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Inverno 2014/15

ALPE Alpe di Siusi Magazine

CASTELROTTO · SIUSI ALLO SCILIAR · FIÈ ALLO SCILIAR · ALPE DI SIUSI · TIRES AL CATINACCIO

Sciare Un’intima gioia

Tradizione Le antiche Stube di Friedl

Ezio Zermiani Ritratto di un cittadino del mondo


Alto Adige. È bello sentirsi arrivati.

Un viaggio in Alto Adige/Südtirol è sempre l’inizio di un’esperienza unica che ti offre emozioni autentiche. E la meravigliosa sensazione di essere nel posto giusto. tel. 0471 999 999 • www.suedtirol.info


Foto: Helmuth Rier

Editoriale & Sommario

Cari ospiti!

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Sci di fondo Pagina 6

Il regno dello sci

ALPE, il magazine degli ospiti, desidera darvi il benvenuto nella nostra terra.

M

agie invernali e natalizie, cultura e specialità culinarie: dallo sci allo snowboard, dalle passeggiate con le ciaspole allo sci di fondo e non per ultimo fare parapendio invernale nelle Dolomiti e pattinare al Laghetto di Fiè, lasciarsi semplicemente coccolare – nell’area vacanze Alpe di Siusi la fantasia non ha limiti. Tutto è possibile e dimenticherete ben presto la quotidianità… Nelle pagine seguenti troverete vari suggerimenti che vi porteranno a sognare un pò. Anche questa nuova edizione presenta emozionanti tematiche dedicate agli amanti del divertimento, dello sport e a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza delle tradizioni dell’area vacanze Alpe di Siusi. L’attenzione è rivolta soprattutto al piacere dello sci, che è un’ottima occasione per godersi il panorama sulle Dolomiti e il fascino dei rifugi. Sempre all’insegna del dinamismo, le passeggiate con le ciaspole a Tires al Catinaccio, lasciando effimere orme nella neve fresca. Poi, al termine di una giornata su piste e sentieri, si fa ritorno in un’accogliente Stube antica, la passione dell’esperto restauratore Friedl, che ne conosce tutte le peculiarità locali. Tra le usanze tipiche si annovera anche la Tanzlmusig, autentica musica popolare contraddistinta da valzer, polka e Länd-

ler (danza tirolese simile al valzer), che scandisce il ritmo dei balli tradizionali dell’Alpe di Siusi. Infine, vi raccontiamo l’emozionante vita di Ezio Zermiani, giornalista di Bolzano e cittadino del mondo, che per oltre 35 anni è stato ospite dei circuiti internazionali di Formula 1, e di Dora Baumgartner (nota come “die Lore”), che ha dedicato la sua esistenza a Fiè allo Sciliar e al suo hotel. Non per ultimo, ALPE magazine vorrebbe anche farvi da guida, nel corso della vostra vacanza. Oltre a fornirvi informazioni importanti riguardo a servizi pubblici, vi dirà quali sono i ristoranti, le osterie e i punti di ritrovo migliori e le possibilità di shopping. Il magazine contiene inoltre un programma dettagliato delle numerose manifestazioni e degli eventi clou culturali e mondani. Perché non prendervi parte e godersi dei momenti piacevoli in compagnia?

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Il mito delle Dolomiti Pagina 12

Tanzlmusig: al ritmo di polka & Co. Pagina 16

Con le racchette da neve a Tires Pagina 20

Le antiche Stube di Friedl Pagina 24

Dal Pamir alle Dolomiti: Conte Bobrinskoj Pagina 26

Dora Baumgartner, “die Lore” Pagina 30

Ricetta: “Buchteln” Pagina 31

Ezio e la Formula 1 Pagina 36

La top 10 delle attività invernali Pagina 38

Anteprima inverno ‘14/15

Vi auguriamo un meraviglioso, indimenticabile soggiorno, fatto di momenti piacevoli e di riposo.

Eduard Tröbinger Scherlin

Pagina 40

Anteprima estate ’15 Pagina 42

Visto & sentito

Presidente per Alpe di Siusi Marketing e le Associazioni Turistiche di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar, Alpe di Siusi e Tires al Catinaccio.

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Sci di fondo Sebbene i nostri antenati e il famoso “Ötzi”, in inverno, utilizzassero già una sorta di sci in legno per i loro spostamenti, le competizioni nei Paesi scandinavi ebbero inizio solo nel 19° secolo e nel 1892 lo sci di fondo fu ammesso (insieme a salto con gli sci, combinazione nordica e biathlon) al primo Holmenkollen Ski Festival, che da allora ha luogo ogni anno. Anche in passato, in presenza di neve dura

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e ghiacciata si pattinava con gli sci, in alternativa allo stile classico, secondo cui si procede su una pista battuta con i piedi affiancati. Nel 1986, poi, la Federazione Internazionale Sci (FIS) aprì le gare allo skating. L’Alpe di Siusi, che custodisce 80 km di piste adatte a stile classico e libero (pattinato), ospitò le prime gare di sci di fondo negli anni ’30, sebbene solo negli anni ’60 i tracciati cominciarono

a essere preparati regolarmente da differenti albergatori. Il boom scoppiò con gli allenamenti della nazionale tedesca e del team della Repubblica Democratica Tedesca per le gare di Coppa del mondo a Castelrotto. Da quel momento, numerose squadre nazionali scelgono di allenarsi in estate e inverno sull’Alpe di Siusi, al cospetto delle montagne più belle del mondo.


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Sciare sull’Alpe di Susi

Un’intima gio Dopo aver preparato lo zaino e indossato la tuta da sci, l’autobus di linea mi porta in pochi minuti alla stazione a valle di Siusi. Scendo comodamente, salgo sulla cabinovia Alpe di Siusi, le porte si chiudono e dopo qualche breve scatto iniziale mi libro nell’aria.

C Testo: André Bechtold Foto: Helmuth Rier

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osì ha inizio la mia piacevole giornata, scorgendo a ovest l’Altipiano del Renon, a destra l’omonimo corno e l’Alpe di Villandro, a sinistra la Mendola e all’orizzonte il Massiccio dell’Ortles che risplende innevato. A nord-ovest svettano verso il cielo le Alpi Venoste, dove nel 1991, sul Giogo di Tisa, fu trovato l’“Uomo venuto dal ghiaccio”, a cui il giornalista austriaco Nicolaus Glattauer diede il soprannome di “Ötzi”, divenuto famoso in tutto il mondo. Come si viveva oltre 5000 anni fa senza cabinovia, né il moderno abbigliamento traspirante? Ötzi sapeva sciare?

La mia attrezzatura da sci mi attende in un armadietto della stazione a monte, provvisto di un supporto riscaldato per gli scarponi: il tepore, indossandoli, è un piacere indescrivibile. Alla sera, poi, si può lasciare tutto lì e tornare a casa con i piedi avvolti dal calore delle scarpe invernali. Ma ora penso solo a divertirmi! La cabinovia è arrivata a un’altitudine dove la neve è sempre assicurata. Lo Sciliar risplende nel sole mattutino, vedo la pista Spitzbühl e lo snowpark dell’Alpe di Siusi. A est, compare lentamente il candido panorama delle maestose cime di Sassolungo e Sassopiatto, composte da sedi-


oia

menti di coralli. Questo spettacolo mozzafiato (nel vero senso della parola) mi emoziona, incrementando la mia gioia per lo sci: al cospetto del cielo azzurro mi innamoro ogni volta dello straordinario mondo invernale delle Dolomiti. Le porte della cabinovia Alpe di Siusi si aprono, scendo la scala e accedo al deposito in cui si trova l’armadietto. Apro, tolgo le scarpe, indosso gli scarponi, prendo sci, bastoncini e casco, richiudo a chiave, la metto nella tasca della manica destra e poi salgo. Potrei fare tutto molto più lentamente, ma la voglia di sciare è irrefrenabile. Salire la scala è già un breve riscaldamento, poi lascio cadere gli sci

sulla neve, aggancio gli scarponi agli attacchi, infilo il casco, afferro i bastoncini e metto gli occhiali: ora posso finalmente partire! È necessaria, però, un po’ di disciplina: muscoli e tendini freddi, infatti, ostacolano il divertimento. Alcuni sciatori se ne fanno beffe, tuttavia la sicurezza sulle piste dell’Alpe di Siusi è fondamentale e comprende, oltre a un’attrezzatura impeccabile, anche la preparazione giusta, facendo qualche esercizio di allungamento.

Divertenti attività sportive e ricreative sulla neve del più ampio altipiano d’Europa

Poi, finalmente, si parte! Oltrepassando la stazione a monte della cabinovia Alpe di Siusi, raggiungo la seggiovia Spitzbühl che rende ancora più speciale la salita, quando il sole mattutino »

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Al cospetto del sole invernale, l’Alpe di Siusi offre piste perfette che ammaliano gli amanti dello sport.

consente di ammirare lo Sciliar in 3D con le torri Punta Euringer e Punta Santner, che sembra di poter sfiorare. Scendo interamente lungo la Spitzbühl, poi riprendo la seggiovia e, ora, attraverso fino alla stazione a valle della seggiovia Laurin. Salendo, scorgo i tre imponenti big jump dello snowpark dell’Alpe di Siusi: un’opera d’arte interamente realizzata con la neve e riservata ai professionisti. Ora, percorro la parte superiore dello snowpark, adatta ai principianti, mentre al di sotto sono in pista gli esperti, di cui ammiro i salti. Inoltre, conosco un punto particolare: stando lì, i freestyler volteggiano nel cielo blu proprio sulla cresta di Cima Castello tra Sciliar ed Euringer. Dalla stazione a monte della seggiovia Laurin attraverso il passaggio fino a quella del Panorama: questo breve tratto è piuttosto pianeggiante e, quindi, un ottimo esercizio per le braccia e la parte superiore del corpo, poiché è necessario spingere con i bastoncini. Gli amanti dello sci di fondo attraversano la pista e da tecnica, velocità e tuta rossa si riconosce immediatamente che si tratta dei membri della nazionale norvegese, che si allenano qui per conquistare numerose medaglie d’oro. Proseguo il mio cammino con la seggiovia Paradiso, dalla cui stazione a monte la lunga discesa raggiunge la località di Saltria dove, tra le numerose possibilità, scelgo di salire al Rifugio Williams. Se dalla seggiovia Florian si rivolge lo sguardo al Sassopiatto, è possibile distinguere gli scialpinisti, impegnati, con la loro speciale attrezzatura, nell’ascensione e nella discesa. Tuttavia, anche questo sport va praticato solo equipaggiati al meglio e con la giusta esperienza. Poi, arrivata in cima, oltrepasso lo Zallinger. Fino alla metà del 19° secolo, questo rifugio si chiamava “Sassegg”, termine che deriva dal latino “saxus siccus” e designava un terreno pietroso e povero d’acqua, alludendo naturalmente al Sassopiatto. Nel 1854, Karl von Zallinger di Bolzano acquistò il rifugio dall’agricoltore Decker di Tesimo e tre anni dopo fece costruire una piccola cappella in pietra calcarea in onore della Madonna. Dallo Zallinger si attraversa una magnifica pista nel bosco, scendendo a Saltria, per poi proseguire nuovamente fino alla stazione a valle della seggiovia Florian e fare ritorno in cima. Lo sguardo si posa

