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Voci Corridoio di

Numero 62—Anno IV

settimanale fraccarotto

28 febbraio 2008

ABBIAM SEMPRE VENT’ANNI !

Edizione straordinaria per il pranzo degli ex. Mentre finisce la fase a gironi del calcio e parte quella della pallavolo, grandi sfide a pingpong e si comincia a parlare di Chicca!

TEMPI MODERNI Dopo anni di sosprendenti novità la Voce del Fraccaro va in pensione! È strano come cambino i tempi. Anni fa’, quando Pampa era ancora Pampanatale, giusto per non confonderlo con il Pampa originale (quello del “tuo chiuso” per intenderci), il giornale del collegio era proprio la Voce del Fraccaro. Al solo sentirlo nominare, le matricole tremavano perché era importante scrivere sull’almanacco annuale. Importante voleva dire che se non si scriveva nulla si incorreva nelle ire di De Barbieri, Maldini, Colucci e quel gruppetto lì (mica roba da poco!). E io, giovane matricola di scienze politiche, ero davvero convinto che quel “dovere” fosse quasi reverenziale ne confronti della comunità in cui vivevo. Scrissi ogni santo anno per il giornale, ma dentro di me sapevo che al Fraccarotto, quel libretto non interessava troppo. L’iniziativa era comunque lodevole visto che ci portava a scrivere in tanti, collegiali ed ex, in vista del pranzo annuale. Quindi ai giovani sopra menzionati vanno, senza dubbio, le congratulazioni di tutti. La pura novità arrivò due anni dopo il mio ingresso sotto le torri: si chiamava Voci di Corridoio ed era spacciata ancora prima di nascere. Nessun collegiale scriveva volentieri una volta all’anno, figurarsi una volta a settimana. In più per fare un giornaletto bisogna avere qualcuno che scriva un po’ di pagine, qualcuno che lo impagini, qualcuno che si prenda il mal di pancia di stamparlo, distribuirlo, eccetera. Comincia così, con nove pagine che poi sono l’inizio della fine. Il primo passo di un degenero-rigenero della comunità fraccarotta: intorno al giornaletto comincia a crearsi una curiosità, poi una partecipazione, in seguito un amore, fino al fanatismo più completo. Storia di un giornale nato una sera di dicembre, da studenti squattrinati, che oggi manda in congedo un rinomato almanacco annuale, scritto da fior fiore di professori. Senza un filo di antagonismo, semmai con l’auspicio che questo settimanale possa ospitare proprio quei graditissimi ex-fraccarotti che, sono sicuro, ne avrebbero eccome da raccontare… e Vidicì è il posto migliore dove farlo, parola di padre. PampaNatale

L' AGENDA DEL FRACCAROTTO Lunedì 11, ore 19.00 Finale Memorial Spong Lunedì 11, ore 21.30 Torneo di Volley, Fraccaro - Ghislieri Giovedì 14, ore 16.00 Quarti Torneo di Calcio, Fraccaro - Borromeo Giovedì 14, ore 22.00 Riunione Summer Party

http://www.collegiofraccaro.it/vdc VIAGGI1 CUBA Yoghi a pag.14

Inte r alle vista e gior dire sclus di P nali u ttrici d iva niv ei av di I ia: Ali ersita Isab NCH ce G ri ella IOST ioia R KRO Bosso O e l NST i ADT no di .

vocidicorridoio@collegiofraccaro.it VIAGGI2 LE BAUX DE PROVENCE GiovaKapa a pag.10

VIAGGI3 LECCO-MUMBAI IN BICI Orobici a pag.18


Fr

a d cc ’a a n ro n at tt a i

Vezzardi

Da destra a sinistra: Naza, Bergeraccio, Cesario, Pede, Colux, Yoda, Maldo, Filippini, Kapa&Rezza Ferrari, Mister Tinelli

...E IL TOZ DISSE... In un negozio di trofei, di fronte ad un premio ambiguo e ad un inserviente un po’ frufru:

Cipolla: un semaforo verde ma rosso d’imbarazzo. Le imprese di questo giovane milanese stupiscono e allarmano. Un incrocio tra Rocco in cerca di sperimentazioni e l’antennista di Sky, non riesce a sfuggire agli occhi attenti del corridoio Economia 1 con in mano uno strano telecomandino: cerca di accampare vane scuse e poi crolla in racconti da mille e una notte. L’impero dell’Eclettico della Scopata non è a rischio (troppi MUST da raggiungere per lo sbarbatello della 45), però, forse, abbiamo trovato un erede degno di tal maestro. VIBRO!!!

2

“Ma questa coppa è da froci!”

Avviso Rugby Intercollegiale Come sapete questa nuova disciplina verrà sperimentata per poi esser inserita nel Trofeo Intercollegiale. In seguito a varie decisione, ci sono un po’ di informazioni da sapere: • Gli allenamenti maschili saranno il II°, III° e IV° martedì del mese • Gli allenamenti femminili saranno il II°, III° e IV° lunedì del mese • Il termine ultimo di iscrizione è venerdì 15 maggio 2009

Uzzino: ormai vive in simbiosi con il suo caro amico Jacopo. Così, come lui, organizza un Torneo e si fa sbattere fuori come una debuttante. Eliminato nei gironi, battuto anche da due matricole su due, l’ex panzone di Raffadali china il capo e si rifugia nella sua fumosa cameretta, lassù, in cima al bel Plinio. Niente più addominali, ma una litania triste dal suo flauto magico, che tanti rutti in solfeggio ci ha regalato. Il Terzo Memorial Spongy gli sfugge ancora… arriverà un altro anno e, chissà, sperando la luna, che magari si “impruni”. CICCIOTTENNE!

Mqm ignote (forse): se si vuole far gli Arsenio Lupin si vada altrove. La matricola non serve per allevare vandali e malfattori… e “la sete” non è una buona scusa per darsi al furto con scasso, anche perché non siamo nel deserto del Gobi. Quest’anno c’è gente che si sta caratterizzando con troppe stronzate (in troppo poco tempo per alcuni) e questo può mettere a rischio il nome di tutto il Collegio, e pagare le vostre cazzate non è assolutamente nostra intenzione. Datevi una regolata, o ve la diamo noi. MENO DELLA MERDA!


