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CONFRONTO Via Cavour n. 7 - Cortemilia Anno X- n. 1 - giugno/luglio 2010

Torna CONFRONTO dopo un periodo di inattività durato quanto l’impegno in Amministrazione Comunale. Dopo la forte delusione della sconfitta, torniamo perché riteniamo quanto mai utile esprimere il nostro punto di vista ed informare la cittadinanza sulle nostre proposte. Il grande rispetto che portiamo nei confronti dell’esito elettorale non ci impedisce di pensare che l’elettorato cortemiliese ha scelto un gruppo che si è presentato con un programma banale e semplicistico e che ha fatto la differenza con una campagna elettorale ideologica, molto aggressiva e spesso condotta con la più totale assenza di pudore. Saranno i fatti a parlare anche se i primi segnali non sono incoraggianti. Avremmo voluto, ad esempio, vedere Cortemilia quale Comune capofila nella organizzazione della festa nazionale dei Borghi Autentici. Le ricette per far bene hanno sempre gli stessi ingredienti principali: impegno, capacità, perseveranza. Staremo a vedere.

Sommario: Una sconfitta inaspettata. Intervista a Aldo Bruna

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Il Torneo dei Borghi Memorial MICHE’

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Dalla Bresso 1 milione di euro per l’ospedale

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Il Santo Spirito di Cortemila: un po’ di storia

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La Storia… questa sconosciuta di Giovanni Destefanis

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Un sorriso per Chernobyl Terza edizione

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Festa dell’UNITA’ Il programma

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A cura del Partito Democratico — Circolo di Cortemilia e Valli

e.mail: pdcortemilia@virgilio.it

Una sconfitta inaspettata Intervista all’ex-Sindaco Aldo Bruna A Cortemilia, nelle recenti elezioni comunali, ha vinto la lista di destra capeggiata da Graziano Maestro. Ovviamente sarai deluso. Deluso sì, anche perché c’era l’idea che il lavoro svolto dalla nostra Amministrazione sarebbe stato più apprezzato dai Cortemiliesi, ma evidentemente così non è stato. Si è trattato di un problema di comunicazione? In parte sì, ma molte delle opere realizzate erano concrete, visibili e non necessitavano di ulteriore comunicazione. Occorre comunque dire che abbiamo ricevuto

800 voti (ringraziamo tutti i Cortemiliesi che ci hanno dato fiducia) e abbiamo perso con uno scarto di una cinquantina di voti, per cui sarebbe bastato spostare i consensi di 4-5 famiglie e avremmo vinto noi; analizzare la sconfitta pertanto, con questo scarto così esiguo, non è facile. Probabilmente la vostra campagna elettorale ha avuto dei punti deboli. Abbiamo fatto pochissimo porta a porta, che è sempre un sistema efficace; soprattutto siamo partiti in ritardo per formare la lista, per cui abbiamo avuto più difficoltà.

C’era forse da parte vostra un eccesso di sicurezza? Probabilmente avevamo una sopravvalutazione del lavoro svolto in cinque anni; questa consapevolezza ci rendeva quasi certi del successo elettorale e quindi VOLA CURTMIJA Graziano C. Maestro VOTI 849 PER CORTEMILIA Stefano Garelli VOTI 798

non sufficientemente impegnati in campagna elettora(Continua a pagina 2)

Suscitare emozioni di Ginetto Pellerino Nei giorni scorsi diversi giornali, anche dell’area di centro-sinistra, hanno affrontato i problemi che affliggono il Partito Democratico e che per ora gli impediscono di diventare una vera e credibile alternativa di governo per gli italiani. Le conclusioni a cui sono giunti i principali politologi sono simili. Al Pd serve tempo, certamente, perché una nuova forza politica che ha avuto il coraggio e l’ambizione di unire laici e cattolici provenienti da partiti diversi deve

per forza affrontare un periodo di rodaggio ma qualcosa, certamente, manca al centrosinistra italiano per far breccia tra gli elettori.

