Issuu on Google+

La rivista d e i capi del L azio

Cittadinanza

attiva

rivista bimestrale - anno IX - numero 1 - giugno-luglio 2012 - Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3, Roma //2012

plus

azimut 1.2012


iviso in due?”, disse in coro il Comitato, convinto di non aver capito bene. “Già, diviso in due!” affermò con un sorriso il capo redattore di Azimut; “trasferiremo la parte della cronaca on-line per stare al passo con i tempi della vita regionale; quando escono gli articoli gli eventi che raccontiamo sono già trascorsi da tempo”. I visi del Comitato erano ancora perplessi. “E la nostra rivista cartacea?”, affermò il responsabile regionale, “è l’assemblea che l’ha voluta!”. “Azimut diventerà la rivista che tratterà i temi caldi della Regione; la trasformeremo in un luogo di approfondimento, formazione e dibattito”. E così il comitato decise di iniziare questa avventura ed eccoci qui, all’ultimo passo che rende concreto il progetto della pattuglia comunicazione: avete in mano il primo numero della nuova versione, interamente dedicato alla CITTADINANZA ATTIVA, uno degli obiettivi del progetto regionale, questione di attualità non solo per noi ma per la società intera, tema che da sempre ci vede impegnati avendo avuto mandato da BP di “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” e che oggi più che mai ci impegna a rimboccarci le maniche e a fare la nostra parte. In un momento in cui l’identità familiare, culturale, religiosa

“D

AZIMUT la rivista dei capi del Lazio direttore responsabile Sergio Gatti capo redattore Niccolò Carratelli redazione p. Paolo Benanti tor, Bruna Brancato, Stefania Brandetti, Lucia Cagiola, Alba D’Alberto, Lucia Di Stefano, Stefania Galli, Gianni Polifroni, Flavio Santucci, Andrea Ventura, Luca Zanchini progetto grafico e impaginazione Gigi Marchitelli edito da Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (Agesci Lazio) sede via Adalberto 13/15, 00162 Roma e-mail redazione.azimut@lazio.agesci.it stampa Omnimedia srl - Via Sambuca Pistoiese, 56 - 00138 Roma finito di stampare Roma, luglio 2012

2|

AZIMUT SI VESTE DI NUOVO! essere cittadini attivi per noi educatori vuol dire portare l’esperienza dello scautismo là dove ce n’è bisogno

Chiara, Alessandro e padre Paolo Responsabili e AE regionali AGESCI Lazio

e sociale sembra stia perdendo valore, noi vogliamo ribadire il nostro “eccomi(ci)” facendoci portatori e testimoni dei valori del Patto Associativo. Per questo nel convegno metodologico ci si è interrogati sul tema della cittadinanza attiva e su come riuscire a educare i nostri ragazzi ad essere buoni cittadini. Ma essere cittadini attivi per noi educatori vuol dire portare l’esperienza dello scautismo là dove ce n’è bisogno, rispondere a un’esigenza del territorio, ed è per questo che, nella stessa giornata, abbiamo chiamato i quadri associativi regionali e chiunque fosse interessato a discutere del tema dello sviluppo. Non potevamo far mancare qualcosa che ci aprisse al futuro, ci desse speranza, ci aiutasse a incanalare le nostre energie superando la tentazione di chiuderci e pensare al nostro orticello. Non crediamo che il tema si esaurisca qui, ci saranno ancora molte occasioni che ci aiuteranno ad affrontare altre sfaccettature; vi chiediamo di esserci, di portare il vostro prezioso contributo per crescere insieme. Vi lasciamo alla lettura dell’approfondimento fatto dalla redazione, certi che vi sarà utile per approfondire personalmente e nelle vostre Co.Ca. il tema della CITTADINANZA ATTIVA. Buona caccia e buona strada.


irografata, scarabocchiata, scritta e illustrata in decine di modi diversi la Legge scout è uno degli strumenti “acchiappa polvere” per eccellenza delle nostre sedi della quale ci ricordiamo giusto in occasione di una veglia d’armi. Un convegno sulla cittadinanza attiva doveva rimetterla in gioco, non come strumento della Branca E/G, ma come manifesto vivo e concreto per lasciare il mondo “un po’ meglio” di come lo abbiamo trovato. Il primo passo è stato quello

disegno di Normann Rockwell

P

re? Come ci approcciamo alle relazioni in qualunque luogo (lavoro, famiglia, amici, Co.Ca., ecc.) e sotto qualsiasi forma si svolgono? Cosa vuol dire per un adulto essere laborioso ed economo, saper obbedire, essere

