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POLITICA/L’INTERVISTA

prima, in prospettiva, potesse surrogare o superare la seconda. Dal punto di vista storicoculturale e politico, l'Europa è indissociabile dalle nazioni e dagli Stati che la compongono e che l'hanno fatta nascere. Il disegno di un'Europa unita è nato, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con l'idea di superare il nazionalismo (che di quella guerra era stato una delle cause scatenanti), non di negare le appartenenze nazionali. Che sono, ricordiamolo, il frutto di una sedimentazione storica secolare. E dunque tra l'essere italiani o francesi o irlandesi e l'essere, al tempo stesso, dei buoni europei non c'è alcuna contraddizione. Naturalmente sto parlando più di un sentimento dell'appartenenza collettiva che di una cittadinanza in senso meramente legale e formale. Ma sono convinto che solo la prima può dare un senso alla seconda. Non è dotandosi di un passaporto o di una carta d'identità targata Ue che diventeremo dei buoni cittadini europei. In questo momento, la debolezza dell'Europa, agli occhi delle persone, è di essere per l'appunto una costruzione giuridica e non uno spazio politicosimbolico nel quale ci si possa riconoscere pur nelle differenze che esistono e che, a mio giudizio, sono destinate a permanere, anche perché sono la ricchezza di questo continente. L'Europa senza le sue nazioni diverrebbe un'altra cosa. Di fronte all'avanzare dell' integrazione europea, che cosa ne sarà nel prossimo futuro degli Stati Nazionali? E in che modo evolverà il concetto di Nazione? Approfondisco ciò che ho accennato. L'ideale nazionale, per come si è storicamente sviluppato in Europa, è stata la base materiale, ma anche il perimetro simbolico e legale, all'interno dei quali si è potuta sviluppare la democrazia. La nazione, per dirla con Pierre Manent, è la forma politica della democrazia. Questo nesso democrazia-nazione non può essere dimenticato o sottovalutato. Coloro che parlano di una democrazia post-nazionale, coloro che auspicano un superamento delle appartenenze politiche di tipo nazionale, dovrebbe prima spiegarci che tipo di organizzazione politica hanno in animo di voler costruire, come immaginano che possa funzionare una democrazia che abbia come confine, non più gli Stati-nazione, ma l'Europa. Tornando al nostro Paese, la scarsa fiducia dei cittadini verso lo istituzioni e il carente senso civico minano la salute dello Stato nazionale. Come recuperare il rapporto cittadino-Stato? Di sicuro il senso dello Stato o dell'appartenenza ad una stessa comunità nazionale non si possono inculcare sulla base di una pedagogia dall'alto studiata a tavolino. E' stata la strategia del Presidente Ciampi, che durante il suo settennato cercò - peraltro meritoriamente - di rivitalizzare negli italiani il loro senso civile, unito a un certo orgoglio patriottico. Lo fece attraverso discorsi e atti simbolici: l'omaggio alla bandiera, grandi cerimonie laiche, celebrazioni collettive, la rivalutazione del Vittoriano come "casa degli italiani", il riconoscimento della partecipazione dei militari alla Resistenza, ecc. Ma visto come sono andate le cose, avendo dinnanzi un Paese che appare sempre più lacerato e diviso, poco solidale al suo interno, direi che quel generoso tentativo è stato fallimentare. Anche perché si basava, a mio

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