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Edito da Communitas – www.communitasbs.it

anno II

Mensile gratuito di informazione locale – n° 4

Editoriale

In questo numero

I Fontanili, un patrimonio da salvare

Foto Dezio Paoletti

Per quanto riguarda il numero dei fontanili, dati storici indicano in passato la cifra di 2000, con una portata di circa 300 metri cubi/secondo, rapportabile a quella del fiume Adda; il recente censimento condotto dal Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo (1992) ne ha contati 751, di cui 119 in provincia di Brescia (101 sempre con acqua, 10 sempre asciutti, 8 discontinui). E' molto probabile che il catasto abbia considerato fontanili di maggior dimensione e quindi in numero complessivo dei fontanili bresciani (circa 300 stimati negli anni '30) sia maggiore, come confermano anche i più recenti censimenti effettuati nei comuni di Ghedi (44 fontanili) e Trenzano (34 fontanili). Le portate attuali dei fontanili bresciani - molto variabili in relazione alle precipitazioni, alle pratiche irrigue ed ai prelievi nella falda freatica per usi industriali, agricoli e civici - sono state calcolate tra i 36 ed i 444 litri/secondo. Il fontanile è un'opera idraulica costituita da tre elementi distinti: la testa o capofonte, l'asta ed il canale. La testa è una depressione di varie dimensioni, profonda pochi metri (mediam. 2-5), di grandezza variabile, scavata al fine di raggiungere il livello della falda freatica, sul cui fondo affiora l'acqua da una o più "polle" o "oc-

APRILE 2006

chi" in modo diffuso o concentrato per la presenza di tini senza fondo costruiti con grosse doghe di legno di quercia, di ontano, o tubi in ferro o cemento, di solito diametro di 80-100 centimetri nella parte superiore e di 120 cm in quella inferiore, infissi nel terreno per alcuni metri, emergenti dall'acqua di 7-8 cm, dotati di aperture di scolo in direzione dell'asta, muniti di numerosi fori laterali, che hanno il compito di impedire lo smottamento del terreno e di raccogliere le acque sotterranee. Spesso anche le sponde della "testa" sono sostenute da palizzate o muretti in grossi sassi o pietrame. Verso la fine del XIX secolo i tini vennero sostituiti da tubi in ferro o in ghisa che permettevano di raggiungere profondità maggiori. Questi tubi, ancora oggi infissi lungo il perimetro, in mezzo ai capifonte, o lungo i margini delle aste, sono conosciuti come tubi Norton o tubi Calandra dai nomi dei loro ideatori, hanno un diametro di 10 (20) cm, una lunghezza di 5-10 metri, forati e appuntiti nella parte inferiore, mentre l'apice affiorante a pelo d'acqua è aperto in fogge diverse: a collo di bottiglia, a collo protetto da una calotta forata o fessurata per evitare l'ostruzione, a becco d'anatra, a collo curvo, ecc. Le "teste" possono avere forme svariate ed essere semplici o composte. L'acqua che qui sgorga confluisce nell'asta o "collo di fontana", breve strozzatura che si immette nel canale vero e proprio e quindi nella rete irrigua. La temperatura quasi costante di queste acque (da +9 a +14° alla sorgente), l'elevata limpidezza e la disponibilità di fonti perenni hanno permesso lo sfruttamento per una pratica colturale di grande importanza storica per l'agricoltura padana: la marcita (*) o prato iemale. La semplice constatazione che attorno a quelle fonti naturali "fumanti" nella campagna gelata la vegetazione cresceva rigogliosa, protetta dalla temperatura dell'acqua, suggerì l'idea di sfruttarne le caratteristiche facendole scorrere sui prati dal tardo autunno a fine inverno per avere foraggio fresco e abbondante. Vi sono notizie tratte da documenti del XII secolo, secondo le quali i frati Benedettini Umbri vantassero dei prati marcitoi presso Norcia. Nella bassa Lombardia il sistema di coltivazione a marcita fu perfezionato in quello stesso periodo storico dai monaci Cistercensi di Chiaravalle. La progressiva trasformazione subita nell'ultimo secolo nella pianura padana, causata dallo sviluppo dell'attività antropica di tipo industriale, dalle moderne agrotecniche e dalla progressiva espansione delle aree urbanizzate, ha inciso pesantemente sulle caratteristiche idrogeologiche del territorio. Così anche il graduale abbandono dei fontanili, dovuto soprattutto alla meccanizzazione e alla mancanza di manodopera, ha da tempo cancellato dal nostro paesaggio quel lussureggiante ondeggiare verde dei prati stabili e marcitoi, che annoveravano loiètti, festùche, fienaròle, borsacchìne e bambagiòne e ladìni giganti, straordinari esempi di quella geniale ed operosa agricoltura zootecnico-cerealicola indicata come esempio ed inviadiataci in tutto il mondo. Ennio Zanotti

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VILLACHIARA BORGO SAN GIACOMO • 21 Maggio: Festa Nazionale della Piccola Grande Italia • L’Accoglienza come integrazione

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ORZIVECCHI POMPIANO • Il voto di Agostino Moggia prigioniero ad Auschwitz • Agricoltori da tutta Italia al Corso di Caseificazione dell’Istituto Giardino • Attivatori biologici negli allevamenti

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CORZANO - LOGRATO BRANDICO - BARBARIGA • Piazza della Pace • In nome del dio quadrello • Barbariga e il suo Brevis • Prima tappa del torneo delle Terre Basse

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ORZINUOVI • La Croce Verde chiede aiuto • Il Circuito dimenticato

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ORZINUOVI • I Vigili del Fuoco hanno una caserma tutta nuova • Un Magistrato al “Cossali”

pagg. 8/9 SPECIALE FONTANILI

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SPAZIO COMMUNITAS • Alla ricerca di nuove risorse per la gestione della Sanità • Brescia dal 25 aprile 1945 ad oggi

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CULTURA • Poesie dalla Scuola Media di Orzivecchi • Lessico dell’Educare

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GLOBALE/LOCALE • Parte il progetto “Diritti in gioco”

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AMBIENTE • La Flora e la Fauna delle risorgive • Festa dell’Albero

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SAN PAOLO - QUINZANO • XIII Edizione di “Artisti in Piazza” • Adottiamo un albero


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APRILE 2006

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VILLACHIARA - BORGO SAN GIACOMO | 3

APRILE 2006 Villachiara

21 Maggio. Festa Nazionale della Piccola Grande Italia Domenica mattina. Maggio 2005. Piazza S. Chiara brulica di gente. È viva, come non mai. Persone che guardano incuriosite i prodotti esposti sulle bancarelle, veloci scambi di battute, domande, commenti, acquisti. Capannelli di uomini e donne che conversano cordialmente tra loro. Ci si sposta da un punto all'altro della piazza. Nuovi incontri. Conoscenti ed amici che si ritrovano. Ricordi che riaffiorano. Bambini che corrono e gridano tra i quadri esposti. Visitatori estasiati che ammirano il castello Martinengo ed il Razzetto, come se per la prima volta riuscissero a coglierne l'eleganza ed il fascino… Sì, è qui la festa. Anche quest'anno a Villachiara nel mese di maggio si terrà l'iniziativa: "Voler bene all'Italia - Festa nazionale della Piccola Grande Italia". La manifestazione, promossa da Legambiente, dal Corriere della sera e dall'ANCI, l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha lo scopo di tutelare l'ambiente e la qualità della vita nei piccoli comuni del nostro Paese e valorizzarne lo straordinario il patrimonio d'arte e le tradizioni che custodiscono. In Italia ben il 72% dei comuni conta meno di 5000 abitanti ed i questi centri vivono circa 10 milioni di persone, cioè un quinto dell'intera popolazione nazionale. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha più volte ribadito che la valorizzazione dei piccoli comuni sia "una straordinaria opportunità da cogliere", una sfida

per investire sul Belpaese, custode della nostra identità e memoria storica, area privilegiata delle attività tradizionali, dei prodotti tipici, di un corretto uso del paesaggio. La manifestazione prevede la realizzazione di numerose iniziative che raggiungeranno il culmine nella domenica del 21 Maggio 2006. Si inizierà Venerdì 12 Maggio, con un dibattito su "L'agricoltura come risorsa per la valorizzazione del territorio". Saranno presenti i responsabili delle associazioni degli agricoltori e Paolo Zanoni presenterà una ricerca storica sull'evoluzione dell'agricoltura a Villachiara dal 1500 ai nostri giorni. Lunedì 15 Maggio alle ore 20.30, presso la Sala consigliare del Municipio, è programmata un incontro per accogliere le nuove famiglie che si sono trasferite a Villachiara. Dal 16 Maggio inizia la "Rassegna gastronomica dei ristoranti villaclarensi" come dal programma indicato a parte. Partecipano all'iniziativa i quattro ristoranti di Villachiara: il Ristorante Vecchia Contea (Villagana), la Locanda del Bracconiere (Bompensiero), l'Osteria a Porto d'Oglio e il Ristorante Pizzeria S. Giorgio (entrambi a Villachiara). Nelle serate stabilite si potrà degustare un menù a base di piatti tipici locali a prezzo fisso (si consiglia di prenotare per tempo). Domenica 21 Maggio si terrà la giornata conclusiva con numerose iniziative: - Mostra mercato in piazza S. Chiara di prodotti tipici e

articoli locali (dalle 8,00 alle 22,00); - Mostra fotografica: "Villachiara terra da amare" - Annullo filatelico speciale a cura delle Poste Italiane con un timbro realizzato su un disegno realizzato dai bambini della Scuola Primaria per celebrare la festa della Piccola Grande Italia. Chi lo desidera potrà acquistare una confezione di 6 cartoline su Villachiara, realizzate appositamente dalla biblioteca comunale, su cui far apporre il timbro speciale dell'annullo. Il servizio di annullo sarà attivo per l'intera giornata. Sempre nei locali della scuola si potrà ammirare la mostra dei disegni degli alunni: "Villachiara… dal punto di vista dei bambini"; - Artisti in Piazza, performances dal vivo di pittori e scultori, dalle 10 in poi; - Ritrovo in piazza S. Chiara (ore 14,30) per la partenza per tre percorsi a scelta: 1) Itinerario storico-artistico-ambientale: visita di Bompensiero, Béleò, Bellopera, Buco della Cagna, Fiume Olio, Bompensiero; 2) Gita in bicicletta nel Parco dell'Oglio; 3) Passeggiata a piedi lungo i sentieri e nei boschi del fiume Oglio; - Aperitivo in piazza in collaborazione con i bar (ore 18.00); - Tavolata in piazza con prodotti locali (ore 19.00). Insomma, tante occasioni per conoscere meglio Villachiara. Giuseppe Riccardi

I 100 anni di nonna Palma Tutta la popolazione di Farfengo ha fatto festa a nonna Palma Azzola che ha raggiunto il traguardo dei 100 anni. Un primato invidiabile perché non si ricordano, a Borgo San Giacomo e frazioni, altri anziani che abbiano superato la soglia del secolo ed anche perché Palma, almeno fino ad un paio d'anni fa, era perfettamente lucida ed autosufficiente. Ora il carico d'anni comincia a farsi pesante e a manifestarsi con qualche acciacco, ma la nonna vive serena, circondata dall'affetto e dalle premurose attenzioni dell'unico figlio Emilio Ghisleri, di sua moglie Luisa Betelli, consigliere comunale ed ex assessore all'istruzione, e dei loro due figli Renato e Silvio. Di famiglia contadina originaria di Roccafranca, Palma Azzola è giunta giovanissima a Farfengo, dove ha conosciuto e sposato il marito, anch'egli contadino, con cui ha condiviso gioie e dolori fino a 28 anni fa. In occasione del compleanno, la decana del paese ha ricevuto la visita del primo cittadino Giuseppe Lama e del vicesindaco Ignazio Parini, che le hanno portato gli auguri di tutta la comunità. b.v.

Borgo San Giacomo

L’Accoglienza come integrazione La Cassa Rurale, il comune e la scuola aiutano gli stranieri ad imparare la nostra lingua. Negli ultimi anni numerosi sono gli stranieri venuti nel nostro territorio in cerca di lavoro. L’incontro tra persone e culture diverse è inevitabile e può portare ad un accrescimento e scambio sociale soprattutto tramite la conoscenza di un linguaggio comune.

sporto dai vari paesi e con la banca si sostiene la spesa dei materiali didattici. Il corso prevede una minima tassa d’iscrizione per responsabilizzare il partecipante alla frequenza. Le lezioni, di due ore ciascuna, si svolgono divise in tre corsi, due giorni alla settimana, seguiti da tre insegnanti diversi in collaborazione con il coordinamento educazione degli adulti (EdA) di Bagnolo

versa, non unilaterale, ma un vero e proprio scambio formativo”. I corsi riescono a far superare il senso di smarrimento della persona straniera e aiutano quindi a favorire il benessere personale ed il senso d’accoglienza. Non facile l’integrazione per i numerosi adulti stranieri sul nostro territorio, si crede che la conoscenza della lingua sia uno strumento fonda-

Editore: Communitas - Associazione Culturale Sede in Orzinuovi, via Beethoven n. 6 sito associazione: www.communitasbs.it e-mail associazione: info@communitasbs.it sito giornale: www.communitasbs.it/bassavoce e-mail giornale: bassavoce@communitasbs.it Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 7/2005 del 28/02/05 Direttore Responsabile: Riccardo Caffi Redazione: Carla Baronchelli, Stefania Biatta, Mauro Cinquetti, Fulvio Cominotti, Giorgio Ferrari, Valerio Gardoni, Angelo Zucchi Progetto grafico: San Giorgio Editrice srl Unipersonale Via Fieschi, 2/14 – 16121 Genova www.sangiorgioeditrice.it info@sangiorgioeditrice.it Stampa: Color Art srl. - V. Industriale 24/26 Rodengo Saiano - BS In distribuzione gratuita in 11.000 copie a: Orzinuovi, Villachiara, Orzivecchi, Pompiano, Quinzano, Borgo San Giacomo, San Paolo, Lograto, Barbariga, Corzano, Dello, Mairano, Maclodio, Longhena, Brandico

È questa l’intuizione della Cassa Rurale di Borgo San Giacomo che esaminando i problemi delle famiglie di immigrati ospitate nel nostro paese ha compreso che la conoscenza della lingua italiana è il primo passo verso l’integrazione sociale, nel mondo del lavoro e verso una maggiore autonomia personale. Per questi motivi è stato commissionato al dottor Silvio Lamponi, direttore del Circolo didattico di Borgo San Giacomo, lo studio di un progetto formativo per l’alfabetizzazione dei cittadini stranieri adulti. In breve tempo, dopo aver incontrato i rappresentanti del Credito Cooperativo e dell’Amministrazione Comunale il programma ha preso forma e nel mese di settembre dello scorso anno sono iniziati i corsi. Le lezioni si svolgono presso le scuole elementari e coinvolgono gli stranieri residenti nei comuni facenti parte del circolo didattico: Borgo San Giacomo, Quinzano d’Oglio e Villachiara. Il Comune di Borgo San Giacomo garantisce il tra-

