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Edito da Communitas – www.communitasbs.it

anno II

Mensile gratuito di informazione locale – n° 3

marzo 2006 In questo numero pag. 3

VILLACHIARA BORGO SAN GIACOMO • La politica come servizio e impegno • Antiche suggestioni

pag. 4

ORZIVECCHI-POMPIANO-BARBARIGA • Il Gruppo Volontari Solidarietà al servizio degli anziani • Una biblioteca per tutti i gusti • Barbariga: contributo per le tinteggiature

pag. 5

CORZANO – LOGRATO • Il San Martino in terracotta protegge il paese dall’alto del campanile • Otto marzo e volontari nel mondo

pag. 6

ORZINUOVI • Successo di Riccardo Maffoni a Sanremo con “il sole negli occhi” • Nuovi volontari per la gestione all’oratorio di Coniolo

pag. 7 Foto di Valerio Gardoni

Editoriale

Un uomo che sapeva ascoltare Nel mese di marzo 2005 “BassaVoce” iniziava la sua avventura editoriale assumendosi il compito di proporre con cadenza mensile un momento di conoscenza e di riflessione su temi e problemi di una parte della Bassa bresciana, identificabile con l’area che fa capo al distretto di Orzinuovi. Il giornale nasceva dall'esigenza dell’Associazione Culturale "Communitas” di dotarsi di uno strumento per diffondere tra i cittadini della Bassa i suoi principi fondati sui valori della democrazia, della libertà, dell'equità sociale, della giustizia, della pace. Stampato in 10.000 – 11.000 copie, "BassaVoce" è stato recapitato in omaggio – e continuerà ad essere distribuito gratuitamente –, mediante il sistema porta a porta oppure presso edicole e negozi, nei comuni di Barbariga, Borgo San Giacomo, Brandico, Corzano, Dello, Lograto, Longhena, Maclodio, Mairano, Orzinuovi, Orzivecchi, Pompiano, San Paolo, Quinzano d'Oglio, Villachiara. Le risorse del giornale, derivanti unicamente dalle inserzioni pubblicitarie, non hanno finora consentito di stampare le oltre 20.000 copie necessarie per raggiungere tutte le famiglie dell’ambito orceano e per estendere la distribuzione ad altri comuni che gravitano per lunga tradizione entro l’area. ”Questo periodico si propone di frequentare le piazze dei nostri paesi, là dove le differenze si incontrano e si confrontano, e di raccogliere le voci della gente, quelle che esprimono soddisfazione o ansia, che raccontano progetti o preoccupazioni, riflettendo volentieri sulle varie tematiche in chiave sovracomunale” scrivevamo nel primo numero di Bassavoce. Ora, dopo un anno, possiamo constatare che, grazie all’entusiasmo e alla competenza di tante persone che prestano la loro collaborazione senza percepire un centesimo, BassaVoce ha riportato ogni mese brevi cronache o

ORZINUOVI

• Una presenza per dare voce a chi non ce l’ha • Emozioni sull’argine dell’Oglio • Scambio culturale al “Cossali” pagg. 8-9 SPECIALE

commenti di fatti relativi ai singoli paesi, ha lasciato spazio ad associazioni che operano sul territorio, ha dedicato servizi alla storia locale, alla musica, allo sport, a recensioni di libri e di film, a racconti di fantascienza ed ha accolto le lettere dei lettori. Con l’intento di ascoltare la voce del territorio, BassaVoce ha cercato di affrontare, nelle pagine centrali, alcune problematiche sociali, ambientali, culturali, economiche, amministrative che coinvolgono i cittadini di questa fetta di pianura, proponendo via via riflessioni su: “Giornata della Memoria”, oratorio, riforma della scuola, futuro del castello di Padernello, ragazzi in gamba della Bassa, Fiera di Orzinuovi, pensioni, allevamenti intensivi di suini, Fondazione Civiltà bresciana, economia della Bassa, comuni Terre Basse. Questo numero è invece dedicato ad Angelo Ballini, bracciante, costretto, come tanti, dopo la seconda guerra, a scioperare per avere un litro di latte o un quintale di granoturco in più. Apparteneva al mondo degli ultimi, eppure è stato un “maestro”, perché era un uomo che sapeva ascoltare. Scrive la nipote Lara: “Lui ascoltava, anche se / a volte non poteva fisicamente sentire. / Ascoltava con tutti i sensi, / e quando parlava, / tutti sentivano”. La Bassa è ricca di persone che in epoche e contesti diversi si sono impegnate per il bene della comunità: preti, suore, medici, insegnanti, imprenditori, lavoratori dipendenti, sindacalisti, amministratori pubblici, politici, artisti… cui BassaVoce, se disporrà di opportune informazioni, come quelle qui fornite dal comune di Villachiara e dal Sindacato pensionati SpiCgil, potrà in futuro dedicare altri speciali. Riccardo Caffi

• Angelo Ballini: una vita per gli altri • Sognare un mondo un pò più colorato • Un italiano del popolo • Ci stanno portando via tutto pag. 10 COMMUNITAS

• Lettera aperta ai soci di Communitas • Questo è stato Il Progetto “Memoria” al “Cossali” • Il Futuro della sanità pag. 11 CULTURA

• “ALTER EGO”: una storia lunga … ancora da raccontare • Infanzia

pag. 12 GLOBALE/LOCALE

• Prodotti di benessere dal commercio equo solidale • Aceto brillatutto

pag. 13 AMBIENTE

• Ulmus minor Miller • Impianti di recupero energetico da biomasse

pag. 14 QUINZANO - SAN PAOLO

• Biblioteca: dopo un 2005 pieno di iniziative, si riparte… • … e Fausto Coppi regalò un doppio autografo al giovane tifoso di Bartali


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MARZO 2006

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Villachiara - Borgo San Giacomo | 3

MARZO 2006 Villachiara

SEGUE LO SPECIALE NELLE PAGINE INTERNE

La politica come servizio e impegno Angelo Ballini ha sicuramente lasciato un’impronta forte nel solco della nostra comunità villaclarense. Il suo agire e il suo insegnamento sono destinati a influire sulla formazione e sull’azione di quanti si vogliono impegnare per la collettività. Egli appartiene alla storia di Villachiara, poiché forte è stato il suo radicamento nella realtà locale e profonda la conoscenza dei problemi e delle esigenze delle categorie più deboli e meno protette. Nella nostra comunità egli è stato un punto di riferimento e portavoce del mondo subalterno, dolente e afflitto, di quei lavoratori per i quali ha intrapreso iniziative per la rivendicazione e l’affermazione dei diritti, per la difesa della dignità umana, per il riscatto sociale. Nell’attività politica Angelo ha sempre ricercato il contatto con gli uomini, facendosi interprete delle esigenze delle persone che incontrava, sapendo difendere le cause dei deboli e dei vinti. Con l’impegno politico e sindacale ha scoperto la possibilità di lavorare per e con i compagni di lavoro e con i propri concittadini, finalizzando la propria azione alla ricerca del bene comune per il riscatto sociale delle

persone semplici e umili. Il filo conduttore della sua azione politica, sindacale e amministrativa non va ricercato tanto nelle ideologie e nelle dottrine politiche – di cui comunque si appassionava e discuteva – ma nella sua attività pratica e reale. La sua politica era totalmente immersa nelle relazioni con le persone; attingeva continuamente nuova linfa, nuove energie dai sentimenti di coloro di cui sapeva ascoltare, raccogliere, interpretare istanze, problemi, inquietudini. Egli in particolare ha saputo interpretare questi bisogni e portarli all’attenzione del sindacato, del partito, dell’amministrazione. Angelo ha fatto da tramite tra i più semplici e le istituzioni. Ballini è stato per noi un chiaro esempio di chi ha vissuto la scelta politica come un momento per rendere centrali i valori dell’emancipazione di tutti coloro che vivono solo del proprio lavoro. Questo sentimento, questa istintiva tensione all’emancipazione nasce dal cuore antico del modo contadino come un moto naturale di ribellione per le condizioni di coloro che la lotteria della via ha reso meno fortunati. Le azioni collettive per l’affermazione degli ideali di emancipazione socia-

le, giustizia, solidarietà si possono sviluppare anche grazie all’intelligente opera di uomini come Angelo. Se il suo esempio sarà raccolto, questi ideali potranno trovare realizzazione nei contesti e nei loghi in cui vi siano donne e uomini che hanno una vita da condividere. Elvio Bertoletti Sindaco di Villachiara

Borgo San Giacomo

Antiche suggestioni a Borgo San Giacomo Resistono sul nostro territorio festività, ricorrenze, veri e propri riti che mantengono la loro originalità senza essere stati contraffatti dalla logica dell’uniformità culturale globale, il cui unico scopo è palesemente quello di massificare e standardizzare le esigenze e quindi i consumi. Queste celebrazioni sono vere e proprie sacche di resistenza culturale che si mantengono nella loro originalità e specificità diverse persino tra paesi confinanti. Un rito che da tempi remoti ha attraversato i secoli fino a noi è il rogo della vecchia; la manifestazione, carica di significati allegorici legati alla natura e a cerimonie pre-cristiane, verrà riproposto il 23 marzo dall’oratorio di Borgo San Giacomo grazie al solerte gruppo che sempre anima questa manifestazione. In molte località del bresciano si praticano riti di mezza quaresima. Nel nostro paese il fantoccio della vecchia viene portato nelle strade, in una grottesca processione, dove l’attenzione degli abitanti è richiamata dai bambini che picchiando pentole, coperchi e latte scherniscono ed esorcizzano la vecchia, simbolo dei mali dell’anno passato e della stagione invernale che deve terminare. Dopo un severo processo, in cui si deplorano le colpe, viene condannata al rogo e bruciata. Il rogo rappresenta fin dall’antichità il rito con cui si accoglie l’arrivo della primavera, un dono divino, da ingraziarsi e per cui espiare le colpe passate. Nei secoli la figura della vecchia ha sempre raffigurato il proprio tempo e da metafora dell’inverno è passata a ritrarre la tirannia dei potenti e dei padroni, dei problemi e delle difficoltà del lavoro, della terra e della vita, che in modo arguto e spiritoso venivano arsi e condannati con il fantoccio in un breve e camuffato momento di riscatto sociale. La storia ed il territorio sono nei nostri interessi principali. Infatti, durante il periodo quaresimale, la Biblioteca Civica di Borgo San Giacomo organizza una serie di incontri e conferenze dal titolo “Suggestioni dal Medioevo” che ci portano a scoprire il passato. Le serate per il terzo anno consecutivo, con temi diversi e numerosi relatori, andranno a sviluppare contenuti ed aspetti della nostra storia antica. Gli appuntamenti saranno sempre il giovedì sera presso la biblioteca iniziando dal 9 marzo. Il viaggio di quest’anno inizia con Valerio Gardoni, moderno pellegrino che ci accompagna, con i suoi reportage foto-giornalistici alla scoperta di un mondo dove passato e moderno sono intimamente legati. In questo appuntamento il suo sguardo ci mostrerà la realtà afghana, un mondo in bilico tra un affascinante passato e un tragico presente. Gianmario Andrico, attento e sensibile storico del nostro territorio, ci guiderà alla scoperta dei misteri

Editore Communitas - Associazione Culturale Sede in Orzinuovi, via L. Van Beethoven n. 6 sito associazione www.communitasbs.it e-mail associazione info@communitasbs.it sito giornale www.communitasbs.it/bassavoce e-mail giornale bassavoce@communitasbs.it Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 7/2005 del 28/02/05 Direttore Responsabile Riccardo Caffi Redazione Carla Baronchelli, Stefania Biatta, Mauro Cinquetti, Fulvio Cominotti, Giorgio Ferrari, Valerio Gardoni, Angelo Zucchi Coordinamento editoriale e progetto grafico San Giorgio Editrice srl Unipersonale – Via Fieschi, 2/14 – 16121 Genova www.sangiorgioeditrice.it – info@sangiorgioeditrice.it Stampa La Stampa s.p.a. – Salita Pino Sottano, 3/C – 16136 Genova In distribuzione gratuita in 11.000 copie a Orzinuovi, Villachiara, Orzivecchi, Pompiano, Quinzano, Borgo San Giacomo, San Paolo, Lograto, Barbariga, Corzano, Dello, Mairano, Maclodio, Longhena, Brandico

del castello di Padernello. Questa serata sarà una vera e propria lezione propedeutica per la successiva visita guidata all’interno del castello stesso che si svolgerà il 19 marzo. Successivamente ci si soffermerà sull’architettura bresciana rinascimentale; Sandro Guerrini, riconosciuto storico dell’arte e dell’architettura ci accompagnerà tra le costruzioni che hanno caratterizzato il nostro territorio e il legame con Venezia, Milano ed Urbino. Il ciclo si chiuderà il 6 aprile; la cultura anglosassone ci viene presentata, anche quest’anno, dall’esperta Simona Ferrari e tratterà degli incantesimi pagani dei popoli germanici e dell’influenza che su questa cultura ebbe il cristianesimo. Pensiamo, in questa serie d’incontri, di avvicinarci facendo luce sul periodo sicuramente più misterioso ed affascinante del nostro passato, ingiustamente definito come “i secoli bui”. Cercheremo insieme di trovare gli elementi di modernità nell’arte, nella letteratura o nella struttura sociale ed urbanistica del nostro territorio, con la convinzione che la conoscenza del passato rappresenti la chiave per capire e dialogare con il presente. Gianluca Bono


4 | Orzivecchi - Pompiano - Barbariga

MARZO 2006 Pompiano

Orzivecchi

Il Gruppo Volontari Solidarietà al servizio degli anziani

Una biblioteca per tutti i gusti

Costituito nell’anno 2001 con l’intento di rispondere alle esigenze degli anziani del paese, il Gruppo Volontari Solidarietà di Pompiano è ormai una realtà consolidata che ogni giorno della settimana, domenica compresa, opera per garantire ai bisognosi il servizio gratuito di assistenza e di trasporto alle strutture ambulatoriali ed ospedaliere. Dal gennaio 2006 l’associazione è stata iscritta al registro delle Onlus riconosciute e dal mese di febbraio dispone anche di una sede propria, che il comune le ha messo a disposizione presso Palazzo Maggi, dove è ospitato il Centro Diurno Anziani. “Il comune ci ha sempre sostenuto erogando ogni anno un contributo a fondo perduto e l’assessorato ai servizi sociali si è sempre prodigato nell’aiutare il no-

stro gruppo anche nella gestione delle prenotazioni e nella contabilità – dice il presidente Luigi Calzoni –. Ma ora che disponiamo di una sede, siamo in grado ogni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9 alle 11, di raccogliere direttamente le prenotazioni al centro diurno”. Grazie all’impegno di 16 volontari, l’associazione di solidarietà – apartitica e senza scopo di lucro – si prodiga per aiutare gli anziani che, da quando i reparti dell’ospedale di Orzinuovi sono stati drasticamente soppressi o ridotti, incontrano oggettive difficoltà per raggiungere le altre strutture ospedaliere o riabilitative del territorio. Manca infatti un’agevole rete di trasporto pubblico verso l’ospedale di Chiari o quello di Manerbio, che distano entrambi una ventina di chilometri.

