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POLITICA SICILIANA

SVEGLIA! fiscale

primo piano

lavoro

Volti siciliani, Giuseppe Lumia uno strano personaggio

Videosorveglianza Al via le agevolazioni per le startup in azienda, occorre conciliare innovative sicurezza e privacy

associazioni

Fipe Alcolici, licenza fiscale per la vendita

CATANIA

supplemento a “Confcommercio Notizie”

impresa informa

Periodico di informazione e cultura d’impresa supplemento a Confcommercio Notizie Anno XI - Numero 7


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impresa informa

4 APRILE 2014

editoriale Politica siciliana

in questo numero

4 aprile 2014

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affari regionali

Scandalo, vogliono “eliminare” Nicola Marino primo piano

Giuseppe Lumia, uno strano personaggio crowdfunding

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area fiscale

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area legale

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Così il web aiuta le idee imprenditoriali l’opinione

Siamo tutti sulla stessa barca Al via le agevolazioni per le start-up innovative Bando Mise, finanziamenti per l’efficienza energetica associazioni

Fai, ecobonus 2010 caso finalmente chiuso

GERENZA IMPRESA INFORMA supplemento a “Confcommercio Notizie” periodico della Confcommercio Catania Reg. Trib. di Catania n. 28/96 edizione 4 aprile 2014 DIRETTORE RESPONSABILE Pietro Agen DIREZIONE E REDAZIONE c/o Ass. Commercianti Via Mandrà, 8 - Catania

tel. 095.7310711 fax 095.351253 CORDINAMENTO REDAZIONE Carla Previtera: ufficio.stampa@confcommercio.ct.it REALIZZAZIONE EDITORIALE Blu Media V.le Andrea Doria, 69 Catania - tel. 095.447250 www.blumedia.info PROGETTAZIONE TESTATA Signorelli&Partners

IL NULLA ELEVATO A SISTEMA MENTRE TUTTO CROLLA

Invece di discutere solo di candidature e incarichi, la classe politica siciliana dovrebbe cominciare ad occuparsi dei reali problemi economici e sociali che attanagliano la nostra regione

gni giorno da settimane dobbiamo assistere, senza possibilità di reazione alcuna, a quello che non abbiamo difficoltà a definire il folle gioco della politica siciliana! Il toto assessori si alterna con la guerra per la nomina dei dirigenti sanitari, il toto candidati alle Elezioni Europee fa da cornice ai commissariamenti di enti e società che si succedono con ormai sistematica continuità, il tutto senza che venga spesa una parola sullo sviluppo della Sicilia. Siamo anche disposti, non dico ad accettare, ma certamente a comprendere gli errori dei politici, ma ci è veramente intollerabile il disinteresse verso tutto e tutti che ogni giorno mestieranti della politica mostrano senza pudore né vergogna alcuna. I bandi regionali sono fermi, non vi è una seria politica per lo sviluppo e per il lavoro, non vi è ombra di investimenti sugli strategici settori della mobilità e del turismo, non vi è traccia di una politica della formazione che vada oltre la lotta al malaffare, certamente apprezzabile ma altrettanto certamente non risolutiva se non accompa-

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gnata da un piano strategico. Soltanto parole, parole, accompagnate da un susseguirsi di conferenze stampa fatte di annunci spesso basati sul nulla! Intento cresce la disoccupazione mentre purtroppo non cresce il PIL, crescono le imposte locali mentre il lavoro, soprattutto per i giovani, resta più un sogno che una prospettiva, crescono le sofferenze bancarie mentre è sempre più difficile accedere al credito, crescono le chiusure di aziende senza che per altro vi sia una reale prospettiva di ripartenza. In questa situazione che è riduttivo definire drammatica, la domanda che non possiamo non porre è: ma come fanno i politici a non accorgersi di quanto succede intorno a loro, come fanno a discutere del nulla, di posti di governo e di sottogoverno, di candidature e di incarichi? Sono cittadini, sono siciliani o sono extraterrestri di passaggio? La risposta sta a voi e fra poco potrete cominciare a darla, con l’arma del voto, ricordando che non andando a votare, per pigrizia o per rabbia, si finisce comunque per favorire i soliti, più o meno noti, invece di mandarli a casa come meritano! M.d.M.


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4 APRILE 2014

affari regionali

Scandalo, vogliono “eliminare” l’assessore Nicola Marino!

Un assessore che si era distinto per chiarezza e concretezza, un personaggio scomodo che ha toccato interessi consolidati. Se Crocetta tornasse sui suoi passi, darebbe prova di intelligenza

di Woodstock

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he fra Marino e Crocetta non vi fossero proprio attimi di amore lo avevano capito tutti; che un certo Catanzaro, Vice presidente di Confindustria Sicilia, con la passione per le discariche, si innervosisse al solo sentire il termine Marino, anche se casualmente riferito al sale, era evidente, anche ai meno attenti ai fatti politici di questa nostra terra di Sicilia! Eppure, credetemi, non pensavo che il partito nascosto, che tutti ben conoscono ma di cui pochi parlano apertamente, osasse creare le condizioni per eliminare un assessore che si era distinto per chiarezza e concretezza, per fermare una volta per tutte chi aveva osato mettere in discussione la scandalosa gestione dei rifiuti da cui aveva preso il via un sistema basato sulle discariche, magari private. Pensavo, ma ammetto di aver sbagliato, che il riformatore Rosario, il rivoluzionario Crocetta non osasse tanto o meglio, non ritenevo fosse tanto debole da piegarsi ai cosiddetti poteri forti, da accettare di gettare a mare quel poco di veramente buono che si è visto nel suo disastrato governo! A questo punto viene da

chiedersi se Crocetta comandi o sia comandato, e se fosse vera questa seconda ipotesi... da chi? È incredibile che davanti ad un coro unanime che giunge da parlamentari di destra, di sinistra e grillini, che si leva tanto da associazioni, quanto da semplici cittadini, che chiede con forza di non “toccare” l'assessore Marino, il presidente Crocetta non colga la follia che sta nella sua volontà di difendere invece il posto della sua segretaria, quella Michela Stancheris di cui ho grande difficoltà a ricordare un’azione degna di rilievo, a parte la comica vicenda del pigiamino da Superman!