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sulla malga, da cui in autunno il bestiame del Bosco dei Bovi viene condotto a valle, a Baita Saltner, dove mi concedo la prima sosta. Sull’Alpe di Siusi esiste anche la malga Saltnerei Tschapit. Entrambe le malghe appartengono al Comune di Castelrotto e sono affittate ai Saltner, i “cowboy” dell’alpeggio. Negli inverni passati, qui non c’era molto movimento, mentre oggi è un rifugio sempre aperto, affacciato sul magnifico panorama sul Sassopiatto. Assaporo una Kaiserschmarrn (omelette dolce con marmellata di mirtilli rossi), senza chiedermi se il suo nome sia un omaggio all’Imperatore Francesco Giuseppe e a sua moglie Elisabetta (Sissi) o se fosse semplicemente la frittata dolce del malgaro (“Kaser Schmarrn”), per un momento di spensierato piacere. Dopo aver indossato gli sci, percorro il breve tratto fino alla seggiovia Floralpina, dedicata al figlio (deceduto a Merano nel 1911) del commerciante d’origine greca Theodor Christomannos, un politico molto influente che dedicò la vita all’analisi dello sviluppo economico dell’Alto Adige, soprattutto in merito all’ampliamento della rete stradale e all’incremento del turismo. Tra il 1935 e il 1940, l’attuale Sporthotel Floralpina si chiamava “Christomannos Haus”, nelle cui immediate vicinanze si trovano la seggiovia Floralpina e l’omonima pista. La meta successiva è il punto più in quota dell’Alpe di Siusi, la Punta d’Oro, il cui nome non ha niente a che vedere con questo metallo prezioso. In passato, infatti, si chiamava “Galtkopf”, poiché era un elevato alpeggio per il giovane bestiame da pascolo. Sebbene quassù il vento sia pungente anche con il sole, il panorama è davvero incantevole. A sinistra scende diritta la pista di high speed, su cui viene misurata la velocità: il record ufficiale (122,86 km/h) risale al 2007 ed è nientedimeno che di Simone Origone, campione di questa disciplina. Ma non mi lascio tentare: nonostante la mia velocità massima sia di gran lunga inferiore, niente può adombrare la mia piacevole giornata sugli sci. Con rapide curve scendo lungo la parte superiore della pista Punta d’Oro, per un breve tratto a uovo, fino all’ampia pista Paradiso, su cui mi concedo lunghe virate: un momento di autentica gioia. Ora, davanti a me s’estende la parte settentrionale dell’Alpe di Siusi. La breve seggiovia Bamby consente di attraversare quest’area, ma prima devo raggiungere la pista Mezdì e poi proseguire fino a Monte Piz. »


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Questo è il lato assolato dell’Alpe di Siusi, da cui con la seggiovia Sole si raggiunge la stazione a monte della cabinovia Ortisei/Alpe di Siusi e, quindi, il comprensorio sciistico Val Gardena. Tuttavia, il mio itinerario odierno è differente e, infatti, faccio ritorno. Dalla seggiovia Mezdì scorgo sulla destra l’Hotel Sonne e a sinistra il nuovo Adler Mountain Lodge. Una volta arrivato, attraverso un ampio tratto fino alla Baita Sanon, da cui salgo per poi scendere a serpentina, oltrepassando l’“Icaro”. Sebbene la giornata volga lentamente al termine, desidero percorrere ancora una volta la pista Panorama, su cui un tempo uno dei pionieri dell’Alpe di Siusi creò la sua principale opera d’arte, di cui fa parte anche la “slittovia”, antenata di tutte le funivie. Quest’impianto, costruito da Walter Griesser nel 1938, consentiva di raggiungere il passo, superando il leggendario “Tschon Stoan”, un masso erratico. Ora, la nuova seggiovia Panorama a 6 posti rappresenta la quarta generazione di impianti di risalita che hanno sostituito la “slittovia”, il cui originale può essere ammirato presso la stazione a monte. Le ultime curve della giornata mi portano al Telemix Bullaccia, dove per raggiungere l’omonima cima è possibile scegliere tra seggiovia e cabinovia. Inoltre, il sistema di accesso è dotato di una piattaforma che si solleva in presenza di bambini al di sotto di una determinata altezza, che possono così accomodarsi in tutta sicurezza. Vicino alla stazione a monte, un angelo dà il benvenuto agli sciatori (una straordinaria opera d’arte). Dopo un rapido giro sulla Bullaccia, facendo anche il doppio slalom nei pressi delle “streghe”, scendo a Compaccio.

Le ampie piste dell’Alpe di Siusi realizzano i desideri di chi ama dedicarsi al piacere dello sci.

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Che giornata incantevole… Durante la discesa penso all’imperativo categorico di Immanuel Kant: si deve agire solo secondo il principio che si pensa possa diventare una legge universale. Mentre sul piacere, scrisse: “è il termine con cui si indica un’intima gioia”. È piuttosto improbabile che questo grande filosofo sciasse, sebbene le sue parole siano perfette per descrivere una giornata sulle piste dell’Alpe di Siusi, un’esperienza così emozionante che auguro di vivere al mondo intero. Dovrebbe davvero essere una legge universale: godersi lo sci sull’Alpe di Siusi. «


Foto: SAM/Luigi Alesi

L’affascinante mondo delle Dolomiti seduce soprattutto per le bizzarre formazioni di roccia e l’inconfondibile colorazione.

Il mito delle Dolomiti Dal 2009 sono Patrimonio dell’Umanità secondo l’UNESCO, per l’alpinista estremo altoatesino Reinhold Messner sono “le montagne più belle del mondo” e per molti sono il sinonimo per eccellenza della vacanza invernale: l’ineguagliabile bellezza delle Dolomiti colpisce tutti.

U

na barriera corallina pietrificata che si eleva verso il cielo definisce l’impareggiabile mondo alpino delle Dolomiti. Grazie alla loro bellezza monumentale e al loro significato geologico e geomorfologico, i cosiddetti “monti pallidi” nel 2009 sono stati inclusi dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale. Suddivise in nove aree, di cui fa parte anche il Parco Naturale dello Sciliar-Catinaccio, le Dolomiti sono considerate ufficialmente uno dei più bei paesaggi naturali del mondo.

40 anni parco naturale Sciliar-Catinaccio. Il parco naturale più antico dell’Alto Adige è stato istituito nel 1974. L’area protetta, grande 7.291 ettari, si trova nella parte occidentale delle Dolomiti altoatesine. Lo Sciliar è un imponente massiccio dolomitico, che, con le sue torri Santner e Euringer, rappresenta una delle immagini simboliche dell’Alto Adige. Anche il massiccio del Catinaccio, con le sue innumerevoli cime, è conosciuto molto oltre i confini della regione. Una delle tante vette del massiccio, il Catinaccio d’Antermoia, raggiunge i 3.002 metri. Fanno parte del parco naturale anche i boschi di Siusi, Fiè allo Sciliar e Tires, oltre alla Val Ciamin. «

Bruneck Brunico

Südtirol

Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO 1

5 St. Ulrich

Tiers/Tires

7

Auronzo Corvara

Canazei

2

8

Cortina d’Ampezzo

Alleghe

Pieve di Cadore

1

Agordo

3

Longarone

Cimolais

Pordenone

Madonna di Campiglio Fiera di Primiero

9 Trento

Belluno

Udine

Belluno Feltre

Trentino

Ampezzo

4

Zoldo

Cavalese

5 Dolomiti Settentrionali 6 Puez-Odle

6

Fiè allo Sciliar

Bozen Bolzano

2 Marmolada

4 Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave

St. Vigil S. Vigilio

Kastelruth Ortisei Castelrotto Seis am Schlern Seiser Alm Siusi allo Sciliar Alpe di Siusi Völs am Schlern

Pelmo, Croda da Lago

3 Pale di San Martino, San Lucano Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine

Brixen Bressanone

Meran Merano

Lienz Toblach Dobbiaco

Pordenone

7 Sciliar-Catinaccio, Latemar 8 Rio delle Foglie 9 Dolomiti di Brenta

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Al ritmo della Tanzlmusig I balli tradizionali dell’Alpe di Siusi a suon di valzer, polka e musica locale sono un’usanza ancora attuale. I “Die 6 Kraxn”, cinque ragazzi e una ragazza di Castelrotto, dilettano spesso il pubblico con la cosiddetta Tanzlmusig, ovvero autentica musica popolare.

O

Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

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gni paese ha la propria banda musicale, composta da portabandiera, direttore d’orchestra e numerose vivandiere, che accompagna eventi importanti o festosi e tiene concerti, presentando un repertorio d’alto livello. Tutti i membri sono musicisti appassionati, alcuni dei quali amano talmente la musica che fanno

parte di piccoli o grandi gruppi, oltre a suonare in occasione di feste ed eventi d’ogni portata. Le bande minori (da quattro a otto persone) si chiamano “Tanzlmusig” e propongono, infatti, musica popolare da ballo senza notevoli ambizioni musicali, bensì per trascorrere momenti di pura gioia.


Tanzlmusig: la gioia di sei giovani di Castelrotto.

