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Di Giuseppe Rotoli Edito da www.comunedipignataro.it Via Gramsci, Pignataro Maggiore (CE)

FRAMMENTI EPIFANICI di Giuseppe Rotoli

Rilasciato sotto licenza Creative Commons by-nc-nd/2.5 http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/ Anno 2006


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A SBUFFI FREDDI ALL'OMBRA SOTTILE CASSETTA POSTALE CIMA FUI PIEGATO COME PULCINI I MALATI MIO PADRE CON DIECI CARTE IN MANO CON TRE ALLIEVE A COLLOQUIO DA MOLTO MIRO DENTRO IL LUNGO PASTO D'AMORE DOPO MARZO UN JUKE-BOX E SULL'ORLO ESTATE MI STENDI FORSE SERVE POCO RECIDERE GUARDARE LE COORDINATE I GIORNI NON SON FACILI I TUOI OCCHI DI MALVA I TUOI RICCIOLI I TUOI SDEGNI IL CUSTODE DI SANTURE IL GEOMETRICO FIORE IL RONZIO DEL RASOIO INCERTA SUI TACCHI AVANZI LA PIOGGIA PUNGE LA RUGA L'ALLUCE LEGARE UN VERSO NUOVO LIETO SENTISTI MI SONO PRESENTATO MIO PADRE NAVIGA TRA NEL LAGO DEI TETTI LUNARI NELLA PIAZZETTA DEL SABATO NON SO SE SERVA ANCORA USCIRE S'APRONO SENTO CALORE SONO TRAPANI I VERSI TI HO VISTA IN SPETTRO RADIOGRAFICO UN CERCHIO DI NEBBIA SI CALA UN NANO SCAGLIATO


A SBUFFI FREDDI

ALL'OMBRA SOTTILE

A sbuffi freddi in strada l’auto apre il sipario dell’aria per farsi gettone di presenza sul proscenio.

All’ombra sottile sostavano dove prima c’era nel sessantatre il gruppo gli antichissimi per non farsi sloggiare dall’anticamera di una qualunque paideia dacché avevano dato forfait al corpo operaio e sul filo del prima e del poi era il calore dell’ieri che li attraeva.


CASSETTA POSTALE

CIMA FUI PIEGATO

Appesa alla tolda di casa da anni mutulo terminale t’apro di sera per farmi un sudario col trepestio di fogli e bustine

Cima fui piegato fino a terra fin da giovane dall’era mia formale in cui la carta spesso straccia è venduta pergamena, io non mi seppi né quale fusto sono.


COME PULCINI I MALATI

CON DIECI CARTE IN MANO

Come pulcini i malati nel mercato delle ombre a testa lenta vanno per pigolare schicchi di speranza per coltivare piume d’immortalità.

Con dieci carte in mano al tavolo dei cacciatori di senso cerchiamo di chiudere il cerchio del giorno nella gloria di uno scopone arguto fatto pagare al collega di disperazione.


CON TRE ALLIEVE A COLLOQUIO

DA MOLTO MIRO

Con tre allieve a colloquio allevio l’usbergo docente e discente di rock mi srotolo in giovanile incontinenza.

Da molto miro con acribia il boccino sul panno verde per la bazzica esatta ma stecca di sillogismi per il troppo gesso cilecca.


DENTRO IL LUNGO PASTO D'AMORE

DOPO MARZO UN JUKE-BOX

Dentro il lungo pasto d’amore scarmigliati gli occhi sbucano in controluce mimosa per disseppellire conati d’anima risopiti da nove dita di slavati falsari.

Dopo marzo un juke-box di profumi liscia i sampietrini bisbiglianti fili d’erba tra gli interstizi. Aprile è un mazzo di voci frullato di chiaro magnete di volti ossidati che beccano luce dalle figlie dei bruchi.


E SULL'ORLO

ESTATE MI STENDI

e sull’orlo del tracciato agguanto il bastone delle crome e semiminime che a frammenti oltre le sbarre dei sillogismi mi seminano

Estate mi stendi nell’amaca dei cretti del cresposo verziere quando l’aroma delle pesche si fonde con le ardite geometrie di una nuova idea di anima.


FORSE SERVE POCO RECIDERE

GUARDARE LE COORDINATE

Forse serve poco recidere a pasqua a colpi d’ascia l’ala del falco per fingersi colombo tra la fitta rete di disegni personali e però l’arma conservo sempre per il falco e il troppo colombo

guardare le coordinate del tempo e dello spazio uscire dalla testa come zavorre in fuga sospinte in una festa mentre ti svuoti e voli tra note e fumo e mare di accorati amplessi.


I GIORNI NON SON FACILI I giorni non son facili quando sgranano a spigoli cocenti della tombola quando nemmeno un numero accoppi sulla cartella accartocciata nel pugno della tua donna che tra i denti macera le dita del domani e inspira i fili dei ricordi.

