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ARCIDIOCESI DI BENEVENTO

Atti del XXVII Convegno Pastorale Diocesano

Dalla SFIDA alla PROPOSTA La parrocchia crocevia delle istanze educative

14 - 15 - 16 GIUGNO 2011 SEMINARIO ARCIVESCOVILE BENEVENTO


A cura di:

Ufficio Pastorale Diocesano Piazza Orsini, 27 - 82100 Benevento Tel. 0824.323379 - 0824.323360 - Fax 0824.323355 e-mail: pastorale@diocesidibenevento.it


Presentazione Come ogni anno il Convegno Pastorale Diocesano rappresenta un appuntamento importante per la vita della Chiesa locale, dove sono presenti tutte le realtà: sacerdoti, religiosi, referenti di movimenti e associazioni e fedeli laici. Un momento di incontro, confronto e riflessione sullo stato delle cose e sui percorsi immediati da intraprendere, in un clima di preghiera e di condivisione. Durante il XXVII Convegno, dove si è discusso intorno al tema: Dalla Sfida alla Proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative, la Chiesa beneventana ha lavorato tenendo presente quanto i vescovi italiani hanno indicato negli Orientamenti per il prossimo decennio con il documento “Educare alla vita buona del Vangelo”. Quanto è stato al centro dei lavori è riportato nella presente pubblicazione con la seguente struttura: •

la prima sezione riportante la relazione di base di mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della Cei, il quale ha presentato, innanzitutto, le motivazioni che hanno spinto i vescovi a puntare sulla questione dell’emergenza educativa; successivamente ha indicato eventuali percorsi da intraprendere perché la Chiesa diventi realmente comunità educante; infine ha suggerito delle strategie operative concrete;

la seconda sezione dedicata ai lavori dei gruppi di studio distinti per i cinque ambiti (Cittadinanza, Fragilità, e Lavoro e festa, Vita affettiva e Tradizione) e alle conclusioni dell’arcivescovo mons. Andrea Mugione;

la terza sezione contenente un’appendice metodologica (con le schede di approfondimento utilizzate per i laboratori di studio, curate dal professore Ubaldo Montisci della Pontificia Università Salesiana di Roma) e la rassegna stampa dell’evento. Gli atti del convegno rientrano nell’insieme dei sussidi che l’ufficio 5


Pastorale prepara per sacerdoti, religiosi e operatori (diocesani e parrocchiali). In essi, infatti, sono contenute le prime indicazioni per la programmazione pastorale del prossimo anno, le cui linee definitive sono descritte, in maniera dettagliata, nella pubblicazione del piano pastorale. Gli atti del convegno e il piano pastorale rappresentano, dunque, uno strumento indispensabile per l’impostazione del lavoro pastorale sia nelle parrocchie, sia nelle zone pastorali oltre che per i movimenti e le associazioni operanti in diocesi.

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Programma

M A RT E D I 1 4 G I U G N O

Ore 16.00 Iscrizioni

Ore 17.00 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II” • Preghiera iniziale • Saluto S. Ecc. Mons. Andrea MUGIONE Arcivescovo Metropolita di Benevento

• Introduzione Mons. Abramo MARTIGNETTI Vicario episcopale per la Pastorale

Ore 17.30 • Relazione S. Ecc. Mons. Mariano CROCIATA Segretario generale della CEI

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MERCOLEDI 15

Ore 16.00 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II” • Preghiera iniziale

Ore 16.15 • Laboratori di studio

Ore 19.30 • Conclusione dei laboratori di studio

GIOVEDI 16

Ore 16.00 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II” • Preghiera iniziale

Ore 16.15 • Relazioni conclusive dei laboratori di studio

Ore 18.30 • Conclusioni S. Ecc. Mons. Andrea MUGIONE

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Introduzione Mons. Abramo Martignetti Vicario episcopale per la pastorale

Il nostro convenire per partecipare al XXVII Convegno Pastorale Diocesano sul tema: Dalla Sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative vuole prima di tutto essere un segno visibile di comunione della Chiesa locale dopo la messa crismale e con l’apertura ufficiale dell’anno pastorale che celebreremo il 25 settembre prossimo, alle ore 19, presso la basilica Madonna delle Grazie. Questo è anche un appuntamento annuale importante per la nostra Chiesa diocesana, luogo privilegiato di confronto, riflessione e condivisione, occasione propizia per crescere nella corresponsabilità del cammino delle nostre comunità parrocchiali. Desidero innanzitutto rivolgere un saluto a sua eccellenza Mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. “Grazie Eccellenza per aver accettato il nostro invito e aver trovato il tempo, pur tra i suoi numerosi impegni per il servizio che rende alla Chiesa che è in Italia, intervenendo come relatore al nostro convegno”. Mons. Mariano Crociata è attualmente segretario generale della Cei dopo aver ricoperto diversi incarichi. Ricordo, tra gli innumerevoli altri, quello di Docente di Teologia Fondamentale alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo e Direttore del Dipartimento di Teologia delle religioni presso la medesima Facoltà. Ha insegnato Teologia Fondamentale e Cristologia all’Istituto di Scienze Religiose di Mazara del Vallo. Il 16 luglio è stato eletto alla sede vescovile di Noto ed è stato ordinato Vescovo il 6 ottobre 2007; nominato successivamente, nel settembre 2008, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Ha pubblicato diverse opere tra cui il manuale di Teologia fondamentale “La Chiesa” (Piemme, 1991). È autore di diversi articoli sul dialogo interreligioso ed ha curato vari testi dedicati a molteplici aspetti della Teologia delle religioni.

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Nessuno, meglio di mons. Crociata, per il ruolo che ricopre e per aver seguito il lavoro che ha portato alla pubblicazione degli Orientamenti, può illustrarci le motivazioni antropologiche, sociologiche e culturali causa della emergenza educativa ed i fondamenti teologici ed ecclesiali per la proposta educativa secondo la vita buona del vangelo. Un saluto ed un ringraziamento, da parte di tutti noi, al nostro Arcivescovo per il suo instancabile lavoro che lo vede impegnato nella visita pastorale alle nostre comunità parrocchiali. Un cordiale saluto a mons. Zerrillo, vescovo emerito di Lucera Troia, primo vicario episcopale per la pastorale della nostra diocesi. Un grazie va anche a voi sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici della Chiesa beneventana per aver preparato ed accolto questa convocazione, per il vostro impegno a sostegno delle comunità: ritrovarsi qui ogni anno è la testimonianza più evidente di quanto il lavoro di ognuno e di tutti, spesso fatto nel silenzio e nel nascondimento, rappresenti il segno più evidente di una realtà diocesana viva, pur tra le inevitabili difficoltà, perché animata dal vento dello Spirito Santo. Siamo al XXVII convegno diocesano. I convegni pastorali hanno scandito in questi anni il cammino della nostra Chiesa, è doveroso quindi il pensiero riconoscente a quanti in maniera più diretta hanno lavorato in questo settore ed in particolare a don Donato D’Agostino che ha guidato l’ufficio pastorale nell’ultimo triennio durante il quale la Chiesa diocesana si è concentrata sull’obiettivo “Chiesa: casa e scuola di comunione”. Quest’anno il convegno ha un’importanza strategica fondamentale in quanto apre anche un decennio. Per tale ragione, si inserisce nel solco della riflessione avviata dalla Conferenza Episcopale Italiana con la pubblicazione degli Orientamenti “Educare alla vita buona del Vangelo”, dove sono state tracciate le linee pastorali per il prossimo decennio 201020, puntando così l’attenzione sulla questione educativa. Seguendo le indicazioni della Cei, la nostra Chiesa locale ha scelto di lavorare tenendo presente quanto i vescovi hanno indicato: i primi cinque anni all’approfondimento intorno al tema Comunità cristiana ed educazione alla fede e gli altri cinque al tema Comunità cristiana e città, mentre il convegno pastorale nazionale di metà decennio segnerà il passaggio tra i due momenti. Rispetto a tale distinzione, il prossimo triennio ci vedrà, dunque, riflettere su catechesi, famiglia, scuola e mondo giovanile, il tutto con 10


lo sguardo fisso alla parrocchia, come ribadito nel sottotitolo del convegno “La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Riaffermiamo così la centralità della parrocchia, in continuità con quanto evidenziato sia dai vescovi italiani nello scorso decennio, in particolare con la Nota Pastorale “Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia”, sia nella Lettera pastorale del nostro arcivescovo per l’anno 2010/11 “Radicati e fondati nella carità”, e negli Orientamenti dei vescovi con l’espressione da noi assunta come slogan per il prossimo triennio. Il convegno, come sempre, si articola in una relazione introduttiva e nei lavori dei gruppi di studio, laboratori di confronto, proposte, ma soprattutto luogo dove far confluire le sollecitazioni provenienti, attraverso i loro delegati, dalle comunità parrocchiali, come esercizio di corresponsabilità e amore alla nostra Chiesa. Quanto emergerà dai gruppi di studio sarà materiale per l’assemblea di programmazione pastorale annuale che si terrà il prossimo 12 e 13 luglio a Materdomini. La relazione offrirà uno sguardo che abbraccia l’orizzonte ampio del cammino, i gruppi di studio la concretezza dei passi possibili, così come lo sguardo guida i passi ed i passi rendono possibile raggiungere ciò che lo sguardo vede. I gruppi lavoreranno secondo i cinque ambiti di Verona: Lavoro e festa, Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione, avendo presente l’obiettivo del piano pastorale del prossimo anno che è il seguente: Esaminare dettagliatamente i contenuti del documento della Cei, Educare alla vita buona del Vangelo, in ciò che si riferisce ai percorsi di vita buona (n. 54b) in vista di una ricaduta operativa in ambito parrocchiale nell’anno pastorale 2011-2012. Per favorire la comunicazione di tutti ogni ambito è diviso in due gruppi. Concludo riportando una frase letta proprio in una relazione tenuta da mons. Crociata durante l’incontro con i presbiteri della diocesi di Triveneto (18 gennaio 2011): “La vita buona secondo il Vangelo comincia, e spesso semplicemente consiste, nella capacità di buone relazioni con se stessi e con gli altri, perché condotte nella luce della relazione e della presenza di Dio”. Questa riflessione ci rimanda alla consapevolezza che ciascuno deve maturare: l’educazione passa attraverso la relazione e quindi comincia da ciascuno di noi curando relazioni vere ed evangeliche. 11


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Motivazioni di una scelta e prospettiva per un cammino S. Ecc. Mons. Mariano Crociata Segretario generale della CEI

Guardare agli Orientamenti pastorali nell’ottica della parrocchia è un modo stimolante per accogliere e tradurre l’impegno educativo. Esso suppone un volontà programmatica della Chiesa particolare, della diocesi, e indirizza alla dimensione ordinaria di vita cristiana nel territorio che si intreccia intimamente con la parrocchia nella sua forma tipica di prossimità alla vita di tutti. Mi sembra doveroso, però, precisare che il valore della adozione dell’ottica della parrocchia si manifesta compiutamente se si capisce che questa ha una responsabilità propria e determinante nella recezione e nella attuazione degli stessi Orientamenti dei Vescovi. Trovo grandemente apprezzabile raccogliere la sfida formulata con l’espressione “crocevia delle istanze educative”, che dà il titolo al n. 54 del documento e che avete messo al centro del vostro convegno diocesano; ma sarà ancora più apprezzabile la capacità che ogni comunità parrocchiale riuscirà a esprimere nell’elaborare la propria dimensione educativa. Non ci sono, infatti, ricette preconfezionate e infallibilmente efficaci. C’è invece la circolazione delle riflessioni e delle esperienze da mettere in gioco attorno alla creatività e alla passione con cui ogni comunità sarà disponibile a mobilitarsi e a farsi crogiuolo di impegno educativo. 1. Giustamente vi siete chiesti quale sia il motivo della scelta del tema dell’educazione da parte dei Vescovi. Senza dubbio tale scelta non costituisce in alcun modo una stranezza o anche solo una sorpresa, poiché la missione della Chiesa – discepola, ma anche madre e maestra – porta in sé una irriducibile competenza e una consolidata esperienza educativa. Già nei padri della Chiesa essa viene compresa come madre 13


di nuovi figli generati al fonte battesimale e cresciuti – educati – con il nutrimento della Parola e dei sacramenti, a cominciare da quelli dell’iniziazione cristiana, in primis l’Eucaristia. La scelta rappresenta insieme lo sviluppo spontaneo dell’esercizio della responsabilità pastorale di Vescovi dediti alla loro propria missione evangelizzatrice, e il frutto di un discernimento su questo tempo che chiede una significativa attualizzazione di quella missione. Il nostro, infatti, è un tempo segnato da individualismo, naturalismo, frammentazione, aspetti emergenti di una analisi dell’oggi condotta in prospettiva credente. Questi aspetti denunciano in particolare un’esigenza maturata nel portare avanti l’impegno di evangelizzazione, quella cioè di concentrare l’attenzione sulla persona. Non a caso l’istanza educativa emerge già chiaramente al convegno di Verona, nel quale si afferma una nuova sensibilità pastorale improntata agli ambiti della vita personale. Potrà sembrare paradossale che, in un tempo che per tanti aspetti conosce fenomeni di massificazione e di omologazione, l’individualità si imponga con sempre maggiore prepotenza. Forse addirittura le forme più omologanti sono esse stesse messe a servizio della personalità e della personalizzazione. I Vescovi hanno colto questa esigenza a volte sotterranea altre volte ben riconoscibile, in ogni caso hanno visto nella persona il luogo proprio, la destinazione adeguata, il livello ultimo necessario a cui portare l’annuncio del Vangelo: portare il Vangelo all’altezza del singolo e della sua inconfondibile personalità. D’altra parte se non è il singolo ad accogliere e rispondere in prima persona, a far proprio l’annuncio del Vangelo, ad essere raggiunto dall’incontro con Cristo, nessun’altra iniziativa promozionale o forma organizzativa può farne un cristiano. Ci sono stati tempi in cui essere cristiani e far parte di un ambiente, di una comunità, di una società coincidevano, erano due facce della stessa medaglia, vissute senza troppo pensarci come realizzazione ovvia e naturale dell’esistenza. Oggi non è più così, anche se non è venuto meno il bisogno di comunità, di contesto sociale adeguato, di orizzonte condiviso di senso. Ma quest’ultimo costituisce appunto l’ambiente e l’orizzonte in cui veder crescere una persona, non un elemento di immediata connaturale identificazione. 2. Per questo il nostro documento, nel primo capitolo, mette in evidenza i gravi problemi connessi al tema della centralità della persona quando essa subisce la sua più grave deformazione nell’individualismo, cioè nel pensare e praticare l’individuo come indipendente da tutto e 14


da tutti (dall’io e dal noi, dice il Papa nel testo citato al n. 9 del documento), mentre invece egli si apre a se stesso e agli altri – cioè conosce il suo vero sviluppo umano – solo grazie alle relazioni in cui è originariamente inserito e in cui cresce e diventa se stesso. L’individualismo non è estraneo, poi, alla frammentazione di cui siamo spesso vittime e fautori nello stesso tempo. Il documento lo mette bene in evidenza là dove fa notare che non solo sembra interrotto il rapporto, e quindi la trasmissione, tra le generazioni (cf. n. 12), ma appare lacerata la persona stessa, dispersa come si scopre tra forze contrapposte e non governate, quali le sue pulsioni, e una razionalità diventata incapace di cogliere il senso delle cose e ridotta a strumento di organizzazione e di uso della tecnica (cf. n. 13). A questo si trova collegato il naturalismo, e cioè la riduzione dell’uomo e del mondo a realtà privata del suo fondamento creazionale e trascendente (cf. n. 11). Un essere umano non più creatura, abbandonato a se stesso, considera la realtà di sé e attorno a sé recisa dalle radici, senza fondamento, qualcosa di cui usare a piacimento, su cui intervenire con una libertà pretesa incondizionata, che fa dell’uomo l’esperimento di se stesso. Una deriva che, al dramma devastante di un arbitrio insensato, aggiunge l’incapacità di apprezzare il vero gusto umano della finita ma reale libertà. 3. Gli Orientamenti pastorali condensano il senso della proposta educativa cristiana nella formula “umanesimo integrale e trascendente” (n. 5), che nondimeno rimane essa pure inadeguata se non ancorata al modello cristologico, a Cristo Gesù, “l’uomo perfetto”, come lo definisce la Gaudium et spes (n. 41). Il capitolo secondo del nostro documento ci mette alla scuola di Gesù, il grande pedagogo, ma lo fa non a caso collocando il suo ministero pubblico nell’orizzonte dell’azione di Dio quale educatore del suo popolo lungo tutta la storia della salvezza, nella quale emerge l’effusione dello Spirito Santo come dono del Risorto, creatore dello spazio ecclesiale. Anche l’opera educativa di questo tempo deve specchiarsi nell’unico adeguato modello di riferimento che ci è dato; ma il modello che è Gesù non può essere ristretto nello spazio angusto di una esemplarità moralmente elevata, a cui accostarsi in uno sforzo tutto umano di imitazione. La peculiarità del modello Cristo Gesù, il suo essere divino, meglio ancora la sua identità trinitaria filiale, lo pone come protagonista inseparabilmente umano e divino dell’educazione, non solo esemplare nella sua genuina umanità ma soprattutto trasformante nella sua potenza divina, 15


ormai indissolubilmente unita alla nostra natura umana per il mistero della incarnazione, morte, risurrezione e dono dello Spirito Santo. 4. La presenza della figura della Chiesa nel capitolo cristologico del documento richiama la verità fondamentale che il Cristo Gesù non si dà e non è accessibile senza il suo corpo che è la Chiesa, e denota sul piano teologico ciò che già si poteva rilevare al livello antropologico, ovvero l’inseparabilità della persona dalla comunità, la necessaria composizione tra la sua irriducibile unicità e originalità e il contesto relazionale e sociale della sua personalizzazione. Di fatto non esiste un venire alla fede senza la Chiesa: l’incontro personale assolutamente irripetibile e imponderabile della libertà di Dio e di quella dell’uomo non si compie se non nella mediazione ecclesiale, qualunque forma questa assuma e qualunque intensità raggiunga. L’evento della fede è inconfondibilmente personale ed ecclesiale. Nell’educazione del cristiano quale compito eminentemente ecclesiale e pastorale è in gioco, dunque, la fede. Il documento vi si riferisce diffusamente usando anche l’espressione “educazione alla fede” (n. 37), proprio nel contesto del capitolo quarto dedicato alla Chiesa in quanto comunità educante. In questo senso il tema principale dell’assemblea della Cei del mese scorso rappresenta davvero un passaggio decisivo nella recezione e attuazione degli Orientamenti, poiché evidenzia il punto nevralgico dell’educazione cristiana, ovvero l’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale nel luogo della fede. Esso parlava perciò di fede come termine personale ed ecclesiale di ogni compito educativo. Non è fuori luogo richiamare in questa sede una distinzione, senza la quale rischia di rimanere pregiudicata anche una volenterosa programmazione pastorale. La formula educazione alla fede, infatti, va intesa correttamente; ciò che va salvaguardato, al riguardo, è il carattere di dono gratuito della fede, il primato dell’iniziativa di Dio, l’imponderabilità delle libertà in gioco, di Dio e dell’uomo. In tal senso si può parlare di una educazione alla fede solo in ordine alle condizioni favorevoli che ogni compito educativo cristiano ha di creare, affinché si produca il miracolo dell’incontro con Cristo per puro dono di grazia e libera risposta dell’uomo toccato e reso aperto e disponibile dall’azione dello Spirito Santo. Si dà educazione alla fede come introduzione e accompagnamento ad un evento eminentemente interpersonale che non può essere prodotto dall’uomo, ma solo invocato, atteso, preparato. Per questo l’educazione alla fede così intesa si sviluppa poi in una 16


