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Compassion

Poste Italiane. Spedizione in a.p. - Art. 2 Comma 20/C - Legge 662/96 - D.C. - D.C.I. Torino - N. 2/2012

Edizione dicembre 2012

INQUESTO NUMERO Uso dei fondi nel 2011-2012 Il viaggio in Etiopia Le storie di Joo e Harold

RIVISTA PERIODICA DI COMPASSION ITALIA ONLUS

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La voce di... Spesso molte organizzazioni non profit, tra cui la nostra, per definire la propria identità usano lo slogan: “Essere la voce di chi non ha voce”. Quanto è significativa questa frase! E Compassion ha scelto di essere la voce di migliaia di bambini poveri! L’ingiusta realtà sociale del nostro mondo, che genera un’iniqua ripartizione della ricchezza, non dà ai poveri l’opportunità di esprimersi e quasi sempre la loro condizione e le loro potenzialità restano ignorate. Essere loro portavoce è un nostro dovere e costituisce un modo per renderci utili e riportare un po’ di equilibrio nel mondo, un modo di servire il prossimo e seguire l’esempio di Gesù, che non è venuto per essere servito ma per servire gli altri. A tal proposito, in questo numero troverai l’intervista a Harold Chicchon, ex bambino sostenuto

di Compassion ed ex studente universitario che attualmente frequenta un corso di Laurea Magistrale all’Università di Salerno. Harold ci racconta di come Compassion sia stata la sua voce e la sua opportunità, di come grazie al supporto di un sostenitore la sua vita sia cambiata totalmente. Se la nostra mission è “essere la voce di chi non ha voce” non possiamo non essere anche “la voce di chi ha voce”… la tua voce! Compassion desidera far sentire la tua voce perché noi tutti siamo certi che tu possa fare la differenza nella vita di una persona, che altrimenti non avrebbe alcuna possibilità. Per questo vogliamo essere la tua voce, ascoltando e interpretando il tuo desiderio di aiutare gli ultimi della terra. Per Compassion tu sei fondamentale: una tua decisione può avere un impatto determinante nel futu-

ro della vita di un bambino. Il tuo contributo è prezioso, così come lo sono le tue preghiere e le lettere che scrivi al tuo bambino. In questo numero abbiamo anche ritenuto opportuno darti qualche consiglio per scrivergli: leggi l’articolo che trovi a pagina 12, siamo certi che lo apprezzerai. Per essere la tua voce occorre impegnarsi nella costruzione di un forte rapporto di fiducia. Rappresentarti esige, da parte nostra, un elevato livello d’integrità, trasparenza e competenza. La povertà è un problema serio e va combattuto con serietà. In questa rivista troverai perciò la spiegazione sull’utilizzo dei fondi che ci hai donato nel periodo 2011-2012. Siamo lieti di poterti dire che abbiamo utilizzato il 75.62% delle tue donazioni per i programmi di sviluppo infantile. Compassion vuole essere il punto d’incontro tra due mondi, tra la voce dei più poveri e quella di chi può aiutarli. Con la recente campagna “Liberi Tutti”, infine, Compassion alza la propria voce in favore di 123 bambini che meritano l’opportunità di avere una vita migliore. Aiutaci anche tu a essere la loro voce! Un caro saluto, Silvio Galvano

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COMPASSION IN AZIONE Organo ufficiale d'informazione di COMPASSION ITALIA ONLUS sostegno a distanza

Compassion Italia onlus Via Corio 15 10143 Torino Tel 011 7710212 Fax 011 7768231 N. VERDE 800 462 999 info@compassion.it www.compassion.it Direttore di Compassion Italia: Silvio Galvano Direttore Responsabile Rivista: Luca Brignolo Redazione e realizzazione grafica: Ufficio Comunicazione di Compassion Italia N.2/2011 - Autorizzazione del Tribunale di Torino n. 5619 del 21/6/2002 Chiuso in redazione il 29-11-2012 © 2012 Compassion Italia onlus. Il materiale contenuto in questa pubblicazione non può essere riprodotto in alcuna forma senza il permesso scritto. Compassion Italia è un’Associazione senza fini di lucro. Aderisce al Coordinamento Nazionale per l'Adozione a Distanza. Dal 4 aprile 2008 è Socio dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) che ne verifica annualmente la trasparenza e il corretto uso dei fondi raccolti. www.istitutoitalianodonazione.it È certificata ISO 9001:2008

