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Super Re-Start


Siamo quelli di sempre, ma ancora più curiosi

editoriale

davide galli

@DavideGalli_ Presidente di Confartigianato Imprese Varese

Un magazine dev’essere una finestra sul mondo: per capirlo e raccontarlo. Nasce con questo intento “Imprese e Territorio”, una rivista aperta, pronta ad affrontare argomenti sempre diversi e anche ambiziosi (è questo il bello) trattati con rigore ma anche con un pizzico di effervescenza. L’evoluzione del nostro “Artigiani Oggi” è innovazione che non scorda la tradizione. Ci piace pensare che nel nome di questa rinnovata testata ci sia tutto quello che rappresenta un imprenditore: la sua ditta, il suo territorio. Mentre all’interno tutto quello che gli serve per poter lavorare, una visione internazionale (in questo numero l’inchiesta sul Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti) ma che rimane con i piedi per terra, troverete aggiornamenti sulla Svizzera, la Legge di Stabilità, il credito. In “Imprese e Territorio” ogni pagina - il modo in cui la proponiamo, la disegniamo e la corrediamo di foto, tabelle, infografiche - è pensata per fornire uno strumento alle aziende. Una filosofia di lavoro che ci ha portati in questi 15 anni di magazine, 180 numeri, 5.760 pagine stampate e tanti editoriali. Rinnoviamo l’impegno e con questo nuovo magazine avrete sempre più informazioni, notizie, storie. Più approfondimenti di attualità economica, politica e sociale. Più confronti e dibattiti. Più rubriche. Ancora una volta firme importanti che ci aiuteranno ad entrare nel cuore dei fatti.

Mi piace pensare che questo magazine non sia solo di Confartigianato Varese, ma delle sue imprese e di tutti coloro che vogliono commentare, riflettere, fare comunità. Un magazine per il territorio e del territorio con una “redazione aperta” (generiamo ma accogliamo anche idee e proposte) che è sempre più curiosa e che vuole condividere con tutti – imprese, istituzioni, scuole, università, giovani, liberi professionisti – questa sua voglia di mettersi in gioco. Tenendo come punti fissi del magazine la “voce” di chi i fatti li vive in prima persona e l’obiettività dell’approfondimento: perché da un lato non dimentichiamo mai di essere Confartigianato, e di dover rappresentare le nostre imprese tutti i giorni (iscrivendosi alle nostre newsletter e visitando quotidianamente il sito www.asarva.org le aziende troveranno tutte le informazioni tecniche per la loro gestione quotidiana), e dall’altro non dimentichiamo di avere una responsabilità anche nei confronti di questo territorio. Insomma, la semplice notizia non ci basta perché raccontare significa cercare, scoprire, commentare con quella libertà che fino ad oggi ci ha permesso di offrire ai nostri lettori un’informazione puntuale perché composta da diversi punti di vista. E così vogliamo continuare. Buona lettura!


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S

ommario

GENNAIO | FEBBRAIO 2016

FOCUS La spinta agli investimenti mette al centro l’impresa

EDITORIALE Siamo quelli di sempre ma ancora più curiosi

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GRANDI NUMERI COP21: i grandi risultati delle piccole imprese

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INCHIESTA Così il mondo diventa più piccolo

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Lavoro in Svizzera: attenti a quello che cambia

SOSTENIBILITÀ Benefit Corporation: L’Italia insegue l’America.

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24 16 26

AZIENDA E TERRITORIO Microbirrifici, 20 anni di fermento

30

IMPRESA DELLE MERAVIGLIE Undici anni di meraviglie

INNOVAZIONE Le nuove tecnologie: democratiche e a basso costo

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ARTIGIANI NEL MONDO Ecco come riempiamo la Svizzera di cemento

Bimestrale di informazione di Confartigianato Imprese Varese. Viale Milano 5 Varese Tel. 0332 256111 Fax 0332 256200 www.asarva.org asarva@asarva.org

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CATEGORIE E MESTIERI Energie rinnovabili: la formazione è d’obbligo

INVIATO IN OMAGGIO AGLI ASSOCIATI ED ENTI VARI Autorizzazione Tribunale di Varese n.456 del 24/1/2002

Autotrasportatori, con le nostre Polizze state sereni

Direttore Responsabile Mauro Colombo Presidente - Davide Galli Caporedattore - D. Ielmini Art D. Bevilacqua - Triibu Impaginazione S. Campiotti | S. Caldirola Hanno collaborato i colleghi: R. Brambilla, L. De Angeli, A. Galeone, M. Cancian, U. Rega, L. Lazzari, M. Campari.

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AGENDA

Interventi e contributi: Michele Mancino, Mauro Del Barba, Marcello Pirovano e Patrizia Bolzan, Damiano Franzetti Stampa Litografia Valli Tiratura 12.679 copie Chiuso il 12 febbraio 2016 Il prezzo di abbonamento al periodico è pari a euro 28 ed è compresa nella quota associativa. La quota associativa non è divisibile. La dichiarazione viene effettuata ai fini postali.


MOBILE POS: LO STRUMENTO AGANTE PER I TUOI INCASSI.


6 GRANDI NUMERI

Le MPI in linea con gli obiettivi previsti dall’accordo sulle politiche di lotta ai cambiamenti climatici. Le emissioni delle aziende artigiane sono a -29,7%.

COP21:

i grandi risultati delle piccole imprese “N

on abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”. Il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius non ha usato mezzi termini in occasione della Conferenza per l’accordo sulle politiche di lotta ai cambiamenti climatici che si è tenuta pochi mesi fa a Parigi. L’impegno della Conferenza delle Parti (COP21) è più che mai attuale proprio alla luce delle notizie pubblicate in questi ultimi giorni: il 2015, infatti, è stato l’anno più caldo da quando esistono rilevamenti meteorologici affidabili, cioè da 136 anni. L’anno appena trascorso ha battuto il record precedente, che era stato stabilito appena l’anno prima: cioè nel 2014. In pratica, gli ultimi due anni sono stati i più caldi mai registrati. Inoltre, nel 2012 la temperatura media del Pianeta è salita di 0,89 °C rispetto alla media dell’intero XX secolo e, nel periodo estivo, la temperatura media potrebbe salire da 1,3 °C a 5,3 °C per la fine di questo secolo. E proprio sul riscaldamento del Pianeta e sulla riduzione a livello globale delle emissioni di CO2 (uno fra i temi più scottanti) si è concentrata l’azione degli Stati riuniti in Francia. L’obiettivo a lungo termine che si è posto COP21 è stato quello di mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2 °C”.

Piccole imprese virtuose Secondo uno studio di Confartigianato, in Italia i settori di micro e piccola impresa e le imprese artigiane mostrano una più contenuta intensità di emissioni e un minore impatto sul riscaldamento globale. I dati dell’Istat relativi alle emissioni atmosferiche di gas serra, mostrano che nei settori manifatturieri delle MPI – comparti in cui l’incidenza degli addetti nelle imprese fino a 50 addetti supera il 60% – si registra un’intensità di emissione di 1.374 tonnellate di CO2 equivalenti ogni 1.000 unità di lavoro (Ula) inferiore del 26,3% rispetto alla media del manifatturiero. Per le imprese artigiane di tutti i settori del manifatturiero, l’intensità di emissione scende a 1.310 tonnellate di CO2 equivalenti ogni 1.000 unità lavoro, inferiore del 29,7% rispetto alla media del totale delle imprese del manifatturiero. Italia con indici competitivi Le valutazioni del Ministero dell’Ambiente evidenziano che il nostro Paese ha già raggiunto l’obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto (riduzione del 6,5% nel periodo 2008-2012) e che al 2020 sarà in grado di ridurre le emissioni del 20% secondo l’obiettivo europeo. Secondo


Eurostat, in Italia il settore manifatturiero contribuisce per il 28% delle emissioni di gas serra, seguito dall’energia per il 25%, dal domestico per il 22%, dai trasporti per l’11,% e dall’agricoltura per il 9%. Energie rinnovabili: installatori sul podio La nostra economia ha una quota di energia da fonti rinnovabili pari al 16,7% del consumo lordo di energia, 1,7 punti sopra alla media dell’Ue a 28. Questo risultato lo si deve anche all’attività delle imprese nei settori che ricomprendono l’installazione e la gestione di impianti da fonti rinnovabili che, al II trimestre 2015, sono 100.418, operanti prevalentemente nell’impiantistica elettrica e termoidraulica.

Grazie allo sviluppo del fotovoltaico, l’Italia è il primo paese nell’Ue per crescita della quota di energia da fonti rinnovabili, tra il 2008 e il 2013 salita di 9,4 punti, più del doppio della media Ue a 28 e davanti a Danimarca con +8,6 punti, Bulgaria con +8,5 punti, Lettonia con +7,3 punti e Grecia con +7 punti.

duttivo, il confronto internazionale basato sui dati di Eurostat colloca l’Italia al 5° posto nella classifica dei Paesi virtuosi, davanti a Regno Unito (7° posto), Spagna (8°) e Germania (11°) e dietro solo alla Francia (2°) che beneficia del minore impatto dato dalla produzione di energia con il nucleare.

Migliora l’efficienza energetica Dal 2003 al 2013, il rapporto tra l’energia consumata e il valore aggiunto prodotto delle imprese - manifatturiero, costruzioni e servizi al netto dei trasporti - si è ridotto del 18,8%, un ritmo maggiore di quello delle imprese tedesche (-10,7% nel periodo) e francesi (-17,2%). Per quanto riguarda le emissioni del sistema pro-

Viva il green! Le professioni maggiormente richieste nelle piccole imprese del “green job” sono elettricisti energy saving (21,7% delle assunzioni green nell’artigianato), meccanici e montatori di macchinari a basso impatto ambientale (7,5%), installatori di infissi energy saving e tecnici gestione cantieri edili green building (entrambe con il 3,7%) 

Elettricisti Energy Saving

21,7%

Le piccole imprese e le assunzioni nel GREEN nel 2015

Meccanici e montatori di macchinari a basso impatto ambientale

7,5%

Installatori di infissi energy saving e tecnici gestione cantieri edili Green Building

3,7%


8 INCHIESTA

Ecco come il Partenariato transatlantico (TTIP) per il commercio e gli investimenti cambierà il mercato

