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Anno 2 - Numero 2 - Novembre-dicembre 2013 - Gennaio 2014

Linfa di Vita dei Camilliani d’Italia

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Come Tralci Linfa di Vita dei Camilliani d’Italia Bollettino delle Province Italiane Ufficiale per gli Atti di Curia Anno 2 - Numero 2 - Novembre-dicembre 2013 - Gennaio 2014

SOMMARIO

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Editoriale Tempesta sul ‘Vigneto’... ma in primavera rifiorirà P. Carlo Vanzo Concorso di disegno nel 400° di San Camillo Anniversari 2014

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Atti Ufficiali Atti della Consulta Generale Lettera della Consulta Generale dei Camilliani Comunicato del Vicario Generale Comunicato dei Superiori Maggiori e dei Delegati dell’Ordine

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Atti dei Consigli Provinciali Provincia Italiana Informazioni Lettere del Provinciale Nomina Equipe provinciale per la Promozione Vocazionale

23 154

Provincia Romana Informazioni

24 156

Provincia Siculo/Napoletana Informazioni

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157 157 162

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IV Centenario di San Camillo Celebrazioni per il 400° S. Camillo Fr. Carlo Mangione Programma iniziative Un ‘per sempre’ che si incarna nelle gioie e nelle fatiche di ogni giorno! Walter Vinci Disegni a Monteforte e Presepi in Arena Rigetti Maria Rosa e Renato Pastorale L’ora della prova P. Mario Bizzotto Giovanni, profeta dell’Altissimo e battistrada di Gesù P. Domenico Ruatti Convegno ad Assisi dell’Aipas: il ministero della consolazione P. Adriano Moro Segretariato interprovinciale d’Italia per il ministero P. Adriano Moro e P. Sergio Palumbo Formazione Due giorni di formazione a Mottinello: Evangelizzazione e mondo sanitario: prevenzione e salute pubblica La coscienza in San Camillo de Lellis Alfredo M.Tortorella I 30 anni del Centro Camilliano di Formazione di Verona P. Angelo Brusco C.P.V. (Centro Provinciale Vocazionale) Weekend vocazionali - estate 2013 P. Paolo Gurini Dal Mondo Camilliano Auguri a P. Fausto Negrini P. Carlo e P. Antonio

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Sommario

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I 60 anni di Sacerdozio di P. Bartolomeo D’Arienzo Alfredo M. Tortorella Sul cammino della consolazione P. Antonio Marzano I giorni della Conversione di San Camillo de Lellis... Premio “Chicciola della solidarietà” Concerto di Natale per Haiti Dalla Missione in Giorgia P. Pawel Dyl Commemorazione di P. Dino De Zan Giacomo DeLuca Bangkok: benedizione della nuova statua di San Camillo P. Nazareno Rossetto Il cuore di Camillo tra noi - Ospedale San Camillo - Roma Il Carisma di Camillo, un dono prezioso in fragili mani F.C.L. (Famiglia Camilliana Laica) Collaborazione e programmazione Carpene Rosabianca La F.C.L. della Provincia Siculo-Napoletana Dr. Giovanni Campo Il Ministero dell’incarnazione in San Camillo Marisa Sfondrini Ricordiamo i nostri morti

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P. Cesare Bovolon Omelia funebre per P. Cesare Bovolon P. Virginio Bebber In ricordo di P. Cesare P. Antonio Casera Ricordo di un Confratello cui devo riconoscenza P. Giuseppe Facchin Preghiamo per i nostri morti

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Direttore: P. Carlo Vanzo Collaboratori: P. Antonio Marzano, Alfredo Tortorella, Franca Berardi Direzione e Redazione: Religosi Camilliani - San Giuliano Via C. C. Bresciani 2 - 37124 Verona Tel. 045 8372723 /8372711 (centralino) E-mail: vanvitanostra@gmail.com Progetto grafico e stampa: Editrice Velar - Gorle (BG) www.velar.it In copertina: Bucchianico, ammantato di vigne, visto dall’arco della casa di Giovanni De Lellis. Qui Camillo è nato, ha vissuto l’infanzia e la sua svogliata giovinezza. All’amato paese natale tornava sempre con gioia e nostalgia. Ma la ‘sua vera vigna’ sarà l’ospedale. Qui Camillo diventerà il tralcio rigoglioso, innestato alla vera Vite, il Crocifisso, per produrre il vino che dà speranza e rallegra il cuore del malato. (Progetto grafico T-Studio s.n.c).

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Editoriale

Tempesta sul ‘Vigneto’...    f ÎL Lo ricordo come se fosse accaduto ieri. Era il pomeriggio di una calda giornata di fine estate. Il grano, sparso sulle colline come fazzoletti d’oro, era quasi maturo... le vigne rigogliose nascondevano grappoli promettenti e le piante da frutta, sparse qua e là nei campi, sorridevano al caldo sole d’estate. Un’improvvisa, violentissima tempesta di grandine, in pochi minuti, spazzò via tutto. Pareva un sogno ed ecco uno squallore: il paesaggio era diventato invernale! Rivedo mio padre, un laborioso e tenace contadino, con la testa fra le mani, con gli occhi smarriti davanti allo scempio della sua campagna, esclamare: “ed ora, Signore, come farò a dar da mangiare alla mia numerosa famiglia nel prossimo inverno?”. Poi, forse perché accortosi di essere osservato, ricompose, come al solito, le braccia ai fianchi e sospirò: “Dio ci aiuterà! Coraggio! La prossima estate avremo ancora frumento e vino e frutta!”. Chiedo scusa ai lettori, ma mi son permesso di scrivere questo perché è davvero il più lontano e vivo ricordo di mio padre. Se è vero che la storia è sempre maestra di vita, possiamo credere che anche certi avvenimenti che sembrano sconvolgerla, possano essere un’opportunità nuova, il sentiero tortuoso che porta sempre alla vetta. Quanto, in questi mesi, si è abbattuto sul nostro Istituto sembra proprio un violento ed ingiusto uragano. Certamente è uno scempio sulla fragile ‘Vigna di Camillo’ che stava celebrando i 400 anni dalla sua morte, ma ora la prova deve diventare una sfida. Mentre la viviamo con profonda mestizia, vogliamo credere che il nostro domani sia ancora carico di speranze. Forse ci sarà stata anche qualche nostra ingenuità, leggerezza e incompetenza, ma sono state enfatizzate e travisate dai mass-media di una cultura spregiudicata ed antireligiosa che gode nel trovare ‘del marcio’ in ciò che è religioso. Con umiltà e fiducia accettiamo la sfida. Ci purificherà e ci preparerà un futuro migliore. ‘La pianticella di Camillo’, con l’intercessione della Regina dei Ministri degli infermi e con lo sguardo amorevole del nostro Fondatore, dopo ‘questo tsunami’, rifiorirà più rigogliosa e forte, per guardare al futuro con rinnovata speranza. La strada da seguire? Noi crediamo in Gesù che ha realizzato il ‘disegno della Salvezza’ passando attraverso la Croce e solo dall’alto della sua Croce ha affermato “ora attirerò tutti a Me”, ma ce lo insegna anche la natura. La vigna, come la grande quercia nel bosco, quando un fulmine la devasta, sembra subire una ferita mortale. Geme e soffre nel pianto, avvolta nella nebbia e nel freddo dell’inverno. Tutto ha il sapore di un’agonia, ma poi... ecco il miracolo della natura! Raccoglie tutte le sue forze, interiorizza, quasi incastona in se stessa le ferite e continua a sfidare il tempo. Passata la tempesta, eccola ancora più tenace, perché provata dal dolore. Torna a sorridere alla primavera che è nell’aria: i suoi germogli occhieggiano sui tralci e si adorna di pampini che si slanciano nel cielo. Anche la prossima estate ci sarà vino forte e generoso per rallegrare il cuore del contadino. – 137 –


Su ogni famiglia, come su una grande comunità/famiglia religiosa, può schiantarsi un fulmine. La vera famiglia affronta con coraggio le prove, sopporta pazientemente, si medica le ferite, sa perdonare, sa ricominciare ed è sicura che la verità e l’amore vinceranno! Ecco: la prima pioggia di primavera farà piangere di gioia il cielo perché la vita rifiorisce sempre. I momenti tristi ci disorientano perché l’essenziale della vita spesso è invisibile ai nostri occhi. Il valore di una vita si misura dalla sua profondità. Guardiamo con stupore e speranza il ciclo della natura: “l’autunno dà alla terra le foglie prestategli dalla primavera; l’inverno le lascia marcire sulla terra fredda; l’estate si illumina sempre con il sole che matura nei campi il grano e i grappoli d’uva!”. Abbiamo avuto tra le mani il primo numero di Come Tralci. Sarà stato accolto con i sentimenti più diversi: simpatia, indifferenza, curiosità, attesa, delusione ecc… Ci auguriamo che il secondo numero sia guardato con simpatia. Ad arricchire le ‘rubriche tradizionali’ del nostro Bollettino c’è una abbondante sintesi degli avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra vita pastorale, comunitaria e le celebrazioni per il 400° di San Camillo. Il piccolo comitato per la redazione di ‘Come Tralci’ si è incontrato per confrontarsi e proporre nuove iniziative. Auspica un sempre maggiore coinvolgimento dei Confratelli perché il nostro Bollettino sia più vivo ed interessante. Ecco l’augurio fraterno per il 2014: le varie celebrazioni in programma per la chiusura del 400° della morte di San Camillo ci trovino sereni, impegnati e gioiosi nel nostro ministero per chi soffre. P. Carlo Vanzo

«Lacrimare come un vitello». Un proverbio, poco conosciuto nella sua origine e nel suo significato. Il ‘vitello’ non è il noto animale della stalla, bensì il tralcio della vite quando è potato in inverno. Dalle sue ferite scendono le ultime gocce di linfa: sembrano proprio fredde lacrime di dolore. È questo il vero messaggio del detto popolare “lacrimare come un vitello”.


Foto nel 400° di San Camillo

Concorso di disegno nel 400 ° di San C amillo I disegni vincitori del concorso su San Camillo

“Le tue mani colorano il mondo. Più anima in quelle mani. Ci guida la tenerezza di San Camillo per chi soffre”.

L’Associazione Sportiva ‘Montefortiana’ (VR) da anni è in sintonia e stretta collaborazione con le Missioni e le Opere Camilliane nel mondo. Gioiosa e significativa è stata la marcia non competitiva di migliaia di ragazzi (scuole elementari e medie), sotto i vigneti delle colline di Monteforte/ Soave. Gli stessi alunni avevano prima partecipato al Concorso di disegno, sotto la guida dei loro insegnanti, sul tema proposto nella celebrazione del 400° della morte di San Camillo: “Le tue mani colorano il mondo. Più anima in quelle mani. Ci guida la tenerezza di San Camillo per chi soffre”. Gli elaborati sono stati migliaia, tutti di buon interesse, e non è stato facile per la giuria scegliere i vincitori. È stata davvero una grande opportunità per presentare a tanti ragazzi la grande figura del Santo Patrono dei Malati e degli Operatori Sanitari. Alcuni opuscoli su San Camillo hanno aiutato la loro fantasia che si è poi espressa in maniera gioiosa e creativa. La speranza e l’augurio è che anche nel cuore di questi ragazzi fiorisca la tenerezza di Camillo per chi soffre! (p.v.c.).

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Anniversari Anno 2014

ANNIVERSARI PROFESSIONE RELIGIOSA ED ORDINAZIONE SACERDOTALE PROVINCIA ITALIANA 25° Prima Professione P. Anziliero Pasquale (Verona B.go Trento) P. Gurini Paolo (Padova Parrocchia) P. Negrini Davide (Forte dei Marmi) P. Valli Pier Paolo (Verona Paradiso)

09/09/1989 09/09/1989 09/09/1989 09/09/1989

50° Prima Professione P. Bisoffi Giuseppe (Delegazione Stati Uniti) P. Sapori Eugenio (Roma) P- Stragliotto Giovanni (Treviso)

26/09/1964 26/09/1964 26/09/1964

60° Prima Professione P. Alberti Angelo (Forte Dei Marmi) P. Fantin Domenico (MI S. Pio X) P. Padovan Agostino (Pavia) P. Serripierro Adolfo (Provincia Brasiliana)

31/10/1954 26/09/1954 26/09/1954 26/09/1954

25° Sacerdozio P. Bonaventura Giacomo (MI Niguarda) P. Cipriano Joaquim Paulo (Torino Madian) P. Ramello Mario (Torino Cappellanie)

13/05/1989 07/01/1989 24/06/1989

50° Sacerdozio P. Didonè Giuseppe (Taiwan) P. Guarise Celeste (Messico) P. Tarraran Adriano (Colombia) P. Vanzo Carlo (Verona S. Giuliano) P. Zanchetta Luigino (Treviso) P. Miranda Victor (Perù)

23/06/1964 23/06/1964 23/06/1964 23/06/1964 23/06/1964 23/06/1964

60° Sacerdozio P. Anselmi Angelo Marco (Besana Brianza) P. Castelli Floriano (Torino Villa Lellia) P. Scapin Bruno (MI S. Pio X)

17/06/1954 09/06/1954 17/06/1954

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PROVINCIA ROMANA 50째 Ordinazione P. Castaldo Eligio P. De Sanctis Gaetano

18/03/1964 18/03/1964

50째 Professione Religiosa P. Aquaro Giovanni

02/10/1964

PROVINCIA SICULO/NAPOLETANA 50째 Sacerdozio P. Domenico Pesce

12/09/1964

25째 Prima Professione P. Rosario Mauriello P. Luigi Maglione P. Antonio Aiello P. Vincenzo Capozza

17/09/1989 17/09/1989 17/09/1989 17/09/1989


iv Centenario di San Camillo

CELEBRAZIONI PER IL 400° DI SAN CAMILLO Il 14 luglio scorso si è aperto ufficialmente l’anno giubilare camilliano, che celebra i 400 anni dalla morte del nostro fondatore. Numerose sono le iniziative che hanno coinvolto e coinvolgeranno tutte le comunità camilliane sparse nel mondo. In Italia, alle manifestazioni organizzate dalla Consulta generale, si accompagnano quelle delle singole Province. Tre le date principali in calendario: il 2 febbraio (ricordo della conversione di san Camillo), il 25 maggio (nascita di san Camillo) e, appunto, il 14 luglio, memoria liturgica della sua morte. Di seguito troverete il programma dettagliato dei prossimi mesi. L’anno giubilare è un’occasione preziosa per rimotivare la nostra vocazione di Camilliani. Il nostro carisma e la nostra spiritualità restano un grande

tesoro, anche se contenuto in vasi di creta che sono le nostre persone, con tutte le fragilità che possiamo avere. Il mio augurio è che in questo quarto centenario, in ogni parte del mondo in cui siamo presenti come Camilliani, possa nascere un segno tangibile e concreto, un supplemento di carità a favore dei poveri e dei malati più soli, delle persone abbandonate. L’invito costante e pressante di Papa Francesco di raggiungere le periferie esistenziali dell’uomo non può lasciarci indifferenti. È quello che Camillo ha fatto nel suo tempo in una quotidianità ordinaria e feriale ma eroica, prendendosi cura delle persone più fragili nell’interezza dei loro bisogni. Fr. Carlo Mangione referente Consulta per IV centenario

Programma iniziative rConsulta Generale dei Ministri degli Infermi FEBBRAIO Sabato 1 - Conversione di San Camillo - Manfredonia Ore 10.30

S. Messa, nella Cattedrale di Manfredonia, presieduta da S.E. Mons. Michele Castoro, Arcivescovo di Manfredonia -Vieste-San Giovanni Rotondo

Ore 11.40

Diretta con Teleradio Padre Pio per l’annuncio dell’Arcivescovo suoi luoghi diocesani da lui designati per il dono spirituale dell’Indulgenza Plenaria

Ore 12.00

Partenza dalla piazza antistante la Cattedrale verso la Valle dell’Inferno (San Giovanni Rotondo)

Ore 12.40

Preghiera alla Valle. Lettura del “Passo della Conversione”, preghiera per l’Indulgenza e benedizione con la Reliquia del Cuore di S. Camillo

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programma

Ore 20.45

Santo Rosario meditato in diretta televisiva su Teleradio Padre Pio dal Santuario S.Maria delle Grazie in San Giovanni Rotondo, animato dai Religiosi Camilliani. Al termine, omaggio floreale all’antica icona di Maria SS. delle Grazie.

Domenica 2 - San Giovanni Rotondo Ore 9.30

S. Messa nella Cappella dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Presiede l’Eucarestia il Rev. P. Hubert Goudjinou, Consultore Generale per la Formazione dei Religiosi Camilliani. Al termine, benedizione con la Reliquia del Cuore di San Camillo

Ore 17.00

Candelora con i Malati presso la Parrocchia San Camillo de Lellis in Manfredonia. Accoglienza del Cuore di San Camillo da parte del parroco, Rev. Don Francesco de Finis

Ore 17.25

Santo Rosario meditato per tutti i sofferenti e preghiera per il dono dell’Indulgenza

Ore 18.00

S. Messa per gli ammalati presieduta dal Rev. P. Rosario Mauriello, Superiore Provinciale dei Camilliani del Sud Italia. Sono invitate le associazioni caritative e di volontariato della città: Caritas Diocesana, UNITALSI, UAL, Associazione Medici Cattolici, PASER, Croce Rossa Italiana

Lunedì 3 Ore 16.30

S. Messa presso la Cappella dell’Ospedale “San Camillo de Lellis” di Manfredonia. Presiede l’Eucarestia il Rev. P. Aldo Milazzo, Superiore della Comunità Camilliana di Macchia-Monte Sant’Angelo. Sono invitati il personale ospedaliero, l’AVO e le altre realtà di volontariato.

Venerdì 7 - Sabato 8 Il Cuore di San Camillo in pellegrinaggio nella Comunità dello Studentato di Roma. Da Domenica 9 a Mercoledì 12 Il Cuore di San Camillo in pellegrinaggio all’Ospedale San Camillo di Roma. Da Venerdì 21 a Mercoledì 26 Il cuore di San Camillo in pellegrinaggio nella Parrocchia San Pio e all’Ospedale San Camillo di Mesagne. Mercoledì 26 Il Cuore di San Camillo in pellegrinaggio all’Ospedale e nella Cattedrale di Cosenza fino al 4 marzo. – 158 –


MARZO Martedì 4 Conclusione del pellegrinaggio della Reliquia del Cuore nella Cattedrale d di C Cosenza Da Martedì 18 a Giovedì 20 presso la Casa Generalizia Tre giorni di Spiritualità per i Religiosi Camilliani di lingua italiana 1 Giorno animeranno: Mattina: Suor Nicoletta Spezzati, Sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica Pomeriggio: Sua Ecc. Mons Josè Rodriguez Carballo, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica 2 Giorno animeranno: Mattina: Fratel Josè Carlos Bermejo, Direttore del centro di Humanizzacion de la Salud di Madrid Pomeriggio: incontro con la grande famiglia di San Camillo. Sua Eminenza il Cardinale Joao Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di vita apostolica. Borsa di studio: “San Camillo de Lellis con l’università di Tor Vergata” Pellegrinaggi giubilari, per tutta la quaresima, nella Chiesa della Maddalena con Preghiera, catachesi e visita al museo, degli operatori pastorali delle Prefettura del Vicariato di Roma. Da Domenica 23 a Giovedì 27 Il Cuore di San Camillo in pellegrinaggio al Policlinico militare del Celio di Roma.

APRILE Mercoledì 3 - Giovedì 4 Convegno con l’Università di Chieti, “La presenza Camilliana nella società moderna” Commemorazione di San Camillo all’Ospedale Santo Spirito - Vicariato di Roma. Da Sabato 5 a Domenica 13 Il Crocefisso che parlò a San Camillo andrà in pellegrinaggio a Bucchianico. Sabato 12 GMG della Diocesi di Chieti a Bucchianico. Mercoledì 30 La Reliquia del Cuore di San Camillo in pellegrinaggio nella Diocesi di Frascati. – 159 –


programma

MAGGIO Giovedì 1- Venerdì 2 La Reliquia del Cuore di San Camillo in pellegrinaggio nella Diocesi di Chieti. Sabato 24 - Domenica 25 Notte Bianca Camilliana presso la Chiesa della Maddalena e Museo di San Camillo (II Edizione). Sabato 24 Concerto d’Organo nella Chiesa della Maddalena. Domenica 25 - Nascita di San Camillo Celebrazioni nella Chiesa della Maddalena. Ore 9.30

S. Messa presieduta da P. Paolo Guarise Pellegrinaggio giubilare dei partecipanti all’Assemblea Generale della Famiglia Camilliana Laica

Ore 16.30

La CEI commemorerà San Camillo, nella Chiesa della Maddalena a Roma

Ore 19.00

Santa Messa Solenne presieduta dal Segretario della CEI

Ore 21.00

Spettacolo con gli artisti di Strada nella Piazza della Maddalena.

GIUGNO Da Domenica 1 a Domenica 8 La Reliquia del Cuore in pellegrinaggio a Bucchianico Mostra “Presenze” a Bucchianico. Da Martedì 17 a Venerdì 20 Presenza al SANIT (Forum Internazionale della Salute) In collaborazione con l’IPASVI. Sabato 21 Musical “Camillo soldato di Dio” per gli operatori sanitari del Vicariato di Roma al Teatro Argentina.

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LUGLIO Per tutto il mese di Luglio Rassegna d’Arte “Il Gigante della Carità” organizzata da “I Creativi di San Sepolcro” presso la Chiesa della Maddalena, Roma. Domenica 6 Offerta dell’Olio della Fiaccola della Carità da parte dell’Amministrazione di Bucchianico Ogni fine settimana Concerti nella Chiesa della Maddalena e apertura della Chiesa della Maddalena con possibilità di Visita al Museo. Domenica 13 Messa in diretta su Telepace da Verona. Da Venerdì 11 a Domenica 13 Triduo in preparazione alla festa di San Camillo nel IV Centenario della morte, con manifestazione religiose, civili e culturali. Lunedì 14 Chiusura dell’Anno Giubilare nella Chiesa della Maddalena a Roma. Martedì 15 Festa di San Camillo a Bucchianico. SETTEMBRE Da Lunedì 1 a Sabato 6 Esercizi Spirituali Interprovinciali. Corso per religiosi, Formatori e Formandi delle Province Italiane.

