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CONFRONTO Via Cavour n. 7 - Cortemilia Anno XI- n. 1 - marzo 2011

Il 17 marzo 2011 cadono i 150 anni dalla prima seduta del Parlamento italiano, tenutasi appunto il 17 marzo 1861 a Palazzo Carignano, a Torino. Da allora, almeno a cadenza cinquantennale, si festeggia l’avvenimento. Ancora oggi, entrando a Torino, troviamo Italia 61, l’area espositiva di Torino che nel 1961 raccolse oltre quattro milioni di visitatori. A tutti gli studenti dell’epoca vennero distribuite pubblicazioni sul centenario e tutti si sentirono un po’ più italiani. Oggi i nostri malgovernanti sono riusciti a rovinare le celebrazioni con il tormentone festa sì -festa no; il ministro leghista Calderoli ha parlato di follia costituzionale e che fosse per lui toglierebbe anche la festa del primo maggio. Non gli risponderemo come quell’elettore leghista che, intervistato sulla Rai, al cronista ha detto “Per forza, Calderoli non lavora nemmeno gli altri giorni”, perché abbiamo rispetto di tutti i lavori, anche del lavoro dei politici. Ci sentiamo di dire, però, che ci sarebbe piaciuto arrivare a questa festa più uniti, ci sarebbe piaciuto che tutti ci fossimo sentiti fieramente italiani, orgogliosi delle belle pagine di storia che gli Italiani hanno saputo scrivere, delle bellezze del nostro Paese; non già perché italiano sia meglio di francese o di tunisino o di bengalese, ma perché solo amando profondamente il proprio Paese si può pensare più al bene comune che al proprio interesse, si possono capire le ragioni di chi abbandona il proprio Paese per migrare in terra straniera, ci si può sentire veramente cittadini del mondo.

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FEDERALISMO per i piccoli Comuni - di Aldo Bruna

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Ricordando Carlo Dotta - di Lalo Bruna

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Un Cortemiliese DOC di Ginetto Pellerino

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Che tipo di unità di Giovanni Destefanis

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Il ritorno di Veltroni di Ginetto Pellerino

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FESTA DE L’UNITA DI ITALIA - IL PROGRAMMA

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www.issuu.com/confronto e.mail: pdcortemilia@tiscali.it

FEDERALISMO: una scure sui piccoli comuni di Aldo Bruna Siamo forse alla vigilia di una svolta nei rapporti tra il Governo e i Comuni. In questi giorni si sta parlando di federalismo municipale, spacciandolo come la soluzione di tutti i mali. Finalmente, dicono, ci saranno più risorse per i Comuni virtuosi e i cittadini avranno la possi-

bilità di meglio controllare come si spendono i soldi. Così a naso mi pare di poter dire che, come è stato formulato il federalismo municipale, le affermazioni di principio a sostegno di questa riforma, sono delle “balle”. Il mio scetticismo ha

R i c o r d a n d o C A R L O D O T TA di Lalo Bruna Caratteristica peculiare del maestro Carlo Dotta, di tutta la sua attività pubblica e amministrativa (ben documentata nella bella mostra allestita nei locali del convento e che

Sommario: SANITA’ E SONDAGGI

A cura del Partito Democratico — Circolo di Cortemilia e Valli

altri, più autorevoli di me, rimarcheranno certamente nei loro interventi), culminata nel 1964 con l’elezione a sindaco, è stata senza dubbio il suo amore per Cortemilia, amore che – ce lo dice lui stesso nel suo bel libro “Curtmija ed na vota” del 1994 – era iniziato assai pre-

sto quando, poco più che ventenne, era stato portato in un campo di concentramento tedesco, vittima innocente anche lui, come tanti milioni di giovani, della follia e della malvagità di Hitler e di Mussolini. Leggiamo. “ H o iniziato ad amare c o n tutte le m i e forze Cortemilia quando, ancora tropo giovane, mi trovai, mio malgrado lontano dalla patria, prigioniero di guerra in un campo di concentramento nel nord della Germania. Il suono lontano di una campana, la risata di un bimbo, l’abbraccio di due innamorati ti ricordano il tuo paese:

trovato un sostegno nelle tabelle pubblicate sul sito del ministero del Tesoro (www.tesoro.it/ ministero/commissioni/ copaff). Il quadro che ne emerge, per i nostri piccoli Comuni è, a dire poco, preoccupante. (tabelle a pag. 3)

