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Rassegna stampa 2017/18

MOTUS

UfďŹ cio Stampa

comunicattive.it


Q U OT I D I A N I


PAESE :Italia PAGINE :21 SUPERFICIE :30 %

13 maggio 2018

AUTORE :Massimo Marino

Il Corriere di Bologna 13 maggio 2018


PAESE :Italia PAGINE :21 SUPERFICIE :30 %

13 maggio 2018

AUTORE :Massimo Marino

Il Corriere di Bologna 13 maggio 2018


PAESE :Italia

AUTORE :» Camilla Tagliabue

PAGINE :21 SUPERFICIE :49 %

11 maggio 2018

PERIODICITÀ :Quotidiano

Il Fatto Quotidiano 11 maggio 2018


aggio 2018

PAESE :Italia

AUTORE :» Camilla Tagliabue

PAGINE :21 SUPERFICIE :49 % PERIODICITÀ :Quotidiano

Il Fatto Quotidiano 11 maggio 2018

PAESE :Italia PAGINE :21 SUPERFICIE :49 %

11 maggio 2018

PERIODICITÀ :Quotidiano

AUTORE :» Camilla Tagliabue


PAESE :Italia PAGINE :1,17 SUPERFICIE :24 % PERIODICITÀ :Quotidiano

10 maggio 2018 - Edizione Bologna

AUTORE :Naldi

La Repubblica - Bologna 10 maggio 2018


PAESE :Italia PAGINE :1,17 SUPERFICIE :24 % PERIODICITÀ :Quotidiano

10 maggio 2018 - Edizione Bologna

AUTORE :Naldi

La Repubblica - Bologna 10 maggio 2018


Il Resto del Carlino - Bologna PAESE :Italia

AUTORE :Di Claudio Cumani

10 maggio 2018

PAGINE :60 SUPERFICIE :42 %

10 maggio 2018 - Edizione Bologna

Tutti i diritti riservati


Il Resto del Carlino - Bologna PAESE :Italia

AUTORE :Di Claudio Cumani

10 maggio 2018

PAGINE :60 SUPERFICIE :42 %

10 maggio 2018 - Edizione Bologna

Tutti i diritti riservati


PAESE :Italia

AUTORE :N.D.

Il Corriere di Bologna

PAGINE :17

8 maggio 2018

SUPERFICIE :19 %

8 maggio 2018

Tutti i diritti riservati


La Repubblica 6 maggio 2018 PAESE :Italia

DIFFUSIONE :(597694)

PAGINE :51

AUTORE :Anna Bandettini

SUPERFICIE :35 %

6 maggio 2018

PERIODICITÀ :Quotidiano

Tutti i diritti riservati


PAESE :Italia

PAESE :Italia

PAGINE :1,19

PAGINE :1,19

AUTORE :N.D. AUTORE :N.D.

La Repubblica - Milano

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PERIODICITÀ :Quotidiano

ggio 20185- maggio Edizione2018 Milano - Edizione Milano

5 maggio 2018


Il Giorno_Ed Grande Milano 4 maggio 2018

PAESE :Italia PAGINE :24 SUPERFICIE :5 %

PAESE :Italia

AUTORE :N.D.

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PERIODICITÀ :Quotidiano

PERIODICITÀ :Quotidiano

4 maggio 2018 - Edizione Grande Milano 8 - Edizione Grande Milano

AUTORE :N.D


Il Giorno _ Rho-Bollate 4 maggio 2018

PAESE :Italia PAGINE :12 SUPERFICIE :7 %

PAESE :Italia

AUTORE :N.D.

PAGINE :12

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PERIODICITÀ :Quotidiano

PERIODICITÀ :Quotidiano

4 maggio 2018 - Edizione Rho-Bollate 8 - Edizione Rho-Bollate

AUTORE :N.D


Il Cittadino di Lodi 4 maggio 2018 PAESE :Italia

AUTORE :N.D.

PAGINE :40

Cittadino di Lodi [

SUPERFICIE :13 %

4 maggio 2018

Tutti i diritti riservati


Il Corriere di Milano 1 maggio 2018


La lettura - Corriere della Sera 29 aprile 2018


Tutto Milano 26 aprile 2018


Tutto Milano 26 aprile 2018


The New York Times 13 gennaio 2018


The New York Times 13 gennaio 2018


Corriere di Romagna 4 gennaio 2018

24 // GIOVEDÌ 4 GENNAIO 2018

Corriere Romagna

Corriere Romagna

CULTURA & SPETTACOLI

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L’INTERVISTA / DANIELA NICOLÒ, FONDATRICE DELLA COMPAGNIA CON ENRICO CASAGRANDE

I Motus a New York: «Questo continuo andare è il nostro essere» Il gruppo riminese sempre più internazionale. Ieri sera il debutto al festival “Under the radar”. «La nostra vera casa? È il Festival di Santarcangelo che ci ha sempre accolti» VERA BESSONE

Dopo il successo internazionale di Mdlsx, con il nuovo spettacolo Panorama – che ha debuttato ieri sera al teatro LaMama di New York per il festival Under the radar – lo sguardo dei Motus si allarga sempre più al mondo. La nuova produzione parte dagli Stati Uniti per arrivare in Belgio e poi a Milano. La sua realizzazione vi ha portato fino a Seul, in Corea. Difficile definirvi ancora «il gruppo di Rimini». Ma che cosa portate della vostra terra in questa dimensione internazionale? «Portiamo un modo di fare teatro che è lontanissimo dalle abitudini che hanno qui, a partire dal tempo, dai ritmi e dallo spazio del lavoro – risponde Daniela Nicolò, fondatrice della compagnia insieme a Enrico Casagrande –. A New York non ci sono assolutamente spazi pubblici, le sale per provare sono sempre in affitto a ore. Una giovane compagnia che voglia cominciare a fare degli esperimenti, che costerebbero anche solo poche centinaia di dollari, deve comunque elemosinarli alle foundations. Come è noto il sistema è storicamente fondato prevalentemente sui finanziamenti privati, ma ora la crisi è esplosa con violenza. Non è quasi più possibile avere tempo e spazio per ragionare attorno al teatro, e questo si vede. A parte pochi artisti famosi in tutto il mondo, come Richard Maxwell, spesso ospitati in Europa, non stanno nascendo compagnie di rilievo. Molti one man show, molte messe in scena di testi, tanto storytelling... Si prova per tre settimane in una sala affittata, si fa uno spettacolo per cinque giorni e poi fine, avanti un altro progetto. Non c’è la possibilità di far maturare un lavoro. Il principio della residenza, che da noi è diventato abbastanza riconosciuto e condiviso, a New York non esiste. Abbiamo mostrato agli attori alcune immagini dell’Arboreto di Mondaino, discutendo di quanto sia importante per noi “perdere del tempo”, lavorare a lungo su uno spettacolo. Erano increduli». Avete incontrato resistenze? «Sì, la nostra concezione di drammaturgia all’inizio ha incontrato non poche resistenze. L’aspettativa era quella di un testo, un microfono e una voce che racconta.

