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FOGLIO INFORMATIVO PROMOZIONALE

Comitati Ambiente e Territorio

A che Santo VOTARSI? Democrazia a Km. zero La democrazia è un pomodoro. Mantiene le sue virtù, il suo profumo e il suo sapore solo se è a “chilometro zero”. Solo se rinsalda il legame fra le scelte necessarie per il paese, per un territorio, e la gente che ci vive. Solo se la voce davvero libera (perché disinteressata) dei cittadini che si impegnano in prima persona viene ascoltata. Per questo, per amministrare il “bene comune” ci sono i politici no? Li eleggiamo e loro ci rappresentano. Così dovrebbe essere. L’articolo uno, secondo comma della Costituzione recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Bene, sempre più spesso non è così. Il popolo elegge i propri rappresentanti per amministrare la cosa pubblica nel rispetto delle regole. Vale a dire che prima di costruire una nuova autostrada che sventra il territorio e non sempre riduce il traffico, anzi, lo attrae, si dovrebbero avere i pareri favorevoli dei Comuni attraversati, e si dovrebbero ascoltare gli abitanti interessati. Lo stesso vale per un nuovo inceneritore (mentre la raccolta differenziata langue e non è incentivata) o per la nuova ondata di centrali nucleari (ma ammesso e non concesso che una nuova centrale a Chioggia sia davvero “sicura”, le scorie tossiche, dove finiranno?). Sono esempi che insistono tutti sul nostro territorio che coincidono, non casualmente, con grossi giri d’affari, perché il vero oro nero per l’imprenditoria italiana si chiama ormai cemento, asfalto e rifiuti. Esempi di interventi pesantissimi che procedono spediti, vanno di corsa grazie a “leggi speciali”. "Che è ora di finirla con la burocrazia che blocca sempre tutto!" dice l’italiano giustamente indignato dall’immobilismo di decenni. E allora ben vengano i supercommissari dai poteri straordinari che hanno carta bianca per decidere in deroga a tutte le normative. Domanda: e se invece di cancellare ogni controllo ambientale e democrati-

co (prassi che finisce per favorire pochi gruppi di potere) si riformasse seriamente il mostro-burocrazia? Nessun governo l’ha mai fatto davvero, di destra o di sinistra. La democrazia è stata ormai svuotata a colpi di decreti legge, “emergenze” o “grandi eventi” da gestire in barba ai pareri delle amministrazioni locali e delle popolazioni. I risultati li vediamo in queste settimane con quella che per molti è già la Tangentopoli numero 2, quel sistema di corruzione, soldi pubblici e imprenditori-leoni che, insieme a funzionari dello Stato e politici, si spartiscono torte milionarie. Un quadro desolante. Chi vive una vita normale è in ansia per il lavoro perso o in bilico, per i conti che non tornano a fine mese, per il mutuo troppo alto; ecco, chi vive così e legge di quanto sarebbe bella una democrazia a km 0, legata alle esigenze del territorio, ai bisogni dei cittadini che lo abitano, e non a quelli delle tasche di pochi, avrà senz’altro la forte tentazione di allargare le braccia e dire: “Che ci posso fare?”. Si può cominciare con lo scegliere più attentamente come votare alle elezioni. Ma limitarsi alla delega non basta, anzi può essere pericoloso. Meglio cominciare anche a piantare una piccola piantina di “pomodoro democratico”, per non uscir di metafora. Si può trovare un briciolo del proprio tempo per iniziare a riflettere su cosa non va in questo Paese. E dopo il pensiero c’è l’azione. L’impegno in prima persona nei mille modi che una società civile come la nostra, vessata ma non vinta, può ancora offrire, dai comitati, al volontariato ai gruppi che propongono stili di vita diversi, sostenibili e solidali. A nessuno è chiesto di fare l’eroe. A nessuno è chiesto di trascurare la propria vita personale. Ma a tutti è chiesto, e questo, sì!, è un appello, di dedicare un po’ del proprio tempo al bene comune. Suonerà ingenuo, suonerà demodé ma…la domanda giusta è: perché non farlo?

Un Movimento catartico CAT siamo noi, i gatti dei Comitati; e ARSI, bruciati sulla pira come eretici fastidiosi, ci vorrebbero probabilmente in tanti. Primi fra tutti i politici “del fare”, quelli che non sopportano alcun contrasto politico nè alcun controllo giudiziario. Si sentono unti dall’unto, le grandi opere sono la loro missione e SVILUPPO è il loro credo. Che poi è sviluppo degli affari loro e delle lobby di engineering e di costruttori che li sostengono; e a discapito di un territorio che per metà è allo sfacelo per abbandono e per metà è devastato da emergenze e grandi eventi, da autostrade e complanari, da raccordi e bretelle, da centri del terziario avanzato e new city!

Ma sarà difficile che i gatti finiscano arsi, tantomeno che vengano cucinati e mangiati. Certi animalisti rigorosi hanno fatto recentemente allontanare da una invadente trasmissione televisiva di culinaria un esperto, il più sobrio del gruppo, che si era azzardato a raccontare di come in Toscana (ma anche in Veneto) fosse usuale prima della guerra e, soprattutto, durante la guerra, cavarsi la fame con qualche felino domestico, spossato pure lui. Da questo punto di vista, in quanto gatti, siamo dunque sicuri. Potremo sempre appellarci agli animalisti onde evitare i roghi purificatòrii o i più semplici spiedi. Attenti però! Una legge che apra la caccia anche alle specie

presidio CAT

protette e agli stessi animali d’affezione, quando disturbino il senso dell’ordine dei benpensanti al potere, forse è già scritta. In ogni caso, per nostra e vostra sicurezza, alle elezioni regionali evitate accuratamente di votare i politici del fare: dei vostri voti di schieramento o di assuefazione si serviranno anche contro di voi! Se promettono di togliere i camion dalla Riviera sappiate che sono pronti a far passare non un camion ma una intera camionabile sotto casa vostra! O addirittura sopra! Catàrsi, a parola intera, nella lingua italiana significa “purificazione”; nella grecia antica il termine indicava un rito magico inscenato a questo scopo. Altri hanno inseguito la catàrsi nella redenzione estetica dalle passioni umane tramite la poesia. Noi non abbiamo niente contro la poesia, tutt’altro, ma non abbiamo niente neanche contro le passioni, tantomeno contro le più nobili fra esse che muovono gli uomini alla ricerca di giustizia e di verità. E non intendiamo assopirle. Infine, in veneto catare vuol dire trovare; e catarsi (ancora meglio catarse),

vuol dire trovarsi, riunirsi per condividere un’idea, raccontarsi dei fatti, svagarsi insieme. Catàrsi addirittura vuol intendere, fra due o più persone, riconoscersi ispirati da una sensibilità condivisa. Questa è l’accezione del titolo che ci piace di più. I comitati sono infatti luoghi di incontro di donne e di uomini, giovani e meno giovani, che spinti dal loro spirito di libertà e da una incontenibile indignazione si mettono insieme per combattere l’illegalità e il malaffare, l’arroganza perversa della aggressione all’ambiente, l’avidità di denaro, di quello pubblico in particolare, da succhiare alla collettività mediante procedure falsate, appalti in deroga, anticipazioni di capitale in finanza di progetto da far fruttare attraverso concessioni e pedaggi. I gatti amano stare al sole e, se possono scegliere, prediligono i monumenti e le pietre antiche, quelle segnate dalla storia e dalla frequentazione di tante generazioni di gatti prima di loro. Anche per questo, alle elezioni comunali al Dolo i CAT hanno scelto di stare sul vecchio ponte, IL PONTE DEL DOLO !