Per diversi giornalisti quel che manca è il “sex-appeal” cioè la capacità di suscitare emozioni. Il Partito Democratico, insomma, nasce come la prin-

cipale novità politica nazionale, si pone nell’idea del suo fondatore Walter Veltroni come il fautore dell’inizio delle nuova stagione riformista e, invece, naviga a vista e non offre agli italiani le risposte che si aspettano. Il vero nodo politicoistituzionale di oggi riguarda la capacità delle forze politiche di ritornare a interpretare le domande dei cittadini. In Italia ma anche nelle altre democrazie consolidate d’Europa i partiti sono in (Continua a pagina 3)


Una sconfitta inaspettata Intervista al Sindaco uscente Aldo Bruna (Continua da pagina 1)

le. Un altro punto che sicuramente ha giocato a nostro sfavore è stata una certa politicizzazione del voto. Questo è in qualche misura paradossale; la vostra lista, che era accusata di essere politicizzata, si è sempre riunita a Cortemilia, senza padrini né padroni, mentre la lista di destra di Graziano Maestro è stata chiusa nella sede della Lega Nord di Alba, sotto la supervisione del Senatore Zanoletti e alla presenza e con l’apporto di altri politici regionali, provinciali e locali. Non ti sembra che anche in questo caso da parte vostra non ci sia stata una comunicazione efficace? Certo, ma proprio perché non intendevamo caratterizzare politicamente la lista, eravamo molto più interessati alle cose da fare, che non cercare un consenso politico. Noi avevamo ben chiaro in testa quali erano le priorità per il Comune nei prossimi cinque anni, per cui non abbiamo dato peso agli schieramenti politici. Qualcuno avrebbe preferito una tua ricandidatura. Pensi che sarebbe cambiato qualcosa? Forse sì, forse in questo modo si sarebbero potuti recuperare quei 26 voti andati all’altra lista e che sarebbero stati sufficienti per vincere; personalmente, però, dopo cinque anni impegnativi, in cui avevo dato veramente tutto per l’amministrazione comunale (non posso contare gli incontri in Regione, in Provincia, con gli altri Sindaci, con i rappresentanti delle associazioni nazionali a cui abbiamo aderito…), non mi sentivo di impegnarmi per un altro quinquennio; ho preferito pertanto che fosse Stefano a candidarsi, a cui mi ero ripromesso di dare una mano, almeno nei primi anni del suo

mandato, mettendogli a disposizione un patrimonio di esperienze e conoscenze che in questi anni avevo coltivato. Prima hai fatto cenno alle numerose opere realizzate durante il tuo mandato. Ne vogliamo ricordare alcune? Le prime che mi vengono in mente sono il Centro Polivalente, la Caserma per la Protezione Civile, l’area con il parco giochi di Piazza Savona, il finanziamento ottenuto per la Scuola media (i cui lavori sono appena incominciati), il Salone Parrocchiale di San Michele, il Ponte alla Pieve, l’acquisizione dell’Area del Castello. Lavori per un importo complessivo di oltre sette milioni di euro, che sono andati a rimpolpare l’economia locale in un momento di crisi. Ma voglio ricordare anche gli oltre due milioni di euro, già acquisiti dalla nostra Amministrazione e che saranno a disposizione nei prossimi mesi, per le difese spondali del fiume Bormida e dei rii minori. Questi interventi, tra l’altro, permetteranno al Comune di liberare alcune aree edificabili, rendendole disponibili per nuovi insediamenti. Non ultimo, la nostra Amministrazione ha anche svolto la sua parte per quanto riguarda l’Ospedale Santo Spirito, che, con l’ultimo atto della Giunta guidata da Mercedes Bresso, è stato collocato al primo posto nelle opere da finanziare per un importo di un milione di euro; era questo, l’ottenimento di un finanziamento significativo, l’unico modo per tenere in vita e sviluppare questa istituzione tanto cara ai cortemiliesi. E voglio ancora ricordare il nostro impegno nella raccolta differenziata dei rifiuti, che ha fatto sì che il nostro Comune sia diventato all’avanguardia in questo campo, consentendo anche, pur nei ristrettissimi margini concessi, un contenimento dei costi. Abbiamo

E SON 100!!!!