Non so se il presidente avrà il coraggio di tornare sui suoi passi, sarebbe comunque prova di intelligenza. Non so, come ho già detto, se in questa vicenda sia pupo o puparo, quello che so invece, con certezza, è che l’eliminazione di Marino, se dovesse essere confermata, costituirà un ulteriore strappo fra la politica siciliana e la società civile. Forse Renzi, come afferma qualcuno, è troppo attento ai sondaggi ed al sentiment delle persone, ma certamente fra chi ascolta troppo e chi ha scelto,volutamente, la via della sordità assoluta, scelgo il primo. Il tempo, poi, come sempre, farà giustizia, basterà avere pazienza, gli inganni cadranno, ma in attesa che gli eventi si compiano permettetemi due domandine semplici semplici: 1) Che fine hanno fatto in questa vicenda i paladini dell’antimafia? È grave che non colgano il contenuto simbolico legato all’azione dell’assessore Marino; 2) Perché Squinzi, presidente nazionale di Confindustria, tace sulle vicende della sua rappresentanza siciliana? È disinformato, disattento o... ?

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4 APRILE 2014

primo piano

Volti siciliani: Giuseppe Lumia uno strano personaggio

I cento volti di un politico di cui si parla tanto, ma sottovoce! L’uomo della “legalità innanzi tutto” è stato tirato in ballo in una serie di episodi non proprio qualificanti di Pietro Agen

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erto se oggi ci fosse fra gli autori siciliani un altro Pirandello non vi è dubbio che vorrebbe il senatore siciliano fra i personaggi di un proprio romanzo. Scegliete voi il titolo, certamente gli spunti non mancano. Si perché, diciamolo chiaramente, il Senatore Lumia non è uno qualunque, lui è lui e tutto il resto è come se non ci fosse! Mi è capitato spesso di parlarne con altri politici ed ho sempre avuto la sensazione che fossero come intimiditi, che cercassero di dire senza dire, di alludere senza sbilanciarsi, come se vi fosse un timore reverenziale nei suoi confronti e sempre nei discorsi tornava il suo vecchio ruolo di presidente della commissione antimafia. Certo la personalità è forte, con l’aggiunta di quegli occhi un poco cattivi, con la naturale capacità di ricordare sempre e comunque la necessità di lottare il fenomeno mafioso, fatto certamente positivo, anche se in alcuni casi ho avuto la sensazione che fosse più una tecnica che un sentimento profondamente vissuto. Eppure qualcosa di strano, o forse sarebbe meglio di incoerente, nell’uomo della “lega-

lità innanzi tutto” c’è. Come può l’on. Lumia pensare che le regole sul limite alle candidature debba valere per gli altri e non per sé, come può pensare di rimbalzare elezione dopo elezione dal Pd al Megafono per tornare poi al Pd senza che a qualcuno sorga il dubbio di trovarsi davanti ad un politico certamente molto abile ma altrettanto assetato di potere? Ma c’è di più, chi ha buona memoria ricorderà, e mi limito a parlare di questi ultimi anni, come il nome del Senatore sia stato tirato in ballo in una serie di episodi non proprio qualificanti: ricordate le presunte interferenze relative alla nomina del procuratore della Repubblica di Catania, ricorda-

te la vicenda di un tal Agnello ed al suo ruolo nella vicenda Coop, ricordate ancora le dichiarazioni di un imprenditore nisseno e più di recente la vicende della formazione? Nulla di specifico, sia chiaro, nulla di rilevante ma ci chiediamo, se gli episodi avessero riguardato un qualsiasi avversario politico, il senatore gli avrebbe riservato lo stesso metro di giudizio che ha, giustamente, dico io, preteso per se stesso? So di non essere amato dal sen. Lumia, ne ho avuto più volte la sensazione, ma poiché il sentimento è reciproco non ho mai avuto difficoltà a farmene una ragione, ma questo non mi impedirà di ricordare che dopo essere stato spalla primaria di Lombardo ed averne appoggiato, per anni, le politiche, si decise a “scaricarlo” solo dopo l’esplodere della vicenda giudiziaria! Certamente ineccepibile il comportamento, ma... possibile che una persona esperta e cristallina come lui non avesse avuto quantomeno dei dubbi? Possibile dico io, anche se devo affermare a questo punto che non è così scaltro e informato come sembra... o no forse qualche volta è soltanto disattento, come si suol dire, anche i perfetti a volte si distraggono! Amen.

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4 APRILE 2014

crowdfunding

“From many to many”, così il web aiuta la tua idea imprenditoriale

Per start-up o progetti di aziende avviate esiste l’opportunità di raccogliere fondi in modo diffuso su Internet. Un modello che sta prendendo sempre più piede. Ecco una breve guida

di Marco Granata

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utti hanno dei sogni nel cassetto, soprattutto i giovani. Molti vorrebbero diventare imprenditori al termine dell’università o del percorso di studi scelto. Creare una propria azienda, una start-up dove riversare le conoscenze acquisite, ma quando si deve passare dall’idea alla pratica molti rinunciano e il problema, per molti, è la mancanza di soldi! Non solo giovani, ma anche imprenditori con esperienza o aziende già avviate desistono dal lancio di nuove sfide imprenditoriali per lo stesso problema. Come si può fare? Un modo per riuscire è quello di finanziare l’azienda o la start-up con il crowdfunding. Il termine crowdfunding indica il processo con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere. Quindi, il finanziamento dalla folla, ovvero di tutti, nasce come processo collaborativo che vede un gruppo di persone utilizzare il proprio denaro a sostegno di altre, siano esse singoli individui o organizzazioni. Un aiuto che può arrivare in seguito a una tragedia umanitaria, per progetti legati all’arte, ma anche a favore dell’innovazione imprenditoriale e della ricerca scientifica. La piattaforma sulla quale dialogare, ovviamente, è il web. Così da far leva sull’attitudine “social” che porta sempre più a condividere, collaborare e comunicare in un continuo scambio di informazioni non mediato “from many to many”. È possibile distinguere vari modelli di crowdfunding a seconda del tipo di rapporto che si instaura tra il finanziatore ed il finanziato: equity, royalty, donation e rewardbasedcrowdfunding. Si parla di “equity-based” quando tramite l’investimento compartecipi all’attività aziendale. Con il “royalty based” si finanzia riceven-