FESTA DE L’UNITA’ di ITALIA 17-19 MARZO 2011 Programma completo in ultima pagina le due chiese di San Michele e San Pantaleo, i due campanili con il suono festoso delle campane; vedi la Pieve, l’ex Convento, i ruderi del Castello, la torre, le vie, le piazze, i portici. Le nostre colline, la nostra campagna, i negozi, gli esercizi pubblici, le persone anziane, i giovani. E allora capisci quanto sia grande il tuo amore per la tua Cortemilia così lontana”. E ancora. “E che amassi tanto il mio paese l’ho provato quando, di ritorno dalla prigionia, in una notte buia dell’estate del 1945, mi trovai a pedalare in sella a una scassata bicicletta, senza fanale, da Acqui a Cortemilia. Leggo dal mio vecchio diario: Pedalo a più non posso, arrivo a Terzo e sbaglio strada, devo tornare indietro, poi supero in un baleno Bistagno; tra Bista(Continua a pagina 4)


S A N I TA’ : n o n r i n g r a z i a m o C o t a La Regione Piemonte ha deciso di riformare la sanità con l’intento di risparmiare soldi (ci riuscirà sicuramente perché per il 2011 ha deciso un taglio di oltre 100 milioni di euro) e offrire migliori servizi ai cittadini (il che è tutto da verificare). La Lega Nord ha immediatamente riempito i cartelloni con mega-manifesti in cui campeggia la scritta “grazie Cota”. Noi non ringraziamo o, almeno, non ancora. Vorremmo prima di tutto, che anche i cittadini di Cortemilia e dell’Alta Langa, in particolare gli ammalati, potessero raggiungere l’ospedale di Verdu-

no, che sarà il nostro ospedale di riferimento, su una strada percorribile non diciamo in pochi minuti ma nemmeno in un ora (come è attualmente), perché di fronte a certe malattie o traumi il tempo può essere fondamentale. Cota, allora, oltre agli ospedali pensi anche alle strade per raggiungerli. Un recente sondaggio commissionato dalla Regione Piemonte ha messo in evidenza come i cittadini preferiscono essere curati in un buon ospedale, anche non vicino a casa, piuttosto che in un cattivo ospedale vicino a casa. A parte l’ovvietà, vorremmo però che

SONDAGGI Non sappiamo se ci saranno le elezioni politiche a breve o se la legislatura continuerà ancora per due anni. Gli istituti di sondaggi stanno comunque lavorando a pieno regime. Abbiamo allora provato a fare una sintesi dei sondaggi, prendendo i dati di sette Istituti (EMG,

PARTITO

DIGIS, CFI, FULLRESEARCH, IPSOS, DEMOPOLIS, TECNE’, dati pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio), che hanno effettuato le rilevazioni tra il 27 gennaio ed il 14 febbraio 2011. Se si andasse a votare oggi, la situazione potrebbe essere la seguente:

PERCENT. MEDIA

POPOLO delle LIBERTA’

29,1%

PARTITO DEMOCRATICO

26,0%

LEGA NORD

10,6%

SINISTRA ECOL. e LIBERTA’

7,9%

UNIONE DI CENTRO

6,1%

ITALIA DEI VALORI

5,9%

FUTURO E LIBERTA’

5,4%

Si può constatare come la situazione sia altamente incerta, con il polo PDL-Lega Nord al 39,7% (ma un anno fa veleggiava intorno al 50%) e il polo di centro sinistra (PD-IDVSEL) al 39,8%. Il Centro, che potrebbe fare da arbitro, viaggia intorno all’11,5%. Naturalmente questi sono solo son-

gli ammalati della valle Bormida e dell’Alta Langa potessero disporre sempre più di efficienti servizi ambulatoriali in loco; la tendenza sembra invece piuttosto quella di tagliare. Ad esempio, sono stati completamente tagliati i fondi per le persone non autosufficienti: un provvedimento che penalizzerà in particolare la nostra zona dove la popolazione anziana è particolarmente numerosa. Anche lo scorporo degli ospedali dalle ASL rischia di ottenere un effetto contrario rispetto a quanto sperato. Per questi motivi non diciamo grazie a Cota.