Mella. Naturalmente i corsi si svolgono alla mattina per le donne e mogli senza lavoro e alla sera per chi è occupato. Meritatamente soddisfatto il direttore Lamponi, i numeri danno ragione al suo progetto: 103 gli iscritti da settembre e 60 che mediamente frequentano i corsi settimanali. Sicuramente vorrà riproporre per l’anno prossimo l’esperienza. In un periodo in cui dalla scuola ci si aspetta competenze e responsabilità che la società e la famiglia sembrano declinare ecco che Borgo San Giacomo risponde evidenziando il proprio ruolo nel campo sociale. Soddisfazioni personali anche per gli insegnanti che sottolineano appunto la valenza sociale di questi corsi, la professoressa Sara Brognoli rimarca il concetto facendo notare la numerosa presenza di donne ai suoi corsi e quindi il nuovo ruolo che vengono ad assumere di mediatrici tra la famiglia e la nuova società che li accoglie, un’esperienza d’insegnamento “particolare e di-

mentale per l’interazione sociale; questo è dimostrato pure dal forte interesse dei partecipanti a voler apprendere la nostra lingua non solo per poter trovar lavoro, ma come dimostra la forte presenza femminile, per potere capire e capirci, in una forma di vera integrazione, non discriminante ma inclusiva delle differenze e in queste stabilire relazioni culturali e interpersonali profonde. Si assiste quindi ad un timido accenno di contaminazione, percorso necessario a formare lo status di cittadini del mondo, solo in questo modo si potrà garantire la difesa dei principi universali: il valore e dignità della persona, la difesa e valorizzazione dell’infanzia, il riconoscimento della libertà femminile. Tutto ciò non è possibile arroccandosi in una anacronistica difesa delle differenze che può solo portare alla ghettizzazione e disgregazione sociale. Gianluca Bono


4 | ORZIVECCHI – POMPIANO

APRILE 2006 Orzivecchi

Il voto di Agostino Moggia prigioniero ad Auschwitz La "Giornata della Memoria", che il 27 gennaio gli ricorda l'arrivo dell'esercito russo al lager di Auschwitz in cui si trovava prigioniero, e la festa della Liberazione, che il 25 aprile saluta la ritrovata dignità dell'Italia dopo i lunghi anni bui della dittatura e della guerra, per Agostino Moggia sono ricorrenze importanti e non manca mai alle iniziative organizzate per l'occasione al suo paese, Orzivecchi, ma ogni anno lui anticipa la sua personale "festa della liberazione" alla data del 20 aprile, perché in quel giorno, nel 1945, è stato miracolosamente estratto incolume dalle macerie di un edificio distrutto da un bombardamento, in una cittadina sulle rive del fiume Oder. Intrappolato nel rifugio sepolto da travi, mattoni e calcinacci, Moggia ha visto in faccia la morte, che è passata ad un soffio da lui e gli ha rapito l'amico e compagno di prigionia, Ernesto Garzoni, di Montodine (Cr). Nel momento del pericolo il soldato italiano ha pregato "i morcc dè San Pédèr", i Lari protettori ai quali, sin da bambino, si rivolgeva ogni sera, insieme ai suoi genitori, quando in famiglia recitavano il rosario. I morti di San Pietro vennero sepolti nella campagna di Vil- Nella foto: Agostino Moggia lachiara, dove, sulla costa del fiume Oglio, una antica chiesetta, eretta forse agli inizi del 1100, ripara da secoli, dietro l'altare, le ossa consunte delle vittime della peste. "Potevo rimanere sotto le macerie e di me non avrebbe più saputo niente nessuno, ma i morti hanno interceduto per me e sono stato salvato - dice Moggia -. Per questo appena tornato a casa sono andato ad appendere un quadretto, per grazia ricevuta, all'interno della cappella, a Villachiara". Classe 1924, Agostino Moggia, nel 1943, appena compiuti i 19 anni, venne chiamato alle armi e arruolato nel 7° Fanteria. "Dopo l'8 settembre, con

altri giovani di leva, stavo di guardia alla linea ferroviaria a Malnate (Va) - ricorda l'ex prigioniero -. I soldati che tornavano dalla Francia, dal treno ci gridavano: " Che state a fare qui ragazzi? Tornate a casa". La sera, rientrati in caserma, ci siamo consultati e abbiamo deciso tutti insieme. L'indomani abbiamo smontato i fucili, gettato i caricatori e abbandonato l'esercito". A quel tempo Moggia, bracciante come suo padre, abitava e lavorava alla cascina Aspa di Cadignano. Qualche giorno dopo vennero a cercarlo all'Aspa i carabinieri di Verolanuova. "Non volevo consegnarmi e mi sono nascosto in stalla, nella mangiatoia, ma quando ho sentito i carabinieri dire che se non mi fossi consegnato sarebbero tornati ed avrebbero arrestato i miei genitori, sono uscito subito dal nascondiglio" racconta l'anziano e gli occhi gli inumidiscono ancora al pensiero dei guai che papà e mamma avrebbero potuto avere per causa sua. In pochi giorni passò da Treviglio, a Verona, a Bassano del Grappa. "Qui un cappellano militare ci disse di preparare dei biglietti per avvisare le nostre famiglie, perché il giorno dopo ci avrebbero messi sul treno diretto in Germania - prosegue Moggia - . Mentre venivamo condotti al treno, riuscii a farne scivolare due o tre alle persone accalcate presso la nostra fila ed un biglietto, spedito da un ferroviere, arrivò a Cadignano". Ma il treno di Agostino Moggia e del compagno d'armi Garzoni fermò solo ad Auschwitz, dove i prigionieri italiani furono assegnati al campo di lavoro. "Era l'inverno del '44. Al mattino ci portavano nei boschi a costruire linee telefoniche. Bisognava scavare buche, fissare i pali, tendere i fili, senza guanti, a 35° sotto zero - racconta -. A sera si tornava al campo, passando accanto alle baracche degli Ebrei. Loro erano trattati peggio. Bisognava vedere come erano conciati". All'arrivo dei russi, i tedeschi, ritirandosi, hanno portato via anche i prigionieri italiani. Furono settimane concitate, di spostamenti in luoghi sconosciuti, dalla Polonia verso la Germania, sotto l'incalzare dell'esercito dell'Urss. "Ricordo una stalla vuota, dove io e Garzoni eravamo addetti a pelar patate - continua Moggia -. Un giorno in una fabbrica abbandonata trovammo un mucchio di scatolette di carne congelata per la bassa temperatura e bottiglie di una grappa fortissima: bastava

bere il contenuto del tappo di una borraccia per sentirsi avvampare". La ritirata prosegue fino alle rive dell'Oder. Durante la sosta in una cittadina che pareva tranquilla, suona l'allarme. Insieme ad alcuni soldati tedeschi, i due prigionieri si catapultano in un rifugio, riparandosi in una specie di nicchia, mentre il mondo crolla sulle loro teste. "Sepolto nel rifugio ho pregato non so quante volte i morti di San Pietro, facendo voto che, se fossi uscito vivo, sarei andato ogni anno ad accendere una candela nella loro chiesetta di Villachiara, accanto all'Oglio - confessa il sopravvissuto -. Finalmente arrivarono i soccorsi, ma quando ho provato a chiamare Ernesto, lui non mi ha più risposto". Scampato al bombardamento, Moggia ha contiFoto Luciano Zanoni nuato la vita da prigioniero fino a quando, un mattino, non ha più visto i soldati tedeschi. Si è incamminato in direzione dell'Italia, è riuscito salire su un treno che lo ha portato a Verona ed il 28 settembre 1945, dopo due anni di prigionia, ritornava all'Aspa di Cadignano. Da 60 anni Agostino Moggia, il 20 aprile si reca in pellegrinaggio ai morcc dè San Pédèr, presso l'antico luogo che custodisce le ossa di morti sconosciuti, uccisi dalla peste. La chiesetta, che porta sull'ingresso l'aquila dei Martinengo, è da secoli meta di pellegrinaggio. Un tempo gli abitanti della zona la raggiungevano in processione nella quarta domenica di Quaresima per celebrarvi l'ufficio dei defunti. Un appuntamento che vedeva il concorso di centinaia di fedeli provenienti anche dai paesi vicini, una scampagnata primaverile, con ceste di panini e uova sode. Il reduce oceano in fondo è solo uno dei tanti fedeli che in silenzio innalzano tuttora preghiere, accendono un cero o lasciano una offerta. r.c.

Orzivecchi

Agricoltori da tutta Italia al corso di caseificazione dell'Istituto Giardino Nel mese di marzo la "scuola del latte" dell'Istituto "Giardino" di Orzivecchi ha aperto le sue strutture agli allevatori che desideravano apprendere tutti i segreti della caseificazione, per essere in grado di trasformare il latte in formaggio direttamente nella loro azienda. L'Ipaa di Orzivecchi, in collaborazione con l'Unione Agricoltori di Brescia, ha infatti organizzato la settima edizione del "Corso di caseificazione del latte bovino", che ha occupato un'intera settimana ed è stato seguito da corsisti provenienti da tutte le regioni d'Italia. Ogni

giorno erano previste sei ore di lezione, tenute dai docenti e dai tecnici in servizio presso l'antica scuola casearia (una delle poche e delle più rinomate in Italia), il cui corso di studi consente agli studenti regolarmente iscritti di ottenere la qualifica professionale di operatore agro-industriale con orientamento lattiero caseario (tre anni di corso) e di continuare gli studi fino al conseguimento del diploma di agrotecnico (cinque anni di scuola). Il progetto rivolto agli allevatori è stato gestito dal Direttore dell'Istituto, prof. Rocco De Santis, e dal prof. Mario Silini, docente di esercitazioni agrarie. Il corso ha fornito agli adulti tutte le informazioni necessarie per la lavorazione del latte, prevedendo ovviamente esercitazioni pratiche per imparare a produrre i formaggi cotti (grana, sbrinz), semicotti (montasio), molli (crescenza) e lo yogurt, prima di passare all'apprendimento dell'uso delle strumentazioni del

laboratorio della scuola per il controllo dell'acidità e del grasso del latte. Altre lezioni prevedevano la presentazione delle attrezzature per la realizzazione di un mini caseificio, la preparazione dei fermenti-innesti e l'analisi dei prodotti della lavorazione del latte con la ricerca e la correzione dei difetti di caseificazione. Per il pranzo i corsisti hanno potuto usufruire della mensa della scuola che normalmente è destinata agli studenti dell'Istituto e ai loro insegnanti e per coloro che alla sera, a causa della distanza, non potevano rientrare a casa, la scuola ha inoltre messo a disposizione le camerette del convitto annesso all'Istituto, dove durante la settimana sostano gli allievi, che abitano lontano dalla sede. Manuel Merigo

Pompiano

Attivatori biologici negli allevamenti DAL CONVEGNO DELL'11 MARZO UNA PROPOSTA PER MIGLIORARE LA PRODUTTIVITA', IL BENESSERE ANIMALE E L'AMBIENTE Vivere meglio si può. Vivere meglio conviene. Ma si può vivere meglio in un territorio (pianura bresciana) dove insistono circa un milione di suini, oltre settecentocinquantamila dei quali nei distretti n. 8 e n. 9, con una forte tendenza all'aumento (aumento dei capi e diminuzione del numero delle aziende)? Si può vivere meglio in un territorio dove si continua a consumare terra pregiata?Eppure non dobbiamo dimenticare che agricoltura ed edilizia sono i comparti più importanti dell'economia del nostro territorio e quindi dobbiamo fare molta attenzione da un lato a non affossare l'attività produttiva, dall'altro a migliorare la qualità della vita. Se è troppo semplicistico identificare le problematiche ambientali del nostro territorio negli allevamenti intensivi, tuttavia gli amministratori locali sono preoccupati per un'evoluzione, chiaramente legata a legittime leggi di mercato (convenienza dell'investimento). Si assiste ancora oggi a legittime richieste di ampliamenti, di nuovi insediamenti e spesso l'amministratore pubblico si ritrova tra l'incudine ed il martello: processioni in comune di cittadini che si lamentano, processioni di agricoltori che si lamentano delle lamentele. La grande sfida che l'agricoltore dei prossimi anni dovrà affrontare sarà proprio quella di conciliare una sempre più elevata qualità delle produzioni con una maggior tutela dell'ambiente. Fra i tipi di inquinamento ambientale agricolo ancora poco affrontati, al primo posto c'è, senza dubbio, quello olfattivo che solo olfattivo non è, e di cui forse noi non valutiamo abbastanza i rischi. Ecco quindi arrivare alla proposta, non certo nuova, del convegno dell'11 marzo di Pompiano. Forse per la prima volta nella nostra zona, abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano, concretamente, un progetto che vede la collaborazione delle amministrazioni locali, delle aziende e del credito cooperativo. E sta proprio qui la grande opportunità. In termini molto semplici la propo-

sta cerca di limitare gli effetti negativi intervenendo sull'alimentazione degli animali (meno proteine, meno sostanza liquida, aggiunta di fermenti con enzimi vivi ecc.). Sistemi di depurazione dei liquami e delle lettiere mediante l'azione risanatrice dei batteri aerobici o di enzimi particolari, che possiamo chiamare enzimi pulitori. In questo campo ci sono varie opportunità di intervento, a costi molto ragionevoli o nulli se si valutano i termini della ottimizzazione della fertirrigazione. Gli attivatori biologici hanno portato alla diminuzione dei costi sanitari poiché aiutano a migliorare la reattività degli animali di fronte agli attacchi degli agenti patogeni.L'iniziativa riguarda gli allevatori dei Comuni di Pompiano, Corzano, Orzivecchi ed Orzinuovi. In futuro si potrà estendere anche all'intero distretto. I 400.000 suini sono poco meno del 30% dei suini della provincia e le 200 aziende del distretto rappresentano il 13% alla produzione del prosciutto di Parma. L'anello mancante della filiera è l'assenza di un macello efficiente nella zona. E' una provocazione all'assessorato all'agricoltura della Provincia. Sarebbe anche interessante creare un marchio. La Bcc di Pompiano fa agli allevatori una proposta finanziaria, che può rappresentare un volano per la sperimentazione nella consapevolezza di aver messo a disposizione risorse umane e finanziarie a favore del territorio che non andranno disperse, ma che favoriranno un miglioramento della qualità della vita nel nostro territorio. In conclusione, cosa possono fare i comuni per promuovere l'utilizzo di queste tecniche? Certo possono percorrere la strada dell'obbligo, nelle concessioni e autorizzazioni comunali e dell'ASL, possono raccomandare o prescrivere tali metodiche. Io ritengo che coinvolgere gli agricoltori, e aiutarli a far capire la convenienza, rispetto all'imposizione pura e semplice, sia la strada giusta. Gianfranco Tortella


CORZANO – BRANDICO – LOGRATO – BARBARIGA | 5

APRILE 2006 Corzano

Brandico

Piazza della Pace

Iª tappa del torneo delle Terre Basse

"Una bella fontana circolare ricoperta di marmo con uno spruzzo d'acqua al centro; un verde giardino interrotto solo da piccole stradine, piccoli cespugli, enormi alberi e panchine". Ecco come Elda e gli altri bambini della scuola primaria di Corzano immaginano la nuova piazza del loro paese al

Il lungo percorso di lavoro ha preso avvio dall'intervista al sindaco Francesco Fontana realizzata dai bambini il 4 ottobre 2005 alla presenza del vice-sindaco Fabio Sanzeni e del preside Francesco Rongaroli. In essa gli alunni hanno ricevuto risposta ai loro interrogativi e curiosità riguardanti il progetto esecutivo dei lavori ed hanno avuto la