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ELEZIONI A DOLO

Al 100% per la difesa del territorio I programmi elettorali si somigliano tutti? Non sempre. Nel caso della lista civica “Il Ponte del Dolo” le differenze ci sono. E si vedono. Le parole d’ordine sono tre: partecipazione, sviluppo sostenibile e solidarietà sociale. E, su tutto, la lotta contro lo scempio del territorio della Riviera, portato avanti a colate di cemento e distese di nuovo asfalto. Partecipazione perché ormai chi dovrebbe rappresentare i cittadini tende a rappresentare principalmente i propri interessi. Sviluppo sostenibile per un semplice motivo: se tutti vivessero come si vive nelle nostre zone ci vorrebbero almeno 4 pianeti Terra. Dolo non fa eccezione e si con-

traddistingue per l’elevato smog, un eccessivo consumo di suolo, il dissesto idrogeologico, l’inquinamento delle acque e delle falde superficiali. E il danno si ripartisce su tutti perché di inquinamento ci si ammala. Fra i casi più diffusi ci sono malattie all’apparato respiratorio e tumori in elevata percentuale. Ma i danni si chiamano anche allagamenti, un sistema turistico e agricolo messi in ginocchio dalla pianificazione selvaggia portata avanti fino ad oggi. Ambiente e territorio dovrebbero essere la priorità di qualsiasi amministrazione. Ecco le premesse da cui nascono le idee di questa lista civica e i punti principa-

li del programma che, a differenza di quanto troppo spesso accade, non è accessorio, ma fondamentale. Per salvare il futuro di Dolo, di tutta la Riviera del Brenta e del Miranese, è necessario dire un NO ALLE GRANDI OPERE come Nuova Romea, Camionabile, Veneto City, elettrodotto aereo Terna e Ospedale Unico dentro Veneto City. Esistono soluzioni meno impattanti e costose per la collettività come l’interramento dell’elettrodotto, ad esempio. Fra gli altri punti fondamentali del programma c’è lo stop al consumo di suolo, una gestione attenta delle risorse idriche secondo il principio che l’acqua è un “bene co-

mune”. Anche sul fronte dell’energia, Dolo può fare la sua a partire dalla riqualificazione energetica degli edifici pubblici, che consentirà di realizzare un considerevole risparmio economico da destinare ai servizi sociali. Per i rifiuti, oltre al porta a porta più capillare per pagare davvero in proporzione al rifiuto non differenziato che si produce, si vuole puntare anche a politiche per la riduzione dei rifiuti. Si propone una mobilità diversa basata su di un trasporto pubblico efficiente e su dinamiche come il "car sharing" e la ciclabilità in sicurezza. Sempre sul fronte ambientale, si andrà verso la creazione di un bosco

di pianura, nuovi polmoni verdi e promozione di prodotti biologici a chilometro zero. Fra i punti del programma, le Pari Opportunità che devono puntare sugli Sportelli donna e sul ritorno a Dolo del consultorio familiare e pediatrico, attenzione alle politiche giovanili, una rimodulazione dell’addizionale IRPEF in base al reddito per andare incontro alle famiglie messe in difficoltà della crisi. Focus anche sulle dinamiche di integrazione multiculturale, unica via alla sicurezza e sull’importanza della residenzialità accessibile a tutti. Attenzione alle famiglie significa anche una rivisitazione delle rette dell’asilo nido

in base al modello ISEE e non alla dichiarazione dei redditi. Serviranno un centro sportivo a Sambruson e una riqualificazione complessiva delle porte d’accesso al centro del paese con il “trasloco” dei depositi Actv; questo consentirà di completare il secondo stralcio della risistemazione di Piazza Cantiere aumentando percorsi pedonali e ciclabili. In un virtuoso meccanismo a cascata, sarà possibile consolidare il prezioso tessuto di piccole attività commerciali che rende vivo il centro di Dolo. Valorizzare le risorse paesaggistiche e culturali permetterà inoltre di promuovere un turismo di qualità.

Quando c’e’ di mezzo il “Dolo” Tutte le grandi opere che rischiano di stravolgere la Riviera e il Miranese, trovano drammaticamente il loro punto di incontro nel territorio di Dolo. Di questo scempio la responsabilità non è solo dei vertici regionali o provinciali. L’amministrazione uscente del Sindaco Gaspari ha pesanti responsabilità. Infatti è nota la posizione favorevole della maggioranza per arrivare all’accordo di programma su Veneto City. Forzature in tal senso sono state fatte

sin dal 2008,seguite poi dall’inserimento esplicito nel documento preliminare al nuovo piano regolatore (PATI), e dalla scelta di incaricare, per il controstudio sul traffico, Gianmaria De Stavola, un professionista, esponente del PD di Pianiga e dichiaratamente a favore del progetto. Ambigua o quanto meno contraddittoria la posizione sulla Romea Commerciale: infatti da un lato il Comune spedisce al Ministero dell’Ambiente delle osservazioni contrarie

all’autostrada (ma solo nell’ipotesi di attacco a Roncoduro), ma dall’altro esprime parere favorevole al nuovo Casello di Albarea, raccogliendo il consenso di tutta l’opposizione, ad eccezione del gruppo di Sinistra Civica. Quest’opera, apparentemente secondaria, è invece una specie di chiave di volta: la sua realizzazione non solo è prevista dai proponenti di Veneto City, ma è anche l’unico modo per consentire l’attacco della Romea Commerciale proprio sul

Passante a Roncoduro. La mancata riapertura dello svincolo di Dolo, oltre a causare gravi disagi a molti abitanti, determina anche la perdita di utilità delle opere complementari costruite nella zona (circa 6 milioni di euro), e della “Bretella Ormenese”. Sulla camionabile è stato espresso un giudizio critico e articolato ma non una contrarietà netta alla realizzazione della nuova arteria stradale; ed infatti sempre nel documento preliminare al PATI, come per la Romea

Commerciale, anche per la camionabile si prevedono opere di compensazione ai lati delle due arterie, ma ci si guarda bene dall’esprimere un parere contrario o dall’introdurre elementi che abbiano funzione di ostacolo al loro passaggio. Infine sull’elettrodotto è stato espresso parere contrario alla soluzione aerea, ma poco o nulla è stato fatto in termini di azioni amministrative e legali per ottenere l’interramento. A dimostrazione di una sostanziale convergenza

sulle scelte strategiche per il territorio di Dolo è da sottolineare il profilo molto basso, e alle volte di aperto sostegno (come per la vicenda del Casello), tenuto dai consiglieri della civica di opposizione. Coerentemente contrari alle grandi opere, almeno a livello locale, si è dimostrato il gruppo di Sinistra Civica, che anche per le divergenze su questi temi ha avuto il coraggio politico di uscire dalla maggioranza e passare all’opposizione.

Storia e Acqua a Dolo – Lo Squero


ELEZIONI A DOLO

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YES, WE CAT. Le ragioni di una scelta Quando Barack Obama lanciava l’ormai storico slogan “Yes, we can!” nessuno al mondo avrebbe immaginato che un giovane uomo di colore avrebbe potuto ottenere un tale successo e arrivare alla Casa Bianca, segnando una svolta nella storia degli USA. Fatte le debite proporzioni e i distinguo del caso, oggi a Dolo i comitati/associazioni della Riviera e del Miranese lanciano lo slogan “YES, WE CAT!” per spingere verso il successo la lista “Il Ponte del Dolo”. Non si tratta delle “solita civica” ma di una vera e propria Lista di Cittadinanza che, rompendo la logica degli schieramenti e delle appartenenze politiche, è riuscita a mettere insieme persone e organizzazioni diverse, ma con un obiettivo comune molto chiaro in testa: fermare Veneto City e le grandi opere per salvare il futuro di Dolo e di tutta la Riviera del Brenta. Il problema, in queste faccende, è captare il momento in cui scontento, rabbia, disinteresse, individualismo e rassegnazione, virano improvvisamente verso la consapevolezza che il cambia-

mento è veramente nelle mani di tutti: nella pratica diffusa di cittadinanza attiva, nell’indignazione non sterile ma propositiva, nella rivendicazione convinta e senza compromessi dei propri diritti alla salute e alla qualità della vita. Negli ultimi due anni CAT è stato vicino ai cittadini; materialmente vicino. Nei nostri gazebo in piazza (tutto l’anno e tutti gli anni, non solo nell’ultimo mese di campagna elettorale!), nelle manifestazioni e negli incontri pubblici, abbiamo incontrato migliaia di persone. Nelle loro parole, nel loro sostegno, abbiamo percepito che il momento è arrivato. Come la scintilla che infiamma la sterpaglia, forse ora è necessario che l’impegno costante di alcuni dia respiro e speranza alle convinzioni di molti. Inoltre tutte le grandi opere che stravolgeranno la Riviera e il Miranese (Romea Commerciale, Camionabile, Elettrodotto Terna, Veneto City, nuovo casello) si intersecano drammaticamente proprio in corrisponden-

