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N° 24 giugno/luglio 2010 - € 7,00

Connessioni n° 24 - giugno/luglio 2010

In caso di mancato recapito inviare al CPO di Pesaro per la restituzione al mittente. cop24.indd 1

Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation

Mercato video Numeri, situazione, prospettive

Le tecnoglogie video

Gli schermi da proiezione

Proiezione e display

Il valore aggiunto

La terza dimensione Scenari e tecnologie

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2009 - foto o A.B A.Balea aleani ni AF n FI e G.S G.Sal aaluz lu zi

nei “Borghi più belli d’Italia” Sala Consiliare di Montelupone

Teatro Nicola degli Angeli di Montelupone

Montelupone, “Borgo Ideale”, ha inteso rendere grande il suono sia in ambienti chiusi che tra le vie del paese. Un suono che supera il concetto di diffusione sonora geometrica, ma offre un effetto olografico e tridimensionale attraverso diffusori che non deturpano l’architettura medioevale dei palazzi.

Montelupone, nelle Marche, in provincia di Macerata, è riconosciuto dal: Club “I Borghi più Belli d’Italia” dell’ANCI, “Bandiera Arancione” del Touring Club Italiano, “Targa Blu” ed è appartenente a “Il Paesaggio dell’Eccellenza”

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L’approfondimento sul

mercato del video in Italia che trovate sulle prossime pagine è stato davvero interessante, non solo per i risultati che ha dato, ma anche per il percorso che abbiamo fatto di riflessione in compagnia di persone chiave dell’industria, con ruoli diversi, che operano all’interno di importanti aziende del settore. Potrete leggere bilanci e interviste in dettaglio qui di seguito ma, in generale, questo giro di microfono è stato utile per mettere a fuoco le strategie messe in atto dai grandi produttori al fine di reagire a un momento economico difficile a livello globale. Lontani da atteggiamenti rinunciatari, per riaffermare la loro posizione leader le aziende si affidano a un rapporto sempre più stretto con i loro rappresentanti di zona, rapporto che passa attraverso la formazione e la possibilità di offrire, grazie a loro, assistenza e qualità. Infatti, l’industria del professionale si è spostata ormai dal concetto di prodotto (che comunque deve essere impeccabile) a quello della soluzione completa, che si acquista non in funzione del prezzo ma del valore aggiunto. In definitiva, anche se si percepisce qualche incertezza in merito ai grandi progetti (“l’onda lunga” degli appalti non partiti nel 2008/09 per via della situazione economica), l’industria del video si dimostra agguerrita e per nulla a corto di argomenti e spunti di crescita. Leggere per credere. In questo numero troverete anche il report dallo Screen Media Expo di Londra, dedicato al digital signage, argomento che seguiamo in maniera costante fin dagli esordi di Connessioni. È sempre utile confrontarsi con quanto accade nel resto dell’Europa, specialmente per la cartellonistica digitale, ambito nel quale l’Italia deve ancora stabilire le regole di un gioco proprio; l’ambiente è spumeggiante, le idee non mancano, i prodotti sono maturi… ora è necessario trovare un modello di business adatto. Con questo numero, inoltre, inauguriamo il primo di una serie di aggiornamenti grafici volti a rinnovare l’estetica della rivista, ma pensati anche per essere interpretazione del costante aggiornamento di argomenti e modalità redazionali che stanno dietro alla

Giorgio Ungania Direttore editoriale

creazione di Connessioni. Abbiamo semplificato la copertina per dare maggiore spazio alla foto centrale, in linea con la tendenza che ha sempre cercato di fare di Connessioni un oggetto utile, ma anche bello. Non a caso tecnologia ed estetica camminano sempre di più con lo stesso passo. Vi preannunciamo che il prossimo numero conterrà anch’esso un piccolo approfondimento, questa volta dedicato all’audio. Direttività, alto livello sonoro, intelligibilità sono argomenti chiave della produzione di diffusori professionali per le installazioni: oggi i costruttori possono contare sulla teoria del line-array per offrire qualità di emissione e controllo, teoria alla quale si sono aggiunti raffinati sistemi elettronici per l’ottimizzazione e la variazione dei rapporti temporali tra gli altoparlanti, e software per gestire e modificare le impostazioni anche in tempo reale. L’approfondimento di settembre intende quindi ripercorrere gli elementi fondamentali delle tecnologie oggi disponibili, inquadrare il funzionamento dei sistemi audio a colonna sonora, comprendere le loro applicazioni, offrendo anche una panoramica sull’offerta dei vari marchi sul mercato. Per la creazione di una vera cultura dell’ascolto, dove corretta progettazione, qualità delle apparecchiature, competenza sono gli ingredienti fondamentali. Buon ascolto… ops, buona lettura.

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> Speciale

Mercato video >4

>20

>26

>30

Soluzioni

Scenari

Scenari

Il mercato del video professionale

Il “fenomeno” 3D

Tecnologia per il design

Da Wheatstone

La videoproiezione

3D e 4k all’Arcadia di Melzo

Valutazioni e prospettive

ai Mondiali di Calcio

al Fuorisalone

Sony in Sala Aqua

Soluzioni

>1 Editoriale >66

Dal Mondo Reportage da Screen Media Expo

>72 Open Day >75 News Anno 5 24 Numero uglio /l o n g iu g 2010

>80 inserzionisti/az. citate

Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation

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>40

Vox Technologica Vox Technologica

Vox Technologica

Le visione umana e le Le visione umana e le tecnologie video tecnologie video

Costruire e vedere il 3D Tecnologie di produzione

sommario

>32

>44

I display piatti

e visualizzazione

>50

>56

>62

>64

Vox Technologica

Vox Technologica

Approfondimenti

Approfondimenti

Gli schermi da proiezione

Mitsubishi Electric

LG Electronics

Samsung

XD-8x00

Supersign

Synch Master 2233RZ

La videoproiezione

L’importanza dei dettagli

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scenari

Il mercato del video professionale Valutazioni e prospettive Per fare il punto sul mercato del video ci siamo rivolti a chi quotidianamente lo vive: professionisti che vi operano in posizioni e con qualifiche differenti, che fanno parte di aziende con profili diversi, benché tutte saldamente radicate nel mercato del video professionale; alcuni di loro, poi, non sono italiani, perché abbiamo ritenuto interessante offrire ai nostri lettori un’apertura oltre i confini della Penisola. A tutti, però, abbiamo sottoposto le stesse questioni, cercando poi di ricostruire il puzzle dei punti di vista Barbara Trigari

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scenari

Il mercato in Italia Anche se le esigenze dell’utenza professionale sono sostanzialmente simili, almeno a livello europeo, il mercato italiano presenta ovviamente caratteristiche proprie determinate da motivazioni strutturali (piccole aziende con richieste frequenti vs grandi aziende con grossi ordini in Europa) e culturali. Ciò nonostante, l’Italia è considerata un mercato interessante dalle multinazionali del video. Jeff Meyer, Country Manager Italy per InFocus: “Nel settore della videoproiezione da 5.000 Lumen in su, l’Italia è il secondo miglior mercato in Europa dietro la Germania, quindi anche se il professionale al momento è un po’ fermo, credo che in Italia ci siano moltissime opportunità di crescita soprattutto per l’aggiornamento di sistemi vecchi. Ci sono ancora in giro molti 4:3, quindi penso che salteremo il formato WXGA per passare direttamente al WUXGA. In Italia siamo solo nella fase iniziale della creazione di un mercato professionale, mentre negli Stati Uniti o in Germania il quadro è molto più avanzato, nel senso che c’è molto più accesso all’informazione da parte degli operatori”. Neil Wittering, Strategic Business Manager projectiondesign: “Il mercato più grosso, evoluto e diversificato per qualsiasi produttore di videoproiettori, sono gli USA, ma anche l’Europa nel suo insieme è un mercato forte”. Guido Villa, Sales Manager South Europe di projectiondesign: “Il mercato italiano secondo me ha grandi possibilità, però continua a forzarsi sulle commodity, come la sala riunioni, la videoconferenza... Sono pochissimi i dealer specializzati che pensano di investire tempo, risorse umane ed expertise su tecnologie di visualizzazione più evolute, come la simulazione, la sala controllo in multivisione, le proiezioni in correzione geometrica, e c’è poca volontà di informare l’utente finale, al quale bisogna mostrare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per ampliarne le possibili applicazioni: molte le abbiamo quasi inventate insieme ai clienti. Questa è la modalità con la quale ci piace affrontare il mercato”.

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scenari Duccio Petrocchi, Account Manager Hitachi-Display Product: “Per Hitachi il mercato italiano è il secondo o il terzo a livello europeo, quindi molto importante, anche se l’anno scorso ha subito una crisi notevole, parliamo del 50% nella distribuzione. Noi però siamo orientati su mercati stabili, il medicale, l’automotive, le applicazioni industriali e di controllo, con uno spettro larghissimo di prodotto”. L’Italia è interessante anche per Sanyo, stando ai dati forniti da Keiichi Yodoshi, General Manager di Sanyo: “A livello globale nel 2009 Sanyo è stata particolarmente forte per volume di vendite di proiettori sopra i 5.000 Lumen. L’Europa è per noi il secondo mercato più importante dopo gli USA (con una quota del 19%), e l’Italia è quello più importante, infatti deteniamo il primo posto con una quota del 18% per volume di vendite sopra i 5.000 Lumen”. © dnp denmark

Crisi economica e sviluppo tecnologico hanno inciso sulla struttura stessa del mercato, promuovendo l’affermarsi di realtà più articolate rispetto al tradizionale installatore specializzato: i system integrator, caratterizzati da una visione più ampia e da un approccio al mercato per soluzioni complete, e non per prodotti isolati. I produttori si riconoscono molto bene in questa prospettiva, come conferma Delio Rovelli, Division Manager di Mitsubishi Electric: “I system integrator sono key-dealer, perché come noi affrontano il mercato professionale da un punto di vista non limitato alla singola famiglia di prodotto. Non a caso la divisione si chiama ‘Visual Information’: abbiamo bisogno di partner in grado di proporre tutte le nostre soluzioni, sia per il mercato trade che per il rental, che ormai non sono più ambiti separati”.

© dnp denmark

Entrando poi nello specifico dei diversi settori di applicazione, emerge come alcuni siano collaudati, mentre altri si trovino in fase iniziale. Roberto Gambarato, Corporate Sales Manager LG Electronics Italia: “Vedo il mercato del video professionale diviso in due grandi aree: video professionale classico e digital signage. Mentre la prima area è presente da sempre in Italia, la seconda è molto giovane, di conseguenza molte aziende provenienti anche da altri settori rispetto al video professionale hanno cominciato ad approcciare diversamente il ds, partendo da modelli di business differenti. Tuttavia, non esistono ancora realtà in grado di affrontarlo in maniera globale”. L’esperienza di Sony nel Digital Cinema, come riferisce Mauro Contursi, Project & Proposal Manager B&I divisione professionale, è di un panorama

© ToDo Interaction Design Studio

frastagliato composto da numerosi esercenti proprietari di poche sale o multiplex ciascuno, mentre “in Europa, generalmente, sono i grandi

L’uso dei display per il digital signage e la comunicazione in centri commerciali,

gruppi a prendere le decisioni sulla digitalizzazione, determinando

ambienti retail, luoghi pubblici...

così la tecnologia vincente e facendo da traino per il mercato. In Italia, invece, dove ci sono molte sale indipendenti, ogni esercente

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scenari

tende a voler testare tutte le soluzioni per individuare quella più idonea. Inoltre, prima dell’avvento del DCinema erano solo un

Gli intervistati

paio gli interlocutori importanti sul mercato italiano, mentre con la digitalizzazione sono aumentati, coinvolgendo anche Sony con il

InFocus - Jeff Meyer, Country Manager Italy

4K. Il mercato italiano del DCinema è in espansione, pur soffrendo

Produttore statunitense di videoproiettori digitali attivo

della mancanza di liquidità e di problemi di gestione delle richieste,

nell’ambito delle proiezioni di largo formato e in generale

non sempre supportate dalla reale disponibilità economica degli

nella comunicazione e nell’intrattenimento, business,

esercenti”.

education e home theater.

Oltre la realtà italiana, è stato utile sentire il parere di Jonathan Cooper, impegnato come consulente esterno per diversi e

Nec - Antonio Zulianello, General Manager della Divisione

importanti marchi del video. La prima osservazione è che i grossi

Display Solutions; Jonathan Cooper, Consulente Business

volumi del mercato consumer finiscono per influenzare anche le

Development, attualmente in forza presso Nec.

scelte tecnologiche del settore pro; un esempio tipico è costituito

Nec nasce nel 1899 in Giappone. La filiale italiana è nata

dal formato dei display, ma anche l’alta risoluzione e i cellulari touch,

nel 1990, nel 2007 Nec Display Solutions raccoglie le

mentre parleremo dopo delle problematiche relative al prezzo. A

soluzioni di proiezione, display LCD e plasma nei settori

livello strutturale, la disponibilità di nuove tecnologie e conseguenti

medicale, ds, home cinema, business, cinema digitale.

applicazioni ha complicato il panorama delle aziende nel mercato: molti sono entrati in nuovi settori o stanno cercando di spostarsi dal

Epson - Vincent Van Rij, Product Manager Business

“box-mover” verso un posizionamento più qualificato. La clientela

Projectors EMEA

stessa sta scoprendo nuove applicazioni nate dalla maggiore

Il focus della multinazionale giapponese è la visualizzazione

familiarità con alcune tecnologie, impegnando gli operatori in sfide

digitale. Il gruppo Seiko Epson nasce nel 1881, il marchio

sempre nuove. Di conseguenza, conclude Cooper, “la pianificazione

Epson nel 1975 specializzandosi nelle stampanti. Oggi

richiede oggi alle aziende molta attenzione e ricerca, e la creazione

realizza anche proiettori professionali per business,

di nuove connessioni e nuovi accordi basati su analisi di mercato e

education, ds e custom installation.

sulla conoscenza diretta del rivenditore specializzato e dell’utente finale. Il system integrator ha le capacità tecniche, ma non servono

Sanyo - Takashi Hirao, Vice President & Chief Regional

se non sono affiancate da un serio project management, supporto

Office EMEA, Dr. Keiichi Yodoshi, General Manager e

alle vendite, business development. Quindi si tratta proprio di

Gianluca Codina, Sales & Marketing Manager

‘unire i puntini’, fare networking anche se, quando si tratta di nuove

Fondata nel 1947 in Giappone, Sanyo significa “tre

partnership, c’è sempre una percentuale di rischio”.

oceani”, ovvero, il mondo. La multinazionale ha focalizzato le proprie attività sul ciclo dell’energia. Nel settore video

Crisi, prospettive, strategie

professionale ha lanciato i primi proiettori LCD nel 1989 e nel 2007 il primo ultra short throw.

Non è il pessimismo la chiave di lettura della crisi economica, anzi. La fase di declino ha spinto le aziende a razionalizzare i processi e a fare delle scelte. Non tutti sono stati colpiti nella stessa maniera, come è ovvio, poiché le variabili sono infinite, ma ad accomunare la visione c’è la fiducia nel futuro, confortata dai feedback del mercato. L’attenzione maggiore viene rivolta alle installazioni di fascia medio-alta, al ds e al settore education, ma non tutte le aziende sono così selettive... Cooper conferma la nostra analisi aggiungendo che le aziende si

Mitsubishi Electric - Delio Rovelli, Division Manager Mitsubishi Electric nasce nel 1921 in Giappone. È presente in 34 paesi, dal 1969 anche in Europa. La filiale italiana opera con cinque divisioni commerciali tra le quali la Sistemi di Visione Multimediali. La gamma di prodotti video professionali include proiettori, monitor LCD, videowall DLP, LED wall.

concentreranno sui prodotti ecologici e a risparmio energetico (molti

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scenari si sono già adeguati alle direttive europee sul consumo degli apparecchi in stand-by). Chi opera nelle nicchie continuerà a focalizzarsi su quelle, mentre alcune multinazionali giapponesi stanno sviluppando prodotti con risoluzione e luminosità sempre maggiori, aggredendo nuovi settori. Tesi confermata dal lancio di un proiettore pro da 7.000 Lumen da parte di Epson. Per chi lavora con i videoproiettori, la sempre maggiore disponibilità di display di grande formato a bassi consumi e costi in calo, collegata alla diffusione di tecnologie nuove o migliorate rispetto al passato, costituisce un incentivo a puntare su prodotti di fascia più alta, a elevata luminosità, per proiezioni © DailyDOOH.com

di grandezza superiore ai 100” (ma l’hi-end fa sempre discorso a parte), come sottolinea Vincent Van Rij, Product Manager Business Projectors EMEA per Epson. “Rispetto ad altri marchi Epson non ha sofferto particolarmente della crisi, cosa dovuta in gran parte al fatto che i governi stanno investendo per sostenere l’economia, quindi il nostro obiettivo è vincere le gare. Abbiamo sofferto invece nel mercato corporate, installation e cinema hi-end, anche in Italia dove è stato forse meno grave, perché molti hanno solo rimandato gli acquisti, concentrandoli negli ultimi tre mesi dell’anno. La crisi ha avuto un impatto più significativo sui marchi più piccoli, operando una forte selezione sul mercato e avvantaggiando chi, come Epson, sviluppa e produce tecnologia”. Uno dei settori in cui Epson opera è quello dell’education - con una forte presenza in Inghilterra - caratterizzato da una larga diffusione delle lavagne interattive, decisioni di acquisto prese localmente e una evoluzione nelle applicazioni verso il ds nelle scuole. Come afferma Van Rij, “Stiamo lavorando con grande attenzione sul mercato education. Il nostro obiettivo è spingerlo verso un più alto livello e per questo già da tempo in Italia stiamo collaborando con i partner più qualificati. Senza dimenticare che Epson è presente in tutti i segmenti con una quota di mercato del

© dnp denmark

22% in Europa e del 28% in Italia”. Analizzando i dati di mercato, Yodoshi per Sanyo aggiunge ai settori in crescita sui quali puntare (oltre all’education), anche il large venue, mentre office e home rimarranno stabili

o scenderanno. “Per le large venue proporremo proiettori con qualità d’immagine più elevata, con l’obiettivo di rispondere alle necessità del segmento, mentre per l’education proseguiremo con la tecnologia ultra short throw, nella quale Sanyo è stata la prima a entrare, e riducendo la frequenza delle manutenzioni; inoltre abbiamo costituito delle partnership per la lavagna interattiva e i software”. Dal punto di vista strategico, ecco la dichiarazione di Takashi Hirao, Vice President & Chief Regional Office EMEA Sanyo: “Combinando i

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scenari

tre domini Energy, Digital Solutions ed Enviromental/Commercial intendiamo diventare un fornitore di soluzioni, con il vantaggio competitivo di essere anche progettisti e produttori del nostro

Projectiondesign - Neil Wittering, Strategic Business Manager, Trond Solvold, Product & Application Manager, 3D

motore ottico.” Nel dettaglio per l’Italia Sanyo dichiara di aver

and Medical, Guido Villa, Sales Manager South Europe

mantenuto le posizioni in termini di fatturato nel 2009 rispetto al

Produttore norvegese di proiettori a elevate prestazioni

2008, nonostante il calo dovuto anche al blocco dei progetti pubblici

rivolti ad applicazioni professionali, business e consumer nei

(problema che ha toccato anche altri produttori) registrato tra

settori medicale, e-cinema, home cinema e public display.

maggio e luglio, ma a fronte di un aumento dei pezzi venduti, quindi

Dalla nascita, nel 2001, ha registrato numerosi brevetti.

perdendo sul valore medio del prodotto. Tuttavia, dichiara Gianluca Codina, Sales & Marketing Manager Sanyo: “Siamo ottimisti

Samsung - Mario Levratto, Direttore Marketing IT Division

perché stanno tornando i progetti. Questa è la visione per il mercato

Nata in Corea nel 1938, oggi Samsung opera nei settori

italiano in termini di volumi… anche se per i margini non è altrettanto

delle apparecchiature digitali, semiconduttori, dispositivi

ottimistica”. In Italia Sanyo punta sull’education, con un nuovo canale dedicato, e ds: “Abbiamo segnali positivi nel digital signage con i monitor LCD, in questo caso con una crescita più a valore che a volume, e nel noleggio con i proiettori di fascia medio-alta sopra i 6.000 ANSI Lumen”. Anche Samsung ha rilevato un’importante stretta del mercato

di memoria e integrazione di sistemi. Il nome significa “tre stelle”. Hitachi - Duccio Petrocchi, Account Manager Display Product Fondata nel 1910 in Giappone, in Europa Hitachi è presente dal 1982, oggi con le divisioni Air Conditioning

nel 2009, manifestatasi in una dilazione dei progetti, soprattutto

and Refrigerators, Power System, Digital Media e Display

per quanto riguarda clienti come banche, assicurazioni, aziende:

Product, rivolta alla commercializzazione di pannelli e

“Hanno preferito concentrare i propri sforzi sulle attività operative

schermi LCD per applicazioni industriali.

e hanno dilazionato nel tempo le scelte che riguardavano le infrastrutture”, dichiara Mario Levratto, Direttore Marketing IT

Sony - Mauro Contursi, Project & Proposal Manager B&I

Division, Samsung, “quest’anno però la consapevolezza in termini

della divisione professionale

di benefici e risparmio rispetto ai progetti di ds è maggiore, e si è

La multinazionale giapponese fondata nel 1946 con sede a

concretizzata in un aumento delle richieste; non direi che l’Italia sia

Tokyo è attiva nei settori audio, video, delle comunicazioni e

particolarmente in ritardo rispetto ad altre realtà europee, mentre

IT con prodotti dedicati al mondo professionale e consumer.

c’è una differenza marcata con il mercato statunitense”. Samsung ha reagito rinforzando la propria struttura di vendita per avere un contatto diretto con il mercato e lavorare con l’utente finale a soluzioni customizzate; inoltre ha mantenuto un approccio a 360° aprendosi a ogni possibile applicazione per il digital signage: “Sarebbe limitativo puntare su un solo mercato… sicuramente il

La divisione Professional Services si occupa di broadcast, media, retail ed eventi offrendo la propria consulenza per la realizzazione di soluzioni personalizzate, dalla progettazione alla gestione. LG Electronics - Roberto Gambarato, Corporate Sales Manager

mondo retail oggi è molto interessante, ma siamo presenti anche

Nata nel 1958 in Corea, opera in Italia nell’elettronica di

nel finance e manufacturing, e poi con gli hotel TV, con applicazioni

consumo, telefonia mobile, elettrodomestici, prodotti

specifiche per l’hospitality, e non ultimo nell’education, con la

informatici e condizionamento in ambito professionale

lavagna interattiva LCD da 65”.

e consumer. Quest’anno è stata inaugurata la divisione

Mitsubishi Electric Italia ha attraversato la crisi mantenendosi stabile,

Business Solutions Group, specializzata nelle esigenze

anzi assumendo personale, grazie alla presenza su più aree di

degli utenti home e aziendali, in particolare nella Pubblica

business alcune delle quali, come il fotovoltaico, in decisa crescita.

Amministrazione, advertising, education e hospitality.

I problemi però si sono fatti sentire nelle gare d’appalto telematiche,

www.lg.com/it

dove la tendenza al ribasso si è accentuata portando le aziende a

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scenari scelte e compromessi. L’area di investimento, dichiara Rovelli, “è quella delle installazioni di fascia medioalta, presidiando parallelamente le altre fasce di mercato con le tecnologie DLP e LCD. In particolare l’home cinema, nel quale Mitsubishi è molto presente, e dove per prima ha lanciato videoproiettori full HD”. Petrocchi per Hitachi dichiara di avere chiuso l’anno rispettando il budget, quindi guadagnando quote di mercato secondo le previsioni. La crisi si è fatta sentire, soprattutto sui consumi, e non ne siamo ancora usciti, come dimostrano i problemi di budget di alcuni clienti: “Contiamo di portare avanti la strategia che abbiamo seguito con successo nel 2009 mirando a un mercato più solido anche se con volumi ridotti, allargando il numero dei clienti per diversificare © Scala

il rischio e conquistare un business più stabile. Già da un paio di anni stiamo puntando sull’automotive e sul

Outdoor TV in metropolitana in

medicale, mentre in campo industriale ci interessa il settore treni. Abbiamo scartato l’education per via dei costi: il

Turchia con Scala

mercato chiede un prodotto consumer”. Per LG il 2009, nonostante un cattivo inizio, è stato addirittura un anno positivo, racconta Gambarato, e il 2010 ha preso la stessa direzione, per quanto i segnali non siano tutti idilliaci. “In questo momento l’opportunità di business più interessante è il ds, anche se in Italia deve ancora svilupparsi in maniera completa, ma non abbiamo mai abbandonato congressuale, sale meeting ed educational con la neonata divisione ‘Business Solutions’”. Anche projectiondesign si aspetta un buon 2010 e un 2011 ancora migliore, Wittering: “Nonostante tardino a decollare in Italia tecnologie come la stereoscopia, per la quale Germania e Nord Europa sono più avanti. Parliamo di installazioni professionali di simulazione con richieste tecniche stringenti, per applicazioni in ambiti prima irraggiungibili, come le sale di controllo e gli studi audio”.

I Modelli di vendita e comunicazione Come comunicare la specificità del prodotto a distributori e installatori? E il cliente finale? Partendo da queste domande abbiamo approfondito la relazione tra produttori e cultura del mercato, confrontando la percezione dell’Italia rispetto all’Europa e al mondo. Molti hanno espresso l’esigenza di interfacciarsi con interlocutori dotati di una visione ampia del mercato, e anche se ciascun marchio ha la propria strategia, tutti sono consapevoli dell’importanza del contatto diretto con il cliente e della necessità di offrire valore aggiunto. Ancora una volta, non solo prodotti. Meyer ha riassunto le doti del distributore video professionale ideale: “deve avere un contatto molto stretto con coloro che effettuano installazioni professionali, fisse, rental e staging; possedere una competenza sulla tecnologia in generale e sul video in particolare; deve avere un forte portafoglio di prodotti correlati al video ed essere in grado di offrire una soluzione completa. Per questo secondo me il mercato video in Italia è in una sorta di infanzia, ma credo ci siano buone prospettive perché finalmente è nata SIEC, un’associazione di categoria che va a beneficio di tutto il settore”.

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scenari

un altro

primato mondiale da projectiondesign

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una rivoluzione dal leader della tecnologia DLP a singolo chip projectiondesign presenta il nuovo F10 AS3D – il primo proiettore stereo 3D attivo, portatile ad alta risoluzione. Basato sulla meccanica consolidata del modello F10 in uno chassis di soli 3,5 kg., è in grado di gestire contemporaneamente due segnali video con risoluzione nativa 1400 x 1050 con una compatibilità Full HD 1080p a 120Hz.