“...sono stati completamente tagliati i fondi per la non-auto -sufficienza”

E’ stata inaugurata venerdì 18 febbraio la nuova sede della Camera del Lavoro in via Dante Alighieri. La sede è aperta tutti i venerdì mattina dalle 8.30 alle 11.30 ed offre consulenza in materia pensionistica e tributaria (mod. RED, 730, certificazione ISEE, rapporti con INPS ecc.). La redazione di CONFRONTO formula i migliori auguri.

daggi e molto dipenderà dalle alleanze che si costruiranno; è chiaro comunque che, ormai da tempo, il PDL sta perdendo consensi e, in queste ultimissime settimane, sembra perdere qualche colpo anche la Lega Nord. Staremo a vedere.

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FEDERALISMO: la scure sui piccoli comuni di Aldo Bruna (segue da pagina 1)

Queste sono le nude cifre. Si dice poi che verrà costituito un fondo di solidarietà che dovrebbe mettere a posto le macroscopiche differenze, con una compartecipazione all’IVA spesa nelle singole Regioni. In altre parole lo Stato incassa l’IVA e parte di questa verrà devoluta alle Regioni che, a loro volta, la riverseranno ai singoli comuni per ridurre le differenze (a questo punto non si capisce perché si parli di federalismo: se è lo Stato che la incassa e poi la devolve il federalismo centra come i cavoli a merenda). Piuttosto il disegno che si intravede, dietro a queste misure e non solo da oggi, è la volontà di arrivare alla chiusura dei piccoli comuni. Scelta giusta o sbagliata? Non sono in grado di fornire una risposta soddisfacente. Sarebbe comunque il caso di cominciarne a discutere, in particolare i sindaci. E’ il caso di aspettare che sia lo Stato centrale a decretare la soppressione dei piccoli comuni? Non sarebbe forse il caso di avviare una seria riflessione sulla necessità di a r r iva re a d un accorpamento tra alcuni Comuni? Le decisioni di altri, giuste o sbagliate che siano, è meglio anticiparle piuttosto che subirle. ■

CATTIVERIE di Riccardo Ferrero Finalmente una grande notizia. Il capo del governo ha recentemente organizzato nella sua splendida villa una cena invitando un grande luminare della medicina per informarsi sulle scoperte delle cellule staminali, un geologo e un meteorologo, per prevenire catastrofi ambientali e desertificazione del territorio, un ingegnere ambientale per sfruttare le fonti rinnovabili e anche una gran bella professoressa per un parere sulla riforma universitaria. Non mancavano giovani neolaureati ricchi di masters e riconoscimenti. Alla fine della cena il capo del governo della Costa d’Avorio si è rilassato raccontando una barzelletta dove si dice che nel 5° paese più industrializzato al mondo si svolgono famose cene di un Presidente del Consiglio con grandi pensatori come Lele Mora e Emilio Fede attorniati da giovani donne che mettono in mostra tutta la chirurgia estetica e pettoruta e dove si pratica il bunga -bunga. Allora, qual è il terzo mondo? Io ho un dubbio: il vero terzo mondo è quello dove la pelle è più chiara.

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RICORDANDO CARLO DOTTA di Lalo Bruna (Continua da pagina 1)

gno e Monastero vado a sbattere contro i resti di un ponte distrutto dalla guerra, ma ci vuole altro per fermarmi (…). Sono le due del mattino e la notte è sempre più buia. Superata Vesime, intravedo il ponte di Perletto, e qui cominciano a cadere le prime lacrime, che ai Dui Stradun diventeranno così fitte da impedirmi quasi di proseguire. Ora sono al Pruz, regione Sampò, ed ecco il lungo vialone: ma, oh povero me! Il mio cuore ha un sobbalzo, pare che debba scoppiare da un momento all’altro, sembra proprio che mi voglia lasciare, ed è proprio così, perché er me cheur ul’è za an ter pais, ul’è a Curtmija! Ah Curtmija! Curtmija!” Altri – ripeto – ricorderanno i grandi meriti del Dotta amministratore che, senza tanti proclami (che differenza con i nostri attuali, a tutti i livelli, “governi del fare”!), ha fatto, lui sì, davvero tanto per Cortemilia. Io, al contrario, attingendo qualche episodio dai miei ricordi personali (mi onorava, nonostante la non piccola differenza di età, della sua stima e della sua amicizia, e così ebbi diverse occasioni di dargli una mano nel suo lavoro), parlerò di un Dotta forse “minore”, senz’altro meno conosciuto, ma nel quale, non meno che nell’amministratore capace di grandi opere, l’amore per Cortemilia, pienamente corrisposto dalla quasi totalità dei suoi concittadini, risplendeva intensamente. E voglio ricordare, allora, in una veloce carrellata, le tante feste organizzate – sempre con lo scopo principale di far conoscere Cortemilia – nella frazione campestre di Bruceto, dove io insegnai per un anno nel 1976 (forse l’anno più bello della mia vita), e dove il sindaco Dotta era veramente adorato, tanto che una sua foto aveva preso il posto nella piccola scuola locale, del ritratto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, stupendo e