La nostra produzione è decisamente sovradimensionata rispetto alle loro abitudini, anche sul piano tecnico. Per esempio nel loro piano di produzione la scena sarebbe dovuta arrivare alla fine del lavoro. Noi ovviamente abbiamo bisogno immediatamente di una sala in cui trasformare le parole in immagini, abbiamo pre-

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Durante ogni sosta incameriamo qualcosa di nuovo che ci dà la forza di ripartire verso una direzione inesplorata»

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Il sottotitolo del nostro nuovo spettacolo “Panorama” è “I am the others”: ecco, questo siamo noi»

teso un dispositivo scenico con cui gli attori potessero rapportarsi da subito; così, lentamente, abbiamo conquistato una sala prove sempre più grande! Anche sul piano della recitazione abbiamo fatto una bella fatica per tirarli fuori dallo storytelling e dal movimento libero del corpo (che secondo loro fa tanto teatro sperimentale!)». E come avete fatto? «La chiave è stata il cinema. La loro competenza come attori cinematografici ci ha permesso di attingere a qualità attoriali eccezionali che nel teatro, paradossalmente, non avrebbero impiegato. La reazione comunque è molto positiva, gli attori sono curiosi e generosi. Stanno facendo cose che non ci saremmo mai aspettati, mettendo da parte le proprie abitudini artistiche per dedicarsi a un lavoro del tutto nuovo sulla “presenza”. È la prima volta, dicono, che come attori cercano dentro se stessi cose di sé a cui non avevano mai pensato».

Il vostro percorso artistico si è gradualmente spostato da una spiccata propensione estetica dei primi anni Novanta a una sempre più netta visione etica del fare teatro. Dopo avere esplorato e rinnegato i confini dell’identità sessuale in “Mdlsx”, insieme ad autori e pensatori come la filosofa Judith Butler o lo scrittore premio Pulitzer Jeffrey Eugenides, in “Panorama” vi ispirate al pensiero femminista di Rosi Braidotti e, con lei, superate il concetto di nazione e parlate di «identità fluida e nomade» per i popoli del mondo. C’è dunque un filo rosso che lega “Mdlsx” a “Panorama”? «In un certo senso Panorama si inscrive idealmente nel percorso inaugurato da Mdlsx, spostando il fuoco dalle tensioni sui limiti che viviamo all’interno del nostro corpo ai confini che frenano i movimenti delle popolazioni “interstiziali”, in transito, in cerca di nuove dimore, sia perché costrette da tragedie climatiche o conflitti armati, o semplicemente so-

spinte dal desiderio di lanciarsi n el l’ignoto di una nuova esperienza lavorativo-esistenziale». «L’appartenenza aperta alla molteplicità» «La fluidità – continua la drammaturga dei Motus –è la libertà di poter transitare da un luogo, una condizione, una forma, uno stato all’altro, e anche quella di restare nell’indefinitezza, con una identità nomade, appunto. È “l’appartenenza aperta alla molteplicità” di cui scrive la teorica femminista Rosi Braidotti. Perché non è vero che nasciamo in un modo e non cambiamo più. Siamo a New York, nella terra del queer, dell’essere storti, qui sempre più persone rifiutano i pronomi personali him o her. Anche l’identità di genere non è statica, può mutare nel corso dell’esistenza, e per noi questa è una bellissima metafora rispetto a un’idea più vasta di umanità in trasformazione continua. Mdlsx è lo spettacolo in cui si è evidentemente concentrata al massimo una tensione che ci appartiene da sempre, il desiderio di superamento delle barriere, degli incasellamenti, e su questo percorso stiamo

continuando ora. E questa tensione verso i mutamenti è leggibile naturalmente anche nelle trasformazioni del nostro segno artistico». Il tema della diaspora e dei migranti vi sta a particolarmente a cuore: ve ne eravate occupati anche nel progetto “Animale politico”e nello spettacolo “Nella temp es t a”. Dopo avere abbattuto parecchi confini, reali, artistici, politici, vi sentite un po’ migranti e senza patria anche voi? E dopo avere lavorato così tanto in giro per il mondo, i confini italiani vi stanno stretti? «In questo periodo, più che mai, siamo senza radice. Eppure sentiamo che questa dimensione ci appartiene, ci sta trasformando in un modo che ci piace. Si dice che il teatro sia uno specchio in cui riconosci te stesso e la tua comunità di appartenenza. L’assenza di confini che stiamo sperimentando ci porta a riconoscerci in una comunità dispersa, diradata. Ma nel nostro continuo movimento incontriamo compagni in cui ritroviamo o scopriamo qualcosa che ci somiglia. A volte questa condizione è spa-

In scena: Maura Nguyen Don John Gutierrez, Valois Micke Eugene the Poogene, Perry Zishan Ugurlu. Ideazione e re Casagrande e Daniela Nicolò


Corriere di Romagna 4 gennaio 2018

Corriere Romagna

GIOVEDÌ 4 GENNAIO 2018 // 25

Corriere Romagna

ITALIA E USA MOLTE LE DIFFERENZE SUL LAVORO

IL PROSSIMO SPETTACOLO / SU SAM SHEPARD

«Abbiamo mostrato qui immagini dell’Arboreto di Mondaino Gli attori erano increduli»

«A marzo inizieremo a lavorare a un nuovo progetto con la scuola di teatro La Manufacture di Losanna»

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ando ora. E questa tensioo i mutamenti è leggibile mente anche nelle traioni del nostro segno arti-

della diaspora e dei mii sta a particolarmente a e ne eravate occupati anprogetto “Animale politilo spettacolo “Nella temDopo avere abbattuto hi confini, reali, artistici, vi sentite un po’ migranti e atria anche voi? E dopo avorato così tanto in giro ondo, i confini italiani vi tretti? sto periodo, più che mai, enza radice. Eppure senhe questa dimensione ci ene, ci sta trasformando odo che ci piace. Si dice atro sia uno specchio in nosci te stesso e la tua codi appartenenza. L’assennfini che stiamo sperido ci porta a riconoscerci omunità dispersa, diradael nostro continuo movincontriamo compagni in viamo o scopriamo quale ci somiglia. A volte questa condizione è spa-

In scena: Maura Nguyen Donohue, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Perry Yung e Zishan Ugurlu. Ideazione e regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (in alto)

ventosa, perché amplifica la percezione di solitudine. C’è stato un tempo, nei primi anni Duemila, in cui, nel tentativo di “ancorarci” a un luogo, avevamo affittato una sala prove al Gros di Rimini, ma i costi erano troppo alti per noi senza un supporto del Comune. Poi abbiamo provato varie altre volte con questa città ad aprire un dialogo rispetto a un luogo “nostro” da poter gestire… non ultimo il progetto Go Deep all’Astoria… Ma niente da fare, è sempre stato difficile trovare un accordo con il Comune, cosa che in parte è dipesa anche da noi. Ci sono artisti che investono tutta la vita lavorando con una comunità in un certo luogo, che riescono a dialogare con la burocrazia e i tempi delle amministrazioni locali, ma noi abbiamo capito che non ne siamo capaci, non ci è possibile, e abbiamo di nuovo lasciato tutto. Dal 2005 i nostri maggiori produttori sono Francia, Germania, Belgio e ora anche Spagna. Negli anni abbiamo avuto un dialogo con Pietro Valenti di Ert, anche per ragioni geografiche, che ci ha sempre affiancato in tanti progetti, non ultimo Hello stranger. Per Panorama, Ert è entrato nella rosa dei produttori italiani, insieme al Teatro dell’Arte di Milano, che ci ha ospitato per tanti anni. Ma se dobbiamo riconoscere un’appartenenza, la nostra vera casa è il Festival di Santarcangelo, sia perché siamo artisti associati e collaboriamo su diversi fronti, e sia perché – in quanto festival – è un’altra entità in continua trasformazione, che ci ha sempre accolto, dando spazio ai nostri spettacoli come alle sperimentazioni più estreme. E il grande seguito di pubblico che abbiamo qui è la dimostrazione di quanto la continuità sia importante». Dal personale all’un iv ers ale: come

