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Periodico al servizio della Comunità pastorale S. Teresa Benedetta della Croce ANNO 12 - NUMERO 04 - 2010 PREZZO COPIA: € 3,00

ABBONAMENTI 2010 - Tel. 039.48.02.14 Ordinario Sostenitore e fuori città Amico

€ 15,00 € 15,00 € 25,00

Per l’abbonamento ci si può servire del c/c postale n. 40573206 intestato a: PARROCCHIA SANTI APOSTOLI PIETRO e PAOLO in Lissone oppure rivolgersi alle Segreterie dell’Unità Pastorale o alla Biblioteca Mons. Cazzaniga

www.unitapastoralelissone.org

Direttore responsabile: DON PINO CAIMI Fotografie: ARCHIVIO PARROCCHIALE, GIANNI RADAELLI, CRISTIANA MARIANI Stampa e impostazione grafica: Legma Grafiche - Lissone

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Autorizzazione n. 1282 del 23/06/1997 registro d’ordine periodici Tribunale di Monza


SOMMARIO EDITORIALE CON LA CHIESA CON LA CHIESA CON LA CHIESA CON LA CHIESA IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ IN COMUNITÀ OLTRE LA CRONACA OLTRE LA CRONACA OLTRE LA CRONACA SPECIALE ESPERIENZE ESPERIENZE ESPERIENZE ESPERIENZE AMBIENTE

NIENTE SUCCEDE PER CASO Don Pino nominato Canonico del Santo Sepolcro

VICINANZA FRATERNA

70 anni di sacerdozio per Mons. Allievi

UN TRAGUARDO DA AMMIRARE Si unisce Sacro Cuore di Gesù

LA COMUNITÀ ACCOGLIE La Comunità Pastorale celebra la sua Patrona

S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE Le attività negli oratori della comunità

ESTATE RAGAZZI

Dopo l’oratorio tutti al campeggio

PER UNA VACANZA DIVERSA Pellegrini verso Roma

TEENAGERS SULLA VIA FRANCIGENA Nel mese di settembre

CINQUE ORATORI IN FESTA Nuova aula donata da generosi lissonesi

NOVITA’ AL MARIA BAMBINA Educazione alla Carità

I POVERI SARANNO SEMPRE CON VOI Incontro dei laici

BIBBIA E IMPEGNO SOCIALE Inizia una nuova collaborazione

AIUTO ALLA VITA AL CENTRO FAMIGLIA Fratel Roberto Villa 25 anni di sacerdozio

TORNA ALLA SUA MISSIONE ARGENTINA Il mosaico che decora la chiesa del Cim

MI MOSTRÒ UN FIUME D’ACQUA VIVA Recital per una professione religiosa

MARTA IN UNO SPECCHIO DI CIELO Un altro pioniere delle missioni indiane

PADRE MARIO AROSIO

Un libro per i ragazzi del Beccaria

LIBERACI DAL MALE

Per iniziativa dell’unità di pastorale giovanile cittadina

CARAVAGGIO COME NON SI E’MAI VISTO Poesia di Carletto Bianchi

LA RANZA GRANDA

Ricordo di Domenico Fumagalli

UNA VITA AL SERVIZIO DELLA COMUNITA’ Allevamenti biologici

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IL RISPETTO INNANZITUTTO

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CULTURA

5ª RASSEGNA LISSONE A TEATRO

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CULTURA

BRIANZA CLASSICA 2010/11

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LETTURE LETTURE ARCHIVIO

Dalla biblioteca della Comunità invito alla lettura

ULTIMI ARRIVI

Una via per la Santità

CARITA’

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Il sinodo per il Medio Oriente è stato un evento straordinario. Per la prima volta radunati a Roma i vertici delle Chiese cristiane orientali, sette patriarcati, tredici Chiese e comunità ecclesiali, più gli invitati del Papa, un rabbino e due rappresentanti islamici. Segno della disponibilità della Chiesa Cattolica a continuare il dialogo con l’Ebraismo, come pure con l’Islam. Commentava mons. Nikola Eterovic, Segretario Generale: «Il Sinodo è stato anche un’occasione per sostenere sia spiritualmente che materialmente, i fratelli del Medio Oriente: vivere i n Te r r a S a n t a d o v r e b b e e s s e re scoperto sempre di più come un privilegio, connesso con una missione particolare. È interesse d i t u t t a l a C h i e s a c h e l a Te r r a d i Gesù non diventi un museo pieno di monumenti e pietre preziose, bensì che continui ad essere una Chiesa viva, costruita con pietre vive». La nostra Comunità ha ospitato un protagonista del Sinodo, mons. William Shomali, vicario del Patriarca di Gerusalemme, che ha portato la gratitudine della sua terra per la generosità dei lissonesi. Per la prima volta, e forse unica, un nostro sacerdote è stato investito dell’onorificenza di Canonico del santo Sepolcro. Abbiamo potuto sentire la vicinanza con il luogo dove si è svolta la vicenda umana di Gesù, rendendoci conto di quanto sia difficile, oggi, per un cristiano professarci la propria fede.

di Cristiana Mariani

I francescani della Custodia di Te r r a S a n t a , i n q u e s t i g i o r n i , p u b blicizzano via internet il progett o ‘A N a t a l e a i u t a B e t l e m m e ’ . L a complicata situazione politica ed economica colpisce fortemente bambini e ragazzi molti dei quali non ricevono una educazione adeguata e non possono accedere a cure mediche. Spesso i genitori sono senza redditi e con gravi problemi alle spalle. Anche la nostra Comunità ha in atto progetti di adozioni a distanza con la parrocchia di Gerico e di borse di studio per i seminaristi di Gerusalemme. Pe r c h é p r o p r i o q u i , o r a , i n q u e s t o tempo ci sono dati questi segnali? Non certo perché si debbano considerare coincidenze senza significato. Credo piuttosto siano richiami ad una instancabile e mai misurata generosità, ad un’apertura verso il pensarci membri della Chiesa Universale, al non dimenticare i luoghi dove Dio si è fatto bambino.

EDITORIALE

NIENTE SUCCEDE PER CASO

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Don Pino nominato Canonico del Santo Sepolcro

VICINANZA FRATERNA

di Cristiana Mariani

CON LA CHIESA

Don Pino Caimi è stato nominato Canonico del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un titolo riservato a pochi, solo quindici sacerdoti in tutto il mondo. Essere canonico vuol dire appartenere in modo speciale ad una chiesa cattedrale. Grazie alla sensibilità e all’attenzione di don Pino Caimi, la Comunità Pastorale S.Teresa Benedetta si è molto avvicinata alla realtà dei cattolici di Terra Santa. L’attuale Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, è stato più volte ospite a Lissone, vivendo eventi della vita di comunità, come l’amministrazione della cresima ai ragazzi dell’iniziazione. I parroci francescani di Gerico hanno gemellato la loro comunità con la nostra. Dall’amicizia sono nati progetti di solidarietà che continuano: il sostegno a distanza per i bambini della Parrocchia del Buon Pastore a Gerico, borse di studio per i seminaristi del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

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«Sono felice di essere qui tra voi oggi a nome del Patriarca di Gerusalemme, Mons. F o u a d Tw a l - h a detto Mons. William Shomali, ospite della nostra Comunità Pastorale, durante i giorni della Sagra lissonese – E’ stata riconosciuta la sensibilità di don Pino verso i problemi della Chiesa di Gerusalemme. La generosità che il vostro parroco ha dimostrato proviene dalla generosità di tutti voi». La cerimonia di investitura si è svolta domenica 17 ottobre, in Prepositurale. Erano presenti le autorità cittadine, carabinieri, polizia municipale il cui comandante, Antonio Liberato, aveva scorato Mons. Shomali fin dal suo ingresso nella nostra città, rappresentanti delle associazioni civili e militari, membri del Rotary Club e i Cavalieri del Santo Sepolcro, l’ordine cavalleresco che ha origini antichissime. Mons. Shomali, che è vicario del Patriarca Latino, ha posto sulle spalle di don Pino la mozzetta contrassegnata dalla Croce di

Gerusalemme, mentre si leggeva in latino la formula di investitura che è stata poi sottoscritta da neo Canonico. La visita del vicario del Patriarca Latino è stata anche una interessante opportunità per conoscere, dalla voce di un protagonista, la condizione di vita dei c r i s t i a n i i n Te r r a S a n t a . Come vivono? Quali difficoltà incontrano a manifestare la propria fede in una terra che


C’è poi la questione Gerusalemme, città sacra per tre religioni, che divide il mondo occidentale da quello islamico. Il dialogo interreligioso è fondamentale e non deve essere ispirato dalla paura, ma da un reale desiderio di pace. «Il sinodo del

Medio Oriente, in svolgimento a Roma, è un evento storico ha detto ancora Mons. Shomali - ha radunato 7 Patriarcati, che contano un totale di 14 milioni di fedeli, più 2 milioni di cristiani arrivati in Medio Oriente per lavorare (i nuovi schiavi imprigionati da contratti capestro, impiegati nei grandi cantieri di Dubai o degli Emirati). Dall’altra parte ci sono 330 milioni di mus u l m a n i ( d a l l o Ye m e n a l L i b a n o , dall’Iraq all’Egitto)». Il sinodo si propone alcuni importanti obiettivi. Il rafforzamento della fede dei cristiani, attraverso la conoscenza l’approfondimento della Parola di Dio. La maggiore unione tra le varie Chiese «Non si può vivere come isole separate». Il dialogo interreligioso con Islam e Giud a i s m o « L’ i s l a m m o d e r a t o e s i ste, è una maggioranza silenziosa – ha detto Mons. Shomali – dobbiamo cominciare noi per

CON LA CHIESA

è crocevia di religioni diverse, che si contrastano anche in modo violent o ? Ve d e r e a l l a T V israeliani e palestinesi in conflitto, oppure, nel Santo Sepolcro ortodossi contro francescani, non dà sufficiente misura della sofferenza vissuta dalla Chiesa cattolica proprio là, nella terra di Gesù. «Il conflitto arabo israeliano non è solo una questione politica e militare – ha ribadito il prelato – ma ha radici profondamente ideologiche e religiose». I contendenti si considerano entrambi legittimamente proprietari della terra, è un’idea collettiva giustificata dalle presunte promesse di Dio. Se gli Ebrei fondano il loro possesso sulle parole di Genesi, capitolo 15, dall’altra parte i Palestinesi si ritengono eredi dei Cananei, che abitavano la zona più di 4000 anni fa. Non è giusto che Israele non si ritiri dai territori occupati, ma nemmeno le si può negare la necessità di vivere con sicurezza entro confini precisi e sicuri.

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primi a considerare gli arabi meno nemici. La sicurezza nasce dall’amicizia con il mio vicino». L’ a i u t o a i c r i s t i a ni che fuggono dal Medio Oriente per paura, perché subiscono umiliazioni e restrizioni. « L a p a c e i n Te r r a Santa sarebbe pace per il mondo intero – ha concluso il vescovo – i cristiani devono continuare a sperare, pensando che Dio riserva delle sorprese». Quale compito assumersi a distanza per continuare la bella solidarietà intessuta con la terra di Gesù? Sicuramente la preghiera. Poi la Co munità Pastorale S . Te r e s a B e n e d e t ta si è impegnata a continuare l’aiuto a distanza per i bambini che frequentano la scuola parrocchiale di Gerico ed a sostenere le borse di studio per i seminaristi del Patriarcato Latino.

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70 anni di sacerdozio per Mons.Allievi

UN TRAGUARDO DA AMMIRARE

di Cristiana Mariani

Il vicario episcopale mons. Armando Cattaneo ha rivolto a mons. Allievi il suo augurio: «La vita è un dono e mons. Allievi ne ha avuta tanta. La fede è un dono e Monsignore l’ha avuta salda e forte fin da piccolo. Il sacerdozio è un dono e mons. Luigi Allievi lo vive da 70 anni. Quindi il primo a dire grazie è lui . Ma non è da solo, noi tutti gli siamo attorno. Nel suo discorso d’ingresso manifestò la volontà di aver cura delle periferie della città, che allora andavano popolandosi sempre di più. Adesso i tempi sono cambiati e si tende ad accorpare le parrocchie, ma lo spirito deve rimanere sempre quello missionario, farsi carico di tutti. Tutta la gente della nostra città ci sta a cuore». Il sindaco Ambrogio Fossati: «Mons. Allievi ci ha abituato a stupirci. Con la sua vitalità, con la sua presenza di spirito. Mi sia concesso un momento personale, ricordo quando entrò in Lissone, ero poco meno che decenne, in paese circolavano quattro automobili, non c’era il problema dei parcheggi … quella giornata di festa con tanta gente in piazza … Da allora monsignore è stato presente in mezzo a noi con la profondità che ha impresso al proprio ministero. Ha tracciato molte vie, non di quelle per cui l’amministrazione deve decidere il nome, vie spirituali sulle quali la civiltà può camminare di pari passo con la tradizione spirituale. E al suo fianco c’è don Pino Caimi che ne ha raccolto l’eredità». Don Pino Caimi, nell’omelia della S.Messa solenne dedicata ai patroni SS Pietro e Paolo ha detto: «Oggi festeggiamo le due colonne portanti della Chiesa universale, i due apostoli che la fondarono e diffusero nel mondo. Abbiamo diversi motivi per essere grati. Grati perché il battesimo ci fa parte della Chiesa e gli altri sacramenti ci accompagnano nel proseguire della vita. Grati per chi viene chiamato al sacerdozio, e non è solo adesione del singolo, ma soprattutto volontà del Signore. Ad uomini che vivono sulla Terra viene dato il compito di custodire i misteri celesti. “Oh! Che cosa grande è il Sacerdozio! Non

lo si capirà bene che in Cielo … se lo si comprendesse sulla terra, si morirebbe, non di spavento ma di amore!” scriveva il Santo Curato d’Ars. La vocazione sacerdotale è davvero una dichiarazione d’amore totale per Dio. L’impegno ministeriale sarebbe ridotto a organizzazione pastorale se mancasse in un sacerdote il rapporto intimo con Cristo. Mons. Luigi Allievi può considerarsi un poderoso testimone di tale relazione, la sua dedizione lunga settant’anni non è spiegata solo dal servizio alla comunità, ma dallo stare alla presenza del Signore. Questo è fonte di gratitudine, gli permette di cantare il suo personale Magnificat, esulti nel sapersi amato!» Nel lunedì della Festa della Dedicazione, durante la consueta concelebrazione con i sacerdoti nativi e operanti in Lissone, Mons. Luigi Allievi ha ricordato nuovamente con solennità il proprio anniversario.