do in cambio una parte dei profitti. Si parla di “donationbased” quando il finanziatore effettua una semplice donazione senza ricevere nulla in cambio. In ultimo, si parla di “rewardbased”, quando si partecipa al finanziamento di un progetto ricevendo in cambio un premio o una ricompensa non in denaro. Quest’ultimo è il modello ad oggi più diffuso nel mondo. Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding il fenomeno non è soggetto a regolamentazione ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento, etc.). L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica, con il “Decreto crescita bis” relativamente al solo equitycrowdfunding ed alle start-up innovative. Nel complessivo disegno del legislatore, l’equitycrowdfunding è visto come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di internet. Il Decreto ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori. Purtuttavia l’Italia, normandone esclusivamente un solo aspetto e non normando le agevolazioni fiscali per gli investitori, ha perso l’ennesima occasione di aprire un’autostrada per lo sviluppo. L’idea del crowdfunding è proprio quella di ripartire dal basso, contribuire a rimette-

re in moto un’economia che appare inceppata. Ognuno deve, con un piccolo gesto, determinare un cambiamento nella propria comunità. Attraverso tale innovativa forma di finanziamento le persone possono decidere quali idee promuovere, quali imprese sostenere e dove, quali iniziative benefiche supportare. Il crowdfunding sviluppa responsabilità civile, rendendoci tutti partecipi anche attraverso i nuovi media e gli strumenti offerti oggi dalla tecnologia. Il crowdfunding trasforma ogni risorsa in un nuovo modo di costruire e influenzare una comunità, di guidarla verso un’impresa, magari attraverso un’analisi di marketing o la creazione di un mercato finora inedito. In Romagna, la “Banca interprovinciale” ha fatto sua l’idea innovativa, adattandone i contenuti alla realtà italiana in un portale web nel rigoroso rispetto delle normative, con un comitato etico garante. Inoltre, ha messo a disposizione un gruppo di Business Coach, esperti di economia e gestione aziendale, che dal momento in cui il progetto è approvato e inserito sul portale aiuteranno nel portarlo avanti creando con il proponente un business plan così da rendere l’idea un successo. E la Sicilia? Potrebbe essere pronta per un’attività del genere che non sia solo finanziamento ma compartecipazione? Certamente molti penseranno che sia sempre l’ultima a recepire, ma è anche vero che se nessuno si attiva per promuovere tali virtuose iniziative nessuno lo potrà dire. D’altronde le cose non nascono da sole. Ci vogliono strutture e persone che lo diffondano. Per questo, le associazioni di categoria, come la Confcommercio dovrebbero attivarsi e cercare una banca, possibilmente costituita da imprenditori locali, che sposino tale progetto e lo sostengano. Non dobbiamo per forza essere sempre fanalino di coda per poi lamentarci se i giovani emigrano e non hanno fiducia nella nostra terra.


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l’opinione

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Siamo tutti sulla stessa barca

Oggi il Sud vuole uno sviluppo serio, basato su progetti concreti, facilmente finanziabili e realizzabili, non può più essere preso in giro da politicanti “sepolcri imbiancati” di Giovanni Saguto*

L’

ultimo congresso della CGIL ha visto il cambio della guardia alla guida della segreteria provinciale tra Angelo Villari e Giacomo Rota, benedetto dal segretario generale Susanna Camusso e in continuità con quanto fatto fino a questo momento. Ovviamente le relazioni ascoltate erano improntate, come è ovvio, sull’identità del sindacato tutto rivolto a curare gli interessi dei lavoratori e dei pensionati, ma non ho sentito le solite parole di fuoco contro i datori di lavoro bersaglio privilegiato soprattutto in altre stagioni, bensì espressioni e proposte che non possono che essere condivise, soprattutto nel settore del commercio e dei servizi in quanto terminali della filiera produttiva e a diretto contatto con il mondo dei consumatori e degli utenti finali. Condividiamo appieno il piano per il lavoro, approvato di recente, con il quale si prevede una riduzione del carico tributario con la restituzione di circa 80 euro mensili per ogni busta paga allo scopo di incrementare i consumi. Ovviamente noi commercianti, e per lo stesso motivo, attendiamo analoghi provvedimenti anche per i pensionati e per i cosiddetti incapienti, cioè coloro che non pagando tasse perché il loro reddito è sotto la soglia del minimo, non hanno alcun beneficio. Tornare a porre al centro dell’attenzione delle politiche economiche il lavoro è condivisibile, specialmente quando si tratta di favorire l’occupazione giovanile, vero motore di sviluppo in un paese civile che vuole crescere. Ridurre il ricorso al precariato ad una mera eccezione e favorire il lavoro stabile, anche se con immancabili casi di flessibilità, diventa una missione imprescindibile della nostra organizzazione. Il governo parla di ridurre l’Irap, la più odiosa delle tasse, anche se la misura proposta è solo del 10% non ci mette ancora in condizione di attrarre investimenti esteri, ma è un piccolo passo. Sostegno alle imprese, quindi, che con provvedimenti anticiclici di questo genere non possono che generare nuovo lavoro, ma anche un forte impulso agli investimenti pubblici nel piano per l’edilizia scolastica ed in quello per la manutenzione idrogeologica del

territorio possono allargare la platea degli occupati specie se in questi piani vengono adoperati lavoratori in cassa integrazione. Questa ipotesi mi ricorda tanto il “new deal”, quando il Presidente Roosvelt scatenò una grossa battaglia per portare l’America fuori dalla grande depressione del ’29, battaglia fortemente ostacolata dagli industriali dell’epoca perché perdevano la possibilità di ingaggiare manodopera a basso costo. “Confindustria sembra un po’ freddina sulla riduzione della tassazione sul lavoro e l’innalzamento di quella sulle rendite”, ha detto la Camusso, la quale sostiene che uno degli elementi scatenanti la crisi è stato quello che molti industriali non hanno investito più nella ricerca e nell’innovazione, ma hanno preferito distrarre gli utili nelle rendite. Nel nostro campo si è fatta molta innovazione dei sistemi distributivi, applicando le metodiche della grande distribuzione, ciò ha causato disastri incredibili nel tessuto commerciale periferico e dei piccoli centri nonché in quello marginale, producendo già prima della grande crisi la chiusura di tantissime aziende e la per-