“Mdlsx”, “Panorama” parte da un dato reale, concreto, le storie vere degli attori della Great Jones Repertory Company di New York, una comunità interetnica che va dalla Corea alla Repubblica Domenicana, dalla Cina al Vietnam, alla Turchia… Avete composto una drammaturgia in cui le esistenze dei performer e le loro difficoltà per ottenere la green card vanno a formare una biografia collettiva e dunque diventano paradigma. E lo avete fatto proprio nel momento in cui veniva eletto alla presidenza degli Stati Uniti un presidente come Donald Trump, il cui primo, simbolico proclama (il muro con il Messico) è stato proprio un netto segnale di chiusura dei confini. Come pensate che verrà accolto “Panorama” negli Usa? Avete ricevuto pressioni? «Il progetto con LaMama era già avviato e avevamo pensato a questo tema prima dell’elezione di Trump –del resto non è che prima queste tensioni razziali e imperialiste non esistessero – ma è chiaro che dopo la sua elezione tutto si è trasformato e il volto ufficiale degli Usa è diventato mostruoso, ogni giorno di più. Gli attori con cui lavoriamo sono davvero imbarazzati al riguardo, si vergognano, un po’ come ci vergognavamo noi di Berlusconi, perché anche se nessuno di loro l’ha votato, la sua vittoria è il riflesso delle abnormi contraddizioni del Paese. In quanto all’accoglienza, poi, l’altra sera c’è stata l’anteprima di Panorama con il pubblico americano, o meglio newyorkese, e la risposta è stata bellissima! In molti (in lacrime) ci hanno detto che abbiamo tracciato un quadro impietoso ma vero del Paese, e che solo come europei potevamo fare… Ora direi che la scommessa è vedere piuttosto come viene letto questo lavoro in Europa, perché è fortemente radicato qui, ma penso sia comunque uno spaccato interessante e inusuale del Paese, del tutto fuori dai luoghi comuni dell’American dream». Quale ritenete che sia – o che dovrebbe essere –il ruolo del teatro nella scena politica? In altre parole, vi sentite attori politici? «Per questioni anagrafiche siamo passati attraverso una serie di lotte e occupazioni, abbiamo lavorato con Judith Malina… L’impulso di pensare che uno spettacolo/il teatro possa accendere un movimento, attivare delle energie, spingere in avanti, è fondante. Ci abbiamo sempre provato, in tutti i modi, e qualche volta anche con spettacoli al limite del retorico. Gli Stati Uniti, in questo momento, mettono a durissima prova un posizionamento di questo segno. Il “potere del potere” è sconfinato (come dice l’attrice turca in Panorama), e qui lo respiri per strada. Il potere aggregante non è quello di altri momenti storici, ma le lotte e le ribellioni ci so-

no, eppure incidono veramente in minima parte sulle enormi scelte politiche che vengono fatte. Nel frattempo, però, avvengono cose straordinarie. Quando abbiamo portato Mdlsx a Wroclaw, in Polonia, è successa una cosa mai capitata nel resto del mondo. In una terra in cui il cattolicesimo è profondamente radicato, alla fine dello spettacolo il pubblico è sceso dalla tribuna per andare ad abbracciare Silvia Calderoni. Con questo nuovo lavoro trattiamo un tema fortemente politico, specialmente in questa fase storica in cui alla guida del paese c’è un presidente come Trump. La nostra attrice vietnamita è scappata da Saigon perché c’era la guerra, ed è arrivata New York come rifugiata. Perry invece lavorava in Arizona nel ristorante di famiglia, e ha deciso di partire per amor dell’arte, e si è iscritto alla scuola di Marta Graham ottenendo un grant. Si decide di an-

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Questa tensione verso i mutamenti è leggibile anche nelle trasformazioni del nostro segno artistico»

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Non lavoriamo per creare epigoni o scuole Abbiamo sempre invitato tutti a seguire la propria strada»

dare via anche per il desiderio di conoscere altro, di sperimentarsi in un’altra realtà. Deve essere legittimo che un africano possa vivere un’esperienza altrove, e anche tornare indietro, come era legittimo per noi andare a Londra o Berlino da ragazzi. Questa possibilità negata ad alcuni popoli è inaccettabile ed è un tema che dovrebbe essere centrale in tutte le discussioni politiche. Noi ci proviamo e riproviamo ogni volta con forme e linguaggi diversi, ma il nostro teatro non può prescindere da queste urgenze etiche. L’arte è l’unica arma che abbiamo per incidere nel reale, e può essere eminentemente politica». Con “Pan o r ama” sarete impegnati in una tournée internazionale. Quale sarà il passo successivo? Avete già trovato il prossimo confine da attraversare? «Con il debutto a Under the radar a New York avremo sicuramente una bella visibilità. Trattandosi di un festival frequentato da operatori di tutto il mondo, ci auguriamo una lunga tournée che per ora passerà, oltre che dall’Italia, dal Vooruit di Gent e dal Festival Grec di Barcellona, nostri coproduttori. A marzo invece inizieremo a la-

vorare a un nuovo progetto su Sam Shepard con la scuola di teatro La Manufacture di Losanna, in cui teniamo un insegnamento dal 2014. La scuola ha grandi possibilità, sale, tecnologie. Invitano docenti di livello altissimo. L’anno scorso c’è stato Richard Maxwell, e poco dopo Milo Rau. I quindici allievi ammessi frequentano tutto l’anno i corsi regolari e poi lavorano per una settimana o due con grandi maestri. Alla fine del triennio c’è uno spettacolo di chiusura, che viene distribuito e va in tournée. Nel 2019 lo dirigeremo noi. Sarà una nuova intensa esperienza quella di lavorare con 15 giovani attori… abbiamo scelto Shepard anche di riflesso alla nostra lunga permanenza negli States: la sua scrittura asciutta e impietosa (lavoreremo su alcuni romanzi) ci affascina tantissimo. Ma ancora una volta un progetto che ci porta lontano dall’Italia…». Visto che ormai siete in una fase di piena maturità artistica, chi sono – se ci sono – gli eredi dei Motus, in Italia e nel mondo? «Ci fanno spesso questa domanda e ci imbarazza un po’ perché non lavoriamo per creare epigoni o scuole legate alla nostra poetica… cambiamo spessissimo metodi e linguaggi e noi stessi non abbiamo mai avuto maestri nel senso didattico del termine. Penso comunque che tutti gli attori, tecnici, assistenti che hanno lavorato con noi in questi anni porteranno una parte del nostro mondo con loro, trasformandolo e facendolo proprio. Anche la Great John Company di New York o gli studenti in Svizzera hanno scoperto qualcosa di nuovo lavorando con noi… ma noi abbiamo sempre invitato tutti a seguire la propria strada, a non tentare in alcun modo di imitarci. Non c’è nulla di più triste per me del vedere un giovane attore o coreografo “scimmiottare” modalità recitative o formali dei registi o attori di altre generazioni con cui ha lavorato. È importante seguire personalità artistiche che si amano, ma poi occorre avere la forza e il coraggio anche di metterle in discussione e separarsene». Dopo avere contribuito a smantellare in vario modo il concetto ristretto di “identità”, qual è ora l’identità dei Motus? «Be’, questo progetto, questo nostro continuo andare è il nostro essere. È qualcosa che non si ferma mai. Ma non è una velocità di movimento costante, è fatta di tante pause, di tante curve e strade secondarie o segrete che percorriamo per incontrare le persone e i luoghi che amiamo e con cui riusciamo a instaurare un dialogo vero, e ogni volta, durante ogni sosta, incameriamo qualcosa di nuovo che ci dà la forza e il desiderio di ripartire verso una direzione inesplorata. Il sottotitolo di Panorama è “I am the others”: ecco, questo siamo noi». lamama.org/panorama


