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SCENARI

CITTADINANZA Negli ultimi duemila anni di storia dell'essere umano, la cittadinanza, in quanto concetto, ha avuto molte definizioni e, in conseguenza, ha dato luogo a modi difformi di sua realizzazione. Nell'antica Grecia nacque e si affermò con la polis, dove si era cittadini in quanto nati da genitori già cittadini, entrambi liberi, e si esercitavano i diritti civili, di norma, appena raggiunti i 20 anni, ma a determinate condizioni, ovvero se si aveva una proprietà fondiaria oppure se si raggiungeva un determinato censo, ecc. L'aspetto interessante fu che quando le città-stato greche avvertirono l'esigenza di federarsi, all'interno della federazione trasportarono la condizione di cittadinanza fino a determinarne due: quella federale e quella municipale. Così fu per la lega licia, la più vecchia tra le leghe greche, in alleanza addirittura con gli ittiti, contro gli egiziani del faraone Ramesse II nel 1274 a.C.; per la Lega Acarnana, nel VII secolo a.C., costituitasi all'indomani della guerra del Peloponneso, tra le città dell'Acarnania e Atene; per la lega beotica, formatasi tra l'VIII e il VII secolo a.C.: una lega che, all'epoca della spedizione di Serse contro la Grecia, nel 480 a.C., si schierò a fianco dei Persiani; per la lega achea, costituitasi tra le città del Peloponneso centro-settentrionale, tra il 280 e il 146 a.C. Ovunque lo status di cittadino era permanente: si perdeva solo per atimia, cioè la messa al bando, o per esilio. Nel diritto romano, la cittadinanza designava l'appartenenza alla civitas. Si diventava cittadino per nascita da padre cittadino, o, in assenza di giuste nozze, attraverso la nascita da madre, o per adozione da parte di padre cittadino, o per volontà collettiva di chi già possedeva la cittadinanza. Anche lo schiavo manomesso da un cittadino romano acquistava, con la libertà, la cittadinanza; erano, altresì, assimilati ai cittadini romani i cittadini legati a Roma da un foedus aequum, se però rinunciavano alla cittadinanza originaria. In particolare, nella Roma repubblicana soltanto i cittadini potevano esercitare il diritto di voto nelle assemblee popolari; porre in essere i negozi solenni previsti dallo ius civile; essere titolari della patria potestas e del dominium su cose e schiavi, con i relativi poteri di emancipazione; sottrarsi alla condanna a morte tramite esilio, ecc. La cittadinanza si perdeva, oltreché con la morte, per alienazione a estranei da parte di colui del quale l'individuo fosse in potestate, o per solenne esclusione, o per servitù da prigionia di guerra, o per migrazione in città legate da foedus aequum con rinuncia alla cittadinanza romana (esilio). In conseguenza dell'espansione territoriale di Roma, la cittadinanza fu estesa ad altre popolazioni: nell'89 a.C., a conclusione della cosiddetta guerra sociale, tanto animata da Caio

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