Il servizio dei volontari viene erogato per mezzo delle due automobili che il gruppo ha in dotazione. “Si tratta di una Fiat Tempra 1800, acquistata nel 2001 grazie al contributo della BCC di Pompiano e Franciacorta, e di una Lancia Thema 1800, che sempre la banca ci ha donato nella primavera 2005 – informa Calzoni –. Ma ormai la vecchia Tempra a benzina comporta elevati costi di gestione e di manutenzione, pertanto i soci si stanno rivolgendo ad enti e istituzioni allo scopo di raccogliere fondi per l’acquisto di una nuova automobile alimentata a gasolio”. Nel corso dei primi cinque anni di attività dell’associazione, la domanda da parte dei potenziali fruitori del servizio è andata costantemente crescendo – nel corso del 2005 sono stati effettuati 383 viaggi, richiesti da un totale di 57 utenti – ed è accaduto sempre più frequentemente che i volontari, per far fronte alle richieste, affiancassero ai viaggi compiuti con la macchina del gruppo quelli svolti con la propria. Il Gruppo Volontari Solidarietà si propone ora di incrementare e se possibile migliorare il servizio di assistenza agli anziani e di svolgere una costante opera di sensibilizzazione in ambito locale per aumentare il numero delle adesioni all’associazione, così da poter rispondere in modo più completo alle esigenze degli anziani del paese. “Nel corso dell’anno intendiamo partecipare a tutte le manifestazioni pubbliche che non siano in contrasto con le finalità del gruppo, allo scopo di renderci visibili e di far conoscere la nostra attività – aggiunge il presidente – ed abbiamo in calendario un corso di formazione dei nuovi associati sulle tematiche inerenti l’assistenza agli anziani”. R.C.

Barbariga. Bilancio dell’iniziativa per valorizzare gli edifici delle pubbliche vie

Contributo per le tinteggiature

Potrebbe apparire strana l’idea che attorno al libro nasca e si coltivi la passione di stare insieme e di organizzare eventi capaci di animare la vita di un paese. È raro infatti trovare tante persone disponibili a farsi coinvolgere, progettare momenti di svago, di riflessione, di condivisione. È quello che ancora una volta si prefigge – dopo oltre vent’anni di storia alle spalle – il rinnovato gruppo che gestisce la biblioteca di Orzivecchi, riunito con l’entusiasmo di sempre per recuperare la tradizione, cercando di aggiungere elementi di novità ai consueti appuntamenti culturali. Accanto al ruolo istituzionale di commissione nominata a livello comunale al fine di garantire il servizio di prestito dei libri, la biblioteca ha assunto nel tempo altre peculiarità, prima fra tutte quella di divenire un importante punto di aggregazione di svariati interessi, che spaziano dall’arte alla musica, dal teatro al cinema. Oltre alla proiezione di un film di avventura per famiglie e di una commedia teatrale in dialetto, è già in cantiere la preparazione della tradizionale festa degli “Artisti in strada”, in programma per giugno, ormai diventato un evento festoso per gli abitanti del paese. Ma avremo occasione di parlare più diffusamente di questo avvenimento nei prossimi mesi. Una considerazione di carattere quotidiano: l’impegno e la cura che questo gruppo di volontari pone nella scelta dei testi nuovi da sottoporre al Comune per l’acquisto e l’attenzione agli aspetti organizzativi che riguardano tutte le attività inerenti il progetto biblioteca meritano un riconoscimento… a volte l’abitudine di vedere esposti volantini che ci invitano a partecipare a qualche evento, fa dimenticare quanto tempo e quanta passione siano invece necessari per

preparare e realizzare ogni attività. Il mondo della biblioteca ruota però attorno alla magia dei libri… perché se è vero che la lettura costituisce un’attività solitaria, resta il fatto che andando in biblioteca si trova sempre una persona di fiducia, capace di consigliare e indirizzare nelle scelte. E nella sede di via Matteotti, che raccoglie circa 6000 libri tra cui una sezione specializzata dedicata ai ragazzi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si aggiunga che, grazie a un “sistema” di prestito interbibliotecario, la biblioteca è in grado di fornire in tempi rapidissimi titoli non immediatamente disponibili, reperendoli nei vicini paesi della Bassa Bresciana, collegati appunto tra loro grazie ad un sistema integrato. Una delle ultime iniziative promosse per favorire la lettura, aperte a tutti i paesi che vorranno aderirvi, sarà il cosiddetto Open Day, in programma per domenica 26 marzo 2006, giornata in cui la biblioteca resterà aperta al pubblico dalle ore 9 del mattino sino alle 17. Il gruppo di Orzivecchi non solo ha accolto favorevolmente questa iniziativa, ma ha deciso di “portare i libri in piazza”, allestendo una bancarella delle ultime novità appena uscite nelle librerie, in piazza Milano. L’appuntamento si preannuncia vivace. Per chi ama leggere sarà l’occasione buona per dare un’occhiata ai titoli degli autori preferiti, passeggiando sotto i portici della nuova piazzetta. È bello sfogliare i libri, approfondire le recensioni pubblicitarie lette sui giornali e curiosare tra le pagine delle ultime novità. Potrebbe essere l’inizio di un percorso di lettura da compiere approfittando della biblioteca. Luisa Paccani

“LA TUTELA DEI VALORI UNIVERSALI NELLO SPORT” Venerdì 24 marzo 2006 – 20.30 – Auditorium Comunale Pompiano (BS)

Lo scorso anno l’Amministrazione comunale ha attivato il “bando per il contributo delle tinteggiature dei fabbricati sulle pubbliche vie”. L’intervento è stato in linea con il “Piano del colore”, emanato dalla Regione Lombardia per regolare le operazioni di coloritura e di pulitura delle facciate Si è voluto valorizzare e tutelare il patrimonio edilizio a partire dall’apprezzamento estetico per il colore e per favorire la leggibilità delle stratificazioni. Comprendere il degrado delle tinteggiature e degli intonaci è un fattore determinante per predisporre sia gli interventi sul nuovo sia sull’esistente. Nel progetto regionale sono contenuti i piani particolareggiati delle tinteggiature ossia i piani coloristici di dettaglio per una porzione di territorio e i progetti del colore, interventi più mirati per l’assetto coloristico di una sequenza unitaria di fronti di edifici, di infrastrutture stradali o di elementi singolari del tessuto urbano. Il Piano del Colore indirizza e controlla, mediante relativa autorizzazione, interventi di pulitura e/o tinteggiatura delle facciate esterne. L’utenza privata deve presentare domanda presso gli uffici del Comune dove è ubicato l’edificio che ha stanziato fondi per l’iniziativa. Il modulo del colore deve essere consegnato almeno 30 giorni prima dell’inizio delle opere, corredato da fotografie a colori della facciata e degli edifici adiacenti. Nel caso di decorazioni dipinte o ceramiche o musive, sono richiesti ingrandimenti fotografici con particolari ravvicinati delle stesse. Per edifici vincolati in base alla legge 1089/1939 (edifici

storici) e nei casi previsti dal P.R.G. si deve presentare anche il prospetto colorato. Si deve aggiungere la presentazione della domanda, quando occorre, per l’occupazione del suolo pubblico. Il servizio di consulenza viene completato con il rilascio di un verbale contenente le indicazioni sulle scelte e con la relativa autorizzazione. In nessun caso le opere di tinteggiatura o restauro possono essere iniziate senza il contatto o la visita preventiva dell’Ufficio colore. Per l’anno 2005 la somma stanziata è stata di 2.000 euro, scaturita dalla mancata attivazione delle luminarie per le vie del paese e dalle soluzioni alternative all’acquisto degli alberi di Natale. I cittadini che hanno aderito alla prima edizione dell’iniziativa, interpretando l’intento dell’amministrazione di recuperare le vie del centro storico e possessori di un’abitazione lungo la via principale, non sono stati in realtà numerosi. L’Amministrazione comunale tuttavia intende riproporre anche per il 2006 il bando per un eguale ammontare, di cui 1.000 euro derivanti dall’avanzo del medesimo bando del 2005 con l’aggiunta di uno stanziamento di 1.000 euro per l’anno corrente. È auspicabile che al contributo possano accedere tutti i possessori delle costruzioni comprese nel centro storico, sia i titolari delle case presenti lungo la via principale che i proprietari degli edifici che si affacciano sulla piazza del paese. Vittorina Ferrari

Dall’homo faber all’homo ludens: la desiderabilità sociale dello sport Prof. Marco Benedetti Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Brescia

Gli aspetti spirituali, educativi e medici dell’attività sportiva Don Marco Mori Pastorale giovanile per lo sport e tempo libero – Curia Vescovile

Dott. Riccardo Mayer Psicopedagogista – Esperto in Scienze Sportive

Dott. Armando Sandrini Federazione Medico Sportiva Italiana – Ispettore Antidoping

L’adolescente e l’agonismo: cittadini presenti o futuri campioni? Corrado Lucchini Dirigente Federazione Italiana Ciclismo – Presidente Team Valtrompia

Marco Torresani Dirigente Federazione Italiana Gioco Calcio – Allenatore A.C Pavia

Diego Morganti Laureando Università degli Studi di Brescia “La prevenzione del doping”

Dibattito Conclusioni Don Carlo Gipponi Parrocchia Sant’Andrea – Pompiano


Corzano - Lograto | 5

MARZO 2006 Corzano

Il San Martino in terracotta protegge il paese dall’alto del campanile Un solo comune per tre località. Ognuna con una forte identità e profonde radici ancorate nella storia: Corzano, Bargnano, Meano. Di primo acchito, dal suffisso dei loro nomi e con l’avallo di accertati ritrovamenti, si intuisce come almeno dall’età romana fossero già concrete realtà. Ecco poi, in età medievale, i monaci cluniacensi dell’abbazia di Pondida stabilirsi da queste parti con un loro cenobio per intraprendere, su più ampia scala, i loro piani di bonifica e di riorganizzazione del territorio. I resti del loro monastero possono essere i ritrovamenti avvenuti presso la cascina Poli. Travolti i monaci dalle vicende dei nuovi equilibri politici, si affacceranno nuove figure sociali che prospereranno sulla dissoluzione delle vaste proprietà monastiche. Da tale processo si vennero a costituire gran parte delle famiglie feudali della nobiltà bresciana. Ecco allora qua consolidarsi importanti nomi del patriziato provinciale: i Bargnani, gli Avogadro, i Maggi. Ancora oggi ville, palazzi, castelli, come pure alcune denominazioni di rogge e seriole (la Provaglia e la Griffa) riportano i loro nomi. Alcune sono di lungo corso come la Provaglia: la si fa nascere presso la cascina Bissi ed esausta dai prelievi irrigui nella stagione estiva tributa al fiume l’ultima goccia presso Monticelli d’Oglio (Verolavecchia). Ancora più complessa la vicenda della roggia Strone. Nasce presso Meano e, mediante vari altri tributi e confluenze, forma il laghetto di Scarpizzolo (San Paolo) da cui prende avvio il fiume Strone, fra i pochi corsi d’acqua della Pianura lombarda ad aver conservato integralmente il suo carattere meandriforme. Sono proprio i corsi d’acqua, qua così numerosi nel solcare il territorio delle tre località, a caratterizzarne fortemente il paesaggio. La visita a queste realtà incastonate nel reticolo minore della viabilità provinciale, offre emozioni quasi irreali per chi vive in ambiti fortemente urbanizzati. Iniziamo dal capoluogo: Corzano. In certi ambienti è oggi conosciuto più per la fama del suo fornaio e dell’azienda agrituristica piuttosto che per le realtà storico-architettoniche offerte. Varrebbe invece la pena unire i due aspetti. La parrocchiale è dedicata a San Martino, ovvero al patrono del monachesimo. Non poteva essere diversamente vista l’importante presenza che i monaci cluniacensi ebbero in loco. Anche a Cigole, il cui nome sembra de-

rivare da una contrazione del nome latino ceolae (da cellulae, celle monastiche, per la forte presenza che ebbero i monaci di Sant’Eufemia della Fonte di Brescia), la parrocchiale è sempre dedicata a San Martino. Pure qua l’origine delle fortune dei nobili locali (i Cigola ) avverrà a scapito del latifondo monastico, avvenuto per regio provvedimento di Luigi XII. Insomma una riprova di come certe modalità di trasformazione si siano ripetute in luoghi diversi e come la toponomastica o le specifiche denominazioni riportate dai luoghi di culto siano utili a ricostruire quanto il presente non offre più. Ritornando a Corzano, la statua del patrono, ben collocata e dominante dall’alto del campanile, è in terracotta (rarità nell’area bresciana, essendo la pietra il materiale principe). La composizione architettonica è quella delle chiese post-tridentine, ovvero ad unica navata, con gli altari laterali in sostituzione delle navatelle dell’antico impianto basilicale ed un rapporto più accentuato nell’altezza rispetto alla larghezza. La forma curvilinea del frontone centrale ricorda alcune architetture seicentesche anche se l’attuale sistemazione è documentata al XVIII secolo Di pregevole fattura il portale principale e quello laterale, lavorati nel bel marmo bianco del nostro Botticino. Poco discosto si eleva la possente mole di palazzo Maggi, fra le più importanti architetture del ’500 bresciano (e non solo). La monumentale opera in laterizio, pur documentata poco prima della metà del ’500, mantiene ancora alcuni elementi dell’architettura fortificata, più propria dei secoli travagliati del passato che dell’affermata stagione rinascimentale. Così è per il cornicione di gronda che si presenta ancora a forma di beccatelli, seppur ormai meno pronunciati, e con una vistosa guardiola a sbalzo sopra l’ingresso, sostenuta da due mensoloni binati. Feritoie ai lati e a pavimento garantivano ad archibugi ed altri strumenti di offesa di operare contro eventuali tentativi d’intrusione. L’apporto della componente manieristica, coerente col periodo della sua realizzazione (la torretta sul lato sud-est segnala comunque una preesistenza), si manifesta invece sul lato meridionale, con l’alto porticato contrassegnato da slanciate paraste, ma ancor più con gli affreschi attribuiti a Lattanzio Gambara. Interessano ben tre sale di cui una purtroppo è ormai in grave degrado. Non è da escludersi anche un apporto del cremone-

Lograto

Otto marzo e volontari nel mondo In occasione della Festa della Donna, il Circolo ARCI di Lograto organizza da anni una serata musicale il cui ricavato viene destinato ad opere di solidarietà nazionale ed internazionale. Anche quest’anno, presso la palestra della Scuola Media di Lograto, danza, cibo e musica del gruppo “I PEGASO” hanno chiuso in bellezza l’otto marzo. Il ricavato della serata è stato donato allo SVI, per finanziare la DEMUNA (Defensoria Municipal del Nino y del Adolescentes) di Zurite. Il Servizio Volontario Internazionale - SVI – “Volontari nel mondo” è un organismo di volontariato di ispirazione cristiana sorto nel 1969 per sostenere l’impegno dei volontari in Africa e in America Latina e per favorire la conoscenza e la solidarietà tra i popoli del sud e del nord del mondo. Attualmente lo SVI è presente in Uganda, Burundi, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Zambia, Brasile, Venezuela e Perù. Appunto in Perù, a Zurite, la DEMUNA è un servizio di ascolto ed assistenza legale e psicologica gratuita per chi subisce violenze fisiche e psicologiche in ambito familiare. Avvocati ed assistenti sociali volontari, quando è possibile tentano conciliazioni riconosciute dalla legge e “formano” i padri di famiglia all’educazione dei figli ed al rispetto delle mogli. Il servizio prevede la preparazione su tematiche particolari quali: la violenza familiare, l’alcoolismo, l’autostima, i diritti dell’infanzia, l’educazione dei figli. Lo SVI ha trovato a Lograto una diffusa realtà di solidarietà, sia a livello istituzionale che delle singole persone. Così domenica 12 marzo, presso il salone dell’Oratorio, il Gruppo Volontari di Lograto e di Maclodio ha realizzato uno “Spiedo Solidale”, destinando poi il ricavato a sostegno del progetto SVI di Zurite. Il progetto di Zurite fornisce opportunità di formazione professionale in ambito agricolo, zootecnico, agro-industriale ed artigianale ai giovani contadini e contadine delle comunità del distretto di Zurite, nell’altopiano di Cuzco, coinvolgendo circa 6000 persone, al fine di contribuire ad elevare il livello di vita della popolazione, migliorando la produttività dei terreni e le condizioni alimentari e socioeconomiche delle comunità coinvolte. Lo SVI vuole inoltre favorire lo sviluppo nella zona di un semplice sistema economico a base agro-zootecnica, che contribuisca a migliorare le difficili condizioni di vita della popolazione. A tale scopo interviene con azioni che prevedono il sostegno organizzativo ad una locale scuola agraria (IER – Instituto de Educacion Rural) e cerca di creare una rete di scambio tra le piccole imprese agricole dei campesiños e le altre attività produttive e distributive presenti nella zona. I volontari SVI lavorano anche per rendere la scuola agraria autonoma dal punto di vista gestionale ed economico, insegnando amministrazione di impresa ai loro collaboratori peruviani. Per chi è interessato al Volontariato Internazionale lo SVI propone corsi di formazione biennali con incontri che si svolgono nei fine settimana. Per i giovani e le giovani dai 18 ai 28 anni è possibile inoltre collaborare con lo SVI nell’ambito dell’anno di servizio civile. Lo Stato Italiano ga-

rantisce ai volontari un piccolo stipendio mensile di circa 400 Euro. Lo SVI e il Progetto San Nicolas de Zurite hanno orizzonti di intervento molto lunghi e quindi necessiteranno di sostegno ancora per molto tempo. Sia Lograto che altri comuni della Bassa saranno interessati anche quest’anno alla campagna nazionale Focsiv - “Abbiamo Riso per una cosa Seria”, campagna che mira ad aiutare progetti di intervento legati alla denutrizione o alla malnutrizione. Domenica 7 maggio i volontari di tante associazioni in Italia venderanno pacchi di riso per finanziare alcuni progetti, tra i quali anche il progetto di Zurite. Le associazioni che volessero partecipare possono chiedere informazioni allo SVI, referente e coordinatore della campagna per Brescia e provincia. Giacomo Colossi