educazione della fede e in una educazione nella fede (in parte tocca la questione M. Semeraro, Introdurre e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell’educazione alla fede, n. 5). L’opera di educazione della fede non è altro che tutta l’azione ecclesiale di catechesi e di mistagogia, ma ancora prima di celebrazione dei misteri e di esperienza della comunione ecclesiale, volta a far crescere la fede ricevuta nell’incontro e come incontro con Cristo. L’educazione nella fede colloca nell’orizzonte di essa tutta l’esperienza umana, portando a compimento un umano che riconosce in Cristo la propria pienezza. Nella distinta consapevolezza dei Vescovi, il compito specificamente pastorale di educazione rivolto alla fede non può essere separato dal compito educativo umano in generale, poiché la fede si fa anima e struttura di un modo di essere persone umane a questo mondo, anzi dell’unico modo di esserlo in pienezza (cf. nn. 15 e 34). 5. Non è qui il caso di impostare un discorso sulla parrocchia con pretese di completezza. Mi limito a segnalare tre significati o dimensioni della parrocchia come crocevia delle istanze educative. È bene, naturalmente, delineare lo statuto della parrocchia come articolazione storicamente originata e condizionata della Chiesa particolare o diocesi, intesa – questa – come configurazione compiuta, anche se solo a condizione di essere inserita nella comunione della Cattolica, in forza della presenza in essa del successore degli apostoli e della conseguente dotazione di tutti gli strumenti di santificazione e di vita ecclesiale ordinata. Come tale la parrocchia si caratterizza per una relativa autosufficienza: relativa perché legata strutturalmente alla comunità diocesana mediante il ministro ordinato inserito nel presbiterio in comunione con il Vescovo; autosufficienza perché in essa Parola di Dio, sacramenti, vita comunitaria ordinata possono trovare adeguata realizzazione. La parrocchia è crocevia educativo in un primo senso perché in essa trovano naturale congiungimento vita ordinaria e professione di fede. L’educazione del cristiano non avviene isolatamente dall’esistenza umana, e questa si trova ad essere, a sua volta, plasmata dalla fede. Fede ed esistenza hanno in essa la possibilità di intrecciarsi e fecondarsi a vicenda così da dare forma al cristiano, a una persona, cioè, che non è – come qualcuno ha scritto – clericale in Chiesa e laicista fuori di essa, ma che porta con la sua fede la presenza di Dio nel mondo delle relazioni sociali e delle occupazioni secolari, mentre presenta la sua vita 17


intera, con le sue contraddizioni e le sue ricchezze, a Dio nella preghiera e nella celebrazione. In un secondo senso la parrocchia è crocevia perché tutti gli attori della scena della vita in essa si incontrano e si relazionano sotto la comune egida della fede creduta, celebrata, vissuta: ministri ordinati e laici, consacrati e coniugati, genitori e figli, adulti, giovani e ragazzi, persone di ogni ceto sociale e di ogni ruolo privato o pubblico. In un terzo senso la parrocchia è punto di incontro tra tutti i protagonisti dell’avventura educativa: non solo gli adulti in genere, ma quanti tra essi hanno una specifica mansione, come il prete, i catechisti, gli animatori dei vari settori della vita ecclesiale nella liturgia, nella carità o in altri ancora, figure specifiche di formatori, ma anche educatori nella società civile, come i docenti, ma non meno altri detentori di responsabilità, che fanno parte della comunità ecclesiale; accanto ad essi i destinatari ordinari dell’opera educativa, e cioè i bambini, i ragazzi, i giovani. Ciò che è una situazione di fatto può diventare, però, una condizione di scelta, che, partendo dalla coscienza delle opportunità e delle responsabilità, avvalora con iniziative specifiche il servizio educativo della comunità ecclesiale. Tale scelta non ha una base volontaristica bensì di grazia; questa conferisce alla parrocchia il carattere di crocevia anche sul piano educativo, poiché essa permette a tutte le presenze e le attività, e quindi alla comunità nel suo insieme, di fare spazio al protagonista divino dell’educazione, lo Spirito Santo, che in essa e per essa agisce nel cuore di tutti per una crescita nella fede come anima e pienezza di ogni maturazione umana. A questo riguardo, prima di indicare qualsiasi specifica attività, bisogna esplicitare un senso originario di evento educativo, che consiste nell’esistenza stessa della comunità come potenziale educativo per il solo fatto di essere comunità. Una comunità, infatti, è un insostituibile microcosmo, una apparizione del mondo nella sua totalità come unità coerente dotata di senso, immagine evocativa della bontà della vita, della sua accoglienza e del suo essere spazio per ogni nuova creatura, per ogni persona che comincia a calcare la scena della vita. Ma poi ancora, nella comunità l’intreccio delle relazioni opera in modo da far agire tutti su tutti, ben oltre le differenze generazionali o di altro genere. 6. Senza sminuire il senso primario dell’opera educativa in quanto rivolta a chi viene al mondo e cresce fino a diventare uomo o donna, persona matura, autonoma e responsabile, c’è da mettere in conto un 18


senso dell’educazione che accompagna tutto il percorso dell’esistenza e che vede moltiplicarsi gli influssi educativi ben oltre i ruoli e le stagioni della vita. Senza negare che di per sé una volta si diventa adulti, persone mature, nemmeno si può negare che mai si finisce di maturare, di crescere, di essere educati, a misura della disponibilità a lasciarsi plasmare dalla vita, dalle circostanze, dalle persone, piccole o grandi che siano. Nella comunità si apprende (ma prima ancora, bisogna aggiungere, in quella comunità originaria che è la famiglia) che si diventa adulti ed educatori perché si è stati educati, ci si è lasciati educare e si continua a lasciarsi educare. In un certo senso un vero educatore è uno che cresce insieme ai suoi educandi; un educatore ha finito di educare, invece, anche se continua a scimmiottare un lavoro pedagogico, quando ha smesso di sentirsi personalmente coinvolto e impegnato nel cammino di crescita che propone ad altri. Tutto questo vale non meno sul piano specifico della educazione alla, della, nella fede. La verità umana dell’educazione non è smentita ma portata a compimento nell’orizzonte e nella tematizzazione della fede. Ma proprio a questo livello esplicito si evidenzia una caratteristica decisiva della comunità, ovvero il suo essere oggetto e frutto di scelta. Una comunità è veramente educante, crocevia non solo sociologico o ministeriale o funzionale di istanze educative, quando i suoi membri l’abbracciano ogni giorno, la scelgono come luogo della propria passione educativa e della propria dedizione, e questo non in un senso astratto o spiritualistico o misticheggiante, ma nel riconoscimento realistico ma pieno di fiducia del bene delle persone che è in gioco nella sua esistenza stessa. L’opera educativa, come tutta l’esistenza, è fatta di relazioni personali significative, come ricorda diffusamente il capitolo terzo del nostro documento, e quindi di amore al bene concreto delle persone che ci sono affidate, che ci circondano, a cui siamo legati, ma in un movimento di allargamento capace a poco a poco di allentare la potente molla autoreferenziale che stringe come in una morsa i nostri rapporti interpersonali. Caratteristico delle relazioni educative è il saper unire dedizione appassionata e legame rispettoso e libero con le persone. Educa chi non si appropria delle persone e tuttavia non fa mancare la propria presenza assidua, responsabile, premurosa, attenta e paziente, che chi sta crescendo impari a camminare da solo, trovi la sua strada, la intraprenda, anche se il volo che spiccherà lo porterà lontano. Questo vale anche per i genitori; a maggior ragione per qualsiasi altro educatore. 19


Nell’orizzonte della fede e dell’opera educativa che l’accompagna, tale attenzione pregiudiziale significa in maniera specifica che coloro che ci sono affidati appartengono al Signore e sono chiamati da lui e fatti per lui e per la vocazione e la missione che egli vorrà per loro. L’educazione cristiana ha una fortissima connotazione vocazionale che ci trascende verso una relazione che, senza essere disincarnata, sfugge a ogni nostra pretesa di previsione e di controllo. Il cammino di coloro che crescono con noi per poi abbandonarci sono il segno sovrano del nostro essere destinati – anche noi – ad altro, ad un oltre, che ha il volto del Signore e che troviamo prefigurato nella comunità ecclesiale concreta, amata e servita, mentre essa stessa ci nutre, ci serve e magari ci fa anche soffrire. 7. Quali elementi per una programmazione a partire da queste premesse? In realtà non bisognerebbe parlare con leggerezza di programmazione, in generale quando si tratta di persone e della loro educazione, ma ancora di più quando è in gioco la grazia di Dio e il dono della fede insieme alla libertà della persona. Noi possiamo programmare le attività che meglio rispondano alle esigenze della grazia e della libertà, ma non possiamo produrre grazia e libertà. La nostra programmazione non può avere dunque carattere produttivo e dinamica efficientistica, può solo più o meno adeguatamente favorire l’incontro con il Signore. Così dicendo naturalmente distinguiamo tra ciò che operiamo noi con i nostri mezzi umani dentro relazioni, comunicazioni, attività, e ciò che operiamo come atto formalmente ecclesiale, e in modo particolare sacramentale. Non saremo certo noi a limitare la grazia di Dio, che può ben operare con grande efficacia nel gesto più secolare e remoto dal mondo del sacro ecclesiale, e tuttavia abbiamo da coltivare sempre un senso infinito di rispetto, di stupore e di attesa verso ciò che il Signore misteriosamente opera o permette dentro e fuori da ogni nostra attesa, previsione e programmazione. Nondimeno a noi tocca operare con ordine e fedeltà a quanto la vita della Chiesa ci chiede e rende possibile. Con queste restrizioni e precisazioni possiamo allora enunciare alcune indicazioni, di valore quasi assiomatico, che discendono da quanto fin qui detto. 1. Innanzitutto, la prospettiva unificante la programmazione è che il soggetto della pastorale è la comunità, intesa come comunità ordinata con tutte le sue presenze e articolazioni sotto la guida del pa20


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store presbitero nella comunione della Chiesa particolare attorno al Vescovo. In essa, la mediazione pastorale del compito educativo ha il suo contenuto fondamentale nella persona, che si coniuga come genitore padre e madre, come adulto educatore, come comunità e società educante, e di converso come destinatari di tale compito. Determinante è il valore della relazione e della libertà nel processo educativo, insieme al ruolo della presenza e del tempo della dedicazione e dell’attesa. Il principio di rinnovamento della pastorale, anche in prospettiva educativa, è il primato della spiritualità. A conferire novità all’azione pastorale è la qualità che discende dalla spiritualità e dalla cura che essa fa riporre in tutto ciò che viene compiuto. Ricostruire il tessuto educativo delle nostre comunità è la peculiarità della missione della Chiesa in Italia in questo tempo, nella consapevolezza che esso è anche un contributo decisivo alla crescita della vita sociale e della comunità civile. Essa consiste nel curare l’intero della vita comunitaria, innanzitutto parrocchiale, partendo da ciò che le parrocchie concretamente sono e da come sono, e non trovando scusanti e attenuanti evasive in impossibili comunità e persone ideali. Come nella comunità parrocchiale in generale, così in prospettiva educativa, il presbitero ha una responsabilità e un ruolo unico: per il senso della paternità, e non solo della autorità; per la capacità di ascoltare e di accompagnare, di esserci, di essere presente e, per così dire, reperibile; per il valore della coerenza; per la capacità di rimandare all’Altro attraverso il servizio all’oggettività del ministero sacramentale e della responsabilità istituzionale; per la testimonianza di modello di umanità; per il desiderio di crescere insieme a chi sta crescendo e la passione per la maturazione umana e cristiana delle nuove generazioni. Caratteristiche, queste, che in modo simile sono attese e da riscontrare in ogni educatore cristiano. La liturgia è lo spazio privilegiato di ogni azione educativa cristiana: non come strumento e ambito da riempire, ma in quanto tale, per se stessa (per la spiritualità e la qualità intrinseca della partecipazione e dello stile). La cura della formazione deve avere un posto di tutto rispetto nella vita della comunità parrocchiale: non bisogna avere paura di proporre percorsi seri e interventi qualificati; bisogna avere paura delle chiacchiere perse, dei discorsi vuoti, della retorica e del moralismo. Le nostre comunità devono essere segno anche in que21


sto: nella capacità di rendere ragione della speranza, di avere e dare motivi pensati e convincenti del nostro essere credenti. Testimonianza e verità hanno bisogno l’una dell’altra: la testimonianza non si giustifica da sola, ma la verità non convince del tutto senza lo splendore della testimonianza. 7. La partecipazione deve prendere la forma della condivisione della responsabilità da parte dei laici: le nostre comunità devono essere sempre di più palestra di laici maturi, di persone serie e stimate, senza disprezzare e allontanare le persone fragili che ci cercano e ci circondano. I laici non vanno clericalizzati, ma valorizzati anche nel servizio ecclesiale in quelle capacità e competenze che ci aspettiamo pratichino in modo esemplare nella famiglia e nel vario mondo della vita sociale. 8. Prima di concludere, una parola va detta sull’azione pastorale in quanto chiamata oggi a coniugare ecclesiologia e antropologia, ancor più nella prospettiva dell’educazione: in questa coniugazione va trovato il senso dell’apporto del convegno di Verona e la connessa esigenza di intrecciare il triplice munus con gli ambiti di vita personale e sociale. Di fatto va scongiurata una deriva di cui non manca qualche accenno, ovvero la tendenza a usare i cinque ambiti di Verona come uno schema astratto e fisso, magari da sostituire ai tradizionali settori o uffici o tria munera anch’essi imbalsamati in un orizzonte atemporale. In realtà nell’uno e nell’altro caso si tratta di strumenti interpretativi o schemi riassuntivi per dare ordine e coerenza all’azione pastorale. Di essi va valorizzata l’utilità e non in maniera alternativa l’uno dell’altro; tanto più che gli ambiti di Verona sono nati come esemplificativi, pur nella loro significatività, rispetto ad una ricchezza di vita personale che va adottata come destinazione pastorale attraverso e oltre gli schemi. In questo senso tria munera e ambiti della vita personale si rapportano tra loro in modo da mettere in relazione ecclesiologia e antropologia. La Parola, i sacramenti, la carità e la comunione ecclesiale attendono di incarnarsi nel tessuto della vita personale e sociale là dove si ama, dove si lavora e si fa festa, dove si soffre, dove si costruisce la città, dove si fa cultura e la si tramanda alle nuove generazioni. Ogni ambito ha bisogno di essere illuminato dalla fede e dall’annuncio, di essere raccolto nella preghiera e presentato sull’altare del sacrificio eucaristico, di essere accolto dentro le relazioni ec22


clesiali perché diventino spazi di condivisione e di santificazione per una estensione ulteriore della testimonianza e della missione cristiana. In questo modo si aprono orizzonti di fruttuosa programmazione, che a questo punto però tocca alla singola comunità parrocchiale provare a elaborare, con la passione e la dedizione di chi la sceglie ogni giorno come la propria comunità da abbracciare, amare, far crescere. In questo modo l’esperienza riporterà a galla una vitalità parrocchiale che troppo uggiose preoccupazioni e troppi timori e scoraggiamenti hanno fatto avvertire talora come inesorabilmente spenta, mentre invece il fuoco ha continuato a covare e adesso attende di bruciare di nuovo a cielo aperto, per dare calore e luce a quanti non solo attendono da tempo, ma continuano a chiedersi che cosa si aspetta a farlo di nuovo ardere.

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LABORATORI DI STUDIO

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Cittadinanza Sintesi dei lavori di gruppo Il gruppo era composto da 23 persone provenienti da diverse parrocchie. Le attività sono state organizzate tenendo presente la scheda di lavoro consegnata (cfr. appendice metodologica pag. 61). La scheda è stata brevemente presentata dai moderatori del gruppo che hanno sottolineato alcuni aspetti fondamentali da tenere presenti: partire da un’attenta e precisa lettura personale di quanto viene detto al n° 54/b del documento della Conferenza Episcopale Italiana “Educare alla vita buona del Vangelo”. E’ stato chiarito che obiettivo del lavoro di gruppo è quello di dare suggerimenti operativi al coordinamento diocesano, partendo dal vissuto personale e da quello della propria parrocchia. Ne è venuto fuori un dibattito articolato, durante il quale ciascuno è realmente partito dalle esperienze personali per dare il proprio contributo. Il quadro emerso appare fatto da tessere piuttosto omogenee, anche se riferito a realtà parrocchiali a volte diverse. In sintesi: 1. E’ fortemente sentita l’esigenza di una formazione più puntuale e precisa. Tutti hanno avvertito l’inadeguatezza della loro preparazione, la poca conoscenza delle tematiche legate alla dottrina sociale della Chiesa e alle scuole di formazione politica e sociale. Qualcuno dei presenti ha fatto notare che in Diocesi momenti formativi non mancano, ma sono di un livello alto che scoraggia la partecipazione. Bisognerebbe organizzarsi per creare momenti formativi relativi alle suddette tematiche almeno a livello foraniale. Inoltre bisogna valorizzare l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e le sue potenzialità, curando maggiormente la qualità e la motivazione delle persone che lo frequentano al fine di una auspicabile ricaduta a livello locale. 27


2. E’ avvertita una mancanza di comunicazione tra le persone che esaspera l’individualismo. In tal senso è stato fatto l’esempio della diversità di comportamento e di percezione delle relazioni tra quando si sta insieme a messa e quando si esce fuori. Uno dei suggerimenti per superare l’individualismo sta nell’accoglienza pratica del valore sociale della famiglia. Ci si rende conto della complessità dell’argomento ma chi sarà chiamato a pianificare la prossima attività pastorale non può non considerare che la parrocchia è un insieme di famiglie da curare e seguire. 3. E’ stato sottolineato che per rinnovare correttamente l’azione ecclesiale e formare laici all’altezza di tale compito c’è bisogno di rilanciare la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, rendendola più visibile e più operativa sul territorio. Il tutto attraverso una programmazione diocesana delle attività che sia più ordinata e conosciuta. I diversi Uffici Diocesani devono saper programmare per tempo e sapersi parlare in modo da non accavallare attività e momenti formativi. 4. In ordine al problema dell’individualismo un segno forte, anche se non risolutivo, potrebbe essere dato nel periodo quaresimale, invitando tutte le parrocchie e le associazioni operanti sul territorio ad organizzare, in un giorno prestabilito, momenti di aggregazione sociale per le famiglie che si impegnano a tenere spenta la televisione. 5. Occorre che la Diocesi faccia conoscere a tutte le parrocchie ciò che già si fa in ordine alle scuole di impegno politico e sociale, per stimolare la creazione di reti tra tutti i soggetti coinvolti nella vita sociale e relazionale, al fine di costruire una cittadinanza fatta di identità, appartenenza e diritti. In conclusione l’ambito cittadinanza ha dato luogo a due riflessioni generali: • la nostra Chiesa è chiamata ad un’azione di discernimento focalizzata sulla questione della cittadinanza che riveste un’importanza fondamentale nella costruzione della città degli uomini, per le sue numerose sfaccettature legate ai diversi stati di vita; • la conoscenza delle tematiche legate all’ambito della cittadinanza appare molto superficiale, generando un forte desiderio di partecipazione attiva alla formazione. Pasquale Pisaniello Costantino Caturano Adriano De Lauri

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Vita affettiva Sintesi dei lavori di gruppo Nei due gruppi di studio dell’ambito vita affettiva, dove erano complessivamente presenti 31 persone di cui 6 sacerdoti, dopo un primo momento di riflessione personale sui punti fissati nella scheda (cfr. appendice metodologica pag. 63) è scaturito un partecipato e approfondito confronto partendo dalla comune constatazione della problematica situazione che interessa anche la nostra chiesa locale, nonché la realtà giovanile e quella familiare. Pur tuttavia è emersa una volontà di non fermarsi di fronte alle molteplici difficoltà credendo di poter accogliere la sfida educativa. 1. Il primo quesito chiedeva di esprimere “Attraverso quali accorgimenti educativi si possono portare i piccoli a conoscere «il Vangelo della vita buona, bella e beata» in famiglia e nell’ambiente circostante”. Posto che Gesù è l’Educatore ed il Maestro per ciascun cristiano, il suo esempio ci insegna a guardare all’amore, un amore che si dona gratuitamente ed in modo accogliente. Da questo modello sono emerse, in particolare, due proposte a livello parrocchiale: - un itinerario di iniziazione cristiana sin dall’età di 5 anni, appunto accogliente e giocoso, in cui far fare esperienza ai piccoli dell’amore di Gesù vissuto dagli educatori nei loro confronti; - un itinerario formativo per i genitori dei bambini frequentanti il catechismo o gruppi ed associazioni presenti in parrocchia, così da favorire l’incontro e la collaborazione educativa con la famiglia che resta – come esprime bene il Documento del-