Repubblica 28 dicembre 2017


Corriere Romagna 28 dicembre 2017

Corriere Romagna

GIOVEDÌ 28 DICEMBRE 2017 //

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Cultura e Spettacoli : ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

“PANORAMA” AL FESTIVAL “UNDER THE RADAR” DEL TEATRO LA MAMA

“Panorama” è un termine di origine greca formato dalla radice del verbo “vedere” e dalla parola “tutto”

I Motus rivendicano il diritto a una identità nomade Debutta il 3 gennaio a New York il nuovo spettacolo: una biografia collettiva per raccontare una urgenza politica nell’epoca di Trump e della xenofobia RIMINI E chi li ferma più? Con Mdlsx hanno scavalcato i confini dell’identità sessuale e attraversato le frontiere, quelle vere, da Berlino a Tallin, da Dublino a Madrid, da Sidney a Montréal, portando a casa anche diversi premi. Adesso i riminesi Motus , dopo aver festeggiato i 25 anni di attività, ripartono da New York con un nuovo progetto internazionale sin dagli interpreti della Great Jones Repertory Company e dalla produzione, che vede la collaborazione tra gli altri del Seul Istitute of the Art. Panorama debutterà il prossimo 3 gennaio al teatro La MaMa, all’interno del festival Under the radar. Prima europea il 14 e 15 marzo al Vooruit di Gent, in Belgio, e debutto italiano dal 2 al

7 maggio alla Triennale teatro dell’arte di Milano. Il 10 e 11 maggio saranno all’Arena del Sole di Bologna. Identità nomade Tra sradicamento e rinascita, Pan o r am a affronta il tema dell’identità nomade e dei conflitti legati a persone e comunità in transito. E lo fa componendo una biografia collettiva con i frammenti di esistenze degli attori e attrici della Great Jones, il gruppo interetnico del La MaMa, storico teatro dell’East Village fondato da Ellen Stewart. A partire da queste esperienze biografiche, i Motus, con il supporto del drammaturgo Erik Ehn, delineano nuovi panorami esistenziali, nei quali il nomadismo diventa una proprietà intrinseca dell’esistere (e dell’es-

sere attore/attrice), declinando in forma artistica la proposta di una identità post nazionalista della teorica femminista Rosi Braidotti, e mettendo a dura prova ogni tentativo di fissare irrevocabilmente persone, nazionalità, “razze”, sessualità in categorie gerarchiche e immutabili. Gli stessi attori e attrici in scena hanno vissuto esperienze diasporiche legate alle proprie scelte artistiche, da New York alla Corea, dalla Repubblica Domenicana alla Cina, dal Vietnam alla Turchia. Una urgenza politica Panorama scava nel cuore di una urgenza politica con un formato narrativo post documentario, per indagare una società frantumata dal trumpismo come quella americana, ma anche macchiata dalla

xenofobia come quella europea, e per far esplodere il diritto umano all’essere in movimento, a viaggiare, conoscere, essere in divenire. Lo stesso titolo Panorama – termine di origine greca formato dalla radice del verbo vedere e dalla parola tutto – apre alla possibilità di “vedere il più possibile”. Perché quella dei Motus – per dirlo con le parole di Rosi Braidotti – è ormai una «appartenenza aperta alle molteplicità». In scena Ci sono i performer Maura Nguyen Donohue, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Perry Yung e Zishan Ugurlu. Ideazione e regia sono di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, la quale firma anche la drammaturgia con Erik Ehn. V.B.

Da Rimini 25 anni di lotta e di teatro .......... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ..........

In questi 25 anni la compagnia Motus si è affermata come una delle realtà più interessanti e coraggiose del teatro italiano e non solo, portando i propri lavori in tutto il mondo. I Motus vengono fondati a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò. Alla creazione artistica di spettacoli teatrali, performance e installazioni, si affianca un’intensa attività culturale, con seminari, incontri e dibattiti. I lavori del gruppo sono stati presentati nei festival più importanti del mondo, dagli Stati Uniti al Canada, dal Cile all’Argentina a Taiwan. La compagnia ha interpretato in modo assolutamente originale autori come Beckett, DeLillo, Genet, Fassbinder, Rilke, Pasolini. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi Ubu. Tra le produzioni più rilevanti. il progetto “Syrma Antigónes”, dedicato alla figura di Antigone come archetipo di lotta e resistenza.


Corriere della Sera 27 dicembre 2017

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Corriere di Bologna Mercoledì 27 Dicembre 2017

BO

Cultura  Spettacoli

Imola

Simona Molinari omaggia la Fitzgerald In occasione del centennale della nascita di Ella Fitzgerald, Simona Molinari è attesa stasera al teatro Stignani di Imola con il

concerto «Loving Ella» (ore 17.30, ingresso libero fino a esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria: 0542/25747). Il concerto, offerto come a ogni Natale dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola con la direzione artistica di Emilia Romagna Festival, sarà un viaggio narrativo attraverso le

canzoni che hanno caratterizzato la carriera di una delle più influenti cantanti di tutti i tempi e alcuni aneddoti della vita di Ella Fitzgerald: gli inizi, gli amori, le passioni, la malattia. Uno spettacolo che andrà alla scoperta del mondo interiore ed esteriore di quella che veniva definita «First Lady of Song».

L’intervista I Motus debutteranno il 3 gennaio nella Grande Mela con uno dei loro spettacoli nomadi. Che approderà però anche all’Arena del Sole il prossimo 10 maggio

«Panorama» newyorkese 

Non mettiamo in scena un testo predefinito, anche se c’è una drammatur gia, elaborata da Erik Ehne e da noi. Partiamo dagli attori, da una finta audizione. In realtà una vera audizione c’è stata, con 22 attori che gravitavano intorno al teatro. Ne sono rimasti in scena sei, più una violinista. In maggio c’è stata un’altra fase, in cui rispondeva no a domande o compivano azioni per più di due ore. Da questi provini abbiamo estratto e montato i testi

vietnamiti scappati durante la guerra, coreani, domenicani... Ellen aveva un’idea di teatro inclusivo e univa persone provenienti da tutto il mondo per doti umane, per relazioni, contro una certa idea di efficientismo americano, secondo uno spirito che andava contro certe idee correnti in America, sicuramente dominanti ora con Trump. Aveva un’idea di family, legata a uno spirito di accoglienza che ha creato un’isola di diversità». In quale modo? «Ha privilegiato una dimensione fuori dal tempo di questa città efficientistica, perennemente in corsa dietro le schedules degli appuntamenti. Ha difeso, pur se con scarsi mezzi, un’idea di collaborazione, lenta». Quindi il «panorama»? «È una rassegna di diversità che pure in qualcosa si assomigliano, una panoramica umana. I’m the others può esserne il motto; è un mescolare le storie, ma non secondo una forma narrativa classica. L’attrice nera, per esempio, narra esperienze di quella cinese e così via. Mettiamo in scena piccoli episodi di vita, microracconti scritti su pezzettini di carta, con un lavoro scenico anche molto fisico e con un uso notevole, anche brutale del video, come in uno studio dove si fa un provino». C’è un legame con l’esplorazione di diversità queer di «MDLSX»? «È quasi una proliferazione di quello, anche se questo spettacolo non è centrato sul gender, ma sulla moltiplicazione dei confini. Le storie sono vere, disperse tra i vari interpreti, con un cast che va dai 20 ai 73 anni, mescolando parti maschili e femminili, età, fragilità, qui nel ventre violento del potere, di cui proviamo a dare un ritratto spietato ma introspettivo, con spirito e occhio europeo».

