecoR’it e Ridomus, insieme ad Ecopower, sono oggi i valori di SAFE.

Gli organi che assicurano una corretta governance sono:

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Alessandro LAMA

Jiro MATSUDA

Presidente DEDEM Automatica

Consigliere CANON Italia

Piero TESSAROLO

Luciano TELI

Vice Presidente Indipendente

Consigliere Consorzio EcoR’it

Roberto GHIBAUDO

Roberto SACCONE

Consigliere Indipendente

Consigliere Olimpia Splendid

Domenico Giuliano MADDALENA

Vittorio RAVASIO

Consigliere Consorzio Ecoped

Consigliere TENACTA Group

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La struttura operativa di SAFE è suddivisa in 3 aree: Direzione Marketing e Comunicazione, Project Management e Direzione Operativa.

C.D.A

A queste aree si affiancano Amministrazione, Ricerca e Sviluppo, Controllo e Miglioramento dei Processi e gestione Logistica & Riciclo.

Direzione Generale Segreteria generale

Segreteria soci

Ricerca & sviluppo business

Comunicazione & mktg istituzionale

Segreteria soci e relazioni esterne

Marketing-sviluppo

Amministrazione

Ufficio legale

Inf. technology

Qualità, sicurezza e ambiente

Controllo qualità fornitori

Logistica e trattamento BTB

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Direzione operativa

Logistica e trattamento BTC+RIPA


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IL NUOVO VOLTO SAFE E I SOCIAL SAFE ha voluto allinearsi in maniera proattiva alla visione digitale che, da qualche anno, ha investito anche il settore dei servizi ambientali. L’idea è quella di mettere a disposizione dei partner un nuovo contatto diretto per essere sempre aggiornati su tutto ciò che accade nell’universo SAFE, dove poter trovare informazioni utili e approfondimenti dedicati e una sezione specifica “News” di notizie “green” da tutto il mondo.

www.gruppo-safe.it

FACEBOOK Gruppo SAFE

È per questo motivo che i Consorzi Ecoped, ecoR’it, Ridomus ed Ecopower hanno deciso di celebrare la condivisione dei valori che rappresentano attraverso un corporate website. Un nuovo sito internet corale, dallo styling lineare e dalla grafica intuitiva, che permette una navigazione semplice tra le diverse macro aree e una facile comunicazione con il Gruppo e i singoli Consorzi. Questa evoluzione ha portato a proiettarsi, ancora di più, verso ciò che gli interlocutori si aspettano ogni giorno da SAFE: impegno, etica e dedizione. SAFE ha inaugurato i nuovi canali social del Gruppo: Facebook, Linkedin e Youtube. Parola chiave: trasparenza (anche da mobile).

YOUTUBE Gruppo SAFE LINKEDIN Gruppo SAFE

#conSAFEdallapartebuona

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LAVORARE IN SAFE “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. Albert Einstein – “Il mondo come io lo vedo”

Genere 22

53% 47% Livello di istruzione

Anni

Laurea / Master

59% 41%

Diploma scuola secondaria II grado

Uomini

Donne

I COLLABORATORI

40

Età media


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I DIPENDENTI Nonostante le trasformazioni economiche degli ultimi anni, SAFE ha deciso di reagire alla crisi potenziando il proprio organico e decidendo di investire in nuove risorse, professionalità e competenze. Le persone per SAFE sono molto importanti ed è per questa ragione che l’azienda ha, inoltre, attuato una politica di benefit rivolta ai propri collaboratori, essendo convinti che la felicità individuale delle risorse coincida con un maggiore benessere aziendale. Credere in ciò che si fa e impegnarsi ogni giorno per offrire la massima qualità dei servizi offerti, con passione e dedizione. Questi sono i valori che SAFE condivide con ogni collaboratore.

Ogni dipendente rappresenta per SAFE una risorsa chiave, poter garantire stabilità e affidabilità con contratti adeguati alle esperienze e abilità resta quindi l’obiettivo della politica del Gruppo che, secondo principio giuridico, opera sostenendo pari retribuzione e opportunità per qualsiasi individuo senza differenziazioni connesse al genere, età o ulteriori elementi di diversificazione. L’alta partecipazione femminile (oltre il 50%) resta, ancora una volta, un grosso vanto per tutto il Gruppo.

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parte prima

LA RETE DEI PARTNER OPERATIVI E LA LORO DISTRIBUZIONE TERRITORIALE Per SAFE eticità, competenza, efficienza, capillarità sul territorio, certezza di una filiera di riciclo certificata, rappresentano le parole chiave della propria mission. Utilizziamo per il trasporto ed il trattamento dei rifiuti solamente aziende altamente specializzate e qualificate secondo i più severi standard, puntando al massimo riutilizzo delle risorse naturali attraverso l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili e la reintroduzione delle materie prime seconde in nuovi cicli produttivi, nel rispetto della normativa vigente e in accordo con il disciplinare ECOGuard. SAFE, agendo in nome dei Consorzi Ecoped, ecoR’it e Ridomus, garantisce il controllo ed il monitoraggio della gestione dei RAEE in tutte le sue fasi; dal ritiro, al trasporto, al riciclo

e al trattamento di tutti i Raggruppamenti (R1, R2, R3, R4, R5) e dei rifiuti di Pile ed accumulatori esausti. Più di 38 impianti partner, con oltre 2600 punti di prelievo distribuiti in tutto il territorio nazionale. SAFE garantisce inoltre: • •

regolamentazione contrattuale a garanzia dell’efficienza, della tutela ambientale e della sicurezza dei lavoratori; verifica, documentale e per mezzo di audit, dei requisiti necessari al corretto funzionamento del sistema (autorizzazioni, fidejussioni, certificazioni ISO 9001, 14000 e OHSAS 18001, DURC, etc.); controllo e monitoraggio dell’efficienza del servizio offerto.

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PARTNER OPERATIVI RAEE

COMUNE

PROVINCIA

AMBIENTE 2000 Srl Amiat S.p.a Consorzio ECOLAMP CSS (c/o Specialtrasporti) DISMECO Eurocorporation Srl FG S.r.l. LA CART Srl (Rimini) LA CART Srl (Sogliano) LAVORO E AMBIENTE S.r.l. NEC Srl NEW ECOLOGY O2 Saving S.r.l Puli Ecol Recuperi S.r.l RAETECH Srl RELIGHT Srl RI.PLASTIC S.p.a RIMEL Srl S.E.VAL. Srl - Colico S.E.VAL. Srl - Piantedo SIDER ROTTAMI Spa Stena Technoworld Srl TRANSISTOR Srl Vallone (Anagni) Vallone (Montalto) West Recycling S.r.l

Roseto degli Abruzzi Volpiano Milano Sala Bolognese Marzabotto Firenze Belpasso Rimini Sogliano al Rubicone Ternate Fossò Castelnuovo San Severino Foiano della Chiana Rho Balvano Pollenza Colico Piantedo Pesaro Angiari Torino Anagni Montalto di Castro Uta

TE TO MI BO BO FI CT RN FC VA VE TN MC AR MI PZ MC LC SO PU VR TO FR VT CA

PARTNER OPERATIVI PILE PORTATILI

COMUNE

PROVINCIA

AMBIENTE 2000 Srl CSS (c/o Specialtrasporti) EREDI PAPINI OSVALDO Snc di Ferrario Maria e Figli Eurocorporation Srl FG S.r.l. METALLA RI.PLASTIC S.p.a S.E.VAL. Srl S-ECO SERVIZI ECOLOGICI SIAE Srl SINEKO Srl Vallone (Anagni) Vallone (Montalto)

Roseto degli Abruzzi Sala Bolognese

TE BO

Pogliano Milanese

MI

Firenze Belpasso San Sperate Balvano Colico Verona Senago Giffoni Valle Piana Anagni Montalto di Castro

FI CT CA PZ LC VR MI SA FR VT


parte prima

SAFE, DALLA PARTE BUONA

27


parte prima

Green. Ambiente. Salvaguardia dell’ecosistema. SAFE crede fortemente in quello che fa, ecco perché ritiene importante agire come garante del mondo che ci è stato donato, proponendo servizi che si avvicinino il più possibile alla condizione di rischio zero. Non solo parole, ma fatti. SAFE si impegna ogni giorno per offrire sempre il miglior servizio possibile e, al compito affidato dalle istituzioni, integra la volontà al continuo miglioramento, la creazione di modelli di gestione sempre più avanzati e la volontà di rendersi interlocutore unico e trasparente. Il continuo confronto con le più avanzate prassi e competenze, con partner d’eccellenza, nazionali ed internazionali, ha permesso di avere evidenza delle vulnerabilità del sistema e dei rischi connessi, per eliminare i quali abbiamo deciso di adottare volontariamente un modello di prevenzione e di controllo che, grazie allo sviluppo di sistemi proprietari di gestione della tracciabilità, garantisce la salvaguardia e l’efficiente utilizzo delle risorse naturali, fino a consentire ai soci e al mercato di reintrodurle in nuovi cicli produttivi . Tutte le fasi del processo presidiate dal sistema ECOGUARD (TRASPORTO, STOCCAGGIO, TRATTAMENTO SELETTIVO e TRATTAMENTO FINALE) sono implementate secondo precise linee guida: •

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obiettivi di riferimento da raggiungere

• • •

rispettando requisiti obbligatori; indicatori di performance; documenti di registrazione; piano dei controlli interni che il Sistema esegue nei confronti dei soggetti Partner coinvolti e dei subappaltatori, per verificare la loro conformità ai requisiti; piano dei controlli Esterni, a cura del TÜV Sud, eseguiti sia presso le sedi dei consorzi che direttamente in campo, al fine di garantire la corretta esecuzione dei controlli stessi così come previsto dal Disciplinare appositamente predisposto.

Tutto ciò genera evidenti vantaggi per l’ambiente, per il consumatore e per i Consorziati che potranno a loro volta acquistare le materie prime seconde da Partner qualificati che operano nel totale rispetto delle norme internazionali, ottenendo così vantaggi competitivi e una notevole riduzione dell’impatto ambientale dato dall’estrazione e o dal rilascio di materie dannose per l’ambiente e per l’uomo.


parte prima

ECOGuard: IL NOSTRO SOGNO NEL CASSETTO REALIZZATO Un’eccellenza italiana, un programma d’avanguardia che opera superando quanto già previsto dal D.lgs. 49/2014 (RAEE). Un modello per la realizzazione e il controllo della filiera del riciclo che punta al massimo riutilizzo delle risorse naturali attraverso l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili e la reintroduzione delle materie prime seconde in nuovi cicli produttivi. Questo è ECOGuard. Una certificazione di servizio, unica in Italia, sviluppata in conformità alla norma UNI CEI EN ISO 17065:2012, a tutela di tutte le fasi del processo (trasporto, stoccaggio, trattamento selettivo e trattamento finale) volto a: •

garantire il continuo miglioramento del servizio offerto, generando evidenti benefici per la collettività, prevenendo ogni possibile rischio per l’ambiente e la salute; • realizzare il paradigma di un efficiente (ri) utilizzo delle risorse naturali attraverso la reintroduzione delle materie prime seconde in nuovi cicli produttivi, in accordo con il codice di condotta sulla responsabilità sociale ed ambientale. Per ottenere i migliori risultati è molto importante anche il coinvolgimento dei

Centri di Raccolta Comunali, che agiscono promuovendo attività quali: •

divulgare informazioni ai cittadini circa l’importanza di gestire correttamente i RAEE al fine di non disperdere i metalli o i componenti pericolosi così come quella di recuperare e quindi riutilizzare metalli rari. I cittadini dovrebbero sempre più diventare parte attiva del Sistema RAEE; • assicurare una costante separazione del materiale in funzione del Raggruppamento, identificando le aree e/o i contenitori utilizzati per la loro raccolta al fine di prevenire eventuali raccolte promiscue di materiale; • predisporre istruzioni operative da destinare ai propri operatori ecologici indicante le corrette modalità di differenziazione e stoccaggio dei materiali provvedendo alla loro formazione; • comunicare al CDC RAEE i giorni e gli orari di apertura per il ritiro del materiale agevolando così lo svolgimento del servizio. Sin dalla parte progettuale, ECOGuard nasce come risposta concreta ai gap delle Direttive Europee 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE recepite in Italia con il D.Lgs. 25/07/2005 n.151, per integrare i contenuti

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parte prima

delle regole finalizzate alla “prevenzione della produzione di RAEE e al loro successivo reimpiego, riciclaggio ed altre forme di recupero in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire”. ECOGuard è lo strumento scelto dal Gruppo SAFE per assicurare il trattamento adeguato dei rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Un trattamento non corretto dei RAEE comporta, oltre al mancato riciclo delle materie prime, la dispersione nell’ambiente di sostanze pericolose; per tali motivi i RAEE non possono essere smaltiti insieme ai normali rifiuti urbani o conferiti in discarica, ma necessitano di una raccolta separata e di un successivo trattamento. Il controllo lungo tutta la filiera di gestione dei RAEE diviene pertanto essenziale. La raccolta separata, il trattamento ed il recupero rappresentano momenti fondamentali che, se controllati ed attuati correttamente, assicurano che la gestione avvenga in modo sicuro, soprattutto per quanto riguarda le componenti inquinanti e pericolose (come ad esempio il mercurio nelle lampade) e di recuperare i materiali presenti reimpiegabili nei processi produttivi (rame, ferro, alluminio, acciaio, vetro, plastiche, metalli rari). ECOGuard interviene in questo processo per garantire un servizio di qualità nella gestione dell’intera filiera del recupero dei RAEE, qualificando tutti i soggetti interessati ed eseguendo controlli periodici per assicurare la costante conformità delle attività svolte. Tre obiettivi principali: •

30

riduzione dell’impatto ambientale prodotto dall’intero processo di raccolta,

trasporto, recupero e riciclo dei rifiuti costituiti da apparecchiature elettriche ed elettroniche con la minimizzazione dei rischi relativi alla gestione delle sostanze potenzialmente pericolose contenute nei rifiuti attraverso il ricorso a trattamenti corretti; massimizzazione nel recupero e riciclo del materiale proveniente da rifiuti costituiti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; svolgimento delle attività secondo criteri etici e di sicurezza.

ECOGuard, in quanto processo di controllo lungo tutta la filiera per il trasporto e il trattamento dei RAEE domestici, si applica pertanto ai seguenti soggetti: • • • •

trasportatori dei RAEE; impianti di Stoccaggio dei RAEE e/o Intermediari con detenzione; impianti di Trattamento Selettivo dei RAEE (pre-processor); impianti di Trattamento Finale dei RAEE (end-processor),

favorendo best practice volte a minimizzare la cannibalizzazione, le vendite incontrollate di frazioni o componenti e comportamenti dannosi per la salvaguardia dell’ambiente e promuovendo anche attività di sensibilizzazione. Il Disciplinare Tecnico ECOGuard prende in esame tutte le fasi del processo di raccolta e trattamento dei RAEE identificando in modo dettagliato requisiti di efficienza e indicatori di performance vincolanti per ciascuna di esse.


parte prima

Il Gruppo SAFE, in collaborazione con TÜV Italia, assicura perciò la più stretta conformità delle attività, affidando il servizio di trasporto e trattamento dei rifiuti RAEE unicamente ai soggetti in possesso dei migliori requisiti al fine di garantire la corretta esecuzione del servizio. ECOGuard è sinonimo di trasparenza e di efficienza: per aderire al programma è necessario sottoporsi ad una serie di accertamenti volti a garantire la regolarità di tutto il processo. Si tratta di un procedimento attento e scrupoloso che non si esaurisce con controlli minimi, ma al quale si affiancano per garantire la conformità dell’intera filiera - verifiche periodiche attuate attraverso sia verifiche dirette (audit sul campo) sia indirette (a livello documentale). Gli audit sono effettuati da terzi professionisti qualificati e si svolgono presso i soggetti coinvolti (trasportatori, impianti di stoccaggio, intermediari con detenzione, impianti di trattamento selettivo e impianti di trattamento finale) e sono finalizzati a garantire: •

elevate percentuali di recupero dei materiali costituenti (plastiche, metalli ferrosi e non ferrosi, schede elettroniche e circuiti stampati contenenti diversi metalli preziosi/rari/speciali); l’aumento dell’impiego di materiali di recupero, preferendolo all’utilizzo di materiali vergini.

Per gestire le attività correlate al Protocollo ECOGuard ogni anno SAFE effettua numerosi controlli in campo presso gli impianti coinvolti nonché attività di monitoraggio da remoto. Nel 2015 SAFE ha effettuato controlli presso 20 impianti, per un totale di ben 36 giorni di verifiche; 1 di queste 20 strutture si è sottoposta per la prima volta ad un audit di pre-qualifica, diventando a tutti gli effetti nuovo partner ECOGuard. Siamo partiti da una fantasia di progresso e l’abbiamo resa realtà. Ecco perché ECOGuard è il nostro sogno nel cassetto. Che si è realizzato.

l’ottemperanza delle disposizioni cogenti nazionali ed internazionali relative all’ambiente, alla salute e la sicurezza sul lavoro e sulla responsabilità sociale; l’approccio sostenibile di tutta la filiera con particolare riguardo al rispetto dell’ambiente, della salute, sicurezza e dignità dei lavoratori impiegati nella filiera del recupero;

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parte prima

SOSTENIBILITÀ

spirito etico

riduzione impatto ambientale

massimizzazione del recupero L’elevato profilo qualitativo al quale i Consorzi lavorano da anni è sottolineato dal riconoscimento delle certificazioni ISO 9001:2008 e ISO 14001:2004, rilasciate a Ecoped ed ecoR’it da parte dell’ente certificatore TUV. Oggetto delle certificazioni è l’organizzazione e l’erogazione di servizi di supervisione, coordinamento e monitoraggio nella gestione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e dei rifiuti di pile e accumulatori. L’incessante aggiornamento e l’anticipazione delle necessità future dei consorziati rappresentano un valore imprescindibile per SAFE; rapportarsi ad una realtà più ampia in tema di RAEE come quella europea un’opportunità indispensabile per svolgere sempre al meglio il nostro lavoro. Per questo SAFE, attraverso i singoli consorzi, ha partecipato per anni ai lavori del WEEE Forum, associazione europea fondata nel 2002 che raggruppa in sé 30 consorzi RAEE con lo scopo di fornire ai vari Gruppi una piattaforma per la cooperazione e lo scambio di best practice e di ottimizzare le operazioni

32

sicurezza

dei membri aderenti, puntando all’eccellenza e al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali. WEEE Forum ha rappresentato per noi un’importante opportunità di networking per lo scambio e la condivisione di informazioni e risorse, consentendoci di dare il nostro contributo costruttivo al dibattito generale in materia di politica dei rifiuti elettronici e di affrontare le questioni derivanti dalla legislazione europea in materia di RAEE. Proprio in seno al WEEE Forum è nato il progetto di certificazione WEEELABEX, originato con lo scopo di decretare la virtuosità degli impianti coinvolti per mezzo di audit condotti su tutto il territorio europeo secondo uno standard previsto dalla WEEELABEX Organisation. L’obiettivo è garantire una prassi omogenea e trasparente valida per tutti i Paesi europei, con il vantaggio di una riduzione dei costi nel processo di trattamento dei RAEE e un beneficio in termini economici per produttori e consumatori.


parte prima

PERFORMANCE AMBIENTALE L’obiettivo principale del Gruppo è la salvaguardia dell’ambiente. Per questo SAFE si impegna ad adottare i più alti standard tecnici e ad incoraggiare programmi all’avanguardia. Essere in grado di valutare l’impatto che le attività di raccolta, trasporto e trattamento dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici (RAEE) e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori Portatili (Ri. PA) hanno sull’ecosistema è una priorità. Per questa ragione SAFE si affida ad Ambiente Italia e redige ogni anno il Bilancio Ambientale di tutti i Consorzi al fine di monitorare i benefici derivanti dal corretto trattamento dei rifiuti, che grazie al Gruppo vengono recuperati come materia prima seconda.

traguardi raggiunti da SAFE nel 2015: 1.

sono stati recuperati complessivamente 23.967 ton di materiali su un totale di 26.536 ton di rifiuti trattati (pari al 90%);

2.

sono state evitate 99.060 ton di gas ad effetto serra immesse in atmosfera pari alle emissioni di oltre 33.000 auto Euro 5 che percorrono in media 10.000 km/ anno;

3.

sono stati risparmiati 831.116 GJ di energia, pari al consumo annuo di 127.500 frigoriferi in classe C.

Numeri rilevanti che confermano la trasparenza delle attività promosse e che riassumono i

33


parte prima

PERFORMANCE ECONOMICA SAFE, grazie alla fusione operativa di Ecoped, ecoR’it e Ridomus, ha creato un sistema efficace e dinamico che, attuando gli indirizzi strategici e le finalità prestabilite, è stato in grado di rilevare e gestire le variabili critiche, concentrandosi sull’ottimizzazione delle prestazioni e l’esaltazione delle rispettive competenze chiave. Un percorso d’integrazione intrapreso nel 2014 che, a partire dai risultati raggiunti, ha permesso al Gruppo di adottatore una visione prospettica proiettata al futuro, focalizzata sulla gestione misurata e sul miglioramento delle performance. Sappiamo - nonostante tutto - di avere ancora molto lavoro da fare per migliorarci e gli obiettivi che ci siamo prefissati ce lo ricordano, ma crediamo fortemente che l’impegno quotidiano possa rappresentare la base per considerevoli risultati, siano essi economico-finanziari, competitivi o di soddisfazione aziendale.

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La strada è quella giusta: maggiori economie di scala significa allocare ottimizzandoli - gli investimenti effettuati in capitale umano e tecnologico, significa incentivare la competitività della fase di approvvigionamento, significa fertilizzare il pensiero con diversi e stimolanti punti di vista. Significa, per i Consorziati, avere anche la possibilità di fruire di ulteriori servizi a valore aggiunto. Dinamicità, eticità, trasparenza, tensione al progresso, estrema sensibilità per l’ambiente che ci ospita: i valori di Ecoped, ecoR’it e Ridomus sono oggi i valori di SAFE.


parte prima

I NOSTRI NUMERI RAEE domestici

Secondo il Rapporto 2015 del Centro di Coordinamento RAEE, di cui Ecoped, ecoR’it e Ridomus fanno attivamente parte con una rappresentanza in seno agli organi direttivi, il 2015 ha confermato i dati positivi degli ultimi anni, con un deciso aumento dell’8% e con valori in crescita per quasi tutti i raggruppamenti. Ottimi risultati che inducono a un certo ottimismo per il settore. Un buon anno questo, la raccolta totale ha raggiunto i 249.253.916 kg, con un incremento di oltre 17 milioni di chilogrammi rispetto al 2014. In costante aumento anche il dato medio pro capite che è stato pari a 4,1 kg di RAEE raccolti per abitante. In flessione solamente i RAEE appartenenti al Raggruppamento 3 (monitor e tv) che subiscono, rispetto all’anno precedente, una riduzione del 4,86%, dato comunque in linea con l’andamento degli ultimi anni. Un segnale incoraggiante, soprattutto se equiparato ad una situazione economica ancora fortemente instabile che si riflette, inevitabilmente, anche sul settore delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Nonostante l’andamento del mercato negli ultimi anni abbia notevolmente ridimensionato il potere di acquisto degli italiani, non si rileva

un ulteriore contrazione per i rifiuti conferiti presso i centri di raccolta. Gli italiani hanno comunque destinato parte della loro spesa all’acquisto di Apparecchiature Elettriche ed Elettronica, grazie anche alla conferma di proroga degli “eco bonus”, ossia gli incentivi statali alla rottamazione, che hanno permesso detrazioni per alcune tipologie di elettrodomestici. Un ulteriore prova dell’incremento dei RAEE raccolti nel corso del 2015, è segnato dalla crescita del numero di missioni di ritiro effettuate dai Sistemi Collettivi presso i Centri di raccolta comunali: 144.709 contro i 136.386 registrati nel 2014. I numeri di SAFE lo confermano: 23.297 tonnellate totali di RAEE raccolti in un anno. Solo nel 2015 abbiamo ritirato 6.424 tonnellate di R1, 2.941 ton di R2, 4.184 tonnellate di R3, 9.694 di R4 e 54 di R5 effettuando un totale di 13.210 missioni di ritiro. Da evidenziare il dato relativo ai ritiri del Raggruppamento 4 (ICT, PED, EC, utensili, giocattoli ed Home fitness, fotocamere, illuminazioni e altro): 22,32% sul totale di attività dell’intero sistema RAEE.

35


parte prima

RAEE DOMESTICI

Nel 2015 SAFE ha avviato a trattamento 23.297 tonnellate di RAEE domestici effettuando 13.210 missioni di ritiro

R1

RAPPRESENTATIVITÀ SUL SISTEMA RAEE

R1

R2

R3

R4

R5

9,12 %

4,28 %

6,42 %

22,32 %

3,72 %

6.424 ton. 3,72 %

R2

2.941 ton.

R3

4.184 ton.

9,12 %

4,28 %

R4

9.694 ton. 22,32 %

R5

36

54 ton.

6,42 %


parte prima

RAEE DOMESTICI

Il centro-nord si aggiudica il primato di virtuosità e la Lombardia, con le sue 5.267 tonnellate di RAEE raccolti, è la regione più produttiva. Si distaccano Emilia Romagna (2.127 tonnellate) e il Veneto (2.060 tonnellate). La peggiore prestazione regionale è detenuta dalla Basilicata, con sole 41 tonnellate di RAEE raccolti nell’intero anno. A partire dal 2013 le attività di ritiro dei Sistemi Collettivi comprendono - oltre ai Centri di Raccolta comunali ed i Luoghi di Raggruppamento gestiti dalla Distribuzione - anche i Centri di Raccolta privati e gli Installatori iscritti al portale del Centro di Coordinamento RAEE. L’attività di SAFE coinvolge 1.842 Punti di Prelievo dei RAEE su tutto il territorio nazionale. Tra le 20 regioni italiane, quella in cui il Gruppo è più presente è senz’altro la Lombardia con 382 PdP, segue a quota 176 (meno della metà) l’Emilia Romagna che precede di poche unità il Veneto, che conta 171 punti di prelievo. Andando ad analizzare le singole aree del Paese, si notano alcune differenze significative. Tra le regioni con minor presenza troviamo infatti Valle d’Aosta (11 PdP) e il Molise (14 PdP) e Basilicata (16 PdP).

LE REGIONI PIÙ SERVITE Lombardia:

382 PdP

Emilia Romagna:

176 PdP

Veneto:

171 PdP

LE REGIONI PIÙ VIRTUOSE Per raccolta in termini assoluti Lombardia:

5.2670 ton.

Emilia Romagna:

2.127 ton.

Veneto:

2.060 ton.

Per raccolta pro-capite Trentino-Alto Adige:

1,11 Kg/ab

Friuli-Venezia Giulia:

0,57 Kg/ab

Umbria:

0,53 Kg/ab

Il mese più produttivo è stato Settembre con 1.296 missioni.

PREMI DI EFFICIENZA EROGATI 1.122.359,71 €

37


parte prima

RAEE DOMESTICI

Uno scenario nel complesso positivo, che però non deve sottovalutare il problema dei RAEE sottratti dalla filiera ufficiale di gestione organizzata dai Sistemi Collettivi. Ad oggi, infatti, non è possibile quantificare quanto incidano, in termini numerici, i fenomeni di illegalità connessi al commercio illegale dei RAEE. Non si tratta solo di redigere le statistiche ufficiali, ma di prendere coscienza che tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche

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non smaltite in maniera conforme alla normativa potrebbero arrecare gravi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Un tema che sta molto a cuore a SAFE che, con ECOGuard e WEEELABEX, si impegna ogni giorno affinché un’attenta azione preventiva possa condurre ad una condizione di “rischio zero”, non consentendo ad attività illecite di organizzazioni criminali di prosperare a danno dell’ecosistema.


parte prima

RAEE DOMESTICI

COPERTURA TERRITORIALE TONNELLATE RACCOLTE PER REGIONE Copertura Territoriale - Punti di prelievo

123 11

382

43

1.842

94

1.170

701 171

5.270

Tonnellate raccolte

2.060

154 1.946

176

23.297

2.127

44 690

95 1.849

65

664

31 417

28

443 14

90

131 65

1.531 96 1.410

801

16 41

90 835

39 385

58

781

39


parte prima

PILE PORTATILI Dati positivi anche per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti di pile portatili. Nel corso del 2015, infatti, i Sistemi di Raccolta aderenti al Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, CDCNPA, hanno raccolto un totale di 10.105.173 kg di pile e accumulatori portatili esausti. Come riportato nel report annuale del CDCNPA, il 2015 si è chiuso con 9,5 milioni di kg di materiale raccolto: un incremento di oltre il 5% rispetto al 2014. Un dato che non fa che confermare l’efficacia di un sistema ormai consolidato. Una crescita costante che negli ultimi anni si è consolidata (oltre 2 milioni di kg di rifiuti in più trattati rispetto al 2012). I valori inerenti la raccolta totale, diffusi nel Rapporto 2015 del CDCNPA, provengono da due flussi di rifiuti: il primo, pari a 4.860.732 kg, riguarda la raccolta che i Consorziati svolgono presso i soggetti abilitati e iscritti al CDCNPA, mentre il secondo, pari a 5.244.440 kg, concerne le modalità di raccolta professionali svolte dai Consorziati presso altri soggetti che detengono i rifiuti. Da sottolineare come all’aumento dei rifiuti derivanti da tale tipologia, corrisponda invece una contrazione in termini di quantità di pile e accumulatori nuovi immessi sul mercato. La vendita di pile è infatti diminuita, tra il 2012 e il 2015, di circa il 17%, mentre la raccolta è cresciuta del 25% nello stesso periodo.

Nel 2015 SAFE ha ritirato 652 tonnellate di Pile portatili effettuando 1041 missioni

40

Per SAFE il 2015 si riassume in tonnellate: 652 per essere precisi, quelle raccolte dal Gruppo nel corso dell’anno effettuando un totale di 1041 missioni di ritiro. Verona si incorona provincia più virtuosa con le sue 230 tonnellate di raccolta, seguono Milano a quota 140 tonnellate e Pisa con 57 tonnellate di Pile e Accumulatori esausti. Per il 2015 la media di raccolta mensile è quotata intorno alle 54 tonnellate al mese, con picchi di produttività nel mese di Luglio (178 tonnellate) e ottobre (59 tonnellate). La resa diminuisce nel mese di maggio e la raccolta di Pile cala sotto la media, bloccandosi a 33 tonnellate. La raccolta viene effettuata da SAFE presso differenti tipologie di soggetti; ognuno di questi Centri di Raccolta contribuisce con un proprio apporto in termini di quantitativo raccolto. Nel 2015 SAFE ha ritirato presso: •

CdR Comunali: 326 tonnellate. Tutti i rifiuti di Pile e Accumulatori Portatili raccolti in modo differenziato grazie al servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani;

Centri di Stoccaggio: 285 tonnellate. Impianti di recupero o messa in riserva, autorizzati secondo normativa dal D.lgs. 152/2006, alla ricezione, conservazione, e gestione delle Pile e Accumulatori Portatili esausti;

Distributori: 20 tonnellate. Tutti coloro che, nell’ambito di un’attività commerciale,


parte prima

forniscono Pile e Accumulatori Portatili verso un utilizzatore finale attrezzato di specifico contenitore per il ritiro da parte dei cittadini del rifiuto; •

Grandi Utilizzatori: 1 tonnellata. L’insieme degli grandi attori produttori iniziali di rifiuti di Pile e Accumulatori Portatili, con una produzione pari ad almeno 400 kg annui e la garanzia di un ritiro minimo singolo pari a non meno di 100 kg; Impianti di Trattamento RAEE: 19 tonnellate. A questa tipologia di CdR appartengono tutti gli impianti inerenti al trattamento dei rifiuti generati da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); in queste strutture è garantito il ritiro delle pile portatili estratte dai RAEE durante le differenti stadi di trattamento.

L’attività di SAFE interessa 812 Punti di Prelievo di rifiuti di Pile e Accumulatori Portatili in tutta Italia. Tra le province italiane, la maggiore copertura territoriale è garantita nella provincia di Milano, Lombardia, che vanta 146 luoghi di raccolta. A seguire Verona, Veneto, con 123 LdR, soli 82 punti di prelievo invece per la provincia di Como, Lombardia, che mantiene comunque la terza posizione come copertura territoriale. Tra le province con minor presenza troviamo invece la siciliana Ragusa e la molisana Isernia con un solo Luogo di raccolta.

RACCOLTA PER TIPOLOGIA DI CENTRO DI RACCOLTA Ton CdR comunale Grandi utenti Distribuzione Impianti RAEE Centri di stoccaggio

326 1 20 19 285

Totale complessivo

651

COPERTURA TERRITORIALE Le province più servite: Milano - Lombardia:

146 PdP

Verona - Veneto:

123 PdP

Como - Lombardia:

82 PdP

Le provincie più virtuose: Per raccolta in termini assoluti Verona - Veneto:

230 ton.

Milano - Lombardia:

140 ton.

Pisa - Toscana:

57 ton.

I mesi più produttivi sono stati Settembre e Ottobre in cui sono state effettuate 98 missioni.

PREMI DI EFFICIENZA EROGATI € 22.539,34

41


parte prima

PILE PORTATILI

COPERTURA TERRITORIALE TONNELLATE RACCOLTE PER PROVINCIA Copertura Territoriale - Punti di prelievo - SAFE Sondrio

19

Como

82

Belluno

Varese

2 Milano Verbano Cusio Ossola

60

1

24 Verona

123 230

146 140 32

812

18

21

10

Tonnellate raccolte per provincia - SAFE Parma

40

37

Pisa

652

47

Fermo

57

19

4

Chieti

37 Roma

65

36

Frosinone

25

6 25

Caserta

5

1

9

46

Medio Campidano

17

Caltanissetta

18

Vibo Valentia

4

Trapani

0 5

1

4

1

3

1

1

42

Lecce

20

1

Messina Enna Ragusa

0


parte prima

BATTERIE PIOMBO INDUSTRIALI ED AVVIAMENTO Nel corso del 2015 il Gruppo SAFE ha raccolto 29.374 tonnellate compiendo 3.982 missioni di ritiro. Anche questa tipologia di rifiuto è trattata fino al recupero delle materie prime seconde, che vengono reintrodotte successivamente nei mercati con un guadagno rilevante sia in termini di salvaguardia ambientale sia in termini economici per i produttori del rifiuto. Nel dettaglio, il trattamento delle batterie contenenti piombo, successivo alla raccolta differenziata e al trasporto in aree di stoccaggio dedicate, prevede dapprima la frantumazione, processo meccanico mediante il quale

3.982 29.374

vengono triturate e separate le parti fisiche del dispositivo; nel secondo step le componenti plastiche - circa il 10% - vengono destinate alle industrie di riciclo, mentre le parti meccaniche vengono sottoposte a un processo di recupero, il cosiddetto “circolo virtuoso del riciclo”, che comprende due ulteriori fasi: la fusione nella quale il piombo viene raccolto in forni con l’aggiunta di reagenti specifici e la raffinazione del piombo derivato dalla fusione, che è poi sottoposto ad un percorso di eliminazione delle impurità. Al termine di questa ultima fase si otterrà il “piombo secondario”, del tutto uguale al minerale originario e con le stesse possibilità di utilizzo.

Missioni di ritiro

Ton. batterie ritirate 43


parte prima

RAEE PROFESSIONALI Nel 2015 SAFE ha ritirato 2.697 tonnellate totali di RAEE Professionali effettuando 1.878 missioni di ritiro. La tipologia Informatica, Ped e Stampanti detiene la maggior quota del mercato dei RAEE Professionali con l’89,50%

ETICHETTA FREDDO E CLIMA

e 2.414 tonnellate di rifiuti raccolti. La regione con la maggiore operosità è la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, mentre per Molise, Valle d’Aosta e Basilicata i dati riportano una scarsa partecipazione.

CER

TON

%

16.02.11

75

2,79%

20.01.23

64

2,36%

139

5,15%

16.02.14

0

0,00%

20.01.36

106

3,92%

106

3,92%

16.02.13

21

0,79%

20.01.35

14

0,52%

35

1,31%

16.02.13

15

0,56%

16.02.14

2.330

86,40%

20.01.35

0

0,00%

20.01.36

68

2,54%

2.414

89,50%

3

0,12%

3

0,12%

2.697

100%

Totale GRANDI BIANCHI Totale TV e MONITOR Totale

STAMPANTI/INFORMATICA/ICT/PED

Totale 20.01.21

SORGENTI LUMINOSE Totale TOTALE COMPLESSIVO

44


parte prima

TONNELLATE RACCOLTE PER REGIONE

77

2.697

22

0,22 1.413

145,04

120 451 31 38

70 40

19 1 93 49 63

3

13 12

35

45


parte prima

TONER Nel 2015 SAFE ha ritirato presso le aziende circa 250.000 toner esausti. Il servizio, attivo su tutto il territorio nazionale, registra dati considerevoli in Lombardia mentre è minimo il contributo della Valle d’Aosta.

di recupero grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Le operazioni di trattamento consistono essenzialmente nella macinazione del rifiuto e nella successiva selezione delle materie prime seconde di risulta, quali alluminio, acciaio, ferro, plastica e rame.

I toner esausti ritirati vengono trattati in impianti italiani che assicurano altissimi tassi

Quantità raccolte anno 2015: 250.000 toner in 2.934 missioni di ritiro

46


parte prima

QUANTITÀ RACCOLTE PER REGIONE

6.742

250.000

946

90 99.856

17.347

11.138 28.406 6.011 11.510

13.358 11.073

2.490 199 22.627 3.963 5.967

198

859 585

3.519

47


parte prima

ALTRI RIFIUTI DA UFFICIO Il ritiro inerente i rifiuti da ufficio raggiunge quota 298 tonnellate totali con una tipologia di rifiuto, quello di parti di apparecchiature, che copre circa il 70% del mercato

TIPOLOGIA DI RIFIUTO

CER

TON

%

BATTERIE ED ACCUMULATORI

16.06.02, 16.06.04, 16.06.05, 20.01.34

3.011

1,0%

CAVI

17.04.11

297

0,1%

IMBALLAGGI

15.01.01, 15.01.02, 15.01.03, 15.01.06, 15.02.02, 17.02.01, 20.01.01

42.427

14,3%

INCHIOSTRI

08.03.12, 08.03.18

900

0,3%

INGOMBRANTI

20.03.07

23.305

7,8%

PARTI DI APPARECCHIATURE

16.02.15, 16.02.16

210.695

70,8%

08.03.17

40

0,0%

17.052

5,7%

297.727,00

100,00%

TONER PERICOLOSI ALTRI RIFIUTI Totale Totale Complessivo

48

complessivo e altri CER relativi a Imballaggi che, con 42 tonnellate, rappresentano circa il 14% del totale.

07.02.13, 15.01.07, 16.01.17, 17.02.02,

13.02.05, 15.01.10, 16.02.13, 17.04.05, 18.01.03

13.02.08, 15.02.03, 16.06.01, 17.04.07,


parte prima

1% 5,7 %

0%

0,1 % 14,3 % 0,3 % 7,8 %

70,8 %

Batterie ed accumulatori 1% Cavi

0,1%

Imballaggi

14,3%

Inchiostri

0,3%

Ingombranti

7,8%

Parti di apparecchiature

70,8%

Toner pericolosi

0%

Altri rifiuti totale

5,7%

49


BENEFICI AMBIENTALI DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO ECOPED (RAEE E PILE PORTATILI) Flussi di Raccolta Anno 2015

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50


Sommario 52

L’attività del consorzio Ecoped nel 2015

53

Il beneficio ambientale

55

Conclusioni

51


1 L’ATTIVITÀ DEL CONSORZIO ECOPED NEL 2015 A seguito dell’analisi ambientale delle proprie attività, il Consorzio Ecoped ha valutato i benefici ambientali derivanti dal ciclo di recupero di RAEE e dei rifiuti di pile portatili. Nella seguente tabella sono riportati i quantitativi di rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped nel corso del 2015, la maggior parte dei quali è stata avviata a riciclo: per quanto riguarda il circuito domestico (RAEE domestici

e pile portatili), la percentuale di recupero è stata di oltre l’81% per il raggruppamento R1, di oltre l’83% per il raggruppamento R3, mentre ha superato il 92% per gli altri raggruppamenti, arrivando a circa il 97% per l’R2; per il circuito professionale (RAEE professionali), invece, la percentuale di recupero è stata molto alta, quasi oltre l’81% per i CER 16.02.13* e oltre il 95% per il CER 16.02.13*.

Tabella 1: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE domestici e pile portatili – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

QUANTITÀ RACCOLTE ANNO 2015

RICICLO TOTALE

SMALTIMENTO TOTALE

ton.

ton.

%

ton.

%

R1

53

42,81

81,13%

9,96

18,9%

R2

2.374

2.294,11

96,64%

79,65

3,4%

R3

8

6,75

83,58%

1,33

16,4%

R4

6.428

6.168,55

95,96%

259,41

4,0%

R5

8

7,04

92,37%

0,58

7,6%

P1

364

257,71

70,80%

106,29

29,20%

TOTALE

9.234

8.776,97

95,05%

457,2

4,95%

Tabella 2: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

52

QUANTITÀ RACCOLTE ANNO 2015

RICICLO TOTALE

SMALTIMENTO TOTALE

ton.

ton.

%

ton.

%

16.02.13

4,050

3,31

81,71%

0,74

18,3%

16.02.14

10,740

10,23

95,29%

0,51

4,7%

TOTALE

14,790

13,54

91,57%

1,25

8,43%


2 IL BENEFICIO AMBIENTALE Il beneficio ambientale delle attività svolte dal Consorzio Ecoped consiste nel ridurre il quantitativo di rifiuti destinati a smaltimento e nell’avviarli a recupero come materia prima seconda. Conseguentemente il Consorzio contribuisce al risparmio di risorse, sia in termini di materia sia di energia, che sarebbero necessarie in mancanza del riciclo. Il beneficio ambientale consiste, quindi, nell’evitare l’impatto ambientale associato allo smaltimento dei rifiuti e nell’evitare la produzione di materie prime vergini, sostituita dal reintegro del materiale riciclato di Ecoped. L’attività del Consorzio contribuisce alle emissioni di gas effetto serra, per la fase di trasporto dei rifiuti (dal loro sito di produzione agli impianti di trattamento e successivamente al destino finale), per le attività svolte dagli impianti di trattamento e per gli impatti dovuti allo smaltimento. A fronte di questo aumento delle emissioni di gas serra (scenario “attività Ecoped”) il Consorzio contribuisce: • ad evitare gli impatti dello smaltimento dei RAEE in discarica (scenario “no riciclo”); • ad evitare gli impatti della produzione di materie prime vergini, cioè di risorse estratte dall’ambiente naturale (scenario “mancata produzione materie prime”). Le tabelle 3 e 5 riportano le emissioni di CO2 equivalente prodotte dai seguenti scenari:

• • •

lo scenario “no riciclo” rappresenta le emissioni che si avrebbero nel caso in cui i rifiuti fossero inviati totalmente a discarica; lo scenario “attività Ecoped” rappresenta invece le emissioni derivanti dalla gestione dei rifiuti da parte del Consorzio, come descritto precedentemente (§ 1); lo scenario “mancata produzione materie prime” corrisponde alle emissioni derivanti dalla produzione da materiale riciclato rispetto a quelle derivanti da materie vergini. Il segno negativo indica che le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime secondarie è minore rispetto a quella da materie prime vergini.

Il beneficio ambientale totale corrisponde alla differenza tra il contributo dato dall’attività di Ecoped e dalla produzione dei manufatti da materie prime secondarie meno lo scenario “no riciclo” e la produzione dei manufatti da materie prime vergini. Nelle tabelle 4 e 6, invece, il beneficio ambientale è espresso in termini di consumi energetici: anche in questo caso sono riportati i consumi derivanti dai diversi scenari e l’energia risparmiata grazie all’attività di Ecoped. Le emissioni evitate e il risparmio energetico sono calcolati in riferimento alle quantità di rifiuti che il Consorzio Ecoped ha gestito nel corso del 2014 (vedi tabella 1 e 2).

Tabella 3: Beneficio ambientale in termini di emissioni di CO2eq, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (ton CO2eq)

attività Ecoped (ton CO2eq)

mancata produzione materie prime (ton CO2eq)

ton CO2eq evitate

R1

395,00

36,35

-88,87

-447,52

R2

96,15

388,26

-4.273,77

-3.981,66

R3

0,44

0,89

-23,82

-23,37

R4

271,40

1.055,20

-13.075,17

-12.291,37

R5

0,42

1,01

-8,29

-7,70

P1

86,82

256,88

-478,66

-308,61

TOTALE

850,23

1.738,57

-17.948,57

-17.060,23

53


2 IL BENEFICIO AMBIENTALE Tabella 4: Beneficio ambientale in termini di consumi energetici, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (GJ)

attività Ecoped (GJ)

mancata produzione materie prime (GJ)

GJ risparmiate

R1

17,45

214,45

-1.242,52

-1.045,52

R2

228,15

5.401,94

-58.068,79

-52.895,00

R3

1,01

12,81

-386,95

-375,15

R4

645,07

15.008,11

-236.353,48

-221.990,44

R5

3,01

14,28

-93,20

-81,94

P1

145,60

2.883,78

-7.255,90

-4.517,72

TOTALE

1.040,30

23.535,37

-303.400,84

-280.905,77

Sia dal punto di vista delle emissioni di gas serra sia del consumo energetico le attività del Consorzio Ecoped (trasporti lungo la filiera dei RAEE, trattamenti primari e secondari, recupero e smaltimento finale dei rifiuti) hanno generato impatti ambientali superiori rispetto a quelli che sarebbero stati prodotti in caso di completo smaltimento in discarica (colonna “no riciclo delle tabelle precedenti), tranne che per le emissioni del raggruppamento R1, in quanto lo smaltimento degli impianti di refrigerazione senza recupero dei CFC risulta particolarmente impattante. Come già evidenziato, però, oltre a non disperdere sostanze inquinanti,

occorre considerare il beneficio ottenuto grazie al fatto di poter avviare a riciclo materiali che altrimenti sarebbero prodotti completamente ex-novo. Il beneficio ambientale complessivo rimane, quindi, positivo. Il bilancio complessivo delle emissioni climalteranti mostra in modo evidente il peso e l’importanza dell’attività di recupero dei materiali: la gestione dei RAEE domestici (comprese le pile portatili) che il Consorzio Ecoped ha svolto nel 2015 ha permesso di evitare l’emissione di 17.060 tonnellate di CO2eq, mentre il risparmio energetico è di quasi 281.000 GJ.

Tabella 5: Beneficio ambientale in termini di emissioni di CO2eq, circuito professionale – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

54

CER

no riciclo (ton CO2eq)

attività Ecoped (ton CO2eq)

mancata produzione materie prime (ton CO2eq)

ton CO2eq evitate

16.02.13*

0,26

0,32

-11,27

-11,20

16.02.14

0,85

1,05

-26,61

-26,40

TOTALE

1,11

1,38

-37,88

-37,61


Tabella 6: Beneficio ambientale in termini di consumi energetici, circuito professionale – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

no riciclo (GJ)

attività Ecoped (GJ)

mancata produzione materie prime (GJ)

GJ risparmiate

16.02.13*

1,35

4,69

-181,15

-177,81

16.02.14

5,93

14,78

-481,66

-472,81

TOTALE

7,28

19,47

-662,81

-650,62

Anche nel caso dei rifiuti del circuito professionale i consumi energetici risultano maggiori per le attività di Ecoped rispetto allo smaltimento dei RAEE in discarica (come per il circuito dei RAEE domestici), mentre per le emissioni di gas serra si nota come lo scenario “no riciclo” e lo scenario “attività Ecoped” siano pressoché equivalenti, grazie all’impatto del CER 16.02.11 dovuto al mancato recupero (e quindi emissione) dei gas CFC degli impianti di refrigerazione. La competitività dello scenario “attività Ecoped” rispetto allo scenario “no

riciclo” è dovuta anche all’assenza del trasporto casapiazzola ecologica presente nel circuito domestico di raccolta dei RAEE. Il bilancio totale delle emissioni climalteranti mostra, anche nel caso dei RAEE professionali, il peso e l’importanza dell’attività di recupero dei materiali: la gestione dei RAEE professionali che il Consorzio Ecoped ha svolto nel 2015 ha permesso di evitare l’emissione di 38 tonnellate di CO2eq e il risparmio energetico è stato di 651 GJ.

3 CONCLUSIONI Il bilancio ambientale del ciclo dei flussi dei rifiuti (RAEE e pile portatili), trattati dal Consorzio Ecoped nel corso del 2015 e redatto in collaborazione con Ambiente Italia, vede qui riassunti i benefici ambientali derivati dall’attività di Ecoped. Le attività svolte dal Consorzio nel 2015 hanno:

- evitato l’emissione in atmosfera di 17.098 tonnellate di gas a effetto serra pari alle emissioni di oltre 5.600 auto di media dimensione alimentate a diesel euro 5, che percorrono in media 10.000 km; - risparmiato 281.556 GJ di energia, pari al consumo annuo di circa 42.660 frigoriferi in classe C (ovvero al consumo di una città di 100.000 abitanti).