divertendo non poco lo scrittore cuneese Nuto Revelli, ospite una volta di una di queste “nostre feste”, che ricorderà più volte l’episodio in alcune sue interviste. Memorabile la pubblicità che si allestì, in pochi giorni, nell’estate del 1976, per un liquore allora assai in voga, la “Grappa Julia”. Tutte le 7-8 famiglie di Bruceto erano impegnate, in quei giorni, a mietere il grano. Però, quando il loro Sindaco gli chiese se potevano dargli una mano per non perdere questa occasione, tutti i mietitori abbandonarono i loro attrezzi nei campi e, per due giorni, non pensarono ad altro. La festa e la pubblicità riuscirono benissimo, e grande fu la soddisfazione (sia pure accompagnata da un po’ di delusione perché invece di Cortemilia-Bruceto, si parlava di Langhe d’Alba) quando luoghi e persone di Bruceto, in particolare Dario Rolando con due attori professionisti, apparvero sui più importanti periodici italiani (Famiglia Cristiana, Panorama, L’Espresso, Oggi e altri). O, ancora, il suo costante interessamento e incoraggiamento per le vicende pallonistiche della nostra squadra, specie nei momenti più tristi, come quando – era l’estate del 2002 – la rete dello sferisterio fu abbattuta da un temporale di inaudita violenza. Fu il primo, Dotta (e non ebbe molti epigoni…) a contribuire materialmente, perché l’attività potesse continuare: “Cortemilia – disse – non può rimanere senza pallone elastico”. Ma l’episodio che ricordo con maggiore nostalgia (e , se mi è consentito, con legittimo orgoglio) è la nascita, nel 1970, dei giochi della gioventù di atletica leggera, che il Sindaco Dotta, nonostante i suoi mille altri impegni, certamente più importanti, volle con forza. Conoscendo la mia passione per l’atletica, mi

chiamò a collaborare, investendomi subito, anzi, nonostante avessi soltanto 21 anni, di un ruolo di primo piano. Quei “giochi” – e quelli successivi fino al 1980 – furono davvero un esempio di ottima organizzazione e portarono anche a risultati sportivi importanti. Io feci la mia parte ma il vero motore di tutta l’attività era il nostro Sindaco che riuscì, con la sua autorevolezza, a coinvolgere tutto il paese, in particolare commercianti e imprenditori, nella realizzazione di queste importanti giornate di sport giovanile. E quando, nel vecchio campo -scuola di Cuneo, il nome di Cortemilia echeggiava con sorprendente frequenza a testimoniare gli ottimi risultati dei nostri piccoli atleti, la gioia, vorrei dire la commozione, del Sindaco Dotta erano veramente palpabili. Per lui, sentire che Cortemilia – così lontano da tutto, così isolata e troppo spesso colpevolmente dimenticata e umiliata – era in grado, almeno nello sport, di recitare un ruolo da protagonista, di rivaleggiare spesso superandole, con realtà importanti come Cuneo, Alba, Bra, Mondovì, Saluzzo…, era davvero motivo di soddisfazione, di orgoglio, di felicità.