I CANDIDATI DI CAT

GIANNI MALERBA originario di Dolo, per 30 anni dirigente tecnico nel Comune di residenza, Mira, appassionato d’arte è architetto e cultore del paesaggio, in particolare di quello Veneto; pochi anni fa è stato artefice del restauro della bellissima Villa Alberti lungo via Brenta Bassa, ora diventata un prestigioso Hotel. MARINA DONI residente al Dolo, stimata italianista e correttrice di bozze, è un’ambientalista convinta e coerente, tanto da aver improntato ormai da anni uno stile di vita il più ecologico possibile. Ama gli animali e per questo ha scelto di diventare vegetariana. ARIANNA DE MONTE: 37 anni di Sambruson, diplomata in agraria e studente di Scienze Forestali; lavora presso il Centro di Educazione Ambientale di Forte Carpenedo a Mestre e la sua passione è trasmettere ai bambini l’amore per la natura e il rispetto dell’ambiente. LUCA CONTE: 44 anni, abita a Sambruson non distante da dove dovrebbe passare la Romea Commerciale; è tecnico informatico e supporta i comitati nella gestione delle attività web; da sempre ecologista è anche impegnato nel volontariato con un progetto di sostegno ai bambini delle favelas brasiliane. GIACOMO MESCALCHIN, 50 anni vive a Sambruson dove coltiva con molta cura circa 8 ettari di terra che dovrebbero essere attraversati dalla camionabile e dall’elettrodotto. Conosce molto bene il mondo del teatro per il quale nutra una grande passione, di professione fa il vetraio. ENNIO CAGGIANO, 50 anni, di Cazzago fa il medico di base a Camponogara, è molto attento alle questioni ambientali, soprattutto per quanto riguarda gli impatti sulla salute causati dall’inquinamento atmosferico; segue i comitati da molti anni, ma è impegnato anche in altri progetti e attività per stimolare le persone ad adottare stili di vita più sostenibili.

za di Dolo, e in scadenza è anche l’approvazione del PATI con Fiesso. Proprio qui, nel fulcro

tra potere e interessi, utilizzando strumentalmente i voti dei cittadini facendo leva sulle lo-

del cosiddetto “bilanciere veneto”, i “Signori” della Regione stanno soppesando l’equilibrio

giche miopi dei partiti. Di troppi partiti: chi per mantenere, chi per conquistare gli affari in gio-

co, e infine anche chi, in modo accondiscendente, misura le opportunità di vittoria elettorale con il metro del compromesso. Da tutte queste considerazioni, dalla consapevolezza che hic et nunc, qui e adesso, si gioca il futuro del nostro territorio, è nata l’idea di partecipare alla sfida elettorale di Dolo insieme a tutti quei soggetti che fino a qui si sono battuti in modo coerente contro lo stravolgimento del territorio. La lista comprende attivisti di CAT, di Sinistra Civica (il gruppo che a Dolo riunisce attivisti di PRC, PdCI, Verdi, Sinistra Ecologia e Libertà), di esponenti della società civile o delle associazioni di Dolo. La scelta di costruire e sostenere la lista “Il Ponte del Dolo” non significa dunque la trasformazione di CAT in un Partito: CAT rimane un movimento di comitati e associazioni ambientaliste e trasversali, autonomo dalle dinamiche partitiche, convinto che lo spazio di azione dei movimenti debba essere quello che sta tra i cittadini e le istituzioni.

Convinto anche che la bussola per orientare le proprie scelte debba rimanere sempre tarata sul merito delle questioni (la difesa dell’ambiente, dei beni comuni, della salute), e non sulle convenienze “politiche” del momento. Poter condizionare pesantemente la prossima amministrazione comunale avrebbe un’importanza decisiva sia per fermare la devastazione dell’intero territorio della Riviera e del Miranese, sia per dare finalmente impulso a una pianificazione davvero partecipata che abbia come priorità la salvaguardia dell’ambiente, la salute e la qualità di vita dei cittadini. Tutto il CAT, da Saonara a Mirano, da Mira a Vigonovo, si sta impegnando in questa battaglia a viso aperto, con convinzione e determinazione assolute. L’appello ai cittadini non è solo quello di votare e far votare la lista “Il Ponte del Dolo”, ma, dopo che le urne saranno chiuse, di continuare ad essere vigili e partecipi delle scelte della nuova amministrazione.

Le donne del Brenta In questi giorni si consuma il rito pre-elettorale della caccia alle donne da mettere in lista. Lo spirito con il quale sono state proposte le "quote rosa" si svuota di significato, assumendo quasi esclusivamente un valore percentuale. La scarsa partecipazione femminile in politica pare sia – guarda caso! – colpa delle donne che non vogliono impegnarsi. Anche nei comitati le donne che operano attivamente sono poche. Di solito sono quelle che, per età, scelta o destino, non devono ancora o non devono più occuparsi a tempo pieno, dopo l’attività professionale, dei bisogni altrui, accudendo i figli, i genitori anziani e seguendo la gestione della casa. Non a causa di ruoli subiti, almeno non più nella maggior parte dei casi; semplicemente perché le donne si sono stufate di tentare di condividere con i loro compagni compiti che svolgono meglio e in metà

tempo. Così come molte si sono stufate di dover faticare il doppio per contare qualcosa all’interno dei partiti, spesso dovendo derogare alle proprie specifiche attitudini e qualità di genere per omologarsi a modelli di comportamento maschile. Ed è un problema grave, perché sono proprio le donne, così vicine alle inespresse speranze dei bambini e alle amare consapevolezze dei vecchi, con il loro primordiale istinto a difendere i più piccoli e la loro umana generosità verso i più deboli, che possono meglio comprendere quali sono le priorità per il futuro del territorio. Quelle donne di fronte alle quali gli “uomini del fare” dovrebbero chinare il capo e vergognarsi per non dare ascolto ai veri bisogni della gente. Perché sono soprattutto le donne, non con grandi opere faraoniche, ma con piccoli gesti quotidiani, che sostengono l’economia reale, facendo fronte alla scarsità

di servizi scolastici e sociali, di assistenza agli anziani e ai disabili, mentre fiumi di denaro si riversano nella devastazione del territorio. Oltre il danno la beffa, quindi, perché tutto questo impegno viene ripagato con un ambiente malsano e perdita di naturalità, di memoria storica e culturale per i loro figli, cittadini che stanno consegnando al futuro. Per quanto possono le donne del CAT, in poche ma combattive, assicura-

no alle donne di Dolo e di tutta la Riviera il loro impegno a difendere il diritto alla salute, alla qualità della vita e alla protezione dell’ambiente, priorità assolute nel programma della lista”Il Ponte del Dolo”, ma lanciano allo stesso tempo un forte appello affinché sempre più donne si mobilitino per salvare il futuro di questo martoriato territorio. Le donne di CAT.


