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editoriale

63.958 IL “POPOLO DEL NO” CHE PREFERISCE LASCIARCI IN CODA

DIEGO MINONZIO*

*Direttore La Provincia

Ci sono numeri che assumono un impatto ben diverso, indossando gli occhiali del traffico e delle infrastrutture. Prendiamo i frontalieri in Ticino: sono 63.958 dopo la lieve flessione del primo trimestre 2018. Ora cambiamo prospettiva e non guardiamoli all’interno delle aziende che - lo ricordiamo - li hanno cercati per le loro competenze e le loro capacità. Osserviamoli piuttosto in auto ogni giorno, mentre varcano il confine. Le tensioni con il Cantone vengono - anche - da lì. Non è un caso che nel minacciare nuovamente lo stop ai ristorni, il Governo ticinese avesse tirato in ballo la necessità di un intervento italiano su infrastrutture e mobilità. Facile a dirsi. Per realizzare un’opera conosciamo a memoria tutte le difficoltà: si può scomodare la volontà politica oppure la burocrazia. Non si può scordare un’altra fonte di andamento lento, se non destinato a sconfinare nell’immobilismo: basta che si prospetti l’arrivo di una nuova infrastruttura e con una puntualità che neanche gli svizzeri (per rimanere in tema) possono ostentare, sorge il comitato del No. No sempre, no comunque, no prima ancora di esaminare insieme pro e contro. Il risultato è sotto i nostri occhi. Abbiamo una Pedemontana nata tar-

divamente e incompleta, che in certi momenti fa venire il dubbio all’automobilista distratto (e solitario): non è che l’hanno chiusa oggi e non me ne sono accorto? D’altro lato, scorre la fatica quotidiana dei pendolari sull’Autolaghi, con Milano che appare come un’oasi nel deserto. Allarghiamo lo sguardo al resto del Paese e gli esempi si moltiplicano. Tutto è difficile, che sia un’opera immensa o un piccolo intervento in grado di migliorare la vita alla comunità. Perché viene spontaneo lamentarci per strade, ferrovie, strutture nettamente visibili, ma se pensiamo a reti e connessioni non è che scoppiamo di felicità. Gli imprenditori hanno citato in passato Paesi felici, sì, uno dove già anni fa il digitale era una certezza, tanto che per primo votò in questa maniera: si chiama Estonia. Da noi si doveva introdurre la fatturazione elettronica obbligatoria e non si è stati in grado di fornire alle aziende gli strumenti adeguati. I nostri territori, in simbiosi produttiva, vivono da separati in casa, con merci che viaggiano troppo lentamente. Siamo riusciti a far scappare anche i cinesi nel realizzare la – determinante – Varese Como Lecco. Ci vuole una rivoluzione? Sì, culturale, a ogni livello, a partire dal singolo. Se non vogliamo rimanere in coda. E neanche solo dell’Europa, in questo mercato globale.

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Confartigianato Imprese Varese n. 02/2018 Magazine bimestrale di economia e imprese di Confartigianato Imprese Varese

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