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FRATELLI

Mes amis sont des frères apportés par la chance I miei amici sono fratelli portati dalla fortuna Yvon Le Men

L’indice di maturità di un’impresa è dato dalla scarsa litigiosità dei suoi soci. I fratelli non sono automaticamente amici in virtù della parentela. In passato ci sono stati esempi non sempre felici. Ci sono stati fratelli che hanno litigato, fratelli ingrati, fratelli incompresi e fratelli traditi. Ci vogliono impegno e attitudine alla civiltà per dominare le normali passioni umane e progredire creativamente insieme nel viaggio dell’esistenza. I primi due fratelli narrati nelle Scritture si perdettero per gelosia. Tra loro maturò il primo assassinio, come pure il primo rimorso a vita. Fratelli fondarono Roma, poi le cose andarono come andarono. Ci vuole impegno per andare d’accordo, anche tra fratelli. Fratelli s’immolarono per la libertà e fratelli remarono alla vittoria olimpica sulla stessa imbarcazione. Fratelli sostennero i fratelli più deboli e luminosi, gli artisti, come Theo Van Gogh fece con Vincent. Di qua e di là dalle Alpi, gli inni nazionali parlano di fratellanza tra la gente di una stessa nazione. Se gli amici sono fratelli portati dalla fortuna, i fratelli sono amici offerti in dono dalla natura.

La prima insegna della ditta F.lli Conforti realizzata in metallo

Celso Conforti è il fratello maggiore di Silvio. Quando l’attività nel laboratorio riprende, a guerra finita, sempre in vicolo San Faustino ma in un locale più grande, è il momento di imprimerle un più solido impulso ed è qui che la cellula costitutiva della società, la famiglia, è pronta a dare il 21


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1912 2012 suo apporto. Con il fratello Celso che si occupa dello sviluppo commerciale dell’azienda, l’attività di progettazione e produzione di mezzi forti e riparazione serrature si costituisce in una società di fatto e il numero di apprendisti aumenta con gli anni fino a venti elementi. Il marchio iniziale, quello che rimane vergato sul capolavoro del 1912, lascia posto a quello ufficiale di una ditta destinata a espandersi con grande prosperità. Fratelli Conforti è promessa di crescita, indizio di robustezza, avviso programmatico di stabilità affidata all’inscindibile legame di collaborazione familiare. Il testimone generazionale è passato dal padre Leopoldo al figlio Celso nel sostenere l’iniziativa di un uomo intraprendente e creativo qual è Silvio Conforti. L’azienda può contare su una solida base, la qualità può avvalersi della comunicazione necessaria a rendersi visibile. I fratelli si spalleggiano nella battaglia in cui tutti vincono, quella della costruzione del benessere. L’insegna della ditta recita: Frat.ll Conforti - PREMIATA FABBRICA - CASSE FORTI Intrapanabili Incombustibili. Le qualità di protezione sono espresse in base agli strumenti previsti per l’eventuale scasso cui il mezzo ci si aspetta resista: attrezzi intrusivi come il trapano e attrezzi combustivi come la fiamma ossidrica, non ancora la lancia termica, ideata di recente e adoperata nello smantellamento della Linea Maginot ma pronta a entrare veramente in voga solo negli anni Settanta. Si arriva così a produrre casseforti da 2 tonnellate. Il marchio è destinato a rimanere questo, non solo nominalmente. La generazione successiva vedrà un’altra coppia di fratelli conferire validità sostanziale all’intestazione aziendale inaugurata nel primo dopoguerra.

Franco e Leopoldo Conforti, figli di Silvio, saranno chiamati in seguito a coprire i ruoli alterni con vocazione immutata. L’impresa si allarga, negli anni Venti il lavoro non manca e la voglia d’incrementarlo nemmeno. Venti operai è il numero massimo oltre il quale diventa inaccettabile rimanere nella storica sede di vicolo san Faustino. L’attività richiede ulteriore espansione, ora non solo si può ma si deve cercare un’officina più grande. Ci vuole più spazio per dare all’attività l’ossigeno necessario. Nel 1929 la Fratelli Conforti accede a un finanziamento e si lancia in un investimento che dia respiro all’avvenire dell’azienda: l’acquisto dal Comune di Verona di un terreno di circa 4500 metri quadrati in via Aurelio Saffi, su cui edificare intanto un primo capannone e adibire il resto a orto, supportando simbolicamente la produzione di casseforti con quella di uva e asparagi. Officina e fondo agricolo convivono per senso pratico mentre il progresso si fa strada. Banche, gioiellerie, ministeri, il raggio d’azione dell’impresa si amplia con l’affinarsi continuo della qualità, l’aumento della forza lavoro e l’espandersi della comunicazione. Sorgono uffici di rappresentanza della ditta sul territorio nazionale e nella capitale. L’orto lascia sempre maggiore spazio ai capannoni sul terreno di via Saffi, la vigna si riduce e il personale impiegato nello stabilimento, che occupa ormai metà della superficie disponibile, raggiunge i 120 elementi. L’impresa artigiana è diventata industria. La materia studiata dal fondatore nell’adolescenza alla scuola serale raggiunge finalmente la sua compiutezza. Perseverare nell’orticoltura a questo punto sarebbe un vezzo cui i Fratelli Conforti non possono permettersi d’indulgere. L’attività si sviluppa a tempo di record, le commesse aumentano, gli affari vanno a gonfie vele, capacità produttiva ed espansione commerciale 23