dita di innumerevoli posti di lavoro. Male necessario sull’altare del progresso? Non ne sono convinto anche perché la mission della nostra associazione è quella di tutelare le aziende del comparto del commercio, e non solo, e mettere a loro disposizione strutture e strumenti. Liberalizzazioni sì certamente, ma dove, quando e solo se queste producono sviluppo, stabilità e reddito. Terreno comune di lotta è certamente quello contro l’abusivismo, ma non solo. Nel nostro territorio la lotta alle infiltrazioni mafiose comincia a dare i suoi frutti ed è proprio per questo che non bisogna abbassare la guardia, oggi che sembra sia stata tolta dall’agenda politica la questione del mezzogiorno. Dobbiamo ricordare tutti insieme, visto che abbiamo le stesse idee in materia, che lottare l’abusivismo significa togliere potere e risorse alle organizzazioni mafiose, e nello stesso tempo restituire credibilità alle imprese oneste. Pertanto facciamo insieme alle parti sociali e ai Presidenti delle Regioni meridionali, in assenza di segnali dal governo centrale, proposte fatte di lavoro e di infrastrutture esenti da assistenzialismo e clientelismo, perché noi imprenditori del Sud abbiamo già vissuto periodi di folgorante sviluppo ai tempi dei cavalieri, ma è durato poco e tutto è svanito nel nulla sotto i colpi delle magistratura. Di illusioni ne abbiamo avute fin troppe. Oggi il Sud vuole uno sviluppo serio, basato su progetti concreti, facilmente finanziabili e realizzabili, non può più essere preso in giro da politicanti, “sepolcri imbiancati” come li ha definiti Papa Francesco, che costruiscono il proprio elettorato sul precariato e sulle clientele e, tantomeno, da malavitosi che irretiscono i nostri giovani con false immagini di ricchezza e di potere. Tutto questo costa tantissimo e con un debito pubblico così alto non ci è consentito far volare i nostri sogni neanche rasoterra e allora voglio usare le stesse parole del Segretario Generale Susanna Camusso: vedere se è più facile pensare che l’assorbimento del debito pubblico sarà più lungo o, invece, cancellare il debito pubblico e non dare risposte al tema della povertà. * Presidente As.Com. Catania


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4 APRILE 2014

area fiscale

Al via le agevolazioni fiscali per le start-up innovative

Per favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione, il dl 179/2012 ha previsto un regime speciale, derogando ad alcune regole del diritto societario

di Caterina Cannata

S

ono già operative le agevolazioni per l’investimento in start up innovative. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2014, infatti, è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 gennaio 2014, contenente le norme attuative dell’art. 29 del D.L. n. 179 del 2012, relativamente agli incentivi per gli investimenti in start-up innovative. Il D.L. 179/2012 (convertito dalla legge 221/2012), allo scopo di favorirne la costituzione e lo sviluppo, ha introdotto incentivi di natura fiscale a favore delle imprese start-up innovative e delle imprese denominate “incubatori certificati”. Si tratta di agevolazioni di carattere congiunturale, la cui applicazione è limitata ai periodi d’imposta 2013, 2014 , 2015 e 2016 per favorire gli investimenti da parte di persone fisiche e soggetti Ires . Soggetti Irpef Per i soggetti Irpef l’agevolazione consiste in una detrazione d’imposta pari al 19% degli investimenti nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente, ovvero attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio (cosiddetti Oicr”) o altre società di capitali. Nel caso di investimenti nelle start-up a vocazione sociale, nonchè per gli investimenti in start-up innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, secondo i codici Ateco 2007 (di cui alla tabella in allegato al decreto) la precedente percentuale passa al 25%. Il massimale viene fissato, in caso di contribuenti soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a 500 mila euro. Qualora la detrazione risulti essere superiore all’imposta lorda di periodo può essere riportata a nuovo entro il terzo periodo d'imposta successivo.

Soggetti Ires Per i soggetti Ires l’agevolazione consiste in una deduzione dal reddito complessivo pari al 20% degli investimenti rilevanti effettuati fino ad un massimo di 1,8 milioni di euro. L’investimento può essere diretto oppure per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio (“Oicr”) od altre società che investano prevalentemente in start-up innovative. Anche in questo caso, la misura del 20% viene elevata al 27% in caso di investimenti nelle start-up a vocazione sociale e nelle start-up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. La deduzione può essere effettuata entro i limiti del reddito imponibile netto di periodo e l’eventuale eccedenza non utilizzata potrà essere riportata a nuovo entro il terzo periodo d'imposta successivo. Per non perdere il bonus è necessario mantenere il sostegno alle start-up per almeno due anni. In questo arco di tempo non sono quindi consentite: • le cessioni, neanche parziali, delle partecipazioni ricevute in cambio degli investimenti agevolati; • il recesso o l’esclusione degli investitori; • la perdita dei requisiti necessari per esse-

re start-up (articolo 6, comma 1). In caso di esclusione dal beneficio sarà necessario restituire la tassazione dell’importo dedotto o detratto, comprensivo degli interessi. La start up innovativa deve essere costituita e avere iniziato la propria attività da non più di 48 mela maggioranza si; delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’Assemblea ordinaria dei soci deve essere detenuta da persone fisiche; deve avere sede principale dei propri affari e interessi in Italia; dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua non deve essere superiore a 5 milioni di euro; non deve distribuire utili; deve avere come oggetto sociale lo sviluppo, la produzione, la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Inoltre la società non deve derivare da fusione, scissione, cessione di azienda o di ramo d'azienda. In più perché la start-up venga qualificata come innovativa sono, infine, previsti alcuni requisiti alternativi: • almeno il 15% delle spese siano destinate a Ricerca & Sviluppo; • o che almeno un terzo della forza lavoro sia composto da dottorati o dottori di ricerca o da personale che ha svolto attività di ricerca per almeno tre anni; • o che almeno due terzi della forza lavoro sia composto da persone in possesso di laurea magistrale; • o che l’impresa sia proprietaria ovvero depositaria ovvero licenzataria di un brevetto; • o che l’impresa sia titolare di un programma per elaboratore originario registrato.