“una sua foto aveva preso il posto del ritratto del Presidente della Repubblica”

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UN CORTEMILIESE DOC di Ginetto Pellerino Nel 2003 la Confraternita della nocciola “tonda gentile di Langa” istituisce il premio “Un Cortemiliese Doc” con cui si vuole segnalare e ringraziare un cittadino di Cortemilia distintosi per impegno, capacità, professionalità e passione per il proprio paese e il proprio territorio. Il riconoscimento viene assegnato a Carlo Dotta, il maestro, il sindaco, morto nei giorni scorsi all’età di 87 anni. Per oltre mezzo secolo ha avuto un ruolo di primo piano nella vita pubblica cortemiliese. Nel ricordarlo, pubblichiamo le motivazioni del premio: <Di sé ha sempre detto di essere un piccolo sindaco scherzando sulla sua statura ma per Cortemilia è stato il sindaco per eccellenza. La prima edizione del premio "Un Cortemiliese D.O.C.", ideato e organizzato dalla Confraternita della Nocciola Tonda Gentile di Langa, non poteva che fornire la giusta riconoscenza ad un uomo che ha dedicato molti anni della sua vita a Cortemilia: Carlo Dotta, il maestro, il sindaco. Nato nel 1922 e conseguito il diploma all'Istituto Magistrale di Alba, parte per la guerra. Nel 1943 viene rinchiuso nei campi di concentramento in Germania dove rimane fino all'aprile del '45. Le paure e le sofferenze della prigionia, le

gioie della liberazione e del ritorno a Cortemilia sono raccontate nel libro "Ricordi di guerra e di prigionia dei due Dotta di Cortemilia", scritto insieme ad un altro cortemiliese, il suo omonimo Carlo Dotta, anch'egli rinchiuso in un lager nazista. I primi anni di insegnamento lo vedono a Cravanzana, Bergolo, Torre Bormida, tutti paesi dell'Alta Langa. Nel 1949 sposa Argentina Berutti e nel 1951 nasce il loro figlio, Carlomaria. Negli

anni '50 ottiene il trasferimento a Cortemilia e comincia la grande avventura sociale e politica. Fonda la Pro-Loco con Piero Delprato e, con lui nel 1952, inventa e organizza la prima Sagra della Nocciola; fonda il Moto Club e, negli anni '60 diventa Presidente dell'Ospedale Santo Spirito che sta vivendo un momento difficile; si getta a capofitto nell'impresa di salvarlo e ce la fa

grazie agli aiuti del Vescovo di Alba e ad una serie di iniziative benefiche. Nel 1964 diventa sindaco e lo rimane fino al 1980. Sono gli anni della grande crescita economica di Cortemilia con l’insediamento delle fabbriche Miroglio, della promozione turistica e culturale e delle prime manifestazioni contro l'inquinamento Acna. Carlo Dotta è il protagonista assoluto di queste iniziative; fonda il gruppo Avis e diventa Assessore della Comunità Montana Alta Langa sfiorando anche il seggio senatoriale nelle fila del Psdi, il partito del Presidente Saragat. Sarà un altro Presidente, Sandro Pertini, nel 1980, a conferirgli l'onorificenza di Cavaliere Ufficiale, a cui seguirà nel 1982 il Premio Fedeltà all'Alta Langa con medaglia d'oro assegnatogli dal Comune di Bergolo e dalla Comunità montana Alta Langa. Tutte le imprese del "piccolo grande uomo" sono raccontate nel suo libro "Curtmija ed na vota, cun er so dialet", un volume che narra anche le storie e i personaggi di Cortemilia e spiega aneddoti e curiosità di un dialetto unico, ibrido, dove trionfano le “z”, tipico delle zone di confine tra Piemonte e Liguria.

“Per oltre mezzo secolo ha avuto un ruolo di primo piano nella vita cortemiliese”