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crescono in miracolosa armonia, di conseguenza altri capannoni vengono eretti fino a coprire l’intero appezzamento di terreno, per un’impresa con ormai più di 150 dipendenti.

Gita aziendale a Levico (TN) degli anni ‘50

Si avviano le prime forniture alla Banca d’Italia, grande attestato di qualità che incoraggia ricerca e produzione verso modelli di sempre più durevole portata. Si arriva a creare porte corazzate di 12 tonnellate. I forzieri sono costruiti in serie e catalogati in base alle ore previste di resistenza agli attacchi: 24, 36, 48 ore. Le previsioni di resistenza sono indicate in base alle risorse tecnologiche dell’epoca. I mezzi di difesa possono puntare unicamente sulla resistenza passiva e in questo si concentra la tecnologia del tempo. Il trapano e il calore sono ancora gli strumenti offensivi da cui proteggere i valori. Il primo risultato di una cassaforte è di resistere ai mezzi di scasso il più a lungo possibile. Una banca resta chiusa per un determinato periodo di tempo, un’azienda anche. È in quel periodo di tempo che il forziere deve resistere agli attacchi degli scassinatori. Più resistente è la cassaforte, maggiore è la difesa fornita nel tempo in cui il mezzo rimane incustodito. La ditta è specializzata nella previsione dei tempi e la fornisce come garanzia dei suoi modelli. Nel 1935 la produzione si estende ai mobili per ufficio in acciaio. I Fratelli Conforti pensano a lavorare e a incrementare il lavoro, a ingrandire l’attività includendo più gente possibile nel proprio benessere. Durante lo scavo per la costruzione della terza ala dello stabilimento, si rinvengono delle pignatte - forse antiche? - che per breve tempo fanno favoleggiare a proposito del ritrovamento di un tesoro. Trovare valori sepolti e custoditi dal tempo nelle fondamenta di un’industria di casseforti sarebbe stata una bizzarra ironia. Le pignatte si rivelano invece vuote, sfumando nel tempo come il loro presunto, idealizzato valore. Lo sviluppo è costante fino al 1940. L’attività ferve con il prosperare delle 25


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professioni, le competenze acquisite si diramano in direzioni attigue verso una crescita che solo un nuovo evento terribile potrebbe arrestare. E l’evento è nell’aria. Come scrive lo storico Eric J. Hobsbawm nel suo saggio Il secolo breve, la verità è che la fine della Grande Guerra è stata un’illusione. La Grande Illusione non era rappresentata dalla speranza che non ci sarebbero state più guerre, ma dalla convinzione che la guerra fosse davvero finita. Secondo lo storico, quella che si prepara a esplodere nel 1939, con la Germania nazista che invade la Polonia e occupa la Francia insediandosi a Parigi, non è la Seconda Guerra Mondiale, ma il medesimo conflitto iniziato nel 1914 e destinato a prolungarsi a cielo aperto o a livello carsico per trentun anni, fino alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki del 1945. L’Italia entra nuovamente nel conflitto mondiale nel 1940 e tutto ciò che era costruzione, ancora una volta, dev’essere declinato in distruzione. I fratelli combattono i fratelli secondo logiche internazionali ineludibili. Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo, scrive il poeta Salvatore Quasimodo evocando nella medesima poesia il peso del primo assassinio, che fu fratricida. La fratellanza umana è in grave crisi. Quella nazionale si rinserra, quella famigliare si fa più spessa.