CON LA CHIESA

Grande festa per Mons. Luigi Allievi che sabato 26 e domenica 27 giugno, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, ha ricordato il suo settantesimo di consacrazione sacerdotale. Il sito della comunità pastorale S. Teresa Benedetta riportava un bel commento: “Mons. Luigi celebra ogni Eucaristia come se fosse la prima, perché mai ce ne sarà “un’ultima”: eterno è l’amore che lo ha generato; eterno è l’amore che lo ha sfamato e con cui ha sfamato migliaia e migliaia di uomini e di donne su questa terra”.

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Si unisce Sacro Cuore di Gesù

LA COMUNITÀ ACCOGLIE

la redazione

«Grandi sono la stima e il rispetto che portiamo a quella comunità, che ha una sua lunga storia in Lissone e oggi offre alla Comunità Pastorale il ricco ministero spirituale e pastorale svolto dagli oltre cinquanta padri che si sono succeduti in quella parrocchia. E’ un grande dono che ci viene fatto» ha detto don Pino durante la S.Messa di ingresso come parroco. Poi, prendendo spunto dalla parola di Dio, don Pino ha sottolineato due parole ‘accoglienza’ e ‘ricompensa’: «L’accoglienza è un atteggiamento umano che parte dal cuore. Cristo lo indica come virtù degna di essere ricompensata nei Cieli. Oso chiedere di essere accolto, assumo quest’incarico non per obbedienza sofferta, ma con la gioia di essere in mezzo a voi come colui che serve. Se ci impegniamo a maturare la decisione di camminare insieme la ricompensa sarà la comunione ecclesiale. Il nuovo non è scelta degli uomini, ma dono di Dio». Padre Graziano Sala, provinciale della congregazione di Betharram, in una lettera pubblica ai fedeli della comunità Pasorale S. Teresa Benedetta della Croce, illustra le motivazioni della decisione: «La comunità dei Padri si è messa in ascolto del cammino pastorale dell’intera diocesi, voluto dal Card. Tettamanzi – scrive il provinciale – e ha cercato di esprimere il suo atteggiamento di obbedienza e disponibilità ponendosi totalmente a servizio del nuovo percorso. Il nuovo cammino esige una capacità di flessibilità, di progettazione, di collaborazione che, per certi aspetti, sono del tutto nuovi. La strada da percorrere comincia ora. Pur tuttavia la scelta era certamente necessaria». I motivi sono quelli sottesi alla creazione delle prime unità, poi comunità pastorali: non solo l’effettiva scarsità dei sacerdoti, ma anche la necessità di ‘lavorare in rete’ tra più realtà, in un contesto sociale sempre più variegato e mobile, molto lontano

dal modello della piccola parrocchia autosufficiente ed auto referente. «Noi Padri del sacro Cuore da cosa siamo mossi in questo percorso? – continua padre Sala – Avremmo potuto far finta di niente, che nulla stesse cambiando, che le comunità pastorali fossero nuove modalità da mettere in atto soltanto nelle parrocchie guidate da sacerdoti diocesani ?! No, la nostra regola di vita ci ricorda che ‘Esprimiamo la nostra fedeltà alla Chiesa con la più totale disponibilità al suo servizio’» I membri del consiglio Pastorale Unitario hanno consegnato ai laici del Sacro Cuore, rappresentanti dell’intera parrocchia, l’icona di S.Teresa Benedetta, segno della nuova appartenenza. Padre Maurizio ha concluso il proprio incarico L’ingresso nella comunità pastorale por-

CON LA CHIESA

La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, servita dai Padri Betharramiti, è entrata a far parte della comunità pastorale cittadina. Diventano così cinque le comunità che fanno capo ad un unico parroco, don Pino Caimi, ed al suo presbiterio.

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ta la parrocchia Sacro Cuore ad un cambiamento ai vertici. Padre Maurizio Vismara fa le valigie, dopo 7 anni a Lissone, di cui 6 da parroco. Suo nuovo incarico la direzione della comunità pastorale di Montemurlo, provincia di Prato, con circa 20.000 abitanti. Il ricordo più bello del periodo trascorso al Sacro Cuore? «Sicuramente la realizzazione del nuovo oratorio – ha detto con soddisfazione – era il mio più grande desiderio e l’abbiamo inaugurato un anno fa». Padre Maurizio osserva realisticamente che l’unione con le altre parrocchie della Comunità Pastorale, non sarà un passaggio facile. Diversa la spiritualità, diversa l’organizzazione della vita religiosa. «Ai miei parrocchiani dico di mantenere gli impegni che svolgono per la comunità. Continuare a fare quello che hanno sempre fatto con entusiasmo e generosità». E a chi fa già parte della comunità pastorale e si prepara all’accoglienza di nuovi fratelli, cosa augura? «Che diventino sempre più comunità vera. Una ‘comunità alternativa’ come la desiderava il Card. Martini. Una comunità che sappia far nascere nuovi ministeri, nuove vocazioni di servizio, là dove servono». E’ arrivato padre Alessandro Locatelli Farà parte del direttivo della Comunità pastorale. Ha concelebrato insieme al Vicario Episcopale, mons. Cattaneo e al padre Provinciale Graziano Sala la S.Messa in cui è stato conferito a don Pino l’incarico di parroco del Sacro Cuore. Si è fatto conoscere anche in Prepositurale, celebrando l’Eucaristia della sera di domenica 17 ottobre, festa della dedicazione. A lui vanno gli auguri di tutti per il suo apostolato in questa nuova situazione. Un libro e una mostra sui tesori artistici della chiesa del sacro cuore «E’ stata una concomitanza di eventi a farci scegliere la data per inaugurare la mostra storica sulle vetrate - dice Roberto Beretta, membro del consiglio pastorale del sacro Cuore di Gesù – il passaggio alla Comunità Pastorale, il saluto a padre Maurizio Vismara, ultimo parroco betharramita, l’arrivo di padre Alessandro Locatelli, che è entrato a far parte del direttivo della comunità. Si chiude un ciclo e si apre una porta di passaggio verso un futuro diverso». Il patrimonio artistico della chiesa parrocchiale è un valore. La struttura dell’edificio, di cemento armato e vetro, fu progettata dai fratelli Bernasconi, un’innovazione per l’epoca (1961). Le soluzioni interne rivelano i fermenti di novità portati dal Vaticano II in materia di liturgia e arredo sacro. Il materiale storico messo a disposizione

da Virginia Frisoni, l’artista lissonese che realizzò le vetrate, ha permesso di preparare nelle sale parrocchiali l’esposizione di bozzetti, disegni in carboncino, cartoni delle opere eseguite o di quelle mai tramutate in vetro. Tutto l’esistente è stato invece fotografato da Giovanni Besana e commentato da Virginia Frisoni nel libro fotografico Luci dal Cuore.

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La Comunità Pastorale celebra la sua Patrona

S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE

la redazione

A cominciare da lunedì 4 ottobre, nelle S.Messe d’orario, è stato letto e meditato un breve pensiero della santa. Domenica 10 ottobre, la S. Messa solenne in Prepositurale, è stata celebrata da padre Graziano Sala, provinciale dei Betharramiti. In ogni parrocchia al termine delle messe domenicali, si è pregato davanti all’icona “per lodare il Signore che sceglie e fa i suoi santi” così don Pino sull’informatore comunitario. Perché proprio S.Teresa Benedetta è stata chiamata a proteggere ed ispirare la Comunità Pastorale? Perché non si è optato per un santo più familiare come poteva essere San Carlo Borromeo? Tanto per fare un esempio. Si è voluta scegliere una donna in ricerca che, pur formata sulla logica intellettuale e filosofica, ha saputo lasciarsi affascinare dal mistero di Dio ed ha trovato la Verità. Alla Parrocchia Cuore Immacolato di Maria SI FESTEGGIA LA MADONNA DEL ROSARIO

Risale al 1967 la decisione di spostare la festa della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria da settembre alla prima domenica di ottobre. Ma è nel 1960, esattamente il 29 giugno, che Mons.Schiavini, Vicario Generale della diocesi di Milano, inaugura il complesso della parrocchia. Nata dall’esigenza di dare un centro religioso al nuovo quartiere in espansione, nella zona a sud est di Lissone, la nuova comunità venne affidata a don Virginio Monolo, che già da qualche tempo radunava i fedeli in un salone, preso in affitto sul Viale delle Repubblica, dove si celebravano le S.Messe e si svolgevano gli incontri di catechismo per i ragazzi … Quest’anno ricorrono i 50 anni di fondazione. Nell’ importante anniversario si sono ricordate soprattutto le persone. Chi la fondò, come Mons. Luigi Allievi, che la scorporò dalla Prepositurale, per le necessità religiose degli abitanti del nuovo

quartiere. Chi la custodì e la fece crescere, il primo parroco don Virginio Monolo, un vero pioniere e il secondo, don Carlo Frontini, che entrò ufficialmente nel gennaio 1973 ma non volle festeggiamenti. Le suore salesiane che iniziarono scuola materna e oratorio, suor Mariarosa Nisoli, delle suore di Maria Bambina, che lavorò per l’intera comunità. I laici che, vivendoci, hanno tanto amato e amano la parrocchia da dedicarle il proprio tempo in mille occasioni differenti. A sottolineare l’importanza dell’evento, la realizzazione di un mosaico sul frontale della chiesa, suggerito da don Pino Caimi, realizzato da Silvano Radaelli, artista della scuola di padre Marko Rupnik.

CON LA CHIESA

Edith Stein, S.Teresa Benedetta della Croce, fu canonizzata da Giovanni Paolo II, l’11 ottobre 1998 e nominata compatrona d’Europa. Le cinque parrocchie della Comunità Pastorale lissonese, che porta il suo nome, hanno ricordato l’evento con dei momenti speciali. In piazza Libertà, sui pilastri che fiancheggiano la parte percorribile in auto, grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale, sono state poste le fotografie della Santa e delle 5 parrocchie della Comunità.

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Le attività negli oratori della comunità

ESTATE RAGAZZI

la redazione

IN COMUNITÀ

Il tema diocesano “Sottosopra”, estrema sintesi del “come in cielo così in terra” che si recita nel Padre nostro, ha fatto da filo conduttore dell’esperienza estiva oratoriana 2010. Così spiegava don Samuele Marelli, responsabile diocesano per gli oratori: “Sottosopra”, è un richiamo alla conversione, alla capacità di mettersi in discussione e di lasciarsi scuotere dalla Parola di Dio, capovolgendo il nostro modo di pensare e di agire. Il Vangelo, molto spesso, ribalta le nostre convinzioni e ci chiede di essere disponibili a guardare noi stessi, gli altri e la realtà secondo una logica non semplicemente nuova ma addirittura ribaltata rispetto al punto di partenza. Un po’ come è avvenuto per i discepoli di Emmaus che “ partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme” (Luca 24,33).

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Estate tempo di oratori feriali, un servizio che le comunità parrocchiali offrono alle famiglie. Nella comunità pastorale S.Teresa Benedetta della Croce erano aperti 3 centri, un quarto, al Cuore Immacolato di Maria, ha svolto l’attività in luglio. All’oratorio della PML ci si trovava solo il pomeriggio, per 5 settimane, 140 le presenze di ragazzi dalla prima elementare alla terza media. Tra le attività: il giornalino, i giochi dei nonni alla riscoperta della tradizione con l’elastico, le biglie e i giochi di carte. E mentre ci si diverte si filma un vero e proprio cortometraggio che sarà proiettato durante la festa finale (non per niente Lorenzo Gesuita è il regista del musical Sister Ciak, che i più attenti lettori di Comunitalternativa ricorderanno sicuramente). Le mamme sono il supporto logistico per tenere aperto il bar e preparare la merenda. Don Antonio Bonacina ha fatto da supervisore a disposizione. Al San Luigi i responsabili erano don Marco De Bernardi e Chiara Zanetti (che già si occupò del pro -

getto teen city con gli adolescenti), presenti 160 ragazzi, di cui 120 per tutto il giorno con pranzo, durata tre settimane. I laboratori inventati dagli animatori comprendevano cineforum ‘visione e discussione di pellicole’, sketch comici ovvero come imparare l’arte di fare il pagliaccio, sport vari. Al S.Agnese, nel giardino del


Myriam, hanno gio cato i 150 bambini dalla prima alla terza elementare. Il laboratorio di cucito ha riscosso successo anche tra i maschietti. Con l’aiuto di mamme e nonne si realizzavano lavori in pasta di sale, scobydoo, braccialetti con perline decorate Responsabili Valentina Piazzolla e suor Gianfranca Desilani, che dice: «I bambini hanno seguito volentieri ogni iniziativa, anche la preghiera impostata sul trovare Dio dappertutto, sotto e sopra. Le mamme ci hanno ringraziato e persino il servizio mensa è stato caldo e buono, gentilissime anche le inservienti del co mune. Ho scoperto negli animatori, con i quali avevo avuto colloqui preliminari, tante risorse. Sono stati molto attenti ai bambini». A San Giuseppe artigiano: 150 ragazzi, presenti solo per il pomeriggio, 50 animatori, due responsabili Nicolò Bignamini e Beatrice Fumagalli, supervisione di don Armando Bano. E’ stato redatto un giornalino, si sono realizzati oggettini fai da te, ed oltre allo sport c’erano anche laboratori di teatro e balletto. Al Sacro Cuore di Gesù i ragazzi erano 160, dalla prima elementare alla terza media, presenti per tre settimane. Per la festa finale gli animatori hanno insegnato ad esibirsi in balletti, scenette e barzellette. Indimenticabile la gita al Parco Acquatico Cavour, sul Mincio. Responsabile per tutto il periodo è stato il parroco, padre Maurizio Vismara. Alla fine la tradizionale gavettonata è stata favorita dal caldo. L’esperienza si è conclusa con la mega festa che ha radunato tutti, ma pro prio tutti, animatori e ragazzi degli oratori della Comunità Pastorale.