Il 16 dicembre 2013 Papa Francesco ha ricevuto in udienza Fr. Carlo Mangione, responsabile per le attività del IV centenario. Oltre all’omaggio di libri camilliani, Fr. Carlo lo ha invitato alla Casa Generalizia dei Camilliani per la chiusura dell’anno giubilare il 14 luglio 2014.


UN “PER SEMPRE” CHE SI INCARNA NELLE GIOIE E NELLE FATICHE DI OGNI GIORNO! dall’Italia, dal Burkina Faso, dal BeninTogo, dalle Filippine, dal Perù. I confratelli che hanno emesso la Professione a Roma sono: Germano Santone, Umber-

La Comunità Camilliana, nel IV Centenario del Dies Natalis del suo fondatore, San Camillo De Lellis, è cresciuta. Ben dieci giovani provenienti dai quattro angoli del pianeta hanno emesso i voti solenni per essere nella Chiesa e per il mondo prefigurazione delle realtà celesti.

Roma - Chiesa della Maddalena, 8 dicembre 2013. Otto giovani Camilliani hanno emesso la Solenne Professione Religiosa nel 400° di San Camillo.

P. Rosario Mauriello, Provinciale della Siculo-Napoletana ha accolto – in provincia – la professione di Alfredo Tortorella e Vincenzo Duca, mentre P. Paolo Guarise, Vicario Generale dell’Ordine ha accolto quella degli altri otto:

to D’Angelo, Désire Oubda, Raoul Sankara, Romuald Hounkpe, Charles Ahouandjinou, Bon Llamado Arimbuyutan e Jean Olivier Torpoco. La Celebrazione, presieduta dal P. Paolo Guarise, nella Chiesa di Santa

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iv Centenario di San Camillo

Maria Maddalena, l’8 dicembre 2013 ha visto una numerosa partecipazione di confratelli, familiari ed amici, nonché una rappresentanza dei due rami femminili della famiglia camilliana: le Figlie di S. Camillo e le Ministre degli Infermi. Queste ultime hanno animato la liturgia con canti appositamente selezionati. Come da consolidata tradizione e in un clima di composta gioia, i “fratelli maggiori” presenti hanno anch’essi rinnovato i voti religiosi. Risuona ancora nel cuore quel “Eccomi”, che i nostri fratelli hanno pronunciato in modo solenne e con convinzione, frutto di una maturazione che giorno dopo giorno, hanno coltivato con l’unica consapevolezza di rispondere semplicemente ad un Amore grande. Con la professione religiosa perpetua i nostri fratelli hanno accolto l’invito di Dio che vuole consacrare totalmente a Sé la loro vita. Attraverso i voti di obbedienza (consegna libera della nostra volontà), povertà (rinuncia spontanea ai beni materiali), castità (desiderio di amare Dio sopra ogni cosa in modo da irradiare nel mondo il Suo amore per ogni uomo) e di consacrazione al servizio dei malati, sia negli ospedali che in qualunque altro luogo, anche con il rischio della vita (cfr. Costituzioni Generali nn. 25-41).

Questi nostri fratelli hanno scelto Dio come “il tutto della loro vita” per essere sulla terra un riflesso di ciò che saranno nella vita eterna: una cosa sola con Lui, unico vero bene che merita di essere desiderato. Essere consacrati significa essere chiamati ad amare restando aggrappati a Cristo. Ad Amare Siamo chi-amati fin dal grembo materno ad amare (cfr 1Cor 12,31 13,13), ponendo come radice della nostra vocazione e del verbo amare la carità. Per noi camilliani, la carità è l’abito che ci riveste come uomini e come consacrati. Tutti aspiriamo non a “diventare” religiosi, ad assumere uno status ma a rivestirci e rivestire i nostri fratelli della carità: “queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”. Ce lo conferma ulteriormente la testimonianza di tanti santi e special-

Il Provinciale, P. Rosario Mauriello, Concelebranti, Confratelli e neo-Professi al termine dell’Eucaristia in una data particolarmente cara a San Camillo: 8 dicembre.

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Le Consorelle Camilliane e i Confratelli in festa con i neo-Professi.

mente del nostro fondatore San Camillo, gigante della carità. La sua vita la si può definire “Inno post-biblico alla Carità”. San Camillo sussurra ai neoprofessi e a tutti noi: Ama! Sei afflitto da varie preoccupazioni, appesantito dalla stanchezza e ti sembra di non dare nulla al fratello? Non importa, ama! La capacità di amare il Signore te l’ha messa dentro fin dal grembo materno: spandila, sprigionala, donala. Restando aggrappati a Cristo Solo restando aggrappati a Cristo rendiamo efficace la nostra vocazione. Forse qualche volta lo mettiamo da parte, accantoniamo la sua parola, il suo Vangelo per mettere davanti i nostri diritti, le nostre pretese, le nostre esigenze. Non importa! Bisogna avere il coraggio di ritornare alla fonte, alle origini della nostra chiamata, a quel grembo materno che ci ha generato, cioè a Gesù, per ricevere da Lui la forza, per lavare in Lui il nostro “abito” della carità, per ritornare alla sorgente

della nostra vocazione. Questo è l’impegno che si sono assunti Germano, Umberto, Désire, Raoul, Romuald, Charles, Bon, Jean Olivier, Alfredo e Vincenzo. Prendiamo a prestito e auguriamo ai neo professi le parole di Cristina Acquistapace “una suora con un cromosoma in più”: «Ho sperimentato la gioia di una vocazione, una chiamata, una speciale chiamata… quando Dio chiama mezze risposte non servono… la vocazione è qualcosa di unico, qualcosa di personale e di intimo, nessun altro può farlo per te perché ognuno ha la propria… La vita stessa, l’amore stesso è una vocazione. La vocazione anche se è qualcosa di unico, di intimo bisogna saperla vivere all’interno del proprio paese, della propria comunità, all’interno della società. Abbiamo un padre in cielo che gioisce e gode nel prendere in braccio la propria creatura, quindi lasciamoci portare in braccio. Non possiamo restare dei Peter Pan a vita».

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Walter Vinci


iv Centenario di San Camillo

DISEGNI A MONTEFORTE E PRESEPI IN ARENA PER CELEBRARE IL 400° DI S. CAMILLO In questi mesi si è abbattuta sui Cmilliani una burrasca non indifferente, aiutata anche da certa stampa sempre in ricerca di gossip e a volte non a conoscenza della verità. Questo non impedisce che Verona e i Veronesi continuino ad ammirare e ad amare i Religiosi Camilliani, ben consapevoli della loro missione a servizio dei malati e delle persone più indigenti in tutte le parti del mondo, dal sud-est asiatico all’Africa, all’America Latina all’Europa. E come non ricordare anche il loro servizio a Verona nell’Istituto per gli anziani, nell’Ospedale di Borgo Trento dove svolgono l’assistenza spirituale a conforto per gli ammalati, i loro famigliari e il Personale ospedaliero? E il Servizio di Pastorale sanitaria a favore di tutta la Diocesi veronese? La Montefortiana, sempre attenta e in collaborazione con i Camilliani, ha organizzato nell’anno giubilare di S. Camillo e ha fatto conoscere con tutte le sue iniziative sportive, culturali, sociali e sanitarie, l’impegno dei Camilliani nella Chiesa. Venerdì, 17 gennaio 2014, con la sua Associazione Culturale ‘Scienza, Salute e Società’ ha programmato un ‘simposium’ nel Palazzo vescovile di Monteforte d’Alpone sul tema, “Le malattie della solidarietà da Roma a Monteforte”, seconda tappa di un percorso che si concluderà nel 2015 con la conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in Vaticano. P. Carlo Vanzo ha coordinato la serata che ha avuto come relatori: P. Augu-

sto Chendi, sottosegretrio del Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute. Mariapia Garavaglia, già ministro della salute, il Dott. Ruggero Panebianco, il Dott. Giuseppe Recchia della Fondazione Glaxo-Smithkline, la Dott.ssa Giovanna Pressi e Gianluigi Pasetto, presidente dell’associazione, oltre a Don Giovanni Battista Naletto, direttore della Pastorale della salute della diocesi di Verona. Il Sindaco, Carlo Tessari, il Dott. Sandro Caffi, direttore dell’ULSS 20 di Verona e don Maurizio Viviani per la CEI, hanno portato il loro saluto. Sabato 18 gennaio è stata la giornata dedicata ai ragazzi delle scuole che hanno partecipato alla marcia non competitiva con 2.500 presenze in rappresentanza di molte scuole veronesi. Hanno portato per le colline del Soave una ventata di giovinezza con migliaia di palloncini colorati. I giovani sono il futuro anche della Montefortiana. Al termine, nel salone del palazzo vescovile, si è svolta l’inaugurazione della mostra dei disegni degli allievi vincitori del concorso, suddivisi tra scuole primarie e secondarie. Sono stati tremila i partecipanti al concorso: “Le tue mani colorano il mondo... più anima in quelle mani. Ci guida la tenerezza di San Camillo per chi soffre”. Premiati: 1° Giorgia Pasqualotto di S. Piero di Morrubio, con l’insegnate Tiziana Meola; 2° Alessia Barbon, Ici di Cerea, insegnante, Gazzani Enzo; 3° Nancj di Filippo, scuola Coltro di Brognoligo, insegnante Maria Rosa Costa. Saranno premiati con viaggio a Roma, ospiti della Casa

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Il sorriso dei primi tra classificasti (Giorgia Pasqualotto - Alessia Barbon - Nancj Di Filippo) e i tanti colori dei disegni sono un ‘Grazie’ a San Camillo per il suo Carisma.

Generalizia dei Camilliani, con la partecipazione all’udienza papale e con premi vari offerti dalla funivia Monte Baldo e dal ristorante Pepperone. La mostra/esposizione dei disegni diventerà itinerante a cura dagli amici di Don Angelo Marini e dall’Ufficio scolastico 12 di Verona; sarà a Caldiero, a San Pietro di Morrubio, a Peschiera e aValeggio sul Mincio, alla funivia Malcesine (agosto), alla fiera Isola della Scala (settembre e ottobre) e in varie sedi Camilliane. Nei tanti colori, nelle tante mani tese dei disegni si manifesta la speranza dei bambini, solidali con chi è meno fortunato. Per i ragazzi è stato un gioioso momento di fiducia e di speranza per il futuro, portando il messaggio di S. Camillo, Patrono dei Malati e degli Operatori Sanitari.

internazionale del “Presepio nell’arte e nella tradizione”, dedicata quest’anno a Papa Francesco, organizzata da “Verona per l’Arena” e curata dal Dott. Troisi Alfredo, è stata allestita una sezione di presepi camilliani dal mondo missionario e sanitario.

Anche nell’Arena di Verona, in occasione della trentesima rassegna

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iv Centenario di San Camillo

Degni di segnalazione sono stati i presepi di Bucchianico (paese natale di San Camillo), di Pergine Valsugana, Comunità Centro Psichiatrico riabilitativo, residenza Maso San Pietro e degli artisti Veronesi, Antonio Gonzato e Dorino Biasian che hanno realizzato due Opere artistiche con le figure di papa Francesco con S. Francesco d’Assisi e S. Camillo de Lellis. Una agenda tascabile del 2014, con il titolo “Sulle orme di papa Francesco per i poveri e di San Camillo per chi “soffre”, ha aiutato le migliaia di visitatori a conoscere San Camillo e a prendersi a cuore il mondo della sofferenza. Anche quest’anno l’affluenza di visitatori ha superato ogni aspettativa ed ha raggiunto gli ottanta mila. È bello e significativo che anche nell’Arena di Verona, dove si fanno tante manifestazioni che ricordano le vittorie e le sconfitte dell’umanità, si faccia memoria della battaglia che dobbiamo tutti combattere per essere accanto a chi soffre con amore. Sicuramente questo periodo di prova che l’Ordine dei Ministri degli Infermi sta vivendo verrà superato e dimenticato, ma ciò che resterà per sempre sarà la dedizione che i Camilliani, in questi 400 anni, hanno profuso a tutti i sofferenti del mondo. L’Opera di San Camillo de Lellis continuerà più splendente... perché, dopo ogni temporale, arriva sempre l’arcobaleno. Righetti Maria Rosa e Bicego Renato – 167 –

A fianco: L’artista Dorino Biasin ha così intitolato la sua opera per i Presepi in Arena: “Il messaggio di speranza per i poveri sulle orme di Papa Francesco e il messaggio di tenerezza per i malati sulle orme di San Camillo”.

Sotto, a sinistra: “Il manto della misericordia” è il titolo del presepio della Comunità psichiatrica di Maso San Pietro-Pergine. Il sorriso gratificante del Direttore, P. Beppino Taufer e del maestro che ha guidato gli Ospiti nel lavoro.


Pastorale L’ORA DELLA PROVA La triste vicenda che si è abbattuta sul nostro ordine, culminata con l’arresto del p. Generale, p. Salvatore Renato, ha lasciato tutti sgomenti, sia al pensiero della sofferenza inflitta ad una persona le cui intenzioni lo assolvono dalle accuse mossegli dalla legge, sia per la diffamazione della stampa, che ha messo alla gogna con fantasie da romanzo alcuni confratelli. Se da una parte l’umiliazione dell’ordine e del suo maggiore rappresentante apre una ferita dolorosa, dall’altra non si può non sentire disgusto di fronte ad una canaglia esperta del malaffare. Della sua responsabilità sembra rendersi ultimamente conto anche la stampa, ridimensionando le accuse rivolte al nostro p. Generale. Dal momento che la persona colpita rappresenta la massima autorità dell’Ordine, è comprensibile come la base accusi il contraccolpo. Il danno di immagine dell’istituto non è irrilevante. Se poi si pensa che l’increscioso inconveniente coincide con la ricorrenza del quarto centenario della morte di S. Camillo, ci si sente maggiormente mortificati. Ci si augura che tutto si concluda al più presto. Semplici eppure prudenti Il segretario generale ha ricordato che da ogni rovescio si può ricavare una lezione utile. Non è perciò il caso si disanimarsi, anzi è il momento di riprender con maggior lena il nostro lavoro. Si può vivere il disagio stimolando la nostra testimonianza e liberando nuove energie, per ricavare anche dal male un bene. Ovvio anzitutto pensare ad un invito alla prudenza. Lo ricorda il Vangelo

osservando che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce (Lc 16,7). Non deve allora stupire se da raggiri, orditi dai figli delle tenebre, c’è chi esce come vittima. L’avvertimento d’essere prudenti come serpenti e semplici come le colombe è chiaro, quanto è chiara la difficoltà di metterlo in pratica, indipendentemente dalla buona o cattiva volontà. Il Signore ricorda che la lotta in cui ci si trova impegnati si svolge tra forze impari. “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Mt 10,16). Non è una situazione piacevole trovarsi in mezzo ai lupi, che per di più non si presentano mai come tali. Sanno mascherarsi. Non sono solo scaltri e maligni, sono anche impostori, sono animali predatori, avidi, pronti a sbranare dove si trovano possibili prede di denaro e beni. Per loro l’importante è vincere. A nessuno viene in mente che finalmente l’agnello avrà la meglio sulla sete vorace del lupo. Una convivenza tra lupi e agnelli non è pensabile. Centenario e rinnovamento interiore La disavventura in cui si viene coinvolti avrebbe già un risvolto positivo, se insegnasse ad accettarci per quello che siamo con i nostri limiti. Ci è offerta ora una buona occasione per dare una testimonianza di modestia celebrando la memoria di S. Camillo, cui non si potrebbe rendere omaggio migliore se non ricordandolo con quella sobria misura dettata dallo spirito di povertà. È conseguente l’invito all’interiorità e ad un rinnovamento dello spirito. Sono fuori luogo le esaltazioni folcloristiche e autocompiacenti, che trascinano fuori

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dalla realtà, facendoci peccare di moderazione. Viene spontaneo il richiamo dell’apostolo Paolo ai Filippesi: “non fate nulla per ambizione e nulla per vanagloria, ma in umiltà l’uno ritenga gli altri superiori a se stesso” (2,3). Non è importante mietere riconoscimenti e aspirare ad una gloria che, soprattutto in questo momento, non sarebbe al giusto posto. Il vero senso della festa punta sulla fedeltà al carisma. Il nostro posto nel mondo della salute è chiamato a percorrere vie modeste, si compie nel nascondimento e nella dimenticanza, come ha ricordato il p. Cesare Camillo Bresciani. Alle nostre spalle c’è un’intensa attività assistenziale missionaria, impegnata in zone colpite dalla miseria, dalle malattie e dalla mancanza di medicine. Tutto questo viene dimenticato dalla stampa; non appena però si presentano dei casi da chiarire, subito scatta la macchina della calunnia e dei rimproveri più grossolani e disonesti. Gli esempi di padri e fratelli che hanno dato e continuano a dare la vita per i sofferenti sono ignorati, è come se non esistessero. Esistono solo sospetti di imbrogli e sotterfugi enfatizzati a dismisura da certa stampa e, se poi non ci fossero, si inventano. Si vuole che ci siano, come si vuole che ogni accusa sia vera prima ancora di essere provata. Qualora ci fossero delle smentite ci si conforta con il detto di Voltaire: calunniate, calunniate e qualcosa resterà. A tutto questo l’unica risposta che noi possiamo dare è essere fedeli al nostro servizio, che non ha bisogno di apoteosi. Essenziale è continuare sulla “via dei carrettieri” aperta da S. Camillo. È la stessa via che va da Gerusalemme a Gerico, dove ci aspetta l’appuntamento con il dolore.

Le critiche: stimolo ad un esame Le notizie riferite dalla stampa non devono mettere paura, ma piuttosto provocare la riflessione, obbligandoci ad un ripensamento delle nostre attività e dei metodi adottati per attuarle. È chiaro che la formazione religiosa e ascetica cui siamo stati educati, non si incontra con le esigenze richieste dalla conduzione delle nostre attuali strutture assistenziali. Il loro giro di denaro e le complesse conoscenze tecniche comportano una preparazione tecnica specifica, che oltrepassa le nostre competenze. È conseguente allora affidarsi ad esperti in materia, con gli annessi rischi di cadere vittime di equivoci. È pure il caso di chiedersi se la soluzione ottimale sia l’abbandono delle nostre opere tradizionali o se piuttosto non si debba pensare ad una loro trasformazione. Perciò la scelta cui si è chiamati non dovrebbe riguardare se mantenerne l’esistenza quanto piuttosto come rivivificarne lo spirito, ricordando che un’opera si regge finché è sostenuta dallo spirito del Fondatore. Ci sono altri istituti che hanno le stesse nostre strutture, eppure non sembra che mettano in dubbio l’opportunità della loro sopravvivenza. L’istituto di don Calabria ne è un esempio. Accanto alle grandi opere che godono di ottima fama tra la popolazione, affianca altre iniziative assistenziali meno impegnative sotto l’aspetto gestionale e più direttamente espressive del carisma. Su questa linea sembra profilarsi anche la nostra attività apostolica soprattutto in terra di missione, dove le condizioni socio-culturali meglio si prestano alla realizzazione del carisma camilliano. L’evoluzione della nostra cultura occidentale ci obbliga alla ricer-

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ca di adattamenti più conformi possibili alle origini dell’Ordine. Questo attualmente soffre della mancanza d’uno dei due polmoni essenziali al carisma: l’assistenza corporale. Si è perciò messi di fronte ad un compito di difficile gestione, almeno per quanto riguarda il nostro contesto. Secondariamente si dirige l’attenzione verso i bisogni emergenti nel nostro contesto, al cui appello rispondono le “tende-rifugi” a conduzione familiare e perciò facili da gestire. Sono sorte in un primo momento ai margini dell’istituto tra molte difficoltà. La loro struttura si presta ad una più semplice e diretta realizzazione dello spirito camilliano. La loro affermazione non dev’essere vista come un’alternativa alle grandi strutture, ma come un impegno a colmare ciò che a quelle manca. Una forma di testimonianza non elimina l’altra, quasi si trovassero in competizione tra loro. Il fatto che la testimonianza delle nostre cliniche ha perso parte del mordente originario non significa che sia esaurita anche la loro funzione. Certo la presenza dei religiosi fratelli, dediti al servizio corporale, dava un’anima ad ogni nostra attività. La loro mancanza lascia un vuoto, che si cerca di tamponare con la scelta di personale che ama la causa camilliana. Finché sono reperibili laici animati da spirito caritativo, anche le nostre istituzioni saranno in grado di dare una testimonianza alla nostra attività e a legittimarne l’esistenza. Per quanto i nostri laici siano impegnati nell’attività assistenziale, resta il fatto che la loro testimonianza non è più la nostra; per di più si è stati costretti ad “affittare” le nostre opere, lasciando l’impressione di ridursi alla gestione d’un’impresa economica. Si entra ora

in una nuova fase, adeguarsi alla quale richiede un duro sforzo. Con facili battute di moda non si risolve la questione nella quale ci si trova implicati. L’intuizione di p. Pedroni, continuata da p. Vezzani, merita non solo i dovuti riconoscimenti ma anche ammirazione. Va pure riconosciuto che le nostre cliniche sono state palestre di formazione professionale soprattutto per i nostri religiosi, molti dei quali hanno potuto utilizzare le esperienze accumulate nell’assistenza ai malati con lusinghieri risultati. Alle loro spalle c’è stata, oltre la formazione infermieristica, la stessa educazione nell’esercizio del carisma. Come le missioni, le stesse case di formazione devono il loro sostentamento alle strutture amministrate dai nostri religiosi. La loro eredità, arrivata a noi, va continuata e sviluppata secondo le esigenze dei tempi. Non sarebbe spiegabile l’attuale spirito assistenziale del nostro istituto senza quanto hanno potuto offrire le nostre opere. L’impegno evangelico nel mondo della salute Il Signore ha inviato i suoi con un chiaro incarico: andate, predicate il Vangelo, curate gli infermi, cacciate i demoni (gli idoli), mondate i lebbrosi. Nostro è il “curate” e nostri partners sono lebbrosi e ogni malato (cf Mc 13,10 e 16,17; Mt 28,18-20). La Costituzione sottolinea il compito di privilegiare l’attenzione ai poveri. È in voga il detto: aiutare i poveri da poveri. Se questo slogan da una parte esprime il distacco dalla seduzione del denaro, dall’altra però diventa equivoco, quando, trascinato da ideali profetici sull’onda dell’entusiasmo, perde il contatto con la realtà. Riflette quello che i romantici avevano

