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GENNAIO 2012

GRATUITO AI SOCI

ANNO XVI XV

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Sped. in A.P. -45% - art. 2 comma 20/B - L.662/96 Fil. di PG A.G. - Contiene I.P.

p r o v in c ia d i Pe r u gia

SEMPRE APERTI a chi giova?

liberalizzazioni: Certi i maggiori costi, vantaggi tutti da dimostrare. Servono piuttosto politiche di sostegno ai consumi

La crisi morde le imprese

I risultati dell’annuale Rapporto Confcommercio

Il decreto Salva Italia

Le novità della manovra Monti

Contributi per l’inserimento di apprendisti

Le domande possono essere presentate fino al 31 dicembre 2012


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Liberalizzazione sì, ma per tutti

L p r o v in c ia d i p e r u gia

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gennaio 2012 ANNO XVI Direttore responsabile Lorella Cucchiaroni Comitato di redazione Vasco Gargaglia, Lorella Cucchiaroni, Claudia Migliorati Redazione/Amministrazione Via Settevalli, 320 - 06129 Perugia Tel. 075.506711 - Fax 075.5067177 redazione@confcommercio.pg.it www.confcommercio.pg.it Hanno collaborato N. Censi, L. Cucchiaroni, F. Fiorucci, M. Martini, G. Menichini, C. Migliorati, F. Settequattrini. Concessionaria per la pubblicità e partner editoriale Sifa srl Via Pievaiola, 45 - 06128 Perugia Tel. e Fax 075.5051028 Progetto grafico/editoriale Fattoria Creativa www.fattoriacreativa.it Stampa Litograf Todi S.r.l. Zona Industriale Ponte Rio Todi Tiratura: 7.500 copie Finito di stampare in Dicembre 2011 Aut. Trib. PG - R.P. n. 11 del 26/02/1997

a manovra approvata in Parlamento contiene elementi di forte iniquità rispetto alle imprese dei servizi, e soprattutto in fatto di liberalizzazioni il settore della distribuzione viene fortemente penalizzato dalla totale deregulation sugli orari. Il sistema italiano della distribuzione commerciale, fatto di piccole, medie e grandi imprese che si confrontano in un mercato pienamente competitivo, assicura oggi ai consumatori livelli di servizio fra i più elevati in Europa: l’orario di apertura giornaliero può coprire fino a 13 ore di servizio continuato, nella fascia compresa tra le 7 e le 22; le aperture nelle giornate domenicali e festive sono mediamente 22 all’anno e, in deroga, le aperture sono sempre possibili nei centri storici, nelle località turistiche e nelle città d’arte. Confcommercio-Imprese per l’Italia ha proposto di guardare all’Europa: nessun limite orario giornaliero, salvaguardando il principio dell’apertura per deroga nelle giornate domenicali e festive. Come avviene, ad esempio, in Francia ed in Germania. Si è scelta, invece, la via della completa deregolamentazione dell’attività anche nelle giornate domenicali e festive. Non ci stiamo. Perché “il sempre aperti”, ventiquattro ore al giorno e 365 giorni all’anno, è una condizione insostenibile. Insostenibile per le piccole imprese, che saranno strette

nella morsa tra la rinuncia al diritto al riposo e alla vita familiare, da una parte, e la dolorosa rinuncia all’attività, dall’altra. Con il rischio, in quest’ultimo caso, di impoverire la ricchezza del modello italiano di pluralismo distributivo. Non ne guadagnerebbe la concorrenza, non ne guadagnerebbe la qualità del servizio. Ma il “sempre aperti” è difficilmente sostenibile anche per le grandi imprese: dovranno fronteggiare, per assicurare una simile tipologia di servizio, costi crescenti, a partire dal costo del lavoro dipendente. Il tutto in uno scenario di consumi già in una condizione di recessione. E, di certo, i consumi non ripartiranno per la deregolamentazione degli orari dei negozi. Citiamo quanto scriveva, nel 2007, il Professor Monti sull’importanza di “una leadership politica capace di portare a un ‘disarmo bilanciato’ dei privilegi di tutte le corporazioni, non solo di alcune”. Di tutte. Abbiamo letto il decreto. Abbiamo trovato le norme sul commercio. Ma, per il resto, poco o nulla. Presidente Monti, ha cambiato idea? Noi no: liberalizzazioni sì, ma per tutti. Concorrenza sì, ma come in Europa.

Giorgio Mencaroni Presidente Confcommercio provincia di Perugia

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IL MEGLIO DEL MESE

Più vicino il coordinamento dei controlli in materia ambientale

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SL, Comuni, NOE, NAS, Forestale, Provincia, ARPA… Dietro ognuna di queste sigle ci sono altrettanti enti che effettuano i controlli in materia ambientale. Il problema, come purtroppo sanno bene molti imprendi-

tori, è che non sempre le richieste, le osservazioni, i comportamenti di questi soggetti sono coordinati e coerenti tra di loro. Su richiesta di Confcommercio, che sta coinvolgendo su questo progetto anche altre associazioni di categoria,

l’assessore regionale all’ambiente Silvano Rometti si è impegnato ad istituire un tavolo di coordinamento sui controlli in materia ambientale, che dovrebbe facilitare il dialogo tra controllori e controllati, ma soprattutto tra gli stessi controllori.

Semplificazione, avanti tutta

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opo l’approvazione all’unanimità della legge sulla semplificazione della pubblica amministrazione, la Regione Um-

bria, su iniziativa dell’assessore alla Programmazione economica Gianluca Rossi, procede su questo fronte con l’apertura di “tavoli tematici” - ai

quali parteciperà anche Confcommercio - il cui compito sarà quello di verificare i reali bisogni e le aspettative delle imprese.

Accordo con il Provveditorato per stage in azienda

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on è sufficiente alzare una saracinesca per diventare imprenditore. Sono tali e tante le competenze necessarie per gestire una attività commerciale o un pubblico esercizio, che non si può prescindere da una seria

preparazione al mondo del lavoro. Con questo obiettivo, Confcommercio dell’Umbria ha coinvolto il Provveditorato agli studi di Perugia in un percorso di avvicinamento tra mondo della scuola e del lavoro, che prevede interventi presso le scuole

Nuovi progetti con l’Università di Bucarest

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na delegazione dell’Accademia degli Studi Economici dell’Università di Bucarest (nella foto) è stata ospite delle agenzie del Polo Formativo della Confcommercio della provincia di Perugia, con lo scopo di intensificare i rapporti di collaborazione per la presentazione, in partenariato, di

progetti sul Fondo Sociale Romeno. Le agenzie formative Università dei Sapori e Iter sono già attualmente impegnate nella gestione di due importanti progetti, rispettivamente “Office” e “Silco”, per il trasferimento di buone prassi nei Centri di Formazione e nei Centri per l’Impiego romeni.

per informare i maturandi su rischi, opportunità e prospettive offerte da questi settori, ma anche la possibilità di ospitare in azienda, con stage mirati, gli studenti degli ultimi anni delle scuole medie superiori che vogliono imparare queste attività.

