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o avuto da sempre un rapporto impegnativo con la COMEV. Ha preteso tanto e mi ha dato tanto. La sua è stata nella mia vita una presenza forte, di quelle che lasciano il segno. Io e la COMEV infatti siamo cresciuti insieme. Quando è arrivata in famiglia ero un bambino di 7 anni ed ho dovuto subito constatare che la convivenza con la nuova venuta sarebbe stata impegnativa. La chiamarono COMM. Divenne da subito il motivo di tutte le discussioni in famiglia, delle discussioni e delle preoccupazioni. Come ogni ultimo figlio, giunto quasi inaspettato, poneva tanti interrogativi. Crescerà bene, avrà un futuro solido? Imparai presto che la sua era una presenza invadente. Mi portava via il babbo tutti i sabati e spesso anche la domenica. L'attenzione era tutta per lei. Per fortuna e per l'impegno di tutti, crebbe in fretta ed in buona salute. Nel 1971 fu deciso di cambiarle nome e di farla crescere. Si chiamò COMEV ma per tutti in casa continuò ad essere COMM. La storia seguente la sapete e chi non la sa la può leggere in questo opuscolo che nasce più dal cuore che da una ricerca sui documenti. Nasce dai ricordi di chi ha dedicato una vita per lei. Da chi

parlandone sente un groppo in gola e rivive tante situazioni e vicende dure ma esaltanti. Sì, 50 anni sono tanti per gli uomini. Prova ne è che quasi tutti quelli che le diedero vita non sono più con noi. Ma per la COMEV sembra che gli anni siano passati senza lasciare acciacchi. Ancora in ottima forma proiettata verso nuovi successi. Oggi anche a me fa piacere che ci sia; mi dà sicurezza e lavoro. Quando passo per via Chiantigiana, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mi piace sempre rivolgerle uno sguardo e sentirmi tranquillo. La COMEV è sempre là solida e vitale come ben poche altre realtà. L' augurio che le faccio oggi è che rappresenti per tanti anni ancora motivo di ammirazione e di vanto per la nostra gente del Valdarno, banco di prova per la professionalità di tanti giovani e sicurezza per chi vi lavora e per le loro famiglie. Il sogno del babbo e degli altri fondatori è oggi una splendida realtà che vive e si sviluppa per la passione di coloro che hanno preso il loro posto, coscienti di aver ereditato un patrimonio di esperienze e di duri sacrifici, di consapevolezza delle proprie qualità e di fiducia nel futuro. Auguri COMEV. Piero Rogai


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19 58 - 20 0 8 STO R I E D I UOMINI STO R I E D I M ACC H I N E


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GLI UOMINI C H E CO N L A LO R O PA S S I O N E H A N N O FAT TO L A STO R I A D E L L A CO M E V


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A loro un GRAZIE.


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8 GENNAIO 19 58 : N A SC E L A CO M M


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ontevarchi 8 gennaio 1958. Nasce la Soc. Coop. Comm costruttrice di torni. La neonata azienda vede la luce nei fondi che le vengono affittati dalla ditta Ciatti, anch’essa costruttrice delle stesse macchine. Coloro che la fondano sono tredici operai specializzati decisi, dopo una lunga militanza tra le fila dei dipendenti, a diventare anch’essi degli imprenditori. In realtà la spinta verso la propria indipendenza viene dettata dalla difficile situazione che, come molti altri operai, vivono in quel momento. Sono mesi che non vengono pagati a causa della difficoltà economica dell’azienda per cui lavorano che è costretta a chiudere. Da qui la proposta dello stesso Ciatti di rilevare la sua attività. Decidono di accettare e mettersi in proprio, prendendone in affitto i fondi per 1000 lire al mese. Fondamentale per l’avvio della nuova attività è la già consolidata conoscenza di fornitori e clienti e la fiducia che dà loro un importante rivenditore di Firenze, Ricci.


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L A CO M M E M O N T E VA R C H I


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on sono solo gli operai che fondano la Comm a vivere un momento di forte difficoltà. La precarietà occupazionale è un problema che riguarda tutto il Valdarno. La crisi dei Cappellifici, attività principe del territorio montevarchino, si delinea in questo periodo e assume tinte ancor più fosche negli anni a seguire. A Montevarchi si lavora anche in altri settori: dal 1870 l’industria chimica Galeffi produce la rinomata magnesia, pietra miliare della farmacopea italiana; la ditta Ciatti con ben 130 operai realizza macchinari per i pelifici, per le tramvie, insieme a trapani e torni paralleli. Oltre alla ditta Ciatti nessun altra attività dedita alla costruzione di macchine utensili è sorta nel circondario. Di certo non è questo un settore dalla lunga tradizione storica nel Valdarno. Come si evince dai documenti degli anni 50 e 60, in conseguenza delle crisi dei cappellifici, sorgono insieme alla Comm numerose fabbrichette che hanno vita assai breve proprio a causa del contesto in cui nascono. Caratteristiche comuni di queste attività sono la mancanza di organizzazione, la limitatezza nei mezzi investiti, l’assenza di capacità imprenditoriali. Di lì a breve tali elementi le portano alla chiusura.