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stigmatizzato come “l’anima bella”... peccato che sia solo bella, oggetto da vetrina e, tanto gelosa della propria bellezza, quanto sterile. Purtroppo, a difesa della propria purezza e ossessionata dalla paura di sporcarsi, si rifiuta di mettere piede nella modesta prosa quotidiana. Non servono alla causa dei poveri e al loro riscatto i programmi teorici e i santi propositi. Ci vogliono anche opere, che non possono essere realizzate senza lo “sporco” denaro. La concretezza comporta anche la gestione di beni, certo finalizzati non alla loro proliferazione ma a beneficio di terzi. Fa altrettanto parte d’un certo senso pratico mettere in piedi opere alla propria portata, tali che non sfuggano di mano. Può capitare che il fine di certe iniziative assistenziali diventi funzionale alla struttura. Si avrebbe allora che il malato, non essendo più l’obiettivo ultimo, servirebbe per mantenere in piedi l’impianto strutturale. Sono molti gli esempi al riguardo. Uno di questi è segnalato da alcuni resoconti, a detta dei quali l’organizzazione mondiale addetta alla lotta contro la fame nel mondo, per

sostenere l’elefantiasi amministrativa, consuma l’ottanta per cento delle entrate. Se poi dovesse arrivare ad assorbire il cento per cento finirebbe per essere inutile. La stessa cosa potrebbe capitare alle nostre opere. Si avrebbe il paradosso d’un capovolgimento delle finalità, nel qual caso non sarebbero più i malati il fine ma l’organizzazione, ordinata solo a sostenere se stessa. L’incidente che ci riguarda ha a che fare anche con il denaro. Offre perciò un’occasione per esaminare il nostro operato. L’umiltà di chi intende servire Ma la lezione più a portata di mano richiama l’umiltà. “Bene per me o Signore che mi hai umiliato”, mi hai fatto prendere coscienza della mia identità. La scadenza del centenario, celebrata nel contesto attuale, non consente autoglorificazioni. Ci mette al nostro posto e questo è il modo più adatto di ricordare il fondatore e, prima di lui, l’esempio di Cristo, di cui è detto che è sceso in basso. Si è umiliato fino a morire tra briganti, trattato lui stesso da brigante. L’immagine, che ci ha lasciato nell’ultiMare di Tiberiade. Gesù stende le sue braccia e gli comanda di tacere.


ma cena, quando prendendo commiato dai suoi, si è cinto d’un grembiule, resta indelebile nella mente dei suoi. È questa la figura che S. Camillo si è proposto di imitare. Anche lui cinto d’un grembiule con una paletta o un boccale in mano. Qui la sua gloria, proprio là dove all’occhio umano ogni gloria scompare: qui accanto ai sofferenti, ai poveri umiliati. Non era il tipo adatto alle ricorrenze fastose e neppure alle celebrazioni solenni nel contesto di basiliche scintillanti di opere d’arte. Lo si vede al suo giusto posto, là al capezzale di malati e moribondi, per i quali consumava tutte le sue forze, condividendone le sofferenze; lui rimasto sempre fedele a se stesso, all’immagine dello “schiavo” e del “servo”, l’unico modello al quale si ispirava. “I malati - era solito dire – sono i nostri signori e padroni”. Nel più piccolo riconosceva il volto del più grande. Per lui titoli e onorificenze non esistevano, tanto da ricordare ai suoi con un voto di non ambire ad alcuna carica ecclesiastica. Non riconoscimenti, né eredità, che avrebbero potuto disturbare uno stile di vita sobrio e modesto. Non cariche, né pulpiti, né confessionali, né slanci mistici, né celebrazioni devozionali, né canti di mattutini. Niente di tutto questo. Solo corsie, letti, servizi, pulizie, scope, vasi da notte. È alla ricerca di ciò che è più vero e più reale e ne trova il riscontro scendendo tra individui sfiniti dalla malattia, dilaniati da piaghe purulente e maleodoranti. Questo era Camillo. La forza del carisma La ricorrenza del centenario offre l’opportunità per rievocare la figura d’un grande testimone della carità evangelica. Invita a non perdersi e a

non fermarsi in riti ufficiali, in ambiziose manifestazioni, a volte così chiassose e alienanti. Non sarebbe questo un modo di onorare un santo della tempra di Camillo. Si finirebbe per rovesciare il suo messaggio anziché esprimerlo per quello che esso è: anticonformista, pratico, feriale, dimesso come è dimesso il contesto nel quale si trova ad operare. Camillo non è l’uomo della festa. Celebrarlo con festeggiamenti non è la forma più adeguata per vivere il suo spirito. Prima della festa vengono l’ospedale e i luoghi del dolore. È qui che va cercato S. Camillo. Tutto il resto è realtà marginale. Il momento che il nostro istituto sta attraversando ci mette davanti ad un bivio. O fa di noi dei naufraghi o dei lottatori capaci di sfidare le avversità. Il nostro patrimonio cristiano ci offre una ricetta adatta alla situazione presente. A nostra disposizione c’è la speranza. Si vive cristianamente se si vive anche di speranza. È la virtù che non conosce tramonto. Essa si pone sempre agli inizi. Sotto la sua guida non ci si arrende mai, si è sempre pronti per ripartire. È la virtù della nascita e della rinascita. Il cammino che si è chiamati a percorrere attraversa anche tempeste. Quella del momento non è la peggiore nella storia dell’ordine. La nostra plurisecolare tradizione ha conosciuto circostanze ancora più avverse. Ma la speranza è sempre presente e aspetta il momento in cui entrare in scena. È la forza di riserva pronta a sostenere il carisma. Già il clima svogliato del nostro tempo ci obbliga a ricorrere alla speranza. Finché si è rimandati ad essa non c’è la morte.

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P. Mario Bizzotto


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GIOVANNI, PROFETA DELL’ALTISSIMO E BATTISTRADA DI GESÙ (MT 11, 2-11) “Sei tu quello che deve venire? Oppure dobbiamo aspettare un altro?” Se fosse stato un guardiano della religione fariseo o uno scriba dotto ad aver mandato a dire a Gesù una cosa del genere, non ci sarebbe stato nulla di cui doversi meravigliare. Troppo profonda è la differenza tra quanto insegnano coloro che amano passeggiare in lunghe vesti passando il tempo a imporre pesi insopportabili sulle spalle della gente (Mt 23,4), e la religione di Gesù. Ma è Giovanni il Battista, il precursore, il cui padre, il sacerdote del tempio di Gerusalemme, Zaccaria, preconizzò profeta dell’Altissimo - apripista del Signore (Lc 1,76). Giovanni non doveva essere più tanto sicuro che era proprio Gesù il Messia. Come mai? Cos’è successo? Di certo qualcosa di notevole deve senz’altro esserci stato. Per prima cosa, in questo tempo Giovanni si trova a marcire in un lurido carcere nei sotterranei del palazzo del re Erode. Sta pagando di persona il coraggio di aver resistito a viso aperto in faccia ai potenti di questo mondo (cfr. Mc 6, 14-29). Poi Giovanni, anche se non può nel modo più assoluto dubitare della giustezza delle sue prediche. con le quali aveva incitato alla conversione e al battesimo la gente che l’aveva seguito sulle sponde del fiume Giordano (un vero miracolo di folla!), non può fare a meno di domandarsi, sentendo che non si parla d’altro con incredibile entusiasmo che di quanto dice e fa Gesù di Nazaret, in che rapporto stiano le proprie aspettative riguardo alla venuta del regno di Dio,

e di riflesso, anche la sua situazione di carcerato, con la persona del Nazareno. Giovanni si aspettava che il regno di Dio iniziasse subito in maniera rapida e travolgente. L’ultimo inviato di YHWH, il Messia, si sarebbe fatto valere in società, adottando l’atteggiamento risoluto del taglialegna alle prese con gli alberi da abbattere. Giovanni ha in testa anche qualche altro arnese per dare concretezza ai suoi discorsi che dovevano cambiare il mondo. Giovanni è sostanzialmente convinto, né più e né meno di tutti i profeti, che le persone siano capaci di fare per conto proprio, basta che lo vogliano, tutto il bene che c’è da fare, e di evitare tutto il male. In caso di renitenza c’è sempre la possibilità di testare l’efficacia di qualche altro strumento oltre il rimprovero verbale (cfr. Lc 3, 7-9). Gesù di Nazaret sarà all’altezza delle attese di Giovanni? Per la verità, nella vita e nell’azione di Gesù non si vede nulla che richiami scure, trebbia acuminata e pala. Gesù pensa che per far sì che le persone siano buone non è necessario rimproverarle in nome della morale. “Che cosa dobbiamo fare?”, domanda la gente, e Giovanni appronta la ricetta giusta per ogni categoria di persone. “Chi sei?”, invita invece ciascuno a domandarsi Gesù. Gesù non è uno che predica l’etica come fosse l’assoluto. Chi ha modo di sentire Gesù comprende che non ama credere che Dio si identifichi con il principio assiomatico della morale: bonum faciendum et malum vitandum. Giovanni Battista è in carcere e manda a chiedere: ‘sei tu quello che

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Giovanni Battista è in carcere e manda a chiedere: ‘sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?’.

deve venire o dobbiamo aspettare un altro?’. Proprio perché Gesù deve aver avuto la conoscenza dell’errabilità umana nonostante tutti gli sforzi per acquietarla (cfr. Gn 3), proprio perché conosce la nostra incapacità di amare Dio al di sopra di tutte le cose, proprio per questo è convinto che Dio, molto più che la scontata personificazione del bene che si deve fare e del male che si deve evitare, è la fonte originaria del perdono di tutto il male. Dio è amore (1Gv 4, 8-11): la forza buona e benevola che vorrebbe darci il coraggio di affrontare la vita a cominciare dalla fatalità di cui è prigioniera. Dante celebra così con due terzine del Paradiso, canto 29, l’originaria benevolenza dell’Amor che muove il sole e l’altre stelle: “non per aver a sé di bene acquisto, ch’esser non può, ma perché suo splendore potesse, risplendendo, dir ‹subsisto›, in sua etternità di tempo fore, fuor d’ogni altro comprender, come i piacque s’aperse in nuovi amor l’etterno amore». Alla fine, (si potrà dire?), Dio ci perdona non solo quello che facciamo,

ma anche quello che siamo. Al termine della vita (cfr. le tre parabole di Matteo, 25) Dio Padre non ci valuterà in base al profitto esponenziale nelle virtù, ci considererà a partire dalla fiducia o dalla diffidenza nei suoi confronti. Per Gesù sono solo due le cose che ci impediscono l’incontro con il Padre: nascondere, lasciandolo inutilizzato, il talento della vita per paura e per un sentimento di inferiorità, oppure comportarci davanti a noi stessi e agli altri, per delle fantastiche pretese di perfezione, da instancabili stacanovisti. Per l’ultima volta Gesù vuole che ci diventi chiaro che siamo noi stessi a rovinarci a causa della paura, e che questa davanti a Dio Padre non trova né credito né merito. Dio, che Gesù chiama Padre, Padre Suo e Padre nostro, non ha intenzione di raddrizzarci e di rappezzarci alla bell’e meglio, ci vuole rinnovare ab imis fundamentis. Il vino nuovo va messo senza esitazione in otri nuovi (Mt 9, 14-17). Gesù vuole che rivolgiamo a Dio Padre la nostra fede, contro ogni angoscia, in modo così fermo e incrollabile che il nostro cuore diventi per questa fede abbastanza vasto da essere capace di fare il bene. Nella sua vita Gesù incarna il carattere del suo Dio perché vuole molto semplicemente che noi possiamo guardare per sempre a questo Dio con occhi rinati di bambini, che non hanno ancora imparato ad aver paura e sono capaci solo di una grande sconfinata fiducia. Ma quanto ci costa in termini di sofferenza dello spirito imparare la gioia di una ritrovata vita infantile! Gesù non lo ignora e, peiché lo sa, non esita a dare per noi a questo scopo la vita sulla croce. La morte di Gesù, rettamente intesa, ci dovrebbe dare la forza decisi-

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va contro la nostra angoscia e contro la nostra impotenza che ci fanno sbandare nel male. Allora Gesù è stato crocifisso perché vuol vederci vivere davanti a Dio Padre umanamente? Sì, solo per questa ragione e per nessun’altra. “Sei Tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” A questa precisa domanda l’unico invito che Gesù rivolge agli inviati del Battista per rispondere alla sua domanda è di verificare loro stessi di persona ciò che possono constatare. Quello di Gesù è un linguaggio lieve e delicato. Sono parole miti come un tiepido raggio di sole, che può filtrare perfino attraverso le sbarre della più angosciante prigionia. Gesù non pensa ad altro se non a cosa fare per risvegliare nelle persone ciò che si cela in loro e aspetta di essere vissuto perché soltanto dispiegandosi fa buono il mondo. Deve ben arrivare nella vita dell’umanità e nella vita di ciascun individuo il momento in cui diventa chiaro che siamo noi stessi ad ucciderci con la nostra angoscia, finché non viene superata per mezzo di una fede che permette all’essere umano di scoprire in Dio prima di tutto un Padre e, conseguentemente, di riunificarsi con se stesso perché gli è fatto dono, senza proprio merito, di sentirsi autorizzato a vivere. Questo è il convincimento di Gesù. Per questo convincimento Gesù vive e a causa di questo convincimento dovrà morire. Gesù percorreva città e villaggi. Annunciando il regno di Dio guariva malati e sofferenti di ogni genere. La gente piena di meraviglia diceva: non si è mai visto niente di simile in Israele. Persone che si erano dovute considerare impure e ripugnanti perfino nel fisico, persone storpie da una vita,

altre che non avevano mai potuto fidarsi dei propri orecchi e del proprio giudizio, persone cieche. Tutti stando vicino a Gesù cominciavano a muovere da sé nella vita un passo dopo l’altro, ad avere un proprio punto di vista, a pensare con la propria testa, a usare le mani senza che la destra sapesse cosa fa la sinistra. Con Gesù ciascuno poteva fare l’esperienza di sentirsi più vasto, più diritto, più calmo e trasparente. “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete”. Non sappiamo come Giovanni abbia accolto questo messaggio mite e delicato di Gesù: “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo”. Sappiamo però che Gesù loda Giovanni: “chi siete andati a vedere nel deserto...?”, Gesù sa che Giovanni non offriva nulla che potesse evocare sfarzo ed esibizioni proprie dei dominatori di questo mondo. Gesù sa che Giovanni poteva prendere YHWH talmente sul serio da non potere qualche volta evitare di far soffrire le persone. Gesù sa che Giovanni è un profeta. Con Gesù presente tutto ciò che Giovanni ha detto e fatto si scioglie, ma non scompare. Sta avvenendo, ma cresce in forza dell’energia di un clima fattosi più mite, in modo diretto e semplice che scaturisce tutto dall’interno. Con Gesù avviene a questo mondo la cosa più grande di tutte: la fine completa e totale di ogni specie di violenza nello spazio della religione e il fiorire delle persone nel tepore dell’amore che Dio Padre porta a ciascuno. Il Regno di Dio c’è a questo mondo perché i morti risorgono. Anche questo messaggio aveva fatto giungere Gesù a Giovanni Battista. P. Domenico Ruatti

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Convegno ad Assisi dell’Aipas IL MINISTERO DELLA CONSOLAZIONE Una missione per pochi o per tutti? Consolare è l’attività tipica dell’uomo che scopre di essere relazione, infatti la solidarietà umana scatta quando un uomo si accorge che l’altro è solo (sofferente, emarginato, misero, umiliato…) e si avvicina per fare in modo che la sua solitudine non sia più tale. Il cristianesimo rinforza l’attrazione verso l’altro in difficoltà con l’idea di fraternità: siamo fratelli perché figli di un unico Padre. Ancora di più: il fratello povero è un’altra incarnazione del divino, è una delle presenze che la

bontà di Dio ci ha lasciato sulla terra. Il XXIX Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Pastorale Sanitaria (Aipas), svoltosi ad Assisi dal 14 al 17 ottobre 2013, che ha visto la partecipazione di circa quattrocento persone di cui una ventina di camilliani, tra religiosi e laici, delle tre provincie italiane, ha messo a tema proprio la riflessione sulla consolazione (“Il Ministero della Consolazione. Icone evangeliche di speranza”), prospettando la possibilità che questa diventi un ministero ecclesiale. Difatti già lo è, al di là che pos-

SEGRETARIATO INTER-PROVINCIALE D’ITALIA PER IL MINISTERO Lunedì 30 settembre 2013 alle ore 10,30, presso la Comunità della Maddalena (Roma), si è svolto il primo raduno d’intesa del Segretariato Inter-provinciale d’Italia per il Ministero, costituito ufficialmente il 15 agosto 2013 dai Superiori Provinciali d’Italia (Provincia Italiana - Provincia Romana - Provincia Siculo-Napoletana). Erano presenti tutti i convocati: P. Adriano Moro (Verona), P. Giacomo Bonaventura (Milano), P. Gianfranco Lovera (Torino), P. Vincenzo Capozza (Palermo), P. Sergio Palumbo (Roma). Dott. Gianni Cervellera nuovo Presidente Nazionale Aipas. Sposato, teologo, 52 anni, collaboratore dei Fatebenefratelli da 22 anni, è il primo presidente laico dell’Associazione.

Dopo un breve saluto tra i convocati e un semplice momento di conoscenza reciproca, si è passati alla elezione del Responsabile e del Segretario del neosegretariato. Sono stati scelti all’unanimità: P. Adriano Moro, Coordinatore, e P. Sergio Palumbo, Segretario. Dopo aver espletato tali ufficialità, abbiamo cercato di condividere le esperienze e attività che hanno svolto negli anni precedenti i vari Segretariati Provinciali; una raccolta di materiale che ha dato al Neo-Segretariato la possibilità di focalizzare gli obiettivi da perseguire durante il prossimo triennio. Dopo ampia riflessione sono stati individuati i seguenti obiettivi: Studiare i problemi inerenti il settore pastorale e prospettare soluzioni. Promuovere e organizzare incontri di aggiornamento e di formazione pastorale per i religiosi e i laici.

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Pastorale

sa più o meno essere istituzionalizzato. Mons. Benigno Papa, vescovo emerito di Taranto che ha svolto la relazione d’apertura su:“Il Ministero della Consolazione: aspetti teologico-pastorali”, ha suscitato attenzione proprio perché egli, qualche anno fa, ha messo in pratica l’idea, attribuendo ad un gruppo di laici tale Ministero. La scelta dei laici fu dettata, tra l’altro, per evitare il rischio che fosse sovrapposto al ministero sacerdotale sacramentale. “Si tratta di un ministero laicale – afferma Mons. Papa – con cui la Chiesa particolare si rende vicina con un atteggiamento di solidarietà umana e cristiana alle persone che vivono la fase drammatica della loro esistenza

e alle loro famiglie bisognose, anch’esse di essere sostenute nel dolore. È un ministero al servizio delle persone che soffrono, autenticamente evangelico e umanamente promozionale”. Le successive meditazioni hanno preso spunto da alcune icone bibliche per approfondire la dimensione teologica e pastorale del tema. La lectio sulla pericope del cieco nato [“Perché si manifestassero le opere di Dio” (Gv 9,1-41)], di Mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la pastorale della salute della Diocesi di Milano, ha messo in luce la potenza di Dio che opera nei suoi figli, per ricordare che senza di Lui nulla è possibile e alla luce del Vangelo la malattia assume un’altra fisiono-

Informare i religiosi e i collaboratori sulle iniziative pastorali ecclesiali e dell’Ordine. Favorire l’inserimento dei religiosi negli organismi diocesani e in altre Associazioni nazionali inerenti il nostro carisma. Tali obiettivi crediamo debbano fare riferimento a due documenti ufficiali promossi dalla Consulta Generale: a) “Progetto Camilliano, per una vita fedele e creativa” (Roma 2012), e b) “Il Ministero Camilliano, orientamenti” (Roma 2013). Individuati i compiti e i documenti di riferimento il Segretariato si prende del tempo per studiare alcuni temi del settore pastorale da approfondire e per i quali prospettare delle soluzioni, studio che potrà anche essere divulgato attraverso semplici opuscoli o sussidi. Per essere concreti ci siamo proposti, poi, di organizzare due eventi di formazione per tutti i religiosi e i loro collaboratori impegnati nel ministero: uno

in ognuna delle tre Provincie italiane (Febbraio-Marzo 2014) e uno a livello inter-provinciale (Maggio-Giugno 2014). Gli incontri potranno avere le caratteristiche o della Giornata di Studio, o di un Convegno o, ancora, di una 2 giorni di formazione. Nel prossimo incontro verranno individuate sia le modalità, sia le tematiche e anche i luoghi di svolgimento dei due eventi formativi. Dopo esserci dati il compito di approfondire la lettura e la riflessione dei due documenti di riferimento su nominati, il Coordinatore scioglie l’incontro alle 12,45 con un’invocazione a San Camillo, e dando appuntamento ai presenti nell’Alloggio dei Cappellani dell’Ospedale San Camillo in Roma il 9 dicembre 2013 alle ore 10,30.