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la Cei - “l’originale e primario soggetto rispetto al compito educativo”. Anche in questo caso è stata sottolineata la necessità di una forte caratterizzazione esperienziale più che teoretica. 2. Il secondo quesito ci interrogava su “Quali sono le maggiori difficoltà che si sperimentano nell’educare i giovani alla scoperta della loro vocazione e a vivere in modo umanamente degno le loro relazioni affettive”. Su questo punto si è evidenziata da una parte la tendenza dei giovani a vivere in superficie, per la paura di relazioni affettive significative; dall’altra la mancanza di modelli autentici e credibili. Tutto questo crea una difficoltà anzitutto a comprendere di essere chiamati ad un progetto che trascende anche la nostra stessa umanità prima ancora che alla scoperta della propria vocazione. A questo scopo si è evidenziata l’importanza della presenza di una guida spirituale che affianchi gli adolescenti e i giovani nei momenti più delicati e significativi, così come di una vicinanza, anche degli adulti in generale, che si faccia ascolto, fiducia, condivisione. Inoltre ogni comunità parrocchiale dovrebbe essere capace di: - favorire l’incontro con testimoni credibili; - favorire la partecipazione ad eventi significativi (per esempio, le Giornate Mondiali della Gioventù); - costruire itinerari formativi su tematiche adolescenziali e giovanili spesso trascurate, quali l’affettività e la sessualità. Su questo punto si sottolineava di non lasciare che su tali argomenti educhi “la strada” e di non avere paura di dire la verità, nonché i nostri errori in materia: l’esperienza insegna che il riconoscimento dei propri sbagli non solo fa bene a chi lo ammette – “la verità vi farà liberi” – ma anche a chi la riceve, specie il giovane, perché più disposto a trarne insegnamento rispetto alla tradizionale predica!). Riguardo la pastorale giovanile diocesana, non è mancato un convinto e gioioso apprezzamento per il cammino fin qui realizzato con tutto ciò che è in itinere. 3. Il terzo quesito, infine, recitava: “La qualità di un matrimonio cristiano è frutto non solo di qualità umane personali ma anche di 30


una buona preparazione e di un sostegno continuo negli anni. Tra le attività proposte dalla parrocchia, (se sei sposato) che cosa ha inciso di più mentre ti preparavi al matrimonio? In generale, che cosa ti aspetteresti si facesse per dare qualità umana e cristiana alla vita coniugale?”. Avendo constatato che oggi la famiglia - ed in particolare la famiglia giovane - è più che mai sola, fragile e disorientata, si è sottolineata l’importanza di: - esperienze aggregative tra coppie e famiglie fatte di condivisione, dialogo, formazione e sostegno reciproco; - cenacoli di preghiera e centri di ascolto anche nelle famiglie anziché solo in parrocchia (a questo proposito si segnalava l’esperienza profonda di un cenacolo in una famiglia di Foglianise); - itinerari di accompagnamento al sacramento del battesimo e postmatrimoniale, nonché percorsi per sostenere il primario compito educativo della famiglia e la cura della coniugalità rivolti particolarmente alle giovani coppie. Dall’esperienza personale di alcuni è emerso che la partecipazione ai corsi prematrimoniali ha rappresentato un momento formativo importante anche se troppo breve per un sacramento che impegna per tutta la vita. Da qui la proposta di un “percorso” esperienziale pluriennale anzitutto per quei fidanzati già in qualche modo interessati al cammino cristiano, da realizzare - a livello diocesano o foraniale, se non in parrocchia - con l’aiuto fondamentale di coppie sposate mature. Cammino che poi troverà il suo completamento e suggello nel corso prematrimoniale parrocchiale o interparrochiale, momento comunque indispensabile per la comprensione dei vari aspetti morali, sacramentali, giuridici ecc. grazie all’apporto di esperti qualificati. Considerazioni finali • L’accento posto dalla relazione di Mons. Crociata su una rinnovata centralità della relazione – con sé stessi, con gli altri, con l’Altro ha trovato sostanzialmente tutti convinti e concordi; siamo peraltro fatti ad immagine e somiglianza di un Dio che nella Sua trinitarietà è di per sé stesso relazione. Ma la centralità della relazione richiama immediatamente l’importanza delle persone chiamate a relazionarsi. 31


L’educatore non può essere semplicemente una persona di buona volontà né è richiesto che abbia necessariamente un’alta preparazione dottrinale o nozionistica. E’ venuto invece maggiormente in rilievo la passione per l’amore evangelico, quell’amore che si fa vita e che si trasmette con la vita, che sposta naturalmente l’attenzione da sé stessi all’altro, con il quale vuol “farsi uno” fino in fondo. Così si è evidenziata la necessità di un santo discernimento nel parroco chiamato a comprendere, andando anche al di là delle apparenze, chi può avere quella che forse si può definire una vera e propria vocazione: quella dell’educatore. • Sentiamo inoltre di condividere l’invito pressante di un sacerdote presente al gruppo di studio che ha esortato tutti ad essere aperti all’azione dello Spirito Santo per una chiesa di Dio e non degli uomini, affinchè si eviti peraltro la tentazione “produttivistica o manageriale” che a volte prende il parroco ed il protagonismo dei fedeli, in evidente contrasto con lo spirito di servizio che Gesù ci ha insegnato. In conclusione, se è vero che la fede è un dono e questo viene solo da Dio, la comunità cristiana ha però il compito di accompagnarla ed educarla con la parola e con l’esempio. Questo dono sarà l’incontro con Dio che in un cammino di conversione personale potrà far crescere in ciascuno di noi l’Amore, il Suo Amore, quello che - irradiandosi - attira ed educa. Titti e Umberto Mancini Antonella e Crescenzo Savoia

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Fragilità Sintesi dei lavori di gruppo Il contesto (un’analisi della realtà diocesana) La fragilità è nell’uomo e lo accompagna in tutte le vicende della vita. I sacerdoti e gli operatori parrocchiali partendo dalla propria esperienza, con peculiare attenzione al contesto locale, hanno individuato ed analizzato le fragilità presenti nelle realtà parrocchiale della nostra diocesi. In modo particolare: - La fragilità come sofferenza, non solo fisica (malattie debilitanti, disabilità) ma anche psicologica e sociale (stati depressivi, incapacità relazionale, diversità culturale e di integrazione), che porta ad un allontanamento, anche solo temporaneo, da Dio Padre e da Madre Chiesa. - La fragilità emotiva, il dolore che terrorizza e la morte che spaventa, presente soprattutto tra i più piccoli. - La fragilità all’interno della famiglia: l’assenza di dialogo e di reciproco ascolto (non c’è più il tempo di ascoltare, del prendersi cura l’uno dell’altro), le separazioni coniugali (la crisi del matrimonio e della genitorialità), le violenze domestiche (soprattutto tra coniugi). Ciascuna di queste fragilità familiari si rispecchia nei bambini e nei ragazzi che frequentano la parrocchia durante la preparazione ai sacramenti. - La fragilità spirituale come l’incapacità di relazionarsi. Senza la vita interiore non c’è l’incontro dialogante con Cristo e non è possibile incontrare l’altro. Non ci si abbandona tra le braccia aperte del Cristo crocifisso. - La fragilità come dipendenza: l’alcool, la droga, il gioco d’azzardo, che continuano a devastare le comunità.

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La fragilità come solitudine, che diviene elemento caratterizzante non solo negli ammalati e negli anziani ma anche nelle giovani generazioni (depressione, emarginazione). La fragilità come bisogno materiale, i beni di prima necessità (pacchi alimentari, sostegno economico) sono ancora richieste pressanti nelle nostre realtà parrocchiali e non sempre la parrocchia riesce a far fronte a tutte queste esigenze. La fragilità nel mondo del lavoro: l’instabilità, la precarietà sviliscono l’uomo nella sua dimensione sociale, denudandolo della sua capacità di essere per l’altro nell’esplicazione dei talenti e della vocazione umana. La fragilità o criticità all’interno della stessa parrocchia: la voglia di protagonismo con il prevalere dell’IO a discapito del NOI, la difficoltà di realizzare esperienze di comunione e fraternità tra gli operatori parrocchiali.

Necessità e priorità Il fulcro centrale dell’analisi è la famiglia e le sue dinamiche, in un’ottica sistemica relazionale, in quanto non c’è educazione senza relazione. Si delineano, dunque, alcune priorità fondamentali su cui intervenire per far fronte al bisogno di un percorso educativo dell’uomo nella sua integrità: • Operatori pastorali più formati, sia nella dimensione spirituale che nel percorso di crescita umana, fondamentale diviene anche l’approccio conoscitivo della dinamica e degli strumenti della relazione di aiuto (accoglienza, ascolto empatico, sospensione del giudizio…). • Forte esperienza di preghiera. Si evidenzia la necessità di promuovere incontri di preghiera non soltanto a livello parrocchiale ma anche zonale in un’ottica Parrocchia - Comunità - Famiglia. • Essere portatori di Speranza anche in ambito lavorativo e nelle realtà lontane dalla fede. Essere dunque portatori del Cristo accogliente. • Incontrare l’altro anche al di fuori delle mura parrocchiali. Con una pastorale familiare più attenta alle fragilità attuali. • Sostegno e incoraggiamento reciproco nei momenti di difficoltà attraverso una maggiore collaborazione tra le parrocchie. Favorire

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una pastorale interparrocchiale soprattutto per alcuni ambiti e settori (giovanile, familiare…). Cammino di educazione alla speranza.

Proposte In riferimento alle fragilità individuate e le relative necessità si propongono, tenendo presente la scheda (cfr. appendice metodologica pag. 65): In ambito parrocchiale • Centri di ascolto e di prima accoglienza permanenti, con operatori non solo di buona volontà ma formati e preparati nella relazione di aiuto e sostenuti da esperti messi a disposizione dalla Diocesi. In tal modo si delinea un percorso che parte dall’accoglienza, si trasforma in relazione e si perfeziona nella Parola. Un accompagnamento dell’uomo nella sua integrità attraverso la testimonianza della speranza che è in noi. Solo se ci sentiamo accolti la nostra fragilità può trasformarsi in risorsa e possiamo essere liberi di incontrare Cristo Risorto. • Piccoli Cenacoli. L’incontro della sofferenza lì dove risiede la sofferenza e si manifesta, nelle famiglie. I sacerdoti e gli operatori parrocchiali devono recarsi nelle case non solo per portare Gesù Eucaristia ma soprattutto per incontrare Gesù Crocifisso, promuovendo incontri di preghiera o anche solo testimoniando la Parola con la propria presenza. • Esperienze di fraternità: i giovani non hanno più modelli “sani” di riferimento, non hanno spazi adeguati per manifestare le proprie capacità, sempre più chiusi in un mondo virtuale con amicizie virtuali. Si ritiene dunque necessario ritornare ad esperienze di tipo oratoriale con attività ludico sportive, teatrali…, sempre secondo lo spirito evangelico di comunione. In ambito foraniale • Scuola di preghiera itinerante. Si richiedono in ambito foraniale percorsi di comunione spirituale dove al centro c’è la preghiera. L’essere itineranti diventa testimonianza ed esperienza di prossimità anche in quelle parrocchie che vivono momenti di difficoltà e smarrimento. • Percorso di formazione e di educazione alla speranza, rivolto agli operatori pastorali che operano in modo particolare nel 35


settore caritas, giovani e adolescenti, famiglie. Un percorso dove sacerdoti ed esperti laici si alternano nella formazione in modo da consentire un itinerario che tenga conto dell’educazione integrale dell’uomo e dove il Cristo Risorto possa divenire Speranza che non delude. Equipe di settore. La costituzione di gruppi di lavoro foraniale sulla base degli ambiti di Verona. Sacerdoti, laici e religiosi che insieme possano promuovere esperienze di comunione e di prossimità secondo le necessità territoriali.

In ambito diocesano • Giornate di riflessione e di condivisione sul tema della fragilità: Workshop, laboratori, Seminari consentono di conoscere meglio le difficoltà che ciascun uomo vive nella sua solitudine. • Corso di sostegno alla genitorialità. Le famiglie sempre più lasciate a se stesse hanno bisogno di un accompagnamento verso nuove sfide educative. • Corso per operatori parrocchiali nelle relazione di aiuto. Operatori formati e non improvvisati per un vero incontro con l’altro. Inoltre promuovere e diffondere iniziative già sperimentate e consolidate: • Percorsi di educazione ai valori della persona, promossi dall’Ufficio Scuola con la partecipazione di insegnanti di Religione Cattolica e laici impegnati. Una vera e propria Pastorale scolastica con incontri periodici presso le scuole aderenti al progetto. • Corso di formazione di prima evangelizzazione, non solo rivolti ai giovani ma anche alle famiglie. Si richiede, infine, un maggior collegamento, attraverso una migliore comunicazione, tra parrocchie e diocesi, un impegno particolare promosso dalle equipe dei vari uffici diocesani attraverso incontri, anche solo informativi, presso le diverse zone pastorali. Gli Uffici come ponte comunicativo tra Parrocchia, Zona e Diocesi. Caterina Sasso Ermelinda Maio suor Rosalia Pauletto

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Tradizione Sintesi dei lavori di gruppo Sono stati circa 40 i partecipanti ai lavori del gruppo, provenienti da parrocchie della città e dalle zone foraniali Belvedere, Irpina, Vitulanese, Caudina e Sabatina. La discussione ed il confronto sono partiti dalla relazione di mons. Crociata, dalla quale sono stati tratti alcuni punti fondamentali, implementati dalla lettura del capitolo 5, con particolare riferimento al paragrafo 54b del documento guida dell’intero convegno, Educare alla vita buona del Vangelo. Il dibattito all’interno del laboratorio, orientato dalla scheda di approfondimento (cfr. appendice metodologica pag. 67) ha rappresentato un’occasione anche per fare il punto su quello che va e quello che non va, senza intenzioni demolitrici, ma con l’atteggiamento del Poverello di Assisi, che otto secoli fa si rivolgeva al crocifisso di san Damiano pregando: “che faccia lo tuo santo e verace comandamento” ottenendo la celebre risposta “Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. E’ il caso della riflessione sull’attività dei Consigli Pastorali, che purtroppo nella maggior parte dei casi sono ancora bisognosi di un compiuto sviluppo e di una migliore sinergia con la vita parrocchiale, non mancando comunque esempi di buone esperienze pratiche, come per la zona pastorale sabatina, dove sono state poste in essere una serie di attività consistenti in un allargamento degli strumenti di partecipazione, accompagnando tutte le attività programmate con proposte operative. E’ emersa da più parti la necessità di un maggiore dialogo all’interno della comunità ecclesiale, nell’intento di mettere in rete e con-

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frontare le proprie esperienze. Vanno esaminate e laddove necessario riviste le strutture di partecipazione, le varie espressioni ministeriali, per rendere tutto il più possibile conforme all’immagine della comunione. Un processo che deve coinvolgere i rapporti reciproci, ma anche quelli tra sacerdoti e laici, tra vescovo e presbiteri, tra sacerdoti, religiosi e religiose, tra associazioni e movimenti ecclesiali, per capire che cosa ciascuno può fare di più per alzare il livello dell’unità. E’ emersa anche la proposta di prevedere periodicamente Consigli pastorali interparrocchiali, nell’ottica di una migliore intercomunicazione sul territorio. Fondamentale anche un rinnovato, serio, strutturato impegno dei laici nella vita della Chiesa. Il parroco da solo non ce la fa, il vicario foraniale da solo non ce la fa, il vescovo da solo non ce la fa. E’ il messaggio che mons. Crociata ha rivolto a ciascuno di noi, sottolineando poi senza mezzi termini la scarsa qualità della formazione di alcuni educatori e la necessità di superare il circolo vizioso dell’educatore che non è capace di educare. Ha poi aggiunto che si corre il rischio, inoltre, di uno stile (e quindi anche di un linguaggio) autoreferenziale, che deve essere superato guardando l’altro, le sue esigenze e non le proprie. Si tratta di un’attitudine spirituale che tende all’ascolto del prossimo. Ed a proposito di attitudine spirituale, è emerso anche il desiderio dell’esperienza di fede quale recupero dell’interiorità e di arricchimento, presupposto per la trasmissione agli altri. Francesco prostrato davanti al Crocifisso di San Damiano indica la via propriamente cristiana della contemplazione: il volto di Cristo, il suo mistero umano-divino. Da qui una Vita di grazia che diventa conversione e testimonianza. E’ stato sottolineato a questo proposito il concetto di tradizione non solo quale contenitore dei messaggi evangelici, ma anche nell’accezione di tradère, comunicazione del Risorto, che è Via, Verità e Vita. Dobbiamo essere Chiesa, comunità credente, capace di testimoniare a tutti la perenne novità del Risorto, con una vita che fiorisce in pienezza nella misura in cui si apre, entra in relazione, si dona con gratuità. Il tutto senza perdere la consapevolezza della bellezza di essere cristiani, della bellezza di essere battezzati, della bellezza di credere in Gesù Cristo! Della bellezza di sapere che Dio ha due braccia che ci vogliono abbracciare. Sempre. Parlando di tradizione non poteva mancare un accenno alla pietà popolare, che costituisce anche ai giorni nostri una dimensione rile38


vante della vita ecclesiale e può diventare veicolo educativo di valori della tradizione cristiana, riscoperti nel loro significato più autentico. Purificata da eventuali eccessi e da elementi estranei e rinnovata nei contenuti e nelle forme, permette di raggiungere con l’annuncio tante persone che altrimenti resterebbero ai margini della vita ecclesiale. In essa devono risaltare la parola di Dio, la predicazione e la catechesi, la preghiera e i sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione e, non ultimo, l’impegno per la carità verso i poveri. E’ necessario rendere attuale e calare nella realtà i concetti dottrinari e teologici espressi nella relazione di mons. Crociata, che qualche partecipante avrebbe voluto accompagnata da maggiori criteri di concretezza. Suggerimenti operativi In ambito parrocchiale Sul fronte della salvaguardia della tradizione viene proposta la valorizzazione dei talenti dei laici, sulla base di un discernimento razionale dei carismi, nell’ottica di una catechesi di preparazione ai momenti forti dell’anno liturgico, strutturata anche per diverse fasce di età. E’ importante educare in modo permanente, andare oltre la prima comunione, con la necessità di una catechesi per la seconda, la terza e così via. I Consigli pastorali dovrebbero diventare essi stessi media, collegamenti, ponti fra la chiesa e la comunità, in modo tale da rendere viva ed efficace la trasmissione del messaggio evangelico, recuperando così il significato autentico della tradizione. Per quanto riguarda l’educazione all’uso dei media, sono illuminanti le parole del Papa: Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete. In quest’ottica si propone la creazione di un sito internet per ogni parrocchia pienamente operativo e costantemente aggiornato, capace di rappresentare un punto di riferimento nella comunità dei credenti. Va inoltre pensata, magari in sinergia con un’apposita equipe tecnica diocesana, anche una presenza nei social network, anche questa promossa da uomini di Chiesa come

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Gianfranco Ravasi, che sta lavorando al progetto della Bibbia su Twitter. In ambito foraniale Per la salvaguardia della tradizione si reputa necessario la messa in rete delle esperienze, creando un coordinamento foraniale, anche nell’ottica di una migliore sinergia fra le parrocchie ed una messa in rete delle informazioni sulle singole attività. Coordinare il catechismo dei fanciulli come la preparazione al matrimonio significherebbe riuscire a parlare con quella voce unica che invece attualmente vede posizioni fuori dal coro. In ambito diocesano La diocesi dovrebbe favorire la valorizzazione dei carismi e dei talenti nell’ottica di una sempre migliore catechesi e formazione dei fedeli. E questo può avvenire immaginando la creazione di opportuni corsi di formazione. E’ altresì opportuno migliorare la visibilità e la qualità degli attuali organi di informazione, con l’obiettivo di renderli vero elemento di divulgazione, anche investendo risorse di supporto. In tutti e due i casi si parla di talenti, sia morali che materiali, quelli che ci sono stati messi a disposizione da Dio ai vari livelli ai quali ciascuno di noi è chiamato. Il documento della Cei posto a base delle nostre riflessioni parla chiaro, invitando i vescovi ad investire risorse adeguate in termini di persone e di mezzi. Anche di questi talenti, spesi, investiti o nascosti sotto terra, ognuno di noi sarà chiamato a rendere conto, come ci ricorda l’evangelista Matteo al capitolo 25. Cerchiamo quindi di creare le condizioni affinchè il Signore possa dire a ciascuno di noi: «Bene, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo padrone». Domenico Zampelli Giuseppe Taranto