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Per dirla tutta

Giù le mani dalle risorse per il commercio e il turismo!

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’atteso arrivo del sostanzioso gruzzolo costituito dai fondi FAS - si parla di 253 milioni di euro spendibili subito - ha scatenato appetiti di ogni tipo. Confcommercio, che ha aspettato finora pazientemente, e a bocca asciutta, non è disposta ad accettare che si mettano

a rischio le risorse destinate alle imprese del commercio e del turismo. E intende invece difendere fino in fondo le richieste già avanzate per la riqualificazione dell’offerta ricettiva, tramite il bando qualità alberghiera, la copertura dei progetti relativi al bando Tac 2 e la definizione di un

nuovo bando per il sostegno delle imprese del commercio che fanno innovazione. Modifiche al Programma attuativo regionale, alla cui definizione anche l’organizzazione ha contribuito, comporterebbero, oltre tutto, il rischio di provocare uno stop alla misura.

Banca dell’Umbria, se il buongiorno si vede dal mattino…

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rosegue l’iter che porterà alla costituzione di un’unica banca dell’Umbria, tramite il riordino dei sei marchi del Gruppo Intesa San Paolo presenti oggi nella regione. Una operazione interessante, che dovrebbe riportare i

centri decisionali delle banche più vicini al territorio e all’economia reale. Il recente incontro tra Confcommercio e il Gruppo Intesa San Paolo, per verificare la possibilità di individuare soluzioni per il credito garantito e convenzionato adatte

alle esigenze delle imprese, non ha portato, però, i risultati che l’organizzazione attendeva. Poiché le proposte della banca si sono rilevate non all’altezza delle attese, non è stato possibile sottoscrivere una convenzione.

Il turismo sociale non dimentichi le agenzie di viaggio

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’Umbria ha scoperto il turismo sociale e ne ha fatto oggetto di due disegni di legge, sui quali c’è stata recentemente la fase di partecipazione. Ciò che non li rende condivisibili, secondo Confcom-

mercio, sono essenzialmente due elementi: il primo è l’eccessivo ampliamento del concetto di turismo sociale, che era stato comunque regolato e beneficia di agevolazioni specifiche, come fenomeno di nic-

chia, grazie ad una legge regionale del 2006. Il secondo, più grave, è la mancata valorizzazione delle garanzie e della professionalità che, anche in questo ambito, possono esprimere le agenzie di viaggio.

Stop ai vitalizi regionali, ma solo dal 2015

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a prima Commissione in Consiglio regionale ha approvato la proposta di abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali, ma solo dal 2015. La notizia si commenta da sé, specie se si mette in relazione ai pesanti “sacrifici” che

la politica chiede oggi, da subito, a imprese e cittadini. Forse vale la pena una annotazione a margine: quando si tratta di difendere ingiustificabili privilegi l’accordo si trova. Così hanno fatto in questo caso Pd e Pdl.

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GENNAIO 2012

PRIMO PIANO Liberalizzazioni

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La “babele” di orari e aperture Certi i maggiori costi, vantaggi tutti da dimostrare. Servono piuttosto politiche di sostegno ai consumi

Primo piano commercio

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Innovazione non è solo tecnologia Buoni risultati del Think Tank sul commercio, ma attenzione

Primo Piano L’indagine

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Il “morso” della crisi Il 2011 visto e vissuto dalle imprese, nell’annuale indagine Confcommercio

Primo piano L’approfondimento

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Collaborare è un nuovo modo di competere I suggerimenti di Roberto Ravazzoni per dare futuro

PRIMO PIANO Turismo

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L’Umbria è a una svolta Confronto tra imprenditori e istituzioni al III Forum del Turismo

Focus Reti d’impresa

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Agevolazioni fiscali per le reti d’impresa Sospensione d’imposta per la quota di utili destinati dalle

Impresa e Sviluppo marketing e pubblicità

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Perché è essenziale il Piano di comunicazione Se tutto è comunicazione, tanto vale comunicare in modo

dal territorio

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Commercio e somministrazione, come si cambia Serie di incontri sul territorio dedicati alla direttiva servizi

ANNO XVI

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alle specificità del settore

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alle piccole imprese commerciali

imprese alla realizzazione del programma comune

efficace con i nostri clienti

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Spoleto, le imprese in “rete” per essere più competitive Un successo il progetto finanziato dal bando Res.ta. dal territorio

fiere ed eventi

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Perugia, vie in cerca di “adozione” Marsciano, finanziamenti a fondo perduto per le imprese terremotate Gli appuntamenti di GENNAIO

27 Perché è essenziale il Piano di comunicazione


PRIMO PIANO Liberalizzazioni

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La “babele” di orari e aperture Certi i maggiori costi, vantaggi tutti da dimostrare. Servono piuttosto politiche di sostegno ai consumi

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embra quasi impossibile, ma c’è chi sostiene che sia sufficiente tenere aperti i negozi 24 ore su 24 per aumentare le vendite e far ripartire i consumi, dimenticando che se la gente non spende è perché il denaro a disposizione è sempre meno e quello che c’è va sempre di più a coprire le cosiddette spese fisse (v. box pag. 11). Nella vicenda della liberalizzazione degli orari dei negozi ci sono alcuni elementi certi.

Il primo è che i livelli di servizio offerti in Italia, in termini di orario e di

I livelli di servizio offerti in Italia, in termini di orario e di giorni di apertura, sono già oggi paragonabili a quelli europei giorni di apertura, sono già oggi paragonabili a quelli europei.

Fin dalla riforma Bersani del 1998, i negozi e i supermercati in Italia possono stare aperti per 13 ore nell’arco della giornata: la flessibilità degli orari è quindi già sufficiente. Di domenica e nei festivi c’è già un’ampia facoltà di deroga. Il secondo elemento, ben più preoccupante per gli imprenditori di questo settore, è che se l’aumento dei consumi è tutto da verificare, sono invece facilmente prevedibili i maggiori costi, sia ordinari che maggio-


PRIMO PIANO LIBERALIZZAZIONI

“Volano” le spese fisse. per i consumi “liberi” resta sempre meno Tra il 1970 e il 2010 la quota di consumi assorbita dalle cosiddette spese obbligate (bollette, affitti, servizi bancari e assicurativi, carburanti, eccetera) è quasi raddoppiata, passando dal 23,3% sul totale dei consumi a poco meno del 40%. Nello stesso periodo, la quota di consumi “liberi” delle famiglie - quelli cioè per beni e servizi commercializzabili - si è ridotta passando, nel complesso, dal 76,7% al 61,2%, con una forte contrazione per gli alimentari, la cui quota si è più che dimezzata (dal 36,1% del 1970 al 15,1% del 2010). è quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Ufficio Studi Confcommercio su come è cambiata negli ultimi quaranta anni l’incidenza delle spese obbligate sui consumi e sul potere di acquisto delle famiglie.

rati, che una apertura prolungata e festiva comporta. Sarebbe infatti semplicistico prendere il ricavo ottenuto fino ad oggi nei festivi e moltiplicarlo per le più numerose aperture ammesse, perché poche domeniche sono appetibili e richiamano l’attenzione dei consumatori, mentre l’apertura di tutte le domeniche fa diventare la festa un giorno come un altro, anche se ha costi maggiori di gestione. L’Osservatorio sulle liberalizzazioni

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del Cermes della Bocconi è arrivato a stimare in ben 11 miliardi di euro l’anno i risparmi dei consumatori 400 euro a famiglia - per effetto della maggiore concorrenza che si determinerebbe. Ai ricercatori del Cermes andrebbe però spiegato che in alcuni settori i margini operativi sono già ridotti all’osso, anche grazie alle continue promozioni già in atto, mentre in altri la crisi ha già prodotto effetti così devastanti che non si risolvono semplicemente stando più aperti, ma rafforzando il potere di acquisto delle famiglie.