- recuperato complessivamente 8.791 tonnellate di materiali su un totale di 9.249 tonnellate di rifiuti trattati (pari al 95%);

55


CALCOLO DELLA CARBON FOOTPRINT DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO ECOPED (RAEE E PILE PORTATILI) Flussi di Raccolta Anno 2016

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56


Sommario 58

Introduzione

62

Obiettivo e campo di applicazione dello studio

66

Analisi di inventario

99

Valutazione degli impatti

105

Interpretazione del ciclo di vita

108

Bibliografia

57


1 INTRODUZIONE La crescente attenzione al problema del cambiamento climatico l’importanza che oggi sul mercato è data ai requisiti “ecologici” dei prodotti, la maggior consapevolezza del consumatore verso scelte più responsabili e comportamenti virtuosi, hanno contribuito a determinare la creazione di nuovi modi per fornire informazioni relative all’impatto sul clima di prodotti e servizi. In questo ambito ha trovato grande diffusione la “carbon footprint”: essa rappresenta un indicatore ambientale che esprime la quantità totale delle emissioni di gas ad effetto serra emesse, direttamente o indirettamente, durante il ciclo di vita di un prodotto, di un’organizzazione o di un servizio e fornisce una quantificazione dell’impatto delle attività umane, espressa come quantità di anidride carbonica equivalente (CO2eq). Nel calcolo dalla carbon footprint si tiene conto di tutti i gas clima-alteranti del Protocollo di Kyoto, tra cui l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), l’ossido nitroso (N2O) e altri composti chimici (come i CFC, Halon, HCFC, ecc.). Ciascuna di queste emissioni è moltiplicata per il corrispondente coefficiente di caratterizzazione del potenziale di riscaldamento globale (Global Warming Potential, GWP) e la somma totale fornisce il valore di carbon footprint. La carbon footprint dei prodotti comprende l’assorbimento e l’emissione di gas clima-alteranti nell’arco dell’intera vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime e la loro trasformazione, al loro uso, fino al riciclo ed eventuale smaltimento finale. In ciascuna delle suddette fasi, le emissioni di gas ad effetto serra possono derivare da sorgenti come l’utilizzo di energia e di combustibili per il trasporto, dalla produzione di rifiuti e dalle perdite di refrigeranti dai sistemi di refrigerazione, mentre gli assorbimenti possono derivare dalla fissazione della CO2 atmosferica da parte delle piante o del suolo.

definisce RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) le apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono considerate rifiuti [ai sensi della normativa vigente], inclusi tutti i componenti, i sottoinsiemi ed i materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto nel momento in cui si assume la decisione di disfarsene. I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) non possono essere gettati nei normali cassonetti e smaltiti in discarica, in quanto possono contenere sostanze in grado di contaminare l’ambiente in maniera irreversibile, quali ad esempio metalli pesanti, sostanze lesive per l’ozono e sostanze alogenate; pertanto, per evitare la dispersione di tali componenti, è necessario trattare nel modo corretto le componenti inquinanti (attraverso recupero o riciclo) e smaltire le sole parti residue non più recuperabili. La normativa di riferimento che regola la gestione di questi rifiuti è costituita dal Decreto Legislativo 151 del 2005, che ha l’obiettivo di migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che svolgono un ruolo attivo nel ciclo di vita dei prodotti elettrici ed elettronici: dai produttori agli utilizzatori, passando per gli attori della filiera distributiva, fino agli operatori del riciclo. Al decreto legislativo hanno fatto seguito 5 decreti ministeriali attuativi:

1.1 LO SVILUPPO NORMATIVO DEI RAEE

Il D.Lgs. 151/05 (ora sostituito dal D.Lgs 49/2014)

58

DM 25/09/07: Istituzione del Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151; DM 25/09/07, n. 185, recante l’istituzione del “Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE”, del “Centro di coordinamento per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi” e del “Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE” (attuazione articoli 13, comma 8 e 15 comma 4, D.lgs. 151/2005); DM Ambiente 8 aprile 2008 recante “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato — Articolo 183, comma 1, lettera cc)


• •

del D.Lgs. 152/2006”; DM Ambiente 12 maggio 2009 recante “Finanziamento gestione RAEE”; DM Ambiente 8 marzo 2010, n. 65, recante “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) — Modalità semplificate”.

In particolare il Decreto stabilisce misure e procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; b) promuovere il reimpiego, il riciclo e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di queste apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento dei RAEE; d) ridurre l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

sul mercato non debbano contenere determinate sostanze tossiche e nocive individuate nell’allegato II del decreto, ovvero: piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e bifenili polibromurati (PBB). Il secondo, invece, entrato in vigore il 12/04/14, oltre ad inserire prescrizioni per particolari tipologie di AEE, riguarda più direttamente la gestione dei rifiuti (RAEE), precisando in modo più netto la distinzione tra RAEE domestici e professionali e introducendo inoltre la novità dei RAEE di piccolissime dimensioni (oggetto di ritiro gratuito senza obbligo di acquisto dell’equivalente, cosiddetto “uno contro zero”), distinguendo in:

RAEE DOMESTICI: i RAEE originati dai nuclei domestici

e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. I rifiuti delle AEE che potrebbero essere usati sia dai nuclei domestici sia da utilizzatori diversi (“dual use”), sono in ogni caso considerati RAEE domestici;

RAEE PROFESSIONALI: i RAEE diversi da quelli provenienti da nuclei domestici;

Il sistema introdotto dalla normativa è improntato sulla responsabilità dei “produttori” (ossia dei primi importatori o fabbricanti) ai quali si chiede di organizzare e finanziare la raccolta e la gestione dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato. Nel 2014 sono stati pubblicati due importanti decreti legislativi di modifica del D.Lgs. 151/05: 1) D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 27, Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del D.Lgs. 151/2005; 2) D.Lgs. 14 marzo 2014, n. 49, Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del D.Lgs. 151/2005. Il primo, entrato in vigore il 30 marzo 2014, prevede che le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse

RAEE DI PICCOLISSIME DIMENSIONI: i RAEE di dimensioni esterne inferiori a 25 cm;

PANNELLI FV: sono definiti RAEE “domestici” se originati

da impianti di potenza nominale inferiore a 10 kW, mentre sono definiti RAEE “professionali” se di potenza superiore. Inoltre definisce:

CENTRI DI TRATTAMENTO: gli impianti o le imprese

che effettuano operazioni di trattamento RAEE devono essere autorizzati con l’autorizzazione unica ex articolo 208, Dlgs 152/2006. L’autorizzazione garantisce l’utilizzo delle migliori tecniche di trattamento, di recupero e di riciclaggio disponibili e stabilisce le condizioni per garantire l’osservanza dei requisiti previsti per il trattamento adeguato e per il conseguimento degli

59


1 INTRODUZIONE obiettivi di riciclaggio e recupero indicati in allegato V; TRATTAMENTO: prevede la rimozione di tutti liquidi ed un trattamento selettivo conforme alle prescrizioni tecniche. Nel caso di RAEE contenenti sostanze lesive dell’ozono alle operazioni di trattamento si applicano le disposizioni del Reg. (CE) n. 1005/2009 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono e del Reg. (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati a effetto serra. Inoltre, il Decreto RAEE 49/2014 precisa, all’articolo 35 comma 2°), che il Comitato di Vigilanza e Controllo (CVC) del sistema RAEE definisce i criteri di determinazione delle quote di mercato, anche in considerazione, ove possibile, del diverso impatto ambientale delle singole tipologie di AEE. A tal fine, il CVC valuta l’analisi del ciclo di vita dei beni che può essere facoltativamente presentata da ciascun produttore con riferimento alle proprie AEE.

1.2 IL CONSORZIO ECOPED

Il Consorzio Ecoped organizza e gestisce per conto dei propri consorziati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto ed il trattamento dei RAEE, sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti. Le categorie di apparecchiature elettriche ed elettroniche che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014 sono: 1. 2. 3. 4. 5. 6.

grandi elettrodomestici; piccoli elettrodomestici; apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; apparecchiature di consumo; apparecchiature di illuminazione; strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni); 7. giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero; 8. dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati); 9. strumenti di monitoraggio e di controllo; 10. distributori automatici.

60

Per quanto riguarda i RAEE domestici, nel periodo c.d “transitorio”, ovvero sino al 15 agosto 2018, la raccolta separata avviene suddividendo i rifiuti secondo 5 Raggruppamenti:

• RAGGRUPPAMENTO 1 – Freddo e clima (es. frigoriferi,

congelatori, altri grandi elettrodomestici utilizzati per la refrigerazione, la conservazione e il deposito di alimenti, apparecchi per il condizionamento, ecc.);

• RAGGRUPPAMENTO 2

– Altri grandi bianchi (es. lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici e apparecchiature per la ventilazione e l’estrazione d’aria, ecc.);

• RAGGRUPPAMENTO 3 – TV e monitor; • RAGGRUPPAMENTO 4 – Information Technology ed

elettronica di consumo, apparecchi di illuminazione (privat i de lle sorg e nt i luminose ) , pic c o li elettrodomestici e altro (es. stampanti, copiatrici, macchine da scrivere elettriche ed elettroniche, calcolatrici tascabili e da tavolo, fax, telefoni, telefoni cellulari, apparecchi radio, videocamere, registratori cucire, giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport e tutte le categorie non menzionate negli altri raggruppamenti), pannelli fotovoltaici;

• RAGGRUPPAMENTO 5 – Sorgenti luminose (es. tubi

fluorescenti, sorgenti luminose fluorescenti compatte, sorgenti luminose a scarica ad alta intensità, comprese sorgenti luminose a vapori di sodio ad alta e bassa pressione, sorgenti luminose ad alogenuri metallici, ecc.).

I RAEE professionali, invece, vengono distinti direttamente per codice CER, così come elencati di seguito: • CER 16.02.11*: apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluorocarburi, HCFC, HFC;


• CER 16.02.13*: apparecchiature fuori uso, contenenti

recupero (MPS, energia…), smaltimento in discarica (delle sole frazioni non recuperabili), reportistica.

Oltre ai RAEE, Ecoped gestisce anche la raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori: il D.Lgs. 188/2008, infatti, al fine di incrementare le percentuali di raccolta e di riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori, ha previsto - analogamente a quanto disciplinato per il settore dei RAEE - la costituzione di un Centro di Coordinamento (del quale Ecoped è consorziato), avente lo scopo di organizzare un sistema capillare di raccolta dei rifiuti di pile che copra in modo omogeneo l’intero territorio nazionale. Attraverso il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) è oggi disponibile un sistema dedicato alle attività di ritiro e gestione dei rifiuti di pile ed accumulatori portatili (Raggruppamento P1).

componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci 16.02.09 e 16.02.12; CER 16.02.14: apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16.02.09 a 16.02.13*; CER 20.01.21*: tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio.

Per garantire un servizio efficiente ed efficace di raccolta separata dei RAEE su tutto il territorio nazionale, in conformità alle disposizioni di legge, Ecoped utilizza una serie di fornitori che ricoprono, con un servizio integrato, tutte le fasi della gestione dei RAEE e si dividono in: imprese di logistica autorizzate per le operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio presso piattaforma intermedia (transit point 1 eventuale), conferimento agli impianti finali e imprese di trattamento per le operazioni di messa in riserva (pre-trattamento), riciclo e ricondizionamento, trattamento, separazione,

1

Punto di passaggio intermedio tra produttore del rifiuto e destinatario dove avviene lo stoccaggio.

61


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO 2.1 OBIETTIVO

2.3 NORMA DI RIFERIMENTO

L’analisi della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti da Ecoped e il calcolo della CFP ai sensi della norma ISO/TS 14067:2013 ha lo scopo di quantificare il contributo di questa attività al riscaldamento globale, espresso in termini di CO2 equivalente, valutando tutte le emissioni (e rimozioni) di gas serra lungo l’intero ciclo di vita.

Per il calcolo dell’impronta di carbonio della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped, la norma di riferimento che viene utilizzata è, quindi, la ISO/ TS 14067:2013 e lo studio di valutazione del ciclo di vita è condotto in conformità a quanto richiesto dalla norma.

Il formato del Rapporto di studio della CFP è coerente con quanto definito dalla norma ISO/TS 14067.

2.2 CAMPO DI APPLICAZIONE Le attività svolte dal Consorzio Ecoped, che sono state considerate nel calcolo della carbon footprint, sono il trasporto e il trattamento di varie filiere di rifiuti: RAEE domestici e professionali e pile portatili. La prima fase del ciclo consiste nel ritiro dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche dal luogo dove sono stati “prodotti” (Centro di Raccolta per quanto riguarda i RAEE domestici e pile portatili e azienda/organizzazione per i RAEE professionali) e nel loro trasporto presso l’impianto di trattamento selettivo (conferimento diretto oppure indiretto, cioè attraverso uno stoccaggio presso un transit point). La seconda fase consiste nel trattamento dei rifiuti presso impianti autorizzati (trattamento selettivo), dove avviene la separazione delle varie parti che compongono il rifiuto al fine di essere recuperate direttamente o, eventualmente, inviate ad ulteriore trattamento (trattamento finale) o a smaltimento (discarica o inceneritore). I principali vantaggi della carbon footprint, rispetto ad un classico studio di LCA completo dei suoi consueti indicatori d’impatto, sono la facilità di comunicazione e di comprensione da parte del pubblico dei risultati finali poiché l’impatto ambientale è espresso tramite un singolo indicatore. Si rimanda al paragrafo 5.2, dove sono descritte le limitazioni dello studio. 2

Fonte: Centro di Coordinamento RAEE

62

2.3.1 TIPO DI CFP Lo studio della CFP della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped è una carbon footprint completa (in quanto prende in considerazione tutto il ciclo di gestione dei RAEE domestici e professionali, oltre che delle pile portatili, dalla raccolta al trasporto, al trattamento, fino al fine vita delle varie componenti) e autonoma, non intesa come asserzione comparativa.

2.3.2 CFP-PCR Per lo studio in oggetto non verranno seguite PCR, in quanto non esistono documenti applicabili all’oggetto del presente studio.

2.4.1 QUANTITATIVI DI RAEE TRATTATI DA ECOPED I Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestici raccolti in Italia nel 2015 sono stati di 249.286 tonnellate2 , di cui 9.234 tonnellate sono state gestite dal Consorzio Ecoped. Tabella 1: Quantità di RAEE domestici e RIPA trattati da Ecoped nel 2014

R

2014 ton.

2015 ton.

variazione

R1

105

53

-50%

R2

1.393

2.374

70%

R3

18

8

-56%

R4

6.479

6.428

-1%

R5

5

8

60%

P1

224

364

63%

TOT

8.224

9.234

12%


Nella tabella seguente sono riportati i quantitativi specifici suddivisi nei diversi raggruppamenti e la variazione rispetto all’anno precedente3. Tabella 2: Quantità di RAEE professionali trattati da Ecoped nel triennio 2014-2015

CER

2014 ton.

2015 ton.

variazione

16.02.11*

121

-

16.02.14 Grandi bianchi

109

-

16.02.13*

25

4

-84%

16.02.14 – PED

222

11

-95%

20.01.21*

0,04

-

TOTALE

477

15

Si precisa che ci si riferisce a una tonnellata di ciascuna tipologia di rifiuto. Sono state poi determinate le emissioni totali derivanti dai flussi di rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped nel 2015, moltiplicando le emissioni derivanti da una tonnellata di rifiuto per le relative tonnellate trattate dal Consorzio.

2.6 CONFINI DEL SISTEMA

-97%

Invece, relativamente ai RAEE professionali gestiti da Ecoped, i quantitativi trattati nel 2015 sono 15 tonnellate e riguardano solo i CER 16.02.13* e 16.02.14. Nella tabella 2 si riportano i quantitativi trattati nel 2015, suddivisi nei diversi CER e la variazione rispetto all’anno precedente. Gli output derivanti dal trattamento selettivo delle diverse tipologie di RAEE (rifiuti e/o materie prime secondarie) possono essere avviati a riciclo, direttamente o dopo altri trattamenti (di seguito denominato “trattamento finale”), oppure a smaltimento (discarica o incenerimento).

2.5 UNITÀ FUNZIONALE E FLUSSO DI RIFERIMENTO L’unità funzionale fornisce il riferimento al quale i dati in ingresso e in uscita al sistema considerato sono riferiti. L’unità funzionale considerata nello studio in oggetto è:

3

1 tonnellata di RAEE gestita dal consorzio Ecoped

Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo di vita dell’attività di gestione dei RAEE condotta dal Consorzio Ecoped; i risultati della carbon footprint sono stati riportati separatamente per RAEE domestici, suddivisi nei diversi raggruppamenti, e RAEE professionali, separati per CER. Nel circuito dei rifiuti domestici sono inserite anche le pile portatili. Nelle figure 1 e 2 è rappresentato schematicamente il ciclo di vita dei RAEE: dal produttore (piazzola ecologica nel caso dei RAEE domestici, azienda per quelli professionali), il rifiuto viene avviato all’impianto di trattamento selettivo (eventualmente passando attraverso un transit point). Da qui, in seguito alla separazione delle varie componenti e alla macinazione del rifiuto, le diverse frazioni prodotte possono essere inviate a recupero diretto (con o senza passare per la messa in riserva) oppure possono essere mandate ad un altro impianto dove, in seguito ad uno specifico trattamento (definito finale), verranno recuperati altri materiali. In entrambi i trattamenti, quello selettivo dei RAEE e quello finale delle componenti, una parte dei rifiuti che ne derivano vengono inviati a smaltimento (discarica o incenerimento).

I totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti

63


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO Fase Fase Fase Fase Fase

UTENZA DOMESTICA

CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE - Fase 1

ยง ยง ยง ยง ยง

3.2 3.3 3.4 3.5 3.6

PRODUTTORE DEL RIFIUTO - Fase 1

STOCCAGGIO

STOCCAGGIO

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO SELETTIVO

Fase 2

Fase 2

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

RICICLO

Fase 4

Figura 1: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE domestici

64

1: 2: 3: 4: 5:

Fase 5

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

RICICLO

Fase 4

Figura 2: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE professionali

Fase 5


2.7 CRITERI DI ESCLUSIONE I criteri di esclusione (cut-off) consentono di escludere, dallo studio del calcolo dell’impronta di carbonio, alcuni flussi di materia ed energia in ingresso e in uscita al sistema considerato. Nel presente studio LCA, i processi che sono stati esclusi dall’analisi, in base a puntuali analisi di sensibilità, sono i seguenti:

deve essere, quando possibile, evitata attraverso la suddivisione del processo o l’espansione del sistema. In caso contrario i rapporti fisici (es. massa, energia) tra prodotti o funzioni devono essere utilizzati per ripartire i flussi in ingresso e in uscita. Quando non è possibile stabilire i rapporti fisici, vengono utilizzati altri rapporti (per esempio il valore economico). Per quanto riguarda i rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped, il criterio di allocazione selezionato è quello di massa.

2.9 PERIODO DI RIFERIMENTO

a costruzione degli stabilimenti aziendali e dei macchinari per il trattamento dei rifiuti; i prodotti per la manutenzione degli impianti.

2.8 APPROCCIO DI ALLOCAZIONE SELEZIONATO

Il periodo di riferimento per il calcolo della carbon Il periodo di riferimento per il calcolo della carbon footprint della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti da Ecoped è l’anno solare 2015.

La norma ISO/TS 14067 definisce una gerarchia nella selezione dell’approccio di allocazione. L’allocazione

65


3 ANALISI DI INVENTARIO Per l’elaborazione del presente studio e per il calcolo della carbon footprint, i dati di input sono stati forniti da Ecoped partendo dai formulari di trasporto dei rifiuti (FIR). Il Consorzio ha elaborato le informazioni relative alla movimentazione dei RAEE domestici e professionali e dei rifiuti di pile portatili, eseguite nel 2015 dagli impianti di trattamento, per conto dei consorziati Ecoped, distinguendo i trasporti diretti (dal produttore all’impianto di trattamento) da quelli indiretti (passaggio attraverso un transit point prima di arrivare all’impianto di trattamento). Sono stati coinvolti 12 partner operativi di Ecoped, che hanno gestito complessivamente l’84% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio e il 100% di quelli professionali (di seguito chiamati “impianti campione”). Nella tabella 3, sono riportati gli impianti e la località in cui sono situati. Per ogni impianto sono state raccolte informazioni in merito alle lavorazioni effettuate, le tipologie di RAEE trattati e gli output derivanti dalla selezione. Tutte le informazioni sono, quindi, state raccolte attraverso una scheda specifica e puntuale, dove sono stati registrati: • i RAEE in ingresso all’impianto, suddivisi per raggruppamento (per il domestico) e per CER (per il professionale), oltre ai quantitativi di rifiuto trattato per conto di Ecoped nel 2015 e il totale lavorato nello stesso anno; • i consumi di energia elettrica e/o di combustibile necessari per il funzionamento degli impianti, suddivisi, dove possibile, per tipologia di RAEE lavorato; • altri eventuali consumi correlati all’attività di trattamento (metano per riscaldamento, acqua, ecc.); • la tipologia e la quantità dei rifiuti e delle materie prime secondarie (MPS) in uscita dall’impianto dopo il trattamento. In particolare, per ogni CER o MPS in uscita dall’impianto sono state fornite informazioni relative al RAEE da cui hanno avuto origine, all’impianto di destinazione, al destino finale (recupero/trattamento, discarica, incenerimento). Da queste informazioni sono stati, quindi, ricavati tutti i dati necessari per il calcolo della carbon footprint 66

Tabella 3: Localizzazione degli impianti campione

D

H G

C

I

L A

N

M

F E

B

IMPIANTO A B C D E F G H I L M N

Dismeco S.r.l. FG S.r.l. Nec New Ecology S.r.l. O2Saving S.r.l. Ri.Plastic S.r.l. Ri.Plastic S.r.l. S.E.Val. S.r.l. S.E.Val - Piantedo Stena Technoworld S.r.l. Transistor S.r.l. Vallone S.r.l. Vallone S.r.l.

LOCALITÀ Marzabotto (BO) Belpasso (CT) Fossò (VE) Castelnuovo (TN) Balvano (PZ) Sessano del Molise (IS) Colico (LC) Piantedo Angiari (VR) Torino (TO) Anagni (FR) Montalto di Castro (VT)

Tabella 3: Localizzazione degli impianti campione


generata dalla gestione dei RAEE da parte di Ecoped. Nei capitoli successivi vengono dettagliatamente descritte tutte le varie fasi del ciclo di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio, con particolare attenzione ai dati disponibili e alle eventuali assunzioni fatte per supplire alla mancanza di dati4.

Consorzio Ecoped garantisce l’accesso a banche dati estremamente aggiornate (per esempio il database Ecoinvent 3.25). L’utilizzo di dati primari è prioritario, per questo motivo è stata condotta una puntuale raccolta dati che ha permesso di approfondire le fasi più impattanti del ciclo di vita dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped e di individuare quelle non coperte da banche dati specifiche.

3.1 DESCRIZIONE DEI DATI Le tipologie di dati che sono state utilizzate nell’LCA per il calcolo della carbon footprint sono: • dati primari, reperiti presso siti aziendali; • dati secondari: provenienti da banche dati (commerciali e non) o da letteratura (specifica e non) relazionata a quella particolare categoria di prodotto o ad altri sistemi equivalenti da un punto di vista tecnologico, geografico e temporale. Per questa tipologia di dati la struttura consulenziale del RAGGRUP R1 R2 R3 R4 R5 P1

tonnellate

3.2 DAL PRODUTTORE DEL RIFIUTO ALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO Come già evidenziato, il quantitativo di rifiuti gestiti da Ecoped nel 2015 è di 9.234 tonnellate per quanto riguarda i RAEE del circuito domestico (compresi i rifiuti di pile e accumulatori), mentre ammonta a 15 tonnellate il quantitativo dei RAEE professionali.

CER

tonnellate

2.373,755

16.02.13*

4,050

8,080

16.02.14

10,740

52,770

Tabella 4: Quantità di RAEE trattate da Ecoped nel 2015

6.427,959 7,622 363,843

La distanza media pesata percorsa fino all’impianto di trattamento varia a seconda del rifiuto trasportato ed è riportata nelle tabelle seguenti: Daproduttore produttore Da destinofinale finale(km) (km) aadestino

RAGGRUP

Daproduttore produttore Da transitpoint point(km) (km) aatransit

Da transit point a destino finale (km)

%

Via terra

Via mare

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

R1

75,84%

169

-

24,16%

96

-

257

-

R2

83,15%

235

-

16,85%

232

-

244

115

R3

100%

164

-

0%

-

-

222

3

R4

86,25%

234

1

16,75%

193

1

466

116

R5

60,42%

215

-

39,58%

152

-

174

16

P1

37,98%

397

-

62,02%

114

-

222

3

Tabella 5: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto dei RAEE domestici all’impianto di trattamento Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti. Ecoinvent è un’associazione senza fini di lucro, fondata dagli istituti svizzeri ETHZ, EPFL, PSI, Empa e ART. Ecoinvent offre uno dei più completi database internazionali di LCI (Life Cycle Inventory) con diverse migliaia di serie di dati in materia di agricoltura, approvvigionamento energetico, trasporti, biocombustibili e biomateriali, prodotti chimici, materiali da costruzione, materiali da imballaggio, metalli di base e preziosi, lavorazione dei metalli, ICT ed elettronica, nonché di trattamento dei rifiuti. 4 5

67


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 6: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto dei RAEE professionali all’impianto di trattamento

Da produttore a destino finale (km)

CER

Da produttore a transit point (km)

Da transit point a destino finale (km)

%

Via terra

Via mare

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

16.02.13*

100%

116

-

0%

-

-

-

-

16.02.14

100%

66

-

0%

-

-

-

-

Da precisare che, per quanto riguarda le pile, esiste un unico impianto autorizzato in Italia che tratta tale tipologia di rifiuto.

3.2.1 FONTE DEI DATI Il dato di input utilizzato per il calcolo della carbon footprint è il quantitativo di rifiuti gestiti nel 2015 da Ecoped, dato fornito dal Consorzio. Le distanze di trasporto sono state calcolate partendo dai dati contenuti nei formulari di trasporto dei rifiuti caricati nel registro di intermediazione (dati resi disponibili dal Consorzio). Per calcolare i km percorsi è stato utilizzato un software specifico per il calcolo delle distanze, tracciando in modo puntuale i tragitti partendo dagli indirizzi dei produttori, dei trasportatori e dei destinatari del rifiuto ricavati dai formulari. I percorsi tengono conto anche degli eventuali trasporti attraverso i transit point. Si è, inoltre, tenuto conto dei percorsi fatti via nave, relativi ai trasporti dalle isole al continente. Le emissioni specifiche, prodotte dai mezzi di trasporto, sono state calcolate con la banca dati Ecoinvent 3.2 per singole categorie di mezzi. Per il trasporto dal centro di raccolta comunale o dall’azienda produttrice del rifiuto professionale fino all’impianto di trattamento, sono stati considerati mezzi con portata compresa tra 7,5 e 16 tonnellate, in quanto confrontabili con la tipologia dei mezzi generalmente utilizzata.

3.2.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda i trasporti, si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/movimentati da Ecoped nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali lavorazioni di stoccaggi effettuati l’anno precedente o giacenze da lavorare l’anno successivo.

68

I chilometri percorsi all’andata sono stati calcolati come la somma delle distanze tra il trasportatore e il produttore del rifiuto e tra questo e l’impianto di trattamento (destinatario), considerando quindi come punto di partenza per ogni viaggio la sede locale del trasportatore. Il viaggio di ritorno è stato conteggiato pari a 0,5 volte quello di andata, perché statisticamente il trasportatore si trova nei pressi dell’impianto di trattamento (o coincide con lo stesso impianto di destinazione). Le distanze di trasporto sono state calcolate come media pesata. Per la raccolta dei RAEE domestici, è stato inserito anche il servizio di trasporto dalle utenze domestiche ai centri di raccolta: la capacità di trasporto dei mezzi utilizzati è stata considerata di 3,5 tonnellate e la distanza percorsa è stata stimata in 3,4 km, partendo dall’estensione media dei comuni italiani, pari a 37,3 km2 (fonte dati ISTAT).

3.3 TRATTAMENTO DEI RAEE PRESSO GLI IMPIANTI Le modalità di trattamento dei RAEE realizzate presso gli impianti possono essere suddivise in diverse fasi, alcune sono comuni a tutte le categorie, altre più specifiche e si distinguono per tipologia di apparecchiatura. In particolare, le fasi principali sono: il conferimento, la messa in riserva e il trattamento (suddivisibile in: pre-trattamento e messa in sicurezza dei materiali), smontaggio e recupero del componente, frantumazione e selezione dei materiali, fine vita. La figura seguente fornisce una schematizzazione delle fasi.


Figura 3: Fasi del trattamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse

Recupero di materiale ed energia Conferimento e messa in riserva

Trattamento selettivo e messa in sicurezza

Smontaggio e recupero dei componenti

Frantumazione e selezione dei materiali Smaltimento

Quando il rifiuto giunge presso l’impianto di trattamento viene effettuata una prima analisi: si tratta del pretrattamento e della messa in sicurezza, una lavorazione preliminare il cui scopo è quello di rendere più sicuro lo svolgimento delle successive fasi di recupero. Essa consiste nell’asportazione di tutte le parti mobili presenti nelle apparecchiature (sportelli, componenti e cablaggi elettrici, guarnizioni in PVC e/o gomma ed altre parti accessorie quali piani in cristallo, in acciaio, in plastica ecc.) e nella contemporanea rimozione, se necessario, dei materiali classificati pericolosi come, ad esempio, CFC dai circuiti e dall’olio, interruttori con sostanze pericolose, condensatori, tubi catodici, schede elettriche ed elettroniche. A questa procedura segue la fase di smontaggio effettuata, salvo differente prassi, manualmente. Questa

operazione è necessaria per separare in modo corretto le diverse componenti, che potranno così essere inviate a successivo recupero, e per permettere l’asportazione di tutte le parti che potrebbero risultare non idonee alla successiva fase. Lo step seguente è automatizzato e consiste nella frantumazione e nella selezione dei materiali da avviare al recupero (metalli ferrosi e non, plastiche, ecc.). A questo punto i materiali sono pronti per essere reintrodotti all’interno dei cicli produttivi o per essere avviati a processi di recupero energetico o di massa, mentre i rifiuti prodotti dalle attività di bonifica e trattamento vengono avviati a smaltimento. Di seguito vengono sommariamente descritti i trattamenti applicati per ciascun raggruppamento di RAEE.

69


3 ANALISI DI INVENTARIO TRATTAMENTO

70

R1

Il trattamento inizia con la messa in sicurezza e lo smontaggio delle componenti pericolose: manualmente vengono asportati cavi elettrici, guarnizioni e parti in vetro. In seguito viene effettuata l’operazione di bonifica del circuito refrigerante, attraverso l’utilizzo di utensili perforanti e l’aspirazione di CFC-HFC e oli, che vengono separati e stoccati. Negli impianti può essere presente un sistema di abbattimento dei CFC, derivanti dalla fase di triturazione del poliuretano (post- combustore). Una volta privato del compressore, il rifiuto viene inviato alla fase di triturazione, che consiste in una riduzione volumetrica e successiva separazione delle varie componenti (principalmente schiume poliuretaniche, metalli ferrosi e non ferrosi, plastica).

R2

L’operazione di messa in sicurezza consiste nell’eliminazione manuale di componenti quali condensatori, eventuali interruttori al mercurio, cavi esterni, batterie, accumulatori, zavorre in cemento, circuiti stampati, ecc…. Le carcasse vengono quindi sottoposte ad una prima triturazione più grossolana e ad una successiva separazione manuale delle diverse componenti, per poi essere nuovamente ridotte a pezzature più piccole. Nastri magnetici e separatori ad induzione permettono la separazione delle diverse tipologie di materiale.

R3

I monitor e i televisori vengono smantellati manualmente, in modo da estrarre il tubo catodico in sicurezza; l’involucro viene avviato a triturazione, mentre la bonifica del tubo catodico avviene nelle seguenti fasi: viene rimossa la cinghia antimplosione, viene eseguito il taglio per la separazione del vetro cono e del vetro pannello, viene estratta la maschera ferrosa e aspirate le polveri fluorescenti dalla superficie del vetro pannello.

R4

Anche in questo caso la messa in sicurezza del rifiuto consiste nella rimozione delle componenti ambientalmente critiche, tra cui i condensatori, i componenti contenenti mercurio, le pile e le batterie, i circuiti stampati, le cartucce e i toner, oltre alle parti che potrebbero danneggiare l’impianto di frantumazione (motori elettrici, trasformatori, ecc.). La successiva triturazione permette la riduzione volumetrica delle carcasse e la separazione delle diverse tipologie di materiale (ferro, materiale non ferroso, plastica,…).

R5

Le operazioni di trattamento delle sorgenti luminose consistono essenzialmente nella frantumazione delle lampade, nella separazione delle parti metalliche e plastiche, nella separazione e pulizia del vetro ed infine nell’estrazione e nel confezionamento delle polveri fluorescenti.

P1

Il trattamento consiste in una pre-selezione manuale per separare le pile e gli accumulatori da altre frazioni, una cernita per suddividere le diverse tipologie (es. alcaline, Zn-C, Ni-Cd, ecc…), ed infine una macinazione delle pile alcaline e Zn-C che permette di ottenere quattro diverse frazioni: acciaio, carta e plastica, collettori anodici e pasta di pile. Quest’ultima subisce un processo idrometallurgico, per il recupero di zinco e ossido di manganese. Le altre tipologie di pile vengono, invece, inviate ad altri impianti per il trattamento finale.


Nella tabella seguente sono riportati gli impianti campione presi in considerazione per le elaborazioni

del presente studio, con indicate le categorie che vengono trattate in ognuno6.

Tabella 7: Raggruppamenti trattati nei diversi impianti visitati nel corso del presente studio

RAGGRUPPAMENTO R1 DISMECO FG NEC NEW ECOLOGY

• •

O2SAVING RI.PLASTIC - BALVANO RI.PLASTIC - SESSANO SEVAL - COLICO SEVAL - PIANTEDO STENA - VR

• • • • •

R2

R3

R4

R5

• • • • • • • • •

• • •

• • • • •

TRANSISTOR VALLONE - ANAGNI VALLONE - MONTALTO

• •

• • • • • •

P1

• •

Non sono indicati i raggruppamenti che gli impianti sono autorizzati a ricevere, ma quelli che hanno effettivamente trattato e per i quali sono state fornite informazioni sui consumi energetici e sui quantitativi di rifiuti/MPS derivati dal loro trattamento selettivo. 6

71


3 ANALISI DI INVENTARIO I consumi energetici specifici forniti dagli impianti sono stati elaborati e rapportati ai quantitativi totali di RAEE trattati nel 2015. Solo per due degli impianti campione non è stato possibile inserire il dato specifico, in quanto le informazioni fornite non sono complete. Per tutti quegli impianti di trattamento RAEE che gestiscono i rifiuti per conto di Ecoped, ma che non rientrano nel campione di aziende selezionate, è stato modellizzato un impianto campione medio, dato dal contributo degli impianti campione7. Per quanto riguarda il funzionamento degli impianti e l’illuminazione, il consumo energetico più elevato fra tutti

gli impianti è di 867,84 MJ/t di RAEE (contro i 698,59 MJ/t del 2014), mentre i consumi minori sono di 47,57 MJ/t di RAEE; solo due impianti trattano R5 e i loro consumi variano da 47,6 a 138 MJ/t. Alcuni impianti hanno fornito il consumo elettrico comprensivo degli uffici, mentre altri sono stati in grado di separare i consumi. Nel grafico 1 sono rappresentati i consumi degli impianti campione7 rispetto ai raggruppamenti per i quali effettuano il trattamento selettivo, senza considerare i consumi per la movimentazione interna e, in rosso, il valore medio pesato utilizzato per i restanti.

Grafico 1: Consumo di energia per tipologia di raggruppamento trattata; in blu gli impianti selezionati nel presente studio (in ordine casuale), in rosso la media degli impianti.

MJ/t 1000,0 900,0

impianto X impianto medio

800,0 700,0 600,0 500,0 393,14

400,0 298,91 243,14

300,0 191,45

200,0

114,47

100,0 0

R1

R2

Tra gli impianti che trattano R1, 3 hanno un combustore nel quale vengono trattati e termodistrutti i CFC e che funziona a metano o propano e di questi 4 ci hanno fornito il consumo di gas necessario per il suo funzionamento, che varia da 6,08 m3/t di R1 trattato a 14,51 m3/t di R1 trattato, con un consumo medio di 8,83 m3/t di R1 trattato. 7

R3

R5

Infine, per quanto riguarda i consumi di metano per il riscaldamento, questi variano tra lo 0,03 e lo 0,84 m3 di metano/t di RAEE trattato, con una media di 0,40 m3 di metano/t di RAEE trattato. È da sottolineare che non tutti gli impianti utilizzano metano per il riscaldamento, ma alcuni hanno degli inverter che funzionano ad energia elettrica (quindi inclusa nei dati sopra riportati).

Per motivi di riservatezza, nel grafico gli impianti campione sono riportati in modo anonimo e casuale.

72

R4


3.3.1 FONTE DEI DATI Gli impianti campione utilizzati per lo studio hanno fornito i valori di energia e/o combustibile utilizzati per il funzionamento dell’impianto di trattamento e, quindi, per la separazione dei vari componenti e materiali che compongono il rifiuto. Dai quantitativi di RAEE lavorati nel corso del 2015 e dai consumi energetici, è stata calcolata l’energia consumata rispetto ad una tonnellata di rifiuto trattato ed è stato quindi determinato il consumo medio utilizzato per gli altri impianti. Solo due impianti hanno fornito consumi energetici specifici per il diverso raggruppamento trattato, mentre gli altri avevano a disposizione un dato complessivo. Presso gli impianti è presente un sistema di abbattimento dei CFC derivanti dalla fase di triturazione del poliuretano (in genere impianto di post-combustione), per i quali sono stati raccolti i quantitativi dei consumi energetici e dl trattamento dei CFC.

3.3.2 ASSUNZIONI Si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/movimentati da Ecoped nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali stoccaggi in anni diversi dal 2015. Per quanto riguarda i RAEE professionali, i diversi CER sono stati assimilati ai raggruppamenti dei RAEE domestici, in quanto il trattamento delle diverse tipologie è essenzialmente lo stesso.

3.4 DA L L’ I M P I A N T O D I T R AT TA M E N T O SELETTIVO ALLA DESTINAZIONE FINALE Questa fase comprende le attività che vengono svolte a valle all’uscita degli impianti di trattamento selettivo dei RAEE e che riguardano essenzialmente l’invio delle varie frazioni ad operazioni di recupero, smaltimento o ad altro impianto dove viene effettuato un secondo processo di trattamento sulle componenti separate nella fase precedente. Da qui, avverrà poi un successivo trasporto delle frazioni recuperate e dei rifiuti avviati a smaltimento in discarica e/o in inceneritore. Le fasi di trasporto in uscita dall’impianto di trattamento fanno riferimento al consumo

di mezzi con una portata massima di 32 tonnellate. Per calcolare il destino finale dei vari materiali che derivano dal trattamento presso gli impianti, sono state determinate delle percentuali in base agli output forniti dagli impianti campione, selezionando il materiale in uscita da ogni specifico raggruppamento e individuando le percentuali che vanno direttamente a recupero, a trattamento finale e/o a smaltimento. In base alle assunzioni fatte sulle lavorazioni presso gli impianti di trattamento finale e di seguito dettagliatamente descritte, sono state determinate le frazioni recuperate o smaltite. Sono stati quindi calcolati i km percorsi per ogni differente destinazione.

3.4.1 FONTE DEI DATI La maggior parte degli impianti campione ha fornito i dati relativi ai CER in uscita dal proprio impianto, attribuendoli alle tipologie (Raggruppamenti) di RAEE cui sono associati: in questo modo, selezionando uno specifico raggruppamento e gli impianti che hanno gestito quel rifiuto per conto di Ecoped nel 2015, è stato possibile calcolare la percentuale e la tipologia di rifiuti e di materia prima secondaria derivante dal trattamento delle diverse tipologie di RAEE. Per il calcolo dei km percorsi all’uscita dell’impianto di trattamento fino alla destinazione finale (recupero, discarica, incenerimento) o successiva (trattamento finale), sono state utilizzate le informazioni fornite dagli impianti di trattamento campione, i quali hanno indicato, per ogni CER derivante dalle diverse lavorazione, l’impianto di destinazione. Attraverso l’utilizzo di software pubblici per il calcolo delle distanze, sono stati determinati i chilometri del tragitto su strada, mentre per il traghetto e la nave è stata calcolata la distanza tra i porti in miglia, trasformata poi in km. Inoltre, in questo studio è stato preso in considerazione anche il consumo dei big bags che le aziende di trattamento utilizzano per il trasporto di alcune tipologie di rifiuti trattati (generalmente rifiuti di plastica, schede, floppy, hard disk, alimentatori e vetro del tubo catodico): si è assunto un consumo pari al numero di big bag acquistati nel 2015 da ogni impianto.

73


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.4.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda le attività svolte dagli impianti di trattamento finale, non sono state rese disponibili informazioni dagli impianti selezionati (tra cui i consumi energetici e le eventuali emissioni in atmosfera di gas a effetto serra) sostanzialmente perché ritenuti dati confidenziali. I consumi energetici sono stati ricavati dai processi di trattamento presenti nella banca dati Ecoinvent 3.2 per analoghe attività di trattamento rifiuti. I big bags sono stati modellizzati utilizzando processi della banca dati Ecoinvent e il fine vita è stato modellizzato utilizzando le percentuali di recupero, incenerimento e smaltimento in discarica tipiche dello scenario italiano per la plastica (36% riciclo, 32% incenerimento e 32% discarica)8. Per quanto riguarda il fine vita delle varie componenti/rifiuti

derivanti da questo trattamento finale, il loro trasporto a recupero e/o a smaltimento, in termini di chilometri percorsi, è stato considerato equivalente a quello fatto dagli impianti di trattamento campione rispettivamente a recupero o a smaltimento. Infine, per le attività svolte nel ciclo finale di trattamento, alcune informazioni relative alle percentuali di rifiuto inviato a recupero e/o a smaltimento sono state fornite dagli impianti di trattamento selettivo, mentre altre sono desunte da dati di letteratura, da banche dati, da altri progetti precedentemente svolti di Ambiente Italia. Nelle tabelle riportate di seguito sono elencate le tipologie di rifiuti che derivano dal trattamento dei diversi raggruppamenti e CER e che, in base alle informazioni fornite durante la raccolta dati, sono poi inviate ad un altro impianto per il successivo trattamento.

Tabella 8: Trattamento finale dei rifiuti derivanti da raggruppamento R1

RIFIUTO CAVI COMPRESSORI

OLIO

POLIURETANO CONDENSATORI

8

Ispra, Rapporto rifiuti 2015

74

ASSUNZIONI

FONTE

Rifiuto costituito da pvc (62%) e rame (38%); si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Sono costituiti dal’89% di ferro, 6% di alluminio, 3% di rame; dopo il trattamento, tutto il materiale è avviato a recupero. Il restante 3% è dato da scarto inviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Gli oli minerali usati sono per la quasi totalità oggetto di riciclo o di recupero energetico: solo circa il 3,5% dell’olio raccolto viene smaltito per termodistruzione e il 96,5% è rigenerato e quindi recuperato.

Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e impianti di trattamento selettivo

Anche quest’anno tutti gli impianti di trattamento selettivo hanno dichiarato di inviare tale rifiuto tutto a discarica o a incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

La gran parte di questo rifiuto viene avviata alla termodistruzione (più del 71%), ma vengono anche recuperati ferro (26,7%) e alluminio (2%).

Dati da impianti di trattamento selettivo


Tabella 9: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R2

RIFIUTO

ASSUNZIONI

FONTE

Rifiuto costituito da pvc e rame, nelle percentuali del 64% e 36% rispettivamente; si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si suppone che tutte le componenti del motore elettrico siano recuperate, in particolare un 12% di rame e un 88% di metalli ferrosi.

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHEDE

Nello studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, in relazione alle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 59,7% di plastica, 14,5% di metalli misti e dal resto di scarti i quali finiscono in discarica (14,8%) o sono inviati a incenerimento (11%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

RESIDUI / SCARTI

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviato a discarica.

Elaborazioni Ambiente Italia

CONDENSATORI

Una parte del rifiuto viene recuperata come ferro (40%) e come alluminio (3%); il restante 57% viene termodistrutto.

Dati da impianti di trattamento selettivo

DEFERRIZZATO

Gran parte del rifiuto viene recuperato (circa il 93% di metalli), il resto viene termodistrutto (6,9%) e solo una piccola parte rimanente è avviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CARCASSE LAVATRICI

In questo caso tutto il materiale è avviato a recupero. Il rifiuto è costituito principalmente da ferro (76%), ma sono presenti anche acciaio (9%), rame e plastica (entrambi al 7%) e una piccola parte d’alluminio (1%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

Una parte viene recuperata (49%). Il restante è dato da scarti inviati a incenerimento (49%) e a discarica (2%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

CAVI MOTORI ELETTRICI

PLASTICA

75


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 10: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R3 e dal CER 16.02.13*

RIFIUTO AVVOLGIMENTI TV, CAVI, SPINE

FONTE

Rifiuto costituito da pvc (54%) e rame (46%); si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si suppone che tutte le componenti del motore elettrico siano recuperate, 12% rame e 88% metalli ferrosi.

Dati da impianti di trattamento selettivo

In questo studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, in relazione alle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 43% di metalli misti, dal 23% di ferro, dal 7% di alluminio e dal 27% di scarti. Per questi ultimi si è ipotizzato l’invio in discarica, mentre per le altre frazioni il riciclo.

Dati da impianti di trattamento selettivo

TRASFORMATORI

Le percentuali considerate e recuperate sono rame (50%) e ferro (50%)

Dati da impianti di trattamento selettivo

CONDENSATORI

Solo una piccola parte del rifiuto viene recuperata come alluminio (l’1%) e il restante viene avviato a discarica (99%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHERMI PIATTI

Le componenti che costituiscono tale rifiuti sono: alluminio (0,003%), ferro (40,39%), plastica (25,04%), vetro (7,74%), metalli misti (21,86%), scarti a discarica (4,7%) e scarti ad incenerimento (0,26%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

La composizione media dei gioghi di deflessione è: 38,7% di rame, 26,7% di ferro e 18% di plastica, che vengono recuperati, e il 16,7% di scarti a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviata tutta a discarica.

Dati Ambiente Italia

Il 75% viene recuperato come ferro e il 10% come acciaio; solo il 15% è avviato in discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

MOTORI ELETTRICI

SCHEDE

GIOGHI DI DEFLESSIONE RESIDUI / SCARTI CANONCINO RETRO TUBO

76

ASSUNZIONI


Tabella 11: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R4 e dal CER 16.02.14

RIFIUTO ALIMENTATORI

ASSUNZIONI

FONTE

Stesse considerazioni fatte per i trasformatori Le batterie al piombo sono tipicamente costituite da piombo, elettrolita, materie plastiche e componenti minori. Dal processo di riciclaggio si ottengono: piombo finale e leghe di piombo (30%), solfato di piombo (pastello) ceduto agli impianti di prodizione di piombo primario (27%), polipropilene riciclabile (circa il 3%), altri materiali recuperati (30,6%) e residui della lavorazione (circa l’8,8%), costituiti principalmente da scorie di lavorazione, mix di plastiche non valorizzabili, acido solforico non valorizzabile.

Dati da impianti di trattamento selettivo e COBAT

ALTRE BATTERIE

Dal trattamento di altre batterie viene recuperato un 25% di ferro; inoltre il 42,3% delle batterie viene riciclato, il 17,7% inviato a discarica e il restante 15% a incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CARTUCCE / TONER

Si è ipotizzato che dalla triturazione delle cartucce si riesca a recuperare la plastica (80%), mentre il restante 20% siano scarti inviati a discarica.

Elaborazioni Ambiente Italia

CAVI E SPINE

Rifiuto costituito da pvc e rame, nelle percentuale del 64% e 34% rispettivamente; si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si è supposto di conferire in discarica il 99% di questa tipologia di rifiuto, mentre il restante 1% è costituito da alluminio.

Dati da impianti di trattamento selettivo

DEFERRIZZATO

Gran parte del rifiuto viene recuperato (circa il 93% di metalli), il resto viene incinerato (6,9%) e solo una piccola parte rimanente è avviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

HARD DISK, PROCESSORI

Non avendo nessuna informazione in merito al trattamento di questo rifiuto, sono state utilizzate le informazioni presenti nella banca dati, considerando che tutto venga poi avviato a recupero.

Banca dati Ecoinvent

Stessa assunzione fatta per gli hard disk e i processori.

Banca dati Ecoinvent

MOTORI ELETTRICI

Praticamente tutte le componenti del motore elettrico sono recuperate, solo un 0,3% finisce in discarica. La composizione considerata è la seguente: 87,7% ferro, 11% rame e 0,7% alluminio.

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHEDE

In questo studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, in relazione alle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 29,5% di plastica, 27% di metalli misti, il 12,5% di alluminio, il 5% di ferro e dal 26% di scarti. Per questi ultimi si è ipotizzato l’invio in discarica, mentre per le altre frazioni il riciclo.

Dati da impianti di trattamento selettivo

TRASFORMATORI

Le percentuali considerate recuperate sono ferro (58%), rame (23%) e alluminio (5,3%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

RESIDUI / SCARTI

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviata tutta a discarica.