Calcio

La palla è rotonda Potrei iniziare dicendo che il pallone è rotondo. E meno male; almeno ancora una volta capisco perché mi piace tanto questo sport. Parto così dalla fine: 90° minuto, calcio d’angolo per loro e sappiamo tutti che fine ha fatto la palla. Pareggiano proprio all’ultimo e appena l’arbitro decreta la fine sembriamo veramente frastornati. Ragazzi ricordiamoci che comunque non abbiamo perso; cosa dovrebbe fare allora lo spalla che contro di noi ha addirittura perso al 92°? Non è poi la fine del mondo, una volta abbiamo gioito noi, una volta gli altri. Si è vero, cambia per noi le sorti dell’intero torneo ma non per questo bisogna lasciarci prendere dallo sconforto. Sono convinto che possiamo fare bene se solo effettivamente lo volessimo, abbiamo visto che possiamo vincere con tutte ma anche perdere con tutte, su un po’di ottimismo! Un ultimo appunto va alla partita vera e propria. La formazione era largamente rimaneggiata, ci mancava gente per noi importantissima ma almeno nella seconda metà della gara ho visto davvero la voglia di vincere, o anche solo di giocarcela. Il primo tempo invece non mi è piaciuto per nulla: dovevamo vincere e ci troviamo a doverci adattare al loro gioco e veniamo sovrastati a centrocampo, non corriamo, non co-

GIRONE A

struiamo e non arriviamo davvero a vedere la porta. Loro riescono a fare peggio di noi e Davide può benissimo stare a prendere il sole nella sua maglietta a maniche corte su di un campo di sassi. Io non sono proprio per nulla capace a fare il mister ma un paio di cose le ho notate anche io e allora cerco di spronare la squadra: cerco di far entrare più nel gioco Mirko che corre tanto ma a vuoto, cerco di caricare Savini che già sapete quanto è lento, ecco sembrava la sua stessa moviola. Il resto non l’ho visto quindi cerco di spronare un po’tutti. Il secondo tempo inizia e partiamo un pochino meglio di quello prima, ma ancora fatichiamo ad arrivare in porta. Finalmente arriva il tinni e dopo un attimo decide di mettermi a giocare là davanti con Genova. Non credo di aver fatto chissà che, quindi non posso prendermi nessun merito, mi spiace solo per la palla data a Gamba che non segna manco se gliela tirano addosso…ah no ha segnato! Beh comunque riusciamo andare in vantaggio penso a dieci minuti dalla fine, poi non succede molto altro fino al loro goal come ho già descritto.

QUARTI

GIRONE B

Spallanzani 10

Golgi

13

Fraccaro

Cairoli

12

8

Cardano

7

Borromeo

9

Don Bosco

7

Sant’Agostino 7

Griziotti

6

Valla

3

Ghislieri

4

Maino

0

Beh questa è la cronaca della partita, c’è solo da fare un’ultimissima considerazione e del tutto personale: non mi sono mai messo d’accordo con Davide perché non ho bisogno di questi sotterfugi per non dover giocare e mi sembrava giusto dare una possibilità anche a chi non poteva poi giocare le partite future. Non credo che le cose sarebbero cambiate con me in porta, anzi, ne sono quasi certo. Io non avevo intenzione di giocare e la decisione è stata presa all’ultimo momento, tant’è che non avevo con me neanche la borsa e sono tornato di corsa a prenderla in collegio, oltre al fatto che la disponibilità l’ho data perché fuori non so stare e soffrivo davvero tanto. E comunque per chi ancora credesse che a me non interessi nulla della squadra di calcio, ricordo che sono sei anni che cerco di dare il tutto per tutto e sono sei anni che gioco in questa squadra e ci sono enormemente attaccato, se ancora non ci credete guardate il mio piede per capire quanto per me conti il collegio e mi spiace, ma non voglio più sentire nulla a riguardo. Giuliano

 

SEMIFINALI

13/14 maggio

 Golgi 

 

 Don Bosco 

  

  

  

 

 Fraccaro 

  

  

  

  

 

 Borromeo 

 

  

  

  

 Cairoli 

 

  

 

  

 Cardano 

  

  

  

  

 

 Spallanzani 

  

 

  

 

20 maggio

FINALE 27 maggio

FINALINA 26 maggio

 Sant’Agostino   

  

 

  

Per i dettagli su tutte le partite, le classifiche e il calendario del torneo visitate il sito:

www.collegiofraccaro.it/intercollegiale

3


Regimi

PIÙ DITTATORI PER TUTTI

Approffitando del fatto che entrambe le direttrici di entrambi i maggiori giornali universitari di Pavia sono al Ghilslieri abbiamo deciso di intervistarle. Dato che risultava essere troppo corta abbiamo aggiunto anche il nostro direttore. Ecco a voi l’articolo più lungo che sia mai uscito su VdC: Ps: Le domande sono tutte al femminile perché scritte per le nostre ospiti, interpretatele al maschile quando rivolte a me. Nome, cognome, età e facoltà di studi.

Isabella Bossolino, 19 anni, matricola Alice Gioia, 21 anni, di Cava Manara, di Lettere, di Novara, direttrice di sono al 2°anno di “Scemenze” FilosoKronstadt fiche, direttrice di Inchiostro.

Giovanni Mason, 23 anni, 1° anno f.c. di Scienze Filosofiche, di Venezia, direttore di VdC.

Come e quando sei diventata direttrice?

