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Qui ognun con “la sua tusa in campurela a raccoglier le mughett”.

Le ragazze… l’unico spiraglio di luce naturale in tanto bagliore artificiale. Meno male, c’erano, ci stavano, però per poco; si stancavano presto, cambiavano gusti nel giro di poche ore. Per la verità non si facevano pregare tanto come le nostrane “vagnune”; però, con altrettanta noncuranza ti scaricavano, senza la benché minima spiegazione. Se ti azzardavi a chiedere spiegazioni ti beccavi un “te vò cus’è terrun?” Questo stravagante atteggiamento c’era chi lo definiva “emancipazione”. Sarà, però… Altra esperienza tutta nuova fu il bagno d’estate nel fiume Ticino. Freddo e anche pericoloso. C’era sempre il rischio di essere trasportati dalla corrente se ti spingevi un po’ troppo verso il centro; era freddo, perché l’acqua che scendeva dalle montagne era il risultato della neve che si stava sciogliendo. Senza contare il fatto che nell’acqua dolce si faceva più fatica a nuotare...

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Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

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