Così il mondo diventa più piccolo A

un’ora di macchina da Varese, in Valsassina, ha sede lo stabilimento storico della Emilio Mauri S.p.A, un’azienda che ha saputo rendere la tradizione casearia di queste valli un’eccellenza riconosciuta nel mondo. A Pasturo, nella sede storica della società, quest’anno si festeggia il 96esimo anniversario dalla fondazione. L’impresa, nata nel 1920, produce da quasi un secolo formaggi tipici della nostra cultura culinaria come il taleggio, il gorgonzola o il quartirolo. Un patrimonio che, secondo Elio Lannutti presidente di Adusbef, tra le principali associazioni a difesa dei consumatori italiani, corre ora il rischio di essere dilapidato dall’accordo in fase di negoziazione tra Stati Uniti e Unione Europa: il TTIP. Dopo tre anni di trattative il Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio che potrebbe sancire la nascita del più grande mercato comune al mondo, con più di 800 milioni di consumatori, entra quest’anno nella sua fase cruciale. Un’opportunità secondo molti, un rischio per chi, come Lannutti, ravvisa nell’accordo un attentato alla salute dei consumatori. «Con il TTIP - dice Lannutti a Confartigianato Varese - insieme alle barriere tariffarie salteranno anche altri ostacoli quali regole, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione delle merci, norme sulle sostanze chimiche tossiche, leggi sanitarie e a tutela dei consumatori. Tra i rischi concreti l’ingresso di merci e alimenti di cattiva qualità prodotti dalle multinazionali americane come vegetali e carni Ogm, o imbottiti di ormoni e fitormoni, contro le quali le leggi nazionali e le comunità locali non potranno più opporsi». A Pasturo però, dove all’ombra delle Alpi si stagionano parte dei 5 milioni di chilogrammi di formaggio che ogni anno la Emilio Mauri espor-

ta in 57 paesi del mondo, i timori di Lannutti sono condivisi solo in parte. Nicoletta Merlo, amministratore delegato dell’azienda spiega: «In un mondo globalizzato come il nostro il mercato europeo non è più sufficiente. Bisogna cercare di raggiungere anche paesi dove il Made in Italy è richiesto e ricercato. È anche per questo motivo che abbiamo aperto una sede commerciale a New York. La natura di un accordo come il TTIP è sicuramente positiva nella parte in cui incentiva la creazione di nuovo business grazie allo snellimento delle procedure doganali, l’importante è che non si riduca tutto a un mero sconto di burocrazia. L’Unione Europea ha il dovere di tutelare il riconoscimento dei marchi DOP e DOCG e battersi per la tutela dei consumatori». Cosa cambierà per le PMI? Se il fronte agroalimentare, insieme a quello sanitario, è il più esposto all’attenzione mediatica e ai timori di associazioni come Adusbef e Federconsumatori, che hanno definito il TTIP “un accordo Frankenstein”, un velo di incertezza ricopre invece il destino delle altre PMI europee di fronte all’apertura di un mercato comune assoggettato a regole e normative paritetiche. Tra i documenti reperibili sul sito della Commissione europea, lo studio sugli effetti del TTIP compiuto nel 2013 dal Centre for economic policy resarch, un think tank composto da economisti, studiosi e ricercatori, stima un aumento dello 0,5% per il Pil europeo (circa 120 miliardi di euro) e dello 0,4% (95 miliardi) per quello USA. Nello studio del Cepr il segno più precede praticamente ogni settore industriale, andando dal +6% per l’export manifatturiero al fantasmagorico +41% per i veicoli a motore. Ma al di là delle previsioni quali saranno i reali


“Un mercato eccezionale” Francesco Marcon divide la sua vita tra gli Stati Uniti e l’Italia. La sua impresa, la Stm srl è un gioiello nella produzione d’impianti di macinazione e dosaggio a secco di prodotti utilizzati in campo industriale. Una produzione che Marcon ha deciso di avviare anche negli Stati Uniti, in New Jersey. Una scelta che, secondo un rapporto di Unicredit del giugno 2015, accomuna la STM ad altre 1.300 società italiane. «La sede americana di STM (STM Micron Inc. ndr.) è al 100% di proprietà della ditta italiana precisa l’imprenditore di Ternate -. Quando abbiamo deciso di aprirla i principali ostacoli sono stati legati all’autorizzazione dei visti, alla scarsa presenza di banche italiane negli Stati Uniti e all’impossibilità di aprire anche solo un conto corrente senza avvalersi di un costoso avvocato americano». 

vantaggi per le piccole e medie imprese italiane ed europee? Secondo Alessia Mosca (vedi intervista a p.12), europarlamentare e membro della Commissione europea al Commercio internazionale, l’abbassamento dei dazi doganali non basterà a garantire un miglior accesso al mercato americano. «A determinare il più grande disincentivo all’export per le PMI italiane sono soprattutto le barriere non tariffarie come ad esempio i diversi tipi di certificazione, il mancato riconoscimento dei rispettivi metodi produttivi, l’incertezza per le procedure doganali e i relativi costi legali. In questo senso il TTIP offre la maggiore potenzialità di crescita per il settore delle PMI». Proprio per comprendere le problematiche legate a questi temi, la Commissione europea ha proposto l’istituzione di un “Comitato PMI” che riunisca rappresentanti governativi europei e americani e interagisca regolarmente con il mondo delle piccole e medie imprese.

Che cos’è il TTIP Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) tra USA e UE mira a creare il più grande mercato unico al mondo. È stato lanciato nel 2013 e a febbraio 2016 si terrà il dodicesimo round negoziale tra Washington e Bruxelles. Tra gli scopi dell’accordo quello di abbassare i dazi doganali per settori come quello dell’abbigliamento e dell’industria dolciaria e del vino e la possibilità di riconoscere l’equivalenza delle norme e di semplificare il riconoscimento delle procedure di certificazione dei prodotti. Il 12 ottobre 2015 la Commissione europea ha annunciato che chiederà il rispetto di criteri più rigorosi in materia di ambiente e diritti sociali. Un mese dopo l’Unione ha lanciato una proposta per un miglior accordo in materia di Arbitrato internazionale, uno dei capitoli più spinosi dell’accordo e maggiormente contestato dall’opinione pubblica.


10 INCHIESTA Così il mondo diventa più piccolo

Interscambio commerciale tra Italia e USA Anno 2014-valori FOB in milioni di euro in beni e servizi, composizione % e incidenza % su export totale. Sezioni Ateco 2007

Valori assoluti e variazioni % tendenziali

Attività economica

Export

Import

Saldo

Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca

78,5

668,0

-589,6

Estrazione di minerali da cave e miniere

13,5

502,8

-489,3

29.392,9

10.774,7

18.618,3

Fornitura di acqua reti fognarie, att. di gestione dei rifiuti e risanam.

98,1

425,1

-327,0

Servizi di informazione e comunicazione

85,5

58,3

27,2

0,3

0,2

0,1

119,6

34,4

85,2

0,1

0,0

0,1

13,9

31,7

-17,8

29.802,4 397.996,4

12.495,3 355.114,5

17.307,1 42.881,9

Attività manifatturiere

Attività professionali, scientifiche e tecniche Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento Altre attività di servizi Merci provviste di bordo, nazionali di ritorno e respinte e varie

TOTALE SCAMBI TOTALE scambi commerciali italiani Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

Nonostante le difficoltà e le spese sostenute, quando sente parlare del mercato USA, Marcon si esalta: «Quello statunitense è un mercato eccezionale. Adeguarci ai loro standard ed essere stati praticamente “costretti” ad aprire una sede lì, ci ha permesso di essere un passo avanti alla concorrenza e diventare competitivi in un settore che loro non hanno mai sviluppato». Un’opportunità che secondo l’imprenditore varesino può essere colta da tante altre PMI italiane, a condizione di trovare gli interlocutori giusti. «Lo ammetto noi siamo stati fortunati. Abbiamo trovato personale competente in grado di indirizzarci sulla strada giusta. Gli americani adorano l’Italia, ma sono disposti ad acquistare un prodotto italiano a patto che sia venduto da una ditta americana in grado di supportare il cliente in caso di problematiche». L’ICE, l’agenzia governativa per la promozione delle imprese italiane all’estero e le Camere di Commercio, secondo Marcon, non dispongono della preparazione adeguata per seguire le piccole imprese italiane. I problemi affrontati da Marcon e dalle 40mila imprese italiane che esportano prodotti negli USA potrebbero normalizzarsi con l’adozione dell’accordo transatlantico.

30 mld € EXPORT verso USA

UE E USA RAPPRESENTANO IL 46,4% DEL PIL MONDIALE

106 mld € Saldo positivo

12 mld € IMPORT 8,2% PERCENTUALE DELL’ITALIA NELL’INTERSCAMBIO UE-USA

310,9 mld € EXPORT

204,9 mld € IMPORT

fonte: EUROSTAT


«Nel TTIP - chiarisce Luca De Carli, policy officer della Commissione europea al Commercio - vogliamo rimediare a questi problemi creando un sito web che riunisca tutte le informazioni su dazi, procedure doganali, regolamenti tecnici e certificazioni che un prodotto europeo deve avere per essere esportato negli Stati Uniti. La nuova strategia per la politica commerciale della Commissione Juncker “Trade for All” mette l’accento sull’implementazione degli accordi commerciali e la Commissione vuole lavorare con gli Stati Membri per aiutare le imprese a realizzare le opportunità create dagli accordi».

I rischi dell’accordo Secondo molti osservatori il TTIP consentirebbe di compensare i rischi provenienti dall’altra parte del mondo, a patto che si disinneschino quelli legati alle diverse tradizioni giuridiche e culturali presenti sulle diverse sponde dell’Atlantico. Il 12 novembre scorso l’Unione Europea ha presentato così la sua proposta per migliorare l’intesa in materia di Arbitrato internazionale, uno dei capitoli più discussi e contestati dell’accordo, insieme alla segretezza con cui sono state condotte le trattative fino all’elezione dei nuovi vertici dell’Unione.

L’urgenza di queste misure è stata sottolineata anche dal commissario europeo per gli scambi commerciali, Cecilia Malmström: “L’UE deve fissare degli standard che abbiano a cuore gli interessi dei consumatori e delle imprese europee, prima che lo faccia qualcun altro”. I timori della Malmström sono legati alle norme fissate con accordi come il TPP, il Transatlantic Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio sottoscritto tra gli USA e 11 paesi che affacciano sul Pacifico, dal Giappone al Cile (Cina esclusa) e da quelli regionali firmati negli ultimi anni dalle potenze industriali latinoamericane e asiatiche (è di inizio gennaio la scelta dei 10 paesi membri dell’Asean di annunciare la nascita di un nuovo mercato unico, la Comunità economica asiatica). Recentemente l’Organizzazione mondiale del commercio ha contato 265 accordi regionali di libero scambio, un groviglio di norme in cui per le aziende diventa sempre più difficile districarsi.

Se il TTIP fosse approvato senza un’intesa su questo fronte infatti, ogni volta che un paese firmatario dovesse adottare una legge o una norma a tutela di cittadini o dell’ambiente, si esporrebbe al rischio di una vertenza da parte degli investitori privati di un’azienda o di una multinazionale. «In base agli accordi vigenti - spiega Claudio Dordi, professore associato di diritto internazionale all’Università Bocconi - le controversie sugli investimenti sono risolte o dall’arbitrato ICSID (International Center for the Settlement of Investment Disputes) agenzia della Banca Mondiale, o attraverso sistemi di soluzione delle controversie gestite dalla Camere di Commercio Internazionali. Le decisioni di questi enti - continua Dordi - non sono soggette ad alcun ricorso e in caso di errore da parte degli arbitri, non è disponibile alcun rimedio. Sono noti, peraltro, i sospetti nei confronti di certi arbitri coinvolti nella soluzione di

alcune controversie in materia di investimenti nel recente passato». «Negli accordi bilaterali precedenti al TTIP e al CETA (l’accordo sottoscritto tra Unione Europea e Canada nel 2014 ndr.) insomma non si menzionava una specifica riserva a favore degli Stati nella materie citate». Il risultato è stato la nascita di un’industria del contenzioso internazionale, con centinaia di vertenze aperte. Un esempio su tutti è la richiesta di risarcimento della Vattenfall, un’azienda svedese che produce energia e che gestisce due centrali nucleari nel nord della Germania, per 4,7 miliardi di euro per i danni causati dalla decisione di Berlino di non produrre più questo tipo di energia. «La proposta avanzata dall’UE - conclude Dordi - è senz’altro innovativa e va nella direzione di una maggiore trasparenza. Se verrà adottata dalle parti, la lista degli arbitri sarà permanente, sarà prevista una seconda fase di giudizio e saranno garantiti più ampi spazi legislativi per gli Stati in materia di politiche pubbliche in settori sensibili quali ambiente, sicurezza, protezione dei consumatori, morale pubblica e diversità culturale». La strada per la creazione del mercato comune più grande al mondo è insomma ancora in salita e il destino del TTIP nel 2016 si legherà a doppio filo con l’esito delle elezioni americane e (lo auspichiamo) con una maggiore consapevolezza da parte di consumatori e imprese sulle possibilità aperte da un accordo che corregga gli errori del passato, tracciando nuovi orizzonti per il futuro 