Per una serie di coincidenze: la capo- Avevo affiancato il vecchio direttore redattrice non aveva più l’anno scorso e tempo per fare il suo lavopoi la redazione ro, così lo sono diventata mi ha eletto io, poi il direttore se n’è all’inizio di andato per contrasti con la quest’anno. Uffiredazione e a settembre cialmente da Genhanno eletto me nuova naio de facto da direttrice. ottobre. Esce da 5 anni. Dal 1995, con diversa fortuna fino al 2000 quando le uscite si sono regolarizzate. La nostra principale fonte di finanzia- Siamo uno dei giornali universitari mento è il fondo ACERSAT (5000€), più antichi d’Italia. cerchiamo di autofinanziarci attraverso l’organizzazione di eventi. La spe- La nostra fonte principale è il fondo sa principale sono la stampa e la ACERSAT (circa 9.400€). Le spesa prindistribuzione. cipale è ovviamente la stampa (un numero standard di 16 pagine ci costa circa 750€), altri fondi sono spesi per pubblicità e per la promozioni di altre iniziative (anche se quest’anno questo aspetto è stato un po’ trascurato).

Il direttore e i vicedirettori sono usciti dal collegio l’anno scorso, dato che ero l’unico membro della redazione presente fin dalla fondazione del giornale mi sono praticamente autonominato direttore. Ufficialmente da settembre, de facto dalla fondazione del giornalino.

Che cadenza hanno le uscite e che tiratura avete? Qual è il giorno di uscita?

Mensile, la tiratura standard è di duemila copie, se riteniamo che un numero sia particolarmente ben riuscito o in concomitanza con particolari eventi aumentiamo fino a 25003000.

Siamo un mensile, la tiratura è di 3500 copie tranne il numero per le matricole distribuito a luglio durante l’open day per i ragazzi delle superiori che arriva a 4000. Di solito usciamo il 15, ma è abbastanza variabile.

Usciamo settimanalmente, ogni giovedì mattina; stampiamo 60 copie piccole e 5 grandi per la sala comune. La mailinglist che riceve la copia digitale in pdf conta circa 350 persone tra excollegiali e amici.

Com’è composta e come lavora la vostra redazione?

Non abbiamo una sede fisica, la redazione è virtuale e lavora tramite una mailing list gestita dal caporedattore. I redattori inviano gli articoli tramite la mailinglist,questi vengono corretti e discussi da tutti. Una volta approvati il grafico si occupa di impaginare. Accettiamo volentieri contributi esterni (articoli, ma anche racconti e poesie) che sono comunque messi al vaglio della redazione.

L’organigramma della nostra redazione è abbastanza complesso: oltre alla direzione c’è una vice-direttrice e un tesoriere che insieme formano il comitato redazionale (detto anche “la consulta dei saggi”) a cui spettano tutte le decisioni principali, come ad esempio la scelta degli articoli da pubblicare o l’argomento del dossier di approfondimento. Ci sono poi un webmaster, un fotografo e un grafico oltre ai vari redattori. Per quanto riguarda la creazione effettiva del giornale facciamo un incontro settimanale, il lunedì sera in San Tommaso (dove abbiamo la nostra sede ufficiale), e poi ci teniamo in contatto tramite mail. La redazione al completo conta una trentina di membri (di cui dieci in Erasmus), questi mi fanno pervenire gli articoli entro la prima settimana del mese, io li correggo e poi li giro al grafico che impagina il tutto. Per quanto possibile il lavoro si svolge in comune in redazione e gli articoli sono spesso scritti a più mani, accettiamo occasionalmente contributi esterni ma non è questa la

Ci sono io, due vicedirettori e un’apprendista. Ogni lunedì sera ci incotriamo e facciamo il punto sugli articoli e gli eventi della settimana, decidiamo a chi chiedere gli articoli e che impostazione dare al numero. Il mercoledì sera ci troviamo in redazione (un aula del Collegio che ci è stata concessa dal rettore) e raccogliamo gli articoli, scriviamo quelli che mancano, impaginiamo e stampiamo il tutto (non abbiamo mai finito prima delle 3).

Da quanti anni esce il vostro giornale?

Quali sono le vostre fonti di finanziamento? A quanto ammonta il vostro budget annuale? Quali sono le voci di spesa principali?

4

Da 4 anni.

Ogni collegiale a inizio anno versa 5€ di abbonamento, a questi soldi (più o meno 300€) si aggiunge una parte dei proventi del SummerParty dell’anno precedente (tra i 200 e i 500€ a seconda della necessità). Con questi soldi abbiamo comperato una stampante semiprofessionale (chiamata Dolly) e ogni anno comperiamo i toner, la carta e la cartoleria necessaria a distribuire il giornalino in collegio (ogni collegiale abbonato riceve una copia cartacea settimanale in A5). Le nostre voci di spesa principali sono: la stampa, l’annuale album di figurine dei collegiali e i premi per i nostri giochi.


Giornalistici

linea di lavoro che vorrei tenere: mi piacerebbe che Inchiostro venisse visto come un’opportunità formativa di giornalismo, insomma non voglio solo gente che scriva, voglio gente in redazione. Siete considerate direttrici/dittatrici o direttrici/democristiane?

Forse un po’ più dittatrice, tengo Direttrice/Dittatrice. molto ai tempi di produzione.

L’impostazione è democratica, ma solo fino alle 2 di notte, poi decido tutto io.

Perché i due giornali universitari di Pavia hanno due direttrici ghislieriane? Siete una loggia Massonica?

Per puro caso siamo direttrici, fa un E’ capitato così. po’ ridere.

Secondo me sì, sono una loggia massonica

Leggi Kronstadt/Inchiostro ? Come ti sembra la concorrenza e che consigli daresti alla tua collega?

Lo leggo, ma noi siamo più concentrati sul locale, tendiamo a scart are l’informazione mainstream. Secondo me non parlano abbastanza del mondo degli studenti, tendono un po’ troppo a fare il verso ai giornali “da adulti”.

Leggete VdC? Che consigli ci dareste?

Si, mi piace, per il target che avete è ..no. Dove lo distribuite? adeguato.

Non lo leggo mai perché al giovedì mattina mi nausea solo avvicinarmi alle copie. Dovrei cominciare a censurare qualche articolo.

Avete un giornalino collegiale?