Dati Ambiente Italia

BATTERIE AL PIOMBO

CONDENSATORI

MEMORIA RAM

77


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 12: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R5

RIFIUTO

ASSUNZIONI

FONTE

Si considera l’invio del 71% della frazione in discarica e il 29% in incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

POLVERI

Dalle polveri estratte dai tubi catodici si ricava circa il 37,5% di ossalato di terre rare con purezza tra l’80 e il 90%, che vengono recuperate; la restante parte viene inviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

TRASFORMATORI

Le frazioni considerate recuperate sono ferro (58%), rame (23%) e alluminio (5,3%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

BASI

3.5 IL RICICLO L’attività di riciclo è considerata come il trasporto dei materiali derivanti dal trattamento selettivo e finale all’utilizzatore successivo. Di seguito si riportano i

quantitativi recuperati da Ecoped nel 2015 e le relative percentuali.

Tabella 13: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

Quantità totale trattata

Riciclo dopo altro trattamento

Riciclo totale

ton

ton

%

ton

%

ton

%

R1

52,770

29,51

55,92%

13,31

25,22%

42,81

81,13%

R2

2.373,755

1943,71

81,88%

350,40

14,76%

2294,11

96,64%

R3

8,080

5,58

69,01%

1,18

14,56%

6,75

83,58%

R4

6.427,959

4761,96

74,08%

1406,59

21,88%

6168,55

95,96%

R5

7,622

6,04

79,27%

1,00

13,10%

7,04

92,37%

TOTALE

8.870,185

6.746,79

76,06%

1.772,47

19,98%

8.519,26

96,04%

* salvo eventuale previa messa in riserva

78

Riciclo diretto*


Tabella 14: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

QuantitĂ totale trattata

Riciclo diretto*

Riciclo dopo altro trattamento

Riciclo totale

ton

ton

%

ton

%

ton

%

16.02.13*

4,050

3,02

74,48%

0,29

7,22%

3,31

81,71%

16.0214

10,740

7,62

70,99%

2,61

24,30%

10,23

95,29%

TOTALE

14,79

10,64

71,95%

2,90

19,63%

13,54

91,57%

* salvo eventuale previa messa in riserva

Nelle tabelle seguenti sono riportati i materiali che Ecoped ha recuperato nel 2015, in seguito al trattamento dei RAEE (recupero diretto e recupero

dopo trattamento finale). Ferro, plastica e vetro sono i materiali maggiormente recuperati.

Tabella 15: Principali frazioni di materiale recuperate dal Consorzio Ecoped (in t) – RAEE domestici, 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

MATERIALE

R1

alluminio

1,60

blocchi di cemento

R2

R3

R4

R5

totale

43,28

0,15

302,09

0,27

347,38

318,98

318,98

carta e cartone

0,03

7,48

0,10

7,61

ferro e acciaio

31,64

1404,87

1,24

2579,04

0,68

4017,47

legno

0,46

46,12

0,15

137,79

0,04

184,56

metalli misti

0,14

13,28

0,33

224,40

olio

0,19

238,15 0,19

piombo

31,61

31,61

plastica

7,63

362,69

0,25

1694,95

0,11

2065,63

rame

0,70

78,39

3,08

173,58

0,26

256,01

solfato di piombo vetro altro

28,47 0,44

26,50

1,55

28,47

24,31

5,54

58,33

44,56

0,05

44,61

79


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 16: Principali frazioni di materiale recuperate dal Consorzio Ecoped (in t) – RAEE professionali, 2015 (Elaborazione Ambiente Italia)

MATERIALE

16.02.13

16.02.14

TOTALE

alluminio

0,12

0,69

0,80

carta e cartone

0,00

cemento

0,00

ferro

0,65

4,76

5,41

legno

0,16

0,44

0,60

metalli misti

0,06

0,55

0,61

olio

0,00

piombo

0,08

0,08

plastica

0,08

3,14

3,22

rame

1,54

0,35

1,89

0,07

0,07

0,05

0,74

0,11

0,11

solfato di piombo vetro altro

0,69

3.5.1 FONTE DEI DATI

3.6 LO SMALTIMENTO

Dalle informazioni fornite dagli impianti campione sono state determinate le percentuali di recupero (vedi paragrafo 3.4.1)

Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica e l’incenerimento, sono stati considerati i processi della banca dati Ecoinvent 3.2, specifici per materiale (dove il processo specifico del materiale non era presente si è utilizzato un processo simile). Ciascuna tipologia di materiale a discarica e incenerimento è pertanto caratterizzata da consumi ed emissioni specifiche. È stato considerato tutto il processo di incenerimento, compresa la quota energetica, mentre non sono stati considerati gli impatti evitati derivanti dai benefici dell’incenerimento.

3.5.2 ASSUNZIONI Le assunzioni fatte sono le stesse del paragrafo 3.4.2.

80


Tabella 17: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

INCENERIMENTO

DISCARICA

TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

R1

8,80

16,67%

1,16

2,20%

9,96

18,9%

R2

31,93

1,35%

47,72

2,01%

79,65

3,4%

R3

0,00

0,02%

1,33

16,41%

1,33

16,4%

R4

46,12

0,72%

213,29

3,32%

259,41

4,0%

R5

0,08

0,98%

0,51

6,65%

0,58

7,6%

TOTALE

86,92

0,98%

264,01

2,98%

350,92

3,96%

Tabella 18: Bilancio di massa complessivo per Ecoped, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

INCENERIMENTO

DISCARICA

TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

16.02.13*

0,00

0,00%

0,74

18,29%

0,74

18,3%

16.02.14

0,01

0,08%

0,50

4,62%

0,51

4,7%

TOTALE

0,01

0,06%

1,24

8,37%

1,25

8,43%

3.6.1 FONTE DEI DATI

RAEE, mentre nella tabella vengono indicati i quantitativi recuperati dei diversi materiali e quelli smaltiti.

Vedi paragrafo 3.4.1

3.6.2 ASSUNZIONI Vedi paragrafo 3.4.2

3.7 BILANCIO DI MASSA Di seguito si riportano i bilanci di massa dei RAEE domestici e professionali trattati da Ecoped nel 2015. In particolare il diagramma di flusso mostra la movimentazione e il destino finale di una tonnellata di

3.7.1 RAEE DOMESTICI Nel 2015, la percentuale di recupero è stata di oltre l’81% per il raggruppamento R1, di oltre l’83% per il raggruppamento R3, mentre ha superato il 92% per gli altri raggruppamenti, arrivando a circa il 97% per l’R2 (tabella 15).

81


R1 1.000 kg di R1 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 241,6 kg

758,4 kg

STOCCAGGIO 241,6 kg 17,5 kg discarica

1.000 kg di R1 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

166,5 kg incenerimento 256,9 kg

559,2 kg

TRATTAMENTO FINALE

252,2 kg

811,3 kg di materiale riciclato Figura 4: Bilancio di massa del raggruppamento R1

82

4,5 kg discarica 0,2 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 19: Bilancio di massa del raggruppamento R1, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

1,20

0,39

carta

0,03

0,00

ferro

23,87

7,77

legno

0,46

plastica

3,26

4,37

rame

0,25

0,45

vetro

0,44

metalli misti

0,14

olio

0,19

INCENERIMENTO

0,01

CFC-HCFC-HC

0,21

condensatori

0,00

poliuretano

8,57 1,16

residui / scarti TOTALE parziale (t)

DISCARICA

29,51

13,31

8,80

1,16

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

42,81

9,96

%

81,13%

18,87%

*salvo eventuale previa messa in riserva

83


R2 1.000 kg di R2 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 168,5 kg

831,5 kg

STOCCAGGIO 168,5 kg 19,0 kg discarica

1.000 kg di R2 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 162,1 kg

818,8 kg

TRATTAMENTO FINALE

147,6 kg

966,4 kg di materiale riciclato Figura 5: Bilancio di massa del raggruppamento R2

84

1,1 kg discarica 13,5 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 20: Bilancio di massa del raggruppamento R2, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

43,20

0,08

blocchi di cemento

318,98

ferro e acciaio

1273,63

legno

46,12

metalli misti

11,22

2,06

plastica

224,06

138,63

vetro

26,50

INCENERIMENTO

DISCARICA

1,54

1,96

131,24

78,39

rame condensatori frazioni contenenti sost. pericolose

11,48

residui / scarti TOTALE parziale (t)

1943,71

350,40

30,38

34,29

31,93

47,72

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

2294,11

79,65

%

96,64%

3,36%

*salvo eventuale previa messa in riserva

85


R3 1.000 kg di R3 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE

0 kg

1000 kg

STOCCAGGIO

0 kg

132,5 kg discarica

1.000 kg di R3 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,2 kg incenerimento 177,2 kg

690,1 kg

TRATTAMENTO FINALE

145,6 kg

835,8 kg di materiale riciclato Figura 6: Bilancio di massa del raggruppamento R3

86

31,6 kg discarica 0 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 21: Bilancio di massa del raggruppamento R3, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,11

0,04

ferro e acciaio

0,90

0,34

legno

0,15

plastica

0,00

0,25

vetro

1,33

0,22

rame

3,08

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,63

0,33

metalli misti condensatori

0,01

polveri

0,37

residui / scarti

0,32

TOTALE parziale (t)

5,58

1,18

0,00

1,33

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

6,75

1,33

%

83,58%

16,42%

*salvo eventuale previa messa in riserva

87


R4 1.000 kg di R4 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 137,5 kg

862,5 kg

STOCCAGGIO 137,5 kg 12,0 kg discarica

1.000 kg di R4 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,3 kg incenerimento 246,8 kg

740,8 kg

TRATTAMENTO FINALE

218,8 kg

959,6 kg di materiale riciclato Figura 7: Bilancio di massa del raggruppamento R4

88

21,2 kg discarica 6,8 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 22: Bilancio di massa del raggruppamento R3, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

273,19

28,89

carta e cartone

7,48

ferro

1922,37

legno

137,79

plastica

1451,14

243,81

rame

8,09

165,50

ottone

17,32

vetro

24,31

metalli misti

920,27

INCENERIMENTO

DISCARICA

2,18

4,45

656,67

207,08

piombo

31,61

solfato di piombo

28,47

altro

44,56

condensatori

6,84

toner residui / scarti TOTALE parziale (t)

4761,96

1406,59

43,94

202,00

46,12

213,29

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

6168,55

259,41

%

95,96%

4,04%

*salvo eventuale previa messa in riserva

89


R5 1.000 kg di R5 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 395,8 kg

604,2 kg

STOCCAGGIO 395,8 kg 1,0 kg discarica

1.000 kg di R5 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 206,3 kg

792,7 kg

TRATTAMENTO FINALE

131,0 kg

923,7 kg di materiale riciclato Figura 8: Bilancio di massa del raggruppamento R5

90

65,5 kg discarica 9,8 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 23: Bilancio di massa del raggruppamento R5, dettagliato per materiale differenziatoo

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,21

0,06

carta e cartone

0,10

ferro

0,04

legno

0,04

plastica

0,11 0,26 5,54 0,05

ossalato di terre rare

0,08

polveri residui / scarti TOTALE parziale (t)

DISCARICA

0,64

rame vetro

INCENERIMENTO

6,04

1,00

0,08

0,43

0,08

0,51

TOTALE recupero / smaltimento (t)

7,04

0,58

%

92,37%

7,63%

*salvo eventuale previa messa in riserva

91


P1 Di seguito viene riportato il bilancio di massa applicata ai rifiuti di Pile Portatili P1.

1.000 kg di P1 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 620,2 kg

379,8 kg

STOCCAGGIO 620,2 kg 60 kg discarica

1.000 kg di P1 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

110 kg incenerimento 640 kg

190 kg

TRATTAMENTO FINALE

518 kg

708 kg di materiale riciclato Figura 9: Bilancio di massa del raggruppamento P1

92

122 kg discarica 0 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 24: Bilancio di massa del raggruppamento P1, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

acciaio

33,07

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

rame

1,74

metalli

38,29

altro

50,13

INCENERIMENTO

19,15 31,68

residui / scarti TOTALE parziale (t)

DISCARICA

33,07

90,16

19,15

31,68

TOTALE recupero / smaltimento (t)

123,23

50,83

%

70,80%

29,20%

*salvo eventuale previa messa in riserva

93


16.02.13* 3.7.2 RAEE PROFESSIONALI Anche per i RAEE professionali, nel 2015 la percentuale di recupero è stata molto alta, quasi oltre l’81% per il

CER 16.02.13* e oltre il 95% per il CER 16.02.14.

1.000 kg di 16.02.13* dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE

0 kg

1000 kg

STOCCAGGIO

0 kg

167,6 kg discarica

1.000 kg di 16 02 11* all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 87,6 kg

744,8 kg

TRATTAMENTO FINALE

72,3 kg

817,1 kg di materiale riciclato Figura 10: Bilancio di massa del CER 16.02.13*

94

15,3 kg discarica 0 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 25: Bilancio di massa del CER 16.02.13*, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,11

0,01

ferro

0,56

0,09

legno

0,16

metalli misti

0,00

0,08

plastica

0,65

0,05

vetro

1,54

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,44

0,06

rame condensatori

0,01

polveri

0,18

residui / scarti TOTALE parziale (t)

3,02

0,29

0,0000027

0,11

0,00

0,74

TOTALE recupero / smaltimento (t)

3,31

0,74

%

81,71%

18,29%

*salvo eventuale previa messa in riserva

95


16.02.14 1.000 kg di 16.02.14 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 0 kg

1000 kg

STOCCAGGIO 0 kg 29,6 kg discarica

1.000 kg di 16 02 14 (grandi bianchi) all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 260,5 kg

1000 kg

TRATTAMENTO FINALE

243,0 kg

957,9 kg di materiale riciclato Figura 11: Bilancio di massa del CER 16.02.14

96

16,6 kg discarica 0,8 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 26: Bilancio di massa del CER 16 02 14, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,65

0,03

ferro

3,79

0,98

legno

0,44

plastica

2,60

0,54

rame

0,04

0,31

ottone

0,06

vetro

0,05

metalli misti

0,50

piombo

0,08

solfato di piombo

0,07

altro

0,11

INCENERIMENTO

DISCARICA

condensatori

0,01

toner

0,03

residui / scarti TOTALE parziale (t)

7,62

2,61

0,01

0,45

0,01

0,50

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

10,23

0,51

%

95,29%

4,71%

*salvo eventuale previa messa in riserva 97


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.8 VALIDAZIONE DEI DATI

da garantire la copertura geografica dell’area in cui Ecoped gestisce i rifiuti; precisione: i dati sono stati forniti dai partner operativi di Ecoped, i quali hanno dichiarato la precisione delle informazioni; i dati sono stati verificati direttamente con i responsabili delle aziende, in caso di valori anomali; completezza: i dati utilizzati nel modello sono completi; fonte del dato: per ogni dato utilizzato è stata dettagliatamente descritta la fonte da cui sono state ricavate le informazioni.

La qualità dei dati dello studio finale è stata valutata attraverso bilanci di massa e di energia, che hanno fornito un utile controllo sulla validità della descrizione di ciascun processo unitario, secondo una consolidata procedura interna di verifica incrociata dell’elaborazione dei dati e delle informazioni riportate nel report finale. Nel caso fossero state evidenziate anomalie nei dati, queste sono state verificate caso per caso, acquisendo, eventualmente, dati alternativi conformi ai requisiti di qualità.

3.9 QUALITÀ DEL DATO

3.10 FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA

I requisiti di qualità dei dati comprendono: • copertura temporale: tutti i dati primari utilizzati nello studio sono relativi all’anno 2015; • opertura geografica: i partner operativi selezionati sono localizzati in diverse parti dell’Italia, in modo

Come già specificato, nelle varie fasi di trattamento, si considera l’elettricità fornita dalla rete nazionale e composta secondo il mix energetico italiano (banca dati Ecoinvent 3.2, aggiornamento 2016).

98

• •


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Alla raccolta dati e alla validazione dell’inventario segue la fase di elaborazione dei dati e la predisposizione del modello di LCA. L’analisi della carbon footprint della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ecoped è stata svolta mediante software dedicato e riconosciuto a livello internazionale, quale il SimaPro vers.8.2. La prestazione ambientale è espressa mediante la somma delle emissioni e rimozioni di gas ad effetto serra (GHG) nello specifico sistema di prodotto, espresse come CO2 equivalente. La lista dei GHG con i rispettivi coefficienti GWP (Global Warming Potential, 100 anni) utilizzati è ricavata dal V rapporto dell’IPCC 2013.

4.1 RISULTATI Il calcolo dell’impronta di carbonio del servizio di raccolta e trasporto, trattamento selettivo e finale, riciclo e smaltimento dei rifiuti RAEE/Pile Portatili è stato condotto ai sensi della norma ISO/TS 14067:2013 “Greenhousegases - Carbon footprint of products Requirements and guidelines for quantification and

Communication”, che definisce i criteri per la valutazione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dal ciclo di vita di prodotti o servizi, basandosi sulle tecniche e sui principi della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) definite secondo gli standard ISO 14040 e 14044. La norma valuta solo la categoria d’impatto del riscaldamento globale, pertanto non considera altri potenziali impatti ambientali come le emissioni di gas non a effetto serra, l’acidificazione, l’eutrofizzazione, la tossicità, la biodiversità, nonché altri impatti sociali o economici che possano essere associati con il ciclo di vita dei prodotti. La carbon footprint è una misura che esprime, in termini di emissioni CO2 equivalente, il contributo al riscaldamento globale delle attività di gestione dei RAEE dalla raccolta, al trasporto, al trattamento (selettivo e finale), al riciclo fino all’incenerimento e discarica. Di seguito si riportano i risultati per RAEE domestici e professionali, suddivisi in assoluti, in percentuale e per tonnellata di rifiuto9.

9

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 kg CO2 eq

36.353,44

2.089,84

3.294,93

2.434,34

3.521,67

24.994,53

18,14

R2 kg CO2 eq

388.257,05

186.668,52

79.093,74

51.647,58

47.132,51

16.252,32

7.462,38

R3 kg CO2 eq

885,52

395,94

303,92

78,75

103,61

0,12

3,19

R4 kg CO2 eq

1.055.195,60

524.040,73

202.443,53

204.705,84

97.106,77

23.346,81

3.551,92

R5 kg CO2 eq

1.010,21

565,28

234,60

33,41

127,18

39,66

10,09

P1 kg CO2 eq

256.877,92

36.408,87

0,00

188.654,25

9.696,53

21.249,10

869,16

TOT kg CO2 eq

1.738.579,74

750.169,17

285.370,72

447.554,16

157.688,27

85.882,54

11.914,88

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 27: Carbon footprint totale dei RAEE domestici

Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti. 99


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 %

100

5,75%

9,06%

6,70%

9,69%

68,75%

0,05%

R2 %

100

48,08%

20,37%

13,30%

12,14%

4,19%

1,92%

R3 %

100

44,71%

34,32%

8,89%

11,70%

0,01%

0,36%

R4 %

100

49,66%

19,19%

19,40%

9,20%

2,21%

0,34%

R5 %

100

55,96%

23,22%

3,31%

12,59%

3,93%

1,00%

P1 %

100

14,17%

0,00%

73,44%

3,77%

8,27%

0,34%

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 28: Carbon footprint dei RAEE domestici (in percentuale)

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 kg CO2 eq/ton

688,90

39,60

62,44

46,13

66,74

473,65

0,34

R2 kg CO2 eq/ton

163,56

78,64

33,32

21,76

19,86

6,85

3,14

R3 kg CO2 eq/ton

109,59

49,00

37,61

9,75

12,82

0,01

0,39

R4 kg CO2 eq/ton

164,16

81,53

31,49

31,85

15,11

3,63

0,55

R5 kg CO2 eq/ton

132,54

74,16

30,78

4,38

16,69

5,20

1,32

P1 kg CO2 eq/ton

706,01

100,07

0,00

518,50

26,65

58,40

2,39

MEDIA

327,46

70,50

32,61

105,39

26,31

91,29

1,36

100

21,53%

9,96%

32,19%

8,03%

27,88%

0,41%

kg CO2 eq/ton

100

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 29: Carbon footprint di 1 tonnellata di RAEE domestici trattati


Figura 5: Rappresentazione della Carbon footprint per RAEE domestico (kgCO2eq/tonnellata di RAEE trattato)

39,60

0,34

R1

62,44 46,13

66,74

473,65

R1

R2

R3

R4

R5

P1

Raccolta RAEE

39,60

78,64

49,00

81,53

74,16

100,07

Trattamento selettivo

62,44

33,32

37,61

31,49

30,78

0,00

Trattamento finale

46,13

21,76

9,75

31,85

4,38

518,50

Riciclo

66,74

19,86

12,82

15,11

16,69

26,65

473,65

6,85

0,01

3,63

5,20

58,40

0,34

3,14

0,39

0,55

1,39

2,39

Incenerimento

Discarica

6,85 3,14

0,01

R2

0,39

12,82

R3

19,86 9,75 78,64 49,00 21,76

37,61

33,32

3,63 0,55 15,11

R4

5,20

1,39

R5

16,69

58,40

2,39

100,07

P1

26,65 0,00

4,38 81,54

31,85

74,16 30,78

31,49

518,50

101


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Dalla tabella 29 sopra riportata, si evince che, per i RAEE domestici, la fase di raccolta vale mediamente il 22% della carbon footprint totale, il trattamento selettivo vale il 10%, il trattamento finale il 32%, il riciclo il 8%, l’incenerimento il 28% e la discarica lo 0,4%. Per quanto riguarda la fase di raccolta, la tabella 29 riporta valori che variano da un minimo di 74 kg di CO2eq/t ad un massimo di 100 kg di CO2eq/t per raggruppamento: tali differenze sono direttamente proporzionali alle distanze percorse dai mezzi di trasporto. Le fasi di trattamento selettivo e finale dipendono principalmente dai consumi energetici degli impianti. Inoltre, per quanto riguarda il trattamento finale, le

emissioni di CO2eq sono legate alla percentuale di rifiuto che subisce un ulteriore trattamento. Come già evidenziato, nella fase di riciclo sono considerati solo i trasporti del materiale dall’impianto all’utilizzatore successivo, in quanto l’attività di recupero del materiale non rientra nei confini del nostro sistema; le emissioni derivanti dal riciclo, pertanto, sono proporzionali alla quantità riciclata e alla distanza percorsa. Infine, nella fase di smaltimento finale, si nota come l’incenerimento del raggruppamento R1 sia superiore agli altri RAEE a causa dello smaltimento all’inceneritore di materiali plastici (poliuretano).

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

324,72

122,97

129,91

19,32

50,72

0,00

1,81

CER 16.02.14 kg CO2 eq

1.053,70

412,49

311,09

156,23

161,10

4,56

8,23

TOTALE

1.378

535

441

176

212

5

10

RICICLO

RACCOLTA RAEE

CER 16.02.13* kg CO2 eq

CARBON FOOTPRINT

TOTALE

Tabella 30: Carbon footprint totale dei RAEE professionali

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

CER 16.02.13* %

100

37,87%

40,01%

5,95%

15,62%

0,00%

0,56%

CER 16.02.14 %

100

39,15%

29,52%

14,83%

15,29%

0,43%

0,78%

102

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 31: Carbon footprint dei RAEE professionali (in percentuale)


TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

80,18

30,36

32,08

4,77

12,52

0,00

0,45

16.02.14 CO2 eq/ton

98,11

38,41

28,97

14,55

15,00

0,42

0,77

89,14

34,38

30,52

9,66

13,76

0,21

0,61

100

38,57%

34,24%

10,83%

15,44%

0,24%

0,68%

MEDIA CO2 eq/ton %

RICICLO

RACCOLTA RAEE

16.02.13* CO2 eq/ton

CARBON FOOTPRINT

TOTALE

Tabella 32: Carbon footprint di 1 tonnellata di RAEE professionali trattata

Figura 13: Rappresentazione della carbon footprint per RAEE professionale (kgCO2eq/tonnellata di RAEE trattato)

0,00 0,45

CER 16.02.13*

0,42 0,77

12,52

15,00

30,36

4,77

CER 16.02.14

38,41 14,55

32,08 28,97

103


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Per i RAEE professionali, la percentuale media di incidenza delle varie fasi alla carbon footprint (tabella 32) è la seguente: 39% per la fase di raccolta, 34% per il trattamento selettivo, 11% per il trattamento finale, 15% per il riciclo, 0,2% per l’incenerimento e 0,7% per la discarica. La tabella 32 mostra valori relativi alla raccolta che variano da un minimo di 30 kg di CO2eq/t ad un massimo di 38 kg di CO 2eq/t: anche in questo caso, le differenze sono direttamente proporzionali alle distanze percorse dai mezzi di trasporto. Come già evidenziato per il RAEE domestici, le fasi di trattamento selettivo e finale dipendono dai

consumi energetici degli impianti e dalla percentuale di materiale che viene avviato ad un ulteriore trattamento prima di essere effettivamente riciclato o smaltito. Infine, le stesse considerazioni descritte per il riciclo e lo smaltimento finale dei RAEE domestici possono essere riportate ai RAEE professionali.

4.2 CONTRIBUTI DEI VARI GHG Nel grafico seguente è riportato il contributo percentuale dei diversi gas ad effetto serra (GHG) alla carbon footprint.

Figura 14: Contributo dei diversi GHG alla carbon footprint dei RAEE del circuito domestico

Figura 15: Contributo dei diversi GHG alla carbon footprint dei RAEE del circuito professionale

100%

100%

90%

90%

80%

80%

70%

70%

60%

60%

50%

50%

40%

40%

30%

30%

20%

20%

10%

10%

0

0

R1 CO2 CH4 N2O Altri GHG

104

R2

R3

R4

R5

P1

16.02.13*

16.02.14


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA L’ultima fase dell’LCA, interpretazione e analisi di miglioramento, ha lo scopo di proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale dei processi o attività considerati. Il Consorzio Ecoped organizza e gestisce per conto dei propri associati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto e il trattamento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature elettriche ed elettroniche), sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti. Per garantire un servizio efficiente ed efficace, Ecoped gestisce anche la raccolta di altri rifiuti, tra cui pile e accumulatori. Nel 2015, i quantitativi di RAEE domestici avviati a trattamento da Ecoped risultano essere 9.234 tonnellate, mentre, per quanto riguarda i RAEE professionali, i quantitativi trattati sono 15 tonnellate. Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo dell’attività di gestione dei RAEE e delle pile portatili gestiti dal Consorzio Ecoped ed in particolare il trasporto e il trattamento delle varie filiere di rifiuti. Come dettagliatamente descritto precedentemente, la fase di raccolta dati ha coinvolto, oltre al Consorzio, 12 impianti di trattamento che hanno gestito complessivamente circa l’84% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio e il 100% di quelli professionali; la scelta è stata fatta in modo da coprire tutto il territorio nazionale. Nel 2015, la percentuale di recupero è stata di oltre l’81% per il raggruppamento R1, di oltre l’83% per il raggruppamento R3, mentre ha superato il 92% per gli altri raggruppamenti, arrivando a circa il 97% per l’R2. In particolare, sono stati avviati a riciclo 8.519 tonnellate di materiale, di cui 4.017 tonnellate di ferro e acciaio, 2.065 tonnellate di plastica, 347 tonnellate di alluminio, 256 tonnellate di rame e 238 tonnellate di metalli misti (metalli non ferrosi). Per quanto riguarda i quantitativi smaltiti, circa 87 tonnellate di rifiuti sono state avviate a incenerimento e 3 tonnellate a discarica.

Anche per i RAEE professionali, nel 2015 la percentuale di recupero è stata molto alta, quasi oltre l’81% per i CER 16.02.13* e oltre il 95% per il CER 16.02.13*. Sono state riciclate 14 tonnellate di materiale, di cui 5,41 tonnellate di ferro e acciaio, 3,22 tonnellate di plastica e 1,41 tonnellate di metalli non ferrosi. A smaltimento sono state avviate 1,25 tonnellate di rifiuti, di cui 1,24 a discarica e il rimanente ad incenerimento. Per le pile portatili la percentuale di riciclo è di quasi il 71%. Lo scopo dello studio è stato quello di calcolare la carbon footprint del servizio gestito da Ecoped di recupero e trattamento dei RAEE e dei rifiuti di pile portatili, al fine di valutare il contributo al riscaldamento globale delle attività svolte dal Consorzio in termini di emissioni di CO2 equivalente. In base ai dati raccolti e alle assunzioni fatte, lo studio ha permesso di determinare le emissioni potenziali di CO2 equivalente emesse dal trattamento di una tonnellata di rifiuto, che sono riassunte nella tabella seguente.

Tabella 33: Carbon footprint di una tonnellata di rifiuto trattata

CARBON FOOTPRINT

kg CO2 eq/ton

R1

688,90

R2

163,56

R3

109,59

R4

164,16

R5

132,54

P1

706,01

16.02.13*

80,18

16.02.14

98,11

105


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA Come descritto in precedenza, nel ciclo di trattamento dei RAEE il contributo del sistema di trasporto del rifiuto e dei materiali derivati dal suo trattamento risulta determinante: considerando, infatti, tutti i trasporti legati alla raccolta, all’avvio a trattamento finale, a riciclo e a smaltimento, il trasporto rappresenta mediamente il 35% della carbon footprint dei RAEE domestici (quasi il 40% l’anno precedente), arrivando e superando il 60% per i raggruppamenti R2, R3, R4 e arrivando al 73% per il raggruppamento R5, mentre è in media il 52% di quella dei RAEE professionali (44% l’anno precedente), arrivando al 56% per il CER 16.02.14. Tabella 34: Carbon footprint relativa ai trasporti di una tonnellata di rifiuto trattato

CARBON FOOTPRINT

kg CO2 eq/ton

%/tot

R1

147,06

21%

R2

111,53

68%

R3

65,58

60%

R4

111,09

68%

R5

96,73

73%

P1

148,57

21%

16.02.13*

44,98

56%

16.02.14

47,64

49%

La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra deve quindi concentrarsi, per ciascuna tipologia di RAEE, sull’ottimizzazione della logistica e sul miglioramento della prestazione dei mezzi da trasporto, anche se la distribuzione territoriale dei punti di prelievo (soprattutto quelli relativi alla gestione dei RAEE domestici e dei rifiuti di pile portatili) non è influenzabile da scelte strategiche del Consorzio. Per quanto riguarda il trattamento selettivo, quest’anno

106

si è registrato un aumento dei consumi per la maggior parte dei raggruppamenti; per poter diminuire le emissioni di CO2eq di questa fase è necessario puntare ad una riduzione dei consumi energetici, indirizzando i flussi di RAEE verso quegli impianti di trattamento selettivo a maggior efficienza, incentivando l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, tenendo sempre conto del bilancio complessivo che comprende anche la variazione dei trasporti. Come già più volte sottolineato, per quanto riguarda gli impianti di trattamento finale, la possibilità di controllo da parte di Ecoped sui flussi di RAEE è più limitata. Nella logica del continuo miglioramento, ulteriori approfondimenti al calcolo della carbon footprint possono derivare dall’analisi ancora più spinta dei processi di trattamento finale e del destino finale dei rifiuti che ne derivano (tenendo sempre presente che tali attività non sono sotto il diretto controllo del Consorzio Ecoped). L’estensione del campione di impianti di trattamento selettivo potrebbe affinare il dato, ma non rappresentare sostanziali miglioramenti della precisione della CF finale.

5.1 VALUTAZIONE DELL’INCERTEZZA L’analisi dell’incertezza è definita dalla norma UNI EN ISO 14040:2006 come Procedura sistematica per quantificare l’incertezza, introdotta nei risultati di un’analisi d’inventario del ciclo di vita, dagli effetti cumulativi dell’imprecisione del modello, dell’incertezza degli elementi in ingresso e della variabilità dei dati. La norma ISO/TS 14067 elenca come requisito la valutazione dell’incertezza, ma non vengono forniti orientamenti dettagliati. La valutazione dell’incertezza è stata effettuata mediante l’analisi di Montecarlo sull’intero ciclo di vita, utilizzando l’incertezza di default dei processi delle banche dati. La variazione del risultato finale della carbon footprint varia tra il 12 e il 5%, come mostrato nella tabella seguente (intervallo di confidenza del 95%; copertura del dato 75%).


CV (Coefficient of Variation)

CV (Coefficient of Variation)

R1

12,65

16.02.13*

5,02

R2

5,74

16.02.14

4,70

R3

4,78

R4

5,37

R5

5,41

P1

9,60

Tabella 35: Coefficiente di variazione per i RAEE domestici e professionali

5.2 LIMITAZIONI La carbon footprint è la somma delle emissioni e rimozioni di gas serra di un sistema prodotto, espressa in CO2 equivalente, relativa all’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’uso ed al fine vita del prodotto. La carbon footprint si basa su di uno studio di Life Cycle Assessment (LCA), un metodo standardizzato a livello internazionale e descritto in precise norme internazionali, ma i vincoli e le scelte richieste dall’applicazione della metodologia possono influenzare i risultati e pertanto la valutazione, accurata e completa, può presentare margini di errore, anche se non rilevanti. Si sottolinea infine come la CFP sia un singolo indicatore e non possa pertanto rappresentare da solo l’impatto ambientale complessivo del prodotto oggetto del presente studio.

107


6 BIBLIOGRAFIA Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151: “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti” D.M. 25 settembre 2007, n. 185, “Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)” Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27 “Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49 “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” ISO/TS 14067 “Greenhousegases - Carbon footprint of products - Requirements and guidelines for quantification and Communication” ISO 14040:2006 Environmental management – Life cycle assessment - Principles and Framework ISO 14044:2006 Environmental management – Life cycle assessment – Requirements and Guidelines IPCC (2013), Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change United Nation University, “Review of Directive 2002/96 on Waste Electrical and Electronic Equipment–Study No. 07010401/2006/442493/ETU/G4” Report Istat, La superficie dei comuni, delle province e delle regioni italiane (dati al 9 ottobre 2011) Centro di Coordinamento RAEE, www.cdcRAEE.it Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, www.cdcnpa.it

108


NOTE

109


BENEFICI AMBIENTALI DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO ecoR’it (RAEE E PILE PORTATILI) Flussi di Raccolta Anno 2015

Società responsabile dello studio AMBIENTE ITALIA S.R.L. Via Carlo Poerio 39 - 20129 Milano tel +39.02.27744.1 / fax +39.02.27744.222 www.ambienteitalia.it Posta elettronica certificata: ambienteitaliasrl@pec.ambienteitalia.it

110


Sommario 112

L’attività del consorzio ecoR’it nel 2015

113

Il beneficio ambientale

115

Conclusioni

111


1 L’ATTIVITÀ DEL CONSORZIO ecoR’it NEL 2015 A seguito dell’analisi ambientale delle proprie attività, il Consorzio ecoR’it ha valutato i benefici ambientali derivanti dal ciclo di recupero di RAEE e dei rifiuti di pile portatili. Nella seguente tabella sono riportati i quantitativi di rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it nel corso del 2015, la maggior parte dei quali è stata avviata a riciclo1 : per quanto riguarda il circuito domestico (RAEE domestici e

pile portatili), la percentuale totale di riciclo si attesta oltre l’88%, con un valore massimo pari al 97% per il raggruppamento R2; per il circuito professionale (RAEE professionali), invece, il riciclo totale corrisponde al 95%, con un massimo del 96% nel caso del CER 16.02.14.

Tabella 1: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE domestici e pile portatili – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

QUANTITÀ RACCOLTE ANNO 2015

RICICLO TOTALE

SMALTIMENTO TOTALE

ton.

ton.

%

ton.

%

R1

1.115

918,03

82,35%

196,82

17,7%

R2

566

547,91

96,72%

18,58

3,3%

R3

4.176

3489,79

83,58%

685,75

16,4%

R4

3.266

3153,63

96,55%

112,65

3,4%

R5

46

42,83

92,37%

3,54

7,6%

P1

174

133,70

70,80%

40,30

29,20%

TOTALE

9.344

8.286

88,69%

1.058

11,32%

Tabella 2: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

1

QUANTITÀ RACCOLTE ANNO 2015

RICICLO TOTALE

SMALTIMENTO TOTALE

ton.

ton.

%

ton.

%

16.02.11*

139

113,88

82,02%

24,97

18,0%

16.02.13*

35

29,50

83,58%

5,80

16,4%

16.02.14

2.510

2415,87

96,25%

94,14

3,8%

20.01.21*

3

3,03

92,37%

0,25

7,6%

TOTALE

2.687

2.562

95,34%

125

4,66%

Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti.

112


2 IL BENEFICIO AMBIENTALE Il beneficio ambientale delle attività svolte dal Consorzio ecoR’it consiste nel ridurre il quantitativo di rifiuti destinati a smaltimento e nell’avviarli a recupero come materia prima seconda. Conseguentemente il Consorzio contribuisce al risparmio di risorse, sia in termini di materia che di energia, che sarebbero necessarie in mancanza del riciclo. Il beneficio ambientale consiste, quindi, nell’evitare l’impatto ambientale associato allo smaltimento dei rifiuti e nell’evitare la produzione di materie prime vergini, sostituita dal reintegro del materiale riciclato di ecoR’it. L’attività del Consorzio contribuisce alle emissioni di gas effetto serra per la fase di trasporto dei rifiuti (dal loro sito di produzione agli impianti di trattamento e successivamente al destino finale), per le attività svolte dagli impianti di trattamento e per gli impatti dovuti allo smaltimento. A fronte di questo aumento delle emissioni di gas serra (scenario “attività ecoR’it”) il Consorzio contribuisce: • ad evitare gli impatti dello smaltimento dei RAEE tal quali in discarica (scenario “no riciclo”); • ad evitare gli impatti della produzione di materie prime vergini, cioè di risorse estratte dall’ambiente naturale (scenario “mancata produzione materie prime”). Le tabelle 3 e 5 riportano le emissioni di CO2 equivalente prodotte dai seguenti scenari:

lo scenario “no riciclo” rappresenta le emissioni che si avrebbero nel caso in cui i rifiuti fossero inviati totalmente a discarica; • lo scenario “attività ecoR’it” rappresenta invece le emissioni derivanti dalla gestione dei rifiuti da parte del Consorzio, come descritto precedentemente (§ 1); • lo scenario “mancata produzione materie prime” corrisponde alle emissioni derivanti dalla produzione da materiale riciclato rispetto a quelle derivanti da materie vergini. Il segno negativo indica che le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime secondarie è minore rispetto a quella da materie prime vergini. Il beneficio ambientale totale corrisponde alla differenza tra il contributo dato dall’attività di ecoR’it e dalla produzione dei manufatti da materie prime secondarie meno lo scenario “no riciclo” e la produzione dei manufatti da materie prime vergini. Nelle tabelle 4 e 6, invece, il beneficio ambientale è espresso in termini di consumi energetici: anche in questo caso sono riportati i consumi derivanti dai diversi scenari e l’energia risparmiata grazie all’attività di ecoR’it. Le emissioni evitate e il risparmio energetico sono calcolati in riferimento alle quantità di rifiuti che il Consorzio ecoR’it ha gestito nel corso del 2015 (vedi tabella 1 e 2).

Tabella 3: Beneficio ambientale in termini di emissioni di CO2eq, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (ton CO2eq)

attività ecoR’it (ton CO2eq)

mancata produzione materie prime (ton CO2eq)

ton CO2eq evitate

R1

8.338,51

566,04

-1.927,54

-9.700,01

R2

32,90

94,13

-999,07

-937,84

R3

327,47

651,84

-12.308,83

-11.984,45

R4

214,72

612,31

-6.769,53

-6.371,94

R5

2,60

6,00

-50,41

-47,01

P1

44,85

128,30

-478,66

-395,21

TOTALE

8.961,04

2.058,62

-22.534,04

-29.436,46

113


2 IL BENEFICIO AMBIENTALE Tabella 4: Beneficio ambientale in termini di consumi energetici, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (GJ)

attività ecoR’it (GJ)

mancata produzione materie prime (GJ)

GJ risparmiate

R1

283,52

4.406,85

-27.355,70

-23.232,37

R2

245,65

1.309,98

-11.746,54

-10.682,22

R3

2.051,74

9.624,27

-199.966,02

-192.393,49

R4

1.140,66

8.836,48

-121.950,58

-114.254,75

R5

18,91

84,70

-567,02

-501,23

P1

72,03

1.461,98

-7.255,90

-5.865,95

TOTALE

3.812,52

25.724,27

-368.841,75

-346.930,00

Sia dal punto di vista delle emissioni di gas serra sia da quello del consumo energetico, le attività del Consorzio ecoR’it (trasporti lungo la filiera dei RAEE, trattamenti primari e secondari, recupero e smaltimento finale dei rifiuti) hanno generato impatti ambientali superiori rispetto a quelli che sarebbero stati prodotti in caso di completo smaltimento in discarica (colonna “no riciclo” delle tabelle precedenti), tranne che per le emissioni del raggruppamento R1, in quanto lo smaltimento degli impianti di refrigerazione senza recupero dei CFC risulta particolarmente impattante. Come già evidenziato, però, oltre a non disperdere sostanze inquinanti,

occorre considerare il beneficio ottenuto grazie al fatto di poter avviare a riciclo materiali che altrimenti sarebbero prodotti completamente ex-novo. Il beneficio ambientale complessivo rimane, quindi, positivo. Il bilancio complessivo delle emissioni climalteranti mostra in modo evidente il peso e l’importanza dell’attività di recupero dei materiali: la gestione dei RAEE domestici (comprese le pile portatili) che il Consorzio ecoR’it ha svolto nel 2015 ha permesso di evitare l’emissione di quasi 30.000 tonnellate di CO2eq, mentre il risparmio energetico è di quasi 347.000 GJ.

Tabella 5: Beneficio ambientale in termini di emissioni di CO2eq, circuito professionale – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

114

CER

no riciclo (ton CO2eq)

attività ecoR’it (ton CO2eq)

mancata produzione materie prime (ton CO2eq)

ton CO2eq evitate

16.02.11

1.038,73

81,72

-238,92

-1.195,93

16.02.13

2,31

5,78

-104,04

-100,58

16.02.14

164,16

493,52

-5.837,96

-5.508,60

20.01.21

0,16

0,57

-3,57

-3,16

TOTALE

1.205,36

581,59

-6.184,50

-6.808,26


Tabella 6: Beneficio ambientale in termini di consumi energetici, circuito professionale – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

no riciclo (GJ)

attività ecoR’it (GJ)

mancata produzione materie prime (GJ)

GJ risparmiate

16.02.11*

38,29

547,16

-3.382,93

-2.874,05

16.02.13*

10,57

85,83

-1.690,26

-1.615,00

16.02.14

682,81

7.148,94

-105.569,81

-99.103,69

20.01.21*

1,06

8,26

-40,13

-32,93

TOTALE

732,73

7.790,19

-110.683,13

-103.625,67

Anche nel caso dei rifiuti del circuito professionale, i consumi energetici risultano maggiori per le attività di ecoR’it rispetto allo smaltimento dei RAEE in discarica (come per il circuito dei RAEE domestici), così come per le emissioni di gas serra si nota come lo scenario “no riciclo” abbia emissioni minori rispetto allo scenario “attività ecoR’it”, ad eccezione dell’impatto del CER 16.02.11* dovuto al mancato recupero (e quindi emissione) dei gas CFC degli impianti di refrigerazione. La competitività dello scenario “attività ecoR’it” rispetto

allo scenario “no riciclo” è dovuta anche all’assenza del trasporto casa-piazzola ecologica presente nel circuito domestico di raccolta dei RAEE. Il bilancio totale delle emissioni climalteranti mostra, anche nel caso dei RAEE professionali, il peso e l’importanza dell’attività di recupero dei materiali: la gestione dei RAEE professionali che il Consorzio ecoR’it ha svolto nel 2015 ha permesso di evitare l’emissione di oltre 6.800 tonnellate di CO2eq e il risparmio energetico è stato di quasi 104.000 GJ.

3 CONCLUSIONI Il bilancio ambientale del ciclo dei flussi dei rifiuti (RAEE e pile portatili), trattati dal Consorzio ecoR’it nel corso del 2015 e redatto in collaborazione con Ambiente Italia, vede qui riassunti i benefici ambientali derivati dall’attività di ecoR’it. Le attività svolte dal Consorzio nel 2015 hanno: - recuperato complessivamente 10.848 tonnellate di materiali (10.049 nel 2014) su un totale di 12.031

tonnellate di rifiuti trattati (pari al 90%); - evitato l’emissione in atmosfera di 36.245 tonnellate di gas a effetto serra pari alle emissioni di quasi 12.000 auto di media dimensione alimentate a diesel euro 5, che percorrono in media 10.000 km; - risparmiato 450.556 GJ di energia, pari al consumo annuo di oltre 67.000 frigoriferi in classe C (ovvero al consumo di una città di 170.000 abitanti).

115


CALCOLO DELLA CARBON FOOTPRINT DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO ecoR’it (RAEE E PILE PORTATILI) Flussi di Raccolta Anno 2015

Società responsabile dello studio AMBIENTE ITALIA S.R.L. Via Carlo Poerio 39 - 20129 Milano tel +39.02.27744.1 / fax +39.02.27744.222 www.ambienteitalia.it Posta elettronica certificata: ambienteitaliasrl@pec.ambienteitalia.it

116


Sommario 120

Introduzione

123

Obiettivo e campo di applicazione dello studio

130

Analisi di inventario

165

Valutazione degli impatti

180

Interpretazione del ciclo di vita

183

Bibliografia

117


118


119


1 INTRODUZIONE La crescente attenzione al problema dei cambiamenti climatici, l’importanza che oggi sul mercato è data ai requisiti “ecologici” dei prodotti, la maggior consapevolezza del consumatore verso scelte più responsabili e comportamenti virtuosi, hanno contribuito a determinare la creazione di nuovi modi per fornire informazioni relative all’impatto sul clima di prodotti e servizi. In questo ambito ha trovato grande diffusione la “carbon footprint”: essa rappresenta un indicatore ambientale che esprime la quantità totale delle emissioni di gas ad effetto serra emesse, direttamente o indirettamente, durante il ciclo di vita di un prodotto, di un’organizzazione o di un servizio e fornisce una quantificazione dell’impatto delle attività umane, espressa come quantità di anidride carbonica equivalente (CO2eq). Nel calcolo dalla carbon footprint si tiene conto di tutti i gas clima-alteranti del Protocollo di Kyoto, tra cui l’anidride carbonica (CO 2), il metano (CH 4), l’ossido nitroso (N 2O) e altri composti chimici (come i CFC, Halon, HCFC, ecc.). Ciascuna di queste emissioni è moltiplicata per il corrispondente coefficiente di caratterizzazione del potenziale di riscaldamento globale (Global Warming Potential, GWP) e la somma totale fornisce il valore di carbon footprint. La ca rb o n fo o tpr i n t d e i p r o d o t t i c o m pre nd e l’assorbimento e l’emissione di gas clima-alteranti nell’arco dell’intera vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime e la loro trasformazione, al loro uso, fino al riciclo ed eventuale smaltimento finale. In ciascuna delle suddette fasi, le emissioni di gas ad effetto serra possono derivare da sorgenti come l’utilizzo di energia e di combustibili per il trasporto, dalla produzione di rifiuti e dalle perdite di refrigeranti dai sistemi di refrigerazione, mentre gli assorbimenti possono derivare dalla fissazione della CO 2 atmosferica da parte delle piante o del suolo.

120

1.1 LO SVILUPPO NORMATIVO DEI RAEE Il D.Lgs. 151/05 (ora sostituito dal D.Lgs 49/2014) definisce RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) le apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono considerate rifiuti [ai sensi della normativa vigente], inclusi tutti i componenti, i sottoinsiemi ed i materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto nel momento in cui si assume la decisione di disfarsene. I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) non possono essere gettati nei normali cassonetti e smaltiti in discarica, in quanto possono contenere sostanze in grado di contaminare l’ambiente in maniera irreversibile, quali ad esempio metalli pesanti, sostanze lesive per l’ozono e sostanze alogenate; pertanto, per evitare la dispersione di tali componenti, è necessario trattare nel modo corretto le componenti inquinanti (attraverso recupero o riciclo) e smaltire le sole parti residue non più recuperabili. La normativa di riferimento che regola la gestione di questi rifiuti è costituita dal Decreto Legislativo 151 del 2005, che ha l’obiettivo di migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che svolgono un ruolo attivo nel ciclo di vita dei prodotti elettrici ed elettronici: dai produttori agli utilizzatori, passando per gli attori della filiera distributiva, fino agli operatori del riciclo. Al decreto legislativo hanno fatto seguito 5 decreti ministeriali attuativi: • DM 25/09/07: Istituzione del Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151; • DM 25/09/07, n. 185, recante l’istituzione del “Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE”, del “Centro di coordinamento per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi” e del “Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE” (attuazione articoli 13, comma 8 e 15


• •

comma 4, D.lgs. 151/2005); DM Ambiente 8 aprile 2008 recante “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato — Articolo 183, comma 1, lettera cc) del D.Lgs. 152/2006”; DM Ambiente 12 maggio 2009 recante “Finanziamento gestione RAEE”; DM Ambiente 8 marzo 2010, n. 65, recante “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) — Modalità semplificate”.

In particolare il Decreto stabilisce misure e procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; b) promuovere il reimpiego, il riciclo e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di queste apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento dei RAEE; d) ridurre l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il sistema introdotto dalla normativa è improntato sulla responsabilità dei “produttori” (ossia dei primi importatori o fabbricanti) ai quali si chiede di organizzare e finanziare la raccolta e la gestione dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato.