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Lavoro e festa Sintesi dei lavori di gruppo Il Gruppo di studio dell’ambito “Lavoro e festa”, eterogeneo, variegato per presenze e provenienze, composto da rappresentanti ben assortiti della ministerialità ecclesiale, ha lavorato in spirito di cordialità e con vivo desiderio di arricchirsi reciprocamente nello scambio dialogico delle esperienze. Come suggerito dalla scheda predisposta dall’ufficio pastorale (cfr. appendice metodologica pag. 69), il gruppo ha inizialmente focalizzato l’attenzione sulle istanze degli orientamenti dei Vescovi, interrogandosi successivamente sui quesiti inerenti l’esperienza del lavoro e i tempi della festa, così come vengono percepiti a livello personale e vissuti in ambito comunitario. Dalla riflessione individuale e poi condivisa, è emerso quanto segue: - Lavoro e festa appaiono da subito termini - non solo concettualmente - disgiunti, lontani fra loro, perché vissuti nella prassi quotidiana come momenti alternativi e talora persino inconciliabili. - E ciò a causa della diffusa e generalizzata percezione che il lavoro sia un ambito ancora costantemente in crisi, sia per la mancanza sia per lo sfruttamento dello stesso. - Tale convinzione investe necessariamente anche il modo di vivere la festa, negata nella stessa misura in cui viene negato il lavoro, impoverita del suo senso ultimo in maniera direttamente proporzionale all’impoverimento del senso del lavoro. - Non risulta difficile riconoscere al lavoro la valenza di “fondamento” della persona, di elemento che struttura l’esistenza stessa dell’uomo, di occasione e spazio di santificazione; ma è pur vero che la situazione di precarietà, la disoccupazione o il lavoro rubato o nega-

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to, mortificano la dignità umana, negando allo stesso tempo la Festa. - Allarmante a tal proposito la percezione che spesso il soggetto che lavora è reso mero strumento, esecutore spersonalizzato di una attività talora finalizzata al solo conseguimento del profitto. - A ciò si aggiunga l’opinione ormai diffusa, alimentata dalla crisi che viviamo, dall’emergenza della precarizzazione del lavoro e delle esistenze, che il lavoro sia quasi un atto di carità verso l’uomo che ne ha bisogno, dimenticando invece che il lavoro è una esigenza di giustizia individuale e sociale! - Con tali premesse concettuali, diviene complesso concepire correttamente il lavoro, e altrettanto difficile risulta la visione gratificante e pienamente umana di questo ambito, sempre più disgiunto dal resto delle attività e delle dimensioni che costituiscono e qualificano l’essere umano. - Conseguentemente, poiché come abbiamo detto - al termine lavoro oggi si associa di solito una accezione “negativa”, segno di una più o meno manifesta sofferenza generalizzata, una connotazione quasi sempre critica, è altresì difficile vivere pienamente la festa intesa come pausa dai ritmi del lavoro, come tempo di recupero degli affetti, come spazio di riscoperta delle relazioni significative con gli altri e Dio. - A dimostrazione di ciò, dell’incapacità o dell’impossibilità di vivere la Festa, si assiste in maniera quasi paradossale alla proliferazione di feste, quelle che nell’immaginario collettivo sono abitualmente legate alla celebrazione del santo patrono, ad esempio, talora del tutto snaturate, svuotate del loro significato spirituale, a favore della commercializzazione del sacro o del consumismo vacuo. La maggior parte dei contributi resi a tal proposito ha ravvisato l’origine di tali difficoltà nell’impoverimento della capacità relazionale dei soggetti coinvolti, sempre più vittime dei ritmi soffocanti del lavoro. - La testimonianza cristiana nei luoghi in cui si opera rischia di rimanere vittima di questa dicotomia, di questa schizofrenica visione della vita che ci vede cristiani impegnati in parrocchia, nelle associazioni laicali ecc… e sempre meno cristiani esemplari, coerenti, nei luoghi di lavoro. Ci siamo chiesti, allora, se e in che misura sia invece possibile invertire la rotta, e tentare di creare osmosi fra questi due ambiti? Come coniugare nel concreto momenti che dovrebbero fungere da “polmoni” e fornire ossigeno alla vita dell’uomo? 42


Una attenta analisi dei testi proposti e un clima di condivisione ha consentito al gruppo di evidenziare tre esigenze fondamentali dalle quali partire per ancorare il lavoro che seguirà ad obiettivi chiari e concreti: a. Pervenire ad una spiritualità matura che sappia riappropriarsi del senso cristiano del lavoro e della festa; è innegabile, infatti, che il lavoro è necessario quanto necessario è il tempo della festa. Recuperare il senso cristiano dell’uno significa riappropriarsi del senso ultimo dell’altro. In questa prospettiva, anche il riposo domenicale e festivo che attualmente viene spesso disatteso, potrà riacquistare la sua giusta dimensione. L’uomo che diviene capace di ridare senso alla Festa, al riposo, sarà capace di ristabilire non solo il primato assoluto di Dio, ma anche il primato e la dignità della persona rispetto alle esigenze della vita sociale ed economica. In breve, il giorno del Signore diventa così, in modo più autentico, anche il giorno dell’uomo. b. Sviluppare il senso di appartenenza ecclesiale, in modo da coniugare fede e vita in un’ottica comunitaria di corresponsabilità; c. Essere capaci di rendere ragione della speranza cristiana, nei luoghi ordinari e nelle vicende comuni del nostro tempo. In altre parole: “essere segni di festa”, ossia persone professionalmente capaci ed eticamente a posto, in modo da permeare il tessuto sociale come il lievito d’evangelica memoria. Partendo da questi bisogni, emergono proposte per i diversi ambiti. In ambito diocesano: - riproporre il contributo della Dottrina sociale della Chiesa per una corretta comprensione del senso del lavoro e della festa, promuovendo in maniera più incisiva e mirata la formazione del pensiero sociale; - istituire uno sportello per il lavoro, un luogo fisico, cioè, dove si possa fare orientamento, consulenza all’imprenditorialità, sostegno ai giovani per la stesura di un curriculum, formazione agli imprenditori…; - intervenire e diffondere con convinzione l’idea della Chiesa diocesana riguardo i nuovi stili di vita (vedi riposo domenicale); - sviluppare e diffondere ancora di più il Progetto Policoro; - recuperare, riappropriarsi, ridare senso alla Festa del lavoro del primo maggio, oggi piazza privilegiata da cui far levare i cori urlanti delle rivendicazioni sindacali, restituendo a questo momento cele43


brativo il suo significato pregnante e originario; farla diventare la festa dei lavoratori, ispirati dalla figura e dallo stile di S. Giuseppe. Momento in cui concretizzare la coniugazione festa/vita/lavoro. In ambito foraniale: - puntando sulla collaborazione interparrocchiale, creare spazi condivisi di relazione e riflessione, facendo leva su tutte le risorse del territorio: enti, gruppi, associazioni. Si è detto, infatti, che laddove le realtà parrocchiali funzionano in maniera sinergica con le altre rappresentanze territoriali l’azione pastorale è maggiormente fruttuosa e incisiva. A livello parrocchiale: - privilegiare laboratori di esperienza, per compiere una seria analisi delle realtà locali, in modo da rispondere alle esigenze effettive del territorio; - far permeare attraverso la catechesi, e in maniera trasversale, indicazioni e orientamenti per una reale spiritualità del lavoro, curando la formazione permanente dei laici sempre più chiamati ad essere protagonisti maturi dell’educazione nei luoghi della quotidianità; - sviluppare le caritas parrocchiali come espressione di volontari formati, per conoscere e servire capillarmente il territorio; - formare i componenti dei comitati festa perché non siano improvvisati ma espressione reale dei consigli pastorali. Elvira Feleppa Daniele Mazzulla

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Conclusioni Mons. Andrea Mugione Arcivescovo Metropolita

RINGRAZIAMENTI Prendendo la parola al termine di questo XXVII Convegno Pastorale Diocesano, voglio ringraziare fraternamente e paternamente tutti voi qui convenuti, in particolare mons. Abramo Martignetti, Vicario Episcopale per la Pastorale, e tutti i collaboratori che hanno organizzato questo momento di forte e intensa comunione. E’ chiaro che non esiste un metodo o una soluzione istantanea alle tante idee o proposte emerse dai vari gruppi di studio. Per questo c’è bisogno ancora di confronto, condivisione e progettazione pastorale precisa e puntuale. Tuttavia voglio condividere alcune riflessioni che mi sembrano importanti per la sfida che attende l’intera Chiesa diocesana. Innanzitutto la sfida dell’educazione e poi la Parrocchia, crocevia delle istanze educative, Parrocchia e Pastorale, Parrocchia e programmazione. I PARTE

L’EDUCAZIONE:

COMPITO URGENTE, SFIDA IMPEGNATA

1 - L’emergenza educativa Il tema o problema della educazione è emerso in forma sempre più consistente in questi ultimi tempi, a fronte del quadro inquietante dei comportamenti giovanili e alla crescente apprensione - quasi uno smarrimento - degli adulti che si interrogano su cosa fare, così da venire definito emergenza educativa che coinvolge tutti: la società civile, lo Stato e la Chiesa. Nell’eccezione comune, con il termine emergenza, si suole intendere una circostanza imprevista o un momento critico, nei riguardi dei 45


quali viene richiesto un intervento immediato e, per certi versi, eccezionale. E a dire il vero, nel campo educativo, di tale condizione di emergenza si parla quasi giornalmente, senza, però, riuscire a trovare soluzioni credibili e strade realmente percorribili oltre a quelle già praticate senza esito apprezzabile. E come si vede, la lunga attesa è diventata già emergenza. Tuttavia, quello che in qualche modo stupisce è che l’allarme, che dovrebbe investire in primo luogo la famiglia, spesso trova quest’ultima impreparata, indifferente o, ancor peggio, ostile alle proposte provenienti (ad esempio dalla Scuola o da altre agenzie educative) in nome di una presunta libertà ed autonomia dei figli. E intanto si moltiplicano i fenomeni di bullismo e di teppismo, di omologazione della cultura e degli stili di vita, di sclerotizzazione della personalità dei giovani e dello smarrimento etico che respiriamo. A ben riflettere, la proposta in gioco va oltre la semplice frattura tra generazioni, attribuita alla mancata trasmissione di certezze e di valori, proprio perché è evidente, all’interno delle istituzioni educative, la fatica di indicare una via sicura per l’autentica crescita umana e sociale della persona. Questo atteggiamento spesso diventa rinuncia ad intervenire adeguatamente. 2 - La risposta della Chiesa italiana Pur apprezzando le innumerevoli iniziative provenienti da ogni parte, chi sta affrontando alla radice il problema è la Chiesa, e ciò perché ad essa sta molto a cuore l’uomo (in quanto creatura di Dio) e la sua formazione. E soprattutto dal 2006 in poi, Papa Benedetto XVI è tornato più volte, anche recentemente, sul tema dell’educazione. Per il Santo Padre, quella che bisogna combattere con fermezza è la mentalità diffusa ed una cultura che “portano a dubitare del valore della persona umana, significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi, della bontà della vita”(Lettera alla Diocesi di Roma, 21 gennaio 2008), fenomeno alimentato da “cattivi maestri” che remano contro il valore della famiglia stabile fondata sul matrimonio-sacramento. E di fronte alla categoria del “bene”, i genitori per primi, tendono a dimostrare una certa timidezza ... ed un’inconsulta caccia di novità in passerella come realizzazione della libertà - ad esempio la banalizzazione della sessualità deprivata della bellezza dell’amore, oppure la convinzione che tutte le esperienze sono uguali. Questo significa volere il bene dei propri figli? Che significa con46


durre i giovani verso la verità? Quale verità? E si comprende subito che l’esercizio della libertà può essere autentico solo in rapporto alla verità, bisogno essenziale dei giovani di oggi. Quindi, è compito dell’educatore, secondo Papa Benedetto, “cercare di rispondere alla domanda di verità, ponendosi senza timori la proposta della fede … aiuteremo, così, i giovani ad allargare gli orizzonti della loro intelligenza, aprendosi al mistero dei Dio, … superando una razionalità che si fida soltanto di ciò che può essere oggetto di esperimento e di calcolo … Verità significa di più che conoscenza: conoscere la verità ci porta a scoprire il bene” (ibidem). 3 - Il contesto sociale C’è da porsi il problema serio del rapporto tra libertà e autorità, per evitare ogni forma di autoritarismo, che è uno dei compiti più impegnativi della relazione educativa. E’ vero, però, che “senza regole …, non si forma il carattere … quello che non dobbiamo mai fare è assecondare il giovane negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero nuove frontiere del progresso umano” (Lettera alla Diocesi di Roma, 21 gennaio 2008). Ma per realizzare ciò, occorreranno educatori (genitori, docenti, ecc.) credibili e, soprattutto, testimoni della verità e del bene, persone, cioè, capaci di testimoniare, con la propria vita, la bontà di quanto intendono proporre. Solo così si potrà iniziare ad affrontare seriamente l’emergenza educativa per la quale, fino ad oggi, non si prospettano soluzioni adeguate. 4 - Educazione: un cammino che porta ad essere “persona” L’educare non si riferisce soltanto all’istruzione e formazione al lavoro né a trasmettere regole di comportamento che non troverebbero risposta, ma ad accompagnare ciascun individuo nel cammino che lo porta ad essere persona e ad assumere quella forma per cui l’uomo è autenticamente uomo. Occorre avere una chiara e convinta concezione della persona, del suo valore unico e irriducibile, e di tutte le sue dimensioni, a cominciare dalla questione del senso del vivere, cioè delle domande fondamentali che attraversano tutta l’esistenza, come della vocazione ad essere relazione con gli altri, il mondo e l’infinito. 5 - Patto unitario E’ il momento di creare un’interazione tra le tradizionali agenzie educative - come la scuola, la famiglia e la Parrocchia - e tutte le altre 47


componenti educative, chiamate a scoprire il potenziale educativo implicito della realtà che rappresentano: dall’università alle istituzioni, dal mondo della comunicazione e dell’informatica a quello dei servizi e del tempo libero. Un processo, questo, che può essere realizzato attraverso alcuni stadi progressivi: il primo è quello della consapevolezza di svolgere un ruolo educativo, anche se sottinteso o inespresso; il secondo è appunto quello della scoperta del potenziale educativo implicito nell’istituzione che si rappresenta; il terzo consiste nel porsi il problema di come esprimerlo senza farlo diventare un nuovo compito, qualcosa di aggiuntivo o accessorio. L’intento deve essere quello di formare un progetto unitario e globale di educazione, passando dalla responsabilità alla corresponsabilità: l’educazione non si delega a nessuno, ecco perché le responsabilità vanno condivise ed assunte in un progetto educativo comune con un percorso inter-istituzionale dove ciascuno, indipendentemente dai proprio compiti, si pone il problema della risonanza dei ruoli educativi che riveste. II PARTE

LA PARROCCHIA La Parrocchia, in tale contesto, rappresenta un polo fondamentale nella logica in questo patto educativo. Dalla pubblicazione degli Orientamenti Pastorali per il decennio 2010-2020 non c’è incontro o convegno ecclesiale che non richiami l’intento e l’impegno ad educare alla “vita buona del Vangelo”. Titolo essenziale e suggestivo, come quello del nostro Convegno: “Dalla sfida alla proposta - La Parrocchia crocevia delle istanze educative”. E’ la comunità Parrocchiale la prima grande protagonista, uno dei soggetti educativi per eccellenza, perché è negli spazi e nei tempi ordinari della vita comunitaria che le indicazioni del documento devono essere conosciute, approfondite e concretizzate. La frontiera educativa corre intorno e dentro la comunità Parrocchiale. Sta qui il “luogo fondamentale” per la comunicazione del Vangelo e per la formazione della coscienza credente. E’ in essa che devono prendere corpo le alleanze educative. Avremo modo, in questo anno, di approfondire, ancora una volta, il ruolo della Parrocchia. Il piano pastorale decennale, da attuare secondo gli Orientamenti, esige una nuova comunità Parrocchiale. Va pensata la Parrocchia di domani per assicurare un domani alla Parrocchia. 48


1 - DEFINIZIONE Possiamo dire che la Parrocchia è: - casa e scuola di comunione; - famiglia di Dio animata dallo spirito di unità; - casa d’accoglienza fraterna; - luogo della presenza di Dio in mezzo alle case degli uomini; - luogo della comunione dei fedeli credenti; - segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione; - comunità di fede, di preghiera e d’amore; - comunità organica dei ministri ordinati e dei fedeli laici; - ultima localizzazione della Chiesa. L’ecclesiologia di comunione è necessaria come, alla luce di questa ecclesiologia, è necessaria la presenza e la partecipazione del clero e, soprattutto, dei fedeli laici alla vita della Parrocchia. Senza di essi l’apostolato dei presbiteri non raggiunge la piena efficacia. “Nelle circostanze attuali i fedeli laici possono e devono fare moltissimo per la crescita di un’autentica comunione ecclesiale all’interno delle loro parrocchie, per ridestare quello slancio missionario verso i non credenti e verso gli stessi credenti che hanno abbandonato o affievolito la pratica della vita cristiana”. (Esort. Chl 27) 2 - MODELLI ECCLESIOLOGICI Forse non c’è un progetto Parrocchia e nessun modello prefabbricato. Sono state osservate e classificate alcune tipologie di Parrocchie: repubblicana, monarchica, anarchica, statica, dinamica. Sono state indicate tre direzioni, tre impegni per costruire la Parrocchia: • la comunità - fraternità che ANNUNCIA • la comunità - fraternità che CELEBRA • la comunità - fraternità che TESTIMONIA • la comunità - fraternità di EVANGELIZZAZIONE • la comunità - fraternità di SACRAMENTALIZZAZIONe • la comunità - fraternità di MISSIONE, PROSSIMITÀ E OSPITALITÀ C’è un’inchiesta fatta da una diocesi del centro nord, con modelli di Chiesa che cito brevemente: 1 - modello misterico – rituale 2 - dottrinale - kerigmatico 3 - teologico - aperturista 4 - diaconale - attivista 5 - comunionale - partecipativo 49


Il modello misterico - rituale punta molto sui sacramenti, sui riti; quello dottrinale - kerigmatico da molto più peso alla Parola di Dio e alla catechesi sistematica; quello teologico - aperturista fa riferimento al mondo e soprattutto ai non credenti, creando strutture di catecumenato; quello di tipo diaconale - attivista fa riferimento a tutto ciò che identifica la Chiesa con l’opera della liberazione dei poveri, dei bisognosi; quello comunionale ha lo stile di coloro che intendono la Parrocchia come esperienza di fraternità e di vita comunitaria. Sintetizzando l’inchiesta prevalgono due modelli, quello misterico rituale e quello comunionale. Dall’inchiesta emerge che quello teologico aperturista è al 20% e quello diaconale - attivista è al 24%. III PARTE