Non abbiamo un giornalino collegiale, No, c’è una rivista annuale ufficiale e non so neanche se sia mai stato fatto serissima che non ho mai visto. in tempi remoti.

Ce lo abbiamo, perché Pampanatale è un cretino.

Che quotidiani leggi?

Dipende, in collegio abbiamo tutti i Tutti, vorrei fare la giornalista e per un lavoro che svolgo per il Sole24ore principali quotidiani italiani. li devo leggere tutti. Leggo più volentieri Corriere, Repubblica e Stampa. Preferivo la direzione De Bortoli al sole 24ore..

Repubblica e Gazzetta in collegio, a casa il Manifesto.

Chi decide il titolone di prima pagina?

Il titolone viene deciso tramite una Si decide assieme, ma l’ultima parola riunione di redazione. Facciamo un ce l’abbiamo io e l’impaginatore. brainstorming a cui partecipano una quindicina di redattori e di solito la spunta chi è più ubriaco.

Facciamo brainstorming tra i superstiti delle 3 di notte, tranne quando ci sono partite importanti che, scaramanticamente, preparo la prima pagina in anticipo.

De Bortoli o Feltri?

Nessuno dei due.

De Bortoli, anche perché è molto affascinate ed è stato quasi il mio direttore.

De Bortoli, mi sta molto simpatico mentre Mieli mi sembrava troppo mellifuo.

Si lo leggo e mi piace molto la direzione Bossolino, in passato ci sono stati scazzi ma sono finiti: non ci facciamo più la guerra. Alcune loro inchieste sono molto interessanti, a volte sono un po’ troppo schierati ma è una loro scelta.

Li leggo entrambi. Krondstattdtdtdtd è carino ma alle volta troppo politicizzato. Inchiostro da quest’anno è molto migliorato, ha qualche attributo in più; ma dato il potenziale di un’intera università secondo me fanno ancora troppo poco. Potrebbero fare 15 pagina alla settimana di gran qualità. E poi entrambi sono un po’ troppo seri, ci vorrebbe un po’ più di “stupidità creativa”, dovrebbero cercare di far ridere, uno dei punti di successo di VdC è la sua stupidità.

Questa seconda parte dell’intervista, curata dal redattore esterno Mattia Tonucci, scende nell’intimo. Ne è sconsigliata la lettura ai minori di 5 anni di collegio o ai maggiori di 35 anni d’età.

Fai vita collegiale?

Si

Come sei soprannominata in Non abbiamo soprannome noi brunia- Temo sia legato al mio enorme attrine, però mi chiamano happy days, in buto fisico,”booooobs”, in redazione collegio? E in redazione? redazione skelly.

Come definiresti il tuo stile?

Stravagante

Se rimani bloccata in ascensore Nulla,vedo con un tipo per il quale hai un cosa fa lui debole cosa fai? nessuno,

Sei comunista, marxista, maoi- fricchettona sta o castra? (vedi foto) Cos’è il comunismo per te oggi in Italia? un pallido fantasma

No

si, relativamente

invece mi chiamano la dirigenza o la dittatrice e boooooooooobs gioiosa entusiasta solare

Temo sia legato al mio enorme attributo fisico: Mazzon. Più comunemente Johnny Mason o MesiMesi Procrastinatore.

”””cioè Travaglio”””,ho già avuto il piacere di vivere un avventura del genere,inizio a chiacchierare del più e del meno, divento rossa, mi sgama subito.......ci provo spudoratamente.

Sarei molto imbarazzato e temo che la timidezza avrebbe il sopravvento

Marxista

Bertinottiano

è morto!

5


Regimi

La consapevolezza delle ingiustizie economico-sociali nazionali e internazionali e del fatto che è nostro compito provare a migliorare le cose.

Jhon belushi o Bradt Pitt?

Belushi

Pitt senza ombra di dubbio

John Belushi

Cos’è per te il giornalismo?

qualcosa da salvare

come dice Montanelli,scrivere per il lettore.

Raccontare i “fatti del mondo”.

Carne o pesce?

Carne

Pesce

Pesce.

Ti piace criticare?

Si

Si,abbastanza

Si.

Sei fidanzata?

Si

No,cioè,bhoooo

No.

harry potter delle origini

Signore degli Anelli.

Andrea Pazienza

Ciò che mi piace.

Harry Potter o Signore degli signore degli anelli anelli? Cos’è per te l’arte? Come reagisci alle critiche? Il tuo giornale fa schifo!

c'est le vie cerco di reagire costruttivamente, ma ci rimango male

Fai l’identikit del tuo principe bello,intelligente originale azzurro

sono un po' democristiana, faccio finta di non prendermela ma sono una che si segna tutto

Male, ma non lo do a vedere.

occhi azzurri biondo, cioè Travaglio o B. Pitt

L’importante è che sia spensierata.

Qual è la tua vacanza ideale?

in giro per il mondo, o in macchina o uno zaino e partire in treno

Ti senti una donna in carriera?

No

Qual è il piatto che ti riesce torte salate meglio?

In montagna a fare tanta fatica.

Abbastanza

No.

nessuno! però ho qualche manicaretto al “coooooooocco” da sfoggiare

La peperonata.

Cosa cucineresti per sedurmi?

pasta piccante

“non cucinerei” posso fare qualcos'altro?

Una vagonata di verdure bollite nella fabbrica della merda.

Fraccaro o Cairoli?

Cairoli Fraccaro

Fraccaro! soprattutto per la festa

Plinio.

Fai una breve descrizione della Se possibile risveglio naturale, cola- la sveglia alle 8.30 ma mi alzo alle 9 tua giornata tipo. zione, lavoro per kronstad, esco per m e n o 1, c o l a z i o n e , g u a r d o l e fare fotografie.

All’offerta di lavoro di dirigere il nuovissimo giornale finanziato se mi lascia libera volentieri da Berlusconi come reagiresti? Progetti per il futuro?

archeologia vedere il mondo

Dopo due ore di sesso con un ragazzo moro, alto 1,85 e di Bagno afrodisiaco carnagione chiara, accavalli le tue gambe lisce come la seta vestita solo di una canottiera bianca molto sbarazzina e fumi ambiguamente con affanno una sigaretta? Oppure proponi un bagno caldo in una vasca aromatizzata con sali afrodisiaci del mar rosso? Un aggettivo che ti calza a pen- Stravagante nello!

