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Citando Charles Baudelaire:

“Non prendiamoci sul serio durante l’arco di una giornata, sono solo 10 racconti, pochi caratteri e qualche orizzonte lontano. Viaggiare ormai significa scappare, ma odio dovervelo spiegare. Questa comunque non è una citazione del decadentista francese ma un modo per prendere la vostra attenzione. Ho notato che mettere le citazioni dei poeti fa molto persona intellettuale. Io non lo sono, però almeno mi avete cagato un attimo. Buona lettura”.


SETTEMBRE OTTOBRE NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO APRILE MAGGIO GIUGNO “A fattore rosso”

“Non era il congiuntivo”

“Sembrare eterni nel letto dei tuoi”

“Domani i lego in terra rossa”

“Elle non è soddisfatta”

“14 Febbraio”

“Pensandoci temevo il peggio”

“Due facce”

“Tempo di rivoluzione”

“Nico Falso eroe”

UNA SERIE DI 10 SCRITTI PARTORITI MESE DOPO MESE DA SETTEMBRE A GIUGNO. P.S LUGLIO E AGOSTO SONO NOIOSI


A FATTORE ROSSO Settembre 2011


Alla domanda che mi fece pensai di non essere all’altezza di tutte le attenzioni che mi aveva dato nel corso di questi 9 mesi. Non potrei mai fuggire da lei. E’ bella dolce e passionale, ogni suo piccolo leggero sguardo è come se mi battesse sul petto, una sensazione unica alle volte emozionante ed inebriante ... ALT! Io non posso, e non devo provare questo genere di cose, non posso perdere così le mie piume, non devo spogliarmi così davanti a due occhi e un naso , non posso il mio compito è accompagnarla la mattina appena sveglia e la notte prima di addormentarsi . Innamorato? Scherziamo? Solo perchè sono palesemente a disagio davanti a tutto quello che mi ha dato ? Non è possibile, troppo diversi : io ho un becco e sogno sempre di volare oltre, lei invece ha gli occhi azzurri ed è una bravissima ragazza di casa; mi ricordo infatti la prima volta che entrai, io non ero abituato a tutto ciò. Ero sempre stato fra i miei simili dove si sognava di volare via tutti

insieme. La cura nel dettaglio e l’aiutarsi l’uno con l’altro era alla base di quell’attività famigliare; ricordo con estremo piacere il giorno in cui mi portarono nella casa di campagna insieme a tanti altri animali , in questo casolare lontano da tutti senza il rumore frenetico della città, anche se il mio desiderio è volare lontano non avevo mai provato nulla di tutto ciò. Le seguenti mattine cercai di dargli la sveglia più dolce e la buona notte più calda possibile, era un periodo strano non so cosa avesse ( credo la scuola ). L. non era più quella di prima ma mi rassicurava sempre , il nostro rapporto non avrebbe avuto traumi dopo tutto ciò. Ora volo leggero, c’è il sole, qualche volta mi manca quella dolce casa . Ti spaventerebbe un universo intero d’attraversare e navigare con due ali come le mie?


NON ERA IL CONGIUNTIVO Ottobre 2011


Non è mai stato un problema per lui. Governava da oltre 15 anni. Avevo appena 4 anni quando lo vedevo in televisione e mi pareva un giovane dalle buone speranze. In molti si sono chiesti il reale potenziale comunicativo di questa persona, analizzandolo infatti i suoi discorsi lungo 25 anni di campagne elettorali insieme al mio studio trovammo una delle possibili cause della sconfitta alle ultime elezioni. La politica del fosse, dicevano ironicamente gli avversari. In effetti il problema congiuntivi ha sempre penalizzato il leader nel rapporto con intellettuali e giornalisti. M.D ( non lo cito per privacy, ma è un famoso giornalista del Corriere Della Sera ) ci confidò che il suo linguaggio stizziva l’80% degli iscritti all’albo. Per anni ha vinto

così, rincorrendo la lingua Italiana, prendendo lezioni private da insegnati e talvolta facendo i compiti. Nato a Milano 73 anni fa da genitori Bergamaschi, ha interrotto misteriosamente i suoi studi in quinta superiore, per poi affidarsi ad un aiuto che produsse un diploma e un paio di lauree. “L’uomo comune” fu il suo primo epiteto che lo portò ad una vittoria con un clamoroso 75% di preferenze. Lo scandalo vallette, il richiamo al denaro sporco e una moltitudine di promesse da leader per coprire i propri interessi. Non credo fosse il congiuntivo il problema.


SEMBRARE ETERNI NEL LETTO DEI TUOI Novembre 2011


All'album dei Blur del 5 maggio 2003, alle Chesterfield rosse e alla tua macchina. Credo che tutti abbiano ascoltato Think Tank almeno una volta nella vita, noi però sempre quando facevamo l'amore e fuori pioveva a dirotto, non era neanche inverno e la neve si stava sciogliendo, da queste parti in primavera il ghiaccio è la base di un paesaggio naturale lontano dai fumi della città.