Per donazioni

Banca Etica – Filiale di Brescia c/c 000000504030 CAB 11200 – ABI 05018 – CIN L oppure: Banco di Brescia – Agenzia di C.so Zanardelli c/c 000000014500 CAB 11205 – ABI 3500 – CIN V Posta: c/c 10236255 intestato a SVI Viale Venezia – n 116 – 25123 Brescia Per contattare lo SVI: SVI – Viale Venezia 116 Brescia tel. 030-3367919 www.svibrescia.it

se Giulio Campi, conoscendo quanto i due grandi artisti eseguirono spesso insieme. A nord del centro abitato, lungo la strada per Comezzano-Cizzago, una bella villa di fine Seicento-inizio Settecento: Montegiardino, villa già dei Coccaglio. In aperta campagna la cascina Sale. Fino a poco tempo fa era un bel esempio dell’architettura rurale minore del periodo di transizione, almeno per la torretta sopra l’ingresso. Un pesante intervento di ristrutturazione, da quanto si può Ingresso palazzo Maggi. vedere dall’esterno, ha per Sullo sfondo, il campanile con la statua del patrono San Martino sempre cancellato una presenza significativa sul nostro territorio. C’è da dispiacersene assai per noi, ma direi di più per coloro che ci vivono dentro. Si sono privati di un bene prezioso che avevano già e che non potranno più consegnare ai loro eredi. Altra magra sorte per un ulteriore luogo storico del paese: Cassavico. Imponente complesso dell’architettura rurale tradizionale della Bassa, suddiviso in due parti e sostanzialmente in rovina. Qua almeno non ci si è impegnati a “ristrutturarlo”, anche se continueremo a convivere con l’abbandono delle nostre bellissime architetture tradizionali ed il proliferare degli anonimi villini. Un bel “defilè” di piante di noci ci accompagna verso il capoluogo. Speriamo che almeno questi si mantengano. Bargnano e Meano alla prossima puntata. arch. Dezio Paoletti


6 | Orzinuovi

MARZO 2006 Sucesso a Sanremo

Riccardo Maffoni con “Il sole negli occhi” Migliore epilogo dell’avventura sanremese del cantautore Orceano non poteva esserci. È stato un successo pieno. Nessuno dubitava delle qualità di Riccardo Maffoni ma la vittoria nella categoria giovani e il 3° posto assoluto sono stati, crediamo, una sorpresa anche per i sui più accaniti sostenitori anche perché la concorrenza – diciamo così - era artisticamente agguerrita con nomi già molto conosciuti anche nella categoria giovani come, ad esempio, Simone Cristicchi e L’Aura. Il brano “Sole negli occhi” ha conquistato il pubblico in virtù di una ariosa melodia, di un testo “importante” accresciuto dal particolare timbro vocale di Maffoni e, magari, dalla naturale spontaneità con la quale si è presentato davanti ad una platea così prestigiosa. La canzone recita quasi profetica “… io devo uscire da qui, cercare un mondo fuori da qui…” e il desiderio sembra essersi realizzato: Riccardo Maffoni ha superato, grazie al suo talento, le secche della gloria locale e ora si lancia con il “sole negli occhi” verso un pubblico ben più vasto che ha già ampiamente dimostrato di apprezzarlo. Incontriamo Riccardo Maffoni qualche ora prima della sua partenza per Sanremo. Lo vedremo presto sul palco musicale più importante d’Italia, quello del festival appunto, che potrebbe consacrarlo definitivamente come uno dei protagonisti della scena musicale italiana. Gli abbiamo posto qualche domanda prima dello svolgimento dell’evento perché le esigenze di stampa ci impongono tempi ristretti. La tua carriera si può ormai dire lunga. Sei passato dai concerti nei bar orceani alla vittoria al premio Ciampi e a Castrocaro, ed ora ti appresti a salire sul palco di Sanremo: com’è cambiato Riiccardo Maffoni dagli esordi ad oggi? Beh, si può dire che è la vita che complessivamente cambia. L’esperienza musicale mi ha aiutato molto anche nella vita e i premi, le gioie, i successi, hanno rappresentato dei passaggi attraverso i quali è passato il mio percorso musicale ma anche la mia crescita umana. Insomma, la mia maturazione è proceduta in maniera parallela allo sviluppo artistico.

Coniolo

Nuovi volontari per la gestione all’oratorio di Coniolo Dal febbraio 2006 all’oratorio di Coniolo aumentano i volontari che gestiscono il bar della parrocchia. Eravamo ormai abituati al servizio preciso e ordinario di una coppia di sposi, Tarcisio e Teresa, che da sei anni gestivano ogni mansione, dagli ordini, alle pulizie, al servizio pratico dietro al bancone. Con il primo mese dell’anno, il Parroco richiede un aiuto alla popolazione, con un avviso in chiesa durante la celebrazione della Messa domenicale, per la gestione del bar in quanto la suddetta coppia si ritirava. Ed ecco che subito si creano allarmismi. Chi si lamenta del fatto che il bar dell’oratorio non riaprirà più, chi reputa che nessuno si prenderà questa responsabilità così grossa e così via. Ma Coniolo si dimostra sempre disponibile e con una buona cultura del volontariato che per l’ennesima volta si rivela una carta vincente: alla prima riunione si contano 8 volontari che riescono ad organizzarsi per gestire il bar con turni a scadenza settimanale. Un volontario dà la sua disponibilità ad aiutare le donne con le pulizie, soprattutto all’esterno del bar, marciapiede, cortile, bidoni della spazzatura da vuotare, portico… Altre donne si mettono a disposizione per le pulizie degli ambienti interni e ad oggi si contano ben 11 persone che con cadenze fisse ruotano per garantire l’apertura del bar dell’oratorio nei pomeriggi di sabato e domenica e nelle serate dal martedì alla domenica. Si mantiene, come del resto lo è sempre stato, il lunedì come giorno di chiusura. Inoltre una giovane, sempre del paese, si occupa degli ordini e del riordino delle consegne dei fornitori. L’oratorio è nato e da sempre è concepito come luogo prediletto di aggregazione, condivisione, confronto, crescita. Ci si augura che queste persone siano sempre disponibili per la continuità di questo servizio e per il bene della Comunità. E perché no, che questo gruppo tanto importante cresca sia nel numero che nell’essere sostenuto da questo spirito. Nicoletta Zucchi

Qual è, a proposito, la soddisfazione più grande che fin’ora hai ottenuto artisticamente? La convocazione per Sanremo è sicuramente una grossa soddisfazione, anche perché è giunta inaspettata; è un ambiente piuttosto complesso che non illude circa l’eventuale avvicinamento alla finale. Per altri concorsi canori i “passaggi” erano più definiti, magari anche annunciati. L’ingresso fra i finalisti mi ha dato una grossa emozione. Tuttavia anche le delusioni non sono mai state amare anche perché abitualmente non mi creo illusioni o eccessive aspettative; anzi ogni “battuta d’arresto” è sempre stata per me motivo per cercare di migliorare. Raccontaci le tappe della strada, che immaginiamo impervia, che ti haa condotto alla finale sanremese. Questo è stato il quarto tentativo di accesso alla fase finale. Accade che le case discografiche propongono alla RAI i propri artisti che inizialmente sono circa 500. Dopo una prima grossa scrematura ne vengono selezionati 50 per una audizione a Roma davanti alla commissione giudicante. È in questo momento che vengono decisi i 10 finalisti per il festival. Altri 2 vengono invece scelti fra gli appartenenti all’Accademia Musicale. Tu sei un musicista rock, legato alle radici del blues; come ti senti a dover affrontare il santuario della canzone “nazional popolare”? Nessuna particolare difficoltà, anzi mi sento a mio agio anche perché ho un approccio molto libero alla musica, svincolato dagli standard o dalle etichette imposte. Salirò sul palco imbracciando la mia chitarra, e l’arrangiamento, con le elettriche in evidenza, permetterà di avere garantito un impatto piuttosto “deciso”. Hai dovuto sottostare a compromessi, mediazioni con la casa discografica o con la produzione del festival? No, nessun tipo di pressione. Le scelte sono state fatte unitamente alla casa discografica, discutendo ogni aspetto del brano con assoluto spirito costruttivo. L’organizzazione del festival fin’ora si è dimostrata efficiente, per cui nessun problema. C’è qualche artista sanremese che stimi particolarmente? Ce ne sono alcuni che già conoscevo personalmente grazie all’esperienza di “destinazione Sanremo” come Cristicchi e Dolcenera. Ho molto rispetto di artisti come Ron o Grignani, ma devo riconoscere che sono molto felice per la presenza dei Nomadi, con i quali ho condiviso un lungo tour e con i quali mi sono trovato sempre molto bene. Dopo il Festival uscirà nuovamente il tuo album “Storiie di chi vince a metà” con l’aggiunta del brano “Sole negli occhi” e con un altro inedito. Cambierestti qualcosa del cd dopo due anni di “decantazione”? Se ne è parlato con la casa discografica: il mio modo di cantare si è modificato in questi due anni ma ho preferito non cambiare nulla del disco anche perché ci sono molti brani nei quali credo ancora moltissimo. Inoltre, per chi non volesse acquistare l’album – che uscirà comunque al prezzo speciale di 10,50 euro – sarà possibile trovare anche il singolo “Sole negli occhi” con l’aggiunta di un inedito intitolato “T’aspetterò”. Sei un autore prolifico: hai altri brani in canntiere o già pronti? Ho delle idee nuove per ora solo registrate in versione “demo”. Sono molto orgoglioso del brano “T’aspetterò”, che abbiamo finito di registrare e arrangiare poco tempo fa e nel quale compare anche Enrico Mantovani (altro Orceano doc) alla pedal steel guitar.

Sei stato ospite del CET, la scuola/residenza di Mogol: cosa ti ha lasciato quuesta esperienza? Il CET è un luogo fantastico a metà tra un agriturismo e una scuola, immerso nei paesaggi verdeggianti dell’Umbria. Ho avuto modo di conoscere il team al completo, dal regista a Panariello che condurrà le serate, e anche di stringere amicizia con gli altri giovani che parteciperanno alla fase finale. Mogol è stato prodigo di consigli sia sugli aspetti tecnici dell’esibizione sia in relazione all’approccio da adottare sul palco. Ho conosciuto anche Francesco Renga vincitore della passata edizione, con cui ho scambiato due battute e si è rivelato persona molto simpatica e “alla mano”. Quanto ti senti influenzato dal cantautorato italiano (Ciampi, Gaetano, De Andrré, eccetera) E quanto dal folk/rock americano (Dylan, Cash, Springsteen)? Ho sempre ammirato e seguito Dylan e Springesteen vedendoli come “miti” e rappresentanti ineguagliabili del rock a stelle e strisce. Ora però sto ascoltando tantissima musica italiana (Battisti, Bennato, Modugno, De Andrè e altri) nella quale ritrovo un livello di comunicazione eccezionale con un linguaggio musicale che spesso viene snobbato a causa di “barriere mentali” precostruite. Molte canzoni italiane, se fossero state scritte da qualche americano, avrebbero avuto un successo planetario. In Italia siamo un po’ “malati” di esterofilia quando invece abbiamo degli incredibili tesori musicali spesso sconosciuti al grande pubblico. Cosa ti aspetti da questta nuova tappa della tua carriera? Non hai mai pensato a cosa faresti in caso di vittoria? La ribalta che garantisce il Festival è enorme: spero di poter avere un seguito, di dare il meglio e di fare un ulteriore passo in avanti rispetto alla mia crescita artistica. Non ho mai pensato ad una mia affermazione nella gara canora: per ora sono concentrato sulla mia esibizione. Sei coonosciuto come una persona riservata e schiva. Non ti spaventa il “carrozzone mediatico” che accompaggna l’evento? Cosa stai facendo per stemperare l’attesa? Per ora sono tranquillo e non ho ancora avvertito la pressione dell’evento e dei riflettori, anche perché l’organizzazione è estremamente efficiente ma discreta e il responsabile della casa discografica mi sta seguendo passo a passo. Penso a vivere l’esperienza anche come “vacanza”, e in una delle sere in cui non sarò impegnato sul palco, mi esibirò in un locale molto carino della zona e mi divertirò sicuramente. Per aggiornamenti in tempo reale è possibile visitare il bellissimo sito www.riccardomaffoni.it Angelo Zucchi


Orzinuovi | 7

MARZO 2006 Orzinuovi - Centro Diurno Anziani “L. Lolli”