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Dopo l’oratorio tutti al campeggio

PER UNA VACANZA DIVERSA

la redazione

IN COMUNITÀ

Dopo il periodo degli oratori feriali la Comunità pastorale S.Teresa ha proposto a bambini e ragazzi vacanze che non si limitano al divertimento dello stare in compagnia, ma puntano ad educare. L’Arcivescovo, Card. Tettamanzi, nell’omelia, durante la visita ai campeggi ambrosiani in Trentino, ha raccomandato ai ragazzi e ai loro educatori di guardare in profondità la bellezza della natura per cogliere i segni della presenza di Dio. E ha invitato a portare anche a casa, per conservarlo tutto l’anno, lo stile imparato in campeggio: la relazione di amicizia con tutti, la preghiera, il servizio all’altro.

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A Campo Franscia, altezza m 1557, 8 km da Chiesa Valmalenco, è stato montato il campeggio che ha ospitato 90 ragazzi delle elementari e 130 delle medie distribuiti su tre turni, uno per le femmine due per i maschi. «In to tale 5 turni – ci spiega don Andrea Molteni - l’anno scorso abbiamo aggiunto un turno di medie maschi, quest’anno uno di elementari. Due anni fa le ragazze medie erano 24, quest’anno per mancanza di po sti ne abbiamo lasciate a casa una decina. L’aumento di richieste non è dovuto solo all’entrata della nuo va parrocchia Madonna di Lourdes, ma soprattutto (e lo dico con vanto perché io c’entro ben poco) al lavoro grande della equipe degli educatori delle medie con sr.Gianfranca Desilani». Il supporto logistico è stato fornito da circa 50 uomini


e giovani che sono saliti per il montaggio il 19-20 giugno, una quarantina di animatori sui turni, 15 donne in cucina e 5 uomini, angeli custodi delle emergenze. Particolarmente interessanti i temi che hanno ispirato le giornate. Dal VOLA SOLO CHI OSA FARLO, tratto dal romanzo LA GABBIANELLA E IL GATTO, dove i bambini delle elementari sono stati sollecitati a mettersi in gioco fin da picco li, mentre alle ragazze delle medie si è mostrata la possibilità di fare scelte alte, rispettose della propria femminilità e del proprio cuore di donna. «I due gruppi dei ragazzi delle medie sono stati UN GRUPPO DA BRIVIDI – dice don Andrea - seguendo il sussidio proposto dall’equipe vo cazionale del seminario, che invitava a scoprire il valore dell’amicizia come qualcosa da vivere da pro tagonisti, conoscendo se stessi e i propri doni per metterli in gioco, superando la logica di quell’amicizia vissuta solamente “consumando” i doni e le qualità degli altri. I riferimenti al Vangelo sono immediati». Le classiche passeggiate per sentieri hanno sono state piene di sorprese: hanno visto gruppi compatti nell’aspettare chi rimaneva indie-

tro, i più piccoli hanno imparato un sacco di canzoncine che rallegravano il cammino, i più grandi hanno scherzato, ma anche parlato di cose serie. I protagonisti raccontano: «Abbiamo bevuto dal secchio il latte di mucca appena munto, col risultato di baffi di panna memorabili, abbiamo giocato con una capra ghiotta della pelle dei salamini, e fatto una “caccia grossa” nella piana del rifugio Cristina, che ha visto vincere i cacciatori, contro il malcapitato don». Per l’anno prossimo l’intenzione è di tornare a Cervinia, lo storico campo base che, proprio la prossima estate celebra il grande traguardo di 50 anni.

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Pellegrini verso Roma

TEENAGERS SULLA VIA di suor Gianfranca Desilani FRANCIGENA

IN COMUNITÀ

I pellegrini medievali partivano da Canterbury e percorrendo la via Francigena, per 1600 Km, arrivavano a Roma. “Il pellegrinaggio è partire da sé, dalla nostalgia che sta nel profondo del cuore. Andando alla ricerca dei luoghi e dei momenti in cui Dio si é fatto più vicino agli uomini, si é manifestato, il pellegrino è consapevole che non tutto serve per trovare, che non tutto ha senso che sia cercato, che il proprio andare ha una direzione perché è una sola la cosa che cerca: il cuore del suo Creatore. L’iniziativa germoglia nel cuore umano perché un Altro ha messo un seme. Tutto nasce da una risposta custodita nel profondo, che attende di essere ascoltata”. (dal sito: www.confraternitadisanjacopo.it)

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Gli adolescenti e i 18/19enni della Comunità Pastorale S.Teresa Benedetta hanno deciso di tentare la stessa avventura … con qualche aiuto dai moderni mezzi di trasporto. Erano più di 50, guidati da don Marco, Suor Gianfranca e alcuni educatori. Sono partiti per Orvieto. Poi da Bolsena è iniziato il vero e proprio cammino. 18,3 Km, 4 ore a piedi, lungo il lago per arrivare a Montefiascone. Il terzo giorno 17,7 km, zaino in spalla per raggiungere Viterbo. Il pellegrinaggio è proseguito in pullman fino a R oma, passando per Civita Bagnoregio e i mostruosi giardini di Bomarzo. Nella capitale i nostri ragazzi si sono incontrati con alcuni volontari della co munità di S.Egidio. «Lo slogan dell’escursione era ‘Sempre più in là’ – ci racconta don Marco - come dire il proposito di provare nuove esperienze, che richiedano un po’ di sacrificio e spirito di adattamento. Abbiamo dormito negli oratori, per terra, con il sacco a pelo. Ci hanno ospitato l’oratorio S.Filippo Neri a Orvieto e la parrocchia S.Andrea nel centro storico di Viterbo, il monastero delle benedettine a Montefiascone. Ogni partecipante ha potuto portarsi dietro solo l’indispensabile, niente cose inutili che appesantissero lo zaino e to gliessero attenzione a quello che si stava vivendo». «Sarà una vacanza avventurosa – scriveva ace_alb sul sito di teen city, prima di partire – molto spar-

tana! Dovremo adattarci a ciò che troveremo soprattutto per quanto riguarda gli alloggi dei primi giorni … ma non preoccupatevi! Vi assicuro che sarà una bella esperienza!!!» Infatti sono tornati con lo zaino pieno di nuove conoscenze da raccontare e da serbare nel cuore. «Un’esperienza molto impegnativa – la definisce sr.Gianfraca - E’ stato faticoso per i ragazzi camminare sotto il sole, dormire per terra, doversi adattare ai bagni dei campi sportivi. Ma in fondo è una metafora della vita: se vuoi raggiungere una meta, un obiettivo, ti devi buttare con impegno. Abbiamo sperimentato concretamente che cos’è la tenacia e anche la condivisione:


passare l’acqua a chi ne era rimasto senza, aspettare quelli che si attardavano sul percorso. Abbiamo camminato tantissimo, non solo sulla via dei pellegrini, ma anche in R oma, per visitare la città. Nessuno si è mai lamentato, spro nato dalla novità dell’esperienza. Ho visto ragazzi e ragazze parlare molto tra loro, durante il tragitto. Penso sia stato positivo co noscersi meglio tra persone appartenenti alle diverse parrocchie della Comunità Pastorale. Riprenderemo questi valori negli incontri durante l’anno e dall’esperienza potremo trarre materiale per crescere, emotivamente e spiritualmente, perché no? E’ la nostra pro posta come educato ri religiosi! Abbiamo molto pregato durante il viaggio, in pullman, camminando. Particolarmente toccante la S.Messa celebrata davanti alla tomba di S.Pietro, nei sotterranei della basilica». Il portachiavi a forma di sandalo, consegnato ad ognuno in quell’occasione, resterà a ricordare che vacanza non è solo sdraiarsi al sole con l’ipod connesso alle orecchie.

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Nel mese di settembre

CINQUE ORATORI IN FESTA

la redazione

IN COMUNITÀ

La tradizione della diocesi ambrosiana vuole che la data destinata a segnare l’inizio dell’anno oratoriano sia per tutti l’ultima domenica di settembre. “Come Vescovo, (scrive il Card. Tettamanzi nel messaggio 2010) pensando con trepidazione e speranza ai tanti sforzi e alla grande passione educativa di cui sono ricche le nostre comunità cristiane, mi sento preso da una profonda ammirazione e mi trovo pieno di spirituale consolazione. Quello rivolto ai giovani è, tra i diversi ambiti della cura pastorale, certamente uno dei più urgenti, complessi e difficili. Eppure questa cura non perde il suo fascino in chi la vive e s’impone come un’opera altamente qualificata, capace di dire a tutti noi – più di tante altre realtà – la fede e la speranza di una Chiesa che sa farsi entusiasticamente missionaria trovando sempre nuove strade e nuovi linguaggi”.

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Nel caso della nostra comunità ci sono anche effettive esigenze di calendario: «Aumentando le parrocchie, si rende necessario rivedere tradizioni e calendari – ha detto don Andrea – Così si è giunti a scegliere, a modo di esperimento, di tornare a vivere la festa di apertura nella stessa data. Tra feste degli oratori ogni domenica e feste patronali si sarebbe giunti al mese di novembre, rinviando troppo l’inizio delle attività. Il valore della COMUNIONE non è stato più espresso nel visitare la festa degli altri oratori, ma dal celebrare la festa nello stesso giorno, animando tutti i quartieri della città». Il momento della Comunità unita si è vissuto una settimana prima con la OraFesta, organizzata dai giovani animatori. Doveva essere un momento di visibilità pubblica, era prevista in piazza della chiesa Prepositurale, convocava ragazzi da tutte le parrocchie. Invece è stata allagata da una pioggia inesorabile. Causa di forza maggiore ha fatto traslocare tutti al S.Luigi. Ci si è divertiti lo stesso, con momenti pensati per i bambini e i ragazzi nel pomeriggio, la cena e la s Messa di Inizio Anno con le Famiglie e una serata musicale, dove si sono esibite band giovanissime, sostenute e applaudite da numerosi coetanei fans. «Si è così introdotto il valore della MISSIONE – ha commentato don Andrea – abbiamo raccontato alla Città la presenza degli Oratori all’interno del suo tessuto urbano e sociale».


Nuova aula donata da generosi lissonesi

NOVITA’ AL MARIA BAMBINA

la redazione

In una domenica di inizio settembre i due eventi si sono fusi nella S. Messa dove si salutava Sr. Maria Cerri e si accoglieva Sr. Renata Cerri (sono omonime, ma non parenti). A seguire cerimonia di inaugurazione, presso la scuola materna, dell’aula ‘lilla’, interamente costruita e allestita da benefattori che non vogliono essere nominati. Il nuovo ambiente permetterà a 23 bambini in più di frequentare la scuola. «L’idea è nata quando ho visto la fila dei genitori, il giorno delle iscrizioni – dice il costruttore – c’erano persone che aspettavano fin dalle prime luci del mattino pur di poter iscrivere il proprio figlio! Ho pensato: lo spazio esiste, perché non ristrutturarlo, almeno in parte, ed utilizzarlo?» «C’è ancora chi ama la comunità - ha detto don Pino Caimi al taglio del nastro – e ci mette del suo con generosità». Architetti, impresa edile, idraulici, elettricisti, piastrellisti, arredatori e tutti quanti hanno contribuito alla realizzazione, non vogliono assolutamente comparire con nome e cognome. In stile puramente evangelico “non sappia la tua destra …”. Compiere gesti generosi nel silenzio è una caratteristica dei lissonesi, più diffusa di quanto possa apparire dalle cronache. Nel cortile del Maria Bambina si respirava aria di soddisfazione e stima reciproca. Le suore e le insegnanti nel veder considerato il proprio lavoro, i benefattori nel sentire di aver fatto qualcosa di davvero utile e duraturo, i genitori nel sapere che i loro piccoli saranno accolti in ambienti sempre più confortevoli ed educati con competenza ed entusiasmo, i bambini …

che non hanno mai bisogno di particolari motivazioni per essere felici. I numeri della scuola per l’infanzia In questo anno scolastico 2010/11 sono iscritti 247 bambini, di cui 84 piccoli, di tre anni. Sono divisi in 9 sezioni. Ciascuna identificata con un colore. La nuova aula ‘lilla’ ospiterà 23 alunni. Attività complementari a quelle curriculari sono l’insegnamento dell’inglese e le sedute di psicomotricità. Conclude il mandato Conclude il suo mandato suor Maria Cerri che diventa superiora di due comunità a Sant’Angelo Lodigiano.

IN COMUNITÀ

Grandi novità al Maria Bambina all’inizio dell’anno scolastico. E’ arrivata una nuova superiora per la comunità delle suore, sarà anche responsabile delle scuole per l’infanzia. Una nuova aula è stata costruita per accogliere i più piccoli. Ogni intervento architettonico in una scuola ha l’obiettivo di trasformare una teoria pedagogica in edificio. L’unico imperativo, nella progettazione, è generare uno spazio e un’atmosfera che abbiano realmente una funzione educativa nella crescita del bambino. Trovarsi bene in uno spazio favorisce l’attività del bambino e lo aiuta a costruire la propria indipendenza.