Occorre rafforzare il potere di acquisto delle famiglie I dati parlano chiaro. Secondo l’Istat, al netto dell’inflazione, nel secondo trimestre 2011 il potere di acquisto

delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. “Non siamo pregiudizialmente contrari alle maggiori aperture”, sostiene Confcommercio, “a patto che queste siano accompagnate da politiche adeguate di sostegno ai consumi (maggiori flussi turistici da un lato, maggior potere d’acquisto dall’altro), altrimenti stare aperti più a lungo provoca solo effetti dannosi. La deregulation, inoltre, incide inevitabilmente sugli stili di vita, con tutte le conseguenze sociali che ne conseguono. Si dovrebbe aprire, in ogni caso, una riflessione profonda su qualità e consistenza dei servizi che devono supportare i consumi, di cui non c’è traccia. E rivedere, soprattutto, le misure che prevedono ulteriori aumenti dell’Iva, che avrebbero un effetto depressivo sui consumi certo”.


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Primo piano commercio

Innovazione non è solo tecnologia Buoni risultati dAl Think Tank sul commercio, ma attenzione alle specificità del settore

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etteralmente significa “serbatoio di pensiero”; nei fatti, il Think Tank sul commercio, organizzato a Foligno dalla Regione dell’Umbria, è stato “una due giorni” di dibattito e riflessione sul futuro del settore, alla quale hanno preso parte anche molti imprenditori. Già applicato al turismo con una analoga esperienza che si è svolta a Todi lo scorso aprile, il metodo del Think Tank è stato giudicato “molto apprezzabile” da Confcommercio. L’organizzazione ha riposto molte attese in questo evento, soprattutto in vista della definizione del Testo Uni-

I bandi pubblici per finanziare imprese commerciali che innovano non possono utilizzare gli stessi criteri del manifatturiero co regionale del commercio e nella prospettiva di poter destinare alle imprese nuove risorse con un bando regionale tutto da definire.

Due sono gli elementi emersi dal dibattito con maggiore evidenza: il ruolo dell’innovazione nel futuro del

Non è solo il commercio che trova benefici dal turismo; anche il turismo trae vantaggio dal commercio di qualità commercio, e lo stretto legame di questo settore con il turismo. “A questo proposito, i risultati del Think Tank sono interessanti, ma non vanno assolutizzati”, sostiene Confcommercio. Nel commercio, e più in generale in tutto il settore dei servizi - dove il cliente concorre alla realizzazione del “prodotto”, e dove standard qualitativi e quantitativi hanno molte più variabili - si può fare innovazione senza investire in tecnologie informatiche. La tecnologia è importante, insomma, ma non è fondamentale. Secondo il Manuale di Oslo, che definisce le metodologie per la rilevazione statistica dei

fenomeni di innovazione tecnologica, infatti, l’innovazione nel business è “implementazione di un prodotto nuovo o sensibilmente migliorato (bene o servizio), o di un processo, un nuovo metodo di marketing o un nuovo metodo organizzativo nelle pratiche commerciali, nelle risorse umane o le relazioni esterne”. Attenzione, quindi, aggiunge Confcommercio, ad immaginare i bandi pubblici, per finanziamenti alle imprese che innovano, mutuando i criteri da quelli utilizzati per il manifatturiero. Il commercio ha altre specificità e necessita di una attenzione specifica. Quanto al legame tra commercio e turismo, Confcommercio ne è talmente consapevole da aver chiesto, ed ottenuto, che ad uno stesso assessore regionale fossero affidate le due deleghe. Anche qui, però, bisogna fare attenzione: non è solo il commercio che trova benefici da un turismo che traina; anche il turismo trae vantaggio da un commercio di qualità. Tra i due settori c’è interdipendenza e non dipendenza dell’uno dall’altro.

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Primo Piano L’indagine

Il “morso” della crisi Il 2011 visto e vissuto dalle imprese, nell’annuale indagine Confcommercio

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no sguardo dal “fronte”. Si può definire davvero così la realtà che nel 2011 hanno vissuto le attività del terziario, “fotografata” dall’indagine annuale realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio. Abbiamo dato la parola alle imprese - 150 quelle che hanno partecipato al sondaggio, di cui 80 del settore turismo, protagoniste anche di uno specifico focus sul proprio settore - per capire direttamente da loro come sono andate le cose. E se in generale il quadro è preoccupante - e difficilmente poteva essere altrimenti - qualche nota positiva non manca. Ad esempio il 33% del campione ha dichiarato di aver fatto comunque investimenti l’anno passato: percentuale piuttosto incoraggiante, considerata l’attuale congiuntura. Gli investimenti più cospicui sono stati effettuati in attrezzature,

mobili e macchinari (80%), ma un significativo 31% li ha indirizzati ad immobili ed impianti fissi. Seguono quelli in formazione e marketing e in nuove aperture/ampliamenti o nuovi rami di attività (entrambe attestate sul 9%), e gli investimenti informatici (7%). La difficoltà del momento emerge più chiaramente quando si parla di fatturato: nel 2011, rispetto all’anno precedente, è diminuito per il 57% del campione; per il 32% è rimasto invariato e per un non trascurabile 11% è addirittura aumentato. La stragrande maggioranza di questi “fortunati” - l’87% per la precisione - ritiene che la pesante situazione internazionale non abbia influito - ad esempio con la creazione di nicchie di mercato, di economie di scala, etc. - sulle loro performance positive, quindi il merito è tutto della propria capacità imprenditoriale.

Discorso rovesciato invece per chi ha registrato performance negative: per l’82% è conseguenza della situazione in atto, mentre il 18% la addebita ad altre cause, legate alla propria situazione specifica. Ma quali sono le maggiori difficoltà che le imprese hanno incontrato nel proprio mercato di riferimento? In prima posizione assoluta - 79% degli intervistati - c’è la diminuzione, più o meno importante, ma comunque sensibile, delle vendite e un incremento degli insoluti sulle stesse. Abbiamo poi un 22% che lamenta la difficoltà di accesso al credito per il finanziamento della propria impresa ed il 12% che evidenzia gli aumenti dei prezzi dei fornitori. L’aumento dei costi di gestione, del lavoro e di quelli del credito sono le voci meno influenti (ciascuna è infatti attestata al 4%) nello spiegare la diminuzione di fatturato.