Auguri, renzo Lorenzo casazza “caminale” ha da poco compiuto 100 anni!! I migliori auguri da parte di

realizzato queste grandi opere, ma senza rinunciare alla gestione ordinaria. Come mai tutte queste cose non sono state sufficientemente apprezzate? Non saprei indicare con certezza un punto debole; credo che alla fine, quello che ha inciso di più sull’esito elettorale, sia stata la componente politica. Noi non abbiamo lavorato molto sulla comunicazione. Non abbiamo mai cercato il consenso fine a se stesso, abbiamo sempre cercato di soddisfare gli interessi della comunità che non i singoli interessi. Abbiamo pagato probabilmente una nostra inadeguatezza ad entrare nelle corde dei cittadini. Quello che dici è anche un’impressione generale, che si dia meno importanza alle regole per il bene comune e più ai favori per il bene individuale. Non è una bella sensazione che si sta vivendo in questo periodo. Noi magari non siamo riusciti a soddisfare interessi, anche legittimi, dei cittadini; abbiamo però sempre garantito l’attenzione e l’ascolto. Mi viene in mente, ad esempio, il Piano Colore, che sicuramente ha creato qualche malcontento, ma che noi abbiamo adottato per il bene della collettività. Credo che sia più bello e più utile avere un centro storico ben conservato che un centro storico deturpato. Credo che queste siano questioni marginali; penso che a Cortemilia non ci sia nessuno che ha presentato richiesta di concessione edilizia e non l’ha ottenuta; al massimo si è trattato di apportare qualche modifica al progetto originario. In conclusione, quale sarà il vostro impegno in minoranza? Noi (anche attraverso l’adesione a Città della Nocciola ed ai Borghi Autentici d’Italia), abbiamo cercato di avere una visione strategica per il futuro di Cortemilia, non nell’immediato, ma in tempi medio-lunghi; il nostro impegno in minoranza sarà quello di cercare di tenere alta questa visione, vorremmo un’amministrazione che non si limiti all’ordinario, ma che si confronti con altre realtà, nazionali ed internazionali, che prenda spunto dal proprio passato, ma con l’occhio rivolto al futuro, per il bene della Cortemilia di oggi e di quella che verrà.

Il nostro impegno in minoranza sarà quello di cercare di tenere alta questa visione, vorremmo un’amministrazione che non si limiti all’ordinario, ma che si confronti con altre realtà, nazionali ed internazionali, che prenda spunto dal proprio passato, ma con l’occhio rivolto al futuro, per il bene della Cortemilia di oggi e di quella che verrà.

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Suscitare Emozioni di Ginetto Pellerino mutazione e, in generale, sono accusati di non fornire più chiavi interpretative della realtà e, quindi, di non saper delineare prospettive future. C’è un’ansia collettiva, rispecchiata dall’elevato astensionismo a tutte le tornate elettorali, a cui il centro sinistra non sa in questo momento far fronte e a cui la destra italiana, invece, ha fornito risposte più convincenti agli occhi e alle menti degli italiani, benché tutte illusorie. Si pensi alla realtà luccicante e attraente che la componente Berlusconiana offre con le sue televisioni oppure alla realtà più artigianale ma efficace della Lega che dà voce alle pulsioni più profonde degli elettori e ne conquista i cuori.