Emozioni sull’argine dell’Oglio Quando l’inverno è ancora inverno ma non più così cupo, il cielo lombardo gioca strane sfide con chi lo guarda, mescola incredibili bianchi a grigi lievi sfumanti in rosa subito azzurri, ma di quale colore sia davvero non si sa, vago, lieve, tenue: sulle rive del nostro Oglio bugia di cielo si incontra all’orizzonte con la sagoma di un argine bianco che ti interroga sinuoso. Ma lo stupefacente è di qua dell’argine, nella “morta” dell’Oglio che avvicini dopo passi in un campo di neve bianca che soffri a violare. Sagome di alberi e di cavalli liberi incantano la riva in movimenti alternati e movimentano lievemente lo sfondo. Il fondo della “morta” dell’Oglio riflette quel cielo e lo restituisce fluido di cerchi gocciolanti. I cavalli non sono guidati dai cavalieri perché qui sono sovrani e portano a spasso a loro regalità in un paesaggio che finalmente li merita, a!teri e fraterni con lo sguardo che accarezza. Umido il fiato dalle froge si mescola con il vapore dell’acqua ed aggiunge fiumi di azzurro più nuovo. La riva si colora: i sommozzatori pronti sulla “morta” dell’Oglio rompono il tenue e ribadiscono la signoria intelligente dell’uomo che vuole entrare ma solo per ascoltare e conoscere. La nera muta lucida trasforma gli uomini in guizzi dalle sembianze essenziali, pronti per l’immersione, assoluto incontro con il dentro della “morta” dell’Oglio meandro vivo alimentato da acqua sorgente. Le bombole gialle che abbracciandolo proteggono l’uomo nel suo esplorare, lacerano la superficie e quasi offendono di colore solare la magia dei tenui invernali. Un movimento scompone la superficie e i sommozzatori scendono e comincia il passeggio su un fondo mai visto, scenario incantato, silenzio di voci ignote. Il primo brivido è dell’uomo che nella muta segnala al suo corpo la nuova dimensione ma il secondo brivido è della luce che dall’alto illumina un

fondo che si schiude e si lascia scoprire. C’è musica sottile, musica insinuata e ad ascoltare sono le orecchie, ma anche gli occhi e la pelle, effetto della natura che qui sblocca i limiti dei sensi e conduce ad una tutte le sensazioni. Il fondo è verde e marrone e ricoperto dall’alga che noi chiamiamo “zel” e da esso sorgono sparse canne ed erbe più alte ed intrecci di costruzioni bizzarre, che danno audaci pungoli alla fantasia. L’uomo ha gettato anche qui i suoi rifiuti, segnali di violento dominio indifferente, ma la natura ne ha rimodellato in fretta le sagome e ne ha fatto arditi supporti ai filamenti della Oedogonium, alga viscida di verde amaro. Sulla riva della “morta” dell’Oglio passano la loro stagione insieme le alzavole marsaieule, i palitù, le gaine, i beccaccini, i pivieri, gli aironi e si avvicinano alla “morta” per la bontà dell’ambiente che ospitale li accoglie ma che temono nello stesso tempo per la presenza del capanno insidia di approccio violento. E sotto, ai neri e lenti sommozzatori appaiono i segni della morte che pure è parte del bioma di ogni fondale: oggetti scaricati dalla vita quotidiana. Persino un riflesso sul metallo di una cartuccia assassina la fa scoprire dolcemente legata al filo della ramificata clodophora , alga schiumosa di colore innaturalmente grigio, priva del suo obiettivo di morte e parte del nuovo impianto naturale. Le immagini galleggiano soffici e passano attraverso la muta ai sensori dell’uomo sommerso che li registra per ancorare questo viaggio “sotto” alla realtà fuori. L’emozione è la stessa dei fondali più lontani e famosi. Ma l’intrigo si ripete anche qui, vicino nel nostro paese, nella “morta” dell’Oglio. Avventura nostrana. Dalla riva i cavalli richiamano. Emergere è già nostalgia.

Una presenza per dare voce a chi non ce l’ha Nel concludere la relazione presentata all’assemblea ordinaria dei soci dell’anno passato ebbi modo di dire che era giunto per il Centro Diurno Anziani di Orzinuovi il tempo della specializzazione: rendere cioè i servizi che offriamo volontariamente alla popolazione orceana e ai paesi limitrofi… più qualificati ed efficienti. Pur rendendoci conto che la parola in sé può creare qualche perplessità, con il rischio di allontanarci dalla missione che il nostro statuto ci ha affidato, abbiamo operato nell’anno concluso (2005) in questa direzione, cercando di essere sempre più professionali nelle nostre azioni e avendo l’attenzione che i nostri soci, i nostri “utenti”, si sentissero sempre più circondati da sensibilità che li coinvolgessero in un ruolo di appartenenza all’organizzazione , il più possibile “attiva” e “partecipata”. Abbiamo quindi potenziato gli incontri di autoformazione con serate organizzate con l’aiuto qualificato dello “staff psicosociale”, operativo presso la Casa famiglia (Don Pierino), con lo scopo di alimentare e tenere sempre vive le motivazioni di un impegno, di una scelta volontariale dei nostri 106 soci volontari. I nostri Gruppi di lavoro: del tempo libero e del turismo, della cucinna, i Baristi, il gruppo di accompagnamento, il Gruppo San Giorgio, le amiche del cuore, hanno perciò attivato le numerose iniziative consapevoli che la loro generosa

azione deve essere sempre più supportata da un sentimento di empatia nei confronti di coloro che quotidianamente si incontrano. In questa prospettiva hanno operato principalmente tutti i volontari e le volontarie del Gruppo “Amici in Linea”che nel 2005 hanno percorso 60.709 Km, effettuando 2006 viaggi, trasportando 2.252 persone per un totale di 3.365 ore di servizio gratuito prestato. Una presenza ed una attività che ci è “invidiata” da molte comunità ed associazioni. Abbiamo anche inaugurato una “sezione” nella frazione di Coniolo con l’intento di far nascere anche lì un gruppo di volontari che aiuti gli “anziani portatori di fragilità psico-fisiche” la più popolosa del nostro Comune. Abbiamo consegnato una delle nostre vetture a quattro volontari coniolesi che, con grande entusiasmo, si sono buttati nell’“avventura” e ciò mi conforta nel convincimento che il 2006 vedrà svilupparsi la presenza del Centro Diurno Anziani anche in Coniolo. Numerosi sono comunque i progetti in fase di realizzazione che nel 2006 si concretizzeranno; certamente aumenterà il nostro impegno nei confronti della Comunità di Pudiano, che la Cooperativa di Bessimo dirige, e che riguarda il disagio giovanile. Insieme a loro vorremmo che questa presenza si sentisse sempre di meno ai margini della comu-

nità orceana. Il Cine forum del giovedì, presso il Centro di Via S. Martinelli, intende proprio perseguire questa finalità. Nel concludere non posso non esternare un sentimento di gratitudine nei confronti della grande generosità dei cittadini orceani che rende possibile la realizzazione delle nostre proposte e che ci aiuta a superare i numerosi, piccoli, ma importanti, problemi di una gestione sempre più complessa. Giampaolo Festa

Scambio culturale al “Cossali”

g i e m me

Tredici ragazzi dell’istituto Cossali di Orzinuovi, dall’8 al 15 febbraio, hanno ospitato altrettanti ragazzi francesi. All’inizio l’emozione era tanta, ma, superato il primo momento, tutto è andato bene, anzi, benissimo! A Linate c’era molta trepidazione, perché i ragazzi non vedevano l’ora di conoscere i francesi, poi, dopo le presentazioni, e un attimo di conoscenze, tanta curiosità nei confronti del proprio corrispondente. E subito l’idea che quell’esperienza, che sarebbe durata una settimana, non si sarebbe conclusa, ma sarebbe continuata, nel cuore di tutti, e avrebbe lasciato un bellissimo, indelebile

ricordo nella mente dei partecipanti. Durante le visite organizzate, i ragazzi hanno potuto conoscersi e confrontarsi. Gli ospiti, si sono, inoltre, potuti immergere completamente nell’uso della nostra lingua, che stanno studiando. Milano, Brescia, Venezia, Mantova e il lago di Garda sono state le mete scelte, durante le quali, i ragazzi, hanno avuto l’opportunità di visitare questi importanti luoghi. L’esperienza è stata positiva per tutti i partecipanti, e si concluderà quando, ad ottobre, i ragazzi italiani verranno ospitati dai loro corrispondenti francesi. L’avventura è finita con malinconia, alla parten-

za dei ragazzi francesi, ripensando alla settimana passata insieme, in cui si ha avuto la possibilità si conoscersi meglio e di formare un gruppo molto affiatato. Inoltre i ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con i loro corrispondenti, e trovare somiglianze e differenze nelle situazioni e negli atteggiamenti. Per questo un ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questa stupenda avventura, che resterà, nella mente e nel cuore di tutti, come un bellissimo ricordo. Michela Sudetti


8 | SPECIALE: ANGELO BALLINI, BRACCIANTE

MARZO 2006

Angelo Ballini: una vita per gli altri Nei suoi quasi 85 anni di vita Angelo Ballini ha attraversato e conosciuto il fascismo, la guerra con la prigionia, le lotte bracciantili, l’esodo dalle campagne, l’industrializzazione, il crollo dei muri e delle ideologie. Angelo nasce a Casaglia il 31 maggio 1916, sesto dei nove figli di Vincenzo Ballini e Regina Fabuzini. La Grande Guerra langue nelle trincee e nelle case orfane di uomini validi si fanno i conti con le privazioni e la fame. Nel 1930 la famiglia si trasferisce alle Martinenghe, cascinale nel comune di Villachiara ai confini con Barco, da poco acquistato da Daniele Palazzoli, facoltoso commerciante milanese col pallino degli investimenti fondiari e dei cavalli da corsa. Questi vi intraprende subito una radicale trasformazione in moderna azienda agricola dotata di stalle efficienti, caseificio, essiccatoio, dando il via anche all’ultima bonifica ed al livellamento dei terreni pieni di sassi. Ci resterà 27 anni Angelo Ballini alle Martinenghe. Nella grande cascina trova prima impiego come aiutante nel caseificio. Il lavoro non lo soddisfa; lui ama i cavalli, quelli muscolosi che schiumano fatica nei campi. Diventa cavallante o carrettiere come il padre. A vent’anni è chiamato al servizio militare di leva in Valle d’Aosta, al valico del Piccolo San Bernardo, al confine con la Francia. È di sorveglianza come guardia di frontiera alla dogana in ausilio ai finanzieri. Finalmente può riempirsi lo stomaco e saziare i morsi della fame. Fosse dipeso da lui, e solo per il rancio abbondante, ci sarebbe rimasto più a lungo sotto le armi. Rientrato alle Martinenghe si innamora di Caterina Invernici, di tre anni più giovane. La va a trovare a Barco e poi la insegue fino a Landriano nel pavese, dove ha traslocato con la famiglia. Angelo affretta i tempi. La sposa il 14 gennaio 1939 e la riporta con sé alle Martinenghe. Un matrimonio solidissimo quello tra Angelo e Nina, allietato da sei figli e durato oltre 62 anni. Neppure il tempo di gioire che lo scoppio della guerra separa la giovane coppia; Angelo viene richiamato alle armi. Ma sentiamo dalle sue parole come si svilupparono gli eventi che lo interessarono nel periodo bellico. “Sono stato richiamato il 3 settembre 1939 a Pinerolo. Nel ’40 sono stato mandato a Bobbio Pellice, ai confini con la Francia. Sono riuscito a tornare a casa nell’ottobre ’40 perché avevo altri quattro fratelli sotto le armi. Ma nel marzo ’41 sono stato richiamato e mandato in Friuli. L’8 settembre 1943 sono stato catturato dai tedeschi a Gradisca. Ci hanno caricato su un treno dicendoci che ci mandavano a casa. Ma non era vero. A Trieste le crocerossine ci chiedevano l’indirizzo e avrebbero provveduto ad avvisare i nostri famigliari. Rimanemmo su quel treno un giorno e due notti. Ci mandarono in Polonia, in un campo di prigionia. Dovevamo lavorare in una fabbrica che preparava casse da imballaggio per bombe. Quanta fame ho patito là! Mangiavamo brodo, patate quando ce n’erano e due etti di pane al giorno. Non vi dico cosa si faceva per avere qualcosa da mangiare. Non c’era bisogno di lavare la scodella; con la lingua la leccavamo finché era lucida. Dopo un anno ci spostarono in un’altra fabbrica, questa volta in Cecoslovacchia. Lavoravamo insieme a 600 donne ebree. Nei primi mesi del ’45 furono trasferite nei campi di concentramento e sostituite da altri prigionieri di guerra”. Viene liberato dai Russi il 7 maggio 1945 e dopo tante peripezie arriva a casa dove viene informato della recente scomparsa del padre. La svolta storica del 1945, si può dire rappresenti lo spartiacque nella vita

di Angelo Ballini. Egli aderisce quasi per istinto al Partito Comunista, rappresentato a Villachiara da Alessandro Magli ed alla Federbraccianti, guidata in loco dal socialista Vincenzo Zeni. Saranno le sue scelte di vita. Conosce Italo Nicoletto e Antonio Forini, che battono i paesi della Bassa, il primo in automobile con alcuni compagni partigiani, il secondo con la sua motocicletta. Le campagne sono in agitazione fin dal 25 settembre 1945 per reclamare adeguamenti salariali e posti di lavoro. C’è molto terreno da recuperare dopo il ventennio in cui sono stati conculcati i più elementari diritti dei lavoratori. Le Martinenghe, dove è concentrato un buon numero di salariati, in maggioranza comunisti, sono uno degli epicentri delle lotte, come lo furono nel primo decennio del secolo. Nel frattempo il mondo si spacca in due, costringendo uomini, partiti e sindacati a schierarsi. La resa dei conti arriverà il 18 aprile 1948, con la storica sconfitta del Fronte Popolare che segnerà l’emarginazione dei partiti di sinistra dal potere per quasi un cinquantennio. L’occupazione delle cascine nell’inverno 1949/50 vede Angelo Ballini in prima linea come membro del consiglio di gestione delle Martinenghe, la principale delle aziende autogestite. La connotazione eminentemente politica assunta dagli avvenimenti, la scarsa incisività del periodo prescelto per il fermo dei lavori agricoli, l’isolamento sostanziale nell’opinione pubblica, non consentirono agli occupanti di ottenere gli obiettivi prefissati. L’agrario Palazzoli, come veniva appellato dalla controparte, non perdonò gli organizzatori per l’affronto subito. Li denunciò tutti per sottrazione e distribuzione di generi di consumo e vendita di bestiame, provvedendo a licenziarli alla prima occasione. È la sorte che accomuna Ballini ed i suoi compagni. Egli troverà impiego, prima alle Vittorine e poi a Villagana, traslocando alla Seita e, definitivamente, a Villachiara capoluogo nel 1957. Gli strascichi giudiziari avranno termine con la sentenza del Tribunale di Brescia del 9 luglio 1957. Grazie alla difesa dell’avv. Leonida Bogarelli ed alla testimonianza favorevole del brigadiere Osvaldo Caizzi, comandante della stazione carabinieri di Borgo San Giacomo, le pene irrogate furono miti: 8 mesi di reclusione con la condizionale. Quando nel 1966 Angelo ricevette l’ultima disdetta, preferì trasformarsi in pendolare giornaliero piuttosto che abbandonare il suo paese. Finì nei cantieri edili a Milano come semplice manovale; partenza alle 5’20 del mattino e rientro alle 18 di sera, per 10 anni, fino alla sospirata pensione. Per quanto riguarda l’impegno diretto nell’amministrazione comunale, esso arriva per Ballini relativamente tardi, a 40 anni, in tandem con Domenico Chiodi. Senza di loro la storia recente di Villachiara sarebbe diversa. Siamo nel 1956; la lista di sinistra riesce con affanno a vincere le elezioni ed a riconfermare Alessandro Magli nella carica di sindaco. Questi venne tuttavia subito preso di mira dall’opposizione che lo denunciò alla magistratura per peculato, accusa rivelatasi al vaglio degli atti processuali infondata. Ne seguirono le dimissioni il 31 luglio 1957. Lo surrogò per circa un anno Giovanni Simonini, dimessosi a sua volta il 14 luglio 1958. Si fecero diversi tentativi per salvare la giunta di sinistra che, oltre ad essere esposta agli attacchi dell’opposizione democristiana, era percorsa al suo interno da laceranti divisioni. Come ultima spiaggia venne giocata la carta Ballini, persona integerrima e dal forte spirito unitario.