Il 33% delle imprese ha fatto investimenti, ma il fatturato è diminuito per il 57% A fronte della situazione economica e finanziaria del nostro Paese, il sondaggio ha indagato l’atteggiamento nei confronti del nuovo Governo Monti e la fiducia circa la possibilità che possa riuscire a risollevare l’Italia. Il campione in questo caso si è diviso: il 46% si dichiara più fiducioso di prima, e quindi ha maggiori speranze che il Governo tecnico possa portare l’Italia fuori dall’impasse.


PRIMO PIANO L’INDAGINE

nomica, e sottolineano - all’opposto - che è tempo che lo Stato faccia qualcosa per loro, al fine di rilanciare crescita e consumi. Se a questo 82% uniamo anche coloro che hanno risposto di non essere disposti a fare assolutamente niente (7%), otteniamo l’89% degli intervistati che ritiene di essere in prima fila nella lotta alla crisi, e che non solo non vede riconosciuti dallo Stato tutti gli sforzi portati avanti ma, al contrario, ritiene di essere penalizzata da provvedimenti che deprimono i consumi e dalla mancanza di concrete politiche di sviluppo. Scontato supporre che questo sentiment sarà ancora più diffuso e accentuato dopo

Allo Stato si chiede di ridurre i costi della politica e del lavoro, di semplificare la burocrazia

Ma c’è un 41% che è sfiduciato esattamente come prima, e ritiene che non cambierà nulla. L’1% dichiara di essere addirittura più pessimista di prima. Rilevante anche il numero di intervistati - 11% - che non si è pronunciata. Si tenga conto che questa domanda è stata posta prima che il nuovo esecutivo rendesse nota la manovra, particolarmente pesante per le imprese del terziario, soprattutto per il previ-

sto aumento dell’Iva e delle aliquote contributive. Un chiarimento importante anche in relazione alla domanda rivolta alle imprese su cosa sarebbero disposte a fare per risollevare il Paese da questo momento di estrema difficoltà. La risposta è stata secca e inequivocabile: l’82% ha dichiarato di avere fatto e dato, di continuare a fare e dare, tutto quello che possono, insomma, di fare la loro parte per risolvere la crisi eco-

l’attuale manovra. Quando abbiamo chiesto cosa ci si aspettava dallo Stato in cambio degli sforzi operati nell’emergenza, è emerso il malcontento nei confronti degli sprechi della Pubblica Amministrazione, con il 24% che vorrebbe tagliare i costi dello Stato. Ancora più forte è la segnalazione dell’esigenza di ridurre il costo del lavoro (52%), di procedere ad una sostanziale semplificazione della burocrazia che grava sui costi delle attività imprenditoriali (35%). C’è poi un 20% di imprese che chiede aiuto allo Stato in termini di facilitazione nell’accesso al credito e di adeguamento tempestivo degli studi di settore alla differenti situazioni di crisi che si stanno verificando in Italia. Il 4% quelli che non hanno risposto.

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PRIMO PIANO L’INDAGINE

Turismo, servono eventi e promozione integrata

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’indagine Confcommercio ha previsto un approfondimento specifico sulle imprese del turismo, considerata l’importanza strategica di questo settore per l’economia regionale. Per il 42% degli intervistati il 2011 è stato peggiore del 2010, per il 37% sostanzialmente uguale, mentre il 21% delle strutture intervistate ha avuto performance migliori dell’anno precedente. Dopo l’analisi dell’oggi uno sguardo al futuro: il 53% si è dichiarato ottimista. Di questo un 42% lo è moderatamente, mentre un 12% ha visto già segnali di ripresa del settore, nonostante la situazione nazionale. Il 47% paventa però un 2012 peggiore dell’anno appena concluso. Circa gli elementi di attrazione della nostra regione su cui occorre puntare ed investire maggiormente, gli operatori indicano prioritariamente

eventi e mostre (67%) e la valorizzazione di borghi e centri storici (63%). Seguono cultura ed enogastronomia col 28%, la natura e i parchi al 26%, la connotazione religiosa legata ai nostri territori (16%), mentre un modesto 2% punterebbe su musei e zone archeologiche. Infine il parere degli operatori sulle tipologie di interventi regionali che dovrebbero essere maggiormente implementate in Um-

bria ai fini turistici: quasi plebiscitaria l’esigenza - rappresentata dall’81% del campione - di potenziare le politiche di comunicazione e promozione della nostra regione, seguita dalle politiche per mostre ed eventi (37%) e da quelle di contatto con grandi tour operator (28%). Il 7% ritiene che sia necessario anche uno sforzo maggiore nel miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti.

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Sicurezza, situazione stabile

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a qualche anno il problema “sicurezza” si è aggiunto ai tanti che le imprese devono affrontare ogni giorno, specie in alcune zone della nostra regione. In questo caso ciò che conta non è solo il dato oggettivo sui reati e sulla diffusione degli eventi di microcriminalità, ma la percezione che si ha del fenomeno. Ebbene, il 62% del campione ritiene che la situazione negli ultimi 2 anni sia rimasta sostanzialmente immutata; ma il 21% evidenzia un forte peggioramento, il 14% un peggioramento moderato, e solo il 2% un miglioramento (un altro 1% non si pronuncia). Abbia-

mo poi domandato alle imprese se, nell’ultimo biennio, la loro attività fosse stata oggetto di un qualche evento criminale. Il 72% dichiara di non aver subito alcuna tipologia di crimine; il 24% è stato vittima di furti, l’1% rispettivamente di truffe, rapine, spaccate/danneggiamenti. Quasi azzerato lo spaccio e la prostituzione vicino alle attività commerciali (1%). Questo risultato è però direttamente legato al fatto che le imprese si sono attrezzate da diverso tempo contro il potenziale “attacco” della microcriminalità: il 78% del campione ha fatto investimenti in questo

senso da più di due anni. Nel 20102011 invece il 17% ha investito in sistemi di allarme, il 5% in vigilanza privata, il 3% in inferriate-cancellivetrine corazzate e porte anti-scasso, il 2% in assicurazioni. L’analisi complessiva del fenomeno è quindi di una sostanziale stabilità legata da un lato alla non recrudescenza di fenomeni particolarmente intensi, e dall’altro alla capacità delle imprese in questi anni di implementare i propri sistemi di sicurezza. Rimangono, nelle confidenze degli intervistati, le maggiori difficoltà di chi vive realtà cittadine più grandi, rispetto a chi vive in piccoli centri.