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I M AG N I F I C I 13


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Adriano Parigi Adolfo Arelli Guido Spaghetti Gino Picchioni Walter Rogai Gino Raffaelli Siro Salvagnoni Mario Mugnai Oscar Del Vita Talamo Rutilensi Alfio Lucacci Gino Bellinato Igino Forzini


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è qualcosa di diverso da tutti gli altri che anima i “magnifici 13 “, come vengono definiti gli operai che danno vita alla Comm. Eppure vivono la stessa situazione. Hanno svolto le occupazioni più diverse prima di diventare dipendenti del Ciatti. C’ è chi lavorava e vendeva i coltelli, chi faceva il saldatore, chi era impiegato nel setificio della Ginestra, chi in qualche impresa edile, chi nei campi, chi era un giovane garzone di bottega. Tutti sanno bene cosa vuol dire il lavoro: sacrificio, devozione, umiltà, passione. Tali elementi rendono questi 13 operai e la Comm stessa diversi da tutti gli altri. L’abilità tecnica che hanno acquisito è affiancata da una dote che manca a molti che, come loro, si sono imbarcati in una traversata solitaria: l’ambizione, il vedere oltre. Varcare quei sicuri confini familiari, quella Montevarchi da cui provengono per puntare a nuovi approdi.


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L A N U OVA FA B B R I C A


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li ambienti che nel 1958 hanno affittato sono solo un punto di partenza. Gli affari cominciano ad andare bene ed il Ciatti vuole rientrare nell’attività. Ma loro hanno impiegato tempo e fatica per dare avvio alla Comm. Decidono così che occorre dare dignità di struttura a quest’azienda. Acquistano un terreno in via Chiantigiana: è qui che a costo di enormi sacrifici sorge nei primi anni 60 lo stabile che li ospita. Inutile dire che mancano le risorse economiche per adempiere ad un progetto del genere. Si rivolgono quindi alla banca per poter accedere ad un prestito e si dà il via ai lavori per la costruzione della nuova fabbrica.


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TUTTI AL L AVO R O


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avventura è veramente cominciata ma con essa anche le preoccupazioni di chi la notte non riesce a chiudere occhio pensando al rischio che sta correndo. La situazione generale di difficoltà dell’economia valdarnese non è certo un viatico per sonni tranquilli. C’è il problema di produrre per rimettere il prestito e per dare da mangiare alle famiglie di quanti sono occupati alla Comm. Per questo lavorano 80 ore la settimana, compresa la domenica mattina, e ne riscuotono 40. Sono forti delle loro capacità, consapevoli del prodotto, considerato da subito di ottima fattura e ricercatezza tecnica. Si

producono torni di 1 metro e 1 metro e mezzo. Dopo 400 ore di lavoro un tornio esce dalla fabbrica. Se ne riescono a consegnare oltre 20 al mese. Di lì a poco la Comm varca i confini regionali e si presenta al pubblico italiano con i suoi torni da 1 milione ciascuno. I clienti principali sono le scuole di tutta Italia; vendono macchine a Bologna, Napoli, Milano, Roma. Questo grazie al fatto che la Comm produce un tornio semplice, adatto ai ragazzi che devono imparare. Una grande soddisfazione viene anche dal produrre dei torni destinati ad essere installati sulle navi dell’esercito italiano. La Comm è attenta alle


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esigenze dei clienti e cerca di adattare il suo prodotto alle richieste dell’operatore. Inoltre si riesce a migliorare ed a far evolvere le macchine grazie al fatto di lavorarci continuamente. Si ha la necessità di rendere il tornio più pratico al fine di velocizzare ed ottimizzare i tempi di lavoro. Si sperimentano modifiche per migliorane le prestazioni, anche se non sempre con successo. Ma come riescono in questo progetto? Sicuramente è il segreto dell’azienda. Ben custodito fra le mura della fabbrica in via Chiantigiana. È indubbio che siano degli ottimi operai, dei professionisti della meccanica, abili lavoratori che dal materiale grezzo riescono, passando dalla saldatrice, alla pialla, alla dentatrice, alla rettificatrice, a trasformarlo in un tornio. Sono dotati di grande precisione, di attenzione certosina, di controllo a volte quasi snervante ma indispensabile su ogni pezzo che producono. A questo va aggiunta la passione, la voglia di fare, di creare, la fiducia in una prospettiva più ampia, una buona dose di incoscienza. E la fortuna… Forse il suo presidente Walter Rogai ha capito quella che è la formula giusta per tenere tutti uniti. Uniti per una causa comune. Del resto anche lui è uno di loro. Il presidente operaio. Che lavora al montaggio e velocemente si toglie la spolverina per andare a stringere la mano sporca del lavoro a fornitori e clienti. O forse il segreto non è neppure questo…