D.Lgs. 151/2005; 2. D.Lgs. 14 marzo 2014, n. 49, Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del D.Lgs. 151/2005. Il primo, entrato in vigore il 30 marzo 2014, prevede che le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato non debbano contenere determinate sostanze tossiche e nocive individuate nell’allegato II del decreto, ovvero: piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e bifenili polibromurati (PBB). Il secondo, invece, entrato in vigore il 12/04/14, oltre a inserire prescrizioni per particolari tipologie di AEE, riguarda più direttamente la gestione dei rifiuti (RAEE), precisando in modo più netto la distinzione tra RAEE domestici e professionali e introducendo, inoltre, la novità dei RAEE di piccolissime dimensioni (oggetto di ritiro gratuito senza obbligo di acquisto dell’equivalente, cosiddetto “uno contro zero”), distinguendo in:

RAEE DOMESTICI : i RAEE originati dai nuclei

domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. I rifiuti delle AEE che potrebbero essere usati sia dai nuclei domestici sia da utilizzatori diversi (“dual use”), sono in ogni caso considerati RAEE domestici;

RAEE PROFESSIONALI : i RAEE diversi da quelli provenienti da nuclei domestici;

Nel 2014 sono stati pubblicati due importanti decreti legislativi di modifica del D.Lgs. 151/05:

RAEE DI PICCOLISSIME DIMENSIONI: i RAEE di

1. D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 27, Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del

PANNELLI FV : sono definiti RAEE “domestici” se

dimensioni esterne inferiori a 25 cm;

originati da impianti di potenza nominale inferiore a 10 kW, mentre sono definiti RAEE “professionali” se di potenza superiore.

121


1 INTRODUZIONE Inoltre definisce:

CENTRI DI TRATTAMENTO: gli impianti o le

imprese che effettuano operazioni di trattamento RAEE devono essere autorizzati con l’autorizzazione unica ex articolo 208, Dlgs 152/2006. L’autorizzazione garantisce l’utilizzo delle migliori tecniche di trattamento, di recupero e di riciclaggio disponibili e stabilisce le condizioni per garantire l’osservanza dei requisiti previsti per il trattamento adeguato e per il conseguimento degli obiettivi di riciclaggio e recupero indicati in allegato V.

TRATTAMENTO: prevede la rimozione di tutti liquidi

ed un trattamento selettivo conforme alle prescrizioni tecniche. Nel caso di RAEE contenenti sostanze lesive dell’ozono alle operazioni di trattamento si applicano le disposizioni del Reg. (CE) n. 1005/2009 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono e del Reg. (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati a effetto serra. Il Decreto RAEE 49/2014 precisa, inoltre, all’articolo 35 comma 2°), che il Comitato di Vigilanza e Controllo (CVC) del sistema RAEE definisce i criteri di determinazione delle quote di mercato, anche in considerazione, ove possibile, del diverso impatto ambientale delle singole tipologie di AEE. A tal fine, il CVC valuta l’analisi del ciclo di vita dei beni che può essere facoltativamente presentata da ciascun produttore con riferimento alle proprie AEE.

1.2 IL CONSORZIO ECOR’IT Il Consorzio ecoR’it organizza e gestisce per conto dei propri consorziati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto ed il trattamento dei RAEE, sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti. Le categorie di apparecchiature elettriche ed elettroniche che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014 sono riportate di seguito: 1. grandi elettrodomestici; 122

2. 3. 4. 5. 6.

piccoli elettrodomestici; apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; apparecchiature di consumo; apparecchiature di illuminazione; strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni); 7. giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero; 8. dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati); 9. strumenti di monitoraggio e di controllo; 10. distributori automatici. Per quanto riguarda i RAEE domestici, nel periodo c.d “transitorio”, ovvero sino al 15 agosto 2018, la raccolta separata avviene suddividendo i rifiuti secondo 5 Raggruppamenti:

• RAGGRUPPAMENTO 1 - Freddo e clima (es. frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici utilizzati per la refrigerazione, la conservazione e il deposito di alimenti, apparecchi per il condizionamento, ecc.);

• RAGGRUPPAMENTO 2

- Freddo e clima (es. frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici utilizzati per la refrigerazione, la conservazione e il deposito di alimenti, apparecchi per il condizionamento, ecc.);

• RAGGRUPPAMENTO 3 - TV e monitor; • RAGGRUPPAMENTO 4 - Information

Technology ed elettronica di consumo, apparecchi di illuminazione (privati delle sorgenti luminose), piccoli elettrodomestici e altro (es. stampanti, copiatrici, macchine da scrivere elettriche ed elettroniche, calcolatrici tascabili e da tavolo, fax, telefoni, telefoni cellulari, apparecchi radio, videocamere, registratori hi-fi, strumenti musicali, trapani, macchine per cucire, giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport e tutte le categorie non menzionate negli altri raggruppamenti), pannelli fotovoltaici;


• RAGGRUPPAMENTO 5

– Sorgenti luminose (es. tubi fluorescenti, sorgenti luminose fluorescenti compatte, sorgenti luminose a scarica ad alta intensità, comprese sorgenti luminose a vapori di sodio ad alta e bassa pressione, sorgenti luminose ad alogenuri metallici, ecc.).

I RAEE professionali, invece, vengono distinti direttamente per codice CER, così come elencati di seguito:

• CER 16.02.11*: apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluorocarburi, HCFC, HFC;

• CER

16.02.13*: apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci 16.02.09 e 16.02.12;

• CER 16.02.14: apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16.02.09 a 16.02.13;

• CER 20.01.21*:

tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio.

A questi vanno poi aggiunti i seguenti codici: CER 20.01.23* (apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi), CER 20.01.35* (apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alla voce 20.01.21 e 20.01.23, contenenti componenti pericolosi) e CER 20.01.36 (apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 20.01.21,

20.01.23 e 20.01.35), derivanti dalla raccolta “uno contro uno”. Per garantire un servizio efficiente ed efficace di raccolta separata dei RAEE su tutto il territorio nazionale, in conformità alle disposizioni di legge, ecoR’it utilizza una serie di fornitori che ricoprono, con un servizio integrato, tutte le fasi della gestione dei RAEE e si dividono in: imprese di logistica autorizzate per le operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio presso piattaforma intermedia (transit point 1 eventuale), conferimento agli impianti finali e imprese di trattamento per le operazioni di messa in riserva (pre-trattamento), riciclo e ricondizionamento, trattamento, separazione, recupero (MPS, energia…), smaltimento in discarica (delle sole frazioni non recuperabili), reportistica. Oltre ai RAEE, ecoR’it gestisce anche la raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori: il D.Lgs. 188/2008, infatti, al fine di incrementare le percentuali di raccolta e di riciclo dei rifiuti di pile e accumulatori, ha previsto – analogamente a quanto disciplinato per il settore dei RAEE - la costituzione di un Centro di Coordinamento (del quale ecoR’it è consorziato), avente lo scopo, in particolare, di organizzare un sistema capillare di raccolta dei rifiuti di pile che copra in modo omogeneo l’intero territorio nazionale. Attraverso il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) è oggi disponibile un sistema dedicato alle attività di ritiro e gestione dei rifiuti di pile e accumulatori portatili (Raggruppamento P1).

2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO 2.1 OBIETTIVO L’analisi della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti da ecoR’it e il calcolo della CFP ai sensi della norma 1

ISO/TS 14067:2013 ha lo scopo di quantificare il contributo di questa attività al riscaldamento globale, espresso in termini di CO2 equivalente, valutando tutte le emissioni (e rimozioni) di gas serra lungo l’intero ciclo di vita.

Punto di passaggio intermedio tra produttore del rifiuto e destinatario dove avviene lo stoccaggio.

123


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO I risultati dello studio saranno resi disponibili ai soci del Consorzio, ai partner operativi e a tutti gli stakeholder interessati. Proprio per assicurare la trasparenza e la coerenza di quanto riportato nel presente documento, si è deciso di effettuare il riesame critico dello studio da parte di un esperto indipendente di terza parte. Il formato del Rapporto di studio della CFP, validato dall’organismo terzo indipendente, è coerente con quanto definito dalla norma ISO/TS 14067.

2.2 CAMPO DI APPLICAZIONE Le attività svolte dal Consorzio ecoR’it, che sono state considerate nel calcolo della carbon footprint, sono il trasporto e il trattamento di varie filiere di rifiuti: RAEE domestici e professionali e pile portatili. La prima fase del ciclo consiste nel ritiro dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche dal luogo dove sono stati “prodotti” (Centro di Raccolta per quanto riguarda i RAEE domestici e le pile portatili e azienda/organizzazione per i RAEE professionali) e nel loro trasporto presso l’impianto di trattamento selettivo (conferimento diretto oppure indiretto, cioè attraverso uno stoccaggio presso un transit point). La seconda fase consiste nel trattamento dei rifiuti raccolti presso impianti autorizzati (trattamento selettivo), dove avviene la separazione delle varie parti che compongono il rifiuto al fine di essere recuperate direttamente o, eventualmente, inviate ad ulteriore trattamento (trattamento finale) o a smaltimento (discarica o inceneritore). I principali vantaggi della carbon footprint, rispetto ad un classico studio di LCA completo dei suoi consueti indicatori d’impatto, sono la facilità di comunicazione e di comprensione da parte del pubblico dei risultati finali poiché l’impatto ambientale è espresso tramite un singolo indicatore. Si rimanda al paragrafo 5.2, dove sono descritte le limitazioni dello studio.

2.3 NORMA DI RIFERIMENTO Per il calcolo dell’impronta di carbonio della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it, la 2

Fonte: Centro di Coordinamento RAEE

124

norma di riferimento che viene utilizzata è, quindi, la ISO/ TS 14067:2013 e lo studio di valutazione del ciclo di vita è condotto in conformità a quanto richiesto dalla norma.

2.3.1 TIPO DI CFP Lo studio della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it è una carbon footprint completa (in quanto prende in considerazione tutto il ciclo di gestione dei RAEE domestici e professionali, oltre che delle pile portatili, dalla raccolta al trasporto, al trattamento, fino al fine vita delle varie componenti) e autonoma, non intesa come asserzione comparativa.

2.3.2 PCR Per lo studio in oggetto non verranno seguite PCR, in quanto non esistono documenti applicabili all’oggetto del presente studio.

2.4 I QUANTITATIVI DI RAEE TRATTATI DA ECOR’IT I Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestici raccolti in Italia nel 2015 sono stati di 249.286 tonnellate2 ; il quantitativo è in aumento di oltre il 7,5% rispetto al 2013, anno in cui i quantitativi raccolti erano stati di 231.746 tonnellate. L’incremento è in linea con quello del Consorzio ecoR’it che, passando da 8.508 tonnellate (8.617 contando anche le pile e accumulatori) nel 2014 a 9.173 tonnellate (9.347 contando anche pile e accumulatori) nel 2015, fa registrare un aumento dell’8% dei rifiuti totali gestiti. Per quanto riguarda il circuito domestico, anche nel corso del 2015 il Consorzio ha trattato maggiormente i raggruppamenti R3 e R4, nonostante ci sia stata per entrambi una diminuzione intorno al 9-10% rispetto all’anno precedente. Un aumento si è registrato, invece, per quanto riguarda la gestione di tutti gli altri raggruppamenti, soprattutto per il raggruppamento R1 (apparecchiature refrigeranti), che è passata da 17 tonnellate nel 2014 a 1.115 nel 2015. Sono state poi gestite 566 tonnellate di R2 (grandi bianchi), 4.179


tonnellate di R3 (TV e monitor), 3.266 tonnellate di R4 (PED, CE, ITC, apparecchi illuminanti e altro), 46 tonnellate di R5 (sorgenti luminose) e 174 tonnellate di pile e accumulatori. Nella tabella seguente si riportano 2011 ton.

2012 ton.

2013 ton.

2014 ton.

2015 ton.

i quantitativi dei rifiuti trattati, suddivisi nei diversi raggruppamenti e di seguito la differenza rispetto agli anni precedenti3 .

Trend

Trend

Trend

Trend

Trend

2011-2012

2012-2013

2013-2014

2014-2015

2011-2015

R1

67

93

51

17

1.115

R1

39%

-45%

-66%

6458%

1564%

R2

37

229

280

214

566

R2

519%

23%

-24%

165%

1431%

R3

3.280

2.531

3.580

4.611

4.176

R3

-23%

41%

29%

-9%

27%

R4

4.496

3.921

3.776

3.636

3.266

R4

-13%

-4%

-4%

-10%

-27%

R5

15

18

16

30

46

R5

20%

-12%

90%

55%

209%

P1

133

118

185

109

174

P1

-11%

57%

-41%

60%

31%

8.028

6.910

7.888

8.617

9.344

-14%

14%

9%

8%

16%

Tabella 2: Andamento delle quantità di RAEE domestici trattate da ecoR’it nel periodo w2011-2015

Tabella 1: Quantità di RAEE domestici trattate da ecoR’it nel periodo 2011-2015

Figura 1: Quantità di RAEE domestici trattati da ecoR’it

174 109 185 118 133

P1

2015 2014 2013 2012 2011

46 30 16 18 15

R5

3.266 3.636 3.776 3.921

R4

4.496 4.176 4.611 3.580

R3

2.531

3.280

566

R2 37

214 280 229

1.115 17 51 93 67

R1

0 3

1000

2000

3000

I totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti.

4000

5000

125


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO Relativamente ai RAEE professionali gestiti da ecoR’it, i quantitativi trattati nel 2015 sono lievemente aumentati, di circa l’1% rispetto all’anno precedente, passando da 2.660 a 2.687 tonnellate. Più nel dettaglio, i rifiuti trattati sono i seguenti: 139 tonnellate di rifiuti pericolosi classificati con codice CER 16.02.11* (apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluorocarburi, HCFC, HFC)4 , 35 tonnellate di rifiuti pericolosi classificati con codice CER 16.02.13* (apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci 16.02.09 e

16.02.12)5, 2.510 tonnellate di rifiuti non pericolosi classificati con codice CER 16.02.14 (apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16.02.09 a 16.02.13)6 e 3 tonnellate di rifiuti pericolosi classificati con codice CER 20.01.21* (tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio). Nella tabella 3 si riportano i quantitativi trattati nel triennio 2011-2014, mentre la tabella successiva mostra un aumento per i CER 16.02.11* e CER 20.01.21* e una diminuzione per il resto7.

Tabella 3: Quantità di RAEE professionali trattate da ecoR’it nel periodo 2011-2015

CER

2011 ton.

2012 ton.

2013 ton.

2014 ton.

2014 ton.

16.02.11*

32

34

44

58

139

16.02.13*

14

18

33

65

35

16.02.14

603

1.792

2.636

2.537

2.510

20.01.21*

1

2

2

1

3

650

1.846

2.715

2.660

2.687

Tabella 4: Andamento delle quantità di RAEE professionali trattate da ecoR’it nel periodo 2011-2015

CER

Trend

Trend

Trend

Trend

2012-2013

2013-2014

2014-2015

2011-2015

16.02.11*

6%

31%

31%

139%

334%

16.02.13*

29%

86%

93%

-46%

152%

16.02.14

197%

47%

-4%

-1%

316%

20.01.21*

100%

-7%

-59%

228%

228%

184%

47%

-2%

1%

313%

Comprende anche il codice CER 20 01 23* derivante dalla raccolta “uno contro uno”. Comprende anche il codice CER 20 01 35* derivante dalla raccolta “uno contro uno”. 6 Comprende anche il codice CER 20 01 26 derivante dalla raccolta “uno contro uno”. 7 I totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti. 4 5

126

Trend

2011-2012


Figura 2: Quantità di RAEE professionali trattati da ecoR’it

3000

2015 2014 2013 2012 2011

2.636 2.537 2.510

2500

2000 1.792

1500

1000

603

500

0

3

1

2

2

20.01.21*

35

1

16.02.14

Gli output derivanti dal trattamento selettivo delle diverse tipologie di RAEE (rifiuti e/o materie prime secondarie) possono essere avviati a riciclo, direttamente o dopo altri trattamenti (di seguito denominato “trattamento finale”), oppure a smaltimento (discarica o incenerimento), come dalle figure 3 e 4 a pagina seguente.

2.5 UNITÀ FUNZIONALE E FLUSSO DI RIFERIMENTO L’unità funzionale fornisce il riferimento al quale i dati in ingresso e in uscita al sistema considerato sono riferiti.

65

139 33

18

16.02.13*

14

58

44

34

32

16.02.11*

L’unità funzionale considerata nello studio in oggetto è:

1 tonnellata di RAEE e pile portatili gestita dal consorzio ecoR’it Si precisa che ci si riferisce a una tonnellata di ciascuna tipologia di rifiuto. Sono state poi determinate le emissioni totali derivanti dai flussi di rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it nel 2015, moltiplicando le emissioni derivanti da una tonnellata di rifiuto per le relative tonnellate trattate dal Consorzio.

127


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO 2.6 CONFINI DEL SISTEMA Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo di vita dell’attività di gestione dei RAEE condotta del Consorzio ecoR’it; i risultati della carbon footprint sono stati riportati separatamente per RAEE domestici, suddivisi nei diversi raggruppamenti, e per RAEE professionali, separati per CER. Nel paragrafo 4.2 è riportata la carbon footprint anche delle pile portatili. Nelle figure 3 e 4 è rappresentato schematicamente il ciclo di vita dei RAEE, che rimane invariato rispetto allo studio dell’anno precedente: dal produttore (piazzola ecologica nel caso dei RAEE domestici, azienda per quelli professionali), il rifiuto viene avviato all’impianto di trattamento selettivo (eventualmente passando attraverso un transit point). Da qui, in seguito alla separazione delle varie componenti e alla macinazione del rifiuto, le diverse frazioni prodotte possono essere inviate a recupero diretto (con o senza passare per la messa in riserva) oppure possono essere mandate ad un altro impianto dove, in seguito ad uno specifico trattamento (definito finale), verranno recuperati altri materiali. In entrambi i trattamenti, quello selettivo dei RAEE e quello finale delle componenti, una parte dei rifiuti che ne derivano vengono inviati a smaltimento (discarica o incenerimento).

Figura 3: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE domestici

UTENZA DOMESTICA

CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE - Fase 1

STOCCAGGIO

TRATTAMENTO SELETTIVO

Fase 2

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

RICICLO

Fase 4

128

Fase 5


2.7 CRITERI DI ESCLUSIONE

Figura 4: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE professionali

Fase Fase Fase Fase Fase

RAEE PROFESSIONALE

1: 2: 3: 4: 5:

§ § § § §

3.2 3.3 3.4 3.5 3.6

PRODUTTORE DEL RIFIUTO - Fase 1

I criteri di esclusione (cut-off) consentono di escludere, dallo studio del calcolo dell’impronta di carbonio, alcuni flussi di materia ed energia in ingresso e in uscita al sistema considerato. Nel presente studio LCA, i processi che sono stati esclusi dall’analisi sono i seguenti: • •

la costruzione degli stabilimenti aziendali e dei macchinari per il trattamento dei rifiuti; prodotti per la manutenzione degli impianti.

Il contributo dei processi esclusi non influisce in modo significativo sull’impatto totale (contributo sempre inferiore all’1%).

STOCCAGGIO

2.8 APPROCCIO DI ALLOCAZIONE SELEZIONATO

TRATTAMENTO SELETTIVO

Fase 2

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

Fase 5

La norma ISO/TS 14067 definisce una gerarchia nella selezione dell’approccio di allocazione. L’allocazione deve essere, quando possibile, evitata attraverso la suddivisione del processo o l’espansione del sistema. In caso contrario i rapporti fisici (es. massa, energia) tra prodotti o funzioni devono essere utilizzati per ripartire i flussi in ingresso e in uscita. Quando non è possibile stabilire i rapporti fisici, vengono utilizzati altri rapporti (per esempio il valore economico). Per quanto riguarda i rifiuti gestiti dal consorzio ecoR’it, il criterio di allocazione selezionato è quello di massa.

2.9 PERIODO DI RIFERIMENTO Il periodo di riferimento per il calcolo della carbon footprint della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti da ecoR’it è l’anno solare 2015.

RICICLO

Fase 4

129


3

ANALISI DI INVENTARIO

Per l’elaborazione del presente studio e per il calcolo della carbon footprint, i dati di input sono stati forniti da ecoR’it partendo dai formulari di trasporto dei rifiuti (FIR). Il Consorzio ha elaborato le informazioni relative alla movimentazione dei RAEE domestici e professionali e dei rifiuti di pile portatili, eseguite nel 2015 dagli impianti di trattamento, per conto dei consorziati ecoR’it, distinguendo i trasporti diretti (dal produttore all’impianto di trattamento) da quelli indiretti (passaggio attraverso un transit point prima di arrivare all’impianto di trattamento). Rilevato che rispetto all’anno precedente sono stati coinvolti altri partner operativi di ecoR’it, il campione ha gestito complessivamente il 95% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio e circa il 91% di quelli professionali (di seguito chiamati “impianti campione”). Come si vede in figura 5, dove è riportata la localizzazione degli impianti, la scelta è stata fatta in modo da coprire tutto il territorio nazionale favorendo quanto più possibile

N

la centralità geografica rapportata al luogo di produzione del rifiuto. Per fare in modo che lo studio sia sempre più preciso e approfondito, il Consorzio ecoR’it cerca di coinvolgere ogni anno il maggior numero possibile di impianti, passando da 14 impianti nel 2013, a 17 nel 2014 e a 18 nel 2015. Quest’anno, oltre ad alcuni dei nuovi impianti, sono stati visitati anche impianti già visti negli anni scorsi. Durante il sopralluogo sono state raccolte informazioni in merito alle lavorazioni effettuate, alle tipologie di RAEE trattati e agli output derivanti dalla selezione. Tutti gli altri impianti sono stati coinvolti nella raccolta dati con le stesse modalità seguite per gli studi degli anni precedenti. Tutte le informazioni sono, quindi, state raccolte attraverso una scheda specifica e puntuale, dove sono stati registrati: • i RAEE in ingresso all’impianto, suddivisi per raggruppamento (per il domestico) e per CER (per il professionale), oltre ai quantitativi di rifiuto trattato per conto di ecoR’it nel 2015 e il totale lavorato nello

E

IMPIANTO

LOCALITÀ

C Q

J

G

K

Q

L

D

A

F

O

M

I

P

H

R

B

Figura 5: Localizzazione degli impianti campione

130

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R

Dismeco S.r.l.

Marzabotto (BO)

FG S.r.l.

Belpasso (CT)

Lavoro&Ambiente S.r.l.

Ternate (VA)

Nec New Ecology S.r.l.

Fossò (VE)

O2Saving S.r.l.

Castelnuovo (TN)

Raetech S.r.l.

Foiano della Chiana (AR)

Relight S.r.l.

Rho (MI)

Ri.Plastic S.r.l.

Balvano (PZ)

Rimel S.r.l.

Pollenza (MC)

S.E.Val. S.r.l.

Colico (LC)

Stena Technoworld S.r.l.

Angiari (VR)

Transistor S.r.l.

Torino (TO)

Vallone S.r.l.

Anagni (FR)

S.E.Val - Piantedo

Piantedo

Puli Ecol Recuperi S.r.l.

San Severino Marche ( MC)

Ri.Pastic S.r.l. - Isernia

Sessano del Molise (IS)

AMIAT SpA

Torino (TO)

West Recycling S.r.l.

Macchiareddu (CA)


stesso anno; i consumi di energia elettrica e/o di combustibile necessari per il funzionamento degli impianti, suddivisi, dove possibile, per tipologia di RAEE lavorato; • altri eventuali consumi correlati all’attività di trattamento (metano per riscaldamento, acqua, ecc.); • la tipologia e la quantità dei rifiuti e delle materie prime secondarie (MPS) in uscita dall’impianto dopo il trattamento. In particolare, per ogni CER o MPS in uscita dall’impianto sono state fornite informazioni relative al RAEE da cui hanno avuto origine, all’impianto di destinazione, al destino finale (recupero/trattamento, discarica, incenerimento). Oltre a questo, sono stati raccolti anche i dati relativi ai consumi idrici, necessari per lo studio della water footprint che il Consorzio ecoR’it ha deciso di effettuare assieme alla presente carbon footprint. È da sottolineare che per tutte le attività di recupero dei rifiuti svolte presso gli impianti di trattamento selettivo non vengono utilizzate acque di processo, ma l’acqua viene utilizzata esclusivamente per gli usi igienici, antincendio e, raramente, per il lavaggio dei piazzali o dei mezzi. Le informazioni raccolte hanno riguardato le quantità di acqua utilizzata e la relativa sorgente, la qualità dell’acqua (la maggior parte acqua potabile) e le forme di utilizzo, la localizzazione geografica e gli aspetti temporali, oltre agli scarichi e alle emissioni in aria, acqua e suolo che possono avere impatti sulla qualità dell’acqua. Nei capitoli successivi vengono dettagliatamente descritte tutte le varie fasi del ciclo di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio, con •

particolare attenzione ai dati disponibili e alle eventuali assunzioni fatte per supplire alla mancanza di dati8 .

3.1 DESCRIZIONE DEI DATI La tipologia di dati che sono stati utilizzati nell’LCA per il calcolo della carbon footprint sono: • dati primari, reperiti presso siti aziendali; • dati secondari: provenienti da banche dati (commerciali e non) o da letteratura (specifica e non) relazionata a quella particolare categoria di prodotto o ad altri sistemi equivalenti da un punto di vista tecnologico, geografico e temporale. Per questa tipologia di dati la struttura consulenziale del Consorzio ecoR’it garantisce l’accesso a banche dati estremamente aggiornate (per esempio il database Ecoinvent 3.2 ). L’utilizzo di dati primari è prioritario, per questo motivo è stata condotta una puntuale raccolta dati che ha permesso di approfondire le fasi più impattanti del ciclo di vita dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it e di individuare quelle non coperte da banche dati specifiche.

3.2 DAL PRODUTTORE DEL RIFIUTO ALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO Come già evidenziato, il quantitativo di rifiuti gestito da ecoR’it nel 2015 è di 9.344 tonnellate per quanto riguarda i RAEE del circuito domestico, mentre ammonta a 2.687 tonnellate il quantitativo dei RAEE professionali. Nella tabella seguente il peso dei RAEE è suddiviso per raggruppamento e per CER.

Tabella 5: Quantità di RAEE e RIPA trattati da ecoR’it nel 2015

8

RAGGRUPPAMENTO

tonnellate

CER

tonnellate

R1

1.114,851

16.02.11*

138,852

R2

566,490

16.02.13*

35,295

R3

4.175,562

16.02.14

2.510,004

R4

3.266,273

20.01.21*

3,282

R5

46,369

Nelle tabelle di seguito riportate, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti.

131


3 ANALISI DI INVENTARIO La distanza media pesata percorsa fino all’impianto di trattamento varia a seconda del rifiuto trasportato ed è riportata nelle tabelle seguenti: Tabella 6: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto dei RAEE domestici all’impianto di trattamento

DA PRODUTTORE A DESTINO FINALE (KM)

RAGGRUPPAMENTI

DA PRODUTTORE A TRANSIT POINT (KM)

%

Via terra

Via mare

R1

94,50%

262

R2

88,28%

228

R3

78,83%

R4

94,48%

R5

52,76%

DA TRANSIT POINT A DESTINO FINALE (KM)

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

-

5,50%

41

-

188

-

-

11,72%

50

-

139

-

234

-

21,17%

148

-

159

46

209

0,013

5,52%

192

-

309

90

166

0

47,24%

111

-

225

7

Tabella 7: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto dei RAEE professionali all’impianto di trattamento

DA PRODUTTORE A DESTINO FINALE (KM)

CER

DA PRODUTTORE A TRANSIT POINT (KM)

%

Via terra

Via mare

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

16.02.11*

97,25%

272

-

2,75%

364

-

235

-

16.02.13*

89,19%

296

-

10,81%

290

-

386

126

16.02.14

86,94%

248

-

13,06%

250

-

204

4

20.01.21*

38,54

214

-

61,46

432

-

152

-

Da precisare che, per quanto riguarda le pile, esiste un unico impianto autorizzato in Italia che tratta tale tipologia di rifiuto.

3.2.1 FONTE DEI DATI Il dato di input utilizzato per il calcolo della carbon footprint è il quantitativo di rifiuti gestiti nel 2015 da ecoR’it, dato fornito dal Consorzio. Le distanze di trasporto sono state calcolate partendo dai dati contenuti nei formulari di trasporto dei rifiuti, caricati nel registro di intermediazione (dati resi disponibili dal

132

DA TRANSIT POINT A DESTINO FINALE (KM)

Consorzio). Per calcolare i km percorsi è stato utilizzato un software specifico per il calcolo delle distanze, tracciando in modo puntuale i tragitti partendo dagli indirizzi dei produttori, dei trasportatori e dei destinatari del rifiuto ricavati dai formulari. I percorsi tengono conto anche degli eventuali trasporti attraverso i transit point. Si è, inoltre, tenuto conto dei percorsi fatti via nave, relativi ai trasporti dalle isole al continente. Le emissioni specifiche, prodotte dai mezzi di trasporto, sono state calcolate con la banca dati Ecoinvent 3.2 (nuovo aggiornamento rispetto a quella utilizzata l’anno scorso) per singole categorie di mezzi. In base alle


informazioni fornite da ecoR’it nei formulari di trasporto dei rifiuti, è stato determinato il peso medio dei trasporti di RAEE che, per i RAEE domestici risulta essere circa 1,7 tonnellate (passando da un minimo di 640 kg ad un massimo di 6 tonnellate), mentre per i professionali è di 1,4 tonnellate (in questo caso con un range che va da 1 kg a 14 tonnellate). Per il trasporto dal centro di raccolta comunale o dall’azienda produttrice del rifiuto professionale fino all’impianto di trattamento, sono stati considerati mezzi con portata compresa tra 7,5 e 16 tonnellate, in quanto confrontabili con la tipologia dei mezzi generalmente utilizzata.

pari a 0,5 volte quello di andata, perché statisticamente il trasportatore si trova nei pressi dell’impianto di trattamento (o coincide con lo stesso impianto di destinazione). Le distanze di trasporto sono state calcolate come media pesata. Per la raccolta dei RAEE domestici, è stato inserito anche il servizio di trasporto dalle utenze domestiche ai centri di raccolta: la capacità di trasporto dei mezzi utilizzati è stata considerata di 3,5 tonnellate e la distanza percorsa è stata stimata in 3,4 km, partendo dall’estensione media dei comuni italiani, pari a 37,3 km2 (fonte dati ISTAT).

3.2.2 ASSUNZIONI

3.3 TRATTAMENTO DEI RAEE PRESSO GLI IMPIANTI

Per quanto riguarda i trasporti, le assunzioni definite per la gestione dei rifiuti trattati nel 2015 sono le stesse fatte l’anno precedente e che vengono riportate per completezza. Si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/ movimentati da ecoR’it nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali lavorazioni di stoccaggi effettuati l’anno precedente o giacenze da lavorare l’anno successivo. I chilometri percorsi all’andata sono stati calcolati come la somma delle distanze tra il trasportatore e il produttore del rifiuto e tra questo e l’impianto di trattamento (destinatario), considerando quindi come punto di partenza per ogni viaggio la sede locale del trasportatore. Il viaggio di ritorno è stato conteggiato

Le modalità di trattamento dei RAEE realizzate presso gli impianti non sono diverse da quelle realizzate gli scorsi anni e possono essere suddivise in diverse fasi, alcune sono comuni a tutte le categorie, altre più specifiche e si distinguono per tipologia di apparecchiatura. In particolare, le fasi principali sono il conferimento, la messa in riserva e il trattamento (quest’ultimo è suddivisibile in pre-trattamento e messa in sicurezza dei materiali), smontaggio e recupero del componente, frantumazione e selezione dei materiali, fine vita. La figura seguente fornisce una schematizzazione delle fasi.

Figura 6: Fasi del trattamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse

Recupero di materiale ed energia Conferimento e messa in riserva

Pretrattamento e messa in sicurezza

Smontaggio e recupero dei componenti

Frantumazione e selezione dei materiali Smaltimento

133


3 ANALISI DI INVENTARIO Quando il rifiuto giunge presso l’impianto di trattamento viene effettuata una prima analisi: si tratta del pretrattamento e della messa in sicurezza, una lavorazione preliminare il cui scopo è quello di rendere più sicuro lo svolgimento delle successive fasi di recupero. Essa consiste nell’asportazione di tutte le parti mobili presenti nelle apparecchiature (sportelli, componenti e cablaggi elettrici, guarnizioni in PVC e/o gomma ed altre parti accessorie quali piani in cristallo, in acciaio, in plastica ecc.) e nella contemporanea rimozione, se necessario, dei materiali classificati pericolosi come, ad esempio, CFC dai circuiti e dall’olio, interruttori con sostanze pericolose, condensatori, tubi catodici, schede elettriche ed elettroniche. A questa procedura segue la fase di smontaggio effettuata,

salvo differente prassi, manualmente. Questa operazione è necessaria per separare in modo corretto le diverse componenti, che potranno così essere inviate a successivo recupero, e per permettere l’asportazione di tutte le parti che potrebbero risultare non idonee alla successiva fase. Lo step seguente è automatizzato e consiste nella frantumazione e nella selezione dei materiali da avviare al recupero (metalli ferrosi e non, plastiche, ecc.). A questo punto i materiali sono pronti per essere reintrodotti all’interno dei cicli produttivi o per essere avviati a processi di recupero energetico o di massa, mentre i rifiuti prodotti dalle attività di bonifica e trattamento vengono avviati a smaltimento. Di seguito vengono sommariamente descritti i trattamenti applicati per ciascun raggruppamento di RAEE.

TRATTAMENTO

R1

R2

R3

R4

R5

Il trattamento inizia con la messa in sicurezza e lo smontaggio delle componenti pericolose: manualmente vengono asportati cavi elettrici, guarnizioni e parti in vetro. In seguito viene effettuata l’operazione di bonifica del circuito refrigerante attraverso l’utilizzo di utensili perforanti e l’aspirazione di CFC-HFC e oli, che vengono separati e stoccati. Negli impianti può essere presente un sistema di abbattimento dei CFC, derivanti dalla fase di triturazione del poliuretano (post- combustore). Una volta privato del compressore, il rifiuto viene inviato alla fase di triturazione, che consiste in una riduzione volumetrica e in una successiva separazione delle varie componenti (principalmente schiume poliuretaniche, metalli ferrosi e non ferrosi, plastica). L’operazione di messa in sicurezza consiste nell’eliminazione manuale di componenti quali condensatori, eventuali interruttori al mercurio, cavi esterni, batterie, accumulatori, zavorre in cemento, circuiti stampati, ecc… Le carcasse vengono quindi sottoposte ad una prima triturazione più grossolana e ad una successiva separazione manuale delle diverse componenti, per poi essere nuovamente ridotte a pezzature più piccole. Nastri magnetici e separatori ad induzione permettono la separazione delle diverse tipologie di materiale. I monitor e i televisori vengono smantellati manualmente, in modo da estrarre il tubo catodico in sicurezza; l’involucro viene avviato a triturazione, mentre la bonifica del tubo catodico avviene nelle seguenti fasi: viene rimossa la cinghia antimplosione, viene eseguito il taglio per la separazione del vetro cono e del vetro pannello, viene estratta la maschera ferrosa e aspirate le polveri fluorescenti dalla superficie del vetro pannello. Anche in questo caso la messa in sicurezza del rifiuto consiste nella rimozione delle componenti ambientalmente critiche, tra cui i condensatori, i componenti contenenti mercurio, le pile e le batterie, i circuiti stampati, le cartucce e i toner, oltre alle parti che potrebbero danneggiare l’impianto di frantumazione (motori elettrici, trasformatori, ecc.). La successiva triturazione permette la riduzione volumetrica delle carcasse e la separazione delle diverse tipologie di materiale (ferro, materiale non ferroso, plastica…). Le operazioni di trattamento delle sorgenti luminose consistono essenzialmente nella frantumazione delle lampade, nella separazione delle parti metalliche e plastiche, nella separazione e nella pulizia del vetro ed infine l’estrazione e il confezionamento delle polveri fluorescenti.

Nella tabella seguente sono riportati gli impianti campione presi in considerazione per le elaborazioni del presente studio, con indicate le categorie che vengono trattate in ognuno10 . 134


Tabella 8: Raggruppamenti trattati nei diversi impianti visitati nel corso del presente studio

RAGGRUPPAMENTO R1

R2

R3

R4

R5

• •

• • • •

• • • • •

DISMECO FG LAVORO&AMBIENTE NEC NEW ECOLOGY

O2SAVING PULIECOLRECUPERI

RAETECH RELIGHT RI.PLASTIC-BALVANO RI.PLASTIC-SESSANO

• •

RIMEL SEVAL - COLICO SEVAL - PIANTEDO STENA

• • •

• • • • • • • • • • •

• •* • •

TRANSISTOR VALLONE - ANAGNI

• • • • • • • • •

* trattamento parziale (smontaggio senza trattamento del tubo catodico)

I consumi energetici specifici forniti dagli impianti sono stati elaborati e rapportati ai quantitativi totali di RAEE trattati nel 2015. Solo per due degli impianti campione non è stato possibile inserire il dato specifico, in quanto le informazioni fornite non sono complete. Per tutti quegli impianti di trattamento RAEE che gestiscono i rifiuti per conto di ecoR’it, ma che non rientrano nel campione di aziende selezionate che hanno fornito i dati, è stato modellizzato un impianto campione medio, dato dal contributo degli impianti campione. I consumi energetici degli impianti sono costituiti da: consumi di energia elettrica per il funzionamento degli impianti e per l’illuminazione dello stabilimento e degli uffici, consumi di gasolio per la produzione di energia elettrica (anche questa utilizzata per gli impianti e gli uffici), consumo di metano per il combustore (presente in alcuni impianti che trattano R1), consumo di metano per il

riscaldamento, consumi di gasolio per la movimentazione interna. Alcuni impianti sono stati in grado di separare i consumi degli uffici. Per quanto riguarda il funzionamento degli impianti e l’illuminazione, il consumo energetico più elevato fra tutti gli impianti è di 867,84 MJ/t di RAEE (contro i 698,59 MJ/t del 2014), mentre i consumi minori sono di 47,57 MJ/t di RAEE; per quanto riguarda il raggruppamento R5, solo due degli impianti hanno fornito i loro consumi. La seguente tabella riporta i consumi energetici medi del periodo 2012-2015 e la loro differenza: come si può notare, a parte un consumo pressoché costante per il raggruppamento R4, nel 2015 c’è stato un aumento del consumo energetico per quasi tutti i raggruppamenti (compreso tra il 17,3 e il 30,1%), mentre solo per il raggruppamento R3 si registra una diminuzione del 14,6%.

Non sono indicati i raggruppamenti che gli impianti sono autorizzati a ricevere, ma quelli che hanno effettivamente trattato e per i quali sono state fornite informazioni sui consumi energetici e sui quantitativi di rifiuti/MPS derivati dal loro trattamento selettivo.casuale. 10

135


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 9: Consumo medio degli impianti nel triennio 2012-2015

2012 (MJ/t)

2013 (MJ/t)

2014 (MJ/t)

2015 (MJ/t)

VARIAZIONE 2014-2015 26,6%

R1

297,93

282,51

309,19

391,40

R2

257,38

214,46

238,00

279,16

17,3%

R3

222,95

211,14

205,73

175,71

-14,6%

R4

307,72

260,94

238,88

236,76

-0,9%

R5

136,71

136,19

94,01

122,31

30,1%

Nel grafico 1 sono rappresentati in blu i consumi degli impianti campione11 rispetto ai raggruppamenti per i quali effettuano il trattamento selettivo e in rosso il valore medio su tonnellata trattata.

Grafico 1: Consumo di energia per tipologia di raggruppamento trattato; in azzurro gli impianti selezionati nel presente studio (in ordine casuale) in viola la media degli impianti.

MJ/t 1000,0

impianto X impianto medio

900,0

800,0

700,0

600,0

500,0

400,0

391,40

300,0

279,16

236,76 175,71

200,0 122,31

100,0

0

R1 11

136

R2

R3

Per motivi di riservatezza, nel grafico gli impianti campione sono riportati in modo anonimo e casuale.

R4

R5


Tra gli impianti che trattano R1, 5 hanno un combustore nel quale vengono trattati e termodistrutti i CFC e che funziona a metano o propano e di questi 4 ci hanno fornito il consumo di gas necessario per il suo funzionamento, che varia da 6,08 m3/t di R1 trattato a 14,51 m3/t di R1 trattato, con un consumo medio di 8,83 m3/t di R1 trattato. Infine, per quanto riguarda i consumi di metano per il riscaldamento, questi variano tra lo 0,03 e lo 0,84 m3 di metano/t di RAEE trattato, con una media di 0,40 m3 di metano/t di RAEE trattato. È da sottolineare che non tutti gli impianti utilizzano metano per il riscaldamento, ma alcuni hanno degli inverter che funzionano ad energia elettrica (quindi inclusa nei dati sopra riportati).

3.3.1 FONTE DEI DATI Gli impianti campione utilizzati per lo studio hanno fornito i valori di energia e/o combustibile utilizzati per il funzionamento dell’impianto di trattamento e, quindi, per la separazione dei vari componenti e materiali che compongono il rifiuto. Dai quantitativi di RAEE lavorati nel corso del 2015 e dai consumi energetici, è stata calcolata l’energia consumata rispetto ad una tonnellata di rifiuto trattato ed è stato quindi determinato il consumo medio utilizzato per gli altri impianti. Anche quest’anno, solo due impianti hanno fornito consumi energetici specifici per il diverso raggruppamento trattato, mentre gli altri avevano a disposizione un dato complessivo. Come sopra descritto, inoltre, per il combustore sono stati utilizzati i consumi dichiarati dagli impianti, mentre per l’impianto che non ha fornito i dati, è stato utilizzato il consumo su tonnellata da RAEE trattato fornito l’anno precedente.

3.3.2 ASSUNZIONI Si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/ movimentati da ecoR’it nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali stoccaggi in anni diversi dal 2015. Per quanto riguarda i RAEE professionali, i diversi CER sono stati assimilati ai raggruppamenti dei RAEE domestici, in quanto il trattamento delle diverse tipologie

è essenzialmente lo stesso. Il CER 16.02.11* è stato equiparato al raggruppamento R1, il CER 16.02.13* ad R3, il CER 16.02.14 ad R4, mentre il CER 20.01.21* ad R5. Tre degli impianti selezionati utilizzano gasolio per la produzione dell’energia necessaria per il funzionamento e due di essi, dotati di contatore, hanno fornito il dato di energia elettrica effettivamente prodotta dal generatore. Il rendimento medio delle macchine è stato utilizzato per calcolare i kWh prodotti anche dai generatori degli altri impianti.

3.4 DALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO SELETTIVO ALLA DESTINAZIONE FINALE Questa fase comprende le attività che vengono svolte a valle all’uscita degli impianti di trattamento selettivo dei RAEE e che riguardano essenzialmente l’invio delle varie frazioni ad operazioni di recupero, smaltimento o ad altro impianto dove viene effettuato un secondo processo di trattamento sulle componenti separate nella fase precedente. Da qui, avverrà poi un successivo trasporto delle frazioni recuperate e dei rifiuti avviati a smaltimento in discarica e/o in inceneritore. Le fasi di trasporto in uscita dall’impianto di trattamento fanno riferimento al consumo di mezzi con una portata massima di 32 tonnellate. Per calcolare il destino finale dei vari materiali che derivano dal trattamento presso gli impianti, sono state determinate delle percentuali in base agli output forniti dagli impianti campione, selezionando il materiale in uscita da ogni specifico raggruppamento e individuando le percentuali che vanno direttamente a recupero, a trattamento finale e/o a smaltimento. In base alle assunzioni fatte sulle lavorazioni presso gli impianti di trattamento finale e di seguito dettagliatamente descritte, sono state determinate le frazioni recuperate o smaltite. Sono stati quindi calcolati i km percorsi per ogni differente destinazione.

137


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.4.1 FONTE DEI DATI La maggior parte degli impianti campione ha fornito i dati relativi ai CER in uscita dal proprio impianto, attribuendoli alle tipologie (Raggruppamenti) di RAEE a cui sono associati: in questo modo, selezionando uno specifico raggruppamento e gli impianti che hanno gestito quel rifiuto per conto di ecoR’it nel 2015, è stato possibile calcolare la percentuale e la tipologia di rifiuti e di materia prima secondaria derivante dal trattamento delle diverse tipologie di RAEE. Per il calcolo dei km percorsi dall’uscita dell’impianto di trattamento fino alla destinazione finale (recupero, discarica, incenerimento) o successiva (trattamento finale), sono state utilizzate le informazioni fornite dagli impianti di trattamento campione, i quali hanno indicato, per ogni CER derivante dalle diverse lavorazione, l’impianto di destinazione. Attraverso l’utilizzo di software pubblici per il calcolo delle distanze, sono stati determinati i chilometri del tragitto su strada, mentre per il traghetto e la nave è stata calcolata la distanza tra i porti in miglia, trasformata poi in km. Inoltre, in questo studio è stato preso in considerazione anche il consumo dei big bags che le aziende di trattamento utilizzano per il trasporto di alcune tipologie di rifiuti trattati (generalmente rifiuti di plastica, schede, floppy, hard disk, alimentatori e vetro del tubo catodico): si è assunto un consumo pari al numero di big bag acquistati nel 2015 da ogni impianto.

3.4.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda le attività svolte dagli impianti di trattamento finale, non sono state rese disponibili informazioni dagli impianti selezionati (tra cui i consumi energetici e le eventuali emissioni in atmosfera di gas a effetto serra) sostanzialmente perché ritenuti dati confidenziali. Mantenendo le assunzioni fatte l’anno precedente, i consumi energetici sono stati ricavati dai processi di trattamento presenti nella banca dati Ecoinvent 3.2 per analoghe attività di trattamento rifiuti. I big bags sono stati modellizzati utilizzando processi della banca dati Ecoinvent e il fine vita è stato modellizzato 12

Ispra, Rapporto rifiuti 2015

138

utilizzando le percentuali di recupero, incenerimento e smaltimento in discarica, tipiche dello scenario italiano per la plastica (36% riciclo, 32% incenerimento e 32% discarica)12 . Per quanto riguarda il fine vita delle varie componenti/rifiuti derivanti da questo trattamento finale, il loro trasporto a recupero e/o a smaltimento, in termini di chilometri percorsi, è stato considerato equivalente a quello fatto dagli impianti di trattamento campione rispettivamente a recupero o a smaltimento. Infine, per le attività svolte nel trattamento finale, alcune informazioni relative alle percentuali di rifiuto inviato a recupero e/o a smaltimento sono state fornite dagli impianti di trattamento selettivo, mentre altre sono desunte da dati di letteratura, da banche dati, da altri progetti precedentemente svolti di Ambiente Italia. Rispetto all’anno precedente, sono notevolmente aumentate le tipologie di rifiuto per le quali sono stati utilizzati dati primari. Nelle tabelle riportate di seguito sono elencate le tipologie di rifiuti che derivano dal trattamento dei diversi raggruppamenti e CER e che, in base alle informazioni fornite durante la raccolta dati, sono poi inviate ad un altro impianto per il successivo trattamento.


Tabella 10: Trattamento finale dei rifiuti derivanti da raggruppamento R1 e dal CER 16.02.11*

RIFIUTO CAVI COMPRESSORI

OLIO POLIURETANO CONDENSATORI

ASSUNZIONI

FONTE

Rifiuto costituito da pvc (62%) e rame (38%); si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Sono costituiti dal’89% di ferro, 5% di alluminio, 4% di rame; dopo il trattamento, tutto il materiale è avviato a recupero. Il restante 2% è dato da scarto inviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Gli oli minerali usati sono per la quasi totalità oggetto di riciclo o di recupero energetico: solo circa il 3,5% dell’olio raccolto viene smaltito per termodistruzione e il 96,5% è rigenerato e quindi recuperato.

Dati da impianti di trattamento selettivo e www.coou.it

Anche quest’anno tutti gli impianti di trattamento selettivo hanno dichiarato di inviare tale rifiuto tutto a discarica o a incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

La gran parte di questo rifiuto viene avviata alla termodistruzione (più del 71,3%), ma vengono anche recuperati ferro (26,7%) e alluminio (2%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

Tabella 11: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R2

RIFIUTO

ASSUNZIONI

FONTE

Rifiuto costituito da pvc e rame, nelle percentuali del 64% e 36% rispettivamente; si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si suppone che tutte le componenti del motore elettrico siano recuperate, in particolare un 12% di rame e un 88% di metalli ferrosi.

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHEDE

Nello studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, in relazione alle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 59,7% di plastica, 14,5% di metalli misti e dal resto di scarti i quali finiscono in discarica (14,8%) o sono inviati a incenerimento (11%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

RESIDUI / SCARTI

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CONDENSATORI

Una parte del rifiuto viene recuperata come ferro (40%) e come alluminio (3%); il restante 57% viene termodistrutto.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Gran parte del rifiuto viene recuperato (circa il 93% di metalli), il resto viene termodistrutto (6,9%) e solo una piccola parte rimanente è avviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Una parte viene recuperata (49%). Il restante è dato da scarti inviati a incenerimento (49%) e a discarica (2%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

CAVI MOTORI ELETTRICI

DEFERRIZZATO PLASTICA

139


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 12: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R3 e dal CER 16.02.13*

RIFIUTO AVVOLGIMENTI TV, CAVI, SPINE

FONTE

Rifiuto costituito da pvc (54%) e rame (46%); si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si suppone che tutte le componenti del motore elettrico siano recuperate, 12% rame e 88% metalli ferrosi.

Dati da impianti di trattamento selettivo

In questo studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, in relazione alle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 43% di metalli misti, dal 23% di ferro, dal 7% di alluminio e dal 27% di scarti. Per questi ultimi si è ipotizzato l’invio in discarica, mentre per le altre frazioni il riciclo.