Primo piano L’approfondimento

Collaborare è un nuovo modo di competere I suggerimenti di Roberto Ravazzoni per dare futuro alle piccole imprese commerciali

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Roberto Ravazzoni

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oberto Ravazzoni è professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia. E’ stato uno dei relatori al 3° Forum Economia e Società di Confcommercio. Con lui affrontiamo alcuni temi fondamentali per le pmi, quali i fattori critici di debolezza, l’innovazione commerciale e cosa devono fare le imprese per competere oggi. Gli svantaggi competitivi delle piccole imprese commerciali (PIC) “Molti di questi svantaggi - spiega Ravazzoni - sono connessi alla di-

mensione: minore forza finanziaria, politica del credito restrittiva per le Pmi; scarse economie di approvvigionamento; discriminazione dei prezzi da parte dei produttori; minore attrazione sul mercato del lavoro; problema di successione. A questo poi si aggiunge l’assenza di obiettivi di sviluppo e/o di adattamento ai mutati scenari di mercato. Queste caratteristiche spiegano una pesante criticità delle PIC: l’incapacità di occupare gli spazi di mercato messi a loro disposizione dall’evoluzione dell’ambiente, riconducibile alla carenza di imprenditorialità e ad un insufficiente livello imprenditoriale”. Come può una piccola impresa commerciale conquistare gli spazi di mercato disponibili, senza rinunciare alla propria identità Partiamo da una distinzione: ci sono i beni di consumo cosiddetti problematici (ovvero quelli differenziati, caratterizzati da costo elevato, processi di acquisto lunghi, necessità di supporto informativo, punti vendita specializzati) e i beni di consumo che sono definiti banali, che hanno basso valore unitario, acquisto routinario, punti di vendita despecializzati. “Gli spazi più ‘pregiati’ - dice Ravazzoni - che si producono nella zona

dei beni problematici sono particolarmente adatti alle PIC. Questi spazi infatti si caratterizzano per alti livelli di professionalità/abilità artigianali, per una concorrenza di prezzo meno accesa e minore trasparenza, per una domanda più frastagliata, per maggiori elementi di rendita da aggiungere al reddito da lavoro autonomo”. Cosa devono fare allora le PIC? “Raggiungere livelli di professionalità più elevati; aggiungere all’abilità artigianale tradizionale una serie di conoscenze e di abilità manageriali; aumentare il livello di imprenditorialità e quindi di propensione al rischio”. Quale ruolo e quali prospettive di sviluppo per le piccole imprese commerciali “Modernizzazione commerciale sottolinea Roberto Ravazzoni - non significa sparizione della piccola impresa. Anzi, in un commercio evoluto, si aprono interessanti prospettive di sviluppo per le piccole realtà locali, purché sia rapido il passaggio dai piccoli negozi tradizionali (e indipendenti) ai piccoli negozi ma moderni, cioè specializzati (e associati). La sfida strategica prossima ventura è ESSERE IMPRENDITORI! Questo significa rinnovare e integrare (se


Primo piano L’approfondimento

possibile!) l’offerta assortimentale per creare nuovi stimoli; aumentare la differenziazione dei propri prodotti; migliorare l’identità delle proprie strutture di vendita; fare gruppo per avere massa critica laddove conta. Crescere insieme, collaborare, è un nuovo modo di competere “In uno scenario di mercato sempre più incerto e turbolento bisogna collaborare, integrarsi e ricercare alleanze strategiche: rappresentano i nuovi modi di competere imposti dalle nuove e più ampie dimensioni della concorrenza commerciale”, suggerisce Ravazzoni. “Una organizzazione associativa comporta diversi vantaggi: economie di scala interne ed esterne; ampliamento del livello di servizio; più efficiente gestione degli stock; maggior potere contrattuale nei confronti dell’industria; assicurazione di uno spazio di mercato non marginale per un canale specializzato in fase di profonda trasformazione. Consente, insomma, di svolgere le funzioni critiche che richiedono dimensioni minime per essere realizzate con efficacia”.

Tendenze e scenari di mercato “I punti vendita - spiega Ravazzoni diventano luoghi d’incontro; i punti di transito e di aggregazione diventano punti di vendita; la casa diventa luogo di acquisto; i luoghi di acquisto assumono un ruolo di intrattenimento e spettacolo. Il consumatore, sempre più eclettico, mette in concorrenza luoghi, mondi e prodotti diversi in relazione alle sue specifiche esigenze di servizio, convenienza, risparmio di tempo”. Come sta cambiando il confronto competitivo Ecco il quadro: “Si registra una crisi dell’ipermercato di attrazione extraurbano; una maggior tenuta dei format orientati al servizio rispetto a quelli orientati al prezzo; difficilmente nasceranno nuovi format specialistici; occorre ripensare in chiave moderna la prossimità, ancora più orientata ai prodotti freschi e ai piatti pronti; la location si conferma un fattore di rilevanza strategica. Per fronteggiare tutto ciò, i distributori moderni devono cambiare pelle: da meri redistributori (fisici) a veri distri-

butori di Marca-Insegna”. Verso una riscoperta della prossimità “Il servizio di prossimità - evidenzia Ravazzoni - diventerà sempre più importante, in considerazione del minor tempo a disposizione per gli acquisti, del calo degli spostamenti per acquisti finalizzati alle grandi scorte (le famiglie sono più piccole), della competitività dei quartieri e dei centri storici, sicuramente più dotati di ‘personalità’ rispetto alle grandi superfici, che sono invece molto concentrate sul prezzo”. Cosa devono fare le PIC per competere oggi Ecco una serie di suggerimenti concreti del professor Ravazzoni per determinare il successo delle piccole-medie strutture: migliori spazi nel non-food; verificare sistematicamente il grado di attrattività della propria offerta e della propria location; rinnovare sistematicamente il proprio assortimento; “animare” il punto vendita e ricercare la differenziazione del prodotto commerciale; ristrutturare il negozio ogni 8-10 anni, in alcuni casi ripensando anche l’attuale localizzazione; “gestire” in maniera personalizzata e continua il rapporto con il cliente-obiettivo; ricercare continuamente l’innovazione di proposta e di “prodotto”; pensare a negozi a tema o iper-specializzati; frequentare mostre, fiere (non solo di settore…). Ma altrettanto importante è accettare le nuove dimensioni della concorrenza, ricordando che collaborare è un nuovo modo di competere; associarsi o affiliarsi a qualche organizzazione commerciale dinamica ed evoluta; insistere sulla specializzazione nelle sue diverse direzioni e focalizzarsi sul coefficiente di servizio offerto.