Le quote mensili e le donazioni sono detraibili dal reddito in base alle normative vigenti. Contiene inserto redazionale

Dopo 12 anni di prezioso servizio, Daniel Bretscher ha terminato il suo incarico come direttore di Compassion Italia. Seppur con il rammarico di vedersi concludere un capitolo splendido della storia del nostro ministero in questo Paese, il Consiglio Direttivo ha avallato questa decisione esprimendo profonda gratitudine per il contributo di passione, competenza e dedizione espressi da Daniel. Sotto la sua guida Compassion Italia è diventata una struttura di grande affidabilità e professionalità. L’intera famiglia di Compassion è grata al Signore Gesù per gli obiettivi raggiunti insieme. Grazie di cuore Daniel! Con piacere colgo inoltre l’opportunità di informare tutti voi che il Consiglio Direttivo ha chiesto a Silvio Galvano di assumere il ruolo di Direttore. Silvio ha lavorato per più di otto anni in Compassion come responsabile delle finanze, è laureato in Economia e Commercio e ha un master in Gestione delle organizzazioni non profit. Ha conseguito un Diploma in studi dottrinali ed è

4 Uso dei fondi 6 Capace solo di amare 8 Calendario 2013 10 Conosciamo Joo 12 Dieci ragioni per

scrivere In copertina: due bambini della Tanzania.

14 La storia di Harold

impegnato in diverse responsabilità nella propria chiesa. Con la moglie Eugenia è in attesa del primo figlio, la cui nascita è prevista per il mese di gennaio. Al momento del passaggio di consegne, Daniel ha voluto esprimersi a suo riguardo con queste parole: “Negli ultimi otto anni ho lavorato a stretto contatto con Silvio e sono davvero orgoglioso di passare il testimone a un leader di grande integrità e provato impegno a favore del ministero di Compassion. Sono felice di sostenerlo nel suo nuovo ruolo e invito tutti ad accoglierlo calorosamente. Preghiamo per lui e per tutto lo staff affinché questo tempo di transizione possa essere fonte di nuova ispirazione e possa anticipare una stagione di benedizioni per il nostro lavoro in Italia”. Silvio ha il desiderio di rendere il mondo un posto migliore e crede fermamente che il lavoro di Compassion sia strategico nel raggiungere proprio questo obiettivo. A lui va il sostegno di tutti noi e l’augurio di riuscire, insieme, a portare Compassion ancora più avanti nel completamento del proprio mandato a favore dei bambini che vivono in povertà! Buon lavoro Silvio! Paul Schafer Presidente Compassion Italia onlus Editoriale

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Resoconto delle attività e uso dei fondi Uno sguardo al ministero internazionale

Compassion stima che gli attuali 1.3 milioni di beneficiari diventeranno circa 4 milioni nel 2020

1952 2012 Più di 600 centri Mamma e Bambino 1.245.482 bambini sostenuti 2.939 studenti universitari

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Compassion è una grande famiglia di varie organizzazioni che lavorano complessivamente in 37 Paesi. L’anno fiscale 2012 ha portato con sé una straordinaria ragione per festeggiare: Compassion ha raggiunto il sessantesimo anno di ministero, celebrato con il motto: “One in Spirit”. Riflettendo sugli ultimi 60 anni di ministero abbiamo particolarmente ricordato la fedeltà di Dio nel passato, riconoscendola come la fonte di stimolo per il futuro. Il prossimo capitolo di Compassion prevede un grande sviluppo; si stima infatti che gli attuali 1.3 milioni di beneficiari diventeranno circa 4 milioni nel 2020. Aspettiamo quindi il domani con un grande entusiasmo! L’approccio olistico di Compassion ci ha permesso di raggiungere risultati eccezionali. Si è riconfermato il continuo sviluppo dei quattro programmi, mentre solo fino a pochi anni fa il sostegno a distanza era l’unico obiettivo su cui puntare. Ciò significa che i benefici dei nostri programmi partono dalla nascita fino ad arrivare alla laurea. Il programma “Mamma e Bambino” continua a crescere, con 600 centri nel mondo e una media di 44 unità mammabambino per centro. Il programma ha evidenziato un incremento del 12.5% mentre