Dati da impianti di trattamento selettivo

TRASFORMATORI

Le percentuali considerate e recuperate sono rame (50%) e ferro (50%)

Dati da impianti di trattamento selettivo

CONDENSATORI

Solo una piccola parte del rifiuto viene recuperata come alluminio (l’1%) e il restante viene avviato a discarica (99%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHERMI PIATTI

Le componenti che costituiscono tale rifiuti sono: alluminio (0,003%), ferro (40,39%), plastica (25,04%), vetro (7,74%), metalli misti (21,86%), scarti a discarica (4,71%) e scarti ad incenerimento (0,26%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

La composizione media dei gioghi di deflessione è: 38,7% di rame, 26,7% di ferro e 18% di plastica, che vengono recuperati, e il 16,6% di scarti a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviata tutta a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Il 75% viene recuperato come ferro e il 10% come acciaio; solo il 15% è avviato in discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

MOTORI ELETTRICI

SCHEDE

GIOGHI DI DEFLESSIONE RESIDUI / SCARTI CANONCINO RETRO TUBO

140

ASSUNZIONI


Tabella 13: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R4 e dal CER 16.02.14

RIFIUTO ALIMENTATORI

ASSUNZIONI

FONTE

Stesse considerazioni fatte per i trasformatori.

BATTERIE AL PIOMBO

Le batterie al piombo sono tipicamente costituite da piombo, elettrolita, materie plastiche e componenti minori. Dal processo di riciclaggio si ottengono: piombo secondario e leghe di piombo (30,3%), solfato di piombo (pastello) ceduto agli impianti di prodizione di piombo primario (27,3%), polipropilene riciclabile (circa il 3%), altri materiali recuperati (30,6%) e residui della lavorazione (circa l’8,8%), costituiti principalmente da scorie di lavorazione, mix di plastiche non valorizzabili, acido solforico non valorizzabile.

Dati da impianti di trattamento selettivo e da Rapporto annuale 2014 COBAT

ALTRE BATTERIE

Dal trattamento di altre batterie viene recuperato un 25% di ferro; inoltre il 42,3% delle batterie viene riciclato, il 17,7% inviato a discarica e il restante 15% a incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CARTUCCE / TONER

Si è ipotizzato che dalla triturazione delle cartucce si riesca a recuperare la plastica (80%), mentre il restante 20% siano scarti inviati a discarica.

Elaborazioni Ambiente Italia “Il riciclo ecoefficiente”

CAVI E SPINE

Rifiuto costituito da pvc e rame, nelle percentuale del 63% e 37% rispettivamente; si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Si è supposto di conferire in discarica il 99% di questa tipologia di rifiuto, mentre il restante 1% è costituito da alluminio.

Dati da impianti di trattamento selettivo

DEFERRIZZATO

Gran parte del rifiuto viene recuperato (circa il 93% di metalli), il resto viene incinerato (7%) e solo una piccola parte rimanente è avviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

HARD DISK, PROCESSORI

Non avendo nessuna informazione in merito al trattamento di questo rifiuto, sono state utilizzate le informazioni presenti nella banca dati, considerando che tutto venga poi avviato a recupero.

Banca dati Ecoinvent

Stessa assunzione fatta per gli hard disk e i processori.

Banca dati Ecoinvent

MOTORI ELETTRICI

Praticamente tutte le componenti del motore elettrico sono recuperate, solo un 0,3% finisce in discarica. La composizione considerata è la seguente: 87,8% ferro, 11,2% rame e 0,7% alluminio.

Dati da impianti di trattamento selettivo

SCHEDE

In questo studio non è stata fatta nessuna distinzione tra i diversi tipi di schede (prima e seconda scelta, a seconda delle percentuali di materiali preziosi che le compongono); la composizione media presa come riferimento è formata dal 29,5% di plastica, 27% di metalli misti, il 12,5% di alluminio, il 5% di ferro e dal 26% di scarti. Per questi ultimi si è ipotizzato l’invio in discarica, mentre per le altre frazioni il riciclo.

Dati da impianti di trattamento selettivo

TRASFORMATORI

Le percentuali considerate recuperate sono ferro (58%), rame (23,3%) e alluminio (5,3%). Il restante 13,4% avviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

RESIDUI / SCARTI

Si è assunto che questa tipologia di rifiuto, di cui non si hanno informazioni in merito alla composizione, venga inviato tutto a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CONDENSATORI

MEMORIA RAM

141


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 14: Trattamento finale dei rifiuti derivanti dal raggruppamento R5 e dal CER 20 01 21*

RIFIUTO BASI POLVERI TRASFORMATORI

ASSUNZIONI

FONTE

Si considera di inviare il 71% della frazione in discarica e il 29% in incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Dalle polveri estratte dai tubi catodici si ricava circa il 37,5% di ossalato di terre rare con purezza tra l’80 e il 90%, che vengono recuperate; la restante parte viene inviata a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

Le percentuali considerate recuperate sono ferro (58%), rame (23,3%) e alluminio (5,3%). Il restante 13,4% avviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

3.5 IL RICICLO Per l’attività di riciclo si considera il trasporto dei materiali derivanti dal trattamento selettivo e finale presso l’utilizzatore successivo. Di seguito si

riportano i quantitativi recuperati da ecoR’it nel 2015 e le relative percentuali.

Tabella 15: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

Quantità totale trattata

Riciclo diretto*

Riciclo dopo altro trattamento

Riciclo totale

ton

ton

%

ton

%

ton

%

R1

1.115

725,70

65,09%

192,33

17,25%

918,03

82,35%

R2

566

475,18

83,88%

72,72

12,84%

547,91

96,72%

R3

4.176

2881,67

69,01%

608,12

14,56%

3489,79

83,58%

R4

3.266

2520,52

77,17%

633,11

19,38%

3153,63

96,55%

R5

46

36,76

79,27%

6,07

13,10%

42,83

92,37%

9.170

6639,83

72,41%

1512,36

16,49%

8152,19

88,90%

* salvo eventuale previa messa in riserva

142


Tabella 16: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

Quantità totale trattata

Riciclo diretto*

Riciclo dopo altro trattamento

Riciclo totale

ton

ton

%

ton

%

ton

%

16.02.11*

139

89,58

64,52%

24,30

17,50%

113,88

82,02%

16.02.13*

35

24,36

69,01%

5,14

14,56%

29,50

83,58%

16.02.14

2.510

1888,40

75,23%

527,47

21,01%

2415,87

96,25%

20.01.21*

3

2,60

79,27%

0,43

13,10%

3,03

92,37%

2.687

2004,94

74,60%

557,34

20,74%

2562,28

95,34%

* salvo eventuale previa messa in riserva

Nelle tabelle seguenti sono riportati i materiali che ecoR’it ha recuperato nel 2015, in seguito al trattamento dei RAEE (recupero diretto e recupero

dopo trattamento finale). Ferro, plastica e vetro sono i materiali maggiormente recuperati.

Tabella 17: Principali frazioni di materiale recuperate dal Consorzio ecoR’it (in t) – RAEE domestici, 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

MATERIALE

R1

alluminio

37,49

blocchi di cemento

R2

R3

R4

R5

Totale

7,78

76,13

157,27

1,63

280,30

75,03

75,03

carta e cartone

0,29

15,10

0,60

15,98

ferro e acciaio

673,45

377,25

641,11

1415,77

4,15

3111,73

legno

4,52

9,46

79,05

52,51

0,27

145,81

metalli misti

1,23

2,71

168,81

93,01

265,76

olio

3,48 16,99

16,99

3,48

piombo plastica

172,02

52,67

129,88

928,34

0,66

1283,57

rame

15,57

16,27

1592,39

76,00

1,56

1701,80

9,98

6,75

802,41

9,27

33,68

862,08

23,36

0,28

23,64

solfato di piombo vetro altro

15,30

15,30

143


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 18: Principali frazioni di materiale recuperate dal Consorzio ecoR’it (in t) – RAEE professionali, 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

MATERIALE

16.02.11*

16.02.13*

16.02.14

20.01.21*

TOTALE

alluminio

4,50

0,64

137,33

0,12

142,58

blocchi di cemento

0,00

carta e cartone

0,05

12,90

0,04

12,99

ferro e acciaio

83,63

5,42

1212,71

0,29

1302,05

0,02

46,09

legno

0,72

0,67

44,68

metalli misti

0,22

1,43

80,24

81,88

olio

0,45 14,81

14,81

0,45

piombo plastica

21,11

1,10

808,99

0,05

831,25

rame

2,11

13,46

62,63

0,11

78,31

1,09

6,78

solfato di piombo vetro

13,34

altro

13,34

8,14

2,38

18,39

20,10

0,02

20,12

3.5.1 FONTE DEI DATI

3.6 LO SMALTIMENTO

Dalle informazioni fornite dagli impianti campione sono state determinate le percentuali di recupero (vedi paragrafo 3.4.1)

Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica e l’incenerimento, sono stati considerati i processi della banca dati Ecoinvent 3.2, specifici per materiale (dove il processo specifico del materiale non era presente si è utilizzato un processo simile). Ciascuna tipologia di materiale a discarica e incenerimento è pertanto caratterizzata da consumi ed emissioni specifiche. È stato considerato tutto il processo di incenerimento, compresa la quota energetica, mentre non sono stati considerati gli impatti evitati derivanti dai benefici dell’incenerimento.

3.5.2 ASSUNZIONI Le assunzioni fatte sono le stesse del paragrafo 3.4.2.

144


Tabella 19: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

INCENERIMENTO

DISCARICA

TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

R1

104,48

9,37%

92,34

8,28%

196,82

17,7%

R2

6,64

1,17%

11,95

2,11%

18,58

3,3%

R3

0,72

0,02%

685,03

16,41%

685,75

16,4%

R4

19,86

0,61%

92,78

2,84%

112,65

3,4%

R5

0,46

0,98%

3,08

6,65%

3,54

7,6%

132,15

1,44%

885,19

9,65%

1017,34

11,09%

Tabella 20: Bilancio di massa complessivo per ecoR’it, RAEE professionali – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

CER

INCENERIMENTO

DISCARICA

TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

16.02.11*

18,01

12,97%

6,95

5,01%

24,97

18,0%

16.02.13*

0,01

0,02%

5,79

16,41%

5,80

16,4%

16.02.14

17,34

0,69%

76,80

3,06%

94,14

3,8%

20.01.21*

0,03

0,98%

0,22

6,65%

0,25

7,6%

35,39

1,32%

89,76

3,34%

125,15

4,66%

3.6.1 FONTE DEI DATI Vedi paragrafo 3.4.1

3.6.2 ASSUNZIONI Vedi paragrafo 3.4.2

3.7 BILANCIO DI MASSA Di seguito si riportano i bilanci di massa dei RAEE domestici e professionali trattati da ecoR’it nel

2015. In particolare il diagramma di flusso mostra la movimentazione e il destino finale di una tonnellata di RAEE, mentre nella tabella vengono indicati i quantitativi recuperati dei diversi materiali e quelli smaltiti.

3.7.1 RAEE DOMESTICI Nel 2015, la percentuale di recupero è stata di oltre l’82% per il raggruppamento R1 e R3, mentre ha superato il 90% per gli altri raggruppamenti, arrivando a quasi il 97% per l’R2 e l’R4.

145


R1 Figura 7: Bilancio di massa del raggruppamento R1

1.000 kg di R1 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 55 kg

945 kg

STOCCAGGIO

55 kg 79,5 kg discarica

1.000 kg di R1 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

93,5 kg incenerimento 176,0 kg

650,9 kg

TRATTAMENTO FINALE

172,5 kg

823,5 kg di materiale riciclato

146

3,3 kg discarica 0,2 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 21: Bilancio di massa del raggruppamento R1, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

30,83

6,66

carta

0,29

0,00

ferro

541,11

132,34

legno

4,52

plastica

131,25

40,76

rame

7,72

7,85

vetro

9,98

metalli misti

1,23

olio

3,48

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,13

CFC-HCFC-HC

3,34

condensatori

0,07

0,08

poliuretano

100,94

71,78 20,47

residui / scarti TOTALE parziale (t)

725,70

192,33

104,48

92,34

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

918,03

196,82

%

82,35%

17,65%

*salvo eventuale previa messa in riserva

147


R2 Figura 8: Bilancio di massa del raggruppamento R2

1.000 kg di R2 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 117,2 kg

882,8 kg

STOCCAGGIO 117,2 kg 20,2 kg discarica

1.000 kg di R2 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 140,1 kg

838,8 kg

TRATTAMENTO FINALE

128,4 kg

967,2 kg di materiale riciclato

148

0,9 kg discarica 11,7 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 22: Bilancio di massa del raggruppamento R2, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

7,76

0,02

blocchi di cemento

75,03

ferro e acciaio

349,84

legno

9,46

metalli misti

2,30

0,41

plastica

24,05

28,61

vetro

6,75

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,43

0,35

27,41

16,27

rame condensatori frazioni contenenti sost. pericolose

2,35

residui / scarti TOTALE parziale (t)

475,18

72,72

6,21

9,25

6,64

11,95

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

547,91

18,58

%

96,72%

3,28%

*salvo eventuale previa messa in riserva

149


R3 Figura 9: Bilancio di massa del raggruppamento R3

1.000 kg di R3 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 211,7kg

788,3 kg

STOCCAGGIO 211,7 kg 132,5 kg discarica

1.000 kg di R3 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,2 kg incenerimento 177,2 kg

690,1 kg

TRATTAMENTO FINALE

145,6 kg

835,8 kg di materiale riciclato

150

31,6 kg discarica 0 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 23: Bilancio di massa del raggruppamento R3, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

56,87

19,26

ferro e acciaio

464,74

176,38

legno

79,05

plastica

1,95

127,93

vetro

686,67

115,74

rame

1592,39

INCENERIMENTO

DISCARICA

324,51

168,81

metalli misti

0,72

condensatori

4,47

polveri

189,92

residui / scarti

166,13

TOTALE parziale (t)

2881,67

608,12

0,72

685,03

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

3489,79

685,75

%

83,58%

16,42%

*salvo eventuale previa messa in riserva

151


R4 Figura 10: Bilancio di massa del raggruppamento R4

1.000 kg di R4 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 55,2 kg

944,8 kg

STOCCAGGIO 55,2 kg 9,2 kg discarica

1.000 kg di R4 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,4 kg incenerimento 218,8 kg

771,6 kg

TRATTAMENTO FINALE

193,9 kg

965,5 kg di materiale riciclato

152

19,2 kg discarica 5,7 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 24: Bilancio di massa del raggruppamento R4, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

142,49

14,79

carta e cartone

15,10

ferro

1122,86

legno

52,51

plastica

817,90

110,44

rame

3,08

72,92

ottone

6,60

vetro

9,27

metalli misti

350,72

INCENERIMENTO

DISCARICA

1,24

1,70

292,91

86,41

piombo

16,99

solfato di piombo

15,30

altro

23,36

condensatori

2,61

toner residui / scarti TOTALE parziale (t)

2520,52

633,11

18,62

88,48

19,86

92,78

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

3153,63

112,65

%

96,55%

3,45%

*salvo eventuale previa messa in riserva

153


R5 Figura 11: Bilancio di massa del raggruppamento R5

1.000 kg di R5 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 472,4 kg

527,6 kg

STOCCAGGIO 472,4 kg 1,0 kg discarica

1.000 kg di R5 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 206,3 kg

792,7 kg

TRATTAMENTO FINALE

131,0 kg

923,7 kg di materiale riciclato

154

65,5 kg discarica 9,8 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 25: Bilancio di massa del raggruppamento R5, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

1,27

0,36

carta e cartone

0,60

ferro

0,27

legno

0,27

plastica

0,66 1,56 33,68 0,28

altro

0,46

polveri residui / scarti TOTALE parziale (t)

DISCARICA

3,88

rame vetro

INCENERIMENTO

36,76

6,07

0,46

2,62

0,46

3,08

TOTALE recupero / smaltimento (t)

42,83

3,54

%

92,37%

7,63%

*salvo eventuale previa messa in riserva

155


16.02.11* 3.7.2 RAEE PROFESSIONALI CER 16.02.11* e 16.02.13*, e ha superato il 92% negli altri casi.

Anche per i RAEE professionali, nel 2015 la percentuale di recupero è stata molto alta, superiore all’82% per i Figura 12: Bilancio di massa del CER 16.02.11*

1.000 kg di CER 16.02.11*

27,5 kg

972,5 kg

STOCCAGGIO 27,5 kg 46,9 kg discarica

1.000 kg di CER 16 02 11* all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

129,6 kg incenerimento 178,4 kg

645,2 kg

TRATTAMENTO FINALE

175,0 kg

820,2 kg di materiale riciclato

156

3,2 kg discarica 0,2 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 26: Bilancio di massa del CER 16.02.11*, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

3,75

0,75

carta

0,05

0,00

ferro

68,72

14,91

legno

0,72

plastica

14,07

7,05

rame

1,19

0,92

vetro

1,09

metalli misti

0,22

olio

0,45

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,02

CFC-HCFC-HC

0,39

condensatori

0,01

0,01

poliuretano

17,60

4,01

residui / scarti TOTALE

2,93

89,58

24,30

18,01

6,95

TOTALE recupero / smaltimento (t)

113,88

24,97

%

82,02%

17,98%

*salvo eventuale previa messa in riserva

157


16.02.13* Figura 13: Bilancio di massa del CER 16.02.13*

1.000 kg di 16.02.13*

108,1 kg

891,9 kg

STOCCAGGIO 108,1 kg 132,5 kg discarica

1.000 kg di 16 02 13* all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,2 kg incenerimento 177,2 kg

690,1 kg

TRATTAMENTO FINALE

145,6 kg

835,8 kg di materiale riciclato

158

31,6 kg discarica 0 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 27: Bilancio di massa del CER 16.02.13*, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,48

0,16

ferro

3,93

1,49

legno

0,67

plastica

0,02

1,08

vetro

5,80

0,98

rame

13,46

INCENERIMENTO

DISCARICA

2,74

1,43

metalli misti

0,01

condensatori

0,04

polveri

1,61

residui / scarti

1,40

TOTALE parziale (t)

24,36

5,14

0,01

5,79

TOTALE recupero / smaltimento (t)

29,50

5,80

%

83,58%

16,42%

*salvo eventuale previa messa in riserva

159


16.02.14 Figura 14: Bilancio di massa del CER 16.02.14

1.000 kg di 16.02.14

130,6 kg

869,4 kg

STOCCAGGIO 130,6 kg 9,8 kg discarica

1.000 kg di 16 02 14 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0,4 kg incenerimento 237,4 kg

752,3 kg

TRATTAMENTO FINALE

210,1 kg

962,5 kg di materiale riciclato

160

20,8 kg discarica 6,5 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 28: Bilancio di massa del CER 16.02.14, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

125,14

12,19

carta e cartone

12,90

ferro

970,72

legno

44,68

plastica

718,32

90,67

rame

2,71

59,92

ottone

5,80

vetro

8,14

INCENERIMENTO

DISCARICA

1,09

1,49

241,99

metalli misti

74,44

piombo

14,81

solfato di piombo

13,34

altro

20,10

condensatori

2,29

toner residui / scarti TOTALE parziale (t)

1888,40

527,47

16,25

73,02

17,34

76,80

TOTALE recupero / smaltimento (t)

2415,87

94,14

%

96,25%

3,75%

*salvo eventuale previa messa in riserva 161


20.01.21* Figura 15: Bilancio di massa del CER 20.01.21*

1.000 kg di 20.01.21

614,6 kg

385,4 kg

STOCCAGGIO 940,7 kg 1,0 kg discarica

1.000 kg di 20.01.21 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

0 kg incenerimento 206,3 kg

792,7 kg

TRATTAMENTO FINALE

131 kg

923,7 kg di materiale riciclato

162

65,5 kg discarica 9,8 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 29: Bilancio di massa del CER 20.01.21*, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

0,09

0,03

carta e cartone

0,04

ferro

0,02

legno

0,02

plastica

0,05 0,11 2,38 0,02

ossalato di terre rare

0,03

polveri residui / scarti TOTALE parziale (t)

DISCARICA

0,27

rame vetro

INCENERIMENTO

2,60

0,43

0,003

0,19

0,03

0,22

TOTALE recupero / smaltimento (t)

3,03

0,25

%

92,37%

7,63%

*salvo eventuale previa messa in riserva

163


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.8 VALIDAZIONE DEI DATI La qualità dei dati dello studio finale è stata valutata attraverso bilanci di massa e di energia, che hanno fornito un utile controllo sulla validità della descrizione di ciascun processo unitario, secondo una consolidata procedura interna di verifica incrociata dell’elaborazione dei dati e delle informazioni riportate nel report finale. Nel caso fossero state evidenziate anomalie nei dati, queste sono state verificate caso per caso, acquisendo, eventualmente, dati alternativi conformi ai requisiti di qualità.

3.9 QUALITÀ DEL DATO I requisiti di qualità dei dati comprendono: - copertura temporale: tutti i dati primari utilizzati nello studio sono relativi all’anno 2015; - copertura geografica: i partner operativi selezionati

164

sono localizzati in diverse parti dell’Italia, in modo da garantire la copertura geografica dell’area in cui ecoR’it gestisce i rifiuti; - precisione: i dati sono stati forniti dai partner operativi di ecoR’it, i quali hanno dichiarato la precisione delle informazioni; i dati sono stati verificati direttamente con i responsabili delle aziende, in caso di valori anomali; - completezza: i dati utilizzati nel modello sono completi; - fonte del dato: per ogni dato utilizzato è stata dettagliatamente descritta la fonte da cui sono state ricavate le informazioni.

3.10 FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA Come già specificato, nelle varie fasi di trattamento, si considera l’elettricità fornita dalla rete nazionale e composta secondo il mix energetico italiano (banca dati Ecoinvent 3.2, aggiornamento 2016).


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Alla raccolta dati e alla validazione dell’inventario segue la fase di elaborazione dei dati e la predisposizione del modello di LCA. L’analisi della carbon footprint della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it è stata svolta mediante software dedicato e riconosciuto a livello internazionale, quale il SimaPro vers.8.2. La prestazione ambientale è espressa mediante la somma delle emissioni e rimozioni di gas ad effetto serra (GHG) nello specifico sistema di prodotto, espresse come CO2 equivalente. La lista dei GHG con i rispettivi coefficienti GWP utilizzati (Global Warming Potential, 100 anni) è ricavata dal V rapporto dell’IPCC 2013.

4.1 RISULTATI Il calcolo dell’impronta di carbonio del servizio di raccolta e trasporto, trattamento selettivo e finale, riciclo e smaltimento dei rifiuti RAEE/Pile Portatili è stato condotto ai sensi della norma ISO/TS 14067:2013 “Greenhousegases - Carbon footprint of products - Requirements and guidelines for quantification

and Communication”, che definisce i criteri per la valutazione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dal ciclo di vita di prodotti o servizi, basandosi sulle tecniche e sui principi della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) definite secondo gli standard ISO 14040 e 14044. La norma valuta solo la categoria d’impatto del riscaldamento globale, pertanto non considera altri potenziali impatti ambientali come le emissioni di gas non a effetto serra, l’acidificazione, l’eutrofizzazione, la tossicità, la biodiversità, nonché altri impatti sociali o economici che possano essere associati con il ciclo di vita dei prodotti. La carbon footprint è una misura che esprime, in termini di emissioni CO2 equivalente, il contributo al riscaldamento globale delle attività di gestione dei RAEE dalla raccolta al trasporto al trattamento (selettivo e finale), al riciclo fino all’incenerimento e discarica. Di seguito si riportano i risultati per RAEE domestici e professionali, suddivisi in assoluti, in percentuale e per tonnellata di rifiuto13 .

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 kg CO2 eq

566.039,60

79.003,20

82.824,89

31.189,38

55.031,89

310.305,31

7.684,93

R2 kg CO2 eq

94.125,44

36.733,23

27.628,41

9.566,86

15.296,13

3.332,34

1.568,48

R3 kg CO2 eq

651.844,29

300.118,62

147.604,54

56.188,69

134.701,57

50,69

13.180,18

R4 kg CO2 eq

612.312,81

213.095,82

110.031,50

96.172,26

181.704,66

9.742,29

1.566,29

R5 kg CO2 eq

6.001,37

3.278,27

1.441,13

203,23

773,72

241,14

63,88

TOTALE kg CO2 eq

1.930.323,51

632.250,40

369.530,47

193.367,66

387.621,21

323.671,80

24.074,82

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 30: Carbon footprint totale dei RAEE domestici (valori assoluti in kg CO2 equivalente)

Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti.

13

165


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 %

100

13,96%

14,63%

5,51%

9,72%

54,82%

1,36%

R2 %

100

39,03%

29,35%

10,16%

16,25%

3,54%

1,67%

R3 %

100

46,04%

22,64%

8,62%

20,66%

0,01%

2,02%

R4 %

100

34,80%

17,97%

15,71%

29,68%

1,59%

0,26%

R5 %

100

54,63%

24,01%

3,39%

12,89%

4,02%

1,06%

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 31: Carbon footprint dei RAEE domestici (in percentuale)

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 kg CO2 eq/ton

507,73

70,86

74,29

27,98

49,36

278,34

6,89

R2 kg CO2 eq/ton

166,16

64,84

48,77

16,89

27,00

5,88

2,77

R3 kg CO2 eq/ton

156,11

71,88

35,35

13,46

32,26

0,01

3,16

R4 kg CO2 eq/ton

187,46

65,24

33,69

29,44

55,63

2,98

0,48

R5 kg CO2 eq/ton

129,13

70,70

31,08

4,38

16,69

5,20

1,38

229,38

68,70

44,64

18,43

36,19

58,48

2,94

100%

29,95%

19,46%

8,03%

15,78%

25,50%

1,28%

MEDIA

166

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 32: Carbon footprint di 1 tonnellata di RAEE domestici trattati


Figura 16: Rappresentazione della Carbon footprint per RAEE domestico (kgCO2eq/tonnellata di RAEE trattato)

R1

6,89 70,86

74,29

27,98 278,34

2,77

R2

R3

R4

R5

Raccolta RAEE

70,86

64,84

71,88

65,24

70,70

Trattamento selettivo

74,29

48,77

35,35

33,69

31,08

Trattamento finale

27,98

16,89

13,46

29,44

4,38

Riciclo

49,36

27,00

32,26

55,63

16,69

Incenerimento

278,34

5,88

0,01

2,98

5,20

6,89

2,77

3,16

0,48

1,38

Discarica

49,36

5,88

R1

0,01 3,16

R2

32,26

R3

27,00

64,84 71,88 16,89

13,46

35,35 48,77

R4

2,98 0,48

5,20 16,69

1,38

R5

55,63 4,38 65,24 70,70

31,08 29,44

33,69

167


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Dalla tabella 32 sopra riportata, si evince che, per i RAEE domestici, la fase di raccolta vale mediamente il 30,0% della carbon footprint totale, il trattamento selettivo vale il 19,5%, il trattamento finale l’8,0%, il riciclo l’15,8%, l’incenerimento il 25,5% e la discarica l’1,3%. Per quanto riguarda la fase di raccolta, la tabella 32 riporta valori che variano da un minimo di 64,84 kg CO2eq/t ad un massimo di 72 kg CO2eq/t per raggruppamento: tali differenze sono direttamente proporzionali alle distanze percorse dai mezzi di trasporto. Le fasi di trattamento selettivo e finale dipendono principalmente dai consumi energetici degli impianti; inoltre, per quanto riguarda il trattamento finale, le

emissioni di CO2eq sono legate alla percentuale di rifiuto che subisce un ulteriore trattamento. Come già evidenziato, nella fase di riciclo sono solo considerati i trasporti del materiale dall’impianto all’utilizzatore successivo, in quanto l’attività di recupero del materiale non rientra nei confini del nostro sistema; le emissioni derivanti dal riciclo, pertanto, sono proporzionali alla quantità riciclata e alla distanza percorsa. Infine, nella fase di smaltimento finale, si nota come l’incenerimento del raggruppamento R1 sia superiore agli altri RAEE a causa dello smaltimento all’inceneritore di materiali plastici (poliuretano).

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

81.719,78

10.212,94

8.089,47

4.451,45

7.839,56

50.629,63

496,72

16.02.13* kg CO2 eq

5.780,14

3.139,14

888,88

464,72

1.146,64

29,34

111,41

16.02.14 kg CO2 eq

493.522,90

180.761,95

74.631,95

79.501,68

148.768,73

8.528,75

1.329,85

20.01.21* kg CO2 eq

571,92

379,18

102,01

14,38

54,76

17,07

4,52

TOTALE

581.594,74

194.493,21

83.712,31

84.432,24

157.809,70

59.204,79

1.942,50

168

RICICLO

RACCOLTA RAEE

16.02.11* kg CO2 eq

CARBON FOOTPRINT

TOTALE

Tabella 33: Carbon footprint totale dei RAEE professionali


TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16.02.11* %

100

12,50%

9,90%

5,45%

9,59%

61,96%

0,61%

16.02.13* %

100

54,31%

15,38%

8,04%

19,84%

0,51%

1,93%

16.02.14 %

100

36,63%

15,12%

16,11%

30,14%

1,73%

0,27%

20.01.21* %

100

66,30%

17,84%

2,52%

9,58%

2,98%

0,79%

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 34: Carbon footprint dei RAEE professionali (in percentuale)

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

588,54

73,55

58,26

32,06

56,46

364,63

3,58

16.02.13* kg CO2 eq/ton

163,77

88,94

25,18

13,17

32,49

0,83

3,16

16.02.14 kg CO2 eq/ton

196,62

72,02

29,73

31,67

59,27

3,40

0,53

20.01.21* kg CO2 eq/ton

174,26

115,53

31,08

4,38

16,69

5,20

1,38

280,80

87,51

36,06

20,32

41,23

93,51

2,16

100

31,2%

12,8%

7,2%

14,7%

33,3%

0,8%

RICICLO

RACCOLTA RAEE

16.02.11* kg CO2 eq/ton

CARBON FOOTPRINT

TOTALE

Tabella 35: Carbon footprint di 1 tonnellata di RAEE professionali trattati

MEDIA

169


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Figura 17: Rappresentazione della carbon footprint per RAEE professionale (kgCO2eq/tonnellata di RAEE trattato)

16.02 11*

3,6

0,8 3,2

16.02.13*

73,6

32,5

58,3 13,2 32,1 88,9 56,5 364,6

25,2

16 02 11*

16 02 13*

16 02 14

20 01 21*

Raccolta RAEE

73,6

88,9

72,0

115,5

Trattamento selettivo

58,3

25,2

29,7

31,1

Trattamento finale

32,1

13,2

31,7

4,4

Riciclo Incenerimento Discarica

56,5

32,5

59,3

16,7

364,6

0,8

3,4

5,2

3,6

3,2

0,5

1,4

3,4 0,5

16.02.14

20.01.21*

5,2 1,4 16,7

4,4 59,3 72,0 31,1 115,5

31,7 29,7

170


Per i RAEE professionali, la percentuale media di incidenza delle varie fasi alla carbon footprint (tabella 35) è la seguente: 31,2% per la fase di raccolta, 12,8% per il trattamento selettivo, 7,2% per il trattamento finale, 14,7% per il riciclo, 33,3% per l’incenerimento e 0,8% per la discarica. La tabella 35 mostra valori relativi alla raccolta che variano da un minimo di 72,02 kg CO2eq/t ad un massimo di 115,53 kg CO2eq/t: anche in questo caso, le differenze sono direttamente proporzionali alle distanze percorse dai mezzi di trasporto. Come già evidenziato per il RAEE domestici, le fasi di trattamento selettivo e finale dipendono dai consumi energetici degli impianti e dalla percentuale di materiale che viene avviato ad un ulteriore trattamento prima di essere effettivamente riciclato o smaltito. Infine, le stesse considerazioni descritte per il riciclo e lo smaltimento finale dei RAEE domestici possono essere riportate ai RAEE professionali. Nella fase di riciclo sono considerati soltanto i trasporti del materiale dall’impianto all’utilizzatore successivo, in quanto l’attività di recupero del materiale non rientra nei confini

TIPOLOGIA

t

Pile le portatili

174

Tabella 36: Quantità di pile portatili trattate da ecoR’it nel 2015

4.2 ALTRI RIFIUTI: PILE PORTATILI Il Consorzio ecoR’it effettua anche la raccolta di pile portatili. Sebbene ad oggi per questa tipologia non sia ancora sviluppato un sistema organico di filiera assistito dal principio di responsabilità estesa del produttore, è stata comunque calcolata la carbon footprint, grazie ai dati forniti da ecoR’it sui quantitativi trattati nel 2015 e sulle distanze ricavate dai formulari di trasporto dei rifiuti. Di seguito sono riportati i quantitativi di pile portatili gestiti dal Consorzio ecoR’it nel 2015 e le distanze percorse per la loro raccolta.

Da produttore a destino finale (km)

RAGGRUP P1

del sistema; le emissioni derivanti dal riciclo sono, quindi, proporzionali alla quantità riciclata e alla distanza percorsa. Inoltre nella fase di smaltimento finale, si nota come l’incenerimento del raggruppamento CER 16.02.11* sia superiore agli altri RAEE a causa dello smaltimento all’inceneritore di materiali plastici quali il poliuretano.

Da transit point a destino finale (km)

Da produttore a transit point (km)

%

Via terra

Via mare

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

55,73%

298

-

44,27%

284

-

438

-

Tabella 37: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto delle pile all’impianto di trattamento

Riguardo le pile portatili, sono state fatte le stesse assunzioni relative ai RAEE domestici per quanto riguarda la raccolta e il trasporto all’impianto di trattamento, poiché lo schema di raccolta e gli operatori incaricati sono confrontabili a quelli impiegati per la gestione dei RAEE. Le fasi di lavorazione, le materie prime utilizzate, la destinazione dei materiali dopo il trattamento e i consumi elettrici sono stati forniti da uno degli impianti campione, che è anche l’impianto di destinazione principale dei flussi di pile portatili gestite dal Consorzio ecoR’it. Il trattamento consiste in una pre-selezione manuale per separare le pile portatili da altre frazioni, una

cernita per suddividere le diverse tipologie (es. alcaline, Zn-C, Ni-Cd, ecc…), ed infine una macinazione delle pile alcaline e Zn-C che permette di ottenere quattro diverse frazioni: acciaio, carta e plastica, collettori anodici e pasta di pile. Quest’ultima subisce un processo idrometallurgico, per il recupero di zinco e ossido di manganese. Le altre tipologie di pile vengono, invece, inviate ad altri impianti per il trattamento finale: i dati relativi ai consumi elettrici e alle percentuali di riciclo sono stati desunti dalla banca dati Econvent. Di seguito viene riportato il bilancio di massa e i risultati della carbon footprint applicata ai rifiuti di Pile Portatili P1. 171


P1 1.000 kg di P1 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 442,7 kg

557,3 kg

STOCCAGGIO 442,7 kg 60 kg discarica

1.000 kg di P1 all’impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

110 kg incenerimento 640 kg

190 kg

TRATTAMENTO FINALE

518 kg

708 kg di materiale riciclato Figura 18: Bilancio di massa delle pile

172

122 kg discarica 0 kg incenerimento


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

23.182,06

0,00

90.186,19

4.336,93

DISCARICA

RACCOLTA P1

128.297,49

INCENERIMENTO

TOTALE

P1 kg CO2eq

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 38: Carbon footprint totale delle pile portatili

10.159,66

432,66

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

18,07

0,00

70,29

3,38

DISCARICA

RACCOLTA P1

100

INCENERIMENTO

TOTALE

P1 %

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 39: Carbon footprint delle pile portatili (in percentuale)

7,92

0,34

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

133,19

0,00

518,16

24,92

DISCARICA

RACCOLTA P1

737,13

INCENERIMENTO

TOTALE

P1 kg CO2 eq/ton

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 40: Carbon footprint delle pile portatili rispetto ad 1 ton di rifiuto trattato

58,37

2,49

173


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Dalla figura 18 si vede come il contributo maggiore sia dovuto alla fase di raccolta e alla fase di trattamento finale; tutta l’energia utilizzata per il trattamento selettivo deriva da fonti rinnovabili.

Figura 19: Rappresentazione della carbon footprint per il trattamento delle pile (kgCO2eq/tonnellata di pile trattate)

58,37

P1

2,49 133,19

24,92

P1 Raccolta Pile

0

133,19

Trattamento selettivo

0

Trattamento finale

518,16

Riciclo

24,92

Incenerimento

58,37

Discarica TOTALE

2,49 737,13

518,16

4.2.1 CONTRIBUTI DEI VARI GHG Nel grafico seguente è riportato il contributo percentuale dei diversi gas ad effetto serra (GHG) alla carbon footprint.

174


Figura 20: Contributo dei diversi GHG alla carbon footprint dei RAEE del circuito domestico

100%

CO2

90%

CH4

80%

Altri GHG

N2O

70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0

R1

R2

R3

R4

R5

P1

Figura 21: Contributo dei diversi GHG alla carbon footprint dei RAEE del circuito professionale

100%

CO2

90%

CH4

80%

Altri GHG

N2O

70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0

16.02.11*

16.02.13*

16.02.14

20.02.21*

175


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI 4.3 VARIAZIONE DELLA CARBON FOOTPRINT RISPETTO ALL’ATTIVITÀ SVOLTA NEL 2014 Il Consorzio ecoR’it, da sempre attento all’ambiente, dal 2011 ha iniziato a verificare la carbon footprint delle proprie attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti e, nel corso degli anni, ha migliorato la propria analisi, implementando la raccolta dei dati primari e delle informazioni specifiche presso i vari impianti di trattamento, passando dal coinvolgimento di soli 3 partner operativi nel 2011 (due impianti di trattamento e un transit point) a 18 per il presente studio (senza conteggiare i transit point). Il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di partner operativi ha permesso di ottenere informazioni puntuali e dettagliate sia relativamente ai trasporti, sia alle operazioni di trattamento selettivo (lavorazioni effettuate, consumi di energia e destino finale dei materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento, come precedentemente descritto). Per ottenere informazioni sempre più attendibili, l’attività svolta nel 2015, oltre ad aver aumentato i dati raccolti dagli impianti di trattamento selettivo, ha approfondito ulteriormente le lavorazioni che vengono svolte nei trattamenti secondari. Nonostante non sia stato possibile ottenere informazioni specifiche in merito ai consumi energetici degli impianti secondari, numerosi impianti di trattamento selettivo hanno fornito le percentuali di riciclo e/o smaltimento dei diversi materiali (es. trasformatori, schede, cavi, etc.) relativi agli impianti di trattamento finale, perfezionando così l’indagine sul fine vita dei rifiuti trattati. I dati raccolti hanno, quindi, permesso di utilizzare dati primari per il calcolo della carbon footprint, diminuendo sempre di più il numero di assunzioni e dati di letteratura (dati secondari). Inoltre, nello studio di quest’anno è stata utilizzata una banca dati più aggiornata rispetto allo studio precedente, passando da Ecoinvent 3.1 alla versione 3.2. Di seguito vengono esaminate dettagliatamente le differenze della carbon footprint delle varie tipologie di rifiuto trattato rispetto a quella calcolata l’anno precedente. Per quanto riguarda i RAEE domestici, il valore della

176

carbon footprint per tonnellata di rifiuto trattato nel 2015 è diminuita per tutti i raggruppamenti, ad eccezione del raggruppamento R5, come dettagliatamente descritto di seguito. Per quasi tutti i raggruppamenti si può notare innanzitutto una diminuzione delle emissioni legate alla raccolta dei RAEE: questo è dovuto principalmente ad una diminuzione dei km percorsi dai mezzi per conferire i rifiuti dal produttore allo smaltitore. Per quanto riguarda il raggruppamento R1, le cui quantità trattate sono notevolmente aumentate, passando da 17 tonnellate nel 2014 a oltre 1.100 nel 2015, si nota che le emissioni totali passano da 572 kg di CO2eq per una tonnellata di rifiuto trattato nel 2014 a 508 kg di CO2eq per tonnellata trattata nel 2015. Il motivo principale di questo decremento è la destinazione di una quantità minore di poliuretano a incenerimento che, nel 2014, era avviato totalmente a incenerimento, mentre quest’anno va in parte a incenerimento (58%) e in parte a discarica (42%). La diminuzione del 40% della fase di incenerimento va a compensare l’aumento delle emissioni in tutte le altre fasi. La raccolta dei RAEE passa da 46 kg di CO2eq /t a 71 kg di CO2eq /t, in quanto la distanza media pesata per il trasporto dei RAEE verso gli impianti di selezione passa da 150 km nel 2014 a 250 km nel 2015. L’aumento delle emissioni di CO2eq della fase di trattamento selettivo (che passa da 40 kg di CO2eq /t nel 2014 a 74 kg di CO2eq /ton nel 2015) è legata in parte all’aumento dei consumi medi di energia elettrica registrati presso gli impianti campione ed in parte ad una più approfondita analisi dei combustori eventualmente presenti, dei processi di termodistruzione e delle emissioni in atmosfera. Per quanto riguarda la fase di trattamento selettivo, nonostante la diminuzione dei rifiuti avviati ad altro trattamento, l’aumento è anche in questo caso legato ad un aumento delle distanze percorse dai camion, così come per la fase di riciclo. Infine, come già accennato precedentemente, l’aumento delle emissioni della fase di discarica è legata ad un aumento dei quantitativi avviati a questo tipo di smaltimento, che passa dal 3% nel 2014 all’8% nel 2015. Le emissioni totali di CO2eq relative alla gestione di una tonnellata di RAEE domestico R2 sono diminuite di circa


l’8,6%, passando da 182 kg di CO2eq/t nel 2014 a 166 kg di CO2eq/t nel 2015. Andando ad analizzare nel dettaglio tutte le fasi, si evidenzia una riduzione delle emissioni nella fase di raccolta dei RAEE, legata ad una diminuzione delle distanze percorse via mare che passano da 127 km nel 2014 a 16 nel 2015 (le distanze via terra, invece, sono leggermente aumentate nel 2015) e di trattamento finale a causa di una riduzione dei rifiuti avviati ad altro trattamento (circa il 30% nel 2014, attorno al 14% nel 2015), mentre rimane pressoché costante la fase di riciclo (96,7% i rifiuti riciclati nel 2015 contro i 97,1% nel 2014). Le fasi che invece registrano un aumento delle emissioni sono quelle relative al trattamento selettivo e alle fasi di avvio a smaltimento. Come già visto per il raggruppamento R1, il maggior consumo di energia elettrica degli impianti di selezione sono conseguenza di un aumento delle emissioni di CO2eq per quella fase, mentre è legata in parte all’incremento di quantitativi di rifiuti smaltiti ed in parte ad un aumento delle distanze percorse (che varia da 100 km nel 2014 a 164 km nel 2015 per l’avvio a discarica e da 31 a 136 km per l’avvio a incenerimento). I flussi di rifiuti trattati nel 2015 relativamente al raggruppamento R3 riportano una emissione totale di 156 kg di CO2eq/t, rispetto ai 199 kg di CO2eq/t del 2014 (-22%). Questa differenza è dovuta alla diminuzione delle emissioni in tutte le fasi del ciclo di vita. Per quanto riguarda la raccolta dei RAEE, diminuiscono le distanze di trasporto sia via terra (passando da 227 km nel 2014 a 216 km nel 2015) sia via mare (da 66 a 43 km). La fase di trattamento selettivo diminuisce di circa il 12,6% e questo è legato alla diminuzione dei consumi medi degli impianti campione (-14,6% di consumi energetici medi, come si vede in tabella 9), mentre il trattamento finale vede un decremento delle emissioni di oltre il 50%, in quanto nel 2015 sono stati avviati a ulteriore trattamento il 18% dei rifiuti trattati che hanno percorso 292 km medi pesati via terra e 0,19 km via mare medi pesati, rispetto al 21% del 2014, le cui distanze percorse sono state di 658 km via terra e 584 km via mare (l’anno scorso alcuni trattamenti finali sono stati eseguiti in impianti localizzati anche in Cina e India). Nonostante l’aumento dei rifiuti avviati a riciclo (84% nel 2015 contro l’80% nel 2014), la fase di

riciclo passa da 38 kg di CO2eq/t nel 2014 a 32,26 kg di CO2eq/t, in quanto diminuiscono le distanze percorse (306 km via terra nel 2014 rispetto i 282 nel 2015, con km via mare pressoché costanti). Infine, anche la fase di smaltimento diminuisce in parte per la diminuzione dei rifiuti avviati a discarica e incenerimento ed in parte alla minor distanza percorsa. Il valore delle emissioni del raggruppamento R4 diminuisce passando da 206 kg di CO2eq/t nel 2014 a 187 kg di CO2eq/t nel 2015. Questa riduzione di circa il 6% è dovuta alla riduzione delle emissioni legate alle fasi di raccolta RAEE, di trattamento selettivo e di avvio a discarica. Andando ad analizzare tutte le fasi si nota che, anche per il raggruppamento R4, sono diminuite le distanze percorse per trasportare i RAEE all’impianto di trattamento selettivo, distanze cha passano da 256 km via terra e 73 km via mare nel 2014 a 208 km via terra e 22 km via mare. La diminuzione degli impatti della fase di trattamento selettivo è legata alla diminuzione dei consumi di energia degli impianti di selezione; infine la riduzione delle emissioni della fase di discarica è legata in parte alla percentuale di rifiuto avviato a questo tipo di smaltimento (4% nel 2014 e 3% nel 2015). Per quanto riguarda, invece, le fasi che registrano un aumento delle emissioni, la fase di trattamento finale passa da 26 kg di CO2eq/t nel 2014 a 29 kg di CO2eq/t nel 2015 a causa dell’aumento delle quantità di rifiuti avviati ad ulteriore trattamento (22% nel 2015 rispetto al 20% nel 2014) e delle distanze percorse (372 km nel 2014 e 415 km nel 2015); la fase di riciclo varia da 47 kg di CO2eq/t nel 2014 a 56 kg di CO2eq/t nel 2015, sempre per un lieve aumento dei rifiuti riciclati (da 96,2% nel 2014 a 96,5% nel 2015) e una variazione delle distanza percorse (354 km via terra nel 2014 e 421 km via terra nel 2015); infine l’avvio ad incenerimento vede un aumento da 0,37 kg di CO2eq/t nel 2014 a 2,98 kg di CO2eq/t in quanto nel 2015 hanno subito questo tipo di smaltimento lo 0,6% dei rifiuti contro lo 0,08% nel 2014, con una distanza percorsa di 51 km sia nel 2014 che nel 2015. Infine, per il raggruppamento R5, si registra un aumento delle emissioni di circa il 7,5%, passando da 120 kg di CO2eq/t nel 2014 a 129 kg di CO2eq/t nel 2015. Mentre

177


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI la fase di raccolta rimane pressoché costante (69 kg di CO2eq/t nel 2014 e 71 kg di CO2eq/t), in quanto al diminuzione dei chilometri percorsi via mare compensa l’aumento di quelli percorsi via terra, aumenta la fase di trattamento selettivo, legato ancora una volta all’aumento dei consumi energetici degli impianti campione, la fase di riciclo che, nonostante la leggera diminuzione dei rifiuti riciclati vede un aumento dei chilometri percorsi (132 km nel 2015 contri i 92 km nel 2014) e la fase di incenerimento, anche in questo caso legata alla quantità di rifiuti avviata a questo tipo di smaltimento (1% nel 2015 e 0,2% nel 2014). Infine, le fasi che invece mostrano una riduzione delle emissioni di CO2eq sono quelle relative al trattamento finale e all’avvio a discarica: la prima mostra una quantità di rifiuti che subisce un ulteriore trattamento che diminuisce dal 26% nel 2014 al 21% ed una riduzione delle distanze tra l’impianto di trattamento selettivo e quello di trattamento finale da 289 nel 2014 a 155 nel 2015; mentre per la seconda, nonostante rimangono più o meno costanti i quantitativi avviati a discarica, diminuiscono le distanze percorse, passando da 249 km nel 2014 e 151 km 2015. Per quanto riguarda i RAEE professionali, si nota una diminuzione delle emissioni per tutti i CER, così come descritto dettagliatamente di seguito. Si passa, infatti, da 682 kg di CO2eq/t nel 2014 a 589 kg di CO2eq/t nel 2015 per il CER 16.02.11* (con una riduzione complessiva del 14%), per il quale la diminuzione delle emissioni si registra solo per le fasi di raccolta e di incenerimento. La fase di raccolta dei RAEE passa da 106 kg di CO2eq/t nel 2014 a 74 kg di CO2eq/t nel 2015, a causa della diminuzione delle distanze tra il produttore e l’impianto di trattamento selettivo (considerando anche l’eventuale stoccaggio), che si riduce da 396 km nel 2014 a 275 km nel 2015. Come già analizzato per il raggruppamento R1, l’aumento delle emissioni legate alla fase di trattamento selettivo sono connesse sia ad un aumento dei consumi energetici degli impianti campione, sia ad un’analisi più approfondita e quindi ad una miglior modellizzazione dei combustori presenti in alcuni impianti e delle emissioni in atmosfera. Le emissioni legate al trattamento finale passano da 22 kg di CO2eq/t nel 2014

178

a 32 kg di CO2eq/t nel 2015: quest’anno i rifiuti avviati ad ulteriore trattamento sono stati il 18% (meno rispetto all’anno precedente dove i rifiuti che hanno subito anche il trattamento finale sono stati il 29%) ma la distanza percorsa è stata di 1.059 km via terra, rispetto ai 250 km nel 2014. Nel 2015 le emissioni di CO2eq aumentano di più del doppio rispetto all’anno precedente, a causa dell’aumento delle distanze percorse, che passano da 229 km nel 2014 a 503 km nel 2015 (la % di rifiuti riciclata è costante nei due anni). Come per il raggruppamento R1, anche per il CER 16.02.11* diminuiscono gli impatti della fase di incenerimento ed aumentano quelli della fase di discarica: nel 2015 sono stati avviati a incenerimento il 16% dei rifiuti rispetto al 18% nel 2014, mentre il 5% è stato avviato a discarica, contro il 3% nel 2014; inoltre, mentre l’anno precedente gli impianti campione avevano avviato a incenerimento tutto il poliuretano ricavato in seguito al trattamento di selezione, quest’anno una parte di questo (circa il 19%) è stato avviato a discarica. Per il CER 16.02.13* la diminuzione delle emissioni è di circa 25 kg CO2eq/t, pari ad una riduzione di circa il 13%, passando da 189 kg di CO2eq/t nel 2014 a 164 kg CO2eq/t nel 2015. Mentre la fase di incenerimento rimane pressoché costante, si registra un aumento delle emissioni solamente per la fase di riciclo, in quanto aumentano le quantità di rifiuti riciclati (passando dal 78 all’84%) e delle distanze percorse (da 258km a 284 km), mentre diminuiscono le emissioni per tutte le altre fasi. Le distanze legate alla raccolta dei RAEE sono passate da 373 km via terra e 27 km via mare nel 2014 a 295 km via terra e 55 km via mare, portando ad una diminuzione delle emissioni di circa 15 kg di CO2eq. La diminuzione della fase di trattamento selettivo è legata alla diminuzione dei consumi energetici degli impianti, mentre per la fase di trattamento finale, nonostante l’aumento dal 16 al 18% dei rifiuti avviati ad ulteriore trattamento, la riduzione delle emissioni è legata alla riduzione delle distanze percorse (da 405 km nel 2014 a 208 km nel 2015). Infine, la fase di avvio a discarica ha visto un decremento rispetto l’anno precedente, passando dal 22% nel 2014 al 16% nel 2015. Le emissioni legate al CER 16.02.14 rimangono costanti nei due anni, passano da 198 kg di CO2eq/ton nel 2014 a


197 kg di CO2eq/ton nel 2015, con una diminuzione delle emissioni legate alle fasi di raccolta RAEE, di trattamento selettivo e di discarica ed un aumento per quanto riguarda le fasi di trattamento finale, riciclo e incenerimento. Rimanendo costante il fatto che la fase di trattamento selettivo è legata ai consumi energetici degli impianti (che vedono una riduzione nel 2015 rispetto al 2014), si può sottolineare che nel 2014 le distanze di raccolta sono state di 266 km via terra e 55 km via mare, mentre di 249 km via terra e 27 km via mare nel 2015. A trattamento finale sono stati avviati il 22% dei rifiuti nel 2014 e il 24% nel 2015, percorrendo 289 km via terra nel 2014 e 404 km via terra nel 2015; l’avvio a riciclo ha riguardato il 96% dei rifiuti sia nel 2014 sia nel 2015, ma l’anno scorso hanno percorso 350 km via terra, mentre quest’anno 450. La fase di incenerimento ha coinvolto lo 0,11% dei rifiuti nel 2014 e lo 0,69% nel 2015, rimanendo simile la distanza all’inceneritore; infine in discarica sono stati smaltiti il 4,1% dei rifiuti nel 2014 e il 3,6% nel 2015. Infine, per quanto riguarda il CER 20.01.21*, le emissioni passano da 202 kg di CO2eq/t nel 2014 a 174 kg di CO2 eq/t, con un aumento delle emissioni nella fase di trattamento selettivo, di riciclo e di incenerimento e una diminuzione delle emissioni delle fasi di raccolta RAEE, trattamento finale e avvio a discarica. Le distanze di raccolta dei RAEE diminuiscono nel 2015 rispetto al 2014, passando da 457 km a 348 km via terra e da 103 km a 93 km via mare. Per quanto riguarda il riciclo, questo rimane constante nei due anni, ma aumentano le distanze percorse; i rifiuti avviati a incenerimento passano da 0,24% a 0,98%, mentre quelli avviati a discarica restano attorno al 6,5%, ma percorrono delle distanze minori (da 249 km nel 2014 a 151 km nel 2015). Infine, l’aumento delle emissioni della fase di trattamento selettivo è legata all’aumento dei consumi energetici degli impianti campione, mentre la riduzione delle emissioni legate al trattamento finale è legata alla quantità trattata e alle distanze percorse (rispettivamente 26% e 289 km nel 2014 e 21% e 155 km nel 2015).