Le insoddisfazioni e le frustrazioni dei cittadini verso una pubblica amministrazione che non funziona, i problemi legati alla globalizzazione e all’integrazione, l’irresolutezza nel governo delle città hanno trovato forte eco nel “leghismo” che ne amplifica l’effetto mentre il PD rimane muto o si distrae. Per ora non conta che le risposte date dai partiti di governo ai veri problemi del paese siano effimere e prive di efficacia o che per distrarre gli italiani la classe politica si diverta con le riforme istituzionali tipo premierati, semipresidenzialismi, federalismi ed elezioni del Csm quando i veri dilemmi sono il

lavoro e la crisi economica in atto. E’ proprio di qui che deve partire il partito democratico se vuole riconquistare la fiducia dei tanti suoi elettori persi per strada e suscitare le emozioni di chi oggi non vota o è freddo nei confronti di chi sta al governo. Il Pd presenti un patto per il lavoro che salvi il Paese dal precariato delle generazioni di oggi e di quelle future e dalla de-industrializzazione, si batta per un “risorgimento morale” che spazzi via la corruzione e il malaffare quotidiani che incrinano il senso di comunità e inquinano la vita di tutti gli italiani, lavori a un progetto di rico-

struzione etica che rimetta al centro la giustizia sociale e il valore della persona e si opponga con forza all’ostentazione della ricchezza, alla protervia dell’evasione fiscale, all’arroganza del denaro. Due- tre progetti su cui conquistare un consenso di lungo periodo e riuscire, finalmente, a suscitare emozioni.

Il Torneo dei Borghi di Lalo Bruna

“In questi giorni si è solennizzata la festa patronale di San Pantaleo, con musica locale, fuochi artificiali e gioco del pallone, con premio di 100 lire e bandiera. La festa ebbe luogo nel borgo di San Pantaleo perché, come si sa, la Bormida divide Cortemilia in due borghi, San Pantaleo e San Michele, due borghi che non sono mai riusciti ad andare d’accordo…” Così scriveva un anonimo cronista sulla Gazzetta del Popolo del 13 agosto 1892, 118 anni fa! Nel pieno rispetto di questa tradizione (borghi cortemiliesi, che un tempo si dice fossero addirittura sette, e pallone elastico), proseguita, in vari modi, fino agli

anni Settanta del secolo scorso e poi abbandonata, anche quest’anno, nell’ambito della festa dell’Unità, si svolgerà il “Quadrangolare dei borghi”, torneo di pallapugno alla pantalera giunto all’ottava edizione. A contendersi l’ambito trofeo, che dal 2007 è d e d i c a t o all’indimenticabile Miché Gatti, storico segnacacce dello sferisterio cortemiliese scomparso nell’agosto del 2006, i borghi di San Pantaleo (Massimo Balocco, Gianfranco Bosio, Jacopo Bosio, Franco Garrone), campione in carica, San Michele (Enzo Patrone, Simone Vinotto, Corrado Olocco, Fabio Gallina), La Torre (Carlo Cecchini, Michelino Serra, Gabriele Gazzano, Enrico Barto-

lucci) e La Pieve (Paolo Moraglio, Roberto Bodrito, Giorgio Caviglia, Fabio Piva). Nelle passate edizioni, cinque vittorie per San Pantaleo, con Massimo Balocco e Jacopo Bosio sempre presenti, una per San Michele e una per San Pietro. Appuntamento nello sferisterio cortemiliese, dunque, venerdì 9 luglio, alle ore 18.00, per le semifinali, e sabato 10, alle 17.30, per la finale.

Gazzetta del Popolo, 13/08/1892:

“...come si sa, la Bormida divide Cortemilia in due borghi, San Pantaleo e San Michele, due borghi che non sono mai riusciti ad andare d’accordo…”

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Il “Santo Spirito” di Cortemilia: un po’ di storia Il S.Spirito è, per tradizione, la struttura assistenziale pubblica più antica e commemorata del territorio cortemiliese e parte integrante della memoria storica del paese, sopravvissuta grazie alla volontà e generosità cittadina.

