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LEONARDO DA

VINCI.


A

Firenze, per cura del Consiglio direttivo della Società Leonardo da Vinci

di cui era allora presidente

il

professore Francesco Gioii, e su proposta del pro-

fessore Orazio Bacci, che ne fu anche

nella

Primavera del 1906,

il

principale e zelante ordinatore,

alla presenza dei soci soltanto,

che presentiamo raccolte in questo volume

non mancherà

e la maravigliosa operosità di il

Corso di conferenze

notevoli atteggiamenti,

il

multi-

Leonardo, queste conferenze, alle quali

favore del pubblico cólto e studioso, son

offerta al genio di quel

svolse

ai lettori.

Vòlte a illustrare, sotto alcuni de' suoi più

forme spirito

il

si

Grande, del cui nome

come una nobile corona

l'illustre Sodalizio fiorentino si fre-

gia ed onora. Ottobre 1909.

Gli Editori.


Leonardo da Vinci

Firenze, (ialieria degli

i"ot. i!rog-i.

L'illzi.

AUTORITRATTO.


Mi)

L6L

PROPRIETÀ LETTERARIA ED ARTISTICA / diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesij

compresi

la Svezia,

la

Norvegia

e

Milan, October 1909. Privilcge o£ copyrig-ht in the United States reserved under the Act approved March 3rd, 1905, by Fratelli Treves.

Published in

Milano.

Tip. Treves.

l^Olanda.


Leonardo da Vinci

Parigi, Museo del Louvri

LA VERGINE DELLE ROCCE.

Fot.

A liliali.


LA RESURREZIONE DELL'OPERA DI LEONARDO PEOEMIO DI

EDMONDO SOL MI.

Leonardci da Vinci.


Vasari, nelle sue Vite,

Il

della

morte

lo

I

soleva visitare in

l'artista

è imaginato che nel giorno

Leonardo da Vinci, sopraggiimgesse

di

Francesco

fretta

s'

di

Francia, che spesso ed amorosamente

Amboise

;

ed ha posto sulle labbra

un acre rimpianto, ed un rimprovero verso

come per un'esistenza trascorsa " il

inutile

a se ed

del-

se stesso, agli

altri.

Egli, per reverenza, rizzatosi a sedere sul letto, contando

mal suo e

rato nell'arte

E

come

gii si

uomini del mondo, non avendo opeconveniva.

stato notato che Francesco I

non poteva trovarsi ad Amboise nardo

mostrava tuttavia quanto

gii accidenti di quello,

aveva oifeso Dio e

:

ma

e

raffigurarsi

maggio

2

nella

Lo

il

da quel che

gere, e che poeti e pittori

il

Vasari

si

del

1519

di

Leo-

stanza

Vinci è la parola

storico

moderno deve

giorno supremo del Grande in

il

fatto diverso

il

falsa ed ingiuriosa per

piìi

di acre rimpianto e di rimprovero.

le

gran

in

modo

tutt'af-

è compiaciuto di tìn-

hanno ripetutamente espresso con

parole e col pennello. Io scorgo Leonardo nel tranquillo

palazzo del Cloux presso Amboise, in una dolce mattina di

primavera.

La

stanza dal

dorato, dal vasto camino

soffitto

e dall'aspetto austero, è rischiarata solo dal tenue chiarore dell'alba, pieno di misteri confusi.

e puro. la

La

Tempo

delizioso,

fresco

schiera delle colline lontane dorme ancora, sotto

guardia delle

stelle.

Nessun rumore indiscreto

interrompe quella pace religiosa;

morio della Loira, che ripete

le

si

sente solo

il

e volgare

lento mor-

sue eterne note dal fondo


Edmoxdo

di questa cattedrale,

mento. Vieni,

La

Solmi,

resurrezione

la vòlta della quale è fatta dal firma-

divina

natura

sorridi

e

Circondato dai prediletti discepoli,

il

tima volta

:

incanta

l'ul-

tuo adoratore.

il

tutta la maestà dell'aspetto. "

Leonardo

Maestro appare in

— rammenterà un

coloro che l'assistettero negli ultimi istanti al

aveva

per

la faccia

con

capelli lunghi e

li

Lomazzo

di

con la barba tanto

lunga, ch'egli pareva la vera nobiltà dello studio, quale fu, altre volte,

il

druido Ermete e l'antico Prometeo.

sarà corso forse con la mente al passato, come vuole

ma

sari,

stesso

senza "

:

una

così

E

rimpianto,

ricordò forse in quei dai

di tanta forza

così

colli

lieto

in Firenze.

dormire,

magnanima

"

"

Quivi, più

delle industrie, l'aveva attratto

delle arti e delle lettere.

dotato di divina bellezza,

virtìi

scritto egli

momenti quand'egli, giovinetto

suoi

commerci e

l'attività mirabile

;

Va-

il

vita bene usata dà lieto morire „.

l'attività dei

sto „

come aveva

come una giornata bene spesa dà

ancora, era disceso

che

perchè,

Vinci

„ Il

Ricordò quando,

da rasserenare ogni animo me-

da ritenere ogni violenta furia "

da ornare ed onorare,

con

;

di

ogni

azione, qualsivoglia disonorata e spogliata stanza,,, egli era

entrato

nella

come ayeva

scuola

scritto

il

del

Verrocchio,

donde erano

Verini, quasi tutti

i

maggiori

usciti,

artisti

toscani del secolo.

Ma

ben presto, distogliendosi dall'amicizia

ticelli, di

Sandro Bot-

Pietro Perugino, di Lorenzo di Credi e di Filip-

pino Lippi, quali

di

Paolo

Leonardo da Vinci dal

si

avvicinava a scienziati

Pozzo Toscanelli, Giovanni Argiropulo e

Benedetto Aritmetico.

E

mentre

le doti dell'artista si

festavano meravigliosamente nella

Rotella di

legno,

maninella


deìVopera di Leonardo

Testa delia Medusa, nel Paradiso

Magi ;

zione de

terrestre

andava sviluppando

si

cetto della pittura più elevato di quel

predecessori.

'•

Il pittore

Leonardo un con-

che

s'eran

che ritrae per pratica

come

d'occhio, sanza ragione, è

tutte le a sé contrapposte cose, "

in

woìV Adora-

e

lo specchio,

sanza

e

fatto

i

giudizio

che in se imita

cognizion

d'esse. „

Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica nata da

essa scienza.

"

Quelli che s'innamoran di pratica, sanza

come

scienza, sono

il

nocchiero eh' entra in

timone o bussola, che mai ha certezza dove pre la pratica

dev' esser

edificata

navilio

sanza

vada; sem-

si

sopra la bona

teorica,

della quale la prospettiva è guida e porta e, sanza questa,

nulla

Ma

bene ne' casi

fa

si

la scienza

e con lo studio.

sarai

non "

si

di pittura.

può ottenere che con

Se tu sarai solo tu sarai

accompagnato da un

e tanto

,,

solo

compagno

meno quanto sarà maggiore

tua pratica.

la

tutto tuo, e se

sarai

mezzo tuo;

indiscrezione della

Allora soltanto, quando sarà

la solitudine

solitario,

il

pit-

tore potrà " considerare ciò ch'esso vede, e parlare con seco,

eleggendo cosa

lui

le

parti più eccellenti delle spezie di

vede

„.

Ed

qualunque

ecco che nelle gite e dimore solinghe

era cominciato fra Leonardo e la Natura quel dialogo, che

terminerà solo con la morte. ai

Da

prima semplici disegni, poi

disegni ben presto s'accompagna qualche nota prospettica

e anatomica, zoologica

e botanica,

architettonica e meccanica. colo libro,

" il

di carte tinte,

Il

geografica e geologica,

Vinci nota tutto nel suo pic-

quale tu devi sempre portar con teco e sia acciò non l'abbi a scancellare,

ma

mutare

di

vecchio in un nuovo; che queste non sono cose da essere scancellate, anzi con

grande diligenza riserbate, perchè

gli

e


Edmondo Solmi. La resurrezione

tante le infinite forme

e

e capace a ritenerle

non

cose, che

delle

atti

onde questi

;

ti

memoria

la

come

serberai

tuoi

autori e maestri „.

Fin dalla prima giovinezza a questa abitudine

ed egli

;

ci

il

ha

Maestro è rimasto fedele lasciato così, con la

di doni inesauribili di osservatore e di filosofo, pili

il

prova

documento

prezioso, e ancor quasi indecifrato, per la storia della

sua vita e del suo pensiero. di tale

Ha

scritto

un giornale intimo

potenza quale la nostra letteratura non possedeva.

Egli confidava quasi giornalmente alla carta vazioni e le sue idee, le sue agitazioni e

come

in

coscienza,

un santuario si

i

le

sue osser-

suoi pianti. Là,

segreto, interrogava la natura e la

ripiegava in

faccia agli enigmi del

mondo

e

della vita, si ritemprava nella meditazione del vero e nella

contemplazione del di esasperare

i

bello.

Esercizio dannoso, perchè rischia

tormenti di uno spirito già portato a crearsi

delle difficoltà insormontabili,

ma

esercizio che servi talvolta

a ristabilire l'equilibrio in un'anima, sforzandola a ricondurre le cose nella lor

giusta misura. Così

era

cominciato

quel

lento e progressivo divorzio del Vinci dall'arte, che divenne

più acuto in Milano, dove Leonardo

che tanto spiacque

uno

di essi,

ai

contemporanei,

quando doveva attendere

senza dubbio un

si

nuovo Apelle

"

recò nel perchè,

1482, e

come

dice

alla pittura, nella quale

riuscito

sarebbe,

tutto

si

diede alla Geometria, all'Architettura e Notomia,,. Figlio naturale, l'artista non aveva

conosciute

le

gioie

della famiglia, ed era stato privo dell'amore vigilante e sollecito di

una madre, che

si

estende alla vita intera, come

un_j)rofumo. S'egli fu poscia gittato fra compagni licenziosi e motteggiatori, ben presto dovette ritirarsi nella selitudine


dell'opera di Leonardi,

In Fkenze egli

e nello studio. di

aveva provata l'amarezza

un processo calunnioso per immoralità,

giovane modello.

"

Quando

io

feci

Domeneddio

trà gridare piìi tardi ai Fiorentini, voi

gione, ora

s'

un

di

po-

putto,

mi metteste

in pri-

grande voi mi fareste peggio.

fo

io lo

causa

in

In

..

Firenze circolavano inoltre voci sinistre sulle sue credenze "

religiose, clic furon poi raccolte più tardi dal Vasari.

tacciano

van a

Ma

riprensori, risponderà egli a quelli che trova-

tali

ridire sul suo entusiasmo per lo studio della natura,

che questo è rabili cose,

ventore.

il

modo

di .conoscere

e questo è

'1

vero

V Operatore di tante mi-

modo

di

amare un tanto In-

Ciò non ostante, checche la vita e

,,

via via gli

nessun altro luogo

dimostrassero,

Leonardo più ameno

il

città

Firenze, adagiata tra

le

gli

sembrerà a

monte

di

sembrerà mai più bella

di

della valle dell'Arno sotto

Fiesole; nessun'altra

raziocinio

colline nella

il

campagna ubertosa;

rimarran sempre radiose nella sua mente

le pitture di

Ma-

saccio, le sculture di Donatello, la cupola del Brunelleschi

e gli altri capolavori de' Fiorentini " intra egli,

che

magnifiche il

mondo

le

li

porte del loro Battisterio

dell'arte e della scienza,

quali, scriverà „

.

E

a Firenze

dell'imaginazione e

della speculazione filosofica s'era aperto dinanzi agli occhi attoniti del giovane,

e con orgoglio

:

"

ed egli

Leonardo

si

sottoscriverà, quasi

sempre

fiorentino „. I trent'anni passati

quivi erano stati per lui ciò che

potrebbe

si

chiamare

il

noviziato della sua intelligenza, l'iniziazione del suo essere all'essere

;

ed

il

Vinci dovette sempre rammentare con com-

mozione quando, in Firenze, alzandosi sul far del giorno e accendendo la lampada del lavoro,

come a un

altare

;

poi,

si

accostava

al levarsi del sole,

al

tavolo

usciva a contem-


Edmondo

come

piare la natura,

La

Soi.mi,

resurrezione

un tempio, meditando

in

nel suo pensiero raccolto passare

vicende,

le

vedendo

e

svolgersi

le

forme, stendersi gli spazi.

E

Leonardo,

tempo

La dimora

accanto a Firenze, stilano.

1482

dal

Una

...

per

fu

1491),

al

corte splendida,

milanese di

l'artista

"

un

felice

un principe potente ringa-

gliardirono le forze del suo intelletto. Egli dipinge la Ver-

gine delle Roccie, di

il

Cenacolo,

i

di Cecilia Gallerani,

ritratti

Lucrezia Crivelli, del Duca e della Duchessa

e scompone

Sforza;

:

statua

la

equestre

fabbrica disegni di cupole per

e di Milano privati

per

modelli

;

si

alla

costruzione

il

compone

;

a

duomo

Francesco di

Pavia

edìfìzì pubblici

di

iniagina strumenti guerreschi ed opere idrauliche

prende parte a giostre ed a rappresentazioni sceniche, inesorabilmente

il

e ;

ma

suo intelletto lo porta alla investigazione

scientifica.