Le più grandi, invece, sono le “Böhmische” (boeme), piccole orchestre di musica bandistica, che si esibiscono indossando il semplice abito folcloristico di Castelrotto, quando non si ha bisogno della banda al completo. Nei paesi e nei borghi alle falde dello Sciliar, Tanzlmusig e Böhmische vantano una lunga tradizione: in passato la musica popolare veniva suonata, ad esempio, dopo il taglio dell’erba da fieno in alpeggio, in occasione del Törggelen nei masi vitivinicoli sul limitare inferiore dell’altipiano o durante le sagre e i matrimoni. Insomma, ogni volta che era previsto un evento sociale, da trascorrere in piacevole compagnia. Negli ultimi decenni, però, numerosi gruppi di Tanzlmusig si sono sciolti, a causa dell’età o di malattia dei membri oppure per mancanza di tempo da dedicare alla musica.

“Die 6 Kraxn”. I giovani, che mantengono vive le tradizioni, le rendono ancora più piacevoli. Otto anni fa, il divertimento a fare musica insieme, il ritorno al passato e un’immensa gioia spinsero sei amici a fondare i “Die 6 Kraxn”. “Nel dialetto di Castelrotto il Kraxn è un supporto in legno impiegato, un tempo, per portare dei carichi, ma indica anche una pertica d’uomo”, spiega Manuel. La scelta del nome, quindi, cela una necessaria dose di autoironia, uno spiccato senso dell’umorismo e il piacere di stare in compagnia. “Affinché una Tanzlmusig funzioni, non è importante solo l’armonia musicale tra i sei musicisti, ma anche che si divertano insieme e che trovino il tempo per farlo”, conferma il portavoce dei Kraxn. Dalla fondazione, per differenti motivi la formazione del gruppo è cambiata più volte, come dice Manuel, ma sicuramente non perché non »

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andassero d’accordo. Negli ultimi cinque anni, invece, è rimasta invariata e tranne Manuel, che studia ancora tromba alla Musikhochschule (istituto musicale) di Linz, sono tutti lavoratori. “Suonare in una Tanzlmusig è come un hobby: se c’è la passione, il tempo si trova”, rivela lo studente.

I “Die 6 Kraxn” diffondono solo buonumore.

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dallo spartito”, afferma Manuel, sottolineando la loro ecletticità. I cinque ragazzi con pantaloni in pelle e camicia a quadri e Patrizia con il Dirndl suonano durante balli (anche in alpeggio), sagre, inaugurazioni, compleanni e nozze; lo scorso anno, ad esempio, in venti occasioni. “Se abbiamo tempo tutti e sei”, precisa Manuel.

Formazione. Il gruppo è composto da Manuel e Urban, che suonano il corno tenore, David, docente presso una scuola di musica altoatesina, di-

Inoltre, sono particolarmente lieti di esibirsi alle feste di Tanzlmusig e hanno già partecipato più volte

rettore d’orchestra e suona magistralmente l’armonica stiriana, Patrizia al clarinetto, Markus alla tuba e Josef al trombone. Si tratta della formazione classica di una Tanzlmusig, che rispetta anche il repertorio tipico. I “Die 6 Kraxn”, infatti, improvvisano numerose “Luschtige” (versioni divertenti), vivaci polche, balli popolari o bavaresi e marce tradizionali come la “Bozner Bergsteigermarsch” o la “Tiroler-Herz-Marsch”. “Siamo in grado di suonare a memoria circa 30 pezzi e altrettanti li leggiamo

a simili incontri in Alto Adige, Alta Austria e sul Lago di Costanza. “Suonare al cospetto di numerosi musicisti popolari e di un vivace pubblico è molto emozionante”, racconta Manuel. Ora, hanno in progetto la pubblicazione di un CD con la loro Tanzlmusig, non tanto per fini commerciali quanto, piuttosto, per preservare un’usanza tramandata solo oralmente, chiarisce Manuel. Un’ottima iniziativa per tutelare la tradizione e consentire ai posteri di viverla in tutta la sua autenticità. «


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KOMMA Graphik · Foto: Helmuth Rier

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Testo: Katja Sanin Foto: Helmuth Rier

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Il candido splendore della neve del Catinaccio affascina gli amanti delle passeggiate con le ciaspole.

Tiers in heaven

Con le racchette da neve a Tires ...

Passeggiando con le ciaspole sulla neve fresca nella valle sottostante al Rifugio Bergler, alle falde del Catinaccio, si avverte il desiderio di protrarre questo momento all’infinito.

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na ciaspolata a Tires al Catinaccio è sinonimo di relax e attività fisica. Heidi, in eccellente forma all’età di quasi 70 anni, è la mia diplomata guida escursionistica che conosce alla perfezione la regione dello Sciliar e del Catinaccio. “Non sempre si hanno condizioni ottimali come oggi”, mi rivela in occasione della mia prima ciaspolata, mentre ci rimettiamo in cammino dopo la salita e una breve pausa. È semplicemente paradisiaco immergersi in questo candido paesaggio invernale ai piedi del Catinaccio, lasciando soffici tracce sul pendio. Lo scintillio di sentieri, prati e boschi innevati trasmette una piacevole sensazione di calma e calore, nonostante il freddo. Heidi aveva proprio ragione: il tour attraverso Malga Haniger fino al Rifugio Bergler, per poi fare ritorno a San Cipriano passando per Malga Plafötsch e i prati Traunwiesen è stato il più bello della mia vita! A prescindere dalla neve e dalle condizioni meteorologiche, una passeggiata con le ciaspole ha sempre il suo fascino. Per me, significa tranquillità, re-

lax e natura incontaminata, da godermi durante il piacevole tour ad anello all’imbocco della Val Ciamin o di quello più lungo da San Cipriano a Malga Messner Joch passando per Passo Nigra. Le infinite possibilità, con o senza soste, esaudiscono i desideri di tutti. Tires al Catinaccio è una vera chicca per gli amanti di paesaggi, tranquillità e rigenerazione. La calma che pervade, attraversando un bosco innevato, ha dell’incredibile: lontano dal caos dei centri abitati e all’unisono con una natura soffice come lo zucchero filato sembra di essere al settimo cielo! Una suggestiva ciaspolata in Val di Tires consente di fare il pieno di nuove energie, in una totale assenza di tempo. La Val Ciamin è costellata di punti di partenza di escursioni con le ciaspole, uno dei quali si trova nei pressi dell’Hotel Cyprianerhof, da cui si sale attraverso i prati Traunwiesen per poi svoltare a sinistra, seguendo il sentiero forestale che attraversa »

Testo: Katja Sanin Foto: Helmuth Rier

Sulle tracce dei bracconieri Dopo la Seconda Guerra Mondiale la caccia di frodo era particolarmente diffusa e non solo a Tires al Catinaccio, dove era ormai risaputo che la praticassero perfino i parroci Peter e Josef Corazza. I bracconieri erano numerosi e, in inverno, il sentiero

battuto che attraversava la valle Jungbrunnental era macchiato da strisce di sangue. I cacciatori, infatti, portavano gli animali abbattuti alla segheria Steger (ora, sede del Centro visite del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio), scendendo per la Val Cia-

min principalmente con le slitte. La Steger, risanata e rimessa in funzione, è un raro esempio di segheria veneziana azionata ad acqua e, insieme all’abitazione del segantino, è testimone dell’artigianato tradizionale e della cultura alpina.

»

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Idillio allo stato puro a Tires al Catinaccio

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la valle. La lunghezza del tour può essere determinata a piacere, in base al desiderio del momento! Il percorso raggiunge i prati Doss, che schiudono un magnifico panorama sull’intera Val di Tires, per poi proseguire attraverso un crinale nel bosco fino in Val Ciamin. Poco prima della seconda sbarra, un

ficio si trova un crocefisso intagliato con una panchina per concedersi un’intima sosta, se si ha la fortuna che qualcuno (come Heidi) abbia rimosso la neve, così da permettere al sole di asciugare il legno. Il Rechter Leger è uno dei posti più idilliaci di Tires: un paradiso di relax, da cui ammirare il

ripido sentiero sulla sinistra scende all’omonima malga, da cui si può fare ritorno ai prati Traunwiesen o a Lavina Bianca. Proseguendo, invece, poco dopo si attraversa il rio Ciamin. Il cammino, diventato un po’ più ripido, porta a una piccola radura (Schaferleger), per poi riattraversare il rio su un ponticello e arrivare al belvedere Rechter Leger, dove sorge un rifugio. Sul pascolo antistante l’edi-

panorama sulle vette e sulle creste del Catinaccio, in particolare le Cime del Principe (2672 m) e Cima Valbona (2824 m). A seconda delle condizioni della neve e della propria preparazione fisica, si avverte una certa stanchezza mitigata dai caldi raggi del sole invernale che accarezzano la pelle: in simili momenti sarebbe bello poter fermare il tempo. «


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Autoctono e creativo: Friedl Trocker, falegname esperto di Stube, è sempre molto impegnato.

Le antiche Stube di Friedl Friedl Trocker è un provetto falegname specializzato nel restauro delle Stube antiche: quasi nessuno ne sa più di lui!

N

el fienile al di sopra dell’officina Friedl custodisce un centinaio di antiche porte in legno, numerose rovinate dal tempo, con colori sfogliati e decorazioni intagliate ormai sfaldate; oggetti insignificanti per i proprietari che se ne sbarazzarono quando ristrutturarono la loro proprietà e che lui accolse con piacere, consapevole della propria abilità nel restituirgli l’antica dignità e bellezza. Lavorando da giovane per un falegname locale apprese il mestiere, mentre la passione per il legno antico non trattato, i metodi costruttivi tradizionali e l’autenticità crebbe nel corso del tempo, fino a quando decise di allestire un’officina a Maso Färberhof, la casa dei suoi genitori al di sopra di Siusi. Da quel momento si mise in proprio, specializzandosi nel risanamento di antiche Stube e strutture in legno. “Ho restaurato fino a quattordici Stube all’anno”, afferma. Ma ora, in seguito a un grave infortunio sul lavoro, è costretto a rallentare il ritmo, sebbene la passione, che traspare dai suoi racconti, sia rimasta invariata. Friedl conosce tutte le peculiarità delle Stube locali, la loro evoluzione nel corso dei secoli e le tecniche con cui venivano create.

Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

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Il calore di una stanza. “Già nei masi antichi la Stube era la sala più accogliente, in cui si riunivano le famiglie (spesso numerose) e la servitù. Qui si mangiava e pregava insieme, nonni, genitori e bambini si alternavano per riposarsi vicino

alla stufa, le donne filavano e cucivano, mentre in inverno gli uomini intrecciavano cestini di paglia o riparavano attrezzi agricoli”, racconta. La Stube era l’unica stanza riscaldata dal calore costante di una stufa circolare in argilla refrattaria o in pietra naturale imbiancata, la cui alimentazione avveniva tramite il corridoio. “La Stube era sempre collegata direttamente alla camera da letto dei genitori”, spiega Friedl. In inverno, tale porta veniva lasciata aperta, per fare in modo che di notte i bambini non avessero freddo. La stufa contadina è corredata da una panca circolare e una cuccetta collocata sopra o intorno (“Ofenbrücke” in tedesco), ovvero una struttura quadrata in legno su cui sdraiarsi, provvista di quattro gambe e un poggiatesta. “Era realizzata con tavole di legno tagliate il più sottile possibile, per incrementarne il comfort”, precisa Friedl, dicendo anche che la stufa era circondata da assi, utilizzate per raggiungere la cuccetta e stendere la biancheria. Per isolare meglio questa stanza dal freddo, le pareti interne e il soffitto venivano interamente ricoperti con tavole in legno. “Le Stube di un’alta vallata altoatesina non presentano il rivestimento sul soffitto, probabilmente a causa dell’assenza di falegnami locali in grado di realizzarlo, dal momento che il legno non mancava di certo”, ipotizza Friedl. Nelle zone in cui i creatori delle Stube erano testimoni di antiche tradizioni, i soffitti realizzati a cassettoni o con travi intagliate erano straor- »


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dinariamente artistici. Smontando antiche Stube, Friedl ha scoperto che questi artigiani di campagna erano particolarmente all’avanguardia: prima del 1870 i rivestimenti in legno venivano ancora inchiodati, mentre successivamente si impiegavano solo giunti con maschi e femmine. Risanamento di una Stube. Se in passato costruire una Stube era un processo quasi interminabile, che richiedeva un inverno intero, oggigiorno i falegnami hanno a disposizione numerosi attrezzi che consentono di risparmiare tempo ed energia. “Prima di smontare una Stube, numero ogni pezzo e ne fotografo l’intera composizione”, rivela Friedl. Successivamente spolvera le assi con un pulitore a vapore, le pialla e le spazzola, oltre a trattare quelle imbiancate con una soluzione accuratamente miscelata, per poi asciugarle con un asciugacapelli. “C’è stato un periodo in cui andava di moda dipingere le assi con colori a olio, forse anche per motivi igienici, essendo così più facili da pulire”, spiega Friedl. “E poi… spazio alla creatività!”. Far entrare una Stube antica all’interno delle mura di una nuova stanza è una vera sfida. Un tempo, infatti, le Stube non erano quasi mai ad angolo retto, le pareti erano più basse, il logoramento assottigliava le assi del pavimento su entrambi i lati e spesso cominciavano a marcire dallo zoccolo. Anche tavoli, sedie e panche avevano le gambe più corte rispetto a oggi, forse perché la statura delle persone era inferiore a quella odierna. Ma per Friedl tutto ciò non rappresenta un problema, poiché con la sua arte è in grado di montare qualsiasi Stube antica, dandole nuova vita ed effettuando integrazioni difficilmente visibili a occhio nudo. Friedl non ama rivelare come sia in grado di riuscirci, ma basta dare un’occhiata alla sua officina per scoprire con cosa lo faccia, ovvero con una grande quantità di antiche assi e paletti, principalmente in abete rosso e cembro; il larice, invece, gli serve per le aggiunte. Le sue materie prime provengono dai masi antichi, in cui il desiderio di modernizzazione porta spesso a dimenticare la tradizione che lui, fortunatamente, conserva. «

Nel rispetto della tradizione: le antiche Stube, perfettamente risanate, infondono una particolare sensazione di tranquillità.

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P R E S E N TA Z I O N E D E L L I B R O

Il conte Bobrinskoj Il lungo cammino dal Pamir alle Dolomiti Edition Raetia, Bolzano 2012 L’erudito russo Conte Aleksej A.Bobrinskoj (1862-1938) è stato uno dei primi ricercatori ad aver attraversato il massiccio del Pamir in Asia Centrale. Nel 1917 dovette emigrare e trascorse gli ultimi anni della propria vita a Siusi allo Sciliar.

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A

ll’inizio del XX secolo la località di Siusi allo Sciliar si trasformò in un luogo di attrazione per l’élite turistica, in cui l’alta nobiltà europea insieme ai magnati dell’industria ed a riconosciute personalità degli ambienti artistici internazionali trascorrevano la villeggiatura estiva. Dopo i tumulti della Rivoluzione d’Ottobre alcune famiglie della nobiltà russa, che avevano perso ogni possesso in patria, si stabilirono a Siusi.

Pamir e che nel libro si confronta con l’albero genealogico del conte e le sue spedizioni nel Pamir.

Tutti questi ospiti di rango connotarono Siusi di un certo flair mondano con numerose culture, religioni e tradizioni. Tra questi vi fu anche il conte Aleksej Bobrinskoj, la cui villa al limitare del bosco di Laranza, si trasformò presto in un punto di ritrovo per emigrati della nobiltà russa e per altre personalità di rango.

tel Salegg, con la moglie Elisa, malata di tubercolosi, con la speranza che la fresca e salubre aria di montagna potesse guarirla.

L’associazione culturale Rus’ di Merano ha voluto dedicare, in occasione del proprio ventennale dalla fondazione, una biografia che raccontasse la vita e l’opera di questo storico, etnografo, critico d’arte e scrittore, caduto nell’oblio della pubblica memoria, non soltanto per documentarne la vita di grande ricercatore e l’amore per le Dolomiti, ma anche per gettare uno sguardo più approfondito alla storia russa ed alle condizioni di vita del XIX e XX secolo. L’associazione Rus’ è stata fondata nel 1991 con l’intento di fungere da ponte fra la cultura russa e quella altoatesina e italiana. Gli autori della biografia “Il conte Bobrinskoj. Il lungo cammino dal Pamir alle Dolomiti“ sono la presidentessa dell’Associazione, Bianca Marabini Zoeggeler, russa da parte di madre (ha studiato letteratura a Venezia e vive dal 1971 in Alto Adige), Michail Talalay, che dal 2004 è rappresentante in Italia dell’Istituto per la Storia Mondiale dell’Accademia Russa delle Scienze, e il famoso film-maker, politico e storico tagico Davlat Khudonazarov, nato nei monti del

Il conte Aleksej Bobrinskoj, il cui casato risale a Caterina la Grande e al suo amante Gregorij Orlov, intraprese all’inizio del secolo tre faticose spedizioni nei territori inesplorati del Pamir e altri viaggi di ricerca nel nord della Russia dove raccolse materiale etnografico documentato in numerosi libri. Nel 1907 Bobrinskoj venne per la prima volta a Siusi, all’Ho-

L’anno successivo acquistò un vecchio immobile vicino al bosco di Laranza che lasciò restaurare come una villa mondana. Nel 1914 quando la Russia e l’Austria entrarono in conflitto, la coppia decise di ritirarsi in Russia nella loro residenza di Bobriki, dove Elisa morì poco dopo. Dopo la Rivoluzione, Bobrinskoj voltò definitivamente le spalle alla Russia e trascorse gli ultimi 20 anni, insieme alla seconda moglie Anna, lontano dalla patria a Siusi. Mentre la moglie conduceva una vita piuttosto ritirata, il conte manteneva una vita sociale piuttosto intensa, con i locali e con i molti ospiti internazionali. Faceva escursioni nelle Dolomiti, era un appassionato giocatore di Tennis, si dilettava di caccia, curava il proprio roseto e redigeva scritti scientifici. In difficoltà economiche, nel 1921 trasformò la propria villa in una pensione per ospiti. Rimase a vivere nella propria villa fino al 1936, poi dovette venderla. Con la moglie e la dama di compagnia si trasferì in una piccola casa in paese dove morì due anni dopo di edema polmonare. Prima di lasciare questo mondo aveva tuttavia sottoscritto un atto per cui avrebbe lasciato la casetta al comune di Castelrotto, perché ne facesse, dopo la morte della moglie (che avvenne nel 1957), un asilo per bambini. «

Graf Aleksej Alekseevicˇ Bobrinskoj e la villa mondana “Aichstaud” verso 1910 a Siusi allo Sciliar.

Testo: Rosa Maria Erlacher

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La Lore I

n un assolato pomeriggio di fine estate, al tavolo in fondo a sinistra nella Stube dell’Hotel Ristorante Rose Wenzer siede un gruppo di quattro donne che giocano a Watten (gioco di carte tipico dell’Alto Adige, ndt). L’atmosfera è frizzante, poiché una di loro dice che lo “Schlag” non è stato giocato correttamente, un’altra si limita a scuotere la testa e la coppia di avversarie gioisce per la vittoria. Mentre le carte vengono rimescolate, entra un gruppo di escursionisti italiani e un signore anziano annuncia orgoglioso in dialetto romano che sono appena tornati dallo Sciliar, su cui si era recato per la prima volta 50 anni fa. Una delle donne distoglie brevemente lo sguardo dalle carte, rispondendo: “Buonasera, la mia prima volta sullo Sciliar fu 74 anni fa!”. Poi fa la sua giocata e si alza per occuparsi degli ospiti: si tratta di Dora Baumgartner, la padrona di casa del Rose Wenzer, conosciuta dai locali come “die Lore” (la Lore, ndt).

74 anni fa, l’Alto Adige attraversava il periodo delle cosiddette “Opzioni”. Il 22 maggio 1939, i dittatori Adolf Hitler e Benito Mussolini avevano stipulato il Patto d’Acciaio, stabilendo che il confine italo-tedesco non dovesse essere toccato e che gli altoatesini fossero trasferiti. Il 21 ottobre dello stesso anno, la ratifica dell’accordo per l’emigrazione dei cimbri e della popolazione tedesca dell’Alto Adige portò alla spaccatura tra gli altoatesini, esistente ancora oggi: chi scelse di rimanere fu diffamato come “traditore della patria” e gli “optanti”, ovvero coloro che se ne andarono, furono chiamati “nazisti”.