Nel letto dei tuoi, un classico stagionato, non è che c'importasse molto del resto, avevamo un pacchetto intero di sigarette, naturalmente da 10 e dopo un pomeriggio ne rimanevamo sempre due, tanto che una volta usciti sotto un cielo nefasto fumavamo, spavaldi, complici in eterno. Poi c'era la tua macchina e le mie paure; forse non saresti più tornata, come una cometa al tramonto, ma ci ricorderemo di quei pomeriggio come una ballata infinita.


DOMANI I LEGO IN TERRA ROSSA Dicembre 2011


Quante volte abbiamo deciso di rimanere da soli. Attanagliati da quel senso misantropo dovuto ad un’infanzia ossessiva con i propri Lego. Rimpiangere il periodo in cui andavamo al Foro Italico in prima fila a veder le gesta di Arnaud Clement con i suoi occhiali non è da me. Sono sempre stato per il domani lo sai bene. Quella volta che mi domandasti cosa fare del nostro ipotetico futuro a Torino risposi con un lapidario “vedremo”. Inopportuno e senza sensibilità pensasti, questo me lo ricordo troppo bene. Bastava guardarti e leggere la delusione nei tuoi occhi, la poca sicurezza dimostrata verso un qualcosa da costruire insieme ha reso il mio ego al centro di tutto. Sai vederti così non è semplice, trattenere il proprio imbarazzo è qualcosa che logora l’anima oltre che il fisico. Ostentare quella fermezza che non ho mai avuto con te ora rende tutto estremamente crudele.

Sei incinta e ti sposi, anche se questa non è una canzone di terzo livello, non riesco a smettere di guardare sconsolato il piatto in cui mangio. Bastava non usare le precauzioni? Cazzo, mi è toccato pure scrivere una cosa del genere. Avevo deciso di smettere con te, noi e voi. E ora? Non ero quello che non guardava mai indietro? Domani non ci sarai più come da tempo, nasce una vita e un rapporto degno di quello che avevamo con il campo in terra battuta di Roma, quando ragazzini vedevamo quella settimana come l’apice della nostra passione. Scusami se ti ho dato per scontata. Il mio posto c’è, lo spero e penso a domani.


ELLE NON E SODDISFATTA Gennaio 2012


Mi sono alzato, è notte, fa molto freddo. Le sedie sempre composte, il tavolo retto e la stufa, quella continua a macinare calore . Ho sempre creduto che l’insoddisfazione fosse diretta concorrente della soddisfazione, ma così non è. L’ho capito quando guardavo il mio posto di lavoro, la mia scrivania in ufficio che trovavo sempre vuota e quindi riempivo, poi però la vedevo piena e allora davo spazio alle fantasie minimal ma avevo bisogno di colore e quindi si cadeva nel kitsch : mai tranquillo. Credo che nel complesso il mio posto di lavoro fatto con sedia scrivania, computer e alcune penne mordicchiate fosse meraviglioso, però lo pensavo per circa 3 secondi a settimana e poi continuò la grande paranoia circolare. Per il resto la stufa calda è un tipico esempio di tutto ciò, se non lo capisci Elle ci possiamo venire incontro, sicuramente quando ti scrivo questo genere di cose mi reputi una persona abbastanza

strana, però lo sai quanto apprezzo il fatto di tenere un dialogo notturno con qualcuno. Forse era meglio comprare l’Iphone o uno di quei nuovi strumenti tecnologici utili per scambiarci opinioni sul mondo in tempo reale ( quanti follower hai su twitter?) / peccato ho sempre desiderato feedback diretti, questi nuovi media distruggono il calore umano, proprio come quella volta in cui hai deciso di ascoltare la mia “strana” musica e ti sei addormentata sul tram, però ti piaceva ( ?|). Non so essere diretto con quello che scrivo, ma è soddisfatto colui che è perennemente insoddisfatto, poiché alla ricerca dell’impossibile, pur sapendo. t’immagini che palle se no ? P.S Ho cambiato lavoro.


14 FEBBRAIO Febbraio 2012


Non ci bastava andare in qualche bar anarco/comunista dove non c’era rumore, la pressione era altra, la gente quando camminavamo trovava in noi qualcosa che non andasse, come se nascondessimo un segreto, forse qualche capello fuori posto e la scarpe perennemente rovinate non erano il biglietto da visita migliore per un cittadino del “futuro”. Con quest’ultimo non avevamo un gran rapporto, alle volte dolce compagno d’avventura, altre invece croce nevrastenica nell’arco di una giornata qualunque. Abbiamo perso tanti amici per strada, sai com’è da queste parti va cosi, un giorno ci sei e un altro non ci sei più, ma quel che fa tristezza è il fatto che nessuno di loro ti manca, perchè quel che eravamo forse non lo siamo mai stati, oppure lo siamo ancora ma non vogliamo pensarci. Le donne erano sempre le donne, sempre stupende quanto stupide, colluse dentro e anarchiche fuori, bionde come le more. Ci sono e non devono mai giudicarti ma sorreggerti, sotto ogni punto di vista anche quello più rude.