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ELEZIONI REGIONALI

Il sistema GalanChisso-Minutillo Claudia Minutillo: la segretaria che diventa imprenditrice di successo con una gran passione per le opere pubbliche (grandi lavori, strade, ecc.). Capace? Intraprendente? Fortunata? Mah… Un dettaglio: stiamo parlando dell’ex segretaria di Giancarlo Galan, GG il doge (oramai ex pure lui). A onor del vero anche le altre due ex non se la passano male: Lorena Milanato in Parlamento, Barbara Degani, si è accontentata prima di uno scranno in Consiglio Regionale poi della Presidenza della Provincia di Padova. L’ex collaboratrice del “colosso di godi” è Amministratore delegato di Finanziaria Infrastrutture SA con sede nel paradiso fiscale di San Marino; la società ha come presidente Alberto Rigotti, il filosofo-finanziere amico di Massimo Cacciari e di Don Verzé, il consigliere spirituale di Silvio, si, proprio lui, l’unto dal Signore. A San Marino ha sede un’altra società gestita dall’ex braccio destro del Governatore, la Bmc broker, società di servizi oggetto di una interrogazione regionale per aver, tra le altre cose, organizzato la “festa dei fanghi” in onore del Ministro Lunardi e costata la bellezza di 210 mila euro (cerimonia durata un giorno). Poi la Minutillo si è messa a caccia di appalti, e il veneto è una miniera di occasioni. Non per tut-

Politica e affari a nord-est

ti, però. E la Minutillo si è messa sulla scia della Mantovani di Chiarotto e Baita (il cui nome compare in una settantina di società), asso pigliatutto delle costruzioni in Veneto. Dalle carte societarie della Adria Infrastrutture, risulta che l’azionista principale è il gruppo Mantovani, azionista di minoranza (tramite Investimenti s.r.l.) è Minutillo che è pure al timone della società col ruolo di consigliere delegato. In questi ultimi tempi Adria Infrastrutture si è accaparrata la sua fetta di appalti regionali, assegnati con la regia dell’assessore alle infrastrutture, Chisso, instancabile promotore di grandi opere in finanza di progetto, in un diluvio di cemento e asfalto. Qualche esempio: Adria Infrastrutture la troviamo nel progetto della “via del mare” A4-Jesolo, nella Pedemontana e nel Passante Alpe Adria. Ma la segretaria-manager di recente si è buttata anche nel business dell’editoria: è entrata nel gruppo EPolis (Il Venezia, il Padova, ecc) del filosofofinanziere Rigotti, si, ancora lui. E chi troviamo, tra i soci, oltre ad Adria infrastrutture? Il gruppo Pizzarotti che, assieme alla Mantovani si è aggiudicato l’appalto delle tangenziali venete da Verona a Padova, e l’inossidabile Vito Bonsignore noto, oltre che per essere stato condannato per tentata corruzione, anche per essere a capo della Gefip Holding, società con sede in Lussemburgo

che realizzerà la Romea Commerciale. Insomma, alleanze negli appalti che si ripetono nell’editoria; sarà un caso, ma a gestire il business dei giornali è stata nominata proprio la Minutillo che, oltre ad essere l’ex segretaria di Galan è anche buona amica di Chisso: i due politici che gestiscono incarichi e commesse nel Veneto del fare.

la promotrice Technital in cambio dell’incasso dei pedaggi per 46 anni. Dall’inchiesta del Comitato Veronese contro il Traforo, nella cordata vincitrice dell’appalto c’è anche la ditta Mazzi, impresa che ha sborsato 10.000 euro di contributo

la ReS spa che a sua volta controlla alcune immobiliari, e un altro troncone composto da società che partecipano alla Tangenziali Lombardo-Venete srl, una cordata che ha come obiettivo la realizzazione di un sistema di tangenziali a pagamento

elettorale per Tosi. In provincia di Vicenza è ancora più interessante il caso della Serenissima (Società Autostrade Brescia-Padova), dal 2007 feudo padano, presieduto prima dalla ex presidente leghista della Provincia Manuela dal Lago e ora dal suo successore e compagno di partito Attilio Schneck. La società ha in gestione il tratto A4 Brescia-Padova e la A31 Valdastico, di cui entro il 2013 si ultimerà il tratto sud da Vicenza a Rovigo (costo finale 800 milioni). Dopo quella data la concessione di ANAS è a rischio. Quindi per ottenere altri 40 anni di gestione e garantirsi gli introiti sicuri dei pedaggi, il modo migliore è moltiplicare i progetti e costruire nuove tratte. Schneck e gli altri soci privati puntano infatti decisamente alla Valdastico Nord, la mitica Pi.Ru.Bi., un affare da 2 miliardi di euro. Ma visto che il progetto non è stato ancora inserito tra le opere di interesse nazionale (legge obiettivo), l’ultima trovata spregiudicata di Schneck per allungare la concessione è la costruzione della nuova tangenziale nord di Vicenza, richiesta dal Comune (giunta....) come compensazione alla base USA del Dal Molin. Ma non è finita qui: attraverso un intricato sistema di società controllate dalla Brescia-Padova, la commistione di interessi che gravitano intorno alla Lega va ben oltre. Infatti tra queste società controllate c’è per esempio

parallelo alla A4 che da Padova arriva fino a Brescia. Numerose poi le partecipazioni della Serenissima ad altre società “autostradali”, tra le quali Vi.abilità spa, Pedemontana Veneta, e la Cis spa. Proprio la Cis è al centro della “singolare” vicenda del centro intermodale mai costruito a Montebello: 500.000 mq di campagna da trasformare in centro logistico, di cui metà comprati da Serenissima e Provincia e metà di proprietà della famiglia di Alberto Filippi, senatore del Carroccio (della corrente di Stefano Stefani come Schneck). Dopo l’accumulo di debiti e una gara andata deserta, spunta dal piano regolatore comunale una nuova area commerciale di 80.000 mq, e un’altra di soli 8000 mq per la logistica. Proprio a Filippi andrebbe la parte più appetibile grazie al cambio di destinazione d’uso e alla vendita. I tentacoli della Serenissima, e quindi della Lega, arrivano infine anche in Riviera del Brenta perché tra le partecipate della Brescia-Padova ci sono pure la Nuova Romea spa, assorbita ora dalla GEFIP Holding dell’europarlamentare PdL Vito Bonsignore, l’unico proponente rimasto in gioco per la realizzazione della “Romea Commerciale”; e la GRAP spa, società nata per fare il Grande Raccordo Anulare di Padova e la cosiddetta Camionabile, una vera e propria autostrada lungo il tracciato

La lega e i conflitti di interesse delle autostrade La Lega è sempre più un’idra almeno a due teste. Da un lato c’è il livello locale che alza la voce per difendere il territorio. A parole. Dall’altro c’è il vertice, quello che comanda davvero, che sta svelando ogni giorno di più il suo volto di potere e governo. Un esempio su tutti, la Romea Commerciale. La Lega della Riviera la osteggia contando così di raccogliere qualche voto in più, mentre dall’altro Luca Zaia, erede “predestinato” a raccogliere l’eredità di Giancarlo Galan alla guida della Regione, benedice la nuova autostrada come opera strategica per il Nord-Est e per il suo partito. Un sistema di commistioni molto redditizio che la Lega ha imparato a conoscere e ha fatto proprio. A Verona per esempio, l’affare più caro al Sindaco Flavio Tosi si chiama traforo delle Torricelle, una tangenziale, a nord della città, del costo di 390 milioni anticipati per buona parte dal-

I grandi appalti divorano territorio e soldi pubblici

dell’Idrovia PD-VE. Con buona pace dei leghisti locali alla Romea Commerciale.

Solo “briciole” per l’opposizione? La torta da spartire è abbastanza grande da far sedere al tavolo della festa pure l’opposizione di centro sinistra. Solo “briciole”?. La torta in questione è quella dei grandi appalti. Prendiamo ad esempio il Passante. Per questa grande opera del valore di circa 900 milioni di euro, vince la cordata costituita da Impregilo Spa, Consorzio Cooperative Costruzioni (area Pd) e Grandi Lavori Fincosit. Altro capitolo interessante è quello della Camionabile, autostrada a pagamento lungo l’Idrovia fra Venezia e Padova che si collega al Grap, Grande Raccordo Anulare di Padova. Per entrambe queste nuove opere il gestore (nonché proponente) sarà una società, la Grap Spa che ha per amministratore delegato quello stesso Lino Brentan (area Pd) che è già amministratore delegato dell’Autostrada PDVE, amministratore unico della Nogara Mare, consigliere di amministrazione di Veneto Strade, revisore dei conti AISCAT (associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori), fra gli altri incarichi ricoperti in numerose altre società autostradali. Un ultimo esempio: nei comuni veronesi di Vigasio e Trevenzuolo, una legge regionale ad hoc istituisce un autodromo da 4 milioni di metri quadrati più altri 8 di zona fieristica e commerciale. Si chiamerà Motor City, la terza opera più costosa dopo il Mose e il Passante; un progetto di cui la società strumentale della Regione “Veneto Sviluppo” detiene il 27% ma, oltre ai Comuni interessati e alla Draco Spa, c’è anche la Coopsette che detiene il 35% (area centro sinistra). La “coop rossa” è però subentrata in un secondo momento, dopo che le traversie giudiziarie dei “furbetti del quartierino” avevano messo fuori gioco la cordata di Emilio Gnutti. Sarà un caso, ma dal subentro della Coopsette, in consiglio regionale, dal centro sinistra, l’opposizione su Motorcity si è fatta molto blanda. Le quote societarie si commentano da sole.