Testo: André Bechtold Foto: Helmuth Rier

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Anche il padre di Lore dovette decidere per sé, per la moglie Emma Atz e la famiglia. Pensando inizialmente di emigrare, disse a Lore, all’epoca una bambina di 10 anni, di recarsi con lui sullo Sciliar. Eduard Baumgartner desiderava che la figlia (nel caso in cui avesse scelto di emigrare) fosse stata almeno una volta sulla montagna simbolo

Dora Baumgartner si dedica al suo albergo con anima e corpo

dell’Alto Adige, nonché cima cara agli abitanti di Fiè. La madre Emma preparò un pollo arrosto e, preso lo zaino, partirono al mattino presto. Passando per il Laghetto di Fiè e il sentiero Prügelweg nella Gola del Diavolo, raggiunsero il punto più in quota dello Sciliar, Monte Pez (2563 m s.l.m.). Pernottarono presso il Rifugio Bolzano (in tedesco Schlernhaus o Schlernhäuser), un tempo ancora gestito dai padroni di casa dell’Heubad, del Kreuzwirt, (Rose) Wenzer a Fiè e dal fabbro del paese Otto Egger. Dal 24 gennaio 1924, il rifugio sullo Sciliar era proprietà del C.A.I. (Club Alpino Italiano), e a giugno 1940 la famiglia di albergatori Micheluzzi, originaria della Val di Fassa, era responsabile della gestione del Rifugio Bolzano, poiché nessun sudtirolese poteva più svolgere tale attività. Eduard Baumgartner accompagnò la figlia sullo Sciliar con le lacrime agli occhi. Il suo vero obiettivo, però, era un altro: per lui, infatti, era fondamentale pernottare nella camera numero 6, di cui Lore conserva ancora oggi un prezioso ricordo. Prima ancora che sorgesse il sole, infatti, il padre la svegliò e insieme guardarono fuori dalla finestra rivolta a est: l’alba di quel giorno fu uno dei momenti più belli della sua vita. La partita a carte continua senza Lore. Il Watten nacque in Alto Adige in epoca napoleonica, quando gli alleati francesi e bavaresi giocavano a carte nei loro accampamenti. In francese, l’ultimo scarto si chiama “va tout”, da cui deriva il termine altoatesino “Watten” e al mazziere si chiedono le “Schianere” (= Schönere, le più belle, ndt), così le carte vengono ritirate e ridistribuite. Nella Stube, sulla parete accanto alle giocatrici, è appeso un dipinto che ritrae il busto di una bella e giovane donna con le trecce, l’abito folcloristico e gli orecchini tipici dello Sciliar. Il dipinto dalla cornice semplice è inserito in un passepartout: si tratta di un’opera al confine tra pittura e disegno realizzato con le matite colorate. Sulla parte destra della nuca si nota »


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una ciocca di capelli ricci, che si riflette in un ricciolo sulla fronte, a sinistra. Lo scialle rosso chiaro si apre leggermente sulla schiena, lasciando scorgere la parte bassa della nuca. Il pittore non può nascondere la sua estasi e la “bella ragazza” illumina con sguardo curioso l’osservatore a destra. Il suo sorriso sincero incornicia una dentatura perfetta, mentre sul carnoso labbro inferiore risplende un’intensa luce vitale. Il disegno-dipinto del 1949, opera nientemeno che di Oskar Wiedenhofer (1889-1987), ritrae Lore all’età di 19 anni.

“Die Lore”, proprietaria dell’Hotel Rose Wenzer, ha numerosi aneddoti da raccontare, dalle avventure in montagna alle stelle del cinema nella regione dello Sciliar.

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Infine, Eduard Baumgartner decise di rimanere: si sentiva sudtirolese e non capiva perché avrebbe dovuto andarsene. Erano tempi estremamente difficili; dopo la guerra non era rimasto quasi nessuno, il tetto del Rose Wenzer era stato distrutto e fu Lore in persona a sistemarlo. A partire dal 1949, divenne la padrona di casa dell’Albergo al Laghetto di Fiè, presso cui soggiornava sempre l’alpinista Luis Brunner che, nell’estate del 1950, le propose

di scalare con lui Punta Santner. Dal laghetto raggiunsero la malghetta Sciliar, dove dormirono in un piccolo fienile e poi, alle 4 del mattino, arrivarono in quota con Luis che faceva da capocordata, dal momento che non esistevano altri sistemi di sicurezza. Lore ricorda che il momento più bello dell’escursione fu quello della discesa calandosi con la fune, per poi fare ritorno al Laghetto di Fiè, dove la attendeva il lavoro. Quest’albergo era frequentato da numerosi ospiti, personalità altoatesine eminenti e i discendenti di Henrik Ibsen, che possedevano una villa a Siusi. Un altro cliente fisso era Migg, un reduce di guerra che trascorreva le estati in una grotta lungo il rio Sciliar, chiedendo resti di cibo che dava alle anatre e ai gatti del Laghetto di Fiè. Un giorno, nella seconda metà degli anni ’50, questo fu lo scenario di una produzione cinematografica con Mel Ferrer, famoso attore di Hollywood: un giovane dall’aspetto pulito cantava e ballava e un re-


gista inglese voleva rendere famosa la sua amata bionda, che soggiornava con un bambino piccolo e una governante all’Albergo al Laghetto di Fiè. Ma che ne è stato di questo film? Sembra che esista solo nei ricordi, poiché nemmeno le ricerche più accurate hanno portato ad alcun risultato: resta solo il nome del giovane attore di bell’aspetto, ovvero Peter Alexander, che fa ancora brillare gli occhi dell’84enne Lore. Poco prima della fine dell’intervista, Lore ne parla casualmente con Maria Kompatscher di Fiè, chiamata Much Moidele, che lavorò al Laghetto di Fiè fino al 1955 e ricorda ancora le riprese. Qualche anno fa vide anche la scena finale del film: una barca a remi sul lago con i cantanti del coro maschile di Siusi. Secondo lei non si trattava di Peter Alexander, bensì dell’attore Pero Alexander, all’anagrafe Hans Eduard Pfingstler (nato nel 6.4.1921 e che, dapprima, si chiamava anch’egli Peter, cambiando successivamente nome in Pero), il Cary Grant del cinema tedesco che recitò in famosi film al fianco di Gert Fröbe, Heinz Rühmann, Heinz Erhardt, Willy Millowitsch, Karl Heinz Böhm, Paul Dahlke, Heinz Drache, Harald Dietl, Gerlinde Locker, Erika Remberg e molti altri ancora. Dato che in determinate foto la somiglianza con Peter Alexander è molto forte, Maria Kompatscher è sicurissima che si trattasse di lui. All’epoca, i curiosi abitanti di Fiè salirono per assistere alle riprese, rimanendo in assoluto silenzio; vi si era recata anche la madre di Maria e un abitante di Siusi aveva perfino recitato. Nel film, però, veniva arrestato da due carabinieri e fu necessario consolarlo per lungo tempo. In occasione della chiacchierata con Maria Kompatscher, Lore si ricorda anche che doveva sempre dare da mangiare alle anatre.

Come per il precedente, anche le ricerche svolte per questo film non hanno portato a nulla. Le tracce di Pero Alexander si perdono alla fine degli anni ’60 e non risulta nemmeno sui siti internet specializzati in cinema. Si faccia pur vivo chi ne sa qualcosa…

Un tempo, l’Albergo al Laghetto di Fiè era gestito da Dora Baumgartner (terza dalla destra).

20 anni ininterrottamente dedicati al lavoro sono volati per Lore. La madre Emma morì nel 1967 e da settembre 1968 a luglio 1969 il Rose Wenzer fu interamente ristrutturato, diventando uno dei primi esercizi nell’area dello Sciliar a disporre di camere con doccia, che lei cominciò a gestire, dopo aver lasciato il Laghetto di Fiè. Nel 1970, poi, morì il padre Eduard e da allora sono successe molte cose ancora degne di essere raccontate. Ma la partita a Watten continua. In Alto Adige, i giocatori non possono fare cenni per comunicarsi quali carte hanno in mano: chissà se è una regola rispettata da tutti… Alcuni stanchi escursionisti entrano in albergo, raccontando orgogliosi di essere stati per la prima volta sullo Sciliar. Ogni giorno, Lore decora il Rose Wenzer con magnifici fiori per dare il benvenuto agli ospiti, cui ha dedicato la sua lunga vita, un’esistenza contraddistinta da molto lavoro ed esperienze emozionanti, come quelle che speriamo la attendano negli anni a venire. Va tout! P.S.: ecco la storia del nome Lore. Il parroco di Fiè non accettò di battezzarla come Dolores, poiché non era il nome di una santa e, così, venne chiamata Dorothea (che significa “dono di Dio”), abbreviato in Dora. Tuttavia, per gli abitanti di Fiè Dora Baumgartner sarà sempre Lore. Infine, un’ultima chicca: la prima hit di Peter Alexander del 1951 dice: “Das machen nur die Beine von Dolores” (Lo fanno solo le gambe di Dolores, ndt). «

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Buchteln Ricetta per 4-6 persone: I Buchteln sono un tipico dessert altoatesino di forma sferica a base di pasta lievitata, cotto al forno all’interno di uno stampo. Ripieni di marmellata di albicocche, spesso vengono degustati anche come piatto principale. Ingredienti · 500 g di farina · 1 presa di sale · 30 g di lievito · 1/8 l di latte tiepido · 70 g di burro · 50 g di zucchero · scorza grattugiata di ½ limone biologico · 1 cucchiaino di rum · 1 bustina di zucchero vanigliato · 2 uova · burro e pangrattato per lo stampo · 100 g di marmellata di albicocche per il ripieno · zucchero a velo per spolverare

Preparazione Versare la farina in una ciotola, salare, creare una conca nel mezzo e inserirvi il lievito sbriciolato. Aggiungere il latte tiepido, mescolare e cospargere con un po’ di zucchero e farina. Coprire il preimpasto con un canovaccio e lasciarlo riposare in un luogo caldo per circa 20 minuti. Sciogliere il burro in una pentola e mescolarlo con zucchero, scorza di limone, rum, zucchero vanigliato e uova. Aggiungere questo composto al preimpasto e lavorarlo energicamente con un cucchiaio di legno, finché non si stacca dal bordo della ciotola. Coprire nuovamente e lasciar riposare per 30 minuti. Imburrare una forma e cospargerla di pangrattato. Su un piano di lavoro infarinato, spianare la pasta (2 cm di spessore) e tagliarla in quadrati di 5 cm, da riempire con 1 cucchiaino di marmellata. Chiudere bene i Buchteln e disporli uno accanto all’altro nello stampo, con il lato liscio verso l’alto. Coprirli con un canovaccio e lasciarli riposare per circa 20 minuti, finché non avranno raddoppiato il loro volume. Dopo aver riscaldato il forno a 180°C, spennellare i Buchteln con il burro fuso e farli dorare per 45 minuti.