Il 16 luglio 1958 Angelo Ballini viene eletto sindaco una prima volta, ma su segnalazione del segretario comunale, il Prefetto annulla la delibera, “perché viziata nella forma per la mancata proclamazione della nomina del sindaco da parte del presidente e perciò illegittima”. Una seconda elezione viene nuovamente invalidata dal Prefetto “perché non era stato invitato alla seduta un consigliere”. Così il 16 febbraio 1959 il Consiglio Comunale viene sciolto ed il comune è commissariato. Tramontava convulsamente l’esperienza quindicinnale delle giunte democratiche, tra polemiche e lacerazioni. L’emigrazione falcidiava il consenso ai partiti di sinistra, che già nelle elezioni politiche del 1958 avevano perso la maggioranza a favore della Democrazia Cristiana. In tutta questa fase concitata ha modo di cementarsi l’amicizia di Angelo Ballini con Italo Nicoletto. L’onorevole, nel precipitare degli eventi, aveva preso a cuore la situazione di Villachiara. Sarà proprio il parlamentare nel 1960 a capeggiare la lista unitaria di sinistra alle elezioni comunali e Ballini e Chiodi coloro che arginarono la dispersione del loro elettorato. La lista “COMUNE AL POPOLO”, ne uscì sconfitta, riuscendo però a raccogliere il 41,6% dei consensi. Ci vorranno quindici anni di capillare lavoro casa per casa di Angelo Ballini e Domenico Chiodi per riportare una sinistra rinnovata alla guida del comune. Ballini resterà nel Consiglio Comunale per 34 anni, fino al 1990, conservando fino alla nascita del PDS anche le cariche di segretario delle sezioni locali del PCI e della Federbraccianti, assunte alla fine degli anni Cinquanta. I suoi 85 anni di vita vissuta sono stati straordinariamente pieni e felici, nonostante le fatiche e le tribolazioni. Fino alla mattina del 19 aprile 2001 in cui la morte lo rapì serenamente nel suo letto. Paolo Zanoni

Sognare un mondo un po’ più colorato Che dire di Angelo Ballini se non che era una persona bella. Una persona che non conosceva disimpegno, alienazione, quasi a pensare che questa vita non sia un’area di parcheggio, un’attesa di chissà quali eventi. No, lui era un uomo impegnato a costruire ogni giorno una società, più giusta, più onesta, più fraterna. La sua è stata un’esistenza piena di significato che ha sempre fatto spazio con intelligenza ai valori più importanti. Quello della vita innanzi tutto. L’ha accolta con una generosità singolare. Non importa se a portarne il peso erano due spalle soltanto. In questa sua generosa apertura due solidi pilastri lo sostenevano: la stima e il rispetto per la vita da una parte, la capacità di sognare dall’altra. Una vita, ogni vita va accolta e vale bene più di qualsiasi sacrificio, privazione o rinuncia. Il rispetto per l’uomo in quanto uomo, aldilà di ogni appartenenza politica, etnica o religiosa. Pur essendo fermo nelle sue convinzioni, non era intransigente e tanto meno fondamentalista. Quante volte ci siamo detti ridendoci su con Angiolo, Elvio, Arcangelo e Domenico: “Angelo, visto come la pensiamo tu ed io nonostante le apparenti differenze, chissà quanti piò di patate ci avrebbero condannato a zappare in Siberia. E questo in nome del popolo e per il bene del partito, naturalmente”. A pensarci bene non mi ricordo di aver mai visto Angelo in atteggiamenti da agitprop o da tribuno della plebe. E forse fu proprio questa sua calma e pacatezza a far breccia in noi giovani studenti universitari del ‘68 sicuramente troppo irruenti ed estremisti, come ogni ragazzo di vent’anni. Amava il dialogo e pur non avendo titoli di studio, era un uomo assetato di conoscenza; voleva sapere, voleva capire il perché di quell’ansia di giustizia e di promozione umana che gli parlava dentro. E paradossalmente l’altro pilastro che ha sostenuto la sua vita è stata la

capacità di sognare, se si considera che saper sognare è la condizione necessaria per assicurare il progresso ad una società. Se il progresso nasce dal desiderio di raggiungere risultati non ancor ottenuti, il sogno rappresenta la spinta vitale desiderante. Una frase di George Bernard Shaw dice: “Quando un uomo sogna da solo è un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia”. E la realtà per Angelo Ballini è stato il ’68, l’incontro con noi giovani studenti, con la nostra rabbia, con le nostre speranze, con i nostri sogni. La sua capacità di persona semplice di avvicinarsi ai movimenti studenteschi, di coglierne le giovanili speranze e la voglia di cambiamento nella vita, nel costume e nella politica. Ascoltava, dialogava, discuteva e dissentiva da tante nostre posizioni radicali, ma sempre con rispetto, mai con condanne ideologiche settarie. Conosceva sulla sua pelle i danni del settarismo, per averli vissuti e subiti negli anni ’50 quando era visto e considerato un moderato. Una bestemmia per quei tempi di granitiche certezze e conformismo centralistico. Un moderato comunista che dialogava con quei ragazzi frequentanti le università metropolitane così diversi dal suo mondo concreto della terra prima e dei cantieri dopo. Forse era questa l’utopia: mondi distanti e diversi che si incontrano. In fondo i desideri essenziali degli uomini, diceva, uniscono e non tendono a dividere, non possono essere così differenti e antagonisti. Oggi quello che ci manca è proprio la sua volontà di esporsi, di sostenere una causa in cui si crede e sognare un mondo un po’ più colorato e aperto, meno grigio e meno chiuso. Che altro non era l’insostenibile leggerezza del “sogno californiano” se non il mondo reale a cui tendere per ogni soggettività desiderante. Ma ahimè i sogni, tutti i sogni muoiono all’alba, purtroppo.

Il passato di una illusione è duro a morire, ma alla fine tramonta. E forse è meglio così. Giancarlo Bertoletti Dirigente Istituto Cossali


SPECIALE: ANGELO BALLINI, BRACCIANTE | 9

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Un italiano del popolo Angelo Ballini appartiene ad una generazione di persone del movimento comunista italiano, di estrazione contadina e bracciantile, caratterizzata non tanto e non solo dal coraggio, dalla combattività, dalla fedeltà, dalla capacità di incassare i colpi senza piegarsi, dalla passione politica, dallo spirito di classe: come già annotava lo storico Paolo Spriano il fatto è che questi uomini hanno avuto una caratteristica inconfondibile, un tratto semplice ed esemplare: il legame profondo con la loro terra, il loro paese, il loro ambiente d’origine. Questi “rivoluzionari” non sono eroi romantici e un po’ lontani, ma sono italiani del popolo, in mezzo al farsi degli avvenimenti, con una tensione interna di chi sa di aver fatto una scelta di vita che comporta dolori e sacrifici anche per la propria famiglia e per i propri cari. E Ballini è stato un uomo della nostra terra, del nostro popolo, della nostra parte, un uomo piccolo eppur dal cuore grande, buono e generoso, semplice ed onesto, col sorriso stampato sul volto, sempre disponibile ed accogliente, seppur intransigente nelle cose più importanti, pronto al dialogo con chi non la pensava come lui, ma sempre fiero delle proprie convinzioni. Egli non ti metteva mai a disagio, amava camminare a lungo e stare in compagnia con tutti, con un calice di vino davanti, guardando a giocare a carte, raccontando un episodio della sua lunga vita, con la pratica di pensione in mano, con la tessera di partito o del sindacato da consegnare, con l’intervento pugnace in consiglio comunale o nella sezione, pendolare sul pullman verso la metropoli milanese, oppure spettatore assiduo alle partite di calcio per vedere la sua Villaclarense, lui che di calcio non se ne era mai interessato più di tanto... Ma era la sua Villaclarense, un modo diverso, uno dei tanti modi per poter comunque stare insieme alla gente, ai suoi compagni, ai suoi concittadini. Nella sua vita tribolata, Angelo Ballini è stato più volte licenziato dalle aziende agricole per motivi sindacali e politici; dovette anch’egli, assieme a tanti altri villaclarensi, abbandonare la compagna per andare a cercare lavoro a Milano come manovale, ma sempre con dignità e non rinunciando ad esercitare i propri diritti sindacali seppur in un nuovo contesto sociale. E fu in questo periodo che venne a contatto anche con movimenti della sinistra extra-parlamentare e sostenne alcune forme di lotta di autoriduzione dei biglietti di abbonamento dei pullman delle Autoguidovie. Per tanti anni Angelo è stato capo-lega dei braccianti e segretario di sezione del Partito Comunista a Villachiara, facendo delle scelte di classe e di vita in favore del movimento contadino ed operaio il suo secondo vero e grande amore, oltre a quello per la sua cara Nina e alla sua famiglia. Ballini ed il suo inseparabile compagno Domenico Chiodi in questi decenni sono state le figure più rappresentative e significative della Sinistra a Villachiara: sono stati i leaders naturali che hanno dovuto comunque lottare per far emergere la loro capacità di guida. Seppur di parte, egli era assai aperto al dialogo, non solo all’interno della Sinistra, per la cui unità si è sempre adoperato anche nei momenti più tesi e critici, ma anche pronto a cogliere anche il segno dei tempi. Anche senza comprendere in tutto la dinamica e la complessità del nuovo, egli era consapevole che occorreva cambiare, che era necessario tentare di esplorare nuove vie. E dopo l’89, dopo il crollo del muro di Berlino, egli fu uno dei primi all’interno della sezione del PCI a sostenere a livello locale il progetto di collaborazione con il nascente Partito Popolare e sostenne con convinzione la scelta di formare una lista unitario di centro-sinistra con l’apporto decisivo dei democratici cristiani anche a Villachiara, superando decenni di contrapposizione e battaglie politiche.

Questa stessa disponibilità, questa apertura al nuovo, Ballini non la ebbe nel comprendere le trasformazioni a livello nazionale, non capì facilmente la svolta della Bolognina, come non aveva compreso gli avvenimenti della primavera di Praga nel 1968 con l’esperimento, interrotto, del “socialismo dal volto umano”. Legato al mito, fece molta fatica ad accettare il cambiamento del nome del simbolo, del cambiar i segretari nazionali, fece fatica a condividere la scelte che portarono alla nascita del PDS; così come non riuscì a comprendere le decisioni intraprese con coraggio in Unione Sovietica dall’allora segretario generale Gorbaciov e la sua politica internazionale. Eppure Angelo, con queste sue difficoltà, a volte gridate, a volte nascoste, fu sempre col gruppo dirigente locale dei DS e dette loro fiducia. Il suo non era un “non capisco, ma mi adeguo” ma era piuttosto un “capisco che bisogna cambiare, ma non dimenticatevi dei lavoratori, della povera gente”. Egli ha subito il fascino del mito, la Russia, quale terra promessa e seppur con disincanto negli ultimi anni egli si è sempre portato nel cuore questo suo attaccamento. Seppur fedele e leale, ciò non gli impedì di essere a suo modo un “non conformista”, un uomo libero. Nelle riunioni di partito, o nelle sedute del Consiglio Comunale io lo ricordo che prima ti ascoltava e poi partiva in picchiata, intervenendo su qualsiasi problema con parole sue, pronto a farti domande impegnative ed a volte assai “impertinenti”, disarmanti, pronto a dire la sua, con la propria testa, alzando ora anche la voce per rafforzare le sue ragioni, senza sfuggire al contraddittorio o ritrarsi alle conclusioni del funzionario di turno, ove non fosse convinto; ma senza spingersi fino alla rottura, disposto a ricominciare il giorno dopo per ricucire, per mandare avanti la sezione, per appianare un malinteso; e sempre col pensiero fisso ai lavoratori, alla povera gente, attaccato al Partito, al suo Sindacato, fino a soffrire quando non ne condivideva le scelte operate. Come consigliere comunale per 34 anni egli è sempre stato presente, tra i primi ad arrivare, attivo, sempre pronto a chiedere informazioni e spiegazioni, ben vestito in giacca e cravatta, quasi per ricordare che la povertà va sempre unita a dignità e fierezza delle proprie convinzioni, e non deve portare a trascuratezza e sporcizia: il suo portamento era il segno esteriore della sua nobiltà d’animo, della trasparenza dei suoi ideali. Il suo rammarico, sempre ben celato e raramente a noi svelato, fu l’episodio della sua mancata elezione a sindaco nel 1958, prima per vizi formali e poi per la rottura della propria maggioranza: il suo sogno recondito fu quella opportunità che poi negli anni non si è più ripresentata. Come amministratore egli non sapeva mai dire di no alle richieste più svariate, specie da parte della sua gente; questo suo atteggiamento a volte ci metteva in difficoltà, poiché non sempre sapeva rapportare le esigenze da soddisfare con le risorse finanziarie disponibili: è il mai risolto problema delle compatibilità e dei bisogni. Secondo lui non bisognava quasi mai adeguare od aumentare le tariffe e i tributi locali; il problema del bilancio veniva in secondo piano, quasi che ai lavoratori tutto dovesse essere concesso gratis. Questo suo atteggiamento mi ricordo, si ripeteva anche quando stavamo preparando le feste dell’Unità: i prezzi secondo lui dovevano esser sempre bassi; la gente, diceva, doveva stare bene, i frequentatori della festa dovevano venire a Villachiara ed avere la sensazione che qui si stava meglio che altrove, che qui si pagava di meno, che qui si era di casa. Era questo, secondo me, un’altra forma per realizzare il mito, il sogno dell’u-

guaglianza, della felicità, la trasposizione del “paradiso”, ora qui, in terra. E a tal proposito sono andato a rileggermi la lettera di don Lorenzo Milani a Pipetta, giovane comunista di San Donato nel lontano 1950: “Caro Pipetta, tu mi dici che se tutti i preti fossero come me, allora... tu dici che ci siamo intesi, perché t’ho dato ragione mille volte in mille tue ragioni... Ma dimmi Pipetta m’hai inteso davvero? Hai ragione si; tra te e i ricchi sarai sempre te povero ad aver ragione... Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò; quel giorno io non resterò con te. lo tornerò nelle tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare...” E poi conclude don Lorenzo, rinviando alle proprie motivazioni di fede e della trascendenza. Eppure rileggendo questa lettera mi sono più volte chiesto se don Milani avesse conosciuto veramente comunisti in carne ed ossa come Ballini e tanti altri della sua tempra. Anche per loro il mondo non sarebbe finito col raggiungimento della soddisfazione de bisogni materiali quali la casa, la salute, la ricchezza, il benessere, servizi sociali... Anche in queste persone come Angelo c’era l’utopia, c’era l’attesa quasi messianica del socialismo, c’era il desiderio di qualcosa che va oltre i nostri limiti: la dignità, la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà, il portare ognuno i pesi dell’altro, la tolleranza tra i popoli, la pace universale, il reciproco riconoscimento delle diversità... Valor questi ci possono accomunare in quanto uomini, pur partendo da esperienze di vita e da fedi differenti. Egli si è meritato il nostro affetto e la nostra stima più profonda; il suo esempio, la sua testimonianza deve essere raccolta a portata avanti con coraggio e dignità. Arcangelo Riccardi

Ci stanno portando via tutto L’amore di Angelo Ballini per il proprio lavoro e per il proprio paese è un tratto, l’unico, storicamente “riformista” di tanti compagni del PCI e della CGIL della sua generazione, ma la sua personalità non appare segnata dal