6

mail,rispondo alle mail,non vado a lezione,lavoro per inkiostro,lavoro per il sole 24 ore,corsettina verso mezzo giorno e mezza l'una lungo ticino,lezione se capita,studio,leggo tutti i giornali pure il sole 24 ore,riunione,finisco di leggere tuti i giornali,

8.30 – 9 sveglia, scrivere la tesi, lavorare a qualche sito, cazzeggiare un po’ in collegio, sfidare Uzzino a PingPong, e rompere il cazzo a Montolivo perché si sbrighi a cucinare.

no!il giornalismo è avere la schiena dritta

Ci penserei seriamente.

Collaborazione con Claudio Sabelli Fioretti di radio 2

No comment.

la seconda perchè esalta ancora di più l'esperienza

Per la canottiera sarei d’accordo, ma non fumo.

Entusiasta

Accondiscendente.

anche


puttane puttane

Completa questa frase come …...... …...... meglio credi:e le e lee e leee brunianeeee xxx xxx e i loro figliii xxx xxx? Culottes o perizoma

Perizoma

Se vivessi in un regime dittato- C a pop op ol o riale, che ruolo avresti? ribelle A quale personaggio della storia europea avresti voluto essere g i o r d a n o bruno affianco? Che giorno è oggi?

conigli conigli

Perizoma

Culottes.

ci viviamo già,comunque mi vedrei bene in prigione o morta

Dittatore.

montanelli,oppure non so,per una serie di circostanze un professore mi dice sempre che sono colei che ha ucciso garibaldi 4 maggio noooooooo!!noo no 5 maggio no dai ho sbagliato nn lo scrivete

5 maggio

La cosa più eccitante che ti sia Una strana coincidenze, come un la collaborazione con sabelli fioretti incontro inatteso con il vostro direttomai capitata. re a Venezia

Cosa pensi Gioia?

della

Bossolino/

Cinque tuoi difetti!

…puttante… conigli….

Giornalistici

Napoleone.

6 Maggio 2009. Arrivare da solo in cima al Gran Paradiso e guardare il mondo ai tuoi piedi.

Molto seria e impegnata e ci crede un Non la conosco bene,ma sembra in gamba e determinata sacco

La Bossolino mi è sembrata simpatica e molto decisa nelle sue cose; la Gioia più consapevole di quello che pensassi delle potenzialità di Inchiostro, promette bene.

permalosa superba pigra disorganiz- bassa, tetttte grosssse “soprattutto trooppppo grossssse per correre” zata disordinata egocentrica, basta non ne ho altri :), superba, irritabile a volte, orgogliosa

Pigro, egocentrico, faccio troppa fatica a delegare, materialista, cinico.

Perché il cinque maggio è pas- E’ morto Napoleone sato alla storia?

è morto Napoleone e c'è una stupida poesia di Manzoni

Sul calendario di un interista il 5 maggio non esiste, per questo mi sono fatto intervistare oggi.

Gs o esselunga?

Esselunga

Gs: hanno la ceretta veet, all'esselunga no e sono dei mafiosi.

EuroSpin.

La tua definizione di eleganza!

qualcosa di originale ma delicato

tacco 12 e un vestito nero scollato

Semplicità.

Se scoprissi di essere lesbica, valeria stress di quale tua amica potresti innamorarti?

della mia vice direttrice marta mangiarotti

Cesario (che già mi ama).

Sei lesbica?

No.

No.

No.

Beatles o Rolling Stones?

Beatles

Beatles

Beatles

Il tuo passatempo preferito!

Fotografia

Non ho passatempi al momento,comunque leggere anche se è banale dirlo

Mi piacerebbe andare molto di più in montagna.

La tua più grande paura?

rimanere sola

il sangue, si sono emofobica

Splendid nudo in camera mia.

Se il tuo boyfriend ti propones- dipende dall'altra coppia se uno scambio di coppia come reagiresti?

dipende dallo scambio se è interessante ben venga!

Avrei difficoltà.

Il nome del tuo peggior nemico!

No,nessuno o meglio tanti ma sono indifferente

Il Cairolotto fastidioso.

Ti limoneresti Travaglio? Usciresti me?

con

Limoneresti con me?

eleonora scialò No, è antipatico

Decisamente di bbrutto!

Si

Si!

Stavolta te lo devi guadagnare!!

No. Mi sa che è già successo.

(vedi foto)

Ci vorrebbero troppe Moretti

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mqm

Dislocatio tardiva Ah! I tempi dell’università! Gli anni più belli, sento dire da chi oramai può solo ricordarli. E condivido con alcuni di coloro che leggeranno quest’articolo, la fortuna di poter ricordare questi anni, non solo per l’università, ma anche per il collegio: una libertà diversa, perché più ricca, da quella di chi semplicemente vive fuori casa, e da ex-liceale si bea dell’assenza di papà e mamma. “La vita è l’arte dell’incontro”, diceva Vinicius De Moraes; ma ai giorni nostri, in nome di una cosa frustrata come il diritto all’istruzione e all’informazione, l’università si presenta come realtà massificata e dec e n t r a t a all’inverosimile (Bergamo, Brescia, Cremona, San Martino Siccomario, Torre d’Isola…), da cui non solo la formazione scientifica, ma anche l’esperienza umana, sono messe in pericolo. Ma la vita collegiale - al Fraccaro - è l’incontro, per eccellenza. Questa vita insieme plasma rapporti importanti, che conserverai; altre volte predispone tutto per frequentazioni brevi, ma incisive, anche con persone che non avresti mai incontrato. Ma una particolare fase di incontri, a tratti traumatica, e anche per questo memorabile, è l’anno di matricola: chi c’è passato, in un modo o nell’altro, rimpiange qualche cosa. Personalmente, rimpiango e “rimordo”: oltre a sentire la mancanza di certe scoperte, di certe persone lasciate per strada, ho il rammarico lieve, ma non rimarginabile, di non essermi goduto appieno il collegio, quel primo anno. Una qualche “distanza mentale” 1, che allora diradò le mie presenze, oggi aggrava la consapevolezza che non si può tornare indietro. Ritornare ad essere matricola è un privilegio che non si riconcede… quasi mai. Senza tornare indietro nel tempo, mi si è ripresentata un’opportunità mitica. Ieri sera adempivo con i colleghi fraccarotti all’ultimo rituale iniziatico: nottetempo, trasporto di matricole, sola andata, destinazione discrezionale. Per i malcapitati di mia competenza, avevo suggerito la zona di Villanova d’Ardenghi - piuttosto distante, ma davvero suggestiva per l’itinerario che conduce a Pavia sull’incontaminata sponda di quel pezzo di Ticino. L’idea, giunti a destinazione, era che io controllassi che Mimmo e Kufu non si togliessero le bende, mentre Oda e Napo