Foto: Helmuth Rier

(Fonte: Echt Südtirol! 85 Rezepte aus der Bergbauernküche, casa editrice Christian Verlag.)

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Ezio e la Formula 1

Ezio Zermiani in persona si gode il tramonto a Fiè.

Una leggenda vivente, un pioniere degli inviati sportivi italiani e un archivio ambulante della storia dell’automobilismo. Il giornalista bolzanino Ezio Zermiani ha dedicato la sua vita alla Formula 1.

U

n orologio rosso Ferrari al polso (un Tag Heuer del 1970), una Porsche Targa del 1973 color aragosta, eleganti occhiali con lenti a specchio e folti baffi sono i segni distintivi di Ezio Zermiani. Tuttavia, chi crede che il vivace reporter faccia parte del passato, si sbaglia: l’ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, saputo che nel 2010 Zermiani era stato insignito del titolo di “bolzanino dell’anno” (il capoluogo è la sua città natale), ha sottolineato l’evento nel migliore

dei modi con una cartolina da Maranello: “Caro Ezio, sei una vera lenza, ma ti voglio bene”. Questo “ragazzaccio”, infatti, che per decenni ha seguito in tutto il mondo i team di Formula 1 con il microfono in mano con grande prontezza e caparbietà, merita tutta la nostra ammirazione. Ezio Zermiani diede inizio alla sua carriera giornalistica presso la redazione RAI di Bolzano negli anni ’60, mentre studiava ingegneria, occupandosi »

Testo: Elisabeth Augustin Foto: Helmuth Rier

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Nel corso degli oltre 30 anni della sua carriera nel mondo dei motori, Ezio Zermiani è mancato a un’unica gara di Formula 1.

di eccezionali casi di omicidio e grandi processi in qualità di cronista giudiziario. Come se fossero accaduti ieri, il giornalista racconta di aver seguito lo scalpore suscitato dal caso Steinkasserer, che vedeva un sacerdote accusato di aver ucciso la sua perpetua in Val d’Ultimo, la vicenda del portiere d’albergo Scicchitani, sospettato del delitto di una giovane donna (la cui innocenza fu dimostrata dal cronista stesso insieme all’avvocato), e i tremendi crimini del serial killer Bergamo. Grazie a diligenza, talento e a uno spiccato fiuto, riuscì a fare carriera a Milano. Nel periodo delle Brigate Rosse era molto impegnato per la RAI e gli rincresce vedere che oggi i suoi colleghi preferiscano lavorare in ufficio. “Praticavamo ancora il giornalismo investigativo nel senso classico del termine e dovevamo essere pronti all’azione”, riferisce Zermiani, che sarebbe perfetto nei panni di stravagante commissario di polizia in una serie televisiva. La passione di Ezio Zermiani sono sempre stati i motori e, così, in quel periodo cominciò a realizzare reportage per la famosa trasmissione “Domenica Sportiva”, un lavoro coinvolgente, anche perché, durante le gare automobilistiche, purtroppo i decessi erano più numerosi di oggi. A quei tempi, il materiale delle riprese doveva essere trasferito fisicamente e Zermiani aveva la fortuna di poter fare affidamento sul suo amico Leo Gurschler, albergatore della Val Senales, che lo accompagnava in elicottero dal circuito di Salisburgo allo studio RAI di Bolzano, dove la pellicola veniva sviluppata e il reportage messo a punto: Zermiani era sempre il reporter più veloce (nel vero senso della parola). Dalle gare motociclistiche passò poi ai rally e alla Formula 1. In 35 anni mancò a un unico GP, quello di Monza, a causa del decesso della madre. Non solo era sempre presente a tutti i Grand Prix, ma anche ai numerosi allenamenti infrasettimanali che, in passato, si svolgevano sui circuiti stessi: che fosse Sud Africa, Australia o Spagna, l’instancabile Ezio non mancava mai! “Oggi, i piloti utilizzano i simulatori e, quindi, non serve più testare l’auto in pista”, si dispiace. Durante gli ultimi sei anni di attività, Zermiani è stato caporedattore della “Redazione Motori” di RAI Sport a Milano, alla testa di 30 collaboratori. Questo giornalista sportivo ha indubbiamente lasciato il segno nel mondo della Formula 1. Memora-

bili restano i momenti in cui piazzava il microfono davanti alla visiera dei piloti alla linea di partenza, per catturare qualche impressione a caldo. Si divertiva soprattutto con Nelson Piquet, poiché il brasiliano non solo apprezzava quell’istante di notorietà, ma sfogava la tensione di quella delicata fase pochi secondi prima della partenza con qualche battuta di spirito. Si era creato un tale affiatamento tra il reporter e i piloti che questi, con un cenno del capo, gli facevano intendere di essere pronti per una breve dichiarazione. Cittadino del mondo dal punto di vista professionale, Zermiani si sente profondamente legato all’Alto Adige e, sebbene la sua residenza principale sia Bolzano, trascorre ogni minuto libero nel suo appartamento nel centro di Fiè allo Sciliar con vista sulla romantica Chiesetta di Peterbühel. In questo piccolo rifugio si delizia tra innumerevoli ricordi: modellini di auto (prevalentemente Ferrari: una per ogni vittoria di Michael Schumacher), medaglie della Ferrari, una dedica del 1987 del celebre Enzo Ferrari, fotografie con Gianni Agnelli o Ayrton Senna, Riccardo Patrese, Alessandro Nannini, Michele Alboreto e le altre stelle del mondo dei motori, perfino una durante un’udienza con il papa. Una foto, che dice più di mille parole, immortala Zermiani con il microfono, mentre accorre sul circuito vicino ad Andrea De Cesaris, intento a spingere la sua vettura. “Invece di fare domande, potresti aiutarmi”, fu la reazione del pilota. “L’immagine mostra la semplicità della vecchia Formula 1”, spiega il giornalista. “Con le odierne misure di sicurezza, una situazione simile sarebbe impensabile”. Essendo un reporter noto, Zermiani è sempre riuscito ad attirare in Alto Adige famosi personaggi sportivi. Grazie a lui, il leggendario pilota di rally Walter Röhrl, il pilota austriaco Gerhard Berger, lo svizzero Clay Regazzoni, i già citati Patrese, Nannini e Alboreto, l’imbattibile sciatore Alberto Tomba e molti altri conobbero e apprezzarono le bellezze di questa regione turistica e, soprattutto, le piste da sci delle Dolomiti. Il giornalista ha girato il mondo per 35 anni, senza la moglie Rosy che non sopportava il frastuono dei circuiti. “Quando ti fermi da qualche parte, vorresti essere a casa, e quando sei a casa, vorre- »

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sti ripartire”, rivela Zermiani. Dopo tre giorni nel medesimo posto diventa nervoso: un’attitudine personale che definisce “nomadismo” e che non è migliorata da quando il 73enne è in pensione. “Lavoro più di prima”, afferma. Dal pensionamento nel 2006, “vende” il suo bagaglio storico: su 15 CD/DVD ha collezionato la storia della Formula 1 dal 1951 a oggi e su altri 15 CD l’intera evoluzione del rally. La Ferrari gli ha aperto l’archivio, consentendogli di accedere al materiale storico dagli anni ’20 ai ’60. Sebbene abbia così tanto da raccontare, non esiste una sua biografia. “La mia vita è delineata nei CD, nelle interviste più importanti e nei momenti migliori”, afferma con modestia.

Ferrari & Co.: l’archivio privato e numerosi ricordi sono i testimoni viventi della straordinaria carriera di Zermiani.

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Inoltre, Zermiani sembra non avere in programma, ancora per lungo tempo, d’interrompere le sue numerose attività. Si autodefinisce un uomo stres-

sato, sempre teso e con la pressione troppo alta, un perfezionista mai soddisfatto di sé. “In realtà sono sempre deluso e preferisco non riguardare i miei reportage, perché li cambierei continuamente. Il perfezionismo preclude la gioia”, afferma Zermiani. Lui, che ha trascorso la vita nelle vesti di cacciatore e preda, in tutti gli anni vissuti nel mondo di motociclismo, rally e Formula 1, non si è mai occupato solo di motori e pistoni, bensì soprattutto delle persone. “Cercavo sempre di comprendere la mentalità di questi uomini che rischiavano la vita ogni giorno”. Ciò che fanno è sovrumano e il “pericolo” è un tema particolarmente affascinante. Zermiani descrive il mondo della Formula 1 come un ambiente molto esclusivo e difficile, in cui tutti i protagonisti hanno interessi estremi e, nel contempo, tutelano al massimo la loro sfera privata.


In due occasioni Ezio Zermiani pensò di abbandonare la carriera: dopo la morte di Ayrton Senna sul tracciato di Imola, in occasione del Gran Premio di San Marino del 1994, e in seguito al decesso di Michele Alboreto durante le prove della 24 Ore di Le Mans nel 2001 in Germania. “Capita molto raramente che un giornalista diventi amico di un pilota”, rivela Zermiani, “e poi quando viene a mancare...”. Ancora oggi il ricordo di quegli orrendi incidenti gli fa tremare la voce. Oltre a Senna e Alboreto, i preferiti di Zermiani sono Nelson Piquet e Jean Alesi. Il 1 maggio 2014, in occasione del 20° anniversario della morte dell’amico Ayrton Senna, Zermiani organizzò a Imola il “Senna Tribute”, che vide la partecipazione di 54.000 persone e fu mandato in onda da 31 reti televisive, come rivela orgoglioso. “Erano presenti tutti gli amici di un tempo e si disputò una partita di beneficenza a favore della Fondazione Senna, molto importante per il Brasile”. Ora, Zermiani è impegnato con i preparativi di un simile evento in onore di Gilles Villeneuve, deceduto nel 1982 in seguito a un incidente durante le prove cronometrate in Belgio. I conoscenti e le amicizie di Ezio Zermiani non appartengono solo al mondo dell’automobilismo: ad esempio, si definisce “molto amico” dell’alpinista altoatesino Reinhold Messner. Dopo ogni spedizione su un Ottomila, Messner consegnava al giornalista spezzoni di video per i suoi reportage per il TG 2. Da parecchi anni Zermiani custodisce un’intervista con Reinhold Messner, che potrà essere pubblicata solo dopo la morte di quest’ultimo: così ogni volta che faceva ritorno da una spedizione, l’alpinista scherzava, dicendogli che per quella volta era stato sfortunato e avrebbe dovuto pazientare ancora, con la morbosa curiosità ed invidia dei suoi colleghi che non hanno mai saputo il motivo di tanto segreto. La peggiore esperienza professionale di Ezio Zermiani non è avvenuta, però, su un circuito, bensì nell’agosto 1979 sulla Marmolada, dove Karol Wojtyla tenne una messa, pochi mesi dopo essere stato eletto papa. Alla stazione a monte della funivia si verificò una bizzarra situazione, che vide Ezio Zermiani solo insieme al papa e alle forze dell’ordine: il reporter con il microfono in mano e Wojtyla con gli sci bianchi appena regalatigli dai maestri locali. Zermiani parlò al papa come a una persona qualunque (un atteggiamento impensabile, all’e-

poca), tanto che il tecnico esortò la regia a Roma ad andare immediatamente in onda e ad aprire il collegamento audio. “Se Zermiani sta parlando con il papa, io sono seduta qui con Napoleone”, rispose la collega a Roma e così le cose andarono diversamente: la lunga intervista non fu mai trasmessa, né registrata. Il suo più grande dispiacere è, ancora oggi, l’ultima domanda rivolta al papa: “Cosa farebbe, Sua Santità, se la cabinovia non ripartisse?”. E Papa Giovanni Paolo II rispose scaltro: “Mi allaccerei gli sci e scenderei a valle con i maestri. Di certo non arriverei ultimo!”. Indubbiamente questa è l’ambizione che il papa, Senna e Zermiani hanno condiviso per tutta la vita. «