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P. Adriano Moro, coordinatore P. Sergio Palumbo, segretario


Partecipanti al Convegno ad Assisi.

mia, non più di castigo e di condanna, ma come luogo dell’umano attraverso il quale aiutare a vedere la promessa di vita buona che è già presente in ciascuno di noi. L’episodio dei discepoli di Emmaus, invece, [“Mentre discorrevano e discutevano” (Lc 24,13-35)], commentato da Padre Alberto Maggi, teologo e biblista della Diocesi di Macerata, ha illuminato l’attività pastorale della Chiesa che si fa sacramento di salvezza e cammina a fianco degli uomini, specie accanto a chi soffre. “Il bene dell’uomo – dice il teologo – è il bene fatto all’uomo; se Dio si è fatto uomo, è pienamente uomo e produce gesti e linguaggi profondamente umani, e dunque, nel contatto con la sofferenza, ci vuole tanta tenerezza e altrettanta umanità”. Il teologo, poi, ha concluso con la risposta ad una domanda che ha smosso gli animi della folta platea: “Cosa è più sacro, la Vita oppure l’Uomo?”. Se è la Vita in sé ad essere sacra, allora si cercherà di tenerla in vita ad oltranza, scadendo anche nell’accanimento terapeutico; se ad essere Sacro è l’Uomo allora

egli ha diritto ad una morte dignitosa e onorevole. Infine, La terza icona biblica di Atti 3,1-10: “Lo ponevano ogni giorno presso la porta detta Bella”, commentata dalla teologa palermitana Ina Siviglia, ha esaltato la dimensione comunitaria dell’azione pastorale e la necessità di essere presenti nelle strutture e nelle situazioni in cui l’uomo di oggi manifesta la sua fragilità, perché nulla della sofferenza vada perduto, ma venga trasformato in nuovo amore. Tra gli altri, poi, ricordiamo l’intervento di P. Angelo Brusco, direttore del nostro Centro Camilliano di Formazione di Verona, che ha presentato il documento “Il Ministero della Consolazione. Un ministero laicale accanto a chi soffre” che i Camilliani della Provincia Lombardo-Veneta hanno prodotto di recente proprio sul Ministero della Consolazione, con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione di tutta la Chiesa su questa realtà e in particolare sul compito che i laici si assumono in campo sanitario.

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Pastorale

Al centro Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale della Diocesi di Milano, con la Dott.ssa Laura Zorzella e Fra Fabello Marco.

“Con l’istituzione del ministero della consolazione – si legge a pag 30 del documento – viene ufficialmente riconosciuto il valore del servizio reso dalla comunità ecclesiale ai fratelli e alle sorelle sofferenti nel corpo e nello spirito. La partecipazione dei fedeli laici a questo aspetto della missione della Chiesa è segno di comunione e di partecipazione responsabile di tutto il Popolo di Dio alla promozione del Regno in uno dei settori della vita – la sofferenza – al quale Gesù si è mostrato vicino con amore tenero e misericordioso”. Il messaggio finale del XXIX Convegno Nazionale Aipas 2013 possiamo, quindi riassumerlo con queste parole: consolare è compito specifico della misericordia di Dio che si è incarnato affinché l’uomo non fosse più solo, e noi partecipiamo di questo compito per grazia ricevuta. In quanto cristiani, consolare è un compito che spetta a tutti, anche se venisse reso formale per alcuni. La consolazione si nutre di gesti semplici, di contatto umano, di piccole e umili parole, che tutti siamo in grado di

compiere. Per onor di cronaca, infine, all’interno del Convegno si è radunata l’Assemblea nazionale dei soci che ha eletto il nuovo Consiglio Nazionale, in carica per tre anni. Il nuovo Consiglio Nazionale, a sua volta, ha eletto il nuovo Consiglio di Presidenza, anch’esso in carica per i prossimi tre anni, così composto: il Dott. Gianni Cervellera, collaboratore laico dei Fatebenefratelli, è il nuovo Presidente Nazionale, Don Matteo Naletto, direttore dell’Ufficio della Pastorale della salute della Diocesi di Padova, è il Vice-Presidente, Don Antonio Martello, direttore dell’Ufficio della Pastorale della salute della Diocesi di Rossano-Cariati (CS), è il nuovo Segretario Nazionale, e, infine, Fra Angelo de Padova, dell’Ordine dei Frati Minori, è stato confermato Tesoriere/Economo dell’Associazione. A tutti gli auguri di un proficuo impegno per il bene dell’Associazione sempre a servizio della Chiesa italiana. P. Adriano Moro Consigliere Nazionale Aipas

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Formazione Provincia Italiana - Camilliani Segretariato ITA per il Ministero in collaborazione con AIPAS

DUE GIORNI DI FORMAZIONE A MOTTINELLO EVANGELIZZAZIONE E MONDO SANITARIO: PREVENZIONE E SALUTE PUBBLICA 3-4 Marzo 2014 Presentazione Il Segretariato Inter-provinciale d’Italia per il Ministero, appena costituitosi, organizza, nel 400° Anniversario della morte di San Camillo, una 2 giorni di Formazione, scegliendo un tema sul quale il documento appena propostoci dalla Consulta Generale (“Progetto Camilliano, per una vita fedele e creativa”), ci esorta ad approfondire, là dove ci invita a“dilatare l’orizzonte del nostro ministero oltre il limitato ambito delle opere nostre”. La 2 giorni sarà ridotta rispetto agli altri anni e la formula scelta speriamo possa favorire la partecipazione di tutti per l’intera durata dell’evento formativo.

la tematica, e la Dotts.ssa Loretta Berti, ci riporterà la sua esperienza di prevenzione nei centri di salute mentale.

Il pomeriggio del 3 vede l’approfondimento del tema“PrevenzioneSalute Pubblica”, tema di cui abbiamo sentito certo parlare, ma forse mai messo all’interno dell’orizzonte del nostro ministero. Il Dott. Massimo Valsecchi, Direttore del Dipartimento Prevenzione della Ulss 20 di Verona, ci aiuterà a far emergere i risvolti tecnico-sociosanitari del-

Destinatari - La collaborazione con l’AIPAS apre l’invito a tutti i suoi membri; - a tutti i religiosi Camilliani, ai loro collaboratori, ai dipendenti delle loro Fondazioni, alla Famiglia Camilliana Laica; - a tutti i cappellani diocesani e di altri Ordini e Congregazioni religiose; - ai laici interessati.

La mattina del 4 sarà invece il Dott. Gianni Cervellera, Presidente Nazionale Aipas, che ci aiuterà ad entrare nei risvolti teologico-pastorali del tema, scoprendo la relazione che anche queste realtà possono avere col nostro ministero, sempre nell’orizzonte della missione evangelizzatrice che fa da sfondo alla 2 giorni. Una griglia di semplici domande ci aiuterà a mettere insieme le nostre idee nei lavori di gruppo.

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EVANGELIZZAZIONE E MONDO SANITARIO: PREVENZIONE E SALUTE PUBBLICA PROGRAMMA O 3 MARZO 2014 - pomeriggio ASPETTI TECNICO-SOCIOSANITARI Relatori: Dott. Massimo Valsecchi, Direttore Dipartimento mento Prevenzione Ulss 20 (VR) Dott.ssa Loretta Berti, Psicoterapeuta 11.30 12.30 15.00 15.15 16.45

Arrivi-sistemazione Pranzo Preghiera e saluto Relazioni Coffee Break

17.15 18.15 19.00 19.30

Lavoro di gruppo Assemblea Celebrazione Vespri Cena

O4 Marzo 2014 - pomeriggio ASPETTI TEOLOGICO-PASTORALI Relatore: ale Aipas Dott. Gianni Cervellera, Presidente Nazionale 07.30 08.15 09.00 10.00

Lodi – S. Messa Colazione Relazione Coffee Break

10.30 11.30 12.30

Lavoro di gruppo Assemblea Pranzo

fine dei lavori ONote organizzative 1. Come si giunge a Mottinello Autostrada Milano-Venezia, Valdastico, uscita Vicenza Nord, direzione Cittadella. Autostrada Venezia-Milano, uscita Padova Ovest, direzione Cittadella. 2. Prenotazioni La casa è dotata di stanze singole con bagno. Per i partecipanti esterni: rPernottamento con colazione €rPranzo €rCena € 13; Comunicare le giornate di presenza, i pasti e il pernottamento. 3. Termine della prenotazione 26 febbraio 2014 4. Per prenotare rivolgersi a: - P. Mariano Florio (Mottinello): tel. 0424540944 - padricamilliani@tiscalinet.it - P. Adriano Moro (Verona): tel. 3385893681 - adri101@libero.it – 181 –


LA COSCIENZA IN SAN CAMILLO DE LELLIS Un salto nel tempo Dobbiamo per un minuto immaginare la scena: l’ospedale San Giacomo degli Incurabili a Roma, sul finire del 1500. Un ospedale che aveva già duecento anni, fondato dai cardinali della potente famiglia romana dei Colonna e che si manteneva esclusivamente con le offerte e le donazioni dei papi e dei nobili del tempo. Era destinato ad accogliere malati giudicati appunto “incurabili”, con patologie croniche o non conosciute, handicappati, moribondi e alcuni poveri infiltrati. Quelle mura avevano visto saccheggi, guerre varie, ma anche il tentativo di tanti di continuarne lo spirito assistenziale: tra tutti la compagnia del Divino Amore che si estinse proprio verso il 1500.

Non solo. L’ospedale era partecipe anche delle vicende mondiali che avevano rivoluzionato la storia. Una fra tutte: il 1492, con la scoperta del Nuovo Mondo. Il continente chiamato poi America offriva la possibilità di importare vegetali sconosciuti, nuovi rimedi, bestie e piante tropicali: tra queste il guaiaco officinale, una pianta che si pensava avesse facoltà medicamentose e capacità depurative. … Così nacque al San Giacomo la cura dell’acque del legno e l’ospedale si trasformava in giorni stabiliti, in un vero porto di mare: pellegrini malati giungevano da ogni dove per immergersi in enormi vasche e beneficiare degli effluvi della pianta. Erano giorni tremendi, che vedevano gli impiegati e i signori dell’ospedale affaccendarsi in un’organizzazione poderosa: dal Vaticano giungevano le guardie svizzere per la sicurezza, dagli ospedali circostanti erano presi i letti per aggiungerli a quelli già in uso: da 70 posti letto, l’ospedale arrivava ad ospitarne trecento e più. Le cure duravano anche 40 giorni. Una folla tumultuosa, sudicia, che portava con sé piaghe e bubboni, si accalcava dal mattino presso i cancelli per accedere a quelle “acque miracolose” ma .. non tutti potevano farlo! Occorreva infatti presentare un certificato attestante che prima ci si era confessati e comunicati, e così non mancavano i furbi per necessità, chi si imboscava dicendo che era cattolico e non lo era, chi si confessava tanto per, ma in realtà non ci credeva veramente … insomma, uno sciupato accesso ai sacramenti nella speranza di trovare un po’ di sollievo corporale.

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Formazione

Verso il novembre del 1575 un giovane arriva per la seconda volta al San Giacomo, ancora una volta infermo tra gli infermi, ma con un cuore rinnovato che porta con sé in quel grande ospedale, tra quei poveri. Camillo viene fatto garzone, servo dei malati e guardarobiere, ufficio di responsabilità dopo quello di maestro di casa: ma non si monta la testa … è sempre un servo e anzitutto servo dei malati a cui si dà con tutto il cuore. Camillo ha assistito sicuramente a quella baraonda provocata dalle cure dell’acque del legno e, da lontano, intuiva già che qualcosa non andava! Un salto nel cuore Camillo giunge a Roma ancora una volta per farsi curare, ma ora è cresciuto: l’ha fatto crescere l’esperienza con Dio e ciò si vede dal fatto che il giovane, ex mercenario, non cerca solo un rimedio per la sua gamba malata. Egli vuole anche un rimedio per il suo cuore ferito, per il cuore che ha avvertito l’amore di Dio e vuole formarsi per essere un dono più bello. Camillo cerca allora un “medico del cuore”, non un cardiologo, ma un padre spirituale, una guida che formi e plasmi la sua coscienza. Sente che a Roma il più grande confessore è Filippo Neri, sacerdote fiorentino, uomo di buon umore, padre dei giovani e dei poveri. Camillo diceva che aveva bisogno di un gran santo per il suo essere gran peccatore. È un bellissimo rapporto quello che s’instaura tra i due: un rapporto tra padre e figlio, ma anche vera relazione tra uomini adulti. Camillo si presenta da Filippo ogni sabato sera e alla vigilia delle feste, mettendosi in fila, vestito con la divisa dei servi dell’ospedale:

Filippo lo guarda una prima volta e intuisce che quello lì è un osso duro, buono, ma cocciuto come tutti gli abruzzesi. Con l’immancabile sorriso, gli dirà: “Quanto mi piacerebbe, Camillo, metterti una mano in testa, ma sei tanto alto … abbassati se puoi, vieni in aiuto alla mia piccolezza …”. Camillo andava da Filippo per trovare conferma alla sua intuizione di farsi Cappuccino: “gli faceva male la coscienza”, poiché pensava di dover adempiere un voto, di essere in debito verso Dio. Filippo aveva capito che non era vera vocazione francescana e glielo disse (“resta tra gli ammalati!”, gli raccomandò), ma lo lasciò andare: Filippo sapeva che se si vuole formare una coscienza e si vuol bene ad una persona, spesso occorre anche darle la libertà di sbagliare. Sì, la coscienza di Camillo non era ancora sulla via della libertà interiore, della maturazione, e il frutto si sa, è maturo quando può essere mangiato dagli altri: e invece Camillo pensava più a sé, a un suo debito da assolvere, che al bene comune, al bene del prossimo. Così andò nuovamente dai Cappuccini, ma il ruvido saio e la “ferita di Dio” fecero la loro parte e il servo tornò tra i suoi malati. Era il 1579, e fu fatto Maestro di Casa, cioè coordinatore dei servi e una sorta di economo, ma lui, come sempre, si dà a curare i malati più ributtanti. È con questo incarico che Camillo comincia a pensare che la regola di confessarsi prima di accedere all’ospedale non va. Ma non può mettersi contro il regolamento dell’ospedale: può però fare minimamente intuire che prima dei doveri del buon cristiano occorre il recupero della dignità umana ... e trascorre quattro anni alla

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scuola spirituale di Filippo. Qualcosa il buon padre aveva seminato nel cuore del gigante e timidamente se ne vedevano i frutti: il pensiero di rispettare la coscienza del malato non viene forse da questo lavoro che Camillo fa in sé e su di sé, guidato dal confessore Filippo?

26 giugno 1586: Papa Sisto V accoglie padre Camillo e i suoi compagni e li autorizza a fregiarsi di una croce rossa.

Nel 1582, il 15 agosto, Camillo ha l’intuizione di aggregare degli amici che liberamente e per amor di Dio servano gli infermi: la sua coscienza, ora più adulta, gli diceva che non doveva tanto badare alla realizzazione personale, ma al bene di altri, al bene dei malati. Nasce così, un pò segretamente, la Compagnia delli servi degli Infermi, con una stanzetta adibita a cappella e un abbozzo di regolamento. Tra le prime regole, la n. 41, quella della libertà di

coscienza per il malato: “Circa la diligentia et cura che si ha da tenere de l’anima de li infermi, la prima sarà questa: ognuno procuri, quando visita qualche infermo, saper da lui se è ben confessato […] e se verrà a conoscenza che ne ha bisogno avvertirà il padre confessore, ma dopo essersi accertato del consenso dell’infermo”. Alla ricerca di una benedizione L’idea generale della Compagnia andava benedetta dal padre spirituale: così Camillo va da Filippo e gli parla del progetto. Filippo già sapeva tutto, non perché avesse letto i pensieri del giovane, ma perché qualcuno dall’ospedale (che non voleva quella Compagnia) gli aveva riferito dell’idea di Camillo. Ora era Filippo, ancor prima di Camillo, a trovarsi in un conflitto di coscienza: da un lato l’obbedienza ai superiori maggiori, dall’altro il desiderio di aiutare Camillo, che – e lui lo sapeva – non era più il Camillo di prima: erano passati alcuni anni dall’ultimo colpo di testa, ora Camillo si era formato, aveva imparato a sintonizzare la “frequenza” del suo cuore sulle “onde radio” di Dio. E cosa fa Filippo? Di fronte all’ostinato Camillo, che gli comunicava la sua intenzione di continuare, sospende il giudizio, si astiene dal volerlo consigliare ulteriormente e gli dice di trovarsi un altro confessore. I tempi erano veramente maturi: il padre lasciava andare il figlio – a malincuore – per un progetto grande, che lui non voleva ostacolare. Camillo segue la sua coscienza, continua l’opera della Compagnia: non è disobbediente, ma è libero. Libero perché ha sentito in questi anni di

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Formazione

formazione spirituale, il proprio cuore modellarsi come un vaso di creta nelle mani di Dio. Libero interiormente perché sa di agire non per soddisfare un suo capriccio, ma per il bene del prossimo sofferente. Un esempio per noi: la formazione della nostra coscienza Abbiamo parlato della coscienza di Camillo, prima e dopo, “sformata” e poi formata alla scuola di padre Filippo. Già, la coscienza! Ricordo una maglietta che fino a poco tempo fa un mio confratello portava forse per provocare un po’. Sopra c’era scritta una frase del poeta polacco Stanislaw Lec: Aveva la coscienza pulita… mai usata! Noi abbiamo uno strano rapporto con la nostra coscienza: o la usiamo troppo, fino a diventare legalisti, o non la usiamo affatto fino a fare quello che vogliamo, dicendo pure per giustificare le nostre azioni: “Ho agito secondo coscienza!”. Magari abbiamo agito solo secondo un nostro prurito, un desiderio forte – a volte istintuale – ma non secondo coscienza... La coscienza va letta a lungo, ripetutamente e... davanti a Dio, ci ha insegnato Benedetto XVI, annunciando il suo ritiro dal ministero petrino: imparare a leggere alla presenza di Dio, ecco la formazione della coscienza! Realmente essa è come un libro bello ma complicato, che per essere compreso va letto più volte e in silenzio. Il beato cardinale John Henry Newman, membro dell’Oratorio di San Filippo Neri, diceva: “La coscienza non è un egoismo lungimirante, né il desiderio di essere coerenti con se stessi, bensì la messaggera di Colui il quale, sia nella

natura che nella grazia, ci parla dietro un velo e ci ammaestra tramite i suoi rappresentanti […], la coscienza è l’originario vicario di Cristo”. Uomini liberi come Camillo de Lellis – ma anche, direi, come Filippo Neri – si diventa se s’impara ad ascoltare la propria coscienza, e se, a lungo e senza perdere la pazienza, impariamo a sintonizzare questa nostra facoltà interiore sulla Parola di Dio: come una radio, che dopo vari tentativi, riesce a captare il segnale! La vita, le scelte, saranno veramente una melodia! Nella Bibbia è usata un’altra immagine: quella della creta nelle mani del vasaio... sì, il nostro cuore è come la bottega del vasaio e la coscienza è come quest’argilla di cui parla il profeta Geremia al cap. 18, nei primi versetti (Ger 18, 1-5): “Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremia: alzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola. Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco egli stava lavorando il tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta nelle mani al vasaio, egli riprovava di nuovo, e ne faceva un altro come ai suoi occhi pareva giusto. Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele”. E credo che questo mettersi nelle mani di Colui che più di tutti sa e può plasmarci, s’impara a farlo non una volta per sempre.