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giravano la macchina in modo da celare la direzione in cui saremmo ripartiti. Come starete intuendo, dopo un paio di minuti che facevo il palo, mi sono chiesto dove si fossero fermati, dove avrei dovuto raggiungerli… Allontanandomi dai sequestrati con rapido passo felpato, in modo che non si accorgessero dell’improvviso distanziamento, ho cercato i bastardi in ogni direzione… ma niente! Dunque, ecco qualche pensiero del momento. “Cazzo, mi hanno dislocato!” “Avrei dovuto aspettarmelo… ma come ho fatto a non pensarci ?!” “Non sarei dovuto scendere da quella cazzo di macchina; ma non me l’aspettavo, cazzo.” “Qui c’è sotto Mason - sicuro!!” Accertata l’evidenza con una telefonata, mi rassegno alla passeggiata notturna, sbuco da dietro la curva e mi dirigo verso i due che, sbendatisi, si guardavano intorno con aria smarrita. Subito Mimmo sbotta in un mezzo sorrisetto da vero Angrisano2 e mi fa: “Mòntò, t’hann’ lasciato pur’a’tte, ah?”… deduzione che ho confermato con una minaccia spaventosa. All’inizio regnava un po’ il disappunto (per me conoscere la distanza era anche un po’ angosciante), ma il piacere della compagnia e del clima notturno hanno presto rinfrescato gli umori, così ci siamo fatti forza e ci siamo messi in cammino. Immaginatevi: 1- Mimmo, col solito abbinamento jeans-maglietta-golfino …e quella faccia; 2- Kufu, con quelle felpe indescrivibili …e quella faccia; 3- il sottoscritto, con giacchetta blu mezzo-elegante stile aperitivo del mercoledì ...e quella testa. Questi tre, appena rischiarati dalla luna, procedevano sulla buia stradina che costeggia il Ticino e incontra le poche case di quella landa selvati-

ca. La scena si presentava abbastanza surreale…purtroppo non abbiamo incontrato anima viva che possa raccontarlo. Il mio ricordo di questa dislocatio è alquanto “musicale”: innanzitutto, complice il silenzio della notte, che esaltava qualunque suono, abbiamo udito il canto di decine d’animali, tra cui almeno quaranta speci di rane, a tratti insopportabili. Circa a metà percorso, attraversando il paesino di Cantaràna, non è stato difficile farsi una ragione del nome. Mimmo, alla mia sinistra, un po’ raffreddato e affetto da salivazione smodata, a intervalli perfettamente regolari si produceva in microscopici sputi, seguiti da una breve inspirazione nasale. Meglio di una batteria elettronica. Kufu, alla mia destra, semplicemente conversava… ma come !! Per chi non conosca il Ciürasch in questione, non è semplice spiegare a che Razza di fraseggio dà vita, parlando. In sostanza, qualunque cosa Kufu dica, si trasforma in una roca cantilena, marcata da un greve accento valtellinese. E dopo studi approfonditi, sono in grado di sostenere che il suo modo di parlare si basi sull’uso di un’antica tecnica metrica: l’anapèsto, in ampio uso nell'area dorica (Magna Grecia), dove aveva - ci credete ?! - carattere di metro per i canti di marcia. Provate a fargli ripetere una cosa qualunque, come “l’albero a cui tendevi la pargoletta mano”, e vedrete il risultato. Insomma, senza più di una breve sosta, grazie all’esecuzione di Kufu, usata dagli antichi Dori per spronare i soldati in marcia, e ritmicamente scandita dagli sputi di Mimmo, in due ore e mezza siamo tornati a Pavia, riportando in collegio tre Fraccarotti migliori. Monto (1) Per il passato di matricola di Montolivo, vedi: Giovanni Ferrari, Intervista a un giovane emergente. In: VdC n. 42, Pavia, 2007. (2) Di Angri (Salerno), è anche uno stimato ex: Pasquale Longobardi (*1984), Fraccaro 2005.


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Uno strano martedì Tutto iniziò con la riunione per organizzare il Summer Party. Appena entrammo venimmo smistati in base a chi sarebbe o meno venuto al pranzo degli ex. Il clima era caldo e l'umidità rendeva il respiro affannoso. I minuti scorsero lenti, mentre i fraccarotti discutevano di tutti i problemi relativi all'organizzazione della festa. Dopo un'ora e mezza i minuti si fecero più lunghi e ci parve che la riunione non sarebbe finita mai. Alle due arrivò in nostro soccorso la portinaia che fece uscire tutti per chiudere la biblioteca. Ma la nostra avventura era solo all'inizio. Ci diedero pochi minuti per poterci organizzare, dopodichè ci radunarono in corridoio e, dopo averc spogliati di chiavi, portafogli e cellulari ci bendarono. Fummo allora condotti verso il giardino, non senza problemi. Arrivati nel cortile fummo divisi e guidati verso le auto che ci avrebbero portato alla prima tappa del nostro viaggio. Appena partiti gli anziani iniziarono a raccontarci quello che sarebbe potuto succederci tenantando di spaventarci, ma sia io sia il