In qualità di giornalista del mondo dei motori, Ezio Zermiani ha lasciato il segno con il suo coraggio e le sue doti.

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La top 10 delle attività invernali dell’area vacanze Alpe di Siusi Bagno di fieno Un toccasana che dona energia e rivitalizza l’organismo, in un ambiente tradizionale o moderno. Il bagno di fieno è uno dei trattamenti più amati del wellness alpino. Grazie al calore corporeo, il fieno arricchito di numerose piante officinali quali timo, arnica, fragolaccia e genziana rilascia molteplici principi attivi e oli eterici, che vengono assimilati attraverso l’epidermide e la respirazione.

Pattinaggio sul ghiaccio sul Laghetto di Fiè In inverno, grandi e piccini possono lasciare sci e snowboard e piroettare per qualche ora sul Laghetto di Fiè: divertimento assicurato per principianti e professionisti, reso speciale dal paesaggio spettacolare alle falde dello Sciliar!

Parapendio su Siusi Volare sulle cime dolomitiche non è un’attività prettamente estiva: grazie alle tute imbottite che riparano dal freddo, infatti, è possibile anche in inverno, quando il panorama è particolarmente cristallino. Il punto di partenza del volo tandem è lo Spitzbühl, da cui pilota e passeggero scendono a San Valentino, ammirando Siusi dall’alto.

Tour delle streghe Sette stazioni raccontano altrettante leggende sull’Alpe di Siusi durante il tour sugli sci, che accompagna grandi e piccini alla divertente scoperta dell’altipiano. Passando per Panorama, Punta d’Oro e Bullaccia ci si addentra nel regno delle streghe dello Sciliar: l’occasione perfetta per insegnare ai bambini che sciare è un’esperienza magica.

Kofel e centro storico di Castelrotto Il Monte Calvario di Castelrotto, il cosiddetto “Kofel”, è una meta speciale per una piacevole escursione invernale, poiché consente di ammirare il panorama mozzafiato su Punta Santner, Sciliar, Bullaccia e sul centro di Castelrotto con il suo campanile barocco, la parrocchia neoclassica e gli edifici affrescati. Consiglio: rilassatevi e godetevi questa quiete!

36 ALPE | Inverno


Sci di fondo come veri professionisti I fondisti annoverano all’unanimità l’Alpe di Siusi tra le migliori aree in cui praticare questo sport. Inoltre, ogni anno le squadre nazionali di Norvegia, Canada, Italia e Stati Uniti si allenano qui, sul più ampio altipiano d’Europa, e chi desidera emulare Petter Northug, Marit Bjørgen & Co., non deve far altro che lasciarsi conquistare dai suoi 80 km di piste. Lo sci di fondo è un toccasana per il benessere, incrementato dall’incantevole paesaggio.

Slittata al chiaro di luna Quando la romantica luna rischiara le piste dell’Alpe di Siusi, è giunto il momento di una discesa in slittino con gli amici, la famiglia o il partner. Immergetevi nella notte, dopo aver fatto il pieno di energia con le tradizionali ricette altoatesine del rifugio situato presso il punto di partenza.

Passeggiata in slitta sul più ampio altipiano d’Europa Avvolti in calde coperte, gli innamorati si immergono nel paesaggio invernale innevato, godendosi il panorama alpino delle Dolomiti su una comoda slitta, al ritmo scandito dagli zoccoli dei cavalli sulla soffice neve: uno speciale benvenuto nel grande spettacolo della natura.

Ciaspolata in Val Ciamin Partendo da San Cipriano ci si inoltra nella romantica e incontaminata Val Ciamin, sopita sotto una soffice coltre di neve. Attraversando i prati Doss, si raggiunge la sorgente Schwarzn Lettn e poi lungo il fiume si arriva al belvedere Rechter Leger che schiude un magnifico panorama sulle Cime del Principe e del Ciamin.

Escursioni invernali sulla Bullaccia Il belvedere Engelsrast sulla Bullaccia è uno dei luoghi più panoramici dell’Alpe di Siusi, grazie a un’incantevole vista a 360° che spazia dalle Dolomiti alla regione dell’Ortles. Il tour ad anello attraverso la Bullaccia accompagna anche alla scoperta di luoghi energetici: il sentiero porta dal belvedere Engelsrast alla Croce Goller, passando per la Croce Filln e le Panche delle streghe, per poi fare ritorno al punto di partenza a Compatsch.

Inverno | ALPE 37


Anteprima inverno 14/15

> Dicembre 2014

> 6 - 7 dicembre 2014

> 11 gennaio 2015

> 23 febbraio - 5 marzo 2015

Natale in montagna a Castelrotto

Festival invernale per bambini con la Strega Nix

Il matrimonio contadino di Castelrotto

Winter Survival Camp all’Alpe di Siusi

Per la nona volta gli abitanti di Castelrotto rivelano i segreti delle loro antiche usanze natalizie. Le contadine di Castelrotto allietano poi gli ospiti del Mercatino a suon di biscotti di panpepato, dolci natalizi, panforte e krapfen.

Quest’anno per la prima volta, in occasione dell’apertura della stagione sciistica all’Alpe di Siusi, la Strega Nix invita tutti i bambini ad un particolare festival invernale. Vi aspetteranno due giorni pieni di intrattenimento, giochi e puro divertimento invernale! Durante il festival i bambini possono anche sciare o imparare a sciare giocando.

Lo spettacolo in costume più affascinante dell’Alto Adige. Si tratta della ricostruzione storica di un matrimonio contadino, così come si celebrava un tempo ai piedi dello Sciliar. Il matrimonio contadino ha inizio a S. Valentino, luogo dal quale il corteo nuziale ci si incammina con la slitta trainata dai cavalli splendidamente addobbata – nella più precisa osservanza dell’ordine da sempre seguito – e attraversa campi innevati per giungere fino a Castelrotto.

Come si costruisce un igloo? Come fanno gli animali a sopravvivere nella neve? E come dovremmo comportarci in caso di rischio valanghe? Il “survival camp” consente a piccoli e grandi artisti della sopravvivenza di approfondire queste tematiche, mentre scopriremo insieme il bosco e gli animali che popolano l’Alpe di Siusi in inverno. Poi, con apparecchi ARVA e cani da valanga cercheremo un oggetto sepolto in profondità sotto la neve. Non appena conosceremo i trucchi per far fronte alle emergenze nella natura incontaminata, saremo pronti per l’inverno!

Il 5 e il 6 dicembre l’appuntamento è anche con i “Kastelruther Spatzen”, e le loro note musicali: l’ideale per favorire l’atmosfera di raccoglimento che precede il Natale. Appuntamenti 5 - 8 dicembre 2014 12 - 14 dicembre 2014 19 - 21 dicembre 2014 26 - 28 dicembre 2014

38 ALPE | Inverno


Foto: Helmuth Rier

> 1 febbraio 2015

> 4 febbraio 2015

> 6 marzo 2015

> 21 - 29 marzo 2015

Torneo invernale di golf all’Alpe di Siusi

Alto Adige Moonlight Classic Alpe di Siusi

Liquid Dolomites

10 anni Swing on Snow

Giocare a golf sulla neve e rallegrarsi di un panorama mozzafiato: in data 1 febbraio, tutti gli appassionati di golf potranno provare l’ebbrezza di questo evento speciale. Si gioca su 9 buche che hanno una lunghezza tra i 61 e i 1150 m. Con gli sci, snowboard o slitta si va di buca in buca. I fairways sono bianchi invece che verdi, i green white e le palline da golf si differenziano dalla bianca neve grazie ai loro colori scintillanti.

Che stupore, per la luna, quando farà capolino da dietro le Dolomiti… Al suo sorgere sarà infatti al via una maratona di fondo quanto mai insolita nel suo genere. L’appuntamento per le centinaia di fondisti partecipanti è a Compaccio. Armati di sci e torcia, eccoli scivolare silenziosamente nella notte, fra il candore del paesaggio invernale, lungo i 15 o 30 km del tracciato che li ricondurrà al punto di partenza. L’evento si prospetta unico ed emozionante anche per i tanti spettatori della „Moonlight Classic“ dell’Alpe di Siusi.

“Liquid Dolomites” promuove la cultura dei bar nelle Dolomiti, ricercando uno scambio costruttivo tra specialisti, al fine di ampliare gli orizzonti nell’ambito dei cocktail e scoprire nuovi prodotti e creazioni. In quest’occasione, verranno presentate nuove ricette e tecniche, partendo da bevande creative e cocktail molecolari, fino ai best classic e ai cuisine style cocktail. Appuntamento dedicato a esperti, appassionati ed entusiasti. Biglietti d’ingresso disponibili presso l’associazione turistica Alpe di Siusi.