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19 6 6 : L’A L L U V I O N E . L E D U R E P R OV E N O N F I N I SCO N O MAI


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eanche l’alluvione che colpisce Montevarchi nella notte fra il 3 ed il 4 novembre 1966 riesce a fermarli. A causa dello straripamento dei torrenti Giglio e Dogana la ferrovia è allagata e la città invasa da una massa di acqua fangosa, rimanendo così isolata. L’economia montevarchina è duramente colpita: 700 le aziende artigiane alluvionate, numerose le industrie. Danni per oltre 1 miliardo. Neanche gli agricoltori ed i commercianti vengono risparmiati. E neppure la Comm lo è. Lo scenario che si presenta agli operai la mattina del 4 novembre 1966 deve sembrare loro desolante. La fabbrica, frutto di tanti sacrifici, è stata invasa da quella fanghiglia. Così come i macchinari per lavorare e quei torni diventati il vanto della Montevarchi degli anni 60. Ma la calamità non riesce a fermarli. Non c’è tempo per essere affranti, per le imprecazioni. Bisogna andare avanti, recuperare quello che è possibile e ripartire quanto prima con la produzione. Perché le commesse sono tante ed i clienti attendono.


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1971 : N A SC E L A CO M E V S PA


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31 luglio 1971 costituzione COMEV S.p.A. presidente WALTER ROGAI 12 settembre 1974 presidente MARIO MUGNAI 18 settembre 1975 amministratore delegato MAURO PERUZZI 4 maggio 1981 presidente MARIO MUGNAI 16 gennaio 1992 presidente ALFIO LUCACCI 16 gennaio 2004 presidente DANTE URBANI


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isollevatasi anche dall’alluvione, la Comm continua la sua ascesa affermandosi con la sua produzione, quanto mai differenziata ed attenta alle esigenze del cliente, nel panorama italiano con un pensiero a quello estero grazie ai contatti intrapresi con Svizzera ed Austria. Del resto, l’esperienza accumulata ha dato ai suoi fondatori una certa sicurezza. Sempre con i piedi per terra si possono mostrare i frutti di tanto lavoro. Si arriva così alla data del 31 luglio1971, anno in cui l’azienda si trasforma in S.p.A. ed assume l’attuale denominazione di COMEV. Si investe in campo tecnologico, ci si rivolge a nuovi mercati, si assumono nuovi operai.


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I L R A P P O RTO CO N I L MONDO OPERAIO


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le modifiche migliori, a provare e trovare la soluzione ottimale. Si studia e si realizza il tornio CM con cambio a 16 velocità in linea, foro mandrino 110 mm, scatola norton completamente chiusa con 54 passi selezionabili senza cambio ingranaggi, bancale di 400 mm con distanza punta fino a 3 metri e ci si presenta nel 1982 ad una grande fiera nel milanese, la BIMU , dove con orgoglio si espongono i fiori all’occhiello della produzione, suscitando l’ammirazione dei presenti. Grazie a questa fiera che ospita visitatori dal tutto il mondo la Comev riesce ad arrivare a nuovi mercati. Nel frattempo si decide di ampliare ancora una volta l’officina e di creare dei nuovi uffici. L’azienda capisce che per presentarsi al grande pubblico occorre dare un’immagine diversa anche alla struttura che la ospita, in linea con la modernizzazione dei suoi prodotti. Nel 1991 si completano i lavori che portano la fabbrica ad avere l’attuale fisionomia. La crisi che colpisce il settore nel 1992-1993 porta la Comev allo studio di due nuove macchine a CNC, Pico CM e Pico MT che derivano le caratteristiche rispettivamente dalla macchina CM e MT. Si legge la crisi come un’occasione per investire nel futuro nonostante le difficoltà del presente, dimostrando ancora una volta che la Comev è indubbiamente una grande e solida azienda.


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d è proprio agli operai che si guarda con attenzione. Perché sono il valore aggiunto dell’azienda. Ecco che li si rende ancora più partecipi inserendoli nell’assetto societario. Ogni operaio non è solo un numero ma l’azienda stessa. Grazie a quest’accorta politica non si ricordano scioperi alla Comev. Si è cercato di sviluppare in coloro che vi lavorano un attaccamento all’azienda. Ognuno deve assumersi gli oneri e gli onori di esserne anche proprietario.