12 INCHIESTA Così il mondo diventa più piccolo Intervista all’Onorevole Alessia Mosca

“L’Europa non negozia i propri valori” Per Alessia Mosca, il Trattato transatlantico rappresenta un’occasione per le piccole e medie imprese italiane ed europee, ma avverte: «Abbassare i dazi non basta» I

l TTIP potrebbe essere una grande opportunità per l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Alessia Mosca mostra ottimismo sul trattato transatlantico in fase di negoziazione tra Bruxelles e Washington. In questa intervista, rilasciata in esclusiva a Confartigianato Imprese Varese, l’europarlamentare membro della Commissione al Commercio internazionale affronta tutte le potenzialità insite nell’accordo, senza nascondere i nodi irrisolti e le criticità. Onorevole Mosca, a febbraio è previsto il dodicesimo round negoziale tra Unione Europea e Stati Uniti sul TTIP. Quali rimangono i principali nodi da sciogliere in vista di un accordo definitivo? “Nonostante le trattive del TTIP siano iniziate nel 2013 e considerati l’amplissima portata dell’accordo e il coinvolgimento delle due più grandi economie a livello globale, i nodi da sciogliere rimangono numerosi. In particolare i negoziatori dell’Unione Europea si stanno battendo per promuovere, tramite l’accordo, standard e regole tipicamente europei. La più recente proposta riguarda, ad esempio, la sostituzione del meccanismo di risoluzione delle controversie Stato-investitore (ISDS-Investor-state dispute settlement) con uno strumento a difesa degli investimenti più attento alle preoccupazioni del Parlamento e dei cittadini europei, che assicuri massima trasparenza e sancisca il diritto a legiferare dei i governi nazionali. Un altro dibattito, molto caro all’Italia, riguarda la richiesta di riconoscimento delle indicazioni geografiche (IG) europee da parte americana. Quantificati i

volumi dell’export agro-alimentare italiano ed europeo, una maggiore protezione, con la conseguente valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni nostrani, costituisce, infatti, una condizione irrinunciabile da parte europea. I governi americani si sono, a oggi, dimostrati restii a offrire un’adeguata protezione ai nostri prodotti. Il risultato è che un produttore della Napa Valley può produrre e commercializzare vini come il Chianti di Napa o il Barbera californiano, arrecando un evidente pregiudizio agli interessi dei produttori europei”. A proposito delle controversie Stato investitore, il 12 novembre scorso l’Unione Europea ha presentato un documento che potrebbe costituire la base da cui partire per migliorare l’intesa in materia di “Arbitrato internazionale”. Quali sono le novità più rilevanti del documento e cosa sta cercando di ottenere Bruxelles? “L’adozione del Sistema Giudiziario per gli Investimenti (ICS - Investment Court System), in sostituzione del contestato meccanismo di risoluzione delle controversie Stato-investitore, rappresenta un progresso incontestabile e una rivoluzione copernicana nell’approccio europeo alla politica commerciale. La prima innovazione riguarda il carattere permanente della corte che prevede la nomina di quindici giudici, e non avvocati di diritto internazionale privato scelti ad hoc da ciascuna parte, selezionati per la comprovata competenza. Le spese, compresa la retribuzione dei giudici, saranno sostenute congiuntamente da Stati Uniti e Unione Euro-

Chi è Alessia Mosca Membro del parlamento europeo, eletta nel maggio del 2014 nella circoscrizione NordOvest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta), è membro della Commissione INTA (Commercio internazionale) e vice presidente della delegazione per i rapporti con la Penisola Arabica. Alessia Mosca è nata a Monza nel 1975, ha conseguito la laurea in filosofia all’università Cattolica di Milano nel 1999 e in seguito ha conseguito il master ISPI in Diplomacy, il Diploma in International Relations alla Johns Hopkins Univeristy e il dottorato di ricerca in Scienza della politica all’università di Firenze. Dal 2004 è ricercatrice all’Arel, Agenzia di ricerca e legislazione fondata da Nino Andreatta. Ha lavorato al Parlamento europeo e nell’Ufficio relazioni internazionali di Alenia Aermacchi. Ha anche insegnato, come docente a contratto, all’Università Cattolica di Milano e fatto parte della segreteria tecnica del Sottosegretario alla presidenza del consiglio durante il governo di Enrico Letta. Il suo sito web è www.alessiamosca.it

“Un produttore della Napa Valley può produrre e commercializzare vini come il Chianti di Napa o il Barbera californiano”


14 INCHIESTA Così il mondo diventa più piccolo

pea, garantendo così un maggior grado d’indipendenza rispetto a un sistema di retribuzione diretta dei “propri” arbitri. Un’altra importante innovazione riguarda l’istituzione di un grado di appello, assente in ogni altro trattato commerciale. Infine, sono state previste alcune clausole per favorire l’utilizzo di questo nuovo sistema anche da parte delle PMI che, a causa degli alti costi procedurali, sono spesso impossibilitate al ricorso a corti internazionali. Nello specifico, la proposta prevede tempi certi per la conclusione dei procedimenti (18 mesi per il primo grado e 6 mesi per l’appello), un meccanismo volontario di mediazione per risolvere la disputa prima che si apra il procedimento presso la corte e la previsione che alcune categorie di PMI, in caso di giudizio avverso dei giudici, non siano costrette a pagare tutte le spese processuali, ma soltanto una quota”. Certe industrie, come quella alimentare o tessile, risentono ancora del peso di dazi elevati. Ciò rende difficoltoso per le imprese dell’UE vendere i propri prodotti negli USA, poiché i dazi li rendono più costosi delle merci prodotte in America. Cosa cambierà per il Made in Italy con il TTIP? “Nonostante il livello medio di tariffazione delle merci scambiate fra le due sponde dell’Atlantico sia generalmente basso, alcuni settori soffrono dazi ancora troppo alti, fino al 25% del valore del prodotto per il settore agro-alimentare. L’eventuale accordo costituisce, quindi, una grande opportunità per l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Tuttavia, un abbassamento dei dazi, da solo, difficilmente potrebbe garantire un effettivo miglior accesso al mercato americano. Sono, infatti, le barriere non tariffarie, come ad esempio i diversi tipi di certificazione, il mancato riconoscimento dei rispettivi metodi produttivi, l’incertezza per le procedure doganali e i relativi costi legali, a determinare il più grande disincentivo all’export. A soffrire di più, anche in questo caso, sono le PMI che, a causa delle ridotte dimensioni, spesso non riescono a sostenerne i costi”. Su quali azioni politiche si sta concentrando Bruxelles per tutelare gli interessi delle PMI italiane? “Come anticipato, il TTIP offre la maggiore potenzialità di crescita per il settore delle PMI. Le multinazionali, infatti, grazie alle grandi economie di scala, ai grandi voluu mi di vendita e alla disponibilitàà di dipartimenti legali, riescono più agilmente ad attare i propri metodi produttivi ai diversi regolamenti nazionali, in alcuni casi,

addirittura, aprendo stabilimenti in loco. L’armonizzazione delle certificazioni, l’allineamento delle regolamentazioni tecniche e degli standard qualitativo-sanitari e lo smantellamento di granitiche pratiche doganali rimuoverebbero i principali ostacoli per l’ingresso delle PMI nel mercato USA”. I detrattori dell’accordo sostengono infatti che il TTIP aprirà le porte alle multinazionali americane, erodendo più che allargando gli orizzonti delle imprese italiane... “L’accordo, al contrario, favorirebbe primariamente le imprese di piccola e media dimensione. Le multinazionali, europee, americane e italiane, operano già più che efficientemente su entrambi i mercati. Si pensi, ad esempio, alle grandi aziende del settore automobilistico che, grazie ai grandi volumi trattati, sono in grado di delocalizzare la propria produzione per rispondere alle diverse esigenze e regolamentazioni dei mercati esteri. L’obiettivo è di sostenere i livelli occupazionali europei e partecipare al processo decisionale che determinerà le regole del commercio mondiale del prossimo futuro”. Parmigiano reggiano uguale parmisan, si susseguono i casi eccellenti di contraffazione e falsi made in Italy. Come si sta affrontando il tema in sede di negoziazione? Il TTIP sarà un deterrente? “Non nascondo che uno dei nodi di più difficile scioglimento con la controparte americana sia proprio quello delle indicazioni geografiche. La Commissione Europea ha, però, rassicurato che l’accordo non potrà prescindere da un maggiore livello di protezione dei prodotti nostrani. La questione non riguarda esclusivamente la scorretta concorrenza da parte dei produttori-pirata americani. In gioco ci sono, infatti, la reputazione e le fasce di mercato che i prodotti a indicazione geografica protetta si sono guadagnati nella storia. Il TTIP deve, quindi, essere uno strumento di tutela e protezione del valore e delle tradizioni che caratterizzano i metodi e le comunità produttive nazionali. Su questo o punto, l’obiettivo minimo -e sicuramentee raggiungibile- è la lotta alla ingannevole segnalazione di provenienza di un prodotto”.

Secondo un’analisi condotta da Confartigianato, l’Italia è il terzo esportatore europeo verso gli Usa e nel 2015, complice il tasso di cambio euro/dollaro favorevole, l’Italia ha aumentato il suo export di quasi il 20% rispetto al 2014. Quali ulteriori vantaggi potrebbe portare alle nostre imprese l’accordo transatlantico e quali saranno i settori maggiormente coinvolti? “Con oltre 325 milioni di consumatori e un livello di spesa pro-capite alto, il mercato americano costituisce lo sbocco naturale per la commercializzazione dei prodotti italiani. L’azzeramento dei dazi e la facilitazione al commercio derivante dall’abbassamento delle barriere non tariffarie ha lo scopo di catalizzare il crescente volume degli scambi fra le due sponde dell’Atlantico. A beneficiarne maggiormente saranno sicuramente le PMI, spina dorsale della nostra economia, che realizzano solo il 23% del loro fatturato grazie alle esportazioni”. Tra le maggiori differenze chee separano Europa e Stati Uniti, c’è quella legata al “principio di precauzione”.