Un grande uomo difficilmente lo noterai tra la folla, si fa piccolo e ascolta, e attende. Cosa rimane dei suoi insegnamenti ora che tutti si compromettono solo per arricchirsi? Lui ascoltava, anche se a volte non poteva fisicamente sentire. Ascoltava con tutti i sensi, e quando parlava, tutti sentivano. E ora rimane un eco di lui, da cui farci dolcemente investire. Un grande uomo, a volte è un uomo piccolo. di Lara Quaranta

riformismo. L’orizzonte comunista, tolto, non è stato sostituito e Ballini non ha mai digerito “la svolta della Bolognina”. La mancanza di orizzonte è tuttora dimostrata dal deficit di autonomia, dai continui tentennamenti. Iscrivere Ballini nel ‘900 non è un banale dato anagrafico, ma è inserirlo nella storia dei molti che sono stati dentro il Partito Comunista Italiano e dentro la sinistra sindacale, ricordare che l’origine contadina del movimento operaio bresciano vi ha portato capacità pratica e duttilità. È alla fine della guerra e della prigionia che si svolge la sua prima esperienza di lotta e di riscatto, alla quale Ballini partecipa, dentro difficoltà e fatiche. Non vogliamo perdere l’eredità lasciataci da compagni che hanno costruito il sindacato, che non fu fatto da grandi strateghi, ma da presenza concreta. Furono lotte fuori tempo? Domanda sempre proposta attorno ad ogni lotta dura. Noi non abbiamo mai vinto una volta per tutte, tuttavia è soltanto grazie a tali lotte che il contesto sociale e la cultura democratica hanno progredito. Vicende come quella di Ballini dicono dei sacrifici personali che costano gli scontri, ma non esistono altre vie

per uscire dalle situazioni di prepotenza del padrone. La ribellione, quando non è ribellismo, è dato positivo; perché senza di essa non si rialza la testa. Certo c’è il problema delle alleanze, per non avere troppi nemici, ma anche le vicende più recenti insegnano l’importanza della coerenza, per essa si corrono rischi, ma se non si rischia mai, si finisce soltanto per subire, o no? Se si mantiene la propria fisionomia, se si fanno comprendere gli obiettivi, c’è riferimento per gli altri e soprattutto per i lavoratori. In Ballini ritroviamo coraggio e passione, ed anche grande bontà: di questo era fatta la sua politica. Era molto aperto: da segretario di sezione apriva al dibattito critico su questioni al tempo intoccabili, come il “togliattismo”; accoglieva anche domande radicali. Non era un settario, era per l’unità sindacale e per l’unità a sinistra: non sapeva fare le divisioni, quasi una somatizzazione del suo pensare. Ed era molto preso dai cambiamenti, tanto che nella nostra iniziativa nel ’99 a Fiesse sulle lotte contadine del secondo dopoguerra, si rivolse ai giovani dicendo loro: “vi stanno portando via tutto, svegliatevi”. Per noi, che sostenevamo le misure del governo di centro-sini-

stra, era una dura smentita; ma egli, non più preso dal quotidiano, aveva la saggezza della visione lunga. Ballini significa gli scatti improvvisi del movimento contadino, ed anche la pazienza del seminatore di idee; significa la base sociale della democrazia repubblicana; significa l’importanza dell’impegno politico di base. È stato uno degli uomini che hanno vissuto la prigionia, che hanno organizzato la rivolta contro l’ingiustizia che durava anche oltre la fine della dittatura, che hanno risolto a modo loro il conflitto tra la militanza comunista e la fede religiosa dopo la scomunica, che hanno patito l’isolamento dopo la loro lotta (che ha segnato bene il tempo seguente), che hanno atteso il riscatto (che ha preso quelle lotte a riferimento), uomini che volevano liberare le campagne dal dominio del padronato e che sono stati poi strappati alle campagne dalla trasformazione economica dell’Italia. Traversie e scelte difficili che il suo sorriso forte ci dice egli sia stato capace di affrontare con mitezza e serenità. Marco Fenaroli Segretario Provinciale SPI CGIL


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Il Progetto “Memoria” al “Cossali”

Questo è stato

Lettera aperta ai soci di Communitas

In occasione della giornata della memoria, dedicata al ricordo della Shoah, l’Istituto Cossali, in collaborazione con l’associazione culturale Communitas, ha organizzato un incontro per presentare il diario scritto da Piera Sonnino: “Questo è stato”. L’autrice è testimone dell’esperienza annichilitoria della deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz e dello sterminio di tutta la sua famiglia. È, poi, stata l’unica dei suoi cari ad essere liberata il nove maggio 1945. L’evento si è svolto nell’auditorium della scuola sabato undici febbraio. Ha partecipato la figlia dell’autrice: Bice Parodi. L’introduzione al contenuto e al contesto storico, in cui il manoscritto si inserisce, è stata esposta da due alunne dell’istituto. La signora Parodi ha poi preferito lasciare spazio alle domande dei ragazzi presenti. Gli interventi hanno cercato di farla aprire il più possibile riguardo il suo rapporto con la madre. La signora ha manifestato una ritrosia, quasi una reticenza nell’esternare momenti tanto personali e toccanti. Un atteggiamento che ricorda molto quello che la madre aveva mantenuto nei confronti dei figli. Bice ha, infatti, descritto Piera come una persona estremamente chiusa, che preferiva custodire nel suo intimo tutte le esperienze significative, da lei vissute. Tanto è vero che il manoscritto stesso, scritto dalla madre, è stato pubblicato ben quarantadue anni dopo la sua stesura. Ciò mette in evidenza il pudore dell’autrice che stentava a raccontare la propria esperienza alle sue stesse figlie. Bice ha, infatti, sottolineato che in famiglia si è sempre preferito evitare quell’argomento e che la loro stessa conoscenza dell’accaduto è dovuta a racconti del padre e alla lettura del diario. Nonostante gli orrori, di cui è divenuta testimone, la signora Parodi ha confessato di avere fiducia negli uomini e ha esortato i ragazzi a manifestare tutta l’aggressività che quotidianamente reprimono, perché gli errori commessi non vengano mai più ripetuti. Lo stesso Primo Levi scriveva: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte: anche le nostre”. Erica Nembrini

Cari Soci, dopo un anno di attività l’associazione Communitas si rivolge a Voi per illustrare brevemente le iniziative realizzate nel 2005 e richiamare la Vostra attenzione su alcuni eventi in programma nei prossimi mesi, che riteniamo essenziali per dare continuità ai progetti e agli obiettivi dell’Associazione Culturale della Bassa Bresciana. A maggio dello scorso anno si è tenuta l’Assemblea costitutiva, durante la quale è stato nominato il Consiglio Direttivo in carica che, composto principalmente dai soci fondatori, si è impegnato in questi mesi a diffondere e promuovere una serie di attività, grazie alla collaborazione di molti. Ci auguriamo che la pubblicazione mensile del giornale “BassaVoce” possa crescere quale canale di informazione e in tal senso vorremmo ricevere Vostre considerazioni e consigli - che potrete far pervenire in qualsiasi momento alla redazione o tramite il sito internet di Communitas. Il giornale viene distribuito regolarmente in 11.000/10.000 copie nei comuni di riferimento anche se l’intenzione è quella di migliorare ed estendere la distribuzione coinvolgendo i comuni di Rudiano, Roccafranca e Trenzano. Se ravvisate ritardi o problemi nella consegna a domicilio, siete pregati di segnalarcelo; ricordiamo che è possibile comunque ritirare copia del giornale presso l’edicola di ogni paese. I temi culturali e sociali oggetto del nostro interesse hanno trovato parziale attuazione mediante alcuni convegni organizzati nei mesi scorsi, tra cui segnaliamo: - il ciclo di conferenze “Vita e destino”, tre interessanti incontri di filosofia tenuti a Villachiara, Borgo San Giacomo e Orzinuovi che hanno avuto una buona partecipazione di persone; - gli incontri formativi di approfondimento su due referendum: quello riguardante la procreazione medicalmente assistita e (il prossimo) sulla riforma della Costituzione; - le conferenze sui temi dell’economia tra cui la serata dedicata alla riforma del Tfr (in collaborazione con la Cassa Rurale ed Artigiana di Borgo San Giacomo) e i due partecipati dibattiti sulle prospettive dell’economia nella Bassa Bresciana che, con la collaborazione della Bcc di Pompiano e Franciacorta, hanno contribuito ad approfondire la delicata la situazione delle aziende che operano nel nostro territorio, fonte preziosa di ricchezza e sviluppo; - infine i recenti convegni sulla gestione dei servizi delle Amministrazioni comunali (tenuto a Lograto) e quello sulle nuove forme di gestione della sanità pubblica (Orzinuovi, serata del 7 marzo 2006). Oltre ai summenzionati temi, l’Associazione ha avuto modo di organizza-

re piacevoli appuntamenti sportivi dedicati all’ambiente (come la biciclettata nella campagna alla scoperta di alcuni gioielli della pianura) ma anche alla musica, al teatro, alla poesia e soprattutto al cinema. È stato infatti organizzato un vero e proprio Cineforum itinerante in diversi paesi, con la visione di alcune principali pellicole sui temi dell’immigrazione, dell’America Latina, della guerra nella ex-Yugoslavia, della vita di Cristo, focalizzando l’attenzione sul linguaggio del cinema e sui contenuti. All’interno del Progetto Memoria 2005, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate al ricordo delle vittime della Shoah, segnaliamo le manifestazioni legate alla giornata della Memoria che si stanno svolgendo presso l’Istituto Cossali di Orzinuovi e che si concluderanno con un viaggio studio ad Auschwitz-Birkenau in programma dal 3 al 5 aprile con il patrocinio e il contributo generoso della Presidenza del Consiglio della Regione Lombardia, di alcune cooperative e degli stessi cittadini iscritti al viaggio. Tutte le iniziative in cantiere Vi saranno illustrate nella prossima Assemblea e sul nostro giornale; per ora ci limitiamo a comunicarVi che siamo interessati a nuove idee e disponibili a ricevere contatti per organizzare altri eventi di interesse culturale. Ci preme ricordarVi che per problemi logistici e di tempo (si stanno infatti ancora svolgendo molte attività già programmate) l’assemblea annuale segnalata per febbraio è stata rimandata e fissata per il giorno 26 maggio 2006. La compagna tesseramento è invece già avviata dal mese di marzo: nelle prossime settimane sarete infatti contattati da un rappresentante dell’associazione del paese di residenza per la richiesta di rinnovo della tessera (che ricordiamo ha un costo di 10 euro, versati a titolo di contributo per sostenere le attività in programma). Facendo appello alla Vostra generosità e disponibilità, confidiamo che anche quest’anno l’associazione possa contare sul Vostro prezioso sostegno, testimonianza della fiducia, della conoscenza reciproca e della voglia di mettere insieme risorse ed energie. Vi ringraziamo e salutiamo cordialmente, dandoVi appuntamento alla serata dell’Assemblea Ordinaria di Communitas, che si svolgerà ad Orzivecchi il 26 maggio, alla quale auspichiamo sarà presente un buon numero dei soci sostenitori. il Consiglio Direttivo Il futuro della sanità firma: Communitas

AVVISO AI SOCI COMMUNITAS Per motivi organizzativi e per la concomitanza di eventi programmati dall'Associazione, l'assemblea ordinaria dei soci Communitas, inizialmente indetta per il 24 febbraio, è spostata al 26 maggio, sempre ad Orzivecchi. informiamo inoltre che dal 1° marzo è aperto il tesseramento a Communitas per l'anno 2006. Passerà un incaricato che contatterà i soci personalmente. Idee dal Convegno di “Communitas”

Il futuro della sanità Le nuove forme organizzative: fondazioni sanitarie e finanza di progetto Le nuove forme organizzative: fondazioni sanitarie e finanza di progetto. Negli ultimi anni si è aperto il dibattito sulle proposte di modifica delle strutture sanitarie, anche a fronte della necessità di tutelare il diritto alla salute, nonostante il limite delle risorse finanziarie. Salute come diritto fondamentale e valore dell’equilibrio finanziario hanno portato negli ultimi anni a cambiamenti organizzativi e nuove forme di realizzazione delle strutture. In questo quadro si inserisce la proposta di modifica della struttura ospedaliera in un soggetto creato con la sinergia di altre realtà, che istituzionalmente si sentono coinvolte nel garantire un equo ed efficiente sistema sanitario. Nel “dialogo sanità pubblica/mondo locale ed imprenditoriale” dovrebbe intervenire il mondo imprenditoriale, finanziario e bancario, anche attraverso le fondazioni bancarie che, in base alla normativa in vigore, hanno uno scopo di “utilità sociale”. La proposta di cambiamento si concretizza nella creazione di una fondazione, sorta dalla trasformazione dell’Azienda Ospedaliera, costituita da altri soggetti pubblici, tra cui prioritariamente il Ministero della Salute, la Regione e gli enti locali. A questo soggetto si affiancano le società miste a capitale pubblico e privato per l’erogazione di singoli servizi. La fondazione infatti costituisce società di capitali a cui affidare la gestione di aree di attività dell’ospedale

(in particolare i servizi sul mercato). Queste società di gestione di servizi prevedono la partecipazione di soci privati con competenze e capacità distintive nei singoli settori di intervento: è qui il vero coinvolgimento della realtà finanziaria locale. Il modello proposto trasforma, per quanto possibile, i vincoli di carattere economico e burocratico in nuove opportunità di cura. La ricchezza e l'utilità della collaborazione tra strutture pubbliche e private rappresenta una delle vie essenziale per creare nuove risorse e nuove cooperazione nel nome della solidarietà, libertà e sussidiarietà. Deve però essere precisato che anche il nuovo soggetto – fondazione – sarà disciplinato dalle disposizioni pubbliche in materia di gare, garantendo in tal modo il buon funzionamento del mercato unico, (libera circolazione delle merci, libertà di stabilimento, libera prestazione dei servizi, non discriminazione, parità di trattamento, trasparenza). Una forma di cooperazione pubblico – privato è realizzata con il project financing: il soggetto che realizza l’opera viene ripagato dalla gestione dell’opera stessa. L’istituto presenta profili molto delicati, in quanto il piano economico finanziario costituisce l’elemento centrale dell’accordo: proprio perché si verte in un ambito sanitario, determinati servizi non possono essere oggetto di contrattazione.


Spazio Cultura | 11

MARZO 2006

MUCCA PAZZA Ho camminato la mia indolenza sensuale occhio di castagno e ruggine al tuo fianco. Fianco stretto corda corta a calpestarmi i passi nella penombra calda di un’alcova scheletrica. Di troppo amore si consuma l’allegria al fianco del mio signore. Al tuo cenno del capo sono niente i miei muscoli vertigine rossa bellezza senza memoria. Tu mi innamori il ventre e poi lo spezzi signore delle teste e delle carcasse. Del fuoco e della carestia. Ottavia Taini

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“ALTER EGO”: una storia lunga... ancora da raccontare Gli Alter Ego, da San Paolo, sono, ci si può scommettere, una delle formazioni più longeve del pop/rock Bresciano. Nascono nel 1997 (l’anniversario del decimo anno si avvicina a grandi passi, auguri!) grazie alla volontà del nucleo originario ovvero Gianni Pescini e Andrea Cò, duo che ancora oggi tiene saldo il comando del gruppo che nel frattempo si è consolidato dopo alcuni cambi di formazione. La Alter Ego Band è oggi formata dai fratelli Tiziano e Marco Monaco, rispettivamente alla batteria e al basso, Stefano Ferrami alla chitarra e Paola Santoni ai cori. Durante una bella chiacchierata nell’atmosfera informale di un pub, abbiamo tentato di carpire i segreti, gli obiettivi, i progetti di un gruppo di belle speranze ma, ancor più, dalle solide basi artistiche. Partiamo dalla scrittura: i brani nascono quasi esclusivamente dalla penna di Gianni Pescini, coadiuvato dal gruppo in fase di definizione degli arrangiamenti, aggiunta di cori, parti solistiche, eccetera. Il repertorio consta di ventidue brani ma, ci informano gli Alter Ego, le canzoni scritte dal principale compositore sono diverse decine (le prime risalenti addirittura al 1992!), per cui una selezione si è resa necessaria, anche se tutt’altro che facile. Abbiamo parlato espressamente di “canzone” perché questo è, probabilmente, il sostantivo che meglio definisce le composizioni: canzoni in cui la tradizione melodica italiana si fa sentire, senza tuttavia scadere nei languori zuccherosi di certi cosiddetti “neomelodici” (sapete di chi si sta (s)parlando, vero?), mantenendo, anzi, una forte componente ritmica, a volte richiamo a radici musicali afrocentriche, diciamo vicine a certe cose soul e funky. Troppo complicato? Certo che no! Le canzoni hanno una presa immediata e ispirano, come dire, desideri di movimento fisico. Tanti sono i riferimenti del gruppo, come i gusti che ognuno dei componenti snocciola: si va dai numi tutelari R.E.M della prima stagione (dio li abbia in grazia!), ai Cranberries, dal Peter Gabriel solista, ai Pink Floyd, fino a Nusrat Fateh Ali Khan e altri ancora. Gli Alter Ego, come già detto, hanno dalla loro salde fondamenta, ma i frutti più maturi, probabilmente, sono ancora da cogliere. Cosa manca, allora, alla definitiva emersione dei nostri dal limbo dei gruppi eternamente “locali”? “La fortuna” rispondono in coro, ma anche un po’ di carattere o scaltrezza che dir si voglia: la capacità di approfittare con più decisione di certi avvenimenti che già si sono presentati al loro cospetto; gli Alter Ego hanno, infatti, partecipato ad eventi come il Gran Galà della Croce Rossa Italiana e al “Note e stelle di Natale” entrambi trasmessi in diretta su Rai 2, nonché alle selezioni di Sanremo arrivando fino alla finalissima che decideva i dodici partecipanti della ca-