PARROCCHIA

E

PASTORALE

1 - Parrocchia, luogo della pastorale La Parrocchia è dunque il luogo della pastorale, feriale, ordinaria, quotidiana ma aperta alla dimensione missionaria. Quando parliamo di Parrocchia come luogo di pastorale ordinaria, non significa infatti, parlare di routine o semplice conformità ad un ordine tradizionale, né tantomeno significa parlare di una gestione lasciata all’improvvisazione, o ancor peggio, di semplice gestione dell’esistente, della conservazione senza apertura al nuovo. La pastorale ordinaria va intesa invece come cura della comunità, del contesto territoriale in cui essa si trova, di tutte le persone che ci vivono, con un’attenzione a tutte le tappe dell’esistenza. Troppo spesso capita che certe fasi dell’esistenza (giovani - adulti), sono trascurate, abbandonate, lasciate sole. La pastorale ordinaria, dunque, deve necessariamente essere globale nell’attenzione a tutti i settori e alle diverse forme di vita cristiana. Per cui si può dire che la pastorale è realmente efficace solo se è globale, integrale, organica. Altro aspetto importante da considerare è che, nella Parrocchia, vi siano forme attive di collaborazione tra parroci, fedeli e quanti vivono la dimensione della comunità. Occorre, dunque, interrogarsi molto sulla Parrocchia, sulla dimensione della territorialità, sui criteri che guidano l’azione pastorale. E importante capire se la pastorale è attenta ai segni dei tempi, studiata, sperimentata, se è una pastorale aperta a tutti o elitaria? 50


A tale proposito mi piace ricordare (e sollecitarne lo studio) la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia”, che non è una semplice riflessione generale sulla Parrocchia. Essa offre suggerimenti fondamentali per una svolta missionaria della Chiesa di fronte alle sfide della nostra epoca caratterizzata da forti cambiamenti. Da essa emerge la necessità della Chiesa, e quindi della Parrocchia, di far assumere a tutta la pastorale una connotazione missionaria per un’efficace comunicazione del vangelo. Nei suggerimenti dell’Introduzione è scritto al punto cinque: “ c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti” e al punto sei: “Le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una pastorale integrata… un collegamento tra parrocchie…”. “È questa oggi la “nuova frontiera” della pastorale per la Chiesa in Italia. C’è bisogno di una vera e propria “conversione”, che riguarda l’insieme della pastorale”. (n. 1). “Alla base di tutto sta la coscienza che i parroci e tutti i sacerdoti devono avere di far parte dell’unico presbiterio della diocesi e quindi il sentirsi responsabili con il vescovo di tutta la Chiesa particolare, rifuggendo da autonomie e protagonismi”. (n.3). E’ finito il tempo della Parrocchia autosufficiente e del parroco che pensa il suo ministero in modo isolato. 2 - Quale futuro? La Parrocchia è affetta da patologie incurabili o da un virus che non la porta alla morte? Forse è impegnata solo a conservare la fede ma non a suscitare la fede. La Parrocchia è spazio di evangelizzazione per suscitare la fede. E’ il luogo socio-ecclesiale di tutti e per tutti, per la ricerca della fede e dell’incontro personale con Cristo. Tra queste luci ed ombre, avrà un futuro la Parrocchia? Si può continuare per inerzia sul modello classico, sul modello di sempre? C’è il pericolo reale che possa morire se non cambia nel suo fare, nel suo agire. Finchè ci sono i sacerdoti, altri collaboratori che gestiscono la burocrazia, i sacramenti, tutto sembra possibile. Ma vedete che quando cominciano a mancare, come sta accadendo in qualche Parrocchia, la Parrocchia è finita, è morta. E’ giunto il momento delle unità pastorali? Bisogna stimolare l’unità pastorale da subito e dovunque e non aspettare di trovarci con comunità senza sacerdoti. E’ un’occasione storica per costituire un nuovo volto di Chiesa. Capite quello che voglio dire: finchè ci sono i sacerdoti che gestiscono i sacramenti, danno i sacramenti non ci si preoccupa della Parrocchia; ma intanto la Parrocchia 51


può appassire dentro, può spegnersi. La Parrocchia fa fatica a rinnovarsi. Modelli, nomi diversi per la Parrocchia ma si rinnoverà concretamente? Constatiamo che per guarirla, per rinnovarla le sono state applicate esperienze, metodologie, tattiche diverse. Ci sono i centri di ascolto, comunità di base, unità pastorali. Tutte queste esperienze corrono il pericolo di snaturare quell’anima millenaria, quell’anima voluta da Cristo. Quindi bisognerebbe andare a vedere la pastorale secondo Cristo, secondo gli apostoli. Quest’anno che ci attende, e per il prossimo triennio, come chiesa diocesana dedicheremo gran parte delle nostre attenzioni pastorali alla Parrocchia. Deve essere un grande momento per lei, per la cara Parrocchia, e ci deve essere non solo un grande momento ma un gran movimento. Che la nostra organizzazione, necessaria, non soppianti la vita, che la nostra organizzazione non sia alla stregua, alla pari di una azienda perchè non si possono gestire solo servizi, non si possono coprire solo i bisogni. Allora, io dico a tutti noi che ci si liberi dalla paura dei laici e dalla scarsa fiducia dei laici, che ci si liberi dal timore di avere collaboratori intelligenti. Io dico, la Parrocchia (è una frase che chissà quante volte ve l’avranno detto) va declericalizzata, così come vi avranno detto tante altre volte che i laici non si clericalizzino, anche se in realtà tanti collaboratori sono più clericali dei preti. Allora la Parrocchia è una comunità di cristiani, pietre viventi per la costruzione di un edificio spirituale (Att. 2,4), è una Chiesa sempre da edificare, è ancora un tesoro, una miniera di risorse, di potenzialità, di ministeri, di carismi. Occorre sfruttare questa miniera. Allora, che sia questa Chiesa, cara Parrocchia, un cantiere sempre aperto, sempre in costruzione e non un castello recintato. Che sia un cantiere perchè è sempre da edificare, perchè si tratta di far vivere la Chiesa di Cristo nella storia di oggi. Che sia questa cara Parrocchia, una compagna, gioiosa serva della comunità degli uomini, immettendo nelle vicende umane l’amore di Dio, la carità che è Dio, amando come ama Dio che ama l’uomo, che ama le cose che Lui ha creato. Amiamola la Parrocchia. Che sia aperta al dialogo, allo spirito di unità, di ricerca, al confronto con le culture, con le altre religioni presenti anche nel nostro territorio. Che sia sempre in una accresciuta comunione concorde, in una pluriformità di accenti, che sia serena e fiduciosa di fronte alle sfide, ai rischi, che sia propositiva e non pessimista e non perda i nuovi orizzonti, che sia in missione sempre ma senza paura, con speranza. 52


IV PARTE

PARROCCHIA

E

PROGRAMMAZIONE

1 - Il Programma Pastorale In un mondo che evolve con una velocità impensabile e ogni giorno ci chiama ad affrontare nuove sfide – basti pensare a quanto sia cambiato il modo di comunicare e di condividere informazioni con la nascita dei social network - non possiamo più basarci sull’improvvisazione, sull’occasionalità e sull’episodicità. Capendo le esigenze delle nostre singole comunità, per migliorare il momento della decisione sulle attività da svolgere, richiamo ciascuno di voi alla programmazione annuale, considerando le duplici dimensioni della pastorale: il dono della umanità nuova e la trasformazione della storia in storia della salvezza. Il primo punto per un’attenta programmazione parte dalla valutazione del Convegno. Valutare vuol dire imparare a programmare. Porre le basi della programmazione annuale. Esso consiste in una approfondita analisi, partendo da elementi conosciuti, e interrogandosi su di essi, per giungere ad alcuni determinati obiettivi, al massimo due o tre su cui riflettere e maturare delle conclusioni operative. La programmazione dell’anno pastorale non può e non deve essere la risultante di tanti pareri, di consultazioni di diverse persone addette ai lavori nei settori specifici. La programmazione annuale è necessaria, è un’esigenza sentita da tutti perché bisogna vincere da una parte l’immobilismo tradizionale, suscitando un maggior entusiasmo e dall’altra bisogna evitare l’improvvisazione, l’occasionalità, l’episodicità. Tutto ciò può essere fatto con un impegno progettuale con precisi obiettivi, metodi, programmi, opportune verifiche, dove ognuno ha un compito specifico. Ed è questo il primo grande obiettivo: far conoscere e diffondere questo nuovo modo di lavorare. Ogni comunità esige questo programma annuale. La parrocchia non è sicuramente un’azienda, ma comunque necessita dell’efficacia di un’azienda; non è una società per azioni perché ha una dimensione spirituale e un fine soprannaturale, ma ha bisogno di un’efficacia umana. Molteplici attività da una parte; profonda spiritualità dall’altra. Occorre lavorare insieme, per migliorare sempre più. Tutte le Parrocchie dovrebbero essere coinvolte nella stesura del programma e nella sua attuazione sotto la responsabilità del parroco e del Consiglio Pastorale. Occorre offrire un quadro di riferimento unitario, 53


riducendo ad unità i singoli e le diverse realtà presenti nella comunità (associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali etc.) Bisogna, quindi, portare il messaggio di unità, affinchè ognuno dica la sua parola e senta la Chiesa come sua madre, una madre con regole, una madre che ha due millenni di storia, che è vecchia ma non senescente; o, se volete, che è sempre bambina che deve crescere e maturare. Aiutare una madre presente ogni giorno. Ogni parrocchia ha una sua realtà, per cui nella stesura del programma annuale si devono individuare i bisogni principali di quella comunità, individuare le priorità più urgenti e stabilire le mete possibili, le linee essenziali, gli strumenti i soggetti coinvolti. Si devono precisare le tappe ed indicare i momenti di verifica per questo cammino. Ogni parroco li rediga, li diffonda, li faccia conoscere. Capite già che questo è un grande impegno, ma in questo mo ogni parrocchia sa da dove viene, dove va e quali obiettivi raggiungere, dai fanciulli, agli adolescenti, ai giovani, agli adulti per sostenerli nella strada della modernità. Questi sono i primi passi del discernimento e della comunione. Non è facile rileggere il tessuto della parrocchia e la funzione storica della stessa. si tratta di confermare quello che va bene e di cambiare quello che c’è da cambiare, ripensando ai contenuti e promuovendo la formazione sia degli operatori sia della comunità. Concludendo vorrei ricordarvi che non mancano né i testi e né i documenti ma sono poco letti e, quindi, siamo privi di quella forza per attivare una vera metodologia pastorale, mancando spesso di un vero, consapevole concetto progettuale. Programmare significa incarnare la missione dello Spirito Santo nell’oggi della nostra esistenza attraverso la Profezia (lettura teologica della realtà, discernimento e giudizio, formazione dei propri membri), la Testimonianza (esemplarità di vita personale ed ecclesiale, progettazione degli interventi, ricerca dei collaboratori interni ed esterni alla Chiesa, realizzazione e verifica), la Liturgia (invocazione dello Spirito, simbolizzazione rituale dell’impegno comunitario, accoglienza sacramentale del Mistero Pasquale interiorizzazione e conversione, lode).Tutta la comunità deve essere coinvolta in questo discernimento (LG 12) ma soprattutto nell’individuazione dei carismi ministeriali necessari (LG 10.12). Nella programmazione dobbiamo tener presente: 1 - L’ analisi dei bisogni di salvezza. Nella logica dei Segni dei Tempi (GS 4.11) la comunità legge i fenomeni di vita del suo territorio per scoprirne i bisogni di salvezza che interpreta come suoi imperativi 54


o comandi del Signore. Si tratta di conoscere le situazioni di disumanità o non realizzazione presenti nel territorio, i bisogni di liberazione interiore e spiritualità, i bisogni di evangelizzazione e i bisogni culturali. Tenendo presente che alcuni bisogni sono parrocchiali altri interparrocchiali o diocesani, ci lasciamo aiutare dalla Caritas diocesana e parrocchiale, da persone capaci di studiare il territorio, da analisi politiche e sociali del proprio comune, da agenti qualificati quali Dirigenti scolastici, Direttori Asl, Centri culturali. 2 - La comprensione degli imperativi pastorali riletti con l’aiuto della sapienza delle Chiesa (Scrittura, Tradizione, Magistero) soprattutto quella che deriva dalla frequentazione della Bibbia meditata nell’anno liturgico. Questa rilettura teologico-pastorale, da fare in seno al consiglio Pastorale parrocchiale, ci aiuta a comprendere il concetto di salvezza in un luogo e per una persona e quale sia la salvezza da portare e ad individuare quale collaborazione al Regno ogni membro può apportare e ad individuare il percorso di conversione pastorale che deve essere attuato. 3 - La descrizione e la definizione delle trasformazioni da realizzare. Con tale discernimento, in continuità con la Chiesa diocesana, individua gli interventi attraverso cui può collaborare alla trasformazione salvifica della storia (azioni, tempi e risorse). Quindi, una duplice trasformazione, a livello biblico-teologico, delle scienze umane e delle esperienze e tradizioni locali e della conversione a cui è chiamata la comunità, chiedendosi quale nuova evangelizzazione (quale catechesi, liturgia e carità) e con quali tempi. 4 - L’analisi delle risorse. In modo particolare comprendere chi sono gli alleati e i collaboratori (GS 11) attraverso cui, lo Spirito realizza la sua missione nella storia. Bisogna, in questa fase, tener presente cosa la comunità offre e come la offre, quali ministeri suscitare (vocazioni e carismi) o quali aiuti chiedere, quale formazione predisporre e con quali mezzi (luoghi di studio e risorse economiche). 5 - La preparazione degli itinerari. Con lo studio delle azioni pastorali individuare: l’obiettivo, l’esperienze formative, l’esperienze salvifiche, la descrizione dei contenuti e, così, preparare dei sussidi tenendo presente l’esperienze di comunità vicine e chiedendo la collaborazione degli uffici nazionali e diocesani e di persone competenti sul territorio. 6 - I Controlli e le verifiche da effettuare durante la vita della comunità o a conclusione del progetto pastorale in spirito di comunione, in continuo ascolto dei fedeli da parte del parroco. 55


(Per approfondimenti: Meddi L., Ridire la fede in Parrocchia. Percorsi di evangelizzazione e di formazione, Edb, Bologna 2010, pp. 11-12) Comprendo che tutto ciò richiede un grande impegno, ma solo così una parrocchia saprà da dove viene, dove va e quali obiettivi dovrà raggiungere, tenendo presente tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani, dagli adolescenti ai giovani e agli adulti. Questi sono i passi da compiere per un attento discernimento e uno spirito di comunione. Si tratta qui di confermare ciò che va bene e di cambiare quello che c’è da cambiare 2 - Da dove cominciare? - Partiamo dall’asserzione che non c’è nulla nella nostra azione che non abbia una significativa valenza educativa. - Prendiamo coscienza della necessità e della caratteristiche della urgente questione educativa. - Teniamo presente quanto contenuto negli Orientamenti per il decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”. Il documento offre un ampio ventaglio di finestre da aprire sulla vita, ampi temi ed ambiti da approfondire, nuove strade da percorrere perché ciascuno riscopra il dono ricevuto e la valenza educativa del proprio servizio. - Tutte le attività che danno forma alla esperienza ecclesiale - dalla catechesi alla vita sacramentale, dalla liturgia alla carità - vanno portate avanti nella dimensione educativa, perché l’educazione integrale è anche un problema antropologico: sviluppo di tutte le componenti della persona. Il nostro tempo è segnato dall’individualismo, dal naturalismo, dalla frammentazione che reclamano un’esigenza di concentrare nell’impegno di evangelizzazione l’attenzione alla persona e alla sua educazione. La proposta educativa cristiana è data da un umanesimo integrale e trascendente e un modello cristocentrico ed ecclesiocentrico. Modelli di Chiesa Si possono portare avanti molti modelli per una Chiesa credibile nel piano educativo. La Chiesa porta da sé una consolidata esperienza educativa. a) Chiesa DISCEPOLA alla scuola dell’unico Maestro b) Chiesa MADRE che genera ed educa alla fede c) Chiesa MAESTRA al servizio della ricerca e della verità d) Chiesa TESTIMONE per unire fede e vita – credere e agire 56


La centralità della Parrocchia Siamo chiamati a rileggere gli orientamenti per il Decennio 20102020 nell’ottica della Parrocchia per tradurre e portare avanti l’impegno educativo. Ciò presuppone una volontà programmatica della Chiesa particolare – locale – diocesana con una prospettiva di educazione: - alla Fede - della Fede - nella Fede Gli “spazi” e gli ambiti educativi Gli “spazi” e gli ambiti privilegiati per educare alla reciprocità tra fede e vita, all’interno della Parrocchia e in dialogo con tutte le altre realtà, sono: a) Vita affettiva f) Famiglia b) Tradizione g) Scuola c) Lavoro e festa h) Mondo giovanile d) Fragilità i) Cultura e) Cittadinanza l) Pietà popolare Il Triennio Si potrebbe immaginare un percorso in tre anni trattando i seguenti temi: a) Parrocchia e Catechesi – PRIMO ANNO b) Parrocchia e Famiglia – SECONDO ANNO c) Parrocchia e Mondo Giovanile e Scuola – TERZO ANNO

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APPENDICE METODOLOGICA La seguente sezione contiene le schede di approfondimento, elaborate dal professore Ubaldo Montisci dell Pontificia UniversitĂ Salesiana di Roma, utilizzate per i lavori dei gruppi di studio.

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AMBITO Cittadinanza Scheda di approfondimento Obiettivi dell’incontro: - Conoscere in maniera approfondita che cosa dice sull’ambito prescelto il documento Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020. - Dare suggerimenti operativi al Coordinamento diocesano che pianificherà l’attività pastorale nel prossimo mese di luglio. Primo momento: lavoro personale (20 minuti) Il Capitolo 5 del Documento presenta alcune scelte prioritarie in vista di una migliore qualità educativa delle comunità cristiane in Italia. Il numero su cui ci fermiamo è il 54b Percorsi di vita buona. Leggi attentamente ciò che dice sul tema della cittadinanza e dai risposta alle domande: b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. […] - Avvertiamo infine la necessità di educare alla cittadinanza responsabile. L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse. Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune. Per questo appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale.

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1. A partire dalla tua esperienza, quali sono le forme più evidenti in cui si manifesta l’individualismo nell’ambiente in cui vivi? Quali sono le cause più frequenti di tale situazione? 2. Che cosa fa la parrocchia per la diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa? Quali iniziative suggeriresti in questo ambito? Tu che disponibilità offriresti a tali attività? 3. Qual è il tuo parere sulle scuole di formazione all’impegno sociale e politico? Saresti favorevole alla loro attuazione nell’ambiente in cui vivi? Quali suggerimenti daresti per la loro realizzazione? Secondo momento: condivisione in gruppo delle riflessioni personali (30 minuti) Terzo momento: suggerimenti operativi per il Coordinamento diocesano (30 minuti) Il Coordinamento diocesano si radunerà a Luglio per pianificare le attività pastorali per il prossimo anno. Alla luce di quanto emerso nel confronto di gruppo e a partire dalla tua esperienza e dai convincimenti personali, quali suggerimenti ti sentiresti di dare perché nelle parrocchie si possa dare maggiore attenzione e qualità all’ambito della cittadinanza? Indica delle iniziative concrete che pensi possano risultare utili a livello parrocchiale, foraniale e diocesano, rivolte ai singoli credenti e alla vita parrocchiale, ai movimenti e associazioni: CREDENTI PARROCCHIA

FORANIA

DIOCESI

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COMUNITÀ CRISTIANA

ASSOCIAZIONI


AMBITO Vita affetiva Scheda di approfondimento Obiettivi dell’incontro: - Conoscere in maniera approfondita che cosa dice sull’ambito prescelto il documento Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio2010-2020. - Dare suggerimenti operativi al Coordinamento diocesano che pianificherà l’attività pastorale nel prossimo mese di luglio. Primo momento: lavoro personale (20 minuti) Il Capitolo 5 del Documento presenta alcune scelte prioritarie in vista di una migliore qualità educativa delle comunità cristiane in Italia. Il numero su cui ci fermiamo è il 54b Percorsi di vita buona. Leggi attentamente ciò che dice sulla Vita affettiva e dai risposta alle domande: b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. - Tra i processi di accompagnamento alla costruzione dell’identità personale, merita particolare rilievo l’educazione alla vita affettiva, a partire dai più piccoli. È importante che a loro in modo speciale sia annunciato “il Vangelo della vita buona, bella e beata che i cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù”. È urgente accompagnare i giovani nella scoperta della loro vocazione con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell’insegnamento evangelico sull’amore e sulla sessualità umana, contrastando il diffuso analfabetismo affettivo. Particolare cura richiede la formazione al matrimonio cristiano e alla vita familiare. Il rinnovamento di tali itinerari è necessario per renderli cammini efficaci di fede e di esperienza spirituale. Questo percorso dovrà continuare anche mediante gruppi di sposi e di spiritualità familiare, animati da coppie preparate e testimoni di unità e fedeltà nell’amore.