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PRIMO PIANO Turismo

L’Umbria è a una svolta Confronto tra imprenditori e istituzioni al III Forum del Turismo

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o deciso e motivato alla tassa di soggiorno; la necessità di trasformare l’Umbria da un luogo di passaggio ad un luogo di soggiorno, aumentando così i bassissimi indici di permanenza media, e combattere l’abusivismo in tutte le sue forme. Sono alcuni dei temi affrontati da Vincenzo Bianconi, presidente Federalberghi - Confcommerco della provincia di Perugia, aprendo il III Forum del Turismo che si svolto a Perugia, sul tema “Recessione o rilancio - Le sfide del turismo in Umbria”. L’Umbria del turismo si trova oggi ad un bivio. La sfida del 2012 - secondo Federalberghi - sarà infatti quella di

far imboccare alla regione la strada giusta, superando la contraddizione per cui ad una timida ripresa del settore, documentata dalle statistiche positive su arrivi e presenze, si accompagna ancora un problema di bassa redditività per le imprese, che devono fare i conti con un indice di occupazione media tra i più bassi in Italia (nel 2010 era al 29,9% per la ricettività alberghiera). “Le imprese devono fare la loro parte - ha detto Bianconi - cercando di comprendere come cambia il mercato turistico, proponendo una offerta esperienziale interessante, segmentando le proposte turistiche per incontrare sempre di più le esigenze

dei clienti. Il lavoro fatto finora con i Consorzi tematici, costituti sulla base del bando TAC regionale - cinque dei quali sotto la diretta responsabilità di Confcommercio - va appunto in questa direzione; documenta l’impegno delle imprese ad attivare investimenti pure in questo momento di crisi e va certamente sostenuto. Se le imprese sono disponibili a mettersi in gioco, altrettanto però devono fare le istituzioni”. La tassa di soggiorno “Il nostro No è nettissimo e motivato”, ha sottolineato Bianconi. “La tassa renderebbe il territorio umbro meno competitivo sul mercato na-


PRIMO PIANO TURISMO

Un premio agli chef di domani Nel corso della serata organizzata presso l’Università dei Sapori di Perugia, in occasione del III Forum del Turismo, il presidente di Federalberghi Vincenzo Bianconi ha voluto premiare l’impegno e la professionalità acquisita da tre allievi, che hanno partecipato agli stage in aziende umbre del settore alberghiero. I giovani premiati sono: Gioele Trabalza dell’Istituto Alberghiero di Assisi, Luca Nanni dell’Istituto Alberghiero di Città di Castello, Michele Papandrea dell’Istituto Alberghiero di Spoleto. I tre premi consistono in altrettante borse di studio che consentiranno ai giovani aspiranti chef di proseguire il proprio percorso

formativo presso l’Università dei Sapori, scegliendo la propria specializzazione tra le tante proposte dalla struttura. Hanno consegnato i premi Anna Rita Fioroni, presidente dell’Università dei Sapori di Perugia, Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio di Perugia, Luigi Cremona, giornalista nel settore enogastronomico. Federalberghi ha organizzato anche l’incontro tra gli oltre 100 imprenditori del settore ricettivo presenti alla serata e un selezionato gruppo di aziende produttrici umbre, con l’obiettivo, condiviso dall’Università dei Sapori, di promuovere l’Umbria nella sua interezza: offerta turistica e prodotti tipici di qualità. Ospiti e animatori della serata, dal punto di vista gastronomico, i due chef “stellati” Marco Bistarelli e Gaetano Trovato.

La premiazione degli aspiranti chef zionale ed internazionale”. “Il lavoro all’Anci non è concluso”, ha risposto il presidente dell’Associazione dei

Comuni umbri nonché sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, “ma i nostri bilanci sono sempre più rigidi e,

se troveremo l’accordo, non potremo non applicare questa misura per il prossimo biennio, almeno in via sperimentale”. La promozione integrata “Non ci sarà dispersione di risorse”, ha garantito l’assessore regionale al turismo Fabrizio Bracco, “poiché queste andranno a rafforzare i prodotti TAC, alla riqualificazione delle strutture ricettive e alla promozione, che deve essere integrata”. Sarà definito un piano di comunicazione che, secondo Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio di Perugia che collaborerà alla stesura, dovrà essere pluriennale, con la precisa individuazione di paesi target e azioni mirate. La riforma dell’APT “Abbiamo bisogno di forte unitarietà nella progettazione, con un peso politico molto forte”, ha detto ancora l’assessore Bracco. “L’Umbria deve camminare su due gambe: una è quella dei settori tradizionali, l’altra è costituita dalla filiera che ha il turismo come cornice. Occorre uno strumento operativo, che può essere la nuova Sviluppumbria, perché agenzia che si deve preoccupare dello sviluppo dell’Umbria, a patto che consideri il turismo come una forza integrante delle propria mission. Sono convinto che l’Umbria ha tante buone qualità; il livello della ricettività è buono; abbiamo ottimi prodotti, una bella immagine: chi conosce l’Umbria l’apprezza. Abbiamo, insomma, gli ingredienti giusti per cucinare un’ottima pietanza”. Al Forum hanno preso parte, tra gli altri, Alessandro Cianella, direttore Federalberghi nazionale, e Giacomo Pini, esperto di marketing turistico.

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Focus Reti d’impresa

Agevolazioni fiscali per le reti d’impresa Sospensione d’imposta per la quota di utili destinata dalle imprese alla realizzazione del programma comune

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e reti di impresa costituiscono una forma negoziale di aggregazione di imprese, basata sulla sottoscrizione di un apposito contratto, redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, che contiene il programma comune di rete. Finalità dell’accordo è l’accrescimento della capacità innovativa e della competitività delle imprese tramite forme di collaborazione, scambio di informazioni e di prestazioni, esercizio in comune di attività in linea con l’oggetto d’impresa.

L’agevolazione fiscale riconosciuta al contratto di rete consiste nell’escludere dal reddito la quota degli utili di esercizio - vincolata ad apposita riserva - che è destinata, dalle imprese aderenti alla rete, al fondo pa-

L’adesione al contratto di rete non comporta l’estinzione o la modifica della soggettività tributaria delle imprese che aderiscono all’accordo

trimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare per la realizzazione, entro l’esercizio successivo, degli investimenti previsti dal programma comune di rete. Alle reti d’impresa vengono, peraltro, ricollegate anche altre agevolazioni amministrative e finanziarie. Il beneficio fiscale, che vale esclusivamente ai fini delle imposte sui redditi e non anche dell’Irap, si applica solo per il versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta relativo all’eser-

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Focus RETI DI IMPRESA

I vantaggi della rete Intervista ad Antonio Vento, Responsabile Settore Fiscalità d’Impresa di Confcommercio

Antonio Vento

cizio cui si riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare, mentre non si estende al versamento degli acconti. Destinatarie dell’agevolazione sono le imprese residenti in Italia o le organizzazioni di imprese non residenti presenti stabilmente sul territorio nazionale che sottoscrivono un contratto di rete, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dalla tipologia di attività svolta o dal settore economico di riferimento. In ogni caso, l’adesione

Quali sono i vantaggi per le imprese che si aggregano in rete? I vantaggi dell’aggregazione sono molteplici. In concreto, le imprese in rete possono avvalersi di un centro di acquisto o di reti commerciali di distribuzione comuni. In questo modo possono usufruire di un maggior potere d’acquisto e partecipare a commesse internazionali per raggiungere una clientela più ampia. E possono, inoltre, adottare un marchio distintivo della rete e specializzarsi singolarmente sui segmenti della filiera rafforzando le proprie competenze strategiche. Dal punto di vista fiscale, è prevista la sospensione d’imposta della quota degli utili dell’esercizio

Sono agevolati gli investimenti relativi all’acquisto o all’utilizzo di beni e servizi, e all’utilizzo del personale al contratto di rete non comporta l’estinzione o la modifica della soggettività tributaria delle imprese che aderiscono all’accordo, né l’attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso. Quanto agli investimenti agevolati,

destinata, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, al fondo patrimoniale comune. La quota degli utili deve essere accantonata in una apposita riserva e concorre a formare il reddito, se utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite di esercizio ovvero se viene meno l’adesione al “contratto di rete”. L’importo, che non concorre alla formazione del reddito d’impresa, non può, comunque, superare il limite di un milione di euro.