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Alfredo M. Tortorella


I 30 ANNI DEL CENTRO CAMILLIANO DI FORMAZIONE DI VERONA Nel settembre 2013, è scaduto il 30° anno di vita del Centro Camilliano di Formazione (CCF) di Verona. Durante queste tre decadi, il CCF ha conosciuto uno sviluppo incoraggiante, svolgendo un servizio di cui hanno beneficiato migliaia e migliaia di persone, partecipando ad una varietà di programmi formativi, di differente lunghezza ed intensità, riguardanti molteplici aree. Questo anniversario coincide con la costruzione di un nuovo edificio che consentirà a questa istituzione formativa di ampliare i suoi programmi e offrire servizi più efficienti. Introduzione Il cammino, vivace e produttivo, compiuto nell’ambito della pastorale della salute dalla Provincia camilliana del Lombardo-Veneto nel periodo postconciliare, ha portato alla istituzione di un Centro di pastorale, denominato poi Centro Camilliano di Formazione, con lo scopo di coordinare i numerosi progetti formativi, fioriti nel post-concilio, garantendo ad essi continuità e il necessario aggiornamento. Questa iniziativa promossa dal Capitolo provinciale del 1983 si inseriva nel cammino di rinnovamento che l’Ordine Camilliano stava compiendo, uniformandosi alle direttive del Concilio Vaticano II. Nella revisione della Costituzione, infatti, è stato colto l’invito a rendere più incisiva l’evangelizzazione del mondo della salute, abbinando alla necessaria e insostituibile prossimità al malato, l’impegno nell’animazione e nell’insegnamento delle discipline legate direttamente o

indirettamente alla pastorale sanitaria, all’etica e alla bioetica. È vero che la prossimità al malato realizzata attraverso il servizio diretto – sia esso sanitario, psicologico o pastorale – costituisce già un fattore d’influsso sulla cultura del mondo della salute. Praticata secondo i principi evangelici, così visibili nell’esempio di San Camillo, essa proclama una maniera di rapportarsi alla persona che soffre, ispirata ai grandi valori del Vangelo: la dignità della persona, la misericordia, l’identificazione del Cristo con il malato... Resi evidenti dal comportamento dei religiosi, tali valori circolano nell’ambiente, mettendo automaticamente in discussione modi di fare disumani e antievangelici. Nella tradizione del nostro Ordine, questo modo di evangelizzare la cultura del mondo sanitario è stato prevalente. Durante quattro secoli di storia, i nostri Confratelli hanno scritto pagine bellissime in cui può essere riletta, in termini adeguati ai tempi, la parabola del Buon Samaritano. In un mondo che ha subìto grandi trasformazioni, è apparso chiaramente che a questo primo modo d’incidere sulla cultura doveva però aggiungersene un altro mirante più specificamente a promuovere una cultura impregnata di valori autenticamente umani e cristiani e di irradiare lo spirito camilliano attraverso un’attività di formazione e di animazione rivolta a tutte quelle persone che, per professione o per scelta volontaria, sono coinvolte, direttamente o indirettamente, nel mondo della salute. Svariati, infatti, sono gli interrogativi

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Formazione

Verona. Entrata del Centro Camilliano di Formazione.

che risuonano nel mondo della salute, sia nelle istituzioni che nel territorio. Come operatore sanitario o responsabile amministrativo, da quali principi devo lasciarmi guidare, in un mondo caratterizzato da uno spiccato pluralismo socio-culturale, religioso ed etico? Che decisioni prendere in momenti decisivi del vivere, quali un’operazione grave, una gravidanza non voluta, un trapianto, la fecondazione artificiale? Qual’è il senso del vivere, del soffrire e del morire in una società come la nostra? Quale cammino di crescita compiere quando la malattia tronca i progetti esistenziali? Nell’Ordine camilliano, questa modalità di insufflare nel mondo della salute i valori evangelici ha fatto più fatica ad essere compresa nella sua importanza. Ne è un chiaro esempio lo stesso San Camillo, il quale mostrava reticenza nei confronti della cultura,

fino al momento in cui ebbe una particolare ispirazione dall’alto che gli fece cambiare idea. La conversione agli studi del Fondatore, tuttavia, non è stata sufficiente a creare nell’Istituto una tradizione favorevole a quella formazione necessaria per dare un apporto efficace alla cultura dell’ambiente sanitario. Tranne poche eccezioni, il camilliano tradizionale è stato rappresentato dal religioso che contava più sulla pratica che sulla teoria, buono e generoso lavoratore che passava le ore al letto dei malati, concedendo poco spazio allo studio. Conferme autorevoli Riconoscendo che l’attività dell’animazione e dell’insegnamento sono parte integrante del ministero, la Costituzione e le Disposizioni generali, approvate definitivamente nel 1987, hanno confermato autorevolmente la

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bontĂ dell’iniziativa promossa dalla Provincia Lombardo-Veneta. Un ulteriore incoraggiamento a mantenere vivo questo progetto è venuto dal Sinodo dei vescovi del 1994. Al n. 83 del documento “Vita Consacrataâ€? si legge: “Tenendo conto delle grandi trasformazioni culturali del nostro tempo, (le persone consacrate) avvertano l’urgenza d’intervenire nei settori dell’umanizzazione e della bioetica... promovendo Centri di formazione sanitaria e di pastorale specializzataâ€? (n 83). L’anno seguente, Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai Capitolari dei Camilliani e delle Figlie di San Camillo cosĂŹ si è espresso: “Vi esorto ad abbinare sempre all’insostituibile prossimitĂ  verso il malato l’evangelizzazione della cultura sanitaria, per testimoniare la visione evangelica del vivere, del soffrire e del morire. Ăˆ, questo, un fondamentale compito che dev’essere attuato dagli Istituti di formazione delle vostre Famiglie religioseâ€? (“L’Osservatore Romanoâ€?, 20 maggio 1995, p. 5). Il Centro Camilliano di Formazione di Verona può essere giustamente considerato l’antesignano di una serie di istituzioni formative – accademiche e non – che in vari Paesi del mondo hanno arricchito le modalitĂ  d’esercizio del ministero. Le attivitĂ  Nel corso del trentennio di vita (1983-2013) la programmazione delle attivitĂ  formative del Centro Camilliano di Formazione ha conosciuto uno sviluppo incoraggiante, svolgendo un servizio di cui hanno beneficiato migliaia e migliaia di persone. Con il trascorrere degli anni, i programmi non

sono rimasti nell’ambito ristretto della pastorale della salute ma hanno abbracciato tutti quei temi che, direttamente o indirettamente, riguardano il benessere integrale della persona. Area pastorale-spirituale: r #JFOOJPEJQBTUPSBMFTBOJUBSJB (in sede e on line) r .FTFJOUFOTJWPEJ&EVDB[JPOF pastorale clinica r $PSTPUSJFOOBMFEJDPVOTFMJOH pastorale (con diploma riconosciuto anche a livello civile) r "OUSPQPMPHJBCJCMJDBFDPVOTFMJOH pastorale r $PNQBHOJEJWJBHHJP (gruppo di crescita) Area della competenza relazionale: r $PSTPUSJFOOBMFEJDPVOTFMJOH professionale (in sede e a Milano) r *OJ[JB[JPOFBMEJBMPHP e alla relazione di aiuto r "DDPNQBHOBNFOUPQTJDPTQJSJUVBMF del morente r $PNFBDDPNQBHOBSFVOHSVQQP r -BNBMBUUJBNFOUBMFRVBMFBJVUP  Area della conoscenza di sÊ e della crescita personale: r 3JåFTTJPOFTVMMBHFOJUPSJBMJUÆ r %JWFOUBSFSFFSFHJOFEFMMBQSPQSJB vita r "MMBTDPQFSUBEJTÊFEFMMBQSPQSJB storia ... in punta di penna r -BQSJNBJNQSFTTJPOFFPMUSF r *MGPSNBUPSFDPNQFUFOUF r 7JODFSFMPTUSFTT r 'VPSJEBMMBEFQSFTTJPOF r -JCFSBSFMFSFMB[JPOJ r (FTUJPOFEFJDPOåJUUJ r %JWFOUBSFBTTFSUJWJ

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Formazione

Centro Pastorale Camilliano Verona-San Giuiano: Corsisti in una meritata foto-ricordo.

to personale, mettendo a loro disposizione, gratuitamente, un gruppo di counselor e di tirocinanti dei Corsi di counseling.

r .JHMJPSBSFMBVUPTUJNB r 5SBJOJOHBVUPHFOP r Mindfulness r "OBMJTJUSBOTB[JPOBMF r (FTUJPOFEFMMFFNP[JPOJ Area elaborazione del lutto: r "DDPNQBHOBNFOUPJOUFNQP di lutto r 'PSNB[JPOFEFHMJBOJNBUPSJ dei gruppi di auto mutuo aiuto r (SVQQPEJBVUPNVUVPBJVUP per l’elaborazione del lutto r "TTPDJB[JPOFj1FSDIĂŠMBTDJBSUJ andare?Âť per l’elaborazione del lutto Centro di relazione di aiuto “San Camilloâ€? Il Centro accoglie le richieste di persone bisognose di accompagnamen-

Area del volontariato UniversitĂ del volontariato: programma distribuito in numerosi moduli per rispondere ai bisogni di quanti intendono impegnarsi nel servizio volontario a diverse categorie di persone bisognose di aiuto. Giornate formative r 3JDPNJODJBSFEBMMBĂ OF r -BQTJDPMPHJBEFMRVPUJEJBOP r .FOUFFDPSQP perchĂŠ somatizziamo? r *MSBQQPSUPDPNQMFTTPDPOJMDJCP r &EVDBSTJBMMBCFMMF[[B

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r $BNCJBSFQFSSJNBOFSFTFTUFTTJ r 3FBHJSFBJDPMQJEFMMBWJUB la resilienza r "OTJBOFNJDBFBOTJBBNJDB r $JDMPEJDPOGFSFO[FJODBNNJOP verso il centro del labirinto

Area della creativitĂ Un concorso di poesia, lanciato da anni, si prefigge di potenziare la sensibilitĂ  verso i valori della vita, nei suoi aspetti esaltanti come in quelli problematici, attraverso la creativitĂ  artistica.

Area della solidarietĂ Da anni è iniziato il gemellaggio con il “Centre del Pastorale de la santĂŠâ€? di Ouagadougou (Burkina Faso) e hanno avuto luogo forme di collaborazione nell’ambito formativo con l’Unione delle Superiore Maggiori di Brazzaville (Congo francese). Il gemellaggio si traduce in forme di cooperazione: informazione, scambio di materiale didattico e di docenti, aiuto economico.

Area della ricerca Il Centro ha curato la pubblicazione di una decina di volumi e si è fatto promotore di alcune ricerche nel settore della pastorale e dell’assistenza ai morenti. “Fuori delle muraâ€? Se gli interventi formativi hanno avuto luogo soprattutto nel Centro di Verona, numerosi sono stati quelli attuati all’esterno: in istituzioni sanitarie e socio-sanitarie, scuole, case di

Verona-San Giuliano, Centro Pastorale: P. Umberto Andreetto e Corsisti in una pausa di lavoro. Il sorriso è solo per l’obiettivo fotografico?!

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Formazione

accoglienza, gruppi di volontariato, in Italia e all’estero. Elemento unificatore L’elemento che unisce i vari corsi offerti dal Centro, in Sede o nelle istituzioni esterne, è la salute integrale della persona: salute da migliorare nella propria persona attraverso una crescita umana e spirituale, e salute da promuovere ed accrescere in quanti sono afflitti dalle varie forme del mal-de-vivre. La formazione offerta dal Centro si ispira alla visione cristiana dell’uomo. La persona umana, unica ed irripetibile, è costitutivamente in relazione con altre persone, con il creato, con Dio; pur definita dal limite creaturale è aperta alla trascendenza. L’antropologia alla base delle proposte formative del Centro dà una particolare coloritura ai contenuti e al modo di fare formazione, con sfumature che variano da programma a programma, in modo da rispettare coloro che non condividono completamente la filosofia del Centro. La dimensione evangelizzatrice della formazione svolta nel Centro si esprime secondo modalità differenziate: r MBUNPTGFSBDIFDBSBUUFSJ[[B l’ambiente r MBUFTUJNPOJBO[BQFSTPOBMF r MBDPODF[JPOFBOUSPQPMPHJDBTPUUFTB alle lezioni r MBOOVODJPFTQMJDJUP Ingredienti essenziali sono: r *MSJTQFUUPEFMMFQFSTPOF r MBUUFHHJBNFOUPQSPQPTJUJWPDIFBQSF nuovi orizzonti; r MBEFUFSNJOB[JPOFEJNFUFQSPHSFTTJ-

ve che invitano all’approfondimento delle tematiche riguardanti la vita in tutti i suoi aspetti; r 4BOPFRVJMJCSJPUSBMFJOJ[JBUJWFDIF riguardano specificamente la pastorale e quelle che, per il loro contenuto, non hanno una specifica caratteristica pastorale, ma che mirano alla promozione. La popolazione La popolazione che usufruisce dei servizi del Centro è costituita soprattutto da laici che intendono formarsi alla relazione di aiuto o impegnarsi in un cammino di crescita umana e spirituale. Ne fanno parte anche persone che potremmo definire believing but not belonging, non praticanti ma sensibili ai valori che permeano i programmi della nostra Istituzione. Conclusione Dal giugno 2013, il CCF ha una nuova sede, piÚ ampia e in grado rispondere con maggiore adeguatezza alle domande di formazione che si mantengono quantitativamente alte. Il nuovo edificio è un invito ad intensificare le attività formative per cooperare alla promozione di quei valori umani ed evangelici che sostanziano il Regno di Dio. I 30 anni di vita del CCF hanno registrato l’impegno di molte persone, religiosi e laici. Tra di esse meritano un particolare grazie i confratelli che hanno collaborato piÚ da vicino allo sviluppo di questa istituzione: A. Zambotti, G. Policante, F. Danzi, S. Marinelli, L. Tamanini, G. Bonaventura.

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P. Angelo Brusco


C.P.V. (CENTRO PROVINCIALE VOCAZIONALE) WEEK END VOCAZIONALI ESTATE 2013 Veniamo a rendervi conto dei week end vocazionali che vi abbiamo chiesto di pubblicizzare l’anno scorso, e a dirvi che siamo stati contenti. La brevità della proposta, rispetto alla tradizionale settimana del ‘classico’ campo estivo, anche a detta dei partecipanti, ci ha fatto incontrare e accompagnare più giovani degli anni precedenti. Dei tre week end preventivati e preparati ne abbiamo vissuti solo 2 (quelli di luglio, dal 12 al 14 e dal 26 al 28, mentre è saltato quello dal 2 al 4 agosto!). I 2 incontri ci hanno permesso di avvicinare, incontrare e fermarci con 9 giovani. I più erano già conosciuti da noi animatori vocazionali (soprattutto da padre Marco) ma c’è da segnalare che 2 sono giunti a noi per le vie di internet e la pubblicità sul sito! L’età variava dai 19 anni di Giosuè, ancora alle superiori, ai 38 anni di Giuseppe, infermiere specializzato con master in organizzazione sanitaria, attualmente caposala al San Raffaele di Milano. Tutte quante belle persone, ognuna con le sue caratteristiche (dalla voglia di brindare e divertirsi di Luca, ferrarese di Roma, ma con alle spalle anche una storia di passaggi difficili, alla passione ‘militare’ di Giosuè, all’impegno sanitario e parrocchiale di Tiziano, alla serietà di Giuseppe, pronto però a lasciarsi andare al canto, lui direttore di cori, alla storia pluriennale di chierico di Fabio, al veronese Daniele), hanno fatto sì che fossero per tutti giorni belli quelli passati insieme. La cosa si è ripetuta due settimane dopo, in modo un po’ più intimo, con

Francesco, neocatecumenale, ricercatore di laboratorio, laureato in biologiamedicina, con Alessandro (che aveva appena dato un esame di medicina!), e Andrea. Dovevano esserci anche due donne e qualche altro giovane, ma si sono persi per strada. Questo ci ha impedito di verificare come funziona un’esperienza mista di carattere propriamente vocazionale così come l’avevamo impostata e non ha portato a chiudere la collaborazione con le donne dell’Istituto Missionarie degli Infermi Cristo Speranza che avevamo contattato all’inizio e che avevano dato disponibilità. A gestire il tutto eravamo in tre: io che scrivo (p. Paolo Gurini), p. Marco Causarano e p. Danio, che dall’ospedale di Borgo Trento, dove per le ferie estive erano in pochi, riusciva lo stesso ad assentarsi per vivere i momenti centrali. Quanto abbiamo proposto in quei giorni pensiamo abbia incontrato le loro aspettative e i loro bisogni. Erano tutte quante persone motivate, in ricerca vocazionale, ma anche ai primi incontri con noi (ad eccezione di Fabio che nel suo cammino era già stato sotto la guida di p. Pierpaolo Valli, discernitore vocazionale provinciale). A loro abbiamo presentato il nostro carisma: partendo da San Camillo (e le sue intuizioni, intenzioni e scelte), siamo passati a noi, camilliani del 2013, con nome e cognome ed un ministero che ognuno svolge alla sua maniera, incarnandolo in questo nostro tempo, mettendoci in sintonia con le sollecitazioni che lo Spirito non ci fa mancare.

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Alla fine li abbiamo fatti ritornare su loro stessi, messi però a confronto con la pagina fortissima del giovane ricco: a fare sintesi delle provocazioni avute, nella forza di novità che la Parola di Dio sa ispirare. Per non lavorare solo di testa (anche se i giorni erano solo 2 e ½), ma provocare i nostri giovani anche ad altri livelli, abbiamo valorizzato la nostra presenza a San Giuliano inserendoci nella vita della Casa di Riposo. Infatti abbiamo incontrato persone significative che operano nella struttura e alla loro maniera vivono il nostro carisma, da laici (Vincenzo, coordinatore infermieristico e Federica, educatrice). Ma non solo loro: interessante è stato anche incontrare gli anziani ospiti, direttamente o condividendo con loro momenti quali la mensa, l’accompagnamento, l’assistenza durante i pasti e gli scambi informali, ma anche la messa quotidiana e festiva, con la sua animazione, e momenti di libertà, più o meno organizzati. La comunità di san Giuliano non ci ha lasciato senza mangiare: anzi … È entrata dentro gli obiettivi dell’esperienza con la presenza di chi si è fatto incontrare e conoscere: da fr. Antonio (che già vedevamo all’opera anche nella RSA), a p. Alberto, a p. Bruno e p. Angelo e a tutti gli altri. Tutto, riteniamo, ha fatto ‘testimonianza’. Abbiamo anche incontrato la comunità di Borgo Trento: intorno ad una tavola, mettendo sotto i denti quanto p. Pasquale aveva grigliato e quanto p. Danio aveva ‘tortato’, siamo passati dal vivere momenti scanzonati e leggeri a racconti di vita di ‘cappellania ospedaliera’. Con p. Edoardo che teneva banco, e facilitava un’atmosfera

Animatori e partecipanti ai Weekend vocazionali estivi 2013.

di gioiosa condivisione, siamo giunti anche a profondità tali da, penso io, far venire voglia di fare il cappellano nonostante tutte le croci lasciate intravvedere. Non ci siamo fermati a tavola, abbiamo anche fatto un giro di alcuni reparti del nuovo polo chirurgico, guidati da p. Danio che del servizio religioso ne aveva la responsabilità. E non ci siamo fermati lì visto che, la sera dopo, il giro è continuato per il Centro di Verona. Così, da quattro passi, siamo passati a vedere qualcosa di bello, distenderci, mangiare un gelato e stringere legami. Cos’altro aggiungere? Una cosa importante. Ci siamo goduti il nuovo Centro di Pastorale! Per certi versi l’abbiamo inaugurato, visto che eravamo i primi a usarlo: pur da primi, però, e con p. Angelo e Maria che stavano ancora sistemando i loro uffici, ci siamo trovati benissimo. Sia nelle camere (spaziose ed accoglienti, nuove … e condizionate!), sia nelle salette (attrezzate … e alla misura del nostro gruppo) come pure nella cappellina, dove indisturbati abbiamo vissuto i nostri momenti insieme ma anche dato la possibilità a chi voleva di sostare per conto proprio. Ora, a tre mesi dall’esperienza, continuiamo ad accompagnarli. E per questo li affidiamo alle vostre preghiere. P. Paolo Gurini

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Dal Mondo Camilliano AUGURI A P. FAUSTO NEGRINI S.E. Mons. Diego Coletti, Vescovo della Diocesi di Como, ha nominato Padre Fausto Negrini “Responsabile per il servizio diocesano alla pastorale della salute”. Ecco gli Auspici della Comunità Ospedaliera di Como:

Ospedale di Como: P. Fausto Negrini in dialogo con una malata.

Caro padre Fausto, la bella notizia della tua nomina a Responsabile per il servizio diocesano alla pastorale della salute ci rallegra molto. Ti ringraziamo per aver accettato di svolgere questo non facile servizio alla Diocesi di Como nella certezza della tua fedeltà al carisma di San Camillo, secondo il quale agirai sempre in favore degli operatori pastorali, dei formatori e a vantaggio dei malati. Per questo nuovo lavoro pastorale cosa ti auguriamo in particolare? Ti auguriamo di compierlo con l’entusiasmo e la gioia tipici della tua ancora giovane età e della tua terra d’origine, la bella Valtellina. Ti assicuriamo la nostra vicinanza nella preghiera e nell’affetto perché tu possa sostenere le inevitabili difficoltà che quasi certamente troverai nel tuo nuovo servizio. Ti auguriamo infine di seguire sempre l’esempio di San Camillo, che nel suo testamento spirituale, in tutta umiltà, dichiarava: «… lascio la mia volontà nelle mani di Maria Vergine Madre dello Onnipotente Dio, ed intendo di non voler altro, se non quello, che la Regina delli Angeli vuole, e fù Lei mia Protettrice ed Avvocata, e prego per la sua clemenza si degni di accettare questa mia elezione, ed ammettermi sotto la sua tutela e protezione». Con stima e affetto grandi, P. Carlo, P. Antonio e Consiglio pastorale dell’Ospedale


I 60 ANNI DI SACERDOZIO DI P. BARTOLOMEO D’ARIENZO, L’ “INVENTORE” DELLE MISSIONI PARROCCHIALI PER I MALATI Monte Sant’Angelo, zona pastorale in cui i nostri confratelli Camilliani sono inseriti. P. Bartolo ha intrapreso il pellegrinaggio verso la cittadella della Beata Vergine del Rosario per ringraziare la “Mamma” del dono della propria

Lo scorso 19 dicembre 2013, il nostro confratello p. Bartolomeo D’Arienzo – classe 1928 – ha compiuto e festeggiato in compagnia di amici e confratelli, i suoi “primi” sessanta anni di sacerdozio camilliano, interamente spesi accanto ai sofferenti e al popolo di Dio che la Provvidenza gli ha affidato nel suo lungo ministero.

P. Bartolomeo D’Arienzo festeggia i suoi 60 anni di sacerdozio con i famigliari.

I festeggiamenti per p. Bartolomeo si sono svolti tra Pompei e Macchia di Monte Sant’Angelo, località – quest’ultima – non lontana da Manfredonia e San Giovanni Rotondo. A Pompei, p. Bartolo è giunto la mattina del 19 dicembre 2013, accompagnato da un nutrito gruppo di sacerdoti diocesani e religiosi appartenenti alla vicaria di

vocazione: come ha raccontato durante l’omelia, aveva 19 anni quando, dopo aver fatto una novena alla Madonna di Pompei, intuì che il Signore lo voleva tra i Camilliani e non altrove. A Macchia, invece, il giorno 22 dicembre, attorniato dai parrocchiani e alla presenza del Vescovo Mons. Michele Castoro e del superiore Provinciale P.

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Rosario Mauriello, P. Bartolo ha continuato la festa del ringraziamento per la chiamata al sacerdozio camilliano con la celebrazione della Santa Messa. Non è mancata l’agape fraterna realizzata con il contributo dei vari amici. I Camilliani sono giunti a Macchia, località del Gargano, nell’anno 2004 per essere più vicini ai luoghi storici della conversione di San Camillo, avvenuta nel lontano 1575. Insieme a P. Aldo Milazzo e al camilliano beninese P. Abel Tissou, p. Bartolomeo anima, secondo il carisma camilliano, non solo la comunità parrocchiale di “Maria SS. della Libera”, ma anche la Pastorale della Salute dell’intera Archidiocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo. Fu proprio in Puglia che a P. Bartolo, nel 1977, venne l’idea di organizzare missioni parrocchiali per i malati: si trovava infatti a Fasano (BR) quando iniziò a collaborare con il parroco locale per

la visita domiciliare ai vari malati, a cui fece poi seguito il costante impegno di alcuni laici della parrocchia. Da questo primo tour un’idea: perché non proporre ai parroci una settimana di permanenza presso le parrocchie per visitare tutti i malati ed indicare ai collaboratori laici “il modo di fare” genuinamente camilliano? E da allora, fino ad oggi, sia nella Provincia Siculo-Napoletana che in altre zone d’Italia, la missione parrocchiale per i malati è divenuta una realtà! Un grazie sincero e un pensiero d’affetto va dunque a P. Bartolo, questo nostro confratello che, nonostante il peso degli anni, mostra una giovinezza interiore senza pari, amore per le novità pastorali, attenzione ai giovani e intercessione costante per le vocazioni. P. Bartolo è una vera “roccia” e il suo sacerdozio è una benedizione per quanti lo incontrano! Ad multos annos!