(JLeonardo aveva posto, come regola

al pittore, lo studio

della natura ;y3on entusiasmo egli stesso s'era

messo

all'os-

servazione delle cose naturali col suo piccolo libro di note

che portava sempre seco; poi la passione dello studio era

aveva voluto acquistare non

divenuta dominante, egli la scienza

per

ma

l'arte,

la scienza per la scienza.

ì

Per

piti

ar-

rivare alla bellezza, aveva pensato l'artista, bisogna salire

a grado a grado la scala della verità, l'arte è poggiata sulla scienza,

prema

Ma

una suprema bellezza coincide

solo

con una su-

verità. infiniti

scenze non ha in Milano, al

sono

gradi

i

Dal mondo

limiti.

mondo

del vero, la scala delle cono-

del peso

del suono e del calore

;

;

visibile

Leonardo passa,

da quello del peso a quello

poi la terra nel suo presente e nel


dell'opera di

SUO

Leonardo

poi l'acqua, l'aria, gli

pas.-sato,

diisseminati nello

astri

spazio, gli uomini nelle loro proporzioni e nella loro intima struttura, gli animali, le piante, intelletto e lo incatenano.

Il

;

il

Vinci

coi sensi e con la ragione,

giorno e di notte,

Da

prima

dalla pratica di cose

tura,

d'

Benché

"

ma

;

muscoli sono

i

con la destra,

la sinistra e

col cuore e con

l'

perdono

di allontanarsi

ai pittori

questi principi, scrive egli trattando

non ahl)iano alcuna importanza per

d'ottica,

tuttavia io

la pit-

metterò egualmente,,, per non lasciar

li

nulla indietro di ciò che riguarda la luce ed eo-li

di

intelletto,

inverno e d'estate.

egli chiede

:

infinito

adopra con

si

suo

il

lavoro ogni giorno affannosa-

mente cresce, aumenta, diventa d'acciaio

minerali attirano

i

entra arditamente nella matematica,

i

Poi

colori.

meccanica,

nella

nella termologia, nell'acustica, nell'idraulica, nella chimica, nella geografìa, nella geologia, nell'astronomia, nell'anatomia, nella fisiologia, nella botanica, nella zoologia, nell'architet-

tura civile e militare, con l'ebbrezza di uno scopritore

Dietro

sue spalle vi era

alle

telletto scientifico

si

era

rivolto

a

sottili

di pochi testi sacri e profani.

vesciata, la cui base

era

occupata era

punto impercettibile del vertice dalla natura,

come cose

E

:

non furono mai

"

La

mondo

Una

piramide ro-

dalle cose divine, e costituito

il

dall'uomo e

Leonardo arriva

il

sim-

così allo

spiag-

natura è piena di infinite ragioni che

in esperienzia „.

non battuti dagli

Leonardo da Vinci.

l'in-

e insuperabili

come un navigatore, che giunge su

studio delle cose gie inesplorate

il

transitorie e caduche, ecco

bolo della dottrina medievale.

sentieri

Medio Evo, quando

aveva perduto ogni interesse per

sensibile e reale, e

commenti

il

altri

:

"

Egli sente

Vedendo

io

di

errare per

non potere 2

pi-


Edmondo Solmi, La remrrezione

10

grande

gliare materia di

innanzi a

me

hanno preso per

nati

cessari temi, farò

o diletto, perchè gli omini

utilità

come

colui,

loro tutti

utili e

li

ne-

quale, per povertà, giunge

il

ultimo alla fiera; e non potendo d'altro fornirsi, piglia tutte

ma

cose già da altri viste e non accettate,

poca valitudine. Io questa disprezzata e

loro

canzia,

rimanente da' molti

mia debole soma,

e con quella

rifiutata

metterò

compratori,

non per

le

me

Da

giorno

quel

r inquietudine,

città,

ma

premio

tal

data. „

permanente

l'istinto

mobilità,

la

mer-

sopra la

grosse

per povere ville andrò, distribuendo e pigliando qual merita la cosa da

per la

rifiutate

la

di

mutabilità

Leonardo fu

stessa.

Vinci

Il

corre a rifugiarsi in qualche recesso nascosto, in una spiag-

dove

gia,

dalia sua

rumore

il

delle

mente ogni " tirato

egli stesso,

onde ferma

altra agitazione.

suoi sensi, e caccia-

i

E

quivi,

come

mia bramosa voglia, vago

dalla

scrive di ve-

dere la gran (commistione) delle varie e strane forme, fatte dalla artifiziosa natura, raggiratomi alquanto in fra gli om-

brosi scogli, pervenni all'entrata di

una gran caverna,

di-

nanzi alla quale, restando alquanto stupefatto ed ignorante di tal cosa,

piegate le mie reni in arco, e ferma la stanca

mano sopra

il

ginocchio con la destra mi feci tenebra alle

abbassate e chiuse, ciglia. là per vedere dentro

Cosi egli è delle sue divine

della

E

spesso piegavami in qua e in

vi discernessi alcuna

ammesso dimore

;

dalla

cosa.

Natura nella

egli scopre agli

,.

piti

segreta

uomini l'origine

prima e forse seconda cagione del loro essere;

sorprende

le

del suono

e

cause della

del movimento, vita,

e intende

tutta la sua primitiva freschezza.

della luce, il

"

egli

del calore,

canto delle

cose in

Hai tu veduto, scrive


dell'opera di

il

natura

Maestro, la diligeiitia della

grido

:

Leonardo

11

?

quasi

somma

mirabile necessità, tu con

"

E

,,

con un

ragione

e con

stringi tutti gli effetti a partecipare delle lor cause,

somma

ogni azione,

e irrevocabile legge,

brevissima

colla

operazione, a te obbedisce! Chi crederebbe che

simo spazio fosse capace delle specie

magna

co-

brevis-

di tutto l'universo ?

azione! Quale ingegno potrà penetrare tal natura?

qual lingua sia quella che displicare possa

maraviglia?

tal

Certo nessuna! Questo dirizza l'umano discorso templazione divina

con-

alla

,,.

Tale trasfigurazione della scienza della natura in emozione, quasi direi, religiosa, è de'

manoscritti

e

vinciani,

si

uno dei

cento

trova

caratteristici

tratti

cento

e

volte

espressa ogni qualvolta Leonardo, commosso dalla contemplazione delle cose,

pensa

nelle opere del quale,

ma

ne togliere,

Primo Motore,

eleva colla mente al

si

egli, nulla tu

E

solo laudare in silenzio.

paiono di meraviglioso

artificio,

"

puoi aggiungere, se

i

corpi

ti

pensa questi essere nulla

rispetto all'anima, che in tale architettura abita, e veramente,

quale essa

si

sia,

Caduto Lodovico et

cosa divina

ella è il

indeterminata forte,

„.

IMoro, la vita di

Leonardo

" è

che pare vivere a giornata

varia

...

Er-

rante da Milano a Venezia, poi da Venezia a Firenze, dove

dipinge la Sant'Anna e la

Madonna

renze col Valentino per

Romagne,

le

Fusi; poi da Fi-

de'

poi

di

nuovo a Fi-

renze ad attendervi (dietro ai suggerimenti di Nicolò chiavelli) al

Ma-

cartone della Battaglia di Anghiari e ai ritratti

di

Ginevra

la

Lombardia a

de'

Benci e

di

Monna

Lisa, poi a Milano e per

servizio di Luigi XII, poi ancora a Firenze,

a Roma, forse a Napoli, finalmente in

Francia: egli

non


Edmondo

12

può trovare se

h

stesso,

Solmi,

La

resurrezione

aspetta

e

il

riposo solamente dalla

morte.

Leonardo, come dell'indefinita

dominato

era

artista,

molteplicità

dei

dell'insufiìcenza d'ogni realtà

possibili

e

dal

sentimento

dal

sentimento

Egli

presente.

adoperava

le

forze a vincere delle difficoltà insuperabili di invenzione e di tecnica, egli si

tuosità,

dava a

dei prodigi di pazienza e di vir-

conosceva, piìi

egli

tremava ad

di ogni altro, l'arte vera,

perchè

affrontarla,

sentiva che

simmetria prisca,

la

Tantalo greca

ci

di

dell'arte greca,

ma

la divina

condannato

egli era

intangibile,

mente l'euritmia

sacra, infinita. Gli stava dinanzi alla

renamente luminosa

è

moderna perpetuamente

greca,

e

se-

proporzione, alla

pena

non poterla mai pareggiare, perchè per fare

voleva l'anima

ma

di

l'arte

Leonardo era un'anima

in lotta con sé stessa. " Pareva, dice

un discepolo, che ad ogni ora tremasse, quando

si

poneva a

dipingere, e però non diede mai fine ad alcuna cosa cominciata,

considerando la grandezza dell'arte,

geva

errori in quelle cose, che ad altri

il

Bacco

e

incompiuti

il

"

San Giovanni

parevano miracoli.

Madonna

Gli ultimi dipinti, la Z/ec?a e la

che egli scor-

tal

di Sant'Onofrio,

Battista giovane, erano rimasti

come quasi intervenne

di

tutte le cose sue „.

In quest'estremo periodo della sua esistenza

il

Vinci aveva

dato opra forte alla geometria, impazientissimo al pennello.

Fu

allora che l'immensa luce dell'essere era apparsa al suo

sguardo fuor dalle nebbie medievali in tutta la sua verità; e allo stesso centi di

modo

non saper

di Socrate,

nulla,

dotti umanisti illetterato,

che, per

non essere

io

che affermava

Leonardo "

si

omo sanza

litterato,

era

ai sofisti sac-

proclamato

lettere „.

"

ai

So bene

che alcuno prosuntuoso

gli


Leonardo

dell'opera di

13

parrà ragionevolmente potermi biasimare,

omo sanza

sere

lettere „

.

Vinci letto o meditato sui

Eppure nessuno aveva più libri

riosità letteraria inestinguibile,

autori che

manoscritti

i

la

mente anche

allo

quest'uomo fu

:

latino,

studio

il

fatto

Francesco

I

:

Checche scimento

:

si

con

dica,

Xon

pugno nei

codici,

che

aveva

al Cellini

essendo abbondante di tanto

"il Vìnci,

ma, aggiunge, anche

gli

gr^a; parecchi

lingua

della

grandissimo ingegno, non solo ebbe latine,

una cu-

Maestro aveva rivolta

secondo la testimonianza che

e,

del

e più di duecento sono

passi greci son scritti in greco di suo

possediamo,

di

palesano aver egli meditati.

ci

pago della conoscenza del

coli" allegare io es-

cognizione

di

lettere

di lettere greche,,.

Leonardo ha respirato

la notizia del latino, se

l'aria del

non anche con

Rina-

quella,

benché scarsa, del greco, Leonardo era entrato, col garrulo sciame degli umanisti, nelle librerie di Firenze, di Milano, di

Pavia, di Venezia, di Urbino, di Pesaro e di Roma, e

quivi,

curvo sui codici e sulle prime stampe, come oggi

rivelano di

i

manoscritti, aveva ricercato

Platone e

di Aristotile,

Plinio e di Dioscoride, di

Erone

di

ansia le opere

con

Archimede e

di

ci

di Vitruvio,

di

Alessandria e di Fron-

Ippocrate e di Tolomeo, di Euclide e di Teodosio.

tino,

di

Egli

era

omo sanza

"

giudizio di fronte agli

lettere „

autori

:

per

la

indipendenza

aveva voluto avvicinarsi

del ai

grandi del passato, non per rendersi schiavo delle loro idee,

come

gli umanisti,

ma

per possederle

e

dominarle.

Tutto

voleva investigare colla sua ragione, e nulhi accettava per vero se non

gli

appariva evidentemente

allegando l'autorità

memoria.,,

E

non adopra

come Leonardo

l'

tale.

ingegno

"

ma

Chi disputa piuttosto la

in arte avcv^a scritto:

"imita


Edmondo

14

quanto puoi antiche è si

greci e

li

La

Solmi,

latini „

li

laudabile che le

piìi

resurrezione

"

,

imitazione delle cose

l'

moderne

donde nasceron

le

grammatiche

così nella scienza

" delli antichi

era affermato seguace e estimatore

tori,

;

e le scienze

..,

inven-

e

aveva

dettato all'umanista Piattino Piatti la professione di fede nei

mal compresi versi

noti e così

:

Mirator veteruin, discipiilusque viemor Defuit una rìiihi: symmetvia j)risca, peregi Quod potui: veniam da mihi, -posteritas.

La

sorte delle pitture e delle sculture, degli scritti sciendella

e letterari,

tifici

fama stessa

tragica del destino, che fa danzare

Leonardo fu

di

turbine della vita nel

il

posteri, per

gorgo sempre minaccioso della morte. I di

un

l'ironia

il

gioco

hanno dispersa e annientata l'opera

fato maligno,

di

aveva donata

sapienza e di bellezza cui V artista filosofo la vita.