La nuova piazza di Corzano

termine dei lavori. Nel centro del piccolo comune infatti dal mese di settembre del 2005 sono in opera lavori di ampliamento e riqualificazione della piazza che hanno modificato in modo significativo l'aspetto del centro urbano. Palazzo Maggi, prima occultato allo sguardo del passante da un'alta muraglia, oggi domina elegante ed austero lo spazio antistante, attorniato e valorizzato da un ampio giardino con la fontana al centro, una nuova area parcheggio, il sagrato, impreziosito da una croce e da rifiniture in marmo, e la piazzetta del Municipio, arricchita da un centrale vialetto d'accesso. Tali lavori sono stati l'occasione per i bambini della scuola primaria di approfondire la conoscenza del luogo in cui vivono e di comprenderne le trasformazioni nel tempo. Sotto la guida delle loro insegnanti, Maria Fiorella Piovani, Mara Zandonini, Raffaella Cosenza e Rossana Camper, i bambini delle classi III, IV e V hanno lavorato al Progetto Piazza che ha coinvolto molte delle discipline d'insegnamento.

possibilità di visitare la sala consiliare ammirando il gonfalone comunale ed alcune opere d'arte, anch'esse simbolo di questa realtà territoriale. In seguito è stato svolto un lavoro finalizzato a trovare un nome per la nuova piazza del paese. Dopo aver analizzato e catalogato i nomi già assegnati a vie e vicoli, sono state proposte alcune alternative a cui intitolare la piazza, reperite mediante un piccolo censimento che ha coinvolto gli alunni, le famiglie, gli amici e i conoscenti. Il nome prediletto da adulti e bambini per la sua valenza etica, sociale ed interculturale è stato Piazza della Pace, che auspichiamo l'amministrazione comunale voglia tenere in considerazione nel momento della scelta. Infine non potevano mancare dei coloratissimi cartelloni uniti a formare un libro che illustra attraverso i disegni dei bambini, le loro parole, le fotografie passato, presente e futuro della piazza di Corzano e le fasi del lavoro svolto in classe. Mara Zandonini

Lograto

In nome del dio quadrello Lo scampare quotidiano che ci viene rubato ad once ad once Grami i tempi !! …. di bonifiche cancellate …. di bandite di caccia trentennali accoppate con tutto ciò che ci vive…. di rive doppie di alberi sparite …. e i fossi stoppati alla allarghiamoci più possibile nello spazio di tutti, infognati di liquami animali e non, fetidi, illegali …. di strade che tangono e strade super …. e le rotonde sul mare ?? …. da Lograto a Brescia o in senso contrario, ti gira la testa solo a pensare di doverle viaggiare tutte …. un terricidio continuo di lenzuoli enormi di terra fertilissima, lavorata da secoli, coltivata a case e capannoni …. capannoni e case …. consacrati al dio quadrello …. piantagioni di leuri a biroloni, mede e mede di palanche per pochi …. sulla pelle di tutti …. Gramizie quotidiane dei mali tempi che corrono …. che ci rosegano addosso …. divorano la nostra Zolla, la Zolla di tutti …. che ci tolgono il pane dalla bocca dell'anima …. non più di polenta bristolita e renghi mummificati conservati nella moscarola …. non è più questa la nostra fame …. La qualità della vita di cui abbiamo bisogno ogni giorno, per il giorno dopo e un altro giorno ancora ….di aria tersa di teleriscaldamento con un'unica centrale termica per tutto il

paese …. il carburante l'arcaica legna dei padri fatta biomassa …. e chiare, fresche e dolci acque …. le nostre bonifiche, eredità di sentieri antichi di risorgive trasparenti, potabili …. da Lograto a Mairano, da Lograto a Maclodio, da Lograto ad Azzano, da Lograto a Torbole, da Lograto a Trenzano, da Lograto a Berlingo …. camminarli o correrli in gallerie scavate nel verde di file di alberi doppie, triple, quadruple …. La campagna a boschine …. popolata da tutte le vite …. non solo dall'omo arrogante, unico padrone del creato …. dalle sue tane, dai suoi tuguri, dalle sue sbavate di asfalto, di cemento, su tutto, su tutti …. Vergogna a noi che vogliamo tutt'altro e invece ci lasciamo devastare così !! Vigliacchi a noi che non siamo capaci di ribellarci !! Guai a noi !! …. convertirci alla religione del dio quadrello …. Guai a noi !! …. Se un giorno nella cattedrale di catrame del nuovo dio, inginocchiati, adoranti, davanti al suo totem, un palo secco e gnecco della Stipel, ultimo simulacro d ' albero rimasto, aspetteremo senza speranza che possa ributtare almeno una gemma …. Guai a noi !! …. Tempi grami !! …. Ma c'è stato un tempo in cui per ogni albero tagliato se ne piantavano due. Giuliano Aradori

Il gioco della Dama, con pedine viventi in costume medioevale, ha aperto il 2 aprile scorso, a Brandico, il "Torneo della Terre Basse", rassegna di eventi storici riproposti per il periodo primavera - estate dai sei comuni consorziati di Azzano Mella, Barbariga, Brandico, Corzano, Dello, Mairano. L'onore di aprire l'edizione '06 delle manifestazioni di carattere storico spettava di diritto al comune di Brandico, i cui rappresentanti avevano vinto il torneo a cavallo, in cui si erano cimentati un anno fa i borghi delle Terre Basse.A Brandico il gioco della dama viene ancora praticato presso le famiglie e nell'osteria del paese, ma è la prima volta, a memoria d'uomo, che la partita veniva disputata sulla pubblica piazza, con personaggi in carne ed ossa, e l'evento, preceduto dalla sfilata di apertura e di presentazione dei comuni delle Terre Basse, ha suscitato la curiosità e l'interesse di tutti i residenti.Il torneo dei sei comuni si avvale del patrocinio della Provincia di Brescia e proseguirà il 14 maggio ad Azzano Mella (gioco dell'oca in costume), il 20 maggio a Corzano (festa medioevale con partita di dama), il 27 maggio a Mairano (incontro di calcio storico), il 28 maggio a Dello (torneo equestre). Il comune vincitore del torneo tra i cavalieri che scenderanno in lizza a Dello, si qualificherà alla fase finale del Circuito regionale "La Giostra delle 4 Province", che si terrà a Brescia nel mese di settembre. Il torneo delle Terre Basse si concluderà il 16 luglio a Barbariga con un sontuoso Convivio medioevale. r.b.

Barbariga

Barbariga e il suo Brevis II premio nazionale di scrittura essenziale Il termine latino brevis indica qualcosa di breve, di essenziale. Beppe Severgnini, in un articolo apparso su Repubblica nel maggio 2000, fornendo alcuni consigli ai ragazzi per l'esame di maturità, sosteneva che, per scrivere bene, bisogna prima di tutto avere qualcosa da dire, poi dirlo e dirlo brevemente, chiaro, immediato, in modo interessante, non abusare con le metafore che spesso sanno di muffa e fare poche citazioni, ma buone. Valido promemoria questo anche per la seconda edizione del "Brevis". Il sindaco Marco Marchi, nell'antologia che raccoglieva gli elaborati dei vincitori 2005 provenienti da tutta Italia, si era impegnato a potenziare e a incentivare questa iniziativa. Per il 2006 il Comune, in collaborazione con la Commissione cultura e la Pro Loco, con il patrocinio della Provincia di Brescia, ripropone il premio nazionale di espressione essenziale. L'intento è quello di promuovere la scrittura breve e concisa, ma non per questo meno densa ed efficace. Il concorso vuole raccogliere svariate comunicazioni attraverso le quali ognuno consegna ad altri l'essenza del proprio vivere e del proprio tempo. Sei sono le sezioni per le quali è possibile produrre i testi letterari: poesia ( massimo 10 righe), racconto breve ( massimo 40 righe), endecasillabo, vignetta satirica, sms e haiku. I lavori devono essere inediti, mai presentati ad altri concorsi e a tema libero. Le produzioni dovranno essere presentate in sei copie, delle quali solo una dovrà riportare le generalità, l'indirizzo, il numero telefonico e la firma dell'autore, nonché la sezione per la quale si concorre. Nello stesso plico si dovranno versare 10 € quale quota di partecipazione per ogni sezione del concorso. La partecipa-

zione è individuale, non sono ammessi lavori collettivi. Saranno premiate le prime tre opere classificate di ogni sezione. La novità di quest'anno è rappresentata dalla sezione "Brevis Junior", dedicata ai ragazzi della scuola elementare e media del comune di Barbariga. Ivan Pozzali di Travagliato, nell'edizione 2005, aveva scritto "…Natura ed emozioni mi trafiggono, io che ambivo all'infinito, ora rimango con amore". Agli studenti si chiede di raccontare, descrivere e guardare i luoghi dei loro vissuti attraverso la parola. Gli spazi dell'infanzia e dell'adolescenza sono, nella mente di tutte le persone, i più cari, oltre ad essere quelli che si ricordano con più facilità. E' significativo rievocare emozioni ed esperienze personali e trascrivere i ricordi di coloro che rappresentano per ognuno un punto fermo nella crescita e nella formazione. E' possibile partecipare anche attraverso la realizzazione di vignette satiriche. Tutti gli elaborati dovranno essere inviati presso il Comune di Barbariga - Piazza A. Moro, 4 - 25030 Barbariga, entro e non oltre il 3 giugno 2006. Una apposita giuria provvederà, a suo insindacabile giudizio, ad effettuare una selezione degli elaborati, scegliendo quelli meritevoli di premiazione. I vincitori saranno premiati nel corso di una cerimonia organizzata dal Comune di Barbariga che si terrà presumibilmente nel mese di settembre. Per ulteriori informazioni si può contattare il Comune di Brabariga - Ufficio Segreteria Tel. 030/9718104 Fax 030/9770962 Mail: segreteria@comune.barbariga.bs.it Web : comune.barbariga.bs.it ( sezione novità). Vittorina Ferrari


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APRILE 2006 Orzinuovi

La Croce Verde chiede “Aiuto” L'associazione Onlus Croce Verde Volontari Pubblica Assistenza Orzinuovi svolge la sua attività sul territorio di Orzinuovi e paesi limitrofi dal 1990, fornendo la copertura del servizio 118 ed effettuando trasporti di dializzati, malati ed infermi per visite, ricoveri ect. Da circa 2 anni inoltre, copre il servizio di emergenza per tutta la settimana 24 ore su 24 con una propria ambulanza, durante il giorno con personale dipendente e di notte e nel fine settimana con volontari. Vogliamo conoscere qualche numero del 2005 ? 110 volontari 3 dipendenti 3 giovani che svolgono il servizio civile volontario 3 ambulanze, 2 pulmini, 1 automobile, 1 roulotte, 1 carrello 1100 prestazioni di soccorso in emergenza - 118 1516 trasporti dializzati 1100 trasporti di ammalati da e per gli ospedali Inoltre la Croce Verde organizza annualmente un corso ( per l'anno 2006 l' inizio è previsto per i primi giorni di maggio) della durata di 120 ore con l'obiettivo di formare nuovi volontari. Tale corso, completamente gratuito, costituisce anche un'ottima opportunità per tutti coloro che intendono apprendere le norme di comportamento e le tecniche per far fronte a piccole o grandi emergenze in attesa dei mezzi di soccorso. In virtù della convenzione stipulata con la Centrale Operativa 118, l'Associazione riceve un rimborso, che però copre solo in parte le spese relative al servizio. I volontari di conseguenza sono spesso impegnati durante l'anno in manifestazioni ed iniziative volte alla raccolta di fondi per sostenere gli onerosi costi di gestione. Le attività dell'associazione vengono svolte nelle nuova sede di Via Pavoni, 33/B - Orzinuovi. La sede è aperta tutte le sere, il sabato e la domenica per chiunque voglia conoscere e vedere di persona le attrezzature ed i mezzi. Forse non tutti si sentono di effettuare servizi in ambulanza in condizioni di emergenza, ma è molto importante per noi trovare chi può dedicare anche solo 2 ore alla settimana per un trasporto….… Vi aspettiamo presso la nostra sede per conoscerci!!! PERCHE' CHIEDIAMO AIUTO? Come già detto la Croce Verde riceve per il servizio svolto un rimborso da parte del 118, che però copre solo parzialmente le spese sostenute. Per svolgere questo incarico abbiamo assunto 3 dipendenti e dobbiamo avere sempre due ambulanze efficienti ed attrezzate. Inoltre per effettuare gli altri servizi utilizziamo un pulmino attrezzato per il trasporto delle carrozzine e una autovettura. Durante il 2006 avremmo la necessità di acquistare una ambulanza ed un pulmino. Questo comporterebbe una spesa di circa 90.000 euro, somma di cui la Croce Verde non dispone.

C'è poi il problema della struttura. Esternamente è stata completata, ma internamente abbiamo solo i locali adibiti al servizio 118. Tutta la parte sala assemblea e amministrativa non è mai stata costruita per mancanza di mezzi finanziari. Quest'anno un gruppo di volontari ha iniziato a lavorare tutte le sere per cominciare a sistemare la parte mancante. Tutto il lavoro è svolto gratuitamente, ma il materiale (benché diverse ditte ci abbiano praticato prezzi di favore) dobbiamo pagarlo. Quindi alla somma necessaria per i mezzi dovremmo aggiungere circa 35.000 euro per vedere completata anche la Sede. Tali lavori si sono resi necessari per poter offrire luoghi idonei per effettuare i corsi e per la gestione amministrativa dell'Associazione. Gli importi sopra riportati fanno comprendere il motivo per cui stavolta è la Croce Verde a CHIEDERE AIUTO, aiuto indispensabile per permetterci di proseguire la nostra attività in condizioni ottimali per l'importante servizio svolto e con mezzi ed attrezzature adeguate. Infatti la presenza a Orzinuo-

vi di un punto ambulanza è molto importante per poter ridurre i tempi di intervento in caso di emergenza. Nella speranza che questo nostro appello venga accolto e sottolineando che qualsiasi donazione risulterà per noi molto preziosa, vi forniamo le indicazioni per poter effettuare le offerte. Onlus Croce Verde Volontari Pubblica Assistenza Orzinuovi Via Pavoni 33/b - Orzinuovi Telefono: 030/9941500 - Fax: 030/9946906 Sito Internet: www.croceverdeorzinuovi.it E-mail: croceverdeorzinuovi@libero.it Le donazioni sono detraibili dal mod. 730/Unico e possono essere effet tuate con: - Bonifico sul Banco di Brescia Spa Filiale di Orzinuovi ( Coordinate L 3500 54851 30000 ) - Bonifico sulla Cassa Rurale Artigiana di Borgo S.Giacomo Filiale di Orzinuovi ( Coordinate S 8393 54850 10159 ) - Bollettino postale sul conto numero 12872255 Ricordiamo inoltre che da questo 730/Unico si può destinare il 5 per mille alle associazioni di volontariato iscritte in apposito registro. La Croce Verde ha avuto l'accreditamento ed è sufficiente indicare il codice fiscale nell'apposito riquadro: CODICE FISCALE NR. 00815900980 I volontari della Croce Verde Orzinuovi