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4 APRILE 2014

area lavoro

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Videosorveglianza in azienda conciliare sicurezza e privacy

Per contemperare entrambe le esigenze occorre rispettare le norme di legge contenute nello Statuto dei lavoratori e nel Testo unico sulla Privacy. Ecco come fare di Silvia Carrara

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l crescente bisogno di sicurezza, dovuto a quello che accade nell’odierna società, è diventato nelle aziende sempre più forte e sentito. Per questo motivo l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza è in continua espansione e diffusione, sia in direzione di un’efficace tutela del patrimonio aziendale, sia nell’ottica di una accresciuta attenzione alla sicurezza dei lavoratori. Tuttavia conciliare il bisogno di sicurezza e controllo delle aziende con la privacy dei dipendenti non è tecnicamente possibile e giuridicamente legittimo se non vengono rispettate le norme che disciplinano l’utilizzo delle telecamere in azienda. Bisogna tener presente che in molte aziende i dipendenti possono essere ripresi dalle telecamere durante lo svolgimento del loro lavoro, pertanto, a monte di ogni progetto di videosorveglianza, è necessario per l’azienda valutare in termini rigorosi se il controllo attuato possa aver ad oggetto anche la prestazione lavorativa. L’errore che è facile riscontrare è quello che le aziende prima installano le videocamere e solo dopo pensano all’aspetto normativo, cioè “l’installazione è in regola con la privacy?”, “occorrevano autorizzazioni?”. Quali sono le norme che disciplinano l’utilizzo delle telecamere in azienda? Cosa deve fare l’azienda che vuole installare un sistema di videosorveglianza in regola? Gli aspetti giuridici coinvolti nella materia in oggetto, sono molteplici; in particolare devono essere analizzati due profili: il primo è quello connesso alla disciplina ex art. 4 legge 300/70 – Statuto dei lavoratori, il secondo è quello correlato alla tutela della riservatezza di cui al “Testo unico sulla privacy” - Dlgs. n. 196/2003. Quanto al dettato dello Statuto dei lavoratori, la facoltà di installare telecamere sul luogo di lavoro, è prevista, come eccezione ad un generale divieto di controllo a distanza dei lavoratori. La norma non prevede la possibilità di “sorvegliare a distanza” i lavoratori (nel qual caso il divieto rimane assoluto), quanto piuttosto, e la differenza non è di poco conto, ammette il ricorso ad impianti audiovisivi tali da

produrre un controllo incidentale dei lavoratori, sempre però, in presenza di esigenze organizzative, produttive e di sicurezza del lavoro e di previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali relativo all’installazione ed alle modalità di utilizzo delle apparecchiature nonché alle specifiche motivazioni. In primis dovranno essere specificati i motivi organizzativi e di sicurezza che impongono l’utilizzo degli strumenti di videosorveglianza, quindi dovranno essere indicati gli strumenti e le modalità di utilizzazione. Il coinvolgimento delle Rappresentanze sindacali, non si esaurisce nella condivisione del contenuto dell’accordo, ma si estende anche al controllo, successivo, della verifica della corretta osservanza delle regole pattuite. Solamente in caso di mancato accordo o di assenza della RSA è possibile chiedere l’autorizzazione alla Direzione Territoriale del Lavoro (che dovrebbe essere preventiva all'installazione). La Direzione Territoriale del Lavoro, al fine del rilascio della propria autorizzazione, dovrà provvedere a svolgere un sopralluogo per verificare, in particolare, se l'angolo di ripresa delle telecamere sia o meno compatibile con il divieto sancito dall'art. 4 della legge n. 300/1970 ed eventualmente indicherà le prescrizioni da osservare. Per quanto riguarda l’aspetto relativo alla normativa sulla tutela dei dati personali di cui al

Codice della Privacy (D.Lgs. 196/03), i 4 principi da osservare, affinché la videosorveglianza sia legittima, sono: liceità, necessità, proporzionalità, finalità. L’installazione delle telecamere è lecita solo se è proporzionata agli scopi che si intendono perseguire; gli impianti di videosorveglianza devono essere attivati solo quando altre misure siano insufficienti o inattuabili; l’eventuale conservazione delle immagini deve essere limitata nel tempo; i cittadini devono sapere sempre e comunque se un’area è sottoposta a videosorveglianza. Dunque, essenzialmente, deve essere realizzato un sistema di videosorveglianza idoneo a controllare e riprendere solo quanto strettamente necessario, gestito in modo tale da garantire il controllo e prevenire l’abuso delle informazioni raccolte. Un esempio pratico può aiutare a comprendere meglio. Se l’azienda ALFA intende installare per motivi di sicurezza delle videocamere esterne che inquadrano solo aree di transito e aree adibite al carico/scarico delle merci e delle telecamere interne nell’area vendita di un negozio, deve tener presente che in queste aree possono essere presenti o sono anche dei lavoratori. Si tratterà di verificare se l'installazione delle telecamere sia compatibile con i principi di liceità, di necessità, di proporzionalità e di finalità sanciti dal Codice della Privacy e, per ciò che riguarda, in particolare, la liceità del trattamento se esso sia compatibile con il divieto sancito dallo Statuto dei lavoratori. L’azienda ALFA per essere in regola dovrà: - indicare con apposita segnaletica la presenza delle videocamere; - redigere un documento interno sulle motivazioni e la scelta della videosorveglianza nell’area aziendale che deve essere sottoscritto dalla rappresentanza sindacale aziendale; - informare il personale dipendente dell’accordo con la RSA aziendale o, in sua mancanza, chiedere l'autorizzazione alla competente Direzione Territoriale del Lavoro Nel caso l’azienda ALFA avesse già installato l’impianto di videosorveglianza dovrà al più presto svolgere tutti gli adempimenti sopra indicati e sospendere il funzionamento delle videocamere in via cautelativa.