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scenari Il cuore dell’analisi di Meyer è proprio il passaggio delle informazioni, cioè il meccanismo grazie al quale l’utente finale seleziona un system integrator, e quest’ultimo opera le scelte tecniche determinate dalle necessità del progetto che metterà in pratica al meglio delle possibilità offerte dalla tecnologia e dal budget. La formazione in Italia è completamente demandata ai produttori (che formano i distributori, i quali formano integratori e installatori) i quali suppliscono di fatto a una carenza, destreggiandosi tra il bisogno di formazione di base degli operatori (sia tecnica che di marketing) e le esigenze aziendali di far conoscere (e spingere) i prodotti. Il tutto poi si scontra, come rilevato da Antonio Zulianello, General Manager della Divisione Display Solutions per Nec Italia, con la mancanza di tempo (perché tutto dedicato a produrre reddito) dei rivenditori, le cui strutture sono sempre più tirate all’osso: “Saltare da un marchio all’altro a caccia di offerte non aiuta a conoscerne meglio le caratteristiche e quindi, paradossalmente, non aiuta a vendere di più. Eppure le caratteristiche chiave alla fine non sono infinite, e soprattutto almeno per Nec una volta implementate rimangono nel tempo”. Così le aziende organizzano direttamente, o in partnership, formazione e roadshow. Alcuni, come Epson, hanno previsto un percorso formativo dedicato agli installatori professionali, offrendo una vera e propria certificazione interna; altri si sono limitati a selezionarli secondo criteri propri, ma senza preclusioni di principio, perché la crisi ha costretto ad allargare il mercato e la flessibilità di approccio è una delle chiavi del successo. Sanyo per esempio lavora con quattro partner in Italia, Adeo per l’audio-video, Nuovevie per la fascia alta di proiezione e il rental, Esprinet per l’IT e Intersistemi per il ds. Risalendo verso la casa madre ci sono le filiali nazionali e regionali, Sanyo Sales & Marketing Europe con sede a Monaco si approvvigiona in Giappone e in Cina, rifornendo centralmente tutte le nazioni europee, nelle quali sono dislocati i sales manager e i partner locali formati direttamente, i quali a loro volta formano i rivenditori. Anche Sony si avvale di un integratore specializzato per le proprie installazioni per il cinema: Prevost, che offre la soluzione completa di installazione, integrazione, schermo, 3D e contratto post vendita, senza dimenticare le agevolazioni di pagamento attraverso una società di leasing convenzionata. I display e la videoproiezione si usano ormai correntemente anche nelle sale controllo

Prevost a sua volta si avvale di agenti e aziende per seguire l’intero

di aeroporti, stazioni, operatori della sicurezza

territorio italiano. Mitsubishi Electric con le filiali nazionali ha visto di recente la

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scenari

nascita di una centrale logistica comune all’Europa, localizzata in Germania. Rovelli aggiunge: “L’Italia, insieme alla Spagna, non può ancora permettersi di fare capo a una logistica centralizzata, a causa delle dimensioni limitate e della distanza dei nostri clienti (pensiamo alla Sicilia). Ci arriveremo, intanto stiamo lavorando per uniformare a livello europeo anche il servizio al cliente professionale; per un’esigenza di semplificazione da parte della casa madre, che ha bisogno di elaborare le strategie sulla base di un’unica voce europea, ma anche per venire incontro alle complesse esigenze dell’utente pro, ottimizzando risorse e costi”. Per quanto riguarda la formazione del system integrator, Mitsubishi ha sperimentato i vantaggi del training on the job, anche mettendo insieme il momento del Factory Acceptance Test con quello della formazione sul prodotto. Inoltre ha aperto presso la propria sede di Agrate Brianza (MI) un centro di formazione e si avvale delle competenze condivise a livello europeo per il supporto ai propri dealer e system integrator. Hitachi, invece, punta sul sito Internet aziendale sul quale pubblica i comunicati relativi alle novità in quattro lingue, sulla propria mailing list, ma soprattutto sui distributori, perché hanno il contatto diretto con il cliente. Fermo restando che l’obiettivo è dare valore aggiunto all’utente per lo sviluppo della soluzione più adatta a lui, i distributori sono stati scelti di conseguenza, e Hitachi provvede alla loro formazione a livello europeo, con giornate di training e webinar. Anche LG integra eventi, presentazioni e meeting di formazione mirata, organizzati in alcuni casi con terzi, con un sito Web dedicato all’operatore pro sul quale si trovano informazioni sui prodotti ma anche sulle problematiche degli operatori in questo mercato. Gambarato: “Abbiamo puntato molto sulla partnership diretta con i system integrator, selezionati in base alla specializzazione e alla serietà delle intenzioni. Non si è trattato sempre di aziende grandi, anzi, spesso sono realtà medio-piccole, e probabilmente in futuro questa selezione sarà meglio orientata includendo nuove tipologie di professionisti e aziende che si sono affacciate a questo mercato”.

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scenari Per projectiondesign l’interscambio tra casa madre e sedi locali aiuta a cucire il messaggio aziendale sulle realtà locali, anche diverse, come spiega Wittering: “per esempio in Germania i nostri clienti hanno familiarità con applicazioni molto tecniche, quindi ci pongono domande con un livello diverso rispetto a quelle poste in Italia. Ci affidiamo ai partner locali, che conoscono il proprio mercato e ci forniscono gli imput per le strategie di marketing. Villa: “Cerchiamo di essere coerenti nella comunicazione e di dare lo stesso messaggio in tutto il mondo, traducendolo in una forma che sia la migliore per ciascuna regione. Da diverso tempo abbiamo attivato un programma di formazione a vari livelli per i nostri partner con sessioni in Norvegia o localmente. I corsi base sono orientati prevalentemente al personale commerciale con informazioni sui prodotti, su come utilizzare le risorse messe a disposizione da projectiondesign e su come approcciare il cliente”. Vendita 100% indiretta anche per Samsung, che agisce con una divisione IT snella e un grande numero di partner di canale, con un approccio a 360°. Da qui l’esigenza di comunicare loro i valori del prodotto attraverso corsi di formazione organizzati presso le sedi di Roma e Cernusco sul Naviglio (MI), incentrati sugli andamenti dei mercati, la proposta Samsung, quest’anno lievitata molto, e un training tecnico vero e proprio. L’informazione è rivolta anche all’utente finale, tramite giornate organizzate con il partner di canale e volte a stabilire strategie per soluzioni complete per tecnologia e servizio. Samsung si distingue per un approccio cluster, così spiegato da Mario Levratto: “La nostra divisione si articola in quattro macro-categorie: monitor tradizionali, large format display, notebook e printing solutions. La nostra strategia, premiata dai fatti, consiste nel proporre al cliente queste soluzioni in maniera unitaria. Così, grazie alla presenza storicamente importante che abbiamo nel mondo monitor e stampanti, siamo riusciti a proporre in questi ambiti tutta la gamma del mobile computing e dell’LFD”.

Prodotto e soluzione La comunicazione tra cliente finale e produttore si ripercuote poi sullo sviluppo dei nuovi prodotti, la cui disponibilità è La vodeoproiezione per gli ambienti residenziali: qualità e scelte custom

ormai possibile a livello mondiale. I marchi utilizzano in modo diverso i feedback del mercato: per Sanyo, conferma Takashi

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Hirao, la casa madre rende i prodotti disponibili ovunque, mentre è la strategia locale a decidere cosa è meglio commercializzare e cosa no. Per l’Italia in particolare, per esempio, i proiettori con risoluzione SVGA rappresentano il 30% del mercato, mentre in Germania sono al 10-15%, e di conseguenza verranno declinate le scelte distributive. I nuovi prodotti nascono da feedback periodici che il settore produzione della casa madre raccoglie visitando direttamente i clienti. Come racconta Levratto, le articolazioni locali di Samsung raccolgono gli input dal mercato per riportarli direttamente alla R&D che ha sede in Corea, attraverso gli account manager della business unit coreana che fungono quindi da contatto sia commerciale che tecnico. I nuovi prodotti Hitachi invece nascono da una proposta elaborata dalla casa madre (a causa dei costi molto elevati degli investimenti richiesti) testata sul campo attraverso market survey o feedback dei distributori e dei clienti. La fabbrica raccoglie questi suggerimenti e distilla il nuovo prodotto tenendo conto del bilancio industriale e delle possibili varianti che potrebbe avere a livello locale. Petrocchi, “Il mercato, il prodotto, le necessità sono i medesimi a livello europeo”. Zulianello concorda, aggiungendo che non ci sono differenze sostanziali nel professionale neanche a livello mondiale, a parte l’aspetto della sensibilità al prezzo. Anche per questo non occorre avere a catalogo un numero spropositato di modelli, come nel mercato consumer, cosa che comunque non sarebbe possibile, perché il professionale ha esigenze specifiche: “Bastano due o tre serie per coprire tutte le esigenze, naturalmente se c’è la capacità di far coincidere su determinati prodotti caratteristiche tali da consentire una certa flessibilità”.

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Il cliente ha sempre ragione Aziende diverse, prodotti diversi, fasce di mercato diverse, ambiti d’azione a volte inconciliabili... è interessante però vedere le differenti filosofie di approccio a un problema comune, ovvero capire le esigenze del cliente. La prospettiva di InFocus con Meyer è aperta e stimolante, a nostro parere: “Penso che ‘soluzione’ e ‘personalizzazione’ siano le parole chiave per il futuro, aggiungo che come costruttori dovremmo cercare di lavorare meglio insieme per proporre al cliente migliori soluzioni, soprattutto nelle installazioni più impegnative. Distributore, produttore, dobbiamo lavorare in accordo per dare al cliente delle buone ragioni per aggiornare il proprio sistema. Il servizio clienti ha un’importanza cruciale, e penso che dovrebbe essere incluso nel pacchetto progetto”. Lo stile di projectiondesign versione italiana si differenzia per la consapevolezza del fattore tempo, come spiega Villa: “Il ‘vendi e fuggi’ non è la nostra filosofia; al contrario, quella che ci sta premiando tiene presente il fattore tempo; non abbiamo fretta, siamo disponibili a dedicare tutto il tempo necessario affinché un prodotto, un marchio si sviluppino e crescano con serietà sul mercato. Questo ci porta ad avere una maggiore attenzione al brand, al prodotto, a proporli con calma, quasi in maniera dedicata cliente per cliente. Quindi la crescita è più lenta ma più stabile, e soprattutto aiuta i clienti ad acquisire maggiore consapevolezza e indipendenza sulla gestione del prodotto”. Nel professionale “semplicità” riferito al prodotto non è sinonimo di “banalità”, anzi, è il risultato di un progetto molto complesso, ma facile da gestire per chi dovrà metterci sopra le mani (utente finale) od occuparsi della manutenzione (installatore o chi per lui). Tutti sono contenti di ridurre i costi, e le aziende si comportano di conseguenza. Alcuni ne hanno fatto una filosofia di business votandosi all’ecologia, come Mitsubishi o Nec, spinti dalle richieste dei consumatori. Un altro aspetto importante per tutta l’industria è l’attenzione, da parte del settore vendite, nel proporre una soluzione a misura di utente; spiega Zulianello: “Spesso si fanno impianti tecnologici ma non si cura la semplicità di gestione che, indipendente dalle evoluzioni tecnologiche, è legata ai protocolli La videoproiezione per il 3D e la realtà virtuale

e al dimensionamento del progetto; è inutile vendere a un utente apparecchiature che non userà, o che userà al 20% della performance. Su questo i produttori devono lavorare”.

La definizione di soluzione è particolarmente appropriata per i progetti di digital signage, che ha spinto chi produce a sviluppare prodotti mirati attraverso partnership e collaborazioni. Anche qui, la spinta all’acquisto arriva soprattutto da una valutazione sulla riduzione dei costi rispetto al signage cartaceo tradizionale, come riferisce Levratto: “Da un anno e mezzo a questa parte la nostra politica di prodotto ha cambiato radicalmente pelle, gli apparecchi si sono trasformati da puri e

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semplici riproduttori di immagini in soluzioni complete, declinate a seconda dei mercati potenziali di riferimento. Abbiamo potuto vivere direttamente l’entusiasmo di un mercato completamente nuovo per l’Italia, sicuramente il primo motore dei risultati che abbiamo ottenuto lo scorso anno”.

Ok, ma quanto costa? Rispetto alle conseguenze della crisi economica ciascuna azienda ha fatto le proprie valutazioni e, nelle differenze di prospettiva, a volte profonde, emerge però un minimo comune denominatore: la fase di declino economico non ha fatto che accentuare alcuni aspetti critici del mercato, a volte specifici italiani, come appunto l’attenzione eccessiva al prezzo. Il mercato consumer orienta in certa misura la percezione del prezzo anche per il cliente pro, aggiungiamo i reali problemi di budget delle aziende, e poi la sensazione che spesso i committenti non percepiscono il valore monetario di un’installazione fatta a regola d’arte, di uno schermo 24/7 o di un proiettore di alta gamma. Come se la tecnologia fosse data per scontata. Qualcuno degli intervistati ha addirittura riportato l’esperienza di clienti che hanno scelto consapevolmente prodotti consumer per installazioni professionali. Secondo Contursi, di Sony, “Il prezzo è sempre importante. Per questo Sony ha deciso di offrire una soluzione allo stato dell’arte nel cinema digitale, il nostro proiettore 4K, contenendo i costi di produzione; un proiettore che offre la possibilità di avere una risoluzione quattro volte superiore allo standard 2k e un 3D con occhialini monouso con un costo di poco superiore”. A parere di Zulianello gli installatori che hanno puntato sul prezzo basso sono quelli che con la crisi stanno

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scenari soffrendo di più: “Perché hanno banalizzato la propria proposta, senza nessun tipo di valore aggiunto”, mentre viene premiato chi ha cercato di mantenere alto il profilo. È un problema di mancanza di prospettive e culturale: “C’è difficoltà di comunicazione sul ritorno dell’investimento”. Alcuni marchi si sono trovati in difficoltà a causa di una concorrenza che ha fatto leva sul prezzo proprio nel momento della crisi economica, quando cioè si stava già verificando un calo. A risentirne sono stati anche i produttori di fascia alta, se projectiondesign in Italia ha dichiarato che sarà più attenta alle esigenze di budget dei clienti, “purché questi capiscano il valore che c’è dietro il marchio”, aggiunge Villa. Non mancano per fortuna i segnali positivi: “La mentalità sta cambiando”, spiega Rovelli, “cinque anni fa il mercato della videoproiezione in Italia era composto al 70% dal segmento Super VGA, quello più economico e dettato dal prezzo; oggi questa percentuale, nonostante sia dimezzata, non è ancora ai livelli della Germania, dove già cinque anni fa il 90% era composto dal segmento XGA: prima la qualità, poi il prezzo”. E ancora: “Solo chi offre servizio sopravvive, altrimenti nella giungla del prezzo si è facilmente imitabili, e in Italia ci sono delle belle realtà professionali con cui dialogare”. Anche per Meyer “lentamente ma sicuramente ci si allontanerà dalla preoccupazione del prezzo, man mano che crescerà la comunità professionale, la quale però si deve impegnare a mantenere l’equilibrio tra valore per il cliente e giusto guadagno per © dZine Le tecnologie video si usano con successo in ambito education e nel digital signage

gli operatori. Se l’installazione non funziona, perché l’utente finale ha scelto un prodotto inadeguato, la responsabilità è in parte anche del produttore, del distributore e del venditore. La perfezione non esiste, ci saranno sempre dei problemi in qualsiasi progetto, ma quello che fa

la differenza è come vengono affrontati dai professionisti”. Positiva anche la visione di Samsung con Levratto: “La consapevolezza del total cost of ownership è molto più presente nella grande utenza di quanto si possa immaginare, l’abbiamo sperimentata nel mondo printing e siamo riusciti a trasferirla ad ambiti diversi, come il retail. Nel b2b occorre essere affidabili, capaci di soddisfare queste istanze nel lungo termine, essere prima ancora che venditori dei consulenti veri e propri”.

Largo, arriva il 3D! Volevamo dire “stereoscopia”... insomma, siamo pronti o no per le applicazioni professionali con la terza dimensione? Qui i pareri sono discordanti, si dividono tra entusiasti e scettici. Entrambi i partiti però hanno qualcosa di interessante da dire. La mancanza degli standard (ma recentemente è stato definito quello del Blu-Ray 3D), la ridotta disponibilità (per ora) di contenuti, occhialetti sì o no? Oltre a questi aspetti, Meyer per esempio ha evidenziato come la tecnologia si evolva così rapidamente che l’utente non fa nemmeno in tempo ad adeguare le proprie apparecchiature. Il problema nasce dallo scarso controllo che ha l’industria su questi aspetti, affidati alla libera concorrenza e non gestiti dalla comunità dei produttori. Secondo Meyer, “non siamo

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ancora pronti per il 3D, neanche da punto di vista del servizio”. Epson con Van Rij ha dichiarato di essere in una fase esplorativa: “il punto è capire quali saranno i volumi e, a parte il mercato hi-end più esclusivo, non possiamo ancora dire che aumenteremo le vendite grazie al 3D. Qualcosa si sta muovendo nell’education e si è già mosso nel cinema, ma penso che con gli occhialini questa tecnologia non funzionerà nel consumer, a meno che non ci sia un salto tecnologico”. Anche per Trond Solvold, Product & Application Manager, 3D and Medical projectiondesign, è troppo presto: “Il giorno in cui avremo il 3D senza occhiali sarà un bel giorno. I sistemi disponibili oggi secondo me non sono adatti all’ambiente domestico. Tuttavia non vedo gli occhiali come un ostacolo, lo sono di più la dimensione dell’immagine e il contenuto”. projectiondesign però sta lavorando per la stereoscopia in campo medicale. Molto più scettico Petrocchi: “Non vediamo grosso interesse nel mercato industriale o di comunicazione, e nel digital signage ci si scontra con i costi. Non siamo ancora pronti, non c’è ancora una necessità da parte del mercato b2b”. Per Samsung il 3D ha una connotazione consumer, e come tale viene gestito dalla divisione Audio-Video e non dalla IT, e quindi il suo sviluppo è molto legato alla disponibilità di contenuti. “Abbiamo ragione di credere”, dichiara Levratto, “sulla base dell’immediata diffusione sperimentata con DVD e Blu-Ray, che anche il 3D sia destinato a una affermazione quando i broadcaster e le major si attiveranno in questa direzione, e la tecnologia a occhialini attivi fa la differenza”. LG si è impegnata nella stereoscopia già da qualche anno con un monitor 42” con PC embedded per 3D senza occhialini, Gambarato: “C’è grande interesse; stiamo ragionando su quale tecnologia portare avanti, è un argomento in forte discussione in questo momento”. Tra gli stereo-entusiasti annoveriamo Mitsubishi, che sottolinea il calo dei costi, a tutto vantaggio delle applicazioni corporate. Gaming e televisori casalinghi abilitati sono già a disponibili per i consumatori. Sony ha sposato con convinzione la tecnologia per il 3D nelle sale cinematografiche ed è già pronta per le riprese in 3D live del mondiali di calcio” anticipa Contursi, “Sony ha continuato a lavorare al perfezionamento delle registrazioni in 3D delle azioni calcistiche, caratterizzate da un’estrema rapidità di movimento”. Cooper, come osservatore esterno conferma che il 3D professionale è già affermato in settori come il design delle automobili, delle estrazioni petrolifere e di gas e in generale nelle applicazioni business, laddove Barco, Christie e projectiondesign hanno prodotti dedicati già da 15 anni a questa parte. “Adesso credo tocchi a mercati più ampi, come l’education e il retail, non a caso si sono avvicinati a queste tecnologie anche marchi come Nec, Mitsubishi, Samsung e i prodotti hanno prezzi più accessibili. Penso che le applicazioni 3D potenzialmente non potranno che crescere in termini di audience, ma saremo in grado di valutarne i benefici solo nel corso dei prossimi due o tre anni”.

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Il “fenomeno” 3D Da Wheatstone ai Mondiali di Calcio

È ormai un dato di fatto che questo 2010 sia l’anno della stereoscopia o, per chiamarla con il suo nome commerciale, del 3D, cioè quella terza dimensione che dopo essere servita da testa d’ariete per la vendita di sistemi digitali nei cinema, si prepara ora ad approdare nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. Senza dimenticare le applicazioni professionali… Rolando Alberti

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L

a stereosocopia non è certo una novità: fu il fisico Sir Charles Wheatstone, nel 1838, a inventare uno strumento che permetteva di visualizzare immagini tridimensionali, lo stereoscopio. Fu tuttavia solo nel

1922 che il primo film stereoscopico, The power of love, fu presentato al pubblico dell’Ambassador Theatre di Los Angeles, esperimento seguito nel 1933 dai fratelli Lumière che presentarono al pubblico il primo vero film commerciale in 3D, ovvero il remake in 3D del loro storico L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat del 1896. I sistemi 3D dell’epoca erano piuttosto complessi e si basavano sugli “anaglifi”, ovvero due immagini sovrapposte che rappresentano ognuna il punto di vista di ciascun occhio e che, grazie all’aiuto di filtri colorati montati su degli appositi occhiali, danno l’illusione della profondità delle immagini. Nel 1932 la svolta tecnologica, ovvero l’introduzione delle lenti polarizzate, poi negli anni ’50 gli Sudios scesero in campo con svariati film tridimensionali, benché la tecnologia fosse ancora tecnicamente complessa e provocasse nel pubblico anche problemi psicofosici. Durante gli anni ’60 la possibilità di sovrapporre le due immagini in un’unica pellicola dette nuovo smalto al 3D. Oggi la proiezione digitale permette, almeno sulla carta, di gestire la stereoscopia in maniera ottimale: sebbene già negli anni ’90 dello scorso secolo esistesse la TV 3D, l’attuale perfezionamento tecnico sta alla base del ritrovato entusiasmo per i contenuti tridimensionali.

Dal pro al consumer Nel cinema stiamo assistendo a un picco di interesse (legato a un reiterarsi della “moda”, e alla volontà dei produttori di cavalcarla), aiutato dal lancio di alcuni film, Avatar ne è forse il miglior esempio, tecnicamente e artisticamente costruiti in modo da trarre il massimo dalla stereoscopia. Ma anche il settore consumer sta reagendo all’introduzione di apparecchi e contenuti in 3D, fenomeno che può rappresentare un’opportunità per chi si occupa di installazioni residenziali. Da un punto di vista commerciale e di marketing, il passaggio al 3D significa infatti dare il via alla vendita di milioni di televisori, occhialini, lettori Blue-Ray di nuova generazione, computer portatili, telefonini, schermi, dispositivi di ogni tipo e via discorrendo. Un mercato globale di proporzioni abbastanza interessanti che, secondo le statistiche, è destinato a crescere rapidamente. Un rapporto pubblicato a gennaio 2010 da “DisplaySearch”, una società specializzata in questo tipo di ricerche, prevede che il mercato dei display 3D passerà da 0,6 milioni di unità vendute nel 2009 a 196 milioni nel 2018, con un fatturato di 22 miliardi di dollari e

Alcuni stereoscopi e immagini per

un tasso di crescita annuo del 38%.

visione stereoscopica degli inizi

A fare la parte del leone saranno naturalmente i televisori nella loro versione 3D-Ready, sebbene al momento

dell’avventura 3D

non esista uno standard preciso né dal punto di vista della produzione dei contenuti, né da quello della loro fruizione. Seguono i monitor per PC, per i quali si prevede una più modesta penetrazione del 3,6% nel 2018, e i notebook PC con il 3,2%. Interessante il dato secondo cui nel 2018 saranno in circolazione 71 milioni di telefonini 3D-Ready, dei quali la buona parte con schermi tra gli 1” e 4”. La tecnologia più diffusa sarà quella LCD, accoppiata agli occhiali, i quali costituiscono per ora il vero e più evidente limite alla diffusione di schermi di grandi dimensioni, ad esempio per il digital signage. Almeno fino a quando gli schermi auto-stereoscopici, cioè capaci di rendere la terza dimensione senza occhiali, non avranno superato gli attuali limiti. Inoltre, sempre secondo questo rapporto, esistono al momento oltre 150 aziende che producono dispositivi correlati ai display 3D, e oltre una dozzina di diverse tecnologie 3D.

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scenari Il trampolino di lancio Nel frattempo, lo scorso aprile il canale Sky ha lanciato in Gran Bretagna il suo primo canale 3D-HD, visibile grazie allo SkyBox HD già in uso dagli abbonati e a un display 3D-Ready. Il canale è destinato principalmente ai Pub, dove gli inglesi potranno recarsi per assistere alle partite di calcio della Premier League. E sempre a proposito di calcio, anche i prossimi Mondiali dal Sud Africa saranno ripresi e trasmessi anche nella versione tridimensionale, destinata principalmente ai consumatori inglesi, dove pare che il 3D domestico sia più avanti che in altre nazioni. Per i broadcaster di mezzo mondo sarà un importante test sia delle possibilità di penetrazione di questa tecnologia in ambito consumer, sia dal punto di vista tecnologico e della fattibilità. Altri esperimenti annunciati riguardano il Belgio, che da maggio 2010 ha iniziato a trasmettere partite di calcio, Bell TV in Canada, che invece ha scelto il Golf, il canale USA sportivo EPSN, che sta stringendo alleanze con Sony per essere 3D nel 2011 e Canal+ in Francia, che sta facendo sperimentazioni su vari contenuti. Ricalcando una modalità piuttosto collaudata, sono ancora una volta gli eventi sportivi la leva utilizzata per fare breccia nei gusti (e nel portafogli) dei consumatori. Ma il 3D offre sviluppi anche nel settore professionale, partendo dal già citato cinema per arrivare alla progettazione e al medicale. In questi ultimi due ambiti, pur parlando evidentemente di numeri diversi dal settore consumer, è facile immaginare l’utilità di una progettazione, per esempio di apparecchi meccanici, direttamente in 3D. Interessante è anche l’uso per finalità di marketing, dove il 3D può creare… “brochure” estremamente realistiche da mostrare ai clienti, e un esempio classico è il settore nautico: gli yacht sono spesso opere uniche e delle quali è difficile poter vedere delle demo, ma che l’acquirente desidera per forza di cose valutare bene prima dell’acquisto. Importanti prospettive sono offerte anche al settore medicale, per la diagnosi ma anche per la didattica.