Orzinuovi

1946-2006: il Circuito dimenticato Il I° Maggio 1946, sul tracciato Orzinuovi-Orzivecchi, si svolse la I° edizione del circuito motociclistico di velocità valido quale prova del campionato italiano. E' un avvenimento che pochi conoscono e ricordano. Quel giorno ero appollaiato sul malconcio muretto della casa di Riposo Frigerio di Orzivecchi, pressato dai "grandi", ad ammirare quei temerari che cercavano di superarsi a vicenda con manovre oggi impensabili date le condizioni delle strade e delle motociclette (prive, ad esempio, degli ammortizzatori). Cercherò di far rivivere ai lettori i ricordi che più mi sono rimasti di quel pomeriggio afoso di festa mentre, alla presenza di un pubblico numeroso ed indisciplinato, godevo lo spettacolo, letteralmente rapito; dalla mia "tribuna" vedevo i centauri girare a sinistra per far ritorno al traguardo di Orzinuovi. Per inquadrare meglio quel periodo, bisogna ricordare che il nostro Paese era appena uscito da un estenuante e terribile evento bellico ed i superstiti, per reazione agli stenti, ai disagi morali e fisici patiti, avevano cominciato a ricostruire, a fare; insomma a vivere! A seguito di quel fermento anche lo sport agonistico aveva ripreso con lena, segnatamente alla voce mtociclismo. Cosa comprensibile visto la popolarità goduta da questa disciplina fin dal periodo pre-bellico.Si pensi che la Gazzetta dello Sport pubblicava tali eventi in prima pagina, relegando il calcio in terza. Ogni fine settimana si gareggiava su circuiti di città e paesi sfruttando il perimetro di brevi tratti stradali sufficientemente agibili. Orzinuovi organizzò uno dei primi circuiti del dopo guerra preceduto solo da Mantova e da Parma ma battendo sul tempo, per rimanere in provincia, Brescia e Salò; Monza, unico autodromo permanente, avrebbe riaperto solo nell'autunno del 1948. Alla gara, si presentarono al via piloti di tre categorie e, se non ricordo male, le classi erano due: la 500 cc. e la 250 cc. Nella classe regina vinse il migliore pilota di allora, quel Nello Pagani (1911-2003) che già era conosciuto in Italia ed Europa per le numerose vittorie ottenute con diverse marche di moto e in diverse categorie di cilindrata. Impressionava per lo stile pulito e preciso: ricordo come, affrontando la curva a gomito che permetteva di far ritorno a Orzinuovi, allargando appena il piede destro, andasse ad accarezzare, ad ogni tornata, un filo di ferro che spuntava dalle balle di paglia. Sembrava guidasse su una rotaia! Il pilota milanese in quarantaquattro anni di carriera vinse svariati titoli italiani e fu il primo campione mondiale in assoluto nel 1949 in sella alla Mondial 125 cc. Nello stesso anno, nella classe 500, venne superato da Lesile Graham su AJS 500 per un solo punto a causa di un regolamento assurdo che privilegiava i giri veloci anziché i punti accumulati nelle competizioni. Durante un incontro nel Maggio 1993 a Montichiari, il pilota di Bresso ricordava ancora perfettamente il furto combinato dagli anglo-francesi ed era tal-

mente amareggiato che sembrava ancora in attesa di un verdetto definitivo a suo favore. L'altro pilota che si segnalò per generosità ed irruenza fu il veronese Bruno Ruffo, classe 1920, su Moto Guzzi 250 cc. "Albatros". Pur essendo una terza categoria, entusiasmò il pubblico presente: non vinse quella gara per foratura, dopo averla dominata, ma recuperò in seguito vincendo ben tre titoli mondiali con Moto Guzzi nel 1949-1951 e Mondial 125 cc. nel 1950.

Nella foto: Bruno Ruffo- Moto Guzzi 250 cc.

Bellissima è la foto che lo ritrae sollevato da terra di 40 centimetri circa in pieno volo sopra un ponte, vicino ai muretti di contenimento in mattone dove si vede un pubblico accaldato e partecipe. L'immagine è stata pubblicata nel Maggio 1998 dalla rivista "Motociclismo d'Epoca". Quel campione avrebbe vinto sicuramente altri titoli mondiali se ordini di scuderia non ne avessero compromesso le sorti privilegiando la seconda guida Enrico Lorenzetti. Chiuse la carriera nel 1953 a causa di un terribile incidente in prova al T.T. inglese; oggi, insieme a Masetti, è uno dei sopravvissuti di quel tempo agonistico epico. Forse il circuito avrebbe potuto continuare a vivere ( e lo fece, credo, per altri due anni anche se in tono minore). Era nato dalla passione di pochi e dall'impegno di molti volontari che avevano capito l'importanza di farsi conoscere anche attraverso lo sport. La causa dell'interruzione di quell'evento fu, probabilmente, la mala disposizione del circuito e la conseguente difficile gestione: troppo dispersivo tant'e' che l'avvenimento provocò buchi e danni a palizzate, terreni oltre che furti di biciclette lungo tutto il persorso. Buchi ben più grossi e consistenti procurò, infine, alle tasche dei solerti organizzatori che speravano nell'assenza dei prevedibili "portoghesi"… Giuseppe Gnocchi


ORZINUOVI | 7

APRILE 2006 Orzinuovi

I Vigili del fuoco hanno una caserma tutta nuova Avviato circa quattro anni fa dall'amministrazione comunale di Orzinuovi, a quel tempo guidata dal sindaco Ambrogio Paiardi, il progetto per la costruzione di una nuova caserma operativa da mettere a disposizione dei Vigili del Fuoco, è ormai giunto a termine. La nuova sede, moderna e funzionale, è stata completata ed il gruppo dei 18 pompieri volontari (cui sono pronti a dare man forte altri tre giovani che stanno portando a termine il corso di addestramento) ha trasferito il comando e la centrale operativa nella nuova struttura. La realizzazione della caserma ha comportato circa 450.000 euro di spesa, sostenuta dal comune di Orzinuovi e dalla disponibilità dei comuni vicini (Barbariga, Borgo San Giacomo, Corzano, Pompiano, Orzivecchi, San Paolo e Villachiara) compresi nel territorio ai cui cittadini i volontari, all'epoca dell'avvio del progetto, fornivano in caso di urgenza, a qualsiasi ora e con qualsiasi condizione di tempo, il loro prezioso servizio, che ultimamente è stato esteso anche al territorio di Brandico, Longhena, Quinzano d'Oglio e Roccafranca. I sindaci degli otto comuni serviti in precedenza dai Vigili del Fuoco avevano inoltre coinvolto gli istituti di credito, le imprese, i cittadini, perché contribuissero, ognuno secondo la propria disponibilità e i propri mezzi, al raggiungimento dell'obiettivo. Progettate dall'architetto Beppe Gorio, le linee della nuova caserma sorta sull'area di proprietà del comune di Orzinuovi, nello stesso luogo (all'incrocio tra via Corridoni e viale Piave) in cui erano situate le strutture ob-

solete, adibite al rimessaggio dei mezzi di soccorso - danno l'idea di una torre di difesa e richiamano il bastione che nei secoli scorsi difendeva, in quel punto, il lato nord est della fortezza di Orzinuovi. Di fronte all'ingresso pedonale, una solida colonna tonda richiama invece il classico palo fissato all'interno per la rapida discesa dei pompieri dagli uffici e dal centro

Un Magistrato al “Cossali” La lezione del procuratore capo Giancarlo Tarquini conclude il progetto di Educazione alla Legalità "Portate in casa i valori della scuola e portate a scuola i valori della vostra famiglia. Con i genitori parlate della vostra scuola e con i docenti parlate della vostra famiglia". L'importanza della osmosi costante tra scuola, famiglia e società è stata il filo conduttore della "lezione" che il responsabile della Procura di Brescia, Giancarlo Tarquini, ha tenuto ieri mattina a circa 150 attentissimi studenti degli Iis "Cossali" di Orzinuovi e "Giardino" di Orzivecchi. L'incontro con il Procuratore, sul tema "Usura e organizzazioni criminali", è stato programmato a conclusione del percorso di "Educazione all'uso responsabile del denaro", che fa parte progetto di "Educazione alla legalità", predisposto per gli alunni della classi Quarte di tutti gli indirizzi di studio del Cossali. La realizzazione del progetto, coordinato dalla prof. Annamaria Bordonaro, ha potuto contare sulla fattiva collaborazione della Cassa Rurale e Artigiana di Borgo San Giacomo, della Associazione Libera e sulla disponibilità dei docenti, a cominciare dalla prof. Emanuela Colombi, recentemente rapita alla scuola da un male incurabile. Arrivato a Brescia, da Parma, all'inizio di aprile di 10 anni fa, il procuratore Tarquini si è detto contento di trovarsi in questa Procura, che svolge un ruolo importante, incardinandosi nella società, a volte con interventi dolorosi, ma sempre decisi per senso di giustizia. "Vorrei arrivare a pochissime sentenze, non perché rimangono nel cassetto, ma perché l'uomo sbaglia di meno - ha confidato Tarquini -. Anche quelli che sbagliano forse vorrebbero una società più buona, ma non riescono a migliorarla". Il magistrato ha molto gradito l'invito al Cossali, perché ritiene importante il contatto con i giovani, portatori di idee nuove, quelle di cui la società ha bisogno. Con linguaggio chiaro e conciso ha sottolineato quanto sia importante un progetto di educazione alla legalità

e quanto sia importante che esso venga sviluppato nella scuola, bene prezioso che accoglie i giovani per formarli ed inserirli nella società. "Non vivete la scuola come qualcosa di chiuso, ma come una istituzione aperta alla società, che ha il compito di far crescere i giovani, ricevendone la freschezza - ha osservato il procuratore capo -. Voi non siete soggetti isolati; la scuola non è una realtà isolata, ma si inserisce in un contesto e voi date alla società il vostro contributo. Del resto - ha aggiunto Tarquini - tutti coloro che hanno arricchito la società con idee o invenzioni si sono prima formati sui banchi di scuola: il cammino del progresso è bello, ma faticoso, presup-

pone preparazione e voi giovani siete chiamati a dare un contributo, perché voi avete idee nuove". Stimolati dalla relazione, gli studenti hanno voluto sapere come lo Stato tutela il cittadino che si espone denunciando un reato e se la mafia sia ancora una potente forma di criminalità organizzata. Domande che il procuratore ha apprezzato e sulle quali si è intrattenuto volentieri, nonostante impegni urgenti mettessero fretta, ricordando come tante volte i giovani gli hanno aperto orizzonti nuovi, "perché dai giovani può venire lo spunto per salire ulteriori gradini nella scala della conoscenza e delle realizzazioni". b.v.

Centro "per la famiglia" - Fondazione Partecipata - Provincia di Brescia - Comune di Orzinuovi

Le età' della vita: INFANZIA non solo una età' della vita Percorso nella infanzia :

guardare-osservare-apprendere.

apprendere: venerdì 28 aprile 2006 - ore 20,30 - centro culturale Aldo Moro Orzinuovi proiezione in multivisione diapositive sui bambini per entrare nel tema il senso della vita: approccio corretto tra adulti ed infanzia prof. Franco Panizon - professore emerito di Pediatria - Università di Trieste venerdi 12 maggio 2006 - ore 20,30 - centro culturale Aldo Moro Orzinuovi la tutela dell'infanzia infanzia rispettata - infanzia violata: percorso di giustizia in ogni società dr.Emilio Quaranta - Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Brescia dr.Riccardo Minini - Assessore Provinciale Servizi sociali e Famiglia giovedì 25 maggio 2006-ore 20,30-centro culturale Aldo Moro Orzinuovi tutti quelli che si occupano dell'infanzia devono sapere che.... istruzioni per l'uso per non sbagliare troppo nella relazione con i bambini a cura degli specialisti del Centro "per la famiglia' Il corso rientra nell'ambito "formazione-prevenzione"del Centro"per la famiglia"di Orzinuovi,centro di consulenza per la persona,per la coppia,per la famiglia,delle Parrocchie della zona pastorale Beata Stefana Quinzani. Obiettivo del corso è la riflessione sulla infanzia, età della vita che merita la massima attenzione da parte di tutti coloro che la avvicinano:"educare al sentimento" coloro che si occupano dell'infanzia è considerato dal Centro "per la famiglia"' compito fondamentale della propria missione. Il corso invita a riflettere genitori di oggi e di domani nonni, insegnanti, educatori, operatori sociali, medici ed operatori sanitari, amministratori comunali e dirigenti scolastici, scuole materne, avvocati. I temi sono stati scelti per avere una visione ampia di questa età della vita, delle sue necessità.dei suoi pericoli, delle sue straordinarie opportunità e ricchezze. ”Per la famiglia" - Centro di Consulenza - Via Tito Speri ,3 - Orzinuovi

radio, ricavati al primo piano dell'edificio, a fianco di una grande sala polifunzionale, completa di bagni e reparto cucina, che potrà servire per riunioni, convegni, ma anche come sede del comando del servizio di Protezione Civile oppure come dormitorio e refettorio per sfollati in caso di emergenza o di calamità naturale. Al secondo piano della "torre" è stata ricavata la casa del custode, che verrà assegnata a uno dei volontari, mentre i locali al piano terra, che danno direttamente su viale Piave, accolgono il magazzino, l'officina e la rimessa operativa del gruppo. In caso di allarme i pompieri di Orzinuovi dispongono per i loro interventi di una autopompa, di una autobotte e di un mezzo polisoccorso. Nei primi tre mesi del 2006 hanno eseguito circa 80 interventi per incendi, incidenti stradali o sul lavoro, soccorso a persone in pericolo. "Purtroppo tutti i mezzi di cui disponiamo sono datati - dicono i volontari -, perciò dobbiamo provvedere al più presto all'acquisto di una macchina moderna". Per coprire la spesa avrebbero pensato di coinvolgere i cittadini di tutti i comuni presso cui prestano la loro opera cedendo loro quote virtuali del valore di un paio di euro. Sarebbe un modo per raggiungere in breve tempo la somma necessaria (150.000 euro) e per coinvolgere la popolazione facendola sentire partecipe di un progetto volontario per il pubblico soccorso. r. c.


