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MERCOLEDÌ 7_OTTOBRE_2009

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MESSINA ESISTE UN “GRUPPO CATASTROFI”DEL CNR CHE HA LO SCOPO DI EVITARE CALAMITÀ. MA LA PROTEZIONE CIVILE, OTTO ANNI FA, HA DECISO DI TAGLIARE I FINANZIAMENTI

Così nel 2001 franò la prevenzione La task force nel 1994 salvò la popolazione di un paese del bolognese da una frana simile.

Dopo il disastro

Bertolaso al Senato «Serve un piano per tutta l’Italia»

>> Paola Pentimella Testa Roma

Prevenire meglio che curare? Non quando si parla di catastrofi. O almeno questa è la scelta strategica attuata dalla Protezione civile già dal 2001 quando al Gruppo catastrofi, task force specializzata tra l’altro nella “previsione e prevenzione di eventi franosi” sono stati di fatto tolti i finanziamenti. «E forse la tragedia di Messina si sarebbe potuta evitare». A dirlo però non è il politico di turno ma il professore Paolo Canuti, docente di Geologia applicata dell’università di Firenze e coordinatore nazionale dall’85 della Linea di ricerca “Previsione e prevenzione di eventi franosi a grande rischio” del Gruppo difesa del Cnr. Un gruppo finanziato dalla Protezione civile con convenzioni triennali fino al 2001. La svolta dal 2001 Dal 2001 però la Protezione civile ha deciso di cambiare pelle: dalla prevenzione delle calamità a gestore di appalti legati anche ai grandi eventi. Una «chiara scelta politica», psiega Canuti che di fatto ha bloccato l’attività del Gruppo catastrofi, che «esiste ancora ma che senza finanziamenti è solo un morto che cammina». Da otto anni dunque, nessuno per conto della Protezione civile studia come prevenire i danni degli eventi catastrofici. Ora si preferisce limitare l’intervento con il monitoraggio quando c’è un allarme. «Ma questo – spiega Canuti – non garantisce purtroppo un intervento tempestivo». Un’accusa forte, che spiega molte cose. Anche quanto successo in Abruzzo il 6 aprile scorso. Nonostante il susseguirsi e l’intensificarsi delle scosse, la Protezione civile in allerta si è mossa solo dopo la scossa che ha fatto più di 200 morti. È vero, i terremoti non si possono prevedere. «Ma le frane generalmente si ripetono nella stessa area», insiste Canuti. «È difficile conoscere esattamente quando, ma alla prima pioggia abbondante il pericolo diventa concreto. Come a Giampilieri. Che si è fatto lì? La Protezione civile, dopo il fango e i morti, ha detto candi-

E il sindaco Buzzanca protesta sul lutto nazionale

l’esatta Strumenti prevenendo Bilancio entità degli eventi Radar Un radar a banda X di piccole dimensioni per misurare gli eventi le precipitazioni locali,

climatici ed evitando tragedie. È stato presentato dal professore Perona del Politecnico di Torino.

damente: era previsto che le frane si verificassero ancora». Controllo del territorio Come funzionava e come era composto il Gruppo disastri? Era diviso in quattro sottogruppi, uno dei quali dedicato alle frane, sotto la responsabilità di Canuti. A sua volta il sottogruppo era suddiviso in 60 unità operative distribuite sul territorio nazionale che «avevano il compito non solo di studiare il territorio,e quindidi fareprevisione», ma anche di valutare le condizioni di pericolo incombente per la pubblica incolumità. I rapporti stilati dalle varie unità hanno evitato negli anni novanta molte catastrofi. «Ricordo la frana di San Benedetto Val di

Sono 25 le vittime L’ultimo bilancio delle vittime della tragedia di Messina parla di 25 morti e di

Sambro del 1994. La popolazione venne allertata e fatta evacuare». Stessa cosa a Montebello di Fiorenzuolo. Il 5 maggio del 1998 a Sarno non andò così. Una ferita ancora aperta, che spinse il governo di allora ad intervenire per affinare le tecniche di previsione. «Il ministro dei lavoro pubblici - spiega ancora Canuti - con l’aiuto del Gruppo catastrofi mise in piedi una normativa che ha portato a suddividere l’Italia in aree di rischio. Una normativa ancora in vigore, che prevede la compilazione di piani strutturali dei Comuni che indicano le condizioni di rischio del territorio». Un modo per “mappare” e procedere con gli interventi in base al grado di vulnerabilità del territorio.

10 dispersi. La Protezione civile ha stimato che dei 35 dispersi prima annunciati non tutti siano sepolti sotto al fango.

Come sarebbe andata Come sarebbe andata a Giampilieri con il Gruppo catastrofi ancora in attività? L’Unità distaccata nel Messinese avrebbe rilevato la falda di 50 centimetri formatasi dopo l’alluvione del 2007. Un rapporto dettagliato del pericolo incombente sarebbe stato inviato in doppia copia al Comune e alla Protezione civile. Da lì, il balletto delle responsabilità sarebbe stato più complicato. E come avvenuto in

La composizione Attiva con 60 unità il suo scopo era quello di studiare il territorio per prevedere i pericoli

E mentre ancora si contano i morti dalle macerie ricoperte dal fango di Giampilieri e Scaletta Zanclea si alza il polverone. E a sollevarlo è il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca. «In questa fase non vogliamo fare polemiche, ma vorrei sapere perché non è stato proclamato il lutto nazionale per i funerali delle vittime dell'alluvione». Una domanda che il primo cittadino rivolge alle massime istituzioni dello Stato. «Speriamo - ha aggiunto Buzzanca - che alla fine sia proclamato, altrimenti sarebbe molto grave: noi siciliani siamo forse figli di un Dio minore?». Intanto sul fronte operativo ieri è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, nella sua informativa al Senato. Bertolaso ha ribadito, nel corso della sua informativa a palazzo Madama che serve un piano d'azione per la messa in sicurezza di tutta l'Italia. Da Messina, così come dal terremoto dell'Aquila, ha spiegato Bertolaso, «dobbiamo trarre una lezione: la denuncia degli abusi non è più sufficiente, occorre trasformarla in un piano d'azione che riguarda tutto il Paese».

passato, la popolazione alla prima forte pioggia sarebbe stata sgomberata. «Oggi poi – spiega Canuti - esistono tecniche che permettono di monitorare continuamente i movimenti dei territori che vent’anni fa non c’erano». Ma questo nuovo indirizzo potrebbe essere dovuto proprio a una minore consapevolezza scientifica dei vertici della Protezione civile. «E il passaggio da Barberi a Bertolaso è un passaggio significativo» in questo senso per Canuti. Barberi «oltre a essere uno scienziato ha una grande sensibilità ai problemi di questa natura. Bertolaso invece è soprattutto un grande organizzatore», conclude il professore. <<

Così nel 2001 franò la prevenzione  

MESSINA ESISTE UN “GRUPPO CATASTROFI”DEL CNR CHE HA LO SCOPO DI EVITARE CALAMITÀ. MA LA PROTEZIONE CIVILE, OTTO ANNI FA, HA DECISO DI TAGLIA...