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gestiscono a Cesano Boscone, prima insegnante, poi coordinatrice. Sarà responsabile del Maria Bambina e del CIM. E’ alla prima esperienza come superiora della comunità religiosa e per la prima volta nel direttivo di una Comunità Pastorale. «Per adesso sono in ascolto – dice – ma capisco che se da una parte ci sono grandi fatiche, dall’altra ci sono anche grandi opportunità. Con la scuola per l’infanzia abUn bell’impegno, che non la spaventa. A Lissone ha fatto esperienza anche di Comunità Pastorale: «Per me era la prima volta. Ho fatto parte del direttivo, ma a dire il vero non ero proprio dentro le vicende pastorali. Le scuole per l’infanzia occupavano tutto il mio tempo». Dei sei anni trascorsi a Lissone, suor Maria, dice solo bene: «Sono stata accolta subito calorosamente da tutti. Avevo un po’ di timore, perché non mi era mai capitato di dirigere una scuola materna in un paese così grande. Però ho incontrato gente che mi ha voluto bene davvero». E’ stata coinvolta qualche volta da don Pino e dalle sue iniziative di comunione con le chiese non italiane … «Sì, per esempio abbiamo ospitato nella nostra comunità, per qualche giorno, le suore venute dalla Romania. Una bella esperienza di condivisione. Un volta non sarebbe stato possibile, in casa delle suore vigevano regole molto più restrittive! Dobbiamo ringraziare il Vaticano II». C’è un ricordo che si porterà via? Un emozione particolare? «Tante – risponde suor Maria – ma forse quella che non dimenticherò mai è la vicenda dell’angelo quasi caduto dal campanile. Ricordo che dalla terrazza della scuola materna lo abbiamo guardato bene, insieme ai bambini, prima inclinato e poi rimosso con quell’altissima gru. Quando l’abbiamo visto sul piazzale, nuovamente dorato e restaurato, è stata una cosa bellissima! Abbiamo portato i bambini a osservalo da vicino».

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La nuova superiora Nata a Cusano Milanino, consacrata nel 1991, i primi 5 anni a Brescia, suor Renata Cerri arriva a Lissone dopo 14 anni di esperienza nella scuola per l’infanzia che le suore della Carità

biamo possibilità di avvicinare molte famiglie giovani, chi ha una fede assopita e vorrebbe rivitalizzarla, chi è presente attivamente nella comunità e sceglie la scuola parrocchiale perché crede in certi valori. Il momento particolare che vivono questi giovani genitori, portando qui i loro bambini, li rende sensibili ed aperti ad accettare possibili cammini di crescita nella fede. E la fiducia che ripongono nella scuola è un ottima base dalla quale partire». Ha un sogno, suor Renata? «Più che un sogno un desiderio, che spesso ho visto realizzato. Mi piace quando qualcuno ricorda: questa è la mia scuola, quello che ho imparato qui mi è servito nella vita».


Educazione alla Carità

I POVERI SARANNO SEMPRE CON VOI

Commissione caritativa comunitaria

Il nostro tempo è caratterizzato da una crisi economica, che coinvolge vasti strati della popolazione. Una delle cause è stata sicuramente la spregiudicatezza del mondo finanziario a scapito del mondo produttivo. La crisi ha aperto una porta, tolto il telo ad un atteggiamento del “tutto va bene”. La conseguenza è stata la crescita della povertà, anche per una politica che ha tamponato la crisi senza però trovare scelte di rilancio e strumenti per un economia con meno finanza per una ricchezza di pochi, ma più umana per un bene di tutti. La povertà è la mancanza di un bene, di star bene: può essere una mancanza economica, ma molte volte può essere del tipo relazionare, sociale, affettivo. Ecco perché la povertà può toccare chiunque, perché è qualcosa che può capitare in un determinato periodo della propria vita, in una particolare situazione e condizione, in un particolare contesto. Gesù nel dire “i poveri li avete sempre con voi” ci dice che anche noi lo siamo, perché nessuno è in grado di soddisfare pienamente il desiderio di bene e felicità che ogni uomo ha dentro di sé. Tutti possiamo attraversare momenti di difficoltà sia economica che relazionale, psicologica o spirituale; per paradosso bisogna vivere la povertà per poter vivere la carità. - “li avete” appartiene all’oggi, al presente. - “sempre” presenza costante - “con voi” è un fatto comunitario, sociale. Per tutto ciò un cristiano non può limitarsi a fare qualche offerta ma la sua azione deve diventare stile di vita, diventare prossimo verso i meno fortunati. L’Arcivescovo nella lettera a tutti i fedeli “santi per vocazione” mette come riferimento la parabola del Buon Samaritano e dice: “il buon Samaritano è icona di Cristo ma è anche figura della Chiesa, che si china sulla sofferenza umana” aggiunge “c’è troppo individualismo ed egoi-

smo anche in noi e nelle nostre comunità, ed è forte la tentazione di non voler vedere i poveri, i nuovi poveri di oggi e le nuove necessità della crisi e del tempo presente.” Il card. Tettamanzi porta come esempio San Carlo Borromeo la cui azione pastorale fa riferimento al Vangelo e il grido dei poveri. La carità del vangelo ha nella giustizia la sua spinta propulsiva e la giustizia si alimenta al tavolo della verità. Vivere la carità è per tutti e non per pochi; se si vive la carità in pienezza si crea un circolo virtuoso dove chi dona sa anche ricevere, sa che aiuta perché aiutato. La chiesa, dal suo canto, ha promosso iniziative per la raccolta di fondi da destinare a coloro, famiglie o singoli che si trovano in situazioni di disagio. La diocesi ambrosiana attraverso il Fondo Famiglia, voluto dal nostro Arcivescovo, riesce solo in parte a rispondere alle molteplici richieste. Nella nostra comunità molto fa il Centro d’ascolto Caritas, in collaborazione con la San Vincenzo, per rispondere alle domande d’aiuto (non solo

IN COMUNITÀ

La commissione caritativa del Consiglio Pastorale Unitario ha cominciato ad approfondire i temi che riguardano il comportamento del cristiano verso il prossimo in difficoltà. Avvalendosi della vasta letteratura messa in campo dalla diocesi ambrosiana, è cresciuta la consapevolezza che avvicinarsi ai poveri non significhi solamente alleviare le loro difficoltà materiali. “Ho a cuore” è lo slogan da vivere.

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di stranieri, ma anche di molti italiani) ed esistono anche altre realtà di attenzione come il Centro famiglia e il Centro aiuto vita. Non sempre siamo capaci di vivere una carità dando testimonianza dell’amore di Dio, spesso ci limitiamo a erogare servizi, di fronte alla necessità di supplenza. Vivere la carità, invece, é vivere la consapevolezza che si è Chiesa di poveri per i poveri. Il nostro cammino verso la santità passa attraverso la decisione di essere “volontari nel cuore”; perché prima di tutto la sofferenza del prossimo mi tocca profondamente; come Gesù che prima di tutto ha compassione (amore) delle folle, del lebbroso, del giovane ricco. - Dobbiamo sostituire l’indifferenza con “ho a cuore” - Ho a cuore il clandestino perché prima di essere clandestino è uomo. - Ho a cuore il mio vicino che vive una difficoltà economica. - Ho a cuore il mio collega perché prima di tutto è una persona. - Ho a cuore i miei parenti prima di altre questioni . - Ho a cuore il mio compagno di classe che viene escluso da tutti. - Ho a cuore la persona disabile perché non sia esclusa dalla vita sociale. - Ho a cuore la persona anziana perché non c’è futuro senza un passato.

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Lasciare aperto il cuore all’Amore porta ad un agire che va oltre l’aiuto materiale.

Soltanto così potremo progettare stili di vita sobri e solidali alla luce del Vangelo.


Incontro dei laici

BIBBIA E IMPEGNO SOCIALE

di Franco Dassi

Come consuetudine, una o due volte l’anno, su indicazione della Commissione Ambrosiana per l’impegno sociale, sono organizzate nel Decanato, giornate di Spiritualità, per una riflessione a partire da un testo della Sacra Scrittura. Un incontro si è tenuto, nella nostra Comunità, domenica 31 ottobre, presso un’aula della scuola materna “Maria Bambina”. Presiedeva monsignor Franco Agnesi, presente il Decano per la zona di Lissone e circa quaranta persone, impegnate nell’ambito scolastico, nei sindacati, nella cultura o in Associazioni di volontariato, consiglieri comunali della minoranza e un assessore della maggioranza di Vedano. Tema dell’incontro “La passione di Dio per la giustizia” Sottotitolo “ Il compito del Profeta di risvegliare le coscienze”.

Così dice il Signore per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto di condanna, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali. Parte seconda: Le ammonizioni versetti 13-16 Ecco, vi farò affondare nella terra, come affonda un carro quando è tutto carico di covoni. allora nemmeno l’uomo agile potrà più fuggire né l’uomo usare la sua forza. Commento al brano da parte di monsignor Franco Agnesi Siamo nel tempo della monarchia, introdotta nei Regni d’Israele e Giuda su insistenza di questi popoli a imitazione dei Paesi confinanti. Scritto fra il VII-VIII secolo Avanti Cristo. In quel tempo regnavano Ozia re di Giuda e Geroboamo re d’Israele. La religione, assunta a governo dello Stato, come al tempo dei re: Davide e Salomone, comporta dei rischi, la dimenticanza del primato di Dio della sacralità del Tempio di Gerusalemme e l’incoscienza del peccato. Nel brano in oggetto (prima parte) il Profeta Amos, si rivolge in modo indiretto ai due Regni, porta l’esempio degli Stati confinanti che si sono dimenticati degli interventi di Dio in loro favore. Si sono inorgogliti fuori misura, aumentato la ricchezza della città e impoveriscono la campagna. La giustizia e la morale sono disattese e, cosa ancora peggiore, sono emanati

decreti e leggi per legalizzare le ingiustizie. La seconda parte è un susseguirsi di ammonizioni. Dio vorrebbe essere Misericordioso, ma a fronte della testardaggine degli uomini, si vedrà costretto a denunciare le conseguenze tragiche che deriveranno dai loro comportamenti insensati. Considerazioni e suggerimenti Dopo una pausa per la riflessione personale, ha fatto seguito l’incontro per la comunicazione nella Fede. Gli interventi, numerosi e articolati, possono essere riassunti in alcuni punti qualificanti. L’attuale periodo storico, non è molto dissimile dal tempo vissuto dal Profeta Amos, ossia, l’uomo oggi mette al primo posto l’individualismo, l’egoismo, l’assuefazione a stili di vita avulsi dalla realtà, che ricalcano modelli propugnati dalle fiction, basati sull’apparenza, la prestanza fisica, la svendita del proprio corpo, i rapporti utilitaristici, il successo facile, ecc. In parole povere si è perso il valore del discernimento, l’appartenenza ad una comunità e il primato di Dio sulle creature e sulla natura. La cultura, ha perso la sua funzione di stimolo per la società. Da questo deriva un impoverimento della politica nella sua accezione più alta, quella del servizio ai cittadini, così, uomini rappresentativi nelle Istituzioni, emanano decreti e leggi per il proprio tornaconto a scapito della giustizia. La Chiesa, pur nel rispetto della laicità dello Stato, deve tornare ad essere Profetica e denunciare senza mezzi termini gli abusi e le ingiustizie ad ogni livello Istituzionale.

IN COMUNITÀ

Dal Libro del Profeta Amos Parte prima: la memoria, capitolo 2 versetti 6-12

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Inizia una nuova collaborazione

AIUTO ALLA VITA AL CENTRO FAMIGLIA

Gli operatori del centro

IN COMUNITÀ

Guardare nella stessa direzione, condividere fermamente alcuni valori, essere impegnati sul campo per comunicarli e difenderli, porta alla collaborazione. E’ stato così che il CAV, Centro Aiuto alla Vita di Monza, ha aperto uno sportello presso il Centro Famiglia della Comunità Pastorale S.Teresa Benedetta della Croce. “I volontari del Centro Famiglia vivono il ‘metodo di Gesù Cristo’: guardare ciò che accade ad ognuno come un’occasione per la propria vita. Chi giunge al Centro per chiedere aiuto viene accolto in tutta la sua umanità, non interessandosi solo al bisogno o riducendo il rapporto alla ricerca della soluzione immediata di un problema”. Così Gloria Negramanti, una volontaria, nella relazione sulle attività.

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Il Centro Famiglia, aperto dalla Comunità Pastorale, in via Monte Nero, offre un servizio di accoglienza alle famiglie in difficoltà psicologiche e spirituali, non è un consultorio e non si sostituisce alla Caritas. Lo sportello CAV non sarà un punto di distribuzione di aiuti concreti (e nemmeno di raccolta di materiale per l’infanzia), ma soprattutto un luogo di ascolto e condivisione. I centri Aiuto alla Vita sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, l’associazione opera dal 1981 a sostegno delle donne in gravidanza, che abbiano difficoltà a portare a termine la maternità. «Spesso ci dicono che vogliamo soltanto convincere a non abortire – esprime con passione una delle volontarie lissonesi – ma, a parte il fatto che forniamo assistenza alle mamme prima e dopo il parto e ai bambini fino ai tre anni di vita, il nostro intendimento è quello di mostrare che esiste un’alternativa. Il più delle volte le donne che arrivano da noi sono frastornate, incerte tra una scelta che risolverebbe sì i loro problemi immediati, ma lascerebbe un terribile strascico di rimorso. Hanno un grande bisogno di essere ascoltate e soprattutto di non sentirsi giudicate». «Come il Centro Famiglia – spiega il responsabile, Luigi Galimberti – lo sportello CAV non si rivolge solamente ai più vicini alle realtà ecclesiali. Qui la porta è aperta per tutti». «Chi viene a fare il volontario – ci dicono – ha l’opportunità di crescere interiormente. Le donne che aiutiamo non hanno nulla di materiale da donare, ma sanno costruire rapporti veri, non superficiali. E quando dicono grazie ti fanno venire la pelle d’oca …». Recentemente la Regione Lombardia

ha deliberato di sperimentare interventi a tutela della maternità e a favore della natalità, volti a sostenere le madri che scelgano di non ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza. Anche il Centro Famiglia ha ottenuto il riconoscimento regionale.