di Massimo Marino

D

aniela Nicolò, con Enrico Casagrande l’anima di Motus, risponde alle nostre domande davanti a un caminetto. Noi però siamo a Bologna e lei nell’East Village a New York, dove la compagnia riminese si appresta a debuttare con un altro dei suoi spettacoli nomadi, tra i Paesi, le razze, i confini, le identità personali e sessuali. Si intitola Panorama la nuova creazione del gruppo che l’anno scorso, per i 25 anni di attività, è stato festeggiato a Bologna con la rassegna Hello Stranger. Panorama debutterà il 3 gennaio in uno dei templi dell’underground teatrale della Grande Mela, il teatro La MaMa, con le attrici e gli attori della Great Jones Repertory Company, una troupe interraziale residente nel centro fondato dalla mitica Ellen Stewart, sacerdotessa dell’avanguardia d’oltreoceano. La «prima» avverrà nell’ambito del Festival Under the Radar, il debutto europeo sarà in Belgio, per approdare in Italia al Crt di Milano e il 10 e l’11 maggio all’Arena del Sole di Bologna. Nicolò, dove si trova? «Sono nella casa di Ellen Stewart, nel sottotetto del teatro La MaMa. Enrico Casagrande sta provando giù con gli attori. Per noi essere qui è davvero una grande esperienza di vita. Tutto è iniziato quando siamo venuti con Antigone e con Alexis ed è continuato con The Plot is the Revolution, il lavoro che vedeva dialogare la nostra Silvia Calderoni con Judith Malina. Con La MaMa si è instaurato un rapporto particolare, stretto». Prima con Ellen Stewart e dopo la sua morte con la nuova direttrice Mia Yoo. «E pure con i loro attori, particolarmente colpiti dalla

crisi e ancor di più dall’amministrazione Trump, che sta negando fondi ai teatri non commerciali, indipendenti. Già da due estati dialogavamo con loro presso la sede europea de La MaMa a Spoleto. La compagnia si era dispersa dopo la morte di Ellen: i suoi componenti fanno lavori disparati, insegnano… Hanno chiesto ad artisti vicini di creare qualcosa con loro. Noi abbiamo iniziato con un workshop nel 2016 per conoscerli meglio, sulla scia del nostro MDLSX con Silvia Calderoni». Cosa è «Panorama»? «Non mettiamo in scena un testo predefinito, anche se c’è una drammaturgia, elaborata da Erik Ehne e da me. Partia-

mo dagli attori, da una finta audizione. In realtà una vera audizione c’è stata, con 22 attori che gravitavano intorno al teatro. Ne sono rimasti in scena sei, più una violinista. In maggio c’è stata un’altra fase, in cui rispondevano a domande o compivano azioni per più di due ore. Da questi “provini” abbiamo estratto e montato i testi». Cosa c’entra il panorama? È un guardarli da lontano o indica un’idea di molteplicità, razziale, caratteriale, di inclinazioni e opinioni? «Siamo partiti dall’idea che sono, che siamo tutti sradicati. Il gruppo è formato da una turca fuggita di recente e da vari immigrati di seconda e terza generazione, cinesi,

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Sassatelli, il riconoscimento a una vita di studi Il docente è stato nominato presidente dell’Istituto di studi etruschi e italici Ha detto

«Sono fuori ruolo dal 1° novembre. Questa carica

È un onore per l’Università di Bologna e un riconoscimento a una vita dedicata agli studi. Giuseppe Sassatelli, già ordinario di Etruscologia e archeologia itali-

Giacomo Devoto, che gli succedette, Massimo Pallottino dell’Università la Sapienza di Roma e Giovanni Camporeale dell’Università di Firenze. È la prima vol-

proprio l’archeologia». L’Istituto, che un impulso particolare ebbe dopo il 1951 con il riconoscimento del ruolo degli Etruschi nell’Italia e nel

sono stati sviluppati importanti studi in tale direzione e in quella dell’analisi della scrittura e della lingua etrusca. Le indagini hanno dimostrato una presenza


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Il VenerdĂŹ 3 marzo 2018


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L’Espresso 25 gennaio 2018


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POST TEATRO

Anna Bandettini

14 MAG 2018

Il "Panorama" dei Motus , i ricordi di Bacci e l'amore dei Lagonia Consiglia 0

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Ecco un po' di spettacoli: sono recensioni uscite a mia firma su Repubblica nei giorni scorsi.

CALENDARIO MAGGIO: 2018 L

SIAMO TANTI E BELLI

Una scena di "Panorama" dei Motus

"Who am I?", “Chi sono io?”, si chiedono a turno, gli attori della Great Jones Repertory Company, ensemble americano e multietnico. E “quell’io” che via via emerge dalle risposte di Perry Yung, Zishan Ugurlu, Maura Nguyen Donahue, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene il Poogene, Heather Paauwe, Richard Ebihara,Valois Mickens, chi vietnamita, chi sudamericano, chi russo di origine, è ricco, complesso, percorso da molte storie, da molti

mondi, molti orizzonti e panorami. Si intitola non a caso, così, Panorama, il nuovo spettacolo dei Motus, nato a New York (e l’americano è la lingua di scena), voluto e prodotto dal leggendario Cafe La MaMa di Ellen Stewart dove Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, i due Motus, registi e drammaturghi, sono amati e apprezzati, considerati tra più interessanti artisti del teatro italiano indipendente. Presentato con successo al festival newyorchese “Under the Radar” lo scorso gennaio, ora al debutto al festival milanese “Fog” che lo coproduce e in autunno atteso al Romaeuropa Festival, Panorama ruota intorno ai nove simpatici , “spaesati” attori, figli di migranti e rifugiati, o profughi loro stessi, con le loro biografie nomadi geografiche e non. Si parla della condizione mista delle loro identità nazionali, senza confini, esattamente come in Mldsx, il poetico spettacolo dei Motus diventato un cult, si rivelava l’identità di genere. Come lì, anche qui le persone che si raccontano sono multiple: multiple le storie che incrociano ironia e dramma, viaggi, spostamenti, migrazioni, fughe, droghe, sesso, molestie, razzismo (una delle battute più pesanti è quando l’attore di origine ugandese confessa di essersi sentito negro solo una volta arrivato in Usa), il moonwalk di Michael Jackson e il set di “Professione reporter” di Antonioni. Multiple -volutamente- le tecniche per presentarle: perché gli attori in scena si raccontano, spesso non nella loro vera identità, ma sono anche ripresi da una telecamera mobile, o “doppiati” dai filmati delle audizioni proiettate sul grande schermo, sovrapponendo così piani narrativi e visivi . Chiaro che per i Motus, tra le compagnie più “politiche” del nostro teatro, la risonanza interessante di quelle variopinte biografie è il tema dei migranti, i viaggi di rinascita ma anche la disuguaglianza e il razzismo che ne scaturise. Con Erik Ehn hanno costruito, infatti, una drammaturgia che va al di là del valore delle singole storie, unendovi la propria idea di teatro che non è rappresentazione, ma presenza, non è costruito intorno a una finzione ma è un’azione complessa che interseca sensazioni, immagini, suggestioni, molte qui raccolte durante il lungo soggiorno a contatto con il “panorama” newyorchese. Il risultato è molto particolare, difficile dire se bello o brutto, emozionante o monotono. La “confusione creativa” dei Motus che può sembrare un pasticcio, in realtà è congegnata (qui ha collaborato i designer newyorchesi del Culturehub) e, contro gli stereotipi legati al tema dell’ identità nazionale, etnica, geografica, non nasconde un’intelligenza corrosiva che rivendica la libertà di transizione, il diritto alla non-appartenenza e alla nostra condizione irrimediabilmente mista e dichiara che un luogo già garante di queste libertà c’è ed è il teatro,

