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SCENARI

Mario e da Lucio Cornelio Silla, venne concessa a tutti gli uomini liberi dell'Italia e, nel 49, a.C. anche ai Transpadani. Nel 212 d.C., con la Constitutio Antoniniana, l'imperatore Caracalla concesse la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell'Impero, ponendo con ciò le premesse per un successivo declino della nozione di cittadinanza; un declino che si protrasse per tutto il Medioevo e per parte dell'età moderna, fino alla fine del 18° secolo. Quindi, come è storicamente riscontrabile, nelle varie epoche e nei diversi contesti, l'acquisizione della cittadinanza fu, quindi, una qualità ambita perché dal suo possesso derivava una serie di diritti: politici, civili, sociali ed economici. Solo l'impero romano cancellò tale ambizione facendone una sorta di diritto legato al luogo di nascita; quello che oggi chiameremmo ius soli, dove l'unica condizione richiesta era la "libertà" del cittadino. Nella sostanza, la cittadinanza, connessa alla sola condizione della libertà, fu privata da tutti gli altri "benefici" che essa aveva fino ad allora comportato, per realizzare una sorta di insignificante uguaglianza. L'evento che provò a ridare smalto al concetto di cittadinanza fu la Rivoluzione francese: alla figura del suddito si sostituì quella del citoyen, quale componente della nazione e depositario della sovranità. Tra la cittadinanza e l'esercizio dei diritti politici rimase, tuttavia, una discrasia, in quanto la titolarità dei secondi non era riconosciuta a tutti cittadini, ma solo ai più benestanti (citoyens actifs); discrasia che fu superata soltanto con l'affermazione storica del suffragio universale e del principio della sovranità popolare. Infatti, prima con l'introduzione della monarchia costituzionale, poi, nella stragrande maggioranza dei casi, con il venire meno della stessa figura del "Principe/Re", si cominciò a delineare, insieme al moderno concetto di repubblica, quello della sovranità popolare dove il popolo, sovrano appunto, ai fini della civile convivenza, decise di darsi delle regole configurando diritti e doveri, di dare vita ad istituzioni di rappresentanza attraverso lo strumento del suffragio, divenuto successivamente universale, di battere moneta. In sostanza e all'apparenza, una evoluzione incardinata sul trinomio rivoluzionario libertéegalité-fraternité. E' solo che, nelle democrazie moderne, ad una astrusa interpretazione della libertà, si è affiancato uno oscuro senso di eguaglianza, nella totale assenza di fraternità. Attualmente, se volessimo sintetizzare i concetti che caratterizzano la cittadinanza nell'ordinamento italiano, dovremmo inquadrarla nella condizione della persona fisica, il cittadino, al quale l'ordinamento di uno Stato riconosce la pienezza dei diritti civili e politici, tra i quali, ad esempio, il diritto di voto e la possibilità di ricoprire pubblici uffici. Essa, comunque, configura un rapporto giuridico tra cittadino e Stato e dà luogo a doveri a carico del cittadino stesso, tra i quali, ad ulteriore esempio, la fedeltà e l'obbligo di difendere lo Stato. La Costituzione italiana, nella prima parte, oltre a proclamare la titolarità di alcuni diritti e di alcuni doveri in capo ai cittadini, si occupa specificatamente della cittadinanza solo all'art. 22, stabilendo il principio per cui non si può essere privati di essa, così come del nome e della capacità giuridica, per motivi politici.

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