Dov'è andata a

E

Medusa?

della

E

terrestre? tratto di

le

di

cartone

il

il

madonna

la

donna

della Caraffa?

Moro?

di

E

di

nel paradiso

d'Este?

due Annunziazioni

di

Parigi e di

distrutti

busti di fanciulli,

il

il

sco

Sforza.

ma-

La Leda?

i

busti

busto di Cri-

colossale modello della statua equestre per

sto,

ri-

di Cecilia

de' fusi ? la

d'Anghiari?

Leonardo? Perduti, i

il

Costanza d'Avalos?

madonna

la Battaglia

delle

femmine che ridono,

E

di Beatrice

del gatto ? la

Quale

Firenze è l'opera di

d'Adamo ed Eva

Lucrezia Crivelli?

Dov' è

La Pomona?

legno? Dove la testa

due Vergini Marie del 1478?. Dov'è

Lodovico

Gallerani?

finire la rotella di

France-

per lo contrario, quante pitture e sculture cento volte

attribuite a

Leonardo ed

altrettante negategli.

La madonna


dell' Oliera

bambino

col

del

col cardellino del

museo museo

di

Leonardo

15

di

Dresda non

di

Monaco

madonna

è sua, la

madonna

tanto meno, la

Litta peggio che peggio, di quelle del museo di Granata e

museo

del

museo

Asburgo non

di

se ne parli

la resurrezione del

;

Oh

Berlino non convince proprio nessuno.

di

ribile fecondità dei

critici,

inesau-

!

La

specialmente tedeschi.

critica

moderna, inconsolabile della perdita dei capolavori del Maestro,

ha cercato

/

colmare un vuoto così doloroso, ed ha

di

generosamente attribuito

al

Vinci una

serie

riveleranno forse l'efficacia del suo genio,

lavori,

di

ma non

che

sono opera

delle sue mani.

Ogni attribuzione a Leonardo

è discutibile e discussa.

Cenacolo lotta ancora con la morte nel Refettorio

Il

E

delle Grazie.

Gioconda,

il

sopra cosi immane rovina sorridi tu sola,

tuo magico sorriso,

come assorta

in

una gioia

dolente o in un dolore intensamente gaudioso, simbolo del duello eterno fra la morte, che assorbe ogni cosa finita, e

che

la vita

E

afferma,

si

si

accanto a te pochi,

dilata e si diffonde.

ma

stupendi frammenti

t'Anna, la Ferronière, la Vergine delle Roccie, il

San Giovanni, •

Né punto

stra,

le

rovescio.

le

migliore fu la sorte degli scritti scientifici e

sue

di

render

meditazioni, anzi, scrivendo con la sini-

aveva rinserrate nella sua indecifrabile scrittura

Come

mai pensato una gioia

e

Louvre.

Maestro non aveva pensato per gran tempo

pubbliche

Bacco

Leonardo.

letterari di Il

tutte le meraviglie del

il

la San-

:

tutti

i

grandi innovatori, Leonardo non aveva

al pubblico, alla utilità, al

sufficente

al

monopolio. Provava

ad aver partecipato ad un segreto, ad

aver divinata una cosa profonda, toccata una realtà sacra.

\


— Edmondo

Vi

Conoscere

Solwi, J.a resurrezione

esprimere

gli basta,

gli

sembra già qualcosa

divulgare al popolo delle intelligenze

fano,

suoi trovati gli

i

ripugna, come ripugnava all'antico sacerdote

lembo

del velo di Iside onnipossente

ideale

lettore,

mente

il

forse

non

ma

si

è

il

sollevare

lettore

ad un

scherzosa-

parlerà

cui

di

un

grande mistero.

il

riferisce ne' suoi manoscritti

Manzoni, un lettore ch'egli non conobbe mai e che è ancor nato.

oggi non possediamo

L' opera manoscritta, della quale

che settemila pagine, gigantesco frammento V^-' voro, veniva

adunque trasmessa sua formazione, ed

sordine della

un

il

la vertigine della con-

:

templazione fulmina quello che percepisce

Leonardo spesso

di pro-

fato maligno,

di piti vasto la-

ai

posteri nell'

i

posteri, per

immane

di-

gioco di

il

distrussero, la dispersero, la dissemi-

la

narono per l'Europa.

Poco prima stamento Melzi

:

della morte,

all'ultimo

" tutti

et

ha de presente

Quando

e

il

Vinci aveva lasciato per

prediletto

ciascheduno

li

discepolo, Francesco

che

libri

il

nel 4

maggio

Lupo, ministro

soriere di Francia e

Luigi

di

duchessa

del

di

dicto testatore

1519 dal Castello

maire

Angouléme

e

di

Luigi XI, e di

Lussemburgo conte di

il

Cloux,

di

sovrani,

Ste-

di

Morin,

di Pietro

Tours, di Carlo Vili di

madre

Ligny, di

di

Luisa

Francesco

vere di Leonardo da Vinci fu trasportato

di

I,

nella

San Fiorentino, nessuno avrebbe supposto che piti

de'

...

presso Amboise, dimora di ministri e

fano

te-

il

e

te-

di

Savoia cada-

chiesa

di

che

di

ciò

prezioso queir ingegno sovrano aveva lasciato agli

uo-

mini, nell'arte e nella scienza, avrebbe dovuto andar distrutto e disperso per

il

mondo, senza tregua, quasi a continuare.


Leonardo

FiieiiiLr,

Aecddemia

e

Yerr occhio

di Lello Arti.

>'0l. AlldflS'iM.

ANGIOLI (particolare del Battesimo di Ges첫).


}

»l


.

Leonardo

dell'opera di

dopo morte,

l'

irrequietezza

meraviglie

cepite e attuate tante

Precedevano

quello spirito, che aveva con-

eli

funebre corteo

il

San Fiorentino,

vicari e

i

religiosi tutti del

artistiche

collegio

il

scientifiche.

chiesa

della

cappellani di San

i

convento de'

San Lazzaro e dell'ospedale

di

Dionisio,

torcie, e le

congregazioni

Dio, e in fine molti cu-

di

disordinatamente. Attorno al feretro semplicissimo

riosi

cuni discepoli e alcuni gentiluomini.

Un

solenne, illuminato da uìi

sole

raggio

compariva e scompariva dietro

i

minori di Amboise. Se-

frati

guivano sessanta poveri portando di

e

di

al-

funerale mesto

e

che

primaverile,

nuvole, dando risalto e ve-

le

lando a tratto a tratto la strada campestre e solitaria, che

guida

alla città.

Le

siepi verdeggianti e gli alberi in fiore

spandevano attorno, reso

un

profumo

forte

di letane,

di vita,

pioggia recente,

acuto dalla

piìi

che faceva contrasto col mormorio

che circonfondeva

come

cadavere

il

un'arca

in

sonora. Tutto ispirava pace, riposo, immobilità.

Ma

nel castello

Cloux,

di

nella

Leonardo aveva esalato l'ultimo i

faticati manoscritti,

" vulgare, "

quali,

molto dilectevoli Il

se

" infinità

vengono

stanza austera,

respiro, riposavano

di in

volumi et

tucti in lingua

saranno proficui

luce,

Aragona

ci

attesta che

aveva pensato ne' suoi ultimi momenti "

anche

et

cardinale Luigi di

sue fatiche.

dove

Ma, perche

il

Vinci,

di

Leonardo

porre in luce

le

Cellini

scriverà

il

era abbondante di tanto grandissimo ingegno, avendo qualche

cognizione di lettere latine e greche,

sendo innamorato gagliardissimamente virtii,

il

re di

Francesco, quelle

sue

es-

gran

pigliava tanto piacere a sentirlo ragionare, che poche

giornate dell'anno Leoxarpo da Vinci.

si

spiccava da

lui,

qua!

fumo causa 3

di


Edmondo

18

non

gli

Solmi,

La

dare facoltà di poter

mirabili studi, fatti

con

resurrezione

opera

mettere in diligenza „

tanta

quei

suoi

Fu veramente

.

questa la causa del disordine, in cui fu tramandata ai po-

è

nardo e nella brevità della sua artista,

ma sempre

lo credo.

La

causa

Leo-

nell'insaziabilità di conoscere, propria di

da cercarsi

come

Non

manoscritta vinciana?

steri l'opera

mai

si

appagava

si

creava

difficoltà

E

vita.

noto che

il

Vinci,

che

aveva formato,

sottilissime,

che non potevan

ciò

di

venir dipinte o scolpite dal suo pennello e dal suo scalpello,

per quanto fossero perfettissimi. Egualmente nelle questioni scientiiìche intorno alle leggi

trovò mai una

line,

ma

a

della

natura,

aggiungendo sempre

questioni

nuove questioni, a problemi nuovi problemi ser giunto all'estremo della vita senza

che

il

suo intelletto

si

Dall'altra parte la

^ uomo,

Leonardo non

trovò ad es-

si

aver

compiuto

ciò

era proposto di fare. vita di

che, oltre ad essere

il

piìi

Leonardo fu breve. grande

Questo

anche

artista, fu

piti

il

grande pensatore del suo tempo, era l'uomo più bello e più forte della sua generazione. I

paghi

contemporanei non sono mai

di celebrare la bellezza del

suo corpo, non mai lodata

abbastanza, lo splendore dell'aria sua che era bellissima e che

rasserenava ogni animo mesto.

La

forza, ci afferma

il

Vasari,

in lui fu molta e congiunta con la destrezza, col braccio

ri-

teneva ogni violenta furia e con la destra torceva un ferro d'una campanella di muraglia ed un ferro di cavallo, come se fosse piombo. Il padre di Leonardo, ser Piero,

gamente, così

i

fratelli

e le sorelle e

campò

gran numero

lun-

de' loro

discendenti, la cui progenie dura tuttora nella vita salubre dei campi.

gegno

La

natura aveva donato

la longevità.

Fra

i

al

Vinci

oltre

all' in-

fogli leonardeschi inediti si trova


dell'opera di

Leonardo

19

ima superba schiena nuda, disegnata dentro ad un grande

E

specchio.

proprie del vetro, tradotte con fedeltà

le luci

Leonardo

l'artista.

che sembra la schiena è veramente

latura,

uno specchio

il

gnava

una

atleta dalla magnifica

medesimo.

ci

La

mostra che

la

persona che dise-

torso,

scorge un capolavoro

fisico

si

un corpo umano a cui era stata concessa pili

anno

sessantasettesimo

al

Fu

piegò,

si

tratto di

era proposto, e

Leonardo che

ammira

il

dell'

im-

lavoro proposto

fu

si

conserva

a

grande intervallo

secondo certamente fu

Le profonde rughe

Windsor

della

di

fronte,

l'

di

e

infossatura

della bocca e della fisonomia,

quello

e

dal-

al

primo.

degli

occhi

la

dolente

mostrano un

ri-

non debbon

poco posteriore

la larghezza delle nari, la linea

Il

tempo l'uno

sotto le arcate, la rigidità delle sopracciglia,

naso

fiore.

nella Biblioteca del Re, di Torino,

esser stati fatti a Il

cadde per

e

troppo breve la sua vita in paragone si

la

Leonardo invece, arrivato

invidiabile.

causa che troncò quell'esistenza ancora in

l'altro.

e

un unico specchio. Contemplando quel mirabile

lavoro, che

si

posizione

cosa,

sempre.

che

in

una medesima

forza e la salute

mane

muscu-

leggermente ripiegato

torso,

vitalità sorprendente,

appena

un torso

corpo nudo di Leonardo, veduto

quel

po' di fianco,

della natura,

la

un

di

dal-

reputo improbabile. Quella,

e la forte nudità disegnata sono

vista in di

Lo

e ritratto dall'artista

stessa in cui è posto

un

somma

è forse dilettato.di disegnare

si

dentro uno specchio?

d'altri,

vòlto

dello specchio, son evidenti

visibile la cornice

curva del e

tragica

uomo che

sta

disfacendosi.

Arrivato

così

immaturamente

Leonardo comprese

che

al

fine

della

sua

vita,

non avrebbe potuto dar compi-


.