Quello che pensavo la mattina del giorno 14 Febbraio era questo,in fondo noi nel DNA questo genere di cose c’è l’avevamo. Non pensi alla tua famiglia, in questi casi hai l’egoismo di farla finita con certe cazzate e pensare solo ed esclusivamente a te stesso. Magari l’avevamo preparato in poco tempo, ci sarebbe sfuggito sicuramente un minimo dettaglio. Alla fine eravamo sbarbati e puliti quella mattina, e questo fa capire che la tensione non avrebbe portato a nulla di positivo e maniacalmente perfetto. Era una colazione troppo spenta e corretta con tanto di frutta e latte caldo al punto giusto, non come quello che prendevi ustionante la mattina prima. Non c’eravamo ancora guardati in faccia, ma francamente eravamo tutti sicuri di quello che stavamo per fare.


PENSANDOCI TEMEVO IL PEGGIO Marzo 2012


Un incendio mi ha fatto paura. C’era un sacco di fumo in Via San Donato, proprio nel palazzo sopra la mitologica libreria DEVOTI, al numero civico 60. Al terzo piano viveva la signora Terlizzi, una deliziosa vecchietta di circa 80 anni che fino a quando ho potuto andavo a salutare insieme alla mamma e lei mi offriva sempre i soliti biscotti accompagnati da un bicchiere di latte, freddo. Perchè non andavo più a trovarla? Bè, crescendo si diventa stronzi e iniziamo ad ignorare come non mai tutto ciò che ci circonda e ci ha fatto bene. Che musica c’era in casa sua l’ultima volta? Di classe ovviamente. Amante di Nina Simone e del primo Rap Napoletano targato Pino Daniele. Giovanile insomma la signora. Questo non c’entra ma ricordo

con piacere una poesia scritta sul muro delle sua cucina. “Il ghiaccio è come un pagliaccio, si scioglie come una risata che si spegne in una calda serata”. Tommaso Tirapane, meglio conosciuto come Evelin Terlizzi. Primo transgender del quartiere San Donato. Ora è tornato da un paio d’anni nella sua Catania, detta anche la Seattle Italiana.


DUE FACCE Aprile 2012


Lo spirito del racconto è quello dell’attimo che precede il finale di una storia. Esatto proprio quando trattieni il fiato per mezzo secondo e riesci a capire se il tuo beniamino del telefilm riuscirà a conquistare il suo obbiettivo. Talmente malato come ragionamento, che mi spinge a pensare all’ultima volta che andai ad un funerale senza conoscere il protagonista.

Mi accorsi però che i rituali sono cambiati. Niente più religione e speculazione clericale, ma tanta pace e armonia. Certo, qualche lacrimuccia qua e là ma alla fine nessuno conosceva il defunto. Pareva si chiamasse democrazia...


TEMPO DI RIVOLUZIONE Maggio 2012


Vorrei fare la rivoluzione, ho comprato una scatola di fessi. Mi ricordo quando a 6 anni mio nonno mi veniva a prendere da scuola con la macchina ben curata.

Sono indignato, rivoluzione! Non ho soldi per comprare nulla. Spesi tutto per le mie passioni effimere, non ho mai guardato in faccia il futuro.

Devo fare la rivoluzione, ho comprato una Avrei voluto fare la maglietta rossa con uno rivoluzione... stencil nero e barbuto. Sapete, a 15 anni le istituzioni sono il male e io volevo essere libero.


NICO FALSO EROE Giugno 2012


Solo al comando, come nelle telecronache Rai di 50 anni fa. Nicolò Falsini è il migliore ciclista del momento. Viveva lontano da tutti, in un paesino in provincia di Parma di 12 mila anime. Oltre ad aver battutto ogni record su pista, ha vinto la sua più grande battaglia continuando a correre nonostante i molteplici problemi. Non c’entrano Doping e siringhe ( come spesso accade ), da tempo infatti convive con quella continua solitudine ossessiva dovuta ad una di quelle brutte malattie che si curano nel reparto

oncologico dei migliori ospedali. Nessuno ha mai verificato lo stato delle cose, non deve importare alle cronache. E’il campione discreto, che non ama interviste ma al tempo stesso odia respingere coloro che svolgono il proprio lavoro. Manifesto di uno sportivo che non c’è più, nella sua eleganza, vincente in eterno.


VIAGGIARE DA CHI? Teo Filippo Cremonini


Sono stati fonte d’ispirazioni e protagonisti di questo primo agglomerato di pensieri: Via Degli Alfani 60, la città di Firenze, il treno 599 IC delle 20.18, l’urlo di Gaston Gaudio in finale a Parigi contro Coria nel 2004, la mia Famiglia, gli “eimen”, le storie d’amore adolescenziali, i telefilm americani di basso livello, le furie rosse, l’autunno ( dio quanto lo amo ), il Paladozza, Blu&Ericailcane, il brano di Gil Scott Heron “ The Revolution Will Not Be Televised”, Antonello Piroso, il latte freddo.


tieffeci.org


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