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GRANDI S U CC E S S I E N U OV I O R I Z ZO N T I


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alla data del 1971 è un crescere continuo per la Comev S.p.A. Siamo nel 1972 ed a fianco dei modelli tradizionali M1 e M2 si dà vita al nuovo tornio M3 con larghezza bancale 280 mm, foro mandrino 40 mm, scatola norton completamente chiusa. L’impegno e la voglia di innovazione, la ricerca di soluzioni diverse si concretizzano anche 2 anni più tardi nel 1974 con la realizzazione del tornio M4 con larghezza bancale di 320 mm e distanza punte fino a 2 metri. L’implemento del proprio parco macchine porta la dirigenza Comev a decidere per l’ampliamento del capannone, anche a fronte delle numerose commesse che arrivano all’azienda, non solo da clienti e

rivenditori italiani ma anche da quelli stranieri. Sulla scia dei passi avanti fatti in quegli anni in tutto il mondo, anche la Comev grazie alle nuove tecnologie messe a disposizione dalla ricerca tecnica studia e dà vita ad un nuovo tornio M5, con il cambio in testa. La Comev si dimostra in questi anni un’azienda sempre più duttile e flessibile, attenta alle esigenze del cliente. Esigenze che fa proprie e cerca di soddisfare adattando le macchine alle specificità che le vengono richieste. Ed è anche grazie a tali sollecitazioni che ha modo di evolversi costantemente, di sperimentare, di ottimizzare il suo prodotto. Tecnici ed operai lavorano fianco a fianco intenti ad individuare


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LA CO M E V O GG I


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fianco delle innovazioni tecnologiche oggi la Comev punta anche allo studio del design dei suoi torni. La cura dei particolari, delle linee è diventato un plus fondamentale. Il mercato chiede non solo un prodotto funzionante e rispondente a determinate caratteristiche meccaniche ma anche esteticamente piacevole. Si è passati in questi anni a quella che viene definita la società dell’immagine, del bello che non risparmia neppure un campo come quello dell’industria meccanica. In questo panorama nasce il tornio Leonardo, mix di ricerca tecnologica ed estetica. Comev infatti ha voluto che per questo tornio venissero studiati in modo approfondito ergonomia, forme e colori tali da conferire all’aspetto estetico quella caratteristica propria dell’ITALIAN STYLE affidando pertanto il progetto allo studio DECURSU DESIGN. Proprio per questo suo design innovativo ed armonioso il tornio Leonardo ha vinto il premio COMPASSO D’ORO 18° edizione ADI 1998. Oggi la Comev S.p.A. è l’unica azienda in Italia che produce torni paralleli tradizionali ed a controllo numerico. Grazie ad un’intrinseca qualità del prodotto universalmente riconosciuta, sorretta dall’incisività di un’accorta politica commerciale, la Comev ha conquistato un posto di rilievo nel panorama internazionale con oltre 7500 macchine prodotte. I costanti investimenti in campo tecnologico si accompagnano ad un consolidato know-how ed alla cura precisa ed artigianale con cui,


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ancora oggi, lavorano tecnici ed operai. Tutti i modelli sono progettati e realizzati all’interno per garantire un’accuratezza dei controlli sul prodotto finito. Il risultato è una macchina dalla tecnologia avanzata che ha in sé caratteristiche di affidabilità e durata. La produzione si è andata sempre più implementando con l’introduzione di torni per qualsiasi esigenza; ecco la serie SPEED, la serie PICOdue, il già citato LEONARDO e l’ultimo nato in casa Comev, un gigante di nome TITANO. L’azienda, in questi 50 anni di storia, si è saputa continuamente rinnovare, ha saputo individuare le richieste del mercato e tradurle nello studio e nella produzione dei torni. È un’azienda che ha fatto della precisione artigianale il suo punto vincente. Che si è dotata dell’esperienza di chi l’ha fondata e del talento di chi ne segue oggi le orme. Il marchio Comev è sinonimo di italianità, di qualità, di garanzia ed affidabilità. Di cura del prodotto. Di attenzione verso il cliente. Di precise conoscenze del settore. Di efficiente assistenza post-vendita. Di professionalità e competenza di quanti vi lavorano oggi con la stessa passione di ieri. La produzione si basa su costanti ed attenti studi di mercato. La progettazione segue le nuove tecnologie. Niente è affidato al caso. Il segreto di tanto longevità? Sta sempre là, ben custodito fra le mura dello stabilimento di via Chiantigiana.


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Un grazie a tutti coloro che hanno collaborato alla creazione di questo opuscolo

progettazione Rogai fotocomposizione e stampa CTP 2000 srl stampato nel luglio 2008


50 anni di Comev