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14 maggio 2018 - 16:55

spazio per antonomasia di nomadismo dell’io, di identità molteplici e complesse, senza frontiere e luogo di accoglienza, ripartenza, come per Perry, Zishan e gli attori della Great Jones Repertory Company lo è stato il Cafè La MaMa. E il bello è che il suo senso, anche serio, tutto questo ce l’ha. Panorama ideazione e regia: Enrico Casagrande e Daniela Nicolò drammaturgia: Erik Ehn e Daniela Nicolò con gli attori della Great Jones Repertory Company (Maura Nguyen Donohue, Richard Ebihara, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Zishan Ugurlu) SULLA SOGLIA DEL TEATRO E DELLA VITA

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settembre 2016 agosto 2016 luglio 2016 giugno 2016 maggio 2016 aprile 2016 marzo 2016 febbraio 2016 gennaio 2016 dicembre 2015

Non è teatro nel teatro. Semmai ha a che fare con l’ amore, la fascinazione, quella magia irrazionale che il teatro esercita su chi lo vede ma soprattutto su chi lo fa, coloro che attraversano la soglia che da qua, dal mondo reale, li porta verso “chissà dove”. Per Quasi una vita (sottotitolo, appunto, “scene del Chissàdove”), un delicato spettacolo del Teatro della Toscana, Stefano Geraci drammaturgo e Robert Bacci regista e "Quasi una vita", con Giovanna Daddi, drammaturgo, hanno lavorato sulla vera storia di Luisa Pasello, Dario Marconcini Giovanna Daddi e Dario Marconcini, marito e moglie, “teatranti” da più di cinquant’anni, cofondatori, sempre con Bacci, del Centro di Pontedera nella metà degli anni Sessanta e in tempi più recenti artefici di programmi non convenzionali nel piccolo Teatro di Buti. Lo spettacolo raccoglie i loro ricordi di coppia d’arte e nella vita: il giovanile innamoramento, lei che sceglie di fare l’attrice, lui che sacrifica il lavoro nell’azienda paterna affascinato dal Living e dai movimenti libertari... Intorno si muovono altre figure (gli attori Elisa Cuppini, Silvia Pasello, Francesco Puleo e Tazio Turrini) e fatti realmente accaduti si sovrappongono a pezzi di Pinter, di Shakespeare, al Faust di Goethe e a una toccante poesia finale. Bravi nella sincerità e spudoratezza anche commovente, Marconcini e Daddi non costruiscono però solo una “stanza della memoria”. Nello spazio quadrato con intorno il pubblico che loro stessi hanno fatto accomodare come fosse complice e ospite, c’è la struttura di una doppia porta, fatta in modo che aprendo una, si chiude l’altra, e quella soglia irreale spinge la biografia verso una zona più profonda e le memorie verso lo spazio in cui cerchiamo di dare senso al nostro esistere, verso il confine tra la vita e l’illusione, tra la vita e la morte, tra qua e “chissàdove”. E alla fine quello che abbiamo ascoltato ci risuona insieme come un inno alla vita e al teatro, ma anche un congedo da essi. Quasi una vita di R. Bacci e S.Geraci Regia di R.Bacci Con Giovanna Daddi, Dario MarconciniCon Giovanna Daddi, Dario Marconcini, Elisa Cuppini, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Tazio Torrini

novembre 2015

LAGONIA DELL'AMORE

settembre 2013

ottobre 2015 settembre 2015 agosto 2015 luglio 2015 giugno 2015 maggio 2015 aprile 2015 marzo 2015 febbraio 2015 gennaio 2015 dicembre 2014 novembre 2014 ottobre 2014 settembre 2014 agosto 2014 luglio 2014 giugno 2014 maggio 2014 aprile 2014 marzo 2014 febbraio 2014 gennaio 2014 dicembre 2013 novembre 2013 ottobre 2013

agosto 2013 Sotto un ombrellone sdrucito, in riva al mare, immobilizzata su una sedia, Marisa Lagonìa solletica continuamente il marito intento a cesellare un castello di sabbia. Sembrano una vecchia coppia di poveracci: lei parla quasi ininterrottamente, lui mugugna; lei lo interroga, lui ascolta; lui subisce, lei incalza. Lei provoca, ardisce in qualche abbraccio e bacio, lui si adegua. Poco a poco però quel passatempo in riva al mare, rivela un volto drammatico: lei non può più muoversi, dipende da lui in tutto, anche nei bisogni corporei, lui ha perso il lavoro. Sono lì per farla finita, convinti che un gesto estremo sia la soluzione, ma un po’ no. Loro malgrado ce la faranno, complice il mare. Le vacanze dei signori Lagonìa, scritto da Francesco Colella e Francesco Lagi, quest’ultimo anche regista, con la compagnia "Le vacanze dei signori Lagonia" Teatrodilina, non è solo la vicenda di due bordeline disperati, ma una storia d’amore fiera e dignitosa pur nella povertà, nell’indigenza, nella mancanza di un futuro e narrata con semplicità, tra gusto dell’ironia e dramma, tra Gianni Morandi e Haendel (“Lascia ch’io pianga”, dal Rinaldo) . Risulta decisivo che lo spettacolo

luglio 2013 giugno 2013 maggio 2013 aprile 2013 marzo 2013 febbraio 2013 gennaio 2013 dicembre 2012 novembre 2012 ottobre 2012 settembre 2012


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PANORAMA - regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò Scritto da Franco Acquaviva

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“Panorama”, regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

Motus ideazione e regia: Enrico Casagrande e Daniela Nicolò drammaturgia: Erik Ehn e Daniela Nicolò con gli attori della Great Jones Repertory Company (Maura Nguyen Donohue, Richard Ebihara, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Zishan Ugurlu) assistenza alla regia: Lola Giouse musiche: Heather Paauwe sound design: Enrico Casagrande light design: Daniela Nicolò scenografia: Seung Ho Jeong allestimenti: Damiano Bagli progetto visivo: Bosul Kim video design: CultureHub NYC con Sangmin Chae assistenza e consulenza tecnica video e luci: Paride Donatelli, Andrea Gallo, Alessio Spirli (Aqua Micans Group) direzione tecnica (USA): Yarie Vazquez direzione tecnica (Europa): Paride Donatelli produzione: Elisa Bartolucci logistica: Shaila Chenet comunicazione: Marta Lovato progetto grafico e ufficio stampa: comunicattive.it distribuzione internazionale: Lisa Gilardino produzione: La MaMa Experimental Theatre Club con Motus in coproduzione con: Seoul Institute of the Arts, CultureHub, New York, Vooruit, Gent, FOG Triennale Milano Performing Arts, Milano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Grec Festival, Barcellona, L'arboreto - Teatro Dimora, Mondaino in collaborazione con: Under The Radar Festival, New York con il sostegno di: MiBACT, Regione Emilia Romagna spettacolo in inglese sovratitolato in italiano prima italiana al Teatro dell'Arte – Triennale di Milano, 5 maggio 2018 www.Sipario.it, 11 maggio 2018