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4 APRILE 2014

area legale

Bando Mise, 100 mln di euro per l’efficienza energetica

Dal 15 aprile le imprese delle regioni “convergenza” potranno avviare la compilazione delle domande. L’invio vero e proprio avverrà dalle 10 del 23 aprile su www.mise.it

di Chiara Corsaro

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partire dal prossimo 15 aprile per le imprese ubicate nelle Regioni Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) sarà possibile iniziare la compilazione delle domande per partecipare al bando che finanzia i piani di investimento volti alla riduzione e razionalizzazione del consumo energetico delle imprese nello svolgimento delle rispettive attività di produzione o erogazione di servizi. L’invio vero e proprio delle domande, che verranno esaminate tramite procedura valutativa a sportello, avverrà a partire dalle ore 10:00 del 23 aprile, attraverso la piattaforma online disponibile sul sito www.mise.it. I progetti presentati possono alternativamente riguardare i seguenti settori di intervento: isolamento termico degli stabilimenti in cui si svolge l’attività di impresa(es. infissi, pavimentazione, coibentazione), efficientamento e razionalizzazione degli impianti di riscaldamento, climatizzazione e illuminazione, installazione di impianti finalizzati all’abbassamento dei consumi energetici, installazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili e distribuzione dell’energia per esclusivo autoconsumo. Tutti i piani di investimento devono comunque essere finalizzati ad ottenere una riduzione nominale dei consumi di energia primaria all’interno dell’azienda. L’intervento per essere ammissibile deve essere realizzato su un’unità produttiva che rientri nella piena disponibilità del soggetto proponente risultante da atto regolarmente registrato (es. contratto d’affitto, atto di proprietà dell’immobile). Il piano di investimento non può preve-

dere l’acquisto di beni e macchinari usati ed inoltre tra le spese ammissibili non possono in alcun modo farsi rientrare le spese del personale. Ai fini dell’ammissibilità l’investimento complessivo non può essere inferiore a € 30.000,00 né superiore a € 3.000.000,00 (IVA esclusa). I soggetti beneficiari sono individuati nelle imprese costituite da almeno due anni, regolarmente iscritte in Camera di Commercio e che si trovino in regime di contabilità ordinaria. Per le imprese operanti nel settore dei servizi è inoltre richiesta la loro costituzione in forma societaria. L’elenco dei codici ateco ammessi a partecipare a tale procedura è pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’agevolazione concessa si traduce nell’erogazione di un finanziamento senza interessi da restituire in 10 anni a copertura del 75% del costo dell’investimento, il restante 25% rimane a carico del soggetto proponente che deve farvi fronte o attraverso mezzi propri o tramite indebitamento bancario non coperto da altre agevolazioni pubbliche. Ai fini dell’erogazione del finanziamento, le imprese i cui progetti siano stati ammessi dovranno farne richiesta presentando la seguente documentazione: fatture di acquisto, estratto del conto corrente dedicato alla realizzazione del programma degli investimenti, quietanze dei pagamenti effettuati sottoscritte dai fornitori, quadro riassuntivo dei costi sostenuti, e polizza fideiussoria nel caso di richiesta di anticipazione della prima quota.


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delegazioni A Misterbianco l’impresa entra a scuola

Siglato un protocollo d’intesa tra la media “Padre Pio da Pietrelcina” e la locale Confcommercio

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iglato un importante protocollo d’intesa tra la scuola media Padre Pio da Pietrelcina di Misterbianco e la Confcommercio di Misterbianco. A firmarlo sono stati la dirigente scolastica dott.ssa Patrizia Guzzardi e il presidente dell’associazione dei commercianti Giovanna Giuffrida

(nella foto). «Il progetto, finanziato con i fondi Pon – Fse 2007/2013 e ideato dalla scuola Padre Pio da Pietrelcina - afferma la dott.ssa Guzzardi - nasce dalla consapevolezza che la scuola, oltre ad essere istituzione che “produce” cultura, debba guardare con attenzione al mondo del lavoro e delle imprese. Ai ragazzi e alle ra-

gazze che alla fine dell’obbligo scolastico decidono di provare una prima esperienza lavorativa, grazie al modulo di 20 ore, sarà data la possibilità di conoscere il mondo delle imprese». Fondamentale quindi la collaborazione con la locale Confcommercio, come spiega la presidente Giovanna Giuffrida. «Per dare agli studenti queste opportunità abbiamo coinvolto le migliori professionalità imprenditoriali, pasticceri, ceramisti, parrucchieri e torrefattori, che si sono messi a disposizione dei ragazzi per illustrare le loro esperienze lavorative e spiegare i segreti del loro mestiere. Ci auguriamo così che questi giovani si possano appassionare e che il loro percorso dai banchi di scuola al posto di lavoro sia quanto più breve possibile, facilitato dalla conoscenza di cosa vogliono fare da grandi grazie alla scoperta di tante realtà lavorative che il nostro territorio può ancora offrire».

Caltagirone, associazioni di categoria e sindacati: «Subito la giunta»

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Ventuno giorni dopo l’azzeramento dell’organo esecutivo, il sindaco Nicola Bonanno non ha ancora annunciato i nuovi assessori. «Si cambi passo o scenderemo in piazza»

i è tenuto mercoledì 2 aprile, presso la sede della Confcommercio di Caltagirone, un incontro tra le maggiori associazioni di Categoria e le organizzazioni sindacali della città, che lanciano un messaggio comune al sindaco Nicola Bonanno: «Visto il grave momento ed il vuoto amministrativo creatosi si dia immediatamente alla città una giunta di altro profilo e si instauri subito un’interlocuzione seria con le organizzazioni di imprese e lavoratori o il sindaco ne tragga le dovute conclusioni e faccia un passo indietro». Presenti all’incontro il presidente della Confcommercio Rosario Bruno, il presidente della Confartigianato Francesco Navanzino, il rappresentante della Casartigiani Enzo Alberghina, il rappresentante della Cia Gerardo Gugliuzza, il segretario confederale della Cgil Concetta La Rosa, il segretario confederale della Cisl Angela Tasca, il rappresen-

