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Quella rottura dell’unità sindacale stroncò la lotta, fu d’aiuto al capitale: ogni delegato badava ai suoi iscritti e al padrone chiedeva, sì, più diritti; ma divenne così goffo quel suo rivendicare, che l’impresa fu tranquilla e iniziò a giocare; per il padrone fu una grossa occasione e nessun di noi sognava la rivoluzione. Arrivò l’anno ottantanove e il muro andò giù; di socialismo realizzato non se ne parlò più. Non ha più vincoli nè remore il capitale, e ripartì la cuccagna tutta e solo padronale. Però, se nei Paesi dell’Est il sistema è crollato, fu perché il comunismo non si è mai realizzato. Ma restava pur sempre di ostacolo al capitalista e d’incoraggiamento alla prospettiva comunista. In quei paesi i traditori quando arrivarono al potere smontarono quel sistema con gusto, con piacere; e quando il dirigente statale padrone è diventato, il lavoratore e il pensionato nella fame fu rigettato. E così, più l’idea del socialismo tramontava, più il capitalismo tiranneggiava. Ora emigrano da noi, in cerca di miglior vita; non hanno capito che anche qui è tutto in salita Fu in questo quadro che partì l’attacco, e fu un attacco micidiale, fu vigliacco. Come pappagalli recitavano a memoria: “è arrivata la fine, la fine della storia, non più lotta di classe, nè più ideologie”. Ma eran fiumi di sproloqui, torrenti di bugie.

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Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

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