R S T U V W-X-Y-Z 0-9

CON


in coproduzione con: Seoul Institute of the Arts, CultureHub, New York, Vooruit, Gent, FOG Triennale Milano Performing Arts, Milano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Grec Festival, Barcellona, L'arboreto - Teatro Dimora, Mondaino in collaborazione con: Under The Radar Festival, New York

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al Teatro dell'Arte – Triennale di Milano, 5 maggio 2018 TYPE : www.Sipario.it, 11 maggio 2018

12 maggio 2018 - 17:44

C'è come un'attesa soffice, un'attesa riverberata da un suono continuo di basso, una cellula ritmica che si

12 maggio 2018

ripete come una piccola onda che s'alza e torna e s'alza, un battito sonoro che subito sospende l'attenzione, insieme alle luci basse in sala e alla scena già illuminata. La scena è uno schermo grande quanto il fondale proiettato di verde su cui leggiamo il titolo dello spettacolo. Ai due lati del palco si fronteggiano altrettante postazioni di regia e nello spazio un treppiede con una videocamera. Il celebre MDLSX, tra le precedenti produzioni di Motus, non sembra molto lontano. Tutto comincia, e procede, con una video intervista registrata che si moltiplicherà per sei: quanto il numero dei performer. 40 domande. Spezzoni di queste registrazioni vengono proiettate su un riquadro dello schermo. Ogni volta il performer in quel momento inquadrato entra in scena, si siede su uno sgabello, riprende ed amplia dal vivo, inquadrato dalla camera sul palco e proiettato sul fondo, il racconto registrato mesi prima. I racconti si sovrappongono; a volte le biografie sembra passino dall'uno all'altro attore senza coincidere necessariamente con l'identità anagrafica: l'esplorazione e il superamento dei confini (in quel caso di genere) era anche il tema portante di MDLSX. Questi attori non sono un gruppo casuale. Fanno parte della Great Jones Repertory Company, che risiede al La MaMa Theatre di New York di Ellen Stewart: uno dei teatri più famosi e longevi della ricerca americana. Le loro sono storie di fuga, con genitori scappati da guerre, dal Vietnam, dalla Corea. Ma i volti e i corpi sono la cosa più potente: una varietà di caratteristiche somatiche che fondono Africa, USA, Europa, Medio Oriente, Asia, America Latina. Tale varietà e i modi di porsi e di vestirsi degli attori possono richiamare tuttavia la cifra di una United Colors of Benetton. Cosa fa sì che tutto questo non sembri dunque una parata del genere? Forse il fatto che siano veri? Il fatto che siano attori? Che siano veri: sì, lo sono; una verità biografica che arriva con semplicità, con ironia, con una punta di strafottenza giocosa, oppure con venature di malinconia appena coperta da una patina di vitalismo newyorchese. Traspaiono storie dure, fughe da luoghi di tortura. L'arrivo negli USA, liberatorio ma quanto difficile anch'esso; sempre il riferimento poi va a La MaMa, ad Ellen Stewart, "prima vera casa", e la casa vera è un teatro. Il teatro come casa dei dispersi, disperati, diversi, divisi, defraudati, deviati. Un luogo di raccolta e raccoglimento, dove trovarsi e riconoscersi, per un'umanità dolente, ma quasi pura nel suo smarrimento, e mai arrabbiata, semmai dolce. I sei attori non hanno mai o quasi un contatto fisico diretto tra loro, entrano ed escono dalla scena isolati, anche se circondati dai loro colleghi, ora operatori fonici o di macchina, in quella che è una traduzione plastica, letterale, senza residuo, del rapporto tra immagine pubblica e sua costruzione (il set, che fabbrica immagine). Ma si sente come un'aura, quella che sentiamo intorno al nome di La Mama – un suono abbraccio – e dunque della Stewart. Non può non venire in mente l'umanità ugualmente dolente e combattiva del Living. Certo, l'impronta politica è un po' meno forte, ma questa gente deve fare i conti con un presente in cui la presidenza Trump, che rimpatria i "clandestini", scuote ulteriormente la sua già precaria vita. E sono attori, si è detto. Ma, qui, solo di se stessi. Più volte torna la formula tipica con cui il regista frena a volte lo slancio enfatico dell'attore: "non recitare". Una delle performer, che ha vissuto sulla propria pelle la repressione poliziesca in Turchia, nell'intervista registrata piange per la propria attuale impotenza nei confronti di quanto sta avvenendo in quel paese, e dice – andiamo a memoria – che vorrebbe fare "qualcosa di vero", mentre in fondo lei non fa che recitare. Il teatro come luogo dove dare e prendere vita, ma anche, d'altra parte, luogo non abbastanza vero. Allora il teatro è un luogo dell'impotenza? Dove il fare confina con la menzogna? E può l'arte mentire? O mente sempre? D'altra parte quanti gradi di menzogna esistono nella vita? E nell'arte? E quanti gradi di verità? Questo è forse il momento più alto dello spettacolo. Uno spettacolo che fonde i piani della presenza fisica e della ripresa video, come in MDLSX; piani che si sovrappongono e confondono, con l'occhio che deve continuamente spostarsi dalla scena allo schermo, e da lì alle postazioni laterali dove gli attori che non parlano o non manovrano la videocamera e i microfoni per gli altri, stanno seduti e sono ripresi mentre seguono l'azione. C'è un livello filmico, di sguardo oggettivato, che sviluppa il suo proprio montaggio, e che a volte viene del tutto sostituito da filmati tout court. E c'è, naturalmente, quello che accade in scena. E' un teatro "aumentato", per così dire, con molti meno intarsi visivi di quello che abbiamo visto all'opera, sempre qui alla Triennale, in "Birdie" dei catalani di Agrupación Señor Serrano, e che quasi evita l'azione, se non in certi momenti di condensazione in cui vediamo un numero di break-dance o due scene più propriamente teatrali: una copula a gambe larghe con un sacchetto di patatine, che nella simulazione dell'orgasmo viene dall'attrice lacerato in modo che il contenuto venga proiettato all'esterno, e lo sbobinamento irato di un paio di VHS che lasciano le loro nere interiora sul palco mentre l'attore rievoca un ricordo infantile di abbandono paterno. Forse un po' poco. Il precedente lavoro, con la sola Calderoni era stato capace di creare attorno ad un'unica storia una maggiore forza centripeta, una più stringente necessità di racconto, anche e soprattutto per la straordinaria energia della performer. Qui tutto accade un po' come in sordina, con qualche rara esplosione e, forse, con qualche compiacimento di troppo. Franco Acquaviva

Ultima modifica il Sabato, 12 Maggio 2018 17:33

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CORRIERE DELLA SERA.IT URL :http://www.corriere.it/ www.corrieredellasera.it «Aida» ritrova le sue due PAESE :Italia