ELEZIONI REGIONALI

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“Il Buono, il Brutto e ...il Cattivo” C’è un moderno Far West, quello delle dichiarazioni a giornali e tv dei vertici della Regione Veneto. Ed è difficile capire cos’è concreto e cosa, invece, è pura demagogia.

MAGGIORANZA

PRINCIPALI PARTITI PRESENTI IN REGIONE

L’unico criterio oggettivo è la valutazione degli atti formali che traducono in scelte concrete le decisioni di Palazzo Balbi. Nella seguente tabella, sono stati presi in considera-

zione soltanto il livello nazionale e regionale in relazione alle opere che rischiano di stravolgere il territorio di Riviera del Brenta e Miranese. Vale a dire che dall’attenta

criterio del “semaforo”. Pallino verde per le scelte positive per il territorio, gialle per una debole o ambigua opposizione da parte della minoranza in consiglio regionale, un

analisi dei documenti accessibili dal sito ufficiale della Regione Veneto e dei Ministeri competenti, emergono scelte precise qui oggetto di valutazione con il semplice

pallino rosso per chi asseconda scelte negative per il territorio e due pallini rossi per chi, infine, ha il potere di decidere di procedere e procede.

AUTOSTRADA ROMEA COMMERCIALE

AUTOSTRADA CAMIONABILE

VENETO CITY

ELETTRODOTTO AEREO DOLO-CAMIN

POLO LOGISTICO DOGALETTO

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LEGGE OBIETTIVO REGIONALE

NUCLEARE

- Dichiarazioni favorevoli -Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli principali - Approvato in giunta parere fa- - Approvata delibera di giunta per pro- - Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni favorevoli principali vorevole commissione V.I.A. getto strategico polo logistico Commissione principali esponenti principali esponenti esponenti esponenti - Votato in giunta parere favo- - Votata delibera pubblica - Promosso accordo di programma - Adottato inserimento nel - Approvata delibera in consiglio dei PTRC revole commissione V.I.A (*) utilità e avviato iter appro- in giunta Ministri per individuazione siti nuove - Firmata mozione per interra- Adottato inserimento nel vazione - Adottato inserimento nel PTRC centrali mento in Consiglio PTRC(**) - Adottato inserimento nel PTRC - Dichiarazioni favorevoli - Votata delibera pubblica - Dichiarazioni favorevoli principali - Approvato in giunta parere fa- - Approvata delibera di giunta per pro- - Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni ambigue principali utilità e avviato iter appro- esponenti vorevole commissione V.I.A. getto strategico polo logistico Commissione principali esponenti esponenti - Astenuti in giunta su parere vazione - Promosso accordo di programma - Approvato inserimento nel - Approvata delibera in consiglio dei - Adottato inserimento nel in giunta PTRC favorevole commissione V.I.A. Ministri per individuazione siti nuove - Firmata mozione per interra- Adottato inserimento nel PTRC - Adottato inserimento nel PTRC centrali Dichiarazioni contrarie mento in Consiglio PTRC - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli principali - Approvato in giunta parere fa- - Approvata delibera di giunta per pro- - Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni favorevoli principali vorevole commissione V.I.A. getto strategico polo logistico Commissione principali esponenti principali esponenti esponenti esponenti - Votato in giunta parere favo- - Votata delibera pubblica - Promosso accordo di programma - Adottato inserimento nel PTRC revole commissione V.I.A. utilità e avviato iter appro- in giunta - Presentata mozione per inter- Adottato inserimento nel vazione - Adottato inserimento nel PTRC ramento in Consiglio PTRC - Adottato inserimento nel PTRC - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli principali - Approvato in giunta parere fa- - Approvata delibera di giunta per pro- - Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni ambigue principali vorevole commissione V.I.A. getto strategico polo logistico Commissione principali esponenti principali esponenti esponenti esponenti - Votato in giunta parere favo- - Votata delibera pubblica - Promosso accordo di programma - Adottato inserimento nel - Approvata delibera in consiglio dei PTRC revole commissione V.I.A. utilità e avviato iter appro- in giunta Ministri per individuazione siti nuove - Firmata mozione per interra- Adottato inserimento nel vazione - Adottato inserimento nel PTRC centrali mento in Consiglio PTRC - Adottato inserimento nel PTRC - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli - Dichiarazioni favorevoli principali - Dichiarazioni favorevoli interprincipali esponenti principali esponenti esponenti ramento - Sostenuta durante il Gover- - Nessun atto contrario - Nessun atto contrario proposto in -Nessuna osservazione presenno Prodi proposto in Consiglio o in Consiglio o in commissione tata in sede V.I.A. - Nessun atto contrario pro- commissione - Firmata mozione per interraposto in Consiglio o in commento in Consiglio missione - Nessuna osservazione presentata in sede V.I.A.

OPPOSIZIONE

- Dichiarazioni contrarie - Dichiarazioni contrarie - Non risultano - Una solo atto contrario osservazioni presentate in presentato in Consiglio sede V.I.A. - Nessun atto contrario proposto in Consiglio o in Commissione

- Dichiarazioni contrarie - Dichiarazioni contrarie - Non risultano - Nessun atto contrario preosservazioni presentate in sentato in Consiglio sede V.I.A. - Nessun atto contrario proposto in Consiglio o in Commissione

- Dichiarazioni contrarie - Dichiarazioni contrarie - Non risultano - Nessun atto contrario preosservazioni presentata in sentato in Consiglio sede V.I.A. - Nessun atto contrario proposto in Consiglio o in Commissione

••

- Dichiarazioni contrarie - Proposti atti contrari in Consiglio

- Dichiarazioni contrarie - Proposti atti contrari in Consiglio

- Dichiarazioni contrarie - Proposti atti contrari in Consiglio

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••

-Dichiarazioni favorevoli interramento -Nessuna osservazione presentata in sede V.I.A. - Firmata mozione per interramento in Consiglio

?

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- Dichiarazioni favorevoli interramento -Nessuna osservazione presentata in sede V.I.A. - Firmata mozione per interramento in Consiglio

?

- Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni contrarie principali Commissione esponenti - Votata mozione contro in Consiglio

- Non voto in Commissione ?

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- Dichiarazioni esponenti - Nessun atto contrario pre- - Nessun atto contrario presentato - Dichiarazioni favorevoli intersentato in Consiglio in Consiglio nazionali ramento - Sostenuta durante il Gover-Nessuna osservazione presenno Prodi tata in sede V.I.A. - Nessuna osservazione pre- Firmata mozione per interrasentata in sede V.I.A. mento in Consiglio - Nessun atto contrario proposto in Consiglio o in commissione

- Espresso parere favorevole in - Dichiarazioni contrarie principali Commissione esponenti - Votata mozione contro in Consiglio

••

- Dichiarazioni favorevoli interramento -Nessuna osservazione presentata in sede V.I.A. - Firmata mozione per interramento in Consiglio

- Espresso parere favorevole in - Votata mozione contro in Consiglio Commissione regionale - Dichiarazioni ambigue principali esponenti - Votata risoluzione ambigua al Parlamento europeo

?