i piani per il prossimo anno prevedono l’apertura di nuovi centri in Honduras, Nicaragua, Guatemala, Colombia, Brasile e Togo. Infine, quest’anno 3.961 mamme hanno conosciuto Cristo grazie a questo programma. Il Sostegno a distanza, pilastro dell’organizzazione, ha raggiunto quota 1.245.482 bambini aiutati evidenziando una crescita pari all’8.26%. Un gran merito va alla Corea del Sud che ha raggiunto 100.000 bambini sostenuti, primo Paese partner (dopo gli Stati Uniti) a superare questa soglia. Si è riusciti a migliorare il tempo medio di attesa necessario perché i bambini inseriti nei centri abbiano un sostenitore, passando dai 4,51 ai 4,24 mesi. Anche il programma “Università e Leadership” ha sperimentato un consistente incremento, pari al 21.4% (con 925 nuovi studenti) per un totale di 2.939 studenti universitari. Altri 388 ragazzi hanno completato con successo il percorso universitario, coronando anni di sforzi e sacrifici. Con l’aiuto di questo programma, gli studenti hanno in mano degli ottimi strumenti per creare un impatto strategico nella loro società. Complessivamente sono stati stanziati 22.000.000 di dollari di Fondi Integrativi per interventi complementari e situazioni d’emergenza.


DATI ECONOMICI E GESTIONALI DI COMPASSION ITALIA ONLUS

L’anno appena trascorso ha lasciato il segno della crisi. Il nostro Paese ha risentito il peso della crisi economica, dello spread, della disoccupazione e del disagio sociale. Il rapporto debito-Pil nelle economie avanzate, tra cui la nostra, ha ormai raggiunto il livello più alto dalla seconda guerra mondale e il problema del debito sovrano ha contribuito ad aggravare le difficoltà dell’economia reale. Come si evince dall’indagine annuale condotta dall’Istituto Italiano della Donazione (IID), la crisi ha colpito duramente il terzo settore, evidenziando un forte calo generalizzato nelle raccolte fondi. Malgrado la crisi, Compassion ha lavorato con passione moltiplicando i suoi sforzi per raggiungere direttamente i più

deboli, con particolare attenzione ai bambini. L’anno fiscale 2011-2012 ha visto intraprendere nuovi e interessanti progetti: eccone alcuni menzionati di segutio Abbiamo rinnovato le ormai consuete certificazioni: IID, ISO 9001 e l’ormai ex-Agenzia del terzo settore, con forti apprezzamenti per la professionalità della nostra organizzazione. Abbiamo raccolto complessivamente 5.192.784 di euro, aiutando più di 14.500 beneficiari in 26 Paesi del mondo. La spesa per le attività di programma a favore dei beneficiari raggiunge il 75,62 %, quella per la raccolta dei fondi (comunicazione, marketing e promozione) l’11,59 % e quella per l’amministrazione il 12,79%.

11,59% 12,79%

75,62%

Attività per i beneficiari Spese per raccolta fondi Spese amministrazione

Il bilancio d’esercizio chiuso al 30 giugno 2012 è revisionato dalla società Baker Tilly Consulaudit ed è scaricabile dal sito www.compassion.it

uso dei fondi

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Viaggio in Etiopia La toccante storia di Michela, capace solo di amare. Quando Michela, sostenitrice di Compassion dal 2008, decise di partecipare al viaggio in Etiopia dello scorso ottobre, aveva grandi aspettative. Vedere l’Africa, dove sarebbe stata per la prima volta, conoscere le famiglie povere del posto, per le quali tanto stiamo facendo, riempirsi il cuore, toccando con mano gli effetti del suo impegno nel sostenere a distanza due bambini. Ma tutto è stato stravolto, perché in Etiopia ha incontrato anche la