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1. A partire dalla tua esperienza, attraverso quali accorgimenti educativi si possono portare i piccoli a conoscere “il Vangelo della vita buona, bella e beata” in famiglia e nell’ambiente circostante? Avresti qualcosa di significativo da dire al proposito? 2. Quali sono le maggiori difficoltà che si sperimentano nell’educare i giovani alla scoperta della loro vocazione e a vivere in modo umanamente degno le loro relazioni affettive? Tu, su chi hai potuto contare? E che cosa hai potuto fare a favore di altri? 3. La qualità di un matrimonio cristiano è frutto non solo di qualità umane personali ma anche di una buona preparazione e di un sostegno continuo negli anni. Tra le attività proposte dalla parrocchia, (se sei sposato) che cosa ha inciso di più mentre ti preparavi al matrimonio? In generale, che cosa ti aspetteresti si facesse per dare qualità umana e cristiana alla vita coniugale? Tu pensi di poter offrire qualche contributo? Secondo momento: condivisione in gruppo delle riflessioni personali (30 minuti) Terzo momento: suggerimenti operativi per il Coordinamento diocesano (30 minuti) Il Coordinamento diocesano si radunerà a Luglio per pianificare le attività pastorali per il prossimo anno. Alla luce di quanto emerso nel confronto di gruppo e a partire dalla tua esperienza e dai convincimenti personali, quali suggerimenti ti sentiresti di dare perché nelle parrocchie si possa dare maggiore attenzione e qualità all’ambito della vita affettiva? Indica delle iniziative concrete che pensi possano risultare utili a livello parrocchiale, foraniale e diocesano, rivolte a piccoli, giovani, coppie: PICCOLI PARROCCHIA

FORANIA

DIOCESI

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GIOVANI

COPPIE


AMBITO Fragilità Scheda di approfondimento Obiettivi dell’incontro: - Conoscere in maniera approfondita che cosa dice sull’ambito prescelto il documento Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio2010-2020. - Dare suggerimenti operativi al Coordinamento diocesano che pianificherà l’attività pastorale nel prossimo mese di luglio. Primo momento: lavoro personale (20 minuti) Il Capitolo 5 del Documento presenta alcune scelte prioritarie in vista di una migliore qualità educativa delle comunità cristiane in Italia. Il numero su cui ci fermiamo è il 54b Percorsi di vita buona. Leggi attentamente ciò che dice sulla Fragilità umana e dai risposta alle domande: b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. […] - L’esperienza della fragilità umana si manifesta in tanti modi e in tutte le età, ed è essa stessa, in certo modo, una “scuola” da cui imparare, in quanto mette a nudo i limiti di ciascuno. Per queste ragioni il tema della fragilità entra a pieno titolo nella dinamica del rapporto educativo, nella formazione e nella ricerca del senso, nelle relazioni di aiuto e di accompagnamento. Pur nella particolarità di tali situazioni, che non si lasciano rinchiudere in schemi e programmi, non possono mancare nelle proposte formative la contemplazione della croce di Gesù, il confronto con le domande suscitate dalla sofferenza e dal dolore, l’esperienza dell’accompagnamento delle persone nei passaggi più difficili, la testimonianza della prossimità, così da costruire un vero e proprio cammino di educazione alla speranza.

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1. Quali sono le forme di “fragilità” più diffuse nel tuo ambiente? Su chi possono contare le persone che vivono nella sofferenza? 2. A tuo parere, ciò che fa la parrocchia è sufficiente? In quali circostanze di fragilità ti sei rivolto/a al parroco? Che cosa ti aspetteresti dalla comunità cristiana? Che cosa saresti disposto/a fare per collaborare alle iniziative di “prossimità” della parrocchia? 3. Quali iniziative metteresti in atto per “costruire un vero e proprio cammino di educazione alla speranza”? Secondo momento: condivisione in gruppo delle riflessioni personali (30 minuti) Terzo momento: suggerimenti operativi per il Coordinamento diocesano (30 minuti) Il Coordinamento diocesano si radunerà a Luglio per pianificare le attività pastorali per il prossimo anno. Alla luce di quanto emerso nel confronto di gruppo e a partire dalla tua esperienza e dai convincimenti personali, quali suggerimenti ti sentiresti di dare perché nelle parrocchie si possa dare maggiore attenzione e qualità all’ambito della Fragilità umana? Indica delle iniziative concrete che pensi possano risultare utili a livello parrocchiale, foraniale e diocesano, per venire incontro alle fragilità dei singoli e per costruire un itinerario di educazione alla speranza: DI

PARROCCHIA

FORANIA

DIOCESI

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INIZIATIVE “PROSSIMITÀ”

ITINERARIO DI EDUCAZIONE ALLA SPERANZA


AMBITO Tradizione Scheda di approfondimento Obiettivi dell’incontro: - Conoscere in maniera approfondita che cosa dice sull’ambito prescelto il documento Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio2010-2020. - Dare suggerimenti operativi al Coordinamento diocesano che pianificherà l’attività pastorale nel prossimo mese di luglio. Primo momento: lavoro personale (20 minuti) Il Capitolo 5 del Documento presenta alcune scelte prioritarie in vista di una migliore qualità educativa delle comunità cristiane in Italia. Il numero su cui ci fermiamo è il 54b Percorsi di vita buona. Leggi ciò che dice sulla Tradizione e dai risposta alle domande: b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. […] - La Chiesa esiste per comunicare: è essa stessa tradizione vivente, trasmissione incessante del Vangelo ricevuto, nei modi culturalmente più fecondi e rilevanti, affinché ogni uomo possa incontrare il Risorto, che è via, verità e vita. Nel suo nucleo essenziale, la tradizione è trasmissione di una cultura – fatta di atteggiamenti, comportamenti, costumi di vita, idee, conoscenze, espressioni artistiche, religiose e politiche – e di un patrimonio spirituale all’interno del quale crescono e si formano le persone nel volgere delle generazioni. Nell’ampio ventaglio di forme in cui la Chiesa attua questa responsabilità, un aspetto particolarmente importante è l’educazione alla comunicazione, mediante la conoscenza, la fruizione critica e la gestione dei media. Anche questa nuova frontiera passa attraverso le vie ordinarie della pastorale delle parrocchie, delle associazioni e delle comunità religiose, avvalendosi di apposite iniziative di formazione. Mentre resta necessario investire risorse adeguate – di persone e mezzi – in questo ambito, occorre sostenere l’impegno di quanti operano da cristiani nell’universo della comunicazione.

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1. Quali sono gli aspetti del patrimonio spirituale del tuo ambiente che salvaguarderesti dal rischio della dimenticanza o persino della scomparsa? Che cosa faresti per rivitalizzare gli elementi tradizionali più significativi? 2. Si fa abbastanza in parrocchia per la trasmissione della fede cattolica? Di che cosa ci sarebbe bisogno? Quali iniziative suggeriresti? Tu che cosa saresti disponibile a fare? 3. Guardi qualche volta i programmi televisivi religiosi o leggi riviste/quotidiani di ispirazione cattolica? Che cosa si potrebbe fare per qualificare i “media” locali? Quali iniziative prendere per “la conoscenza, la fruizione critica e la gestione dei media”? 4. Sei a conoscenza di quanto si realizza in diocesi sul fronte delle comunicazioni sociali? Secondo momento: condivisione in gruppo delle riflessioni personali (30 minuti) Terzo momento: suggerimenti operativi per il Coordinamento diocesano (30 minuti) Il Coordinamento diocesano si radunerà a Luglio per pianificare le attività pastorali per il prossimo anno. Alla luce di quanto emerso nel confronto di gruppo e a partire dalla tua esperienza e dai convincimenti personali, quali suggerimenti ti sentiresti di dare perché nelle parrocchie si possa dare più attenzione e qualità all’ambito Tradizione? Indica delle iniziative concrete che pensi possano risultare utili a livello parrocchiale, foraniale e diocesano, per salvaguardare i valori tradizionali significativi, per qualificare/diffondere l’uso dei media, per educare le persone al loro utilizzo:

PARROCCHIA

FORANIA

DIOCESI

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SALVAGUARDIA

QUALIFICARE

TRADIZIONE

I MEDIA

EDUCARE ALL’USO DEI MEDIA


AMBITO Lavoro e festa Scheda di approfondimento Obiettivi dell’incontro: - Conoscere in maniera approfondita che cosa dice sull’ambito prescelto il documento Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio2010-2020. - Dare suggerimenti operativi al Coordinamento diocesano che pianificherà l’attività pastorale nel prossimo mese di luglio. Primo momento: lavoro personale (20 minuti) Il Capitolo 5 del Documento presenta alcune scelte prioritarie in vista di una migliore qualità educativa delle comunità cristiane in Italia. Il numero su cui ci fermiamo è il 54b Percorsi di vita buona. Leggi attentamente ciò che dice sull’ambito Lavoro e la festa e dai risposta alle domande: b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. […] - La capacità di vivere il lavoro e la festa come compimento della vocazione personale appartiene agli obiettivi dell’educazione cristiana. È importante impegnarsi perché ogni persona possa vivere “un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale” (Caritas in Veritate, 63), prendendosi cura degli altri nella fatica del lavoro e nella gioia della festa, rendendo possibile la condivisione solidale con chi soffre, è solo o nel bisogno. Oltre a promuovere una visione autentica e umanizzante di questi ambiti fondamentali dell’esistenza, la comunità cristiana è chiamata a valorizzare le potenzialità educative dell’associazionismo legato alle professioni, al tempo libero, allo sport e al turismo.

1. A livello personale, consideri i tempi di lavoro e di festa come momenti in cui ti realizzi come uomo/donna e testimoni la tua presen69


za “cristiana” nel mondo? Che cosa facilita o, al contrario, rende perfino impossibile che il lavoro “lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale”? 2. Di quali iniziative di solidarietà potrebbe/dovrebbe farsi carico la comunità cristiana a favore di chi soffre, è solo o è nel bisogno? Ritieni che la parrocchia abbia fatto il necessario quando tu o qualcuno che conosci ne aveva bisogno? Quali suggerimenti concreti ti sentiresti di dare? Se coinvolto, tu aderiresti a qualche iniziativa? Quale? Perché? 3. Sei a conoscenza di associazioni legate al tempo libero, allo sport e al turismo presenti nel territorio? Come potrebbero essere meglio coinvolte? Attraverso quali iniziative? Conosci delle associazioni, movimenti che si interessano del lavoro o del tempo libero … che non sono presenti in diocesi e di cui invece ci sarebbe bisogno? Secondo momento: condivisione in gruppo delle riflessioni personali (30 minuti) Terzo momento: suggerimenti operativi per il Coordinamento diocesano (30 minuti) Il Coordinamento diocesano si radunerà a Luglio per pianificare le attività pastorali per il prossimo anno. Alla luce di quanto emerso nel confronto di gruppo e a partire dalla tua esperienza e dai convincimenti personali, quali suggerimenti ti sentiresti di dare perché nelle parrocchie si possa dare più attenzione e qualità all’ambito del lavoro e della festa? Indica delle iniziative concrete che pensi possano risultare utili a livello parrocchiale, foraniale e diocesano, rivolte ai singoli credenti, alla vita parrocchiale, ai movimenti e associazioni: CREDENTI PARROCCHIA

FORANIA

DIOCESI

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COMUNITÀ CRISTIANA

ASSOCIAZIONI


RASSEGNA STAMPA

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TEMPI NUOVI Maggio 2011

Convegno pastorale: “Dalla sfida alla proposta” Sta per prendere il via, presso il seminario arcivescovile di Benevento, il XXVII Convegno Pastorale Diocesano dal titolo Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi (15 e 16 giugno), ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale. Un passaggio fondamentale, dunque, quello di mons. Crociata il quale dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio Educare alla vita buona del vangelo, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti al fine di individuare strategie per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia vero “crocevia delle istanze educative”. Il convegno rappresenta, infatti, una prima tappa verso la successiva assemblea di programmazione dei direttori degli uffici diocesani (che si terrà il 12 e 13 luglio), durante la quale si definiranno le linee generali per l’anno pa-

storale e si procederà partendo da quanto emerso dai lavori dei gruppi di studio. Quest’anno, dunque, si punta molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante il convegno in gruppi divisi per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione), tenendo presente un obiettivo ben preciso: Esaminare dettagliatamente i contenuti del documento della CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, in ciò che si riferisce ai percorsi di vita buona (citati nel documento al capitolo 5 n. 54b) in vista di una ricaduta operativa in ambito parrocchiale nell’anno pastorale 2011-2012. Per agevolare il confronto sono state predisposte delle schede di lavoro, attraverso le quali si tenterà di ottimizzare al massimo il contributo dei convegnisti. Le schede saranno molto utili per indirizzare il lavoro su una base operativa concreta in modo da ricavarne suggerimenti pratici per attività a livello diocesano, foraniale e parrocchiale corrispondenti all’obiettivo prefissato. Per tale ragione è fondamentale la partecipazione al convegno da parte degli operatori parrocchiali, le vere antenne sul territorio, quelli che meglio conoscono non solo i bisogni ma anche le risorse e le forze a disposizione nelle comunità parrocchiali della diocesi. Ecco perché il loro contributo è un punto di partenza imprescindibile per una programmazione pastorale che sia rispondente alle vere esigenze delle comunità.

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CHIESA INFORMA Maggio 2011

XXVII Convegno Pastorale Diocesano La chiesa beneventana si appresta a vivere il XXVII Convegno Pastorale Diocesano. “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative” è il titolo dell’importante appuntamento che si terrà nei pomeriggi del 14, 15 e 16 giugno presso il seminario arcivescovile di Benevento. Il tema del convegno si inserisce nel solco della riflessione avviata dalla Conferenza Episcopale Italiana con la pubblicazione degli Orientamenti “Educare alla vita buona del Vangelo”, dove i vescovi hanno tracciato le linee pastorali per il prossimo decennio, puntando l’attenzione sulla questione educativa. E sarà mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nella relazione introduttiva del convegno di martedì 14 giugno, ad illustrare in maniera più dettagliata e approfondita le ragioni che hanno portato alla pubblicazione degli Orientamenti. A mons. Crociata spetterà il compito, oltre che di spiegare i motivi della centralità della questione educativa, anche di indicare eventuali percorsi e strategie operative perché la Chiesa in generale, e quindi la parrocchia nelle realtà locali, diventino realmente comunità educanti. L’obiettivo della relazione di Crociata, dunque, sarà quello di dare ai convegnisti dei riferimenti teorici e contenutistici su come si possano e debbano elaborare strategie perché, nell’azione pastorale, l’urgenza della questione educativa sia declinata nei vari ambiti (catechesi, famiglia, scuo-

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la e giovani) al fine di porre le basi per una vera pastorale integrata. I lavori di approfondimento del convegno si svolgeranno nei due giorni successivi (mercoledì 15 e giovedì 16) in gruppi di studio ristretti, divisi per ambiti tematici. In linea con quanto riportato nel documento Cei al capitolo 5, si è scelto di lavorare facendo riferimento agli ambiti di Verona (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione), suddivisione già utilizzata anche negli ultimi convegni diocesani. Il lavoro nei gruppi di studio, al quale sono invitati a portare il loro contributo in maniera particolare gli operatori pastorali, ha un’importanza fondamentale non solo per la riuscita del convegno, ma soprattutto per la successiva programmazione pastorale. Dai gruppi, infatti, dovranno emergere indicazioni precise che saranno al centro dell’assemblea di programmazione, che si svolgerà il 12 e 13 luglio, dove sarà elaborato il piano pastorale per l’anno 2011/12. Proprio per questo, per rendere il lavoro dei gruppi il più efficace possibile, sono state predisposte delle schede con bene chiaro l’obiettivo che l’equipe del settore pastorale ha individuato per il prossimo anno, ovvero: Esaminare dettagliatamente i contenuti del documento della CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, in ciò che si riferisce ai percorsi di vita buona (n. 54b) in vista di una ricaduta operativa in ambito parrocchiale nell’anno pastorale 2011-2012. Le schede aiuteranno i convegnisti nella fase di confronto su come rendere operativo l’obiettivo prefissato, declinandolo in suggerimenti pratici per attività a livello diocesano, foraniale e parrocchiale. L’UFFICIO PASTORALE


CHIESA INFORMA Giugno 2011

La parrocchia, il tempio vivo dei credenti Celebrato, dal 14 al 16 giugno, il XXVII convegno pastorale diocesano dal titolo: “Dalla Sfida alla Proposta - La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Nell’auditorium “Giovanni Paolo II” del Seminario di Benevento, il Pastore della Chiesa beneventana mons. Andrea Mugione, ha indirizzato i saluti ai numerosi presenti; i lavori sono stati introdotti da mons. Abramo Martignetti, vicario episcopale per la pastorale. La relazione del convegno è stata tenuta da S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI che ha approfondito il documento “Educare alla vita buona del Vangelo”, pubblicato a Roma, il 4 ottobre 2010, memoria liturgica di San Francesco d’Assisi. Il testo della CEI propone gli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020. Mons. Crociata nella parte iniziale della relazione ha evidenziato il ruolo della parrocchia, legato ad un’avvincente sfida educativa al fine di pianificare nella Chiesa particolare della diocesi le linee guida della vita cristiana. La dimensione educativa riveste la chiave di volta per affrontare le sfide nella società che cambia, nella quale imperano modelli allettanti ed attraenti, ma privi di reale significato per la formazione cristiana. La parrocchia secondo il segretario della CEI, non può elaborare “ricette preconfezionate e infallibilmente efficaci. C’è invece la circolazione delle riflessioni e delle esperienze da mettere in gioco attorno alla creatività e alla passio-

ne con cui ogni comunità sarà disponibile a mobilitarsi e a farsi crogiuolo di impegno educativo”. La seconda giornata è stata dedicata all’analisi e alle riflessioni della relazione. Nei laboratori di approfondimento, Lavoro e festa, Cittadinanza, Fragilità, Affettività, Tradizione, sono stati predisposti suggerimenti e proposte, socializzate ai partecipanti al convegno diocesano l’ultimo giorno. A margine della lettura dei lavori di gruppo, ha concluso l’arcivescovo mons. Andrea Mugione. Il Pastore della Chiesa locale ha sviluppato tre momenti qualificanti: il tema dell’ educazione, la centralità della parrocchia e la determinante programmazione che implica una modalità diversa per approntare percorsi formativi ed incisivi nell’azione ecclesiale. Il presule ha rievocato la priorità educativa messa in luce da Benedetto XVI nel suo magistero. Mons. Mugione ha rimarcato che bisogna individuare le cause, per rimuovere le difficoltà presenti nel tessuto sociale. A tal proposito occorre un piano pastorale in sinergia con le altre agenzie educative per sottoscrivere un patto formativo. Si è poi soffermato sull’insostituibile ruolo della parrocchia, casa e scuola di comunione, il luogo privilegiato per crescere nella fede e per rischiarare le ombre dell’indifferenza che aleggiano nella vita dei lontani del messaggio del Figlio di Dio. Mons. Abramo Martignetti ha comunicato che il 12 e 13 Luglio, le relazioni dei gruppi di studio, elaborate nei laboratori saranno oggetto di attenta riflessione dal clero in Materdomini, per predisporre il Piano Pastorale della Diocesi. NICOLA MASTROCINQUE

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ILSANNITA.IT Giugno 2011

ILQUADERNO.IT 7 Giugno 2011

XXVII Convegno Pastorale Diocesano al seminario arcivescovile

“Dalla sfida alla proposta”: al via il 14 giugno il XXVII Convegno Pastorale Diocesano

Prenderà il via martedì 14 giugno, presso il seminario arcivescovile di Benevento, il XXVII Convegno Pastorale Diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’anno, dunque, si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante i lavori del convegno in gruppi distinti per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione).