179


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA L’ultima fase dell’LCA, interpretazione e analisi di miglioramento, ha lo scopo di proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale dei processi o attività considerati. Il Consorzio ecoR’it organizza e gestisce per conto dei propri associati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto e il trattamento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature elettriche ed elettroniche), sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti. Per garantire un servizio efficiente ed efficace, ecoR’it gestisce anche la raccolta di altri rifiuti, tra cui pile portatili. Nel 2015, i quantitativi di RAEE domestici avviati a trattamento da ecoR’it risultano aumentati di circa l’8% rispetto al 2014, passando da 8.507 tonnellate a 9.170 tonnellate, mentre, per quanto riguarda i RAEE professionali, i quantitativi trattati nel 2015 sono aumentati di circa l’1% rispetto all’anno precedente, passando da 2.660 tonnellate a 2.687. Per quanto riguarda le pile portatili, ecoR’it ha trattato un quantitativo pari a 174 tonnellate, 65 tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo dell’attività di gestione dei RAEE e delle pile portatili gestiti dal Consorzio ecoR’it ed in particolare il trasporto e il trattamento delle varie filiere di rifiuti. Come dettagliatamente descritto precedentemente la fase di raccolta dati, più approfondita rispetto a quella eseguita l’anno precedente, ha coinvolto, oltre al Consorzio, 18 impianti di trattamento che hanno gestito complessivamente circa il 90% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio e l’89% di quelli professionali; la scelta è stata fatta in modo da coprire tutto il territorio nazionale. Nel 2015, la percentuale di riciclo per i RAEE domestici è stata di oltre l’82% per il raggruppamento R1 e oltre l’83% per il raggruppamento R3, mentre ha superato il 92% per gli altri raggruppamenti, raggiungendo il 97% per il raggruppamento R2. In particolare, sono stati avviati a riciclo 8.152 tonnellate di materiale, di cui 3.112 tonnellate di ferro e acciaio, 1.702 tonnellate di rame, 1.284 tonnellate di plastica, 862 tonnellate di vetro e 280

180

tonnellate di alluminio. Per quanto riguarda i quantitativi smaltiti, circa 132 tonnellate di rifiuti sono stati avviati a incenerimento e 885 tonnellate a discarica. Per le pile portatili la percentuale di riciclo è di quasi il 71%. Anche per i RAEE professionali, nel 2015 la percentuale di recupero è stata superiore all’82% per tutti i RAEE, superando il 92% per i CER 16.02.14 e 20.01.21. Sono state riciclate 2.562 tonnellate di materiale, di cui 1.302 tonnellate di ferro e acciaio, 831 tonnellate di plastica, 143 tonnellate di alluminio e 78 tonnellate di rame. A smaltimento sono state avviate 125 tonnellate di rifiuti, di cui 35 a incenerimento e il rimanente in discarica. Lo scopo dello studio è stato quello di calcolare la carbon footprint del servizio gestito da ecoR’it di recupero e trattamento dei RAEE e dei rifiuti di pile portatili al fine di valutare il contributo al riscaldamento globale delle attività svolte dal Consorzio in termini di emissioni di CO2 equivalente. In base ai dati raccolti e alle assunzioni fatte, lo studio ha permesso di determinare le emissioni potenziali di CO2 equivalente emesse dal trattamento di una tonnellata di rifiuto, che sono riassunte nella tabella seguente. Tabella 41: Carbon footprint di una tonnellata di rifiuti trattata

CARBON FOOTPRINT

kg CO2 eq/ton

R1

507,73

R2

166,16

R3

156,11

R4

187,46

R5

129,43

P1

737,13

16.02.11*

588,54

16.02.13*

163,77

16.02.14

196,62

20.01.21*

174,26


Come descritto in precedenza e a conferma di quanto riportato nelle precedenti comunicazioni CF, nel ciclo di trattamento dei RAEE il contributo del sistema di trasporto del rifiuto e dei materiali derivati dal suo trattamento risulta determinante: considerando, infatti, tutti i trasporti legati alla raccolta, all’avvio a trattamento finale, a riciclo e a smaltimento, il trasporto rappresenta mediamente il 41% (l’anno scorso era mediamente il 38%) della carbon footprint dei RAEE domestici, arrivando e superando il 70% per i raggruppamenti R2, R3, R4 e R5, confermando i dati dell’anno scorso. Per i RAEE professionali il trasporto è in media il 51% di quella dei RAEE professionali (mediamente il 48% nel 2014), arrivando all’80% per il CER 16.02.13*. La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra deve quindi concentrarsi, per ciascuna tipologia di RAEE, sull’ottimizzazione della logistica e sul miglioramento della prestazione dei mezzi da trasporto, anche se la distribuzione territoriale dei punti di prelievo (soprattutto quelli relativi alla gestione dei RAEE domestici e dei rifiuti di pile portatili) non è influenzabile da scelte strategiche del Consorzio. Tabella 42: Carbon footprint relativa al trasporto di una tonnellata di rifiuti trattata

CARBON FOOTPRINT DEI TRASPORTI

kg CO2 eq/ton

%/tot

R1

144,77

29%

R2

101,22

61%

R3

114,31

73%

R4

133,81

71%

R5

93,32

72%

P1

179,68

24%

16.02.11*

159,87

27%

16.02.14

131,36

80%

16.02.13*

144,99

74%

20.01.21*

138,15

79%

Per quanto riguarda il trattamento selettivo, quest’anno si è registrato un aumento dei consumi per la maggior parte dei raggruppamenti; per poter diminuire le emissioni di CO 2eq di questa fase è necessario puntare ad una riduzione dei consumi energetici, indirizzando i flussi di RAEE verso quegli impianti di trattamento selettivo a maggior efficienza, incentivando l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, tenendo sempre conto del bilancio complessivo che comprende anche la variazione dei trasporti. Come già più volte sottolineato, per quanto riguarda gli impianti di trattamento finale, la possibilità di controllo da parte di ecoR’it sui flussi di RAEE è più limitata, nonostante la qualità delle informazioni derivante dai dati forniti dagli impianti di trattamento selettivo abbia raggiunto un buon livello. Nella logica del continuo miglioramento, ulteriori approfondimenti al calcolo della carbon footprint possono derivare dall’analisi ancora più spinta dei processi di trattamento finale e del destino finale dei rifiuti che ne derivano (tenendo sempre presente che tali attività non sono sotto il diretto controllo del Consorzio ecoR’it). L’estensione del campione di impianti di trattamento selettivo potrebbe affinare il dato, ma non rappresentare sostanziali miglioramenti della precisione della CF finale.

181


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA 5.1 EMISSIONI E RIMOZIONI DERIVANTI DA CARBONIO BIOGENICO Come prevede la norma, lo studio di carbon footprint ha considerato, ma non conteggiato nel calcolo riportato precedentemente, l’anidride carbonica di origine biogenica. La CO2 di origine biogenica riportata di seguito è stata considerata per le biomasse utilizzate come combustibili nel ciclo di vita e per il fine vita del cartone recuperato. Tabella 43: CO2 di origine biogenica di una tonnellata di rifiuti trattata

CO2 DI ORIGINE BIOGENICA

kg CO2 eq/ton

R1

4,66

R2

10,65

R3

1,69

R4

6,31

R5

8,73

P1

135,08

16.02.11*

4,44

16.02.13*

2,54

16.02.14

6,95

20.01.21*

8,83

5.2 VALUTAZIONE DELL’INCERTEZZA L’analisi dell’incertezza è definita dalla norma UNI EN ISO 14040:2006 come Procedura sistematica per quantificare l’incertezza, introdotta nei risultati di un’analisi d’inventario del ciclo di vita, dagli effetti cumulativi dell’imprecisione del modello, dell’incertezza degli elementi in ingresso e della variabilità dei dati. La norma ISO/TS 14067 elenca come requisito la valutazione dell’incertezza, ma non vengono forniti orientamenti dettagliati. La valutazione dell’incertezza è stata effettuata mediante

182

l’analisi di Montecarlo sull’intero ciclo di vita, utilizzando l’incertezza di default dei processi delle banche dati. La variazione del risultato finale della carbon footprint varia tra il 12 e il 5%, come mostrato nella tabella seguente (intervallo di confidenza del 95%; copertura del dato 75%). Tabella 44: Coefficiente di variazione per i RAEE domestici e professionali

CV (Coefficient of Variation)

CV (Coefficient of Variation)

R1

10,28%

16.02 .11*

11,84%

R2

5,07%

16.02 .13*

6,23%

R3

5,41%

16.02.14

5,53%

R4

5,37%

20.01.21*

6,68%

R5

5,48%

P1

9,87%

5.3 LIMITAZIONI La carbon footprint è la somma delle emissioni e rimozioni di gas serra di un sistema prodotto, espressa in CO2 equivalente, relativa all’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’uso ed al fine vita del prodotto. La carbon footprint si basa su di uno studio di Life Cycle Assessment (LCA), un metodo standardizzato a livello internazionale e descritto in precise norme internazionali, ma i vincoli e le scelte richieste dall’applicazione della metodologia possono influenzare i risultati e pertanto la valutazione, accurata e completa, può presentare margini di errore, anche se non rilevanti. Si sottolinea infine come la CFP sia un singolo indicatore e non possa pertanto rappresentare da solo l’impatto ambientale complessivo del prodotto oggetto del presente studio.


6 BIBLIOGRAFIA Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151: “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti” D.M. 25 settembre 2007, n. 185, “Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)” Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27 “Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49 “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” ISO/TS 14067 “Greenhousegases - Carbon footprint of products - Requirements and guidelines for quantification and Communication” ISO 14040:2006 Environmental management – Life cycleassessment - Principles and Framework ISO 14044:2006 Environmental management – Life cycleassessment – Requirements and Guidelines IPCC (2013), Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change United Nation University, “Review of Directive 2002/96 on Waste Electrical and Electronic Equipment–Study No. 07010401/2006/442493/ETU/G4” Report Istat, La superficie dei comuni, delle province e delle regioni italiane (dati al 9 ottobre 2011) Centro di Coordinamento RAEE, www.cdcRAEE.it Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, www.cdcnpa.it Ispra, Rapporto rifiuti urbani 2015 Cobat, Rapporto annuale 2015 Ambiente Italia, Il riciclo ecoefficiente, 2012 Consorzio Obbligatorio degli oli usato, www.coou.it

183


CALCOLO DELLA WATER FOOTPRINT DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO ecoR’it (RAEE E PILE PORTATILI) Flussi di Raccolta Anno 2015

Società responsabile dello studio AMBIENTE ITALIA S.R.L. Via Carlo Poerio 39 - 20129 Milano tel +39.02.27744.1 / fax +39.02.27744.222 www.ambienteitalia.it Posta elettronica certificata: ambienteitaliasrl@pec.ambienteitalia.it

184


Sommario 186

Introduzione

187

Obiettivo e campo di applicazione dello studio

191

Analisi di inventario

195

Valutazione degli impatti

220

Interpretazione del ciclo di vita

222

Bibliografia

185


1 INTRODUZIONE L’attenzione sempre maggiore all’ambiente ha spinto il Consorzio ecoR’it a valutare e misurare l’impatto della propria attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti. L’acqua dolce è una risorsa scarsa, la sua disponibilità annuale è limitata mentre la domanda è in crescita: le comunità, le aziende e la filiera di produzione influenzano fortemente il consumo e l’inquinamento dell’acqua in termini quantitativi e di distribuzione temporale e spaziale. Per questi motivi, accanto allo studio della carbon footprint, il Consorzio ha deciso di valutare anche la propria water footprint. L’impronta d’acqua (water footprint) è stata introdotta nel 2002 da parte di Hoekstra e dal suo gruppo di ricercatori dell’università di Twente ad Utrecht in Olanda (Water Footprint Network). Egli definisce l’impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un’azienda, come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quell’individuo, comunità o impresa, misurata in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità di tempo; essa viene stimata considerando l’utilizzo di acqua in tutte le fasi della catena di produzione. Tradizionalmente, il metodo sviluppato dal Water Footprint Network distingue tre tipologie di acqua, di solito richiamate da tre distinti colori:

domestici e industriali. È la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi; - Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; - Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. La norma ISO 14046:2014 definisce la water footprint come la misura che quantifica i potenziali impatti ambientali connessi all’acqua. Per creare il profilo ambientale della WF dell’attività svolta dal Consorzio ecoR’it, sono stati presi come riferimento gli indicatori stabiliti dalla Environmental Footprint della UE (Raccomandazione della Commissione del 9 aprile 2013, relativa all’uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni), sotto riportati.

- Acqua blu: si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate all’utilizzo per scopi agricoli,

Tabella 1: Indicatori d’impatto analizzati e metodi utilizzati

Presente studio Scarsità idrica

Water Scarcity Index (Hoekstra, 2012)

Eutrofizzazione

Eutrophication potential (Heijungs et al.,1992)

Ecotossicità per l’ambiente acquatico

186

Modello USEtox (Rosenbaum et al., 2008)


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO 2.1 OBIETTIVO L’analisi della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti da ecoR’it e il calcolo della WFP ai sensi della norma ISO 14046:2014 ha lo scopo di quantificare e valutare gli impatti sull’acqua definiti da tre indicatori selezionati e legati alle attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it. I risultati dello studio saranno resi disponibili ai soci del Consorzio, ai partner operativi e a tutti gli stakeholder interessati. Proprio per assicurare la trasparenza e la coerenza di quanto riportato nel presente documento, si è deciso di effettuare il riesame critico dello studio da parte di un esperto indipendente di terza parte. Il report è costituito dal presente documento e da un allegato, che contiene la descrizione dei dati utilizzati, la fonte e le assunzioni fatte per il presente studio. I risultati sono espressi in termini di “water scarcity footprint”, “water eutrophication footprint” e “water ecotoxicity footprint”.

2.2 CAMPO DI APPLICAZIONE Le attività svolte dal Consorzio ecoR’it che sono state considerate nel calcolo della water footprint sono il trasporto e il trattamento di varie filiere di rifiuti: RAEE domestici e professionali e pile portatili. La prima fase del ciclo consiste nel ritiro dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche dal luogo dove sono stati “prodotti” (Centro di Raccolta per quanto riguarda i RAEE domestici e pile portatili e azienda/ organizzazione per i RAEE professionali e i toner) e nel loro trasporto all’impianto di trattamento (conferimento diretto oppure indiretto, cioè passando attraverso un transit point intermedio1); dopo l’impianto di trattamento, le componenti separate dei RAEE sono trasportate alla destinazione finale (riciclo, discarica, inceneritore). La seconda fase consiste nel trattamento dei RAEE presso impianti autorizzati, cioè la separazione delle varie parti che compongono il rifiuto al fine di essere recuperate direttamente o, eventualmente, inviate ad ulteriore trattamento o a smaltimento finale. 1 2

2.3 NORMA DI RIFERIMENTO Il presente rapporto è conforme alla norma ISO 14046:2014.

2.4 TIPO DI WFP Lo studio della WFP della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it è una water footprint completa (in quanto prende in considerazione tutto il ciclo di gestione dei RAEE domestici e professionali, oltre che delle pile portatili, dalla raccolta al trasporto, al trattamento, fino al fine vita delle varie componenti) e autonoma, non intesa come asserzione comparativa.

2.5 I QUANTITATIVI DI RIFIUTI TRATTATI DA ECOR’IT I Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestici raccolti in Italia nel 2015 sono stati di 249.286 tonnellate2 ; il quantitativo è in aumento di oltre il 7,5% rispetto al 2013, anno in cui i quantitativi raccolti erano stati di 231.746 tonnellate. L’incremento è in linea con quello del Consorzio ecoR’it che, passando da 8.508 tonnellate (8.617 contando anche le pile e accumulatori) nel 2014 a 9.173 tonnellate (9.347 contando anche pile e accumulatori) nel 2015, fa registrare un aumento dell’8% dei rifiuti totali gestiti. Per quanto riguarda il circuito domestico, anche nel corso del 2015 il Consorzio ha trattato maggiormente i raggruppamenti R3 e R4, nonostante ci sia stata per entrambi una diminuzione intorno al 9-10% rispetto all’anno precedente. Un aumento si è registrato, invece, per quanto riguarda la gestione di tutti gli altri raggruppamenti, soprattutto per il raggruppamento R1 (apparecchiature refrigeranti), che è passata da 17 tonnellate nel 2014 a 1.115 nel 2015; sono state poi gestite 566 tonnellate di R2 (grandi bianchi), 4.179 tonnellate di R3 (TV e monitor), 3.266 tonnellate di R4 (PED, CE, ITC, apparecchi illuminanti e altro), 46 tonnellate di R5 (sorgenti luminose) e 174 tonnellate di

Punto di passaggio intermedio tra produttore del rifiuto e destinatario dove avviene lo stoccaggio Fonte: Centro di Coordinamento RAEE

187


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO pile e accumulatori. Nel 2015, la percentuale di riciclo per i RAEE domestici è stata di oltre l’82% per il raggruppamento R1 e oltre l’83% per il raggruppamento R3, mentre ha superato il 92% per gli altri raggruppamenti, raggiungendo il 97% per il raggruppamento R2. In particolare, sono stati avviati a riciclo 8.155 tonnellate di materiale, di cui 3.112 tonnellate di ferro e acciaio, 1.703 tonnellate di rame, 1.284 tonnellate di plastica, 863 tonnellate di vetro e 280 tonnellate di alluminio. Per quanto riguarda i quantitativi smaltiti, circa 132 tonnellate di rifiuti sono stati avviati a incenerimento e 886 tonnellate a discarica. Per le pile portatili la percentuale di riciclo è di quasi il 71%. Anche per i RAEE professionali, nel 2015 la percentuale di recupero è stata superiore all’82% per tutti i RAEE, superando il 92% per i CER 16.02.14 e 20.01.21. Sono state riciclate 2.562 tonnellate di materiale, di cui 1.302 tonnellate di ferro e acciaio, 831 tonnellate di plastica, 143 tonnellate di alluminio e 78 tonnellate di rame. A smaltimento sono state avviate 125 tonnellate di rifiuti, di cui 35 a incenerimento e il rimanente in discarica.

2.6 UNITÀ FUNZIONALE E FLUSSO DI RIFERIMENTO L’unità funzionale fornisce il riferimento al quale i dati in ingresso e in uscita al sistema considerato sono riferiti. L’unità funzionale considerata nello studio in oggetto è: 1 tonnellata di RAEE e pile portatili gestita dal consorzio ecoR’it Si precisa che ci si riferisce ad una tonnellata di ciascuna tipologia di rifiuto. Sono stati poi determinati gli impatti totali derivanti dai flussi di rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it nel 2015, moltiplicando gli impatti derivanti da una tonnellata di rifiuto per le relative tonnellate trattate dal Consorzio.

188

2.7 CONFINI DEL SISTEMA Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo dell’attività del Consorzio ecoR’it nella gestione dei RAEE; i risultati della WF sono stati riportati separatamente per i RAEE domestici, suddivisi nei diversi raggruppamenti e i RAEE professionali, separati per codice CER. Nelle figure 1 e 2 è rappresentato schematicamente il ciclo di vita dei RAEE: dal produttore (piazzola ecologica nel caso dei RAEE domestici, azienda per quelli professionali), il rifiuto viene avviato all’impianto di trattamento (eventualmente passando attraverso un transit point). Da qui, in seguito alla separazione delle varie componenti e alla macinazione del rifiuto, le diverse frazioni prodotte possono essere inviate a recupero diretto (con o senza passare per la messa in riserva) oppure possono essere mandate ad un altro impianto dove, in seguito ad uno specifico trattamento, verranno recuperati altri materiali. In entrambi i trattamenti, quello selettivo dei RAEE e quello finale delle componenti, una parte dei rifiuti che ne derivano sono inviati a smaltimento (discarica o incenerimento). Per completezza, si riporta di seguito lo schema del ciclo di gestione dei RAEE.


Figura 1: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE domestici

Figura 2: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE professionali

RAEE DOMESTICO

Fase Fase Fase Fase Fase

RAEE PROFESSIONALE

CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE - Fase 1

1: 2: 3: 4: 5:

ยง ยง ยง ยง ยง

3.2 3.3 3.4 3.5 3.6

PRODUTTORE DEL RIFIUTO - Fase 1

STOCCAGGIO

STOCCAGGIO

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO SELETTIVO

Fase 2

Fase 2

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

MATERIALE RICICLATO

Fase 4

Fase 5

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 5

Fase 3

MATERIALE RICICLATO

Fase 4

189


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO Per quanto riguarda i consumi idrici degli impianti campione e gli scarichi, sono stati considerati i prelievi idrici nei diversi bacini italiani dove sono localizzate le attività di trattamento, come rappresentato nella figura 3. Per le attività di fine vita, si è tenuto conto del luogo in cui i rifiuti vengono avviati a discarica o a smaltimento (quasi esclusivamente Italia). I processi selezionati dalla banca dati Ecoinvent 3.2, relativi ai consumi di energia elettrica e di combustibile, tengono conto della provenienza specifica e, nel caso di consumi di acqua, questa è relativa al paese di origine. In particolare, per quanto riguarda l’energia elettrica, per il funzionamento degli impianti è stato selezionato un mix energetico italiano che conteggia anche l’importazione di energia da Francia, Austria, Svizzera, Grecia e Slovenia e, conseguentemente, i consumi di acqua prelevati in questi Paesi. La medesima considerazione può essere fatta per il metano, che tiene conto della produzione europea, con i relativi contributi delle importazioni. Come descritto nell’allegato al presente report, sono stati raccolti e utilizzati dati primari per quanto riguarda i processi di trattamento selettivo (copertura del dato intorno al 90%), oltre alle distanze della raccolta dei RAEE e di avvio a trattamento, riciclo e smaltimento. I dati diretti relativi ai processi di trattamento finale non comprendono tutte le tipologie di lavorazione, in quanto, nonostante il coinvolgimento delle aziende, sono informazioni difficili da ottenere perché ritenute confidenziali e riservate; in allegato sono riportati dettagliatamente i processi selezionati da database specifico e tutte le assunzioni fatte.

Figura 3: Tipologia delle fonti di approvvigionamento di acqua ad uso potabile nei distretti idrografici

Sorgente Pozzo Corso d’acqua Lago naturale Bacino artificiale Acque marine o salmastre

2.8 APPROCCIO DI ALLOCAZIONE SELEZIONATO La norma ISO 14046:2014 definisce una gerarchia nella selezione dell’approccio di allocazione. L’allocazione deve essere, se possibile, evitata attraverso la suddivisione del processo o l’espansione del sistema. In caso contrario, i rapporti fisici (es. massa, energia) tra prodotti o funzioni devono essere utilizzati per ripartire i flussi in ingresso e in uscita. Quando non è possibile stabilire i rapporti fisici, vengono utilizzati altri rapporti (per esempio il valore economico). Per quanto riguarda i rifiuti gestiti dal consorzio ecoR’it, il criterio di allocazione selezionato nel presente studio è quello di massa.

2.9 PERIODO DI RIFERIMENTO Il periodo di riferimento per il calcolo della WF è l’anno solare 2015. 190


3 ANALISI DI INVENTARIO Per l’elaborazione del presente studio e per il calcolo della water footprint, i dati di input sono stati forniti da ecoR’it partendo dai formulari di trasporto dei rifiuti (FIR). Il Consorzio ha elaborato le informazioni relative alla movimentazione dei RAEE domestici e professionali e dei rifiuti di pile portatili, eseguite nel 2015 dagli impianti di trattamento, per conto dei consorziati ecoR’it, distinguendo i trasporti diretti (dal produttore all’impianto di trattamento) da quelli indiretti (passaggio attraverso un transit point prima di arrivare all’impianto di trattamento).

Rilevato che rispetto all’anno precedente sono stati coinvolti altri partner operativi di ecoR’it, il campione ha gestito complessivamente il 95% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio e circa il 91% di quelli professionali (di seguito chiamati “impianti campione”). Come si vede in figura 4, dove è riportata la localizzazione degli impianti, la scelta è stata fatta in modo da coprire tutto il territorio nazionale favorendo quanto più possibile la centralità geografica rispetto al luogo di produzione del rifiuto.

Figura 3: Localizzazione degli impianti campione

IMPIANTO E C G

N J

K

L Q

D

A

F

I O

M

P

H

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R

Dismeco S.r.l. FG S.r.l. Lavoro&Ambiente S.r.l. Nec New Ecology S.r.l. O2Saving S.r.l. Raetech S.r.l. Relight S.r.l. Ri.Plastic S.r.l. Rimel S.r.l. S.E.Val. S.r.l. Stena Technoworld S.r.l. Transistor S.r.l. Vallone - Anagni S.E.Val - Piantedo Puli Ecol Recuperi S.r.l. Ri.Pastic S.r.l. - Isernia AMIAT SpA West Recycling S.r.l.

LOCALITÀ Marzabotto (BO) Belpasso (CT) Ternate (VA) Fossò (VE) Castelnuovo (TN) Foiano della Chiana (AR) Rho (MI) Balvano (PZ) Pollenza (MC) Colico (LC) Angiari (VR) Torino (TO) Anagni (FR) Piantedo (SO) San Severino Marche ( MC) Sessano del Molise (IS) Torino (TO) Macchiareddu (CA)

R

B

191


3 ANALISI DI INVENTARIO Per fare in modo che lo studio sia sempre più preciso e approfondito, il Consorzio ecoR’it cerca di coinvolgere ogni anno il maggior numero possibile di impianti, passando da 14 impianti nel 2013, a 17 nel 2014 e a 18 nel 2015. Questo’anno, oltre ad alcuni dei nuovi impianti, sono stati visitati anche impianti già visti negli anni scorsi. Durante il sopralluogo sono state raccolte informazioni in merito alle lavorazioni effettuate, alle tipologie di RAEE trattate e agli output derivanti dalla selezione. Tutti gli altri impianti sono stati coinvolti nella raccolta dati, con le stesse modalità seguite per gli studi degli anni precedenti. Tutte le informazioni sono, quindi, state raccolte attraverso una scheda specifica e puntuale, dove sono stati registrati: • i RAEE in ingresso all’impianto, suddivisi per raggruppamento (per il domestico) e per CER (per il professionale), oltre ai quantitativi di rifiuto trattato per conto di ecoR’it nel 2015 e il totale lavorato nello stesso anno; • i consumi di energia elettrica e/o di combustibile necessari per il funzionamento degli impianti, suddivisi, dove possibile, per tipologia di RAEE lavorato; • altri consumi correlati all’attività di trattamento (metano per riscaldamento, acqua, ecc.); • la tipologia e la quantità dei rifiuti (o delle materie prime secondarie, MPS) in uscita dall’impianto dopo il trattamento. In particolare, per ogni CER (o MPS) in uscita dall’impianto sono state fornite informazioni relative al RAEE da cui hanno avuto origine, all’impianto di destinazione, al destino finale (recupero/trattamento, discarica, incenerimento). Come sopra descritto, oltre ad informazioni relative ai RAEE in ingresso all’impianto, ai consumi energetici e alla quantità e tipologia di rifiuti in uscita dall’impianto, sono stati raccolti anche i dati relativi ai consumi idrici. È da sottolineare che per tutte le attività di recupero dei rifiuti svolte presso gli impianti di trattamento selettivo non vengono utilizzate acque di processo, ma l’acqua viene utilizzata esclusivamente per gli usi igienici, antincendio e, raramente, per il lavaggio dei piazzali o dei mezzi. Le informazioni raccolte hanno riguardato le quantità di acqua utilizzata e la relativa sorgente, la qualità dell’acqua (la maggior parte acqua potabile) e le forme di utilizzo (vedi sopra), la localizzazione geografica e gli aspetti 192

temporali, oltre alle emissioni in aria, acqua e suolo che possono avere impatti sulla qualità dell’acqua. Da queste informazioni sono stati, quindi, ricavati tutti i dati necessari per il calcolo della water footprint generata dalla gestione dei RAEE da parte di ecoR’it.

3.1 DESCRIZIONE DEI DATI La tipologia di dati che sono stati utilizzati nell’LCA per il calcolo della water footprint sono: • dati primari, reperiti presso siti aziendali; • dati secondari: dati provenienti da banche dati (commerciali e non) o da letteratura (specifica e non) relazionata a quella particolare categoria di prodotto o ad altri sistemi equivalenti da un punto di vista tecnologico, geografico e temporale. Per questa tipologia di dati la struttura consulenziale del Consorzio ecoR’it garantisce l’accesso a banche dati estremamente aggiornate (per esempio il database Ecoinvent 3.2 per i sistemi energetici ed i trasporti). L’utilizzo di dati primari è prioritario, per questo motivo è stata condotta una specifica raccolta dati che ha permesso di approfondire le fasi più impattanti del ciclo di vita dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it e di individuare quelle non coperte da banche dati specifiche. Si rimanda all’allegato A per la descrizione completa dei dati utilizzati per elaborare il ciclo di vita dell’attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti da ecoR’it, dove, per ogni fase è riportata dettagliatamente la descrizione di tutti i processi considerati. Per quanto riguarda i consumi idrici degli impianti di trattamento selettivo, si precisa che solamente 4 impianti prelevano acqua da pozzo (2 nel bacino idrografico delle Alpi Orientali, uno in quello padano e uno nell’Appennino Centrale), mentre la maggior parte degli impianti campione utilizza acqua da acquedotto. I corpi idrici utilizzati per l’approvvigionamento idropotabile sono di diversi tipi in base alle caratteristiche idrogeologiche del territorio: acque sotterranee (sorgente e pozzo), acque superficiali (corso d’acqua, lago naturale, bacino artificiale), acque marine o salmastre: l’84,8% del prelievo nazionale di acqua a uso potabile deriva da acque sotterranee, il 5,1% da acque superficiali e meno


dello 0,1% da acque marine o salmastre (Fonte ISTAT 2015, dati 2012). Se consideriamo le regioni in cui sono localizzati gli impianti campione, si possono distinguere le seguenti percentuali per fonte di approvvigionamento. Tutti gli impianti campione hanno fornito i quantitativi dell’acqua prelevata nel 2015 (sia da pozzo che da acquedotto), valori che sono stati utilizzati nel processo

specifico di ogni singolo impianto. Di seguito sono riportati i consumi relativi al biennio 2014-2015 e suddivisi per i diversi raggruppamenti. Sono stati considerati tutti gli scarichi idrici. Relativamente agli scarichi idrici degli impianti di trattamento selettivo, tutti recapitanti in pubblica fognatura, i valori sono stati

sorgente

pozzo

corso d’acqua

lago naturale bacino artificiale

acque marine o salmastre

Piemonte

44,7%

51,6%

3,2%

0,5%

0,0%

Lombardia

17,5%

79,3%

0,1%

3,0%

-

Trento

82,6%

15,9%

1,5%

0,0%

-

Veneto

32,2%

58,7%

8,8%

0,3%

-

Emilia Romagna

8,1%

61,5%

21,3%

9,1%

-

Toscana

19,5%

51,3%

28,1%

0,9%

0,2%

Marche

63,1%

21,0%

3,4%

12,5%

-

Lazio

72,3%

25,3%

0,3%

2,0%

-

Basilicata

12,2%

-

-

87,8%

-

Sicilia

23,8%

58,7%

0,7%

15,8%

1,0%

ITALIA

36,96%

47,86%

4,73%

10,37%

0,08%

Tabella 2: Percentuale di acqua per fonte di approvvigionamento

m3/t

2014

2015

m3/t

2014

2015

R1

0,014

0,011

R1

0,104

0,102

R2

0,018

0,015

R2

0,108

0,093

0,140

0,116

R3

0,020

0,018

R3

R4

0,016

0,014

R4

0,113

0,097

-

R5

0,239

0,137

R5

-

Tabella 3: Consumi medi di acqua da pozzo per raggruppamento

Tabella 4: Consumi medi di acqua da acquedotto per raggruppamento

193


3 ANALISI DI INVENTARIO dichiarati dagli impianti stessi in termini di consumo di acqua (generalmente per i servizi igienici) e sono stati identificati i punti di scarico dei reflui depurati. Sono stati inoltre determinati i quantitativi di acque meteoriche derivanti dal dilavamento dei piazzali, calcolati in base alle precipitazioni medie nella provincia dove è ubicato l’impianto relativamente all’anno e alla superficie impermeabilizzata. In base alle informazioni sull’eventuale trattamento delle acque di prima pioggia e dalle informazioni ottenute dalle autorizzazioni, sono stati modellizzati tutti gli scarichi delle acque. Per tutti i flussi è indicata l’origine geografica e se deriva da prelievi da pozzo, fiume, lago, ecc.

3.2 VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DEI DATI Per confermare e dare evidenza in merito alla qualità dei dati utilizzati per il calcolo della water footprint della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it, l’inventario della WF è stato verificato sia internamente (puntualmente) che esternamente (a campione) dall’organismo deputato alla validazione finale dello studio di WF. I requisiti di qualità dei dati comprendono: • copertura temporale: tutti i dati primari utilizzati nello studio sono relativi all’anno 2015; • copertura geografica: i partner operativi selezionati sono localizzati in diverse parti d’Italia, in modo da garantire la copertura geografica dell’area in cui ecoR’it gestisce i rifiuti; tutti i processi utilizzati nello studio tengono conto della localizzazione geografica; • copertura tecnologica: è stata considerata la specifica tecnologia utilizzata; • precisione: i dati sono stati forniti dai partner

194

• • • •

operativi di ecoR’it, i quali hanno dichiarato la precisione delle informazioni; i dati sono stati verificati direttamente con i responsabili delle aziende, in caso di valori anomali; completezza: i dati utilizzati nel modello sono completi; rappresentatività: i dati e le informazioni utilizzate riproducono la realtà analizzata, in termini di copertura geografica, temporale e tecnologica; riproducibilità: le informazioni sulla metodologia e sui dati utilizzati assicurano la riproducibilità dei risultati riportati nel presente studio; fonte del dato: per ogni dato utilizzato è stata fornita la fonte da cui sono state ricavate le informazioni.

Nel presente studio LCA, i processi che sono stati esclusi dall’analisi, in base a puntuali analisi di sensitività, sono i seguenti: • la costruzione degli stabilimenti aziendali e dei macchinari per il trattamento dei rifiuti; • i prodotti per la manutenzione degli impianti. I risultati di tali analisi dimostrano, per ogni tipologia di rifiuto, che il contributo dei processi esclusi non influisce in modo significativo agli impatti (contributo sempre inferiore alle 0,8%). Non sono stati applicati cut-off aggiuntivi oltre a quelli interne alle banche dati.


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Alla raccolta dati e alla validazione dell’inventario, segue la fase di elaborazione dei dati e la predisposizione del modello di LCA. L’analisi della water footprint sulla raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it è stata svolta mediante SimaPro vers.8.2, software dedicato e riconosciuto a livello internazionale.

4.1 RISULTATI Il calcolo dell’impronta idrica del servizio di raccolta e trasporto, trattamento selettivo e finale, riciclo e smaltimento dei rifiuti RAEE/Pile Portatili/Toner è stato condotto ai sensi della norma ISO 14046:2013 “Environmental management – Water footprint – Principles, requirements and guidelines”, che definisce i principi, i requisiti e le linee guida relativi alla valutazione dell’impronta idrica di prodotti, processi e organizzazioni, basandosi sulle tecniche e sui principi della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) definite secondo gli standard ISO 14040 e 14044. Per definire il profilo idrico dell’attività svolta da ecoR’it, sono state scelte 3 diverse categorie d’impatto: la carenza idrica (Water Scarcity), l’eutrofizzazione, l’ecotossicità per ambiente acquatico. Di seguito vengono riportati i risultati per ogni categoria, ognuno espresso con il proprio indicatore. Visto che tutti i trattamenti primari e la quasi totalità di quelli secondari avviene nel territorio nazionale, così come il riciclo e lo smaltimento dei RAEE, si è deciso di tenere aggregati i risultati, specificando, dove possibile, i bacini idrici interessati.

4.1.1 CARENZA IDRICA (WATER SCARCITY) La crescita della popolazione mondiale e le relative variazioni nello stile di vita, i modelli di consumo, la competizione per le risorse idriche tra settori come l’agricoltura, l’industria e l’energia, la tutela della salute degli ecosistemi, sono solo alcune tra le numerose questioni connesse alla scarsità idrica. Il gruppo di ricerca di Arjen Hoekstra dell’Università di Twente, in collaborazione con il Water Footprint Network, ha sviluppato un innovativo indicatore di carenza idrica

(Water Scarcity Index) che, rispetto agli indicatori precedenti, introduce tre novità: 1. misura l’utilizzo dell’acqua in termini di consumo di acqua superficiale e sotterranea (cioè impronta idrica blu) e non di prelievo di acqua; 2. per valutare la disponibilità dell’acqua tiene conto dei flussi necessari per mantenere le funzioni ecologiche dell’ecosistema (utilizzando il recente standard che presume che uno sfruttamento superiore al 20% del flusso naturale di un fiume aumenti i rischi per la salute dell’ambiente e l’equilibrio dell’ecosistema); 3. confronta l’utilizzo e la disponibilità d’acqua su base mensile piuttosto che annuale. Il metodo utilizzato si basa sulla pubblicazione di Hoekstra et al. 2012 “Global monthly water scarcity: blue water footprints versus blue water availability”, che definisce la carenza d’acqua blu in un dato bacino idrico come il rapporto tra l’impronta idrica blu in quel bacino e la disponibilità d’acqua, dove: • l’impronta idrica blu per le attività umane è definita come il volume di acqua superficiale e sotterranea consumata per svolgere quelle attività e il consumo si riferisce al volume di acqua dolce usata e poi evaporata o incorporata nel prodotto; • non si considera la scarsità delle precipitazioni, o l’acqua verde; • la disponibilità di acqua blu considera tutti i deflussi delle acque, da cui viene sottratto l’80% per tenere conto delle esigenze idriche per la salute ecologica (flusso ambientale richiesto presunto); è quindi il volume di acqua che può essere consumato senza provocare impatti negativi all’ambiente. La carenza idrica blu (blue water scarcity) è stata classificata in 4 livelli: 1. bassa (<100%): l’impronta idrica blu è minore del 20% del deflusso naturale e non supera la disponibilità d’acqua blu; il runoff non è modificato o è leggermente modificato; il flusso ambientale presunto non è compromesso; 2. moderata (100-150%): l’impronta idrica blu è compresa tra il 20 e il 30% del deflusso naturale; il runoff e moderatamente modificato; il requisito del flusso ambientale presunto non è soddisfatto; 195


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI 3.

significativa (150-200%): l’impronta idrica blu è compresa tra il 30 e il 40% del deflusso naturale; il runoff è significativamente modificato; il requisito del flusso ambientale presunto non è soddisfatto; 4. grave (>200%): l’impronta idrica blu supera il 40% del deflusso naturale; il runoff è seriamente modificato; il requisito del flusso ambientale presunto non è soddisfatto. L’indicatore considera diverse tipologie di uso dell’acqua, ovvero acque superficiali prelevate da fiume e lago,

acque sotterranee, acque di raffreddamento, acque per le turbine, oltre agli scarichi idrici. Nella tabella seguente si riportano i diversi usi di acqua che l’indicatore considera e il fattore di caratterizzazione. In particolare, si riporta il fattore utilizzato per l’origine Italiana delle acque, dove il valore indica un livello 1 di carenza idrica blu, oltre a quelli dei Paesi che maggiormente sono influenzati dalle attività di ecoR’it (Svizzera, Francia, Austria e Slovenia, paesi da cui viene importata energia elettrica e Russia per il metano).

Tabella 5: Fattore di caratterizzazione per alcuni usi d’acqua in Italia (IT), Svizzera (CH), Francia (FR), Austria (AT), Slovenia (SI) e Russia (RU)

SETTORE

TIPOLOGIA

U.M.

CH

FR

AT

SI

RU

Raw

Water, river

m3/m3

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

Raw

Water, lake

3

m /m

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

Raw

Water, well, in ground

m3/m3

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

Raw

Water, unspecified natural origin

3

m /m

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

Raw

Water, cooling, unspecified natural origin

m3/m3

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

Raw

Water, turbine use, unspecified natural origin

m3/m3

0,12

0,12

0,40

0,12

0,11

0,39

3

3

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 m3eq

3.037,70

52,61

1.631,79

55,71

40,48

1.254,59

2,52

R2 m3eq

147,85

24,24

71,39

29,5

11,25

11,13

0,34

R3 m eq

743,04

200,07

262,53

170,08

99,08

1

10,3

R4 m3eq

1.569,28

140,71

270,5

989,64

133,65

33,42

1,36

R5 m eq

8,05

2,18

4,32

0,15

0,57

0,78

0,05

TOTALE

5.505,92

419,81

2.240,54

1.245,08

285,02

1.300,92

14,56

3

3

Tabella 6: Consumo di acqua totale dei RAEE domestici

RICICLO

RACCOLTA RAEE

idrica non è stato considerato. Di seguito si riportano i risultati per RAEE domestici e professionali, suddivisi per raggruppamento, rispetto ai quantitativi totali trattati, in percentuale e per tonnellata di rifiuto.

TOTALE

L’indicatore utilizzato, espresso in m3eq, si applica e valuta, come sopra descritto, solo all’acqua complessivamente consumata. Si precisa che l’indicatore dell’impatto che un uso degradativo dell’acqua può avere sulla scarsità

196

IT


RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 %

100

1,73%

53,72%

1,83%

1,33%

41,30%

0,08%

R2 %

100

16,40%

48,29%

19,96%

7,61%

7,52%

0,23%

R3 %

100

26,93%

35,33%

22,89%

13,33%

0,13%

1,39%

R4 %

100

8,97%

17,24%

63,06%

8,52%

2,13%

0,09%

R5 %

100

27,10%

53,66%

1,88%

7,07%

9,70%

0,59%

RICICLO

TOTALE

Tabella 7: Consumo di acqua dei RAEE domestici (in percentuale)

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1 m3eq /ton

2,7248

0,0472

1,4637

0,05

0,0363

1,1253

0,0023

R2 m eq /ton

0,261

0,0428

0,126

0,0521

0,0199

0,0196

0,0006

R3 m3eq /ton

0,178

0,0479

0,0629

0,0407

0,0237

0,0002

0,0025

R4 m3eq /ton

0,4804

0,0431

0,0828

0,303

0,0409

0,0102

0,0004

R5 m3eq /ton

0,1737

0,0471

0,0932

0,0033

0,0123

0,0169

0,001

MEDIA % m3eq /ton

0,7636

0,0456

0,3657

0,0898

0,0266

0,2345

0,0014

100

5,97%

47,90%

11,76%

3,49%

30,71%

0,18%

3

RICICLO

TOTALE

Tabella 8: Consumo di acqua di 1 tonnellata di RAEE domestici trattati

197


0,0023 0,0472

R1

R1

R2

R3

R4

R5

Raccolta RAEE 0,0472 0,0428 0,0479 0,0431 0,0471

1,1253 1,4637

0,0363

Trattamento selettivo

1,4637 0,1260 0,0629 0,0828 0,0932

Trattamento finale

0,0500 0,0521 0,0407 0,3030 0,0033

Riciclo

0,0363 0,0199 0,0237 0,0409 0,0123

Incenerimento

1,1253

Discarica

0,0023 0,0006 0,0025 0,0004 0,0010

0,0196 0,0002 0,0102 0,0169

0,0500

0,0196

0,0006

0,0199

0,0002 0,0025

R2

0,0428

R3

0,0237 0,0479

0,0521

0,0407 0,1260

0,0102

0,0004 0,0431

0,0409

0,0629

R4

0,0169

0,0010

R5

0,0123 0,0471 0,0828

0,3030

0,0033

0,0932

Figura 5: Rappresentazione della water scarcity per RAEE domestico (m3eq /tonnellata di RAEE trattata)

198


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Dalla tabella 8 sopra riportata, si evince che, per i RAEE domestici, la fase di trattamento selettivo vale mediamente il 48% del consumo di acqua totale, il trattamento finale il 12%, la fase di raccolta dei RAEE il 6%, l’incenerimento 31% il riciclo il 3% e la discarica lo 0,2%. Per tutte le fasi del ciclo di vita dei RAEE il valore della water footprint non è tanto legato al consumo diretto di acqua, ma soprattutto al consumo energetico, cioè ad un consumo indiretto: - per quanto riguarda i consumi di energia elettrica la WF è legata ai consumi del mix energetico italiano, caratterizzato da impianti idroelettrici e da impianti termoelettrici raffreddati per la maggior parte ad acqua; - per i consumi di combustibile per autotrazione, l’utilizzo di acqua è legato all’impatto sull’ambiente acquatico derivato dall’estrazione del combustibile; - per il consumo dei ausiliari (relativi al raggruppamento R1), l’acqua è legata alla fase di produzione dei prodotti utilizzati al combustore (bicarbonato, azoto…). La tabella 8 riporta valori di consumo di acqua che variano da un minimo di 0,17 m3eq/t ad un massimo di 2,72 m3eq/t per raggruppamento. Per tutte le categorie di RAEE il valore della fase di raccolta si aggira attorno ai 0,04-0,05

m3eq/t: in questa fase, come riportato sopra, l’utilizzo di acqua è legato al consumo derivato dall’estrazione del combustibile utilizzato dai mezzi di trasporto. Per quanto riguarda le fasi di trattamento selettivo e finale, il loro valore è legato soprattutto al consumo energetico degli impianti e quindi al mix energetico italiano. Per il trattamento finale del raggruppamento R4, il consumo idrico deriva dal trattamento idrometallurgico (svolto presso l’impianto di trattamento finale) di quella frazione di pile portatili che deriva dal trattamento selettivo. Infine, per quanto riguarda il fine vita, la fase di riciclo varia da 0,01 a 0,04 m3eq/t di rifiuto trattato, anche in questo caso legata al combustibile utilizzato per il trasporto, mentre le fasi di incenerimento e discarica mostrano un valore sempre inferiore ad 0,01 m3eq/t, tranne per la fase di incenerimento del raggruppamento R1, dove si raggiunge un valore di 1,13 m3eq/t: l’utilizzo di acqua, in questo caso, è legato soprattutto alla produzione di sodio idrossido utilizzato al post-combustore presso gli impianti di trattamento selettivo per termodistruzione dei CFC. Le tabelle sotto riportate descrivono i risultati relativi ai RAEE professionali.