In Unione Europea è infatti consentito impiegare solo materiali e procedimenti la cui innocuità per la salute dell’uomo sia dimostrata, mentre dall’altra parte dell’Atlantico vige il principio di aftercare, in base al quale si può lanciare sul mercato qualsiasi prodotto che non rappresenti un pericolo scientificamente dimostrato. Cosa si sta facendo per superare questa differenza di approccio a tutela dei consumatori? “Desidero, innanzitutto, specificare che il mandato negoziale chiarisce in maniera evidente che, durante le trattive, non saranno in alcun modo negoziati gli standard e i livelli di sicurezza minima vigenti in Europa. Le differenze dei due sistemi, frutto di culture economiche profondamente diverse, sono l’oggetto principale delle trattive. I negoziatori di entrambe le parti stanno concentrando i propri sforzi per giungere a una mediazione che favorisca una maggiore tutela del consumatore. L’Europa non negozia i propri valori ma, al contrario, cerca di favorirne la diffusione in ambito internazionale. L’accordo mira, infatti, a definire le regole comuni per la creazione di un mercato da 800 milioni di consumatori. L’ingresso al più grande mercato globale sarà condizionato dal rispetto di determinati valori in materia di diritti dei lavoratori, di sicurezza, di ambiente e di tutela dei consumatori”. Eppure l’opinione pubblica europea non sembra rassicurata. Lo scorso 18 aprile si è svolta a Berlino un’imponente manifestazione contro il TTIP e anche in Italia il fronte del no sembra più compatta rispetto a quello del sì. Perché tutta questa ostilità? “Purtroppo, come spesso accade, il dibattito sul TTIP, vittima di una polarizzazione politica, ha spinto i protagonisti sulle barricate. A un confronto sereno e fattuale si è sostituita un’opposizione di slogan. Il TTIP è il negoziato più trasparente in assoluto nella storia dell’Unione Europea. Il Parlamento europeo ha fatto di questo la sua prima e più forte battaglia e notevoli passi avanti sulla riservatezza dei negoziati sono già stati fatti. Grazie alla pubblicazione di una mole estremamente rilevante di documenti, a partire dal mandato negoziale, si può condurre oggi una discussione maggiormente basata sui fatti e meno guidata da preconcetti” 

I settori della moda e dell’agroalimentare risentono di dazi ancora troppo elevati


16 L’IMPRESA DELLE MERAVIGLIE

La nostra rubrica dedicata alle imprese entra nel suo dodicesimo anno di vita, un progetto che si rafforza anno dopo anno

Undici anni di Meraviglie V

ogliamo crescere ancora. È con questo proposito che entriamo nel dodicesimo anno de “l’Impresa delle Meraviglie”, la rubrica che ogni settimana racconta un’impresa della provincia di Varese. Storie di uomini e donne ordinari che rendono straordinario il nostro territorio. Come quella di Silvano Contini, il falegname in maglia rosa, campione di ciclismo che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha ridato lustro alla falegnameria dei nonni. O quella di Alberto Mazzucchelli che dopo aver perso il padre ad appena 18 anni, con l’aiuto della mamma, della sorella e di un amico artigiano, ha preso le redini dell’omonima officina meccanica; un gioiello che oggi serve una delle principali multinazionali del settore High Tech. O ancora come Monica e Andrea, compagni di vita e di lavoro che nel loro pastificio artigianale, producono una pasta a base di farina di legumi adatta a celiaci e non solo. Volti e nomi che insieme formano un grande racconto collettivo, articolato su tutti i principali settori che compongono l’economia del varesotto. Dal manifatturiero, il più rappresentato nelle 155 interviste che hanno contraddistinto questi 11 anni di interviste, con ben 64 interviste, all’artistico. Dai racconti di imprese attive nel terziario, un comparto sempre più centrale nell’economia europea, all’alimentare che nell’anno di Expo ha segnato performance eccezionali in termini di visualizzazioni e lettori. Imprese a cui va la nostra riconoscenza per averci aperto le porte e permesso di raccontare non solo i traguardi raggiunti, ma anche le difficoltà e le incertezze che spesso avvolgono il loro futuro. Per aver condiviso non solo i desideri e gli

obiettivi, ma anche, in alcuni casi, le legittime richieste verso un territorio con una grande tradizione imprenditoriale. Un racconto che ha raccolto il favore dei lettori Solo nel 2015 l’Impresa delle Meraviglie è stata letta da 121mila visitatori unici su VareseNews (dati aggiornati all’11 settembre 2015) con una media di 3782 visite ad articolo. Risultati eccezionali che dimostrano l’interesse verso tematiche troppo spesse affrontate basandosi esclusivamente su dati e statistiche. Storie di vita che abbiamo voluto raccogliere in due volumi, l’ultimo pubblicato in occasione del 70esimo anniversario di Confartigianato Imprese Varese lo scorso settembre e che potrete trovare nelle sedi a voi più vicine. Un racconto imperdibile tra componenti meccanici, rombi di motore, vernici speciali, prelibatezze culinarie, macchine uniche al mondo negli stabilimenti di aziende che fanno della loro originalità un marchio indelebile 


Vuoi raccontare la storia della tua impresa? Contattaci: davide.ielmini@asarva.org Tel. 0332 256296 livio.lazzari@asarva.org Tel. 0332 256220


18 L’IMPRESA DELLE MERAVIGLIE

L’Impresa delle Meraviglie, il progetto che racconta le piccole e medie imprese della provincia di Varese, entra nel suo dodicesimo anno di vita. Una piantina germogliata nel 2005 e rafforzatasi anno dopo anno con sempre più interviste e storie aziendali; 46 quelle raccontate nel 2015. In alto a destra, il numero totale delle interviste raccolte: 155 con 12 macro-settori interessati sparsi su 60 comuni della provincia. A ciò si aggiungono gli 83 articoli pubblicati da VareseNews tra il 2014 e il 2015, con una sezione del quotidiano online dedicata alle nostre interviste, con una media di 3.782 lettori ad intervista.


20 FOCUS

La spinta agli investimenti mette al centro l’impresa Superammortamento, Sabatini bis, tagli di Imu e Tasi, riduzione di Ires e Irap: le politiche nazionali per stimolare la crescita

I

Superamm or Spendi 100 per investire in macchinari e ne ammortizzi 140

Imu e Tasi Bene l’abolizione sugli “imbullonati”.

Ires e Irap Una prima boccata d’ossigeno... in attesa del taglio dell’Ires.

ta mento

l premio Nobel per l’economia Paul Krugman, nel libro “Un paese non è un’azienda” (Garzanti), afferma che chi ha mostrato ottime capacità nella gestione di un’azienda non è quasi mai in grado di dare buoni consigli sulla gestione di un Paese. La convinzione di Krugman poggia su questo assunto: le strategie imprenditoriali fanno riferimento a un mondo aperto, le grandi politiche nazionali, invece, a un mondo chiuso. Il Superammortamento Nella Legge di Stabilità 2016 questi due mondi, seppur diversi, hanno dimostrato di appartenere entrambi alla stessa galassia, quella della crescita. È ormai fuor di dubbio che la manovra del Governo risponda a una logica espansiva che mette al centro le imprese, ma dopo la nuova Sabatini (la legge per l’agevolazione nell’acquisto di beni strumentali da parte delle imprese) prevedere un super ammortamento per stimolare l’acquisto di beni strumentali e incrementare gli investimenti non era affatto scontato, per lo meno non in una Europa votata all’austerity. La formula è semplice: spendi 100 per comprare macchinari o nuove tecnologie e ne ammortizzi 140. Anche al più sprovveduto degli imprenditori appare chiaro che la maggiorazione del 40% del costo fiscalmente ammesso in deduzione come ammortamento è un’offerta difficile da rifiutare, soprattutto perché prevista una tantum.


Un’agevolazione applicabile sia agli acquisti diretti sia alle locazioni finanziarie (leasing), con esclusione per chi noleggia, purché perfezionati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016. Un termine perentorio, come dire: «Questo è il momento, non aspettare». Questo provvedimento è la prosecuzione di un percorso in sostegno alla ripresa che ha avuto come prologo la creazione di condizioni agevolate per il finanziamento e come positivo epilogo il riconoscimento di un ritorno fiscale. Un uno-due in grado di mettere a tappeto i dubbi e la sfiducia post recessione, tra l’altro in una fase storica contraddistinta dalla caduta dei tassi di interesse e del prezzo del petrolio. L’abolizione di Imu e Tasi In un Paese dove oltre l’80% della popolazione è proprietaria di un immobile, Imu e Tasi sono stati i simboli di un fisco a strascico che ha messo a rischio la biodiversità imprenditoriale italiana. La legge di Stabilità li elimina entrambi. L’abolizione della Tasi sugli immobili residenziali adibiti ad abitazione principale (ad esclusione degli immobili di particolare pregio, ville e castelli) produrrà uno sgravio fiscale complessivo di circa 3,5 miliardi di euro, che si vanno a sommare ai 405 milioni liberati dall’eliminazione dell’Imu sui terreni agricoli e ai 530 milioni per quella sui macchinari d’impresa cosiddetti

“imbullonati”, ovvero impianti fissi, come ad esempio montacarichi, turbine e impianti fotovoltaici, che contribuivano a definire la destinazione d’uso dell’immobile e quindi la relativa rendita catastale. Con la nuova legge, tale rendita potrà essere rideterminata escludendo questi impianti, nei casi in cui siano funzionali al processo produttivo. La manovra dà inoltre all’imprenditore tre diverse modalità per trasferire i beni immobili, esclusi quelli utilizzati nell’attività produttiva o commerciale, dalla sfera imprenditoriale a quella privata, con altrettanti vantaggi. Il taglio all’Ires e le deduzione Irap Se nei fatti il carico fiscale sulle imprese italiane è da sempre opprimente, la sua riduzione è stata una promessa puntualmente disattesa dal legislatore. Non deve quindi sorprendere se lo slittamento di un anno del taglio dell’aliquota dell’Ires (l’imposta sui redditi delle società) dal 27,5% al 24%, ha rinsaldato un certo scetticismo tra gli imprenditori che a questo punto dovranno aspettare fino al 1 gennaio del 2017 per poter affermare che l’Italia, in fatto di prelievi sui risultati di impresa, può definirsi un Paese europeo. Le deduzioni Irap maggiorate per le piccole attività produttive saranno invece disponibili dall’anno d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015. A quella data le imprese e i

professionisti con base imponibile non superiore a 180.759,91 euro potranno beneficiare di una deduzione forfettaria complessiva pari a 13mila euro. Buone notizie anche per le start up per le quali, a partire dal 2016, è previsto un regime agevolato con l’aliquota del 5% per i primi 5 anni di attività. È evidente che la Legge di Stabilità 2016 guarda al mondo delle imprese come a un patrimonio collettivo da valorizzare e non da penalizzare. E la scelta di stabilire sanzioni meno pesanti e applicare il «favor rei» nei casi di errori e violazioni (con esclusione della voluntary disclosure), dichiarazioni infedeli, omessi versamenti, violazioni Iva (relative al reverse charge) e ritardi nelle certificazioni uniche, ne è la dimostrazione 

di Michele Mancino vicedirettore di Varesenews @micmancio


22 FOCUS

Lavoro in Svizzera: attenti a quello che cambia!


Vuoi lavorare in Svizzera? Alcune indicazioni per evitare di incorrere in sanzioni sempre più salate C’

è chi sostiene che la Svizzera non sia più l’Eldorado di anni fa, ma le imprese che ci lavorano – soprattutto nei settori dell’installazione impianti e filiera casa – fanno pensare il contrario. Anche se da parte delle autorità svizzere le norme si sono fatte più restrittive, i controlli più radicali, le richieste più mirate. A complicare la vita delle imprese italiane si aggiunge ora la LIA (Legge sulle Imprese Artigianali) in vigore in Canton Ticino dal 1 febbraio, che prevede l’iscrizione obbligatoria ad un albo speciale per le aziende della filiera casa. Con il giro di vite dato dalla Svizzera non solo nei confronti dei frontalieri ma anche delle piccole imprese che svolgono lavori saltuari, rispettare le norme è fondamentale. Le piccole imprese sanno che la qualità tutta italiana è apprezzatissima e che la Svizzera non solo la richiede ma la paga puntualmente. E sanno, anche, che per lavorare con il Canton Ticino (leggi l’intervista alla Manufatti Epis a p.28) serve un cambio di prospettiva: a pochi chilometri dalla provincia di Varese, i controlli ci sono e fanno parte del lavoro abituale. C’è chi, per esempio, fa un passo in avanti e lancia l’idea di fare squadra tra imprese ticinesi e imprese italiane perché, ci sono illimitate opportunità comuni nel libero mercato, con vantaggi formidabili per tutti. Lo snodo del discorso sta qui, ma non è così semplice. Le esperienze vissute da alcune imprese di Confartigianato Varese, infatti, fanno capire quanto l’attenzione agli aspetti tecnici e burocratici faccia la differenza per chi vuole continuare a lavorare con le imprese o per le famiglie svizzere. E’ qui che entra in gioco una consulenza adeguata e ritagliata sui singoli bisogni dell’impresa, soprattutto per tutto quello che riguarda le norme sulla regolamentazione del lavoro.