Chi volesse dare concretamente una mano o decidesse di sostenere il CAV diventandone socio (15 euro l’anno), può informarsi presso il Centro Famiglia, via Monte Nero, Lissone, tel. 0394669868. Lo sportello per le mamme è aperto il sabato dalle 10.00 alle 12.00.


Fratel Roberto Villa 25 anni di sacerdozio

TORNA ALLA SUA MISSIONE ARGENTINA

la redazione

Fratel Villa è lissonese doc, figlio di uno storico salumiere. Ha ricordato i 25 anni di sacerdozio lo scorso giugno, con tutta la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù attorno a lui, a fargli festa. Dal 1983, prima ancora dell’ordinazione sacerdotale, è missionario in America Latina. L’Urugauy, Montevideo, fu la prima destinazione, poi Santiago dell’Estero, Argentina, nella provincia del nord a 1200 Km. (13 ore di autobus) da Buenos Aires. E’ responsabile di una parrocchia estesa per un raggio di 40 km, con una quarantina di cappelle e tre scuole con tremila alunni. La congregazione cui appartiene, i fratelli di nostra Signora della Misericordia, è dedita all’educazione della gioventù, ritenendo la cultura l’unico mezzo per risollevare dall’indigenza. «La miseria materiale non è certo come quella dell’Africa – dice fratel Roberto - ma si traduce in una prigione che condiziona la vita e dalla quale è difficilissimo uscire». Il missionario insegna religione, si occupa della catechesi e non finisce mai di studiare. È laureto in teologia, specializzato in pastorale giovanile. La sua vocazione è nata all’oratorio dei padri Betharramiti, alla parrocchia Sacro Cuore e nel collegio S. Antonio di Busnago, gestito dai fratelli di nostra Signora della misericordia, fu lì che Roberto decise di iniziare il percorso per entrare nella loro congregazione. Orfano di madre molto presto, partì dopo pochi giorni dalla morte del padre. I parrocchiani del Sacro Cuore lo hanno sempre sostenuto, ora continuano farsi presenti anche attraverso l’efficientissimo Gruppo Missionario. Parenti e amici lo hanno salutato con una cena comunitaria, che ha espresso la vicinanza e l’affetto di tutti. «Sono state delle belle vacanze, ma il dovere mi chiama» dice il missionario. «Sappiamo che il suo cuore

è nella sua cara missione ed è giusto che rientri là dove ha scelto di vivere» commentano, con un po’ di rammarico, i conoscenti. Si sa che le vacanze, per un missionario, vengono solo ogni quattro o cinque anni.

O LT R E L A C R O N A C A

A proposito di spirito missionario, il Vicario Episcopale Mons. Cattaneo, durante la Veglia missionaria del 23 ottobre scorso, ha detto: «E’ tempo di non pensare più in termini di ‘io sono ricco, tu sei povero’. Il pane viene spezzato non solo da noi per gli altri, i poveri, ma anche da loro per noi. Abbiamo molto da ricevere. Accogliere il diverso ci fa ritrovare atteggiamenti dimenticati o trascurati» Fratel Roberto Villa, missionario in Argentina,originario della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù, quest’estate è ritornato a Lissone per un breve periodo di riposo e per ricordare in famiglia e in parrocchia i 25 anni di consacrazione.

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Il mosaico che decora la chiesa del Cim

MI MOSTRÒ UN FIUME D’ACQUA VIVA

di Silvano Radaelli

In occasione dei 50 anni di vita della parrocchia, la chiesa del Cuore Immacolato di Maria si è arricchita di uno stupendo mosaico, realizzato sopra il portale della facciata da Silvano Radaelli, da anni collaboratore del Centro Aletti, di padre Marko Rupnik. L’artista ha sintetizzato per Comunitalternativa il significato sotteso alla composizione dell’opera. Pensando al Cuore immacolato di Maria a cui è dedicata la chiesa e alla parola di Dio cui riferirmi per l’esecuzione del mosaico, ho preso in considerazione i seguenti brani biblici .

O LT R E L A C R O N A C A

Dal Libro del profeta Ezechiele (47,1 ) Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio.

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Dal Vangelo di Giovanni (7,37-39;19,34-35) Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui.(7,37-39a) … uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. (19,34-35) Dal Libro dell’Apocalisse (22,1-2) E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. Contempliamo Gesù e Maria ai piedi della croce, l’albero su cui è appeso il corpo del Cristo e il fiume che da Lui sgorga.l fiume della vita e l’albero sono due simboli che rimandano al c. 2 della Genesi, al c. 47 del profeta Ezechiele e ai versetti dell’Apocalisse 22,1-2. I Nel mosaico si possono contemplare Gesù, Maria ai piedi della croce, l’albero su cui è appeso il corpo del Cristo e il fiume che da Lui sgorga. Il fiume della vita e l’albero sono due simboli che rimandano ai passi della Parola di Dio cui ho appena accennato. l fiume della vita è il simbolo di Dio, colui che rende tutto fertile, è un fiume fecondo che riesce ad irrigare anche le terre più aspre, ad esso si abbeverano tutti gli uomini. Vediamo infatti le

rocce nere sul lato destro che vengono rese fertili dall’acqua fino a dare origine alla vegetazione ai piedi di Maria . Contemplando Gesù in croce, siamo invitati a scoprire che lì è presente e da lì si irradia la nostra salvezza. L’albero della croce è divenuto il “legno che salva” (Sap 14,7). Le braccia allargate rivelano l’amore del Padre che dona il Figlio e l’amore del Figlio nel donarsi al mondo. Il Cristo indossa la tunica senza cuciture che allude alla dignità sacerdotale, richiama la tunica del sommo sacerdote che doveva anch’essa essere tessuta per intero ed è segno dell’unità della Chiesa. Maria indossa un manto rosso ci dice che è una vera donna, ci parla della sua profonda umanità, è il “roveto ardente”, porta scarpe rosse come si addice alla regina, sulle spalle e sul capo sono presenti le tre stelle segno della sua regalità e verginità perpetua. L’immacolata ai piedi della croce ci indica il figlio: l’acqua viva che disseta e l’albero che salva; ci invita a seguirlo per essere beati e ci rassicura: la grazia di Dio che ha agito pienamente in lei agirà anche in noi. Le pietre oro e bianche rappresentano la luce e il mondo di Dio. Lo Spirito Santo è rappresentato dalla fascia oro e rossa che, dall’universo raffigurato dal blu, inonda la scena.


Recital per una professione religiosa

MARTA IN UNO SPECCHIO di Cristiana Mariani DI CIELO

Il musical si intitolava “In uno Specchio il Cielo”, protagonista una giovane donna davanti ad una scelta definitiva per la propria vita, quella di consacrarsi totalmente a Dio. E’ la notte che precede la celebrazione della professione semplice … Marta non riesce a prender sonno, colta dal dubbio che la strada che sta per intraprendere non sia quella giusta … con l’aiuto del Signore e di uno specchio, rivede le tappe del cammino che l’ha portata a prendere questa decisione. Lo Spirito Santo, la fede e la consapevolezza che solo donandosi agli altri sarà pienamente soddisfatta della propria vita, la riconducono alla convinzione che sembrava perduta. E’ stato messo in scena all’Excelsior, venerdì scorso, da più di 80 tra attori, cantanti, musicisti provenienti dagli oratori del Cuore Immacolato di Maria, di S.Giuseppe Artigiano e del San Luigi. Voleva essere un modo di fare festa attorno a Marta Arosio, che, lo scorso settembre, ha espresso la sua professione semplice tra le suore dell’Immacolata, missionarie del PIME. «L’impegno è stato grande» dicono i protagonisti che provano da più di due mesi. Ma il successo di pubblico ha ripagato il lavoro. Bravi tutti. Anche lo staff tecnico che ha allestito la scenografia proiettando immagini della vita di Marta Arosio, da quand’era piccolissima, insieme alla sorella e al fratello (consacrato nei Carmelitani) ai momenti in oratorio Cim, alle esperienze di volontariato internazionale, al suo volto sorridente incorniciato dal velo. Protagonisti i giovani animatori della Co-

munità Pastorale, regia Mattia Gelosa, direzione musicale Antonella Fossati, coreografie Claudia Arosio e Flavia Brivio, hanno cantato i coretti delle parrocchie CIM, SGA e SLU, staff tecnico Matteo Citterio, Riccardo Galimberti. Il ricavato è stato devoluto alle Suore Missionarie del PIME.

O LT R E L A C R O N A C A

Un modo per fare festa attorno a Marta Arosio che ha celebrato la professione semplice nelle suore dell’Immacolata, Missionarie del Pime. Nata il 7 novembre 1982, Marta ha fatto molte esperienze significative di volontariato, anche internazionale, che l’hanno portata a scegliere di consacrarsi completamente a Dio e ai poveri. Una vocazione nata al CIM, in una famiglia esemplare per fede e impegno nella comunità parrocchiale.

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Un altro pioniere delle missioni indiane

PADRE MARIO AROSIO

di Silvano Lissoni

Nei numeri precedenti l’autore ci ha fatto scoprire figure eroiche di sacerdoti lissonesi partiti per le Indie in tempi avventurosi. Dopo gli appartenenti alla famiglia Arosio Germej, in questo numero incontriamo padre Mario Arosio, le cui vicende si intrecciano con quelle degli altri lissonesi. Padre Mario ha rappresentato la caratteristica figura del missionario, che ha operato per anni tra i paria nella pianura più fertile dello stato indiano dell’Andhra Pradesh.

SPECIALE

“L’India presenta difficoltà non indifferenti all’evangelizzazione. Accanto a popoli di alto livello intellettuale, come i Parsi, i Birmani, i Bengalesi, vivono tribù primitive come i Cariani, gli Shan, i Santali. Numerosi sono i cultori di un solo Dio, come i musulmani; senza numero sono gli adoratori del fuoco, del sole, e di altre false divinità, come i bramini, buddisti e feticisti. I linguaggi più disparati rendono più profonde le divisioni, più difficile il lavoro di penetrazione.” Scriveva padre Antonio Lozza, confratello di padre Angelo Mariani (Comunitalternativa n. 3/2010) che nel 1936 ritorna a Lissone per quasi un anno, prima di ripartire, non completamente guarito dall’ameba, per raggiungere la località di Gudivada e riannodare le fila del suo apostolato. A Gudivada, trova il preannunciato e prezioso aiuto del compaesano Padre Mario Arosio, appena arrivato dall’Italia con destinazione provvisoria Vijayawada, che il Vescovo Mons. Domenico Grassi gli affida come coadiutore.

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Le origini Mario Arosio era nato a Lissone il 12 febbraio del 1907 da Arcangelo e Fortunata Borda, una classica famiglia del tempo, timorata e profondamente religiosa allietata da otto figli di cui ben quattro abbracciano la Fede: don Alessandro, padre Mario come vedremo, Suor Arcangela e Suor Gelmina, missionaria delle Pie Madri della Nigrizia. Mario è entrato nell’Istituto Sant’Ilario del Pime di Genova Nervi, nel 1924, dopo aver imparato per bene il mestiere del falegname, ed è stato ordinato sacerdote dal Cardinal Schuster nel Duomo di Milano il 21 settembre del ‘35. Parte l’anno seguente con prima destinazione, come detto, il distretto di Krishna, regione affidata prevalentemente al Pime di Milano. “Pioniere della vecchia guardia della Missione di Vijayawada – ha scritto di lui Padre Paolo Barlassina -, uomo intelligente senza ambizioni, umile, sereno, buono, paziente, dall’eterno sorriso che gli illuminava gli occhi, non fece mai sfoggio di ricchezze, alle quali non attaccò mai il cuore. Gli bastavano le ciabattine e una veste bianca per muoversi attorno, in bicicletta ... La sua povertà personale era poi imparentata con la miseria della gente con cui condivideva quotidianamente la vita. Risparmiava su tutto per poter donare alla gente ... era risaputo da tutti che Padre Mario mangiava poco e male. Scherzosamente era chiamato “il Padre

del brodo”, e non era un titolo dispregiativo, ma di ammirazione verso un uomo che, per non pesare sulle sue comunità, si accontentava di cibarsi con un po’ di riso bollito ... “. Nominato parroco Padre Mario spende il suo apostolato tra Gudivada ed i villaggi vicini – a Bhyravapatnam dove è nominato parroco e dove, con l’aiuto di Padre Angelo, innalza una bella chiesa; ed a Vennanapudi, ad esempio – per 18 anni, sino al 1954 quando il Vescovo Mons. Ambrogio De Battista gli affida il compito di fondare una comunità cristiana nei pressi di Nuzvid. La guerra L’India scende lealmente in campo a fianco dell’Inghilterra, nemica, come si sa, dell’Italia alleata della Germania. Nel fanno le spese anche i nostri missionari, nemici anche loro in una terra straniera, che il Comando Militare inglese interna nel campo di concentramento di Dehradun nel nord del Paese: Padre Mario, con Padre Angelo e con molti altri confratelli vi rimane per due anni, dal ‘42 al ‘44. Padre Mario a Nuzvid e definitivamente in Italia. Il Vescovo Mons. Ambrogio De Battista, che anni prima aveva acquistato un grande appezzamento di terreno nella zona di Nuzvid (siamo sempre nel distretto di Krishna, ma più spostati verso nord), propone a Padre Mario di trasferirsi laggiù per sovraintendere alla costruzione di un seminario diocesano e di una scuola di catechismo. Il nostro Padre accetta, lascia


scia la sua Bhyravapatnam, e dopo un anno di ininterrotti, pesanti lavori porta a termine le due opere: Padre Nicola Frascogna può così prendere le redini del rettorato e lui, Padre Mario, può assumere la carica di parroco del villaggio che, proprio in virtù di queste nuove istituzioni, diventa un centro di primaria importanza. Ma, vuoi per il continuo lavoro, la cura della nuova comunità, l’assistenza alle scuole, ai maestri, ai catechisti, le diversissime situazioni di vita, vuoi per alcune questioni finite in tribunale, vuoi per i problemi alla vista che da troppo lungo tempo lo tormentavano (da un occhio vedeva poco o nulla), sta di fatto che il fisico ed i nervi di Padre Mario non reggono. A nulla valgono le pressioni dei suoi fedeli, gli amatissimi paria, per farlo recedere dalla decisione di tornare definitivamente in Italia. Arriva nel settembre del ‘60 in Lissone che lo saluta e lo festeggia nei giorni della sagra di ottobre, durante i quali celebra la Santa Messa in ricordo dei suoi 25 anni di sacerdozio, tutti spesi in missione. “Qui in Italia – prosegue Padre Barlassina – il cambiamento di clima, delle attività meno pesanti ed a lui più confacenti, gli permisero un buon periodo di apostolato, dapprima come aiutante del Rettore della Casa Madre a Milano, poi come assistente nella chiesa di San Francesco Saverio, ed infine a Sotto il Monte, dove visse i suoi anni più sereni e tranquilli nella casa di Papa Giovanni ... ma gli acciacchi che non gli davano tregua e l’età che minacciava infermità più pesanti, consigliarono i suoi superiori di trasferirlo nella casa di Rancio di Lecco – luogo di cura e di riposo - dove si spense a 86 anni come una candela tutta consumata il 29 dicembre del 1993.”