“Già fino dal secolo decimo sesto esisteva in questo paese un Ospedale destinato a ricoverare li poveri infermi, come si ricava chiaramente dalle memorie delle visite pastorali state fatte in quei tempi. Non si sa precisamente qual fosse in allora il sito di quell’ospedale, se fosse il medesimo quale è presentemente; ciò nulla di meno egli è certo che si conservò

sempre in questo paese aperto un ricovero a sollievo de’ poveri infermi”. Questa struttura ospedaliera sarà attiva fino agli inizi dell’800, verrà chiusa durante il periodo napoleonico, per poi riaprire, in via definitiva, nel 1833, in risposta ad una forte esigenza dei cittadini di avere un ricovero per i malati poveri e grazie ad offerte e lasciti testamentari di cittadini cortemiliesi. I fautori di questo processo sono prevalentemente religiosi o laici iscritti a Confraternite: l’unica persona per il quale non compare dicitura relativa all’appartenenza ad un ordine religioso è il Sindaco Giuseppe Rodella, Medico chirurgo. Si decide di collocare l’ospedale nello stesso luogo in cui si trovava quello precedente, vale a dire un edificio di proprietà della Parrocchia di San Michele che, negli ultimi anni, era stato dato in affitto ad un privato. Per sopperire alla perdita di questa rendita , la Comunità si impegna a versare

alla Parrocchia di San Michele un affitto annuo di 20 lire. La direzione e la cura dell’ospedale, soggetta alla giurisdizione vescovile, vengono affidate alla Congregazione locale di Carità, di cui sono membri Maurizio Mazza, Priore dei Disciplinanti Bianchi, Giuseppe Gallina, Sottopriore dei Penitenti Rossi, Bartolomeo Marone Condirettore, Don Luigi Auberti, il Sindaco Giuseppe Rodella e il Notaio Carlo Brajda, Condirettore e Segretario. Il 15 dicembre 1834, dopo un anno di lavori di ristrutturazione, si insedia nell’ospedale un infermiere con la moglie e dopo pochi giorni inizia la vera e propria attività ospedaliera. Come detto, l’Ospedale si qualifica come luogo di cura per “li poveri infermi”: costoro sono uomini e donne che vivono a Cortemilia, che sono stati

DALLA BRESSO UN MILIONE DI EURO PER L’OSPEDALE SANTO SPIRITO DI CORTEMILIA (Continua a pagina 5) Con Determinazione Dirigenziale del 2 aprile 2010, la Regione Piemonte ha approvato gli esiti del bando per la realizzazione di posti letto per anziani non autosufficienti. Al bando aveva partecipato anche l’Amministrazione dell’Ospedale Santo Spirito di Cortemilia, con l’ottimo progetto predisposto dall’arch. Elisa Gallo e tutta la procedura era stata seguita in collaborazione con la vecchia amministrazione comunale. La graduatoria delle istanze ritenute idonee vede al primo posto, nell’ambito dell’ASL CN2, proprio il Santo Spirito di Cortemilia, con un importo ammesso a contributo di 1 milione di Euro. Riteniamo che l’ultimo atto della Giunta Bresso, per cui ci siamo battuti attraverso i nostri interlocutori politici, sia l’unico in grado di dare una svolta al nostro vecchio e amato Ospedale e siamo pertanto orgogliosi di avere lavorato perché questo risultato potesse concretizzarsi. Un milione di euro è un finanziamento cospicuo, ma che copre solo poco meno del 50% delle spese. Spetta pertanto alla nuova Amministrazione dell’Ospedale Santo Spirito e soprattutto alla nuova Amministrazione Comunale fare in modo che sul Santo Spirito vengano investite le risorse necessarie per completare al più presto l’intera opera di ristrutturazione. La precedente amministrazione comunale, pur criticata, il proprio lavoro l’ha fatto e ha portato a casa, senza tante parole, un milione per il Santo Spirito. Siamo sicuri che la nuova Amministrazione saprà fare altrettanto e il Santo Spirito potrà proseguire nella sua storia centenaria.