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16.02.11* m3eq

362,163

7,447

187,465

7,44

5,766

153,853

0,191

16.02.13* m3eq

5,224

2,289

0,467

1,43

0,843

0,105

0,087

16.02.14 m3eq

1292,713

131,806

183,918

837,283

109,423

29,116

1,167

20.01.21* m3eq

0,692

0,276

0,306

0,011

0,04

0,055

0,003

TOTALE m3eq

1660,789

141,818

372,156

846,164

116,073

183,129

1,449

RICICLO

TOTALE

Tabella 9: Consumo di acqua totale dei RAEE professionali

199


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16 02 11* %

100

2,06%

51,76%

2,05%

1,59%

42,48%

0,05%

16 02 13* %

100

43,84%

8,94%

27,39%

16,15%

2,01%

1,67%

16 02 14 %

100

10,20%

14,23%

64,77%

8,46%

2,25%

0,09%

20 01 21* %

100

39,95%

44,20%

1,54%

5,82%

7,99%

0,49%

RICICLO

TOTALE

Tabella 10: Consumo di acqua dei RAEE professionali (in percentuale)

200

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16 02 11* m3eq /ton

2,6083

0,0536

1,3501

0,0536

0,0415

1,108

0,0014

16 02 13* m3eq /ton

0,1479

0,0648

0,0132

0,0405

0,0239

0,003

0,0025

16 02 14 m3eq /ton

0,515

0,0525

0,0733

0,3336

0,0436

0,0116

0,0005

20 01 21* m3eq /ton

0,2109

0,0842

0,0932

0,0033

0,0123

0,0169

0,001

TOTALE

0,8705

0,0638

0,3825

0,1077

0,0303

0,2849

0,0013

7,33%

43,93%

12,38%

3,48%

32,72%

0,15%

RICICLO

TOTALE

Tabella 11: Consumo di acqua di 1 tonnellata trattata di RAEE professionali


0,0014 0,0536

0,0030

16.02.11*

0,0025

16.02.13*

0,0239

0,0648 1,3501

1,1080

0,0405

0,0415

0,0536

0,0132

16.02.11*

16.02.13*

16.02.14

20.01.21*

Raccolta RAEE

0,0536

0,0648

0,0525

0,0842

Trattamento selettivo

1,3501

0,0132

0,0733

0,0932

Trattamento finale

0,0536

0,0405

0,3336

0,0033

Riciclo

0,0415

0,0239

0,0436

0,0123

Incenerimento

1,1080

0,0030

0,0116

0,0169

Discarica

0,0014

0,0025

0,0005

0,0010

0,0116 0,0436

0,0005 0,0525

16.02.14

0,0169 0,0123

0,0010

20.01.21*

0,0033 0,0733

0,0842

0,0932 0,3336

Figura 6: Rappresentazione della water scarcity per RAEE professionale (m3/tonnellata di RAEE trattato)

201


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Per i RAEE professionali, la percentuale media di incidenza delle varie fasi (tabella 11) è la seguente: 7% per la raccolta dei RAEE, 44% la fase di trattamento finale, 12% per quello selettivo, 33% per l’incenerimento, 2% per il riciclo e 0,2% per la discarica. La tabella 11 mostra valori relativi del consumo di acqua che variano da un minimo di 0,15 m3/t ad un massimo di 2,61 m3/t: anche in questo caso, come per i RAEE domestici, l’impatto delle fasi di trattamento selettivo e finale è legato al consumo indiretto di acqua per la produzione di energia elettrica e, per il CER 16.02.14, al trattamento idrometallurgico della frazione di pile derivanti dal trattamento selettivo. La fase di riciclo varia da 0,01 a 0,04 a m3/t di acqua, mentre le fasi di avvio a incenerimento e a discarica sono sempre inferiori a 0,01 m3/t, tranne per il CER 16.02.11* (come visto per il raggruppamento R1 dei RAEE domestici), per il quale la fase di incenerimento raggiunge il valore di 1,11 m3/t, a causa dei consumi idrici per la produzione di idrossido di sodio.

4.1.2 EUTROFIZZAZIONE Il termine eutrofizzazione si riferisce al processo di arricchimento in nutrienti (soprattutto composti di fosforo e azoto) degli ecosistemi acquatici in grado di alterare più o meno profondamente il loro stesso equilibrio fino a compromettere in casi estremi la loro esistenza. Le alghe e le piante acquatiche hanno bisogno, per compiere il proprio ciclo biologico, oltre che di luce, acqua ed anidride carbonica, anche di nutrienti tra cui l’azoto e il fosforo. L’apporto di nutrienti nei corsi d’acqua e nel mare è un fatto naturale, ma può venire fortemente accelerato dalle attività umane che esercitano un’azione involontaria di fertilizzazione determinata da tre fattori quasi sempre connessi tra loro e direttamente legati all’evoluzione demografica e al conseguente inquinamento dell’acqua: • incremento della popolazione e conseguente aumento degli scarichi urbani, uso progressivo di

202

detergenti contenenti polifosfati; intensificazione dell’agricoltura e conseguente uso crescente di fertilizzanti, concentramento degli allevamenti zootecnici con rilascio in particolar modo di nitrati; • rapida industrializzazione e conseguente incremento di scarichi industriali contenenti sostanze nutritive. Il fenomeno comporta una crescita eccessiva di alghe, piante acquatiche e fitoplancton nei corsi d’acqua, nei laghi, nelle lagune e nel mare, il cui sviluppo incontrollato rende difficile alla luce solare di penetrare nelle acque più profonde inibendo il processo della fotosintesi delle alghe e delle piante acquatiche poste in profondità; la conseguente marcescenza della biomassa algale e la riduzione dell’ossigeno (anossia) porta alla morte della fauna ittica e, nei casi estremi, di tutte le forme viventi. L’eutrofizzazione interferisce, inoltre, sull’utilizzo dell’acqua per uso potabile, sul suo impiego per la pescicoltura e la molluschicoltura e per gli usi ricreazionali tra cui la balneazione; può compromettere le qualità estetiche degli ambienti acquatici e la loro funzionalità biologica compromettendo la sopravvivenza di numerose specie di animali e vegetali. Il metodo utilizzato per il calcolo dell’eutrofizzazione (sviluppato da Heijungs et al., 1992 “Environmental life cycle assessment of products”) prende in considerazione le emissioni di nutrienti (ossia azoto e fosforo nelle loro diverse forme chimiche) nei tre diversi comparti, acqua, aria e suolo: gli scarichi idrici, e quindi le emissioni in acqua, danno un contributo diretto all’eutrofizzazione, mentre nel caso delle emissioni in aria e dello spargimento nel suolo, l’apporto è conseguenza rispettivamente della deposizione e della lisciviazione delle sostanze. Di seguito sono elencati i nutrienti e i rispettivi fattori di caratterizzazione. •


Tabella 12: Fattori di caratterizzazione delle diverse forme chimiche dei nutrienti

Comparto

Sostanza

Fattore

U.M.

Comparto

Sostanza

Fattore

U.M.

Aria

Ammoniaca

0,35

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Azoto totale

0,42

kg PO43- eq/ kg

Aria

Ammonio

0,33

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Fosfati

1

kg PO43- eq/ kg

Aria

Protossido di azoto

0,27

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Acido fosforico

0,97

kg PO43- eq/ kg

Aria

Nitrati

0,1

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Fosforo

3,06

kg PO43- eq/ kg

Aria

Acido nitrico

0,1

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Anidride fosforica

1,34

kg PO43- eq/ kg

Aria

Monossido di azoto

0,2

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Fosforo totale

3,06

kg PO43- eq/ kg

Aria

Azoto

0,42

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Ammoniaca

0,35

kg PO43- eq/ kg

Aria

Diossido di azoto

0,13

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Ammonio

0,33

kg PO43- eq/ kg

Aria

Ossidi di azoto

0,13

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Aria

Azoto totale

0,42

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Nitrati

0,1

kg PO43- eq/ kg

Aria

Fosfati

1

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Acido nitrico

0,1

kg PO43- eq/ kg

Aria

Acido fosforico

0,97

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Nitriti

0,1

kg PO43- eq/ kg

Aria

Fosforo

3,06

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Azoto

0,42

kg PO43- eq/ kg

Aria

Anidride fosforica

1,34

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Ossidi di azoto

0,13

kg PO43- eq/ kg

Aria

Fosforo totale

3,06

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Azoto totale

0,42

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Ammoniaca

0,35

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Fosfati

1

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Ammonio

0,33

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Acido fosforico

0,97

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Nitrati

0,1

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Fosforo

3,06

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Acido nitrico

0,1

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Anidride fosforica

1,34

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Azoto

0,42

kg PO43- eq/ kg

Acqua

Fosforo totale

3,06

kg PO43- eq/ kg

Suolo

Ossidi di azoto

0,13

kg PO43- eq/ kg

COD, Chemical Oxygen Demand 0,022

kg PO43- eq/ kg

203


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Di seguito sono riportati i valori relativi allâ&#x20AC;&#x2122;eutrofizzazione espressi in kg PO43-eq totale rispetto ai flussi di RAEE domestici e professionali trattati nel 2015, oltre al

valore percentuale e a quello relativo al trattamento di una tonnellata.

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1

1.264,82

53,44

70,12

23,76

37,95

158,4

921,15

R2

74,23

25,16

22,26

8,14

10,55

2

6,13

R3

503,38

205,7

146,22

47,57

92,91

0,12

10,86

R4

483,13

145,72

96,4

108,35

125,28

5,84

1,53

R5

4,62

2,23

1,52

0,14

0,53

0,14

0,06

TOTALE

2.330,17

432,24

336,52

187,96

267,22

166,5

939,72

RICICLO

TOTALE kgPO 43-eq

Tabella 13: Eutrofizzazione totale dei RAEE domestici

204

TOTALE %

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 14: Eutrofizzazione dei RAEE domestici (in percentuale)

R1

100

4,23%

5,54%

1,88%

3,00%

12,52%

72,83%

R2

100

33,89%

29,99%

10,96%

14,21%

2,69%

8,25%

R3

100

40,86%

29,05%

9,45%

18,46%

0,02%

2,16%

R4

100

30,16%

19,95%

22,43%

25,93%

1,21%

0,32%

R5

100

48,24%

32,83%

3,04%

11,55%

3,07%

1,28%


TOTALE kgPO 43-eq/ton

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 15: Eutrofizzazione di 1 tonnellata di RAEE domestici trattati

R1

1,135

0,048

0,063

0,021

0,034

0,142

0,826

R2

0,131

0,044

0,039

0,014

0,019

0,004

0,011

R3

0,121

0,049

0,035

0,011

0,022

0

0,003

R4

0,148

0,045

0,03

0,033

0,038

0,002

0

R5

0,1

0,048

0,033

0,003

0,012

0,003

0,001

0,327

0,047

0,04

0,017

0,025

0,03

0,168

100%

14,34%

12,21%

5,10%

7,64%

9,21%

51,51%

MEDIA TOTALE

Nella tabella 15 si può notare che i valori dell’eutrofizzazione derivati dal trattamento di una tonnellata di RAEE domestici variano da 0,12 kg di PO43eq per il raggruppamento R3 a 1,14 kg di PO43-eq per il raggruppamento R1. Se si osservano le varie fasi del ciclo di trattamento dei RAEE, i valori sono pressoché

simili per tutti i raggruppamenti, tranne per il fine vita, dove il valore è maggiore per il raggruppamento R1. Di seguito sono descritti nel dettaglio i contributi all’eutrofizzazione dei diversi nutrienti.

205


1,31

2,01 5,74

6,58

R1

11,41 46,77

R1

R2

R3

R4

R5

Ammonio, in acqua

46,77

COD, in acqua

26,18

52,31

60,7

58,63

59,34

27,09

26,71

29,27

Ossidi di azoto, in aria

27,2

11,41

13,09

7,32

7,78

8,17

6,58

3,12

2,55

1,97

2,63

Nitrati, in acqua

5,74

1,89

0,91

0,96

1

Ammoniaca, in aria

1,31

1,1

0,76

0,54

0,73

Altro, in aria acqua e suolo

2,01

1,41

1,06

0,85

0,92

Fosfati, in acqua

26,18

3,12

1,89

1,1

1,41

0,91 2,55

R2

0,76 1,06

7,32

R3

13,09

26,71 60,70 27,09

52,31

0,96 1,97 7,78

0,54 0,85

1,00

R4

29,27 58,63

Figura 7: Contributi dei nutrienti nei diversi raggruppamenti

206

2,63 8,17

0,73 0,92

R5

27,20 59,34


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Per tutti i raggruppamenti, il contributo maggiore è dato dalle emissioni di ossidi di azoto in aria, che sono sottoprodotti che si formano durante una combustione in cui si utilizza aria (es. motore delle automobili, centrali termoelettriche, ecc…), seguiti dai fosfati e dal COD, derivanti principalmente dalla fase di fine vita del materiale trattato (ed in particolare allo smaltimento del poliuretano) e al trattamento delle acque reflue.

Per il raggruppamento R1 un contributo importante è dato dall’ione ammonio in acqua, legato al processo di fine vita del poliuretano (avvio a discarica) e ai processi di trattamento delle acque. Per quanto riguarda i RAEE professionali, di seguito si riporta il contributo potenziale all’eutrofizzazione dei diversi CER gestiti dal Consorzio ecoR’it.

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16.02.11*

99,265

6,638

7,604

3,355

5,405

24,724

51,539

16.02.13*

4,23

2,072

0,86

0,395

0,791

0,018

0,092

16.02.14

385,125

117,686

68,449

90,123

102,571

5,1

1,296

20.01.21*

0,416

0,246

0,107

0,01

0,038

0,01

0,004

TOTALE

489,134

126,643

77,021

93,884

108,804

29,852

52,931

RICICLO

TOTALE kgPO 43-eq

Tabella 16: Eutrofizzazione totale dei RAEE professionali

TOTALE %

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 17: Eutrofizzazione dei RAEE professionali (in percentuale)

16.02.11*

100

6,69%

7,66%

3,38%

5,44%

24,91%

51,92%

16.02.13*

100

49,01%

20,34%

9,35%

18,70%

0,42%

2,17%

16.02.14

100

30,55%

17,77%

23,39%

26,63%

1,32%

0,34%

20.01.21*

100

59,29%

25,82%

2,39%

9,08%

2,41%

1,01%

207


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16.02.11

0,715

0,048

0,055

0,024

0,039

0,178

0,371

16.02.13

0,12

0,059

0,024

0,011

0,022

0,001

0,003

16.02.14

0,153

0,047

0,027

0,036

0,041

0,002

0,001

20.0121

0,127

0,075

0,033

0,003

0,012

0,003

0,001

MEDIA TOTALE

0,279

0,057

0,035

0,019

0,028

0,046

0,094

100%

20,50%

12,46%

6,67%

10,20%

16,48%

33,70%

Nella tabella 18 sono riportati i valori di eutrofizzazione, espressi in kg di PO43-eq, derivanti dal trattamento di 1 tonnellata di RAEE professionali, con un quantitativo

208

RICICLO

TOTALE kgPO 43-eq/ton

Tabella 18: Eutrofizzazione di 1 tonnellata di RAEE professionali trattati

che varia da 0,12 kg per il CER 16.02.13* a 0,72 kg per il CER 16.02.11*.


16.02.11* 16.02.13* 16.02.14* 20.01.21* Ammonio, in acqua 2,81

2,12

16.02.11*

7,95

33,34

9,94

33,34

65,69

58,84

63,83

23,9

21,35

28,99

22,75

19,94

8,52

8

8,92

Fosfati, in acqua

9,94

1,96

1,92

2,13

Nitrati, in acqua

7,95

0,9

0,91

0,94

Ammoniaca, in aria

2,12

0,53

0,51

0,59

Altro, in aria acqua e suolo

2,81

1,05

0,83

0,84

COD, in acqua Ossidi di azoto, in aria

19,94

23,90

0,90 1,96 8,52

0,53 1,05

16.02.13*

21,35

65,69 0,91 1,92

0,51

0,94 2,13

0,83

16.02.14*

8,00

8,92

0,59 0,84

20.01.21*

22,75 28,99

58,84

63,83

Figura 8: Contributo dei nutrienti nei diversi CER

209


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Per i RAEE professionali si possono fare le stesse considerazioni appena descritte per i domestici: anche in questo caso, i composti che contribuiscono maggiormente all’eutrofizzazione sono gli ossidi di azoto in aria, i fosfati in acqua, il COD e per il CER 16.02.11* e lo ione ammonio in acqua.

4.1.3 ECOTOSSICITÀ Per calcolare il contributo all’ecotossicità della raccolta, Per calcolare il contributo all’ecotossicità della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it, è stato utilizzato il modello USEtox. Il fattore di caratterizzazione per l’ecotossicità in ambiente acquatico (ecotossicità potenziale) è espresso in unità tossiche

comparative (CTUe). Gli effetti per gli ecosistemi di acqua dolce sono basati su dati di concentrazione specifici per una determinata specie, alla quale il 50% di una popolazione mostra un effetto, espresso come una stima della frazione di specie potenzialmente interessate integrate per il tempo e il volume per unità di massa di sostanza emessa. L’indicatore tiene conto del destino ambientale della sostanza chimica, ovvero del modello di distribuzione e degradazione nell’ambiente, delle modalità di esposizione e degli effetti tossici del composto. Di seguito vengono riportate alcune delle sostanze che maggiormente contribuiscono all’ecotossicità nel ciclo di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it.

Tabella 19: Fattori di caratterizzazione per alcune sostanze che contribuiscono all’ecotossicità

NOME

DESCRIZIONE

Aldicarb

Insetticida tossico

Captan

Pesticida appartenente alla classe dei fungicidi

Chlorothalonil Chlorpyrifos Diflubenzuron Fipronil

1,19E4 CTU/kg 1,0E4 CTU/kg

Composto organico altamente tossico per i pesci e gli invertebrati acquatici

5,78E4 CTU/kg

Insetticida altamente tossico per gli anfibi e molto tossico per i pesci

1,06E5 CTU/kg

Insetticida

1,7E5 CTU/kg

Insetticida tossico e pericoloso in ambiente

3,23E4 CTU/kg

Folpet

Fungicida

3,81E5 CTU/kg

Iprodione

Fungicida

1,62E4 CTU/kg

Phenol

Composto organico aromatico tossico e corrosivo

Profenofos

Pesticida tossico per gli organismi acquatici

Propachlor

Erbicida

Xylene

933 CTU/kg 4,53E5 CTU/kg 4,6E3 CTU/kg

Idrocarburo aromatico infiammabile e nocivo

Come si può notare dalla tabella 19 e come riportato poi nelle tabelle e nei grafici sottostanti, i contributi all’ecotossicità sono legati ai pesticidi e agli insetticidi utilizzati nella coltivazione delle colture impiegate per la

210

FATTORE DI CARATTERIZZAZIONE

77,4 CTU/kg

produzione di biomasse. Nelle tabelle seguenti sono riportati i valori di ecotossicità per ogni raggruppamento e il contributo di ogni fase.


RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1

2.379,43

146,81

1.691,11

309,41

105,36

121,29

5,44

R2

1.002,08

68,12

711,82

189,49

29,29

2,47

0,89

R3

6.763,71

557,43

4.827,64

1.088,52

257,90

4,80

27,43

R4

5.331,97

395,23

3.205,24

1.371,22

347,90

8,61

3,76

R5

60,81

6,09

52,68

0,40

1,48

0,04

0,12

TOTALE

15.537,99

1.173,68

10.488,49

2.959,96

742,14

137,21

37,67

RICICLO

TOTALE CTUe

Tabella 20: Ecotossicità totale dei RAEE domestici

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1

100

6,17%

71,07%

13,00%

4,43%

5,10%

0,23%

R2

100

6,80%

71,03%

18,91%

2,92%

0,25%

0,09%

R3

100

8,24%

71,38%

16,091%

3,81%

0,07%

0,41%

R4

100

7,41%

60,11%

25,72%

6,52%

0,16%

0,07%

R5

100

10,02%

86,62%

0,66%

2,44%

0,06%

0,20%

Come si nota dalla tabella 21, per tutti i raggruppamenti, il contributo maggiore è legato al trattamento selettivo e finale, che insieme ricoprono una percentuale media di oltre l’80%: il risultato deriva dalla produzione di

RICICLO

TOTALE %

Tabella 21: Ecotossicità dei RAEE domestici (in percentuale)

energia elettrica ed in particolare dall’uso di pesticidi e insetticidi per la coltivazione delle colture usate per la produzione di biomasse.

211


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

R1

2,134

0,132

1,517

0,278

0,095

0,109

0,005

R2

1,769

0,120

1,257

0,335

0,052

0,004

0,002

R3

1,620

0,133

1,156

0,261

0,062

0,001

0,007

R4

1,632

0,121

0,981

0,420

0,107

0,003

0,001

R5

1,311

0,131

1,136

0,009

0,032

0,001

0,003

1,693

0,128

1,209

0,260

0,069

0,024

0,003

100%

7,53%

71,42%

15,37%

4,09%

1,39%

0,20%

MEDIA

RICICLO

TOTALE CTUe/ton

Tabella 22: Ecotossicità di 1 tonnellata di RAEE domestici trattati

Tabella 23: Contributi delle diverse sostanze all’ecotossicità

212

SOSTANZA

COMPARTO

R1 (%)

R2 (%)

R3 (%)

R4 (%)

R5 (%)

Aldicarb

Suolo

2,11

2,23

2,20

2,13

2,21

Captan

Suolo

2,03

2,14

2,12

2,05

2,12

Chlorothalonil

Suolo

7,18

6,96

6,86

6,69

6,88

Chlorpyrifos

Suolo

15,34

16,19

15,99

15,48

16,03

Diflubenzuron

Suolo

38,94

40,86

40,31

39,09

40,36

Fipronil

Suolo

1,83

1,93

1,91

1,85

1,91

Folpet

Suolo

5,73

6,06

5,98

5,79

6,00

Iprodione

Suolo

0,96

1,01

1,00

0,97

1,00

Phenol

Acqua

9,94

8,01

8,75

10,52

8,65

Profenofos

Suolo

3,41

3,60

3,55

3,44

3,56

Propachlor

Suolo

1,09

1,15

1,14

1,10

1,14

Xylene

Acqua

0,95

0,77

0,85

1,02

0,84

Altro

Aria acqua suolo

10,48

9,09

9,34

9,87

9,30


Figura 9: Contributi delle diverse sostanze all’ecotossicità

100%

Altro

90%

Xylene

80%

Profenofos

Propachlor Phenol

70%

Iprodione

60%

Folpet Fipronil

50%

Diflubenzuron Chlorpyrifos

40%

Chlorothalonil

30%

Captan Aldicarb

20% 10% 0

R1

R2

R3

R4

Come si può notare dalla figura 9, per tutti i raggruppamenti il contributo maggiore è dato dal Diflubenzuron e dal Chlorpyrifos, entrambi pesticidi, il cui uso è collegato alla produzione di energia elettrica da biomasse, e dal Phenol, legato al trattamento delle acque reflue. Come riportato nelle tabelle sottostanti, anche per i RAEE professionali le

R5 fasi che maggiormente contribuiscono all’ecotossicità sono il trattamento selettivo, con percentuali comprese tra il 60 e l’81%. Come per i raggruppamenti del domestico, il risultato deriva dalla produzione di energia elettrica ed in particolare dall’uso di pesticidi e insetticidi per la coltivazione delle colture usate per la produzione di biomasse.

213


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

TOTALE CTUe

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 24: Ecotossicità totale dei RAEE professionali

16.02.11*

266,49

19,31

175,15

40,27

15,01

16,32

0,44

16.02.13*

44,95

5,93

27,37

9,18

2,2

0,04

0,23

16.02.14

4.083,89

341,8

2.304,18

1.143,09

284,84

6,74

3,25

20.01.21*

4,59

0,72

3,73

0,03

0,1

0

0,01

TOTALE

4.399,92

367,76

2.510,42

1.192,57

302,15

23,1

3,93

TOTALE %

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 25: Ecotossicità dei RAEE professionali (in percentuale)

16.02.11*

100

7,25%

65,72%

15,11%

5,63%

6,12%

0,16%

16.02.13*

100

13,20%

60,88%

20,43%

4,88%

0,10%

0,52%

16.02.14

100

8,37%

56,42%

27,99%

6,97%

0,17%

0,08%

20.01.21*

100

15,62%

81,23%

0,62%

2,28%

0,06%

0,19%

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

16.02.11

1,919

0,139

1,261

0,29

0,108

0,118

0,003

16.02.13

1,274

0,168

0,775

0,26

0,062

0,001

0,007

16.02.14

1,627

0,136

0,918

0,455

0,113

0,003

0,001

20.01.21

1,399

0,218

1,136

0,009

0,032

0,001

0,003

1,555

0,165

1,023

0,254

0,079

0,031

0,003

100%

10,64%

65,79%

16,31%

5,08%

1,97%

0,22%

MEDIA

214

RICICLO

TOTALE kgPO 43-eq/ton

Tabella 26: Ecotossicità di 1 tonnellata trattata di RAEE professionali


Figura 10: Contributo delle diverse sostanze all’ecotossicità

100%

Altro

90%

Xylene

80%

Propachlor Profenofos

70%

Phenol

60%

Iprodione Folpet

50%

Fipronil 40%

Diflubenzuron

30%

Chlorpyrifos

20%

Captan

Chlorothalonil Aldicarb

10% 0

16 02 11*

16 02 13*

16 02 14

20 01 21*

Tabella 27: Contributo delle diverse sostanze all’ecotossicità

SOSTANZA

COMPARTO

16 02 11* %

16 02 13* %

16 02 14 %

20 01 21* %

Aldicarb

Soil

2,05

2,06

2,11

2,09

Captan

Soil

1,97

1,98

2,02

2,01

Chlorothalonil

Soil

7,06

6,42

6,6

6,51

Chlorpyrifos

Soil

14,87

14,94

15,28

15,17

Diflubenzuron

Soil

37,8

37,73

38,6

38,23

Fipronil

Soil

1,78

1,78

1,83

1,81

Folpet

Soil

5,55

5,59

5,71

5,67

Phenol

Water

11,39

12,69

11,22

11,87

Profenofos

Soil

3,3

3,32

3,39

3,37

Propachlor

Soil

1,06

1,06

1,09

1,08

Toluene

Water

1,09

1,07

0,96

1

Xylene

Water

0,95

1,23

1,09

1,15

Altro

Aria acqua suolo

11,13

10,13

10,1

10,03

215


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI 4.2 PILE PORTATILI Come già evidenziato, oltre ai RAEE, il Consorzio ecoR’it si occupa anche di gestire la raccolta, il trasporto e il trattamento dei rifiuti di pile portatili, per i quali sono riportati di seguito i risultati dei diversi indicatori selezionati. Nelle tabelle sottostanti sono riportati i valori dei consumi idrici, collegati soprattutto, come già descritto in precedenza, alla produzione di energia elettrica delle fasi di trattamento selettivo e finale. In particolare, per quanto riguarda il raggruppamento P1 (pile portatili), il valore dipende per oltre il 97% dal trattamento finale: questo è dovuto sia al consumo di

acqua nel processo idrometallurgico di trattamento della pasta di pile, sia al processo della banca dati Ecoinvent selezionato, che considera una produzione globale delle materie prime utilizzate nel processo di trattamento e, di conseguenza, un consumo di energia elettrica proveniente da tutto il mondo. Di conseguenza, comprendendo un mix energetico globale, la frazione di energia proveniente da fonti idroelettriche e prodotta in paesi con un indice di scarsità idrica da moderata a grave va ad influire notevolmente sul consumo idrico finale del ciclo di gestione delle pile portatili.

TOTALE

RACCOLTA P1

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

m3eq

2075,86

16,12

0

2023,3

3,19

32,92

0,32

%

100

0,78%

0,00%

97,47%

0,15%

1,59%

0,02%

m eq/t

11,93

0,093

0,00

11,63

0,018

0,189

0,002

3

Per quanto riguarda l’eutrofizzazione, il contributo maggiore è dato dalle emissioni di fosfati in acqua (66%), legati ai processi produzione di energia e di

216

RICICLO

U.M.

Tabella 28: Consumo d’acqua (water scarcity) per il raggruppamento P1 (sul totale gestito, in percentuale e per 1 tonnellata)

ossidi di azoto in aria (22%), derivanti fai processi di combustione


TOTALE

RACCOLTA P1

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

kgPO43-eq

187,87

15,39

0

163,12

2,99

5,97

0,4

%

100

8,19%

0,00%

86,82%

1,59%

3,18%

0,21%

kgPO43-eq/t

1,079

0,088

0

0,937

0,017

0,034

0,002

RICICLO

U.M.

Tabella 29: Eutrofizzazione potenziale per il raggruppamento P1 (sul totale gestito, in percentuale e per 1 tonnellata)

Figura 11: Contributi dei nutrienti nelle diverse componenti

1,06 2,81

0,92

0,94

6,74

Fosfati, in acqua : 65,77 Ossidi di azoto, in aria : 21,77 COD, in acqua : 6,74 Nitrati, in acqua : 2,81 Protossido di azoto, in aria : 1,06 Ammonio, in acqua : 0,92

21,77

Altro, in aria acqua e suolo : 0,94

65,77

217


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Infine, di seguito sono riportati i valori relativi all’ecotossicità, anche in questi casi come già visto prima, i contributi maggiori sono legati alle

fasi di trattamento finale, derivanti dall’utilizzo di pesticidi nella coltivazione di biomasse per la produzione di energia elettrica.

TOTALE

RACCOLTA P1

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

INCENERIMENTO

DISCARICA

CTUe

611,3

43,43

0

557,15

8,3

1,57

0,84

%

100

7,11%

0,00%

91,14%

1,36%

0,26%

0,14%

CTUe/t

3,512

0,25

0

3,201

0,048

0,009

0,005

RICICLO

U.M.

Tabella 30: Ecotossicità per il raggruppamento P1 (sul totale gestito, in percentuale e per 1 tonnellata)

Tabella 31: Contributo all’ecotossicità delle diverse sostanze

218

SOSTANZA

COMPARTO

P1 (%)

Aldicarb

Suolo

2,11

Captan

Suolo

2,03

Chlorothalonil

Suolo

7,18

Chlorpyrifos

Suolo

15,34

Diflubenzuron

Suolo

38,94

Fipronil

Suolo

1,83

Folpet

Suolo

5,73

Iprodione

Suolo

0,96

Phenol

Acqua

9,94

Profenofos

Suolo

3,41

Propachlor

Suolo

1,09

Xylene

Acqua

0,95

Altro

Aria acqua suolo

10,48


4.3 VARIAZIONE RISPETTO ALL’ATTIVITÀ SVOLTA NEL 2014 Il Consorzio ecoR’it, da sempre attento all’ambiente, dal 2013 ha iniziato a verificare, accanto alla carbon footprint, anche la water footprint delle proprie attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti e, nel corso degli anni, ha migliorato la propria analisi, implementando la raccolta dei dati primari e delle informazioni specifiche presso i vari impianti di trattamento, passando dal coinvolgimento di soli 3 partner operativi (due impianti di trattamento e un transit point) a 18 per il presente studio (senza conteggiare i transit point). Il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di partner operativi ha permesso di ottenere informazioni puntuali e dettagliate sia relativamente ai trasporti, sia alle operazioni di trattamento selettivo (lavorazioni effettuate, consumi di energia e destino finale dei materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento, come precedentemente descritto). Per ottenere informazioni sempre più attendibili, l’attività svolta, oltre ad aver aumentato i dati raccolti dagli impianti di trattamento selettivo, ha approfondito ulteriormente le lavorazioni che vengono svolte nei trattamenti secondari. Nonostante non sia stato possibile ottenere informazioni specifiche in merito ai consumi energetici degli impianti secondari, numerosi impianti di trattamento selettivo hanno fornito le percentuali di riciclo e/o smaltimento dei diversi materiali (es. trasformatori, schede, cavi, etc.) relativi agli impianti di trattamento finale, perfezionando così l’indagine sul il fine vita dei rifiuti trattati. I dati raccolti hanno, quindi, permesso di utilizzare dati primari per il calcolo della water footprint, diminuendo sempre di più il numero di assunzioni e dati di letteratura (dati secondari). Inoltre, nello studio di quest’anno è stata utilizzata una banca dati più aggiornata rispetto allo studio precedente, passando da Ecoinvent 3.1 alla versione 3.2. Di seguito vengono esaminate dettagliatamente le differenze della water footprint delle varie tipologie di rifiuto trattato

rispetto a quella calcolata l’anno precedente. Per quanto riguarda l’indicatore della water scarcity, si registra un aumento per tutti i raggruppamenti, mentre rimane costante per il raggruppamento R3. Anche per quanto riguarda i RAEE professionali, aumenta per i CER 16.02.11*, CER 16.02.14 e CER 20.01.21*, mentre diminuisce per il CER 16.02.13*. Per quanto riguarda il raggruppamento R1 e il CER 16.02.11*, l’aumento dell’indicatore della water scarcity è legato alla fase del trattamento selettivo, in parte dovuto alla produzione degli ausiliari utilizzati dal combustore, che quest’anno è stato analizzato in modo più approfondito, ed in parte alla produzione di energia che ha visto un aumento dei consumi nel 2015 rispetto al 2014. Anche il raggruppamento R2 aumenta la fase di trattamento selettivo, legato ad un aumento della produzione e quindi al consumo di energia. Per il raggruppamento R4 e il CER 16.02.14, la crescita è legata all’aumento della fase di trattamento secondario, in quanto cresce sia la quantità di rifiuti avviata ad altro trattamento, sia la quantità di pile e accumulatori trattata (il trattamento idrometallurgico che subiscono influisce questo indicatore). Infine, anche per il raggruppamento R5, l’aumento dei consumi energetici contribuisce ad un aumento dell’indicatore nella fase del trattamento selettivo. Relativamente all’indicatore dell’eutrofizzazione, si ha un aumento per il raggruppamento R1 e per il CER 16.02.11*, legato soprattutto all’aumento dei rifiuti avviati a discarica, mentre diminuisce per tutti gli altri. Infine, per quanto riguarda l’ecotossicità, il valore dell’indicatore è aumentato per tutti i RAEE domestici e professionali e questo è legato in parte all’aumento dei consumi energetici ed in parte dei km percorsi dai mezzi per la movimentazione dei rifiuti. Si deve comunque sottolineare che anche l’aggiornamento della banca dati utilizzata (da Ecoinvent 3.1 alla più recente versione 3.2) potrebbe aver influito alla variazione dei diversi indicatori d’impatto.

219


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA L’ultima fase dell’LCA, interpretazione e analisi di miglioramento, ha lo scopo di proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale dei processi o attività considerati. Come già evidenziato, i partner operativi del Consorzio ecoR’it non utilizzano acqua di processo per il trattamento selettivo dei RAEE, dei rifiuti di pile e accumulatori e dei rifiuti di toner esausti, ma i loro consumi idrici sono legati esclusivamente ai servizi igienici. Si è visto, invece, che gli impatti sull’acqua sono legati principalmente alla produzione di energia elettrica, alla fase di smaltimento e a quella di trasporto. In termini assoluti di utilizzo di acqua, i bacini che maggiormente sono interessati dall’attività di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it sono quelli italiani (vedi capitolo 3), Paese in cui avvengono la maggior parte delle attività; gli altri bacini interessati sono quelli svizzeri, francesi (per le importazioni di energia elettrica) e russi (per le importazioni di metano). Per quando riguarda l’indicatore di consumo idrico (water scarcity), varia dai 0,17 ai 2,72 m3eq/t per i RAEE domestici e da 0,15 a 2,61 m3eq/t per i professionali; il contributo maggiore deriva dalla fase di trattamento selettivo (42% per i RAEE domestici e 30% per quelli professionali) e di trattamento finale (22% per i RAEE domestici e 24% per i professionali) e la fase di raccolta dei RAEE (16% per i RAEE domestici e 24% per i professionali). Diversamente, l’eutrofizzazione è legata a due diverse fasi: quella di smaltimento in discarica dei rifiuti (52% per i RAEE domestici e 34% per quelli professionali) legata alla produzione di percolato e quella di consumo di carburante legata, invece, alla fase di raccolta dei RAEE (14% per il domestico e al 21% per il professionale). I valori dell’eutrofizzazione totale variano da 0,1 a 1,1 kg PO43-eq/t per i RAEE domestici e da 0,1 a 0,7 kg PO43eq/t per i professionali. Infine, per quanto riguarda l’ecotossicità totale, il range è compreso tra l’1,3 e il 2,1 CTUe/t per i RAEE domestici e tra 1,2 e 1,9 CTUe/t per i professionali. Anche questo indicatore è legato alla produzione di energia elettrica ed in particolare alla fase di coltivazione delle biomasse: infatti,

220

le fasi di trattamento selettivo e finale (che utilizzano energia elettrica) pesano complessivamente il 79% per i RAEE domestici e 76% per quelli professionali. La variazione rispetto all’anno precedente potrebbe essere legata alla banca dati utilizzata (da Ecoinvent 3.1 alla versione 3.2), il cui aggiornamento ha portato ad un miglioramento dei processi. In base a quanto visto, il miglioramento della water footprint del ciclo di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio ecoR’it, si dovrebbe concentrare in particolare su tre aspetti: quello energetico (attraverso una razionalizzazione dei consumi elettrici), quello dei trasporti (puntando sul miglioramento della logistica), quello del fine vita (riducendo i quantitativi di rifiuti che vengono avviati a smaltimento).

5.1 VALUTAZIONE DELL’INCERTEZZA L’analisi dell’incertezza è definita dalla norma UNI EN ISO 14040:2006 come Procedura sistematica per quantificare l’incertezza, introdotta nei risultati di un’analisi d’inventario del ciclo di vita, degli effetti cumulativi dell’imprecisione del modello, dell’incertezza degli elementi in ingresso e della variabilità dei dati. La norma ISO 14046 prevede un’analisi qualitativa o quantitativa dell’incertezza, citando come esempio l’analisi di Montecarlo. La valutazione dell’incertezza è stata effettuata mediante l’analisi di Montecarlo sull’intero ciclo di vita. L’incertezza di default dei processi delle banche dati risulta predominante.

5.2 LIMITAZIONI Alla valutazione della water footprint è un indicatore che da solo non è sufficiente per descrivere i potenziali impatti ambientali complessivi di prodotti, processi o organizzazioni. La water footprint si basa su di uno studio di Life Cycle Assessment (LCA), un metodo standardizzato a livello internazionale e descritto in precise norme internazionali, ma i vincoli e le scelte richieste dall’applicazione della metodologia possono influenzare i risultati e pertanto


la valutazione, accurata e completa, può presentare margini di errore, anche se non rilevanti. Limitazioni possono essere dovute alla difficoltà della caratterizzazione, ai metodi sperimentali ancora in fase di sviluppo e alle incertezze in merito alle caratteristiche spazio temporali di ciascuna categoria di impatto che possono portare a differenti risultati. Si sottolinea, inoltre, che attualmente alcuni passi metodologici devono ancora essere affrontati ed avere un consenso unanime.

221


6 BIBLIOGRAFIA Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151: “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti” e ss. mm.e ii. D.M. 25 settembre 2007, n. 185, “Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)” ISO 14040:2006 Environmental management – Life cycleassessment - Principles and Framework ISO 14044:2006 Environmental management – Life cycleassessment – Requirements and Guidelines IPCC (2013), Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change United Nation University, “Review of Directive 2002/96 on Waste Electrical and Electronic Equipment–Study No. 07010401/2006/442493/ETU/G4” Report Istat, La superficie dei comuni, delle province e delle regioni italiane (dati al 9 ottobre 2011) Report Istat 2015, Le statistiche sull’acqua (dati al 2012) Centro di Coordinamento RAEE, www.cdcraee.it Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, www.cdcnpa.it Hoekstra AY, Mekonnen MM, Chapagain AK, Mathews RE, Richter BD (2012), Global Monthly Water Scarcity: Blue Water Footprints versus Blue Water Availability. PLoS ONE 7(2): e32688. doi:10.1371/journal.pone.0032688 Hoekstra AY, Chapagain AK, Aldaya MM, Mekonnen MM (2011), Water footprint assessment manual: Setting the global standard. Earthscan, London, UK. R. Heijungs (final editor) et al. (1992), Environmental life cycle assessment of product – Guide, Leiden: Centrum voor Milieukunde. – 111 Raccomandazione della Commissione del 9 aprile 2013, relativa all’uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni Ispra, Rapporto rifiuti urbani 2015 Cobat, Rapporto annuale 2015 Ambiente Italia, Il riciclo ecoefficiente, 2012 Consorzio Obbligatorio degli oli usato, www.coou.it http://www.scia.isprambiente.it/home_new.asp# 222


NOTE

223


BENEFICI AMBIENTALI DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO RIDOMUS (RAEE) Flussi di Raccolta Anno 2015

Società responsabile dello studio AMBIENTE ITALIA S.R.L. Via Carlo Poerio 39 - 20129 Milano tel +39.02.27744.1 / fax +39.02.27744.222 www.ambienteitalia.it Posta elettronica certificata: ambienteitaliasrl@pec.ambienteitalia.it

224


Sommario 226

Lâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ del consorzio Ridomus nel 2015

226

Il beneficio ambientale

227

Conclusioni

225


1 L’ATTIVITÀ DEL CONSORZIO RIDOMUS NEL 2015 A seguito dell’analisi ambientale delle proprie attività, il Consorzio Ridomus ha valutato i benefici ambientali derivanti dal ciclo di recupero di RAEE.

Nella seguente tabella sono riportati i quantitativi di rifiuti gestiti dal Consorzio Ridomus nel corso del 2015, la maggior parte dei quali è stata avviata a riciclo.

Tabella 1: Bilancio di massa complessivo per Ridomus, RAEE domestici e pile portatili – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO R1

QUANTITÀ RACCOLTE ANNO 2015

RICICLO TOTALE

SMALTIMENTO TOTALE

ton.

ton.

%

ton.

%

5.256

4.328,19

82,35%

927,94

17,7%

2 IL BENEFICIO AMBIENTALE Il beneficio ambientale delle attività svolte dal Consorzio Ridomus consiste nel ridurre il quantitativo di rifiuti destinati a smaltimento e nell’avviarli a recupero come materia prima seconda. Conseguentemente il Consorzio contribuisce al risparmio di risorse, sia in termini di materia sia di energia, che sarebbero necessarie in mancanza del riciclo. Il beneficio ambientale consiste, quindi, nell’evitare l’impatto ambientale associato allo smaltimento dei rifiuti e nell’evitare la produzione di materie prime vergini, sostituita dal reintegro del materiale riciclato di Ridomus. L’attività del Consorzio contribuisce alle emissioni di gas effetto serra, per la fase di trasporto dei rifiuti (dal loro sito di produzione agli impianti di trattamento e successivamente al destino finale), per le attività svolte dagli impianti di trattamento e per gli impatti dovuti allo smaltimento. A fronte di questo aumento delle emissioni di gas serra (scenario “attività Ridomus”) il Consorzio contribuisce: • ad evitare gli impatti dello smaltimento dei RAEE tal quali in discarica (scenario “no riciclo”); • ad evitare gli impatti della produzione di materie prime vergini, cioè di risorse estratte dall’ambiente

226

naturale (scenario “mancata produzione materie prime”). La tabella 2 riporta le emissioni di CO2 equivalente prodotte dai seguenti scenari: • lo scenario “no riciclo” rappresenta le emissioni che si avrebbero nel caso in cui i rifiuti fossero inviati totalmente a discarica; • lo scenario “attività Ridomus” rappresenta invece le emissioni derivanti dalla gestione dei rifiuti da parte del Consorzio, come descritto precedentemente (§ 1); • lo scenario “mancata produzione materie prime” corrisponde alle emissioni derivanti dalla produzione da materiale riciclato rispetto a quelle derivanti da materie vergini. Il segno negativo indica che le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime secondarie è minore rispetto a quella da materie prime vergini. Il beneficio ambientale totale corrisponde alla differenza tra il contributo dato dall’attività di Ridomus e dalla produzione dei manufatti da materie prime secondarie meno lo scenario “no riciclo” e la produzione dei manufatti da materie prime vergini.


Nelle tabelle 3, invece, il beneficio ambientale è espresso in termini di consumi energetici: anche in questo caso sono riportati i consumi derivanti dai diversi scenari e l’energia risparmiata grazie all’attività di Ridomus.

Le emissioni evitate e il risparmio energetico sono calcolati in riferimento alle quantità di rifiuti che il Consorzio Ridomus ha gestito nel corso del 2015 (vedi tabella 1).

Tabella 2: Beneficio ambientale in termini di emissioni di CO2eq, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (ton CO2eq)

attività Ridomus (ton CO2eq)

mancata produzione materie prime (ton CO2eq)

ton CO2eq evitate

R1

39.313,10

2.683,48

-9.087,66

-45.717,28

Tabella 3: Beneficio ambientale in termini di consumi energetici, circuito domestico – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO

no riciclo (GJ)

attività Ridomus (GJ)

mancata produzione materie prime (GJ)

GJ risparmiate

R1

1.336,80

20.921,94

-128.972,40

-109.387,26

Dal punto di vista delle emissioni di gas serra le attività del Consorzio Ridomus (trasporti lungo la filiera dei RAEE, trattamenti selettivi e finali, recupero e smaltimento dei rifiuti) hanno generato impatti ambientali minori rispetto a quelli che sarebbero stati prodotti in caso di completo smaltimento in discarica, in quanto lo smaltimento degli impianti di refrigerazione senza recupero dei CFC risulta particolarmente impattante. Per quanto riguarda il consumo energetico, invece, le attività del Consorzio risultano essere più energivore rispetto all’avvio a discarica. Come già evidenziato, però, oltre a non disperdere sostanze

inquinanti, occorre considerare il beneficio ottenuto grazie al fatto di poter avviare a riciclo materiali che altrimenti sarebbero prodotti completamente ex-novo. Il beneficio ambientale complessivo rimane, quindi, positivo. Il bilancio complessivo delle emissioni climalteranti mostra in modo evidente il peso e l’importanza dell’attività di recupero dei materiali: la gestione dei RAEE domestici che il Consorzio Ridomus ha svolto nel 2015 ha permesso di evitare l’emissione di 45.717 tonnellate di CO2eq, mentre il risparmio energetico è di 109.387 GJ.

3 CONCLUSIONI Il bilancio ambientale del ciclo dei flussi dei rifiuti RAEE, trattati dal Consorzio Ridomus nel corso del 2015 e redatto in collaborazione con Ambiente Italia, vede riassunti i benefici ambientali derivati dall’attività di Ridomus. Le attività svolte dal Consorzio nel 2015 hanno: - recuperato complessivamente 5.256 tonnellate di materiali su un totale di 4.328 tonnellate di rifiuti trattati

(pari al 82,35%); - evitato l’emissione in atmosfera di 45.717 tonnellate di gas a effetto serra pari alle emissioni di oltre 15.000 auto di media dimensione alimentate a diesel euro 5, che percorrono in media 10.000 km; - risparmiato 109.387 GJ di energia, pari al consumo annuo di circa 16.574 frigoriferi in classe C.

227


CALCOLO DELLA CARBON FOOTPRINT DELLA RACCOLTA, DEL TRASPORTO E DEL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI GESTITI DAL CONSORZIO RIDOMUS (RAEE) Flussi di Raccolta Anno 2015

Società responsabile dello studio AMBIENTE ITALIA S.R.L. Via Carlo Poerio 39 - 20129 Milano tel +39.02.27744.1 / fax +39.02.27744.222 www.ambienteitalia.it Posta elettronica certificata: ambienteitaliasrl@pec.ambienteitalia.it

228


Sommario 230

Introduzione

233

Obiettivo e campo di applicazione dello studio

236

Analisi di inventario

247

Valutazione degli impatti

250

Interpretazione del ciclo di vita

252

Bibliografia

229


1 INTRODUZIONE La crescente attenzione al problema del cambiamento climatico, l’importanza che oggi sul mercato è data ai requisiti “ecologici” dei prodotti, la maggior consapevolezza del consumatore verso scelte più responsabili e comportamenti virtuosi, hanno contribuito a determinare la creazione di nuovi modi per fornire informazioni relative all’impatto sul clima di prodotti e servizi. In questo ambito ha trovato grande diffusione la “carbon footprint”: essa rappresenta un indicatore ambientale che esprime la quantità totale delle emissioni di gas ad effetto serra emesse, direttamente o indirettamente, durante il ciclo di vita di un prodotto, di un’organizzazione o di un servizio e fornisce una quantificazione dell’impatto delle attività umane, espressa come quantità di anidride carbonica equivalente (CO2eq). Nel calcolo dalla carbon footprint si tiene conto di tutti i gas clima-alteranti del Protocollo di Kyoto, tra cui l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), l’ossido nitroso (N2O) e altri composti chimici (come i CFC, Halon, HCFC, ecc.). Ciascuna di queste emissioni è moltiplicata per il corrispondente coefficiente di caratterizzazione del potenziale di riscaldamento globale (Global Warming Potential, GWP) e la somma totale fornisce il valore di carbon footprint. La carbon footprint dei prodotti comprende l’assorbimento e l’emissione di gas clima-alteranti nell’arco dell’intera vita di un prodotto, dall’estrazione delle materie prime e la loro trasformazione, al loro uso, fino al riciclo ed eventuale smaltimento finale. In ciascuna delle suddette fasi, le emissioni di gas ad effetto serra possono derivare da sorgenti come l’utilizzo di energia e di combustibili per il trasporto, dalla produzione di rifiuti e dalle perdite di refrigeranti dai sistemi di refrigerazione, mentre gli assorbimenti possono derivare dalla fissazione della CO2 atmosferica da parte delle piante o del suolo.