I TUOI OCCHI DI MALVA I tuoi occhi di malva filmano con pellicola a venti asa su cui l’ombra trama avventure senza vita, a guizzi nella grana l’enigma innesca maglie di chiarore.


I TUOI RICCIOLI

I TUOI SDEGNI

I tuoi riccioli sono erbastrega con cui la maga condisce gli infusi a cuori di marito e rognone di figlia per berli all’amante nelle molli notti rubate ad un’immorale morale

I tuoi sdegni sono l’ala che crea il gioco nell’area di rigore il magnete che agita da sotto la grisaglia la farina di ferro, il mio disincanto serve soltanto a ficcarti fuori gioco a passare la palla al loro centravanti a disincantare l’ordigno.

nell’ultima bovariata s’è rinchiusa oltre il cancello.


IL CUSTODE DI SANTURE

IL GEOMETRICO FIORE

Il custode di santure si agita nel museo dei logori credi, sull’orlo della baia con le palme dilacerate dal vascello irrefrenabile di questo tempo poderoso

Il geometrico fiore squadrato sul panno di pura seta lo sento men vita delle chiazze di vino fulvo cavallo che avanza tra coppe e panini.


IL RONZIO DEL RASOIO

INCERTA SUI TACCHI AVANZI

Il ronzio del rasoio a cadenze rasenti le piaghe del campo d’atterraggio delle mie gote è simile ad un dio domestico che si sveglia per ricaricarsi la molla a sedici ore.

Incerta sui tacchi avanzi sui sentieri dei miei lessemi che ti fanno da guard-rail lungo i margini dei burroni (sanpietrini salva senso scagliati addosso agli ovvi lemmi triturati nel centro duro dai magli dei miei indovinelli).


LA PIOGGIA PUNGE

LA RUGA

La pioggia punge a fitte spine i volti assenti delle colline di rame il nastro dorato scivola tra un mare di dubbi

Il campo minato della fiera tua fronte è aeroporto inagibile verza increspata dai marosi umorali in cui affonda divina, messaggera del tempo di piombo.


L'ALLUCE

LEGARE UN VERSO NUOVO

Minnesinger truce nemico della luce teste e segno della bestia traslocata all’ultimo piano.

Legare un verso nuovo ti fa diventare bisturi del lampo che apre squarci nel lavello delle viscere acqua nel braciere dell’estate.


LIETO SENTISTI PIOVERE lieto sentirsi piovere spilli di gocce in caduta libera dall’ordito fitto che mi sta resistendo

MI SONO PRESENTATO Mi sono presentato in sala consiliare empita da venti fantasmi e dentro agli orecchi non arriva aria perchĂŠ ascolto afasie di venti di canne spuntate in giochi di specchi deformi armi senza cartucce


MIO PADRE

NAVIGA TRA

Dieci mesi di carte smunte d’inchiostro altrui rinchiusi in tavolette di cioccolato fuso a calli d’irta nostalgia l’otto dicembre arrivava l’amaro viaggiatore vedovo alla mogli ai figli meno padre.

Naviga tra le ciocche di cenere l’orecchio tuo come zattera sugli scogli, punto di tangenza con l’indecente tempesta di decibel.


NEL LAGO DEI TETTI LUNARI

NELLA PIAZZETTA DEL SABATO

nel lago di tetti lunari la casa è un aspro tormento

Nella piazzetta del sabato a sera s’accende il lago del mormorio come un filo rovente trapassa le frasi che cadono mosche abortite sui labri


NON SO SE SERVA ANCORA USCIRE

S'APRONO

Non so se serva ancora uscire dai vicoli a raggiera intorno all’ampia piazza dove la corazza di latta ci calca

S’aprono come mantici questi asfalti delle strade dal sottile capitolato d’appalto dalle geniali revisioni prezzi che generano sciami di voti buoni per empire i vuoti di idee.

quali difficoltà muovere gli arti la ruggine li impazza in moti spezzettati più simili ad automi


SENTO CALORE

SONO TRAPANI I VERSI

Sento calore nel capitolo fibrillante della storia dal nove novembre ne apro un varco per non piĂš guardare soltanto.

Sono trapani i versi nell’orecchio che affondano la punta delle consonanti dentro il panno delle giornate e attorno alle biche di vocali un pulviscolo di plasma stellare volteggia.


TI HO VISTA IN SPETTRO RADIOGRAFICO

UN CERCHIO DI NEBBIA SI CALA

Ti ho vista in spettro radiografico quattro ossa arcuate ad uovo aspirato lei sta bene sorride il dottore

un cerchio di nebbia si cala sugli occhi mi stringe ma quando il tuo riso mi calza le mani modello un amore con luci e macigni di marmo.

il corpo è una stanza dalle finestre rotte dove il vuoto imprigiona dentro e fuori il vuoto della vita.


UN NANO SCAGLIATO Un nano scagliato dal mare il mio paese dal capo cisposo infossato tra aride gobbe dai fianchi grommati da neri nastrini di case che annegano sotto l’afrore di immobilità.


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