Page 32

30

MONOGRAFIA

della Costituzione, oltre a concedere due anni di tempo per l'adozione di decreti legislativi correttivi e integrativi. Fissata la cornice, toccava all'esecutivo collocare i contenuti. Cosa che nel tempo trascorso fino al novembre del 2011 è stato parzialmente fatto. Ma non è bastato. La caduta del governo Berlusconi, sostituito, grazie a un colpo di mano dei "poteri forti" nostrani ed europei, dal "commissario" Monti, congela il processo di superamento del sistema di finanza derivata correlato a una maggiore autonomia di entrata e di spesa degli enti decentrati. Questa è la ragione principale che innesca la crisi della Lega e della sua leadership. Le inchieste giudiziarie porteranno, soltanto dopo, a scoprire la "mala gestio" dei fondi accumulati dalla Lega Nord grazie al sistema dei rimborsi elettorali. Tuttavia, gli investimenti in Tanzania, fatti del tesoriere del partito, i soldi intascati dal "Trota", figlio ed erede politico del capo assoluto, i diamanti di Rosy Mauro e il potere d'interdizione di Belsito e degli adepti del "cerchio magico", asserragliati nel bunker di Via Bellerio, a prescindere dalla loro rilevanza penale, restano pur sempre meri sintomi della crisi e, in alcun modo, possono essere confusi con le cause reali del tracollo. Nella tornata del febbraio 2013, la Lega dimezza il proprio consenso rispetto alla precedente elezione del 2008. I dati sono drammatici. Solo alla Camera perde 1.634.366 voti, scendendo in percentuale dal 8,30 del 2008 al 4,08 del 2013. Neanche la separazione da Forza Italia e la decisione di essere all'opposizione del governo Monti, restituiscono credibilità e consenso al partito che già non è più di Bossi. Dopo la caduta del governo Berlusconi e lo scoppio dello scandalo sulla gestione dei fondi, la seconda punta, Roberto Maroni, rompe gli indugi provocando un'escalation interna al partito che determinerà, nell'aprile del 2012, le dimissioni del capo storico dalla segreteria federale. Dopo una breve transizione gestita da un triumvirato, al congresso federale del 30 giugno-1 luglio 2012 Maroni diviene segretario federale, chiedendo la fiducia ai militanti su un programma di rigoroso riassetto morale delle strutture interne. La svolta proposta dallo storico alter ego di Bossi punta sul rinnovamento totale della classe dirigente del partito. Maroni, intanto, ha creato un gruppo organizzato per affrontare la sfida congressuale contro la vecchia guardia determinata a resistere. La corrente è denominata "i barbari sognanti". Non si tratta di lapsus freudiano. E' il tentativo, in realtà molto debole, di invocare una palingenesi che restituisca il movimento agli ideali delle origini. Tradotta, l'espressione suona pressappoco così: "Giovani non inquadrabili negli schemi convenzionali della politica che hanno voglia di affidarsi a un'utopia". Quale? "l'indipendenza del Nord", è chiaro! Il fatto è che Maroni non ha il carattere carismatico del suo amico e sodale Umberto Bossi. E' uomo di mediazione più che di rottura. Inoltre, per quanto sia persona perbene, universalmente stimata, non può spacciarsi per il nuovo che avanza. Trent'anni di vita, e oltre, spesi a fianco del capo, non possono essere dimenticati. Nella vena giustizialista del popolo leghista riecheggia l'ambigua teoria del: " Non poteva non sapere". Per questa ragione anche Bobo Maroni è destinato a essere una figura di transizione che prepara il terreno alla vera novità. Dopo aver fatto il lavoro sporco di spazzare via con la ramazza, presa a simbolo del nuovo corso, i

Confini24  

Magazine di prospezione sul futuro

Confini24  

Magazine di prospezione sul futuro

Advertisement