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allora non potevo non raccontare le mie esperienze, le mie speranze, i miei progetti tutti proiettati alla ricerca della giustizia sociale, dell’uguaglianza, per un mondo migliore, per un mondo con meno egoismi, per un mondo dove si potesse assistere, una buona volta, alla sconfitta definitiva dei pescecani che ammorbano la società. Ora, arrivato alla non tenera età dei settanta, capisco che non ho né il tempo né le energie per spingere ancora in quella direzione che è sempre stato il mio orientamento politico-sociale. Nello stesso tempo mi rendo sempre più conto che questo sistema non è migliorabile, non è riformabile: è necessario scardinarlo dalle fondamenta. Tocca alle nuove generazioni fare quanto la mia generazione non è riuscita a realizzare. Senza dimenticare che non è un‘ulteriore capacità di consumo a cui devono tendere, ma ad una più giusta equità sociale, attraverso una concezione diversa di sviluppo. Questa consapevolezza mi ha spinto a lasciare una testimonianza di ciò che ho vissuto, ed ecco lo scopo di fondo di “Quell’Autunno Caldo di Quarant’anni Fa”, mi auguro che possa essere d’aiuto, di indirizzo, a coloro che iniziano l’avventura della vita. Auguri, quindi, alle attuali nonché alle future generazioni. Partendo dalla consapevolezza che una degenerata classe politica, in venti anni, ci ha traghettati dalla demo-crazia alla usuro-crazia. “Il pil, la ricchezza misurata in consumo, la rete globale, i segni di fumo. La riconversione dell’energia il colpo di coda dell’economia. L’innocenza perduta, le ragioni di Stato una sola potenza, un solo mercato un solo giornale, una sola radio e mille scheletri dentro l’armadio!!!!!! Salvami salvati salvaci salviamoci…” Tratto da Imagine, di Jhon Lenn

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Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

Quell'autunno di quarant'anni fa copia 2°Ed  

Quell'autunno di quaranta anni fa

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