- Dichiarazioni contrarie principali esponenti - Votata mozione contro in Consiglio

- Espresso parere favorevole in - Votata mozione contro in Consiglio Commissione regionale - Dichiarazioni ambigue principali esponenti - Votata risoluzione ambigua al Parlamento europeo

(*) V.I.A.: Valutazione Impatto Ambientale (**) P.T.R.C.: Piano Territoriale di Coordinamento Regionale

DIALOGHI IN RIVIERA - 6 A pesca de voti fra scampi e branzini. Ma quanti amissi galo ‘sto Chisso tute le sere ghe ze un raduno. Quatro parole, manà sue spale, po’ tuti a tola, tuti sentai: sena de pesse a Porto Menai. Co l’aciugheta…na camionabile, dopo i spagheti…l’elettrodoto, e la Romea? dopo ‘l branzin! E tuti a credare a ‘sto svilupo: strade e casei, gran botegòni. Tuti che compra, tuti che magna tuti afaristi, tuti paroni, chi costruisse, chi ghe guadagna. E in pochi ani eco el futuro, strade e palassi… gnente campagna. Voteme tosi! Ghe n’è par tuti! Magna e rimagna! Voteme tose! Magna sti scampi! To un bicierin! E ala fine dea convension, montà sul suv …o sul furgon tuti se sente dei gran papavari, el paronsin se za un paron!

Ma no i ze tuti cussì immagai. Ghe ze anca quei co’ un fià de testa E a quei ghe digo cò convinsion: basta co’ Chisso, che ‘l sconde el ghigno quando ch’el dise , sensa emossion, “l’eletrodoto sarà interato! lo meto soto al me stradon.” E, par Venessia, gnente Bruneta: ve lo vedio co l’acqua alta e co’ la fassa de picolon ? Pora Venessia, pora Riviera! E no se vede gnanca el leon: l’è su’e bandiere, domestegà, dato che Zaia vol la Region! Lora ve digo, scoltème tuti: fora le ongie, femose gati, basta coi sorzi , coe pantegàne fora el corajo, tuti a ruzare, fin che no i scapa da le so’ tane! E po’ che i cora, che i cora via, che i vaga a casa par la so strada o i vaga in cheba…e cussì sia. Canevo Brentan, febbraio 2010


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NEWSCAT

Saonara: Piano di Assetto Territoriale Intercomunale, quale sviluppo? VIGONOVO E RIVIERA SUD Comitati veneti e friulani uniti contro Terna CAT Comitati Ambiente Territorio ed una dozzina di comitati della provincia di Treviso e di Udine hanno deciso di unire le loro forze per opporsi al disegno di Terna, che prevede la realizzazione aerea di tre elettrodotti ad altissima tensione in Veneto e in Friuli: il Dolo-Camin, ScorzèVolpago del Montello e Redipuglia-Udine. Oltre alla non dimostrata utilità di queste opere per le popolazioni dei territori attraversati, i tre elettrodotti sono del tutto funzionali alla eventuale localizzazione delle centrali nucleari di Chioggia e Monfalcone, risultando addirittura propedeutici alle medesime. L’obiettivo è quello di contrastare il disegno di Terna che intende, oltretutto, realizzare queste opere in modalità aerea, adducendo pretestuose motivazioni di carattere tecnico ed economico; per questo motivo a breve promuoveremo un convegno interregionale finalizzato a dimostrare la perfetta fattibilità dell’interramento. Sotto l’aspetto economico occorre ricordare che Terna è una S.p.A. quotata in Borsa ed il cui capitale è in mano per il 70% ad investitori privati (36% fondi esteri); la società dal 2004 ha guadagnato in borsa il 55%, con un rendimento totale per l’azionista del 108% (bilancio 2008). Per quanto riguarda l’elettrodotto Dolo-Camin, con un investimento di 290 milioni di euro (di cui 120 per l’interramento degli elettrodotti di Fusina da cui Terna non trae alcun ritorno economico) Terna risparmierà 50 milioni di euro: in meno di sei anni l’investimento sarà completamente ammortizzato. Questi progetti incontrano la ferma opposizione delle comunità locali per la compromissione del valore e della fruibilità sociale del territorio attraversato, ed è inammissibile che, sull’altare del profitto, venga sacrificata la anche salute dei cittadini. Intanto CAT sta per presentare il ricorso al TAR per ottenere l’interramento nel tratto Dolo-Camin.

Camionabile: bufale si, ma solo per le mozzarelle Ormai sulla “camionabile” (l’autostrada lungo il tracciato dell’ex-Idrovia) assistiamo ad una bufala dietro l’altra. L’ultima per bocca dell’assessore Renato Chisso secondo il quale, in una recente iniziativa elettorale a Stra, la situazione sarebbe ormai sbloccata: l’inserimento in legge obiettivo sarebbe cosa fatta, e quindi con le norme agevolate i cantieri potrebbero partire entro la fine del 2011. Tutto nasce dal colpaccio di CAT quando lo scorso luglio, scoprendo l’illegittimità delle procedure adottate dalla Regione Veneto, ha bloccato per ben due volte l’iter procedurale della “camionabile”. L’assessore Chisso, indispettito, annunciò su tutti i giornali che sarebbe andato a “Roma” per sistemare la questione di persona. Non trovando le risposte cercate, la Giunta del Veneto è tornata alla carica nell’ottobre 2009: con una lettera a firma niente meno che di Giancarlo Galan e del supercommissario Silvano Vernizzi indirizzata alla Conferenza Stato-Regioni; nella lettera si chiedeva di riconoscere la “camionabile” come opera già inserita in legge obiettivo sulla base di delibere precedenti riguardanti il Passante e le opere connesse. Ma anche questa volta nulla di fatto: il CIPE si è limitato solo a prendere atto della richiesta. In altre parole ad oggi la camionabile non può essere costruita senza l’assenso dei Comuni attraversati. Allora sarà forse per ottenere il via libera dai Sindaci della Riviera (in particolare quelli di Vigonovo e Saonara) che lo stesso Chisso, proprio a Stra, ha affermato che potrebbe fare da tramite presso Terna per ottenere l’interramento dellla linea elettrica proprio sotto la nuova autostrada. In altre parole Chisso sembra proporre un patto scellerato ai primi cittadini rivieraschi: accettate la “camionabile” e noi faremo in modo che Terna rinunci ai tralicci da 62m. Un tranello insidioso nel quale dovrebbero evitare di cadere proprio quei Sindaci da sempre contrari alla nuova strada. Ma sarà forse per lo stesso motivo che qualcuno (indovinate mandato da chi) sta contattando i proprietari di abitazioni vicine al tracciato previsto e che dovranno essere rase al suolo, promettendo 500.000 euro per ogni casa e facendo giurare di non dirlo in giro. Evidentemente non tutti si sono accorti che ormai le bufale in Riviera sono bene accolte solo quando servono per fare le mozzarelle. Tutte le altre “bufale” hanno invece vita breve: c’è un gatto grande e grosso di nome CAT pronto a tirare fuori unghie e denti per difendere il territorio.

Saonara “si sviluppa”, dice il PATI, Piano di assetto territoriale intercomunale. Ma di quale sviluppo si parla? A meno di ritenere “sviluppo” la colata di cemento prevista su Casone – Via Ruffina, i famosi 350.000 mq di zona industriale a servizio di Padova, presumibilmente destinati a logistica e trasporti, attività che comportano altissimo consumo di suolo, bassissima occupazione, aumento di traffico pesante e conseguente inquinamento atmosferico e acustico. Non vi è nessun incremento del trasporto pubblico, né autobus né tram, contrariamente a quanto avviene per gli altri comuni dell’area metropolitana. Non ci sono aree destinate a verde, “cuscinetto” a protezione degli abitati, né altre misure di mitigazione ambientale. La nostra Idrovia non è nemmeno inserita nella “rete ecologica”, contrariamente a tutti gli altri corsi d’acqua dell’area metropolitana, nonostante lo studio ambientale fatto dalla stessa amministrazione che ne ribadiva l’importante valenza ambientale. Nelle “previsioni di Piano per la viabilità”, appare chiaramente il tracciato della “camionabile”, vale a dire una nuova autostrada a pagamento fra Padova e Venezia. Lasciando parlare le cifre riportate dallo stesso PATI nel Rapporto Ambientale, lo “sviluppo” di cui parla l’amministrazione (costruzione di nuove strade con il conseguente aumento di traffico) significherà l’aumento delle polveri sottili (PM 10) del 20 % - larin-