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Il “Santo Spirito” di Cortemilia: un po’ di storia (Continua da pagina 4)

riconosciuti veri poveri e per i quali le cure sono gratuite. E’

inoltre concessa la cura a coloro che, trovandosi temporaneamente o di passaggio a Cortemilia, cadano malati; in questo caso l’assistenza è gratuita solo se è stato riconosciuto uno stato di indigenza, mentre, in caso opposto, le spese sono a carico del malato o della famiglia. La documentazione riguardante la struttura dell’ospedale ed i lavori realizzati al suo interno delineano mezzo secolo di restauri, ampliamenti, divisione di spazi, acquisti di terreni, ma il piccolo ospedale deve fare i conti con lo spazio cittadino in cui si può allargare, che è, nel tempo, sempre più limitato. Un primo ampliamento risale al 1863, quando viene realizzata una porzione composta da

quattro stanze ripartite su due piani, all’angolo tra via Dante Alighieri e via Gabriele D’Annunzio. Pochi anni dopo, nel 1872, alla manica ovest di recente edificazione vengono giustapposti due spazi: al piano terra viene realizzato un androne di passaggio per il nuovo ingresso sulla Contrada dell’Ospedale (attuale via D’Annunzio); al piano superiore una stanza viene collegata a quella già esistente. I primi quaranta anni di vita dell’Ospedale si caratterizzano dunque per una serie di ampliamenti che si fermano al 1872; poi, fino all’epoca fascista, si fanno semplici lavori di manutenzione che aumentano l’igiene della struttura. Nel 1891 le stanze destinate ai malati sono due, collocate al primo piano ed in grado di ospitare quattro pazienti ciascuna; una terza, con un solo posto letto, è riservata ai paganti o ai non residenti. Ogni letto è dotato di un proprio comodino con pitale. Allo stesso piano si trovano la camera della suora, la cucina e la camera della conversa. Il piano terreno ospita la cantina, dove sono conservate una botte, una damigiana ed alcune bottiglie. Il personale è composto da due suore e da due medici chirurghi che prestano servizio per sei mesi ciascuno. Nel decennio a cavallo tra l’800 ed il ‘900 gli interventi

nell’ospedale di Cortemilia sono più mirati al miglioramento delle condizioni igieniche della struttura. Nell’ospedale si eseguono quindi lavori nelle latrine e nei pozzi neri ai fini di una maggiore comodità ed igiene; l’ingresso costruito nel 1872 su via D’Annunzio viene chiuso e spostato su via Dante Alighieri. La cura dell’igiene è anche rivolta ai materiali con cui la struttura è realizzata: nell’infermeria maschile viene sostituito il vecchio pavimento in mattonelle di argilla cotta con uno in mattonelle di cemento lucidato, sul quale è possibile eseguire una disinfezione completa. Alla stessa maniera i muri perimetrali vengono intonacate verniciati con uno smalto lavabile. Alla fine dell’800 vengono acquisiti terreno e fabbricato per ampliare l’ospedale, ma sarà solo durante il periodo fascista che l’Amministrazione dell’Ospedale Santo Spirito avvierà la pratica per la costruzione di un reparto per tubercolotici. L’incarico della progettazione del Padiglione per tubercolotici viene affidato nel 1931 all’Ing. Attilio Molineris di Alba e il progetto è presentato lo stesso anno; i lavori hanno inizio nel 1932 e l’opera viene collaudata il 19 settembre 1934. Dal rilievo eseguito per il collaudo nel 1934 si osserva che il progetto iniziale che prevedeva due sole camere viene cambiato in favore di uno più ampio, con tre camere per piano. La nuova costruzione viene verosimilmente adibita non solo al ricovero di malati tubercolotici, in quanto pochi anni dopo, nel 1952, il Presidente dell’Ospedale Santo Spirito concede al Presidente del Consorzio Provinciale Antitubercolare di Cuneo il diritto di superficie, per una durata di 99 anni, su una porzione di terreno e fabbricato per la costruzione di un dispensario antitubercolare; detto fabbricato deve essere costruito entro la fine del 1952,

