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Stazione centrale di Milano

Su quel treno che mi portava via per la prima volta ebbi delle sensazioni contrastanti; entusiasmo e preoccupazione insieme per quel che avrei trovato; un senso di liberazione come quando ci si sottrae a qualcosa di noioso, ma, nello stesso tempo, faceva già capolino anche la nostalgia per quello che stavo abbandonando. Insomma, un frullato di sensazioni che lasciavano intravedere un mio insufficiente convincimento per la decisione presa. Uscendo dalla stazione centrale di Milano per la prima volta, annusata l’aria decisamente di odore sgradevole, vista la marea di gente camminare con decisione e in direzioni diverse, osservato il fiume di auto percorrere le strade, ebbi la sensazione di essere sbarcato non in una città, ma su un altro pianeta. Insomma, un mondo non solo sconosciuto, ma addirittura ostile. Tale sicuramente non era, ma così lo percepivo, di sicuro indifferente alla mia sorte. Totalmente digiuno dall’utilizzo di mezzi pubblici il primo impatto fu traumatico. Dovevo trovare un indirizzo, prendere il tram giusto, scendere alla fermata giusta. Cercavo di informarmi, non sempre erano chiare le indicazioni ricevute, un po’ perché con l’italino non avevo ancora preso confidenza, un po’ perché chi mi rispondeva parlava quasi sempre il suo dialetto, per me incomprensibile. Dialetti milanesi, veneti, calabresi, siciliani, c’era proprio di tutto, e tutti sembravano decisi a conservare lingua e tradizioni di origine… Ma era quel senso di non appartenenza a quel mondo che mi disturbava, mi rendeva insicuro, irrequieto. Questa sensazione me la son portata dietro diversi anni prima di iniziare a sentirmi, se non proprio di casa, quanto meno non del tutto estraneo. No, non posso dire certo che sbarcai a Milano con lo spirito di conquistarla, ma alla fine mi lasciai conquistare. Avevo un indirizzo di una mia paesana, madre di un mio amico degli anni migliori. Fui ospitato, cercai un lavoro, lo trovai. Erano anni in cui il fordismo era al suo zenit. Mano d’opera alla quale non si chiedeva particolare qualificazione. Il lavoro, la produzione di manufatti era stata così parcellizzata che si richiedeva solo delle minime operazioni che nel volgere di qualche giorno chiunque era in grado si realizzare… 15

Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

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Quell'autunno di quaranta anni fa

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