20

Edmondo Solmi, La resurrezione

.

mento ed ordine all'opera

Fu

allora

Melzi

die

sue fatiche, fatte con tanta disciplina. avvicinandosi, aveva affidato

ser

"

Item

il

Francesco

ciascheduno

li

presente

de' Melzi, libri,

che

la

de'

acceptante,

et

ma

servando gelosamente

pensionarlo

,,

Melzi

il

di

Villanis,

dere alla pittura,

spinto

il

era

Francesco

servizio Battista de' e,

boni et grati

anche

"

per

volontà di Leo-

alle

due modi,

in

affidati,

la casa de' Melzi,

con-

e trascri-

Trattato della pittura.

rimasto

ad

aveva continuato

dalle

AmJ30Ìse

aveva preso

I,

sue attitudini,

Alberto Bendidio, corrispondente del :

suoi

li

al

ad

Duca

"Et perchè ho

aviso a V. Ex. che

un

suo

atten-

s'era

volto all'arte del minio, in cui divenne eccellente. Nel

veva ad Alfonso d'Este

al

addicevano alla professione

si

del pittore, le quali poi formarono

Leonardo,

fatte

si

del Maestro.

ha adempiute

che più

parti,

" de'

manoscritti a lui

i

esplicito,

e per tutto ciò che avrebbe

memoria

le

et

tutti

ha de presente

modo

ricompensa

Melzi ha adempiuto

nardo? Certamente, e

Morto

giovane

al

che potrà avere circa la esecu-

et fatiche

fatto in avvenire per la

"

de'

suprema

ampie donazioni

le

tione del presente testamento „

vendo quelle

compito

sia detto in

da qui innanzi

servizi a lui facti

Francesco

poi, l'ora

dicto testatore

il

non erano soltanto

salari, vacationi

Ma

grave

il

può tuttavia congetturare che

come

Francesco

suddetto testatore dona et concede ad mes-

Benché nel testamento non

3Ielzi

a

incominciata.

suo proposito di ordinare e di mettere in luce le

il

Melzi.

lui

manifestare

dovette

egli

sapienza da

di

ri-

1523

di Ferrara, scri-

fatto

mentione de

fratello di questo

che ha giostrato, fu creato di Leonardo da Vinci et herede, et

ha molti

de' suoi secreti et tutte le

sue opinioni. Credo


.

Leanardo

dell'opera di

Leonardo de

ch'egli habbia quelli libriccini di et di molte

Melzi continuò la faticosa tra-

il

del Trattato della pittura, che si dif-

fuse in molti manoscritti, sopratutto

da un povero gentiluomo

Du

imo

Francia,

dei

un

;

stampato

altro fu poi

Fresne nel 1651.

Verso il

in

Benvenuto Gellini nel 1540 acquistò per quindici scudi

d'oro,

dal

formò

dietro le tr accie lasciategli dal Maestro, e

una redazione minore

quali

notomia

la

altre belle cose „

Durante questi anni scrizione,

21

il

1550 per

le-

vicende

della

sua

per

famiglia,

desiderio di rimpatriare, per la necessità di sorvegliare le

proprie sostanze, Francesco de' Melzi ritornò in

sua

di là nella

villa di

Yaprio, dove trasportò tutti

di

trascrizione,

pre-

i

Leonardo. Quivi continuò

ziosi manoscritti e disegni di

lavoro

Milano e

quando

ne aveva

agio

voglia,

il

e

tempo, e mise insieme allora quella seconda redazione più

ampia del Trattato della pittura, un

pittor milanese, forse

Aurelio Luini,

Vasari a Firenze e poscia a

non ne fece nulla.

E

Che avveniva

Roma

questo forse

della Biblioteca Vaticana,

tissime di Guglielmo

di cui dette

recò

si

per pubblicarla,

il

che servi

Manzi

che

una copia ad dal

ma

poi

1270

codice Urbinate

imperfet-

alle edizioni

Gustavo Ludwig.

e di

intanto delle carte manoscritte del

Grande ?

Certo alcune pagine vergate dalla magica sinistra mano eran rimaste a Firenze, altre a Milano, altre a forse

ad Amboise

;

il

Vasari

sparse un po' da per tutto; il

più ed

il

Gorgonzola la cui

meglio e

si

attesta che se ne

ci

ma

trovava

Roma,

alla

nel

vedevan

metà del secolo

XVI

vilUiggio di Vaprio fra

Bergamo, nel palazzo tranquillo

facciata mostra anche oggi

altre

una madonna

de'

Melzi,

col bani-


Edmondo Solmi, La resurrezione

22

bino di proporzioni colossali, ultima traccia di una dimora d'artisti.

È

necessario qui tener ben distinti

Leo-

fogli sparsi di

i

come cose

nardo, perchè abbandonati dal Maestro,

inutili, o

donati agli amici e ai protettori, da quelli che costituivano il

possesso (ed erano la maggior parte) di Francesco de' Melzi.

Tal distinzione non fu dall'

Jordan, ne

ne dal Dozio, ne

fatta ne dal Piot,

ne dal Ravaisson Mollien, ne

dall' Uzielli,

dal Richter, ne dal Miintz, che

si

occuparono delle tragiche

vicende delle carte vinciane.

L'Anonimo Graddìano sciato parte delle sue

avverte, che

ci

carte nell'Ospedale

Nuova. Ecco un primo nucleo presto

di scritti

mani

disperse, e passò forse in

si

ci assicura (e

Leonardo avea

non abbiamo ragione

parecchi schizzi del Maestro

di

Santa Maria

e disegni, che

ben

diverse. Il Vasari

di dubitarne) che

" in sul

la-

aveva

suo libro de' disegni

;

e ci avverte che altri scritti, indipendenti e distinti dall'eredità del Melzi, si trovavano

fra

le

mani

di

altri

artisti.

Ed

ogni giorno (scrive parlando di Leonardo) faceva mo-

delli

e disegni da potere scaricare con facilità monti e fo-

"

rargli,

per passare

da un piano a un

lieve e di argani e di viti

pesi

grandi,

e

ribizzare

;

il

carte del Melzi "

e

fatto che

ed il

io

Vasari

di ghi-

ne vede sparsi per

n'ho visti assai. ci avverte,

non era compreso un

Enne anche

trombe da cavare

che quel cervello mai restava

l'arte nostra molti disegni,

cavallo.

porti,

de' quali pensieri e fatiche se

tevole anche

e per via di

mostrava potersi alzare e tirare

modi da votare

de' luoghi bassi acque,

altro,

libro di

E

no-

che fra

le

anatomia del

smarrito (scrive egli alludendo

alla

statua equestre di Francesco Sforza) un modello piccolo di


Leonardo

dell'opera di

cera,

mia

23

ch'era tenuto perfetto, insieme con un libro di noto-

da

fatta

de' cavalli,

lui

Lomazzo a sua

Cliovan Paolo

"

e scritture leonardesche,

ricature vinciane

disegnate

col

per suo studio

lapis

rammenta

sparse per tutto

possesso

in

volta

a vari

che

rosso,

„.

il

mondo

" oltre

artisti,

Aurelio

tiene

diseo'ni ,

e ca-

quelle

Luini,

pit-

tore milanese, ove ne sono alcune che ridono tanto alla gagliarda, per forza d'un'arte grandissima, che

gnare vecchi e villani quali

veggono ancora

si

uno

con

libricciuolo

altri

.

qual forse

di

sua mano, ne tiene Aurelio Luini

Due

faccie mostruose di fanciulli erano

prima del 1584 possedeva anche

il

Lo-

stesso.

Tutte queste carte erano estranee

fondo Melzi, che

al

conservava in Vaprio. L'Anonimo vi accenna vagamente

si

parlando della gran ta

i

disegni " appresso di Francesco Borella scultore,,,

e alcuni disegni

mazzo

,,

può

che ridessero;

diversi luoghi, tra'

in

lo

di dise-

dilettò

si

villane deformi,

e^

da cinquanta, disegnati in

Leonardo molto

"

far l'istessa natura „.

appena

anni di lavoro.

Il

somma

ma

con maggior cura, alla notomia

uomini aiutato e scambievolmente aiutando

messer Marcantonio della Torre, eccellente lora leggeva in Pavia, e de'

primi (come odo

dottrina di alla

Galeno

dire), le

in questo

filosofo,

che

al-

scriveva di questa materia, e fu

che cominciò a illustrare con la

cose di medicina, ed a dar vera luce

notomia, fino a quel tempo involta in molte e grandis-

sime tenebre d'ignoranza, ed in questo

samente fece

quaran-

Vasari vi insiste più lungamente. "At-

tese di poi (Leonardo), dtìgli

di manoscritti, frutto di

un

dell'

ingegno, opera e

libro disegnato

di

mano

si

di

matita rossa

servi maraviglio-

Leonardo, che ne e

tratteggiato di


Edmondo

24

Solmi,

penna, che egli di sua

mano

dissima diligenza, dove

egli

Ln

resurrezione

scorticò e ritrasse con gran-

fece

tutte

quelle congiunse poi con ordine tutti

muscoli,

gono

primi appiccicati all'ossa ed

i

fermo ed

il

i

nervi, e coperse di i

secondi

clie

ten-

che muovono, ed in quelli a parte

terzi

i

ossature, ed a

le

per parte di brutti caratteri scrisse lettere, che sono fatte

con la mano mancina

a

rovescio, e chi

leggere non l'intende, perchè non

si

non ha pratica a

leggono se non con

lo

specchio. Di. queste carte della notomia degli uomini ne e

gran parte nelle mani

di

M. Francesco da Melzo gentiluomo

milanese, che nel tempo di Leonardo era bellissimo e molto

amato da le il

ha

lui,

così

care, e tiene

come oggi

è bello e gentile vecchio, che

come per

reliquie tal carte insieme con

ritratto della felice

memoria

di

Leonardo

e a chi legge

:

quegli scritti par impossibile che quel divino spirito abbia

ben ragionato

cosi

dell'arte e de' muscoli e nervi e

con tanta diligenza d'ogni cosa.

vene e

Nella casa del Melzi, più frequentemente del Vasari, recò Giovan Paolo Lomazzo,

dute assai delle opere di Leonardo, scritte di

ramente,

"

di

aver ve-

man

sua oscu-

quale attesta

il

del quale si ritrovano diversi disegni in più

e principalmente

in

casa

di

si

mani

Francesco Melzi, gentiluomo

milanese, suo discepolo, oltre l'anatomia dei cavalli, che egli

ha

fatto

E tori,

,,.

con maggiori particolari

è

degno

di

:

"

Sopra a

memoria Leonardo Vinci,

tutti questi scritil

qual insegnò

l'anatomia dei corpi humani et dei cavalli, eh' io ho veduta

appresso a Francesco Melzi, disegnata divinamente di sua

mano.

membri

Dimostrò anco in figura del corpo

humano

;

tutte

le

proportioni

de

i

scrisse della prospettiva dei lumi.


dell'opera di

modo

del altri

libri,

di tirare le figure

Leonardo

mag-g-ior del naturale, et molti

dove insegnò quanti moti

et

aifetti

possano

si

considerare nella Mathematica, et mostrò l'arte del tirare

i

pesi con facilità, dei quali tutta l'Europa è piena, et sono tenuti in grandissima

stima da gl'intendenti,

dicano non potersi far di

piìi

di

percliè giu-

ha

quello che egli

fatto.

Oltre di ciò egli ritrovò l'arte d'intornir gli ovati, che è cosa

degna

di

discepolo giore,

molta meraviglia,

che la esercita ora felicissimamente.

sparsi per tutto

acque in

andar

struosi,

il

alto,

mezzo

Disegnò varie

de' cavalli,

insegnò

il

e cOn tanto

modo

di far volar

ingegno disegnò

che ni un altro mai, come

che

Tali sono le notizie, che

si

qualcuna

si

presenta la questione se

si

sa che egli

le

mostruose, in questa

„.

il

"

ai

aveva ve-

li

Melzi avesse donata

ma

ciò è

poco proba-

conservava gelosamente, se

pure egli non ha dato ad Ambrogio Figini, che

deva prima del 1584,

mo-

conservano relativamente

di quelle carte agli amici,

perchè

Inle,

uccelli,

animali

molti siano stati

manoscritti della villa di Vaprio, date da chi

Qui

gli

faccie

le

parte eccellenti, ha potuto agguagliarlo

duti.

che sono

mondo, insieme con diverse rote da levar

leoni per forza di ruote, e fabricare

i

Mag-

predetto Melzi, a Dionigi, fratello del

del

sorta di molini da macinare col

le

insegnata da un

la quale fu poi

le

posse-

quelle trenta carte di chiaro e scuro,

veggono alcuni molini, che macinano con acqua ed

dove

si

altri

senza, tutti fra se diversi,,. Alla morte di Francesco

de'

Melzi (1570), suo

attitudini

figlio,

il

dottor Orazio, di gusti e di

ben diverse, fece portare nella

sottìtta,

o per igno-

ranza o per noncuranza, quei polverosi manoscritti d'un

Leonardo, morto da più Leonardo da Vinci.

di

cinquant'anni. 4

tal


Edmondo Solmi, La resurrezione

26

Non

è qui luogo

di

narrare le tragiche vicende

delle

carte leonardesche. Artisti entusiasti e volgari speculatori,

ed infimi

coronate

teste

anime

si

delinquenti,

agitò nei secoli, che

un mondo

tutto

vanno da Francesco

poleone Bonaparte e ai nostri giorni medesimi,

di

Na-

I a

intorno ai

fogli del Vinci.