8 | SPECIALE FONTANILI

APRILE 2006

I fontanili: aspetti idrogeologici Le terre irrigate dal fiume Oglio sono tutte di origine alluvionale e costituiscono l'ala sinistra del grande conoide esterno all'apparato morenico del lago di Iseo. Le acque di scioglimento del ghiacciaio che ha prodotto il sistema morenico-Sebino seguirono prevalentemente due vie diverse e distinte: una, ora seguita dall'Oglio, è situata ad ovest del monte Orfano, l'altra si apre a sud-est tra Rovato e Camignone ed è attualmente percorsa dal fosso

Longherone. I due conoidi, pur divergendo assai nei loro punti d'origine, abbracciavano con la loro espansione il monte Orfano e a valle di esso si fusero e si confusero in modo da lasciare fra loro una semplice linea di compluvio, decorrente da Coccaglio a Castrezzato e prolungatesi fin oltre Comezzano. Le acque, secondo una ben nota legge idraulica, in base alla quale la grossezza dei materiali fluitati va diminuendo da monte a valle, depositarono

ciottoli la cui dimensione decresce mano a mano che si passa dall'alta, alla media e bassa pianura. Il passaggio da depositi grossolani a materiali via via più fini determina una progressiva diminuzione della permeabilità dei terreni e nello stesso tempo costringe la falda a diminuire la propria pendenza fino a valori inferiori a quella topografica, sicché la falda stessa, che nell'alta pianura si trova ad alcune decine di metri di profondità dalla superficie, si avvicina gradualmente al piano campagna. In poche parole, il percorso della falda, che prende avvio in profondità sotto il livello del lago e delle stesse colline moreniche di Franciacorta, perde quota rapidamente (e quindi ha pendenza ben maggiore di quella del terreno) nell'attraversare la zona alta dei depositi grossolani, mentre rallenta sensibilmente (e quindi assume pendenze inferiori a quelle del terreno) quando attraversa i depositi più fini fino a che le due livelette, quella della falda e quella del terreno si avvicinano e a contatto dello sbarramento argilloso formato dagli antichi sedimenti della bassa pianura le acque di falda acquistano pressione, emergendo in superficie. L'impaludamento del nostro territorio non era, dunque, dovuto all'accumulo in superficie di acque di pioggia o di scolo, per mancanza di pendenza del terreno.La causa vera e propria era la risorgenza e l'affioramento in superfice delle acque sotterranee freatiche, e ciò, a seguito del passaggio da un terreno ghiaioso a un terreno più compatto. L'affioramento avviene intorno alla quota m. 110 s.l.m. iniziandosi a Treviglio e proseguendo attraverso Rudiano, Roccafranca, Cizzago, Trenzano, Maclodio, Lograto e Torbole verso il sistema del Mella. Lungo questa linea si è delimitato un territorio (paludoso) definito come fascia delle risorgive ed ora (non più paludoso) chiamato fascia dei fontanili.Prima che l'uomo-agricoltore utilizzasse le acque freatiche a scopo irriguo, con l'apertura di canali, queste avevano libero sfogo in superficie e davano luogo alla palude e agli acquitrini. Possiamo dire che la linea dei fontanili divide la media dalla bassa pianura. Ermete Giacomelli "La bonifica nella fascia dei fontanili in sponda sinistra del fiume Oglio" 2003

Paesaggio naturale e costruito nella fascia dei fontanili Si fa presto a dire Pianura bresciana. Quelli di bocca buona, e ci mettiamo anche alcuni che ci sono perfino nati e ci vivono da decenni , la credono una monotona piana; figuriamoci poi se si può azzardare a ventilare che vi possa essere qualcosa di rilevante negli aspetti paesistici e storico-architettonico-artistici. Per fortuna è una tipologia umana che, se non è in estinzione, sta comunque sensibilmente diminuendo grazie a tante realtà che da almeno due decenni sono emerse da questo angolo fortunato del nostro pianeta e, ancor più recentemente, metterei nell'opera meritevole di sensibilizzazione ciò che BassaVoce e Communitas stanno facendo. A vivacizzare il paesaggio sia naturale che costruito della Pianura Bresciana sicuramente una componente rilevante lo ha la fascia dei fontanili . Si colloca a metà fra gli altri due settori in cui si può suddividere la nostra Pianura, demarcandone nettamente l'Alta dalla Bassa. Ognuno dei tre settori è ancor oggi lì a testimoniare la varietà di materiali da costruzione e delle diverse tipologie con cui si sono elevate le loro specifiche realtà storico-architettoniche. Perfino le specializzazioni delle colture agronomiche, e relative rese, fino a poco meno di un secolo fa, risentivano molto delle differenziazioni a seconda su quale dei tre settori si ponevano le semine. Ma torniamo agli aspetti più percepibili su cosa sia questa fascia intermedia che attraversa tutta la Pianura bresciana . Innanzitutto è una risorsa idrica preziosa che ha contribuito a farne la più ricca provincia agricola d'Italia e fra le più fiorenti d'Europa di cui, per non brevi periodi, detenne anche il primato assoluto. In primis quello da cui partì l'ineguagliabile esperienza della rivoluzione agronomica del '500, teorizzata dai brescianissimi C. Tarello ed A. Gallo . La fascia dei fontanili può considerarsi un'autentica sala parto da cui nascono e si diramano rogge e seriole che, con una fitta rete capillarmente diffusa, portano la preziosa acqua in ogni luogo riposto della nostra Pianura. Le derivazioni dall'Oglio, dal Mella e dal

Chiese, seppur numerose, non ce l'avrebbero fatta da sole a soddisfare le esigenze di una sì vasta area. Inoltre, corsi d'acqua da considerarsi fiumi come la Savarona, lo Strone ed il Gambara, seppur aiutati dall'uomo a seguire infossamenti di antichi alvei fluviali abbandonati (o loro rami secondari) sono sempre ali-

perché non si sa mai, manco fossero ruscelli d'alta montagna .Eppure ciò era normale fino ai nostri anni '60. Abbiamo perso queste gioie, ma per fortuna ne abbiamo acquistate altre. Chissà non venga giorno in cui potremo recuperare il meglio del passato con quanto il nostro "vituperato" presente è in grado d'of-

Foto Dezio Paoletti

mentati in gran parte dalle polle delle risorgive, almeno nei loro tratti iniziali. Per la serie "poco di tanto fa assai ", le centinaia di migliaia dei piccoli getti d'acqua che fuoriescono dal sottosuolo producono un'impressionante quantità di risorsa idrica. La fascia dei fontanili, un tempo più estesa, varia in larghezza da almeno tre ai sei chilometri. Attraversa, a linee generali (nei limiti a nord e sud dei rispettivi paesi) i territori comunali di Rudiano-Orzinuovi; Lograto-Mairano; San ZenoBagnolo; Montirone- Ghedi-Leno; CalvisanoCarpendolo-Acquafredda. Dal punto di vista paesaggistico è uno spettacolo. L'acqua è molto limpida ed alcuni anni fa ho visto un papà invitare il suo pargoletto a berla (se l'avesse fatto con la suocera avrei pensato male).Ve lo sconsiglio

frirci. Sulla vegetazione dei fontanili E. Zanotti non mancherà di farcela conoscere, pertanto accennerò ad aspetti già affrontati professionalmente o ben metabolizzati in ricerche precedenti. I privilegiati punti per osservare il fenomeno fontanili sono in : località Aspes ( San Zeno ); fra Borgo Poncarale e Bagnolo ; a Torbole , lungo la seriola Sorbana e lungo la strada per Pontegatello; nel comune di Trenzano . Qua una polla è visibile addirittura dall'interno della Parrocchiale, scendendo con una scaletta. Poco più in là parte la Trenzana . Anche nella località di Cossirano il fenome-

no delle numerose risorgive è ben manifesto . Esiste il paesaggio costruito delle risorgive? Eccome se esiste !!! Come materiali da costruzione unisce la specificità dell'Alta Pianura (murature preferibilmente in ciottoli) con quelli della Bassa (murature in laterizio), tant'è vero che è quasi una regola (comunque, mai dire mai), a cavallo di questa fascia intermedia, osservare nelle architetture tradizionali questa integrazione di materiali. Ovviamente i pilastri e le spalle nelle aperture non sono in ciottoli nemmeno nell'Alta Pianura. Anche le architetture rurali esprimono appieno quel particolare modo di essere in un contesto di fascia di demarcazione poiché vi sono indistintamente le tipologie sia dell'Alta che della Bassa, con prevalenza comunque di quella dell'Alta pianura . Infatti assai diffusi qua sono i porticati con loggiati, quasi assenti nella Bassa. Non mancano invece i porticati ad arco, specifici più della Bassa che dell'Alta Pianura .Nel passato ci saranno stati molto meno diplomati e laureati di oggi, ma era patrimonio comune sapere che non si impostavano archi o si elevavano pilastri con i ciottoli di campo nonostante l'abbondanza affiorante sotto i piedi. Fra l'altro toglierli dal coltivo favoriva le pratiche agronomiche, ma per le componenti strutturali delicate, quantunque doloroso per l'esborso, non si poteva evitare l'acquisto dei più costosi mattoni. Per chi ne vuol sapere di più su queste specificità di tipologie e materiali differenti nelle tre grandi aree in cui è stata suddivisa la Pianura vi è il contributo di 23 pagine scritte unitamente con Angelo Locatelli "Materiali, tipologie ed aspetti compositivi dell'architettura rurale della Pianura bresciana"( da pag. 61 a pag. 82) contenuto in : I segni dell'uomo nel territorio e nel paesaggio bresciano . Atti del Convegno " Incontri di Storia Bresciana " VI ed. Brescia , 28 maggio 1998 a cura di Carlo Agarotti ( Gruppo Aziendale Dipendenti CAB). Arch. Dezio Paoletti


SPECIALE FONTANILI | 9

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Salviamo gli ultimi fontanili, un patrimonio prezioso ed irripetibile Recupero, gestione e valorizzazione Negli ultimi decenni nelle nostre campagne si è assistito, purtroppo, ad una progressiva distruzione delle residue aree boscose, dei filari, delle siepi, delle zone umide compresi i fontanili. Ciò ha causato la cancellazione di biotopi di grande pregio naturalistico con conseguente banalizzazione dell'ambiente e del paesaggio. Una recente indagine condotta nel territorio della pianura intorno a Cremona ha evidenziato che a distanza di nove anni (19801989) in un'area di 2.430 ettari emerge con chiarezza la rapidità di eliminazione degli elementi naturalistici e paesaggistici nella Valpadana. Nell'area studiata sono stati distrutti il 25,8% delle aree boscate, il 40,7% dei boschi radi o cespuglieti , il 17,2% dai filari, il 30,4% delle siepi o filari radi ed il 4% delle zone umide relitte. Così come in gran parte della pianura padana anche nella pianura bresciana, dopo il massimo incremento nel primo periodo del boom industriale, vi è stato un graduale ma continuo aumento delle superfici improduttive, nell'ambito delle quali occupano una crescente consistenza i suoli destinati all'edilizia residenziale, alle industrie ed alle infrastrutture. La sottrazione dei suoli all'agricoltura per destinarli ad usi urbani è forse l'aspetto più appariscente delle modificazioni del territorio. Si può stimare che l'85-90% del territorio della pianura bresciana, sia costituito da campi coltivati. per il resto da aree improduttive, e solo 1% è censibile come area "naturale". La visione d'insieme della piana coltivata è quella di un ordinato susseguirsi di appezzamenti più o meno frazionati che una fotografia aerea o una carta tecnica dell'I.G.M. evidenziano graficamente. La monotonia è interrotta dalla ricca rete irrigua e dai relativi filari alberati costituiti da ceppaie di platano, pioppi ibridi, salici bianchi, ontani neri, robinie, olmi campestri. Sono piuttosto rari i pioppi bianchi, le querce farnie, gli aceri campestri ed i noccioli. Sono frequenti i sambuchi neri ed i popolamenti di ailanto mentre in continua rarefazione i caratteristici filari di gelsi bianchi governati a capitozza. Lungo i fiumi ed i corsi d'acqua maggiori vi sono numerosi impianti pioppicoli , spesso inseriti irrazionalmente fino sulle rive ad occupare zone precedentemente coperte di preziose boscaglie ripariali, lanche, saliceti o radure. I fontanili sono attualmente in declino ed in diminuzione ed hanno subito un peggioramento della qualità delle loro acque, dovuto soprattutto alla presenza di nitrati, di erbicidi e batteri fecali. Le cause sono riconducibili alla progressiva scomparsa delle marcite, alle nuove agrotecniche ed agli innumerevoli pozzi per l'irrigazione, allo spostamento da un'agricoltura di tipo zootecnico cerealicolo ad una preponderante monocoltura dominata dal mais, alla carenza di manodopera, oltre al grande aumento dell'urbanizzazione ed alla cementificazione delle sponde, alla distruzione delle alberature e delle siepi con conseguente soleggiamento e riscaldamento dell'acqua che comporta processi di rapido sviluppo delle piante acquatiche, all' inquinamento, all' abbandono di rifiuti, ecc. I fontanili, se correttamente gestiti e con quegli interventi che hanno sempre permesso un drenaggio ed un prelievo idrico costante a scopo irriguo, costituiscono, nell'attuale panorama naturalistico della nostra pianura monotono ed appiattito, vere e proprie "emergenze" di grande interesse, biocenosi con ampie potenzialità agroecologiche e culturali. Alcuni suggerimenti utili vengono di seguito riportati, nella speranza che i Consorzi di Bonifica e di Irrigazione, i Comuni, il Genio Civile, gli Agricoltori ed i proprietari dei fondi possano finalmente intervenire per salvaguardare questa grande ricchezza del nostro territorio. Consigliamo dunque degli interventi oculati di espurgo manuale ogni 2-4 anni (a seconda della tipologia del fontanile) per il controllo delle piante acquatiche e dell'eccesso di sedimenti sul fondo, che possono rallentare la risalita e lo sfogo delle acque sotterranee, nonché una periodica pulizia dei rifiuti ivi abbandonati. La pulizia ed il drenaggio dei tubi o dei tini intasati ed una

Foto Dezio Paoletti

loro eventuale sostituzione con altri più profondi quando necessario. Nelle teste di fontanile soggette a periodi di repentino calo d'acqua o di asciutta, oltre all'infissione di nuovi e più profondi tubi Norton, sono molto utili, almeno nelle teste, gli scavi e la messa a dimora di tini di legno (ontano nero, gelso o quercia) oppure in cemento in grado di ospitare e permettere la vita della fauna tipica. Altrettanto importante è la piantagione di alberi ed arbusti autoctoni ed adatti (salice bianco, pioppo nero, bianco e gatterino, ontano nero, ciliegio selvatico, carpino bianco, frassino, acero campestre, olmo campestre, corniolo, salicone, salice cinerino, salici ripari, nocciolo, biancospino, prugnolo, sanguinello, ligustro, frangola, spincervino, lantana, sambuco, viburno palla di neve, ecc.). Il progetto d'impianto dovrà tener conto di un tratto da lasciare libero per l'accesso e la discesa (gradini in pietra o in legno) in prossimità delle teste di fonte, necessario alle manutenzioni, ai prelievi periodici per il controllo delle acque, a studi biologici o visite didattiche. Particolare cura dovrà inoltre essere dedicata al controllo dei rovi e dell'altra vegetazione infestante dotata di rapida crescita e competitività (vitalba, luppoli, zucchetta selvatica, vilucchi, ecc.), segnatamente nei tratti di nuovo impianto, ed alla progressiva eliminazione di specie arboree esotiche infestanti quali la robinia, l'ailanto, ecc. Dovranno essere previsti controlli periodici per evitare riempimenti, scarichi di materiale e rifiuti, sversamenti di liquami, oltre che posto il divieto di cementificazione delle teste e delle aste; eventuali cedimenti delle sponde dovranno venire sistemati mediante infissione di pali di legno adatto o costruzione di muri in pietrame a vista. Per limitare l'eutrofizzazione delle acque vanno altresì vietati gli ammassi di letame ed altre deiezioni animali, immissione di acque colatizie o spargimenti massicci di liquami sui campi limitrofi, l'accatastamento e l'incendio di ramaglie in prossimità del fontanile. Debbono essere vietati gli allevamenti di anatidi e di pesce, segnatamente di trote, almeno nella testa e per 200 metri nell'asta da questa derivata così come le immissioni di anatidi e di pesci esotici o predatori i quali, oltre ad aumentare il carico eutrofico delle acque distruggono la fauna tipica del fontanile. Il miglioramento della qualità di questi biotopi assume un notevole valore sociale, oltre che naturalistico e storico, giacché essi si prestano assai bene a essere utilizzati come laboratorio all'aperto per l'educazione ambienta-

le offrendo argomenti di valore educativo e formativo (clima, geologia, pedologia, topografia, geografia, chimica, agricoltura, storia, botanica, zoologia, ecc.). Il fontanile offre numerosi spunti e proposte didattiche a chi voglia avvicinarsi alla conoscenza di ecosistemi pe-

culiari, che rappresentano spesso ridotte aree di conservazione della biodiversità circondate da zone fortemente degradate. Ennio Zanotti