LA MOSTRA al CONVENTO

Non è stato facile individuare, tra le centinaia di fotografie e di articoli di giornale presenti nel suo archivio personale, quelli che potessero meglio di altri testimoniare la personalità, l’impegno ed il profondo intreccio con la sua Cortemilia di quello che possiamo definire il Sindaco per antonomasia. Carlo Dotta è stato infatti alla guida del nostro paese dal 1964 al 1980, è stato il Sindaco che ha governato Cortemilia per maggior tempo caratterizzando il suo mandato amministrativo con una particolare attenzione per la crescita economica e culturale di Cortemilia. Carlo Dotta è stato però anche molto altro, a partire dalla sua esperienza in un campo di concentramento in Germania, alla sua attività di maestro elementare che ha educato centinaia di giovani langaroli, dal suo impegno nel Moto Club Cortemiliese (che guidò dal 1953 al 1958) e nella Pro Loco (è con lui e Piero Delprato che nasce la Sagra della Nocciola) a quello di Presidente dell’Ospedale Santo Spirito. La mostra cerca di raccontare tutto questo, con gli articoli di giornale che partono dal 1962 (una “mitica” sfida tra tifosi ToroJuve svoltasi al campo sportivo di Cortemilia) per arrivare fino al 1990, l’anno in cui le primarie di Cortemilia lo confermarono ancora come uno tra gli uomini più amati ed apprezzati dai suoi concittadini. Molte fotografie, invece, risalgono anche ad anni precedenti: si può vedere il Vice Presidente del Consiglio Saragat inaugurare la Sagra della Nocciola nel 1955 o l’elezione di Miss Centauro del 1956, l’enologo Luigi Veronelli nel 1959 in una cena langarola presentata a Palazzo Serbelloni a Milano; molte sono le foto di classe, a partire dall’anno scolastico 1950-1951 a Torre Bormida per arrivare alla fine degli anni ’70 nell’ultima sua classe prima del pensionamento. La mostra non può certo restituire l’umanità di Carlo Dotta, la sua simpatia, il suo far sentire tutti a proprio agio e, in qualche misura, importanti, ma leggendo gli articoli di giornale e guardando le fotografie sarà possibile almeno vedere l’uomo pubblico ed attraversare con lui trent’anni di vita di Cortemilia.

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C H E T I P O D I U N I TA’ ? di Giovanni Destefanis Nel periodo precedente l'unificazione ed anche a processo già avviato fu molto intenso, in Italia e non solo, il dibattito tra intellettuali, filosofi, studiosi di materie politiche ed economiche, membri della borghesia ma anche dell'aristocrazia “illuminata” ossia progressista, sull'assetto istituzionale da dare al paese. Vi parteciparono personalità di spicco, tutti di matrice “liberale”, termine che all'epoca indicava il pensiero ispirato ai principi fondamentali della libertà e dell'uguaglianza proclamati dalla Rivoluzione Francese, pensiero che poi venne elaborato e sviluppato in misure più o meno radicali nella formulazione dell'idea di ciò che l'Italia Unita avrebbe dovuto essere. Giuseppe Mazzini fu uno dei principali teorici di uno stato repubblicano e democratico, tra tutti il più attento alle condizioni di vita delle classi più disagiate, il “proletariato” italiano fatto di masse di contadini in condizioni semiservili e di operai in numero sempre crescente e senza alcuna tutela nei distretti industriali del centro nord. L'ipotesi repubblicana a cui aderì anche Garibaldi e diversi altri animò frequenti moti insurrezionali, tutti falliti perchè il popolo non comprese, fu indifferente e talora persino duramente ostile, come nel caso

famoso e celebrato dell insurrezione promossa da Carlo Pisacane in Ca mpania, la “spedizione di Sapri”, dove la popolazione non solo non insorse ma massacrò il Pisacane e numerosi suoi seguaci. In seguito, come è noto, Garibaldi ed altri, pur non abbandonando di fatto l'idea repubblicana, si adeguarono all'ipotesi, poi vincente, di uno stato monarchico. Altri pensatori come Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini, preti, elaborarono proposte di tipo federalista sotto la direzione del papa, il primo in nome di un “primato morale e civile degli italiani” consistente innanzitutto nella comune fede e cultura cattolica. Lo stesso papa Pio IX all'atto della sua elezione aveva mostrato aperture a riforme di tipo liberale e concesso addirittura una Costituzione, per poi richiudersi in un conservatorismo sempre più rigido ed intransigente dopo le vicende della Repubblica Romana del 48. Altra ipotesi federalista fu quella di un altro intellettuale e filosofo, Carlo Cattaneo. Animato da profondi interessi umanitari, laico e liberale, fu colpito durante la sua formazione dal sistema federale svizzero che ha aspetti sociali, storici e culturali molto specifici e caratterizzati da una sostanziale omogeneità economica. Il suo pensiero fe-