Come e quando deve essere richiesta l’agevolazione fiscale? Per ottenere il beneficio fiscale, nel periodo compreso tra il 2 maggio ed il 23 maggio di ciascun anno, le imprese interessate devono presentare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate. La trasmissione deve essere effettuata in via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato, ossia professionisti, associazioni di categoria, Caf.

rientrano in questa categoria quelli relativi all’acquisto o all’utilizzo di beni, strumentali e non, e di servizi, nonché all’utilizzo del personale. Sono, inoltre, considerati investimenti agevolati anche quelli derivanti dai beni, servizi e personale messi a disposizione dalle imprese aderenti al contratto di rete. Il programma comune di rete deve essere validato da organismi che sono espressione delle associazioni d’impresa. Per informazioni, Sportello Reti d’Impresa - Confcommercio, Fabio Settequattrini, tel. 075.506711.

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Impresa e Sviluppo marketing e pubblicità

Perché è essenziale il Piano di comunicazione

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Se tutto è comunicazione, tanto vale comunicare in modo efficace con i nostri clienti

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on bisogna necessariamente avere dimensioni da grande azienda per doversi misurare con strumenti che potrebbero intimidire le più piccole. Tutte, ma proprio tutte le imprese devono avere un Piano di comunicazione - più o meno complesso e strutturato - per avere una “guida” alla realizzazione di tutte le attività di comunicazioni, dalla più semplice alla più complessa. Alla base di questo ragionamento, ci sono alcune considerazioni da fare, che potrebbero essere valutate come addirittura banali, ma che è certamente utile ricordare.

Visto che tutto è comunicazione anche un cartello “Chiuso per ferie” può comunicare attenzione o meno al cliente, a seconda della cura con cui è stato realizzato e posizionato - e dato che non bisogna mai rinunciare a gestire la comunicazione - perché se non lo facciamo noi, ci sarà qualcun altro che magari parlerà di noi e potrebbe non fare i nostri interessi - tanto vale cercare di comunicare al meglio con i nostri clienti. Per poterlo fare occorre, appunto, avere almeno in mente un Piano di comunicazione adeguato alle nostre esigenze. Si può costruire il Piano con l’aiuto di una agenzia di comu-

nicazione, ma anche in questo caso è necessario prima di tutto far capire al professionista interpellato “cosa serve” all’impresa per comunicare al meglio. Bisogna allora riflettere, sia che ci si affidi al professionista, sia che si provi a definire da soli il proprio Piano di comunicazione, sui sei elementi che lo costituiscono. 1 - L’analisi dello scenario è indispensabile sapere come la nostra impresa si posiziona sul mercato, che dunque va indagato per conoscerne le caratteristiche. Occorre avere le idee chiare anche su quali sono e cosa offrono i nostri competitors, per comprendere me-


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Impresa e Sviluppo marketing e pubblicità

glio quali sono i nostri punti di forza e di debolezza. 2 - La definizione degli obiettivi Non si possono attribuire alla comunicazione obiettivi - come quello di “vendere di più” - che non le sono propri. La comunicazione, invece, può avere come obiettivo, ad esem-

Sia che ci si affidi ad un professionista sia che si provi a definirlo da soli, occorre sempre riflettere sui sei elementi che costituiscono un Piano di comunicazione pio, quello di far conoscere un nuovo prodotto o di aumentare la notorietà del brand. Sulla base degli obiettivi, vengono scelti i mezzi da utilizzare per raggiungere il cliente. 3 - La definizione del target Bisogna chiarire a questo punto

Anche un cartello “Chiuso per ferie” può comunicare attenzione o meno al cliente chi è il nostro interlocutore, a chi ci dobbiamo rivolgere, poiché è il “responsabile” dell’atto di acquisto relativo al prodotto di cui stiamo parlando. Utilissima una sottolineatura: non dobbiamo mai dimenticare che “noi” non siamo il “nostro target”; di conseguenza, ciò che a noi può piacere non necessariamente “funziona” per conquistare il cliente al quale ci vogliamo riferire. 4 - La scelta dei contenuti e dei linguaggi

Target diversi, ossia segmenti di mercato diversi, “parlano” di cose diverse e lo fanno in modo diverso. Il messaggio va quindi strutturato in modo diverso a seconda del target scelto e trasmesso su mezzi diversi, che vanno scelti ponendoci domande apparentemente semplici: “Dove trovo il mio target? Quali sono gli strumenti più adatti per parlare con lui”? 5 - Il timing è essenziale stabilire un calendario delle attività di comunicazione, specie se sono più strutturate. I messaggi, infatti, si rafforzano a vicenda. Se non si dispone di grandi budget, meglio concentrarsi su pochi appuntamenti importanti, magari a carattere ciclico. La regola d’oro è chiara: non disperdere, ma concentrare, per ottenere risultati più soddisfacenti. 6 - La definizione del budget Sono due le strade per definire il budget, domandarsi: “Quanto devo investire per raggiungere determinati obiettivi”; oppure, con un budget dato, chiedersi “Quali obiettivi queste risorse mi consentono di raggiungere?” Se il budget è veramente insufficiente, meglio non fare niente! Può capitare che qualche volantino capiti nelle mani giuste, ma non è detto. Oggi che la tecnologia è alla portata di tutti, molti si sentono autorizzati a pensare che questo sia sufficiente per realizzare prodotti di comunicazione che funzionano. Ovviamente, non è così.

Con il contributo di Simone Pastorelli Vice Presidente Giovani Imprenditori Agenzia di comunicazione Fattoria Creativa

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Dal territorio

Commercio e somministrazione, come si cambia Serie di incontri sul territorio dedicati alla direttiva servizi

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’introduzione della direttiva servizi e il suo recepimento da parte della Regione Umbria ha introdotto numerose novità anche in tema di programmazione per l’insediamento delle attività commerciali e di quelle con somministrazione di alimenti e bevande. Novità che sono state e saranno illustrate agli imprenditori nel corso di una serie di incontri sul territorio promossi dalla Confcommercio Umbria, in collaborazione con le associazioni territoriali. Al primo appuntamento - che si è svolto a Foligno (nella foto) - si sono presentati quasi in cento. In quella occasione - a cui è intervenuto anche

il presidente regionale e dell’Ascom Aldo Amoni - è stato chiarito il quadro normativo di riferimento, con l’illustrazione dei nuovi principi e criteri per l’insediamento delle attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande. Ma sul tappe-

to anche il tema spinoso delle aperture, degli orari, dei saldi. Il secondo incontro si è svolto a Castiglione, ma nel corso del 2012 ce ne saranno a Perugia, Città di Castello (anche per le imprese di Umbertide); a Gubbio, Gualdo Tadino, Assisi/Bastia, Todi.