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povertà estrema, quella che non si può raccontare ma solo cercare di combattere. Vecchi distesi lungo le strade, con la morte prossima come sola compagnia e che i passanti scavalcano come se nulla fosse; frotte di bambini abbandonati a se stessi in cerca di cibo; uomini senza più speranza alcuna che non si curano di moglie e figli. Immagini che hanno risvegliato in Michela i ricordi della sua stessa vita. Prima di sei fratelli, viveva in un piccolo paese in


provincia di Foggia insieme ai genitori, entrambi disoccupati. All’età di soli sedici anni decise di trasferirsi a Torino per cercare lavoro e costruirsi un futuro diverso da quello che l’attendeva. Con fatica e determinazione riuscì nel suo intento e nel corso degli anni si fece raggiungere dall’intera famiglia, che non aveva mai dimenticato. Di quegli anni giovanili conserva in particolare la memoria di due donne che si occupavano dei bambini più poveri del paese. Facevano in modo che avessero cibo, che si lavassero, che studiassero. Se necessario li ospitavano a casa, tanto che da quella esperienza è poi nata una scuola materna. In questo viaggio Michela ha visto le stesse cose. Come quando ha incontrato Emebet Shanko, una giovane donna con un figlio di un anno. Viveva in una baracca di lamiera e pavimento di terra, costituita da una sola stanza senza finestre. Eppure quando l’ha accolta insieme ad altri sostenitori cercava di metterli a loro agio, non rendendosi conto che erano tutti in lacrime. Emebet paga dieci dollari – un’enormità – di affitto e ha il terrore di quelle rare occasioni in cui ha qualche soldo in più, perché qui se sale il tuo tenore di vita ti aumentano l’affitto. “Grazie al programma Mamma e Bambino lei e suo figlio sono aiutati ma che fare – si chiede – per quel bambino che ho visto in strada, coperto solo da uno straccio, che stringe a sé una bottiglietta d’acqua per paura che gliela rubino?” Non è una domanda destinata a rimanere senza risposta, se a farsela è Michela. “Dobbiamo fare di più – ripete ad amici e famigliari – in fondo si tratta di 87 centesimi al giorno! C’è sempre spazio per dare

e per dimostrare l’amore di Dio. Pensiamo a questi bambini, loro sono il futuro del proprio Paese!” Non sono parole destinate a rimanere nell’aria, se a pronunciarle è Michela. Nel corso di una visita a un centro, appena arrivati, un bambino di nome Abdisa le si è incollato alle gambe. Persi entrambi i genitori, viveva con la nonna, e forse per mancanza di affetto si rosicchiava le unghie. Proprio come lei. Da lì a poco ha scoperto che quel bimbo di sette anni era fra gli 83 bambini già inseriti nel programma di aiuto, ma a cui ancora mancava un sostenitore. Non è stato necessario altro. Michela ha capito che Abdisa sarebbe diventato il suo

sesto figlio, tre naturali e tre sostenuti a distanza. Sei figli, proprio come nella sua famiglia di origine, per la cui felicità si era data tanto da fare. La storia si è ripetuta perché il cuore di Michela non è cambiato. “Nessuno farà al posto mio quello che spetta a me – ci confida – prima del viaggio pensavo di aver dato tanto, ma ora so che posso fare ancora di più!”

Viaggio In Etiopia

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2013

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Compassion esiste essenzialmente per una ragione: liberare i bambini dalla povertà, facendo in modo che non ne vengano mai più imprigionati. All’interno della nostra grande famiglia ciascuno ha il proprio ruolo, ugualmente importante: gli operatori locali che lavorano a stretto contatto con i bambini, lo staff internazionale che raccoglie fondi e promuove la causa, i sostenitori e donatori senza i quali nulla sarebbe possibile. Ci sono però ancora tanti bambini che non potrebbero beneficiare di questo grande sforzo, per il solo fatto di non avere ancora un sostenitore. Ma non li abbandoniamo, perché da tempo abbiamo creato il fondo “Bambini non Sostenuti” che permette di donare almeno a una parte di loro i benefici del sostegno, accogliendoli nei nostri centri. A loro è idealmente dedicato il Calendario 2013 e a questo fondo sono destinati i proventi delle offerte che riusciremo a raccogliere.