pena la perdita di efficacia della concessione. Probabilmente così accade e la struttura edificata negli anni 1955-1956 passa nelle mani dell’ospedale. Nella seconda metà del XX secolo è ancora il personale religioso ad occuparsi della cura dei malati. Una parte del primo piano, riservato alle religiose che si occupano della gestione dei malati, si compone di una stanza per la Superiora, una riservata a due suore, un refettorio, una cucina ed un bagno. Al primo piano si trovano inoltre una sala operatoria, la corsia delle donne con cinque posti letto ed una serie di cinque camere, ciascuna fornita di due letti. Il piano terreno ospita invece la corsia maschile, anch’essa con cinque letti, la stanza maternità con due letti, il gabinetto radiologico e per lo sviluppo delle lastre, due lavanderie, una camera mortuaria, una cappella per il culto religioso, gli uffici, la caldaia, la cantina: la struttura è un presidio ospedaliero al servizio di tutta l’Alta Langa, in grado di ospitare 22-23 malati, dotato di sala operatoria, reparto maternità, reparto pediatrico. Verso la fine degli anni ’70 l’ospedale si trasforma in quella che è attualmente la sua destinazione: una casa di riposo per anziani.

Le notizie storiche sono tratte dalla pubblicazione della dr.ssa Annamaria Delmonte “Il processo di medicalizzazione e laicizzazione dell’ospedale Santo Spirito di Cortemilia (CN)”

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La Storia… questa sconosciuta! di Giovanni Destefanis

Antonio Gramsci in una famosa “lettera dal carcere” al figlio Delio scriveva: “Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?” Dopo l'affermazione, il dubbio. La storia piace, e per quei motivi così alti e importanti? Non necessariamente, purtroppo. Gramsci si portava dentro una tensione morale e ideale che avrebbe voluto vedere nel figlio e simbolicamente in tutti i ragazzi del suo tempo, quello del fascismo che, come esordio, cominciava con l'assassinare gli oppositori per metterli a tacere. Ma la storia non piace di per sé: è solo una buona educazione che potrebbe farcela amare sopratutto e direi quasi necessariamente, come percorso degli uomini attraverso il tempo delle loro vite e di quelli venuti e prima e dopo di loro per affermare valori come la dignità della persona, la libertà, l'uguaglianza dei diritti, la buona vita civile! Imprese, spedizioni, scoperte battaglie, vittorie sconfitte, passaggi di mano del potere, date e numeri hanno senso storico quando riescono a delineare meglio quel percorso e quindi a insegnare realmente qualcosa. Da sole sono spesso esercizi di memoria (che hanno però la loro utilità, eccome!). Anche molti di noi vorrebbero vedere ora nei nostri ragazzi un po' di tensione morale e ideale, un po' di desiderio di vedere chiaro nel nostro passato per capire meglio il presente, ma dobbiamo fare i conti con una progressiva disaffezione non solo alla storia come “scienza umana” ma

anche alla cultura in senso ampio ed alto, che solo nella scuola si cerca in qualche modo, con armi sempre più fragili e spuntate, di trasmettere. I modelli che vengono dalla politica, dalla politica che ha il potere e lo grida e lo afferma con arroganza e volgarità dotandosi di tutte le possibili e più servili casse di risonanza, i modelli della televisione e dell'intrattenimento, tranne poche eccezioni, fanno a meno della storia e della cultura, immersi come sono in un eterno e smemorato presente, in una eterna “diretta” che anziché darti la realtà te la maschera e nasconde!!! L'Unità d'Italia e il suo 150° anniversario? L'ignoranza impera, e non vi è nulla di peggio dell'ignoranza che si compiace di se stessa. Tempo fa le Iene fermarono Deputati e Senatori sui portoni delle loro Assemblee con domandine storiche da quinta elementare: ne uscì un comico e desolante panorama di vuoti cosmici e di castronerie indecenti, accompagnati da risolini compiaciuti. Non oso immaginare i risultati per campioni più ampi. L'ignoranza della storia ovviamente permette ed avalla le bugie e le trasforma in verità. Bugie su Garibaldi, Cavour, Mazzini, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele ma anche bugie sull'economia, la società, i sistemi politici e giuridici degli stati pre-unitari; bugie che attecchiscono sulla sempre più fragile cultura storica, ma destinate in particolare a far credere che divisi si stava e si starebbe meglio che uniti. Certo il cosiddetto “Risorgimento” è stato nei decenni presentato, a grandi e piccini, spesso con molta retorica, con parole altisonanti e capaci in certi momenti di coinvolgere e di emozionare le masse; solo un costante sforzo critico ridimensiona, e mette in giusta prospettiva eventi e personaggi (ed è que-