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Alfredo M. Tortorella


Dal Mondo Camilliano

SUL CAMMINO DELLA CONSOLAZIONE Visita del Cardinale Vallini all’Ospedale San Giovanni-Addolorata, Roma Il Card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il 10 dicembre scorso ha visitato il complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata. La struttura, a pochi passi dalla Basilica Lateranense, nasce nel 1226 come refugium pauperorum et infirmorum della città. Nello scorrere del tempo, l’ospedale ha visto il passare e l’operare di molti professionisti dell’arte medica, come pure la nascita di molte forme aggregative quali confraternite, associazioni e movimenti, tutte dedite ai poveri e agli malati. Come anche sei tra santi e beati, tra cui San Francesco, venuto a Roma con i primi compagni per chiedere al Papa l’approvazione della Regola, la Beata Giuseppina Vannini, il Beato Luigi Tezza (primo cappellano beato di Roma) e Giovanni Paolo II. I Camilliani, ai quali è affidata l’assistenza spirituale, sono presenti dal 1836. Tuttavia vi sono testimonianze del passaggio di San Camillo già dal 1600: “Ritrovandomi Guardiano del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum, vidi che esso P. Camillo più e più volte veniva a detto Ospedale ad aggiustare et sovvenire gli ammalati et in particolare nei tempi più caldi, dove è maggior pericolo et ove stavano gli ammalati più pericolosi [...] e li agiustava spiritualmente, con ragionamenti et esortazioni et per quell’ancora che li bisognava” (Baldassare Paluzzi, governatore dell’Ospedale 1600-1614, testimone al processo di beatificazione) Il passaggio del porporato, in un terreno accidentato dalla crisi che non risparmia nessuno, è stato un segno visi-

bile della cura premurosa di Dio, guida sicura per il difficile e tormentato cammino della vita. Accolto con gioia e trepidazione, il Cardinal Vallini si è fermato tra la gente, ha stretto mani, impartito benedizioni, regalato carezze. I gesti e le parole di incoraggiamento nella celebrazione eucaristica, nella visita ad alcuni reparti, come pure nel dialogo cordiale con i cappellani e i volontari, hanno infuso una “benefica linfa spirituale per tutti”. Nell’omelia, al nutrito gruppo di medici, operatori sanitari, volontari e responsabili amministrativi presenti alla celebrazione, tenutasi nella chiesa dell’ospedale prendendo spunto dalle letture del giorno, il Cardinale ha ricordato che le «mura trasudano carità. A San Giovanni i santi sono sempre stati di casa, allora come oggi». Proseguendo ha aggiunto: «dobbiamo essere eredi di questo patrimonio e farlo fruttificare. Voi già lo fate, ma mi piace incoraggiarvi ad andare oltre, a continuare su questo cammino di consolazione». Padre Aquaro, nel saluto indirizzato al Cardinal Vicario, ha espresso il desiderio di «raccogliere l’eredità spirituale e culturale trasmessaci ed esserne testimoni per le nuove generazioni con la stessa passione e la stessa inquietudine». La visita del Cardinale è stata preparata con una “missione di evangelizzazione”, solcando la strada della Nuova Evangelizzazione, fortificati dalle parole di incoraggiamento che Papa Francesco continua a dare ogni giorno, e non ultima la pubblicazione dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium.

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Dal Mondo Camilliano

Alcuni giovani della comunità Gesù Ama (del Rinnovamento Carismatico Cattolico), con la freschezza che è loro propria, hanno raggiunto i malati, i loro familiari e gli operatori sanitari per annunciare la buona novella del Vangelo. «È stata una esperienza intensa – ha ricordato Padre Aquaro – una esperienza di Chiesa sanante. Con il sorriso sulle labbra e con la tenerezza di una madre i giovani missionari – coordinati dai Cappellani, dalle Suore e dai movimenti associativi – hanno raggiunto tanti nostri fratelli e sorelle in questa cittadella del dolore e della speranza. Siamo favoriti dalla ubicazione centrale di questa cappella. Per cui mentre alcuni annunciavano, altri stavano in preghiera perché il Signore toccasse il cuore di ognuno, ed ognuno fosse raggiunto da

un raggio del suo amore. Siamo commossi testimoni dei tanti raggi di misericordia che, partiti dal cuore di Dio, hanno illuminato di luce nuova il cammino di tanti nostri fratelli e sorelle infermi». Siamo testimoni della grazia di Dio. Chiamati a manifestare a tutti, in particolare al mondo della salute, il volto del Padre tenero e misericordioso, andando alla ricerca di chi nelle vicende della vita ha perso la fede e la speranza. Consolati siamo consolatori, rendendoci compagni di viaggio di chi ha il cuore affranto, affaticato dal dolore e dalla malattia. Lo possiamo fare nella consapevolezza che la consolazione non viene da noi ma proviene dalla parola di Dio che rimane per sempre (Is 40,8). P. Antonio Marzano Roma-Ospedale San Giovanni. Concelebrazione presieduta dal Card. Agostino Vallini.


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PREMIO “CHIOCCIOLA DELLA SOLIDARIETÀ” Il 1 dicembre 2013 Madian Orizzonti Onlus nella persona di Padre Massimo Miraglio ha ricevuto il premio della Chiocciola della Solidarietà istituito nel 2001 dal Comune di Borgo San Dalmazzo “in favore di persone fisiche, associazioni, fondazioni, enti ed ogni altra istituzione di carattere pubblico o privato che, in coerenza ed attuazione della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, si siano particolarmente distinte nell’attività di promozione della dignità umana, nella realizzazione del valore della solidarietà e nella difesa dei diritti umani, in special modo verso persone in condizioni di forte debolezza sociale”. La motivazione con cui è stato attribuito il premio è la seguente: “per aver condiviso in questi dieci anni la quotidiana fatica di vivere del popolo di Haiti provato da miseria, malattia, calamità naturali; per aver costruito, con loro e per loro, nuove speranze di futuro guardando particolarmente ai più piccoli con l’attenzione rivolta

al rispetto della dignità umana, alla tutela della salute, all’apprendimento scolastico; per essere stato pungolo alla sua, e nostra, città a guardare oltre gli stretti confini del nostro territorio per condividere e sostenere i progetti sognati e realizzati con il popolo di Haiti; per essere testimone entusiasta e credibile di quell’ Amore cristiano che fa di ogni uomo un fratello”. Il premio, nelle edizioni passate, è stato attribuito a istituzioni come Emergency, Libera, Terra Madre, l’Associazione Città Futura di Don Puglisi, l’Associazione Casa Memoria di Peppino Impastato, Senza Frontiere Onlus, il villaggio di Nevè Shalom e personalità come il Mago Sales, Ernesto Olivero e Dominique Lapierre. La serata è stata molto intensa (un po’ perché Borgo San Dalmazzo è la città natale di padre Massimo un po’ perché mancava da casa da 6 anni) e ha

Borgo San Dalmazzo, 1 dicembre 2013: P. Massimo Miraglio riceve il “Premio della Chiocciola della Solidarietà”. A fianco, in alto: la pergamena del riconoscimento.

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Dal Mondo Camilliano

visto, oltre alla consegna della Chiocciola della solidarietà, la proiezione dell’ultimo video arrivato pochi giorni prima da Haiti e si è conclusa con il concerto della “Yellow and Green blues band”, composta da 16 elementi, militari della Guardia di Finanza, band che si esibisce in pubblico esclusivamente a titolo gratuito, in occasione di raccolte di fondi organizzate da Associazioni di Volontariato.

CONCERTO DI NATALE PER HAITI Venerdì 20 dicembre 2013 alle ore 21,00 nella Chiesa di San Giuseppe – Torino, Via Santa Teresa, 22 il Gruppo vocale e strumentale EUfONÈ – diretto dal Maestro Alessandro Ruo Rui – si è esibito nel Concerto di Natale per Haiti. L’incasso della serata è stato destinato al proseguimento della costruzione del Centro Ospedaliero “Saint Camille” per la cura delle lesioni cutanee gravi a Jérémie (Haiti).

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DALLA MISSIONE IN GIORGIA La vita di Maria Maria ha oggi quarantadue anni e una figlia di ventuno. La sua vita non è mai stata facile. Basti dire che, a un certo punto, si è ritrovata da sola, senza una casa e con una figlia piccola. Nel 1996 decide di spostarsi nella capitale georgiana per iniziare una nuova vita. A Tbilisi Maria trova un lavoro al mercato ortofrutticolo che permette appena a lei e a sua figlia di sopravvivere. A 15 anni sua figlia, Nina, si sposa. Un anno dopo partorisce il piccolo Zaccaria con un parto naturale, senza complicazioni. Dopo sei mesi vengono alla luce i problemi nello sviluppo di Zaccaria. La diagnosi dei medici chiarisce tutto: Zaccaria è gravamene malato e ha bisogno di una costosissima fisioterapia. Da quel momento in poi Maria diventa tutto per suo nipote: sua nonna, sua mamma, l’unico vero punto di riferimento. Attualmente Maria, Nina e Zaccaria vivono in una cantina buia, senz’acqua, senza servizi, che a malapena riesce a contenere due letti, un armadio, due piccoli tavoli e un paio di sedie. L’affitto di 35 Euro al mese consuma tutta la pensione d’invalidità di Zaccaria.

Nel 2012 Maria conosce i Camilliani che lavorano in Georgia. “...in un periodo

in cui non trovavo una casa dove abitare, sono finita insieme a mia figlia e mio nipote in un vecchio policlinico dismesso, occupato dagli sfollati della prima guerra dell’Abkhazia. Quando le persone che vivono lì hanno visto Zaccaria, mi hanno parlato subito dell’esistenza dei Camilliani, dove le persone in difficoltà vengono curate gratis. Se devo essere sincera, all’inizio avevo dei dubbi, mi sembrava così strano… gratis, una cosa così importante come la fisioterapia. Ma non avevo niente da perdere, e ho deciso di portarlo, cercando di non farmi alcuna illusione. Invece ho scoperto con meraviglia che quello che mi avevano detto era vero! Zaccaria è stato subito preso in cura e da quel giorno viene assistito gratuitamente due volte alla settimana. Per me è stata una nuova speranza di vita... La loro presenza ci fa sentire che non siamo più soli, che siamo vivi. Mi hanno fatto scoprire nuovamente che esiste una vita oltre le quattro mura buie della nostra stanza...” Carissimi, ho voluto presentarvi la vita delle persone per le quali lavoriamo in Georgia. Il “nostro” Zaccaria rappresenta centinaia di bambini in gravi condizioni, che grazie all’aiuto di tante persone generose possono imparare a camminare. Maria invece rappresenta tutte le madri, le nonne, i padri, i nonni ai quali tutti insieme abbiamo ridonato la vita e la forza di sperare. P. Pawel Dyl Giorgia - Ospedale Tiblisi: il Carisma di Camillo fa fiorire la speranza per Zaccaria.

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Dal Mondo Camilliano

COMMEMORAZIONE DI P. DINO DE ZAN (da un articolo del Settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto) Domenica 8 dicembre u.s., in occasione dell’anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Padre Dino, avvenuta proprio ad Osigo nel 1972, sono state intitolate dall’Amministrazione Comunale di Fregona una via e una piazza a: “Padre Dino De Zan Medico e Missionario Camilliano”. Dopo 44 anni di vita missionaria in uno dei quartieri più poveri della periferia di Bogotà, Padre Dino è tornato improvvisamente alla casa del Padre nel luglio scorso. Il suo ricordo e la testimonianza della sua fede operosa, sono vivissimi nel cuore di tutti coloro che l’hanno conosciuto, dai bambini agli anziani, da chi frequenta abitualmente la Chiesa e da chi non è così familiare alla vita ecclesiale. Tutta la popolazione di Fregona – aveva detto il Sindaco nel giorno del suo funerale – sente di aver perso il suo cittadino più illustre, il più amato: grande nell’umiltà e forte nello spirito di sacrificio. Proprio per questo gli vengono dedicate una via ed una piazza. La via pedonale porta alla chiesa parrocchiale, è una stradina che si snoda tra i prati e ci ricorda sicuramente l’umiltà e la semplicità di Padre Dino: “forte con i grandi per rivendicare i diritti dei più deboli, umile con i poveri”. Padre Bruno, un confratello camilliano, nell’omelia ci ricordava che: “dalla sua casa povera e semplice è passata una moltitudine di persone: cardinali, vescovi, nunzi apostolici (tra i quali Mons. Beniamino Stella, originario di questa terra), sacerdoti, religiosi, Presidenti della Repubblica, Sindaci

Fregona. Invito alla cerimonia di intitolazione di una via e di una piazza a Padre Dino De Zan.

di Bogotà, senatori e deputati (ai quali mostrava concretamente le situazioni drammatiche della sua gente, rivendicandone diritti e condizioni più dignitose)... Ma chi entrava continuamente nella sua casa erano i poveri, gli infermi e i suoi numerosi collaboratori”. Padre Dino nella nostra chiesa ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. Con la grazia del sacerdozio è tornato nella sua Colombia e si è speso per la salute spirituale e fisica dei più poveri.

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Ha portato Cristo e la sua speranza con un’ immensa fiducia nella Provvidenza. Spesso entrava nelle case dei più abbandonati con la valigetta da medico in una mano e l’olio degli infermi nell’altra, operando nella sua persona una speciale sintesi tra servizio spirituale e corporale. Ci auguriamo che, grazie alla testimonianza di questo “Buon samaritano”, le nostre comunità cristiane reimparino la strada della Chiesa che è la strada dell’Amore. Fabiola, una sua collaboratrice, così diceva il giorno del suo funerale: “Le campane di Osigo continueranno a suonare in Juan Rey come hanno suonato in questi anni e ci ricorderanno che Osigo ha avuto in Padre Dino il più grande dei suoi abitanti; lui ha reso possibile l’unione di due culture che nemmeno l’oceano è riuscito a separare”. Le campane delle nostre comunità tengano viva l’unione tra le due culture e la vita di Padre Dino ci insegni la via per diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Ogni promessa è un debito. La promessa del sindaco di fare qualcosa per ricordare Padre Dino non è un debito, tutt’altro. È un immenso onore che chi vi parla non vedeva l’ora di adempiere. Un onore che coinvolge tutti i Fregonesi e gli Osighesi in particolare, perché è onore quello che padre Dino ha portato a Fregona. Un onore di cui ci vantiamo, una ambizione quella di

averlo conosciuto, un premio speciale averlo avuto come amico e fratello. La Prefettura mi dice che si può intitolare una via e una piazza solo dopo dieci anni dalla morte e che si va contro legge se si fa prima. La mia ferma risposta è stata: ho aspettato 5 mesi, francamente anche troppo per quanto mi riguarda. E oggi siamo qui. Oggi gli intitoliamo una piccola via interdetta ai motori simbolo del consumismo moderno, una via semplice e in salita ma che porta alla sua amata chiesa, chiesa che l’ha visto nel battesimo, nel fare con noi il chierichetto, nell’andare a dottrina, e infine ha visto la coronazione della sua vocazione: l’ordinazione sacerdotale. Una via ripeto, semplice e in salita perché lui era semplice e ha vissuto in salita la vita dei bisognosi. Avrebbe meritato la via principale del comune, ma so che non l’avrebbe voluto, era un semplice, un umile come questa via: la via che porta verso il luogo più importante per la comunità, giusta per la persona più importante del Comune. Più passano i giorni – da quando con la Giunta ho deciso di intitolare questa via a Padre Dino – e più mi convinco che la scelta e l’ispirazione mi sia no venute direttamente da lui. Giacomo, se proprio non puoi farne a meno,

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Dal Mondo Camilliano

metti il mio nome su quella piccola via che porta dove mi ha portato il cuore. Un grande che ha deciso di donarsi ai poveri, ai più sfortunati. Noi suoi concittadini dobbiamo essere orgogliosi e fieri dell’esempio di Padre Dino. Nostro dovere, se vogliamo veramente onorarlo, è seguire il suo esempio. Non basta dedicargli una via o una piazza. Dobbiamo seguire il suo esempio, la sua vita è stata tutta un esempio. Ricordo quanto dissi pochi mesi fa davanti al suo corpo senza vita: forte con i grandi, umile con i poveri. Gli dicevo sempre che il suo esempio era la guida per il mio mandato da sindaco. So di non essere stato un buon allievo ma vi assicuro che ho fatto di tutto per meritarmi il suo grande affetto e la sua comprensione. So che a tutti noi mancano la tua parola e il tuo conforto, ma ti siamo immensamente riconoscenti perché ci hai lasciato il tuo esempio. Non vi nascondo che mentre scrivevo queste righe ho pianto a lungo pensando a Padre Dino. Mancano a tutti noi il suo coraggio, la sua serenità, la sua fede, ma sappiamo che neanche lui ci ha dimenticato; lui da lassù continua a guardare alla sua gente qui come a San Juan de Rey, ci è vicino nel nostro operato e per quanto mi riguarda, mi manda dei forti segnali di speranza quando sono sconfortato da quello che vedo quotidianamente. Mi ricordo che ci dicevamo spesso, nelle nostre chiacchierate, che sono quelli che hanno di più, quelli a cui non manca nulla, quelli che hanno troppo che rovinano il mondo; la gente povera ama molto di più e sa riconoscere il bene.

Amava la sua gente, povera ma fiera del suo pastore, umile ma caritatevole come lui, generosa verso tutti come solo lui sapeva essere. Come dimenticare la sua gioia nel vedere realizzato il suo centro in uno dei quartieri più poveri al mondo, quando stanco ma contento vedeva concretizzarsi i suoi sogni. Ha sempre condiviso con noi le sue vittorie, le faceva sembrare anche nostre quando i nostri sforzi si limitavano a qualche spicciolo. Pochi denari che diventavano grandi cose per la sua povera gente. Medico e missionario: questa è la sua vita donata agli altri, ai più deboli. Potevamo scrivere anche della sua onorificenza ricevuta dal Presidente della Repubblica, la più alta onorificenza dello Stato. Tanti si vantano di essere Cavalieri della Repubblica, o grand’ufficiali o Commendatore come era lui, ma lui non ne ha mai fatto vanto, era fiero solo della sua umiltà, non della onorificenza pur strameritata. Ecco perché ho voluto scrivere Medico e Missionario. Lui era solo e nient’altro che questo. Non conosceva la vanità che invece impera in questo mondo.

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Osigo (TV), 1 dicembre 2013. Autorità religiose e civili: lo storico Parroco, Mons. Giovanni Longo e il Sindaco Giacomo, benedicono ed inaugurano la Piazza intitolata a P. Dino de Zan.

Per quanto mi riguarda, a chi d’ora in poi mi chiederà qual è la via principale e la più importante di Fregona, io dirò senza timore Via Padre Dino Medico Missionario, e se mi chiederanno chi era e il perché, dirò semplicemente “un grande , il più grande fra tutti i cittadini di Fregona”. Fra poco, dopo la benedizione di Don Angelo faremo insieme questa strada in silenzio, in comunione con Padre Dino chiedendogli di esserci sempre vicino perché di te, caro Dino, abbiamo ancora tanto bisogno. Arrivati in cima scopriremo anche l’altra targa. Piazza Padre Dino Medico e Missionario. Voglio spiegare il perché di questa dedica e scusarmi con l’associazione San Giorgio. Padre Dino era un volontario della fede, della carità e dell’amore verso il prossimo. Mi sono detto, va bene una via per il più grande cittadino di Fregona, ma bisogna anche pensare qualcosa che saldi questo suo appartenere al volontariato. Ho subito pensato, perché non

dedicargli anche il piazzale dell’Associazione San Giorgio, il centro più famoso e importante del volontariato del suo paese? Qui operano i volontari di Osigo, volontari che lavorano per devolvere il ricavato a fin di bene, per far bello il paese, per tener viva la tradizione della sagra, per aiutare i più bisognosi, per abbellire il paese. Ho pensato: quale più bel riconoscimento per l’opera di questi volontari del veder intitolato il piazzale dove prestano la loro opera di volontari al più grande dei volontari, che non può essere che Padre Dino? Forse ho sbagliato nel non parlarvene prima, nel non dirvi il mio pensiero ma stavolta (i maligni dicono sempre) ho voluto farvi una sorpresa o meglio decidere per tutti. Ma che soddisfazione dire che siamo della San Giorgio, che facciamo volontariato alla San Giorgio, qui in questo nostro piazzale dedicato a Padre Dino, ispiratore e patrono del nostro far del bene! Giacomo DeLuca Sindaco

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Dal Mondo Camilliano

BANGKOK - BENEDIZIONE DELLA NUOVA STATUA DI S. CAMILLO La nuova statua di S. Camillo, posta all’ingresso del “Camillan Hospitalâ€?, è il risultato di un lavoro artistico durato otto mesi. Lo scultore è il Sig. Armando Benato, col quale hanno collaborato dei suoi operai (un centinaio circa), nel suo laboratorio “Monza-Artâ€? situato a Baanchang – Rayong. Il prodotto artistico è frutto di esperienza accumulata nei cinquanta anni di lavoro dello scultore Armando, svolta anche in Italia. La statua alta m. 2,50, ha il peso di DJSDB,HFEĂ?EJbronzo statuario: un composto di rame (75%), con percetuali di stagno, zinco e alluminio. La statua, in questo composto, non verrĂ intaccata da alcun corrosivo; richiede solo una pulitura con cera ogni tre-quattro anni. Questa lega le procura una specie di vitalitĂ , con la particolaritĂ  di pori (come “spugnaâ€? in misura millimetrica), tale che ammirando la statua si ha l’impressione di una figura viva (se messa a paragone di una statua di ferro). La statua rappresenta S. Camillo che porta sulle spalle un malato a un piano superiore, salvandolo dalla innondazione del fiume Tevere a Roma, nel 1598. S. Camillo si prende cura del paziente con particolare amore e attenzione.