Facciamo qualche esempio per capirci meglio alla luce dell’ultima decisione del Consiglio Federale Svizzero che, il 18 dicembre 2015, ha deciso di prevedere ulteriori misure per rendere più incisivi ed efficaci i provvedimenti relativi all’attuazione dell’articolo 121a sull’immigrazione. Le misure non sono al momento ancora applicate ma si prevede una loro veloce e prossima attuazione. » Legge sui lavoratori distaccati. Il Consiglio ha già approvato il 1° luglio 2015 scorso la modifica della legge sui lavoratori distaccati in cui propone al Parlamento di aumentare da 5.000 a 30.000 franchi (da € 4.500 a € 24.000 circa) il limite superiore delle sanzioni amministrative previste dalla L. Dist per infrazioni alle condizioni lavorative e salariali minime. » Lavoro nero. Un migliore scambio di informazioni tra le varie autorità coinvolte e un’ opera di contrasto contro gli abusi ancora più forte che va oltre il lavoro nero. In particolare, sarà più facile rilevare eventuali infrazioni alla legge sui lavoratori distaccati o ai contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale. In base al nuovo testo gli organi di controllo hanno anche la facoltà di infliggere autonomamente sanzioni in caso di violazioni di lieve entità. » Obbligo di notifica per evitare di incorrere in sanzioni: i prestatori di servizio indipendenti e i lavoratori dipendenti distaccati da imprese o società con sede in uno Stato dell’UE (Unione Europea)-AELS (Associazione Europea di Libero Scambio) possono soggiornare in Svizzera senza permesso fino a un totale di 90 giorni lavorativi per anno civile, onde fornire una prestazione transfrontaliera di servizio. Questi gruppi di persone sottostanno all’obbligo preliminare di notificarsi otto giorni prima dell’inizio dei lavori.

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» Obbligo di notifica per i prestatori di servizi indipendenti. I prestatori di servizi indipendenti soggetti all’obbligo di notifica e che dichiarano di esercitare un’attività lucrativa indipendente devono, su richiesta, dimostrarlo. Adempimenti per i lavoratori dipendenti distaccati. Per i lavoratori dipendenti distaccati in Svizzera da imprese o società con sede in uno Stato dell’UE/AELS (con obbligo di notifica), le imprese devono seguire una serie di adempimenti (e presentare apposita documentazione) ai fini di non incorrere in sanzioni: » Registrazione delle ore di prestazione in Svizzera di ciascun lavoratore, compilando giornalmente su un registro in carta libera l’orario di entrata e di uscita dal territorio svizzero, con indicazione specifica delle ore di lavoro. » Adeguare la retribuzione dei dipendenti per le ore prestate in Svizzera, ai minimi salariali stabiliti dal contratto di lavoro svizzera della categoria di appartenenza dei lavoratori. » Pagamento della prestazione dei dipendenti secondo i termini previsti dal contratto di lavoro svizzero preso a riferimento per analogia di attività. » Verificare l’obbligo di versamento della cauzione per Cantone e per ramo di attività consultando il sito dell’Ufficio centrale svizzero per le cauzioni: www.zkvs.ch/it/ » Trasmissione delle copie delle buste paga in caso di richiesta da parte dell’autorità svizzera per la verifica del rispetto delle norme in materiale salariale 


24 SOSTENIBILITÀ

Benefit Corporation: l’Italia insegue l’America Siamo la prima nazione, dopo gli Stati Uniti, a regolamentare questa forma d’impresa L’

iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Recita così l’articolo 41 della nostra Costituzione: dal 23 dicembre 2015, giorno dell’approvazione della Legge di Stabilità alla camera, c’è certamente un motivo in più per evidenziare, ancora una volta, la straordinaria lungimiranza dei nostri padri costituenti. Cosa sono e Benefit Corporation All’interno di questa legge è stato infatti inserita una disciplina specifica per le “società benefit”, ovvero quelle imprese che, insieme al tradizionale obiettivo di profitto, affiancano anche la produzione di valore sociale o ambientale. Questo obiettivo, viene inserito nello statuto delle società che si dotano di particolari relazioni annuali e di specifiche forme di governance affinché sia monitorato costantemente e rivesta nella gestione la stessa importanza dei tradizionali obiettivi aziendali. Questa importante evoluzione normativa, che riprende integralmente il mio disegno di legge dell’aprile 2015, rappresenta a mio avviso uno strumento unico che permette di instradare lo sviluppo economico lungo direttrici di sostenibilità economica e ambientale. Un percorso che ha portato l’Italia ad essere il primo Paese, al di fuori degli Stati Uniti, a dotarsi di una legge che disciplina le società “benefit”.


In questo primo momento non è stato previsto né un ruolo invasivo dello Stato né tantomeno dei vantaggi di tipo economico o fiscale per le imprese, perché il passaggio a un modello di benefit corporation deve essere una scelta consapevole e non una classica corsa all’agevolazione.

Con questa legge si è voluto creare uno spazio apposito per quelle aziende che operano anche per le comunità e il territorio, dando loro un campo da gioco nel quale muoversi. La parola passa agli imprenditori A quelli che da decenni, volontariamente, hanno investito nella responsabilità sociale d’impresa e a quelli che hanno sempre visto come strettamente incorporato nel proprio core business sia il profitto, che un chiaro obiettivo comune con cui hanno caratterizzato la propria vision aziendale e a cui ora possono dare una forma esplicita e maggiormente visibile. Tutto questo patrimonio spesso individuale e poco conosciuto, questo capitale sociale investito in azienda, trova ora un riconoscimento e uno spazio nuovo di diffusione e intrapresa. È un cambio di paradigma economico che si pone l’obiettivo di superare l’approccio “classico” del fare impresa per chi lo intende come mera massimizzazione degli utili o meglio di ripristinare, definizione che preferisco, lo spirito originale dell’imprenditore che ha alla base un’ambizione positiva e di miglioramento verso l’intera società. L’Italia è un Paese dove questo progetto potrebbe prendere piede non solo con facilità ma con entusiasmo. Gli italiani conoscono bene l’importanza della sostenibilità economica ed ambientale perché l’Italia è una regione in cui intraprendere significa ancora mettere in campo un’azione prima di tutto responsabile. L’introduzione della forma giuridica delle “benefit corporation” nel nostro Paese ha l’obiettivo di aiutare gli imprenditori a modificare il DNA delle imprese massimizzando gli impatti positivi nello svolgimento delle attività produttive e, al contempo, riducendo quelli negativi non per via di qualche ulteriore pastoia burocratica ma semplicemente liberando energie positive già ampiamente presenti.

di Mauro Del Barba Senatore Partito Democratico @emmedibi

In queste settimane sono numerosissime le organizzazioni, le università, le imprese che stanno chiedendo informazioni ulteriori sul tema per trovare riferimenti e capire come partire. Alcuni volontari stanno costituendo una sorta di network per coordinare l’azione nel nostro Paese e le prime imprese che hanno deciso questo passo, per partecipare al progetto, si stanno coordinando per darsi reciproci suggerimenti. Allora ci auguriamo che prendano vita esperienze diverse con grande entusiasmo perché siamo i primi in Europa a cimentarsi con questa opzione, ma siamo pure consapevolmente parte di un grande movimento internazionale che ha compiuto qualche passo da imitare e, soprattutto, ha bisogno di ricevere stimoli dalla creatività italiana 


Adatte a tutti, il loro luogo ideale sono i laboratori artigianali dove si sperimenta con la materia, e i Fablab

Le nuove tecnologie: democratiche e a basso costo N

egli ultimi due decenni le tecnologie informatiche hanno permeato qualsiasi campo applicativo della nostra vita, generando nuovi bisogni e soddisfandone altri rimasti inespressi. L’immensa potenzialità di questo sviluppo ha saputo spalancare la porta della quotidianità a visioni inedite e per nulla scontate. A fianco di strumenti con un alto grado di complessità, sono state affiancate macchine adatte a un consumo di massa, progressivamente addomesticate per intercettare un bacino sempre più ampio di utilizzatori. Alcuni di questi artefatti li conosciamo già da tempo - si pensi al telefono cellulare - altri invece hanno appena iniziato ad affermarsi con le loro straordinarie potenzialità: è il caso delle stampanti 3D, destinate a rivoluzionare non solo la manifattura, ma presto anche la nostra vita.

rimentali (workshop) per cimentarsi con queste nuove tecnologie. Parallelamente sono nate nuove realtà produttive ibride - come Tecnificio e Faberlab - che hanno cercato di imporsi come spazi nevralgici di scambio e confronto con le diverse realtà “maker” sparse sul territorio. In tale contesto, le stampanti 3D sono gli strumenti che simboleggiano ciò che è stata chiamata la “Third Industrial Revolution” (The Economist, 21 Aprile 2012): i presupposti alla base di questa previsione si fondano da un lato sul desiderio di customizzazione crescente negli utenti finali, sempre più ricercata dal mercato, e dall’altro sul fatto che l’attuale crisi economica globale potrà favorire sempre di più la ricerca di scenari di progettazione e manifattura innovativi.

Democrazia open source Fino a pochi anni fa, una stampante 3D era uno strumento sconosciuto ai più, in mano a tecnici altamente specializzati e compreso nelle sue funzionalità solo da un ristretto pubblico di addetti ai lavori. Nell’arco degli ultimi cinque anni abbiamo invece assistito alla diffusione esponenziale di piccole stampanti 3D “entry level”, disponibili in kit da assemblare e relativamente a basso costo. La loro rapida evoluzione ha interessato in una prima fase gli Stati Uniti, per poi dilagare in Europa e nel resto del mondo grazie a una comunità internazionale sempre più numerosa e appassionata di nuovi fabbricatori digitali (i cosiddetti “maker”). A fianco di questa democratizzazione tecnologica, resa possibile dall’etica open source del libero scambio di dati e conoscenze attraverso internet, è stato necessario dare forma a centri divulgativi-operativi, quali i Fablab, capaci di rispondere a una sempre più crescente richiesta di corsi spe-

I laboratori artigiani I maker hanno portato all’attenzione di tutti alcune innovazioni sistemiche, e la consapevolezza che il bisogno di creazione non appartiene solo a designer o artisti, ma fa parte della natura dell’uomo e dunque può essere trasferito anche in mani meno esperte. Questo fenomeno globale, guidato dalla democratizzazione delle tecnologie, ha espressioni diverse a seconda dell’area geografica in cui ci si trova: in America, ad esempio, l’immagine dei maker è quella degli hobbisti tecnologici nei garage, mentre in Spagna c’è una maggiore commistione con le discipline architettoniche. In Italia è diverso: qui c’è già una grande tradizione di laboratori artigiani in cui si sperimenta con la materia e la tecnologia, valorizzando le competenze acquisite per prove d’errore. Nel Belpaese il fenomeno dei maker ha dato slancio proprio alla piccola manifattura, dove un know-how tecnico grandissimo spesso si accompagna però a carenze dal punto

credit_FedericoVilla

di Marcello Pirovano e Patrizia Bolzan @Tecnificio

26 INNOVAZIONE


In questo contesto il caso italiano può dare i suoi frutti migliori grazie al rapporto diretto tra designer e imprese artigiane: le nuove tecnologie di fabbricazione digitale (dalla stampa 3D al taglio laser fino all’elettronica di consumo open-source) hanno il grande merito di essere oggi facilmente accessibili, e rappresentano una base di dialogo comune per entrambe le categorie. Lo scopo è quello di amalgamare le potenzialità delle nuove tecnologie e del mondo digitale con l’expertise degli artigiani più tradizionali.