Fu da prima un

maestro di scuola, Lelio Gavardi, che

insegnava umanità nella famiglia

che s'impadronì

de' Melzi,

celatamente di tredici volumi manoscritti, e renze, per venderli al granduca Francesco

portò in Fi-

li

che, succeduto

I,

a Cosimo, ne aveva ereditato l'amore per gli studi e la tenacia nel coltivarli. acquisto per e per

il

Il

mariuolo sperava senza dubbio grande

gusto che

il

il

credito grande che

Toscana

"

zenta, e

manco

principe aveva di simili opere

godeva

il

nome

Leonardo

di

sua patria, dove poco soggiornò, osserva lavorò,,.

primi mesi del 1587,

il

Giunto

il

il

in

Maz-

Gavardi in Firenze

ne'

Granduca cadde improvvisamente

ammalato, e morì. Questa morte repentina suonò all'animo superstizioso del ladro

come un avvertimento

divino.

ventato in cuor suo dal furto commesso, andò a

Pisa col

Manuzio, dove facendogli un barnabita lombardo,

Ambrogio Mazzenta, che stava per terminare l'Università, scrupolo del

mal acquisto,

pregò, che, dovendo egli,

finiti

i

si

donò

i

il

tal

compunse, e

lo

corsi di legge, recarsi in

ogni

dottor Orazio de' Melzi. Questi fu assai stupito

comodo che

un

gli studi nel-

Milano, volesse prendere l'incarico di restituire al

Spa-

buon barnabita aveva voluto

manoscritti, dicendogli che aveva del

cosa

dell' in-

pigliarsi, e

gli

medesimo

pit-

tore infinite altre carte, che giacevano abbandonate fra la

polvere e

le

vecchie casse nella

soffitta della

sua

villa.

"Si


dell'opera di

maravigliò egii (racconta

il

Leonardo

Mazzenta) ch'io havessi preso

questo fastidio, et mi fece dono de'

medesimo

molt'altri disegni del

case di Villa, sotto de'

dicendomi d'haver

libri,

autore, giĂ molt'anni nelle

negletti. „

tetti,

Tredici volumi rimasero cosi fra le mani di Ambrogio

Mazzenta

e

de' suoi

fratelli.

Questi ne fecero

grande, raccontando con quanta facilitĂ di il

modo che

pompa troppo

avevano

li

moltissimi amici e conoscenti

si

ottenuti,

recarono presso

dottor Orazio, e scivolando sulla sothtta ne carpirono age-

volmente disegni, carte manoscritte, tutto quel che vollero.

Pompeo scuriale,

fu

Leoni,

uno

figlio

scultore

dell'architetto e

di questi cacciatori.

dell'

E-

Suo padre Leone era

stato allievo di Michelangelo, ed egli, datosi all'architettura

e alla scultura,

si

trovava allora

al servizio

di

Filippo IT,

re di Spagna.

Pompeo promise

al dottor

Melzi

uffizi,

magistrature, un

seggio nel Senato di Milano, se gli avesse dato tutto quello

che aveva ancora delle reliquie vinciane e sopratutto

volumi donati

dici

tre-

i

Mazzenta, per inviarli a Filippo II

al

che desiderava di possederli. Eccitato da zenta, lo prega

speranze,

tali

in

il

ginocchio di

Melzi vola presso restituirgli

i

il

Maz-

manoscritti,

divenuti improvvisamente preziosi; era suo collega nel Collegio

di

Milano, ben degno

della

sua

compassione

e

del

suo aiuto. Sette volumi gli furono resi, che, insieme ad altre carte,

emigrarono in Ispagna, e portano anch'oggi

le traccie

dei

compulsatori spagnuoli. Tali avvenimenti accaddero tutti fra furto del Gavardi, e

il

il

1587, data del

1590, data in cui Giovan Paolo Lo-


Edmondo

2S

mazzo

La

resurrezione

accennava brevemente nella sua Idea del tempio

vi

ma

Ma

"

della pittura.

istampa,

Solmi.

solamente di mano

Re

Spagna, che

di

Leoni, statovaro del

hebbe dal

gli

cesco Melzi, et n'è venuto di questi

figliuolo di

Fran-

ancora nelle mani

libri

Guido Mazzenta dottore virtuosissimo,

del signor gli

che in buona parte

di lui,

Pompeo

sono pervenute nelle mani di Cattolico

ninna se ne ritrovano in

di tante cose

quale

il

tiene molto cari. „

Alla morte del Leoni, che avvenne nel 16 10, alcuni di

tornarono in

questi manoscritti

camente venduti

Italia,

altri

in Madrid, e passarono,

dove

ture, in Inghilterra,

il

furono

pubbli-

dopo varie avven-

re Carlo I aveva fatto di tutto

per possederli.

Dei

sei

finire in

volumi, che restarono al Mazzenta, uno andò a

mano

cardinale Federico Borromeo, che lo de-

al

"

pose nella sua Biblioteca Ambrosiana, di velluto rosso,

li

pittori e per

(l'odierno manoscritto C)

Ambrogio

coperto

foglio,

che tratta dell'ombre e de' lumi, molto

soficamente, utilmente per optici „

in

Figini,

il

quale con

;

il

un

filo-

prospettivi

li

altro presso

il

et

pittore

restante del suo studio

(e

col manoscritto di trenta carte già citato) lo lasciò all'erede

suo Ercole Bianchi; un terzo presso nuele di Savoia altre carte a

a

;

i

duca Carlo

il

rimanenti, raccolti in un grosso tomo con

formare l'odierno Codice Atlantico, passarono

Pompeo Leoni, che scompose

trariamente, rendendo cosi di quei mirabili scritti.

A

piti

e

ricompose

grave

lo

od un

altro,

Leonardo da Vinci che poi

fu

le

raccolti

nuovamente

pagine arbi-

scempio fatto

questo grosso codice

pose la scritta: ''Disegni di machine et altre cose di

Ema-

il

dell'arti

fin lì

Leoni apscerete e

da Pompeo Leoni

sciolto

:

''

Disegni

;

di


ddl'opera di LeonarJo

29

Leonardo da Vinci restaurati da Pompeo Leoni,,, cosicché questo artista con la sua mania di raccog-liere e di restaurare ha disciolte e riunite insieme a caijriccio carte, che in origine avevano

nn certo

tro cronologico,

che sarebbe stato prezioso per noi.

Nel 1610, come

ordine,

fa sapere

ci

un ordine

Carducho

il

Pompeo Leoni venne

già accennato,

non

se

foss' al-

come ho

e

Madrid,

morte in

a

ed egli lasciò erede delle sue collezioni Cleodoro Calchi,

il

quale vendette in Ispagna una parte dei codici vinciani, e un'altra parte la portò seco in Italia.

Madrid

fu venduta a

Milano

Qual

che

è la parte

e qual è quella che fu trasportata in

Noi abbiamo elementi preziosi per risolvere questo

?

problema, che ancor non è stato trattato da alcuno. Nella

Reale Biblioteca

di

Madrid

conservavano nel

si

colo due manoscritti di Leonardo, designati nei "

Tractados de meccanica y geometria

los

annos 1491-1408, 2

voi.,

AA,

escrltos al reves

peo Leoni, e da

lui

erano

probabilmente

stati

suo potente protettore, a Filippo

Ma

oltre

a queste

si

hanno

man

del gran

y doctrina I

"

AUos dos

Pomal

altre traccie altamente pre-

libros dibujados

Leonardo de Vinchi, de

fra

i

libri,

Don Giovanni

y manoscritos de

parti cular

curiosidad

„.

due volumi della Biblioteca Reale

metà del secolo XVIII scompaiono,

di

Madrid dopo

la

e nel loro posto furon

messi due pregevolissimi manoscritti, uno del uti'lusqae

di

IL

posseduti dal Leoni, vennero in possesso di :

y en

regalati

Sappiamo dal Carducho (1639), che due

de Espinas

:

mano-

Questi

19-20,,.

se-

cataloghi

facevan parte senza dubbio della collezione

scritti

ZÌ0S13.

XVII

fortunae del Petrarca e un altro

di

De

remedils

alcune glosse


Edmondo

30

al

Solmi,

La

resurrezione

Aa, 19-20. Era avvenuto forse uno

digesto, segnati

di

quegli scambi così frequenti nel seicento e nel settecento?

Quanto

Don Giovanni

volumi posseduti da

ai

d'Espi-

da ricordare che Lord Arundel nel 1629 incaricava

nas, è

Lord Francesco Cottington, che andava ambasciatore

"

gna, di far ricerca di varie cose d'arte, e sopratutto di

dimenticare

mani

nelle

che

il

Don Giovanni

di

de Espinas

Pare, tuttavia,

„.

Cottington non riuscisse ad avere questo

Lord Aston Giovanni giunse

de

pili

di vincere

di cercare

tardi

Sappiamo fu poi Carlo

Forse

Espinas.

poi-

il

dopo

umore

" folle

molte

di

insistenze

Don rag-

suo intento.

il

quando

inoltre che I,

libro,

Lord Arundel scriveva a

gennaio 1636 o 1637

ché nel

non

Leonardo da Vinci, che è

di disegni di

libro

il

Spa-

in

visitò

la

il

principe di Galles, che

Spagna nel 1623,

comprò

egli

cuni volumi manoscritti di Leonardo, che ora forse

al-

fanno

parte del tesoro di Windsor.

Una

parte dei manoscritti vinciani fu dalla Spagna por-

tata in Italia da Cleodoro Calchi, erede del Leoni, e questa

parte nel 1625 fu acquistata da Galeazzo Arconati insieme col Codice Atlantico.

Annone terra,

instato

Carlo

I,

Nel 1630, essendo un certo Antonio

grandemente per parte del Re

"a procurare d'havere

dall'ili."

d'

Inghil-

signor Ga-

leazzo Arconati un grosso volume in-foglio..., che contiene

grandissima quantità

anco per

l'arti

del famosissimo lo volesse

d'oro.

di

disegni di macchine e

d'

istromenti,

segrete, tutti nati dall' ingegno e dalla

Leonardo da Vinci,,, pregò

cedere

"

offerendogli

di

donativo

Alla qual esibizione esso diede una

del suo grand' animo..., dicendo che

l'

mano

Arconati che

1000 doppie

risposta

degna

non voleva privare

la


Leonardo

dell'opera di

patria sua d'un tesoro tale, e

31

quando

non fosse stato

ciò

ne havrebbe, senz'altro interesse, fatto dono a quella Mae-

Furono rinnovate

stà,,. si

istanze e per lettere e a voce,

le

ma

tentò coi favori e colle pressioni,

Codice Atlantico rimase, per

Nel 1636

il

Milano.

allora, in

conte di Arundel

tutto fu inutile. Il

scese

personalmente in

Italia alla conquista dei manoscritti vinciani, cogliendo l'oc-

casione della sua nomina ad ambasciatore presso V impera-

Ferdinando

tore

Duca

del

l'Arconati Tnon ostante l'intervento

di Feria, allora

governatore della Lombardia) e

gli

possessori tennero duro. Riteng-o tuttavia molto proba-

altri

che

bile

ma

II,

il

manoscritto

d'Inghilterra,

quando

W.

L. fosse acquistato da Carlo II

le collezioni

Lord Arundel furono

di

vendute in Olanda, e fosse aggiunto Carlo

comprati da

ai codici,

mentr'era in Spagna come principe di Galles.

I,

Tutti questi preziosi cimelii servati, per fortuna,

durante

guerre

le

furono

d'Inghilterra civili

del

con-

XVII

se-

colo fra gli oggetti di belle arti, che la munificenza di quei re

aveva raccolti con grande diligenza e non minor gusto Essi furono ritrovati

artistico. salì sul

trono,

nel

Enrico Vili

sta notizia, dri in

i

nella sua

fatti dall' Holbein.

aggiungendo che

i

la

personaggi Il

regina Cadella Corte

Walpole conferma que-

codici furono trovati coi quala

collezione di

Windsor

sia

che quella posseduta un tempo da Lord Arundel,

maggior parte,

nella raccolta d' incisioni schi,

dei

ritratti

un armadio. Che poi

la stessa

allorché Giorgio III

medesimo gabinetto, dove

rolina aveva nascosti di

intatti,

che ora

si

prova l'aver

lo

da

lui

,,

,

l'Hollar

fatta dei disegni leonarde-

trovano a Windsor: "

ex collectlone Arundelliana

scritto

W. Rollar fecit 1646

la quale

couiprendeva anche


Edmondo

32

altri

di

lil)ietti.

Solmi,

non

cui

La

menzione

fa

si

resurrezione

del

scritti

ne<>;li

tempo, perchè contenevano pochi disegni stimati di scarso

mezzo a molte

valore, sparsi in

Nel 1G3T accadde un dopo

conati,

aver

perchè

stranieri,

Leonardo, donò

fatto

rifiutate

cedesse

le

la

memorabile: Galeazzo Arripetute oiferte

collezione dei

alla Biblioteca

primo dei quali corrisponde

scritture.

al

Codice Atlantico,

B,

di Parigi,

dell' Istituto

uscito

non

quarto

il

si

sa

all'F, l'ottavo al

cesimo all'L blioteca

e

il

G,

D,

il

dopo

vava rifugiata come di

il

Londra,

Biblioteca

della

decimo

e il

settimo

all'I,

l'undi-

l'altro

gli

XVII

maggior parte dei ma-

innumerevoli

due porti

in

la

Federico Borromeo.

:

nella Biblioteca

giri e rigiri, si tro-

l'uno nelle collezioni reali

Ambrosiana

di Milano.