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Un libro per i ragazzi del Beccaria

LIBERACI DAL MALE

la redazione

ESPERIENZE

Serata speciale per l’oratorio di S.Margherita. Il giovane seminarista Giovanni Sala, che in quest’oratorio è cresciuto fisicamente e spiritualmente, presenta un libricino dal titolo ‘Liberaci dal male’. E’ frutto di un impegno assunto insieme al compagno di seminario Davide Chiaramella, entrambi al quarto anno di teologia, mandati insieme a fare esperienza pastorale, il sabato e la domenica, al carcere minorile Beccaria di Milano.

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«La frase del titolo è una sintesi di quello che chiedono i ragazzi che si trovano là dentro – spiega Giovanni – la gridano con i loro sogni, le loro speranze. Ti domandano come si sta fuori, ma capiscono loro stessi che la libertà vera è quella dal male. Che si stia dentro o che si stia fuori» «L’idea del libro è nata da un regalo – dice Davide – Un ragazzo ci ha chiesto una bibbia, difficile portare dentro il carcere un libro con la copertina cartonata, esistono delle regole ferree. Ci siamo riusciti e quel ragazzo la Bibbia l’ha imparata a memoria. Così abbiamo pensato di reinterpretare la Parola di Dio, adattandola per i ragazzi del Beccaria, cercando immagini, impaginando con fondi colorati. Se il libro è realizzato dobbiamo ringraziare il sostegno di amici e conoscenti. Chi lo acquista ne regala una copia anche ai ragazzi in carcere». Durante la loro esperienza i due seminaristi hanno collaborato con don Claudio Burgio, uno dei cappellani del Beccaria, che è intervenuto alla presentazione del libro e ha dato la possibilità di organizzare un quadrangolare di calcio con i ragazzi delle sue comunità. Sono 10 anni che don Claudio si occupa di ragazzi in difficoltà, 8 le comunità Kayròs fondate nell’hinterland milanese. «Ognuno può incontrare un momento difficile nella propria vita – ha detto il giovane sacerdote - L’importante che non si senta rifiutato ed escluso. Per questo possono fare tanto anche le nostre comunità parrocchiali, se si rendono capaci di accogliere il ragazzo difficile, di non avere pregiudizi nei suoi confronti. Non lasciarlo solo può essere definitivo. Creare un clima di gruppo fa nascere il senso di appartenenza e se uno appartiene non si perde. Certo che non è facile, non ci si può improvvisare educatori con questi ragazzi, occorre formazione, disponibilità. Tutti siamo capaci di trasmettere modalità di comportamento, non ci si deve sentire sempre inadeguati». Una curiosità Si chiama Vizi e Virtù, è aperto in via San Rocco 86, a Lissone, offre caffè, cocktail, aperitivi e in più eccellenti gelati … prodotti dai detenuti del carcere di Opera.

AISCRIM il gelato artigianale prodotto al ‘fresco’ dai ‘Prigionieri del Gusto’ è l’idea di un’azienda privata che opera nell’ambiente carcerario dal 2001. «Non ho mai visto gente lavorare con tanto impegno – dice il titolare di Vizi e Virtù, Walter Lasorsa - Non si fermano un attimo. La perfezione dell’igiene e la qualità del prodotto sono garantite e il prezzo è decisamente competitivo».


Per iniziativa dell’unità di pastorale giovanile cittadina

CARAVAGGIO COME NON SI E’MAI VISTO

di Cristiana Mariani

‘Caravaggio l’urlo e la luce, una storia in cinque stanze’ di Roberto Filippetti, studioso di arte e letteratura. All’Excelsior una fredda sera di ottobre si è trasformata in un’esperienza davvero unica. Anche i più esperti di storia dell’arte forse non avevano mai sentito parlare così del ‘pittore maledetto’. Il professor Filippetti ha fatto scoprire non solo la ricchezza degli elementi e delle composizioni figurative, ma anche i significati etici e religiosi che hanno ispirato opere purtroppo poco apprezzate dai contemporanei di Caravaggio. che dalla stessa fede, ci sono ancora tanti giovani nella città che cercano Dio come compagno di vita e cercano per essa un senso alla luce della sua Parola». L’ e v e n t o d e l l ’ E x c e l s i o r è s t a t o i n perfetta sintonia con l’assunto. Un momento per stare insieme rimanendo a bocca aperta davanti a immagini che la sapienza del prof. Filippetti ha saputo mostrare in modo ricchissimo di riferimenti storici, linguistici, figurativi. Così hanno riacquistato tutta la loro attualità le scelte di modelli presi dal popolo, con i piedi sporchi o le fattezze delle p r o s t i t u t e r o m a n e . I l Va n g e l o i n terpretato da Michelangelo Merisi da Caravaggio somiglia tanto a quello vissuto da don Oreste Benzi. Caravaggio l’urlo e la luce di Roberto Filippetti Una quarantina di capolavori di Caravaggio, inseguiti per anni e guardati a lungo; quindi disposti in un ideale per-corso entro cinque stanze, in sequenza non cronologica, ma tematica. La storia messa in scena in ogni singola tela viene “raccontata” come folgorante culmine di un atto unico, nell’alveo di un più grande spettacolo teatrale. I libri di Roberto Filippetti nascono dalla passione comunicativa. E’ accaduto così con Giotto, accade ora con l’altro gigante del realismo cristiano: Caravaggio.

ESPERIENZE

Don Andrea Molteni, incaricato per la pastorale giovanile di sette parrocchie esprime le motivazioni sottese all’evento: «Eravamo alla ricerca di qualcosa che ci aiutasse ad esprimere due idee. La prima: il nuovo modo di stare insieme dei giovani cristiani dentro alla città ci può portare a gustare la bellezza di incontrarci tra giovani uomini e donne cristiani. La seconda: l’unità di pastorale giovanile che sta nascendo non deve diventare immediatamente un centro per organizzare iniziative, ma vuole essere uno spazio e un modo nuovo per incontrarsi. Cosa c’è di meglio dell’arte per raccontare il bello? E c o s a d i p i ù e f f i c a c e d e l Va n gelo, per ricordare che l’esperienza cristiana è un incontrarsi di persone in un popolo in cammino, e di incontrare Dio che cammina in mezzo al suo popolo? Abbiamo presentato queste idee a Roberto FIlippetti, e lui ha subito accettato di intrattenersi con i giovani e meno giovani intervenuti alla serata». Da quest’anno don Andrea e don Marco De Bernardi hanno l’incarico di occuparsi dei giovani, dai 18 anni in su, che frequentano le parrocchie della città. E’ un’attività bella e coinvolgente, ma anche faticosa. «Si vuole creare nella città un luogo, non immediatamente un posto, piuttosto un’esperienza, in cui si possa ritrovare quella qualità dello stare insieme come cristiani che ogni oratorio nel suo quartiere da solo non è più capace di offrire. Non si tratta quindi di ‘correre ai ripari’ per la mancanza di sacerdoti, bensì di dare nuovo slancio alla presenza dei giovani cristiani nella città, per ritrovare consapevolezza e identità. Per il momento è importante iniziare a conoscersi e ad incontrarsi per ‘stare’ insieme. Il ‘fare’ verrà da sé - conclude don And r e a - L’ U P G p o t r à e s s e r e l ’ o c casione di riscoprirsi uniti an-

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Poesia di Carletto Bianchi

LA RANZA GRANDA

Ai lettori di Comunitalternativa è offerta una ‘confidenza’ in versi, che affronta il misterioso e doloroso evento della morte. Evocando le ‘danze macabre’ dipinte sulle chiese millenarie e le descrizioni terrificanti usate per tener buoni i ‘bagaj a dutrinèta’, l’Autore rivela una parte della propria vita che può diventare esperienza condivisa. LA RANZA GRANDA Da un pó de tèmp gemò la Mort la me bala inturnu in del sò Tabàrr negher, ma in de la facia smòrt . La gh’ ha la Mort la sua Ranza Granda che, al sò pièn girà sfióra la tèra e stermina in rutund l’erba di pràa . Me par quasi de vèss in Prucession süi mürr pintà dè Gèsa de Clüsón, e vècch in fila un scheletro dévant e voeùn sübit dedrée ... opür tra i Cavalier dal Dürer disegnà - tèribil maestria del Sgumènt, che m’ ha istremì de matt bagaj de scòla e a Dutrinèta ... nel “ Timor di Dio “ - , cunt i vision fantastich de l’Apocalisse . Quel che fa màa l’è la sua füria cieca che taja insèma senza remission vita de giuvin e vecc e d’ ogni età, ... cumprées di bagaìtt apèna nàa .

ESPERIENZE

A mì senza rasón quèla Ranzàda la m’ ha ranzàa ‘l mè Luca mè bagaj ... ‘na nocc de luna nera süi asfalt de cà, al vintineuf del Lüj dumila e sett .

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Da alura sônt amò püsè sbandàa tra ‘l vöej de l’anima cumplèt ... e la speranza che ghé sia De Là l’aria legera remundina , in duè pudè incuntrass ... cun tütt i Amuur che nüm èmm cultivà e che ogni tant de nocc vègnen in sògn ... e nò ... per càas .

Carletto - 29 de Luj 2010


Ricordo di Domenico Fumagalli

UNA VITA AL SERVIZIO DELLA COMUNITA’

I nipoti

«Domenico, l’uomo saggio, virtuoso, lo sposo fedele e amabile, il padre attento, vigile ed esemplare, il collaboratore, mai stanco che ha scoperto come sia più bello dare che ricevere e fare tutto con gioia per essere amato dal Signore. Per la comunità pativa, gioiva, donava e scompariva, contento di avere fatto tutto quello che poteva fare e bene la sua parte» così don Giuseppe Moscotti alle esequie di Domenico Fumagalli, che si è spento dopo una lunga malattia. Lo ricordano i nipoti Caro Domenico, tante sono le emozioni ed i sentimenti che oggi scorrono nei nostri cuori e nelle nostre comunità. La nostra tristezza e il nostro senso di vuoto, come di qualcosa che c’era e, oggi, non c’è più, sono solo parzialmente compensate dal vedere la fine delle tue sofferenze. Non ce ne sono più di uomini cosi, caro Domenico. Non ce ne sono più di uomini che hanno dedicato la loro vita, in anima e corpo, a tutto e a tutti fuorché a sé stessi. Uomini come te che hanno dedicato tutto alla parrocchia, alla Chiesa ed ai suoi preti, alla comunità ed alla sua gente. Uomini come te che hanno dedicato tutto

alla propria famiglia, ai propri figli, ai propri parenti ed amici. Uomini come te che hanno seminato a larghe mani, con l’umiltà dei grandi uomini, il bene profondo, il senso vero e profondo del Cristo, quello di amare il prossimo tuo come te stesso. Che bello era starti ad ascoltare quando raccontavi della tua Chiesa, del tuo Campanile del tuo Angelo. Che ricordi quando raccontavi di come era stata fatta la prima doratura dell’Angelo. Erano come parte della tua famiglia. Dentro di noi, oggi, si alternano le immagini dei tuoi sorrisi, della tua bontà, del tuo ottimismo con le immagini della tua sofferenza e dei tuoi ultimi giorni. E io, in tutte queste immagini, ci trovo un po’ di quel Signore che hai servito dal primo all’ultimo dei tuoi giorni. Il Signore dei miracoli, della bontà, dell’amore gratuito e sincero, il Signore della Croce. Forse un giorno ci renderemo conto di avere avuto la fortuna di aver conosciuto un Santo, di quei Santi che forse non andranno sui calendari ma che lo sono davvero per come hanno vissuto la loro vita, dal primo all’ultimo giorno. Ci sembra di vedere il nostro Giulai e la Pierina a braccia aperte, con le chiavi del paradiso in mano, stendere il tappeto rosso a prepararti il posto che ti spetta. Goditi il tuo meritato riposo e, come hai fatto sempre nella vita, ricordati di noi, della tua famiglia, della tua parrocchia e della tua gente. Noi ti salutiamo con il nostro grazie più sincero.

ESPERIENZE

Sacrestano della Prepositurale per eredità di famiglia, suo padre era quel Giulio ‘Giulai’ al quale è dedicata la piazza dietro l’abside della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Domenico ha passato più di metà della sua vita al servizio della comunità cristiana. Nella parrocchia centrale, dove lavorò con mons. Luigi Allievi, e poi alla Madonna di Lourdes, dove arrivò per trasferimento di abitazione. Non più sacrestano effettivo, non risparmiò comunque il proprio tempo nell’aiuto alla comunità e a don Giuseppe. Lo conoscevano tutti, ma soprattutto sapevano della sua disponibilità e dedizione. Era un esempio.