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“La persona che ammiro di più nel centro che frequento è la mia maestra Ruth”, sostiene con decisione Yadira, una bambina del Kenya, “perché ci racconta spesso di quello che ha passato nella sua vita e di come ogni volta sia riuscita a superare i momenti brutti grazie a una forte fede in Dio. Ci incoraggia e ci insegna ad aiutare chi ci sta vicino.” Attraverso il sostegno a distanza Compassion investe molto sull’istruzione, perché ne riconosce il

valore fondamentale. Ma l’impegno a cui sono chiamati i monitori e gli insegnanti dei nostri centri non è solo quello di aiutare i ragazzi nelle materie scolastiche, ma anche e soprattutto a essere modelli di vita ed esempi da seguire. Non per niente Yadira da grande vorrà fare assolutamente la maestra, come ha dimostrato anche nel disegno qui a fianco, e possibilmente anche bionda!

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Come tutti i bambini, anche il piccolo Julio ha un suo sogno: vuole diventare maestro, o magari il futuro direttore del centro che sta frequentando. Julio dimostra già oggi una forte determinazione e ogni giorno che partecipa alle attività del centro non vede l’ora di entrare in classe per carpire i segreti della sua maestra. Si impegna più che può a studiare l’alfabeto o a colorare entro i margini del disegno, anche se al momento quest’ultima è

un’impresa veramente improba! Come in ogni centro, anche qui la cura e l’attenzione degli operatori di Compassion sono rivolte a far emergere tutti i talenti che questi piccoli hanno, incoraggiandoli a perseverare nello studio e dando loro gli strumenti e le motivazioni per realizzare i loro sogni.

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Chissà cos’hanno già visto gli occhioni grandi e sbalorditi di Jezil, che a meno di un anno di vita si trova catapultata in un Paese – Haiti - ancora sotto choc per l’immane terremoto che l’ha sconvolto pochi anni fa, e che come molti altri bambini ha costante bisogno di cure mediche, soprattutto per le epidemie di colera che da quel momento periodicamente devastano la nazione. Per proteggere i bambini sostenuti da rischi anche

mortali, Compassion ha fornito a ciascuna famiglia dei kit per la depurazione dell’acqua, in modo che anche la piccola Jezil quando tornerà a casa potrà dissetarsi in tutta tranquillità e sognare di diventare anche lei una bella infermiera come quella del disegno fatto dalla sua sorellina.

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Il calendario 2013 è un omaggio per onorare il tuo grande aiuto in favore dei bambini! In nessun modo devi sentirti in dovere verso di noi. A beneficio dei tanti che ce lo chiedono, è possibile fare un’offerta o raccoglierla fra gli amici utilizzando il bollettino allegato. I proventi saranno usati per i tanti bambini che non hanno ancora un sostenitore, a cui sono dedicate le immagini di quest’anno.

Nella foto grande, Rivaldo con la nonna. A lato, coperte e lenzuola donate dai sostenitori italiani.

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Conosciamo Joo Una mamma che non si è arresa La notte è silenziosa. Joo, 32 anni e madre di tre figli, siede assorta nella quiete della sua casa. Dopo una faticosa giornata si sta rilassando con la sua attività preferita, lavorare a maglia, quando un ricordo della sua infanzia le balena nella mente. La fiamma della candela ha avuto un guizzo, ricordandole il tetto della sua casa che bruciava. Un denso fumo nero saliva al cielo mentre tutte le capanne del villaggio andavano a fuoco; anche i campi erano stati dati alle fiamme. Della sua casa non era rimasta che cenere, come della scuola, che lei amava tanto frequentare. “Ogni volta che l’esercito faceva queste spedizioni – racconta – i miei genitori venivano presi e costretti a lavorare per il governo e non potevano badare a me.”