Veduta della sede di Verona in Via Saffi

Bisogna andare avanti, l’orrore lo si combatte con positività costante, laboriosità, con l’insistenza a non lasciarsi abbattere finché il mondo non tornerà a ragionare, fino a quando il fratello non la smetterà di dire al fratello “Andiamo ai campi” con intenzioni poco amichevoli. Improvvisamente i metalli non sono più disponibili. Non c’è possibilità di costruire mezzi forti senza previa autorizzazione dell’Ente preposto alla distribuzione delle risorse in base a quanto richiesto dallo sforzo bellico. Considerate le primarie istanze degli enti statali militari che destinano l’acciaio alla realizzazione di armamenti, l’organismo regolatore rilascia 27


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concessioni sempre meno frequentemente, provocando allo stabilimento un grave rallentamento produttivo nella realizzazione di casseforti, fino alla sospensione completa dell’attività. Un’industria mirata alla protezione della prosperità non ha molte chance in tempo di distruzione, tranne quelle inerenti alla difesa, settore in cui il know-how dell’azienda, sempre dietro specifica autorizzazione, può riconvertire in parte le proprie potenzialità. L’impresa attinge allora al bagaglio tecnologico acquisito in anni di esperienza e lo impiega nella costruzione di porte antigas e antiscoppio a protezione dei rifugi antiaerei.

Porta antigas e antiscoppio per ricoveri antiaerei da un catalogo del 1935

Nella prima fase della guerra l’industria è impegnata anche nella produzione di mezzi ausiliari per mitragliatrici e per il Moschetto 91, ma la progettazione e costruzione di mobili per ufficio non viene trascurata. Facendo di nuovo ricorso all’ingegno si fa fronte alla mancanza di acciaio grazie all’impiego della faesite, un impasto di fibre di legno compresse in lastre, usato normalmente come materiale da rivestimento. Si realizzano così mobili i cui laminati sostituiscono onorevolmente il metallo non disponibile. Nel 1943 entra a lavorare in azienda il figlio primogenito di Silvio Conforti, Franco. In età da servizio militare, è impegnato nella fabbrica di famiglia divenuta struttura militarizzata. Altri giovani come lui svolgono il servizio di leva nello stabilimento, evitando pericoli peggiori delle bombe che di tanto in tanto colpiscono l’area produttiva. Un giorno si unirà loro il secondo figlio maschio della famiglia, Leopoldo, che essendo nato nel secondo semestre del 1926 non ha ancora l’età per la leva e al momento partecipa saltuariamente all’attività in azienda, senza la qualifica di militare in una struttura produttiva bellica. Non passerà molto tempo prima che entrambi i fratelli arrivino a collaborare nello stabilimento, ma ciò avverrà dopo l’avvicendarsi di numerosi 29


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1912 2012 altri eventi. Lo stesso Franco completerà gli studi laureandosi in ingegneria meccanica nel 1948, due anni prima del conseguimento da parte del fratello minore, tra i primi e pochi, della laurea in ingegneria elettrotecnica. Intanto i tempi non sono propizi per nessuno, il mondo è dilaniato dalla guerra e, in data 8 settembre 1943, il comando dell’Italia si sovverte ed esce unilateralmente dal conflitto passando alla parte avversa e lasciando buona parte del territorio e dei cittadini in mano alle forze naziste. La Fratelli Conforti viene inglobata con altre aziende in un complesso controllato da un ufficio dell’esercito tedesco per la produzione bellica. Mezzi forti e accessori per armamenti escono dal processo produttivo in favore della realizzazione di maschere per le cabine degli aerei da caccia Messerschmidt. Da questo momento la produzione è gestita interamente dal comando militare tedesco e lo resterà fino alla fine del conflitto. I bombardamenti aerei alleati si ripetono con frequenza crescente e squassano la città. Insieme alla non lontana stazione ferroviaria, lo stabilimento è obiettivo militare soggetto per forza di cose a ingenti danneggiamenti. Il 4 gennaio del 1944, nel corso del bombardamento più forte avvenuto sulla città, una bomba penetra nel capannone e si conficca in una trave senza esplodere. Viene rimossa da una compagnia di artificieri guidata tecnicamente da un ufficiale russo, prigioniero dei nazisti. L’ordigno è caricato su un carro trainato da un cavallo e portato altrove per il disinnesco. Altre bombe, naturalmente, vanno a segno esplodendo, ma il grosso della struttura regge fino alla fine della guerra. Con l’armistizio del 25 aprile 1945 si contano le perdite. I crediti accumulati presso lo Stato Maggiore dell’esercito sconfitto ammontano a circa 8 milioni di lire, che non saranno mai recuperati nemmeno tramite le disposizioni straordinarie relative ai danni di guerra. Ancora una volta si tratta di rimboccarsi le maniche e guardare avanti.

Stavolta il conflitto mondiale è finito davvero, ma la prostrazione del Paese dopo la guerra civile è tale da non lasciare grossi spiragli, a meno che non si aguzzi di nuovo l’ingegno e si affrontino i sacrifici necessari alla ripresa. Tra breve i fratelli in azienda saranno quattro, di due diverse generazioni. La cosa fa ben sperare.

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Cent'anni con Gratituidine III Capitolo  

Il terzo capitolo del libro “Cent’anni con gratitudine” di Marco Ongaro, che la Conforti spa di Verona ha stampato per celebrare il suo prim...

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