BASSA VOCE – Lessico dell’educare – 2 marzo 2006

INFANZIA Per quanto un ‘grande’ sia diventato duro di cuore, finanche cinico, di fronte ad una madre che stringe in un caldo abbraccio, allattandolo amorevolmente, il proprio bambino, questo ‘grande’ non può trattenere il suo cuore da un sussulto di commozione o le lacrime dal pianto. In fondo una donna che abbraccia suo figlio è l’immagine più eloquente per descrivere il tempo dell’infanzia e il ‘tesoro’ in esso nascosto. In quell’abbraccio ogni figlio, ogni figlia sperimenta – senza saperlo – la promessa della vita, la sua bellezza e la sua forza. Come se sentisse dentro di sé queste parole: “Ti basti, figlio mio, la certezza della mia presenza; io sarò per te come una patria assolutamente sicura”. Crescendo serviranno altre mani per il figlio, per la figlia che accompagnino nei sentieri del proprio cuore, nelle strade incontro all’altro, nella casa della verità. Ci sarà bisogno, in definitiva, di un papà che aiuti alla disciplina, faccia accettare la fragilità e a vivere le sconfitte della vita. “Ti potrà succedere di tutto, figlio mio – ripete il padre con la sua presenza – tu abbi la certezza che la vita è abitata da una verità, da un destino più buono di noi”. Le braccia della madre e le mani del padre fanno sperimentare al figlio di appartenere ad un mondo abitabile, anche se ‘fuori’ c’è guerra. Papà e mamma costituiscono, dunque, un’immagine indimenticabile della speranza che dovrà sostenere il figlio e la figlia nella loro vita, diventando ‘uomo’ e ‘donna’. Guardando i nostri figli, non dobbiamo mai dimenticare di essere stati piccoli con la paura di ‘perdere’ papà e mamma: come genitori ci sarà più leggero accettare la sfida dell’educazione e l’attraversamento della crisi matrimoniale. “Tutti i grandi sono stati bambini, una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”: è questa la dedica del bellissimo libro IL PICCOLO PRINCIPE, parabola originaria del tempo dell’infanzia. L’Autore è un ‘grande’ che si ricorda di essere stato bambino e vorrebbe preservare anche ciascuno di noi dalle malattie dei grandi: l’avidità e la pazzia di potere del re; il bisogno di ammirazione del vanitoso; la sbadataggine dell’ubriacone; la bramosia di possedere il mondo dell’uomo d’affari; il vittimismo del dovere del lampionaio; la cultura vana del geografo. Per fortuna però che il piccolo principe può contare sull’amicizia di una volpe (simbolo del padre) e di una rosa (simbolo della madre), primi compagni del suo viaggio nella vita. Antonio Consonni

tegoria giovani della celebre kermesse. Nonostante qualche piccola delusione per non aver “sfondato” ancora alcune porte importanti, il divertimento, ci viene detto, oltre ad accrescere continuamente il valore dell’impegno musicale, si accompagna ora ad una maggiore consapevolezza dei propri mezzi tecnici e artistici, anch’essi incrementati da tanti anni di esperienza e di concerti. Concerti che sono la dimensione preferita dal gruppo per esprimersi, nonchè luogo delle maggiori soddisfazioni finora ottenute: impagabile l’emozione di suonare davanti ad un folto pubblico, che rimanda a memoria le canzoni. La passione, che sicuramente alimenta questa e altre storie musicali, si completa con il progetto “Concertone di Cremezzano”: formula ormai consolidata ed appuntamento imperdibile che tutti gli anni si rinnova nella frazione di San Paolo coinvolgendo cantanti provetti alle prese con le canzoni dei propri idoli, accompagnati, per la parte musicale, proprio dagli Alter Ego; che, oltretutto, coadiuvano Mara Santoni nell’impegno organizzativo dell’evento. Concludendo, auguriamo agli Alter Ego di festeggiare il loro decimo anno di carriera con tanti concerti e magari con l’uscita del cd che, questa è una notizia importante, dovrebbe essere preceduto, prima dell’estate, dal singolo “Lei è fuoco”. Come sempre, lasciamo l’indirizzo e-mail del gruppo per chi volesse approfondirne la conoscenza o per ulteriori informazioni:giannipescini@libero.it Angelo Zucchi


12 | GLOBALE/LOCALE

MARZO 2006 Per avere cura di sé senza dimenticare gli altri

Prodotti di benessere dal commercio equo solidale I prodotti sono formulati per valorizzare le proprietà naturali di ingredienti che caratterizzano le tradizioni cosmetiche dei popoli del Sud del mondo: oli essenziali, estratti di fiori e frutta, miele, burro di karitè e cacao, spezie… materie prime naturali, che CTM acquista da organizzazioni di commercio equo. L’utilizzo di principi vegetali per la cura della persona, da sempre alla base della scienza fito-cosmetica, si arricchisce così di un nuovo sensso solidale. Tutti i prodotti sono realizzati con cura artigianale da piccoli laboratori specializzati in cosmesi naturale. Al fine di garantire qualità e sicurezza, sono dermatologicamente testati e sottoposti a controllo microbiologico. Utilizzare un cosmetico equo significa prendersi cura del proprio benessere scegliendo qualità e naturalità, e allo stesso tempo contribuire alla costruzione di un’economia solidale. Criteri di cosmesi naturale Una linea completa di cosmesi naturale per ogni tipo di pelle, gli ingredienti sono in prevalenza del commercio equo e solidale (garanzia indiretta di naturalità) non è testatta su animali (né sul prodotto finito, né sulle materie prime). Vengono effettuati test dermatologici e microbiologici nel rispetto delle normative itaaliane ed europee Criteri etici Le principali materie prime del commercio equo utilizzate sono oli essenziali e vegetali processati localmente in modo artigianale, acquistati da CTM da organizzazioni di commercio equo.

Linea bimbi alla camomilla Delicata, senza allergeni, con estratto di camomilla e olio di argane. Nei primi mesi di vita la pelle dei bambini è particolarmente delicata e vulnerabile. Rispetto alla pelle di un adulto, lo strato corneo è più sottile e quindi più permeabile, le cellule di protezione verso gli agenti esterni e i raggi ultravioletti sono in numero minore e il ph è leggermente meno acido. La pelle del neonato è quindi più esposta alle aggressioni di agenti esterni quali vento, freddo, sole, sostanze chimiche e batteri. Natyr propone una linea di prodotti naturali,

Per ogni prodotto la percentuale di materie prime del commercio eqquo è maggiore del 50% (in valore o volume); le stesse regole e gli stessi criteri degli alimentari trasformati. Il processo di trasformazione si svolge in Italia e non nel Sud del mondo per l’elevato livello tecnologico e di competenze richiesto, nonché dal fatto che le materie prime provengono da paesi molto diversi. I prodotti sono stati realizzati facendo molta atteenzione all’impatto ambientale in termini di confezionamento. Si è utilizzato il vetro ove possibile, dove necessario utilizzare la plastica (es. prodotti da bagno-doccia) si è scelto il PET, materiale facilmente riciclabile. Inoltre si è scelto di utilizzare un confezionamento secondario (=scatole) solo per le confezioni in vetro (fragili). Prezzo trasparente Il commercio equo riconosce ai contadini e produttori un compenso equo, in genere più elevato del mercato locale, per le materie prime impiegate in questi prodotti (olii essenziali, aloe, succhi, estratti di frutta, miele, zucchero, spezie, tè eccetera); esso viene fis-

sato dai produttori in base ai reali costi di produzione, a un livello che garantisca loro un reddito dignitoso. Ad esempio per l’aloe vera proveniente dalla Tailandia, il mercato locale paga per un kg di aloe bardadensis tra 2 e 4 bat (moneta locale tailandese) (tale indicazione è variabile a seconda degli andamenti internazionali del mercato); CTM invece, fissa un prezzo per tutto l’anno e paga 6 bat al kg. Diversamente dal mercato tradizionale dei cosmetici, l’acquisto delle materie prime da parte di CTM avviene direttamente dal produttore, eliminando intermediari locali ed internazionali.

appositamente studiata per le pelli tenere che rispetta con dolcezza la cute, è efficace contro arrossamenti e irritazioni, e regala ai più piccoli un piacevole senso di sollievo e di benessere. La linea bimbi Natyr basa la sua efficacia sull’estratto di camomilla (lenitivo e disarrosante) e su preziossi oli vegetali di argane, sesamo, oliva e cocco (emollienti e protettivi), ideali per riequilibrare le naturali funzioni dell’epidermide e ripristinare l’azione difensiva della barriera idrolipidica cutanea. Un’attenzione particolare è stata rivolta a garantire un’azione detergente delicata, basata su saponi e

Ci trovate alla “Bottega dei Popoli” in via Cavour 31 ad Orzinuovi – tel. 030 943575 nei seguenti orari: dal martedì al sabato 16-19 venerdì e sabato anche 9-12. La Bottega vive grazie all’impegno dei volontari, se hai qualche disponibilità vieni a trovarci.

tensioattivi completamente naturali, ottenuti da oli di cocco e di oliva, senza addensanti chimici. Delicatamente profumata e senza allergeni, la linea bimbi Natyr presenta un’ottima tollerabilità cutanea (dermatologicamente testata) e garantisce ai più piccoli dolcezza e benessere nei momenti del cambio, del bagnetto o del massaggio, sempre in piena sicurezza.

I volontari della Bottega dei Popolli

Ecoconsigli

Aceto brillatutto Un condimento per insalate e altri piatti che funziona benissimo anche come detergente? Sì, è l’aceto. Le nostre abitazioni contengono un gran numero di prodotti per lavare e disinfettare. E molti di questi, oltre a non essere necessari, inquinano. Noi tutti subiamo il quotidiano martellamento pubblicitario che ci spinge ad acquistare sgrassanti che inquinano l’ambiente e fanno male alla salute. Ma dovremmo cambiare le nostre abitudini e utilizzare prodotti naturali ugualmente efficaci. L’aceto, mescolato con dell’acqua calda, è in effetti un detergente economico e naturale ottimo per tutta la casa. Generalmente, quello bianco è più adatto per la pulizia, con numerose applicazioni. In cucina, aggiunto al sapone naturale per le stoviglie, da brillantezza a piatti e stoviglie. Un bicchiere d’acqua e mezzo d’aceto passato sulle poltrone in pelle con un panno, ha un ottimo effetto sgrassante. I vetri e gli specchi risplendono se si utilizza la stessa soluzione e un foglio di giornale. Nel caso in cui le finestre rimangano leggermente striate, si può aggiungere metà cucchiaino di sapone naturale, per rimuovere il residuo ceroso lasciato dai prodotti commerciali per i vetri. E ancora, le maioliche del bagno e della cucina risultano ben smacchiate se sono pulite con acqua caldissima e aceto. È un buon prodotto anche per pulire i mobili in legno, ma, in questo caso è meglio miscelarlo con dell’olio d’oliva. L’aceto, inoltre, può sostituire i disincrostanti chimici. Anche per togliere il calcare dalle tubatture della lavatrice ogni tanto se ne possono versare 4 litri allungati con dell’acqua e programmare un lavaggio a vuoto a 90 gradi. La stessa operazione si può effettuare con la lavastoviglie, utilizzandone però un solo litro. In bagno, per rimuovere i depositi di calcare nei sanitari, prima di andare a dormire, si versa una bottiglia di aceto rosso caldo e si lascia agire tutta la notte. I risultati si noteranno il mattino seguente, dopo aver lasciato scorrere l’acqua. Ma non è finita qui. Il classico condimento da insalata è utile anche per lavare i panni e per stirare. I maglioni e

le coperte di lana, sciacquate con acqua tiepida e aceto, non si infeltriscono e rimangono morbide. E se non fosse abbastanza, questo prodotto naturale prende il posto degli smacchiatori chimici. Immergete i vestiti per un’ora nella solita soluzione, per togliere gli aloni, o versatene qualche cucchiaio nell’ultimo risciacquo per non far scolorire i colorati. Infine, se la piastra del ferro da stiro non scorre più, basta strofinarla a caldo con uno straccio imbevuto d’aceto. Molti prodotti in vendita nei negozi si definiscono ecologici ma spesso non lo sono. Allora è meglio ridurre l’uso di detergenti chimici, riscoprendo prodotti naturali ugualmente efficaci e molto più sicuri. Rimedi semprevverdi II vecchio bicarbonato di sodio, buono per lavare le piastrelle e i ripiani in cucina con un panno umido, è utile anche per pulire i tappeti e le moquette, su cui va cosparso prima di passare l’aspirapolvere. Il succo di limone, invece, è un candeggiante delicato che mantiene la seta sempre lucente. Dopo averlo lavato con acqua e sapone, si immerge il bucato in acqua e succo di limone. Anche il latte può tornare utile. Nel caso in cui compaia della muffa sul fondo della tenda della doccia, per esempio, immerse in un bicchiere di latte caldo per circa due ore tornerà come nuova. Se invece si presentasse la necessità di eliminare cattivi odori da un armadio, basta lasciare, in una scatola aperta, dei chiodi dì garofano o un cucchiaio di caffè macinato. Nelle stanze, invece, si possono tenere piante come la kenzia, che purificano l’aria. Il cedro aiuta contro le tarme. I risultati sono ottimi e il risparmio economico è assicurato. Così come i vantaggi per la salute e per l’ambiente. Info: (www.provincia.fe.it/ecoidea) Coordinamento Itinerante Ambientalista