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Dopo tanti anni di oppressione razziale, Joo si trasferì con la sua famiglia in un campo profughi in Thailandia, oltre il confine del fiume Mae La. Qui non doveva vivere con il terrore degli attacchi, ma la qualità di vita era terribile e ancora bambina era costretta a lavorare per contribuire all’acquisto di cibo. Invece della cartella con i libri, in spalla aveva il cesto con cui seminava i campi di soia per la misera paga giornaliera di 15 bath. Il suo sogno di avere un’istruzione era andato in fumo insieme alla sua infanzia. Nel 2005 Joo si sposò e andò a vivere a Nong Bua, nei pressi del confine con il Myanmar. Quando nacque la prima figlia, Krisada, non aveva idea di come allevarla tanto che era solita nutrirla con del riso che prima masticava per ammorbidirlo. La bimba era

spesso malata e denutrita. Nessuno le aveva spiegato come fare e fu solo nel 2009, quando era in attesa del secondo figlio, Jortoowa, che la sua vita ebbe una svolta. Dopo aver conosciuto gli operatori del locale centro Compassion, fu subito inserita nel programma Mamma e Bambino. Le fu insegnato come occuparsi dei bambini e come condurre una gravidanza sana. In parallelo cominciò a studiare la lingua Thai, che conosceva appena e che la costringeva all’isolamento sociale; in poco tempo imparò addirittura a leggerla e scriverla! Ancor di più, per vari mesi ricevette cibo per sé e per i bambini, tanto che potè nel 2011 dare serenamente alla luce la terza figlia, Chanapa. In quegli anni Joo partecipò a un programma di micro credito con cui potè avviare un allevamento di maiali e anatre, che in parte vendeva e in parte teneva per la famiglia. La sua vita è così completamente cambiata, ma c’è un’attività che le ha permesso di emanciparsi dalla povertà. Al centro si iscrisse a un laboratorio di lavoro a maglia, gestito da un’insegnante volontaria. La donna si rese subito conto dell’abilità di Joo e le insegnò a lavorare ancora meglio: in breve tempo i suoi prodotti erano così buoni da poter essere venduti sul mercato. “Ora questo è il mio lavoro – ci spiega orgogliosa – Ricevo un salario mensile di 1.500 bath, la mia famiglia ha ciò di cui ha bisogno e posso stare più tempo con i bambini!” Ma Joo non si è dimenticata di essere stata analfabeta e senza risorse, e oggi aiuta altre donne che sono nelle stesse condizioni: vende per loro alcuni dei suoi prodotti e insegna loro come realizzarli. Non solo, spiega alle giovani mamme come nutrire i bambini e sterilizzare i biberon. Mai più nessuno brucerà la sua casa e i suoi sogni.


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Le

ragioni per cui scrivere al tuo bambino

Non perdere l’occasione di fare la differenza nella sua vita. 1. Non è un rapporto nato per caso. Ti sei mai chiesto come mai, tra tutti i bambini del mondo, hai incontrato proprio lui o lei? E come mai fra tanti sostenitori proprio tu? Noi crediamo che Dio abbia guidato le cose e che solo tu conosca le parole e gli incoraggiamenti che il tuo bambino ha bisogno di sentire. 2. Tu puoi cambiare la sua storia. Può sembrarti un’affermazione banale, ma il contenuto delle tue lettere potrebbe cambiare il modo in cui il tuo bambino vede le cose, aiutarlo a capire il vero amore, spingerlo a sognare. Non sai quale parola lo toccherà, ma vale la pena tentare. 3. Bastano cinque minuti. Non ci vuole molto per scrivere poche righe, un saluto, una dimostrazione d’affetto. Oggi è ancora più facile grazie alla possibilità di scrivere online dal nostro sito web, scegliendo il biglietto che si preferisce. 4. Potrebbe essere la cosa più importante che fai nella tua giornata. Tra scadenze e liste di cose da fare, è facile perdere di vista la ragione per cui andiamo al lavoro ogni giorno. Scrivere al tuo bambino può essere un modo per rifocalizzarsi sul perché facciamo ciò che facciamo e ridare le giuste priorità. Gli stai regalando una vita di speranza: è un gesto di valore intestimabile.