Il malato è visto da S. Camillo come GesĂš e lo stringe con massimo rispetto e devozione. La statua è posta di fronte al “Camillian Hospitalâ€? di Bangkok per far ricordare l’amore profondo di S. Camillo nell’aiutare e servire le persone malate in necessitĂ . La Chiesa Cattolica ha proclamato S. Camillo patrono dei malati e degli operatori sanitari. S. Camillo è il fondatore del Ministri degli Infermi – Camilliani. La presenza del Padri Camilliani in Thailandia dura da oltre 60 anni, e l’ospedale “Camillianâ€? fu aperto ormai 53 anni fa. La presenza di questa statua di S. Camillo fa comprendere subito lo spirito camilliano: “aver cura del malato come una madre ha cura del proprio unico figlioâ€?. La statua è stata donato dalla benefatrice Wallee WongPhakadee in ricordo dei suoi cari defunti. Il nostro vivo ringraziamento a tutti i benefattori e allo scultore Sig. Armando Benato. Traduzione di P. Nazareno Rossetto Bangkok - Tutta la ComunitĂ  ospedaliera del Camillian Hospital festeggia e fa corona attorno alla nuova imponente statua di San Camillo.

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Prossimi appuntamenti

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Famiglia Camilliana Laica - f.c.l. COLLABORAZIONE E PROGRAMMAZIONE Accogliamo volentieri l’invito della redazione della rivista dei religiosi camilliani delle province italiane “Come tralci” a pubblicare la notizia della prossima “Assemblea Generale” della Famiglia Camilliana Laica che si terrà nel mese di maggio prossimo, a Mottinello. Inviamo perciò una sintesi della lettera di convocazione dell’assemblea che è già stata inviata, nelle diverse lingue, ai presidenti delle FCL del mondo, agli Assistenti spirituali, ai superiori dell’Ordine. All’assemblea parteciperanno, secondo le possibilità, gli assistenti spirituali della FCL, il padre Guarise anche per la giornata di ritiro iniziale, il padre Angelo Brusco al quale abbiamo chiesto una relazione, fratel Carlo Mangione per parlare del significato e delle celebrazioni del “quarto centenario” della morte di San Camillo. Siamo certi che ogni religioso saprà accompagnarci, come fin qui abbiamo spe-

rimentato, anche in questo ulteriore passo che compiremo, per alimentare e far crescere questa “pianticella” nata dal cuore di Dio, attraverso il carisma di San Camillo, perché ciascuno di noi sappia essere, nel proprio ambiente di vita e di lavoro, un autentico testimone della bontà e della tenerezza del Signore verso ogni persona, e particolarmente verso i sofferenti. La FCL è una pianta giovane, che deve irrobustire le proprie radici, e lo vogliamo fare alla luce della Parola di Dio, approfondendo il significato della vocazione laicale alla sequela di Gesù Buon Samaritano, secondo la Spiritualità e il Carisma che San Camillo ci ha donato e continua a vivere attraverso ogni persona che si pone alla sua scuola. Grazie di questa opportunità, grazie della fraternità che ci sostiene e accompagna!

La Commissione Centrale della F.C.L.

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La Commissione Centrale della FCL Nei primi giorni del mese di settembre 2013 si è riunita a Roma, nella casa dei religiosi camilliani “La Maddalenaâ€?, la commissione centrale della Famiglia Camilliana Laica. La commissione, come recita il nostro Statuto generale, è impegnata ad incontrarsi una volta l’anno; è un appuntamento che segna la vita della FCL. La commissione infatti ha, tra i vari compiti, quello di accompagnare lo sviluppo, la vita delle FCL sparse nel mondo. Quest’anno in particolare, ci siamo incontrati dopo il capitolo generale dei religiosi, e avevamo un impegno importante da assolvere. Come giĂ sappiamo, per noi della FCL c’è un nuovo Assistente Spirituale, nominato dalla consulta generale, ed è il padre Paolo Guarise, che prosegue il servizio svolto nel sessennio precedente dal padre Jesus Maria Ruiz che è stato con noi con con grande amicizia e disponibilitĂ , e ora è tornato in Spagna come superiore provinciale. Il tema fondamentale dell’ incontro della commissione è stato la programmazione della prossima assemblea generale dell’associazione che, a norma dello Statuto Generale, si deve tenere ogni sei anni. ASSEMBLEA GENERALE DELLA FAMIGLIA CAMILLIANA LAICA dal 18 al 23 maggio 2014 Religiosi Camilliani Mottinello (Vicenza - Italia) Ăˆ un appuntamento che si rinnova ogni sei anni, ed è una tappa importante, un momento forte dell’associazione, che si ritrova per verificare la propria vita, e per ripartire con maggior impegno di

testimoniare nel mondo, nelle realtĂ in cui viviamo, la bontĂ  e la misericordia del Signore verso i malati, i poveri, gli emarginati attraverso la vicinanza solidale, il servizio gratuito ai sofferenti che incontriamo. Sono membri di diritto dell’assemblea generale: r *NFNCSJEFMMBDPNNJTTJPOFDFOUSBMF della FCL. r *MMBQSFTJEFOUFFJMWJDFQSFTJEFOUFEFMMF FCL delle province, di delegazione, di nazione. (sono due membri della FCL per ogni provincia, o delegazione, o nazione; in caso di impedimento del vice - presidente parteciperĂ  il/la segretario oppure il tesoriere). Proponiamo un tema di approfondimento e di studio, in modo che ogni gruppo possa approfondire ciò che nell’intero ordine Camilliano stiamo vivendo in quest’anno, e in preparazione all’assemblea: “Come testimoniamo e interpretiamo nella Famiglia Camilliana Laica, il Carisma di San Camillo a 400 anni dalla sua morte?â€? Lo statuto generale, all’art. 23, indica i compiti dell’assemblea generale. Invitiamo ciascun membro a leggere quanto contenuto in questo articolo che esprime bene il senso del nostro appuntamento in assemblea, quale autoritĂ  massima della FCL. Le giornate in assemblea saranno cosĂŹ articolate: r il primo giorno, 18 maggio, lo riserveremo alla riflessione e alla preghiera, per essere aiutati a vivere bene, in serenitĂ  e con impegno questa esperienza;

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Verona - Ritiro Spirituale in preparazione del Natale 2013 del Gruppo F.C.L.

r presentazione delle diverse “Famiglie” presenti nel mondo attraverso la descrizione che ciascuno vorrà darne; r relazione della presidente mondiale e della commissione centrale uscente; r riflessione e condivisione su: importanza dell’assemblea nell’associazione FCL, responsabilità per l’elezione della nuova commissione centrale, presentazione delle modifiche di qualche articolo dello “Statuto Generale” della FCL, che dovranno essere discussi e approvati in assemblea; r elezione della nuova Commissione Centrale, che durerà in carica sei anni. Dopo l’elezione, un periodo di tempo sarà riservato perché la nuova commissione possa proporre le linee future che segneranno il cammino della Famiglia Camilliana Laica per i successivi sei anni. r Infine, nell’ultimo giorno, concluderemo con una tavola rotonda, sul tema: “L’anno giubilare camilliano”.

La celebrazione eucaristica concluderà la nostra giornata e l’assemblea! Carissimi tutti della FCL, sono i primi giorni dell’anno 2014! Il tempo che l’Ordine camilliano sta vivendo è un tempo di dolore e di sperimentazione della fragilità dell’uomo. Noi cerchiamo, secondo le possibilità, di essere vicini alla sofferenza dei religiosi camilliani, partecipando con la preghiera, con l’impegno di ogni giorno, con la nostra vicinanza e fraternità; preghiamo perché questa prova sia tempo e occasione di purificazione e di conversione per ciascuno di noi. Mentre ci prepariamo a vivere l’assemblea generale, auguro a ciascuno che il nuovo anno sia ricco di frutti di bene e di serenità. Rosabianca Carpene Presidente mondiale FCL con Amalia, Elvira, Giosuè e P. Paolo Guarise Verona, 2 gennaio 2014

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Famiglia Camilliana Laica

LA F.C.L. DELLA PROVINCIA SICULO-NAPOLETANA UNA REALTÀ FORTEMENTE VARIEGATA La Famiglia Camilliana Laica presente nella Provincia Siculo-Napoletana è una realtà consistente, ben diffusa da alcuni anni nelle zone geografiche dove sono presenti alcune comunità dei Ministri degli Infermi. Quello che mi accingo a scrivere è un breve prospetto della storia recente di codesta Famiglia Camilliana Laica, con la presentazione schematica dei vari gruppi. Il primo anno dopo il mandato ricevuto, successivo al rinnovo del direttivo provinciale, avvenuto nel dicembre 2012, è stato caratterizzato da alcuni eventi importanti che hanno interessato la vita della Grande Famiglia di S. Camillo, sia a livello nazionale che locale, come il Capitolo Provinciale a San Giorgio a Cremano, il concorso in memoria di P. Pietro Santoro e di Suor Emma a Messina, il Capitolo Generale a Roma. Altro evento importante è stato la successione di P. Rosario Mauriello a P. Rosario Messina nel ruolo di superiore Provinciale della Provincia Siculo Napoletana. La Famiglia Camiliana Laica della Provincia Siculo-Napoletana attualmente è composta da sette gruppi: r MB'$-EJ$BTPSJB QSFTJEFOUF(JPvanni Di Maria), r MB'$-EJ.FMJUPEJ/BQPMJ QSFTJdente Anna Citriniti), r MBOFP'$-EFMM0TQFEBMF$BSEBSFMMJ di Napoli (presidente Mariana Rippa), r MB'$-EJ$SPUPOF QSFTJEFOUF-VJHJ Spano), r MB'$-EJ"DJSFBMF QSFTJEFOUF3PTsella Trovato),

r MB'$-EJ$BMUBHJSPOF QSFTJEFOUF Franco Digrande), r MB'$-EJ.FTTJOB QSFTJEFOUF(JPvanni Campo). Il neoeletto Provinciale, P. Rosario Mauriello, ha preso a cuore la formazione spirituale della FCL, e dopo un attento esame dei gruppi, come vuole lo statuto, ha comunicato al Presidente provinciale i nominativi degli assistenti spirituali di ogni singola FCL della Provincia Siculo-Napoletana, qui di seguito elencati: r "TTJTUFOUFTQJSJUVBMF'$-$BTPSJB (Napoli): P. Magloire Hounliho r "TTJTUFOUF TQJSJUVBMF '$- .FMJUP (Napoli): Fratel Alfredo Tortorella r "TTJTUFOUFTQJSJUVBMF'$-$BSEBSFMMJ (Napoli): P. Erick Ballogoun r "TTJTUFOUFTQJSJUVBMF'$-.FTTJOB P. Bruno Hounkonnon r "TTJTUFOUFTQJSJUVBMF'$-$SPUPOFF Caltagirone: P. Rosario Messina r "TTJTUFOUFTQJSJUVBMF'$-"DJSFBMF P. Armand Assavedo.

Messina - Il dr. Giovanni Campo, nuovo presidente, il dr. Sparaceno Giosuè, ex presidente, P. Rosario Messina, P. Eugenio Sapori e il nuovo Consiglio della Famiglia Camilliana Laica della Provincia Siculo-Napoletana.

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Tutte le FCL della provincia sono attualmente coinvolte nelle celebrazioni per i 400 anni del dies natalis del nostro Padre Fondatore, San Camillo. Ogni gruppo tende alla collaborazione fattiva con i Religiosi, nelle varie realtà ove sono inserite. C’è da dire che i gruppi assumono connotati specifici, proprio in conformità ai luoghi ove sono nati: così i gruppi “ospedalieri” sono fortemente impegnati mediante il volontariato di visita ai reparti nei vari nosocomi; invece i gruppi “parrocchiali” o sorti accanto alle rettorie camilliane, s’impegnano maggiormente alla visita domiciliare dei malati o, come nel caso del gruppo di Acireale, ad esempio, anche nelle iniziative sociali di aiuto nel disagio. I gruppi sono impegnati inoltre nelle varie iniziative, sia a livello locale sia a Roma, sede della casa generalizia dell’Ordine Camilliano, con la partecipazione agli eventi celebrativi dell’anno giubilare.

O Grande entusiasmo, a livello locale, ha suscitato la visita che, a settembre u.s., come presidente provinciale, ho effettuato ad alcune FCL della vice provincia del Benin-Togo. Sono stati inoltre organizzati incontri con le FCL di Lomè (Togo), Ouidah e Cotonou (Benin). L’accoglienza è stata calorosa e fraterna, la sintonia immediata, la disponibilità pronta. La visita che ho compiuto, mai effettuata, a dir loro, in precedenza, li ha fatti sentire importanti e tenuti in considerazione. Inutile affermare che dai colloqui sono emerse la stessa voglia di agire e le stesse problematiche che vivono le FCL in Italia. Il carisma di San Camillo si afferma e si diffonde ad ogni latitudine, coinvolgendo un numero sempre maggiore di cuori, disposti ad aiutare con gratuità e generosità i fratelli sofferenti.

Il neo eletto presidente FCL, Dott. Giovanni Campo, in Benin con le FCL locali.

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Il presidente Dott. Giovanni Campo


Famiglia Camilliana Laica

IL MISTERO DELL’INCARNAZIONE IN SAN CAMILLO Il gruppo di Milano della Famiglia Camilliana Laica si è ritrovato, il 14 dicembre 2013, per una giornata di ritiro spirituale in prossimità di un tempo liturgico non forte, ma “fortissimo”: il Natale di Nostro Signore. Il gruppo, che si è arricchito di nuove presenze, ha ormai assunto come consuetudine attesa questi incontri, che permettono ai partecipanti di riflettere singolarmente e insieme sui grandi temi che costituiscono l’ossatura della nostra fede; che consentono momenti di riflessione personale e di silenzio contemplativo, cose rare specialmente nel “frastuono” delle solenni festività che, soprattutto nei nostri grandi agglomerati urbani, stanno via via perdendo il loro significato religioso; che fanno “stare in compagnia” anche per un momento importante come può essere un pranzo. L’incontro si è svolto presso la Casa di cura San Pio X, che già normalmente ospita gli altri appuntamenti formativi del gruppo F.C.L. di Milano. Anche questa è stata una circostanza favorevole, poiché ha permesso di incontrarsi anche con la comunità religiosa camilliana. Bello poter condividere il pranzo, momento significativo anche dal punto di vista spirituale, poiché abbiamo potuto far memoria di quanto lo stesso Signore Gesù ha compiuto nei momenti conviviali con gli Apostoli e gli altri discepoli. Proseguendo nella riflessione sul Testamento di San Camillo, occorre forse ricordare che durante quest’anno giubilare, nel quale si ricorda la morte del santo di Bucchianico, la F.C.L. della provincia lombardo-veneta ha deciso di riflettere sul Testamento spirituale di

Camillo, un testo dalle molte implicazioni teologiche e pastorali, anche se redatto da una persona che non amava farsi conoscere per le sue competenze “intellettuali”; mai Camillo ha voluto fare sfoggio delle riflessioni teologiche suscitate in lui dall’ascolto della voce dello Spirito più che dalle conoscenze libresche. Per questo, il gruppo di Milano aveva scelto come tema della propria giornata di ritiro: «Crediamo in un Dio compromesso con l’umanità – Il mistero dell’Incarnazione e i bisogni dell’uomo in san Camillo». Il tema dell’Incarnazione è fortemente presente in san Camillo, forse anche un po’ per l’influenza avuta su di lui dalla frequentazione dei Francescani Cappuccini (in san Francesco d’Assisi il tema della nascita del Salvatore è fondamentale). Ma ciò si rileva ancora di più pensando all’importanza che il corpo umano e la sua dignità hanno nelle preoccupazioni di san Camillo verso i malati, verso i sofferenti in genere. Il mistero dell’Incarnazione La riflessione su questo non facile tema è stata affidata a padre Esterino Zandonà, superiore della comunità camilliana presso la San Pio X e fine conoscitore della spiritualità camilliana. Poiché l’incontro era programmato per approfondire – come da tema – il mistero dell’Incarnazione, padre Esterino ha molto insistito su questo evento che ha mutato le sorti dell’umanità. Un Dio che si fa uomo, non che si “maschera” da uomo, ma che assume in toto e la

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natura umana e la natura divina, non può essere “pensato” dall’uomo. Con la nascita a Betlemme di Giudea di Gesù, il figlio di Maria, la storia umana è completamente mutata, poiché il Creatore si fa totalmente solidale con le creature; entra visibilmente nella storia umana che da quel momento diviene storia sacra. Tutto questo è presente in Camillo, che vede in ogni malato, in ogni sofferente il volto stesso del Cristo Gesù; i “poveri cristi” che egli incontra dopo la sua conversione, dopo che ha radunato intorno a sé tanti altri “homini dabbene” sono per lui quel Gesù nato, morto e risorto per la nostra salvezza. L’annuncio fondamentale della fede cristiana, ciò che chiamiamo il kerigma, viene colto e annunciato da Camillo nello stesso tempo, attraverso la cura amorevole, sollecita, assolutamente innovativa rispetto a quanto si faceva al suo tempo, dei corpi straziati dalla malattia e anche dalla povertà. Se è il Crocifisso a garantire a Camillo che la sua opera corrispondeva alla volontà del Padre per l’umanità, è forse il Bambino Gesù l’immagine che più sollecita l’inattesa tenerezza di madre che l’ex soldato di ventura ha nei confronti di chi è nel bisogno. Le cure che san Camillo presta ai malati sono destinate non soltanto ai corpi, ma all’“uomo globale”. Non fa soltanto

diagnosi e non offre soltanto terapie farmacologiche, bensì cura corpo e anima di chi avvicina. Per Camillo de Lellis non ci sono “pazienti”, ma figli del Padre misericordioso; il suo “vangelo di riferimento” è la parabola del Buon Samaritano, di colui – cioè – che si china sulle piaghe del viandante ferito, che si fa carico delle cure anche quando non gli sarà più vicino dovendo proseguire il proprio viaggio, che promette il ritorno. La parabola del Buon Samaritano diventa così annuncio della stessa avventura cristiana: l’incontro con il Dio fatto uomo, la Sua sollecitudine anche per quando non sarà più visibilmente presente, la promessa del ritorno “alla fine dei tempi”. Riflessione e preghiera. Oltre al momento di preghiera iniziale, alla partecipazione alla “preghiera camilliana” con la comunità dei religiosi, l’incontro si è concluso con la celebrazione eucaristica, qui intesa come culmine dell’esperienza spirituale dei battezzati. L’“Andiamo in pace” con cui si chiude la celebrazione è stato anche l’invito a tutti i presenti perché davvero nel Santo Natale 2013 la pace del Signore possa essere in ogni cuore, per essere fedeli interpreti – là dove ognuno vive e opera – del carisma camilliano. Marisa Sfondrini

Taiwan: Gruppo della F.L.C. a Lotung con P. Giuseppe Didonè e il Presidente.


Ricordiamo i Nostri MoRTi

06.03.2009

PADRE CESARE BOVOLON (1923 - 2014)

Padre Cesare Walter Bovolon nasce a Canova di Legnago (Verona) il 3 giugno 1923. Trascorse alcune settimane (23 luglio), i genitori, Carlo e Sartori Elisa, lo accompagnano al fonte battesimale per quella sua rinascita alla Grazia che, nutrita poi nella Chiesa, crescerà e lo porterà fino alla consacrazione religiosa. È ancora solo un fanciullo quando porta già nel cuore il germe di una futura chiamata che cresce seguendo le tracce di Samuele al tempio di Silo: il vecchio Parroco, infatti, notandone la diligente frequenza ed il costante apprendimento alle lezioni di catechismo, lo ritiene meritevole di un “Attestato di Lode al merito, per la sua assiduità, la buona condotta e il profitto”. La vocazione si delinea più chiaramente con il suo ingresso nel postulandato camilliano di Villa Visconta (10.10.1934), cui seguono il noviziato (07.09.1039) e la Professione temporanea (12.09.40), svoltisi entrambi a San Giuliano (VR). Negli studi, tra le diverse materie scolastiche, le pagelle del chierico Bovolon segnalano una sua propensione per lo studio della matematica e per il canto: due talenti che nella vita saprà coltivare e mettere al servizio della comunità e del ministero tra i malati, dedicandosi alle attività di economo e di animatore liturgico. A Mottinello, dove trascorre i disagi della guerra (ed alcune peripezie che amava ricordare con meritata fierezza), viene ordinato diacono da Mons. Lucato (29.09.46) e sacerdote da Mons. Agostini (07.04.47). Per tutta la vita conserverà sempre e manifesterà la sua gratitudine a Dio per la vocazione ricevuta, come attesta la frase che sceglie per festeggiare con i confratelli e con i famigliari il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale: “Quanti prodigi hai fatto per me, Signore, quali disegni in mio favore! (dal salmo 40)”. La vita camilliana di Padre Cesare percorre le tappe della Clinica San Camillo di Cremona, dove riceve anche l’incarico di vice economo, poi di economo

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(1947/1959); dell’Ospedale di Rovigo, come cappellano (1959/1966); dell’Ospedale di Cittadella (1966/1981); di Mottinello, dove è nuovamente economo della Comunità (1981/1986); ancora dell’Ospedale di Rovigo (1986/1993); di Mottinello dove ricopre ancora una volta l’incarico di economo (1993/1998); infine della Casa di Cura san Camillo di Cremona, dal 1998 fino alla sua morte. Gli anni si assommano raggiungendo una considerevole età che non gli impedisce di darsi ancora da fare, in macchina e in bicicletta, finché gradualmente le forze vengono meno. Ricoverato in Clinica, dove è assistito con affetto dai Confratelli e dal Personale Sanitario che lo stimavano e lo amavano, dopo una delle ripetute crisi cardiorespiratorie per cui è stato trasportato all’Ospedale della città, pone termine al suo viaggio terreno nella tarda serata di venerdì (17.01.2014). Non è cosa facile ricordare i tratti salienti della sua personalità umana e spirituale. C’è sempre il rischio di sottovalutarne o dimenticarne qualcuno degno di nota. Dovendo tuttavia citare qualcuna delle sue qualità, varie e ben equilibrate tra loro, va segnalata innanzitutto la sua ricca vita spirituale, schietta, concreta, alimentata dalla devozione alla Madonna e a San Camillo. Già si è detto della sua attenzione per il decoro della liturgia e del canto sacro. Ancora negli ultimi anni ci teneva a dirigere personalmente il Coro San Camillo della nostra Clinica di Cremona, preparando con proprietà le varie celebrazioni liturgiche. Poi, l’amabilità nel servizio agli ammalati e nelle sue relazioni con il Personale sanitario. Le sue visite nei reparti come Cappellano (compiute fino agli ultimi anni della sua vita) erano desiderate, gradite, e non solo per gli aneddoti sportivi o della sua vita ricca di esperienza ai quali sapeva ricorrere con arguzia, ma soprattutto per la parola incoraggiante che sempre indirizzava gli animi al Signore. Non vanno dimenticate la sincerità e la schiettezza (anche quando fossero scomode) nella vita fraterna, la disponibilità all’obbedienza quando gli venivano chiesti sacrifici, il senso del dovere e l’esattezza nel portare a termine gli incarichi che gli venivano affidati. Conserviamo di Padre Bovolon un buon ricordo e la sicura speranza che non gli mancherà il premio promesso a chi nella vita, alla scuola di San Camillo, ha saputo riconoscere la presenza del Signore nel malato e nel sofferente e lo ha servito fedelmente. La salma di P. Cesare Bovolon riposa nel Campo santo del paese natale, Vigo di Legnago (VR).