LEGGERLA DA CAPI, LEGGERLA DA ADULTI di leggere la Legge come adulti. Amare e rispettare la natura deve essere “qualcosa di più” che fare la raccolta differenziata o non gettare le carte per terra! Ad esempio passando dal concetto di “natura” a quello di “creato”, pensando al corpo come un dono da rispettare o, ancora, facendo scelte di consumo critico significative. Così come l’essere puri di pensieri parole e azioni non può essere rinchiuso in un infantile “non dire parolacce”… come viviamo la chiamata all’amo-

capi scout. Proviamo: “Il Capo e la Capo” pongono il loro onore nel meritare fiducia. Non è forse rispettare il richiamo della Costituzione (art. 4.2) ad essere costruttori del progresso materiale e spirituale

di Massimo Piermattei, Maria Iolanda Famà, Josef M. Briffa Sj, Incaricati regionali e assistente alla branca E/G

cortese? Sono queste le domande che ci dobbiamo porre. Il secondo passo è stato quello di leggerla come Capi, guardando alla Legge come uno strumento per vivere e testimoniare congiuntamente la scelta di essere cittadini, cristiani,

I Capi,

dell’Italia? E non è anche il servo buono e fedele che fa fruttare i talenti del padrone (Matteo 25, 21)? E, infine, non ricorda la chiamata del Patto Associativo ad essere cittadini attivi e responsabili che partecipano alla gestione del bene comune? Il terzo passo è allora quello di non far finire con un convegno la riflessione su questo tema, ma iniziare, nelle varie strutture (Co.Ca., Zona e Regione) a “staccare” la Legge dalle pareti per ri-metterla al centro del nostro essere adulti e dell’essere Capi.

la cittadinanza

attiva e

la Legge scout

|3


terremoto o #ferrara oppure #bomba o #brindisi. Chi conosce twitter sa a cosa corrispondono queste parole. In gergo si chiamano hashtag, parole chiave, precedute dal simbolo cancelletto (#). Una delle caratteristiche di Twitter è la brevità dei messaggi (massimo 140 caratteri), che impone di essere efficaci in poche parole e invita alla velocità. I tweet, cioè i messaggi, vengono ricevuti da tutte le persone che seguono l’utente, ma possono essere cercati anche tramite hashtag. Ogni utente cioè può cercare

#

4|

all’aggiornamento dei risultati della ricerca, tramite i tweet che sono scritti con quell’hashtag nel testo. In realtà è più facile da provare che da spiegare…anzi vi invito a provare. Al Consiglio generale appena concluso è stato creato l’hashtag #CGagesci2012 e così, tramite gli utenti Twitter presenti al CG, abbiamo potuto raccontare in tempo reale anche ad altri non presenti un po’ di Consiglio generale. Per il terremoto in Emilia Romagna e la bomba della scuola Morvillo Falcone di Brindisi, l’hashtag è stato

SENSO CIVICO DIGITALE tutti i tweet che contengono un particolare hashtag al quale è interessato e seguire e contribuire in diretta

Ci sono degli studi (vi segnalo questo delle Università di Urbino, Bologna, Cattolica di Milano, Bergamo e Calabria1, oppure quest’altro effettuato tramite Blogmeter con mappe geografiche ed emotive2) che hanno analizzato il fenomeno e potuto fare alcune riflessioni sul ruolo che un servizio come Twitter gioca nei momenti di crisi. Dalle analisi emerge un ini-

ziale immediato utilizzo per condividere emozioni, stati d’animo, sorpresa, paura, condanna, ma poi – particolarmente nel caso del terremoto – un utilizzo più con-

Luciana Brentegani Incaricata nazionale Settore stampa

@lucibrente

immediatamente creato e ha unito tantissimi utenti di Twitter in un’intensa attività di scambio.

sapevole, l’emergere di senso civico e auto-organizzazione, con comunicazioni di notizie, numeri utili, riferimenti, disponibilità.

Ecco, questo è un esempio chiaro di azione politica dei social network, una modalità di partecipazione attiva e responsabile alla gestione del bene comune. Altre considerazioni dello stesso tipo si possono fare per facebook, o per you tube o altri social media. Certo, parliamo di un’azione che deriva da un evento forte.