Occhialini o non occhialini, questo è il problema… Esistono due principali scuole di pensiero sul 3D, la prima perora la causa dispositivi dotati di appositi occhiali che vanno indossati per poter vedere l’effetto 3D, la seconda sostiene invece i sistemi auto-stereoscopici, in grado di visualizzare immagini tridimensonali senza uso di occhiali o altre “protesi”. Questi ultimi sono ovviamente i più appetibili in termini di possibilità di diffusione, poiché la possibilità di vedere l’effetto 3D senza accessori da indossare permette un utilizzo di questo tipo di schermi in ogni situazione, dal cellulare all’intera parete di un palazzo. Sfortunatamente la tecnologia allo stato attuale richiede allo spettatore di posizionarsi entro un angolo di visione piuttosto stretto; già questo limita l’uso per situazioni “di passaggio” (per esempio il digital signage) ma anche per l’ambito casalingo, dove la TV, quasi sempre piazzata dove capita, serve molti spettatori generalmente seduti su un divano, e magari anche non uno solo. Salvo quindi particolari applicazioni, che in ogni caso escludono il cinema per varie ragioni di ordine tecnico, gli schermi autostereoscopici sono per ora una nicchia anche se, laddove utilizzati correttamente, sembrano dare il loro bravo risultato.

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Stereoscopia pro: quali standard e applicazioni? Parliamo con Edmondo Orlotti, Professional Solutions Sales Manager Southern Europe per Nvidia, delle applicazioni professionali per la stereoscopia. “Il settore, dal punto di vista della scrittura degli standard, è maturo, a fine 2009 è stato definito anche il Blu-Ray stereoscopico, ma dobbiamo distinguere tra la produzione e la fruizione dei contenuti 3D: l’industria finora si è concentrata sugli strumenti di produzione, mentre coesistono diverse tecnologie per la fruizione. Tra queste, a mio parere quella attiva è la più vicina al comportamento della visione umana, ma anche Infitec con occhialini passivi dà risultati molto buoni”. In merito alla produzione il mercato è in via di maturazione grazie alla disponibilità di monitor a 120 Hz (per ora in ambito consumer). Significa che chi lavora in grafica 3D o nel broadcast può verificare immediatamente il risultato di un progetto, basta inforcare gli occhialini, e il passo successivo per Nvidia è aumentare il realismo facendo sì che i contenuti 3D reagiscano ai movimenti dello spettatore, come avviene nella realtà: “lanceremo occhialetti per il 3D professionale basati sulla radiofrequenza, invece che sull’infrarosso, per installazioni multiple (più monitor, ciascuno con uno spettatore diverso) senza interferenze; saranno anche dotati di un accelerometro per consentire maggiore immersività. In sostanza, con l’occhialino tradizionale il punto di vista non muta a seconda del movimento dello spettatore; con questi, invece, sarebbe come guardare un paesaggio in evoluzione in funzione del variare della posizione dello spettatore”. Il punto debole sono le tecnologie di visualizzazione, e le TV 3D adottano tecnologie diverse anche incompatibili. Sempre partendo dal consumer (i videogiochi, perché alla fine il grosso del business è consumer) Nvidia rilascerà a giugno un software PC in grado di “filtrare” qualsiasi contenuto 3D e adattarlo alle esigenze dello specifico televisore. Il passo successivo è lo streaming Internet di immagini 3D: la tecnologia è già disponibile. Riassumendo le applicazioni, “nel broadcast c’è interesse per il 3D e anche l’ambito del CAD CAM è affermato, le applicazioni sono supportate e si tratta ora di espanderne l’utilizzo sulla scrivania, appunto con i monitor. Nel virtual prototyping la stereoscopia si utilizza per le decisioni finali, più che in fase progettuale, nel settore della simulazione, invece, è matura e utilizzata da anni: Airbus, per esempio, ha una saletta virtuale, mentre nel medicale si comincia a pensarci per esami come le Tac, o per la chirurgia laparoscopica, ma con monitor autostereoscopici. Tra i settori più interessanti ci sono la formazione dei medici chirurghi e il museale, per i quali avrebbe senso anche rendere disponibili i contenuti via Internet. Infine, crediamo molto nelle possibilità del ray tracing”. www.nvidia.it

Un altro motivo per cui l’industria dell’elettronica di consumo predilige gli occhiali attivi è che essi costituiscono in qualche modo uno strumento di fidelizzazione alla soluzione scelta.

Il 3D nel vicino futuro Il 3D sta occupando molto spazio sui media, sia specializzati che dedicati al grande pubblico, ma che si riveli o meno una vera “killer application” lo dirà come sempre la reazione dei consumatori (per ora abbastanza entusiasti). Tuttavia, è opportuno essere coscienti che l’adozione del 3D in ambito domestico, specialmente per godersi eventi sportivi e film in BlueRay, potrebbe essere favorita, rallentata o addirittura bloccata da vari fattori con cui l’industria dovrà fare i conti. Il primo riguarda i già citati occhiali; vero è che il pubblico ha già dimostrato di tollerarli al cinema o nei parchi divertimento, per cui non è difficile prevedere siano accettati anche in casa (sebbene, specialmente quelli attivi, richiedano una certa manutenzione). Se nel frattempo la tecnologia autostereoscopica raggiungerà risultati pari a quella che impone gli occhiali, il problema sarà risolto.

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scenari Certo è che non tutti i programmi sono adatti alla stereoscopia: immaginate La vita in diretta in 3D? Difficilmente quindi tutti i programmi TV in futuro saranno in 3D, benché ora si affermi il contrario… ma ricordate quando si diceva che entro il decennio 20002010 tutti i programmi TV avrebbero avuto l’audio in 5.1? In ambito professionale il 3D non si è ancora conquistato fiducia incondizionata, sebbene molte società già propongano soluzioni di comunicazione, ad esempio a livello di digital signage, che si basano su queste tecnologie. È probabile che questo modo di mostrare contenuti e di comunicare verrà utilizzato più per particolari eventi che non in modo massiccio, almeno fintanto che non esisteranno sistemi autostereoscopici più efficienti e di grandi dimensioni. È inoltre prevedibile che il 3D potrà essere usato anche in particolari situazioni all’interno dei punti vendita, laddove si vogliano mostrare determinati prodotti che magari non sono disponibili in negozio o devono essere ordinati o assemblati su misura. Occorre anche tenere conto che il 3D è di per se un’esperienza immersiva che, se da un lato può lasciare una traccia nella mente dello spettatore/utente, richiede dall’altro un’attenzione pressoché totale, che non sempre è ottenibile in situazioni di vita reale dove la comunicazione si insinua nelle attività ordinarie delle persone. D’altro canto, usi più spettacolari del 3D sono in presenti da anni ad esempio nei parchi tematici anche se, ovviamente, le nuove tecnologie rendono la loro messa in opera e la loro manutenzione molto meno complesse di quanto non lo fossero in passato.

Sassolini nella scarpa Un tasto (molto) dolente è la mancanza di standard nel 3D, quindi di compatibilità tra i vari sistemi, cosa che comporta difficoltà di passaggio e visualizzazione dei documenti, e relativa fatica nello sviluppo stesso dell’uso di questa tecnologia. In ambito consumer, questo implica il doversi attrezzare in caso di visite (che si fa se l’amico arriva con gli occhiali del proprio sistema, magari diverso da quello dei padroni di casa…); altro fattore è l’incertezza nell’acquisto: nonostante le catene di vendita di elettronica di consumo propongano già televisori 3D-Ready, rare sono le informazioni adeguate sulla compatibilità dei vari sistemi. Inoltre, anche se le tecnologie sono grosso modo simili, non esiste nessun tipo di autorità, anche volontaria, che al momento stabilisca degli standard di interoperabilità, come ad esempio Avatar e Alice in Wonderland hanno stimolato l’interesse per il 3D nello scorso

è successo per il GSM o l’UMTS, a tutto svantaggio dell’utente finale.

inverno, con risultati anche nel settore consumer.

Certo questo è il prezzo che pagano gli early adopters, ma sembra che stavolta questa fase sia stata saltata a piè pari. Chi invece ha appena acquistato un bel display a LED ad esempio,

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investendo non propriamente due euro, si ritroverebbe a doverlo cambiare per il 3D… ma del resto anche chi ha acquistato ora un televisore 3D-Ready avrà qualche problema a reperire contenuti nell’immediato. Infine, sebbene le associazioni oftalmiche di mezzo mondo abbiano smentito ogni possibile rischio sulla salute dell’utente 3D, è pur vero che si sono verificati casi, almeno al cinema, di persone con problemi a livello di mal di testa, disorientamento, nausea. Dove stia la verità è difficile dirlo. A prescindere da tutti questi fattori vi è poi la reale percezione di valore aggiunto dei consumatori, nel senso che l’acquisto di una nuova tecnologia presuppone che il destinatario le accordi un valore maggiore rispetto a quella di cui già dispone, e che la nuova andrà a sostituire. Ora che molte persone sono soddisfatte dell’alta definizione che è stata introdotta solo da poco, sarà difficile pensare al 3D quando ancora non tutti si sono abituati all’HD? E nel professionale, le aziende saranno pronte agli investimenti necessari per la creazione e la divulgazione di materiale

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per la visione stereoscopica? In definitiva, come dice un vecchio adagio, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e il 3D dovrà passare l’approvazione di consumatori sempre più accorti e consapevoli prima di divenire uno standard comune. Tuttavia, i risultati al cinema lasciano ben sperare anche per la sua adozione in ambito domestico, ed è abbastanza evidente che film come Avatar o Alice nel paese delle meraviglie, costruiti espressamente per la visione stereoscopica, abbiano contribuito ad aumentare l’interesse verso l’argomento. Anche in previsione degli usi professionali.

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scenari

Tecnologia per il design La videoproiezione al Fuori Salone

Con il comune denominatore dell’organizzazione Ar-thema ed Engeneering Solutions, alcune installazioni del Fuorisalone di Milano hanno dimostrato ancora una volta come design, architettura e tecnologia possano fornire infiniti reciproci spunti Chiara Benedettini

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I

l Salone del Mobile, e il suo ancora più famoso, trendy e frequentato Fuorisalone (13-19 aprile 2010), è uno degli appuntamenti imperdibili legati al design e alla moda: alcune location strategiche di Milano vengono

occupate da installazioni e animate da eventi a cura di sponsor ed espositori, il tutto all’insegna del design. Un appuntamento imperdibile per architetti, designer e operatori del lusso, e comunque per tutti coloro che lavorano nel filone dello stile. Uno stile che ormai da qualche anno va di pari passo con la tecnologia, divenuta un vero e proprio strumento per la creazione di soluzioni nelle quali confort, sicurezza, estetica e piacevolezza sono punti fondamentali. Ne abbiamo avuto chiaro esempio proprio durante la settimana del Fuorisalone nell’installazione Think Tank (organizzata dalla rivista Interni) che ha avuto luogo nel chiostro superiore dell’Università Statale di Milano. Uno spazio dove hanno trovato collocazione alcuni concept design di architetti e, tra questi, anche quello dell’architetto Maurizio Favetta, in collaborazione con Ar-thema International (che ha affiancato i progettisti nell’organizzazione e scelta di materiali e modalità), e con Engineering Solutions dell’ing. Andrea De Martino, system integrator attento all’estetica e al design, che ha già alle spalle diverse collaborazioni per installazioni e realizzazioni al crocevia tra architettura, arte e tecnologia. Lo spazio pensato da Favetta era un ambiente da vivere, modulare e luminoso, e arricchito da diverse pennellate tecnologiche: strisce LED sotto gli arredi, materiali hi-tech e, soprattutto, una parete d’arredo multiforme e camaleontica costituita da 16 moduli Christie MicroTile. Ed è stata anche l’occasione, per noi, per vedere il nuovo prodotto in una reale applicazione (la prima in Italia) dopo il lancio all’ultima edizione dell’ISE di Amsterdam,

Particolare di Think Tank

in una situazione che ha svelato solo una delle sue applicazioni, ancora tutte da inventare. I contenuti, erano

al Fuorisalone

prevalentemente di tipo grafico, gestiti da un mini PC che fungeva da player. I MicroTile sono dei “cubi” che contengono un potente videoproiettore con sorgente a LED, la luce viene proiettata su uno dei lati, su una lente che ne rende l’emissione brillante e uniforme. Per facilitare l’installazione sono stati completati con un sistema di auto testing, che permette di uniformare reciprocamente tra i vari cubi le caratteristiche colorimetriche e di luminosità. Le loro caratteristiche (modulabilità, leggerezza, alta risoluzione) li rendono adatti ad applicazioni legate al design, all’entertainment, alla comunicazione. Andrea De Martino ci ha spiegato le ragioni della scelta: “La parete video inserita nello spazio disegnato da Favetta è del tutto integrata e funzionale al suo progetto, espressione di una ricerca di arredo mista alla tecnologia. Il videowall che abbiamo creato aveva molteplici funzioni, divenendo di volta in volta elemento d’arredo tecnologico, punto di informazione, piattaforma comunicativa ma anche emozionale: alla sera la sua luce colorata trasformava letteralmente l’apparenza di tutta l’installazione. Abbiamo scelto il MicroTile perché si può ottenere una risoluzione molto alta, qualità di visione, ma anche semplicità di settaggio. In generale il pubblico ha reagito con curiosità alla nostra parete tecnologica. In questa occasione abbiamo inoltre fatto un po’ da “cavia”, essendo i primi a usare il MicroTile in Italia, e abbiamo verificato una scelta costruttiva di Christie che ci ha sul momento anche un po’ stupito: in alcuni momenti gli apparecchi sono rimasti sotto il sole e, raggiunta una certa temperatura, un pistone faceva aprire automaticamente la lente di proiezione, lasciando entrare l’aria. Certo il surriscaldamento è un’eventualità remota, visto che il proiettore funziona a LED, ma certo val la pena di saperlo se si intende usare i MicroTile”.

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Christie MicroTile I MicroTiles sono dei cubi di circa 30x40 cm e soli 26 cm di profondità (9,2 kg di peso), che alloggiano un videoproiettore DLP con alimentazione a LED, che garantisce secondo i dati del costruttore oltre 65.000 ore di attività a luminosità media. I Tiles sono modulabili a piacere, sia nella posizione che nel numero, potenzialmente infinito; il bordo esterno è di solo 1 mm, praticamente impercettibile quando i moduli sono in cluster. Alta densità dei pixel (0,5 mm) per immagini definite, e una gamma quasi infinita di colori disponibili grazie ai LED. L’unità esterna Christie MicroTiles ECU (External Control Unit) permette di gestire i contenuti (video e grafica, semplicemente da PC o altri media player), calibrare al meglio colori e luminosità in modalità automatica, definire la risoluzione delle immagini e controllare i vari palinsesti. In pratica, se la risoluzione è 1.920x1.080 e si vuole visualizzare ciascun pixel, occorrerà collegare sei Tiles per ogni ECU, ma se l’applicazione lo richiede, i Tiles sono in grado di scalare l’immagine. Ciascun Tile è dotato di sensore ottico e riconosce la propria posizione all’interno del wideowall, comunicandola all’ECU che così configura il sistema. Con lo stesso sistema vengono tarati automaticamente luminosità e colore (ma Christie offre anche l’opzione di regolazione manuale).

Showroom La Perla, videoproiezioni sull’acqua Un altro ambito di applicazione delle tecnologie durante il Fuorisalone è stato lo spazio La Perla, organizzato sempre da Ar-thema ed Engineering Solutions, e il coinvolgimento di Euphon per la parte tecnica : un’area di esposizione delle ultime creazioni della Maison, uno spazio circolare con un soffitto in costante cambiamento cromatico (grazie all’uso di LED RGB), a simulare il mutevole passaggio delle nuvole. Ma il pezzo forte era una grande proiezione in alta definizione su una cascata d’acqua di 10 m di base con formato 16:9, che ha richiesto attenzioni tecniche particolari: è stata operata in retroproiezione, ma con un angolo di proiezione tale (circa 35°, al limite della perdita del fuoco agli estremi inferiore e superiore dell’immagine) da lasciare lo spettatore all’ombra e non accecarlo, inoltre è stata creata una camera buia dietro la superficie di proiezione per non far filtrare la luce ai lati. Il proiettore è stato posizionato a circa 7 m di Lo spazio La Perla

altezza, fuori dallo specchio di proiezione, così l’“hot point” della proiezione non ha creato disturbi di visione, a patto però di una importante correzione con la funzione di shift dell’apparecchio. v

l.com stiedigita www.chri t olutions.i ineerings www.eng o.com www.barc ema.com www.ar-th

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Anche perché di potenza ce n’era: 12.000 ANSI Lumen di un Barco SLM12 professionale; ci ha A spiegato Biselli di Euphon, tuttavia, che aumentare ancora la luminosità non avrebbe avuto senso perché lacqua frena l’immagine, la riflette fino a una certa soglia e una luminosità eccessiva si trasformerebbe in luce spuria o di disturbo al pubblico. I contenuti, gestiti da un player Roku, non hanno avuto necessità grafiche particolari, salvo una sovra saturazione per renderle più facilmente distinguibili sull’acqua.

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u ntr


scenari

Forum 9000 Sistema digitale per conferenze e votazioni

Forum 2000 Sistema di traduzione simultanea

Forum 6000 Sistema digitale per conferenze e discussioni

K)

Camera consiliare di Cardiff (UK) Comune di Cataanzarro

uangzhou Nansha Port Container Terminal Co., Ltd

Fondazione Stella Maris (Tirrenia)

ntro per il lavoro e l’impiego di Dongguan, Cina

Circoscrizioni comunali di Torino Università di Lecce Provincia di Verrcellli

Parlamento del Galles

Comune di Tortona

Comune di Trapan Trapani Camera consiliare Civic Offices di Basingstoke (UK)

Cam mera consiliare dii Cosstantinne (

Sala conferenza dell’Università dellee Scienze Elettroniche e Tecnologiche della Cina (Zhongshaan Innstitutte)

HEADQUARTERS:

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soluzioni

3D e 4k all’Arcadia di Melzo Sony in sala Acqua Il 3D al cinema rappresenta l’ultima novità per gli amanti delle emozioni sul grande schermo, ma anche una grande opportunità per tutta la catena di valore, dalle Majors produttrici dei contenuti, fino ai costruttori degli apparati tecnologici. A patto però che la sala offra una visione stereoscopica di effettiva qualità, e il Cinema Arcadia di Melzo è uno dei primi, e anche dei migliori, esempi di adozione di apparecchiature per il 3D Barbara Trigari

3D Live A proposito delle proiezioni in 3D Live, con contenuti ripresi al momento, come partite e concerti, ecco la dichiarazione di Paolo Prevost per quanto riguarda i sistemi di trasmissione. Prevost - Al momento in Europa tutti lavorano con sistemi satellitari: viene noleggiata una frequenza, uno spazio del satellite, poi nel locale o nella sala il segnale viene ricevuto con una parabola satellitare di quelle classiche, tipo Sky, sostanzialmente con un decoder collegato al proiettore.

S

empre all’avanguardia per le tecnologie di proiezione, il cinema Arcadia di Melzo ha installato in sala Acqua un sistema 3D con risoluzione 4K, il nuovo CineAlta

4K di Sony. A occuparsi di tutto è stata Prevost, storico produttore di apparecchiature per il cinema, oggi impegnato nella progettazione, installazione e assistenza tecnica per le sale cinematografiche L’occasione per l’aggiornamento tecnologico è stata fornita dall’atteso film di Tim Burton Alice nel paese delle meraviglie, realizzato in 3D da Walt Disney Pictures. Le sale cinematografiche stanno infatti investendo molto in questa tecnologia, e il multisala Arcadia di Melzo è famoso per i primati tecnologici. È nata da qui l’iniziativa promozionale di Sony Professional che ha portato lo scorso marzo nel multisala Arcadia le videocamere, i televisori Bravia full HD 3D, playstation, videogiochi e i Blu-Ray compatibili 3D, contestualmente alla proiezione del film di Burton in 3D e 4k. Questa è la cronaca, parliamo invece del rinnovamento della sala Acqua.

I primi esperimenti di stereoscopia in

3d e 4k

diretta verranno fatti con le partite dei

Come ci ha illustrato Paolo Prevost, titolare della società omonima, Sony è al

mondiali di calcio. Naturalmente per

momento l’unica a gestire tutta la catena di produzione del 3D, annoverando nel

i gestori delle sale cinematografiche

proprio catalogo cineprese, sistemi per la trasmissione dei contenuti, sistemi

rappresenta una grossa occasione,

di proiezione e apparecchiature consumer per il 3D. La sfida in questo tipo di

ma anche una sfida, perché dovranno

applicazioni consiste nell’offrire allo spettatore un’esperienza quanto più coinvolgente

cambiare le loro strategie di gestione

possibile: da qui l’idea di offrire una proiezione in 3D a risoluzione elevatissima, 4k

prendendo contatti, per i contenuti,

appunto, ovvero 4.096x2.160 pixel, una matrice di proiezione veramente grande, tale

con nuovi distributori.

da permettere una visione uniforme (senza distinguere i pixel) anche a chi sceglie le prime file della sala.

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soluzioni

La spaziosa cabina di proiezione del multisala Arcadia ha permesso di installare il proiettore per il 3D accanto al 35 mm tradizionale, per una maggiore flessibilità di utilizzo. La sala Acqua accoglie 220 posti e ha uno schermo delle dimensioni di 18x9,5 m, suono certificato THX, Dolby Digital, DTS e Dolby Ex. Lo schermo, inoltre, è stato sostituito con uno “argentato”, ovvero ricoperto di polvere di alluminio, come richiesto per la stereoscopia per riflettere la proiezione di luce polarizzata; ciò non toglie che sia utilizzabile anche per le proiezioni tradizionali, riducendo la corrente della lampada del proiettore. Il 3D scelto da Sony è quello denominato RealD con occhialini passivi monouso, che utilizza due fasci distinti per la proiezione delle immagini polarizzate per l’occhio destro e per l’occhio sinistro, quindi due obiettivi affiancati che producono un’immagine molto più

Il Cinema Arcadia in una immagine diurna

stabile e rilassante. Lo spettatore fruisce l’immagine tridimensionale grazie a semplici occhiali dotati di filtri a polarizzazione circolare, visualizzando alternativamente le immagini destinate all’uno o all’altro occhio. Il proiettore installato all’Arcadia è l’SRX-R320 con opzione 3D. Da spettatori possiamo dire che l’esperienza di visione stereoscopica con una risoluzione così elevata è notevole, ovvero è naturale, non si avvertono disturbi ai margini del campo di visione né affaticamento agli occhi. Il vantaggio del sistema RealD consiste, oltre che in una esperienza 3D molto efficace, in un miglioramento nella gestione degli occhialetti, che sono di tipo usa e getta, quindi vengono consegnati allo spettatore all’inizio dello spettacolo in una busta sigillata, e poi vengono raccolti all’uscita e riciclati come Il foyer dell’Arcadia, con una riproduzione del T-Rex, rievocazione

articoli in plastica.

dell’omonimo film in 3D

Prospettive Il prossimo passo per il 3D al cinema è costituito dalla proiezione di eventi tridimensionali live, e manco a dirlo il riferimento è ai mondiali di calcio. Dopo lo sport, per il quale Sony ha già messo in cantiere la ripresa di alcune partite, partiranno gli altri contenuti, come per esempio i concerti.

ald.com www.re revost.it www.p ny www.so La risoluzione 4k, comparata a quella dell’alta definizione

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approfondimenti

La visione umana e le tecnologie video Quali le tecnologie in uso oggi e quali quelle di domani

Proviamo a fare il punto sulla situazione della tecnologia appannaggio dei sistemi di visualizzazione, siano essi display piatti come videoproiettori, per orientarci tra le attuali tendenze e quelle per il prossimo futuro Alberto Pilot

N

egli ultimi anni si sono verificate alcune “battaglie” tra le varie tecnologie dell’area video: tra plasma ed LCD, e più recentemente tra 3LCD e DLP, con il ritorno in auge di quest’ultima. Con questo articolo di

approfondimento daremo una rinfrescata alle nostre nozioni in relazione alle differenze fra i vari display e i brevetti che li sovrintendono, parlando sia di video proiezione, come di riproduzione tramite display piatto.

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approfondimenti

Visione notturna, diurna e percezione della risoluzione Prima di addentrarci fra le varie tecnologie, è utile un breve ripasso sul funzionamento del nostro sistema di visione, per capire il perché di alcune scelte tecnologiche. Se introducessimo il concetto di “alta fedeltà video” significherebbe che, quando guardiamo un’immagine riprodotta da un sistema di visualizzazione, dovremmo aver l’impressione di essere fisicamente presenti nei luoghi rappresentati, oppure di guardare fuori dalla finestra la realtà che ci circonda, con i suoi colori, le sue sfumature e la sua tridimensionalità. Tuttavia, la stessa visione è fortemente soggettiva, per questo è difficile codificare uno standard… oltre al fatto che è complicato educare l’occhio umano, che per sua natura è uno strumento imperfetto, a una corretta visione. È noto il principio per cui in natura i colori non esistono, ma esiste semplicemente la capacità o meno di qualsiasi materiale di assorbire determinate frequenze dello spettro luminoso, riflettendone altre. Sono proprio quelle frequenze riflesse che poi il nostro occhio percepisce come il “colore” dell’oggetto. Ma se potessimo entrare nella testa di un’altra persona e guardare con il “suo sistema visivo” occhi + cervello, è probabile che noteremmo anche delle differenze sensibili rispetto alle nostre percezioni, senza contare che altri animali in

Capacità di assorbimento di coni e bastoncelli in relazione allo spettro luminoso

natura percepiscono le radiazioni emesse dalla luce solare in tutt’altra maniera. Ecco perché è complicato parlare di “correttezza cromatica” senza dare dei riferimenti precisi, unici e inequivocabili; senza contare che il nostro occhio è più sensibile alle immagini in bianco e nero, rispetto a quelle a colori. All’interno del bulbo oculare, infatti, troviamo due gruppi di cellule: i bastoncelli (per la visione “scotopica”, diciamo in bianco e nero), demandati alla visione notturna, e i coni (per la visione “fotopica”, diciamo a colori) per la visione diurna (lunghezze d’onda di max 555 nm). Nei bastoncelli la sostanza fotosensibile è la radopsina, la cui risposta fotometrica alle varie lunghezze d’onda ha un andamento Gaussiano con un massimo posto a 507 nm, per cui la dipendenza dello stimolo dalla lunghezza d’onda è solo in termini di variazione di probabilità di assorbimento (vale a dire che non sono discriminate cromaticamente le diverse lunghezze d’onda). A differenza di queste cellule, esistono tre tipi di coni: Short (420 nm), Medium (530 nm) e Long (560 nm), in base alla risposta fotometrica di ogni gruppo. Lo stimolo relativo a ognuno dei fotorecettori dipende dal numero dei fotoni e non dalla loro lunghezza d’onda (come invece

L’area interna al triangolo del gamut rappresenta la quantità di colori visualizzabili

succede per i bastoncelli), e la probabilità di assorbimento dipende

dal sistema. Nell’esempio vediamo: in rosso rec. 709 Gamut (tipico di plasma,

dalla lunghezza d’onda ma lo stimolo trasmesso ne è indipendente.