1.1 LO SVILUPPO NORMATIVO DEI RAEE Il D.Lgs. 151/05 (ora sostituito dal D.Lgs 49/2014) definisce RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche

230

ed Elettroniche) le apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono considerate rifiuti [ai sensi della normativa vigente], inclusi tutti i componenti, i sottoinsiemi ed i materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto nel momento in cui si assume la decisione di disfarsene. I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) non possono essere gettati nei normali cassonetti e smaltiti in discarica, in quanto possono contenere sostanze in grado di contaminare l’ambiente in maniera irreversibile, quali ad esempio metalli pesanti, sostanze lesive per l’ozono e sostanze alogenate; pertanto, per evitare la dispersione di tali componenti, è necessario trattare nel modo corretto le componenti inquinanti (attraverso recupero o riciclo) e smaltire le sole parti residue non più recuperabili. La normativa di riferimento che regola la gestione di questi rifiuti è costituita dal Decreto Legislativo 151 del 2005, che ha l’obiettivo di migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che svolgono un ruolo attivo nel ciclo di vita dei prodotti elettrici ed elettronici: dai produttori agli utilizzatori, passando per gli attori della filiera distributiva, fino agli operatori del riciclo. Al decreto legislativo hanno fatto seguito 5 decreti ministeriali attuativi: • DM 25/09/07: Istituzione del Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151; • DM 25/09/07, n. 185, recante l’istituzione del “Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE”, del “Centro di coordinamento per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi” e del “Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE” (attuazione articoli 13, comma 8 e 15 comma 4, D.lgs. 151/2005); • DM Ambiente 8 aprile 2008 recante “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato — Articolo 183, comma 1, lettera cc) del D.Lgs. 152/2006”;


DM Ambiente 12 maggio 2009 recante “Finanziamento gestione RAEE”; • DM Ambiente 8 marzo 2010, n. 65, recante “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) — Modalità semplificate”. In particolare il Decreto stabilisce misure e procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; b) promuovere il reimpiego, il riciclo e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di queste apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento dei RAEE; d) ridurre l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il sistema introdotto dalla normativa è improntato sulla responsabilità dei “produttori” (ossia dei primi importatori o fabbricanti) ai quali si chiede di organizzare e finanziare la raccolta e la gestione dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato. Nel 2014 sono stati pubblicati due importanti decreti legislativi di modifica del D.Lgs. 151/05: 1) D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 27, Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del D.Lgs. 151/2005; 2) D.Lgs. 14 marzo 2014, n. 49, Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del D.Lgs. 151/2005. Il primo, entrato in vigore il 30 marzo 2014, prevede che le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato non debbano contenere determinate sostanze tossiche e nocive individuate nell’allegato II del decreto, ovvero: piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e bifenili polibromurati (PBB).

Il secondo, invece, entrato in vigore il 12/04/14, oltre ad inserire prescrizioni per particolari tipologie di AEE, riguarda più direttamente la gestione dei rifiuti (RAEE) e precisa meglio la distinzione tra i RAEE domestici e professionali, introducendo inoltre la novità dei RAEE di piccolissime dimensioni (oggetto di ritiro gratuito senza obbligo di acquisto dell’equivalente, cosiddetto “uno contro zero”), definendo:

RAEE DOMESTICI: i RAEE originati dai nuclei domestici

e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. I rifiuti delle AEE che potrebbero essere usati sia dai nuclei domestici sia da utilizzatori diversi (“dual use”), sono in ogni caso considerati RAEE domestici;

RAEE PROFESSIONALI: i RAEE diversi da quelli provenienti da nuclei domestici;

RAEE DI PICCOLISSIME DIMENSIONI: i RAEE di

dimensioni esterne inferiori a 25 cm;

PANNELLI FV: sono definiti RAEE “domestici” se originati da impianti di potenza nominale inferiore a 10 kW, mentre sono definiti RAEE “professionali” se di potenza superiore. Inoltre definisce:

CENTRI DI TRATTAMENTO: gli impianti o le imprese

che effettuano operazioni di trattamento RAEE devono essere autorizzati con l’autorizzazione unica ex articolo 208, Dlgs 152/2006. L’autorizzazione garantisce l’utilizzo delle migliori tecniche di trattamento, di recupero e di riciclo disponibili, e stabilisce le condizioni per garantire l’osservanza dei requisiti previsti per il trattamento adeguato e per il conseguimento degli obiettivi di riciclo e recupero indicati in allegato V;

TRATTAMENTO: prevede la rimozione di tutti liquidi

ed un trattamento selettivo conforme alle prescrizioni

231


1 INTRODUZIONE tecniche. Nel caso di RAEE contenenti sostanze lesive dell’ozono alle operazioni di trattamento si applicano le disposizioni del Reg. (CE) n. 1005/2009 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono e del Reg. (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati a effetto serra. Inoltre, il Decreto RAEE 49/2014 precisa, all’articolo 35 comma 2°), che il Comitato di Vigilanza e Controllo (CVC) del sistema RAEE definisce i criteri di determinazione delle quote di mercato, anche in considerazione, ove possibile, del diverso impatto ambientale delle singole tipologie di AEE. A tal fine, il CVC valuta l’analisi del ciclo di vita dei beni che può essere facoltativamente presentata da ciascun produttore con riferimento alle proprie AEE.

1.2 IL CONSORZIO RIDOMUS

Il raggruppamento 1 corrisponde ai rifiuti appartenenti alla categoria freddo e clima (es. frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici utilizzati per la refrigerazione, la conservazione e il deposito di alimenti, apparecchi per il condizionamento, ecc.). Per garantire un servizio efficiente ed efficace di raccolta separata dei RAEE su tutto il territorio nazionale, in conformità alle disposizioni di legge, Ridomus utilizza una serie di fornitori che ricoprono, con un servizio integrato, tutte le fasi della gestione dei RAEE e si dividono in: imprese di logistica autorizzate, per le operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio presso piattaforma intermedia (transit point1 eventuale), conferimento agli impianti finali e imprese di trattamento, per le operazioni di messa in riserva (pre-trattamento), riciclo e ricondizionamento, trattamento, separazione, recupero (MPS, energia…), smaltimento in discarica (delle sole frazioni non recuperabili), reportistica.

Il Consorzio Ridomus organizza e gestisce per conto dei propri consorziati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto ed il trattamento dei RAEE del raggruppamento R1, sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti.

1

Punto di passaggio intermediotra produttore del rifiuto e destinatario dove avviene lo stoccaggio

232


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO 2.1 OBIETTIVO L’analisi della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti da Ridomus e il calcolo della CFP ai sensi della norma ISO/TS 14067:2013 ha lo scopo di quantificare il contributo di questa attività al riscaldamento globale, espresso in termini di CO2 equivalente, valutando tutte le emissioni (e rimozioni) di gas serra lungo l’intero ciclo di vita. Il formato del Rapporto di studio della CFP è coerente con quanto definito dalla norma ISO/TS 14067.

2.2 CAMPO DI APPLICAZIONE Le attività svolte dal Consorzio Ridomus, che sono state considerate nel calcolo della carbon footprint, sono il trasporto e il trattamento dei rifiuti RAEE domestici, appartenenti al raggruppamento R1. La prima fase del ciclo consiste nel ritiro dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche dal luogo dove sono stati “prodotti” (Centro di Raccolta) e nel loro trasporto all’impianto di trattamento selettivo (conferimento diretto oppure indiretto, cioè attraverso uno stoccaggio presso un transit point). La seconda fase consiste nel trattamento dei rifiuti presso impianti autorizzati (trattamento selettivo), dove avviene la separazione delle varie parti che compongono il rifiuto al fine di essere recuperate direttamente o, eventualmente, inviate ad ulteriore trattamento (trattamento finale) o a smaltimento (discarica o inceneritore). I principali vantaggi della carbon footprint, rispetto ad un classico studio di LCA completo dei suoi consueti indicatori d’impatto, sono la facilità di comunicazione e di comprensione da parte del pubblico dei risultati finali poiché l’impatto ambientale è espresso tramite un singolo indicatore. Si rimanda al paragrafo 5.2, dove sono descritte le limitazioni dello studio.

Ridomus, la norma di riferimento che viene utilizzata è, quindi, la ISO/TS 14067:2013 e lo studio di valutazione del ciclo di vita è condotto in conformità a quanto richiesto dalla norma.

2.3.1 TIPO DI CFP Lo studio della CFP della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ridomus è una carbon footprint completa (in quanto prende in considerazione tutto il ciclo di gestione dei RAEE domestici e professionali, oltre che delle pile portatili, dalla raccolta al trasporto, al trattamento, fino al fine vita delle varie componenti) e autonoma, non intesa come asserzione comparativa.

2.3.2 CFP-PCR Per lo studio in oggetto non verranno seguite PCR, in quanto non esistono documenti applicabili all’oggetto del presente studio.

2.4 I QUANTITATIVI DI RAEE TRATTATI DA RIDOMUS I Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestici raccolti in Italia nel 2015 sono stati di 249.286 tonnellate2 , di cui 5.256 tonnellate sono state gestite dal Consorzio Ridomus (quasi il 21% in più rispetto al 2014). Gli output derivanti dal trattamento dei RAEE (rifiuti e/o materie prime secondarie) possono essere avviati a riciclo, direttamente o dopo altro trattamento (di seguito denominato “trattamento finale”), oppure a smaltimento (discarica o incenerimento).

2.5 UNITÀ FUNZIONALE E FLUSSO DI RIFERIMENTO

2.3 NORMA DI RIFERIMENTO

L’unità funzionale fornisce il riferimento al quale i dati in ingresso e in uscita al sistema considerato sono riferiti. L’unità funzionale considerata nello studio in oggetto è:

Per il calcolo dell’impronta di carbonio della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio

1 tonnellata di RAEE gestita dal consorzio Ridomus

2

Fonte: Centro di Coordinamento RAEE

233


2 OBIETTIVO E CAMPO DI APPLICAZIONE DELLO STUDIO Si precisa che ci si riferisce a una tonnellata di ciascuna tipologia di rifiuto. Sono state poi determinate le emissioni totali derivanti dai flussi di rifiuti gestiti dal Consorzio nel 2015, moltiplicando le emissioni derivanti da una tonnellata di rifiuto per le relative tonnellate trattate dal Consorzio.

Figura 1: Schema utilizzato per la descrizione del ciclo di gestione dei RAEE domestici

Fase Fase Fase Fase Fase

UTENZA DOMESTICA

2.6 CONFINI DEL SISTEMA Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo dell’attività di gestione dei RAEE condotta dal Consorzio Ridomus. Nella figura 1 rappresentato schematicamente il ciclo di vita dei RAEE: dal produttore (piazzola ecologica) il rifiuto viene avviato all’impianto di trattamento selettivo (eventualmente passando attraverso un transit point). Da qui, in seguito alla separazione delle varie componenti e alla macinazione del rifiuto, le diverse frazioni prodotte possono essere inviate a recupero diretto (con o senza passare per la messa in riserva) oppure possono essere mandate ad un altro impianto dove, in seguito ad uno specifico trattamento (definito finale), verranno recuperati altri materiali. In entrambi i trattamenti, quello selettivo dei RAEE e quello finale delle componenti, una parte dei rifiuti che ne derivano verranno inviati a smaltimento (discarica o incenerimento).

1: 2: 3: 4: 5:

§ § § § §

3.2 3.3 3.4 3.5 3.6

CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE - Fase 1

STOCCAGGIO

TRATTAMENTO SELETTIVO

Fase 2

FINE VITA Discarica Incenerimento TRATTAMENTO FINALE

Fase 3

MATERIALE RICICLATO

Fase 4

234

Fase 5


2.7 CRITERI DI ESCLUSIONE I criteri di esclusione (cut-off) consentono di escludere, dallo studio del calcolo dell’impronta di carbonio, alcuni flussi di materia ed energia in ingresso e in uscita al sistema considerato. Nel presente studio LCA, i processi che sono stati esclusi dall’analisi, in base a puntuali analisi di sensibilità, sono i seguenti: • la costruzione degli stabilimenti aziendali e dei macchinari per il trattamento dei rifiuti; • i prodotti per la manutenzione degli impianti.

2.8 APPROCCIO DI ALLOCAZIONE SELEZIONATO La norma ISO/TS 14067 definisce una gerarchia nella selezione dell’approccio di allocazione. L’allocazione

deve essere, quando possibile, evitata attraverso la suddivisione del processo o l’espansione del sistema. In caso contrario i rapporti fisici (es. massa, energia) tra prodotti o funzioni devono essere utilizzati per ripartire i flussi in ingresso e in uscita. Quando non è possibile stabilire i rapporti fisici, vengono utilizzati altri rapporti (per esempio il valore economico). Per quanto riguarda i rifiuti gestiti dal Consorzio Ridomus, il criterio di allocazione selezionato è quello di massa.

2.9 PERIODO DI RIFERIMENTO Il periodo di riferimento per il calcolo della carbon footprint della raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti da Ridomus è l’anno solare 2015.

235


3 ANALISI DI INVENTARIO Per l’elaborazione del presente studio e per il calcolo della carbon footprint, i dati di input sono stati forniti da Ridomus partendo dai formulari di trasporto dei rifiuti (FIR). Il Consorzio ha elaborato le informazioni relative alla movimentazione dei RAEE relativi al raggruppamento R1 eseguite nel 2015 dagli impianti di trattamento, per conto dei consorziati Ridomus, distinguendo i trasporti diretti (dal produttore all’impianto di trattamento) da quelli indiretti (passaggio attraverso un transit point prima di arrivare all’impianto di trattamento). Sono stati coinvolti 7 partner operativi di Ridomus, che hanno gestito complessivamente quasi il 90% dei rifiuti movimentati dal Consorzio (di seguito chiamati “impianti campione”). Nella tabella 1 è riportata la localizzazione degli impianti.

E1 F

IMPIANTO A B C D1 D2 E1 E2 F

B

• •

C

D2

D1

A

236

FG S.r.l. Nec New Ecology S.r.l. Puli Ecol Recuperi S.r.l. Ri.Plastic S.r.l. Ri.Plastic S.r.l S.E.Val. S.r.l. S.E.Val. S.r.l Stena Technoworld S.r.l.

LOCALITÀ Belpasso (CT) Fossò (VE) San Severino Marche(MC) Balvano (PZ) Sessano del Molise (IS) Colico (LC) Piantedo(SO) Angiari (VR)

Per ogni impianto sono state raccolte informazioni in merito alle lavorazioni effettuate, le tipologie di RAEE trattati e gli output derivanti dalla selezione. Tutte le informazioni sono, quindi, state raccolte attraverso una scheda specifica e puntuale, dove sono stati registrati:

D E2

Tabella 1: Localizzazione impianti campione

i RAEE in ingresso all’impianto, oltre ai quantitativi di rifiuto trattato per conto di Ridomus nel 2015 e il totale lavorato nello stesso anno; i consumi di energia elettrica e/o di combustibile necessari per il funzionamento degli impianti, suddivisi, dove possibile, per tipologia di RAEE lavorato; altri eventuali consumi correlati all’attività di trattamento (metano per riscaldamento, acqua, ecc.); la tipologia e la quantità dei rifiuti e delle materie prime secondarie (MPS) in uscita dall’impianto dopo il trattamento. In particolare, per ogni CER o MPS in uscita dall’impianto sono state fornite informazioni relative al RAEE da cui hanno avuto origine, all’impianto di destinazione, al destino finale (recupero/trattamento, discarica, incenerimento).


Da queste informazioni sono stati, quindi, ricavati tutti i dati necessari per il calcolo della carbon footprint generata dalla gestione dei RAEE da parte di Ridomus. Nei capitoli successivi vengono dettagliatamente descritte tutte le varie fasi del ciclo di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio, con particolare attenzione ai dati disponibili e alle eventuali assunzioni fatte per supplire alla mancanza di dati3.

Consorzio Ridomus garantisce l’accesso a banche dati estremamente aggiornate (per esempio il database Ecoinvent 3.24). L’utilizzo di dati primari è prioritario, per questo motivo è stata condotta una puntuale raccolta dati che ha permesso di approfondire le fasi più impattanti del ciclo di vita dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ridomus e di individuare quelle non coperte da banche dati specifiche.

3.1 DESCRIZIONE DEI DATI

3.2 DAL PRODUTTORE DEL RIFIUTO ALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO

Le tipologie di dati che sono state utilizzate nell’LCA per il calcolo della carbon footprint sono: • dati primari, reperiti presso siti aziendali; • dati secondari: provenienti da banche dati (commerciali e non) o da letteratura (specifica e non) relazionata a quella particolare categoria di prodotto o ad altri sistemi equivalenti da un punto di vista tecnologico, geografico e temporale. Per questa tipologia di dati la struttura consulenziale del

RAGGRUPPAMENTO

tonnelate

R1

5.256,127

Come già evidenziato, il quantitativo di rifiuti gestiti da Ridomus nel 2015 è di 5.256 tonnellate di RAEE del raggruppamento R1.

Tabella 1: Distanza percorsa (km) per il trasporto dei RAEE domestici via terra e via mare all’impianto di trattamento

Da produttore a destino finale (km)

RAGGRUPPAMENTO R1

Da produttore a transit point (km)

Da transit point a destino finale (km)

%

Via terra

Via mare

%

Via terra

Via mare

Via terra

Via mare

89,30%

311

-

10,70%

41

2

353

122

Tabella 3: Distanza media pesata percorsa (km) per il trasporto dei RAEE domestici all’impianto di trattamento

Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti. Ecoinvent è un’associazione senza fini di lucro, fondata dagli istituti svizzeri ETHZ, EPFL, PSI, Empa e ART. Ecoinvent offre uno dei più completi database internazionali di LCI (Life Cycle Inventory) con diverse migliaia di serie di dati in materia di agricoltura, approvvigionamento energetico, trasporti, biocombustibili e biomateriali, prodotti chimici, materiali da costruzione, materiali da imballaggio, metalli di base e preziosi, lavorazione dei metalli, ICT ed elettronica, nonché di trattamento dei rifiuti. 3 4

237


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.2.1 FONTE DEI DATI Il dato di input utilizzato per il calcolo della carbon footprint è il quantitativo di rifiuti gestiti nel 2015 da Ridomus, dato fornito dal Consorzio. Le distanze medie pesate di trasporto sono state calcolate partendo dai dati contenuti nei formulari di trasporto dei rifiuti, caricati nel registro di intermediazione (dati resi disponibili dal Consorzio). Per calcolare i km percorsi è stato utilizzato un software specifico per il calcolo delle distanze, tracciando in modo puntuale i tragitti, partendo dagli indirizzi dei produttori, dei trasportatori e dei destinatari del rifiuto ricavati dai formulari. I percorsi tengono conto anche degli eventuali trasporti attraverso i transit point. Si è, inoltre, tenuto conto dei percorsi fatti via nave, relativi ai trasporti dalle isole al continente. Le emissioni specifiche, prodotte dai mezzi di trasporto, sono state calcolate con la banca dati Ecoinvent 3.2 per singole categorie di mezzi. Per il trasporto dal centro di raccolta comunale del rifiuto professionale fino all’impianto di trattamento, sono stati considerati mezzi con portata compresa tra 7,5 e 16 tonnellate, in quanto confrontabile con la tipologia dei mezzi generalmente utilizzata.

3.2.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda i trasporti, si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/movimentati da Ridomus nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso

3.2.1 FONTE DEI DATI Il dato di input utilizzato per il calcolo della carbon footprint è il quantitativo di rifiuti gestiti nel 2015 da Ridomus, dato fornito dal Consorzio. Le distanze medie pesate di trasporto sono state calcolate partendo dai dati contenuti nei formulari di trasporto dei rifiuti, caricati nel registro di intermediazione (dati resi disponibili dal Consorzio). Per calcolare i km percorsi è

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stato utilizzato un software specifico per il calcolo delle distanze, tracciando in modo puntuale i tragitti, partendo dagli indirizzi dei produttori, dei trasportatori e dei destinatari del rifiuto ricavati dai formulari. I percorsi tengono conto anche degli eventuali trasporti attraverso i transit point. Si è, inoltre, tenuto conto dei percorsi fatti via nave, relativi ai trasporti dalle isole al continente. Le emissioni specifiche, prodotte dai mezzi di trasporto, sono state calcolate con la banca dati Ecoinvent 3.2 per singole categorie di mezzi. Per il trasporto dal centro di raccolta comunale del rifiuto professionale fino all’impianto di trattamento, sono stati considerati mezzi con portata compresa tra 7,5 e 16 tonnellate, in quanto confrontabile con la tipologia dei mezzi generalmente utilizzata.

3.2.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda i trasporti, si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/movimentati da Ridomus nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali lavorazioni di stoccaggi effettuati l’anno precedente o giacenze da lavorare l’anno successivo. I chilometri percorsi all’andata sono stati calcolati come la somma delle distanze tra il trasportatore e il produttore del rifiuto e tra questo e l’impianto di trattamento (destinatario), considerando quindi come punto di partenza per ogni viaggio la sede locale del trasportatore. Il viaggio di ritorno è stato conteggiato pari a 0,5 volte quello di andata, perché statisticamente il trasportatore si trova nei pressi dell’impianto di trattamento (o coincide con lo stesso impianto di destinazione). Le distanze di trasporto sono state calcolate come media pesata. È stato inserito anche il servizio di trasporto dalle utenze domestiche ai centri di raccolta: la capacità di trasporto dei mezzi utilizzati è stata considerata di 3,5 tonnellate e la distanza percorsa è stata stimata in 3,4 km, partendo dall’estensione media dei comuni italiani, pari a 37,3 km2 (fonte dati ISTAT).


3.3 TRATTAMENTO DEI RAEE PRESSO GLI IMPIANTI Le modalità di trattamento dei RAEE realizzate presso gli impianti possono essere suddivise in diverse fasi: il conferimento, la messa in riserva e il trattamento (suddivisibile in pre-trattamento e messa in sicurezza

dei materiali), smontaggio e recupero del componente, frantumazione e selezione dei materiali, fine vita. La figura seguente fornisce una schematizzazione delle fasi.

Recupero di materiale ed energia Conferimento e messa in riserva

Trattamento selettivo e messa in sicurezza

Smontaggio e recupero dei componenti

Frantumazione e selezione dei materiali Smaltimento

Figura 2: Fasi del trattamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse

La fase di pretrattamento e messa in sicurezza è una lavorazione preliminare e consecutiva al trasporto, il cui scopo è quello di rendere più sicuro lo svolgimento delle successive fasi di recupero. Essa consiste nell’asportazione di parti mobili delle apparecchiature (sportelli, componenti e cablaggi elettrici, guarnizioni in PVC e/o gomma ed altre parti accessorie quali piani in cristallo, in acciaio, in plastica ecc.) e nella contemporanea rimozione dei materiali classificati pericolosi quali, ad esempio, CFC dai circuiti e dall’olio. La fase di smontaggio, che in genere avviene manualmente, permette di separare diverse componenti che possono poi essere inviate a successivo recupero e di asportare tutte le parti che potrebbero creare

problemi alla fase successiva, che consiste nella frantumazione e nella selezione dei materiali da avviare al recupero (metalli ferrosi e non, plastiche, ecc.). Essa è caratterizzata da un maggiore impiego di energia e da soluzioni automatizzate e ad alto contenuto tecnologico. I materiali così selezionati dovranno essere prioritariamente reintrodotti nei cicli produttivi o avviati a processi di recupero energetico o di massa; i rifiuti prodotti dalle attività di bonifica e trattamento sono avviati a smaltimento. Di seguito viene sommariamente descritto il trattamento dei RAEE del raggruppamento R1.

TRATTAMENTO

R1

Il trattamento inizia con la messa in sicurezza e lo smontaggio delle componenti pericolose: manualmente vengono asportati cavi elettrici, guarnizioni e parti in vetro. In seguito viene effettuata l’operazione di bonifica del circuito refrigerante, attraverso l’utilizzo di utensili perforanti e l’aspirazione di CFC-HFC e oli, che vengono separati e stoccati. Negli impianti può essere presente un sistema di abbattimento dei CFC, derivanti dalla fase di triturazione del poliuretano (post- combustore). Una volta privato del compressore, il rifiuto viene inviato alla fase di triturazione, che consiste in una riduzione volumetrica e successiva separazione delle varie componenti (principalmente schiume poliuretaniche, metalli ferrosi e non ferrosi, plastica).

239


3 ANALISI DI INVENTARIO I consumi energetici specifici forniti dagli impianti sono stati elaborati e rapportati ai quantitativi totali di RAEE trattati nel 2015. Per tutti quegli impianti di trattamento RAEE che gestiscono i rifiuti per conto di Ridomus, ma che non rientrano nel campione di aziende selezionate, il consumo energetico è stato determinato considerando la media dei consumi degli impianti campione. Nel grafico 1 sono rappresentati i consumi degli impianti campione5 senza considerare i consumi per la movimentazione interna e, in rosso, il valore medio pesato utilizzato per i restanti. Grafico 1: Consumo di energia per il raggruppamento R1 trattato; in blu gli impianti selezionati nel presente studio (in ordine casuale), in rosso la media degli impianti.

MJ/t 1000,0

impianto X impianto medio

900,0 800,0

Si è assunto che tutti i quantitativi di rifiuti gestiti/movimentati da Ridomus nel 2015 siano stati trattati nello stesso anno presso gli impianti, senza tener conto di eventuali stoccaggi in anni diversi dal 2015

600,0 500,0

413,06

400,0 300,0 200,0 100,0 0

R1 Per motivi di riservatezza, nel grafico gli impianti campione sono riportati in modo anonimo e casuale.

240

Gli impianti campione utilizzati per lo studio hanno fornito i valori di energia e/o combustibile utilizzati per il funzionamento dell’impianto di trattamento e, quindi, per la separazione dei vari componenti e materiali che compongono il rifiuto. Dai quantitativi di RAEE lavorati nel corso del 2015 e dai consumi energetici, è stata calcolata l’energia consumata rispetto ad una tonnellata di rifiuto trattato; è stato quindi determinato il consumo medio utilizzato per gli altri impianti. Solo due impianti hanno fornito consumi energetici specifici per il diverso raggruppamento trattato, mentre gli altri avevano a disposizione un dato complessivo. Presso gli impianti è presente un sistema di abbattimento dei CFC derivanti dalla fase di triturazione del poliuretano (in genere impianto di post-combustione), per i quali sono stati raccolti i quantitativi dei consumi energetici e di trattamento dei CFC.

3.3.2 ASSUNZIONI

700,0

5

3.3.1 FONTE DEI DATI

3.4 DALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO SELETTIVO ALLA DESTINAZIONE FINALE Questa fase comprende le attività che vengono svolte dall’uscita degli impianti di trattamento selettivo dei RAEE e che riguardano essenzialmente l’invio delle varie frazioni ad operazioni di recupero, smaltimento o ad altro impianto dove viene effettuato un secondo processo di trattamento sulle componenti separate nella fase precedente. Da qui, avverrà poi un successivo trasporto delle frazioni recuperate e dei rifiuti avviati a smaltimento in discarica e/o


in inceneritore. Le fasi di trasporto in uscita dall’impianto di trattamento fanno riferimento al consumo di mezzi con una portata massima di 32 tonnellate. Per calcolare il destino finale dei vari materiali che derivano dal trattamento presso gli impianti, sono state determinate delle percentuali in base agli output forniti dagli impianti campione, selezionando il materiale in uscita e individuando le percentuali che vanno direttamente a recupero, a trattamento finale e/o a smaltimento. In base alle assunzioni fatte sulle lavorazioni presso gli impianti di trattamento finale e di seguito dettagliatamente descritte, sono state determinate le frazioni recuperate o smaltite. Sono stati quindi calcolati i km percorsi per ogni differente destinazione.

3.4.1 FONTE DEI DATI La maggior parte degli impianti campione ha fornito i dati relativi ai CER in uscita dal proprio impianto, attribuendoli alle tipologie (Raggruppamenti) di RAEE cui sono associati: in questo modo, selezionando uno specifico raggruppamento e gli impianti che hanno gestito quel rifiuto per conto di Ridomus nel 2015, è stato possibile calcolare la percentuale e la tipologia di rifiuti e di materia prima secondaria derivante dal trattamento dei RAEE. Per il calcolo dei km percorsi dall’uscita dell’impianto di trattamento fino alla destinazione finale (recupero, discarica, incenerimento) o successiva (trattamento finale), sono state utilizzate le informazioni fornite dagli impianti di trattamento campione, i quali hanno indicato, per ogni CER derivante dalle diverse lavorazioni, l’impianto di destinazione. Attraverso l’utilizzo di software pubblici per il calcolo delle distanze, sono stati determinati i chilometri del tragitto su strada, mentre per il traghetto e la nave è stata calcolata la distanza tra i porti in miglia, trasformata poi in km. Inoltre, è stato preso in considerazione anche il consumo

dei big bags che le aziende di trattamento utilizzano per il trasporto di alcune tipologie di rifiuti trattati: si è assunto un consumo pari al numero di big bag acquistati nel 2015 da ogni impianto.

3.4.2 ASSUNZIONI Per quanto riguarda le attività svolte dagli impianti di trattamento finale, non sono state rese disponibili informazioni dagli impianti selezionati (tra cui i consumi energetici e le eventuali emissioni in atmosfera di gas a effetto serra) sostanzialmente perché ritenuti dati confidenziali. I consumi energetici sono stati ricavati dai processi di trattamento presenti nella banca dati Ecoinvent 3.2 per analoghe attività di trattamento rifiuti. I big bags sono stati modellizzati utilizzando processi della banca dati Ecoinvent e il fine vita è stato modellizzato utilizzando le percentuali di recupero, incenerimento e smaltimento in discarica tipiche dello scenario italiano per la plastica (36% riciclo, 32% incenerimento e 32% discarica) . Per quanto riguarda il fine vita delle varie componenti/ rifiuti derivanti da questo trattamento finale, il loro trasporto a recupero e/o a smaltimento, in termini di chilometri percorsi, è stato considerato equivalente a quello fatto dagli impianti di trattamento campione rispettivamente a recupero o a smaltimento. Infine, per le attività svolte nel ciclo secondario di trattamento, alcune informazioni relative alle percentuali di rifiuto inviato a recupero e/o a smaltimento sono state fornite dagli impianti di trattamento selettivo. Nella tabella riportata di seguito sono elencate le tipologie di rifiuti che derivano dal trattamento del raggruppamento R1 e che, in base alle informazioni fornite durante la raccolta dati, sono poi inviate ad un altro impianto per il successivo trattamento.

241


3 ANALISI DI INVENTARIO Tabella 4: Trattamento finale dei rifiuti derivanti da raggruppamento R1

RIFIUTO

ASSUNZIONI

FONTE

CAVI

Rifiuto costituito da pvc (62%) e rame (38%); si considera che tutto il materiale venga recuperato in seguito al trattamento finale.

Dati da impianti di trattamento selettivo

COMPRESSORI

Sono costituiti dal’89% di ferro, 6% di alluminio, 3% di rame; dopo il trattamento, tutto il materiale è avviato a recupero. Il restante 3% è dato da scarto inviato a discarica.

Dati da impianti di trattamento selettivo

OLIO

Gli oli minerali usati sono per la quasi totalità oggetto di riciclo o di recupero energetico: solo circa il 3,5% dell’olio raccolto viene smaltito per termodistruzione e il 96,5% è rigenerato e quindi recuperato.

Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e impianti di trattamento selettivo

POLIURETANO

Anche quest’anno tutti gli impianti di trattamento selettivo hanno dichiarato di inviare tale rifiuto tutto a discarica o a incenerimento.

Dati da impianti di trattamento selettivo

CONDENSATORI

La gran parte di questo rifiuto viene avviata alla termodistruzione (più del 71%), ma vengono anche recuperati ferro (26,7%) e alluminio (2%).

Dati da impianti di trattamento selettivo

3.5 IL RICICLO L’attività di riciclo è considerata come il trasporto dei materiali derivanti dal trattamento selettivo e finale all’utilizzatore successivo. Di seguito si riportano i quantitativi recuperati da Ridomus nel 2015 e le relative percentuali. Nella tabella seguente sono riportati

i materiali che Ridomus ha recuperato nel 2015, in seguito al trattamento dei RAEE (recupero diretto e recupero dopo trattamento secondario). Ferro, plastica, alluminio e vetro sono i materiali maggiormente recuperati.

Tabella 5: Bilancio di massa complessivo per Ridomus, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO R1

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO ALTRO TRATTAMENTO

RICICLO TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

3421,41

65,09%

906,78

17,25%

4328,19

82,35%

* salvo eventuale previa messa in riserva

Nella tabella seguente sono riportati i materiali che Ridomus ha recuperato nel 2015, in seguito al trattamento dei RAEE (recupero diretto e recupero dopo trattamento

242

secondario). Ferro, plastica, alluminio e vetro sono i materiali maggiormente recuperati.


Tabella 6: Principali frazioni di materiale recuperate dal Consorzio Ridomus (in t) RAEE domestici, 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

MATERIALE

R1

alluminio

176,75

carta e cartone

1,35

ferro e acciaio

3175,09

legno

21,30

metalli misti

5,82

olio

16,42

plastica

811,00

rame

73,43

vetro

47,03

3.5.2 ASSUNZIONI Le assunzioni fatte sono le stesse del paragrafo 3.4.2.

3.6 LO SMALTIMENTO

Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica e l’incenerimento sono stati considerati i processi della banca dati Ecoinvent 3.2, specifici per materiale (dove il processo specifico del materiale non era presente si è utilizzato un processo simile). Ciascuna tipologia di materiale a discarica e incenerimento è pertanto caratterizzata da consumi ed emissioni specifiche. È stato considerato tutto il processo di incenerimento, compresa la quota energetica, mentre non sono stati considerati gli impatti evitati.

3.6.1 FONTE DEI DATI 3.5.1 FONTE DEI DATI

Vedi paragrafo 3.4.1

Dalle informazioni fornite dagli impianti campione sono state determinate le percentuali di recupero (vedi paragrafo 3.4.1)

3.6.2 ASSUNZIONI Vedi paragrafo 3.4.2

Tabella 7: Bilancio di massa complessivo per Ridomus, RAEE domestici – anno 2015 (elaborazione Ambiente Italia)

RAGGRUPPAMENTO R1

INCENERIMENTO

DISCARICA

TOTALE

ton

%

ton

%

ton

%

492,58

9,37%

435,36

8,28%

927,94

17,7%

3.7 BILANCIO DI MASSA Di seguito si riporta il bilancio di massa dei RAEE trattati da Ridomus nel 2015. In particolare il diagramma di flusso mostra la movimentazione e il destino finale di una tonnellata di RAEE, mentre nella tabella vengono

indicati i quantitativi recuperati dai diversi materiali e quelli smaltiti. Nel 2015, la percentuale di recupero è stata di oltre l’80% per il raggruppamento R1.

243


R1 1.000 kg di R1 dal CENTRO DI RACCOLTA COMUNALE 107,0 kg

893,0 kg

STOCCAGGIO 107,0 kg 79,5 kg discarica

1.000 kg di R1 allâ&#x20AC;&#x2122;impianto di TRATTAMENTO SELETTIVO

93,5 kg incenerimento 176,0 kg

650,9 kg

TRATTAMENTO FINALE

172,5 kg

823,5 kg di materiale riciclato

244

3,3 kg discarica 0,2 kg incenerimento


3 ANALISI DI INVENTARIO

Tabella 8: Bilancio di massa del raggruppamento R1, dettagliato per materiale differenziato

MATERIALE

RICICLO DIRETTO*

RICICLO DOPO TRATTAMENTO FINALE

alluminio

145,37

31,38

carta

1,35

0,00

ferro

2.551,15

623,94

legno

21,30

plastica

618,82

192,18

rame

36,39

37,03

vetro

47,03

metalli misti

5,82

olio

16,42

INCENERIMENTO

DISCARICA

0,60

CFC-HCFC-HC

15,74

condensatori

0,35

0,40

poliuretano

475,89

338,44 96,52

residui / scarti TOTALE parziale (t)

3.421,41

906,78

492,58

435,36

TOTALE riciclo / smaltimento (t)

4.328,19

927,94

%

82,35%

17,65%

*salvo eventuale previa messa in riserva

245


3 ANALISI DI INVENTARIO 3.8 VALIDAZIONE DEI DATI

da garantire la copertura geografica dell’area in cui Ridomus gestisce i rifiuti; precisione: i dati sono stati forniti dai partner operativi di Ridomus, i quali hanno dichiarato la precisione delle informazioni; i dati sono stati verificati direttamente con i responsabili delle aziende, in caso di valori anomali; completezza: i dati utilizzati nel modello sono completi; fonte del dato: per ogni dato utilizzato è stata dettagliatamente descritta la fonte da cui sono state ricavate le informazioni.

La qualità dei dati dello studio finale è stata valutata attraverso bilanci di massa e di energia, che hanno fornito un utile controllo sulla validità della descrizione di ciascun processo unitario, secondo una consolidata procedura interna di verifica incrociata dell’elaborazione dei dati e delle informazioni riportate nel report finale. Nel caso fossero state evidenziate anomalie nei dati, queste sono state verificate caso per caso, acquisendo, eventualmente, dati alternativi conformi ai requisiti di qualità.

3.9 QUALITÀ DEL DATO

3.10 FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA

I requisiti di qualità dei dati comprendono: • copertura temporale: tutti i dati primari utilizzati nello studio sono relativi all’anno 2015; • copertura geografica: i partner operativi selezionati sono localizzati in diverse parti dell’Italia, in modo

Come già specificato, nelle varie fasi di trattamento, si considera l’elettricità fornita dalla rete nazionale e composta secondo il mix energetico italiano (banca dati Ecoinvent 3.2, aggiornamento 2016).

246

• •


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Alla raccolta dati e alla validazione dell’inventario, segue la fase di elaborazione dei dati e la predisposizione del modello di LCA. L’analisi della carbon footprint della raccolta, del trasporto e del trattamento dei rifiuti gestiti dal Consorzio Ridomus è stata svolta mediante SimaPro vers.8.2, software dedicato e riconosciuto a livello internazionale. La prestazione ambientale è espressa mediante la somma delle emissioni e rimozioni di gas ad effetto serra (GHG) nello specifico sistema di prodotto, espresse come CO2 equivalente. La lista dei GHG con i rispettivi coefficienti GWP (Global Warming Potential, 100 anni) utilizzati è ricavata dal V rapporto dell’IPCC 2013 (per lo studio dell’anno scorso erano stati utilizzati i coefficienti del IV rapporto IPCC, 2007).

4.1 RISULTATI Il calcolo dell’impronta di carbonio del servizio di raccolta e trasporto, trattamento primario e secondario, riciclo e smaltimento dei rifiuti RAEE/Pile Portatili è stato condotto ai sensi della norma ISO/TS 14067:2013 “Greenhousegases - Carbon footprint of products -

Requirements and guidelines for quantification and Communication”, che definisce i criteri per la valutazione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dal ciclo di vita di prodotti o servizi, basandosi sulle tecniche e sui principi della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) definite secondo gli standard ISO 14040 e 14044. La norma valuta solo la categoria d’impatto del riscaldamento globale, pertanto non considera altri potenziali impatti ambientali come le emissioni di gas non a effetto serra, l’acidificazione, l’eutrofizzazione, la tossicità, la biodiversità, nonché altri impatti sociali o economici che possano essere associati con il ciclo di vita dei prodotti. La carbon footprint è una misura che esprime, in termini di emissioni CO2 equivalente, il contributo al riscaldamento globale delle attività di gestione dei RAEE dalla raccolta, al trasporto, al trattamento (primario e secondario), al riciclo fino all’incenerimento e discarica effettuati dai partner operativi del Consorzio. Di seguito si riportano i risultati per RAEE domestici suddivisi in assoluti, in percentuale e per tonnellata di rifiuto7.

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

413.896,72

363.864,80

147.046,88

259.455,85

DISCARICA

RACCOLTA RAEE

2.683.475,40

INCENERIMENTO

TOTALE

R1 kg CO2 eq

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 9: Carbon footprint totale dei RAEE R1

1.462.979,50

36.231,70

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

15,42%

13,56%

5,48%

9,67%

DISCARICA

RACCOLTA RAEE

100

INCENERIMENTO

TOTALE

R1 %

RICICLO

CARBON FOOTPRINT

Tabella 10: Carbon footprint dei RAEE R1 (in percentuale)

54,52%

1,35%

Nelle tabelle riportate di seguito, i totali potrebbero non coincidere con la somma delle singole voci a causa degli arrotondamenti

7

247


4 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI

CARBON FOOTPRINT

TOTALE

RACCOLTA RAEE

TRATTAMENTO SELETTIVO

TRATTAMENTO FINALE

RICICLO

INCENERIMENTO

DISCARICA

Tabella 11: Carbon footprint di 1 tonnellata di RAEE R1 trattato

R1 kg CO2 eq/ton

510,54

78,75

69,23

27,98

49,36

278,34

6,89

Figura 4: Rappresentazione della carbon footprint per RAEE R1 (kgCO2eq/tonnellata di RAEE trattato)

R1

6,89 78,75

69,23

R1 Raccolta RAEE

78,75

Trattamento selettivo

69,23

Trattamento finale

27,98

Riciclo

49,36

Incenerimento

Discarica

27,98

278,34 49,36

248

278,34 6,89


Dalla figura e dalle tabelle sopra riportate, si evince che, per i RAEE del raggruppamento R1, la fase maggiormente impattante è quella dell’incenerimento (55%), seguita dalla fase di raccolta dei RAEE (15%), trattamento selettivo (14%), riciclo (10%), trattamento finale (5%) e avvio a discarica (1%). Per quanto riguarda la fase di raccolta, il valore è direttamente proporzionali alle distanze percorse dai mezzi di trasporto. Le fasi di trattamento primario e secondario dipendono principalmente dai consumi energetici degli impianti; inoltre, per quanto riguarda il trattamento secondario, le emissioni di CO2eq sono legate alla percentuale di rifiuto che subisce un ulteriore trattamento. L’elevata incidenza della fase di incenerimento è dovuta allo smaltimento finale del

poliuretano. Come già evidenziato, nella fase di riciclo sono solo considerati i trasporti del materiale dall’impianto all’utilizzatore successivo, in quanto l’attività di recupero del materiale non rientra nei confini del nostro sistema; le emissioni derivanti dal riciclo, pertanto, sono proporzionali alla quantità riciclata e alla distanza percorsa.

4.2 CONTRIBUTI DEI VARI GHG Nel grafico seguente è riportato il contributo percentuale dei diversi gas ad effetto serra (GHG) alla carbon footprint.

Figura 5: Contributo dei diversi GHG alla carbon footprint dei RAEE del raggruppamento R1

100%

CO2

90%

CH4

80%

Altri GHG

N2O

70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0

249


5 INTERPRETAZIONE DEL CICLO DI VITA L’ultima fase dell’LCA, interpretazione e analisi di miglioramento, ha lo scopo di proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale dei processi o attività considerati. Il Consorzio Ridomus organizza e gestisce per conto dei propri associati un sistema integrato per la raccolta, il trasporto e il trattamento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature elettriche ed elettroniche), sostituendosi ai “produttori” per tutte le fasi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento di questi rifiuti. Il presente studio prende in considerazione l’intero ciclo dell’attività di gestione dei RAEE del raggruppamento R1 dal Consorzio Ridomus ed in particolare il trasporto e il trattamento dei rifiuti. Come dettagliatamente descritto precedentemente, la fase di raccolta dati, ha coinvolto, oltre al Consorzio, 8 impianti di trattamento (1 in più rispetto all’anno precedente) che hanno gestito complessivamente quasi il 90% dei rifiuti domestici movimentati dal Consorzio; la scelta è stata fatta in modo da coprire tutto il territorio nazionale. Nel 2015, i quantitativi di RAEE domestici avviati a trattamento da Ridomus risultano essere pari 5.256 tonnellate, con una percentuale di riciclo di oltre l’82%. In particolare, sono stati avviati a riciclo 3.175 tonnellate di ferro e acciaio, 811 tonnellate di plastica, 177 tonnellate di alluminio, 78 tonnellate di metalli misti e 21 tonnellate di legno. Per quanto riguarda i quantitativi smaltiti, circa 493 tonnellate di rifiuti sono state avviate a incenerimento e 435 tonnellate a discarica. Lo scopo dello studio è stato quello di calcolare la carbon footprint del servizio gestito da Ridomus di recupero e trattamento dei RAEE domestici (raggruppamento R1), al fine di valutare il contributo al riscaldamento globale delle attività svolte dal Consorzio in termini di emissioni di CO2 equivalente. In base ai dati raccolti e alle assunzioni fatte, lo studio ha permesso di determinare le emissioni potenziali di CO2 equivalente emesse dal trattamento di una tonnellata di rifiuto, che sono riassunte nella tabella seguente.

250

Tabella 12: Carbon footprint di una tonnellata di rifiuti trattato

CARBON FOOTPRINT

kg CO2 eq/ton

R1

510,54

Come descritto in precedenza, nel ciclo di trattamento dei RAEE il contributo del sistema di trasporto del rifiuto e dei materiali derivati dal suo trattamento risulta determinante, per questo motivo la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra deve quindi concentrarsi sull’ottimizzazione della logistica e sul miglioramento della prestazione dei mezzi da trasporto, anche se la distribuzione territoriale dei punti di prelievo non è influenzabile da scelte strategiche del Consorzio. Il contributo totale dei trasporti (inclusa la raccolta dei RAEE e l’avvio a riciclo, trattamento finale, incenerimento e discarica) è del 17% rispetto all’impatto totale. Si potrebbe, inoltre, valutare la possibilità di indirizzare i flussi di RAEE verso quegli impianti di trattamento selettivo a maggior efficienza, incentivando l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, seppure dopo avere effettuato un’indagine sul bilancio complessivo comprensivo del delta trasporti. Invece, per quanto riguarda gli impianti di trattamento finale, la possibilità di controllo da parte di Ridomus sui flussi di RAEE è limitata. Nella logica del continuo miglioramento, ulteriori approfondimenti al calcolo della carbon footprint possono derivare dall’analisi ancora più spinta dei processi di trattamento secondario e del destino finale dei rifiuti che ne derivano (tenendo sempre presente che tali attività non sono sotto il diretto controllo del Consorzio Ridomus). L’estensione del campione di impianti di trattamento selettivo potrebbe affinare il dato, ma non rappresentare sostanziali miglioramenti della precisione della CF finale.


5.1 VALUTAZIONE DELL’INCERTEZZA

5.2 LIMITAZIONI

L’analisi dell’incertezza è definita dalla norma UNI EN ISO 14040:2006 come Procedura sistematica per quantificare l’incertezza, introdotta nei risultati di un’analisi d’inventario del ciclo di vita, dagli effetti cumulativi dell’imprecisione del modello, dell’incertezza degli elementi in ingresso e della variabilità dei dati. La norma ISO/TS 14067 elenca come requisito la valutazione dell’incertezza, ma non vengono forniti orientamenti dettagliati. La valutazione dell’incertezza è stata effettuata mediante l’analisi di Montecarlo sull’intero ciclo di vita, utilizzando l’incertezza di default dei processi delle banche dati. La variazione del risultato finale della carbon footprint è pari al 9,8% (intervallo di confidenza del 95%; copertura del dato 75%).

La carbon footprint è la somma delle emissioni e rimozioni di gas serra di un sistema prodotto, espressa in CO2 equivalente, relativa all’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’uso ed al fine vita del prodotto. La carbon footprint si basa su uno studio di Life Cycle Assessment (LCA), un metodo standardizzato a livello internazionale e descritto in precise norme internazionali, ma i vincoli e le scelte richieste dall’applicazione della metodologia possono influenzare i risultati e pertanto la valutazione, accurata e completa, può presentare margini di errore, anche se non rilevanti. Si sottolinea infine come la CFP sia un singolo indicatore e non possa pertanto rappresentare da solo l’impatto ambientale complessivo del prodotto oggetto del presente studio.

251


6 BIBLIOGRAFIA Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151: “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti” D.M. 25 settembre 2007, n. 185, “Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)” Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27 “Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2011/65/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49 “Gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — Attuazione direttiva 2012/19/Ue — Modifica del Dlgs 151/2005” ISO/TS 14067 “Greenhouse gases - Carbon footprint of products - Requirements and guidelines for quantification and Communication” ISO 14040:2006 Environmental management – Life cycle assessment - Principles and Framework ISO 14044:2006 Environmental management – Life cycle assessment – Requirements and Guidelines IPCC (2013), Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change United Nation University, “Review of Directive 2002/96 on Waste Electrical and Electronic Equipment–Study No. 07010401/2006/442493/ETU/G4” Report Istat, La superficie dei comuni, delle province e delle regioni italiane (dati al 9 ottobre 2011) Centro di Coordinamento RAEE, www.cdcRAEE.it Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, www.cdcnpa.it

252


NOTE

253


NOTE


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