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Prenderà il via martedì 14 giugno, presso il seminario arcivescovile di Benevento, il XXVII Convegno Pastorale Diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’anno si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante i lavori del convegno in gruppi distinti per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione).


GAZZETTABENEVENTO.IT 7 Giugno 2011

IL MATTINO 8 Giugno 2011

Martedì 14 giugno prende il via il XXVII Convegno Pastorale Diocesano

“Dalla sfida alla proposta”: se ne parla con don Crociata

Prenderà il via martedì prossimo, 14 giugno, presso il Seminario Arcivescovile di Benevento, il XXVII convegno pastorale diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle ore 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno Pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’anno si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante i lavori del convegno in gruppi distinti per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione).

La Chiesa beneventana si prepara a vivere, presso il seminario arcivescovile al viale Atlantici, il XXVII convegno pastorale diocesano sul tema: “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, terrà il 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi del 15 e 16, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata presenterà gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale, che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’anno, dunque, si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno in gruppi distinti per ambiti tematici: Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione. Per agevolare il confronto sono state predisposte delle schede di lavoro da parte del vicario episcopale per la pastorale, mons. Abramo Martignetti, attraverso le quali si tenterà di ottimizzare il contributo dei

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convegnisti. Le schede saranno molto utili per indirizzare il lavoro su una base operativa concreta in modo da ricavarne suggerimenti pratici per attività a livello diocesano, foraniale e parrocchiale corrispondenti all’obiettivo prefissato. Per tale ragione è fondamentale la partecipazione al convegno da parte degli operatori parrocchiali, le vere antenne sul territorio, quelli che meglio conoscono non solo i bisogni ma anche le risorse e le forze a disposizione nelle comunità parrocchiali della diocesi. SABINO CUBELLI

cennio “educare alla vita buona del vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimernenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’ anno, dunque, si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante i lavori del convegno in gruppi distinti per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, fragilità,Cittadinanza e Tradizione).

IL SANNIO QUOTIDIANO 8 Giugno 2011

ILSANNITA.IT 13 Giugno 2011

Il convegno diocesano si apre con Mons. Crociata

Al seminario arcivescovile XXVII Convegno Pastorale Diocesano

Prenderà il via martedì presso il seminario arcivescovile di Benevento il 27esimo convegno pastorale diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e del 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’ assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Monsignor Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo de-

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Domani martedì 14 giugno, presso il seminario arcivescovile di Benevento, inizierà il XXVII Convegno Pastorale Diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo de-


cennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Questo il programma del convegno: martedì 14 giugno, ore 16, iscrizioni; nell’auditorium “Giovanni Paolo II” ore 17 preghiera iniziale; saluto di S. Ecc. mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento a seguire l’introduzione di mons. Abramo Martignetti, vicario episcopale per la pastorale; alle ore 17.30 relazione di S. Ecc. mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei. Mercoledì 15 giugno alle ore 16 auditorium “Giovanni Paolo II” preghiera iniziale, alle 16.15 laboratori di studio e alle 19.30 conclusione dei laboratori di studio. Giovedì 16 giugno: alle ore 16 auditorium “Giovanni Paolo II” preghiera iniziale, alle 16.15 relazioni conclusive dei laboratori e alle 19.30 conclusioni di S. Ecc. mons. Andrea Mugione.

GAZZETTABENEVENTO.IT 13 Giugno 2011

Al via domani il XXVII Convegno Pastorale Diocesano Ad intervenire tra gli altri mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei. Ecco il programma completo Domani, martedì 14 giugno, presso il Seminario Arcivescovile di Benevento, inizierà il XXVII Convegno Pastorale

Diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio del 14 giugno, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi del 15 e 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio prossimi a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa, indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Ecco il programma del convegno. Martedì 14 giugno, ore 16.00 Iscrizioni nell’Auditorium “Giovanni Paolo II”; ore 17.00 Preghiera iniziale; saluto di mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento a seguire l’introduzione di mons. Abramo Martignetti, vicario episcopale per la pastorale; ore 17.30 Relazione di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei. Mercoledì 15 giugno ore 16.00 Auditorium “Giovanni Paolo II” preghiera iniziale; ore 16.15 Laboratori di studio; ore 19.30 conclusione dei laboratori di studio. Giovedì 16 giugno ore 16.00 Auditorium “Giovanni Paolo II” preghiera iniziale, ore 16.15 Relazioni conclusive dei laboratori; ore19.30 Conclusioni di mons. Andrea Mugione.

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IL MATTINO 14 Giugno 2011

IL MATTINO 14 Giugno 2011

Da oggi in seminario gli Stati generali

“Più comunione nella Chiesa locale e i laici facciano meno i …preti”

Il XXVII convegno pastorale della Diocesi di Benevento si terrà nel seminario arcivescovile e avrà come tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. L’inizio è previsto, con la relazione introduttiva di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, per le ore 17.30. I convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi domani e il 16 giugno, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Il programma del convegno prevede, nell’auditorium “Giovanni Paolo II”, alle 17, la preghiera iniziale e il saluto dell’arcivescovo mons. Andrea Mugione. Seguirà l’introduzione di mons. Abramo Martignetti, vicario episcopale per la pastorale, che precederà la relazione di mons. Mariano Crociata. Domani, dalle ore 16.15 alle 19.30 i laboratori di studio. Giovedì 16 giugno, alle 16.15 si terranno le relazioni conclusive dei laboratori e alle 19.30 le conclusioni dell’arcivescovo mons. Mugione.

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Continuano a professarsi cattolici, per i loro figli non mancano di richiedere il battesimo, piegati davanti a una statua, consumano ancora le ginocchia. Solo scrupolo “assicurativo” o slancio concreto e testimonianza di una fede capace di cambiare la società? Che invece non cambia, anzi produce tossine che intaccano anche i tessuti più sani del corpo sociale. Attraversare il deserto etico con borracce di speranza è missione sempre più ardita per la Chiesa. Che continua però a rappresentare una delle più attrezzate centrali per il risveglio dalla narcosi di massa. Cresce l’attesa per la sua controffensiva in una società, anche quella sannita, resa impermeabile ai valori. Cinque anni fa l’ingresso del nuovo arcivescovo di Benevento, mons. Andrea Mugione. Da oggi, intorno a lui, riuniti gli Stati generali della diocesi per l’annuale convegno pastorale. Cosa vuol dire per un vescovo aiutare la Chiesa locale ad attraversare questo deserto etico? “Vivere con i fratelli questa fase di relativismo morale è impresa difficile ma non proibitiva. La nostra realtà non sembra compromessa più di altre, anzi concede spazio alla speranza in tante sue manifestazioni, che noi cogliamo come segno di un radicamento di certi valori”. Povertà, disagio economico, si parte da chi sta peggio. “Nella scala delle priorità che ho in-


dicato, quella delle tre “C”, credo che la carità sia di gran lunga la più urgente da declinare. Ho guardato da subito alle situazioni più emarginate. Intorno a esse abbiamo attivato un circuito di solidarietà concreta e alcuni progetti. Primo tra tutti il mercato solidale. Sono tante le famiglie che hanno ora la possibilità di fare la spesa a costo zero. Abbiamo investito tanto in questo progetto, con l’aiuto anche dell’Amministrazione provinciale e del Comune di Benevento. Ma serve ancora il contributo degli altri comuni visto che il mercato serve un bacino più vasto. Chiedo collaborazione a tutti perché questo programma di aiuti possa diventare una modalità vincente contro l’emergenza”. Tamponare all’ora di pranzo, poi i problemi restano ben cerchiati in rosso nell’agenda della vita: mancanza di lavoro, disagio giovanile... “La carità è il prodotto ma anche il motore della nostra missione. La Chiesa diocesana non cerca naturalmente di sostituirsi alle istituzioni ma vedo che certe sinergie stanno diventando importanti. I giovani sono la mia sofferenza: non vivono pienamente la loro storia perché privati dei principali diritti, quello del lavoro innanzitutto. Per quanto ci è stato possibile abbiamo colto alcune opportunità. Con i progetti Policoro e Banca Etica siamo riusciti a far costituire una serie di cooperative che impiegano un centinaio di giovani. Molte di esse operano al servizio delle famiglie e dei ragazzi a rischio. Introdurre una quota di reddito per i giovani vuole dire aiutare ad inserirli a pieno titolo nella società dei diritti. Siamo in prima fila anche a favore degli ex tossicodipen-

denti per i quali si sta realizzando un borgo sociale a Roccabascerana dove il recupero e il reinserimento sarà un progetto e non solo una promessa”. La trilogia delle “C”. Carità, e poi? “E poi c’è sicuramente la catechesi. Le nostre parrocchie devono tornare a proporre con più intensità la Parola di Dio, attraverso una formazione permanente e legata alle varie fasce d’età. Nel corso della mia visita pastorale, incontro ragazzi, giovani e adulti che mi sembrano molto attenti a certe questioni ma forse non del tutto preparati a vivere da uomini di fede le sfide della società. È compito dei formatori, all’interno delle chiese parrocchiali, creare occasioni per rafforzare il grado di conoscenza”. Manca una “C”... “La terza “C” è quella che in questi anni mi è sembrata la più difficile da declinare: comunità. In molte realtà della diocesi non si riesce a manifestare in concreto lo stile della comunità, dove lo spirito d’assieme, la comunione, sia la condizione di base per vivere e attualizzare la parola di Dio”. Troppe divisioni, ruoli che non si incontrano. Anche tra i sacerdoti? “Purtroppo sì. La Chiesa è un corpo mistico che non può presentarsi al mondo lacerato e senza unità. Quando questo accade vuol dire che tradiamo la nostra missione. Vedo, tra di noi, troppe fughe verso l’isolamento, spesso scarsa condivisione del progetto pastorale. Purtroppo anche esempi gravi di controtestimonianza”. Eppure c’è un grande desiderio di paternità spirituale, di sacerdoti-guida. “Il convegno pastorale che stiamo vivendo e che punta sulla sfida educativa

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e sul ruolo delle parrocchie, naturalmente pone il sacerdote al vertice di questa piramide. Come farebbe la Chiesa a proporsi come maestra di vita se i suoi “docenti” non sono degni e capaci. In questi cinque anni del mio ministero episcopale a Benevento ho voluto che divenisse prioritario il tema della formazione del clero. Il corso di studi in seminario deve essere effettuato in maniera completa perché si possa giungere all’ordinazione presbiterale e così affrontare con impegno e preparazione la sfida delle loro comunità e del territorio”. Per chi sbaglia, purtroppo, finanche la condanna dei tribunali. “Nessuno può elevarsi al di sopra della legge degli uomini, neanche chi dice di rispettare soprattutto quella di Dio. È vero, alcuni casi recenti hanno creato disagio per la Chiesa. Ma a questi fratelli va tutto il nostro aiuto, non li lasceremo soli di fronte alla loro sofferenza. E ad alcuni non manca anche il sostegno di esperti e di operatori specializzati”. Quella beneventana può dirsi una Chiesa autenticamente conciliare? I laici che spazio hanno realmente nei programmi pastorali? “Sarebbe impossibile una missione ecclesiale senza il contributo dei laici cristiani e delle associazioni. Molto attive le realtà che hanno al centro l’attenzione per i ragazzi, cresce anche la partecipazione dei giovani che, oltre ai numerosi incontri di spiritualità, si stanno preparando all’esperienza di evangelizzazione di strada nel cuore della città. Gli adulti troppo tiepidi rispetto alle proposte pastorali”. Il laicato cattolico non sembra capa-

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ce di testimonianze decisive nei settori strategici della società. E, in politica... “Mi piacerebbe che le associazioni laicali facessero di più, che legassero il loro carisma e la loro vocazione meglio ai bisogni crescenti del territorio. Vedo ancora troppi laici clericalizzati, che sembrano più preti dei preti. La politica, poi, è una voce lontana dal loro dizionario mentre serve una testimonianza forte sui temi dei diritti, contro le ingiustizie. Insomma, più laici cattolici dove si disegnano i percorsi per il futuro delle nostre realtà. Il vangelo è anche un programma politico perché parla di giustizia e di verità. E la politica è uno di quei fronti dove si gioca il grande tema del cambiamento”. Da anni ormai la Chiesa locale non può disporre del suo cuore fisico, la cattedrale. A che punto sono i lavori? “Stiamo preparando la solenne riapertura per la prossima Pasqua. L’obiettivo irrinunciabile è questo. D’altronde la campagna di scavi è a buon punto. Una impresa per noi molto impegnativa, anche per i costi che abbiamo dovuto sopportare. Molto più consistenti di quelli delle istituzioni locali che pure hanno portato il loro contributo. Alla fine la nostra cattedrale sarà uno dei gioielli lungo il percorso storico-culturale della città. In questa prospettiva la Chiesa si è mostrata in linea con le politiche di collaborazione per lo sviluppo del territorio”. Chiamata a realizzare cantieri di speranza, la Chiesa si ritrova ad aprirne di altri tipi... “Se posso esprimere una mia personale soddisfazione, lo faccio volentieri per il progetto, ormai concluso, di riorganiz-


zazione degli spazi e della sistemazione definitiva degli uffici di curia. La loro recuperata funzionalità è il primo segno concreto di una comunione, anche programmatica, che ogni Chiesa dovrebbe manifestare. Nella razionalizzazione del lavoro e nello spirito di condivisione”. NICO DE VINCENTIIS

IL SANNIO 14 Giugno 2011

Al via il XXVII Convegno Pastorale Diocesano Parte oggi, presso il seminario arcivescovile di Benevento, il XXVII convegno Pastorale Diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà nel pomeriggio, alle 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi, domani e giovedì, ad applicare gli spunti della relazione, declinandoli nel contesto locale in funzione dell’ assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e il 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa.

BENEVENTO 14 Giugno 2011

“La Parrocchia crocevia delle istanze educative” “Dalla sfida alla proposta” è il titolo del XXVII Convegno Pastorale Diocesano organizzato dall’Arcidiocesi dei Benevento iniziato oggi presso il Seminario Arcivescovile dove si concluderà il prossimo 16 giugno. “La Parrocchia crocevia delle istanze educative” è il tema di questa serie di incontri che coinvolgeranno non solo sacerdoti e religiosi, ma anche laici impegnati e singoli fedeli che si confronteranno in cinque distinti laboratori di approfondimento basati sui cinque ambiti di Verona: Lavoro e festa, Cittadinanza, Fragilità, Affettività e Tradizione. Monsignor Abramo Martignetti, vicario episcopale per la catechesi, ha parlato di questo XXVII convegno come di occasione “che scandisce il cammino della Chiesa attraverso tutti i suoi eventi che è di importanza strategica fondamentale perché apre il nuovo decennio”. Nuovo decennio per il quale sono state già tracciate le linee pastorali programmatiche soprattutto sulla questione educativa e che è stato diviso in due quinquenni, il primo riguardante la comunità cristiana in rapporto alla fede ed il secondo in rapporto alla città, mentre il prossimo triennio rifletterà su catechesi, famiglia e mondo giovanile con uno sguardo alla parrocchia come crocevia di insegnamenti. Il saluto introduttivo di monsignor Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento cui è stato affidato il compito di

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concludere i lavori giovedì prossimo, si è focalizzato sull’importanza della parrocchia come protagonista essenziale e soggetto educativo primario della società “frontiera educativa alla base delle alleanze e dei patti educativi che è intorno e dentro la comunità parrocchiale per la formazione e la crescita del credente”. “Non c’è nulla della nostra azione pastorale - ha continuato - che non debba avere una significativa azione educativa per cui è necessario prendere coscienza delle emergenze educative per giungere ad una integrale per lo sviluppo di tutte le componenti dell’uomo. Si possono portare avanti molte immagini di modelli per una Chiesa credibile la quale abbracci come modello principale Cristo. Chiesa che è madre dei suoi figli e maestra alla ricerca delle verità di fede che educhi alla reciprocità tra fede e vita e sia capace di rapportarsi agli altri modelli educativi come la famiglia e la società”. Anche la relazione di monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha sottolineato alcuni degli aspetti relativi al ruolo educatore della parrocchia partendo soprattutto dalle motivazioni che hanno spinto i vescovi ad operare questa scelta. “La missione della Chiesa, discepola, ma anche madre e maestra porta in sé un’irriducibile competenza ed una consolidata esperienza educativa la cui istanza educativa è emersa chiaramente al convegno di Verona”. Individualismo, frammentarietà e naturalismo riducono l’uomo e il mondo a realtà privata del suo fondamento creazionale e trascendente e lo spingono a considerare la realtà come qualcosa senza fondamento di cui

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usare a suo piacimento mentre gli orientamenti pastorali “condensano il senso della proposta educativa cristiana nella formula umanesimo integrale e trascendente. Dobbiamo rimetterci alla scuola di Gesù, grande pedagogo, protagonista umano e divino dell’educazione. Ma Gesù Cristo non è accessibile senza il suo corpo che è la Chiesa perché non c’è fede senza Chiesa e l’opera di educazione della fede non è altro che tutta l’azione ecclesiale di catechesi e mistagogia, celebrazione dei misteri e comunione ecclesiale”.La parrocchia, come crocevia delle istanze educative, ha, dunque, per monsignor Crociata tre significati perché naturale congiungimento di vita ordinaria e professione di fede, punto di incontro tra tutti gli attori della scena della vita che in essa si incontrano e si relazionano e, infine, incontro tra i protagonisti dell’azione educativa. Scelta che non ha però una base volontaristica, ma di grazia che conferisce alla parrocchia carattere di crocevia anche sul piano educativo, poichè essa permette a tutte le presenze ed attività di fare spazio al protagonista divino dell’educazione, lo Spirito Santo. ELIDE APICE

SIR - Servizio di Informazione Religiosa 14 Giugno 2011

Mons. Crociata apre oggi il XXVII Convegno Pastorale Prenderà il via oggi, nel seminario arcivescovile di Benevento, il XXVII convegno pastorale diocesano sul tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia


crocevia delle istanze educative”. Dopo la relazione introduttiva che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, terrà alle ore 17.30, i convegnisti si impegneranno, nei due pomeriggi successivi, ad applicare gli spunti della relazione declinandoli nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Mons. Crociata dedicherà il suo intervento alla presentazione degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, illustrando i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa e indicando eventuali suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Quest’anno si punterà molto sul lavoro dei delegati parrocchiali che si confronteranno durante i lavori del convegno in gruppi distinti per ambiti tematici (Lavoro e festa; Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza e Tradizione).