CRT...), in giallo RPTV DLP Gamut, in blu DLP Cinema Color Gamut

Dato che si possono riconoscere tre colori (detti “fondamentali”)

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approfondimenti proprio in base alla lunghezza d’onda del proprio spettro luminoso, diciamo che i coni sono principalmente preposti al riconoscimento del colore Blu (short), Verde (medium) e Rosso (long), fatto che trova riscontro nel modello per la rappresentazione dei colori di un dispositivo: lo spazio colore RGB (Red, Green e Blue). Tutti i display hanno la possibilità di riprodurre poi solo una data porzione dello spettro luminoso, che viene rappresentata in un diagramma cartesiano con il famoso “triangolo del Gamut”, ossia proprio l’area contenuta fra le fondamentali RGB che l’apparato può visualizzare. Maggiore e più estesa sarà questa area, e migliore sarà la capacità del display di ricreare la visualizzazione di sfumature, “qualità” e saturazione dei colori stessi (vedi immagini della pagina precedente).

Qualche (utile) curiosità sulla visione Per completezza d’informazione aggiungiamo che, per ciò che riguarda il processo di visione, l’occhio integra stimoli diversi nella definizione del colore finale, la cui la percezione deriva dalla stimolazione più o meno contemporanea dei recettori. La corrispondenza fra la stimolazione dei recettori e il colore percepito è univoca. Abbiamo visto che il nostro occhio è parecchio complesso ma, lo ripetiamo, anche parecchio “imperfetto”: non solo è più sensibile alla variazione di luce che alla differenza di colore, ma anche in una scala di grigi è la parte a bassa luminosità quella dove percepiamo maggiori dettagli. Oltre una certa “soglia di luce”, infatti, per il nostro occhio tutto diventa una macchia bianca, senza più possibilità di percepire differenze. Quindi la risposta allo stimolo luminoso non è proporzionale (rappresentabile con una retta), ma assume la forma di una curva. Aggiungiamo anche che la capacità di messa a fuoco delle immagini non è uguale per ogni colore che siamo in grado di distinguere, ma dipende dalla regione del nostro occhio dove si trovano i tre gruppi di coni (e la loro distanza dalla retina); per questo siamo in grado di percepire delle “sfocature” su immagini con una dominante rossa (ad esempio) in maniera nettamente superiore a quanto accade con immagini con una forte dominante blu. Concludiamo questa carrellata con gli accenni alle aberrazioni geometriche che il cristallino induce sulle immagini che “lo filtrano” per capire che, oltre un certo limite fisico, non siamo più in grado di percepire la differenza data da un Principali neuroni della retina,

determinato numero di linee (di risoluzione, ad esempio) o di dimensioni dell’oggetto che stiamo guardando

sono visibili coni e bastoncelli

(pensiamo ai pixel di un’immagine digitale): per portare un esempio pratico, su un display da 42” osservato da 3

responsabili della percezione

m di distanza, che l’immagine rappresentata abbia una risoluzione effettiva di 1.280x720 punti piuttosto che di

umana di luminosità e colore

1.920x1.080 punti, per il nostro occhio non fa alcuna differenza.

Quindi, tutto da rifare ? No, semplicemente l’analisi del funzionamento del nostro sistema visivo ha portato gli ingegneri dei vari reparti ricerca e sviluppo a trovare soluzioni tecniche che rendessero i display digitali (per loro natura lineari e “perfetti”) e la videoproiezione più aderenti al nostro modo di percepire la realtà… in termini pratici come provare a ingannare il nostro apparato ottico perché il tutto sembri davvero una finestra sulla realtà.

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approfondimenti

Tecnologie video: la videoproiezione

Dai vetusti crt ai moderni proiettori al laser… siamo al capolinea? L’ultima frase potrebbe sembrare una provocazione, ma in realtà è il pensiero di diversi addetti ai lavori che individuano nella sempre maggiore qualità video dei display piatti una delle cause del rallentamento del mercato della videoproiezione, e nelle nuove tecnologie (pellicole o display super sottili) delle possibili alternative. Incurante di questo, il “buon vecchio” videoproiettore rimane una scelta vincente nel rapporto euro/pollice, e rappresenta a tutt’ora una valida soluzione (se non l’unica economicamente percorribile, per la maggior parte dei casi) nelle situazioni dove sia richiesta una buona risoluzione ma soprattutto una notevole luminosità.

CRT La gestazione di questi strumenti di visualizzazione, gioco forza, corre di pari passo con quella delle immagini televisive e della loro rappresentazione. In origine, date le limitazioni proprie delle trasmissioni analogiche via etere, le immagini da visualizzare erano dei semplici standard televisivi interlacciati (480i per l’NTSC e 576i per PAL e SECAM), quindi anche l’hardware necessario a questo scopo era un vero e proprio “telaio televisivo” installato in un videoproiettore a tubo catodico (i famosi CRT con i “tre occhi” rosso-verde-blu). Successivamente anche questi “bisonti” si sono evoluti, diventando il sistema preferito per le sale controllo di enti pubblici o privati (o in ambito militare), arrivando a visualizzare immagini molto risolute. Alcuni modelli erano dichiarati compatibili con segnali RGBHV da oltre 2.500 colonne e 2.000 linee di risoluzione massima e, grazie a una tecnica di posizionamento a stack multiplo (orizzontale o verticale) era possibile coprire superfici molto importanti con l’immagine da riprodurre. Il fatto di essere costruiti con componenti discreti, la necessaria periodica manutenzione, la scarsa luminosità in uscita, il raster in 4:3 (si hanno notizie solo di alcuni prototipi di tubo catodico in 16:9, utilizzati per trasmissioni sperimentali in alta definizione TV) e soprattutto la via via sempre più obsoleta concezione tecnica, ne hanno decretato la fine dopo una lunga e onorata carriera.

LCD Creata per contrastare e migliorare l’analogica a tubo catodico, la tecnologia LCD è stata inventata da Seiko-Epson. Basata su un principio fisico per il quale un dato materiale (cristallo liquido) riesce a orientare

Il funzionamento della

le proprie molecole mediante una polarizzazione elettrica, divenendo così permeabile o impermeabile a una

tecnologia 3LCD

fonte luminosa, l’LCD ha preso sempre più piede nel corso degli anni, rappresentando tutt’ora una delle scelte più appetibili nel mercato. La tecnologia prevede una tripletta di chip appannaggio ognuno dei colori primari R-G-B. Non avendo a disposizione dei fosfori da eccitare e che emettono luce, l’LCD ha introdotto anche il concetto di fonte luminosa, che da sempre è rappresentata da una (o più) lampade di varia potenza e tecnologia, soluzione solo recentemente soppiantata da triplette di LED oppure da una testa laser.

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approfondimenti All’inizio il punto debole era rappresentato dalla risoluzione che questi proiettori erano in grado di gestire, a partire da quella “fisica” di ogni chip LCD per arrivare a quella elettronica interpolabile. Il materiale organico che ricopre la superficie dei chip, inoltre, con l’andare del tempo tende a deteriorarsi e a perdere la completa trasparenza, colorando lo schermo di macchie giallognole. Inoltre, essendo necessario al funzionamento dell’LCD un materiale di consumo come le lampade, queste si bruciano e vanno sostituite dopo un certo numero di ore, a differenza dei proiettori CRT che invece avevano una vita media decisamente più lunga. A livello di vantaggi, riscontriamo invece la totale assenza di regolazioni periodiche di geometria e fuoco, una capacità di accettare segnali via via sempre più complessi e risoluti e, soprattutto, una buona luminosità a schermo.

La tecnologia DLP a singolo chip

DLP Killer naturale della tecnologia LCD è da sempre la tecnologia DLP di Texas Instruments, basata sull’ormai noto chip DMD; questo è costituito da una matrice di celle di memoria sulle quali sono fisicamente vincolati dei microspecchi, che hanno la caratteristica di orientarsi in due posizioni distinte (On e Off), permettendo così di riflettere o meno la luce che arriva dal percorso ottico del proiettore. Con questa tecnologia è stata anche introdotta la variante a singolo chip, che necessita però di una ruota colore divisa in spicchi di opportuna grandezza, numero e filtro dicroico applicato. La ruota permette di creare immagini a dominante Rossa – Verde – Blu che si combinano sullo schermo in maniera più …e a tre matrici DMD

veloce di quanto la nostra retina possa registrare, e la cui risultante viene registrata dal nostro cervello dandoci la percezione di un’immagine unica e normalmente colorata. Questo ha comportato in passato il famigerato “effetto arcobaleno”, perché in base alla sensibilità dell’occhio, differente da individuo a individuo, alcune persone percepivano l’alternanza di semi immagini colorate, avendone nausea o cefalea. Oggi questo effetto è praticamente scomparso, grazie all’affinamento della tecnologia e dei chip di comando che sovrintendono le operazioni, ma soprattutto grazie all’introduzione di motori ottici dotati di tre matrici DMD, ognuna appannaggio di un colore primario, proprio come nella tecnologia LCD storicamente concorrente. Naturalezza, accuratezza cromatica, contrasto e velocità di

I componenti interni del videoproiettore a singolo chip LCD con ruota colore

commutazione dei microspecchi sono le carte vincenti del brevetto TI;

a quattro segmenti InFocus LP425z. la luce passa attraverso la ruota colore,

costo di alcune soluzioni e larga diffusione dei modelli a singolo chip

attraversa la lampada principale, viene riflessa su uno specchio e inviata al

(relativamente poco luminosi) probabilmente quelli negativi. Da segnalare,

chip DMD (freccia rossa). La freccia gialla indica il percorso della luce poi

comunque, come proprio la DLP sia la tecnologia scelta per i proiettori

emessa attraverso la lente di proiezione, la blu indica la luce spuria assorbita

D-Cinema in moltissime sale cinematografiche del mondo, per la qualità delle immagini che questi proiettori riescono a generare.

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approfondimenti

LCoS Dalla diatriba fra una tecnologia trasmissiva (LCD) e una riflessiva (DLP), con una mossa a sorpresa Philips decide di proporre una “terza incomoda”, e brevetta assieme a Canon le matrici LCoS; volendo semplificare molto, sono matrici LCD alle quali è stata applicata una superficie riflessiva dietro lo strato di cristalli liquidi: in questo modo si annulla la percezione della “zanzariera” a schermo (effetto screen door) degli LCD, causata dal passaggio della luce della lampada dentro la matrice di micro celle, inoltre la dimensione dei singoli pixel e lo spazio fra loro viene sensibilmente ridotto a tutto vantaggio della naturalezza delle immagini e del contrasto percepito a video. I proiettori con questa tecnologia non hanno avuto molta fortuna, tanto che recentemente

Schema della tecnologia LCoS

il brevetto è stato portato avanti dalla sola Canon con la serie Xeed per il settore professional ed educational, mentre c’è stata la fugace apparizione sul mercato di un modello 1.080p Cinetron per l’Home Theater. Come detto i vantaggi rispetto alla LCD sono evidenti, anche se forse non così sostanziali da far cambiare le sorti del mercato, soprattutto quando il marchio da battere è un colosso come Canon.

D-Ila Dato che il mercato non si fa solo con i prodotti, ma anche con le royalty e i brevetti, JVC ha deciso di riprendere la tecnologia LCoS e migliorarla, dando vita al famoso D-Ila. Detto anche “amplificatore di

Funzionamento della tecnologia di proiezione D-Ila

luce” per l’ottimizzato percorso ottico della lampada, riesce a garantire un boost di luminosità a schermo, complice anche il miglioramento della costruzione della matrice (aumentato fill rate, contrasto reale e materiale organico più stabile). Il tallone di Achille di questa tecnologia, a modesto avviso di chi vi scrive, è rappresentato dal tempo di commutazione delle celle LCD nell’ordine dei millisecondi, che crea scie sulle immagini in rapido movimento, ma anche dalla necessità di utilizzare lampade di cospicua potenza perché comunque, prima di essere riflessa, la luce deve attraversare la matrice; con conseguenze quali deterioramento nel tempo e “cottura” del materiale stesso. Schema di funzionamento della tecnologia SXRD

SXRD Sulla stessa linea di pensiero, ultima in termini temporali, è scesa in campo anche Sony che, con il suo SXRD, ha ottimizzato ulteriormente il prodotto JVC in termini di risoluzione, dimensione e spazio fra i pixel della matrice, linearità della superficie e omogeneità di risposta. Per il D-Cinema, le prime matrici 4K a essere presentate al pubblico sono state proprio quelle di tipo SXRD, raggiunte solo ora anche dalle DLP. Questa tecnologia, al pari della D-Ila, ha trovato spazio e apprezzamento di pubblico soprattutto in ambito Home Theater per la fedeltà cromatica e il contrasto nell’immagine che riesce a generare; in ambito professionale il maggior costo complessivo non fa pendere l’ago della bilancia in favore dell’SXRD, e sembra aver la meglio la “matura” tecnologia LCD che, con l’ultimo affinamento della matrici Seiko-Epson, ha ancora molte frecce al proprio arco.

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approfondimenti LED, Laser e poco più Da qualche tempo, in ambito videoproiezione, più che sperimentare nuove tecnologie si preferisce ottimizzare quello che si ha, in funzione dei nuovi materiali. Anche perché ci sono molti aspetti ancora migliorabili: sembrerà banale, ma una delle più frequenti cause di manutenzione di un video proiettore è sempre stata la lampada (tranne appunto sui CRT), un elemento delicato, soggetto a stress elettrico e termico, che può inficiare la colorimetria generale e la risposta spettrale dell’intera macchina. Fiumi d’inchiostro, reale e digitale, sono stati sparsi riguardo alle caratteristiche e costi sul mercato dei vari bulbi… la verità nuda e cruda è che le lampade a volte si bruciano anche sotto il tempo di vita stimato, e possono perdere luminosità anche senza l’influenza di agenti esterni. Epson le lampade se le produce in casa, e quasi tutti gli altri brand utilizzano Philips e Osram, con qualche rara eccezione. Alcuni hanno percorso la strada dello Xenon, per poi tornare mestamente alle lampade a scarica in atmosfera ad alta pressione. Xenon o scarica, il rendimento elettrotermico di una lampada non è mai molto alto, e gran parte dell’energia si trasforma in calore, che va poi gioco forza dissipato ma entro uno specifico range termico, difatti i bulbi hanno una precisa temperatura di esercizio. Il citato Xenon produce uno spettro luminoso vicinissimo a quello del sole (con temperatura del bianco normalizzata a 6.500° K o D65), ma ha un basso rendimento e oltretutto la sua caratteristica colorimetrica collassa Uso della videoproiezione in ambito architetturale, per la spettacolarizzazione

entro pochissime ore di funzionamento. Le lampade a scarica (Philips

di edifici e monumenti

UHP, Osram P-VIP…) sono bulbi abbastanza simili, con una dominante nello spettro generato che va corretta con un filtro nel percorso ottico della macchina, ma che garantiscono un funzionamento lineare durante la loro vita; gran parte degli sforzi di miglioramento sono da anni concentrati nell’alimentatore (ballast) che permette di pilotare la lampada in modo da preservarla il più a lungo possibile, e in espedienti per incontrare le specifiche esigenze degli apparecchi nei quali sono applicate (aumentare il contrasto complessivo, la luminosità generale e, in alcuni casi, anche la colorimetria del proiettore). Per dribblare tutti queste difficoltà, alcuni brand stanno usando una tripletta di LED al posto della lampada. Nonostante alcuni prototipi a con tecnologia D-Ila, al momento in commercio ci sono solo apparecchi DLP che traggono vantaggio da questa innovazione, soprattutto nelle macchine a chip singolo, dove la tripletta RGB va a sostituire sia la lampada che la ruota colore. Con i LED, grazie anche all’algoritmo proprietario della TI chiamato “Brilliant Color”, è possibile creare il colore desiderato esattamente nelle coordinate volute sul triangolo del Gamut “dosando” ognuna delle componenti primarie. La colorimetria risultante di questi prodotti è quanto di più vicino si sia mai visto a un CRT (il riferimento), ma con geometria e capacità di visualizzare risoluzioni tipiche di un digitale. Per come è concepita, al momento la soluzione LED trova relativamente poco spazio nell’ambito a tre chip DLP ma, come rovescio della medaglia, offre grande luminosità; tuttavia una macchina calibrata secondo specifiche D-Cinema (40 cd/mq minimo) non riesce a coprire diagonali superiori ai 100” di schermo, soprattutto se installata a 5/6 m. Le applicazioni ravvisabili sono quindi nel mondo Home Theater

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approfondimenti

altissimo di gamma (per i costi generali), ma sfortunatamente ancora

Tecnologie di proiezione

non si riesce a traslare nel settore professionale le oltre 100.000 ore di ciclo vitale garantite dal LED. Il prossimo step sarà sviluppare i moduli PhlatLight PT-120, quasi universalmente utilizzati, in vista di una maggiore luminosità: celle di Peltier ancora più efficienti per il loro raffreddamento, in modo da ottenere apparecchi che possano coprire

CRT, Cathode Ray Tube Pro: colorimetria generale a naturalezza delle immagini, la migliore per le immagini televisive Contro: necessità di manutenzione e tarature co-

diagonali di schermo più elevate, oppure che riescano a operare in

stanti, non adatto a segnali particolarmente risoluti,

condizioni di luce non controllata. Bisogna però dire che i proiettori

geometria e convergenza non sempre ottimali

professionali hanno necessità opposte a quelle della riproduzione di contenuti cinematografici, per cui anche se i costi si riducessero drammaticamente (come è auspicabile pensare) nel prossimo futuro, non è assolutamente detto che questa tecnologia trovi spazio fra i professionisti del rental o delle installazioni pro.

LCD, Liquid Crystal Display Pro: luminosità a schermo, tecnologia a “basso costo” Contro: effetto screen door, durata delle lampade, matrici destinate a logorarsi nel tempo

Molto simili nel concetto di base, ma ben diversi per ambito di applicazione, sono invece i proiettori basati su sorgente luminosa a

DLP, Digital Light Processing con DMD, Digital

laser. Si parla comunque di apparecchi appena arrivati in commercio

Micromirror Device

(e solo su alcuni mercati), ben lungi dal rappresentare la panacea

Pro: colorimetria generale a naturalezza delle immagi-

di tutti i mali. Sebbene il laser sia la sorgente monocromatica più pura che si possa ottenere oggi giorno (a tutto vantaggio del Gamut complessivo del proiettore), e oltre tutto fredda (si evitano i costosi e ingombranti sistemi di dissipazione del calore), è anche vero

ni, transizione fra gli stati dei microspecchi (no scie), disponibile nella variante a LED (singolo chip DMD) Contro: effetto rainbow (singolo chip DMD), costo elevato degli engine a tre chip DMD, luminosità scarsa di alcune soluzioni a singolo chip DMD

che, opportunamente modificata, la stessa luce diventa un’arma letale, e soprattutto la testa laser ha dimensioni che comunque non

LCoS, Liquid Crystal on Silicon

permettono una miniaturizzazione del prodotto. Ci sono annunci molto

Pro: tecnologia riflessiva, relativo basso costo

promettenti per il prossimo futuro, ma al momento si tratta più che altro di un esperimento tecnologico, più che di una soluzione alla quale i brand puntano in maniera diretta… a ogni buon conto rimandiamo

Contro: matrici a rischio di deterioramento nel tempo, fill rate dei chip proprietari D-ILA, Digital Direct Drive - Image Light Amplifier

sull’argomento all’articolo pubblicato sul numero 23 di Connessioni

Pro: colorimetria generale dopo accurata taratura con

(aprile/maggio, pagina 58-59).

CMS, altissimo contrasto nativo (per applicazioni HT),

Chiudiamo la carrellata con una nota: queste tecnologie sono

relativo basso costo della tecnologia

appannaggio anche di macchine pensate per retro proiezione, diretta o

Contro: tempo di commutazione delle celle (scie

con l’ausilio di specchi; l’apposizione di una specifica lente per aumento del contrasto e di una lente di Fresnel, infatti, permette di ottenere “schermi piatti” di dimensioni importanti, utilizzando un proiettore

sull’immagine), difficile omogeneità di produzione delle matrici, matrici a rischio di deterioramento nel tempo

all’interno di chassis o di strutture di contenimento specificatamente

SXRD, Silicon X-tal Reflective Display

progettate, e molti costruttori ne hanno fatto un prodotto a sé.

Pro: fill rate dei chip proprietari, materiali organici utilizzati, qualità generale delle immagini (per applica-

om/ ioholics.c www.aud ormats/display-f n o ti a c u d e y/displaytechnolog -lcdies-guide technolog la-crt lp-lcos-d-i plasma-d

zioni HT) Contro: tempo di commutazione delle celle (scie sull’immagine), matrici a rischio di deterioramento nel tempo, relativa luminosità generale in uscita al proiettore

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approfondimenti

Tecnologie video: i display piatti

Come la vecchia TV è diventata un monitor per l’alta definizione Rappresentando una notevole fetta di fatturato per le aziende direttamente coinvolte nella creazione di tecnologie video per il mercato, i display piatti subiscono un aggiornamento praticamente semestrale, cercando per lo più di far coincidere le nuove esigenze (del pubblico, del marketing…) con caratteristiche tecniche che possano supportarle. All’inizio la battaglia si è giocata a suon di pixel (o comunque di risoluzione), per passare alla predisposizione ai collegamenti digitali, alle dimensioni e spessore, alla visualizzazione di contenuti tridimensionali. Va comunque considerato, infatti, che molte volte ancora oggi i display non Full-HD sono tranquillamente installabili (anche in quantità notevoli) perché le esigenze non prevedono contenuti in alta definizione: nel 2010 la “buona cara e vecchia VGA”, (connessione RGBHV via connettore DB15HD), mette al riparo da distanze, HDCP e altre “trappole” del collegamento digitale. Ecco perché nel catalogo di costruttori storici esistono tutt’ora prodotti che potrebbero sembrare quasi anacronistici, ma che invece rappresentano la scelta di budget corretta per una determinata funzione.

In principio fu il tubo catodico

Catodo (per i fosfori rosso, verde e blu) Anodi di accelerazione

Fascio di elettroni

La visualizzazione di contenuti video è iniziata qualche anno dopo la seconda guerra mondiale: “l’uomo della strada” poteva guardare finalmente la televisione. Per questo l’hardware era “semplice” e a prezzi di mercato, e di segnali ce n’era da visualizzare solo uno: il buon video composito (CVBS), oltretutto demodulato tramite antenna. Di strada ne è stata fatta e, prima che i costruttori dichiarassero l’abbandono della tecnologia CRT per i display, a cavallo del 2005, anche per il

Anodo per messa a fuoco

settore broadcast si utilizzavano (quasi in esclusiva) monitor a tubo catodico in

Bobina di riflessione

grado di risolvere diverse centinaia di linee televisive, con una cura nella taratura del colore e della qualità d’immagine che è stata il riferimento assoluto per

Schermo completo di uno strato di fosfori con zone rosse, verdi e blu, e di apposita maschera per separare il fascio di luce nei tre colori dell’immagine visualizzata

decenni. Prima dell’abbandono delle mastodontiche TV da 32/36” (più di 50 kg di peso e oltre 60 cm di profondità) da parte di Panasonic o JVC (al tempo ancora consorelle nella Matsushita Corporation), per non parlare di Sony e Toshiba,

esistevano anche per il mondo consumer dei modelli in grado di accettare in ingresso un segnale 720p@50/60 Hz o un 1.080i allo stesso refresh, tramite connessione Component YCrCb. Alcuni di essi addirittura annoveravano la HDMI nel parco connessioni e, come canto del cigno, si sono affacciate sul mercato TV CRT “ultra piatte”, soprattutto Samsung, grazie all’arrivo di transistor ad altissima corrente. Senza entrare in dissertazioni manualistiche, ricordiamo che il tubo catodico funziona perché, grazie alla produzione di una certa corrente, si crea un vero e proprio raggio perfettamente puntiforme (diciamo così) ma fermo; tramite elettromagneti molto potenti (gioghi di deflessione) si è riusciti a indirizzare questo “cannone elettronico” modificandone appunto il campo magnetico. In questo modo si fa muovere il raggio sulla superficie di fosfori, che si illuminano al passaggio di questa sorta di “pennello” che compie un tragitto predefinito dall’angolo superiore sinistro a quello inferiore destro, spostandosi per linee, disegnando una sorta di “zeta continua”. Da lì il cannone si riposiziona in altro a sinistra e ricomincia a “pennellare”, il tutto per 50 o 60 volte al secondo (oppure molto di più), secondo gli standard di refresh del PAL o NTSC.

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approfondimenti

Tralasciando i già citati monitor per broadcast, i primi display CRT non pensati per immagini televisive erano dei cinescopi con un’elettronica più raffinata, pensati per segnali e stringhe di comando tipiche dei mercati professionali con esigenze di informazione e advertising. Sono in concreto “morti” qualche anno fa per una questione di consumi, dimensioni, peso e flessibilità, ma soprattutto perché il segnale televisivo non è più quello di 50 anni fa. Prima di parlare di plasma e LCD, una menzione storica andrebbe proprio per il diretto sostituto digitale del CRT, la tecnologia SED (Surface-conduction Electron-emitter Display) brevettata da Canon e Toshiba che tante volte è stata annunciata, vista in forma di prototipo, e poi mai rilasciata per tutta una serie di motivi. Non ultimo l’abbandono dello sviluppo da parte di Toshiba e la decisione di Canon di non proseguire sulla strada dello sviluppo del brevetto. Si trattava di una tecnologia sempre basata su un cannone elettronico che andava a eccitare dei fosfori, solo che questi erano vincolati e agganciati a una “griglia magnetica”, di risoluzione fisica opportuna, che aveva geometria e fuoco tipici dei display digitali, angoli compresi, eludendo il problema della deflessione (e della convergenza). Contrasto infinito (quando non sono eccitati i fosfori emettono zero energia, assenza assoluta di qualsiasi riflessione o luce spuria), colorimetria e triangolo del Gamut estesi, “pasta del colore” tipica di un analogico (il riferimento), capacità di visualizzare immagini Full-HD e consumi generali a una frazione di quelli dei plasma. Per i primi prototipi le immagini erano interlacciate ma, con l’evolversi dei chip di controllo e gestione, il passo verso la scansione progressiva sarebbe stato breve… Troppo bello per essere vero? Probabilmente sì, dato che dopo aver solleticato il palato di migliaia di appassionati e operatori, sono stati lasciati in un cassetto.