I Motus e «Panorama»: il mondo virtuale spegne la realtà

animecon Daniel Oren

9 maggio 2018 parla sardo? Shakespeare

tragedia è senza pathos

TYPE :Web International

RECENSIONI / TEATRO

9 maggio 2018 - 20:12 I Motus e «Panorama»: il mondo 

virtuale spegne la realtà

Gli attori si raccontano, il loro essere migranti o figli di migranti

Berlusconi toglie il ve al governo M5s-Lega «Ma non daremo la fi

di Magda Poli

di Alessandro Sala e Marco Cremonesi

LA SVOLTA

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IL RETRO

I Motus e «Panorama»: il mondo virtuale spegne la realtà

Il torm Berlus «Aida» «Vedi ritrov capac L’asteD animecon benev

di France Tommas

RECENSIONI / TEATRO

Israel l’Iran: irania contro postaz Golan

I Motus e «Panorama»: il mondo virtuale spegne la realtà

Al centro del palco una postazione per interviste, sul fondo un grande

schermo, ai lati due attrezzati tavoli di regia con monitor verticali, quasi dei grandi telefoni cellulari e una telecamera mobile. E’ l’ambiente tecnologico nel quale i Motus fanno vivere Panorama, in lingua inglese, ideazione e regia

TENSION

Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, drammaturgia Erik Ehn e Daniela Nicolò con il gruppo interetnico di performers del mitico newyorkese Cafè La MaMa Gli attori si raccontano, il loro essere migranti o figli di migranti (Bologna, Arena del Sole). Gli attori si raccontano, il loro essere migranti o figli di migranti. Tracciano percorsi di vita, ma non per forza la propria.

di Magda Poli  Storie diverse eppure uguali che sanno di fuga dalla povertà, di desiderio di Intercambiabilità e impossibilità di definire nazionalità, etnie, sesso, ruolo.

conoscenza, di mobilità fisica e culturale di chi è artista. Nomadismo, necessità e diritto. Gli attori si raccontano, immagini in presa diretta scorrono

 e si compendiano con altre registrate, reale e virtuale si fondono e

confondono. Un laboratorio del raccontarsi e del raccontare denso di significati, un po’ ripetitivo ma ben recitato, a disegnare un viaggio di anime erranti alla ricerca di sé, in una «biografia collettiva e visionaria».

di Redaz

Calcio alla Ju 4-0 co di Don

L’INCHIE

«Sana stata s verità dell’au

di Redaz

9 maggio 2018 (modifica il 9 maggio 2018 | 22:12) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MILANO TEATRI www.milanoteatri.it 5 maggio 2018


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PUNTO E LINEA MAGAZINE puntoelineamagazine.it 4 maggio 2018

TEATRO

PANORAMA DI MOTUS. LA NECESSITÀ DELL’ESSERE IN MOVIMENTO by Claudio Elli • maggio 4, 2018

te e Cultura - ISSN 1970-0806 5/647 – 20 aprile 2018

a Magazine 

sfera che si proietta ungo una linea in nita… ome stazioni orbitali che loro percorso, per rande geometria di bili e inimmaginabili…

Foto di scena: Motus, Panorama © Theo Cote

In occasione di Fog, Triennale Teatro dell’Arte ospita no al 6 maggio il lavoro che ha debuttato il 3 gennaio scorso al mitico Teatro La MaMa dell’East Village newyorkese L’essere artisti può signi care una scelta estrema, oltre ogni casistica, dove tutto è mutevole, in perpetuo movimento, e nulla può essere de nito nell’alveolo di una normalità precostituita. Gli attori della Great Jones Repertory Company, gruppo multietnico residente presso L a M a M a, partono dalle proprie vicende biogra che per delineare, in un format teatrale dai tratti performativi, un percorso esistenziale che ha come fulcro il nomadismo, inteso non solo come migrazione geogra ca, ma quale condizione di mèta- personalità, ovvero processo di mutazione della propria condizione di partenza dettato da una navigazione interpretativa. Motus, con questo lavoro ideato e diretto dai fondatori Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, a ronta la sublimazione dei generi verso un nuovo identi cativo dove nulla è ciò che si proponeva all’inizio, dalle varietà idiomatiche ai costumi, dal sesso al nucleo di appartenenza, un’esperienza dal sapore rizomatico che sembra correre verso un virtuale orizzonte in nito. L’esternazione mitologica di un presente mai fermo è la veste di cui in fondo si ammanta l’attore, bardo della poesia concepita in senso esteso come l’arte del fare e di cui il teatro è fulcro e continuità. Uno spettacolo epigono dell’esperienza di MDLSX del 2015, che vide l’interpretazione di Silvia Calderoni lungo il tracciato di un’iperbole dove l’individuo si trasforma nell’essere altro al di là dei con ni del corpo, un viaggio psichedelico che pone, grazie alla comunicazione dialogica fra espressività, il superamento di una genesi verso un continuo rinnovamento di sé, vera semantica di una correlazione artistica e di una teatralità innovativa che annulla i vincoli della rappresentazione. Giudizio: **** FOG Triennale Milano Performing Arts Produzione: La MaMa Experimental Theatre Club con Motus in coproduzione con: Seoul Institute of the Arts, CultureHub, New York, Vooruit, Gent, FOG Triennale Milano Performing Arts, Milano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Grec Festival, Barcellona, L’arboreto – Teatro Dimora, Mondaino in collaborazione con: Under The Radar Festival, New York con il sostegno di: MiBACT, Regione Emilia Romagna

Panorama ideato e diretto da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò Drammaturgia: Erik Ehn e Daniela Nicolò Spettacolo in inglese sovratitolato in italiano prima italiana Con gli attori della Great Jones Repertory Company (Maura Nguyen Donohue, Richard Ebihara, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Zishan Ugurlu) Assistenza alla regia: Lola Giouse Musiche: Heather Paauwe Sound design: Enrico Casagrande Light design: Daniela Nicolò Scenogra a: Seung Ho Jeong Allestimenti: Damiano Bagli Progetto visivo: Bosul Kim Video design: CultureHub NYC con Sangmin Chae Assistenza e consulenza tecnica video e luci: Paride Donatelli, Andrea Gallo, Alessio Spirli (Aqua Micans Group) Direzione tecnica (USA): Yarie Vazquez Direzione tecnica (Europa): Paride Donatelli Produzione: Elisa Bartolucci Logistica: Shaila Chenet Comunicazione: Marta Lovato Progetto gra co: comunicattive.it Distribuzione internazionale: Lisa Gilardino Milano, Triennale Teatro dell’Arte, viale Alemagna 6 Dal 2 al 6 maggio 2018 http://www.triennale.org/teatro/ Condividi :

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RADIO CITTÀ FUJIKO intervista in diretta per Altre Connessioni 07 maggio 2018 ore 19.00

RADIO RAI 3 intervista in diretta per Piazza Verdi PODCAST http://www.raiplayradio.it/articoli/2017/12/Ritratti-Piazza-Verdi-del-5maggio-d9587d6f-3a09-48eb-9de0-d79bfd363322.html

05 maggio 2018 ore 15.00

RADIO RAHEEM intervista in diretta 04 maggio 2018 ore 21.00


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10/05 ore 13.00 tg di Telesanterno (servizio)


RAI 3 - CHI É DI SCENA www.tg3.rai.it 6 maggio 2018

6/05 ore 23.00 Rai 3 “Chi è di scena” PODCAST http://www.tg3.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b2bc777b-652b-4b0f-8c28-2e5472e53d70-tg3.html#p=


TRC.TV www.trc.tv 14 maggio 2018

14/05 ore 14.30 14/05 ore 19.00 In replica

Rassegna stampa spettacolo Panorama - Compagnia Teatrale Motus  

Rassegna stampa di PANORAMA, il nuovo progetto performativo dei Motus che ha debuttato a New York il 3 gennaio 2018 all'interno del Festival...

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