tante della Uil Maria Di Costa, il presidente dell’Ordine degli Avvocati Giacomo Pompeo e tanti imprenditori e professionisti. Le organizzazioni lamentano la mancanza di concertazione con le parti sociali, il fermo quasi totale della macchina amministrativa, l’indifferenza totale da parte del sindaco a fronte delle numerose richieste di incontri e la mancanza di risposte ai problemi sottoposti all’amministrazione in questi due anni. Già un anno fa il sindaco aveva cambiato la squadra della giunta, ma la gravità della si-

tuazione attuale è sottolineata dal fatto che, dopo nuovo azzeramento della giunta dichiarato dal sindaco circa tre settimane fa e della mozione di censura sull’operato del sindaco approvata a larga maggioranza dal consiglio comunale, tutt’oggi non si conoscono i nomi dei nuovi assessori. Provvedimenti importanti che richiederebbero le deliberazioni di giunta come il piano d’ambito non possono seguire l’iter amministrativo corretto e vengono approvati con determina sindacale con il rischio di essere annullati. Le organizzazioni chiedono che venga nominata la giunta e di essere convocate per sottoporre all’amministrazione le problematiche che affliggono il mondo del lavoro, delle imprese e delle professioni, altrimenti scenderanno in piazza per una manifestazione unitaria. Michele Scaletta


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4 APRILE 2014

associazioni

Ecobonus 2010, il caso è finalmente risolto

Inviato alla Corte dei conti il provvedimento che garantisce lo sblocco dei fondi e il rimborso agli autotraportatori di Giovanni Rinzivillo

ENASCO

Importante per pensionati: richiesta Cud 2014

” Il Patronato 50&Più Enasco ricorda a tutti gli interessati che dallo scorso anno l’Inps non invia più a domicilio il Modello Cud necessario per la dichiarazione dei redditi (né invierà il Modello OBisM). Al fine di favorire quanti, tra clienti e associati, potrebbero avere difficoltà nel reperirlo, gli esperti 50&Più Enasco sono a disposizione per la stampa gratuita del Modello Cud 2014 e del OBisM 2014. Info: Ufficio provinciale di Catania via Mandrà 8, tel 095 239495

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l caso del mancato pagamento dell’Ecobonus 2010 agli autotrasportatori sembra essere stato risolto. Nel corso dell’incontro avvenuto a Roma fra i rappresentanti delle associazioni dell’autotrasporto, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e il sottosegretario De Caro, durante il quale sono stati affrontati tutti i temi più scottanti che riguardano il settore, i rappresentanti del governo hanno infatti annunciato che il provvedimento è stato firmato e inviato alla Corte dei conti per la registrazione, garantendo così lo sblocco dei fondi e il pagamento di quanto dovuto alle impese di autotrasporto che hanno utilizzato le “autostrade del mare”. Una notizia positiva per la categoria, confortata anche dalla volontà, ribadita sia dal ministro Lupi sia dal sottosegretario, al quale sono state conferite le deleghe in materia di autotrasporto individuando così un interlocutore stabile, di voler ricercare le soluzioni più opportune nel rispetto del protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso dicembre. Durante l’incontro è stata definita una modifica alla ripartizione delle risorse stanziate a favore del settore dalla Legge di Stabilità per l’anno 2014, alla luce dei recenti tagli pari a circa 18 milioni di euro. Pertanto, l’allocazione delle risorse sarà la seguente: - Pedaggi 131,9 milioni di euro (prima 135 mln); - Servizio Sanitario Nazionale 22 milioni di euro; - Spese non documentabili 113 milioni di euro; - Formazione 10 milioni di euro;

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- Investimenti 15 milioni di euro (prima 20 mln); - Fondo di Garanzia 20 milioni di euro (prima 25 mln) - Piattaforma Uirnet 0 milioni di euro (prima 5 mln). Il governo continuerà la verifica in corso con il ministero dell’Economia per esaminare l’effettivo tiraggio delle risorse destinate alla deduzione forfettaria delle spese non documentabili, al fine di rendere nullo l’effetto dei tagli e quindi ripristinare la dotazione iniziale pari a 330 milioni di euro. Con la crisi in atto e soprattutto con il calo di imprese attive è probabile che non tutte le risorse assegnate alla categoria siano realmente necessarie. Il problema, ovviamente, non è tanto quello di tagliare risorse al settore ma sapere cosa ne viene in cambio. Se al taglio corrisponde un’azione efficace per far rispettare le norme sui costi minimi, per esempio, se ne può discutere, così come se ne può discutere se nei confronti del cabotaggio irregolare o del conto proprio abusivo finalmente si decide di assumere provvedimenti risolutivi. Diversamente i fondi che sono stati stanziati per l’autotrasporto devono rimanere finalizzati a questo settore e non c’è alcun valido motivo per decurtarli.


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La licenza fiscale per vendere e somministrare bevande alcoliche

Una volta chiamata Utf, è obbligatoria per legge e va richiesta anche se si subentra a una vecchia gestione. Per ottenerla, se ne chiede il rilascio all’Agenzia delle Dogane di Anna Taccia

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n Italia il consumo di alcolici è altissimo e “drammatici” sono i dati sull’alcolismo. I ragazzi dai 15 ai 19 anni sono i soggetti più a rischio e la gravità del fenomeno impone agli organi di polizia addetti al controllo del territorio di verificare costantemente la corretta applicazione delle norme che disciplinano la distribuzione, la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche. Per bevanda alcolica si intende ogni prodotto contenente alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol e per bevanda superalcolica ogni prodotto con gradazione superiore al 21 per cento di alcol in volume. Occorre ricordare che vendita, vendita per asporto e somministrazione non sono fattispecie identiche: la vendita comprende la vendita per asporto (in contenitore chiuso), la vendita al banco e la somministrazione (nel bicchiere per il consumo sul posto). In altri termini, la somministrazione rientra nella vendita, ma non tutte le vendite costituiscono somministrazione. È bene precisare che gli alcolici e i superalcolici sono prodotti alimentari e come tali possono essere venduti, per cui, chiunque svolge un’attività commerciale nel settore degli spiriti (mescita, vendita al dettaglio, commercio all’ingrosso, depositi a scopo di vendita) e di altri prodotti come liquori, vino, birra, profumeria, alcool puro, alcool denaturato ed altro, deve chiedere all’Agenzia delle Dogane il rilascio della licenza fiscale di esercizio. Le attività interessate sono: rivendite alimentari, supermercati, bar, pub, pasticcerie, pizzerie, trattorie, enoteche, drogherie, fast food, circoli e associazioni ricreative, profumerie, istituti di bellezza, parrucchieri, farmacie, erboristerie, depositi e commercio all’ingrosso, spacci interni, mense aziendali, tabaccherie, alberghi, locande, chioschi, ecc.