L’antica pratica della marcita Alla presenza dei fontanili viene fatto risalire un tipo di coltivazione chiamata, la marcita, dalla quale si ricavava nel periodo invernale foraggio fresco (erba) per l'alimentazione bovina. Risale al XII secolo, grazie all'operosità degli ordini monastici ' Benedettini,Certosini e altri), questa tecnica agraria di sfruttamento dell'acqua sorgiva nelle zone di pianura. Questa coltura fu praticata nel nostro territorio fino al 1950 circa, quando con l'introduzione di nuovi tipi di foraggere fu resa inutile. Tecnicamente si procedeva nel seguente modo: il terreno prescelto doveva avere una leggera pendenza in senso nord-sud al fine di far scorrere su di esso in continuazione un leggero velo di acqua. Dal canale posto a nord del terreno la si faceva spagliare in superficie, costringendola a defluire, poi, a sud in un canale di scolo. L elemento caratteristico per la coltivazione del prato marcitorio era l'irrigazione continua con le acque dei fontanili che nel periodo invernale hanno una temperatura superiore a quella ambientale, in tale modo la coltura non era mai soggetta a gelate. Nel periodo invernale, infatti, la temperatura dell'acqua dei fontanili si mantiene nell'ordine di 12 °C, risultando più calda dell'aria la cui temperatura può essere inferiore ai -2 °C; in questa situazione l'acqua cede calore all'aria e al suolo con cui viene a contatto. Il prato marcitorio durava dall'autunno fino al principio della primavera. La pratica della marcita trova il suo ambito naturale nei terreni irrigati dai fontanili, però, abbiamo già precedentemente evidenziato che essa si faceva utilizzando anche l'acqua del fiume Oglio. In questo caso i risultati ottenuti, in quantità di foraggio, erano precari e comunque modesti, proprio per i motivi su precisati e cioè per la temperatura dell'acqua e per la variabilità della portata esistente nei canali; in alcuni casi troppa in altri troppo poca. Era buona consuetudine fare le marcite a ridosso della zona dei fontanili, per poter usare i canali di risorgiva come

canali di scolo. Nella zona più alta, infatti, era spesso difficile lo scarico dell'acqua, che percolava dalla marcita. L'irrigazione invernale si praticava dalla Madonna di settembre a quella di marzo e le paratoie nel vaso principale della Trenzana erano manovrate e disposte, secondo quanto stabilito nel Vicendamento dei bacchetti del 30 novembre 1837. (vedi avviso, qui riprodotto, con relativa planimetria a vista dei partitori con indicate le paratoie che dovevano essere aperte e chiuse durante il periodo della marcentazione). Per quanto riguarda la coltivazione del riso e il tipo di tecni-

ca adottata non si hanno notizie; alcuni agronomi sostengono che questa ben si adattava ai terreni sortumosi. Un'altra caratteristica, ancora oggi riscontrabile, è la formazione degli appostamenti (sguas) per la caccia degli uccelli acquatici migratori specialmente quelli della famiglia delle anatre. Il terreno prescelto viene circondato con argini di terra e riempito con acqua sorgiva fino a creare dei veri e propri laghetti: piccole oasi di richiamo per le anatre di passo durante il periodo invernale Ermete Giacomelli


10 | COMMUNITAS

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I Convegni di Communitas Alla ricerca di nuove risorse per la gestione della Sanita' Sanità, finanza di progetto e fondazioni. Tre temi che, di questi tempi, paiono sempre più correlati tra loro, legati da un comune denominatore, da un unico filo rosso che sembra aver un solo punto di approdo: la ricerca di nuove risorse finanziarie, magari coniugando efficienza e funzionalità. Di sanità, finanza di progetto e fondazioni si è parlato a Orzinuovi per iniziativa della Fondazione "Communitas - Associazione culturale della Bassa Bresciana" nell'ambito di un percorso che vuole essere, innanzitutto, formativo e che nei mesi precedenti aveva preso in esame un altro nodo importante della vita amministrativa dei nostri paesi: le società di servizi, le multiutility, come vengono chiamate in termini borsistici, che forniscono acqua, gas, energia e si occupano dello smaltimento dei rifiuti. A parlare di Sanità sono stati chiamati Silvana Bini, bresciana, giudice amministrativo al Tar di Lecce, ed Ermanna Derelli, medico orceano, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera di Cremona. A partecipare al dibattito erano stati invitati anche i medici della zona, ma - è stato sottolineato con rammarico dagli organizzatori - la sollecitazione è stata raccolta solo da pochi. Troppo pochi. Non per questo sono mancati gli spunti di confronto davanti ad una nuova idea di gestione della sanità che, chiamata a fare i conti con le ristrettezze finanziarie, tenta l'approccio con nuove forme giuridico - finanziarie. Tale è, ad esempio, la finanza di progetto, istituto nato nei paesi anglosassoni che semplificando - tende a realizzare un'opera pubblica senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione e con l'ausilio dei privati, che la finanziano e ne condividono - dove ci sono - gli eventuali utili con l'ente pubblico. Con lo strumento della finanza di progetto, molti comuni hanno messo in cantiere impianti sportivi e opere pubbliche e negli anni scorsi suscitò più di una polemica il progetto di procedere alla ristrutturazione e alla messa norma dei padiglioni più vecchi dell'Ospedale civile cittadino con un intervento di project financing. Milioni di euro davanti ai quali, però, più di una forza politica gridò alla sostanziale "privatizzazione" della struttura sanitaria che si sarebbe ritrovata eccessivamente esposta nei confronti dell'Istituto finanziario che aveva proposto l'operazione. Operazioni - quelle della finanza di progetto - che, ha spiegato la dottoressa Bini, portano con sè una pioggia di contenziosi, dovuti anche alle difficoltà di

adattare alla nostra legislazione un istituto nato in un regime anglosassone giuridicamente molto diverso dal nostro. Ma le strade per la ricerca di nuove risorse per la sanità passano anche attraverso l'istituto della Fondazione e, più di recente, della Fondazione partecipata dai privati (anche qui una strada costellata da un dibattito giuridico interpretativo ancora aperto). Nell'incontro di Orzinuovi sono state citate decine di fondazioni create da strutture sanitarie per la gestione di servizi, l'ottimizzazione delle prestazioni, la creazione di nuove strutture. Ma sul tema di come sia possibile operare al meglio in campo sanitario facendo appello alle risorse reperibili sul mercato senza snaturare la cultura sanitaria pubblica, maturata con competenza e impegno in questi anni, si è interrogata anche la dottoressa Derelli, chiamata a gestire il quotidiano, a far fronte ai bisogni del cittadino - paziente che chiede prestazioni sempre più puntuali. Uno sforzo, quello della struttura sanitaria, che non può prescindere, innanzitutto dalle risorse umane, un patrimonio che nelle strutture pubbliche - al di là delle forme giuridiche di gestione - rappresenta una ossatura importante e competente di ogni intervento in campo sanitario. Un campo in cui le istituzioni continuano ad investire poco, rispetto al resto dell'Europa, mentre il cittadino - è su questo tema si sono soffermati gli interventi del pubblico - chiede sempre attenzione, umanità, risposte immediate e incisive. Sentendosi spesso abbandonato dalla riconversione dei piccoli ospedali, dalla soppressione di piccoli servizi (basti pensare al Pronto soccorso), dai tagli alle spese che finiscono per privilegiare il centro alla periferia, l'eccellenza alla capillarità dei servizi. Serve - ha ribadito il direttore sanitario - anche qui un cambio di mentalità e di metodo operativo. Come a dire: si chiudono i posti di pronto soccorso dei piccoli ospedali? Allora si attrezzino le unità di pronto intervento con gli strumenti necessari per far fronte alle emergenze (ad esempio: dotazioni adeguate come i defibrillatori e ambulanze medicalizzate in grado di gestire adeguatamente l'urgenza). Insomma il cambiamento è in atto da tempo, l'importante è saperlo governare senza abdicare alla natura pubblica di un servizio importante come quello sanitario. Marco Toresini

AVVISO AI LETTORI Per ragioni di spazio e di tempo, BassaVoce invita gli autori delle Lettere al Direttore ad inviare scritti chiari e concisi entro la metà di ogni mese, riservandosi di ridurre i testi che superino le venticinque righe dattiloscritte. Per motivi di spazio, la pubblicazione delle lettere potrà inoltre essere posticipata ai numeri successivi. Le lettere, rivolte al Direttore e debitamente firmate con nome e cognome, vanno inviate all'indirizzo E-mail bassavoce@communitasbs.it La Redazione Comunicazione In previsione del Referendum confermativo sulla Riforma della Costituzione, BassaVoce ospiterà dal prossimo numero approfondimenti e messaggi dei soggetti interessati.

Al Castello di Orzinuovi la Mostra: Brescia dal 25 aprile 1945 ad oggi Mutazioni di una città. L'idealità del lavoro presentazione della Mostra del Prof. Gino Bambara allestita in Castello di Orzinuovi dal 22 Aprile al 1 Maggio Questo racconto per immagini intende delineare simbolicamente la rinascita di Brescia dalle rovine della guerra e i mutamenti che ne hanno fatto una città modello a seguito del lavoro di due generazioni e di una corretta amministrazione che dura da oltre mezzo secolo. Il contributo alla memoria collettiva si svolge, quindi, su due versanti: rovine causate dalle incursioni aeree; successiva ricostruzione e mutazioni

famiglia in salvo sulle macerie della casa distrutta da un bombardamento

del tessuto urbano. L'impianto della rassegna, a carattere rigorosamente storico, inquadra gli eventi nel contesto della guerra voluta dal fascismo in base a calcoli di opportunità politica, senza tenere conto del livello di efficienza delle nostre forze armate, che si trovava molto al di sotto delle urgenze di un conflitto moderno. Attraverso foto d'epoca ci troviamo di fronte alle immagini crude di esplosioni che hanno dilaniato Brescia, distrutto il suo potenziale industriale, offeso la sua arte. Le devastazioni sono state il duro prezzo pagato a una guerra "totale", la cui strategia era distruttiva senza riserve. Gli attacchi subiti da Brescia (52), alcuni dei quali particolarmente rovinosi, come quelli del 13 luglio 1944 e del 2 marzo 1945, furono diretti contro obiettivi selezionati e strettamente connessi al potenziale industriale e militare. I bersagli degli aerei da bombardamento alleati si trovavano nel perimetro urbano o poco all'esterno, in aree comprendenti quartieri residenziali, ospedali, monumenti, musei, chiese. Data l'imperfezione dei sistemi di puntamento, molte bombe caddero su tali aree. Pesanti le perdite umane: 437 morti accertati, circa la metà nel corso delle due incursioni maggiori (135 il 13 luglio 1944; 80 il 2 marzo 1945). Imprecisabile il numero dei feriti, comunque altissimo. Gravi i danni al patrimonio artistico, a edifici pubblici e religiosi. Danni incalcolabili al patrimonio edilizio. Quanto è accaduto a Brescia rappresenta un esempio di analoghe sciagure toccate ad altri centri italiani, grandi e piccoli. Al conflitto ha fatto seguito quella che è denominata "ricostruzione" in senso lato, fondata sulla forza positiva del lavoro, di cui la mostra propone immagini col sistema del confronto tra il "prima" e il "poi". La democrazia ha fatto il resto. La mostra è stata realizzata dall'Associazione culturale "Neo-Umanesimo"

il Broletto dopo l'incursione del 13 luglio 1944 (Arch. G.B. Bertelli)

con il sostegno del Centro Sociale Coop Lombardia di Brescia ed il Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia e dell'Amministrazione Provinciale. Archivi: The National Archives Washington D.C., Musei civici di arte e storia di Brescia, Fondazione "Luigi Micheletti", Azienda Servizi Municipalizzati, Cinefotoclub-Museo della fotografia, raccolte private di Gianbattista Bertelli e Pietro Gerelli. L’Inaugurazione della Mostra si terrà sabato 22 Aprile 2006 alle ore 17.00 Gino Bambara Presidente dell'Associazione


SPAZIO CULTURA | 11

APRILE 2006 Lessico dell’Educare 3

POESIA

Promessa

Poesie dalla Scuola media Orzivecchi LE STAGIONI: Aprile Il vento caldo attraversa il villaggio, accompagnato da una bellissima fanciulla che sparge fiori di tutti i colori verdi, rossi, gialli e blu. Dietro di lei gli alberi si riempiono di gemme, come bambini appena nati, io campi di fiori sono un foglio variegato, e gli animali si risvegliano dal lungo letargo. Il profumo dei fiori, la brezza calda e leggiadra che mi accarezza il viso, mi riempiono il cuore d'amore. Francesco Battaglia

Il sole di luglio In alto nel cielo Il sole di luglio domina su tutto

Il 'tesoro' nascosto nell'età dell'infanzia è la promessa. Come ci racconta in questa lettera una bambina brasiliana: "Nella mia casa ci sono due stanze, due lettini, una piccola finestra e un gatto bianco. Nella mia casa mangiamo solo la sera, quando il babbo torna a casa con il sacchetto pieno di pane e di pesce secco. Nella mia casa siamo tutti poveri, ma il mio babbo ha gli occhi celesti, la mia mamma ha gli occhi celesti, il mio fratello ha gli occhi celesti e anche il gatto ha gli occhi celesti. Quando siamo tutti seduti a tavola, nella nostra casa sembra che ci sia il cielo". Ecco la promessa è questa: consentire ad ogni figlio, ad ogni figlia -nella relazione familiare- di vedere, sperimentare e sognare il cielo, cioè la (loro) vita come abitabile e bella. Quindi il senso dell'educazione, contrariamente a quanto i pregiudizi e i luoghi comuni descrivono, è scritto nell'atto stesso in cui due genitori decidono di

ospitare un figlio. In quel momento hanno già rivolto una parola a lui, anzi hanno già dato 'la loro parola': "Non temere figlio, il mondo in cui sei giunto è buono e la vita che stai per cominciare promette bene. Per questo ci prenderemo cura di te, e per te daremo la nostra vita perché anche tu, riconoscente per il dono prezioso che ti è stato fatto, impari a desiderarla questa vita a meritartela anche un poco- e a difenderla sempre, fino a diventare capace anche tu di offrirla per altri perché anche altri possano goderne. Ti dichiariamo oggi che la vita che oggi ti viene regalata non ti deluderà -anche se intorno a te ci saranno 'nemici'- se tu saprai intraprendere questo cammino con fiducia dedicandoti al bene e fuggendo da ogni male. Te lo promettiamo!". È questo messaggio che ogni figlio si aspetta quando viene accolto, allattato, vestito, baciato e coccolato. Ciò è quanto basta! Il figlio insomma conta sul fatto che i suoi genitori

non solo gli daranno il pane, ma anche 'il perché della vita'; conta sul fatto che gli forniranno le ragioni per cui la vita dev'essere considerata buona sempre, nonostante lo scacco delle crisi, della malattia, finanche della morte. Conta sul fatto che forniranno anche a lui una coscienza esattamente mettendogli a disposizione la loro. Tante volte i genitori tradiscono questa promessa. Ci sono case troppo ricche, che non consentono più di vedere il cielo; ci sono vite troppo frenetiche che non consentono più di stare a tavola insieme e di accorgersi del colore degli occhi e delle gioie e delle ferite dei cuori. Di tanto in tanto conviene domandarsi se i nostri figli possano intuire e immaginare che nella nostra casa abita un po' di cielo e se nel nostro essere papà e mamma ci sia un poco l'immagine della bellezza della vita, addirittura di Dio padre/madre. Antonio Consonni

Rubrica Cinema

ci illumina, ci fa apparire come siamo senza ombre, senza segreti

ALLA LUCE DEL SOLE (Alla luce del sole, ITA 2004)

come un occhio rosso ci segue osservandoci fisso, ovunque andiamo

Drammatico - 90 minuti di Roberto Faenza con G. Bozzolo, C. Fortuna, A. Goria, L. Zingaretti Prodotto da Jean Vigo Italia

quel sole di luglio che nessuno dimenticherà.