prode mimmo capimmo subito che si trattava di menzogne e decidemmo di stare al gioco cercando almeno di divertirci durante la srada in auto. Nonostante la benda mi coprisse completamente gli occhi io riuscii a vedere i percorso che facemmo e l'abile mimmo evitò che gli anziani se ne accorgessero facendo finta di togliersi la benda in modo che gli anziani tenessero gli occhi puntati su di lui e lasciando me praticamente ignorato. Dopo un lungo pezzo di strada arrivammo in un paese, dal quale svoltammo verso l'aperta campagna, dove infine ci fecero scendere e partirono lasciando me e mimmo bendati e soli. Non'appena ci rendemmo conto di essere stati abbandonati ci togliemmo le bende e, senza altro pensiero, iniziammo a fumare una sigaretta, mentre ci preparavamo alla lunga camminata. Dopo circa un minuto dall'oscurità che attorniava la strada di campagna vedemmo una sagoma scura che si avvicinava. Subito mi preparai ad uno scontro in campo aperto, ma dopo pochi secondi ci accorgemmo la la misteriosa figura non era altro che il povero montolivo, il quale, insieme a noi, era stato abbandonato in quel posto abbandonato da Dio. Facemmo pochi passi nel paese e incontrammo due strane figure intente a preparare strane droghe che avrebbero consumato appena ce ne fossimo andati via. Fortunatamente erano brave persone e ci diedero indicazioni su come arrivare alla nostra meta. Purtroppo la strada che avremmo dovuto percorrere era proprio quella in aperta campagna che avremmo preferito evitare, ma non c'era altra scelta e ci incamminando, nostro malgrado, verso l'ignoto. Il baldo monto si rivelò un ottimo compagno di ventura, riuscendo

abilmente ad intrettare un discorso, di qualsiasi genere si decidesse di parlare. Il viaggio si prospettava lungo e pericolo, ma io ed i miei valorosi compagni non ci spaventammo e affrontammo questa prova con sicurezza. Dopo svariati chilometri la stanchezza rendeva le gambe pesanti e la sete attanagliava la nostra gola, ma nessuno disse una sola parola a riguardo sapendo che l'unico effetto sortito sarebbe stato di rendere i compagni ancora più stanchi e assetati. Gli unici rumori che si potevano sentire erano il gracidare delle rane e il cinguettio degli uccelli. Passarono le ore. La strada era buia e completamente deserta, solo il chiarore della luna illuminava il percorso. Ogni tanto si poteva vedere una casciana o ulcune case immerse nel nulla. Dopo alcune ore di cammino decidemmo di fermarci per un paio di minuti per riposare le gambe e fumare una sigaretta al chiar di luna. Ripartimmo quasi subito con passo veloce deretti verso la nostra meta. La strada sembrava non finire mai, camminammo ancora per un tempo che sembrò un'infinità, anche le chiacchere si erano spente, ogni passo seguiva l'altro in un'interminabile movimento che lentamente ma inesorabilmente ci avrebbe condotti al Fraccaro. Improvvisamente un rumore squarciò il silenzio che aveva fatto da tema alla nostra camminata e poi finalmente una visione illuminò i nostri occhi. Davanti a noi vedemmo un enorme cartello con sopra scritto PAVIA. Io, il giovane ma coriaceo mimmo e lo sventurato montolivo sentimmo la gioia riempire i nostri cuori e accallerammo il passo. Per qualche minuto riuscimmo anche a scambiare due parole, ma il viaggio non era ancora giunto al termine e decidemmo di rimandare le nostre chiacchere al giorno seguente. Finalmente davanti a noi si prospettavano strade illuminate, la speranza di essere ormai giunti alla fine del nostro viaggio ci fece percorrere gli ultimi chilometri noncuranti della fatica che fino a poco prima aveva reso ostico il nostro continuo camminare. Arrivammo in città, il vuul, il ponte coperto, strada nuova, l'università e finalmente il Fraccaro. Il sole stava ormai per sorgere e noi finalmente eravamo arrivati. Recuperammo velocemente le chiavi della stanza, ci augurammo la buona notte e dopo pochi minuti eravamo tutti nel mondo dei sogni pronti per affrontare una nuova, intensa giornata fra le mura del collegio. (Dedicata ad un ragazzo che senza i congiuntivi non sarebbe potuto vivere.) Kufù