La licenza su alcolici e superalcolici, che in precedenza era chiamata UTF o UTIF (Ufficio Tecnico Finanza), è un obbligo che deve tuttora essere assolto da tutte le attività che producono, trasformano e vendono prodotti alcolici. Questo obbligo, oltre a cambiare nome, non è più una tassa, rimane però che tutte le attività suindicate devono richiedere questa licenza anche se si subentra ad una vecchia gestione. Anche i pubblici esercizi, oltre all’autorizzazione di somministrazione di alimenti e bevande rilasciata dal Comune competente, devono chiedere la licenza fiscale rilasciata dall’Agenzia delle Dogane. Si precisa, comunque, che in caso di controlli, solo la Guardia di Finanza e Personale Ispettivo delle Agenzie delle Dogane può elevare sanzioni amministrative, altri Corpi quali Carabinieri, Polizia, etc., in caso di ispezioni presso una attività di somministrazione di alimenti e bevande, possono chiedere solo se in possesso della licenza fiscale per la vendita di alcolici ma, devono limitarsi a segnalare all’Ufficio delle Dogane competente il quale provvederà ad irrogare la sanzione amministrativa che va da un minimo di € 258,22 ad un massimo di € 1.549,37. Oltre all’obbligo del possesso di licenza fiscale, esistono altri obblighi sia per la vendita che per la somministrazione. 1) Con la risoluzione n. 18512 del 4 febbraio 2013, il Ministero dello Sviluppo Economico, con riferimento alla disposizione dell’art. 7 del D.L. n. 158/2012, ha affermato che il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 18, previsto dalla norma suddetta, si applica anche alla somministrazione sul posto, per cui ri-

cordiamo che: • è vietato sia vendere che somministrare sul posto bevande alcoliche a minori degli anni 18; • nel caso di vendita di bevande alcoliche a minori degli anni 18, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro; • nel caso di somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 16, la sanzione è l'arresto fino a un anno; • nel caso di somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 18, ma maggiori degli anni 16, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro. 2) Secondo l’art. 188 del Reg. TULPS impone che “I minori di anni diciotto non possono essere adibiti alla somministrazione al minuto di bevande alcoliche negli esercizi pubblici, anche se trattasi di esercizi nei quali la vendita al minuto o il consumo delle bevande alcoliche non costituiscono prestazione unica od essenziale dell’esercizio.” 3) I locali che proseguano la propria attività oltre le ore 24, devono avere presso un’uscita un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico, di tipo precursore chimico o elettronico, a disposizione dei clienti che desiderino verificare il proprio stato di idoneità alla guida dopo l’assunzione di alcool ed inoltre esporre, all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali apposite tabelle che riproducano: • la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata; • le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo. L’inosservanza delle disposizioni relative alla disponibilità dell’apparecchio per la rilevazione del tasso alcolemico ed all’esposizione delle tabelle comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 300 a euro 1.200. Gi uffici della Confcommercio Catania rimangono a disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito e/o richiesta di nuova licenza fiscale o rinnovo, della stessa, presso l’Agenzia delle Dogane.


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4 APRILE 2014

Via Mandrà n.8 – 95124 Catania C.F. 93080630879 Telefax 095 361155 E-mail: info@ebtcatania.it Pec: entebilateralecatania@legalmail.it Sito web: www.ebtcatania.it L’EBT Catania è un’associazione NO PROFIT tra Confcommercio Catania e i sindacati dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. L’attivazione è voluta dal Contratto collettivo nazionale del lavoro, terziario, commercio e servizi e ha lo scopo di dare servizi alle imprese e ai lavoratori. L’Ente bilaterale è un istituto contrattuale e quindi il finanziamento dello stesso è un adempimento obbligatorio. Le aziende, per la provincia di Catania, sono tenute al versamento dello 0,45% calcolato sulla retribuzione mensile per le 14 mensilità (paga base e contingenza) di cui 0,25% a carico dell’impresa e 0,20% a carico del lavoratore. Il mancato versamento comporta, quindi una NON applicazione del Contratto Collettivo del lavoro con tutto quello che ne consegue sul piano del potere di controllo e sanzionamento degli organi o enti pubblici deputati alla vigilanza. All’ EBT Catania fanno riferimento oltre 2000 aziende. Costituito nel 1987 e operativo dal 2001, l’Ente ha proceduto ad attivare diversi servizi. CONCILIAZIONI VERTENZE La commissione, in seno all’ente, è competente ad espletare il tentativo di conciliazione in sede sindacale per le controversie individuali o plurime di lavoro, ai sensi degli artt. 410 e seguenti del c.p.c. APPRENDISTATO Viene rilasciato il parere di conformità per l’assunzione degli apprendisti. CONTRATTO DI INSERIMENTO Verifica la correttezza dei contratti di inserimento a norma del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi. SOSTEGNO AL REDDITO - AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA L’Ente ha realizzato un sistema di sostegno al reddito per i lavoratori espulsi da aziende in crisi. FORMAZIONE ° Promuove e sostiene le iniziative per i processi di formazione continua dei lavoratori previsti dai Fondi Paritetici interprofessionali (For.Te) ° Informazione e formazione in materia di sicurezza degli ambienti di lavoro. STUDI E RICERCHE Incentiva e promuove studi e ricerche per analizzare i fabbisogni formativi e professionali. CRITERI PER LA FRUIZIONE DEI SERVIZI Possono usufruire dei servizi tutte le imprese iscritte all’EBT Catania, anche di nuova costituzione, che si trovano in regola con i versamenti associativi – contrattuali. Per accedere all’iniziativa del sostegno a reddito/ammortizzatori sociali in deroga, le imprese devono dimostrare la regolarità dei versamenti degli ultimi 5 (cinque) anni per tutti i lavoratori iscritti sul libro unico.

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