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Allevamenti biologici

IL RISPETTO INNANZITUTTO

di Luigi Brivio

Non troppo tempo fa su queste pagine, si era parlato di agricoltura biologica, cercando in poche righe di descriverne le modalità e di evidenziarne e i vari benefici per l’uomo e per l’ambiente. Vale ora la pena di spendere qualche parola anche su un argomento “parallelo” e altrettanto importante: gli allevamenti biologici.

ESPERIENZE

Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, il mangiare un uovo, una bistecca o una mozzarella è una pratica talmente abituale che nessuno si pone mai interrogativi fondamentali quali: da dove arriva questo prodotto? Come è stato allevato l’animale in questione? Ha vissuto in spazi aperti o in ambienti stretti? Ha avuto qualche malattia?.... L’allevamento biologico cerca di rispondere a tutte queste domande nella maniera più eco-compatibile e rispettosa verso l’animale stesso e l’ambiente: di riflesso anche verso l’uomo.

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Un’altra premessa fondamentale Il top dell’ecologismo è il … vegetarianismo, la massima forma di rispetto per animali e Natura. Non tutti però riescono a non consumare carni e per diversi motivi, dagli sportivi, alle persone con problemi di salute, fino agli amanti della buona tavola. In ogni caso però, la coscienza etica e cristiana dovrebbe spingere verso i prodotti più controllati, meglio se biologici, in ultima analisi i meno impattanti in ogni ambito. Attingendo dal sito Omeopatia e Biologico si precisa che “l’allevamento biologico ha come concezione l’allevamento dei capi rispettando l’etologia (cioè le abitudini naturali) della specie e i criteri di benessere animale, che negli allevamenti tradizionali non vengono rispettati”. I criteri in questione sono stabiliti dall’Unione Europea, attraverso il regolamento CE 1804/99 e a livello nazionale con un decreto che porta data Agosto 2000.

che per qualche individuo. Le razze devono essere rustiche e possibilmente del luogo. Infatti quelle selezionate in genere non hanno buona capacità di adattamento. Ovviamente sono vietate le specie ottenute con manipolazione genetica Per il discorso alimentazione, la dieta in primo luogo deve essere proporzionale al fabbisogno nutrizionale degli animali, il cibo poi deve essere per il 100% di origine biologica, preferibilmente coltivato in loco. Questo è un aspetto importante: nessuno si chiede mai cosa abbia mangiato e come si sia nutrito un bovino. C’è il rischio, in un allevamento convenzionale, che l’animale possa vivere e nutrirsi nelle vicinanze di fabbriche, terreni contaminati, acque sporche….Non così nell’allevamento “bio”. Non sono permessi nemmeno, comprensibilmente, prodotti stimolatori della crescita (come gli ormoni) e stimolatori sintetici dell’appetito, dannosi per la salute dell’amico animale.

Cosa prevedono i regolamenti in questione? Per prima cosa uno spazio vitale adeguato, in cui gli animali possano essere liberi di pascolare o razzolare senza essere costretti in celle o recinti angusti. Si pensi che in un allevamento intensivo di galline in genere ce ne sono 20-25 in un solo metro quadrato: sofferenza pura! Inoltre le strutture devono essere salubri e ordinate, bilanciate al numero dei capi di allevamento e devono permettere l’isolamento in caso di cure medi-

La salute degli animali Anche in caso di malattie, la prassi del biologico segue strade differenti: prima di tutto, grazie all’ambiente più salubre e alle condizioni appena riportate, le malattie sono meno frequenti che in un allevamento tradizionale. Nel caso sopraggiunga una patologia, dapprima si cerca di curarla con rimedi omeopatici, cioè senza medicinali e antibiotici; laddove questi non dovessero bastare, è ammesso l’uso di farmaci e antibiotici, sotto stretta sorveglianza


veterinaria. (Ovviamente però, non sono ammessi i trattamenti antibio tici di massa). L’animale sofferente viene isolato finché non è guarito. Questo tempo di “quarantena” nel biologico è doppio rispetto al tradizionale. Inoltre per ogni animale è prevista una precisa tracciatura, per cui è “registrato” tutto ciò che lo riguarda, dalla nascita, alle vaccinazioni, alle cure subite, per aumentare la trasparenza del prodotto finale. Gli antibiotici utilizzati massicciamente negli allevamenti intensivi sono pericolosi e rischiosi anche per un motivo ambientale: essi passano attraverso le feci degli animali nel terreno e lo contaminano intaccando anche i corsi d’acqua. In Germania, per mezzo di questi “passaggi” sono state trovate tracce di antibiotici nel pane comune!

si godano gli ultimi paradisi di verde rimasti. Come chiude la stessa Licia Colò: “non c’è democrazia e giustizia tra una persona con un fucile in mano e un essere vivente che non si può difendere”. Non ce ne vogliano i cacciatori, Comunitalternativa la pensa così. BIBLIOGRAFIA: - Omeopatiaebiologico.wordpress.com - Sito dell’Associazione lombarda degli agricoltori biologici - FAMIGLIA CRISTIANA nr.23 del giugno 2010.

Trasporto e prezzo Per quanto riguarda la movimentazione e il trasporto dei capi, regola di base è quella di limitare le distanze ed evitare il più possibile affaticamenti e disagi. Le operazioni di scarico e scarico devono avvenire senza brutalità ed è vietato somministrare calmanti agli animali. Anche il momento dell’abbattimento, per quanto inevitabilmente crudele, deve essere condotto in maniera tale da limitare il più possibile la tensione e la sofferenza. Illustrati i pregi e i benefici del prodotto biologico, ci si può chiedere se ci sia qualche “contro”. Forse, l’unico inconveniente riscontrabile è il prezzo maggiore rispetto ad uno tradizionale, ma è una cosa abbastanza logica per diversi motivi: -L’alimentazione unicamente biologica degli animali, di qualità superiore. -La tecnica di allevamento estensiva e non intensiva, per cui sono previsti meno animali per un dato numero di metri quadri di terreno. -I tempi maggiori di crescita degli animali. -Le particolari e attente cure veterinarie. -I controlli generali periodici. Quindi a ben vedere, c’è convenienza! Chi non spenderebbe qualcosa in più per un alimento sano, sicuro, buono al gusto e eticamente rispettoso? Meglio risparmiare su altro. Un’ultima chiosa, se è permessa. Prendendo spunto da una risposta di Licia Colò su FAMIGLIA CRISTIANA, sarebbe buona cosa evitare di mangiare carni provenienti dalla caccia in spazi aperti. Perché se è vero che anche gli animali da allevamento conoscono la stessa sorte finale, è sacrosanto che “il passaggio” avvenga nel modo più rapido e meno cruento possibile. Cosa che nella pratica venatoria non sempre succede e spesso le bestiole agonizzano per lungo tempo prima di morire. Molto più bello e appagante lasciare che i piccoli e i grandi uccelletti disegnino le loro belle traiettorie di volo nei cieli e che i cinghiali e i cervi

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CITTÀ di LISSONE

Assessorato alla Cultura, Identità e Tradizioni Locali

5ª RASSEGNA LISSONE A TEATRO

C U LT U R A

E’ ormai al via la quinta edizione della Rassegna Teatrale lissonese, un appuntamento ormai consolidato ed atteso con curiosità dagli appassionati del genere. Seguendo la formula ormai da tempo collaudata, la rassegna, organizzata con la consueta, preziosa collaborazione del Teatro dell’Elica di Lissone, si svolgerà dal 26 novembre all’11 marzo 2011, seguendo un percorso in 7 tappe (di cui una fuori abbonamento) che porterà a Palazzo Terragni altrettante compagnie, con il compito di rappresentare generi diversi, mettendo in scena spettacoli di qualità, nel segno di un’offerta culturale di prestigio, che, grazie all’esperienza maturata negli anni, consente di allestire e presentare sul territorio manifestazioni di ottimo livello. “Ritengo- commenta l’ass. Daniela Ronchi - la rassegna teatrale ed, in parallelo, la rassegna per i più piccoli che a breve presenteremo, un importante strumento di crescita culturale, di socializzazione e di valorizzazione delle risorse presenti sul territorio. L’impegno in tal senso dell’Assessorato è stimolato dalle risposte positive della città; sono convinta che l’esistenza in ambito locale di una vera e propria “vocazione” per il teatro, radicata sul territorio e dimostrata dalla passione e dall’entusiasmo delle tante compagnie amatoriali presenti nella memoria storica locale ed in buon numero ancora oggi attive, giustifichi ampiamente l’investimento da parte dell’Amministrazione di adeguate risorse per sviluppare l’attenzione per questa affascinante forma artistica e culturale. Credo che anche la decisione della Provincia di Monza e Brianza di promuovere la Festa del Teatro nel mese di ottobre accolga ed amplifichi queste istanze da parte dei comuni più attivi in campo culturale.” La rassegna di quest’anno, il cui programma dettagliato è pubblicato nel riquadro a fianco, prevede sin dal debutto con la commedia dal titolo “Maionese “ il 26 Novembre ,appuntamenti di grande richiamo, da non perdere assolutamente per ragioni diverse. Dopo il debutto, il concerto natalizio del 17 dicembre, in cui verranno proposti brani classici filtrati attraverso uno stile moderno; la sapiente combinazione di voci e strumenti saprà creare una serata magica, calando gli spettatori in un’atmosfera serena e gioiosa. Lo spettacolo più intrigante della rassegna si svolgerà invece nel mese di gennaio: con la sapiente regia di Gioele Dix, gli Oblivion - vero fenomeno web della scorsa stagione - daranno vita ad uno spettacolo coinvolgente, arguto, dal ritmo vivace ed intenso, una messa in scena spettacolare in equilibrio tra umorismo e commozione. Per finire, una citazione d’obbligo per l’ultima rappresentazione, fuori programma, in calendario per l’11 marzo: “Targato H”, una rappresentazione incentrata sul delicato tema dell’Handicap, affrontato qui in chiave comica, ribaltando le concezioni comuni ed abbattendo le concezioni comuni che portano spesso al pregiudizio. Uno spunto di riflessione di grande coraggio, che vuole rappresentare uno stimolo per guardare in faccia la realtà. La campagna abbonamenti e la prevendita dei biglietti prende il via sabato 6 novembre dalle ore 10.00 alle 12.00 presso la sede del Comune di Lissone – Via Gramsci, 21 – 1° piano, dove ogni sabato sarà possibile prenotare e acquistare i biglietti per gli spettacoli in rassegna (tel. 039-7397.271 – lissoneateatro@comune.lissone.mb.it). Durante la settimana, da lunedì a venerdì, il servizio verrà effettuato preso la sede dell’Associazione Teatro dell’Elica di Lissone in Via San Martino 34 (tel. 039-2458296 – info@teatrodellelica.it). Informazioni più dettagliate sono riportate sul sito www.comune.lissone.mb.it.

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Recital per Soprano e pianoforte con la partecipazione di QUIRINO Palazzo Terragni, 14 novembre ore 17.00

inserito nella rassegna Brianza Classica 2010-2011 (ingresso libero, prenotazione obbligatoria a partire da lunedì 8 novembre cell. 393 9321818 - 335 5461501) Quirino PRINCIPE Curriculum Quirino Principe, nato a Gorizia il 19 novembre 1935, Accademico di Santa Cecilia in Roma, si è laureato in filosofia all’Università di Padova il 14 luglio 1956, con una tesi sulla dottrina del logos in Filone d’Alessandria alla luce delle metafore musicali utilizzate da Filone per allegorizzare la creazione del mondo, e in una linea d’indagine filologica tesa a stabilire la “restituzione” di tali metafore crezionistiche da parte del neoplatonismo alla Patrologia greca, dopo che Filone aveva trasmesso quel linguaggio filosofico ai neoplatonici. Quirino Principe ha compiuto i suoi studi musicali alla Scuola Civica di Musica di Gorizia e al Conservatorio di Trieste: più tardi, all’Università Ambrosiana di canto liturgico di Milano. Dopo una breve carriera militare come ufficiale di artiglieria da montagna, dal 1958 al 1979 ha insegnato dapprima nei Licei Classici del Veneto, della Lombardia e di Milano, poi (1979-1999) nei corsi superiori di musicologia del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, e infine (20002004) è stato docente a contratto di storia della musica moderna e contemporanea all’Università di Trieste, svolgendo nello stesso tempo i corsi di storia della critica musicale, di estetica musicale e di lingua tedesca per musicologi. Dall’anno accademico 2005-2006 insegna filosofia della musica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tre. Da sempre lavora in ambito musicologico e germanistico, e privilegia per i propri studi anche un terzo ambito, quello della filologia classica. Coordinando quest’ultimo oggetto di riflessione con l’attività musicologica, coltiva in particolare lo studio della musica antica precristiana, soprattutto di quella dell’antica Ellade e del mondo ellenistico. Musica, cultura tedesca e germanica in senso lato, letterature greca e latina e le loro implicazioni musicali, sono le tre direzioni fondamentali del suo avoro culturale. Si aggiunga una quarta direzione: dai sei anni esercita una frequente attività teatrale, come drammaturgo, autore di testi per musica, attore.

