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…A Milano, poi, si era interisti oppure milanisti, e io, come un pollo qualsiasi, diventai interista senza neanche chiedermi il perché. Questo periodo, questa attenzione per le squadre del pallone fu per me, a coscienza acquisita, l’esperienza più imbecille che ebbi modo di sperimentare a Milano in quegli anni. Solo più tardi, quando cominciai a lottare e a prendere manganellate dai celerini, cominciai a capire che il calcio era una droga che risultava molto funzionale al “rincoglionimento” delle masse. E se la religione è stata definita“l’oppio dei popoli”, il calcio-spettacolo ha lo stesso effetto del “LSD” (acido lisergico), autentico allucinogeno di massa. Infatti, come autentici imbecilli, per una settimana intera durante le pause di lavoro o il tempo libero, si discuteva di quale squadra poteva vantare il migliore giocatore, su chi meritava di vincere coppe dei campioni, coppe europee, scudetti; addirittura ci vantavamo dei loro stipendi favolosi, dei contratti da nababbi che i giocatori percepivano dalle squadre. Stipendi, contratti, che noi operai avremmo potuto mettere insieme solo con almeno tre generazioni: padre figlio e nipote. Queste sono le sciocchezze tanto care, tanto opportune ai padroni delle ferriere, con le quali noi riempivamo il nostro tempo libero. Caro e opportuno ai padroni questo nostro blaterare sul niente, certo. Infatti, ci si incazzava per le squadre di pallone ed era lì che la nostra frustrazione trovava la valvola di sfogo… 21

Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

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Quell'autunno di quaranta anni fa

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