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5. Tu puoi smascherare la bugia della povertà. La povertà è una menzogna che dice: “Non vali niente”. Tu contribuisci a smontare questa bugia con ogni lettera che scrivi al tuo bambino.

8. Puoi rendere Dio molto reale. Le tue parole possono aiutare il bambino a comprendere l’amore di Dio. Se preghi per lui, diglielo; e condividi con lui lo stesso sentimento di fratellanza che Gesù ha insegnato.

6. Dai vita a nuove storie. Non sai che cosa scrivere? Mandagli delle foto, dei tuoi figli, della tua casa, delle cose che fai. Non pensare che possano suonare lontane dalla realtà del tuo bambino. Le tue immagini lo aiuteranno invece a sognare e a immaginare la sua vita da grande.

9. Puoi mandare più delle parole. Sapevi che è possibile spedire dei piccoli doni insieme alla lettera? Puoi includere cartoline, etichette colorate, piccoli album da colorare. Visita il nostro sito web per le istruzioni precise circa quello che si può mandare.

7. Gli regali una giornata fuori dal comune. In molti dei nostri centri, quando si riceve una lettera si fa festa. Immagina quanto il tuo bambino si sentirà speciale e onorato per il fatto che qualcuno dall’altra parte del mondo si è ricordato di lui.

10. Puoi farlo sorridere. Ci sono dei sorrisi che esprimono una gioia genuina, per esempio quando ci si sente davvero amati. Ogni volta che scrivi generi questo tipo di sorriso. Che cosa aspetti?


CHE COSA GLI SCRIVO? Alcuni suggerimenti dagli esperti! “Sono felice che il mio sostenitore continui a scrivere e che stia bene, insieme alla sua famiglia. Sento sempre notizie terribili da tutto il mondo ed è bello sapere da lui che è tutto ok!” Kwizera “Mi piace il modo in cui il mio sostenitore mi vede, la sua cura e i suoi incoraggiamenti. Sono felice che riceva le mie lettere e risponda alle mie domande.” Dieudonne “Adoro quando lei scrive: Il Signore sia con te e la tua famiglia, e quando dice che prega per me. La ringrazio tanto per questo!” Uwambajimana “È bello quando la mia sostenitrice mi augura il meglio per i miei studi.” Umurerwa “Mi piace quando mi racconta di come vanno a scuola i suoi figli. Mi incoraggia a impegnarmi a fondo e a non deluderla.” Irabizi “Sono tanto contenta che il mio sostenitore mi voglia bene. È un sentimento meraviglioso.” Bagambiki

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La storia di Harold

Laureato grazie al programma Università e Leadership, è in Italia per continuare gli studi. La prima volta che incontrammo Harold fu al suo arrivo nell’aeroporto di Milano Malpensa, catapultato dal Perù in un mondo sconosciuto per studiare statistica economica. Ci colpì quel suo sguardo incuriosito come quello di un bambino, che cercava di cogliere luci e immagini a cui, si intuiva, non era affatto abituato. Con il suo italiano appreso in corsi serali e in lunghe ore passate davanti alla TV via satellite, ci chiese subito se eravamo anche noi tifosi della Juventus e come stava andando il campionato. Il calcio è una passione trasversale, un ottimo metodo per rompere il ghiaccio. Ma poi, seduti in un angolino