Le nuove tecnologie ci permettono di mixare realtà dapprima inconciliabili e fornire nuovi stimoli per rinnovarci. Si sottovaluta spesso l’importanza di creare una storia intorno al proprio lavoro quotidiano: l’Italia, pur avendo strumenti analogici di altissima qualità, in molti casi ha perso la capacità di raccontarsi in modo fresco e contemporaneo. E senza una visione nuova rivolta al futuro, una storia di manifattura lunga generazioni rischia di spegnersi 

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credit_Tecnificio

di vista dell’innovazione digitale e della comunicazione. I maker hanno ricordato a tutti che si possono fare le cose mettendoci la faccia, e così il nostro made in Italy, fatto di persone capaci che lavorano nell’ombra, si è messo in mostra al pubblico anche in questa chiave, facendo capire che per realizzare qualcosa di bello ci vuole passione, competenza, oltre che una sana dose di innovazione, e soprattutto del tempo.


28 ARTIGIANI NEL MONDO

Come la Manufatti Epis è riuscita a conquistare un mercato sempre più esigente che sa riconoscere, però, la qualità delle imprese italiane

Ecco come riempiamo la Svizzera di cemento E

ra lì sotto gli occhi di padre e figli – Stefano, Luca e Marco – ma nessuno avrebbe mai pensato che un giorno la Svizzera potesse rappresentare il 90% del fatturato della Manufatti Epis. Dalla piccola Velmaio, frazione di Arcisate, a Cantello (la porta più vicina al Canton Ticino) i chilometri sono pochi ma faticosi: non è una questione di logistica, ma di fiducia tutta da conquistare. Alla Manufatti Epis ci sono abituati: da quando nel 1972 nonno Santino fondò la sua impresa con i primi stampi a getto, la famiglia “si è messa in concorrenza” scommettendo esclusivamente sul cemento, materiale povero. E’ così che l’azienda – specializzata anche nella creazione di decorazioni e finiture per case di pregio ed edifici storici (loro gli interventi alla Villa Tatti Tallacchini di Comerio) – si è trasformata da impresa in difficoltà in azienda leader nell’export con la Svizzera. Il primo a provarci con il Canton Ticino più di 20 anni fa, nel 1992, fu papà Stefano: un contatto c’era, le rivendite oltreconfine rappresentavano un’occasione importante, si sapeva che la qualità tutta italiana “aveva mercato”. Qualità e investimenti Sulla qualità gli Epis hanno sempre puntato, ma anche su quella decisero di lavorare per affinarla ulteriormente: “Nel 2012 ci siamo messi in discussione – dice Luca. La situazione economica italiana era ormai critica e le occasioni sul mercato interno erano sempre meno. Cosa fare? Investire, tutto qui”. Investire per lavorare con la Svizzera, ma non senza aver acquisito anche i primi strumenti del marketing: sito e brochure.

Poi tante telefonate, “perché ti devi proporre e devi osare”. Le imprese svizzere, così si lavora con l’estero, hanno proprie certificazioni e prodotti con misure che non ritrovi in altri Paesi (a proposito, leggetevi la nostra inchiesta sul Trattato Transatlantico sul Commercio e sugli Investimenti a p.8) ma a differenza di altri loro concorrenti, gli Epis “fanno tutto quello che gli altri non fanno: dai pozzetti di varie dimensioni ai pezzi per erigere una cattedrale”. E oggi la qualità di questi imprenditori supera i parametri delle certificazioni svizzere: il Made in Italy è fatto di concretezza e genialità. Leader dell’export Le richieste delle imprese svizzere non li hanno mai spaventati perché il cliente ha sempre ragione, soprattutto quando lo “aiuti a risolvere i suoi problemi”. In due anni di contatti, relazioni e passaparola la Manufatti Epis ha monopolizzato il mercato svizzero, perché da tempo è fornitrice esclusiva della più grande rivendita di manufatti in cemento della Svizzera. Come ci sono riusciti? Investendo in un momento in cui sembrava che l’impresa fosse finita: “400mila euro di macchina, tarata secondo i parametri italiani, più altri 200mila per adeguarla a quelli svizzeri. Alcuni colleghi ci presero per matti, ma quella era la strada”, conclude Luca. Una strada lastricata di gradini monoblocchi (il prodotto che ha fatto breccia in Svizzera) e di tutto quello per cui gli Epis sono conosciuti: bordure, paletti per vigna, fontane, vasi, ciotole, barbecue. E quelle balaustre che si sono conquistate uno spazio anche alle Ville Lago Lugano.

E dopo aver collaborato anche alla fornitura di materiali per l’Alptransit, oggi la Manufatti Epis si sta organizzando per espandersi in Svizzera interna: “Sappiamo che saper fare il proprio lavoro non basta, è per questo che Confartigianato Varese sta giocando un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro percorso di export: per puntualizzare passaggi delicati e affrontare quelle complessità dettate dal fatto di collaborare con realtà imprenditoriali che sono al di fuori dello spazio doganale europeo” 


Epis Santino di Epis Stefano & C. Snc Via Colle dei Carpi, 36 21051 Arcisate (VA) Tel /Fax: +39 0332 471874 mail: info@manufattiepis.com sito: www.manufattiepis.com

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di Damiano Franzetti @DamianoFranz Giornalista di Varesenews

30 AZIENDA E TERRITORIO

Il “movimento” della birra artigianale italiana celebra un anniversario importante, vi raccontiamo le eccellenze del territorio

Microbirrifici, 20 anni di fermento N

el 2016 cadono due anniversari importanti, seppur molto differenti tra loro, che riguardano il mondo della birra. 500 anni fa in Baviera venne varato il Reinheitgebot, l’editto sulla purezza della birra che è considerato la più antica regolamentazione del panorama alimentare e che viene tutt’ora rispettato in Germania, anche se la legge in vigore è differente. Tornando invece nel nostro Paese troviamo la seconda ricorrenza: compie infatti vent’anni il movimento della birra artigianale, il quale prese timidamente il via nel 1996 grazie a un drappello di “visionari” che aprirono i primissimi “microbirrifici”. Da essi è poi derivato un successo che nell’ultimo lustro ha davvero raggiunto dimensioni inattese. La provincia di Varese non è certo rimasta a guardare, anzi: nel corso degli anni il nostro territorio ha visto la nascita e la crescita di diversi birrifici artigianali e, di recente, di alcune beer firm, quelle aziende cioè che non hanno un proprio impianto ma che producono e confezionano presso altri birrifici. Le fabbriche della birra in Varese La fondazione del primo brewpub da queste parti risale al 1998 a Saronno, dove nacque “La Fabbrica” (che dopo alcuni passaggi è stata rifondata con il nome di “Mopps”) mentre è del 2004 l’apertura a Busto de L’Orso Verde, il primo dei “nostri” a lasciare il segno su scala nazionale grazie alla qualità delle birre brassate da Cesare Gualdoni. «Quando partimmo con la produzione, e fummo forse il birrificio numero 75 in Italia - ricorda oggi - eravamo spinti da una grande motivazione ma il nostro era anche un salto nel vuoto rispetto a oggi. Ora c’è più concorrenza, certo, ma anche una struttura di

vendita e un traino che allora ci sognavamo». I problemi attuali, a livello di mercato, però non vanno sottovalutati: «Di colpo si è creata confusione: per molti non è facile capire quali sono i birrifici realmente artigianali, le beer firm o i prodotti crafty, quelli proposti dalle industrie che sfruttano la poca conoscenza del grande pubblico per posizionarsi sul mercato. Basti pensare che qualcuno “si vanta dei peccati” per farsi pubblicità: per esmpio il mais è un succedaneo dell’orzo che in qualche caso viene spacciato per ingrediente speciale. E i bevitori inesperti rischiano di abboccare». Se Cesare è stato tra i precursori, quello che è avvenuto da allora in avanti nel Varesotto (prevalentemente nel centro-sud della provincia) è una sorta di riassunto di quanto successo nel resto d’Italia. In un territorio caratterizzato anche dalla presenza di un grande e storico stabilimento come la Poretti di Induno, sono sorti birrifici artigianali di tipo differente; in pratica nel giro di pochi chilometri possiamo oggi ritrovare tutte le tipologie di questo genere di attività. C’è il birrificio superpremiato come “Extraomnes” di Marnate, nato da una costola di una torrefazione e da anni stabilmente in cima alle classifiche; gran parte del merito è di Schigi D’Amelio, capace di vincere nel 2013 anche il prestigioso titolo di Birraio dell’Anno. Sulla stessa strada - impianto moderno, grande, e finanziato da un’azienda esterna al mondo di malti e luppoli - è avviato il “The Wall” di Venegono Inferiore, il maggiore (per produzione) dell’ultima ondata che ha visto nascere birrifici a Gallarate (“A tutto malto”), Gemonio (“Amalu”) e Varese. Qui Alberto Cataldo ed Elia Pina hanno avuto il merito di fondare un birrificio, davvero molto promettente a livello qualitativo, dentro ai confini della Città


Giardino: il loro “50&50” ha infatti sede nel quartiere di Valle Olona. “Amalu” ha seguito la strada di un altro pioniere di casa nostra, Valentino Rossi, che con il suo “L’Inconsueto birrificio bustese” ha affiancato alla ristorazione (fin dal 2004) una produzione limitata di birra: è la formula del brewpub tanto utilizzata alle origini del movimento artigianale. Tra i birrifici di una certa dimensione e quelli che hanno impianti piccoli si pone invece il “Settimo” di Carnago, a sua volta costola di un gruppo (“Settimocielo”) già attivo nel mondo della ristorazione. Quello che un tempo si chiamava “Siebter Himmel” ha vissuto momenti di gloria sotto la direzione di Nicola Grande e ora è ripartito scommettendo su un giovane della zona, Cristian Pizzi, scovato dopo la vittoria dell’unico concorso per birrai amatoriali del Varesotto. Quello cioè organizzato dal blog specializzato “Malto Gradimento” che aveva già “battezzato” anche il fondatore della cardanese “Vis Beer”.

