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MONOGRAFIA

responsabili del decadimento morale della vecchia Lega, Maroni indica il suo successore alla guida del partito. E' Matteo Salvini, un quarantenne dalla faccia del giovanotto ruspante, che viene dalla gavetta e sa parlare alla gente. Ma per diventare un vero leader anche l'arrembante Salvini deve affrontare la prova iniziatica del parricidio rituale. Il 7 dicembre 2013, Salvini sfida alle primarie per la segreteria federale della Lega Nord un Bossi "kamikaze". Vince ottenendo 8162 preferenze, pari all'82% dei voti espressi. Il vecchio leone battuto viene giubilato dalla guida del movimento per essere relegato nell'empireo vivente delle cariche onorarie. Cala un sipario mentre un altro se ne apre. Matteo Salvini è da pochi mesi alla guida della Lega nord, quella del "2.0". La nuova formula avrebbe dovuto rappresentare la volontà politica dei nuovi quadri di partito di fare piazza pulita dei comportamenti deviati dei dirigenti del passato. D'altro canto la Lega era conciata malissimo, e più d'uno avrebbe scommesso sulla sua sparizione dalla scena politica nazionale, una volta affidata a un giovane di belle speranze ma di poca esperienza di vertice. Invece, la scarsa frequentazione, in passato, dell'iperuranio leghista si è rivelata l'arma vincente di Salvini. Egli ha potuto affrontare la base del suo partito, inferocita con i predecessori per i pochi risultati politici ottenuti e per i molti interessi personali coltivati, e dire loro: "da oggi si ricomincia daccapo. Noi siamo un'altra cosa". Il primo passaggio politico di rilievo, il neo segretario lo ha compiuto confermando, da una parte, l'azione di contrasto alle politiche dell'accoglienza dei migranti clandestini volute dalla sinistra e spostando, dall'altra, il baricentro della contestazione, dall'ormai poco attendibile attacco a "Roma ladrona", in direzione dello strapotere della burocrazia di Bruxelles. L'approccio è stato quello della critica radicale all'Unione Europea e al suo strumento più pericoloso: l'euro. La proposta leghista punta, in prevalenza, al ritorno alla sovranità monetaria dei singoli Stati. Nell'analisi di Salvini, che conosce meglio di altri i palazzi del potere continentale, essendo parlamentare a Strasburgo dal 2008, il nemico ha assunto dimensioni sovrannazionali. Coloro che da Roma animano il teatrino della politica avrebbero, nella realtà, minore voce in capitolo di quanto facciano credere. Salvini è convinto che la partita più importante si stia giocando fuori dei confini dell'Italia. I nuovi bersagli della polemica sono a Bruxelles, come a Berlino, nel Bundeskanzleramt dove è rintanata la cancelliera Angela Merkel e a Francoforte, nell'Euro Tower della BCE. Nella visione dela nuova Lega si palesa il rischio di un'Unione Europea che si pieghi definitivamente alla volontà del capitalismo finanziario internazionale, e alla sua filosofia guida che è il mondialismo. Viene rilevato, nella conduzione "burocratica" della casa comune europea un tratto dirigista del tutto assimilabile a quello che vigeva nell'Unione Sovietica. Per quanto possa apparire azzardato il parallelo, l'assimilazione tra i due sistemi sta nella tendenza di entrambi gli ordinamenti giuridici, quello comunitario attuale e quello sovietico cancellato dalla Storia, a stendere una rete normativa di controlli "polizieschi", piuttosto che a disciplinare un sistema di civile coesistenza su una base di giustizia e di rispetto delle diversità. L'obiettivo sarebbe tutelare la volontà egemonica di un determinato regime contro eventuali pericoli che potrebbero scaturire dall'affermazione elettorale di forze politiche

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Confini24  

Magazine di prospezione sul futuro

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