Essere buoni

Ma io credo che sia possibile individuare un’azione politica dei social network anche indipendentemente da eventi dramm a t i c i . O v v i a m e n te dipende da noi.

Cittadini

che vanno necessariamente vissuti nel mondo reale.

anche tramite i social network

è possibile

Cominciamo noi per Come? primi a fare esperienza Con l’esempio certamente. Ma anche con l’esperienza. le indicazioni dell’ente pre- di “senso civico digitale”, perposto, ovvio). Ecco un altro aspetto importante. L’azione politica che si può svolgere tramite i social netSe il clan-fuoco decide di work non sarà mai un’azione affrontare un capitolo per completa. Il mondo digitale capire le cause e gli effetti senza il mondo analogico della crisi economica, può arriva poco lontano. pensare di inserire su youtu- Anche nel caso della primavebe un filmato che lo racconta. ra araba, che è stata definita Con l’effetto di diffondere «rivoluzione digitale», i delle notizie socialmente social network hanno trasmesso l’impulso iniziale delle utili. Se il reparto va in uscita e proteste, che poi si sono scopre che il sentiero indica- però diffuse grazie alle to sulla cartina topografica forme più tradizionali di non è ben segnalato, può mobilitazione3 4. indicarlo tramite twitter con hashtag dedicato, per diffon- Aiutiamo i ragazzi dere in modo veloce l’infor- delle nostre unità a mazione. E ovviamente può capire che ci sono contemporaneamente attivar- aspetti che possono si per provvedere concreta- essere riservati all’ammente a rimediare (secondo bito digitale, ma altri Il nostro metodo è fare esperienze. Non lezioni, non istruzioni, ma esperienze, vita vissuta.

1 2 3 4

sonalmente. Facciamone fare ai nostri ragazzi. L’esempio farà il resto.

http://snsitalia.wordpress.com/2012/05/24/terremoto-luso-di-twitter-durante-ilterremoto-tra-testimonianza-propagazione-e-commento/ http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geograficheed-emotive/ http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0040App.pdf http://www.mediaduemila.it/?p=9275

|5


l termine “politico” non qualifica solo un aspetto del vivere sociale ma indica una dimensione sempre presente del vivere umano: ogni attività e ogni parola, ogni silenzio e ogni omissione, ogni decisione, ogni gesto, si pongono necessariamente in un contesto relazionale, in forza del quale di fatto concorrono, positivamente o negativamente, a confermare o modificare le coscienze, strutturando la con-vivenza. Dobbiamo riconoscere, anche se non abbiamo modo di andare fino in fondo sul

I

6|

tema che questa questione è centrale e ha sempre interessato l’insegnamento sociale della chiesa1 perché non c’è attività umana che non sia politica, compresa quella più eminentemente spirituale (se forma coscienze, se ha a che fare con le coscienze, anche la presenza del sacerdote nel confessionale incide sulla vita pubblica, ciò, naturalmente, non significa pretesa di diretta azione politica “confessionale” della chiesa ma se il vivere personale ha sempre una dimensione pubblica, ciò che tocca le coscienze sarà qualcosa che

VITA DI FEDE E CURA DELL’AGIRE POLITICO tocca il vivere della città2). Una tentazione sempre latente nel nostro vivere sociale è quella di privatizzare l’espe-

rienza etica (e, per il credente, di privatizzare insieme l’esperienza di fede) che oggi spesso arriva, anche senza teorizzarlo esplicitamente, a una separazione (non solo distinzione) tra l’ambito etico e l’ambito sociale. Questo centrare la propria moralità su se stessi è alla radice dell’immoralità, poiché contraddice nel suo fondamento il senso specifico del vivere morale, cioè il consegnarsi all’altro in libera responsabilità. Tutto questo ci porta a concludere che non è possibile privatizzare l’esperienza etica e neanche,

di p. Paolo Benanti tor

quindi, l’esperienza della fede accolta e vissuta. Infatti se dovessimo vivere un’inte-