DIOCESIDIBENEVENTO.IT 14 Giugno 2011

Mons. Crociata: la parrocchia, punto di incontro tra i protagonisti dell’educazione Si è aperto con Mons. Crociata, il XXVII Convegno Pastorale dell’Arcidiocesi di Benevento, dal titolo “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”.Il relatore è stato preceduto da S.E. Mons. Mugione

che ha sottolineato l’essenzialità del titolo degli orientamenti pastorali “Educare alla vita buona del Vangelo”, ricordando che la parrocchia è il luogo delle “alleanze educative” e che non c’è nulla nell’azione pastorale della Chiesa che non abbia una valenza educativa. Dopo l’Arcivescovo ha preso la parola Mons. Martignetti, vicario per la pastorale, che ha presentato Mons. Crociata, accennato al cammino che la Chiesa di Benevento si accinge a percorrere nei prossimi anni e auspicato che la nostra diocesi possa essere sempre segno di comunione per la comunità cristiana. Il Segretario della CEI ha poi presentato il documento “Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020”, a partire dalle motivazioni che hanno spinto la Chiesa a riflettere su questo tema: la Chiesa è maestra e quindi porta in se stessa la dimensione educativa; punto di partenza la persona, alla quale va rivolta una proposta formativa integrale che si identifica con una precisa Persona: Gesù. Mons. Crociata ha poi letto e commentato la sua relazione (versione integrale nella sezione “documenti diocesani” di questo sito), ripercorrendo il contenuto dei capitoli del documento, intercalando i concetti di educazione alla/della/nella fede. Di seguito i punti salienti del suo intervento. Cristo resta il modello secondo il quale educare: l’educazione cristiana è educazione all’incontro con Lui. Educare alla fede, quindi, nel senso di accompagnare la persona e la sua fede (indiscusso dono di Dio) ad accogliere Cristo.La Parrocchia, crocevia delle istanze educative (orientamenti n. 41),

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comunità educante, è sintesi di tutti i ministeri, punto di incontro tra i protagonisti dell’educazione. Naturalmente deve uscire dalla presunzione di essere autosufficiente, collocandosi nel contesto della comunità diocesana. In parrocchia si apprende che si diventa educatori perché si è stati educati. Una comunità è educante quando i suoi membri la scelgono come luogo da abitare quotidianamente per sviluppare la propria passione educativa. Il parroco deve ricordarsi che il soggetto della pastorale è la comunità, con essa deve crescere evitando ogni forma di inopportuno protagonismo. Ogni possibile programmazione non dipenderà, dunque, da più o meno efficienti dinamiche programmatiche, ma dall’intenzione di favorire l’incontro con il Signore. Mons. Crociata ha poi risposto alle domande dei presenti sottolineando la scarsa qualità della formazione di alcuni educatori e la necessità di superare il circolo vizioso dell’educatore che non è capace di educare. Si corre il rischio, inoltre, di uno stile (e quindi anche di un linguaggio) autoreferenziale, che deve essere superato guardando l’altro, le sue esigenze e non le proprie, paure alterità e non le proprie. Si tratta di un’attitudine spirituale che tende all’ascolto del prossimo.Infine, il relatore, ha dedicato un pensiero alla dimensione della comunicazione e dei suoi mezzi (n. 51 degli orientamenti), messa in evidenza da un intervento dal pubblico. Non bisogna avere paura dei media – ha detto – ma bisogna lasciarsi coinvolgere: “se non ci si preoccupa di Facebook, si diventa estranei non al mondo del web, ma al mondo dei pro-

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pri figli”. I media non sono una parte, ma un ambiente da abitare, la nostra cultura da educare. Il Convegno continuerà mercoledì 15 e giovedì 16, quando i partecipanti si confronteranno nei laboratori di studio divisi secondo gli ambiti di Verona: Tradizione, Lavoro e festa, Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza.

GAZZETTABENEVENTO.IT 14 Giugno 2011

La Parrocchia crocevia delle istanze educative “Dalla sfida alla proposta” è il titolo del XXVIII Convegno Pastorale Diocesano organizzato dall’Arcidiocesi dei Benevento iniziato oggi presso il Seminario Arcivescovile dove si concluderà il prossimo 16 giugno. “La Parrocchia crocevia delle istanze educative” è il tema di questa serie di incontri che coinvolgeranno non solo sacerdoti e religiosi, ma anche laici impegnati e singoli fedeli che si confronteranno in cinque distinti laboratori di approfondimento basati sui cinque ambiti di Verona: Lavoro e festa, Cittadinanza, Fragilità, Affettività e Tradizione. Monsignor Abramo Martignetti, vicario episcopale per la catechesi, ha parlato di questo XXVIII convegno come di occasione “che scandisce il cammino della Chiesa attraverso tutti i suoi eventi che è di importanza strategica fondamentale perché apre il nuovo decennio”. Nuovo decennio per il quale sono state già tracciate le linee pastorali programmatiche soprattutto sulla questione educativa e che è stato diviso in due


quinquenni, il primo riguardante la comunità cristiana in rapporto alla fede ed il secondo in rapporto alla città, mentre il prossimo triennio rifletterà su catechesi, famiglia e mondo giovanile con uno sguardo alla parrocchia come crocevia di insegnamenti. Il saluto introduttivo di monsignor Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento cui è stato affidato il compito di concludere i lavori giovedì prossimo, si è focalizzato sull’importanza della parrocchia come protagonista essenziale e soggetto educativo primario della società “frontiera educativa alla base delle alleanze e dei patti educativi che è intorno e dentro la comunità parrocchiale per la formazione e la crescita del credente”. “Non c’è nulla della nostra azione pastorale - ha continuato - che non debba avere una significativa azione educativa per cui è necessario prendere coscienza delle emergenze educative per giungere ad una integrale per lo sviluppo di tutte le componenti dell’uomo. Si possono portare avanti molte immagini di modelli per una Chiesa credibile la quale abbracci come modello principale Cristo. Chiesa che è madre dei suoi figli e maestra alla ricerca delle verità di fede che educhi alla reciprocità tra fede e vita e sia capace di rapportarsi agli altri modelli educativi come la famiglia e la società”. Anche la relazione di monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha sottolineato alcuni degli aspetti relativi al ruolo educatore della parrocchia partendo soprattutto dalle motivazioni che hanno spinto i vescovi ad operare questa scelta.

“La missione della Chiesa, discepola, ma anche madre e maestra porta in sé un’irriducibile competenza ed una consolidata esperienza educativa la cui istanza educativa è emersa chiaramente al convegno di Verona”. Individualismo, frammentarietà e naturalismo riducono l’uomo e il mondo a realtà privata del suo fondamento creazionale e trascendente e lo spingono a considerare la realtà come qualcosa senza fondamento di cui usare a suo piacimento mentre gli orientamenti pastorali “condensano il senso della proposta educativa cristiana nella formula umanesimo integrale e trascendente. Dobbiamo rimetterci alla scuola di Gesù, grande pedagogo, protagonista umano e divino dell’educazione. Ma Gesù Cristo non è accessibile senza il suo corpo che è la Chiesa perché non c’è fede senza Chiesa e l’opera di educazione della fede non è altro che tutta l’azione ecclesiale di catechesi e mistagogia, celebrazione dei misteri e comunione ecclesiale”. La parrocchia, come crocevia delle istanze educative, ha, dunque, per monsignor Crociata tre significati perché naturale congiungimento di vita ordinaria e professione di fede, punto di incontro tra tutti gli attori della scena della vita che in essa si incontrano e si relazionano e, infine, incontro tra i protagonisti dell’azione educativa. Scelta che non ha però una base volontaristica, ma di grazia che conferisce alla parrocchia carattere di crocevia anche sul piano educativo, poichè essa permette a tutte le presenze ed attività di fare spazio al protagonista divino dell’educazione, lo Spirito Santo. ELIDE APICE

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IL MATTINO 15 Giugno 2011

Crociata apre il Convegno pastorale e lancia la “sfida delle parrocchie” Sacerdoti e operatori pastorali sono impegnati in questi giorni, presso il seminario arcivescovile al viale Atlantici, per il XXVII convegno pastorale diocesano sul tema: “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Ieri pomeriggio l’avvio dei lavori. L’arcivescovo Andrea Mugione ha subito sottolineato l’importanza di questo appuntamento annuale in cui la protagonista assoluta è la parrocchia: “la comunità parrocchiale ha un ruolo fondamentale nella dimensione educativa e sociale”. Dopo il saluto del vicario per la pastorale, monsignor Abramo Martignetti, ha preso la parola quella che viene considerata la persona più preparata per presentare gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. “Guardare agli Orientamenti pastorali nell’ottica della parrocchia è un modo stimolante per accogliere e tradurre l’impegno educativo. Esso suppone un volontà programmatica della Chiesa particolare e indirizza alla dimensione ordinaria di vita cristiana nel territorio che si intreccia intimamente con la parrocchia nella sua forma tipica di prossimità alla vita di tutti”. Così Crociata ha iniziato la relazione introduttiva prepa-

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rando i convegnisti per i lavori di oggi e domani. Una relazione ricca di spunti da calare nel contesto locale in funzione dell’assemblea di programmazione per il prossimo anno pastorale che si svolgerà il 12 e 13 luglio a Materdomini. Crociata ha illustrato i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa, che miri a rendere la parrocchia protagonista attiva della sfida educativa. Per tale ragione gli operatori parrocchiali sono le vere antenne sul territorio, quelli che meglio conoscono non solo i bisogni ma anche le risorse e le forze a disposizione nelle comunità parrocchiali della diocesi. I convenisti riprenderanno i lavori questo pomeriggio alle 16 per i laboratori di studio. SABINO CUBELLI

IL SANNIO 15 Giugno 2011

La parrocchia crocevia tra fede e vita “La parrocchia è crocevia educativo in un primo senso perchè in essa trovano naturale congiungimento vita ordinaria e professione di fede. L’educazione del cristiano non avviene isolatamente dall’ esistenza umana, e questa si trova a essere, a sua volta, plasmata dalla fede”. Lo ha sottolineato ieri pomeriggio Mons. Mariano Crociata, segretario generale della conferenza Episcopale italiana, nella cerimonia di apertura del XXVII convegno pastorale diocesano presso il seminario arcivescovile di


Benevento. Approfondito il “triplice munus”, il trittico tematico parola, liturgia e carità, la chiesa Beneventana quest’ anno si interroga sugli orientamenti pastorali CEI per il prossimo decennio indicati nel documento “Educare alla vita buona del vangelo”. Nella prolusione il presule, vescovo di Noto, ha consegnato ai numerosi partecipanti,delegati parrocchiali, suggerimenti per una programmazione pastorale che miri a rendere la parrocchia protagonista della sfida educativa. A questo riguardo, Crociata, prima di indicare qualsiasi specifica attività ha voluto indagare sul senso originario di evento educativo riscontrato nell’ esistenza stessa della comunità come “potenziale educativo per il solo fatto di essere comunità”. Per poi aggiungere: “Una comunità è un insostituibile microcosmo, apparizione del mondo nella sua totalità come unità coerente dotata di senso, immagine evocativa della bontà della vita, della sua accoglienza e del suo essere spazio, per ogni nuova creatura, per ogni persona che comincia a calcare la scena della vita”. Sono sette gli elementi che individua alla base di una giusta programmazione pastorale: soggetto della pastorale è la comunità; dare il primato alla spiritualità; ricostruire il tessuto educativo delle comunità; attenzione alle responsabilità del presbiterio; la liturgia come spazio privilegiato; cura della formazione; le comunità come palestra dei laici maturi. “In realtà - ha concluso - non bisognerebbe parlare con leggerezza di programmazione, in generale quando si tratta di persone e di nuova educazio-

ne, ma ancora di più quando è in gioco il dono della fede insieme alla libertà della persona”. Anche quest’ anno il tema generale del convegno sarà coniugato ed approfondito nei laboratori di studio, individuati nei cinque ambiti di Verona, previsti per oggi pomeriggio a partire dalle ore 16. Ha presieduto questa prima giornata del convegno anche il metropolita Mons. Andrea Mugione che è intervenuto definendo l’assise diocesana come uno dei “momenti forti della nostra chiesa particolare” e delineando le linee guide della programmazione triennale pastorale in adesione al solco tracciato dalla Cei per il prossimo decennio.

AVVENIRE 15 Giugno 2011

La parrocchia al centro della sfida educativa “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative” è il tema del XXVII convegno pastorale diocesano di Benevento che si è aperto ieri, presso il Seminario arcivescovile del viale Atlantici. Nel suo intervento di apertura monsignor Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento, ha indicato, agli oltre cinquecento partecipanti, l’importanza di questo appuntamento annuale che mette al centro la parrocchia: “La comunità parrocchiale ha un ruolo fondamentale nella dimensione educativa e sociale” - ha detto. Ospite della prima giornata del convegno, il segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata che si è

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soffermato sugli Orientamenti pastorali della chiesa italiana per il nuovo decennio: “Educare alla vita buona del vangelo”. “Guardare agli Orientamenti pastorali nell’ottica della parrocchia - ha detto - è un modo stimolante per accogliere e tradurre l’impegno educativo. Esso suppone una volontà programmatica della chiesa particolare, della diocesi, e indirizza alla dimensione ordinaria di vita cristiana nel territorio che si intreccia intimamente con la parrocchia nella sua forma tipica di prossimità alla vita di tutti”. Nel suo intervento Crociata ha illustrato i motivi che hanno indotto i vescovi italiani a puntare sulla questione educativa. “Trovo grandemente apprezzabile raccogliere la sfida formulata con l’espressione “crocevia delle istanze educative” - ha aggiunto il segretario generale della Cei - che avete messo al centro del vostro convegno diocesano; ma sarà ancora più apprezzabile la capacità che ogni comunità parrocchiale riuscirà a esprimere nell’ elaborare la propria dimensione educativa. Non ci sono, infatti, ricette preconfezionate e infallibilmente efficaci. C’è invece la circolazione delle riflessioni e delle esperienze da mettere in gioco attorno alla creatività e alla passione con cui ogni comunità sarà disponibile a mobilitarsi e a farsi crogiolo di impegno educativo”. Per questo gli operatori parrocchiali restano le vere antenne sul territorio, quelli che meglio conoscono non solo i bisogni ma anche le risorse e le forze delle comunità parrocchiali. Dopo l’apertura di ieri il convegno (domani la chiusura) prosegue con i delegati divisi in gruppi distinti per ambiti tematici.

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NTR 24 15 Giugno 2011

Crociata: La parrocchia, punto di incontro tra i protagonisti dell’educazione Si è aperto con l’intervento di Monsignor Crociata, il XXVII Convegno Pastorale dell’Arcidiocesi di Benevento, dal titolo “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Il relatore è stato preceduto da S.E. Mons. Mugione che ha sottolineato l’essenzialità del titolo degli orientamenti pastorali “Educare alla vita buona del Vangelo”, ricordando che la parrocchia è il luogo delle “alleanze educative” e che non c’è nulla nell’azione pastorale della Chiesa che non abbia una valenza educativa. Dopo l’Arcivescovo ha preso la parola Mons. Martignetti, vicario per la pastorale, che ha presentato Mons. Crociata, accennato al cammino che la Chiesa di Benevento si accinge a percorrere nei prossimi anni e auspicato che la nostra diocesi possa essere sempre segno di comunione per la comunità cristiana. Il Segretario della CEI ha poi presentato il documento “Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020”, a partire dalle motivazioni che hanno spinto la Chiesa a riflettere su questo tema: la Chiesa è maestra e quindi porta in se stessa la dimensione educativa; punto di partenza la persona, alla quale va rivolta una proposta formativa integrale che si identifica con una precisa Persona: Gesù. Mons. Crociata ha poi letto e commen-


tato la sua relazione ripercorrendo il contenuto dei capitoli del documento, e focalizzando la sua attenzione sulla Parrocchia quale crocevia delle istanze educative, comunità educante, sintesi di tutti i ministeri, punto di incontro tra i protagonisti dell’educazione, che “naturalmente deve uscire dalla presunzione di essere autosufficiente, collocandosi nel contesto della comunità diocesana. In parrocchia si apprende che si diventa educatori perché si è stati educati”. Il parroco deve ricordarsi che il soggetto della pastorale è la comunità, con essa deve crescere evitando ogni forma di inopportuno protagonismo. Ogni possibile programmazione non dipenderà, dunque, da più o meno efficienti dinamiche programmatiche, ma dall’intenzione di favorire l’incontro con il Signore. Mons. Crociata ha poi risposto alle domande dei presenti sottolineando la scarsa qualità della formazione di alcuni educatori e la necessità di superare il circolo vizioso dell’educatore che non è capace di educare. Infine ha dedicato un pensiero alla dimensione della comunicazione e dei suoi mezzi, messa in evidenza da un intervento dal pubblico. “Non bisogna avere paura dei media – ha detto – ma bisogna lasciarsi coinvolgere: “se non ci si preoccupa di Facebook, si diventa estranei non al mondo del web, ma al mondo dei propri figli”. I media non sono una parte, ma un ambiente da abitare, la nostra cultura da educare”. Il Convegno continuerà oggi e giovedì 16, quando i partecipanti si confronteranno nei laboratori di studio divisi secondo gli ambiti di Verona: Tradizione, Lavoro e festa, Vita affettiva, Fragilità, Cittadinanza.

IL SANNIO 17 Giugno 2011

Mugione: “Tutte le istituzioni della città possono educare” E’ una chiesa che si interroga sulla propria direzione di marcia quella emersa nel XXVII convegno pastorale diocesano dal tema “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia crocevia delle istanze educative”. Le battute conclusive di questo appuntamento assembleare sono state affidate a Mons. Andrea Mugione, colui che da un quinquiennio è capo e pastore della diocesi di papa Orsini. E’ per antonomasia il presule dei tre momenti di riflessione e trattenuto nella prima giornata del convegno, ieri pomeriggio ha abbondantemente snodato la sua riflessione in oltre un’ ora di intervento dispiegato in tre punti: educazione, programmazione e parrocchia, da dove cominciare. Su quest’ ultimo punto, di ausilio sono state certamente le proposte programmatiche enunciate nella prolusione introduttiva del segretario generale Cei, Mons. Mariano Crociata. Esse mirano sicuramente a fortificare la centralità della parrocchia nella società contemporanea, a valorizzare il primato della spiritualità e della formazione, a ricostruire il tessuto educativo delle comunità, a riscoprire il ruolo unico del presbiterio. La riflessione del presule beneventano si è però ampiamente incentrata sull’ emergenza educativa che coinvolge la società. “La chiesa italiana - ha precisato ha raccolto questa emergenza, una priorità sottolineata anche da papa Bene-

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detto XVI dedicando il piano pastorale a questo compito per individuare le cause e gli obiettivi di questo esilio educativo in cui sembra riversata la società occidentale”. L’educazione è per l’arcivescovo un cammino che porta alla persona, una dimensione antropologica e divina dell’ integrità, lontana dall’ essere monopolizzata. “L’obiettivo - ha auspicato - è di creare interazione tra le principali agenzie educative e le altre componenti della città scoprendo il potenziale educativo implicito in ogni istituzione”. Cuore dell’ intervento è stato invece il riferimento alla programmazione che per Mugione deve portare alla creazione di una parrocchia fatta di tante persone ciascuna addetta a un settore.” Si può così vincere l’immobilismo tradizionale evitando l’improvvisazione” - ha precisato. Il ritratto che dipinge è di una parrocchia “crocevia delle istanze educative, perchè in essa agiscono tutti i protagonisti dell’ avventura educativa”. Quello che emerge dall’ intervento del pastore beneventano è la centralità della parrocchia con le “tria munera” e i cinque ambiti del convegno di Verona. Un convegno che ha fatto da ponte tra l’esperienza triennale dal titolo “Chiesa: casa e scuola di comunione” chiusasi col

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convegno dello scorso anno e un decennio che si è aperto con l’ultimo appuntamento alla luce degli orientamenti Cei incentrati sull’ educazione. Due quinquenni che, come ha ricordato Mons. Crociata, saranno segnati da un convegno nazionale di metà percorso. In chiusura, il responsabile per la pastorale diocesana, mons. Abramo Martignetti, ha lanciato l’invito a riversare i numerosi input ricevuti nelle proprie realtà poichè “il convegno - ha detto - comincia adesso”. Le testimonianze e i documenti venuti fuori dai laboratori di approfondimento, distinti per ambiti tematici, saranno sollecitazioni e spunti concreti per la programmazione del prossimo anno pastorale-diocesano da approntare nell’incontro fissato a Materdomini il 12 e il 13 luglio. Tra i dati rilevanti di questo convegno c’è quello della partecipazione attestata oltre le 400 presenze, in particolare nella prima giornata per la relazione di Mons. Crociata. Palese la soddisfazione di Mons. Mugione che ai presenti ha voluto rivolgere un caloroso ringraziamento: “Vi dico grazie - ha detto rivolgendosi alla platea- perchè si è vissuta quella fraternità che è di grande aiuto per le parrocchie”.


Indice

Presentazione Programma

Pag.

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7

Introduzione

- MONS. ABRAMO MARTIGNETTI

»

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Motivazioni di una scelta e prospettiva per un cammino

- MONS. MARIANO CROCIATA

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13

»

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LABORATORI DI STUDIO AMBITO

- Cittadinanza

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AMBITO

- Vita affettiva

»

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AMBITO

- Fragilità

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AMBITO

- Tradizione

»

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AMBITO

- Lavoro e festa

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»

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APPENDICE METODOLOGICA

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RASSEGNA STAMPA

»

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Conclusioni

- MONS. ANDREA MUGIONE

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FINITO DI STAMPARE SETTEMBRE 2011

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Atti XXVII Convegno  

Atti del XXVIII convegno catechistico