Altri manoscritti vinciani continuavano intanto

peregrinazioni. I codici di

mano

al

le

suo erede Ercole Bianchi, e poi

donato dal Mazzenta

(le

in

erano acquistati

duca Carlo Emanuele

l)ruciato nelF incendio della Biblioteca

lava in altre mani in

al

loro

Ambrogio Figini passavano

dall'inglese Giuseppe Smith, console a Venezia. Il

andava

sosti-

manoscritto C, già

il

al cardinale

metà del secolo

noscritti vinciani,

ma-

terzo al

dodicesimo all'M. Si ricordi qui che la Bi-

donato da Guido Mazzenta la

il

sesto al manoscritto E,

Ambrosiana possedeva anche

Verso

il

secondo

il

dalla Biblioteca

nono all'H,

il

codici,

quinto al Codice Trivulziano, poi

il

come né quando

tuito dal manoscritto

A

manoscritto

al

di

Galeazzo da

fatta per

Sanseverino e contenente disegni del Vinci, noscritto

manoscritti

Ambrosiana dodici

Divina proportione

alla copia della

da

fattegli

di

codice

Savoia o

Reale o esu-

odierne carte della Biblioteca del

Torino furono acquistate da Carlo Alberto). Si ha

Re

il ri-


H ^

e z

> <

ai

2 O w

o


dell'opera di

Leonardo

35

cordo di ima collezione Buonfiliolo in Venezia, benché

nn

ser da essa derivato

nuisca assai

gran forza

la

suo studio in

non autentico dimi-

solo disegno

suo valore.

il

Nel 1660

l'es-

il

pittore

dell'oro,

Roma

Giuseppe Ghezzi acquistava "con per sublimare le fatigose raccolte del

un codice che aveva ritrovato

" in

un

coffano di manoscritti e disegni di Guglielmo della Porta, scultore del sepolcro di Paolo III „

sa che fu scolaro di Giovan

"

,

Tomaso

che l'allevò a copiare diversi studi

quale da giovane

suo

della Porta,

zio,

Leonardo da Vinci,

di

bisogna che ne havesse molti, dandoli da studiar

de' quali

non

nipote, e

Giovan Tomaso era

è meraviglia, perchè

scolaro dello scultore detto

il

Invano

raneo di Leonardo,,.

Gobbo si

scritto passasse all'Ambrosiana,

suo degno posto.

Il

dagno, lo vendette

Francesco Ducei,

di Milano,

che

cercò

che

si

stato

contempo-

questo

sarebbe

al

stato

manoil

solo

Ghezzi, spinto dal solo amore del gua-

ad un inglese, già

bibliotecario

non senza che prima Laurenziana,

della

lo

ricopiasse in tre copie, la prima delle quali finì a Londra,

seconda fu inviata all'architetto Bernardino Ciurini e la

la

che poi andò a

terza,

riginale

si

a Weimar, al Bossi.

L'o-

trova oggi a Leicester.

nobile esempio di Galeazzo Arconati fu invece seguito

Il

1676

nel

finire

dal conte Orazio Archinti, che presentava in dono

all'Ambrosiana un codice del Vinci consistente in tre piccoli libri

di note (manoscritto H).

Ma

da tutte

le parti

scappan fuori delle carte leonar-

desche. Nelle note al Fontanini dello e

morto nel ITóO) è detto:

tusati,

"Il signor

presidente del Senato di

Leonardo da Vinci.

Zeno

Milano,

(nato nel

conte è

in

1668

Carlo Perpossesso 5

di


Edmondo

b4

Solmi,

volume (nientemeno

quiilclie

La

resurrezione

di disegni originali del Vinci,

!)

che non meno del sno nobilissimo possessore, trag-gono a sé dei giusti conoscitori,,.

riflessi

i

questi disegni ? Ya

Come

il

un mistero

con

insieme

terra,

così in poco piti di

strappata dalla l'

il

Italia,

e

là sulla

maestro aveva dedicata la

Vaprio

poi per la Spagna, per

Germania ed

molti fogli

qua

cent'anni, l'opera di sapienza e

della Villa di

sofiitta

la Francia, per la noscritti e

!

e le sparpaglia

quella,

bellezza alla quale

prima per

andati a finire

turbine autunnale solleva la polvere e le foglie,

miste

di

Dove sono

altrove.

l'

si

vita,

disperde da

Inghilterra, per

Altri volumi

ma-

emigrarono successivamente,

sparsi

per vie oscure e indeterminabili, a Londra, a Windsor, a Leicester, ad Oxford, a

Parigi, a Chantilly, a

Valenciennes, a Berlino, a

Rennes, a

Dresda, a Monaco,

Colonia, a

a Pesth, a Vienna, a Weimar, ad Harlem ed .altrove.

Le

vicende dei manoscritti nei secoli

troppo varie e dolorose, perchè io

senza amarezza, che

si

bizzarro,

e

decompongono moltissime

e

XIX

ad alcuno. i

ma-

ricompongono nel modo

piti

le posteriori vicissitudini

e

son

possa qui richiamare

potrebbe forse dispiacere

Dirò solo che durante tutte noscritti

le

XVIII

pagine

andarono irremissibilmente

perdute.

Entra misteriosamente nella Biblioteca Ambrosiana manoscritto

D

e ne esce l'odierno

va da prima in mano a varese, il

ma

Codice Trivulziano, che

Don Gaetano

Caccia, cavaliere no-

domiciliato in Milano, e viene acquistato verso

1750 da Giovan Carlo Trivulzio "unitamente ad un

nario d'oro di Giulio

non

pili

il

Maj orano

ricordo, dandogli in

qui-

e a qualche altra cosa, che

cambio un orologio d'argento


Leonardo

dell'opera di

di ripetizione che

ma

dici gigliati,

scritto di

nei suoi les

due anni avanti aveva comperato per che in verità era ottimissimo

di

Un

,,.

Leonardo per un orologio d'argento! Voyages historiques

années 1826, 1827

scritti

35

Leonardo

Intanto

si

si

et

littéraires

et

se-

manoValéry

Il

en Italie pendant

1828 aggiunge: "alcuni mano-

trovano inoltre presso Lord Spencer,,.

preparava per

codici

i

burrasca. All'Ambrosiana di Milano

sempre conservato con

grande

il

una grossa

italiani

tesoro vinciano venne

onore,

segnatamente

e

il

Codice Atlantico, esposto prima nella grande sala della Biblioteca, più tardi nella Galleria

sala veniva

il

In

Pitture.

delle

Codice Atlantico custodito (scrive

della Biblioteca, Bonsignori, nel

il

questa prefetto

"diligentemente in

1790)

cassa dipinta con varii ornati a color di oro, fatta a guisa di

urna, sopra una tavola, e

al

muro un monumento

di

Galeazzo Ar conati donatore

inciso in

Nel 1796, per ordine tesoro vinciano,

con

il

altri

di

tutto

di

noce con

marmo ad

affisso

eterna memoria

volume nel 1637

di questo

Napoleone Bonaparte,

oggetti d'arte

e

tutto

„. il

stampati,

libri

veniva colpito da requisizione militare, imposta dalle armi francesi

ed

eseguita per

l'Ambrosiana nei giorni funesti

19 maggio, 10 e 25 giugno da un Giacomo Tinet, artista addetto alla legazione di Toscana.

vuota cassa e l'urna rimasero brare ai milanesi quasi cittadino.

Le

il

La

lapide,

al loro posto, e

il

tavolo, la

dovettero sem-

funebre monumento di

casse, contenenti gli oggetti requisiti,

ramingando per lunghi

giorni, e per

un momento

un

lutto

andarono si

temet-

tero perdute, quelle sopratutto che portavano le pagine vinciane.

Conserviamo

i

dispacci che le ricercano.

non giunse a Parigi che

alla fine del

mese

di

Il

convoglio

novembre.

Il


Edmondo

'35

Solmi,

La

resurrezione

alla Biblioteca Nazionale,

Codice Atlantico venne destinato oli

undici a quella

altri

di Francia,

dell' Istituto

e così la

preziosa raccolta veniva smembrata e dispersa un'altra volta.

Nel 1815

le

potenze rioccupando Parigi, dopo

Cento

i

Giorni, reclamarono la restituzione degli oggetti d'arte, portati

in

Francia durante

le

guerre della Repubblica e

Commis-

l'Impero, e ciascuna di esse affidò ad un proprio sario gli

il

del-

ricupero dei capolavori altra volta rubati. Ma, mentre incaricati spiegarono la

altri

di Ottenfels,

massima energia,

il

barone

incaricato per la Lombardia, tornata sotto

il

dominio austriaco, fu della più facile condiscendenza, e trovato alla Biblioteca Nazionale

parato dagli

altri nel

solo Codice Atlantico, se-

il

modo accennato, non seppe

ed esigere questi ultimi, benché ne avesse ed esatta, contentandosi di di tutt' altro valore

altri

la

ripetere

nota minuta

volumi vinciani, bensì,

tre soli e per giunta copie.

Così

il

ma Co-

dice Atlantico, ed esso solo, quasi sovrano senza corteo, tor-

nava dopo diciannove anni all'Ambrosiana, né per quanto si

facesse gli altri

si

poterono mai più riavere.

Gruglielmo Libri, frattanto, recandosi

a

studiare

nella

Biblioteca dell'Istituto, compiva una delle sue solite razzie

asportando dai manoscritti

B

ed

A

quelle pagine, che poi

costituirono due codici di grande interesse storico e scientifico.

S'era anche procurato, non

stesso modo,

il

si

sa come,

codice sul volo degli uccelli. Nel

questa mirabile collezione fu venduta

:

i

andarono in mano a Lord Ashburnham, al conte

nikoff, Il

ma

Giacomo Manzoni

di

forse nello

1862

tutta

due primi codici il

terzo nel

1868

Lugo, poi a Teodoro Sabach-

che ne fece dono grazioso a Margherita di Savoia. venticinquesimo conte di Arundel,

Tommaso Howard,


dell'opera di

Leonardo

37

possedeva ancora un codice del Vinci, l'ultimo resto delle escursioni solerti fatte in

La Royal

Spagna

dal suo

Society da prima, poi nel 1831

seum vengono

Louvre

al

Mu-

British

il

in possesso di questo prezioso libro.

Si continua a vendere e a comperare.

vende

nobile antenato.

Giuseppe Vallardi

Lord

la raccolta dei suoi disegni vinciani.

Lytton compera a Vienna a poco prezzo

che

codici

tre

i

passarono poi a Giacomo Forster e nel 1876 al South Ken-

Museum. Nel 1880 Lord Asliburnham vende

sington

collezione,

e

Governo francese per mezzo

dal

due

codici -vinciani

dei

vengono

del Delisle ed

la sua

acquistati

uno

dall'i-

taliano per merito del Villari.

Alla distruzione dell'opera artistica e scientifica di Leo-

nardo

aggiunga

si

la falsificazione storica del suo carattere.

Quest'uomo, che per amore della divina bellezza e studio della vera sapienza, rivolto tica,

cruccia

si

stesso

"

:

stella

è

e

si

;

si affa-

tormenta, tanto che può dire di

impedimento non fisso „

ad un solo obbietto,

mi piega, non

quest'uomo

diventa

per

si i

volta

primi

chi

a

biografi

"vario ed instabile,,, ''spinto da naturale leggerezza e volubilità di talento „. •

In bocca a quest'uomo, che, recandosi a Firenze a

ri-

scuotere la provvisione che la Kepubblica gli passava, mentre dipingeva,

in concorrenza

con Michelangelo e dietro

i

suggerimenti del Machiavelli, nella sala maggiore del Consiglio la Battaglia

d'Anghiari,

dar

di

certi

ch'egli

cartocci

quattrini,

al

cassiere,

che

gli

volle

aveva risposto indignato

non era un dipintor da quattrini;

in

bocca a que-

st'uomo che, pur essendo dotato di meraviglioso genio inventivo

nelle

meccaniche, ha scritto

le

più

belle

pagine


.