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appartato di un caffè, ci siamo sciolti nella confidenza necessaria per imparare a conoscersi meglio. Qui vi proponiamo un breve estratto di quella conversazione, che Harold avrebbe poi ripreso in molte altre occasioni in giro per l’Italia testimoniando di come Compassion cambi veramente la vita delle persone. D. Harold, tu sei nato in una famiglia molto povera, vero? Com’era la tua quotidianità? H. Mio padre ci ha lasciati quando ero ancora piccolo, e io sono rimasto con mia madre e tre fratellini più piccoli. Vivevamo in una camera nella casa dei miei nonni, assieme ad alcune sorel-

le di mia mamma che avevano anche loro dei bambini senza padre. Le cose non andavano affatto bene: i miei nonni ci detestavano e mia madre cercava di svolgere piccoli lavori occasionali, facendo pulizie o lavando vestiti, così da poter avere qualcosa da mangiare, anche se a volte sulla tavola non c’era proprio nulla. E ricordo ancora il freddo che pativo nelle lunghe giornate d’inverno, le medicine che non c’erano quando mi ammalavo, gli stessi vestiti per settimane. La mia vita era segnata da confusione e tristezza. Spesso, per strada, vedevo famiglie felici, i cui figli avevano bei vestiti, ma


soprattutto ricevevano carezze dal papà. Osservando tutto questo mi sentivo male perché niente del genere apparteneva alla mia vita. Queste situazioni mi avevano reso timido, impaurito dalla vita e dalle persone; non avevo fiducia in me stesso e credevo che la mia esistenza non avesse senso. Dopo un lungo momento di silenzio, in cui Harold evidentemente stava rivivendo quelle situazioni, abbiamo accennato un: “E poi?” H. E poi… Poi arrivò Compassion. Dal primo momento in cui misi piede nel centro mi colpì l’amore con cui venni accolto, una sensazione che non avevo mai provato prima, se non con mia mamma. Avevo 5 anni, ed ero stupefatto! D.Cosa ricordi di quei giorni? H. A quel tempo capivo poco, ero piccolo, ma ricordo che mi piaceva andare in chiesa perché trovavo persone che mi volevano molto bene …e mi davano anche da mangiare, del cibo buonissimo che mi metteva di buon umore. Mi piaceva tutto ciò che imparavo; al centro sono riuscito a trovare ciò che nella mia famiglia mi è sempre mancato: il vuoto dovuto alla mancanza d’amore di un padre si stava riempiendo con l’amore di Dio.

dere il mio valore e ho capito che dall’altra parte del mondo c’erano persone che mi stavano aiutando a sconfiggere la paura. D. Com’è cambiata la tua vita in tutti questi anni? H. Dopo essermi diplomato, sono uscito dal centro Compassion con molti sogni, ma soprattutto con nuovi valori, fiducia in me stesso e autostima. Oltre a ciò, sapevo di avere con me un Dio che mi avrebbe guidato in ogni momento della mia vita.

D. E adesso quali sono i tuoi progetti? H. Dopo aver toccato con mano la povertà e la mancanza di amore, sai cosa si prova a vivere in tale situazione; so che nel mondo esistono molte persone che stanno aspettando di essere aiutate e voglio fare anch’io la mia parte per strapparne il più possibile da quella prigione che ti impedisce perfino di sognare un futuro diverso.

D.E i tuoi sostenitori? H. Anche grazie a loro ho iniziato a riprendere autostima e fiducia nelle mie capacità. Ricordo che leggevo con passione le loro lettere, perché scrivevano che mi pensavano ogni giorno e che pregavano per me e la mia famiglia; mi dicevano che sarei diventato un bravo ragazzo con un bel futuro. Grazie alle loro parole ho iniziato a compren-

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Continua la decennale collaborazione tra La Casa della Bibbia e Compassion! Se sostieni un bambino a distanza, La Casa della Bibbia desidera onorare il tuo impegno a favore dei poveri. Visita il sito www.lacasadellabibbia.it e scopri le condizioni speciali che ti sono riservate per i tuoi acquisti on line, oltre al 10% di sconto su tutti gli articoli. È sufficente indicare l’opzione “Sostenitore Compassion” nel modulo di registrazione. A fronte di un solo acquisto all’anno, riceverai in omaggio l’abbonamento al periodico di meditazioni bibliche Per L’Ora che Passa del valore di 15 euro. La Casa della Bibbia, la vostra libreria a casa vostra.

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Compassion Italia onlus - Rivista Dicembre 2012