Un business difficile Produrre birra artigianale è un business che ha di recente attirato un alto numero di investitori, ma che necessita di bravura e competenze tecniche oltre che di soldi. E poi ci sono problemi da non sottovalutare a partire dalle accise che, aumentate di molto negli ultimi anni, hanno spinto verso l’alto i prezzi al dettaglio. «Le accise sono anche la causa principale della difficoltà di esportare i nostri prodotti» spiega Stefano Barone, proprietario di “The Wall”. «I piccoli produttori infatti le pagano sul mosto prodotto e non sulle birre vendute; così per esportare dobbiamo sia chiedere un permesso apposito, sia calcolare per ogni lotto spedito l’ammontare delle accise da recuperare in seguito. E ogni volta dobbiamo inviare all’estero un modulo che deve tornare firmato da chi acquista». Insomma, lo scoglio burocratico anche in questo caso è all’ordine del giorno. Ma per fortuna non riesce ad arginare il mare di birra artigianale prodotta in Italia 

In Italia una birra diversa La birra artigianale, in Italia… ufficialmente non esiste. Nel senso che questo termine non è riconosciuto a livello legislativo e intorno a esso il dibattito è da sempre aperto, almeno tra gli addetti ai lavori. Quando si parla di “birra artigianale” in genere ci si riferisce a birra non pastorizzata: evitando questo passaggio infatti le birre restano “vive”, nel senso che i lieviti continuano lavorare nel tempo, anche dopo il confezionamento, assicurando un’originalità (di gusti e profumi) che distingue questo prodotto da quelli industriali. Anche il filtraggio è un’operazione generalmente evitata dai produttori artigianali (ma alcuni, con determinate tipologie di birra lo effettuano ugualmente). Anche a livello di volumi non ci sono definizioni di “artigianale”, visto che i produttori italiani vanno da brewpub con impianti da pochi ettolitri, a grandi realtà (Baladin, Birra del Borgo...) da 10/15mila ettolitri all’anno.

Cesare Gualdoni Fondatore del Birrificio Orso Verde

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I birrifici della provincia di Varese


32 CATEGORIE E MESTIERI

Energie rinnovabili: la formazione è d’obbligo

Per mantenere l’abilitazione all’installazione e manutenzione straordinaria di impianti “FER” (Fonti Energia Rinnovabile) le imprese di installazione, già abilitate ai sensi del D.M. 37/08, devono necessariamente frequentare dei corsi di aggiornamento. Il Decreto della Regione Lombardia n. 8711 del 21 ottobre 2015 ha definito i passaggi formativi. Gli impianti Fer sono e saranno sempre più diffusi: dal rapporto Comuni Rinnovabili 2015 di Legambiente risulta infatti che ce ne siano oltre

800mila nel territorio italiano, in costante crescita negli ultimi anni e con risultati sempre più importanti di copertura dei fabbisogni elettrici e termici locali. Gli impianti Fer si distinguono in termoidraulici (impianti a biomassa come camini, pellet, impianti a legna, pompe di calore, refrigerazione e produzione ACS, sistemi solari termici) e elettrici (sistemi fotovoltaici e fototermoelettrici). La formazione obbligatoria è destinata ai responsabili tecnici delle imprese che operano già o vogliono operare su questi impianti. Confartigianato Varese è già partita con i corsi di 16 ore per le imprese la cui abilitazione professionale è stata riconosciuta prima del 3 agosto 2013. Il responsabile tecnico, invece, la cui abilitazione professionale è successiva al 3 agosto 2013, dovrà frequentare un corso di aggiornamento di 16 o 80 ore, a seconda della scuola frequentata e del periodo di inserimento in azienda. L’attestato di competenza rilasciato alla fine dei corsi sarà trasmesso alla Camera di Commercio per aggiornare le visure camerali e quindi poter svolgere l’attività su questi impianti Fer. Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org/2016/02/corsi-per-impiantisti-fer-chi-deve-frequentarli-e-come/ Pietro Resteghini pietro.resteghini@asarva.org tel. 0332 256314

Una, anzi due polizze assicurative tutte nuove e su misura per le imprese di autotrasporto. Ma soprattutto molto convenienti e trasparenti: l’RC Automezzi, incendio e furto e l’RC Vettoriale e danni per conto. Confartigianato Imprese Varese ha infatti sottoscritto con Asssiteca, il più grande gruppo italiano di brokeraggio assicurativo, una convenzione che prevede per gli autotrasportatori associati, tariffe molto competitive rispetto a quelle che ciascuno può spuntare con la propria Compagnia, oltre a consulenza e assistenza completa per la gestione delle polizze e dei sinistri. Queste le caratteristiche principali dell’RC Automezzi, incendio e furto: la polizza è relativa agli automezzi di proprietà dell’impresa adibiti al trasporto di merci comuni, comprese quelle ADR, e prevede la rinuncia alla rivalsa, carico e scarico, massimale di € 15.000.000 (senza franchigia), e le garanzie accessorie incendio e furto.

Autotrasportatori, con le nostre Polizze state sereni La Polizza Vettoriale prevede invece la Responsabilità Civile sulle merci trasportate e la possibilità di integrare la copertura con una garanzia “Per conto” sul valore intero della merce (con sovrapremio). Queste alcune delle garanzie previste: colpa grave dell’assicurato e dei dipendenti, dolo e appropriazione indebita dei dipendenti, merci deperibili da trasportare con autocarri frigoriferi, merci da trasportare con autocisterne con inclusione contaminazione e colaggio, sgombero sede stradale, smaltimento, estensione ai rischi di incendio e furto durante la sosta a terra.

Per tutte le informazioni e richiedere un preventivo: rivolgersi agli Assistenti di Impresa presso le nostre sedi | Tel. 0332 256111 Per saperne di più: www.asarva.org/convenzioni/assiteca-rc-automezzi/ www.asarva.org/convenzioni/autotrasporto-rc-vettoriale-e-danni-per-conto/


Stabilità 2016: esenzione IMU per i beni imbullonati Dal 1° gennaio 2016, così come previsto dalla Legge di Stabilità n.208/2015 (comma 21), è in vigore una nuova disciplina per la determinazione della rendita catastale degli immobili censiti nei gruppi catastali D ed E, ovvero le unità immobiliari urbane a destinazione speciale e particolare. In pratica i macchinari fissi al suolo vengono esclusi dalla rendita catastale. Nello specifico dal calcolo della rendita sono esclusi i macchinari, i congegni, le attrezzature e gli altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo, mentre rimangono soggetti al processo di valutazione catastale (attraverso stima diretta), il suolo, le costruzioni e i soli impianti a essi strutturalmente connessi che accrescono normalmente la qualità e utilità dell’unità immobiliare. Le imprese possono quindi presentare gli atti di aggiornamento utilizzando la procedura Docfa, escludendo i macchinari per la riduzione della rendita catastale degli immobili, entro il 15 giugno 2016. Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org Michela Cancian michela.cancian@asarva.org tel. 0332.256288

Nasce il fondo FSBA

Servizio 730

CO.CO.CO cosa cambia?

Confartigianato Varese, con le altre associazioni e i sindacati del territorio, lo scorso 10 dicembre, così come previsto dal D.Lgs 148/2015 (uno dei decreti del Jobs Act), ha sottoscritto l’Accordo Interconfederale di adeguamento del Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo dell’Artigianato (FSBA) che avrà il compito di garantire ai lavoratori dipendenti del comparto artigiano ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Il Fondo FSBA, prevede dal 1° gennaio 2016 l’obbligo di versamento di un contributo a carico dell’ azienda pari allo 0,45% per dipendente calcolato sulla retribuzione imponibile previdenziale (dal 1° luglio 2016 l’aliquota verrà incrementata dello 0,15% - differenziale a carico del lavoratore). Il contributo è dovuto da tutte le aziende artigiane e dalle imprese che applicano CCNL artigiani anche con un numero di dipendenti inferiori ai cinque. In attesa della piena operatività del Fondo FSBA (da gennaio 2016 partirà la sola contribuzione al Fondo, ma non l’erogazione delle prestazioni), le aziende artigiane e le aziende che applicano ccnl artigiani della Lombardia potranno continuare a richiedere la Cig in deroga.

Rivolgendoti al nostro Caf (Centro Assistenza fiscale) puoi contare su competenza e cortesia per l’elaborazione del tuo Modello 730. Con l’ulteriore sicurezza della copertura assicurativa per eventuali errori di compilazione o di calcolo. Potrai fissare un appuntamento chiamando il numero verde 800 650595, a partire dal 21.03.2016, nell’orario e nella sede a te più comoda, potendo contare sulla conformità della dichiarazione dei redditi e sul conguaglio del credito direttamente in busta paga o nella rata della pensione. Inoltre per non impazzire tra Tasi, Imu, imposte nazionali, addizionali comunali, detrazioni e coefficienti che cambiano di Comune in Comune, c’è un’unica strada: quella che porta al nostro Caf.

In tema di collaborazioni coordinate e continuatuve la riforma del lavoro ha modificato lo scenario normativo. Da una parte abrogando i co.co.pro. cioè le collaborazioni a progetto dall’altra, mantenendo la possibilità di stipulare collaborazioni solo se “genuine”. Cosa succede se le collaborazioni non sono genuine? Ai sensi dell’art. 2 D.Lgs. n. 81/2015 (c.d. Jobs Act), salvo poche eccezioni, dal 1 gennaio 2016, si applica alle collaborazioni non genuine la disciplina del lavoro subordinato. Tutti i i rapporti di collaborazione vengono trasformati in rapporti di lavoro dipendente. Come e chi può rilevare la Non Genuinità? Lo stesso collaboratore, o gli organi di vigilanza durante un ispezione, possono dichiarare che la collaborazione non è genuina perché il lavoratore è soggetto alla direzione totale del datore di lavoro ed usa i macchinari/ strumenti dell’azienda, nei tempi stabiliti dal datore (c.d. eterodirezione). Pertanto è necessario prestare particolare attenzione ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa. I consulenti di Confartigianato Imprese Varese affiancano le aziende che vogliano stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa e certificare tali contratti in Dtl per garantirne la genuinità.

Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org Alfonsina Galeone alfonsina.galeone@asarva.org tel. 0332.256265

Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org Michela Cancian michela.cancian@asarva.org tel. 0332.256288

Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org Alfonsina Galeone alfonsina.galeone@asarva.org tel. 0332.256265


Bail-In e Bail-Out: una guida per capirne di più!

Per tutti gli approfondimenti: www.asarva.org/consulenti-quicredito/

Una guida per illustrare le principali novità introdotte dalle nuove regole europee che disciplinano la gestione delle crisi delle banche europee, in vigore anche in Italia dal 1 Gennaio 2016.

02 01 Perché sono state introdotte le nuove regole europee? Perché si parte dal nuovo presupposto che il costo della crisi vada sostenuto principalmente all’interno della banca stessa (c.d. BAIL IN ovvero salvataggio interno) come accade per le altre imprese. Nel passato i salvataggi delle banche sono avvenuti con fondi pubblici (c.d. “BAIL - OUT” ovvero salvataggio esterno) assorbendo così ingenti risorse pubbliche.

04 Come funziona il Bail-In (salvataggio interno)? Con il Bail in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca. In ogni caso, l’eventuale perdita per gli azionisti ed i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa secondo le procedure ordinarie.

05 A quali strumenti bancari si applica il bail in? Chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisce in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono i primi. Se il loro contributo fosse insufficiente, contribuirà al salvataggio anche chi detiene altre categorie di strumenti: » azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; » titoli subordinati senza garanzia; » crediti chirografari (ovvero non garantiti), come le obbligazioni bancarie non garantite; » persone fisiche e PMI, titolari di depositi ma solo per la parte eccedente i 100 mila; » il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti. I depositi fino a 100mila euro sono esclusi dal bail-in.

Cosa prevedono le nuove regole? Il rafforzamento delle misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi. Per esempio la predisposizione di un Piano di Risanamento, che prevede cosa deve fare la banca in caso di eventi avversi. In caso di crisi bancaria, la Bce e la Banca d’Italia avranno a disposizione un insieme di misure calibrate in funzione della gravità della situazione. Ultima possibilità sarà quella offerta dalla procedura di “risoluzione”.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

06 Cosa succede ai conti e depositi fino a 100 mila euro? Sono salvi. Fino a 100 mila euro per depositante conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia. Oltre la soglia dei 100 mila euro, i titolari di depositi non vengono coinvolti automaticamente nel Bail in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

07 Cosa succede ai conti cointestati? Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200 mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100 mila. La garanzia del Fondo non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca.