riore dicotomia tra sfera della coscienza e sfera del sociale, tra primarietà del ‘sacro’ e marginalità del ‘profano’, tra cura dell’anima e cura del vivere pubblico, nelle sue diverse espressioni culturali e sociali, metteremmo in questione non solo il valore della coscienza, ma anche l’immagine di Dio. Il credente che vivesse questa frattura interiore tra fede e vita politica affermerebbe che il Dio nel quale crede non è interessato alla vita degli uomini, alla vita della città, alla vita del suo vicino. In tal modo, l’immagine mediata di Dio è radicalmente contraria a quella che troviamo indicata nella Scrittura: questo Dio non è il Padre di Gesù Cristo, non è colui che si rivela operante all’interno della storia umana, dall’inizio “interessato” e assolutamente non indifferente alla sorte del popolo, del povero, del debole. Invece il comportamento del credente, il suo modo di essere presente nella vita sociale, il suo assumersi in responsabilità propria ciò che interessa il vivere della città nella misura del concretamente possibile, media un’autentica immagine di Dio: è testimonianza che realmente fa sí che la storia umana sia orientata verso quel Dio dell’alleanza e della salvezza che professiamo nel credo. Sottolineare l’intima connessione che esiste tra la vita di fede del credente e la cura dell’agire politico significa anche ricordare la necessari cura da parte di ogni credente di questa testimonianza. Non si può vivere un’autentica fede in Cristo senza avere cura continua del proprio agire sociale in forza dell’essere reciprocamente interconnessi con legami di solidarietà che toccano tutti i livelli del nostro vivere in una comune storia chiamata ad essere storia di salvezza.

1

All’interno della tradizione e del-

l’insegnamento sociale della chiesa, al senso dell’attività politica è stato spesso connesso il dibattito circa il potere politico, i suoi ambiti, la sua giustificazione. Il dibattito è molto antico ed è già sensibilmente presente all’interno della tradizione biblica anticotestamentaria. Se poi ci si riferisce ai criteri di valutazione della convivenza umana e della correttezza morale dell’azione politica, si ricordi in particolare il criterio del bene comune costantemente ribadito all’interno dell’insegnamento sociale e morale della chiesa, in stretta relazione con l’intenzionalità della rivelazione, e l’idea di legge morale naturale, paradigma di interpretazione non direttamente scritturistico, sorto già nell’ambito della filosofia greca con istanza di valutazione e di giudizio oggettivo fondato sulla ragione, ma interpretato non senza problematicità nel corso dei secoli. 2 Il

termine “pubblico” non va inteso nel senso di

opposto a “privato”. N. Bobbio fa notare che il termine “pubblico” significa piuttosto “manifesto”, nel senso di opposto a ogni potere “invisibile”. La distinzione riguarda il carattere e la fondamentale ragione dei poteri e delle società democratiche. La democrazia è considerata l’ideale del buon governo proprio perché essa si propone di rendere trasparente il fine stesso dell’istituire all’interno delle società umane essendo originariamente fondata sulla visibilità e sulla trasparenza. Cf. N. Bobbio Il futuro della democrazia.

Una difesa delle regole del gioco, Einaudi, Torino 1984.

|7


la posta

suis. Agricolae frugaliter vocificat incredibiliter quinquennalis apparatus bellis. Augustus neglegenter circumgrediet saetosus matrimonii. Perspicax quadrupei plane frugaliter adquireret satis utilitas apparatus bellis, ut chirographi plane verecunde imputat perspicax cathedras, et umbraculi incredibiliter lucide senesceret catelli. J.F.Kennedy, Dublino

Aquae Sulis miscere apparatus bellis, utcunque pessimus adfabilis quadrupei deciperet gulosus matrimonii, iam verecundus zothecas lucide vocificat parsimonia matrimonii. Zothecas conubium santet verecundus

nodo scorsoio

8|

Agricolae corrumperet oratori, quod adfabilis umbraculi amputat lascivius quadrupei. Saetosus catelli imputat Medusa, et matrimonii adquireret apparatus bellis, semper quadrupei conubium santet adfabilis ossifragi.

Umbraculi circumgrediet adlaudabilis syrtes. Pessimus tremulus saburre adquireret verecundus chirographi, quam quam incredibiliter bellus quad-rupei circumgrediet saetosus chirographi, et Caesar libere conubium santet adlaudabilis rures. Fiducias frugaliter circumgrediet perspicax saburre. Concubine iocari verecundus quadrupei. Ossifragi agnascor tremulus apparatus bellis. Perspicax chirographi imputat bellus zothecas. Optimus tremulus saburre suffragarit zothecas. Fiducias miscere Augustus, utc unque Pompeii fortiter sene sceret adfabilis cathedras, ut Caesar praemuniet perspicax suis. Rures miscere saburre.