Questo film narra la vera storia di Don Pino Puglisi, il parroco assassinato a Palermo nel quartiere Brancaccio. Il prete fu ucciso dalla mafia il giorno del suo 56° complernno, il 15 settembre del '93. Dal 1990 toglieva i ragazzini dalla strada sottraendoli di conseguenza al patronato criminale. Intorno alla parrocchia tutt'oggi non rimane nulla è un deserto sociale e politico dove nemmeno stato, polizia e stampa sono presenti. Don Puglisi, con la sua grande capacità di ascolto,restò disperatamente solo. Il talento del regista regala momenti intensi,privi di patetismi e sentimentalismi, grazie ad uno stile asciutto che permette di capire senza dire esplicitamente. Si parla di mafia mettendo in luce le vittime e non solo i carnefici in un momento difficile in cui la mafia è saldamente radicata al potere. Maria Lazzari

Davide Bettera Ottobre Grigio è il cielo di ottobre E sugli alberi si rispecchia la morte; le foglie si cullano indolenti nell'aria e gli animali cadono in un dolce sonno. Il temporale avanza a tratti ruggendo E i suoi fulmini trapuntano d'oro il cielo, il vento ulula come un lupo tra le case pallide e cupe. L'autunno vecchio e triste Osserva le sue giornate passare inesorabili e non aspetta altro che l'arrivo dell'inverno. Omar Nuzzi

I SENTIMENTI: La malinconia Malinconia è un giorno cupo. Malinconia è una musica triste. Malinconia è il fumo grigio Delle ciminiere di una fabbrica In una periferia di città. Malinconia s'impossessa furtiva di ognuno di noi, e mai più ci abbandona. La malinconia è un vecchio tenente Che guarda i bimbi giocare alla guerra E mentre li guarda si sente impotente Al ricordo di un soldato morto in una serra. Giorno di malinconia È un animale che nella sua tana sparisce Quando il giorno fugge via E la luce perisce. Rossoni Andrea, Bonometti Angelo, Zenucchi Matteo, Poli Matteo

Il ritorno, dopo quindici anni, nello splendido e prestigioso contesto del la Rocca di San Giorgio ad Orzinuovi, è , per Gian Franco Tortella, la rivisitazione di un per corso e la conferma di una grande passione per la propria terra: la pia nura bresciana.


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APRILE 2006 Parte il progetto “Diritti in Gioco”

La sfida dei palloni equosolidali dal Pakistan ORZINUOVI, IL PRIMO DI MAGGIO... L'Albatros riprende il volo. Anche quest'anno il collet tivo Albatros di Orzinuovi organizza, con il patrocinio dell'Amministrazione comunale e la collaborazione di sindacati e associazioni di solidarietà, una maniFESTAzione per richiamare l'attenzione sulla piaga dello sfruttamento del lavoro infantile e minori le nel mondo. In Piazza Garibaldi, a partire dalle ore 15 e fino a mezzanotte: concerti, libri, bancarelle, bella gente e buone vibrazioni e voglia di stare insieme in modo intelligente e utile. Vi si aspetta numerosi.

Il Progetto "Diritti in gioco" consiste in un innovativo intervento nel settore della produzione di palloni in Pakistan, attraverso il quale, con l’aiuto del commercio equo solidale, si vuole generare attenzione e risorse per l’appoggio alle attività di miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita della popolazione locale che l’ong italiana Iscos – Cisl sta realizzando e programmando. La produzione dei palloni è certificata da Fairtrade – Transfair Italia secondo i propri standard etici, ma il progetto vuole andare oltre puntando a rafforzare strategicamente il ruolo del sindacato ed a rafforzare le capacità dei lavori stessi. Il progetto nasce come risposta di collaborazione con Associazione Botteghe del Mondo per la campagna “Difendiamo i loro diritti” (promossa dalla rete botteghe del commercio equo europea News) , contro lo sfruttamento del lavoro minorile ed il ruolo positivo del commercio equo. Di palloni e di calcio si parlerà molto quest’anno, soprattutto in occasione dei mondiali di calcio in Germania. Per questo motivo l’associazione europea delle “Botteghe del Mondo” (del commercio equo solidale) News ha preparato una campagna di sensibilizzazione sullo sfruttamento del lavoro minorile e sul ruolo positivo del commercio equo: la campagna “Difendi i loro diritti”, che adotta proprio il pallone come “prodotto simbolo”.

Si parlerà di palloni, di calcio, di diritti... ed “i diritti”, una volta tanto, non saranno quelli televisivi!! Si tratterà dei diritti dei lavoratori coinvolti nella produzione di uno degli oggetti quotidiani più conosciuti da grandi e piccoli: i palloni.

mentale di miglioramento generale delle condizioni di lavoro per i lavoratori nel settore palloni dal distretto di Sialkot (Pakistan).

Rispondere all’esigenza di adottare questo prodotto simbolo per la campagna, ha stimolato la Cooperativa Commercio Alternativo a sviluppare un prodotto, ma soprattutto un progetto, che cercherà di migliorare e rafforzare gli interventi già in atto nel settore della produzione di palloni a condizioni più “eque”.

Il progetto si realizzerà nella misura in cui vi sarà appoggio da parte di molti soggetti, dai consumatori, alle associazioni, agli enti pubblici, alle associazioni, al mondo del commercio equo solidale, alle società sportive, agli operatori della distribuzione, ai media,… potendo esprimere appoggio a questo progetto in diversi modi: dall’acquisto di palloni, alla promozione del progetto, al finanziamento delle attività che si prevede di realizzare in loco.

La scelta del contesto in cui intervenire è stata cosi quella del famoso distretto di Sialkot in Pakistan. Qui vengono infatti prodotti circa il 70% di tutti i palloni da calcio del mondo!! In questo settore il problema dello sfruttamento del lavoro minorile era già saltato all’attenzione dell’opinione pubblica, della Fifa, dell’Oil, dell’Unicef e numerosi interventi sono stati realizzati nel tempo per porre fine a questa situazione. Fra i vari interventi anche il commercio equo e solidale ha definito nel tempo varie forme di intervento. Commercio Alternativo, in accordo con la ong Iscos legata al sindacato italiano Cisl, con i rappresentati dei sindacati locali, con il coinvolgimento di Flo – Fairtrade Labelling Organization, di alcune imprese locali, di Associazione Botteghe del Mondo, ha messo a punto un intervento speri-

Fra le prime positive adesioni e collaborazioni , quella dell’associazione Altropallone e della campagna Altrimondiali, nonchè di numerose botteghe del mondo. Anche il pubblico ha apprezzato gli scopi del progetto ed i palloni (da calcio, calcetto, pallavolo, beach volley, pallacanestro, rugby) sottolineandone la qualità e la bellezza del design: i palloni da calcio, che riportano anche il logo del progetto “Diritti in gioco”, ricordano infatti il mondo, con meridiani e paralleli colorati. I palloni saranno disponibili presso la “Bottega dei Popoli” di Orzinuovi, via Cavour 31 tel 030943575. I Volontari della Bottega

Un po' di storia Come fu che un grande talento portò un popolo alla miseria Questa è una storia di bambini e di palloni, ma è una storia in cui i bambini giocano molto poco. La regione in cui si svolge è il Punjab pakistano e la città di Sialkot, da secoli abitate da artigiani esperti nella cucitura di manufatti in pelle e cuoio. Di questa abilità locale si resero conto già nell'Ottocento gli inglesi che la sfruttarono ampiamente per la produzione di finimenti e selle per i battaglioni della regina di stanza in India. Ma la 'piena occupazione' per i cucitori pakistani è arrivata nel 1948, dopo la raggiunta indipendenza del paese, grazie agli americani che hanno impiegato questa grande manualità per realizzare le loro palline da golf e da tennis. Da qui ai palloni il passo è breve. Infatti, anche se la lavorazione dei palloni è di tipo industriale, alcune fasi, tra cui la cucitura, sono ancora artigianali. Così in Pakistan cominciano ad arrivare ordini per palloni da calcio (l'80% della produzione mondiale viene da qui) commissionati dalle maggiori multinazionali dello sport.


AMBIENTE | 13

APRILE 2006 Lungo le rive dei fossi

La Flora e la Fauna delle risorgive I fontanili sono dunque degli ambienti di origine artificiale, ideati e costruiti dall'uomo e da questi mantenuti in stato di efficienza, giacché se abbandonati si trasformerebbero nel tempo in zone paludose delle quali d'altra parte essi sono un relitto. Nei fontanili attivi, i principali fattori chimico-fisici dell'acqua che consentono l'insediamento e lo sviluppo delle piante acquatiche sono la tempe-

mappa delle risorgive nella provincia di Brescia

ratura quasi costante (mediamente da 9 a 14°), la discreta ossigenazione, la limpidità e la profondità ridotta, la presenza di corrente, una media concentrazione di sali minerali. E' ovvio che hanno un'influenza decisamente negativa gli sversamenti di liquami, di colature di irrigazione, inquinamento chimico. Altri fattori sono la tipologia del fondo, la profondità dello scavo, la presenza e la ricchezza della copertura arborea, arbustiva ed erbacea delle sponde. Dalla recente indagine condotta a cura del Museo Civico di Scienza Naturali di Bergamo sui fontanili lombardi è risultato che il tipo di vegetazione acquatica più diffusa e rappresentata è costituita dai popolamenti a Béru-

la erecta, un'ombrellifera indicata come sedanina d'acqua per l'aspetto e per il profumo che ricorda il sedano, in alcuni casi sostituita o intercalata da una congenere di aspetto e odore simili: Apium nodiflòrum, indicata con lo stesso nome volgare. La sedanina occupa per prima gran parte del fondo ghiaioso-sabbioso dei fontanili dopo le operazioni di spurgo grazie agli stoloni e ai fusti radicanti ai nodi, ed è sono seguite da altre piante che hanno gli stessi adattamenti, come il crescione d'acqua, il nontiscordardimé delle paludi, la veronica acquatica ed altre elofite, che amano insediarsi vicino alle sponde. Lo spurgo limita e condiziona l'evoluzione dinamica della flora e ringiovanisce i processi che causerebbero l'occlusione dello specchio d'acqua, favorendo quelle specie che meglio sopportano tale fattore limitante. Il maggior numero di specie - da 10 a 17, numero ben più alto della media degli altri piccoli corsi d'acqua della pianura - si osserva dove il fondo fangoso o nelle tipologie miste, dovute alla forma complessa di alcuni grandi fontanili che si ripercuote sulla morfologia e sulla sedimentazione. Le specie che si incontrano lungo le aste a fondo ghiaioso sabbioso sono mediamente 6-7. Nel tempo aumentano i detriti e la biomassa e sia affermano le cospicue colonie sommerse della lenticchia d'acqua spatolata o, nelle anse o intrappolate dalla vegetazione di bordura, quelle della lenticchia d'acqua comune, le "macchie" delle gamberaie ottusa e maggiore, della zannichellia, del ranuncolo a foglie capillari che a fine primavera orna queste acque di candide e innumerevoli corolle, e poi ancora piante che si affermano nei fontanili con spurgo più datato, quali il miriofillo spigato, il ceratofillo comune, la brasca delle lagune e la brasca increspata, ed infine la piantaggine d'acqua, la scagliola palustre, l'iris giallo, il coltellaggio maggiore, i giunchi, le carici, le tife e le cannucce di palude che preludono all'interrimento. I fontanili, malgrado la loro connotazione artificiale, costituiscono una notevole importanza anche dal punto di vista faunistico come hanno dimostrato numerosi studi effettuati e ricerche tuttora in corso, come le indagini sui crostacei anfipodi, presenti con numerose specie che vivono in acque sotterranee ed in ambiti interstiziali o quelle inerenti la fauna malacologica (molluschi) ed entomologica (insetti). La presenza, all'interno di questo ambiente, di numerosi e diversi habitat spiega la sua ricchezza di animali, molti dei quali pressoché scomparsi o in continua rarefazione nelle nostre acque interne, come la tartaruga acquatica o testuggine palustre, il gambero ed il granchio di fiume, il tritone; fra i pesci, oltre alla sanguinerola, lo spinarello, lo scazzone, il cobi-

te, la lampreda di ruscello, vi sono anche segnalazioni di una specie endemica di aspetto simile al ghiozzo, l'Orsinigobius punctatissimus. Anche la distribuzione della fauna segue criteri di spazialità adattandosi ai differenti ambienti del fontanile, così possiamo osservare alcuni insetti che abitano la pellicola superficiale dell' acqua tranquilla delle "teste", come i coleotteri girinidi dal piccolo corpo nero e luccicante che si muovono velocissimi e frenetici disegnando mutevoli traiettorie e caroselli, oppure Emitteri della famiglia dei gerridi che camminano letteralmente sull'acqua sfruttando la tensione superficiale grazie alle lunghe zampe provviste di peli idrofughi. La notonetta, un'eterottero, nuota sul dorso sotto il pelo dell'acqua ed è così vorace da nutrirsi con specie più grandi di sé. Il fondo del fontanile, quando è sabbioso o ghiaioso, ospita le curiose larve dei tricotteri che per appesantirsi ed opporsi al trascinamento della corrente - e nel frattempo mimetizzarsi e sfuggire ai predatori - si sono muniti di un curioso astuccio costituito da un agglomerato di vegetali, sabbia grossa, sassolini, frammenti di conchiglie, dal quale fuoriescono solo con la testa. E potremmo ancora descrivere numerose altri interessanti strategie e svariati adattamenti delle innumerevoli specie che popolano queste preziose acque. Immagini tratte dal volume "Fontanili Bresciani" ed. Cogeme. Ennio Zanotti