Plasma Per anni, quando si chiedeva alle persone il modello di “display piatto”, o comunque di una tecnologia moderna che potesse sostituire la zoppicante CRT, il 90% degli intervistati avrebbe risposto: “il

Strato dielettrico

Elettrodi del display (all’interno del layer dielettrico)

Copertura di ossido di magnesio Vetro di protezione

plasma”. E difatti dai primi Fujitsu in risoluzione XGA da (ai tempi) oltre Strato dielettrico

30 milioni delle vecchie lire, siamo arrivati ai Panasonic full HD da oltre

Elettrodo di arrivo

150” di diagonale. Non senza migliorie, brevetti a corollario e battaglie

Pixel

fra reparti R&D. In sostanza il “plasma” è lo stato fisico che assume un gas eccitato da una differenza di potenziale elettrico. Immaginiamoci migliaia di mini cellette che contengono neon e xenon che andranno

Vetro di protezione

Fosfori nelle celle

a eccitare dei fosfori: ognuna di esse rappresenta dei sub-pixel (ne servono tre per creare ogni pixel, formato appunto da una tripletta RGB). Questi pixel sono contenuti fra due lastre di vetro, dove sono fatti passare anche degli elettrodi (davanti e dietro le celle) che appunto creano la differenza di potenziale utile

Display al plasma

per “accendere” il plasma e di conseguenza far emettere luce ai fosfori. Lo stato “on/off” viene gestito tramite dithering (tecnica a errore diffuso), che controlla un processo PWM (Pulse Width Modulation) di alimentazione delle cellette stesse, così da creare delle “sfumature” fittizie di colore a schermo. Questo, e un consumo energetico importante, sono un po’ il tallone d’Achille della tecnologia, uniti alla tendenza allo stampaggio dei fosfori sullo schermo in caso di immagini statiche, tipico dei primi modelli di plasma. Oggi questo fenomeno è decisamente ridimensionato se non completamente scomparso, al pari di un netto calo dei consumi generali, anche se questi aspetti restano una discriminante nella scelta di un pannello piatto.

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approfondimenti = 3PX\PKJYPZ[HS

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LCD Il principio di funzionamento degli LCD è noto: il cristallo liquido è in grado di variare la direzione e l’orientamento delle proprie molecole se sottoposto a una differenza di potenziale.

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Quando questa “superficie mobile” e una luce debitamente

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polarizzata si incontrano, la luce attraverserà o meno la superficie in relazione alla differenza di potenziale. Se alla fine

Funzionamento della tecnologia LCD per display piatti

di questa “finestra” apporremo un filtro dicroico, otterremo dei sub-pixel colorati che, organizzati in triplette RGB, creeranno proprio la nostra matrice fisica di pixel. A differenza del plasma,

Tecnologie per display piatti CRT, Cathode Ray Tube Pro: oggi giorno, nessuno Contro: consumi, ingombro e peso, banda passante e segnali riproducibili limitati, geometria e convergenza non sempre ottimali LCD, Liquid Crystal Display - Versione “classica” recente Pro: qualità dell’immagine, nessuno stampaggio del display, costo limitato Contro: contrasto nativo e ampiezza gamut con limiti, front end on board di qualità quasi mai alta LCD + LED, Liquid Crystal Display - Versione LED Edge Pro: buone colorimetria e contrasto dell’immagine, basso consumo elettrico, costo limitato Contro: non uniformità della retroilluminazione, spessore generale, possibile fragilità meccanica nel tempo LCD + LED, Liquid Crystal Display - Versione Local Dimming Pro: qualità assoluta dell’immagine, contrasto nativo tendente a infinito, consumo elettrico contenuto Contro: costo della soluzione, necessità di doppio processamento video in real time (display + matrice LED)

un pannello LCD è a funzionamento analogico, perché per variare l’intensità luminosa di ogni pixel basterà agire sulla differenza di potenziale che ne governa l’accensione. Gli LCD hanno subito affinamenti nel tempo, e sono forse quelli che si sono evoluti in modo più sensibile. All’inizio i punti deboli erano il contrasto nativo e la qualità dei colori: non essendoci fosfori da eccitare e che emettono luce, in un pannello LCD la fonte luminosa è rappresentata da lampade a incandescenza che, organizzate in disposizioni verticali e parallele, non possono essere spente o parzializzate; questo comporta che nei segnali privi di luce o colori (immagini nere o buie), le lampade restino accese, rendendo il nero meno compatto e vanificando la qualità del contrasto nativo e percepito. La colorimetria, inoltre, già indebolita dai filtri dicroici davanti a ogni sub pixel, era dipendente anche dalla temperatura colore delle lampade stesse, con il risultato di un Gamut complessivo non particolarmente esteso. Per

PLASMA, PDP (Plasma display panel) - modelli recenti Pro: contrasto nativo e qualità dell’immagine, durata del pannello (oltre 100.000 ore dichiarate) Contro: consumo elettrico, saltuari stampaggi del display, costo di alcune soluzioni

questi motivi, recentemente si è ricorsi ai LED come fonte luminosa, e in due modalità: quella più economica si chiama Led Edge, con LED perimetrali apposti sulla cornice che, grazie a una fitta matrice di tubicini in plastica che ricordano il concetto delle fibre ottiche, riescono a retro-illuminare tutto

il pannello; soluzione che garantisce uno spessore minimo del pannello, a tutto vantaggio dell’estetica, anche se le prestazioni video generali ne vengono un po’ minimizzate. Più performante la seconda modalità, la Local Dimming, realizzata con una fitta matrice di LED (idealmente uno per ogni pixel di risoluzione, anche se a conti fatti sarebbe quasi impossibile ed improponibile economicamente) posta dietro al pannello LCD; in questo caso lo spessore del display è quasi doppio, perché si ha un vero e proprio sandwich di pannelli completi, inoltre serve un secondo processore dedicato al controllo dinamico dei LED in base al contenuto da visualizzare, per cui i costi complessivi salgono. A bilanciare il tutto, una qualità dell’immagine davvero soddisfacente, un alto contrasto (nelle zone buie dell’immagine i LED sono spenti e non creano luce spuria in quelli adiacenti, accesi) e una colorimetria eccellente, unita a consumi elettrici molto bassi. Ultimo problema che affliggeva i pannelli di precedente generazione era il tempo di commutazione dei pixel, fenomeno che creava il fastidioso effetto scia

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approfondimenti

in presenza di contenuti in movimento (tipicamente un evento sportivo), ma che oggi giorno è stato praticamente risolto sia migliorando i pannelli stessi (a livello chimico ed elettrico), sia aggiungendo dei chip di post produzione del segnale che permettono una migliore gestione della tecnologia.

Digital Signage, 3D, OLED Come per il mondo dei video proiettori, anche quello dei display piatti si evolve più per il settore home/consumer che per quello del mercato professionale, che ha delle esigenze più specifiche ma meno mutevoli. Non è raro, nell’uso professionale, usare display piatti per creare dei video wall, ossia una superficie di visione importante per condividere le informazioni (sale di controllo, tipicamente), oppure per avere in un’unica videata migliaia di dati (applicazioni militari, ad esempio). Esistevano, ed esistono tutt’ora, video pareti formate da LCD o da Plasma nelle quali la risoluzione singola non è così importante, proprio perché ogni pannello è elemento di un display più grande; quello che conta in queste applicazioni è che il bordo (bezel) sia il più sottile possibile, in modo che la cornice complessiva (formata dall’adiacenza di due pannelli) non dia

Esploso della struttura dell’OLED

fastidio guardando l’immagine nel suo complesso. Altro uso di questi pannelli professionali (tipicamente dotati di due alimentatori e costruiti per resistere a un utilizzo intensivo 24/7/365) è quello per il digital signage. In quest’accezione i pannelli non sono necessariamente organizzati in video wall, quanto in batterie, e sistemati in modo opportuno. Esistono le varianti per installazione interna, esterna, contro la luce del sole, in contenitori blindati e per venire incontro a ogni tipologia di richiesta. A differenza di quelli specifici per video wall, che possono contenere al loro interno hardware ed elettronica per il montaggio in matrici senza l’ausilio di processori esterni, i display per il digital signage sono collegabili in rete a player per la gestione dei contenuti; inoltre hanno spesso software che permettono l’orientamento delle immagini a seconda che il pannello sia posizionato sul lato lungo (landscape) o corto (portrait), o la gestione semplificata del Picture-inPicture ecc. Ultima frontiera nell’offerta di display piatti è la tecnologia per la visione di contenuti 3D mediante l’uso di occhiali polarizzati. Questa funzione ha al momento più il sapore di un test (per la visualizzazione professionale d’immagini olografiche o stereoscopiche è opportuno usare dei videoproiettori) anche perché è ancora tutta da verificare la disponibilità di contenuti adatti. Ha però buona diffusione nell’ambito dei videogiochi. Per questi usi la tecnologia prescelta è la LCD, con

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possibilità di accettare immagini con refresh a 120 Hz al secondo (60 immagini per l’occhio sinistro e 60 per l’occhio destro), sincronizzate tramite un emettitore IR collegato a occhiali attivi e polarizzati. Ad onor del vero ci sono altre tecnologie che si stanno affacciando al mercato: gli OLED o gli AMOLED, usati per telefonini, smart phone o game console portatili. Il loro uso come display di grosse dimensioni > 32” al momento è stato però solo annunciato e ipotizzato, dato il costo della tecnologia e le attuali limitazioni di produzione per formati accettabili. Dopo dichiarazioni e smentite, è stata LG la prima a introdurre sul mercato, a fine del 2009, un display OLED da 15” non a risoluzione Full-HD come televisore, con tutti i pro e i contro di un prototipo avanzato. Il costo della “vecchia” tecnologia

http://www.imaging science. com/upload/IDC%2 0ISF%20 Flat%20Panel%20 30%20 day%20analysis.pd f

LCD, rinvigorita dalla retroilluminazione a LED, potrebbe confinare queste due varianti ai dispositivi portatili attenti al consumo energetico, come è tutt’ora, e praticamente inibirne la diffusione come tecnologia per display piatti a uso anche professionale.

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vox technologica

Costruire e vedere il 3D Tecnologie di produzione e di visualizzazione

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vox technologica

Una volta fatti i conti per quanto riguada il mercato, ecco una carrellata per mettere a fuoco tutta la catena della poduzione di contenuti tridimensionali, dalla ripresa e creazione, alla scelta della tecnologia più idonea, alla visualizzazione con i vari mezzi messi a disposizione dai costruttori Rolando Alberti

L

a produzione di contenuti 3D non differisce particolarmente da quella tradizionale in 2D, passando sostanzialmente attraverso i medesimi processi, e ciò che fa la differenza sono i dispositivi “stereoscopici”

utilizzati per l’acquisizione delle immagini e per la loro visione. L’acquisizione di immagini per il 3D può avvenire in vari modi. Il primo e più immediato, tra l’altro il solo metodo disponibile fino all’avvento di vere e proprie videocamere 3D, era quello della simulazione della vista umana: due sono gli occhi e due sono quindi le videocamere. Sul loro posizionamento in termini di distanza di una dall’altra e di angolo tra le due vi sono varie filosofie che portano a ottenere risultati diversi, tutti apprezzabili, anche se, in certi casi, poco realistici. Possiamo dire che il posizionamento delle camere segue gli stessi principi applicati all’audio, dove distanza e angolo tra i dispositivi di acquisizione creano diversi tipi di stereofonia o, nel nostro caso, di stereoscopia. Le immagini vengono poi registrate su appositi video recorders HD che, lavorando in Dual Mode (registrano cioè contemporaneamente le immagini delle due videocamere), le mantengono sincronizzate. Il problema maggiore presentato da questo procedimento è il poter agilmente spostare le videocamere contemporaneamente e, soprattutto, poter controllare parametri come fuoco ed esposizione in modo che siano esattamente identici per entrambe le macchine. Esiste poi un altro sistema per effettuare riprese in 3D, che permette una più agile gestione delle videocamere in termini sia logistici che di controllo, e di conseguenza anche un loro utilizzo dal vivo: si monta su una normale videocamera HD un adattatore che, attraverso un sistema di prismi, specchi e otturatori LCD, provvede a far arrivare ai sensori della videocamera le immagini alternate per i due occhi, utilizzando una frequenza doppia rispetto a quella che si userebbe per il 2D. Quindi, ad esempio, per il cinema si lavora a 48Fps invece che a 24, mentre per la HDTV si lavora a 50Fps invece che a 25, o a 60Fps invece che a 30. In questo caso il flusso di post-produzione procede come quello standard 2D. Per inciso, sono in uscita sul mercato consumer delle videocamere HD 3D con una doppia ottica che sostituisce gli adattatori. Capitolo a parte è costituito dai sftware di computer grafica in 3D, che però non fanno parte del nostro approfondimento.

Post produzione La visione del girato, indispensabile per il monitoring e il montaggio, avviene generalmente su schermi LCD dotati di una superficie “micro polarizzatrice” abbinata a degli occhialini 3D passivi, e generalmente con polarizzazione circolare che permette di vedere subito il risultato delle riprese, a tutto vantaggio delle eventuali correzioni. La polarizzazione circolare è preferita a quella ortogonale per il semplice fatto che, anche inclinando la testa durante la visione, non vi è il rischio di assumere un angolo di visione scorretto. Nel caso del cinema la finalizzazione del prodotto, ad esempio il color grading e le operazioni che richiedono l’uso di un proiettore per essere espletate al meglio, avviene successivamente in una sala attrezzata con un

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vox technologica proiettore digitale equipaggiato con uno dei sistemi 3D diffusi anche nelle sale. Questi sistemi possono essere sia attivi che passivi, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro, tanto che non è difficile trovarli spesso tutti presenti e utilizzati alternativamente in modo da sapere con esattezza come apparirà il prodotto finito agli spettatori dotati dei vari sistemi.

Le tecnologie per il 3D I metodi che la tecnologia mette a disposizione per ricreare l’illusione della terza dimensione al momento sono diversi, ma si basano tutti sul principio dell’alternanza tra le immagini dedicate all’occhio destro e a quello sinistro, facendole arrivare (in quache modo) al nostro cervello abbastanza velocemente così da non far percepire questa sovrapposizione sincrona dei quadri. Per lo più abbandonata la tecnologia che si basa sugli anaglifi, tecnicamente la stereoscopia di oggi si basa sull’uso di luce polarizzata, in modo che le immagini destinate all’occhio sinistro abbiano una polarizzazione diversa rispetto a quelle per l’occhio destro, il tutto con un frame rate più elevato rispetto ai tradizionali 24 fotogrammi al secondo: questo permette di “imbrogliare” il cervello dello spettatore non facendogli percepire l’alternanza delle immagini. Attualmente esistono vari tipi di sistemi 3D che, manco a dirlo, non sono compatibili tra loro, ma buona notizia è invece che i contenuti, a prescindere dal sistema di riproduzione utilizzato, sono sempre gli stessi e non devono essere pubblicati con metodi diversi (grazie alla lungimiranza del consorzio DCI il quale ha stabilito che qualsiasi sistema 3D debba usare comunque dallo stesso tipo di immagini). Per la visualizzazione in ambito cinematografico si usano proiettori DLP Cinema, cioè con risoluzione 2K in grado di gestire un frame rate di almeno 48Fps. Per la visualizzazione in area pro, anche qui ci si affida prevalentemente alla videoproiezione: sono ormai a disposizione proiettori capaci di una cadenza di proiezione e velocità doppie rispetto al normale, e le immagini vengono così indirizzate, rispettivamente, all’uno e all’altro occhio, che le ricevono in maniera alternata grazie agli occhiali LCD (vedi box). Questi vengono poi sincronizzati tramite un controller sul proiettore che invia un segnale all’elettronica degli occhiali. In alternativa, esistono le soluzioni a due proiettori (stereoscopia passiva), dove le immagini vengono opportunamente filtrate da lenti polarizzate, o “separate” attraverso l’applicazione di un filtro dicroico che cambia il colore delle immagini destinate all’uno e all’altro occhio (come nel caso del brevetto di Infitec WMI, Wavelenght Multiplex Imaging). Di norma è necessaria anche un’elettronica che “coordini” le emissioni dei due videoproiettori in termini di distanza tra le due focali e di

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Come funziona il 3D? Nel mondo reale i nostri occhi, sistemati nelle orbite oculari del cranio a distanza di alcuni centimetri, vedono una stessa scena in modo leggermente diverso tra loro grazie a quello che è comunemente chiamato “errore di parallasse”, ossia la differenza di rapporto fra la visione ortogonale al piano dell’oggetto e quella dove invece si trova il nostro occhio; questa differenza fa sì che si possa percepire la profondità delle immagini. Come riprova del meccanismo della visione binoculare, si può tentare, tenendo solo un occhio aperto, di riempire con una brocca un bicchiere d’acqua posto su un tavolo che non avevamo osservato in precedenza… senza la percezione della profondità di campo non sarebbe per niente facile. Il 3D sfrutta esattamente questo principio e, tramite lo “sdoppiamento” dell’immagine con colori diversi o con polarizzazione della luce o ancora con alternanza di immagini, simula la differenza di visione creata dalla distanza tra i due occhi e, di fatto, ricrea l’illusone della profondità. Nel caso della polarizzazione, il metodo oggi più usato, il proiettore mostra alternativamente agli occhi una sequenza d’immagini per l’occhio destro e per quello sinistro, che vengono filtrate attraverso dei polarizzatori di luce; questi poi fanno arrivare l’immagine “giusta” a ogni occhio. L’alternanza rapida di questi quadri, così come succede con le immagini in movimento, non è percepita dagli occhi, i quali invece vedono le immagini come un flusso continuo ed unico di movimenti contestualizzati nello spazio.

sincronizzazione delle immagini proiettate, e di uno schermo speciale. Oltre, naturalmente, all’uso degli occhiali polarizzati. Qunado possibile si preferisce utilizzare la stereoscopia attiva: non si deve utilizzare uno schermo apposito (vanno benissimo i tradizionali) e soprattutto non si richiede una taratura meccanica con convergenza micrometrica fra le macchine, sempre lunga e poco agevole; è una soluzione che in alcuni ambiti può costare di più di quella passiva, di contro utilizza proiettori già comunemente in commercio e non macchine specifiche. Sempre in area professionale per applicazioni specifiche (digital signage, medicale…) si usano anche display LCD 3D-Ready; nel primo caso ovvie ragioni legate all’suo degli occhiali fanno preferire display auto-stereoscopici, per quanto impongano alcuni compromessi in termini di dimensione del display e dell’anglo di visione. In area consumer, per finire, la fanno da padrone gli LCD 3D-Ready, corredati di opportuno Box 3D (e relativo abbonamento servizi!) per la ricezione. Si tratta di display corredati di un opportuno schermo polarizzato che “divide” le immagini, in abbinamento a occhiali passivi.

Videoproiezione e 3D, i metodi I metodi per la resa del 3D con videoproiezione sono molteplici, e implicano metodi di visualizzazione diversi, ecco un breve riassunto. Ormai abbandonato l’anaglifo (che prevede la creazione di due immagini differenti, a dominante rossa e verde, poi riunite un’unica immagine in 3D dagli occhialini) esistono tuttavia altri metodi di “scomposizione” dell’immagine, tra i quali il già citato WMI, che prevede uno sdoppiamento della gaussiana di riferimento dell’immagine per ciascun colore RGB, e indirizzata ognuna ad uno dei due occhi. Lo sdoppiamento cromatico avviene con appositi filtri colorati. È stato l’Active Stereo, invece, a portarci nell’area della resa del 3D tramite polarizzazione della luce. Le immagini vengono proiettate in maniera alternata, con frequenza simile a quella con cui gli occhiali, evidentemente attivi a cristalli liquidi, oscurano in alternanza la visione di un occhio o dell’altro dello

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Gli occhiali per il 3d L’uso di occhiali per la visione di contenuti in 3D è, purtroppo, ancora una necessità ineliminabile per la visione delle immagini stereoscopiche, con l’unica eccezione costituita dai display auto stereoscopici, che però richiedono diversi compromessi in termini di posizionamento dell’osservatore e qualità della riproduzione. Sul mercato esistono occhiali passivi e attivi. I primi sono occhiali essenzialmente statici e privi di elettronica interna; hanno lenti colorate da abbinare alle immagini create con le tecnologie che si basano sul loro sdoppiamento cromatico, oppure polarizzate, in modo da “ricevere” solo l’immagine di loro competenza. Un videoproiettore o un display, quindi, produrranno immagini polarizzate diversamente, e le lenti permetteranno la visione a ciascun occhio solo di quelle di un tipo, o dell’altro; questo ricrea l’illusione della prospettiva. Di questo tipo sono gli occhiali usa e getta e, ovviamente, quelli più maneggevoli e portabili. Gli occhiali attivi hanno una montatura più importante perché contengono un’elettronica e le batterie per funzionare. Le lenti sono costituite da piccoli pannelli LCD che si oscurano alternativamente, in sincrono con l’immagine prodotta dal videoproiettore: quest’ultimo proietta infatti in alternanza le immagini destinate all’uno e all’altro occhio. La sincronia fra l’apertura degli otturatori LCD è definita da un segnale emesso dal videoproiettore, spesso in radiofrequenza.

spettatore; in questo modo un occhio vede una sequenza di imamgini e l’altro la seconda, ricreando la sensazione i profondità. È affiancato dal metodo Passive Stereo, che prevede un proiettore digitale s il quale, funzionando a velocità doppia rispetto a quella normale, mostra alternativamente due immagini con polarizzazione differente che occhiali passivi con lenti di polarizzazione diversa filtrano per ognuno dei due occhi.

lm3d.it

www.fi

L’ultima novità, l’auto-stereoscopia, prevede una speciale generazione delle immagini, visualizzate dal display in sottili bande verticali, e la distanza tra i due occhi dell’osservatore fa sì che venga percepita la profondità; non sono necessari gli occhiali, ma è indispensabile una determinata distanza e un angolo di visione molto stretto. In ambito consumer, gli schermi più utilizzati sono a ecnologia LCD e dotati di uno schermo in grado di polarizzare la luce; vanno come detto abbinati a occhialini passivi. Per quanto riguarda il 3D al cinema, diversi brand offrono soluzioni a pacchetto che si basano sulle metodologie sopra descritte, la differenza tra loro sta nel punto e nel modo con cui la luce viene polarizzata. Il sistema X-Pand utilizza occhiali attivi ai quali, generalmente tramite infarossi, un controller applicato al proiettore invia un segnale di link: le lenti sono costituite da LCD che si polarizzano a seconda del fotogramma corrente. Gli occhiali X-Pand, dotati di batteria, sono riutilizzabili. Nel sistema Real-D la luce viene polarizzata circolarmente e gli occhiali utilizzati sono “passivi”: le lenti sono polarizzate una in senso orario ed una in senso antiorario fungendo così da filtro. L’immagine viene a sua volta filtrata da una sorta di chermo, lo Z-Screen, modulatore elettro ottico, posizionato davanti alla lente del proiettore e ad esso sincronizzato, che cambia la polarizzazione del fascio di luce. In questo caso gli occhiali possono essere del tipo usa e getta o riutilizzabili ed è opportuno l’uso di uno schermo argentato per

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minimizzare la perdita di luminosità a cui tale sistema è soggetto. Il sistema Dolby, una versione moderna del sistema anaglifo, utilizza invece una sorta di ruota polarizzata e colorata posizionata davanti alla lente del proiettore: girando ad una certa velocità in sync con il frame rate del proiettore, cambia la polarizzazione del fascio di luce che viene poi “interpretata” dagli occhiali. Gli occhiali Dolby sono riutilizzabili e uno schermo argentato è auspicabile. L’ultima nata si chiama Master Image e utilizza un disco rotante che, analogamente agli altri sistemi, polarizza il fascio di luce diretto allo schermo attraverso la sua rotazione davanti alla lente del proiettore. Master Image offre occhiali sia riutilizzabili, che usa e getta. Sebbene a livello teorico tutto dovrebbe funzionare perfettamente, è pur vero che creare contenuti in 3D è un’attività in un certo senso ancora sperimentale e sta cercando, come ogni nuova tecnologia, di trovare una sua dimensione specifica e un suo linguaggio.

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© Screenline

Chiara Benedettini

Gli schermi da proiezione

Alle volte si tende a dimenticare il valore delle superfci da proiezione, che invece possono fare molto per la qualità dell’esperienza visiva. La loro posizione, le proporzioni e il materiale di cui sono costituiti sono elementi fondamentali, da valutare con attenzione per la riuscita di ogni installazione (e la soddisfazione del committente)

S

ia che si tratti di videoproiezione che di visione su display, la regola d’oro nella fruizione di contenuti impone che la qualità sia pari a quella raggiunta dall’elemento più “debole” della catena di distribuzione

dell’immagine, dalla sua acquisizione all’arrivo davanti ai nostri occhi. Un assunto che induce a svariate considerazioni: nessun elemento, dal cavo alla matrice al videoproiettore, deve essere dimenticato e vale comunque la pena, in relazione al budget disponibile, di impostare una catena con qualità uniforme piuttosto che privilegiare solo uno, o alcuni, degli elementi. Lo schermo per la videoproiezione non fa eccezione: tutt’altro che marginale, è a pieno titolo parte integrante della catena di qualità nella fruizione delle immagini. Per soddisfare le aspettative del cliente o del suo architetto di fiducia, è quindi opportuno che il progettista

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o system integrator sappia orientarne le scelte, per quanto, ci rendiamo conto, non sia sempre semplice far comprendere il valore di un oggetto che, agli occhi dei più, è “solo” un telo bianco alla parete. Spesso anche sentito come fastidioso e antiestetico. Ma è un lavoro che val certamente la pena di fare se si vuole mantenere il rapporto nel tempo con il committente, e comunque offrirgli un lavoro a regola d’arte.