03 Cosa è la procedura di risoluzione? Si tratta di un pacchetto di misure da adottare per risanare il più rapidamente possibile la situazione che mira a: evitare le interruzioni nella prestazione dei servizi essenziali offerti dalla banca (ad esempio i depositi e i servizi di pagamento), ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana della banca e a liquidare le parti restanti. L’alternativa alla risoluzione è la liquidazione. Tra i vari strumenti di risoluzione c’è il cosiddetto BAIL IN che permette alla banca di continuare a offrire i servizi finanziari essenziali per la collettività.

08 Quali altri strumenti sono esclusi dal bail-in? Oltre ai depositi fino a 100 mila euro sono esclusi dal bail-in: » le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond); » i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in); » le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza; » i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca. Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova Autorità di Risoluzione Europea o dall’Autorità di Risoluzione Nazionale.

09 Il Bail-In si può applicare a strumenti sottoscritti prima del 1 gennaio 2016? Sì. In caso di crisi di una banca, il bail-in si può applicare anche agli strumenti finanziari già in possesso dei clienti prima di questa data. FONTE: Abi- Federconsumatori- Bce – Banca d’Italia


INPS - DENUNCIA CONTRIBUTIVA TELEMATICA OPERAI AGRICOLI (OTTOBRE-DICEMBRE ANNO PRECEDENTE).

INVIO TELEMATICO DENUNCE MENSILI UNIEMENS DICEMBRE ANNO PRECEDENTE - DITTA E LAVORATORI DIPENDENTI, PARASUBORDINATI, ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE (ESCLUSI AGRICOLI E COLF).

01 01 03

ANALISI SU CAMINI - VERIFICA PERIODICITÀ (ANNUALE/BIENNALE) ANALISI SU CAMINI DI EMISSIONI DA VOSTRO SCADENZIARIO CONTABILITÁ E ASSISTENZA FISCALE - TERMINE ULTIMO CONSEGNA DOCUMENTAZIONE RELATIVA AL MESE DI GENNAIO AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE - RITIRO CEDOLINI

INVIO TELEMATICO VERSAMENTO UNITARIO F24 - DELLE IMPOSTE (LAVORO DIPENDENTE - RITENUTE - IVA - CONTRIBUENTI MENSILI - IMPOSTE SOSTITUTIVE) E DEI CONTRIBUTI, RELATIVI AL MESE PRECEDENTE, DOVUTI ALL’LNPS (CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI - CONTRIBUTO DEI CO.CO. CO. E CO.CO.PRO), VERSAMENTO A FONDO EST, ELBA, SAN.ARTI,CADIPROF, EBIPRO, ENTE BILATERALE TERZIARIO PUBBLICI ESERCIZI E TURISMO

04 07 12 14 16 16

INAIL - AUTOLIQUIDAZIONE, DENUNCIA DELLE RETRIBUZIONI 2015.

18 20

IVA TRIMESTRALE - VERSAMENTO DELL’IMPOSTA A DEBITO RELATIVO AL 4° TRIMESTRE 2015 PER DISTRIBUTORI DI CARBURANTE E AUTOTRASPORTATORI. (TRIMESTRALI SPECIALI). IVS ARTIGIANI E COMMERCIANTI - VERSAMENTO 4A RATA CONTRIBUTI IN MISURA FISSA ANNO 2015

19 21

ENASARCO - TERMINE PER IL PAGAMENTO DEI CONTRIBUTI E DENUNCIA ON-LINE 4° TRIMESTRE ANNO PRECEDENTE

AGRIFONDO - SCADENZA VERSAMENTO GENNAIO ENPAIA - DENUNCIA DELLE RETRIBUZIONI, IMPIEGATI AGRICOLI E PAGAMENTO CONTRIBUTI

20 22 25

IVA COMUNITARIA - PRESENTAZIONE DEGLI ELENCHI INTRASTAT MESE DI GENNAIO PER CONTRIBUENTI CON PERIODICITÀ DI INVIO MENSILE CONAI - TERMINE ULTIMO PER INVIARE RICHIESTA RIMBORSO PER LE ESPORTAZIONI DEL 2015 (MOD. 6.6) RICHIESTA DI PLAFOND DI ESENZIONE (SUI DATI DEL 2015 PER IL 2016 MOD 6.5)

26

AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE - TERMINE ULTIMO CONSEGNA FOGLIO ORE MESE DI FEBBRAIO INVIO TELEMATICO DENUNCE MENSILI UNIEMENS GENNAIO DITTA E LAVORATORI DIPENDENTI, PARASUBORDINATI, ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE (ESCLUSI AGRICOLI E COLF) INAIL: TERMINE PER L’INVIO DELLE DOMANDE DI OT20 E OT24 PER LA RIDUZIONE DEL TASSO MEDIO DI TARIFFA DEL PREMIO COMUNICAZIONE ANNUALE DATI IVA - PRESENTAZIONE DICHIARAZIONE IVA SINTETICA CON RIFERIMENTO ALL’ANNO 2015 COMPENSI A TERZI - CONSEGNA CERTIFICAZIONI A PERCIPIENTI CAIT - CONSEGNA D.A.M. MESE PRECEDENTE DIRITTI SIAE - TERMINE ULTIMO PAGAMENTO DEI DIRITTI SIAE PER DIFFUSIONE MUSICALE IN AMBIENTE, UTILIZZO STRUMENTI RADIO/AUDIOVISIVI E SU AUTOMEZZI PUBBLICI MODELLO CU 2016 - CONSEGNA CERTIFICAZIONE DEI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE ANNO 2015

CERTIFICAZIONE UNICA INVIO TELEMATICO ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE - RITIRO CEDOLINI INVIO TELEMATICO VERSAMENTO UNITARIO F24 - DELLE IMPOSTE (LAVORO DIPENDENTE - RITENUTE - IVA - CONTRIBUENTI MENSILI - IMPOSTE SOSTITUTIVE) E DEI CONTRIBUTI, RELATIVI AL MESE PRECEDENTE, DOVUTI ALL’LNPS (CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI - CONTRIBUTO DEI CO.CO.CO. E CO. CO.PRO), FONDO EST, ELBA, SAN.ARTI,CADIPROF, EBIPRO, ENTE BILATERALE TERZIARIO PUBBLICI ESERCIZI E TURISMO – CONTRIBUTI INPS PER LAVORO DIPENDENTE AGRICOLO (III TRIMESTRE 2014)

25 29 31

CASSA EDILE – DENUNCE CONTRIBUTIVE AZIENDE EDILI CONAI - DICHIARAZIONE MENSILE (FEBBRAIO 2016) DEI PRODUTTORI/IMPORTATORI DI IMBALLAGGIO (MODULI 6.1/6.2/6.10) AGRIFONDO - SCADENZA VERSAMENTO FEBBRAIO FONDAPI - VERSAMENTO CONTRIBUTI MESI DI GENNAIO E FEBBRAIO ENPAIA - DENUNCIA DELLE RETRIBUZIONI, IMPIEGATI AGRICOLI E PAGAMENTO CONTRIBUTI IVA COMUNITARIA - PRESENTAZIONE DEGLI ELENCHI INTRASTAT MESE DI FEBBRAIO PER CONTRIBUENTI CON PERIODICITÀ DI INVIO MENSILE ACQUE PUBBLICHE - I SOGGETTI CHE DERIVANO ACQUE PUBBLICHE, AD ESCLUSIONE DEGLI USI DOMESTICI DI CUI ALL’ART. 4 DEL REGOLAMENTO REGIONALE N. 2 DEL 24/03/2006, DEVONO COMUNICARE ALLA PROVINCIA, I VOLUMI D’ACQUA PRELEVATI (POZZI, SORGENTI E DERIVAZIONI DA CORPI IDRICI SUPERFICIALI) NEL CORSO DEL 2007 INVIO TELEMATICO DENUNCE MENSILI UNIEMENS FEBBRAIO DITTA E LAVORATORI DIPENDENTI, PARASUBORDINATI, ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE (ESCLUSI AGRICOLI E COLF) CASSA EDILE - VERSAMENTO CONTRIBUTI PERIODO FEBBRAIO AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE - TERMINE ULTIMO CONSEGNA FOGLIO ORE MESE DI MARZO

RIDUZIONE ACCISA TAXI - TERMINE ULTIMO PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI RIMBORSO ALLA CIRCOSCRIZIONE DOGANALE DI VARESE ANNO PRECEDENTE CASSA EDILE - VERSAMENTO CONTRIBUTI PERIODO GENNAIO FASI - VERSAMENTO 1° TRIMESTRE CONTRIBUTI SANITARI DIRIGENTI INDUSTRIALI

CONTABILITÁ E ASSISTENZA FISCALE - TERMINE ULTIMO CONSEGNA DOCUMENTAZIONE RELATIVA AL MESE DI FEBBRAIO

SOCIETÁ DI CAPITALI - VERSAMENTO DELLA TASSA ANNUALE DI CAPITALI PER LA BOLLATURA DEI REGISTRI (COD. 7085)

INAIL: TERMINE ULTIMO PER LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI RIDUZIONE DELLE RETRIBUZIONI PRESUNTE PER L’ANNO 2016.

CONAI - DICHIARAZIONE MENSILE (GENNAIO 2016) DEI PRODUTTORI/IMPORTATORI DI IMBALLAGGIO (MODULI 6.1/6.2/6.10)

ANALISI SU CAMINI - VERIFICA PERIODICITÀ (ANNUALE/ BIENNALE) ANALISI SU CAMINI DI EMISSIONI DA VOSTRO SCADENZIARIO

IVA – VERSAMENTO DEL SALDO RISULTANTE DALLA DICHIARAZIONE ANNUALE 2015

INAIL – VERSAMENTO, IN UNICA SOLUZIONE O 1° RATA, DEL PREMIO INAIL REGOLAZIONE SALDO 2015 E ACCONTO 2016

CASSA EDILE - PRESENTAZIONE DENUNCE CONTRIBUTIVE AZIENDE EDILI

MARZO

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CONAI – FORFETIZZAZIONE DEL CONTRIBUTO PER LE ETICHETTE (SUI DATI DEL 2015 PER IL 2016 MOD. 6.14) FORFETIZZAZIONE DEL CONTRIBUTO PER GLI IMBALLAGGI IN SUGHERO (SUI DATI DEL 2015 PER IL 2016 MOD. 6.17) PROCEDURA PARTICOLARE DI DICHIARAZIONE DL CONTRIBUTO PER GLI EROGATORI MECCANICI BILANCIO DI MASSA EMISSIONI IN ATMOSFERA MEDICINA DEL LAVORO: TERMINE PER LA TRASMISSIONE TELEMATICA ALL’INAIL DEI DATI RELATIVI ALLA SORVEGLIANZA SANITARIA 2015 (ART. 25 COMMA 1 LETTERA I DEL D.LGS 81/08) CAIT - CONSEGNA D.A.M. MESE PRECEDENTE SCF – DIRITTI DISCOGRAFICI - TERMINE PER IL PAGAMENTO DEI DIRITTI SCF DIFFUSIONI MUSICALI PER I DIRITTI DISCOGRAFICI – ESERCIZI COMMERCIALI – ESERCIZI ARTIGIANI

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Imprese e Territorio  

n. 01/2016 Magazine bimestrale di economia e imprese di Confartigianato Imprese Varese

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