INCONTRI MUSICALI VISITE GUIDATE

IDEAZIONE ED ORGANIZZAZIONE :

CON PATROCINIO E CONTRIBUTO DI:

QUIRINO PRINCIPE

IN PROVINCIA MONZA BRIANZA

iVIIIConcerti Svelati: EDIZIONE

DI TUTTI I COMUNI COINVOLTI NEL CIRCUITO E DEL CONSORZIO DI VILLA GREPPI IN COLLABORAZIONE CON:

Musica ed Anniversari Direzione artistica M° Giorgio Matteoli

CITTÀ DI LISSONE

ASSESSORATO ALLA CULTURA, IDENTITÀ E TRADIZIONI LOCALI

CON IL CONTRIBUTO DI:

Andrea Rucli (pianoforte)

14 NOVEMBRE 2010 LISSONE PALAZZO TERRAGNI

E CON IL PATROCINIO DI:

MEDIA PARTNER

Ingresso libero ai concerti fino ad esaurimento posti con prenotazione, a partire da una settimana prima di ogni evento (giorno successivo ad ogni spettacolo), ai numeri 393 9321818 o 335 5461501 oppure all’indirizzo mail: info@earlymusic.it. Le visite guidate a cura del TCI sono prenotabili al numero di telefono 02-8526820 a partire da un mese prima della data di effettuazione, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Claudia Grimaz (soprano)

RECITAL

ELLA ADAIEWSKY: UNA COMPOSITRICE DI SAN PIETROBURGO IN ITALIA TRA XIX E XX SECOLO

DUO GRIMAZ-RUCLI (SOPRANO E PIANOFORTE) CON LA PARTECIPAZIONE DI

QUIRINO PRINCIPE

INIZIO CONCERTO ORE 17.00 INGRESSO LIBERO CON PRENOTAZIONE CONSIGLIATA

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Dalla biblioteca della Comunità invito alla lettura

ULTIMI ARRIVI

di Franco Dassi

Leggere non è come accendere la televisione. Leggere significa lasciarsi leggere. E scoprire in noi pagine delle quali neppure sospettavamo l’esistenza. Giuda di Sergio Stevan. Il mistero del tradimento Lettera a Sila di Silvano Fausti. Quale futuro per il Cristianesimo? Rinascere nel tempo della prova AA VV. In ascolto di Giovanni della Croce Parole come pietre di Rinaldo Falsino. I detti scandalosi di Gesù La luna nell’oblò di Giorgio Torelli. Racconti Lo scandalo del Martirio di Gerolamo Fazzini. Inchiesta sui testimoni della Fede del terzo millennio

Emergenza bullismo di Erica Valsecchi. Manuale di sopravvivenza per i ragazzi Benedetto (da Norcia) Padre di molti popoli di Andrea Pamparana Il bastone e la conchiglia di Cosi e Repossi. Guida Spirituale al Cammino di Santiago Le Beatitudini del naufrago di Luigi Bozzoli. Racconti di un giornalista Anno Domini 33 di Colin Duriez. L’anno che ha sconvolto il mondo

Gesù dodicenne di Franco Manzi. Spunti Biblici e riflessioni Teologiche

Il Vangelo della mia vita di Francesco Falsino. Commento Spirituale alla Vita pubblica di Gesù

Un posto a Occidente di Tiziano Civettini. Sulla morte dei giovani e la Speranza Cristiana

LETTURE

Il sapore dei giorni di Philippe Ferlay. Il Cristiano e l’arte di vivere

La Turchia è vicina di Mariagrazia Zambon Viaggio in un Paese dai mille volti

Yves Congar di Paolo Colombo Per una Chiesa dello Spirito

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Bonhoeffer e il disincanto di Andrea Brutto. Lettura psicologico-Spirituale di “Resistenza e resa”

Il Regno di Dio è qui di Luigi Serenthà. Il discorso della montagna Lessico della vita quotidiana nella Bibbia di John J. Pilch

Bussate e vi sarà aperto di Cozzoli e De Simone. Oltre la soglia di trenta Monasteri Giornate speciali di apertura della biblioteca: Sabato 4 e domenica 5 dicembre Vi aspettiamo per una visita , sarà un’occasione propizia per conoscerci, prendere visione della Biblioteca di Comunità, consultare testi e prendere libri in prestito.


Una via per la Santità

CARITA’

di Franco Dassi

La via per la Santità non passa necessariamente attraverso il martirio o atti eroici. Nel corso della storia del Cristianesimo molte persone, anche laici, sono stati modelli di vita, figure esemplari e sono saliti agli onori degli Altari, grazie alla loro opera di prossimità verso gli “ultimi”. Così scrive il Card. Tettamanzi nella parte conclusiva del nuovo libro ‘Dalla tua mano. San Carlo, un riformatore inattuale? (Rizzoli), da poco in libreria. “Sei attuale, nel senso più alto, perché sei santo, e così sei diventato e rimani una ricchezza spirituale e culturale per la Chiesa, dunque per tutti e per sempre: anche per me ora. Ma in che senso la tua attualità dipende dalla tua santità? Non tanto per le forme - per ogni forma - secondo cui hai vissuto e hai manifestato la tua santità, la tua vita spirituale, la tua pietas, il tuo amore per Dio e per il prossimo, quanto per il tuo animus, il tuo cuore, la tua carità: di te si dice che non sei stato un mistico, ma che la tua “vita nello Spirito” si è svolta con una intensità eccezionale. Sono la tua esemplarità e la tua efficacia che ti fanno attuale”

Diceva San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, sulle virtù teologali, Fede Speranza e Carità, che devo-

no contraddistinguere il Cristiano, “La Carità è magnanima, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, … ora esistono queste tre cose, ma la più grande di esse è la Carità”. Ne consegue che impegnarsi nella Carità, è una delle strade che aprono alla Santità. Per conoscere meglio la figura di San Carlo, vi proponiamo la lettura di alcuni testi presenti in Biblioteca Parrocchiale, che potrete richiederli in prestito. Alcuni titoli: Con San Carlo per le vie di Milano di Luigi Crivelli San Carlo Borromeo di Angelo Mayo (vita e azione Pastorale) San Carlo e la Croce di Dionigi Tettamanzi (itinerari di catechesi) San Carlo Santo per gli altri di Luigi Crivelli Farsi prossimo in San Carlo di Dionigi Tettamanzi (commento alla lettera del cardinale Carlo Maria Martini per il piano pastorale 1985-1986, per la Diocesi di Milano) Farsi prossimo: Atti del Convegno Diocesano nel quarto centenario dalla morte di San Carlo San Carlo Borromeo di Michele Aramini. (breve biografia) Santi per vocazione sull’esempio di San Carlo di Dionigi Tettamanzi

LETTURE

Per il prossimo anno Pastorale. L’Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, ci propone una riflessione su San Carlo Borromeo, nel quarto centenario di Canonizzazione. San Carlo è stato un grande Vescovo della Chiesa Ambrosiana del XVI secolo, discendente da una famiglia nobile, i Borromeo, nipote di Papa Pio IV, durante la sua Missione Pastorale, si adoperò per i poveri, privandosi di parte del patrimonio del Casato. Instancabile Pastore, faceva visita a molte parrocchie della Diocesi, percorrendo strade sconnesse o arrampicandosi per sentieri tortuosi, perché voleva rendersi conto di persona dei problemi materiali e spirituali delle Parrocchie, del Clero e dei Cristiani residenti. Esemplare è stato il suo prodigarsi durante la pestilenza che nel 1576, raggiunse la Città di Milano, mentre il governatore emanava provvedimenti per evitare il diffondersi della peste. San Carlo si prodigava per organizzare il lazzaretto fuori Porta Orientale, e prestare assistenza morale e materiale a quanti furono colpiti da questa terribile malattia. Lui stesso talvolta si recava sul posto per portare conforto agli ammalati e spronare il clero a prendersi cura di loro.

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COMUNITÀ PARROCCHIALE SS. PIETRO E PAOLO BENVENUTI NELLA COMUNITA’ DEI DISCEPOLI DEL SIGNORE LUGLIO - Gislon Alessia, Palaia Angelica, Barthelot Rachell, Collini Alessandro, Urbano Alexandra, Adami Dominik,Casali Daniele, Purita Nicole, Gatto Leonardo SETTEMBRE - Sardoni Davide, Nicoletti Alessandro, Abrami Viola, Criscì Emma, Fazzari Salvatore, Romanatti Emma, Dossi Stefano, Saranga Giulia, Viscardi Federica, Methasani Noemi OTTOBRE - Colombo Davide, Dorgnana Sara, Arosio Ginevra, Gnetti Niccolò,Dobrin Giacomo, Valentini Samuele, Muzzi Serena, Arosio Alessia, Crippa Matilde, Schettino Agata, Fornasiero Elisa, Ndoj Matteo, Wattalage Kevin Angelo, Mariani Leonardo NOVEMBRE - Lissoni Gabriele, Barbuiani Sofia, Borraccino Gabriele, Cavallotti Grete, Mariani Mattia INSIEME PER SEMPRE NEL SIGNORE LUGLIO - Zanchetti Massimo e Rallo Floriana, Ventura Andrea e Rotella Genny, Arosio Massimo e Gatto Daniela, Lettieri Matteo e Pucci Katia SETTEMBRE - Consalvi Claudio e Nova Silvia, Greco Nicola e Mignemi Biagina, Trevisan Fabio e Pirovano Sara, Botta Simone e Riviello Concetta, Bellorofonte Cristiano e Barni Erika, Meroni Alessandro e Giovannetti Laura, Raso Luigi e Pezzoni Elisa, Condò Francesco e Ferrario Annalisa, Cazzaniga Alessandro e Lambrughi Alice, Giandinoto Marco e Gozzi Giuliana, Brambilla Flavio e Arosio Laura, Cinà Valerio e Zuccalà Laura, Mincuzzi Luciana e Moda Massimo, Avezzano Roberto e Lambrughi Luana, Migliorini Renato e Rosone Manuela, Mazzarola Andrea e Lileia Angela, Galbiati Gabriele e Perego Nicoletta OTTOBRE - Sechi Marco e Citterio Maddalena, Uccelli Alfredo e Basso Tiziana, Angelicchio Alessandro e Altieri Loredana, Butera Francesco e Lapusata Apollonia, Segantin Davide e Pontiggia Veronica, Cassese Enzo e Ferrario Simona

ARCHIVIO

IN ATTESA DEL FUTURO DI DIO LUGLIO Monguzzi Guglielmina 1925 Russo Prospero 1932 Formigaro Lelio 1945 Malpetti Egidio 1947 Sartori Arpalice 1915 Taormina Lorenzo 1938 Favari Fiordalice 1936 Fossati Severino 1915 Meroni Ezio 1922 Mariani Dario 1932 AGOSTO Bugatti Carlo 1914 Arosio Giuseppe 1922 Perego Ambrogio 1928 Verga Paola 1914 Perego Maria Piera 1945 Varolo Mario 1930 Bellini Vincenzo 1935 SETTEMBRE Inglisa Giuseppe 1932 Bazzana Maria 1942 Casati Renzo 1920

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Almerico Michele 1917 Rosina Marcello 1930 Melchiori Gilia 1924 Galimberti Graziella 1934 Erba Ermanno 1940 Lamperti Ambrogina 1934 Gelosa Renzo 1921 Pessina Vismara Chiara 1911 Erba Luigi 1928 Iacchetti Giovanna 1915 Arosio Rosangela 1936 OTTOBRE Tavoni Gian Pietro 1931 Fossati Erina 1929 Viganò Bianca 1917 Galimberti Oggioni Gesuina 1923 Parma Teresa 1937 Bentivegna Saveria Rosaria 1926 NOVEMBRE Casati Oreste 1957 Ornaghi Emilio 1933 Pagani Dario 1924

COMUNITÀ S. GIUSEPPE ARTIGIANO BENVENUTI NELLA COMUNITA’ DEI DISCEPOLI DEL SIGNORE LUGLIO - Marra Kevin Monguzzi Camilla SETTEMBRE - Dalla Pietà Riccardo, Palmisano Vittoria OTTOBRE - Cunegatti Martina, Marelli Ilaria, Rivolta Federico, Mangiagalli Martina, Mostoni Giorgio NOVEMBRE - Moscardini Maia, Bosatta Alessia INSIEME PER SEMPRE NEL SIGNORE LUGLIO - Belloni Ivan e Luft Michela IN ATTESA DEL FUTURO DI DIO GIUGNO Marianì Sofia 1928 LUGLIO Besana Paola 1944 Silvestrin Giovanni 1932 Valtorta Giovanni 1921 Spinelli Adelina 1916

SETTEMBRE Barzaghi Angelina 1921 OTTOBRE Corbetta Anna 1932 Poma Giovanni 1923


COMUNITÀ CUORE IMMACOLATO DI MARIA BENVENUTI NELLA CASA DEL SIGNORE SETTEMBRE - Sarlo Gabriel, Bani Giorgio OTTOBRE - Dell’Orto Gabriele, Di Maio Giulia, Facchinetti Elena, Larosa Emilia Federica, Pepe Luca, Sana Ludovico, D’Onofrio Michael Domenico, Agazzi Giulia, Bergomi Diego NOVEMBRE - Troiani Alessia, Ferraro Filippo Salvatore, Squitieri Vittoria, Racchini Fabio IN ATTESA DEL FUTURO DI DIO

SETTEMBRE Perego Erminia 1931 Molteni Marco 1969 Alberti Eleonora 1943

OTTOBRE Carzaniga Renato 1932 Dick Giuseppina 1931 Fossati Sisto

COMUNITÀ MADONNA DI LOURDES BENVENUTI NELLA CASA DEL SIGNORE OTTOBRE - Meneghetti Ilenia Teresina, Aiello Lorenzo Gustavo Valentino INSIEME PER SEMPRE NEL SIGNORE SETTEMBRE - La Mattina Giuseppe, Bellan Valentina IN ATTESA DEL FUTURO DI DIO AGOSTO Forte Michelina 1952 Fumagalli Domenico 1930 Arosio Piera 1932 Sironi Bona Bruna 1954 Sbardolini Antonia 1912 Lotterio Giorgio 1940 Rivolta Mario 1930 Porta Luigia 1929 Mariani Gianfranca 1929 SETTEMBRE Mussi Maria 1927

Rignanese Donata Antonia 1945 Minichelli Maria 1919 OTTOBRE Dascanio Michele 1919 Masiero Teresina 1950 Illativi Gino 1934 Loiurio Teresa 1941 Purita Antonio 1923 Trabattoni Luigia 1921 Fortunini Aldo 1930

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chiesa cuore immacolato di maria

chiesa madonna di lourdes

chiesa ss. pietro e paolo

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chiesa s. giuseppe artigiano

chiesa s. cuore di ges첫


Comunità Alternativa n° 4.