I primi passi I nostri testi sulle tecnologie spesso partono da assunti applicativi, e anche in questo caso vorremmo iniziare col chiederci quali siano i parametri e le considerazioni da fare quando c’è da scegliere uno schermo da proiezione. Naturalmente la prima cosa è analizzare l’ambiente nel quale la proiezione avverrà, sia che si tratti di un impianto per home cinema che per usi professionali o legati al cinema. Occorrerà valutare le dimensioni dell’ambiente, che influiscono sia sull’angolo di visione che sulla distanza del pubblico dall’immagine (mai dimenticare le ultime file), ma anche la posizione stessa dello schermo in rapporto al videoproiettore. Se l’ambiente ha il soffitto basso, per esempio, questo imporrà spesso il posizionamento della sorgente a filo del soffitto (magari con un opportuno sistema di alloggiamento a scomparsa) per minimizzare le ombre del pubblico sullo schermo. Soluzione consigliabile anche in via generale, salvo ambienti con soffitti molto alti, dato che la maggior parte della luce riflessa dallo schermo si percepisce con un angolo uguale od opposto a quello di incidenza della luce stessa. Da non sottovalutare anche i vincoli estetici, in particolare per installazioni in ambienti di pregio, dove si potranno prevedere schermi a scomparsa o avvolgibili. In questo caso sarà necessario orientarsi su soluzioni di gamma alta, perché il meccanismo dovrà mantenere la sua capacità di tendere alla perfezione la tela anche dopo innumerevoli “saliscendi” o avvolgimenti: la proiezione su una superficie non perfettamente tesa o uniforme, anche negli angoli, va a discapito della qualità dell’immagine, con la comparsa di aberrazioni geometriche. Per questo i costi di uno schermo avvolgibile possono esser anche doppi rispetto a uno fisso della stessa misura. Anche la posizione dello schermo nella stanza ha la sua importanza: se è posto davanti a una superficie

New Wide Angle Screens di dnp

riflettente (un muro bianco, un mobile laccato…) e se gli spettatori sono in linea con il proiettore, non è raro

per un ospedale in Norvegia

incorrere in problemi di mutua riflessione che danneggiano la visione. È consigliabile in questi casi disporre un materiale scuro dietro allo schermo (oppure, se possibile, verniciare in nero mat la parete). Da valutare anche la presenza dei diffusori audio: quando posizionati dietro la tela, come nei cinema, sarà necessario uno schermo in materiale microforato che lasci passare il suono. Decisiva è poi la questione della luce ambientale, ovvero dell’illuminazione della sala “al netto” della luce proveniente dalla proiezione. La luce ambientale può essere diffusa, oppure essere il risultato della combinazione di diversi fattori, come le possibili riflessioni sullo schermo (provenienti per esempio da una finestra, o da una o più sorgenti puntiformi) e le riflessioni provenienti dalla proiezione stessa. Essa è particolarmente nociva per una buona visione perché alza (o abbassa, se il rapporto è favorevole) la tolleranza dell’occhio umano alla luce, cambiando la percezione dell’immagine: la luce ambientale

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vox technologica diminuisce la sensibilità dell’occhio, diminuendo di conseguenza anche la sensibilità alle immagini proiettate. Infatti, la luce ambientale influisce pesantemente anche sulla nostra sensibilità al contrasto, essenziale per la percezione della qualità dell’immagine stessa. Un parametro di riferimento, utile un po’ in tutte le occasioni e per tutti i tipi di immagine (perché una cosa è leggere una scritta nera su fondo bianco, un’altra è cogliere i dettagli di un’immagine complessa), è fare in modo che la luminanza dell’immagine sia almeno uguale al livello di luminanza nell’area di visione, presupponendo comunque un buon livello di contrasto. In generale, in relazione alla luce ambientale, per la maggior parte dei contenuti (scritte, schemi, immagini semplici)il rapporto è 15:1, mentre per immagini complesse e in generale L’influenza della luce ambientale sullo schermo

per essere sicuri del risultato, si dovrebbe arrivare a un rapporto di contrasto di 20:1. Altrettanto importante, per una visione buona e non faticosa, è il bilanciamento tra la luce ambientale e quella proveniente dalla proiezione: è nell’esperienza di tutti rimanere abbagliati se intorno a noi è buio e la proiezione è invece molto luminosa.

Angolo di visione e distanza dallo schermo Un altro elemento da considerare è il rapporto tra le immagini che verranno proiettate, l’angolo di visione, la distanza di osservazione e la grandezza della superficie di proiezione. La regola empirica vuole che la distanza massima di visione sia compresa tra 1,5 e 2,5 volte la diagonale L’impatto della luce ambientale sul rapporto di contrasto nella

dello schermo, per un fattore legato alla fisiologia umana: è dimostrato

videoproiezione frontale e retro.

che l’immagine proiettata dovrebbe rimanere nel cono di visione della persona; se questi è costretto a muovere occhi, e testa, per visualizzarla completamente, la visione risulta molto faticosa o addirittura può portare a disturbi quali accenni di nausea e giramenti di testa. Salvo coloro che desiderano essere immersi nella proiezione, e infatti c’è sempre qualcuno

Standard Video XGA 1024 x 768

seduto nelle prime file dei cinema… In generale, comunque, una proiezione SXGA 1280 x 1024

di schemi e testo richiede una maggiore vicinanza allo schermo di quanto non richieda la visione, per esempio, di filmati. Ad ogni modo qualche parametro per la leggibilità di scritte e schemi ce

Wide screen video 16:9

lo offre lo standard DIN (riferito principalmente alle presentazioni da PC): Standard slide 35 mm

WUXGA 1920 x 1200

la distanza ottimale dovrebbe essere pari a quattro volte l’altezza delle immagini, e comunque non inferiore a due volte la loro altezza e non

La dimensione degli schermi e i formati più comuni, in relazione a quella

superiore alle otto volte.

dei contenuti:

Anche l’angolo di visione ha un ruolo: sempre in relazione allo standard

Original video and PC (e.g. XGA - 1024 x 768):

4:3:5

DIN, non dovrebbe superare i 45° (orizzontale) e i 30° (verticale), senza

Some CAD displays (e.g. SXGA - 1280 x 1024):

5:4:6.4

dimenticare la posizione delle sedute (come per esempio in un anfiteatro).

Video widescreen (e.g. HD - 1920 x 1080):

16:9:18.3

La grandezza dello schermo, poi, e le sue proporzioni andranno anche

Computer widescreen ((e.g. WUXGA - 1920 x 1200):

16:10:18.9

valutate in relazione ai contenuti che ci si propone di visualizzare: le

35 mm slide:

3:2:3.6

trasmissioni televisive sono in 4:3, molti DVD sono registrati in 16:9 (o

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1,78:1 oppure 1,85:1), alcuni film su supporto digitale, in particolare quelli che si mantengono fedeli a determinate scelte registiche, sono nel formato cinematografico 2,35:1, così come molti HD-DVD o BlueRay Disc. Come combinarli tutti con uno schermo a parametro fisso? Per non stravolgere le proporzioni dei contenuti, nella proiezione apparirano delle fasce scure ai lati oppure sopra e sotto le immagini, con un duplice effetto negativo: l’immagine risulta più piccola, perché non a pieno schermo, ma soprattutto le bande proiettate non possono essere nere (perché la natura della proiezione stessa non permette un nero totale, ma un gradiente del grigio scuro), rendendo il “nero video” meno profondo e danneggiando così la qualità della visione. Per questo sono in commercio schermi dotati di una mascheratura variabile, capaci di adattare il rapporto d’aspetto originale al formato immagine, con il vantaggio di evitare la disparità tra il nero delle bande e quello dell’immagine e di “mascherare” la riduzione dell’immagine.

Il flusso della luce del videoproiettore con diffusione in asse o fuori asse. Per non creare dsparità di luminosità o distrisioni dell’immagine, è necessario correggere l’angolo di diffusione attraverso lo strumento dello shift del videoproiettore.

Date le variabili del rapporto d’aspetto, i costruttori non misurano più gli schermi solo in termini di diagonale, quindi bisogna prestare attenzione a quale parametro viene adottato.

A o B side? La proiezione frontale porta semplicità di realizzazione e gestione, e minori investimenti, ma la sua riuscita dipende comunque da molti fattori esterni, come la luce ambientale, la posizione del proiettore ecc. L’alternativa è la retroproiezione, che offre molti vantaggi (sorgente non visibile, pulizia dell’installazione, assenza di ombre sullo schermo, controllo delle riflessioni, minore influenza della luce ambientale…) ma che ha costi maggiori, non necessariamente per lo schermo in sé ma per il tipo di installazione che richiede. Ci sarà infatti bisogno di uno spazio minimo di proiezione dietro lo schermo (anche se oggi esistono in commercio apparecchi che offrono proiezioni del diametro di 2 m con pochi cm di distanza), e di una struttura che dovrà “contenere” il proiettore. Schermi particolari, come le lenti di Fresnel utilizzate come

Schema esplicativo del principio della lente di Fresnel. La curva della lente viene

superfici per la retroproiezione, offrono uniformità e brillantezza notevoli.

“simulata” attraverso una serie di cerchi concentrici

Per tutte queste ragioni, la retro viene usata mediamente più in ambito professionale (sale controllo, simulazioni 3D, cartelloni pubblicitari

Per gli schemi si ringrazia dnp denmark

dinamici…) che residenziale.

Il gain Il gain, è il fattore di riflessione del materiale utilizzato come superficie di proiezione, definito dal materiale dello schermo e dalle eventuali vernici e coperture ottiche (tecnicamente è la quantità di luce riflessa misurata perpendicolarmente al centro dello schermo, comparata con la medesima luce riflessa da una superficie Lambertiana. Difficile dare la ricetta del “gain ottimale”, perché appunto sono molte le variabili che un professionista preparato dovrà prendere in considerazione, ma di solito un gain medio è tra 1 e 2. Oggi, tuttavia,

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vox technologica tramontata l’era dei proiettori CRT, è possibile disporre di sorgenti ad alta luminosità anche a prezzi raggiungibili, per cui la tendenza è avere uno schermo con gain tra lo 0,8 e lo 0,95 e un proiettore settato alla gamma media, per evitare di “uccidere” le basse luci e i dettagli dell’immagine. Altri aspetti collaterali vanno però considerati nella scelta del gain: il guadagno incide anche sull’angolo di riflessione dell’energia luminosa rimandata agli spettatori, e tanto è maggiore quanto più l’angolo è stretto. Questo va tenuto in considerazione perché la luce della proiezione non colpisce sempre ortogonalmente lo schermo, salvo quando proietta verso il suo centro geometrico, e un gain maggiore o minore riesce a limitare le riflessioni indesiderate (come quando lo schermo è all’interno di superfici riflettenti), stando attenti tuttavia a non escludere dall’angolo di riflessione gli spettatori seduti lateralmente.

Il mercato degli schermi da proiezione Il mercato degli schermi da proiezione ha avuto una importante evoluzione negli ultimi anni, sia in termini di materiali che di tecniche di produzione. Ne abbiamo parlato con Jes Enevolsen, che rappresenta in Italia il costruttore danese dnp Denmark, e con Stefano Sanna, Product Manager di Screen Line, produttore italiano che all’offerta standard affianca una cospicua attività di produzioni su misura. Jes Enevolsen: “Il miglioramento delle tecniche di produzione garantisce una maggiore uniformità sulla riuscita, una caratteristica importante quando si deve lavorare con più schermi. Inoltre, negli ultimi anni dnp Denmark ha presentato molti schermi speciali che hanno migliorato il rapporto di contrasto (come quello ottico Supernova), il guadagno agli angoli, la stabilità dei materiali”. È lo stesso concetto espresso da Sanna, che ha aggiunto qualche osservazione sui prodotti speciali: “da qualche tempo sono presenti gli schermi in ceiling, per andare incontro a chi vuole una installazione a impatto visivo zero, e sono state introdotte le elettroniche che ‘leggono’ il formato della proiezione e adattano la superficie al suo formato, passando disinvoltamente per esempio dai 21:9 ai 4:3 di una presentazione in Power Point. Da parte nostra abbiamo lavorato anche molto sull’affidabilità delle meccaniche, per rendere le movimentazioni affidabili nel tempo, e continuiamo la produzione custom, benché significhi uno sforzo in più nel ‘fuori standard’”. Secondo l’esperienza degli intervistati il mercato è in crescita costante, complice la sempre maggiore attenzione degli utenti al linguaggio video; per quanto riguarda i trend in crescita, invece, sempre stabili sono gli schermi di misura media sui 4 m di base, ma come reazione alla diffusione dei display piatti stanno avendo buona diffusione gli schermi di grandi dimensioni; Enevolsen: “La richiesta di dimensioni intorno ai 100”/120” è in crescita, ma anche le soluzioni speciali come appunto il Supernova. Per noi è molto importante anche il mercato delle lenti poi montate dai alcuni produttori sui “cubi” per le sale controllo, come Barco, Christie, Planar ecc.”. Ma anche i motorizzati stanno avendo buon riscontro, Sanna: “Il nostro recente Arena, lo schermo cilindrico, è stato recepito bene, e anche lo schermo in-ceiling sta avendo un buon riscontro, perché la possibilità di nascondere la superficie da proiezione è molto apprezzata da architetti e utenti attenti, ma soprattutto registriamo un ritorno del cliente a una soluzione magari un po’ più costosa ma di buona qualità, una volta abbandonata l’illusione che qualsiasi prodotto vada bene. Un buon schermo alza infatti di molto la qualità generale della visione: una superficie non uniforme e con dei difetti viene immediatamente notata inficiando la proiezione anche del miglior proiettore al mondo”. Infatti la battaglia più dura, ma che dà anche più soddisfazione a un costruttore o rivenditore di schermi, è creare la cultura giusta per farne riconoscere l’importanza; Sanna: “Il luogo comune che lo schermo è solo un telo va combattuta a suon di qualità e di soluzioni specifiche, ben supportate da una rete di rappresentanti adeguatamente formati e informati”. Un concetto ribadito da Enevolsen: “Lo schermo viene erroneamente considerato un accessorio, ma quando manca o è carente, si nota subito. Da parte nostra, cerchiamo di creare una vera cultura della qualità della visione, anche diffondendola attraverso seminari, e possiamo dire di avere tre strategie: 1) Educazione del mercato, 2) Educazione del mercato. 3) Educazione del mercato!”.

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L’offerta sul mercato Negli ultimi dieci anni è stato registrato un interessante miglioramento tecnologico nel settore, sia per quanto riguarda i materiali che le tecniche di produzione. Il PVC è ancora utilizzato, ma è stato molto migliorato, ed è ormai affiancato da altri polimeri che offrono maggiore stabilità al variare della temperatura e una maggior scelta sulla tipologia di superficie. Per necessità particolari esistono anche schermi rigidi, certo difficili da trasportare ma evidentemente indeformabili. Nati per assorbire la luce spuria, e per non affogare i dettagli alle basse luci, sono stati introdotti schermi grigi. Dato che l’occhio umano è sensibile nella porzione intermedia della scala dei grigi, la presenza di uno schermo grigio dovrebbe aumentare il contrasto percepito, anche se va tenuto conto che la base grigia cambia tutta la colorimetria del display. Un’altra importante famiglia è costituita dagli schermi ottici, la cui speciale superficie è in grado di distinguere la luce diretta proveniente dal videoproiettore da quella dell’illuminazione ambientale, e discriminarla nel momento della sua riflessione. Si tratta di soluzioni estremamente efficaci, che permettono di minimizzare il problema luce

© Screenline

ambientale e ottenere videoproiezioni definite anche in presenza di luce. Inoltre, mantengono un contrasto alto nelle immagini e una colorimetria immutata. Le lenti di Fresnel usate come superfici di proiezione sono lastre di materiale rigido trasparente, il cui scopo è riportare in geometria la luce: il principio della lente di Fresnel è infatti riprodurre la funzione di una lente pianoconvessa attraverso uno speciale frazionamento della superficie in anelli concentrici, ma evitando il peso e l’ingombro della lente. Il risultato è una superficie di proiezione che dirige la luce verso l’esterno (maggiore direttività e luminosità), che offre gain maggiore, e soprattutto dalla resa uniforme e senza rischio di effetti da “hot spot” (il punto nel quale la luce della

p.dk www.dn .it reenline www.sc om proav.c reenline c .s w w w

proiezione arriva ortogonalmente e con maggiore potenza rispetto ai margini). Sul mercato si trovano lenti di Fresnel che hanno sulla superficie opposta le caratteristiche di una lente lenticolare, nata per aumentare il gain per proiezioni con formati “wide”: il design orienta la luminosità in senso orizzontale; in questo modo si sommano le caratteristiche delle due lenti a tutto vantaggio della visione. Ci sono poi soluzioni particolari, che richiedono qualche compromesso nella qualità ma offrono appunto specifici risultati: vernici riflettenti (da applicare direttamente sulla superficie di proiezione, per aumentare luminosità e direttività senza avere la fisicità dello schermo), pellicole adesive (utilizzate per esempio per rendere “proiettabili” le vetrine), o schermi interattivi, che però sono di fatto delle pellicole a tecnologia LCD. Il rifiorire del fenomeno 3D ha richiesto in alcuni casi (per esempio per proiezioni di film in tecnologia Real-D, che prevede occhiali usa e getta passivi) superfici adatte, polarizzate, dotate di microprismi orientati; una soluzione che però restringe l’angolo ideale di visione e richiede maggiore attenzione nella disposizione del pubblico. Si ringraziano per la gentile disponibilità Jes Enevolsen di dnp Denmark per aver messo a disposizione materiali e spunti per il presente articolo, e Stefano Sanna di Screen Line per le informazioni e le letture di mercato.

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approfondimenti

Mitsubishi Electric Xd-8X00 Falcon Il colosso giapponese vola alto

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approfondimenti

Un tempo il suffisso “falcon” era appannaggio di un aereo da combattimento multiruolo dell’aeronautica militare statunitense, l’F-16 (fighting) Falcon, appunto; sebbene le similitudini fra i due prodotti finiscano qui, è chiaro che questa serie di videoproiettori Mitsubishi Electric è pronta a dare filo da torcere alla concorrenza, in un settore sempre più agguerrito del mercato, con solide argomentazioni tecniche. Vediamole in quest’anteprima esclusiva di prodotto. Alberto Pilot

I

proiettori ad alta luminosità, di dimensioni compatte, dal design accattivante e con prestazioni di livello, rappresentano la nicchia di mercato nella quale più di un player internazionale sta giocando la propria

battaglia per incrementare i consensi da parte di una clientela che, gioco forza, si fa più esperta e attenta col passare del tempo. Nel panorama internazionale si notano dinamiche differenti: alcuni brand sono più attivi nel rinnovamento della gamma dei prodotti, altri sono più “riflessivi”, se ci viene concesso il termine, nel senso che centellinano le novità, ma quando presentano qualcosa lo fanno a ragion veduta, forti di caratteristiche tecniche e commerciali efficaci e calibrate per il settore al quale si rivolgono. Mitsubishi è sicuramente una di queste. La serie di videoproiettori DLP XD-8x00 si declina in tre versioni, che riassumiamo qui di seguito: -XD-8100: risoluzione XGA e 7.000 ANSI Lumen di luminosità nominale; -XD-8200: risoluzione WXGA e 6.500 ANSI Lumen di luminosità nominale; -XD-8400: risoluzione WUXGA e 7.000 ANSI Lumen di luminosità nominale. Segnaliamo tuttavia che, trattandosi proprio di un’anteprima assoluta, qualche caratteristica potrebbe subire dei cambiamenti prima della commercializzazione dei prodotti, che avverrà a luglio per il primo modello e per gli altri due dopo l’estate.

Volo di ricognizione Come si può dedurre anche dal dato di luminosità dichiarato, si tratta di modelli a doppia lampada: possono funzionare simultaneamente (per la massima prestazione), oppure alternativamente (per garantire ore/macchina elevate), o ancora secondo una specifica sequenza fra le due. Se a questo uniamo che il loro raffreddamento avviene tramite un sistema a batteria con scambiatore a liquido (non dimentichiamoci che Mitsubishi è uno dei leader per il mercato della climatizzazione, e che quindi un circuito del genere appartiene al DNA dell’azienda), capace di garantire un livello di scambio termico molto maggiore rispetto alla classica soluzione con ventole, e che il filtro è dotato di una tecnologia proprietaria auto-pulente, è evidente che i proiettori sono stati progettati per un uso 24/7 intensivo. Gli scenari di utilizzo sono molteplici, dalle sale di controllo fino alle applicazioni per digital signage: 7.000 ANSI Lumen sono un dato di tutto rispetto, che permette di proiettare immagini anche senza un controllo accurato della luminosità in ambiente (pensiamo a un auditorium, una sala conferenze…), oppure contenuti di grandi dimensioni quando le condizioni ottimali di riproduzione siano soddisfatte.

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approfondimenti Un’altra caratteristica che sulla carta sembra molto interessante è la tecnologia chiamata “Super Resolution”: basata su di un algoritmo proprietario Mitsubishi, è già presente in televisori e monitor piatti dello stesso produttore. In pratica la perdita di fuoco, contrasto e risoluzione che si ha quando si allarga (upscaling) un’immagine originariamente a bassa risoluzione per portarla a quella nativa di un pannello HD, viene “calcolata e compensata” con questa tecnologia: Super Resolution restituisce all’immagine elaborata la stessa qualità in termini di dettaglio e contrasto che aveva l’originale in dimensioni normali. Aspettiamo la prova sul campo di uno di questi proiettori per saggiare la bontà dell’algoritmo, che si rivelerebbe comunque molto interessante nel caso si arrivasse a riprodurre materiale in definizione standard, soprattutto sui due modelli maggiori attualmente previsti in gamma.

Le cinque carte vincenti Mitsubishi ha evidenziato le caratteristiche della nuova serie, ed eccone i punti forti: - Continuità nel funzionamento prolungato Come detto, i proiettori della serie sono dotati di due lampade che possono funzionare contemporaneamente o in successione. Una terza possibilità è la “funzione relè”, ossia l’uso in alternanza per garantire loro una vita più lunga e, soprattutto, per assicurare la qualità dell’immagine a schermo per più tempo possibile prima della loro sostituzione. Nello specifico questa funzione si declina in due tipi di operatività, suddivisi a loro volta in due categorie. Vediamole nel dettaglio. Se si utilizzano entrambe le lampade contemporaneamente si ha la possibilità di scegliere fra Short-time operation mode ed Extendedtime operation mode; la prima modalità prevede che, per un’ora ogni 24 di funzionamento continuativo, il proiettore lasci in funzione

La ruota colore della serie XD-8x00

una sola delle due lampade, rimanendo a mezza luminosità solo un’ora al giorno. Con la seconda modalità, una delle due lampade, in alternanza, si spegne per la durata di due ore nell’arco della settimana di funzionamento. Se invece si sceglie il funzionamento del proiettore con una lampada singola, per duplicarne il tempo di sostituzione, anche qui si può scegliere tra Short-time operation mode, che alterna l’uso delle singole lampade ogni 24 ore di utilizzo continuativo, oppure Extended-time operation mode, che prevede l’alternanza dopo ogni settimana. Filtro macchina autopulente e sistema di raffreddamento “heat pipe” (anche per il DMD interno) derivano dal know how maturato Il telecomando in dotazione

da Mitsubishi nel mondo della climatizzazione; una tecnologia che garantisce un risparmio energetico consistente (essendo priva di parti elettroniche), silenziosità e assenza di manutenzioni o sostituzioni (essendo costruita senza parti in movimento), semplificazione della

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approfondimenti

costruzione a vantaggio delle dimensioni generali del circuito di raffreddamento e del costo industriale. Inoltre, dato che il circuito è sigillato, si evita completamente il pericolo di fuoriuscite di liquido, che potrebbe danneggiare l’elettronica del proiettore. Ultimo dato ma non meno importante, le lampade a lunga durata: 4.000 ore oppure 8.000 ore complessive senza stop nel caso di utilizzo in modo alternato, cosa che riduce sensibilmente le necessità di sostituzione rispetto a macchine dotate di lampade tradizionali. Il fatto

Il retro del proiettore, dove

che le lampade si possano sostituire dal lato, poi, aiuta nei tempi e nella semplicità di manutenzione.

si trovano le connessioni e i tasti per la gestione da

- Comfort

menu delle funzioni

L’utilizzo all’interno dello chassis di una sola ventola a bassa rumorosità (29 i dBA dichiarati in funzionamento “low mode”) permette l’installazione del proiettore in ambienti dove è richiesta la silenziosità, o per evitare rumori di sottofondo durante conferenze o riunioni. A puro titolo di paragone, 20 dBA sono la rumorosità prodotta dal ticchettio di un orologio da parete ascoltato da un metro di distanza, 30 dBA sono un sospiro e 40 dBA il cinguettio di un uccellino. Il cabinet offre un’estetica gradevole, anche per il posizionamento centrale della lente rispetto al baricentro geometrico, il colore bianco del materiale esterno e il coperchio posteriore che copre tutti i cablaggi e le connessioni, per una generale pulizia dell’installazione. - Qualità dell’immagine Trattandosi di un proiettre a DLP a singolo chip ad alta luminosità, è possibile sostituire la ruota colore originale (a cinque segmenti RGBYW, con l’ultimo detto anche “boost” per l’apporto di luce che dona all’immagine) con una che enfatizzi i colori (a sei segmenti RGBCMY) e che permetta di rendere l’algoritmo Brilliant Color di TI al massimo delle sue possibilità. La scelta di una o dell’altra ruota colore permette di usare i proiettori della serie per ogni esigenza, dalla business presentation alla riproduzione fedele di immagini che richiedono ottima colorimetria generale. - Flessibilità d’installazione Per la sua nuova serie Mitsubishi propone una serie di funzioni per migliorare l’installazione e gestione: oltre a un classico Keyston che lavora sugli assi orizzontale e verticale, offre una funzione speciale che permette la correzione della geometria dell’immagine quando questa è proiettata su superfici curve o tonde, per una grande flessibilità di utilizzo anche per eventi particolari o digital signage. Meno particolare, ma sempre molto apprezzata a bordo di macchine di questo lignaggio, è la funzione di edge blending dell’immagine, e l’auto-calibrazione del colore quando si utilizzano due o più proiettori in stack orizzontale o verticale. Senza l’ausilio di apparati esterni è quindi possibile far combaciare, sovrapponendole, le due (o più) semi-immagini riprodotte da apparecchi affiancati, in modo che la porzione sovrapposta non risulti più luminosa; grazie a quest’algoritmo, inoltre, le immagini avranno la stessa temperatura colore e punto del bianco.

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approfondimenti Altrettanto utile per alcune applicazioni può essere la funzione “P-in-P”, Picture in Picture, per visualizzare in una schermata formata da due finestre altrettante apparecchiature in ingresso. Segnaliamo anche la possibilità di installazione a 360° rispetto all’asse di appoggio del proiettore: si può quindi proiettare perpendicolarmente sul pavimento, sul soffitto, con il proiettore sotto-sopra ecc… questo grazie alla tecnica di dissipazione del calore, che annulla i normali moti convettivi all’interno del cabinet generati quando si utilizzano delle ventole e un percorso forzato per estrarre l’aria calda generata soprattutto dalle lampade. L’unica eccezione è quando si seleziona la modalità “alta quota”, per l’installazione del proiettore da 2.000 a 2.700 m di altitudine. Un set di cinque lenti opzionali, a focale fissa oppure di misure diverse, permette virtualmente di soddisfare ogni richiesta di diagonale di schermo, proiettando anche da posizioni differenti, possibilità agevolata in fase di installazione del proiettore anche dal lens shift motorizzato. - Connessioni Il pannello posteriore garantisce la connettività con tutti i tipi di segnale/standard presenti in commercio, inoltre il modello XD-8400 presenta anche in esclusiva per la gamma un connettore BNC per i segnali SDI in ingresso. Naturalmente aperto agli standard digitali (DVI e HDMI), c’è anche un terminale compatibile con i protocolli seriali RS-232, per il comando remoto dell’apparecchiatura o il suo inserimento in sistemi di integrazione più complessi. Un pannellino posteriore che replica tutti i comandi principali, poi, garantisce una semplificazione di comando anche dei menù del software, in prossimità della macchina e senza l’utilizzo del telecomando in dotazione. Proprio a proposito di questo accessorio, fornito come dotazione standard, è importante segnalare la possibilità di definire un ID differente per fino a 64 proiettori diversi presenti nella stessa installazione: questo permette di impartire comandi IR solo a uno di questi, evitando così la mutua influenza o, peggio, il rischio che settando una macchina reagiscano ai comandi impartiti anche un gruppo di proiettori vicini. A ogni modo, la possibilità di cablare il telecomando permette di comandare un proiettore anche da distanze di 30 metri e oltre. Naturalmente un prodotto del genere è pensato per essere inserito anche in contesti impiantistici, per cui gli XD-8x00 sono totalmente compatibili con i protocolli di controllo degli impianti, AMX e Crestron in testa come ormai standard de facto. tric.it/vis

c subishiele www.mit

Un dettaglio importante saranno il prezzo di listino e la policy di garanzia generale della macchina e rispetto alle lampade, aspetti che l’utente professionale indica come prioritari e che verranno svelati a breve da Mitsubishi Electric. Gli XD-8x00 sono in definitiva proiettori polivalenti, attenti all’ambiente (con un consumo in stand-by di meno di 1W) e dalle caratteristiche interessanti.