Edmondo Solmi, La

3S

resurrezione

della nostra letteratura in dispregio delle ricchezze, e che

non possedette in

può

si

dir

mai

storici seri italiani e stranieri

bocca a quest'uomo, dico,

la frase suppositizia: Io servo chi

pongono

Leonardo che, dinanzi

Roma

alla

compagnia

bitare nelli tempi notturni in

di....

drati e scorticati e spaventevoli a vederli

prema nei

"

moderno

del quale

manoscritti

autore, questa

:

un gaudente egoista

sembra che "

Fuggi non

frase

si

mergere rendo

:

le "

tempeste trova le

nei

morti squa-

massima che

si

su-

legge

No, diligentissimo

.

manoscritti,

ma

nei

della

sua stanza

d'

im-

mani, per amor del sapere, in un cadavere or-

Ho

spogliato

di

pelle

diminuito che

uno li

il

di

quale per

una ma-

muscoli eran consumati

e restati ad uso di pellicola sottile, in

iscambio

coU'a-

diventa per un la

Ca-

alla "

il

ebbrezze di questo gaudente

non teme, nel segreto

lattia s'era tanto

in

,,

sia stata questa,

le

manoscritti son ben narrate egoista, che

recava

si

non è impedito dalla paura

landrici del Bibbiena,

biografo

mi paga.

impaganita, contro

X

mentre Leon

del Pontefice,

divieto

che muore povero;

nulla, e

convertirsi in muscolo

modo che si

le

corde

convertivano in

larga pelle, e quando l'ossa eran vestite di pelle poco acqui-

stavan della lor naturale grossezza

Che più? LTn biografo russo afferma oggi che Leonardo non sparse

sulla vita

Al periodo

nessun caldo raggio.

di distruzione

deve succedere un periodo

di

calma, di raccoglimento, di critica. Si

comincia ora

Leonardo da Vinci e della scienza,

non

dai fogli dispersi.

a

riconoscere che la

artista, si

resurrezione di

scienziato ed apostolo dell'arte

può attendere che dai manoscritti

e


delV opera di Leonardo

39

Nelle carte leonardesche, fra migliaia e migliaia di picschizzi e disegni, vi son quelli che posson dirci, nell'o-

coli

pera attribuita

Maestro, qual parte è la sua, nell'opera

al

smarrita offrirci un lume per rintracciarla, nell'opera per-

duta compensarci

una pallida

idea,

marmi,

con pochi segni, con

con un rapido abbozzo.

Dai manoscritti tele e dai

qualche modo

in

il

e dai fogli dispersi

poi,

che dalle

piti

valore artistico di Leonardo vien fuori

gigante. Se, tolto

un piccolissimo numero

di

capolavori

finiti, l'o-

pera dipinta, scolpita e architettata dal Grande non è che

un insieme

frammenti miracolosi, sono

di

gli

schizzi

e

i

disegni dei manoscritti, che ci iniziano a tutta la ricchezza della sua imaginazione e a tutta la tenerezza del suo cuore.

Quivi

ai tipi

deliziosamente giovanili Leonardo oppone cui la natura prende gioco

tutte le ributtanti deformazioni, di

creare nei maschi e nelle femmine. Quivi la puerizia e

la vecchiaia, il

movimento

il

vivente e

il

riposo, gli sdegni e la calma,

il

cadavere. Quivi

pose. Animali esistenti, ginarì,

e

come centauri

paesaggi naturali e

come

il

cavallo in tutte le

gatti e leoni, e mostri

sue

ima-

e draghi. Piante ed intrecci floreali, fantastici,

tempi sereni

e

burrascosi,

l'occidente e l'oriente. Quivi edifizì, strumenti, costumi, tutte le

meraviglie della natura e dell'uomo, espresse con l'evi-

denza del disegno. Il

compito dei moderni

letteraria di

Al tempo

Leonardo in

di fronte all'opera scientifica e

è già stato in parte adempiuto.

cui messer Francesco de' Melzi

cavava dai

manoscritti vinciani quei frammenti messi insieme alla rinfusa,

che oggi portano

il

nome

di

Trattato della pittura,


Edmoniio Solmi,

40

ed

res^urrezione

domenicano Lodovico Maria Arconati

il

Giovan Battista Venturi, Guglielmo

cui

i

Trattato e moto e misura dell'acqua

bri del

e

La

Gian Paolo

:

suoi nove

tempo

al

li-

in

Govi

Libri, Gilberto

Ricliter offrivano all'Italia degli excerpta, fatti

spesso con poca diligenza e sempre senza criterio di scelta, è succeduto, oggi,

mente

tempo, in cui

il

si

è affermata efficace-

la necessità della edizione integrale dei manoscritti.

gran

I codici francesi, italiani ed inglesi sono usciti in

con varia perfezione e diverso

parte, in questi ultimi anni,

opera di

metodo, per

Luca Beltrami, Giovanni Piumati ed Edoardo Rou-

Mollien,

veyre;

e,

cratici),

di

ciò clic piii

v'è in Italia

importa (almeno a giudizio dei buro-

un Decreto Reale ed una Commissione

uomini eminenti, incaricata

vinciane, edite ed inedite, in

Porro minci

non

i

sia

dalla

E

unum

pubblicato tutto di

mezzo

una scrupolosa

una Edizione Nazionale. che la Commissione

:

ciò che

è

fino

co-

a che

uscito dalla matita e

Leonardo.

tale edizione

faccia per

tutte le carte

non abbia a riposare

suoi lavori, e che

penna

di pubblicare

necessarium

est

non

gligenza (come tutte si

Ravaisson

Pietro Carle varis, Carlo

sia

guasta dall'avarizia e dalla ne-

le precedenti,

di facsimili

nessuna eccettuata)

esattissimi,

con

:

ma

a fronte

trascrizione critica a capo di pagina, la tra-

scrizione letterale in basso, e in margine, di fianco a cia-

scun frammento,

il

titolo

del concetto, espressovi in termini

moderni, quasi lampada che guidi la mente del lettore attraverso la congerie delle note confuse, e rischiari

la

via

dell' intelletto.

Dovranno accompagnare Note

esplicative ed

l'edizione Introduzioni critiche,

un Indice dei disegni

e delle

materie.


dell'opera di

Ma tal

Leonardo

41

quand'anche tutta l'opera leonardesca sarà edita

modo, e speriamo che

un

ciò sia fra breve

ancora edita nemmeno

sia stata

ancora un dovere agli

L'opera

una pagina

non

anni

sola) resterà

l'ultimo e supremo dovere.

italiani,

scientifica e letteraria

Vinci non ha

del

tanto un valore storico per l'uomo che la

com-

fatto

piuto (benché corrano voci sinistre e dopo sette

in

ha compiuta

1'

sol-

e per

conoscenza della formazione e dello sviluppo delle scienze

non ha soltanto un valore

artistico per lo

ma ha

per la lingua purissima,

efficace,

altamente educativo per

le

:

conciso ed

stile

anche un valore

generazioni italiche del presente

e dell'avvenire.

Leonardo,

il piti

possente ragionatore di nostra schiatta,

colla libertà di pensiero,

indaga, e con la profondità delle idee, è

marcato e salutare scienza della

al

del soggetto, che

coli' universalità il

contrapposto più

una

gretto concetto contemporaneo di

natura umile raccoglitrice di

fatti,

pesatrice

e misuratrice di grandezze.

Gli annali del Vinci sono la scuola si

piìi

opportuna che

possa desiderare per la ragione osservatrice.

Ma

poiché l'opera di Leonardo, per

composta e per che di

pili

il

modo con

cui fu

la dispersione secolare dei manoscritti, è ciò

disordinato

possa imaginare da mente

si

umana

;

e poiché, per un noto e giusto adagio, citius emergit veritas

quam

ex errore

ex confusione^

si

impone un riordinamento

degli scritti leonardeschi.

Gli

scritti

giurate del

del Vinci sono stati ridotti, dalle forze con-

Tempo

e degli Uomini, al caos, alla dissoluzione,

alla discordia: pensieri

mezzati,

proposizioni

Leonardo da

Vinci.

che non hanno

infrante

:

la fine,

una mirabile

periodi dicittà

che 6

il


Edmondo Solmi, La

42

resurrezione

terremoto ha distrutta, l'acqua dell'oceano travolta, l'atmo-

Un

sfera corrosa. di

riordinamento

si

impone perchè

raggio luminoso

Leonardo, quel

e

parola

la

possa spez-

celeste,

zarsi in mille colori iridescenti, e, deviata in mille direzioni,

possa suscitar matematica,

mille

matematici,

riordinamento

meccanica, astronomia,

fisica,

come

termologia, geologia, stri

Un

vite.

tutti

per materie

idraulica,

ottica,

propongono,

affidato ai no-

meccanici, astronomi, idraulici,

fisici,

:

ottici,

un vero controsenso. Sarebbe una ma-

termologi, geologi, è

scherata scientifica di un pensatore del quattrocento, vestito

ma

moderna, molto divertente,

alla

Gli

scritti

distribuiti in

non debbono, ne possono essere

del Vinci

un

poco edificante.

trattasse di lettere di commercio. I

sere distribuiti nell'ordine stesso che

guendo religiosamente Bisogna ricostruire

"

per

ordine,

alli

che esse tratteranno

;

arriso

lochi

e ci

loro,

ha

per un riordinamento di tale

il

prima volta sul linguaggio.

ordinati e in parte in fine, pur

hanno

edificio

il

le

sue volontà.

gli

l'

idea di disporre le sue

secondo

materia di

la

Alcuni

elementi

trattato

De

voce;

sono già

trattati

da

me

edito

la

nelle

sue

per

parte sono

altri in

accenni per ordinarli;

altri,

per

mente del Maestro.

compito dei moderni sarà adempiuto

risorgerà,

medesime;

se-

essendo disgregati, hanno sufficenti segni

una distribuzione secondo Così

Leonardo voleva,

lasciato tutti gli

fatta.

compiutamente ordinati, come la

es-

secondo la mente del Maestro.

trattati

i

se si

frammenti debbono

sue indicazioni e

le

Al Vinci, vecchio, aveva carte

come

casellario artificiale alfabetico,

pure

linee,

dalle

il

grande

sue

rovine

:

la mirabile città, costrutta nel limpido

cielo del

Rinascimento e distrutta nei giorni foschi della ser vitti, co-


Leonardo

dell'opera di

struita di nuovo, potrà adempiere

43

sua opera spirituale

la

nel seno dell'avvenire.

Guardando

la

somma

ben

stra a sinistra,

si

da de-

dei codici vinciani, scritti

comprende come quattro

secoli ab-

biano dovuto trascorrere dalla morte del Vinci, prima che

grado

lo spirito critico si sentisse in

ed apprezzarne

lizzarli

Ma, dalla distanza pare

valore.

il

di quattro secoli,

stampe

cessità di pubblicare per le

al

poiché è impossibile reverente saluto

stro

luminoso ap-

pili

merito dei primi studiosi, che concepirono

il

E

accingersi ad ana-

di

il

le

preziose reliquie.

commemorar

vada almeno

ne-

la

qui

tutti,

no-

il

lontano da noi,

al piìi

primo, che sentì l'ardente desiderio di farsi editore degli

scritti

leonardeschi: a Benvenuto Cellini.

Questi, recatosi in Francia nel 1540, aveva trovato

il

Trattato della pittura in una delle prime copie manoscritte. "

Io avevo ritrovato alcune belle cose, scrive l'arguto scrit-

un

tore e insuperabile artista, fra le quali era in penna, copiato

libro scritto

da uno del gran Leonardo da Vinci

detto libro, avendolo

un povero gentiluomo,

me

egli

per quindici scudi d'oro. Questo libro era di tanta di tanto bel

modo

detto

Leonardo

uomo

nascessi

(il

al

di fare,

quale

mondo

secondo io

in esso,

trovai

di lui)

le

tare della

sopra

lo dette virtii

e

mirabile ingegno del

le

tre

Infra l'altre

un discorso

più bello che mai fussi trovato

perchè

il

non credo mai che maggior

-Scultura, Pittura, iVrchitettura.

ch'erano

il

:

da

della

altro

grandi

arti,

mirabili

cose

prospettiva,

uomo

al

mondo

il

:

regole della prospettiva mostrano soltanto lo scorlongitudine e non quello dell'altitudine e latitu-

dine. Il detto

Leonardo aveva trovato

le

regole, e le dava


Edmondo

44

ad intendere con tanta bella clic

nel

vedeva

le

1545

in

ne

si

Leonardo da Vinci,

"

questo, perchè

secondo

Tornato

ma

i

il

CcUini

Trattati delV Ore-

venne anche V idea

gran

del

capricci

i

di

eccellentissimo, cosa che sarà

pittore

mondo,

utilissima al

e allora gli

Prospettiva

la

che ogni uomo

facilità e ordine

dette a scrivere

ficeria e della Scultura,

pubblicare

resurrezione

capacissimo,,.

era

Italia,

La

Solmi,

voglio che sia libro

appartato da

non voglio mescolare tante cose insieme

Questo entusiasmo per

le

speculazioni leonarde-

sottili

sche doveva tosto cadere. Era

„.

cominciato per V Italia

l'o-

scuro periodo della dominazione straniera: gli uccelli delia notte giungevano a schiere dall'occidente e dal settentrione la

:

corona degli alberi cadeva a terra come toccata

verde

dal dito dell'inverno.

Anche

il

Leonardo da Vinci risorgerà dai

carattere di

manoscritti nella sua luce storica.