giti, malattie polmonari, tumori, aumento degli ossidi di azoto (Nox) del 30 % - asma , disfunzioni polmonari, piogge acide; aumento dell’anidride carbonica (CO2) del 40% - effetto serra, aumento temperature medie a cui dobbiamo aggiungere l’aumento di CO2 del 23% dovuto alle nuove zone industriali previste. Siamo già intossicati dallo smog, con questo piano moriremo soffocati e, ciliegina sulla torta, entrerà in funzione l’inceneritore di S. Lazzaro con la sua nuova terza linea di combustione. Sottoscrivere questo Piano è stato un grave errore da parte dell’amministrazione. Il voto contrario di Saonara avrebbe, di fatto, bloccato il P.A.T.I. e creato le possibilità per ridiscuterlo, questa volta con la dovuta trasparenza e partecipazione attiva della cittadinanza, come previsto dalle normative europee. Chiediamo, prima dell’approvazione definitiva, che l’amministrazione assuma precisi impegni affinché si apportino modifiche sostanziali al Piano che innanzitutto ne riducano l’impatto sull’ambiente e sulla nostra salute con una drastica riduzione dell’area industriale prevista, stralcio della “camionabile” e revisione delle “scelte infrastrutturali e della mobilità”, potenziamento del trasporto pubblico e rete ciclabile, completamento dell’Idrovia ed inserimento nella “rete ecologica”, inserimento di fasce di protezione verde fra aree industriali e infrastrutture viarie e centri abitati.


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Il Graticolato si merita un Parco E anche un Bosco Non tutto è perduto. Prendiamo la zona dell'Agrocenturiato Romano del Miranese, ad esempio. Incredibile a dirsi, l’urbanizzazione selvaggia e la sovrappopolazione del Veneto non hanno intaccato del tutto una delle più antiche e seducenti aree storicoagricole della Regione. Ecco perché è tempo di proporre due progetti concreti: il Parco del Graticolato Romano e un bosco di pianura da curare e tutelare. È attraverso progetti concreti, come questi, che il “verde”, il “bio” e l’”ecosostenibile” tanto di moda si trasformano in politiche attive, cioè in fatti. Idee e progetti concreti per invertire la rotta di un modello di sviluppo che ormai mostra tutti i suoi disastrosi effetti collaterali, non trovano quasi mai spazio nell’agenda

dei partiti e degli amministratori. Con le osservazioni ai piani urbanistici provinciale e regionale, CAT, insieme a tanti cittadini attenti e attivi, ha già avanzato numerose proposte concrete, di facile realizzazione e a basso costo. Facciamo un passo indietro nel ragionamento. Il presupposto è chiaro: il paesaggio tipico della centuria (campi chiusi e siepi arbustive, corsi d’acqua e margini boscati, filari) sta perdendo le sue caratteristiche impoverendosi ed evolvendo verso un panorama piatto, trasparente. Da qui la Proposta di un “Parco dell'Agrocenturiato” sulla base di una legge regionale (la 40 del 1984 per l’istituzione di parchi e riserve naturali regionali). Questa idea è stata sostenuta dai comitati cittadini che rappresentiamo

attraverso una particolare osservazione al P.T.R.C. (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento). L’Ente gestore del parco può essere un Comune o la Provincia o un Consorzio tra questi mentre un Comitato tecnico-scientifico è tenuto ad esprimere pareri sul Piano Ambientale, che diventa, in questi casi, lo strumento obbligatorio per la gestione del Parco. Le norme per la tutela del Parco dovranno chiaramente scriversi sulla base delle più naturali vocazioni e di qualche divieto, come l’apertura di nuove strade, gli scavi di cave e movimenti di terreno, interventi che modifichino il corso delle acque, abbandono dei rifiuti, estensione dell’abitato diffuso non a servizio dei campi coltivati, compromissione a vario titolo di habitat naturali.

Tra gli interventi migliorativi da inserire nel Piano Ambientale possono rientrare il ripristino dei filari storici e delle siepi di arbusti; lo sviluppo di particolari coltivazioni; interventi di riforestazione; aree per beni e servizi della collettività e anche spazi museali. Il sostegno economico può venire dal Consorzio e principalmente dalla Regione.

Proposta “bosco di pianura” L’idea di creare un bosco di pianura è la naturale conseguenza del progetto a Parco. La nascita, o rinascita del “grande bosco di pianura” non è peregrina; è stato fatto negli anni ’90 in Lombardia con dieci diverse aree boschive con fasce che costeggiano anche grandi arterie autostradali contenendo l’in-

quinamento. Un’idea di questo genere non è mai stata portata avanti nella nostra Regione. Il bosco di pianura dovrebbe essere sviluppato su una grande estensione (25-30ha) quale polmone dell’area centrale tra Mestre e Padova con funzioni di cuscinetto verde fra due poli altamente urbanizzati. Un bosco è quanto ipotizza l’Unione Europea quando parla di “superfici forestali controllate” per contrastare l’effetto serra magari producendo biomassa. La qualità ambientale frutto delle scelte dei nostri Comuni e della Regione e della Provincia, non può che essere giudicata pessima. È arrivato il momento di dire, da semplici cittadini, che la nostra idea di ambiente, di paesaggio ma soprattutto di vita è davvero diversa e in questo senso perché non essere anche e finalmente concreti?

Casello di Veneto City: il voltagabbana del Sindaco di Pianiga Un altro pericoloso colpo di coda dalla Giunta Galan-Chisso: la ratifica lo scorso dicembre del protocollo di Intesa con il Comune di Pianiga per la realizzazione del nuovo Casello sulla A4 ad Albarea. Il Sindaco di Pianiga Massimo Calzavara, che fino a qualche mese fa dichiarava sulla stampa locale di voler tentare tutte le strade (compreso il ricorso al TAR) contro l’apertura del nuovo svincolo, come un voltagabbana ora si è piegato agli ordini di scuderia impartiti dal collega di partito e assessore regionale Renato Chisso (PdL). Tra l’altro l’accordo è stato siglato violando

la Delibera dello stesso Consiglio Comunale di Pianiga (17.09.2009) che esprimeva parere contrario alla nuova opera, così come contrari si sono poi espressi i Comuni di Fiesso d’Artico e di Stra. La realizzazione del casello di Albarea, con il conseguente mancato arretramento della barriera di Villabona a Roncoduro (così come era previsto negli accordi per il Passante), costituisce la “chiave di volta” per aprire la strada sia a Veneto City che alla Romea Commerciale. Infatti lo svincolo di Pianiga non solo è esplicitamente previsto nei progetti di Veneto City presentati dai proponen-

ti, ma costituisce una condizione senza la quale l’innesto della Romea Commerciale proprio a Roncoduro non sarebbe fisicamente possibile. Gli impatti per tutta la Riviera e il Miranese saranno devastanti. Stupefacenti sono anche le motivazioni che hanno “convinto" il Comune di Pianiga a firmare, e cioè le opere compensative: si parla del prolungamento di 2,4 km. della bretella interprovinciale fra SP 25 via Marinoni-Ariosto e la SR 515 Noalese (il tratto fino ad oggi previsto carico di RFI riguarda il collegamento fra Via Accopè e Via Marinoni-Ariosto a servizio della fermata di Vigonza-Pianiga), della

realizzazione del parco di Cazzago. Rispetto al prolungamento della bretella non è chiaro quali possano essere i benefici per la SR 515; il tratto in questione, specie fra Melleredo e Vigonza è come noto interessato da frequenti fenomeni di congestione e rappresenta uno dei motivi per cui la stessa delibera di consiglio auspicava studi più approfonditi su area vasta. Mentre relativamente al Parco di Cazzago questo doveva già essere previsto tra le opere di compensazione del Passante. Da ultimo si ricorda che l’art. 38 dellle norme tecniche del P.T.R.C. (Piano Territoriale Regionale di

Coordinamento) adottato dalla Giunta Regionale il 17 febbraio 2009, prevede come la pianificazione delle aree situate nel raggio di 2 km. dai caselli autostradali siano di competenza esclusiva della Regione, e non più dei Comuni. In pratica significa che altri insediamenti come Veneto City potrebbero essere realizzati per mano della Regione intorno al nuovo casello di Albarea e quindi verso Arino, Fiesso, Vigonza e Pianiga; “casualmente” aree agricole attualmente libere. Su questa vicenda cruciale CAT ha scatenato una dura battaglia: dapprima sono state elaborate e trasmesse accurate

osservazioni per la valutazione di impatto ambientale; poi è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica per violazione degli accordi sul Passante e per altre gravi irregolarità. Infine lo scorso febbraio i comitati hanno presentato un esposto-denuncia alla Corte dei Conti denunciando che tutte le bretelle e le opere realizzate intorno a Roncoduro (costo circa 6 milioni di euro), diventerebbero pressoché inutili con la chiusura definitiva del casello di Dolo e l’apertura in zona Albarea, e ciò costituirebbe un evidente spreco di danaro pubblico.