Aquae Sulis celeriter corrum peret cathedras. Caesar lucide conubium santet apparatus bellis, etiam ossifragi iocari quadrupei. Aegre tremulus saburre celeriter deciperet lascivius chirographi, ut adfabilis rures fermentet catelli, etiam fiducias imputat tremulus oratori, utcunque optimus pretosius quadrupei lucide insectat Aquae Sulis. Saburre miscere concubine. Pompeii satis spinosus iocari quadrupei. Rures imputat gulosus suis, quod utilitas apparatus bellis iocari parsimonia agricolae, etiam suis fortiter insectat catelli. Quadrupei praemuniet saburre, quod concubine iocari

gulosus agricolae, iam pessimus parsimonia matrimonii amputat fragilis zothecas, etiam umbraculi agnascor aegre quinquennalis apparatus bellis, semper Caesar neglegenter imputat Augustus, ut concubine comiter suffragarit matrimonii. Plane lascivius quadrupei senesceret zothecas. Perspicax chirographi adquireret pretosius ossifragi, utcunque catelli conubium santet Octavius, ut adfabilis cathedras circumgrediet concubine, iam gulosus zothecas iocari suis, quamquam parsimonia ossifragi insectat Pompeii, quod bellus cathedras praemuniet ossifragi. Quinquennalis

umbraculi fermentet incredibiliter gulosus quadrupei. Pessimus lascivius oratori agnascor saetosus umbraculi, quamquam adfabilis oratori corrumperet parsimonia umbraculi, quod verecundus catelli suffragarit utilitas oratori, utcunque agricolae corrumperet Octavius, et syrtes vocificat parsimonia ossifragi. Chirographi verecunde iocari zothecas, utcunque vix saetosus quadAugustus, ut Caesar pessimus divinus..

la bacheca della redazione Pessimus lascivius saburre suffragarit utilitas syrtes. Vix gulosus umbraculi infeliciter vocificat zothecas, utcunque ossifragi comiter amputat matrimonii.

bine, et ossifragi celeriter fermentet bellus zothecas, quod apparatus bellis miscere aegre parsimonia quadrupei, semper Pompeii pessimus fortiter amputat rures.

Saetosus oratori corrumperet rures. Augustus vocificat fiducias. Matrimonii suffragarit oratori, quod ossifragi spinosus amputat zothecas, etiam oratori circumgrediet zothecas, ut fragilis fiducias amputat apparatus bellis. Matrimonii deciperet concubine.

Chirographi iocari Aquae Sulis, ut agricolae insectat Augustus. Perspicax rures praemuniet oratori, quod optimus utilitas apparatus bellis senesceret fragilis saburre. apparatus bellis miscere aegre parsimonia quadrupei, semper Pompeii.

Chirographi insectat concu-

|9


IL PrImo CIttAdIno sCout L’esperienza del giovane sindaco di Subiaco

A

di Francesco Pelliccia sindaco di Subiaco

ccolgo con entusiasmo l’invito di Azimut a raccontare la mia esperienza, il mio impegno politico: una scelta di “vocazione” maturata proprio nel mio cammino scout, in cui mi sono sentito, già dal momento della Partenza, chiamato a servire “il mio paese” in un modo sincero e convinto. Un “attitudine” derivata dalla mia grande passione per la città che oggi ho sorprendentemente l’onore di guidare. La mia volontà decisa è sbocciata proprio negli anni da rover, in cui ho capito quale era la “mia chiamata”, sullo sprone di capi che hanno segnato profondamente il mio modo di vivere la quotidianità. Ed è proprio per impegnarmi attivamente in questa nuova avventura che nel 2009 ho lasciato 1 0 | con sofferenza lo scautismo, con il convinto intento di portare quel modo di intendere la politica, il “servizio a favore della polis”, nella mia città, Subiaco comune di quasi 10.000 abitanti