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approfondimenti

LG Supersign Digital signage “all in one”

LG ha studiato una soluzione per il digital signage agile, scalabile ed efficace, senza rinunciare alla qualità dei contenuti e al coinvolgimento offerto da una visualizzazione di qualità.

U

na recente ricerca promossa dalla stessa LG ha svelato che il 31% del mercato europeo del digital signage è rappresentato dalle piccole e medie realtà commerciali, dal Retail alle catene di negozi. Una

quota importante, tanto che LG ha sviluppato appositamente per questi utenti una soluzione che possa rispondere alle loro necessità: facilità d’uso per una semplice e veloce operatività, scalabilità per adattarsi ad ambienti e situazioni diverse, flessibilità per creare contenuti calibrati sulle diverse situazioni, affidabilità. Ultimo elemento interessante il prezzo, contenuto ed equiparato alle possibilità di spesa dei mercati Retail, Pubblica Amministrazione, Enterprise/Corporate. In base a questi presupposti LG ha creato SuperSign, una soluzione per il digital signage “all in one” che riunisce in un unico pacchetto tutto il necessario per la creazione di un network funzionale ed efficace, sia in termini di hardware che di software: il display, il player, il software.

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approfondimenti

Il progetto Supersign SuperSign è una soluzione che riunisce differenti componenti già in partenza studiate per lavorare insieme, consentendo di ottenere il meglio da ciascuna Il potente software di gestione (SuperSign Manager) è installato direttamente sul PC di controllo e permette la creazione dei contenuti, la schedulazione e il monitoraggio dei player e dei display. Molte le funzioni e le possibilità grafiche per la creazione di contenuti efficaci e di qualità, sia concettuale che estetica, in grado di stupire e interessare ogni tipologia di cliente. Il software e le brillanti funzionalità del player permettono di integrare differenti file in formato grafico (jpg, bmp, png, avi, mp4, mpeg…), audio (wav, mp3) e documenti di testo e Office (doc, pdf, xls…). È possibile anche impostare dei feed RSS con testo e icone per la visualizzazione, per esempio, delle previsioni del tempo o delle ultime notizie di attualità. Il sistema può riprodurre contemporaneamente due contenuti in formato Full-HD o addirittura quattro in formato HD. La soluzione dispone di un sistema di diagnostica della funzionalità dei vari elementi del network e la possibilità di monitorare in tempo reale le attività dei vari display e player.

Gli elementi di Supersign Supersign è costituito da tre elementi: il software (SuperSign Manager), i display e i player (equipaggiato con SW SuperSign Player); vediamoli nel dettaglio. Per i display, è previsto l’uso di monitor professionali con tecnologia LCD e risoluzione

Caratteristiche tecniche

fino a 1.920x1.080, completi di diffusori audio stereo di potenza 10+10 W. Il player è un piccolo box di 250x45x220 mm (WxDxH) basato su processore ATOM 330, 1,6 GHz, scheda video Nvidia MCP7A-ION e memoria interna di 8 GB. È dotato di

Software di gestione dei contenuti. Accetta i più comuni formati per le immagini

quattro porte USB ad alta velocità, utilizzabili per installare programmi, trasferire file, ma

(bmp, png, jpg) video (avi, wmv, mp4, mov, mkv,

anche per collegare per esempio un hard-disk esterno, un lettore di CD-Rom o anche

ts, tp, mpg, mpeg, flv), musicali (wav, mp3, wma)

una tastiera. Possiede poi una porta seriale RS-232 per la gestione del display, una uscita D-Sub e naturalmente una porta HDMI Fondamentale la presenza della porta LAN

su piattaforma Microsoft (pdf, ppt, xls, doc, swf). possibilità di ricevere feed RSS.

10/100 Mbyte che assicura la connettività di rete del player al PC SuperSign Manager.

Player

Non manca un alloggiamento per una scheda di memoria esterna, che accetta SD Card,

CPU Intel ATOM Processor 330, 1,6 GHz (Dual

MM Card, Memory stick e schede XD Memory.

Core), FSB 533 MHz

A completamento della soluzione la disponibilità dell’uscita audio di linea per i contenuti sonori.

Memoria: DDR3 1066 1024 MB SODIMM Type Storage: SATA SSD 8GB Scheda video: Nvidia MCP7A-ION Card Memory accettate: SD / MMC / Memory Stick / XD Memory Card

SuperSign è quindi una soluzione chiavi in mano che consente di approfittare al meglio delle infinite possibilità di comunicazione offerte dai media digitali, in maniera semplice e a un prezzo sostenibile

Porte esterne: 1xRS-232, 5xUSB 2.0, 1xHDMI, 1 alloggiamento memory card, 1xD-Sub Misure: 250(W) x45(D) x220(H) mm Peso: 1321 g Display Risoluzione: 1.920x1.080 @ 60 Hz Audio: due output audio 10+10 W

ial.eu

ommerc

www.lgc

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approfondimenti

Samsung Synch Master 2233RZ Il 3D su display piatto

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approfondimenti

Da Samsung, un display in tecnologia LCD che ha tutte le caratteristiche per fruire al meglio contenuti stereoscopici, senza dimenticare un design elegante adatto all’integrazione a ogni ambiente e accorgimenti costruttivi eco-friendly Rolando Alberti

L

a terza dimensione contagia anche i monitor per PC e questo Samsung Synch Master 2233RZ è un esempio lampante di come sia facile trasformare un PC in un sistema in

grado di gestire immagini in 3D. Attenzione, non stiamo parlando di grafica 3D ma proprio di

sung.it

www.sam

stereoscopia, quella tecnologia che permette cioè di vedere in tre dimensioni film, giochi e molto altro. Samsung 2233RZ è un monitor LCD da 22” con risoluzione 1.680x1.050 che, supportando una frequenza di refresh di 120 Hz, è compatibile con la scheda video GeForce 3D Vision di Nvidia. Il suo contrasto è molto accentuato, pari a 20.000:1, per una visione dei contenuti di qualità, anche nella percezione del nero, e una luminosità di 300 cd/m2. Inoltre, presenta un angolo di visione di 170°/160°, che permette una agevole osservazione anche quando non si è esattamente in posizione frontale rispetto allo schermo.

Le caratteristiche Da un punto di vista del design il Samsung 2233RZ si distingue subito per l’aspetto simile più a quello di un piccolo televisore che non a un monitor, e questo fatto lo colloca in maniera “elegante” in ogni ambiente. Il costruttore ha prestato un occhio anche all’ecologia, visto che i materiali di cui è fatto sono a basso impatto ambientale, inoltre ha previsto lo spegnimento automatico dopo 10 minuti nei quali il monitor resta in attesa di segnale, minimizzando così anche il consumo energetico. La connessione alla scheda video del PC è l’ormai solita DVI mentre i controlli, posti sul pannello anteriore, permettono di regolare l’immagine a piacere. Tra questi anche una serie di preset chiamati “Magic Bright” già impostati per configurare il monitor per gli usi più frequenti come vedere film, giocare a videogames o leggere dei testi. Il segreto di questo monitor è la frequenza di refresh di 120 Hz che gli permette di mostrare due set di immagini, ognuno a 60Hz, in rapida sequenza sotto il controllo della scheda GeForce. Queste immagini viste attraverso degli occhialini stereoscopici creano un piacevole effetto 3D che non ha niente da invidiare a quello di sistemi più costosi sia da casa, sia professionali. Il tempo di risposta degli LCD in 3D è di 3 ms (e 5 ms per il 2D), garantendo quindi una notevole perfomance anche con le immagini più veloci. Naturalmente il Samsung 2233RZ può funzionare anche come monitor 2D ed è quindi la scelta ideale per coloro che pur non essendo ancora dotati di una scheda video 3D sul loro PC, hanno però intenzione di farlo presto e vogliono

Caratteristiche tecniche Dimensione schermo: 22” Luminosità: 300 cd/m2 Rapporto di contrasto DC 20.000:1 (1.000:1) Risoluzione: 1.680x1.050 Angolo di visione: 170°/160° Tempo di risposta: 2D 5 ms, 3D 3ms Tecnologie adottate: MagiBright3, 3D Ready, supporta il refresh a 120 Hz peso: 5,2 kg

già essere pronti senza spendere cifre esagerate.

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dal mondo

events. w.screen http://ww 2010/ reenexpo co.uk/sc l index.htm

Screen Media Expo 2010 Londra, 5-6 maggio Con un passato dedicato al retail “pre-digitale”, nella quinta edizione Screen Media Expo è stata totalmente dedicata alle soluzioni per il digital signage indoor e outdoor: proposte e novità per la cartellonistica digitale in senso lato, dalla soluzione più economica e facile da installare per il singolo negozio, a quella più articolata, flessibile e scalabile per network planetari, dal produttore di hardware a quello di software, per arrivare al fornitore di contenuti Barbara Trigari

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dal mondo

S

creen Media Expo si è tenuta il 5 e 6 maggio scorsi all’Earls Court di Londra; accanto all’area espositiva, abbastanza ridotta, era possibile assistere a conferenze e singoli interventi, a pagamento (come il Digital

Signage Strategies Forum e il DOOH Media Summit, con case history e le esperienze delle aziende, vedi articoli a parte) o gratuiti, come le mini-lezioni tenute da esperti (rappresentanti di aziende, creativi, analisti del mercato...), organizzati attorno a quattro aree tematiche (marketing, gestione della catena ds, contenuti, tendenze) ciascuna con “theatre” dedicato nell’area espositiva. Insomma una fiera ricca di stimoli e occasioni di fare networking, addirittura troppe per due sole giornate, visto che tutte le presentazioni erano “one shot” e non venivano ripetute in orari o giorni diversi. Per inciso, tra i pochi italiani abbiamo incontrato due relatori in rappresentanza dello studio di design torinese ToDo (www.todo.to.it), venuti a esporre alcune delle loro realizzazioni tra comunicazione e tecnologia.

Tendenze Interattività, ecologia, sistemi a matrice e 3D. Queste le tendenze che emergono dalla fiera inglese. Interattività significa prima di tutto sistemi touch o multitouch, come primo livello di interazione, per arrivare fino alla realtà aumentata, passando per la comunicazione via cellulare, il rilevamento facciale (che non serve solo a misurare l’audience), il tutto mirato a sviluppare la partecipazione dell’utente/cliente. Ormai quando vediamo un display la prima cosa che facciamo è spiaccicarci le dita sopra, rimanendo addirittura delusi se non succede nulla. Passando all’argomento eco-digitale, la sensazione è che tutti i produttori si stiano sforzando di privilegiare soluzioni meno costose, meno inquinanti e più rispettose dell’ambiente. Quindi consumi di 1W in stand-by per le apparecchiature, preferenza quando possibile per i LED, progettazione intelligente per evitare di usare più energia di quella che serve nella specifica applicazione, riduzione degli interventi di assistenza, riduzione degli elementi consumabili. Infine il 3D: anche nel digital signage? In principio fu l’alta definizione, ormai sufficientemente diffusa almeno nel professionale (se necessaria al buon esito) e ampiamente rappresentata in fiera su magnifici videowall tra cui il 3x3 4k allo stand Intel in partnership con Minicom. Qui apriamo una parentesi per introdurre la tendenza alle configurazioni a matrice, come quella portata da dZine con quattro LCD e il proprio DISplayer, per sincronizzarli tra loro e con altri display, e utilizzarli al pieno della risoluzione. Semplice ed efficace. Torniamo al 3D, o meglio alla stereoscopia, rappresentato a Londra in tutte le salse tecnologiche, con o senza occhialini. La questione però, TV di casa e sale cinematografiche a parte, è che in ambito digital signage la soluzione deve essere auto-stereoscopica. Al momento però i display che adottano questo sistema sono ben lontani da offrire un’esperienza 3D al livello di quella che le persone sono ormai abituate a vedere al cinema. Qualcuno in realtà (Clear Channel Outdoor in Inghilterra, con display HD da 42” sui quali è stato posto uno speciale filtro) ha già portato avanti una campagna pubblicitaria in 3D sfruttando alcune selezionate fermate del bus a Londra, e i risultati sono interessanti. Una pubblicità tridimensionale attira molto di più l’attenzione dei passanti (fino a quattro volte più della pubblicità tradizionale) e moltiplica fino a dieci volte il tempo di attenzione, con un conseguente miglior risultato nel ricordare il marchio pubblicizzato. Un display di questa campagna era visibile in fiera e... be’, effettivamente attira l’attenzione.

L’area espositiva In fiera gli stand erano presidiati da un marchio-cappello sotto il quale si radunavano spesso, anche se non sempre, altri brand partner per la messa a punto delle proposte o soluzioni esposte. Un esempio tipico (e ovvio) di questo approccio era lo stand Intel Embedded, nel quale erano raccolte diverse applicazioni accomunate dall’utilizzo del processore Intel (più o meno potente, a seconda delle necessità) abbinato a display, software,

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dal mondo player ecc. di terze parti. Un’idea che si avvicina alla realtà del digital signage, dove spesso è necessario ricorrere a diversi fornitori per realizzare l’installazione. Altri, come Sony, Christie o Hyundai, hanno meno bisogno di partner per visualizzare i propri prodotti, ma non significa che ne possano fare a meno. Guardandosi intorno, e non parlo della sola area espositiva ma anche della città di Londra, il destino della cartellonistica tradizionale pare segnato, e l’esito digitale inevitabile: nel centro commerciale cittadino di Westfield, “digitale” sin dalla progettazione con posizionamenti nati insieme al mall, un vero e proprio network di 103 display più tre grandi schermi LED è visti ogni giorno da 900.000 persone il cui scontrino medio è nientemeno che 130 sterline. Il tutto contornato da un’altrettanto efficace comunicazione outdoor con videowall visibili dalla strada (la sicurezza degli automobilisti è garantita dal fatto che la pubblicità trasmessa è di tipo statico).

Curiosità Un’area espositiva di dimensioni limitate permette in certa misura di curiosare un po’ ovunque. Tra le interessanti scoperte segnalo la società BrandPlay Group che, tra le diverse soluzioni, proponeva un display interattivo dotato di telecamera e sistema touch in grado di comunicare via Bluetooth, effettuare chiamate telefoniche, collegarsi a Facebook (per esempio) e augmented reality: “mostrandogli” un disegno riproduceva l’oggetto rappresentato come visualizzato in uno specchio, e con la possibilità di aggiungere effetti come per esempio l’esplosione dell’oggetto (una macchinina). Nello stesso stand anche un display 3D senza occhialini. tim@brandplaygroup.com Bits Av è un service e installatore inglese che per il ds ha pensato a una formula di affitto del network. www.bitsav.com Vogel’s era presente con il nuovo supporto per monitor dedicato ai negozi: Connect-it, disponibile con la staffa colorata in tonalità diverse. www.vogels.com Infotraffic è un fornitore francese di informazioni in tempo reale per il ds, ha quindi pensato di creare contenuti direttamente in fiera, filmando un personaggio mentre sposta avanti le lancette dell’orologio.... www.infotraffic.co.uk Esprit Digital ha lanciato The Wafer, un poster digitale double face dello spessore di 7,5 cm e con un consumo di 300W. www.espritdigital.com Litelogic, che si vanta di avere il più sottile e definito display LED da esterno per applicazione sui mezzi pubblici, si è lanciata con Disclite, un display LED per ds circolare con diametro 85 cm, pixel pitch 2 mm, luminosità 5.000 Nits e consumo 400W a 240V. www.litelogic.com Display da taschino, da appuntare sulla giacca per una pubblicità che viaggia, è quello suggerito da Sun Group con Digital TAG. Ricorda un po’ le spille a forma di fiore con lo spruzzo d’acqua di Goucho Marx.www.sgmonitor.com In giro per la fiera anche i furgoncini attrezzati con display, come quello di SA Screen Media (www.digiadvans.com)

Wafer: ESprit Digital: Poster digitale double face

Il display LED di Litelogic

dello spessore di 7,5 cm

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dal mondo

Intel Il multi-stand Intel era organizzato come una carrellata di partnership, concretizzate nelle diverse soluzioni presentate. Ciascuna era sostenuta da un processore Intel Core e dalla piattaforma Windows Embedded Standard 7, certificata congiuntamente da Microsoft e da Intel e frutto dell’alleanza strategica tra i due colossi, annunciata appunto a Londra. Tra gli altri partner per il ds citiamo Harris, Minicom, Philips (con i display), YCD (software YCD|RAMP 2.0 per le campagne di pubblicità in ambito retail), C-Nario (software C-sign a base web per ds in piccole e medie imprese), Panphonics (per l’audio) e Digital Panorama. Quest’ultima è un’azienda di comunicazioni turca che ha mostrato l’Arcelik (è un produttore turco di beni di consumo) Sales Assistant, proposto a oltre 1.000 punti di vendita in Turchia: un’applicazione interattiva per schermi touch screen che integra Internet, telefonia, video, 3D, catalogo dell’azienda, RFID, cellulari... in un unico prodotto di informazione e sostegno alla vendita. La novità più appariscente era invece il multi user e multi touch screen “POC” (Proof Of Evidence), una soluzione specifica per i negozi composta da un pannello LCD touch ad alta definizione affiancato a un vetro rivestito da una pellicola olografica touch screen, dietro il quale si intravedeva il negozio (abbigliamento, con i vari scaffali e gli abiti appesi). Lo schermo LCD trasmetteva una serie di immagini pubblicitarie contestualizzate e selezionabili dall’utente, mentre la superficie trasparente del vetro permetteva di ottenere informazioni sui prodotti in vendita, visualizzando tag all’altezza del prodotto intravisto in trasparenza dal cliente (e adattandosi alla sua altezza) nella modalità di “realtà aumentata”, oppure di navigare tra i piani del negozio ricercando degli articoli, o di ricevere direttamente sul proprio telefonino il voucher per uno dei prodotti in offerta. Dulcis in fundo, le statistiche sulla visualizzazione del POC con il software di riconoscimento facciale. Processore Intel Core i7, La soluzione in partenariato con YDC

tecnologia vPro e Active Management Technology Intel. www.consumer.philips.com www.c-nario.com

www.minicomdigitalsignage.com

www.ycdmultimedia.com

www.3dpros.com

www.intel.com

Minicom Digital Signage

Christie Digital

Uno stand “didattico” costruito

Protagonisti i MicroTiles (dei

sulle partnership, dove abbiamo

quali abbiamo già parlato su

potuto vedere un sistema

Connessioni) in uno stand

ds HDMI basato su un unico

spettacolare valorizzato dalle

computer al quale erano

intelligenti soluzioni creative

collegati quattro trasmettitori,

dal punto di vista dei contenuti,

a loro volta connessi via CAT5

studiati appositamente per

ad altrettanti ricevitori quindi ai

Christie da Arsenal Media.

monitor. In sostanza un sistema

Christie era presente anche allo

di trasmissione e controllo

stand del provider di contenuti

chiamato DS Vision Digital

10squared, un’altra partnership.

(DSVD), realizzato in partner con Harris, per trasmettere a distanze di centinaia di metri segnale video HD 24/7 gestito da un’unica centrale, con il monitoring dei guasti e

www.10squared.co.uk www.arsenal-media.com

il controllo da remoto.

www.microtiles.mobi/#page_top

www.minicomdigitalsignage.com

www.christiedigital.com

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dal mondo Scala Era presente a Londra con un ampio stand ricco di soluzioni in partnership con Philips Public Signage (videowall con i display BDL5231V), Sightsystems (computer e sistemi professionali su misura), fornitore in questa occasione dei media player della gamma Dimension con accelerazione 3D “di serie” (GPU Nvidia e processore Intel). Più estetica la partnership con Brighter Signs, in esposizione il sistema Topaz Digital Signs HalO composto da un display Samsung DID da 40” più cornice brevettata con 200 possibili variazioni di colore: per attirare l’attenzione del cliente. Per quanto riguarda le novità Scala, presentata la release 5.1 del software (con il supporto di Windows 7) e l’offerta il Software-as-a-service Scala QuickStart, per la gestione di network di ds. www.sightsystems.co.uk

www.brightersigns.us

www.scala.com

Barco + dZine

Sony

Barco e dZine condividevano

Sobrio, funzionale e soprattutto affollato, lo stand Sony

lo stand e la partnership nella

esponeva tutte le proposte del costruttore giapponese,

realizzazione del ds. dZine con

dal videowall con il software Ziris Canvas composto da

il suo DISplayer e i software di

12 schermi, ai nuovi schermi Bravia B2B basati sulla serie

creazione e programmazione dei

consumer EX50 con l’aggiunta della connessione RS-232

contenuti (DISplay Studio 4.9 e

(disponibili nei formati 32”, 40”, 46” e 55”), alla versione 7.0

Campaign manager), Barco con

del software Ziris Professional fino ad arrivare al nuovo

gli schermi ad alta risoluzione,

player “ecologico” per ds, BKM-FW55, presentato in una

LCD e LED (sfruttando monitor di

soluzione-base per installazioni singole con il massimo del

solito utilizzati nelle applicazioni di

risparmio (anche energetico): uno schermo da 42” FWD-

controllo del traffico, perché meno

S42E1 e un player

costosi). In mostra un cluster di

BKM-FW55 full HD

quattro schermi HD sincronizzati tra

embedded. È Sony

di loro e con un altro gruppo di display più piccoli,

anche la dotazione

pensando appunto ai negozi e in sostituzione del

signage del nuovo

sistema gestito da un computer (che altrimenti

cinema Vue aperto

dovrebbe essere molto potente), interattività con

nel già citato centro

touch screen e bluetooth.

commerciale Westfield.

www.barco.com

www.sony.it

www.dzine.be

Mitsubishi Mitsubishi presidiava la fiera con le novità già presentate a ISE: i display LCD ultra-slim bezel per sistemi multipli o stand alone L46XM con card selezionabili dall’utente (come per i DLP Cubes serie Seventy), il sistema per ds Play-Out rivolto ai professionisti come ausilio nella costruzione di network, il monitor LCD slim-bezel da 52” MDT521S con connettività CAT5 e doppio sensore per la rilevazione della luminosità ambientale e conseguente regolazione di quella del display. www.mitsubishielectric.it

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dal mondo

Exhibo e AGMultivision per l’audio video professionale A cura della Redazione Collaborazione tra Exhibo e AGMultivision per l’open day organizzato a Torino presso l’Hotel Méridien, con l’obiettivo di mostrare le soluzioni tecnologiche distribuite dalle due aziende e le integrazioni possibili tra di loro; un evento che ha sottolineato i vantaggi della cooperazione tra realtà che condividono lo stesso mercato completando le reciproche proposte, a tutto vantaggio di un’utenza la cui parola d’ordine è appunto l’integrazione tra le tecnologie (e le competenze). All’evento hanno partecipato molti system integrator e dealer AV legati alle due aziende, provenienti prevalentemente dall’area Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta. Durante la giornata sono state presentate le soluzioni projectiondesign per il 3D (proiettore stereo attivo F10 AS3D e Infitec), per la gestione dei segnali video sia standard che HD (Spatz), oltre al digital presenter Samsung Techwin e i sostegni Chief. In particolare, l’F10 è un videoproiettore con tecnologia DLP a un pannello, con emissione di 2.000 ANSI Lumen, definizione SXGA+ (1.400x768) ma compatibilità estesa al Full HD. Per la resa del 3D il videoproiettore funziona con cadenza doppia rispetto al normale, perché le immagini vengono distribuite alternativamente all’uno e all’altro occhio (e selezionate dagli occhiali attivi), con frequenza di refresh da 48 a 120 Fps. Exhibo ha proposto una carrellata dei principali marchi distribuiti legati all’audio pro e commercial, al broadcast e congressuale, all’automazione per il settore ospedaliero: da Sennheiser a EAW, da Neumann a G&M, Tascam, Ecler ecc. K-array è uno degli ultimi marchi di cui Exhibo ha acquisito la distribuzione, e segnaliamo KZ10, un micro line array (2,2x10x1,7 cm per 92 dB continui) da installazione per bar, ristoranti, musei, che alloggia 4 coni da 0,5” di grande efficienza, grazie al magnete in neodimio e sospensioni costruite per un’escursione lineare e minimizzare il rumore del trasduttore. Possono essere integrati con i sub KKS50. www.exhibo.it

www.agmultivision.it

Biamp Vocia workshop

A cura della Redazione

Lo scorso 30 aprile si è svolta presso Prase Engineering, distributore Biamp per l’Italia, la presentazione del nuovo Vocia di Biamp, un sistema PA/VA decentralizzato basato su rete Ethernet. Dedicato al mercato dell’evacuazione con messaggistica audio, Vocia introduce il concetto di networking per l’interconnessione e la gestione delle varie aree da controllare, con un potenziale in termini di funzioni finora sconosciuto a questo mercato. La comunicazione e il controllo attraverso la rete e la totale indipendenza dei moduli satelliti rispetto al core del sistema fanno di Vocia una piccola rivoluzione, perché vengono eliminate alla base le possibilità che il sistema fallisca per problemi all’unità centrale. Al progettista vengono offerte innumerevoli possibilità nel concepire un impianto di evacuazione, grazie all’introduzione del concetto di Universo, Mondo e Zona, che permettono la realizzazione di un numero di punti audio virtualmente infiniti. Per il trasporto di tutto l’audio e per il controllo tra i dispositivi viene usata la tecnologia CobraNet, con assegnazioni dinamiche Multicast Bundle, dove i pacchetti di informazioni sono utilizzati solo per la durata delle chiamate, alleggerendo enormemente il carico di lavoro del sistema, con un flowing permanente dei pacchetti solo per la musica di sottofondo. www.prase.it