Sarà uno dei teraria

fatti

più notevoli della nostra storia

rilevare la differenza

il

Maestro, e ciò che

si

tra

ciò

che

saprà nell'avvenire di

Si era creduto che

Vinci fosse stato

il

si

dimostra inesauribile;

il

tempo

lo

in vani capricci,

si

si

sapeva del

lui.

sterile,

ed egli

era rimproverato di perdere

ed egli

si

discopre di

una pro-

fondità straordinaria di idee e di sentimenti, espressi in

forma larga e talora magnifica, sempre perchè egli pone

nella scienza

dare l'animo commosso.

sere,

come

di tutto

è

una

:

"

può

attività e

di

dominato dal bisogno

di

è

di

comprendere, dal bisogno

scrive egli stesso

una

efficace e limpida,

tutta l'eloquenza, che

Leonardo

una avidità meravigliosa. Egli tutto abbracciare,

let-

di es-

universale maestro di con-

traffare e di conoscere la natura,,.


dell'opera di

Alcuni uomini nico,

45

genio, Archimede, Colom])0,

Newton, Pascal, hanno

Galileo,

affidato

scoperte determinate. Leonardo

a delle

nato

di

Leonardo

per

tutte le vie.

una cosa:

Amava

cristallizzarsi in

il

tutto

Coper-

nome

loro

il

incammi-

solo s'è

non detestava che

e

una forma particolare

e ar-

Qual eterno va e vieni nella sua anima, quale mol-

bitraria.

teplicità di gusti e

di slanci,

di simpatie e di

Leonardo aspira a confondere

la propria

ripugnanze!

vita

nella

vita

universale.

L'essenza del Vinci è la metamorfosi, l'attitudine perpetua, la disponibilità costante, la capacità infinita. Egli si sente libero di ripetere in se

come

esistenze,

tali di tutti

gli

nel suo seno

il

giuoco di

se in lui fossero

le

tutte le singole

analogie e

rudimen-

i

esseri e di tutte le forme, ed egli ritrovasse

germe

il

dell'universo.

Leonardo aspira a spogliarsi dalla propria individualità per perdersi nella natura "

seconda natura

tutte

le

forme

trasmutarsi

;

Il

„.

la

a divenire, come dice egli stesso,

;

suo intelletto

mente manca

sua

nelle cose.

Il

prende

plastico e

è di

limiti e

tende a

suo essere è fluido e cede

alle

sollecitazioni della infinita natura.

può assor-

Spirito sottile e fugace che nessuna materia bire

fissare tutt' intero,

poranea Proteo

daga tenta,

si

che da ogni combinazione tem-

sviluppa volatile, libero, indipendente

essenzialmente

tutte le forme, l'attira,

che, centrifugo

spazio

ma

ma

l'aliena

come

senza limiti

trasformabile,

natura di

Leonardo ama

e

non ne assume nessuna. Tutto

momentaneamente

l'etere,

o

;

dal

suo

in-

lo

essere,

tende sempre a spandersi nello

inversamente

punto insignificante della estensione.

a

condensarsi

in

un


Edmondo

4(i

Per questo "

L'ordinare

„,

La

resurrezione

Vinci aborriva dalla pratica e dall'azione.

il

opera signorile, aveva

è

l'oprare h atto servile

contempla

Solmi,

"

„,

pensiero

il

stesso,

l'anima sta fuori dai sensi quando

ci

rende universali e

ogni luogo nello stesso tempo, la volontà

in

egli

scritto

ci

ci

fa essere

alloga e ci

trasporta in un solo punto dello spazio.

Nessun uomo aveva superato Leonardo nella

sete dello

sconosciuto, nella passione del sapere, nella ebbrezza dolo-

rosa

dell' idea.

Egli aveva capito che non vi è un

filo

d'erba,

che non abbia una storia da raccontare, non una vita che

non nasconda un

segreto.

E, spinto dall'inestinguibile desiderio amore,

di

sforzo,

il

come

fiamma non trova esistenza che nella com-

bustione. Il fuoco

è

legno che

E dopo

che

illumina, aveva scritto egli

medesimo fuoco che consuma.

il

Il

stesso,

fuoco distrugge

il

lo nutrisce.

senza dubbio a Leonardo morente in terra straniera, la vita angosciosa, dovette presentarsi allo spirito,

supremo conforto, l'immensa somma da destra a sinistra "

conoscenza e

non aveva trovato riposo che nello

Maestro la

di

vasto et bello

all'orientale,

dei manoscritti vergati

che

ancora indecifrata

:

come

giaceva nel palazzo

la storia della sua esi-

stenza e del suo lavoro. Quivi egli aveva trattato le grandi questioni della cosmografia, dell'astronomia, della meccanica, dei

venti, delle

acque, della

luce e della vita.

Ogni

util

dottrina era quivi contenuta e infinite nozioni e consigli.

Nell'estremo giorno gli eterni problemi

si

rizzavano an-

cora davanti

al

ma Leonardo

sentiva ormai cadere le goccie della sua

morente nella loro

implacabile solennità,,

nel gorgo senza fine dell'infinito e dell'eterno.

viti


dell'opera di

Leonardo

47

Nessun occhio mortale aveva contaminato quelle pagine, nessun' anima aveva detto misteri.

"

grazie

al rivelatore

Molto aveva affaticato e sofferto

il

di

da Vinci, nessun

vantaggio gli era venuto, ne piaceri, ne potenza, chezza, egli non sperava ormai

piìi

tanti

nemmeno

nella

ric-

fama

degli uomini, distruggitori di tutte le creature animali, vegetali e minerali, e per

conseguenza celebratori

sanguinari e di eserciti vittoriosi.

"

di principi

Tutti gli animali langui-

scono, aveva scritto Leonardo, empiendo l'aria di lamentazioni, li

le selve ruinano,

generati metalli,

ma

le.

montagne sono aperte per rapire

che potrò

io dire

esser cosa

pili scel-

lerata di quelli che levan le lodi al cielo di quelli, che con

ardore han nociuto alla patria e alla specie

pili

Che importa

il

Maestro ha segnate

sue tappe, noi possiamo trovare oggi

coli le

,,

se la vita era stata dolente e se la morte

era senza speranza? Nei manoscritti le

umana?

traccie dei suoi pensieri, delle

dopo

quattro se-

sue lagrime e delle

sue gioie.

Nota

Bibliog^rafica.

Mi sono proposto

n^l mio Proemio di

fai'e

un ap-

pplb allo studio drllgent^ dei manoscritti di L 'onardo da Vinci, dal quale solo può atendersi la rnsurrezione s irituale dll'uom', dell'a.'tisia e dello srritiore, falsati di quattro sec )li non di storia, ma di leggende. I !rano.scri ti -oni la vera biig alia vinciana. Ne questa birgritia potià tessere definitiva e compiuta, se non quand) tutte le cirte del Vinci siranno integralmente edite. Struaieuto indisp usabile per lo studio di Leonar lo >ono le pubulica/ioni par/.iali ed i.it;grali: Il Trnit<ito della inttura, secondo il Codice Vatùano Urbinate, 1270. edito, trailotto e illustrato da (t. LaowKi, Vienna 1882; Il Trattato del moto e misura dell'acqua, lìologna, 182ii; Richter, The. Literary Works ot' Leonardo da Vinci, Londra. 1883; Sudimi, Frannnenti leUe>n7Ì e filosofici di, Leonardo da ViiC- ti-u-

Fireize, l899(riprrdotti con orline mutato da 1' Hekzfkld, Leonardo da Vinci der Dcnker, Forscher und foet, .lena, 190 i; dal M.vu Curdy, Leonardo da Vinci's Note Boolcs arranged and rendcred ivto Enplish wiih introduction, Lon bm, U:0>; dal Pfti.ADAX, Texteschoisis, pensées, theor^es, precepie^, fables^ et l'avétus.'P wU, 1907;

scelli,

Lewis Einstein, Thoughts on Art and Life, Updike, 1907; Cfr. "Il Marzocco,, proposito di plagi vindel 5 gennaio 1908, Plagi vinciani; del 2 febbraio 1908, dal

A


Edmondo

48

Solmi, Nota Bibliografica

febbraio 1('08, Sempre a proposito di plagi vincvmi, ecc.); Ravaisso>nììianuscrits de Léonard de Vinci, (J voi., Paris, 18H0-1891; Carlevaeis I diseqni di Leonardo da Vinci nella Biblioteca di Sua Maestà, Torino, 1888; 7/ Codice Ailaniico di Leonardo da Vinci, nella Biblioteca Anihronana di Milano, Roma. 1888-1903; Beltkami, Jl Codice di Leonardo da Vinci nella Biblioteca del principe Trindzio, Milano, 1891; Sabachnikoff e Piumati, Il Codice del volo deqli uccelli ed altre materie, Paiis, 1893; id, T manoHcritti di LeonaV'Io da Vinci nella Reale Biblioteca di Windsor, I, Parigi, 1898, li, Torino, 1902: Rouveyrk, Garnets inédits de Léonard de Vinci, accoinpàf/nés de phistenrs centaines de croquis et desf-ins, R<>yal library Windsor, 22 \o\.,'?&xh,l^Ql; ìà. Forster Library. South-Kensington Museum, 3 voi., Paris. lEO iil. British Museum, 15 voi., Paris, 1901. 3Iolte pagine inelite di Leonardo s)uo coni enutf in Solmi, Il trattato di Leonardo da Vind sul Uniuaggio "De voce., in "Archivio Storico Lombardo „ del 190!j id. Per gli studi anatomiti di Leonardo da Vinci, in "Miscellanea di Studi Critici, pubblicati in onore di Guido Mazzoni,,, Firenze, 1907, 1, p. 343 e segg. id. Leonardo da Vinci come precursore della embriologia (d(d!e carte inedite di Windsor), Torino, 1909 nelle Memorie della Beale Accademia delle Scienze,

<iani: del

MoLUEN, Les

1 ;

;

:

Serie II, voi. lix. codice dell'anonimo GadPer la bi^rafìa di Leonarilo si veda Fabeiczy, diano, Firenze, 1893: Vasari, Le vite, Firenze, 1880, voi. iv; Solmi, Ricordi della vita e delle opere di Leonardo da Vinci raccolti dagli scritti di Gio. Paolo Lomazzo, in "Archino Storico Lonibardo „ del 1907; Bossi, Del Cenacolo di Leonardo da Vinci, Mi'ano, 1^10 (contiene la vita di Leonardo scritta da Pado Giovio). Documenti ineiiiti di grande iuteres.se liingrafico furono pubblicati dal Gave, Care XVI, Firenze, 1840; Milanesi. teggio inedito di artisti del secolo XIV, Do(^inienti inediti di Leonardo da Vinci, Firenze, 1872; Amoretti. Memorie Storiche su la vita, gli studi e le opere di Leonardo da Vinci, Milano. 1834: Motta, Leonardo da Vinci e Ambrogio de Predis, in "Archivio Storico Lombardo „. 189B, p. 976; Annali della Fabbrica del Duom-) di Milano, Milano, 1890 e segg. SoLMi. Leonardo da Vinci e Bernardo Bellincioni, in "Archivio Storico Lombardo ,„ del 1904 Motta, Doc. su Leonardo da Vinci in Bollettino storico della Svizzera italiana, 1884, p. 19; CAhvi, Notizie elei jyrindpali professon di belle arti che fiorirono in Milano durante il governo dei Visconti e degli Sforza, Milano, 1869: UziELLi, Ricerche intorno a Lamai do da Vinci, Firenze, 1872, Eoraa, 1884, Torino, 1896; Luzio, I precettori d'Isabella d' Este, Ancona, 1887; Oamvowi. Nuovi documenti per la vita di Leonardo da Vinci in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria, Modena, 1865: Solmi, Leonardo da Vinci e la Repubblica di Venezia, in " Arehivio Storico Lombardo,, del 1908; Solmi-De Toni, Intorno all'andata di Leonardo da Vinci in Francia in " Atti del R. I^titido Veneto,,, Venezia, 1904; Solmi, Documenti inediti sulla dimora di Leonardo da Vinci in Francia, in " A7-chivio Storico Lombardo,, dì 1904. La migliore opera d'insieme è sempre il SÉA.1LLEP, Léonard de Vinci, l'artiste et le savant, Paris. 1892: lapin C'mpiuta biografia, brncliè necessariamente di mole limitata, è 'èoLhn, Leonardo, l'irenze. IfOO, 2." ed. 1907, con qualcbe aggiunta nell'ediziime tedt^sca. Leonardo da Vinci, mit 9 Vollbddern, vbers. au dem Ilalienischen von E. Hirschbrry, Berlin. 1903. Di scarso o di nes.sun giovamento sono le biografie del Braun (1819), Gallemb°rg (18: Oì, Miiller Walde'(1889-1890), Eosenberg (1898), Soognamiglio (1900). Déléschi/e (18411844). Rio (1855), Houssaye (1879). Ko<-nig (187 ), Clmpnt (1882), Miintz (1899). Brown (18-.>8), Heaton (1874), Richler (1894), V.dynski (1904), Gronau (1903), Ma.Ourdy (1901). Muther (1907). Fn tentativo di caratterizzare la m^ntp di Leonardo si v< gga in Chambkrlain Houston Stewart, Immanuel Kant. Die Personlichkeit als Einfìihrung in das Werli, Miincben, 1905 Solmi, Studi sidla filosofia naturale di Leonardo da Vinci, Molena, 1898. Id. Nuovi studi sulla filosofia naturale di Leonardo da Vinci, Mantova, 1905. Id. Le fonti dei manoscritti di Leonardo da Vinci, Torino, 1908.

H

XV

;

;

;


Leonardo da Vinci

Firenze, Gulleiia degli

Uffizi.

TESTA DELLA VERGINE

Fot. Ilrogi.

Solmi la resurrezione dell opera di leonardo