A destra: Padre Cesare con i confratelli P. Rino Meneghello, P. Mario Zambiasi, P. Giovanni Fisetta e P. Damiano Trettene.

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Padre cesrae bovolon

OMELIA FUNEBRE PER P. CESARE BOVOLON (Rom. 14,7-9.10,12; Mt. 25,31-46) “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”. Gesù ha rivolto queste parole ai suoi, a quelli che Lui aveva scelto, ed indirizza loro queste parole, ricolme di speranza, che vogliono esprimere l’amore del Padre per loro, un amore che li accompagnerà nella vita, e si trasformeranno in accoglienza per l’eternità. Gesù, un altro tuo amico, anche lui scelto dal tuo amore, ti ha raggiunto per l’eternità: è il nostro fratello P. Cesare. Oggi, queste parole di Gesù, sono state certamente il benvenuto nell’incontro definitivo che P. Cesare ha avuto con il Padre. L’avrà ancora visto quand’era lontano, un po’ affaticato e gli sarà andato incontro abbracciandolo ed invitandolo a far festa. È nella fede del Cristo risorto, del Cristo che ha vinto la morte, che possiamo avere un sentimento positivo pur

in un momento così triste come quello della morte di una persona cara. È Gesù che ci dice: “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me , non morirà in eterno”. È in questa fede che ti sei incamminato, e nelle ultime settimane anche con fatica a causa della tua salute malferma, verso la conclusione della tua vita terrena. In questa visione pasquale della fede cristiana, davanti alla realtà della morte, vorrei condividere con voi una riflessione del Card. Martini. “Il Dio che ha fatto suoi il tempo e la morte ha dato a noi la sua vita, nel tempo e per l’eternità. La Pasqua del Signore rivela la solidarietà del Dio vivente alla nostra condizione di abitatori del tempo, e insieme ci dà la garanzia di essere chiamati a divenire gli abitatori dell’eternità. Nella risurrezione di Cristo ci è promessa la vita, così come nella sua morte ci era

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assicurata la vicinanza fedele di Dio al dolore e alla morte. La Pasqua è l’evento divino nel quale ci è rivelata e promessa la destinazione del tempo al suo felice compimento nella comunione in Dio. Lo spazio temporale che sta tra l’ascensione e il ritorno di Cristo nella gloria appare come un estendersi del mistero pasquale all’intera vicenda umana; nella sofferenza e nella morte, che ancora caratterizzano la nostra storia, si fa presente la sofferenza della croce, perché la vita del Risorto sia pregustata da chi con Cristo percorre il suo esodo pasquale. L’intera vita del cristiano è un pellegrinaggio di morte e risurrezione continua, vissute con Cristo e in Cristo nello Spirito, portando anzi Cristo in noi, - speranza della gloria - ” (da Credo la vita eterna). Questa riflessione ci inserisce nel messaggio di Paolo che abbiamo ascoltato nel brano della lettera ai Romani dove richiama il cristiano, il discepolo, e lo sprona a “vivere per il Signore”; in ogni momento della nostra esistenza, nelle varie situazioni in cui possiamo trovarci, l’impegno è a rispondere con la vita all’amore che Dio ha rivolto a noi. Vivere per il Signore è stata una scelta che P. Cesare ha accolto ancora giovanissimo. Nel registro dei religiosi della comunità di Cremona è lo stesso confratello ad annotare le date e le tappe più significative della sua vita. Nasce a Legnago, ridente paese della bassa veronese, il 3 giugno 1923; la sua famiglia è numerosa. È il 7 ottobre 1934 quando lascia la sua famiglia, il suo paese di origine, per entrare in in una famiglia religiosa; inizia così il suo cammino all’interno dell’Ordine Camilliano. Seguono tappe importanti per la sua vita religiosa: l’entrata in noviziato nel

giorno della festa della Natività di Maria l’8 settembre 1939 e l’anno successivo la prima professione, il 12 settembre 1940. Inizia poi il lungo periodo degli studi teologici che hanno preparato P. Cesare a ricevere il dono del sacerdozio il 7 aprile 1947. Religioso camilliano e sacerdote. La sua risposta a Dio che lo aveva guardato, amato e chiamato si andrà a configurare in un servizio verso il fratello più debole e fragile, verso il malato illuminato e guidato dall’esempio di S. Camillo. “Vivere per il Signore” per P. Cesare ha significato essere religioso camilliano e sacerdote. L’obbedienza lo ha portato a vivere la sua ministerialità camilliana inizialmente a Cremona, in questa casa, poi un rimbalzo tra Rovigo, Cittadella, Mottinello, per poi fare ritorno, nel 1998, in maniera definitiva a Cremona da dove ha spiccato il volo per il suo incontro eterno e definitivo con il Padre nel paradiso. “Oggi sarai con me in paradiso” sono le parole che Gesù ha rivolto a quell’uomo, quel ladrone che era condannato e stava morendo accanto a Lui; le stesse parole sono per te oggi, caro P. Cesare. Sì, il paradiso, in compagnia di Gesù, del Santo Padre Camillo, dei beati P. Rebuschini e P. Tezza sarà la tua dimora per l’eternità. La pagina evangelica di Matteo del giudizio finale era molto cara a S. Camillo e il primo lunedì di quaresima, quando la liturgia propone questo brano, portava i suoi religiosi ad ascoltarla, ricordando loro che la beatitudine di essere accolti nel regno è il premio riservato ai Ministri degli Infermi che consumeranno la loro vita nel servizio al malato. Nella pagina evangelica, proposta anche in questa liturgia, Gesù dice:

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Padre cesrae bovolon

“ero... malato e mi avete visitato. Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Il servizio verso l’altro nella debolezza e fragilità, l’accostarsi al letto del malato è stato, per P. Cesare, il modo concreto di realizzare il carisma camilliano, di vivere il suo servizio sacerdotale, di manifestare l’amore di un Dio che non si dimentica mai della sua creatura e anche attraverso povere e limitate persone, come possiamo essere tutti noi, manifesta la sua vicinanza all’uomo nell’amore. Spendere la vita per gli altri, a servizio degli altri, è quello che Gesù indica come via per chi vuole mettersi alla sua sequela, per tutti i cristiani, in modo particolare per coloro che per vocazione e scelta personale seguono l’esempio di S. Camillo, che chiamava i malati i suoi signori e padroni. Il tuo carattere burbero ed esigente si mitigava e trasformava, quando si riusciva a rompere quella crosta esteriore, ed allora eri più accogliente nei confronti di chi ti stava davanti. Queste sono le nostre povertà, ma anche con queste povertà siamo chiamati a realizzare concretamente il Vangelo. “Vivere per Cristo”, in questi ultimi anni in cui l’età avanzava inesorabilmente, significava per te incontrarti quotidianamente con gli ammalati del reparto che ti era stato assegnato, ed essere anche guida spirituale per le persone che lo desideravano e ti cercavano. Anche attraverso il canto liturgico e il gusto di celebrazioni, sobrie ma significative, esprimevi il tuo essere un servitore fedele del Signore. Tanti ti hanno conosciuto, ti ricordano con stima, sono addolorati per la tua morte; penso in questo momento,

in modo particolare, ai tuoi parenti ai quali eri legato da grande affetto, un affetto altrettanto ricambiato. Sabato 11 gennaio, avvertiti del peggioramento del tuo stato di salute, sono prontamente accorsi per asserti vicini. Anche tanta gente di Cremona, che ti ha incontrato, esprime stima e riconoscenza nei tuoi confronti. Prima di concludere vorrei, anche a nome della comunità, esprimere il più sentito grazie a tutto il personale della Casa di Cura e in modo particolare ai Medici della Unità Operativa di Medicina e a tutto il personale del secondo piano per il servizio, le attenzioni riservate al nostro confratello. Era un ammalato esigente, ma gli avete sempre voluto bene e quando ho dato la notizia della sua morte un velo di tristezza è apparso sul vostro volto, segno dell’affetto che vi legava a lui a seguito della lunga permanenza in quel reparto. Grazie, grazie veramente di tutto . Caro P. Cesare, nella tarda serata di venerdì 17 gennaio hai celebrato con il Cristo Signore la tua Pasqua, sei entrato nella gloria e nel riposo di Dio. Dio Padre ti ha visto arrivare un po’ ansimante, forse barcollante a causa della lunga malattia e Lui ti ha abbracciato: è l’abbraccio di un Padre che rinfranca il figlio e gli dice “vieni facciamo festa”. E la tua gioia è piena assieme a Maria, Madre dell’umanità a cui eri particolarmente devoto, al Santo Padre Camillo, ai beati P. Rebuschini e P. Tezza; è il giorno della tua Pasqua. Dal cielo ricordati di tutti noi, dei tuoi parenti, della tua comunità, della tua Provincia religiosa e soprattutto chiedi al Signore numerose vocazioni per il nostro Ordine e per il servizio verso chi soffre. P. Virginio Bebber

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IN RICORDO DI PADRE CESARE Padre Cesare Bovolon, muore nella tarda serata di venerdì 17 gennaio. Ho partecipato al funerale che ha avuto luogo il 20 gennaio. Mi sentivo in dovere di essere presente alla celebrazione funebre, avendolo avuto come religioso esemplare, durante il mio lungo superiorato nella Casa di Cura San Camillo di Cremona. Avevo chiesto al Provinciale di allora un aiuto, dal momento che i diversi

P. Cesare Bovolon in un momento di serenità, brinda con i famigliari.

impegni erano nel frattempo aumentati. Mi mandò P. Cesare, col quale ebbi rapporti che facilitarono il mio lavoro pastorale. I ricordi, a distanza di tre anni da quando lasciai Cremona, per arrivare, come collaboratore al Sant’Anna di san Fermo della Battaglia (Como), non sono pochi e, perché siano d’esempio ai miei confratelli, li voglio raccontare.

Il primo ricordo è il dialogo con il nuovo arrivato, nel mio studio. Venne per chiedermi cosa avrebbe dovuto fare. Gli proposi di essere il nuovo cappellano dei vari reparti della Casa di Cura. Si è subito dichiarato disponibile. E questo impegno camilliano, sull’esempio di san Camillo e del nostro Beato Enrico Rebuschini, lo ha portato avanti fino a che le forze fisiche glielo hanno permesso. Fu, in questo apostolato, all’altezza della sua vocazione camilliana. Vorrei qui sfatare una espressione che mi diceva, alquanto spesso. Padre Cesare era anche un abile ciclista e l’espressione che usciva dalle sue labbra era questa: “ La bicicletta è mia, guai a chi me la tocca”. Sembrerebbe, da questa espressione, che P. Cesare fosse un “duro di carattere”, invece nei rapporti con gli ammalati aveva una tenerezza veramente paterna. L’espressione di San Camillo, “più cuore in quelle mani” era vissuta da P. Cesare da vero figlio di San Camillo. Un altro ricordo: la sua annuale partecipazione con me all’AIPAS. Del convegno nazionale dell’Associazione italiana di Pastorale sanitaria, me ne parlava da tempo, sempre con l’aggiunta, ‘al pranzo, lungo il viaggio ci penso io’. Il viaggio, piuttosto lungo, era interotto dal pranzo, sempre nel medesimo Hotel, all’aperto, dopo Cesena. Attorno al tavolo, tirava fuori il pranzo da lui confezionato, sempre diverso, buono e vario. Mai lo stesso pranzo, in tanti anni di viaggio verso Collevalenza. Esperto di musica, per anni ha diretto il coro “San Camillo” presso la cappella della Casa di Cura San Camillo.

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Padre cesrae bovolon

Di musica se ne intendeva molto e sapeva anche dirigere bene il coro. Cosicchè mi è stato facile chiedergli di prepararsi per il 150.mo anniversario della nascita del Beato Enrico Rebuschini, celebrato a Cremona, il 28 aprile 2010. La partecipazione del Vescovo, Mons. Dante Lafranconi e i numerosi camilliani partecipanti alla ricorrenza, hanno avuto parole di lode e di compiacimento. I vari membri del coro li ho rivisti nella Santa Messa funebre del 20 gennaio scorso; erano tutti presenti come segno di riconoscenza verso il loro maestro. Accettava volentieri di celebrare, quand’era la sua settimana, la Santa Messa mattutina, presso le Suore del Rifugio Sacro Cuore di Gesù, in via Bonomelli 64. Le Suore stesse erano contente e impressionate dalla devo-

zione con cui celebrava la santa Messa. Ci andava sempre volentieri, chiedendo a me, di andare al suo posto, quando Cremona era coperta di neve. Negli ultimi anni, sempre a letto, al secondo piano della casa di Cura, offrì la sua sofferenza a Dio. Lo andai a trovare da Como e mi disse: “Caro Padre Antonio, stò bene in tutto, ma le gambe non mi sorreggono più”. Ora che ha lasciato la vita terrena per la vita eterna in cielo, avrà sentito senz’altro la frase del Cristo giudice: “Ero infermo e mi hai visitato, vieni ora a godere il premio eterno” in compagnia di San Camillo, del Beato Enrico Rebuschini e alla grande schiera dei Confratelli camilliani.

Padre Cesare a Fatima con parenti, amici e collaboratori.

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P. Antonio Casera


RICORDO DI UN CONFRATELLO CUI DEVO RICONOSCENZA Ho avuto in sorte di vivere alcuni anni di vita religiosa accanto a p. Cesare Bovolon. Mi trovavo a Mottinello, e nel lontano 1966 egli arrivava come cappellano all’ospedale di Cittadella. Veniva da Rovigo ove nel ministero ospedaliero aveva vissuto una felice esperienza umana, sacerdotale e camilliana, pur in mezzo a sofferenze e lutti. Aveva condiviso l’animo con tutti e partecipato a momenti intensi di sofferenza, di preghiere e di speranze…r ealizzando così il suo carisma e anche se stesso. Nell’ospedale di Cittadella offriva l’assistenza religiosa; quella comunità cristiana e non, sofferente e non, trovava in lui una persona che aveva impostato la vita, il tempo e l’azione a favore di lei e aveva ritrovato il religioso appassionato del suo ministero. Non era un teologo di riflessione profonda, ma la sua predicazione domenicale o di circostanza era ricca di senso pastorale, costantemente rivolta a illuminare il volto di Cristo e per riflesso l’animo dell’uomo. Lo stile era piano, propositivo e come avvolto da una delicata discrezione: parole semplici, povere non per la magnifica luce evangelica che contenevano, ma per la lievità con cui si posavano sui fedeli e scendevano nell’animo. L’impressione mia del suo vissuto fu di compiacimento: dimostrava responsabilità personale, appariva luminoso il valore che lo guidava ossia la cura per il malato offrendogli una presenza premurosa, quotidiana, di poche parole e tanto cuore, rispettosa e mai invadente. Motivo per me di gratitudine a

Dio nel vedere un confratello felice di quanto donava e l’apparente leggerezza del dovere compiuto quotidianamente, senza richiedere gratificazioni, quasi nella spontaneità del dono del proprio tempo. Con p. Cesare ho trascorso alcuni periodi a Mottinello ove egli era economo della Casa. Qui ha profuso parte delle sue qualità di onestà, rettitudine e fedeltà alla propria mansione, talvolta con serietà che trasbordava in severità, quasi ‘esattore delle imposte’! Eppure nascondeva la sua timidezza dietro le quinte della riservatezza o del silenzio riflessivo; ad una apparente burberia era sufficiente attendere e poi un sorriso, una parola di scusa e di stima perché aprisse il proprio animo delicato e premuroso. Sapeva creare legami di fiducia attorno a sé, poiché si coglieva la rettitudine e la correttezza, pur nelle difficoltà di convivenza. Al di là delle divergenze, vi era lo scordare quasi immediato dei momenti difficili di contrasto. Era la cordiale sincerità che esprimeva nella sua relazione umana che costruiva il tessuto di fiducia e di stima che nutrivo per lui. Si stava bene con lui e la sua persona dava il senso della completezza nella cerchia dei Confratelli. Era motivo di interesse e di stupore ascoltare i progetti che lo animavano per meglio gestire la Casa di spiritualità e così anche la sua determinazione a continuare a lavorare nell’intento di portare a compimento la missione che gli era stata affidata: collaborare alla gioia dei Confratelli e dei partecipanti a Corsi di spiritualità o di aggiornamento

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Anche P. Cesare ha sempre portato serenamente la sua Croce.

e che trascorrevano periodi di riflessione e di preghiera in quella Casa. Non mi ha mai parlato dei suoi limiti fisici dovuti all’età o delle sue sofferenze; se emergeva un lamento era perché il suo servizio non raggiungeva l’obiettivo sperato. Aveva appreso la severa lezione della sofferenza, la più difficile da apprendere, nei lunghi anni vissuti a Rovigo e Cittadella accanto al malato. La cattedra del dolore aveva accumunato chi si prende cura e chi ha bisogno di cura; chi offre parole di consolazione e chi necessita di essere consolato. La sua presenza, nel segmento di vita vissuto assieme, la vedo come un dono

della Provvidenza poiché mi è stata offerta sicurezza nel gestire l’economia; generosità nel ministero; comprensione del limite della mia persona; una serena amicizia che portava alla fiducia e alla confidenza del proprio vissuto. Era una persona affettuosa e non lo dimostrava; era una persona che avrebbe dato tutto, e lo ha dato in alcuni casi a chi gli offriva fiducia. Non chiedeva reciprocità perché era felice di fare il bene. C’è in me un rammarico: non avergli manifestata apertamente la gioia del vivere assieme a lui e di avere un confratello così, felice di Dio!

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P. Giuseppe Facchin


PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI Sig.a Rosetta, Sig.ra Giuseppina, Sig.ra Francesca, Sig.ra Anna, Sig.ra Zoraide, Sig. Mario, Sig. Palmiro,

sorella mamma sorella mamma sorella fratello fratello

di P. Amos Aldeghi di Fr. Sergio Berettera di Fr. Leonardo Grasso di Fr. Vincenzo Duca di Fr. Dionisio Mazzoleni di Fr. Albano Balzarin di P. Angelo Anselmi

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ERRATA CORRIGE Nello scorso numero vi era stato comunicato la possibilità di visionare on line il notiziario “Come Tralci” ed, eventualmente, anche stamparlo o scaricare il file in formato PDF. Diffrentemente da quanto riportato, non sarà più presente su una piattaforma esterna, ma potrete visionarlo sul sito dei religiosi camilliani www.camilliani.org.


Guarda l’orizzonte… sta spuntando l’alba!

IL TORTUOSO SENTIERO QUARESIMALE E LA VETTA PASQUALE NELLA LUCE DEL RISORTO! Tempo di crisi. Se tendi l’orecchio senti il respiro affannoso di una società delusa e disorientata. Anche la Pianticella di Camillo vive una stagione difficile e di sfide.

Ecco il calendario di Dio che ci guida nei sentieri del tortuoso cammino quaresimale, il solo che ci porterà alla vetta della montagna da dove si contempla l’alba della Pasqua di Cristo! Anche la voce amica di Papa Francesco ripete con insistenza le parole di Gesù: “Convertitevi! Cambiate mentalità”. Ad essere un pò superficiali, ma molto realisti, viene da pensare che mai come oggi la nostra Società è stata costretta ad una così continua e violenta “conversione/cambiamento”. Il mondo di oggi non è più quello di ieri e quello di domani sarà diverso da quello che viviamo ora! Il dramma è che i nostri repentini cambiamenti di oggi non sono guidati dal Messaggio Evangelico ma sono determinati dall’incertezza economica e sociale, dalla paura del domani, dalla violenza, dall’egoismo e dalle nostre fragilità... Il convertitevi!, gridato forte da Papa Francesco e da Gesù, in cammino verso la Pasqua,oggi potrebbe risuonare così: ”La vostra società è mortalmente malata. Vi guida la paura, la violenza e il nulla. Vi stanno portando al fallimento. Cambiate direzione!”. Accogliere l’invito di Gesù e di Papa Francesco significa: • Saper accettare con speranza la propria croce; • Portarla con Lui lungo il calvario della nostra vita nella certezza che Lui cammina con noi, Che il Padre ci conosce per nome, ci ama e ci guida dal Cielo, Lui trasformerà anche ogni nostra croce, come ha fatto un giorno con il Figlio suo Gesù, in ‘alba di Pasqua’,’ aurora di vita’ che non conosce tramonto!

Ai Confratelli, agli Amici ed ai Malati

SERENA QUARESIMA E BUONA PASQUA! Con questo augurio e speranza: Anche dal nostro grido di dolore si liberi il CANTO DELL’ALLELUJA! Anche dalle nostre mani stanchespicchi il volo la COLOMBA PASQUALE! Anche nel nostro cuore fiorisca LA LUCE E GIOIA DEL RISORTO! la Direzione

Come Tralci n.2 2014  
Come Tralci n.2 2014  

Linfa di Vita dei Camilliani d'Italia Bollettino delle Province Italiane

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