sto che deve piacere della storia, non accontentarsi della retorica e del pensiero dominante, badare ai fatti veri, alle

ragioni profonde, non trascurare dettagli vitali, cercarne sempre di nuovi, esercitare il dubbio, non sostenere tesi preconcette ecc.) Conclusione provvisoria, e, almeno un po', umoristica. Il poeta Goffredo Mameli e il maestro di banda Michele Novaro composero una “canzone patriottica” che, eseguita la prima volta a Genova nel dicembre del 1847, davanti a trentamila persone, si diffonderà con enorme rapidità per l'orecchiabilità della musica, il ritmo di marcia e il clima insurrezionale di quegli anni di grave crisi economica – e anche di fame - in tutta Europa. L'Inno di Mameli, alla seconda strofa dice: “Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la creò!” Vuol dire: la Vittoria, dovunque sia, porga la chioma, ossia si faccia pigliare per i capelli dall'Italia, poiché Dio la creò (la Vitto-

L'attuale consigliere regionale della Lombardia Renzo Bossi, dalle rapide e sicuramente meritate fortune politiche, tempo fa esibiva spavaldo una t-shirt verde con il famoso ed elegante gesto del dito medio...

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UN SORRISO PER CHERNOBYL Per il terzo anno, e cresciuto ancora nel numero delle famiglie ospitanti, si realizzerà a Cortemilia e Valle Bormida il progetto di accoglienza dei bambini bielorussi del gruppo Smile-Un sorriso per Chernobyl. Saranno 16: Mikita, Iryna, Karyna, Maskim, Aleh, Palina, Siarhei, due bimbe di nome Anastasiya, Zhanna, Danil, Kiryl, Mikalai, Ivan, Ladizslau, Victoriya. E sarà con loro l'interprete accompagnatrice, Aljaksandra Peravalava. Una famiglia di Olmo Gentile ospiterà due bimbe, quattro di loro resteranno con noi per due mesi, sin quasi alla fine d'agosto. E' una gioia e una festa per le famiglie e per i bambini. Le prime si assumono un impegno serio ed oneroso con la consapevolezza di fare una cosa utile alla salute e alla serenità dei piccoli ospiti, che ricambiano con affetto, confidenza e gratitudine. Attorno al gruppo, però, fiorisce anche un “giardino” della solidarietà con molte persone che, anche se non accolgono direttamente i bambini, contribuiscono generosamente alla realizzazione dell'iniziativa con contributi e apporti di vario genere. Solidarietà di bambini per bambini: la Scuola Media di Cortemilia, tramite la Cooperativa Scolastica, ha raccolto fondi per 160 euro da destinare ad un progetto dell'Associazione in terra bielorussa.

CON

La Storia… questa sconosciuta! ria!) schiava di Roma, ossia che l'Italia ha la Vittoria come schiava; vince sempre! L'attuale consigliere (assessore?) regionale della Lombardia Renzo Bossi, dalle rapide e sicuramente meritate fortune politiche, tempo fa esibiva spavaldo una t-shirt verde (ovvio) con il famoso ed elegante gesto del dito medio orgogliosamente ritto e la scritta: “Schiavi di Roma? Mai!” Già. Quel “Schiava di Roma” è una sineddoche— Roma sta per l’Italia intera—e il significato è l'opposto di quello lamentato dall'indice ritto. Fatica sprecata spiegarglielo.

FRO NTO e’ LIB ERT A’

Addio, Maestro. Nei giorni scorsi è mancato

José Saramago a noi restano i suoi libri, la sua saggezza la sua libertà CONFRONTO

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PARTITE MONDIALI IN DIRETTA

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GIUGNO LUGLIO 2010  

CONFRONTO A CURA DEL PARTITO DEMOCRATICO DI CORTEMILIA CN