derativo (non un vero e proprio progetto) aveva peraltro anche basi sociologiche, di origine illuministica, relative ad una “federazione di intelligenze” libere e spontanee e all'uguaglianza delle condizioni economiche e culturali di partenza, posizione peraltro assimilabile a certe utopie sociali di stampo anglosassone. Come è noto alla fine prevalse il “semplice” modello monarchico, sostenuto dalla “realpolitik” di Cavour, uno stato accentratore e, per quanto liberale, molto chiuso a qualsiasi forma di autonomia locale, compresa quella dei comuni, rigidamente sottoposti al controllo dei prefetti, e nel contempo attento invece a salvaguardare gli interessi della borghesia. Nella normativa originale dello Statuto Albertino il suffragio elettorale era di tipo censitario, con l'elettorato attivo e passivo riservato a chi avesse compiuto i 25 anni, sapesse leggere e scrivere e pagasse 40 lire di “censo”. Magistrati, professori, ufficiali erano ammessi al voto anche se non arrivavano alle 40 lire. I deputati, eletti in collegi uninominali, erano 224. La maggioranza della popolazione - 22.182.000 al 31 dicembre 1861- era di fatto esclusa dalla partecipazione alla vita politica.

“...Mazzini fu, tra tutti, il più attento alle condizioni di vita delle classi disagiate…”

Si presenta il libro su CHEBELLO Giovedì 24 marzo, alle 21, nella sala consigliare del municipio di Cortemilia, verrà presentato il libro “Mio Padre”, dedicato a Osvaldo Chebello, per diverse legislature sindaco di Cairo Montenotte, scomparso nel 2006. Il volume è stato scritto dalla figlia Stefania Chebello. E’ un filo diretto tra padre e figlia, un’ intensa testimonianza della vita di uno degli amministratori più amati nell’entroterra ligure, eletto per quattro volte alla carica di primo cittadino. Osvaldo Chebello, classe 1941, muove i primi passi nel mondo

politico amministrativo nel 1971, quando diventa capogruppo consiliare del partito socialista italiano. Dal ’75 all’80 è vicesindaco e nell’83 diventa sindaco. Nel 1985 viene rieletto nuovamente primo cittadino in una giunta a guida Pci-Psi e, contemporaneamente, riveste la carica di consigliere provinciale di Savona come capogruppo del PSI. Nel 1991 viene nominato presidente dello IACP savonese. Nel 1999 e nel 2004 sarà nuovamente sindaco, questa volta col centro-destra. Tra le opere più importanti, la costruzione

del parcheggio sotterraneo in piazza della Vittoria e la ristrutturazione dello storico Palazzo di Città. Era molto conosciuto anche nel basso Piemonte, dove si era sposato, a Bergolo nel 1965, con Olga Pellerino. Inoltre, in rappresentanza del comune di Cairo e della provincia di Savona, aveva preso parte a incontri e manifestazioni nel periodo della lotta all’Acna, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. La presentazione del libro è curata dalla figlia Stefania Chebello e dall’editrice An-

na Gentili. Interverranno Ginetto Pellerino e gli ex sindaci di Cortemilia e Torre Bormida Carlo Bemer e Cesare Canonica.

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LINGOTTO2: il ritorno di Veltroni di Ginetto Pellerino Politicamente parlando ho un debole per Walter Veltroni. Di lui mi piacciono la capacità di comunicare emozioni e di scaldare i cuori di chi ascolta, l’onestà intellettuale e il coraggio di innovare, la coerenza delle idee e il rispetto che ha sempre mostrato verso tutti, avversari politici compresi. Proprio da questi ultimi e anche da qualche invidioso compagno di partito è stato definito con ironia l’inventore del “buonismo”, di un modo di far politica eccessivamente corretto, come se comportarsi bene e rispettare le istituzioni fosse una colpa. Veltroni è un “buono”, certo ( se per “buono” si intende sentimentale, tollerante, benevolo anche verso gli avversari), ma di quelli “tosti” che sanno tirare fuori le unghie quando serve e lo ha dimostrato in più occasioni, da parlamentare, da ministro (rinunciò sempre alla scorta), e da sindaco di Roma, oggi molto rimpianto. Mi ha stupito, nell’estate 2009, l’ improvvisa decisione di lasciare la guida del Partito Democratico, la sua creatura politica nata meno di due anni prima e condotta alle elezioni politiche dell’aprile 2008 (impossibili da vincere dopo il “karakiri” dell’Unione prodiana) al 34%. Per chi ha creduto nel suo progetto riformatore le dimissioni da segretario nazionale e la politica di basso profilo adottata nell’ultimo anno sono stati motivo di delusione. Di recente, il fatto che sia tornato ad occuparsi delle vicende del Pd, che ha bisogno come il pane di lui, ha ridato slancio ed energia a chi crede come me nella sua proposta riformatrice. Per questi motivi ho deciso di partecipare sabato 22 gennaio al Lingotto 2, l’incontro che Veltroni e la sua corrente MoDem (Movimento Democratico) hanno indetto nell’ex stabilimento Fiat di Torino, lo stesso luogo che nel luglio 2007 aveva visto nascere, sempre per opera dell’ex sindaco di Roma, il progetto PD. Anche in quest’occasione come già nel 2007 Veltroni non ha tradito le mie aspettative. In poco più di un’ora di discorso “sodo”