Legambiente e le feste dell'albero e del creato nella Bassa Sabato 18 marzo, dopo una mattinata alquanto fredda e dopo duecento piante autoctone messe in posa tra Offlaga e Barbariga, eccoci qui a contemplare il nostro lavoro. È uno spettacolo vedere come, dove un'ora pri ma c'erano solo erba e sassi, sono spuntati come funghi, in mezzo ai sorrisi e agli schiamazzi dei bambini delle scuole, dei meravigliosi boschetti e filari di piante. Questa è la festa dell'albero, e di queste feste ormai il nostro circolo ne ha fatte tante, ma ogni volta è sempre una gioia poter vedere quanto i bambini si divertano con secchi e badili, di quanto le loro maestre siano serene e contente e di quanto le loro mamme e papà siano rilassati, nonostante la preoccupazione per le scarpe col tacco infangate e per i loro figli tutti impiastricciati. La festa dell'albero e la piantumazione di angoli verdi qui nella bassa da qualche anno a questa parte sono una bella realtà tanto da aver ottenuto il supporto spirituale (e attivo) della pastorale del creato della diocesi di Brescia, nella figura instancabile di don Gabriele Scalmana. Questi momenti di allegria e di festa, quindi, si trasformano sempre in momenti di riflessione, dove i bambini e i grandi (compresi i volontari accorsi all'iniziativa) trovano (o ri-trovano) il contatto con la terra e con l'ambiente che di questi tempi sembra sempre più venire meno nella nostra vita. Non dimentichiamoci, inoltre, che questo tipo di iniziative, oltre alla grande valenza educativa, ha anche una grandissima funzione pratica: quella cioè di ridurre effettivamente le emissioni climalteranti di CO2 che stanno compromettendo la nostra salute e stanno mettendo a repentaglio la so-

pravvivenza della nostra specie (e di tutte quelle del creato) su questo bellissimo pianeta. "Soltanto gocce in un mare di indifferenza" replicheranno sicuramente i pessimisti e gli eco-sciettici, ma se vedessero effettivamente il peso e la valenza di queste "gocce" negli occhi di quei bambini, cioè di coloro che prenderanno le redini di questo mondo, forse cambierebbero idea. Allo stato attuale delle cose appare ormai ovvio che le emissioni di CO2 derivanti dalle attività antropiche sono le responsabili degli stravolgimenti climatici a cui stiamo assistendo, per cui è necessario ridurre tali emissioni in prima istanza spingendo più che si può sul tasto dell'efficienza energetica in ogni settore (non è utopia, e in molti paesi è già realtà!) e in secondo luogo "azzerarle" attraverso le piante, gli unici organismi viventi in grado di assorbire l'anidride carbonica e restituirci ossigeno. Infatti ogni attività umana, ogni bene e ogni merce, poiché consuma energia o ne ha consumata per essere prodotta, ha in sé un carico di emissioni di CO2 non indifferente. Quindi ognuno di noi ha il preciso dovere, per sé e per i propri figli, di annullare le emissioni derivanti dalle proprie attività. In mancanza di un buon senso collettivo, noi, attraverso le feste dell'albero, vogliamo provare a colmare queste grosse lacune, sia educative che di carenza di piante (in quanto assorbitori di CO2) sul nostro territorio. È fantastico vedere come migliori il paesaggio (sotto tutti i punti di vista) e come migliori di conseguenza la qualità della vita, anche solo in presenza di piccole aree riforestate. Questo non è da sottovalutare, soprattutto alla luce del fatto che la rifiorestazione, le piante e la legna possono diventare una buona fonte di red-

dito per l'agricoltura, unendo l'utile al dilettevole, come già avviene in diversi paesi dell'unione europea. Non a caso in questi anni sono nate aziende che curano per conto di altri l'azzeramento delle emissioni delle più svariate attività umane, dai CD di Vasco Rossi ai programmi di Maurizio Costanzo, dalle fiere ai congressi, dalla produzione di certi beni di uso comune agli eventi sportivi ecc… Inoltre il termine "biomasse" e l'interesse verso forme di energia a bilancio zero di emissioni sta sempre più crescendo (le biomasse sono considerate a bilancio zero di emissioni perché l'anidride carbonica che scaturisce dalla loro combustione, per esempio allo scopo di produrre calore ed energia, è esattamente quella che esse hanno assorbito durante il loro ciclo vitale). Tutti possiamo fare qualcosa, e non dobbiamo chiamarci fuori da questa sfida globale che deve portare ad un mondo più efficiente, più giusto, più sano, più equo e quindi un mondo che ha realmente un futuro. Come diceva un vecchio capo tribù degli indiani d'america: "la terra non è l'eredità lasciataci dai nostri padri, ma è un prestito fattoci dai nostri figli". A noi il compito di riconsegnarla intatta ai suoi veri proprietari. In questo senso c'è ancora molto da lavorare. Non facciamoci ingannare da false chimere, come la crescita del PIL e lo sviluppo a tutti i costi, ma cerchiamo di guardare un po' più in là del nostro naso, questa è la chiave per ridare a chi ce l'ha prestato un mondo migliore. Per il circolo Legambiente "Bassa Bresciana" Manuel Zanola


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APRILE 2006 Scuola dell'infanzia e micro-asilo "Sandrni - Mazza" | Fondazione di partecipazione Quinzano d'Oglio

Adottiamo un albero All'interno del progetto annuale, si è svolto un articolato percorso di sco-

perta e riprogettazione dello spazio esterno, reso necessario dall'ampliamento dell'edificio scolastico avvenuto lo scorso anno. Nell'attivare questo percorso le insegnanti sono partite dal considerare che il giardino della scuola è uno spazio da esplorare, leggere, analizzare, ideare e riprogettare, in quanto i bambini lo considerano proprio, lo sentono familiare e lo utilizzano per giocare con i loro amici e lo vorrebbero perciò rispondente ai loro bisogni di esplorazione, di gioco, di movimento. L'iniziativa ha previsto varie fasi : > FASE ESPLORATIVA: indagine sulle forme di vita presenti nel giardino (insetti, piante, fiori,...) > FASE IDEATIVA manifestazione di impressioni, idee, ipotesi, individuando soluzioni per migliorare e valorizzare l'ambiente esterno. > FASE ESECUTIVA i giardinieri hanno provveduto alla piantumazione degli alberi. I bambini e le insegnanti hanno partecipato con canti, filastrocche, girotondi.

Ognuna delle sette sezioni adotterà un albero scegliendone un nome e provvedendo alla sua crescita, curandolo e innaffiandolo. Si ringrazia l'Amministrazione Comunale e in particolare l'Assessorato all'Ecologia per aver provveduto alla fornitura degli alberi e del personale addetto alla piantumazione. Con l'arrivo della bella stagione, per aiutare il bambino ad interiorizzare i ritmi naturali, collegati alla nascita ed alla crescita degli esseri viventi, il progetto sarà ulteriormente ampliato con la realizzazione di un piccolo giardino dove il bambino potrà coltivare e accudire piantine e fiori. Sarà composto da quattro pezzi di terra, dove si coltiveranno piante e fiori corrispondenti a ciascuno dei quattro sensi: gusto, odorato, tatto, vista; il quinto senso, l'udito, lo scopriremo via via nel canto degli uccellini, della acqua, nel silenzio e nei rumori. "NEL GIARDINO DEI SENSI" il bambino potrà esplorare, manipolare e osservare con l'impiego di tutti i sensi. LE INSEGNANTI

Lettere al Direttore: Cittadini contro l’impianto WTE La stampa locale ha pubblicato nei giorni scorsi la notizia dell'annuncio da parte dell'Amministrazione provinciale dell'autorizzazione alla ditta Wte per insediare sul territorio del nostro comune l'impianto contro il quale abbiamo raccolto più di 2.600 firme di Quinzanesi. L'imminenza della firma sull'autorizzazione ci era stata anticipata solo pochissimi giorni prima dall'Assessore provinciale all'ambiente, durante una seduta della commissione provinciale ambiente che vedeva anche la nostra partecipazione. Eravamo presenti a quella seduta della commissione per portare, come ci era stato richiesto dallo stesso Assessore, alcuni rilievi di carattere tecnico riguardo il

progetto dell'impianto Wte, e ci siamo ritrovati invece con il preannuncio di questa autorizzazione. Non nascondiamo di essere profondamente amareggiati dal fatto che le nostre

ragioni non abbiano incontrato la minima considerazione: le preoccupazioni di 2600 persone in merito alla pericolosità dell'impianto sono state superate da valutazioni strettamente tecniche dettate da una normativa a nostro avviso poco cautelativa. Nonostante questo restiamo convinti che la partita non sia definitivamente chiusa: sappiamo che l'Amministrazione comunale ricorrerà al Tar contro questa decisione; questo ci da tempo ulteriore per provare a mettere in campo nuove iniziative. Invitiamo allora tutti a partecipare agli incontri del comitato, tutti i giovedì sera alle 21.00 presso la saletta di casa Widmer, per valutare insieme i prossimi passi da compiere:

pensiamo innanzitutto che i Quinzanesi debbano manifestare ancora in modo chiaro il loro punto di vista riguardo questo impianto e l'area nella quale andrà ad insediarsi; dobbiamo quindi organizzare una risposta forte, diffusa e condivisa dalla maggior parte di tutti noi. Per questo serve ancora la partecipazione e l'impegno dei cittadini di Quinzano e il comitato, libero e indipendente dai partiti, è il luogo ideale nel quale portare le nostre idee e le nostre energie. Abbiamo trasformato un caso locale in una vicenda degna dell'attenzione dei mezzi di informazione provinciali e regionali, abbiamo mobilitato decine di persone e raccolto migliaia di firme contro que-

sto impianto, abbiamo portato il dissenso dei Quinzanesi sin nella sede dell'Amministrazione provinciale, cercando sempre la collaborazione dell'Amministrazione comunale e di tutte le forze politiche presenti sul territorio; pensiamo di aver dimostrato che esistono spazi per cercare di incidere su quelle scelte che vengono generalmente prese sulla nostra testa e che ci vedono troppo spesso spettatori silenziosi. Su questa strada intendiamo proseguire. Comitato Ambiente e Salute

San Paolo

XIII edizione di “Artisti in Piazza” Il Circolo Culturale don E. Verzeletti inaugura la XX Stagione d'Arte. Con la XIII edizione della manifestazione "Artisti in Piazza" , inizia per il Circolo Culturale don E Verzeletti la XX Stagione d'Arte nel 20° anno di fondazione del Circolo. E' dal 1986 che questa Associazione promuove l'Arte nelle sue più diverse espressioni, coinvolgendo coloro che già hanno delle inclinazioni artistiche, altri che ci vogliono provare e che sotto la guida di Artisti già affermati si sentono incoraggiati e stimolati a provare ad esprimere le loro sensazioni, i loro umori, il loro modo di vedere il mondo. Questo appuntamento nella piazza di San Paolo, messa come sempre a disposizione dall'Amministrazione Comunale, avrà quindi uno svolgimento del tutto particolare, finalizzato a celebrare il 20° anno di attività, visto più che come traguardo raggiunto, come un punto di partenza per altre Stagioni d'Arte. Per dare più risalto alla manifestazione "Artisti in Piazza 2006" si è pensato di svilupparla in due giorni: inizierà perciò sabato 29, dalle 16 alle 22, e riprenderà domenica 30 aprile dalle 9 fin verso le 19. L' evento, come è ormai tradizione, ha come fine principale quello di portare gli Artisti a diretto contatto con il pubblico, sempre numeroso, perché quest'ultimo ne apprezzi l'abilità nel realizzare le opere, ne capisca il significato, ne esalti il valore estetico, intuisca l'estro personale che distingue ogni artista. A fianco degli Artisti ci saranno anche gli allievi delle scuole d'arte del Circolo che, sollecitati dai loro maestri Ernesto Roversi prima e Claudio Loda poi, sapranno dare dimostrazione di quanto appreso nelle serate trascorse presso la sede del Circolo. Vedremo perciò alcuni allievi alle prese con i pennelli e con i cavalletti per quanto riguarda la pittura, altri che con grande pazienza e abilità trasmessa loro dalla maestra di decorazione Alessandra Fusari eseguono piccoli ma veri e propri capolavori sulla bianca e anonima ceramica, o che plasmando la materia fanno da essa emergere forme che esprimono sensazioni ed emozioni soggettive interessanti. Altri ancora che con pazienza e con personali interpretazioni delle antiche tecniche, hanno dato vita ad un'altra attività artistica del Circolo che, sotto la guida di Giacomo Gandellini, sta dando ottimi risultati: l'Incisione , antica arte di riprodurre su carta e in più copie un'immagine incisa, attraverso diverse tecniche, su lastre metalliche; il tutto rigorosamente a mano, senza l'ausilio di quelle tecniche grafiche moderne usate per riprodurre immagini.

A mezzogiorno, come tradizionalmente avviene in questa manifestazione, ci sarà il consueto appuntamento, presso il Centro Diurno, "..a pranzo con gli Artisti": un momento di allegria e di socializzazione tra gli artisti, per scambiarsi esperienze, cercare nuove idee per nuove manifestazioni, il tutto davanti ad un appetitoso piatto e un buon bicchiere di vino. Uno spazio importante sarà riservato pure alla Musica, una delle più nobili tra le Arti. Nel pomeriggio, verso le 16, si esibiranno in piazza, così come avveniva in epoche lontane, un gruppo di fama internazionale, esperti ricercatori ed esecutori di canti e danze rinascimentali. E' con

grande entusiasmo che il Circolo Culturale ospiterà ad "Artisti in Piazza" il gruppo di musiche e danze rinascimentali "La Rossignol" diretto da Domenico Baronio che, coinvolgendo anche il pubblico, si esibirà nel repertorio di musica risalente al XV e XVI secolo. Una novità che con orgoglio e impegno l'associazione ha voluto per questa manifestazione per promuovere, come è da sempre per il Circolo, la Musica non nelle sue espressioni più attuali e commerciali, ma in quelle più alte e più nobili. Poche sono infatti le occasioni per sentire, eseguite da copie di strumenti dell'epoca, brani di autori antichi. Il Circolo è una delle pochissime associazioni che da sempre promuove musica che spazia tra il medioevo fino alle soglie del XX secolo. Parlando di musica, vogliamo annunciare che il 19 aprile, in occasione dell'anniversario della nascita di don Emilio Verzeletti, a cui è intitolato il Circolo, si terrà nella chiesa parrocchiale di San Paolo un concerto di musica sacra organizzato dal Circolo con la collaborazione della Parrocchia ed eseguito dal Coro "Claudio Monteverdi" di Crema, che sotto la guida del maestro Bruno Gini accompagnerà il soprano Yetzabel Arias

Fernandez che proporrà brani di grandi autori come Claudio Monteverdi (1567-1643), F. Cavalli (1602-1676), D. Buxteude (1637-1706), J.M. Haydn (1737-1806), H. Purcell (1659-1695), F. Mendelsshon (18091847) e altri ancora. (e-mail: info@circoloverzeletti.it Web Site: www.circoloverzeletti.it ) Massimo Alghisi


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pag. 10 SPAZIO COMMUNITAS • Alla ricerca di nuove risorse per la gestione della Sanità • Brescia dal 25 aprile 1945 ad oggi ORZIVECCHI POMPI...

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