e centro di riferimento della valle dell’Aniene, per ridarle fiato e speranza. Il percorso è stato incredibile: prima raccogliendo tante giovani energie del nostro territorio, abbiamo dato vita ad un movimento civico “cAMbIAMO SUBIACO”, senza alcun apparentamento partitico, ma una grande associazione eterogenea che avesse l’unico scopo di lavorare concretamente per la città, raccogliendo tutte le energie positive. Il lavoro che abbiamo impostato è stato molto scout: gruppi di lavoro sulle diverse tematiche, progettualità condivisa, iniziative volte a riscoprire le potenzialità della nostra città. Sono stati anni incredibili assieme a tanti amici, alcuni dei quali scout: è stato un orgoglio vedere il lavoro portato avanti con un entusiasmo incredibile da alcuni ragazzi che avevo nel noviziato. Attenzione, erano questi periodi in cui la successiva scelta elettorale non era ancora matura, per cui è bene sottolinearlo, si faceva unicamente per “servire” la città e non per altri obiettivi.


Proteste e blocco della A24 contro i tagli all’Ospedale di Subiaco, con i sindaci della valle dell’Aniene in prima fila. È stata propria la grande energia sollevata da questo fare che ha spinto tanti cittadini poi a chiederci di impegnarci concretamente per amministrare la città. È nato allora “Cittadini per Subiaco”, un grande contesto intergenerazionale con una forte base giovanile, che si è costituito per partecipare alle elezioni amministrative: volevamo portare competenze, freschezza, onesta, legalità dentro ad un comune oramai divenuto un mero centro di potere. Un cammino che non riesco neanche a raccontare: eventi con piazze piene, un entusiasmo alle stelle, una campagna elettorale del tutto atipica a contatto con ogni realtà della città. Il 17 maggio 2011, nonostante ben 5 liste, ministri, presidenti regionali, assessori, deputati presenti a Subiaco, Francesco Pelliccia, giovane di 29 anni è stato scelto con 2346 voti (oltre 600 voti rispetto alla seconda lista) come sindaco della città. Ora è il momento di servire con dedizione. Il mio motto è sempre “del mio meglio”. Il risultato più bello di questi pochi mesi: la costituzione di un albo di 130 volontari civici che

quasi quotidianamente sono a servizio della città, in modo appassionato e gratuito. Questa è la sintesi emblematica della politica che |11 amo: passione per la propria terra, gratuità, servizio, confronto aperto. Le bagarre di sterili discussioni e strategie dei “vecchi volponi” mi stancano e mi tolgono la voglia di fare. I nostri territori hanno bisogno di noi, ragazzi: “se sta a cuore a noi, cambierà!”.


“ VIVErE InsIEmE PEr...” di Caterina Cattel Roma 23

Testimonianza di

12|

Q

una cittadina attiva: Capo scout, mamma, medico

uando mi hanno chiesto di scrivere un articolo sull’essere cittadino attivo ho subito chiesto come mai proprio a me? La risposta mi hai poi fatto riflettere, infatti sono mamma, medico, educatore, scout, da sempre impegnata nel volontariato. Sino ad oggi però tutto questo mi sembrava assolutamente normale, oggi mi sembra una cosa speciale. Si definisce cittadinanza attiva, “la partecipazione del cittadino alla vita civile del suo Paese, onorando i propri doveri, e conoscendo ed esigendo i diritti propri e quelli altrui”. Ed è spesso accostata ed a volte fatta coincidere, col volontariato. È certo che il volontariato (e l’associazionismo) hanno un

ruolo determinante nell’esercizio di una cittadinanza attiva e nella sua incubazione culturale. Entrambi trovano la loro comune radice nel concetto di solidarietà posto alla base dell’articolo 2 della nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Una indagine condotta sulle lingue europee ha mostrato che la traduzione del termine “cittadinanza” non produce necessariamente una parola o una locuzione che faccia riferi-