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www.biamp.com

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dal mondo

Prospettive GE Lighting

A cura della Redazione

Lo scorso aprile GE Lighting ha voluto incontrare a Milano stampa e operatori del settore per informare il mercato di alcune novità che coinvolgono il marchio. L’importanza dell’evento è stata sottolineata dalla presenza di Phil Marshall, Presidente e CEO EMEA, e di Nino Piredda, AD di GE Lighting Italia, che hanno esposto i piani dell’azienda e illustrato le strategie legate ai prodotti presentati all’ultimo Light+Building di Francoforte. Tre le linee guida di GE per il prossimo futuro, la prima è la scelta di un impegno“green” sia per la ricerca e sviluppo di apparecchi sempre più performanti (sono stati investiti 500 milioni di dollari per la conversione della produzione delle lampade a incandescenza) sia per l’incentivo al passaggio a sorgenti luminose più efficienti e in linea con le direttive europee sul risparmio energetico. La seconda è la ricerca di forme di comunicazione e marketing sempre più efficaci, che ripropongano il marchio GE presso figure chiave quali architetti e lighting designer, e in questa direzione si inscrive anche la sponsorizzazione del Master in Lighting Design del Politecnico di Milano. Infine, GE si impegnerà ulteriormente nell’ingegnerizzazione di apparecchi di illuminazione efficienti e integrabili con qualsiasi ambiente. Tra i molti prodotti presentati nell’occasione milanese, anche alcuni OLED: flessibili e sottili, sono integrabili nelle situazioni più diverse, e GE si propone di presentarli a breve sul mercato a un prezzo accessibile anche per applicazioni residenziali o su larga scala. www.geligting.com/eu

Videoworks, Intel e CRN, automazione a cinque stelle per lo yachting Chiara Benedettini Appuntamento d’eccezione per Videoworks (system integrator anconetano specializzato in sistemi di controllo per il settore yachting) Intel e CRN (cantiere del gruppo Ferretti costruttore di megayacht di lusso), per presentare alla stampa e ai partner le soluzioni per la gestione automatizzata dei servizi sulle imbarcazioni: dopo una visita agli uffici Videoworks e ai cantieri CRN, è stato possibile vedere i nuovi yacht Eviva e Kate (superiori ai 24 m) dotati del sistema integrato myOlos, studiato per gestire entertainment, informazioni e domotica. Durante la conferenza stampa tenuta da Maurizio Minossi (Responsabile Tecnico Videoworks) Franco Lombardi (Consumer e SMB Channels Manager Intel per Italia e Svizzera) e Vasco Buonpensiere (Brand Manager CRN), abbiamo potuto approfondire le caratteristiche di myOlos e lo spirito che ha portato alla collaborazione tra le tre aziende. Con myOlos, che integra un processore Intel Core i5, è possibile gestire l’audio dell’imbarcazione in maniera semplice agendo sia a livello centrale che per zone, utilizzando contenuti centralizzati o provenienti da iPod personali, distribuire video HD e on demand, provenienti da sorgenti satellitari o da server dedicati, o semplicemente divertirsi con i videogiochi più diffusi, ma anche gestire il confort legato all’illuminazione, la climatizzazione, la videososrveglianza. Le funzioni specifiche per l’uso marine prevedono inoltre la possibilità di collegarsi alla plancia e controllare la rotta e la mappa di navigazione, oppure effettuare chiamate di servizio all’equipaggio. Il tutto a portata di touch: il sistema funziona con screen dedicati, ma anche da iPhone e iPod, scaricando gratuitamente l’applicazione ottimizzata da Videoworks, in modo da controllare tutto il sistema muovendosi in

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dal mondo libertà sull’imbarcazione. L’assistenza tecnica, in questi contesti, è tanto importante quanto le funzioni messe a disposizione: per questo con l’autorizzazione del Comandante è possibile collegarsi in remoto con myOlos per la manutenzione o l’aggiornamento e variazione della programmazione, rendendo ogni intervento tempestivo e riducendo le trasferte. La giornata si è conclusa con una memorabile uscita in mare su uno yacht di 72 m dotato di servizi e arredi a cinque stelle, vero fiore all’occhiello di CRN, fino alle meravigliose coste del Monte Conero. www.crn-yacht.com

www.videoworks.it

www.intel.com

II Congresso Regionale di Domotica e Building Automation Chiara Benedettini Piquadro è un’azienda marchigiana che ha recentemente affiancato all’attività immobiliare quella di progettazione illuminotecnica, e da qui ha fatto il passo verso l’automazione residenziale, secondo un percorso di valorizzazione degli edifici che sta avendo buoni riscontri nella risposta da parte del pubblico. Per il secondo anno consecutivo PiquadroLuce (sezione illuminotecnica e domotica di Piquadro) ha proposto un Congresso Regionale di Domotica e Building Automation, in partenariato con ABB, produttore di sistemi di automazione specialmente per il terziario, e in collaborazione con AciSistel (sistemi di sicurezza), Sinapsi (automazione residenziale e per la gestione delle energie rinnovabili), Prase Engineering (distributore di apparecchi per audio e video professionale), domoticalabs (software per sistemi di automazione), Vetreria Misa (vetri isolanti e di sicurezza). Il Congresso si è tenuto il 16 aprile scorso all’Hotel Federico II di Jesi (AN), e ha visto la partecipazione di oltre 200 professionisti e architetti provenienti da tutto il Centro Italia. Il convegno si è aperto con un interessante case history a cura di Sandro Cardinali di PiquadroLuce sul sistema domotico per disabili realizzato a Chiaramonti (Sassari); l’obiettivo era automatizzare la gestione del quotidiano in un appartamento, dalla comunicazione con il mondo esterno tramite PC e videocitofono, all’accendere la TV e cambiare canale… tutte azioni semplici ma inarrivabili per chi soffre di disabilità gravi. Un impianto semplice, con interfacce utente inusuali come un mouse a bocca e un computer con funzioni da palmare Samsung Q1, su cablaggio a stella, ma molto customizzato e soprattutto affidabile, con accesso da remoto per monitoraggio e manutenzione. Un grande regalo che l’automazione residenziale può fare alle persone con importanti problemi di salute. Gli interventi successivi sono stati a cura di Simone Zoani di ABB, sulle possibilità che l’automazione offre, anche nel risparmio energetico, di Claudio Caldera di domoticalabs, che ha parlato dell’importanza del software nei sistemi di automazione, con alcuni interessanti spunti sul concetto di valore aggiunto che i professionisti possono utilizzare nei rapporti col cliente. Nel pomeriggio hanno parlato Sandro Cardinali ed Enzo Treviglio, sempre di PiquadroLuce, che ha illustrato un progetto illuminotecnico e di domotica per un centro benessere, esteticamente molto interessante, con soluzioni avanzate per la gestione e il contenimento dei consumi, e infine Massimo Valerii di Sinapsi – Gruppo Energy, che ha spiegato come l’automazione possa monitorare e trarre il massimo dagli impianti fotovoltaici. Una giornata interessante dedicata alla cultura di settore, organizzata da player consapevoli del valore della formazione in un mercato in crescita ma che ha bisogno di forti contenuti. www.abb.it

www.acisistel.cit

www.piquadroluce.com

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www.domoticalbs.com

www.prase.it

www.gruppo-energy.com

www.vetreriamisa.com

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news

DM-MD32X32 Crestron Errata Corrige

Crestron completa la gamma di switcher a matrice

Nell’articolo dello scorso numero relativo allo

DigitalMedia con DM-MD32X32, rivolto alle

Starshotels Rosa di Milano è stato riportato

installazioni di grandi dimensioni ove sia richiesta

erroneamente il nome di Gabel Guagliumi

qualità video HD. La possibilità di

come responsabile tecnico di Yamaha

scegliere tra diverse card di ingresso

Commercial Audio Italia. Nello scusarci con

e uscita permette all’integratore di

le persone coinvolte, vi informiamo che il

avere la massima flessibilità: DM-

responsabile tecnico dell’azienda giapponese

MD32X32 infatti accetta e distribuisce

in Italia è Sandro Chinellato.

qualsiasi combinazione tra le più diverse tipologie di segnale audio video, inclusi VGA, HDMI, DVI, DisplayPort, 3G-SDI, Ethernet e USB

Come già l’anno scorso Audio Pro Group ha

per la gestione via tastiera o mouse

organizzato un roadshow per incontrare partner e

di altri dispositivi, mantenendo la

operatori del settore; due le location, Roma e Milano,

risoluzione nativa del materiale. Può

tra il 10 e il 14 maggio, dove si sono svolti alcuni

gestire fino a 32 sorgenti audio video

workshop su argomenti legati all’audio: Wireless,

con altrettante uscite, sempre completamente

dalla progettazione del sistema d’antenna al controllo

configurabili in loco, ed espandibili fino a 160 uscite.

remoto, e Wireless, dall’analogico al digitale. Durante

L’importazione avviene da pannello frontale o tramite

il primo incontro sono state presentate problematiche

il software Crestron Toolbox. L’architettura modulare

e soluzioni per trasmissione e ricezione di segnali in

consente di fare variazioni anche all’ultimo minuto.

RF, con esempi pratici grazie all’uso dei radiomicrofoni

Per quanto riguarda l’audio, lo switcher supporta

AKG WMS4500, di in-ear monitor AKG IVM4 e del

la gestione contemporanea di audio surround 7.1

news

APG Workshop

protocollo HiQnet,

e stereo dalla stessa sorgente HDMI, per esempio

per la gestione e

nel caso venga impiegato per un sistema home

routing dei segnali.

theater e per l’audio multiroom di un appartamento.

Durante il secondo

Tramite l’EDID, lo switcher provvede a individuare il

workshop è invece

formato ottimale di segnale per ciascun apparecchio

stato presentato

collegato, e un sistema chiamato QuickSwitch

il nuovo sistema

HD riduce il delay causato dal processo di

di radiomicrofoni

riconoscimento HDCP del dispositivo. Sempre per

AKG DMS700.

la gestione dell’HDCP, DM-MD32X32 testa i limiti

Ulteriori sessioni di

di ciascun dispositivo (numero limitato di chiavi)

approfondimento sono state inoltre dedicate ai mixer

consentendo all’integratore di evitare brutte sorprese

digitali Soundcraft e Studer (è stato possibile vedere in

nei collegamenti. Supporta risoluzione video fino

anteprima il Soundcraft Vi1), tutti marchi presenti nella

al formato WUXGA 1.920x1.200 e HD 1.080p60, il

scuderia APG.

controllo di dispositivi via CEC.

www.apgweb.it

www.crestron.com

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news

Discendenti diretti della serie XT, gli XTi sono stati ottimizzati

Egodom, open source per il controllo residenziale

per l’uso in installazioni fisse come sound reinforcement.

Al Salone del Mobile 2010 Global Building

Due le varianti: 8XTi (risposta in frequenza da 65 Hz a 20

Automation Italia ha presentato Egodom,

kHz, driver di compressione con diaframma da 1,5” caricato

sistema open source per il controllo

L’Acoustics Serie XTi Architectural

coassialmente da un trasduttore

dell’ambiente domestico, sviluppandone sia

per i bassi da 8”, disersione di

hardware che software (download gratuito

100°, SPL massima 127 dB) e

da Sourceforge.net); è possibile agire

12XTi (banda di frequenza da 55

su tutti i servizi, dalla videosorveglianza

Hz a 20 kHz, driver con diaframma

alla distribuzione audio e video, dalla

da 3”, trasduttore per i bassi

climatizzazione all’illuminazione. Tra i vantaggi

da 12”, dispersione 90°, SPL

più importanti, la possibilità di scegliere

massima 133 dB). Per entrambi i

i dispositivi di controllo (sensori, motori,

modelli è possibile abbassare la

pulsanti…) del costruttore preferito, senza

risposta in frequenza a 32 Hz con

dover adottare un protocollo prestabilito,

l’aggiunta di subwoofer SB118 o SB 18. Si tratta di soluzioni

inoltre il sistema è ampliabile e modificabile

plug and play, ottimizzabili tramite i controller amplificati LA4

nel tempo estendendolo a nuove periferiche

e LA8, che offrono diversi preset: Full range per l’uso dei

e ricalibrando la programmazione; l’azienda

diffusori sfruttando l’intera banda, High-pass per l’uso con un

assicura che il software può essere adattato al

filtro passa alto settato a 100 Hz e l’aggiunta dei subwoofer

linguaggio di ogni periferica, e come interfacce

SB 118 o SB 18, Hybrid per configurazione ibrida con i sub

è possibile usare qualsiasi dispositivo in

complementari; per ognuno di questi preset è poi possibile

grado di connettersi a una rete. Egodom può

definirli ulteriormente se i diffusori sono utilizzati come front,

essere installato dal professionista di fiducia,

fill o monitor. Cabinet in betulla, possono essere montati

ma è comunque disponibile già con alcune

su staffa o su sostegno verticale. Misure e (AxLxP) e peso:

funzioni base preimpostate tipiche di un

421x250x269 mm per 11 kg (8XTi), 540x410x389 mm per 28

impianto elettrico standard, per facilitarne un

kg (12XTi), finiture RAl custom disponibili.

uso plug&play. Alla pagina www.domoticaopensource.com si può inoltre accedere al

www.l-acoustics.com

blog di discussione e sostegno degli utenti.

Distribuito in Italia da Sisme, www.sisme.com

www.egodom.com

Sostegni B-Tech per scrivania B-tech, distribuita in Italia da Nuova Videosuono, ha presentato a ISE quattro nuove linee di supporti, e fra queste è ora disponibile sul nostro territorio quella da scrivania per uno o due monitor, fino ai 24” e 9 kg. La serie superiore full motion, in particolare, offre un comodo sistema di frizioni e molle di sostentamento utili per cambiare la posizione del monitor istantaneamente senza regolare e rifissare la posizione del braccio, indipendentemente dal peso del monitor. Passaggio dei cavi a scomparsa e fori standard VESA. Il distributore annuncia anche che è possibile sfogliare il catalogo completo on line in modo semplice e intuitivo all’indirizzo http:// www.btechcatalogues.com/btechcatalogue2010.html. www.btechpro.it

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www.videosuono.it

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news

MixRack Allen & Heath iDR-64 Vi parliamo in anteprima di un prodotto che sarà presentato a giugno all’Infocomm di Las Vegas da Allen & Heath, si tratta di iDR-64, dedicato al digital mixing e audio networking con tecnologia iLive. In nove unità rack iDR-64 integra 64 preamplificatori microfonici per il mix su 32 uscite (XLR bilanciate) configurabili, con l’ausilio di otto effetti stereo basati sull’emulazione di dispositivi standard, Eq parametrico ed FX-shaper sui ritorni. Il cuore del sistema è lo stesso DSP RackExtra della famiglia iDR. Inoltre è possibile montare schede opzionali (porta B) per l’audio networking (Ethersound, MADI, ADAT, Aviom ecc.), per il mic splitting tra sala e palco, per espandere il sistema (in dual rack con un altro MixRackiDR, fino a 128 canali) o per la registrazione. MixRack può essere usato come laptop o tablet, controllato via Midi o tramite controller serie PL, o collegandolo a una delle sette superfici di controllo iLive con un cavo CAT5 (fino 120 m) e protocollo proprietario Allen & Heath ACE per il trasferimento point-to-point bidirezionale di audio e controlli. Tutti i prodotti della serie iLive, infatti, si possono usare in combinazione tra di loro perché condividono il firmware. Allen & Heath ha annunciato contestualmente il lancio del firmware ed editor software V 1.7 (con supporto per una applicazione iPhone), di nuove schede opzionali Dante e RockNet. Tra le novità della versione V 1.7 troviamo le funzioni pre-amp safe, selezione della sidechain source, controllo remoto da PL del canale monitor del fonico, miglioramento della sezione Eq. www.allen-heath.com

Distribuito in Italia da Grisby Music, www.grisbymusic.it

Da Sony, monitor professionale OLED

Barco al World Expo di Shanghai 2010

Sony ha implementato la tecnologia OLED

Apparecchiature e tecnologie Barco sono state

sull’ultimo display professionale PVM-740 (7,4”),

impiegate per illuminare e per le videoproiezioni di

pensato per l’editing, produzione ENG e EFT,

alcuni padiglioni del World Expo: in quello dedicato

OB van ecc, ideale per l’uso con le telecamere in

all’automotive 20 proiettori

configurazione 3D. È dotato di tecnologia Super

ad alta definizione sono

Top Emission per ottenere contrasto elevato anche

serviti a visualizzare un

con luce ambientale elevata, mentre il driver per

futuro nel quale si potrà

pannello a 10 bite la tecnologia ChromaTRU

viaggiare attraverso il tempo,

permettono di emulare colori e gamma dei CRT e

nel padiglione di Taiwan,

supportano diversi standard broadcast (SMPTE-C,

invece, la videoproiezione

EBU…). Il sistema a circuito di feedback controlla

è protagonista di effetti 4-D

la luce e regola il bilanciamento del bianco, e la

nell’I-Max dome theater, e

funzione di scansione nativa consente di riprodurre

nel padiglione cinese legato

le immagini senza modificare il numero dei pixel

all’industria privata, 15 Barco

del segnale in ingesso garantisce corrispondenza

DML-1200 hanno ricreato un’ambientazione dedicata;

tra questi e i pixel del pannello. Dispone di

infine, oltre 20 sale videoconferenza con tecnologia

connessioni standard, accetta formati ideo SD o

Barco si trovano all’Expo Center, che verrà utilizzato

HD e incorpora come standard varie interfacce

come centro conference dal Governo di Shangai.

video, compresa la HDMI.

www.barco.com

www.pro.sony.eu

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news DSN Technologies entra in ATS DSN Technologies dal mese di aprile è entrata a far parte del gruppo ATS, che opera nell’ICT e nell’IPC (Industrial Process Control) con l’obiettivo di potenziare la propria offerta nei settori Digital Broadcasting e digital signage. Nell’occasione, variazione anche per la ragione sociale, divenuta AlhenaCom S.r.l. www.alhena.it

Disponibili i Panasonic Viera 3D al plasma

Osram per retail e architetturale

Da poco commercializzati, i TX-P50VT20 (50”)

È un nuovo LED ottimizzato dalla ricerca Osram per

e TX-P65VT20 (65”) sono schermi al plasma

applicazioni commerciali e architetturali, ad alta luminosità

3D Full HD con tecnologia 600 Hz; la scelta

(fino a 27 lm di flusso), efficienza (90 lm/W) e involucro

della tecnologia al plasma, assicura Panasonic,

esterno particolarmente resistente. È disponibile in varie

riduce il rischio di “cross talking”, ovvero

tonalità di bianco dai 2.700 K ai 6.500 K, è adatto a una

la sovrapposizione parziale delle immagini

potenza fino a 5W e offre un’efficace sistema di dissipazione

destinate all’occhio destro

del calore per mezzo di terminali reverse gullwing sul circuito

con quelle destinate all’occhio

stampato, senza bisogno di ulteriore gestione termica.

sinistro (e viceversa), grazie

Osram ha anche ampliato la

al più veloce tempo di

gamma delle lampade agli

risposta del plasma, inoltre la

alogenuri metallici Powerball HCI-

tecnologia Frame Sequential

TT e HCI-TM ad alta efficienza,

permette di visualizzare

lunga durata (3 anni) pensata

due volte più velocemente

per l’illuminazione dei punti

le immagini in Full HD,

vendita, degli ambienti pubblici

riducendo la luminescenza ma conservando

ma soprattutto per sostituirsi alle

piena luminosità. Il processore d’immagine

lampade al sodio a luce gialla.

Sub-Field Drive, poi, permette di ottenere

La particolare conformazione

massima fluidità dalle immagini in movimento

del tubo di scarico permette

con risoluzione Full-HD, e ogni frame è

maggiore efficienza (100 lm/W) e

visualizzato per un tempo inferiore rispetto agli

piacevolezza (3.000 K).

altri modelli, eliminando l’After Effect.

www.osram.it

www.panasonic.it

Nuovo software RockWorks per sistemi Rocknet RockNEt è un sistema di gestione di segnali audio digitali per il mercato professionale, il costruttore Riedel ha recentemente introdotto la verisone 2.0 del software, che presenta diverse novità: un offline editor permette di incorporare una routine per il controllo della coerenza dei settaggi e della struttura della rete, funziona a 96 kHz, e la funzione Ethernet Tunneling consente di trasportare accanto all’audio anche dati a 5 Mbit/s, inoltre la manutenzione e aggiornamenti sono ora possibili da remoto, connettendosi ad un singolo modulo. Riedl ha inoltre presentato la nuova scheda di espansione RN.343 che permette di integrare nel sistema console Soundcraft e Studer tramite la gestione di 64 in e 64 out. Il software è disponibile sul sito del produttore e del distributore italiano G-Mep-Molpass. www.riedel.com

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www.molpass.com

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news

Proiettori ultra short-throw Sanyo

Christie per Airbus

Sanyo ha annunciato due nuovi modelli di videoproiettori

L’esigenza di visualizzare un oggetto non ancora realizzato nella

ultra short-throw, sono PDG-DXL2000 e PDG-DWL2500,

realtà, e quella di spettacolarizzare l’evento in occasione di fiere di

entrambi con tecnologia DLP, possibilità di installazione

settore, hanno offerto l’occasione ad Airbus di realizzare una sala

verticale od orizzontale, 3D

cinematografica particolare: quella costruita dentro la fusoliera

ready e altoparlante da 10W, per

del nuovo jet A350. Il velivolo per ora è un progetto sulla carta,

presentazioni multimediali. PDG-

ma i dati 3D messi a

DWL2500 (da 2.500 Ansi Lumen) con

disposizione da Airbus

formato 16:10 (per i PC widescreen,

hanno permesso a

per esempio), risoluzione WXGA

Master Image Films di

(1.280x800p) e rapporto di proiezione

Tolosa di realizzarne un

0,19:1, può proiettare immagini

modellino a grandezza

con diagonale pari a 80” a una distanza di 2,4 cm; PDG-

naturale, allestito con

DXL2000 (da 2.000 Ansi Lumen) con risoluzione XGA

quattro superfici di

(1.024x768p) e formato 4:3, ha un rapporto di proiezione

proiezione (davanti,

pari a 0,24:1, per immagini con diagonale da 80” a una

ai lati e sul soffitto) al

distanza di 8,8 cm. L’ambito di impiego cui si rivolgono

fine di dare agli “spettatori” la sensazione di volare su un vero jet. I

è l’education: aule con soffitto basso, integrazione con

proiettori utilizzati per la speciale installazione sono otto Roadster

lavagne interattive (le diagonali di immagine supportate

HD10 Christie, che offrono le caratteristiche tecniche richieste

sono pensate proprio per questo tipo di impiego). Funzione

dall’inconsueto ambiente di proiezione: obiettivi a focale molto corta,

3D ready a 60 Hz, sono richiesti occhiali 3D shutter.

design compatto (i proiettori sono stati posizionati a terra sotto

Le funzioni includono la regolazione automatica con

lastre di vetro), lampade a elevate prestazioni. Le immagini erano

riconoscimento del segnale, correzione trapezoidale, Direct

memorizzate su PC rack e mini Mac modificati; il tutto era avviato

Power Off per attivare e disattivare il proiettore rapidamente

da un comando a sensori e gestito da un sistema programmato

(basta staccare la presa di corrente) senza danneggiare

con Flex, a sua volta collegato a un’interfaccia di rete creata

il ciclo della lampada, ingressi HDMI, connettore RJ-45.

appositamente da Avant Garde Imaging, e connessa a un sistema

Garanzia di tre anni sul proiettore e un anno sulla lampada.

Dataton Watchout.

www.sanyo.com

www.christiedigital.com

Exhibo K-day K-array è il marchio che contraddistingue alcuni sistemi audio per installazione e live del costruttore fiorentino HP-Sound, conosciuti per le dimensioni contenute e la leggerezza, e distribuiti con successo da Exhibo. Per coloro che non avevano avuto l’occasione di “toccare con mano” le soluzioni a catalogo, Exhibo e HP-Sound hanno organizzato lo scorso 5 Maggio una giornata di studio presso il Teatro Palladium di Roma. Alex Tatini (General Manager HP-Sound) ed Edoardo Ravelli (Product Manager Exhibo) hanno presentato dapprima i piccoli (ma molto efficaci) diffusori Lyzard (KZ10), di solo 10 cm di altezza, che fanno parte della serie di diffusori a display comprendente anche i Tornado (KT20), Vyper (KV50) e Kobra (KK50). In seguito sono stati spiegati e ascoltati i sistemi per diffusione frontale RedLine (Kr100S, KR200S e KF12S), che comprendono un diffusore per le alte e medie e un sub, e la serie KH4 ultracompatta dedicata al live, attiva e a due vie, con cabinet dello spessore di soli 16 cm (anche il subwofer KS4); per finire, il K-array da concerto KH15 con diffusione orizzontale di 120° e di solo 16 cm di spessore, supportato da due subwoofer con doppio 21” KO70. La giornata si è chiusa con la presentazione di Paolo Corchia (PM Exhibo settore radiofrequenza), che ha affrontato le problematiche nella radiofrequenza generate dall’avvento del digitale terrestre, e ha illustrato le serie di microfoni wireless Evolution G3 e 2000, 3000 e 5000 di Sennheiser. www.exhibo.it

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Anno 5° - n°24 giugno / luglio 2010 Direttore responsabile:

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Nvidia Osram Panasonic Panphonics Philips PiquadroLuce Prase Engineering projectiondesign Prevost Riedel SA Screen Media Samsung Sanyo Scala Screenline Sisme Sinapsi Sony Sun Group Toshiba Vetreria Misa Vogel’s YCD

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2009 - foto o A.B A.Balea aleani ni AF n FI e G.S G.Sal aaluz lu zi

nei “Borghi più belli d’Italia” Sala Consiliare di Montelupone

Teatro Nicola degli Angeli di Montelupone

Montelupone, “Borgo Ideale”, ha inteso rendere grande il suono sia in ambienti chiusi che tra le vie del paese. Un suono che supera il concetto di diffusione sonora geometrica, ma offre un effetto olografico e tridimensionale attraverso diffusori che non deturpano l’architettura medioevale dei palazzi.

Montelupone, nelle Marche, in provincia di Macerata, è riconosciuto dal: Club “I Borghi più Belli d’Italia” dell’ANCI, “Bandiera Arancione” del Touring Club Italiano, “Targa Blu” ed è appartenente a “Il Paesaggio dell’Eccellenza”

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Tecnologia e tendenze nel mondo del Building & Home Automation

Mercato video Numeri, situazione, prospettive

Le tecnoglogie video

Gli schermi da proiezione

Proiezione e display

Il valore aggiunto

La terza dimensione Scenari e tecnologie

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