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L’ incontro d i Fo l i g n o

Spoleto, le imprese in “rete” per essere più competitive Un successo il progetto finanziato dal bando Res.ta.

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a centrato l’obiettivo di creare aggregazione e innovazione tra le imprese il progetto che ha avuto come capofila la Confcommercio di Spoleto, attraverso la sua società di servizi Ges. com, presentato a valere sul bando Res.ta. 2008 (che prevedeva incentivi per progetti innovativi presentati da reti di imprese commerciali) e ammesso a finanziamento dalla Regione Umbria. Ora che il progetto è giunto a con-

clusione, si può trarre un bilancio sicuramente positivo: 10 le imprese coinvolte nella “rete”, grazie all’azione di “collante” svolta da Confcommercio Spoleto, che ha anche garantito il supporto tecnico per la realizzazione del progetto comune che le ha interessate. Oltre ad azioni promozionali e a strategie commerciali comuni, è stato realizzato un portale web, www. pickinginthecity.it, che rappresenta una vetrina per tutte le aziende,

con l’esposizione delle occasioni e promozioni, e pubblicizza iniziative, eventi culturali e promozionali organizzati dal circuito. Le imprese aderenti inoltre, per dare maggiore visibilità e beneficio alla rete e al progetto, hanno anche programmato la distribuzione omaggio ai clienti dei punti vendita della Spoleto card, che consente di beneficiare di sconti su mobilità alternativa, trasporti pubblici e alcuni accessi museali.


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dalle CATEGORIE

Perugia, vie in cerca di “adozione”

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ante attività sfitte e trascurate, pochi negozi ancora aperti, senso di abbandono, presenza di personaggi equivoci. Purtroppo è questa la realtà di diverse vie del centro storico di Perugia. Per arginare questo degrado la Confcom-

mercio di Perugia ha lanciato l’idea - che sarà gestita dal Consorzio che rappresenta il braccio operativo della Consulta costituita dal Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianto di Perugia - di proporre a sponsor di “adottare” una via.

Marsciano, finanziamenti a fondo perduto per le imprese terremotate

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erto, la decisione di stabilire il 31 dicembre scorso come data per la presentazione delle domande di contributo è stata a dir poco infelice, ma la sostanza positiva del provvedimento con cui la Regione Umbria ha stanziato 100.000 euro per contributi a fondo perduto a favore delle imprese commerciali del Marscianese danneggiate dal terremoto, rimane intatta. Confcommercio ha

avuto nella vicenda un ruolo politico molto importante: grazie al suo intervento, infatti, il contributo massimo che viene calcolato sulla riduzione di fatturato e che quindi va a compensare il cosiddetto “danno indiretto” - è stato portato da 5.000 a 10.000 euro. Le risorse provengono dalla dotazione dell’assessorato regionale al commercio mentre la cura della istruttoria delle domande è stata affidata a Gepafin.

L’obiettivo è di coinvolgere una pluralità di soggetti per ridare vivibilità a strade e vicoli, sulla base di una pianificazione ad hoc. Così i proprietari di negozi sfitti saranno sollecitati a stabilire canoni omogenei e più accessibili; come già in via sperimentale è stato fatto per le festività natalizie, si darà spazio ad artisti per “trasformare” i negozi chiusi in luoghi attraenti e colorati; si progetterà una illuminazione ed una cartellonistica particolare e riconoscibile. E, per finire, si coinvolgeranno i bambini delle scuole per cercare da loro spunti e suggerimenti per rendere più bella la città. “Il sogno - dice il presidente di Confcommercio Perugia Sergio Mercuri - è di fare del centro storico una piccola Montmartre”.

Gualdo, partono i corsi Haccp La Confcommercio di Gualdo Tadino sta organizzando un corso base e di aggiornamento in materia di Igiene degli alimenti. Informazioni ed iscrizioni: Confcommercio Gualdo, tel. 075.910129.

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FIERE ED EVENTI

Gli appuntamenti DI GENNAIO 10 - 13 GENNAIO • PITTI IMMAGINE UOMO Collezioni abbigliamento e accessori maschili Firenze www.pittimmagine.com

10 - 13 GENNAIO

26 - 29 GENNAIO • CHIBI & CART Salone internazionale dedicato agli articoli da regalo, profumeria, bigiotteria, articoli per fumatori, cartolerie, prodotti cartotecnici per la scuola e Belle Arti - Milano www.fieramilano.it

27 - 30 GENNAIO • ARTE FIERA Fiera internazionale d’arte contemporanea Bologna www.artefiera.bolognafiere.it

• SO FRESH Mostra - convegno dedicata al prodotto alimentare freschissimo: ortofrutta, carne e ittico Bologna www.marca.bolognafiere.it

19 - 21 GENNAIO • PITTI IMMAGINE BIMBO Collezioni abbigliamento e accessori 0/18 anni Firenze www.pittimmagine.com

21 - 25 GENNAIO • SIGEP Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali Rimini www.sigep.it

• MACEF Salone internazionale della casa Milano www.macef.it

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Gli appuntamenti fieristici di Epta Confcommercio Calendario 2012

27 - 30 SETTEMBRE I PRIMI D’ITALIA Festival nazionale dei primi piatti FOLIGNO www.iprimiditalia.it

9 -12 FEBRAIO EXPO EMERGENZE - Primo soccorso sanitario, protezione civile, sicurezza sul lavoro - UMBRIA FIERE - BASTIA www.expoemergenze.it

1 - 9 DICEMBRE EXPO REGALO - Mostra mercato regali per tutta la famiglia UMBRIAFIERE - BASTIA www.expo-regalo.com

3 - 11 MARZO EXPO CASA - Arredamento ed edilizia - UMBRIAFIERE BASTIA www.expo-casa.com

10 - 13 FEBBRAIO 2013 EXPO TECNOCOM Tecnologie, prodotti per pubblici esercizi e laboratori di arte bianca UMBRIAFIERE - BASTIA www.expo-tecnocom.it

7 - 15 APRILE RASSEGNA ANTIQUARIA D’ITALIA - Antiquariato d’alta epoca - Todi www.rasegnaantiquariaditalia.it

A cura di Epta - Fiere ed eventi Si consiglia di contattare l’organizzatore per conferme di tempi e modalità di svolgimento delle manifestazioni


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Mensile Gennaio Confcommercio  

Confcommercio Perugia