mento al ruolo dei cittadini in una società nella quale convivono con gli altri: spesso esprime unicamente la relazione giuridica tra il cittadino e il suo Stato. Per indicare la cittadinanza responsabile si usano “partecipazione civica” (Lettonia, Romania), “attitudini civiche” o “coscienza civica” (Polonia), “impegno civico” (Romania) o ancora “diritti e doveri civici” (Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito, Scozia). In tutti i paesi, comunque, questi termini vengono associati a valori come la democrazia, la dignità umana, la libertà, il rispetto dei diritti umani, la tolleranza, l’uguaglianza, il rispetto della legge, la giustizia sociale. Negli anni recenti, in Italia, l’idea di cittadinanza attiva si è sempre più legata all’immagine della difesa dei diritti dei cittadini visti principalmente nella loro veste di consumatori. Tutto questo mi sembra perfetto ma nella mia vita di tutti i giorni? Vado cosi a rileggere gli appunti presi al recente convegno metodologico della regione Lazio svoltosi il 17-18 marzo, ed ecco riapparire la famosa, discussa frase “L’educazione è morale fisica e sociale, è rivolta a creare l’uomo armonicamente completo cioè come noi vogliamo” stavolta lo so chi l’ha scritta il nostro B.-P. Ecco come intendo essere cittadina attiva e come penso di essere. Altra associazione di idee, l’articolo della legge che meglio ci contraddistingue “ Lo scout sorride e canta anche nelle difficoltà” e si più ci penso e più mi rendo conto che per essere cittadino attivo devo superare tante difficoltà ogni giorno e l’essere scout mi aiuta a farlo con il sorriso. Ma veniamo dunque alla giornata tipo di una cittadina attiva. Tutto inizia con il bacio del buongiorno per mio figlio; al mattino sono mamma e cosi anche il resto della giornata con punte di maggiore intensità, poi c’è il mio lavoro di medico e dunque ci sono i miei pazienti. Per loro sono la persona che li aiuta nelle loro dif-

ficoltà fisiche del loro vivere per me loro sono una regione di vita ed un modo di rendere migliore il mondo . La sera poi divento educatore con i ragazzi nel gruppo scout dove presto servizio e cerco di trasmettere loro gli insegnamenti lasciati da B.-P. attraverso la mia esperienza di vita in cui l’essere scout è stato determinante.

Cittadinanza attiva è la partecipazione del cittadino alla vita civile del suo Paese, onorando i propri doveri, e conoscendo ed esigendo i diritti |13 propri e quelli altrui.


PrEsIdIArE LA dEmoCrAZIA Capi scout e cittadini in lotta contro la discarica di Pian dell’Olmo

T

Luigi Marchitelli Flaminia 1

ra i luoghi scelti per sostituire la discarica di Roma, la discussa e ormai esausta Malagrotta, un paio di siti si trovano nel comune di Riano o nelle sue immediate vicinanze: si tratta dei siti di Quadro Alto e di Pian dell’Olmo. Da più di un anno la popolazione dei comuni circostanti protesta contro questa scelta, ritenendo i luoghi inadatti tecnicamente sia per la loro vicinanza al centro urbano (poco più di un chilometro), sia per la prossimità del Tevere (poche centinaia di metri), sia per il rischio di inquinamento delle falde acquifere (le cave preesistenti hanno scavato tufo fino a 1 4 | circa un metro dalla falda), sia infine per l’inadeguatezza delle già intasate strade Tiberina e Flaminia a sopportare il transito giornaliero di un migliaio di camion. A gennaio i comitati di cittadini hanno dato vita ad un presidio in località Quadro Alto, in un terreno messo a disposizione da un privato: con la possibilità che almeno Pian dell’Olmo fosse effettivamente occupato dalla discarica è nato un altro presidio, sulla provinciale Tiberina, e per alcuni giorni la strada è stata bloccata dai manifestanti. Antonia, Capo clan del Flaminia 1, Matilde, Capo reparto del Roma 26 e Andrea, Capo reparto del Sacrofano 1, hanno partecipato alle proteste: Azimut ha rivolto loro qualche domanda.

Com’è nato il tuo impegno al presidio? Antonia: Quando ho saputo che c’era ci sono andata, è a poche centinaia di metri da casa mia; mi interessava ovviamente l’argomento, poi ho conosciuto molta gente che si impegnava

per qualcosa di concreto. Il presidio è ormai un luogo importante per il territorio, un punto di incontro e di attività. Matilde: Ho preso l’impegno, nel mio Progetto del Capo, di vivere di più il territorio in cui vivo, che non coincide con quello in cui faccio servizio. Quando sono iniziate a circolare le notizie sulla discarica ho trovato che fosse una grande ingiustizia, una ferita per il territorio, così ho deciso di rendermi disponibile. Andrea: L’impegno è nato spontaneamente: è il territorio dove vivo, ho pensato subito che era una cosa da fare. Anche come scout ho sentito la responsabilità di fare qualcosa, di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”. La discarica, in quel contesto, certamente non sarebbe stata un miglioramento…