ha saputo fare proposte strategiche per il paese, accantonare le divisioni che sono il male oscuro dei democratici e ridare slancio mediatico a un partito in crisi (non è un caso se dopo il 22 gennaio il Pd è risalito nei sondaggi). Alcune affermazioni sono state forti ma veritiere come quelle che il Pd <non può essere il partito che dà sempre e comunque ragione alla Cgil, ai magistrati, che difende i garantiti e dimentica le ragioni della partite Iva e della Cisl>. Quelle sui problemi drammatici dell’Italia sono state più crude del solito: <La voragine del debito pubblico potrebbe mangiarsi il Welfare. L’Italia faccia come la Germania, in modo da ridurre il volume del debito all’80 per cento e per farlo, si chieda una patrimoniale di tre anni a quel decimo di italiani che possiedono il cinquanta per cento delle ricchezze del paese>. L’appassionata difesa dei precari, in stragrande maggioranza giovani: <I precari, difesi a parole dalla sinistra, vivono nell’apartheid e dunque si punti a una grande riforma, al bersaglio grosso, con la nascita di un diritto unico del lavoro che faccia finire la vergognosa divisione tra lavoratori, sempre più pochi, con contratto a tempo indeterminato e un’enorme massa di altri di serie B, C e D>. L’attenzione verso le partite iva e la proposta della “no-tax area famigliare” cara al cattolico Forum delle Famiglie : <Il nostro sistema fiscale è organizzato intorno alle due sole tradizionali componenti: lavoratori dipendenti e autonomi. E’ ora che irrompa per ragioni di giustizia e di equità il nuovo soggetto dei lavoratori delle partire Iva, tanta parte del tessuto produttivo italiano. Inoltre,c’è bisogno del pieno riconoscimento della famiglia come soggetto fiscale. Il modo più concreto e corretto per farlo è raccogliere la proposta avanzata dal Forum delle associazioni familiari e che va sotto il nome di “no-tax area familia-

re”. Dal prelievo Irpef verrebbe detratta una quota esente per ciascun membro della famiglia, una proposta giusta e realista perché può essere adottata progressivamente, a partire dal basso, e non presuppone una immediata modifica di tutto il sistema fiscale>. Importanti le proposte politiche venute dal Lingotto 2: <Liberarsi dalla tentazione di un populismo di sinistra. Il populismo di Berlusconi si batte con il riformismo>; <Dobbiamo affrancarci dall’illusione di costruire schieramenti eterogenei solo contro gli avversari per poi non riuscire a governare>; <Bisogna avere il coraggio dell’innovazione. Il motto dei democratici deve essere non difendere ma cambiare. Per essere il polo di attrazione dei moderati, la ricetta è il coraggio di cambiare su fisco, lavoro, Welfare. Così le alleanze verranno>. Proprio sulle alleanze, dove ha proposto un nuovo governo con tutte le forze politiche di opposizione per vincere e poi, supe-

“si punti a una grande riforma, con la nascita di un diritto unico del lavoro che faccia finire la vergognosa divisione tra lavoratori”

rata la fase di transizione, ognuno per la sua strada, Veltroni ha mostrato tutta la sua capacità strategica. Il Pd dopo il 22 gennaio è più unito e, guarda caso, l’alleanza di tutte le opposizioni, tipo Comitato di Liberazione Nazionale, è la più gettonata di questi giorni. Altro che minoranza del partito, al Lingotto 2 è tornato il leader che in tanti aspettavamo.

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CONFRONTO MARZO 2011  

A CURA DEL PD DI CORTEMILIA