La Campagna nel cuore della Centuriazione


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Emergenza Polveri Sottili Ci stiamo avvelenando. Con il Pm10 o il Pm2,5. E così per capire di che morte stiamo morendo serve una laurea in chimica che non abbiamo. Sigle, numeri misteriosi, frasi difficili da capire. Allora è più facile così, chiamando le Pm10 “polveri sottili” e le Pm2,5, le ancora più pericolose “polveri sottilissime”. L’elenco dei veleni che respiriamo è lungo e include pure quelle polveri invisibili e impalpabili che escono dagli inceneritori (e non c’è filtro o tecnologia che tenga) che entrano direttamente nelle cellule del corpo umano. Da dove arrivano le polveri sottili, o gli Ipa, veleni dal poetico nome di “idrocarburi policiclici aromatici” o il benzene e così via? Da numerose e diverse fonti. In primis le industrie ma anche il riscaldamento domestico e, naturalmente, il traffico. A guardare la cartina che rileva i livelli di inquinamento, come la Pianura Padana c'è solo il Benelux e poche metropoli. Sull’intera pianura del nord Italia gravita una

perenne nube tossica. Perenne perché le polveri si mischiano in atmosfera e si ripartiscono su tutto il nord (montagne escluse) e lì stazionano fino alla prima pioggia. Non è allarmismo, è un triste dato statistico confermato molto recentemente dai Quaderni della Salute realizzati dal Comune di Venezia: nella nostra provincia, e in particolar modo sulla Riviera del Brenta, il tasso di casi di asma bronchiale e di tumori è alle stelle. Allora parlare di nuove autostrade, dopo il Passante, e di insediamenti giganteschi che, inevitabilmente, attireranno nuovo traffico come Veneto City, risulta sciagurato; per la cementificazione dell’ambiente ma anche e soprattutto per il pesantissimo prezzo di vite umane che paghiamo a una “modernizzazione” selvaggia che di innovativo e moderno ha ben poco. Partiamo dall’esistente. Le

principali fonti di inquinamento a Venezia sono due: da un lato, il polo chimicoindustriale di Porto Marghera, dall’altro, la tangenziale di Mestre. In questi anni l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, l’Arpav, ha monitorato costantemente

la qualità dell’aria. Oggi è possibile e doveroso passare dall’’osservare’ al ‘fare’. I dati sulla qualità dell’aria nel veneziano evidenziano, nell’ultimo biennio, una lieve tendenza al miglioramento; le concentrazioni medie annuali di PM10 e

degli Idrocarburi Policiclici Aromatici nel 2008 hanno registrato i valori più bassi degli ultimi 9 anni, e gli andamenti del 2009 sembrano rispettare questa direzione. Cantiamo vittoria? L’inquinamento non è poi così alto? No, visto che si tratta, pur sempre, di valori di poco superiori a quelli di legge. E i veleni sono sia naturali (dal mare, dai pollini, dagli allevamenti di bestiame) sia provocati direttamente dall’uomo. Sotto accusa ci sono: traffico veicolare (sia per gli scarichi del motore che per l’usura dei pneumatici, dei freni, della frizione), emissioni prodotte da altri macchinari e veicoli (attrezzature edili, agricole, aeroplani, treni, navi), combustione di combustibili fossili (centrali termoelettriche, riscaldamento civile), attività produttive (cementifici, fonderie, miniere, cave), trattamento di prodotti del

legno, smaltimento dei rifiuti, combustione di residui agricoli, cantieri edili (demolizioni, movimento terra). In tutto questo si è monitorata la situazione dopo l’apertura del Passante. Con una prova di più che il traffico, spostato dalla tangenziale alla nuova arteria, ha inciso allo stesso modo nel quadro generale. Perché le polveri sottili e gli altri inquinanti si adagiano su tutto il nord Italia, non restano sospesi sopra l’autostrada monitorata. Ecco perché è importante non implementare ulteriormente il traffico con nuove strade e proporre con coraggio piani di azione ad ampio raggio, che non risparmino nessuno, dalle grandi aziende – già sottoposte a controlli efficaci – a quelle più piccole – che, sommate, spesso rappresentano fonti di inquinamento non considerate; dai trasporti su strada a quelli navali; dagli impianti di riscaldamento alla produzione di energia. Solo a processo iniziato, forse avrà un senso attendersi dei miglioramenti.

Prende il volo la Rete Veneta dei Comitati dei processi di trasformazione in atto, aprire vertenze comuni nei confronti delle pubbliche istituzioni e dei potentati economici e immobiliari che devastano il territorio. Gli esempi si potrebbero sprecare: dalle grandi opere “in deroga” agli strumenti urbanistici, agli inceneritori decisi in assenza di piani regionali, alla privatizzazione dell’acqua, alle cave, alle polveri sottili inalabili, fino alla probabile localizzazione in Polesine di una centrale nucleare. Come si legge nello statuto e nella “carta” programmatica fondamentale, “Il Veneto che vogliamo”, (appena depositati e disponibili su www.eddyburg.it e www.estnord.it), la rete dei Comitati ha voluto darsi una configurazione orizzontale, intercaambiabile,

a prova di bomba contro derive burocratiche, strumentalizzazioni elettorali, calcoli di potere. Per esempio per quanto riguarda la individuazione del gruppo di coordinamento (rinnovabile dopo solo 6 mesi), la scelta è stata davvero innovativa: il sorteggio. Un fatto che dice più di ogni discorso quale sia il clima e quali le intenzioni della nuova Rete. Scegliendo Gandhi (“le modalità d’azione stanno ai risultati come il seme alla pianta”) e Aristotele (la vera democrazia è il sorteggio degli incarichi, mentre le elezioni producono delega – da una parte – ed oligarchie separate – dall’altra). Mentre l’assemblea generale, con due delegati per ogni organizzazione, sarà il cuore pulsante di tutta la Rete. Particolarmente significa-

tiva e prestigiosa la scelta del Presidente che è Edoardo Salzano, noto urbanista (è stato preside del corso di laurea dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia), saggista e da sempre acerrimo nemico

della rendita immobiliare e difensore del paesaggio. Carismatico anche il bellunese Valter Bonan (ex Presidente del Parco delle Dolomiti Bellunesi e personalità di spicco del movimento per l’acqua pub-

blica in Veneto) nominato Portavoce insieme a Mirco Corato (del gruppo Partecipazione di Monteviale). A completare il gruppo operativo ci sono poi: un segretario e Andrea Santi (dei comitati di Saonara) tesoriere.

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Partita. La Rete regionale dei comitati e delle associazioni per la difesa dell’ambiente del Veneto è cosa fatta. Per ora sono una pattuglia di trentatre apripista, ma i “nodi territoriali” si potranno legare alla rete quando lo vorranno, strada facendo. Dopo il successo della massiccia iniziativa che, con il coinvolgimento di oltre 100 organizzazioni e la presentazione di15.000 osservazioni, ha permesso di bloccare il megapiano urbanistico regionale (Ptrc), molti comitati e associazioni hanno sperimentato come davvero “l’unione fa la forza”. Immediata quindi l’idea di dotarsi di un coordinamento permanente per scambiarsi informazioni, aiutarsi a vicenda, aumentare la capacità di analisi


CATARSI