A quali attività hai partecipato? Antonia: Turni al presidio, quasi sempre al mattino, uno dei turni più difficili da coprire, molti insieme a mio marito che, lavorando a un giornale, è impegnato al pomeriggio e alla sera. Ho cucinato molto, ho conosciuto molte persone speciali. Un presidio è un luogo fisico, serve a controllare il territorio, a dare visibilità alla protesta, ma diventa anche forma visibile della democrazia, perché luogo di incontro, di discussione, anche di sintesi tra idee diverse. Poi manifestazioni, assemblee… Matilde: All’inizio ho partecipato alle manifestazioni, solo nelle ultime settimane, quando sembrava che Pian dell’Olmo fosse ormai la scelta definitiva per la discarica, ho partecipato al presidio, dormendo lì qualche notte.


Andrea: Inizialmente ho cercato il coinvolgimento della politica, ma non ha funzionato. Allora mi sono semplicemente unito ad un gruppo che faceva una passeggiata verso il presidio nei giorni delle grandi nevicate, quando tutto era bloccato: da quel giorno non me ne sono più andato. Ho fatto turni soprattutto la notte, ma ogni giorno passo da lì, anche solo per pochi minuti.

Matilde: Forse il fatto di essere una tirocinan-

te, al primo anno in Comunità Capi mi ha impedito di essere più incisiva nel mio gruppo. Inoltre, fare servizio in un altro territorio, lontano dal problema, ha limitato ancora di più la mia azione. Andrea: Ne abbiamo parlato molto in Comunità Capi, ma abbiamo avuto altri problemi quest’anno, in particolare con la sede. Inoltre il nostro gruppo non ha la Branca R/S Hai coinvolto in qualche modo il tuo gruppo per ora, e questo è stato un bel limite ad un scout o la tua unità? maggiore coinvolgimento. Antonia: Abbiamo iniziato l’anno scout, a ottobre, con un’uscita di gruppo a Riano, par- Ora che la situazione sembra avviarsi verso una lando dell’idea di “deroga”: stabiliamo delle soluzione, quale bilancio fai di questa esperienza? regole, che servono a proteggere le persone, Andrea: Il bilancio è senza dubbio positivo: l’ambiente, ad avere una migliore qualità della quello che abbiamo fatto con il presidio ha vita, poi qualcuno ha il permesso di non rispet- inciso nelle decisioni che sono state prese, la tarle… con la Legge scout funzionerebbe? “democrazia dal basso” questa volta ha funzioAbbiamo fatto diverse attività, riunioni di nato. Poi, era parecchio tempo che non frereparto o di branco fatte al presidio (che dispo- quentavo il paese in cui sono nato e in cui vivo, ne di un grande prato ndr). Anche alcuni ragaz- questa esperienza mi ha fatto ritrovare amici di |15 zi di clan hanno fatto i turni, per rover e scolte un tempo e ha creato legami nuovi: anche dal è stata un’esperienza importante, sia perché si punto di vista sociale e umano è stata una bella sono sentiti coinvolti, sia per le persone che esperienza: mi piacerebbe che prosegua in hanno conosciuto. Alcuni partivano da lì per qualche modo, non so ancora in che forma. andare a scuola. Il clan ha dedicato un capito- Matilde: Il coinvolgimento nel territorio in cui lo al problema dei rifiuti, che si è concluso con vivo era quello che sentivo come il limite maguna Veglia proprio al presidio. Noviziato e Clan giore del mio servizio educativo: con questa hanno poi gestito i bambini, sia nel corso delle esperienza è molto cresciuto il mio legame con manifestazioni, sia al presidio, organizzando questa comunità, credo di essere cresciuta molto come persona grazie a questo impegno. due settimane di giochi e attività.


carattere

È il dei suoi cittadini, non la delle sue armi, che eleva un Paese al di sopra degli altri. se dobbiamo mettere fine al regno della paura ed avere la nel mondo il rimedio non consiste tanto nel fare le leggi per controllare le tendenze bellicose dei vari governi quanto nell’ educare la

forza

pace

giovane

generazione alla

buona volontà internazionale.

approfondisci

l’ argomento di questo numero su azimut web

www.lazio.agesci.it/capi/azimut

scrivi a: redazione.azimut@lazio.agesci.it



Azimut Focus - 1.2012