Swing all’Alpe di Siusi! Sullo sfondo dorato delle sue distese di neve baciate dal sole, le note musicali di diverse band allieteranno per una settimana le imprese di sciatori e boardisti fondendosi con la dolcezza del paesaggio. Ritmi travolgenti e toccanti pervaderanno al mattino le piste dell’Alpe per poi spostarsi nei rifugi e ristoranti a pranzo. A partire dalle ore 21, nei locali di Castelrotto, Siusi e Fiè allo Sciliar saranno in programma „concerti after-hour“. Il concerto di apertura si terrà presso la Casa della Cultura Waltherhaus a Bolzano.

www.golfstvigilseis.it

www.moonlightclassic.info

www.swingonsnow.com

Inverno | ALPE 39


Anteprima estate 2015

> 29 - 31 maggio 2015

> Luglio 2015

> Luglio 2015

> Estate 2015

33 Cavalcata Oswald von Wolkenstein

Mese del Running e della Mezza Maratona

Schlern International Music Festival

Estate: Tutti in famiglia!

Nessun altro evento riesce a fondere così sapientemente storia, sport, tradizione, cultura e folclore come la celebre cavalcata intitolata ad Oswald von Wolkenstein. Il tradizionale spettacolo equestre è celebrato ogni anno sullo sfondo di un paesaggio unico e di fronte ad un pubblico in visibilio. Il torneo storico ha inizio al Castel Forte a Ponte Gardena: vessilli al vento, i cavalieri passano di torneo in torneo mettendo alla prova le loro doti di velocità, abilità e governo del cavallo. Spirito di squadra, coraggio e amore per l’animale: questi i requisiti fondamentali chiesti ad una squadra che voglia aggiudicarsi il prestigioso concorso. Al termine delle sfide, la solenne premiazione a Castel Prösels fra la pompa e lo sfarzo tipici del grande poeta e cantore lirico. La presentazione delle squadre partecipanti e la grande festa si terranno nella località di Fiè allo Sciliar.

Con la 3a Mezza Maratona Alpe di Siusi in data 5 luglio, l’allenamento dei maratoneti keniani e la Running Shoe Experience, il mese di luglio è all’insegna del running. La mezza maratona all’Alpe di Siusi, l’altipiano più vasto d’Europa, è non solo una gara affascinante per il panorama mozzafiato delle Dolomiti, ma è anche una sfida particolare per i suoi 601 m di dislivello.

Come le precedenti, anche la dodicesima edizione dello Schlern International Music Festival offre l’insolita possibilità di ascoltare concerti di musicisti di fama mondiale nel territorio dell’Alpe di Siusi.

In estate l’Alpe di Siusi si trasforma in un paradiso magico per i bambini: in occasione del Dolomiti Ranger grandi e piccoli detective scoprono l’architettura faunistica, osservano gli animali notturni, ne seguono le tracce ed esplorano il loro biotopo.

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www.ovwritt.com

Per la quarta volta consecutiva, quest’anno saranno presentati al pubblico i nuovi modelli delle collezioni di scarpe da running dell‘anno 2016. Per tutti coloro che vogliono testarli lungo i tracciati del Running Park Alpe di Siusi, l’appuntamento è per il 26 e il 27 luglio con Alpe di Siusi Running Shoe Experience. Dal 28 giugno al 12 luglio 2015, i migliori maratoneti keniani ritorneranno ad allenarsi sull’altipiano più grande d’Europa dove si prepareranno per i prossimi appuntamenti podistici. Il 5 luglio saranno i maratoneti keniani stessi a correre fianco a fianco con i partecipanti della mezza maratona all’Alpe di Siusi. Un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati della corsa! running.seiseralm.it

40 ALPE | Inverno

Il programma del festival prevede anche quest’anno, oltre al concorso internazionale, corsi di approfondimento e workshop, circa 35 concerti pomeridiani e serali, a cui parteciperanno riconosciuti professori di musica e giovani artisti provenienti dall’America del Nord e del Sud, dall’Asia e dall’Europa. Tutti i concerti, i corsi e i workshop sono aperti gratuitamente al pubblico. Solo i concerti delle grandi star sono a pagamento. www.schlernmusicfestival.eu

Assieme alla strega Martha, grandi e piccini vanno sulle tracce di streghe e stregoni. Si può scegliere tra una passeggiata notturna tra fate e folletti assieme alla strega Martha, creare delle streghette d’erbe oppure ricercare magici simboli; lo spasso e il mistero sono garantiti. Coloro che invece preferiscono esplorare la vita di un maso lo possono fare con il programma “Un universo in fattoria”. Oltre vedere da vicino mucche e cavalli le famiglie scopriranno anche come il grano viene trasformato in farina e la farina in pane.


Foto: Helmuth Rier

> Estate 2015

> 21 luglio - 9 agosto 2015

> 13 luglio - 17 agosto 2015

> 1 - 31 ottobre 2015

Escursioni per gli amanti dei fiori

Silenzi d’Alpe

Summer Classics di Siusi allo Sciliar

38a Dispensa di Fiè

Nel territorio dello Sciliar nel corso dell’anno si possono trovare oltre 790 piante da fiore e felci dai più diversi aspetti e di diversa provenienza. Sui prati delle malghe, sui pascoli e sui ghiaioni spuntano tipici fiori alpini e molte altre rarità botaniche. Nel corso dell’anno l’Ufficio Parchi Naturali organizza in collaborazione con le associazioni turistiche dei comuni del Parco Naturale circa 30 escursioni guidate con l’esperto escursionista e naturalista Riccardo Insam. www.alpedisiusi.info

All’Alpe di Siusi la montagna dona incontri di Cultura in Natura, insieme a paesaggi sorprendenti e scenari incantati. Tutt’intorno echeggia la voce del silenzio, s’alzano racconti di miti e leggende, si specchia la bellezza della natura, canta la luce di pietre e cime, chiama la felicità dell’animo. Questo suggeriscono i lenti passi dei partecipanti ora cadenzati ora leggeri che li immergono in flussi di voci, colori, profumi, sorprese, lungo umidi pendii, territorio di metamorfosi e ascensione, dove l’immersione nel passato (natura) è anche trasformazione e il paesaggio è soglia della bellezza. Il silenzio tesse risonanze, s’allarga come un’attesa, una promessa di rivelazione.

Agli appassionati di musica classica, Siusi propone anche quest’anno una serie di straordinari concerti. Artisti italiani con alle spalle esperienze internazionali si esibiranno sulle note di grandi compositori. Con il suo alto livello, la “Summer Classics” è da tempo parte integrante del programma culturale estivo proposto, ai piedi dello Sciliar, ad un pubblico estasiato di residenti e villeggianti.

Uno spunto per i buongustai e gli amanti della cucina locale: la Dispensa di Fiè allo Sciliar. Dal 1978 i ristoratori della località invitano a partecipare all’Ottobre gastronomico, pronti a sorprendere ancora una volta con la rivisitazione di piatti tradizionali. Piatti creati con amore e serviti con altrettanta passione. Piatti originali eppure antichi. L’ottobre culinario di Fiè: un’occasione da non lasciarsi sfuggire. www.voelserkuchlkastl.com

> 16 luglio 2015

Berglertafel a Tires al Catinaccio La Cena del montanaro (Berglertafel) offre un menù per buongustai di cinque portate con tipiche ricette di Tires e vista panoramica al cospetto dello scenario leggendario di Proa, un alpeggio affacciato sul Catinaccio. Non esistono altri belvedere a Tires al Catinaccio, da cui ammirare meglio il regno di Re Laurino e il noto fenomeno dell’enrosadira, accompagnato da favolose specialità gastronomiche. La tavolata di oltre 100 m accoglie 160 buongustai, che potranno godersi il menù e il panorama sul Catinaccio.

> 9 - 11 ottobre 2015

Grande festa dei Kastelruther Spatzen La tradizione ha un nome. 31 anni di “Festa dei Kastelruther Spatzen”: l’occasione per festeggiare è ancora più grande, fra migliaia di fan radunati sotto il grande tendone di Castelrotto. Un’emozione davvero senza eguali.

Inverno | ALPE 41


Foto: Helmuth Rier

Visto & sentito

Monumento dei Kastelruther Spatzen. In occasione del 30° anniversario della festa dei Kastelruther Spatzen, Castelrotto ha ringraziato i suoi sette cittadini più famosi con un monumento all’ingresso del paese. All’inaugurazione hanno partecipato anche Norbert Rier & Co.

Premio “Dogo correva. Correva, perché correre è la sua passione, il suo destino”. La storia del maratoneta keniota Dogo e le emozioni che vive durante gli allenamenti in quota sull’Alpe di Siusi hanno affascinato la giuria del progetto “Dolomiti Supersummer Storytelling”. Nella cornice del Trentino Film Festival, il breve testo nato dalla penna di Tobias Kompatscher, giovane autore di Fiè, si è aggiudicato il 3° posto nella categoria “racconto”.

L’Alto Adige, il Trentino e il Tirolo collaborano alla creazione di una regione europea, simbolo di un pluralismo culturale e linguistico. A luglio, in occasione di un convegno europeo organizzato a Castel Prösels dalla Provincia Autonoma di Bolzano, il presidente della Giunta provinciale Arno Kompatscher (1.d.d.) a dato il benvenuto al cancelliere austriaco Werner Faymann e al presidente del Consiglio Matteo Renzi (2.d.d.). Parlando di “Regioni in Europa - l’Europa delle Regioni”, hanno fornito il loro prezioso contributo anche Günther Platter (presidente dello Stato federato del Tirolo), il presidente della Provincia Ugo Rossi (Trentino), il ministro degli affari regionali Maria Carmela Lanzetta e il sottosegretario di Stato Graziano Delrio, così come il saggista Robert Menasse e lo scienziato Sergio Fabbrini.

COLOFONE. ALPE: registrato pr. il trib. BZ, decreto n. 9/2002 R.St. Editore: Alpe di Siusi Marketing, 39050 Fiè allo Sciliar, Via del Paese, 15, Tel. 0471 709 600, Fax 0471 704 199, info@alpedisiusi.info, www.alpedisiusi.info. Caporedattore: Alex Andreis. Redazione: Elisabeth Augustin, Rosa Maria Erlacher, Barbara Pichler Rier, Katja Sanin, Michaela Baur, André Bechtold, Daniela Kremer. Traduzioni: Studio Bonetti & Peroni. Pubblicità: Sabine Demetz, Christoph Trocker. Impaginazione: Komma Graphik. Stampa: Litopat.

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Foto: Smart

Foto: Seiser Alm Marketing

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