Ambiente | 13

MARZO 2006 lungo le rive dei fossi

Ulmus Minor Miller Olmo Campestre Famiglia Ulmàceae NOMI LOCALI: ùlem, ulmizì, ormadèl DESCRIZIONE: l’olmo comune è un grande albero alto 20-28 (40) m con tronco robusto, dritto, slanciato; negli esemplari più grandi spesso con contrafforti alla base, molto ramificato, a corteccia grigia o bruno-nerastra, fessurata longitudinalmente. Sistema radicale con fittone perpendicolare e radici laterali molto grosse, forti, ramose, non molto profonde. La corteccia dei rami di 4-10 anni può presentarsi coperta da ali sugherose longitudinali (simili a quelle prodotte dall’acero campestre). Chioma larga, formata da rami lunghi, aperti, quasi pendenti con l’invecchiamento. Rametti sottili, coperti di fine peluria, con gemme alterne, bruno-scure, appuntite. Foglie ruvide, ellittico acuminate (2-3 x 3-5 cm) con picciolo di 2 mm, margine profondamente dentato, con sparsi ciuffi di peli alle biforcazioni delle nervature della pagina inferiore. Fiori antecedenti le foglie (febbraiomarzo), poco appariscenti, rossicci, piccoli e raccolti in mazzetti. I frutti maturano in aprile-maggio e sono samare di 1520 x 20-25 mm. Cresce in boschi, siepi, aree ripariali; spesso coltivato nei giardini e lungo i viali. Predilige i terreni sciolti, sabbioso-limosi, piuttosto profondi e freschi, tuttavia si adatta anche ai suoli argillosi. È dotato di crescita rapida, raggiunge il massimo sviluppo in 150-200 anni, è longevo e può raggiungere i 4-5 secoli di vita con tronchi di 6-8 m di circonferenza. Si alleva ad alto fusto o raramente a ceduo con turni di 15-20 anni. In passato, come l’acero campestre, veniva coltivato come sostegno vivo delle viti (cosiddette “maritate”), soprattutto in Emilia ed in Toscana. La corteccia e i giovani rami, molto elastici e tenaci, si usavano in passato come legacci per gli innesti e per fabbricare stuoie, sporte, eccetera. Le foglie sono un ottimo foraggio. Legno con alburno piuttosto stretto, roseo-biancastro e durame bruno intenso, porpora o rosso-violaceo, venato, con anelli visibili, sezioni radiali lucenti, molto duro, pesante, compatto, forte e resistente, di fenditura difficile. Di lunga durata se è costantemente impregnato di acqua, e perciò usato per fare barche, ponti, palafitte, pavimentazioni, tavolati, banchi, gradini, bare e carpenteria grossolana. Ha la particolarità di non venire rovina-

to dall’urina degli animali. Può resistere a notevoli sforzi, ed è perciò impiegato per argani, pulegge, archi, armature di miniere e di pozzi, costruzioni navali oltre che nei lavori di carradore. È ottimo per costruzioni e mobili, in particolare sono ricercate le sue belle ràdiche per impiallacciature, calci di fucile, utensili da cucina, lavori d’intaglio e al tornio. È un buon combustibile ma lascia molta cenere. L’olmo è soggetto ad elevata mortalità a causa di una virulenta malattia fungina, la grafiosi; apparsa nel 1930, fino ad oggi ha distrutto milioni di esemplari. L’agente specifico, Graphium ulmi, attacca e compromette i canali di passaggio della linfa causando un più o meno rapido disseccamento della chioma fino alla morte del soggetto colpito. Si è cercato di porre rimedio a questa situazione attraverso l’impianto di olmi più resistenti come Ulmus pumila e Ulmus wilsoniana ed oggi si studiano linee resistenti di olmo campestre. L’infezione è agevolata da attacchi del coleottero Galerucella luteola il quale essendo un terribile defogliatore, indebolisce le piante rendendole soggette all’aggressione di altri parassiti come i coleotteri scolìtidi che scavano gallerie sotto la corteccia e trasmettono a loro volta l’infezione. DISTRIBUZIONE: l’areale si espande su gran parte dell’Europa centro-meridionale, estendendosi all’Asia minore e all’Africa settentrionale. In Italia è frequente in tutte le regioni fino a quote di 400-600 m (raramente fino a 1200). È presente, con poche lacune, in gran parte del territorio bresciano, fino nell’alta Val Camonica, spesso coltivato e governato ad alto fusto o per farne siepi. E comune nei boschi ripariali che seguono il corso dell’Oglio in pianura. Eugenio Zanotti

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BASSA

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Impianti di recupero energetico da biomasse: vantaggi e difficoltà Gli impianti di recupero energetico del biogas funzionano realmente, o sono solo una speranza che spesso si trasforma in difficoltà gestionale con conseguente abbandono della tecnologia? Questo è l’interrogativo più comune che si pone un imprenditore agricolo o agroalimentare che si trova a valutare l’opportunità di una nuova realizzazione. Da una verifica fatta con Aziende del settore si può pensare che la grande differenza tra gli impianti che funzionano bene e quelli meno riusciti sia dovuta, nel primo caso, a realizzazioni pensate e progettate secondo le specifiche esigenze dell’azienda e, nel secondo caso, ad impianti solamente “acquistati” a scatola chiusa. Può capitare che chi è deciso ad utilizzare nella propria azienda questo tipo di tecnologia, non avendo a disposizione adeguate strutture di supporto, ponga molta attenzione all’aspetto economico e non approfondisca sufficientemente quello tecnico, limitandosi ad una personale analisi sul rapporto qualità prezzo di quanto pro-

pone il mercato. Ragionamento che non fa una piega quando si tratta di un prodotto di serie garantito dal costruttore, ma lo stesso metodo di valutazione risulta controproducente quando si parla di un qualsiasi impianto il cui funzionamento è garantito solo dall’insieme di più componenti che devono tra loro interagire. Nessuno normalmente, ad esempio, pensa di realizzare un impianto di riscaldamento in modo autonomo comprando separatamente la caldaia, i caloriferi e le condotte, senza far dimensionare da un progettista l’intero sistema in funzione delle dispersioni termiche e delle condizioni di esercizio desiderate. Lo stesso tipo di approccio è doveroso anche per gli impianti in questione in quanto molti fattori differenti da azienda ad azienda possono compromettere il funzionamento e la resa dell’impianto. Il sistema tipico di recupero energetico del biogas da reflui zootecnici ed assimilabili è composto essenzialmente da: gasometro, motore di cogenerazione e quadro elettrico di parallelo rete. Per

ognuno di questi tre elementi principali in fase progettuale bisogna individuare tipologia e condizioni di esercizio per garantire l’affidabilità dell’intero impianto. Non vanno dimenticati altri due fattori spesso trascurati, ovvero: un adeguato sistema di filtrazione con trattamento del biogas, essendo questo altamente corrosivo, e la taglia del motore commisurata alla reale esi-

genza energetica aziendale e non in relazione all’energia teoricamente producibile. Quanto sinteticamente esposto non può certo essere esaustivo per una corretta scelta dell’impianto. Si può concludere però questa analisi ricordando come in generale tutti i componenti sul mercato siano validi a condizione che siano correttamente inseriti

nell’impianto, il quale dovrà essere preventivamente pensato e sviluppato per le specifiche esigenze dell’azienda da un professionista che si assuma la responsabilità delle condizioni minime di funzionamento. Ponendo attenzione a queste poche indicazioni fondamentali, gli imprenditori che decideranno di utilizzare questo tipo di tecnologia, oltre ad evitare spiace-

voli sorprese potranno veramente essere orgogliosi di aver fatto qualcosa che è positivo per l’ambiente e per la collettività, oltre che per la propria azienda. Barbara Forlani Consulente comunicazione ambientale


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MARZO 2006 Quinzano

Biblioteca: dopo un 2005 pieno di iniziative, si riparte

Nel corso dell’anno 2005 la Biblioteca comunale di Quinzano ha cercato di adempiere alle sue funzioni di Biblioteca Pubblica seguendo le indicazioni della Provincia, allo scopo di offrire un servizio che rispondesse il più possibile alle richieste degli utenti. Nel corso dell’anno 2005 il patrimonio librario e mul-

timediale ha visto un incremento di 937 unità. La biblioteca aderisce al Sistema Bassa Bresciana Centrale versando una quota di partecipazione annuale, attuando così la cooperazione tra biblioteche, con l’obiettivo dell’interscambio bibliotecario. Sul fronte della promozione alla lettura sono state

organizzate attività rivolte alle scuole del Paese: per i bambini delle scuole materna, elementare e media sono stati realizzati una serie di interventi con la presentazione delle novità editoriali; inoltre per i ragazzi della scuola media sono stati realizzati un incontro con l’autore Claudio Comini, un incontro con la Compagnia del Dragone, un incontro con il giornalista M. Torresini e con l’autore M. Milani. In collaborazione con il CTB (Circuito Teatrale Bresciano) sono stati realizzati 5 spettacoli teatrali rivolti alle 3 scuole del Paese (La bilancia dei Balek, Guerra o pace, Aquarium, Che tipo quel topo, Il brutto anatroccolo). La biblioteca ha continuato il progetto “Leggi – amo diversamente”, realizzato in collaborazione con lo SFA (servizio formazione all’autonomia) della Cooperativa Oasi di Pontevico. Il progetto è nato a seguito di un anno di collaborazione tra le due realtà operanti sul territorio quinzanese con l’idea di promuovere un’attività di carattere ludico-culturale. L’iniziativa è stata rivolta a tutte le classi della scuola elementare che con entusiasmo hanno accolto l’idea di promuovere delle letture fatte da tre ragazzi diversamente abili dello SFA. Ciascun incontro della durata di un’ora ha visto la lettura di alcuni libri con l’utilizzo di svariate tecniche: drammatizzazione, recitazione, utilizzo della musica. La Biblioteca infine, in collaborazione con i Servizi Sociali, ha dato vita ad un’iniziativa chiamata “Un libro per nascere…un libro per crescere”, con il dono di un libro ai giovani sedicenni e alle giovani mamme. Sul fronte delle manifestazioni culturali la biblioteca ha collaborato con le commissioni cultura, biblioteca e De.C.O. per l’organizzazione di una trentina di iniziative tra le quali: Libri in concerto, la Sagretta del salame cotto, Artisti in piazza, serate sulla cultura medievale, tre commedie teatrali, cinque concerti.

Non sono mancate le visite culturali e gli spettacolii fuori sede, tra questi la partecipazione alla stagione di prosa del teatro Ponchielli di Cremona, la partecipazione alla stagione teatrale dell’Arena di Verona, la visione di due musical presso il Teatro Diners della Luna di Assago, la visita guidata alle mostre di Monet e di Gauguin-Van Gogh presso il museo Santa Giulia di Brescia. Sei infine i corsi organizzati per gli utenti: chitarra, inglese, disegno, informatica, grafoanalisi e alfabetizzazione per ragazzi extracomunitari. Particolarmente significativo il trend di crescita dei prestiti di materiale bibliografico e multimediale se raffrontati con gli ultimi anni: i volumi prestati sono stati 7.577 (contro i 6.829 del 2004, che già rappresentava un record rispetto agli anni precedenti); 2.154 i prestiti di videocassette; 374 le connessioni a internet. Con il nuovo anno l’impegno prosegue. È stata fissata per sabato 27 maggio 2006 la terza edizione di Libri in concerto con musica e bancarelle di libri di tutti i generi. Manifestazioni musicali e teatrali sono in programma per l’estate. La tradizionale sagra del salame cotto è fissata per il 19 ottobre. È già programmata in autunno la visita guidata alla mostra in Santa Giulia Turner e gli impressionisti. Chiara Arcari Orari di apertura: LUNEDÌ MARTEDÌ MERCOLEDÌ VENERDÌ SABATO

14.00-18.30 14.00-18.30 9.00-12.00 e 14.00-18.30 14.00-18.30 9.00-12.00

biblioteca@quinzano.it – Tel. 030.99.23.885

San Paolo

… e Fausto Coppi regalò un doppio autografo al giovane tifoso di Bartali 29 luglio 1952 Mentre, sotto un sole cocente all’interno di quella fabbrica di sogni e notizie che era la sede della “rosea”, stavo pensando dove potessi trovare un poco d’ombra per ripararmi dal gran caldo, vidi fermarsi nel cortile principale una vettura diversa dalle solite: grossa, scoperta, con strane attrezzature al di sopra dei sedili. La vettura, meglio conosciuta come ammiraglia, aveva appena concluso il Tour de France al seguito della nazionale di ciclismo, vittoriosa sotto la guida del C.T. Alfredo Binda. In silenzio guardavo e ispezionavo quel grande veicolo che aveva preso il colore dei sassi e delle strade superate a fatica in terra francese. Mi trovavo in quel mitico cortile ed attendevo la fine del colloquio fra lo zio Luigi, meglio Padre Crescenzio, ed il patron del giro d’Italia, dr. Vincenzo Torriani. Come dimostrare, al mio rientro in paese, che ero stato proprio alla Gazzetta e che avevo visto da vicino quell’officina viaggiante che era l’ammiraglia della nazionale azzurra di ciclismo? Cercavo particolari probanti da raccontare agli amici nessuno dei quali, in verità, sapeva come fosse fatta un’ammiraglia: le notizie, infatti, erano percepite solo via radio o nelle sfocate immagini della rivista «Sport Illustrato». Mentre pensavo di risolvere il problema facendo una fotografia (ma dove trovare una macchina fotografica?), entrò nel cortile un ciclista, camicia bianca, pantaloncini a righe azzurre, viso disteso e abbronzato dietro ad un paio di occhiali scuri, alla guida di una bicicletta bianco-celeste con lampi d’acciaio. Non vi erano dubbi: era il campionissimo in persona, il quale, accortosi della sorpresa che traspariva dal mio sguardo, accennò un sorriso ed un saluto con le dita della mano sinistra appoggiata al manubrio. Il saluto era rivolto proprio alla mia personcina (dico personcina perché avevo 13 anni ed ero abbastanza magro). Neanche il tempo di riprendermi da quanto avevo appena visto, che la voce dello zio mi invitava a salire negli uffici al piano superiore: “Giuseppino, vieni che è arrivato il Coppi”. Va da sé che l’invito dovette essermi ripetuto almeno due volte, tanto ero bloccato dall’emozione. Approdato finalmente nella sala riunioni, vidi seduti ad un tavolo imponente e disordinato, personaggi di cui fino ad allora avevo solo letto articoli o commenti; c’erano Alfredo Binda, Gianni Brera, Vincenzo Torriani, Aldo Zambrini, Fausto Coppi e due stenografi. La riunione si aprì con la suddivisione dei premi vinti al Tour senza che il campione vi partecipasse (in seguito scoprii che i premi delle corse a tappe erano equamente suddivisi fra i suoi gregari proprio per suo volere). Terminata la spartizione dei franchi anche Coppi divenne parte attiva della riunione, interessato com’era alle date in cui si sarebbero svolte le riunioni post Tour, le famose kermesses, allora tanto in voga. In quegli anni, appassionatomi alle competizioni sportive, avevo iniziato a collezionare fotografie autografe dei maggiori campioni Italiani e stranieri. Facendo violenza sulla mia naturale ritrosia, colsi l’occasione e ne chie-

si una anche a lui; Coppi, imbarazzato forse più di me, si scusò di non averne sottomano perché aveva lasciato la borsa con i documenti in auto alla sede della Bianchi in Viale degli Abruzzi. A questo punto intervenne il Dr. Torriani che estraeva una foto del campionissimo porgendola allo stesso Coppi perché la autografasse. Ero, con la foto in mano, al culmine della gioia. Nel frattempo lo zio si era assentato. Ricomparve proprio mentre mi dirigevo all’uscita e vistomi con la foto, confessò a Coppi la mia fede bartaliana. Non pensavo di poter odiare qualcuno in così breve tempo e così violentemente: proprio lui che era un parente e per giunta un frate! Tuttavia, a domanda del campione, non negai la mia fede sportiva, provando una immensa vergogna. Mi sentivo perso e non sapevo come comportarmi: rendere la foto o chiedere scusa? Il campione comprese il mio stato d’animo e mi sorrise, ma mi tolse dalle mani la fotografia: si sedette al tavolone, riprese la stilografica e vergò la dedica “al simpatico Gnocchi Giuseppino, 29.07.1952” aggiungendo un secondo autografo. È stato, quello, un incontro che mi ha reso – e mi rende tutt’oggi – orgoglioso per due motivi: il primo perché ho conosciuto un grande campione che si rivelò anche un uomo buono; il secondo perché mi illudo di essere l’unico a possedere una fotografia con due autografi del campionissimo. Mi piace ricordare quei tempi e sicuramente l’età ha un peso determinante per una tale nostalgia: il pensiero vola riconoscente a questi grandi personaggi che ora pedalano leggeri nei circuiti oltre le nuvole del nostro vecchio pianeta. Giuseppe Gnocchi


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