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Viaggi2

Provenzali sassoni fraccarotti Fiestino carico, cinque alwaysventenni lo riempiono di risate e riff che sanno di pura adrenalina. Una tenda da campo, un paio di coperte, un weekend che ci aspetta, fuggire con la notte e insieme a lei pregustare le quarantotto ore future. La provenza ci accoglierà consapevole della nostra voglia di avventura, l’aura che sprigioniamo ci precede. SanssoneSan rockeggia imperterrito, RezzaSan e KapaSan si prendono cura del baffod’oro, RichelieuSan recupera le forze perché vuole essere al massimo, mentre ServoSan ci guida sulla tortuosa highwaytohell ligure infilandosi con sicurezza negli innumerevoli tunnel che ci condurranno al di là del venerdì. Il motore ford, l’equipaggio tricolore, l’anima rampante. Ci tuffiamo dall’alto nel famoso Principato. Una selva di tornanti, curve, dossi, semafori, tutto è illuminatissimo. Il casinò sfavilla, ma la sua lussuria è per noi gas! Sopravanziamo più scassoni crucchi dei piloti del cavallino, poi la galleria che sbuca nel porto: ci esaltiamo nella curva più veloce, ma la gendarmerie monegasca ci stoppa brutalmente. La passerella finale tra gli spalti vuoti ci conduce sul rettilineo del traguardo. Il tempo sul giro non è da poleposition, ma si stappa un’altra baffo per festeggiare. La costa azzurra quasi dorme, mentre i bagordi si affievoliscono e le ultime anime arrancano verso la reception. L’indispensabile gasolina ci viene negata da distributori che richiedono solo creditcard, dunque raggiungiamo in extremis la prima spiaggetta libera che possa accoglierci, ringraziando lo spirito di Enzo Ferrari ed Henry Ford che dall’alto hanno fatto si che non si iniziasse la vacanza con una bella kilometrata a spinta del carico fiestino. Narghy scalpita nel baule, montiamo la tenda e ci occupiamo subito di lui. Gironzoliamo frenetici tra la battigia e l’accampamento, il fuoco c’è, la carbonella arde, la cerimonia può avere inizio. Visti dall’esterno sembriamo degli insetti che si danno da fare intorno ad una carcassa. Due francesine ci passano accanto e ServoSan coglie al volo l’occasione. Narghy ensamble? Si allontanano, forse spaventate, poi ritornano alla carica. Margot e Pauline: due diciannovenni di Lione in vacanza. Le Francesi sono affascinate dall’idioma italico, ci confida ServoSan. Un’oretta di Relax e risate all’aroma mentolato, ma poi le due fanno capire di voler andare via. Subito le assecondiamo: abbiamo due giorni intensi che ci aspettano. Saluti, baci e aurevoir! Ci ritiriamo in tenda e nel fiestino, le coperte e i sacchi a pelo ci tengono al caldo per tre ore, perché allo spuntare dell’alba balziamo già in piedi. Uno sguardo al golfo che si popola di gabbiani, cani e vecchi per poi ripartire verso la Francia inoltrata. La gasolina ci viene concessa, ora niente più può fermarci. Passiamo da Cannes: sembra il lungomare di San Leone, afferma stupito SassoneSan, ma le membra aspettano il primo croissant in

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terra straniera, e le divagazioni di noi cinque s’interrompono alla visione aurea di sua maestà Autogrill che ci viene incontro. Baldanzosi come scolaretti consumiamo un breakfast completo, la corpulentissima cameriera ci ispira fiducia e la qualità supera le aspettative. Prossima tappa da decidere dopo il cappuccino. E visto che di tappa si sta parlando, il traguardo viene fissato sulla vetta del monte ventoso. Petrarca o Pantani, sempre di compatrioti si tratta, quindi, la voglia di scollinare scrutando dall’alto il lontano golfo di Marsiglia ci assale. Ripartiamo col fiestino, il sole scalda l’abitacolo e i sassoni montuosi provenzali si fanno apprezzare nella loro luce mattutina. Il Monte Ventoso è in vista, RichelieuSan, che è ora alla guida pare già eccitato e tiene giù l'acceleratore. Petrarca è più vicino del ciclismo, ma Laura dov'é? La nostra Laura non c'è? Una piana bucolica ci accoglie nel pomeriggio nevoso: dal Mediter raneo alle montagna basta poco, solo un po' di tornanti e il desiderio della meta. Cala la temperatura, le mezze maniche Sur le pont d’Avignon sono comunque d’obbligo visto lo splendore che ci circonda. Teniamo indosso la nostra felpa del Plinio che fa apparire l’allegra compagnia una setta, perché il monte ventoso oltre che essere un 2000, è davvero ventoso. La vetta ci viene negata a causa della neve, ma noi che con i sassoni abbiamo un buon rapporto, pranziamo al sacco con baguette francese, salame valtellinese e birra del supermarchét che ci paiono le migliori prelibatezze che i nostri palati abbiano mai conosciuto, adagiati nella natura. Davanti a noi le pianure del nord, il cammino che dai bassopiani porta al sud, che accompagna il mistral, è sconfinato. Tra due calci all’immancabile pallone in alta quota e l’espresso lungo da due euro del ristorantino ai piedi delle vecchie piste da sci, si fa tardi ed è già tempo di riscendere verso Avignone, la città dei Papi. La discesa e veloce e piacevole. Il verdeggiante paesaggio si lascia ammirare annunciandoci Il lavoro dell'uomo, le ombre del caso e il vento invisibile. Rotoliamo con KapaSan alla guida di un bolide mai domo, mentre La vegetazione di Mistral e le ombre di Daniel ci avvolgono, equilibrio fuori da ogni ordine. Il meriggiare pallido e assorto si insinua nell’abitacolo, solo lo stereo starnazza, la compagnia si riposa per una mezz’oretta e la strada per Avignone ci appare innanzi, il rodano che costeggiamo scorre inesorabile, increspato in superficie dal forte maestrale. La

città chiusa nelle mura ci accoglie nella sua luce quasi accecante. Forse è solo la mia impressione o una coincidenza, ma in provenza tutto è posto in alto, quindi giusto per non smentirci iniziamo a risalire la città a piedi, passando per l’ampia piazza del castello, il palazzo dei Papi. Ammiriamo la sua architettura perfetta, stilisticamente slanciata verso l’alto. Giungiamo in cima al promontorio che sovrasta la città. Le mura che comunicano con il complesso del castello ci conducono di nuovo in basso. Gotico, imponente, lucente, ma è come se il Papa ora lasciasse Roma per andare a Tirano, puntualizza ServoSan. E’ un sabato festivo e la città pullula di turisti, molti italiani ovviamente, la gente prende posto nei tavolini dei bistrot e nei cafè del centro storico,

tutto molto francese. Noi invece cerchiamo ristoro dal sole che ci accalora in un bel conogelato due gusti, con tanto di pronuncia francese dei gusti. Ma non c’è tempo per trastullarsi, seguire la marea è il nostro intento, che ci condurrà all’apice del nostro viaggio. Il grande fiume ci indica ora la via della nuova meta. Arles città immersa nella Camargue, in contaminazione storica con la vicina catalogna. Un’idea ci frulla in testa: la componente multietnica che speriamo di trovare rimette tutto il suo significato in una sola parola: Kebab! Arles, piccola città fluviale e turistica, dunque, ma soprattutto città passata sotto il dominio di Roma, città di arene e di toreri… francesi! Il fiestino reclama la sua razione di gasolina, quindi, prudente pit-stop e ripartenza con sgommamento. Troviamo parcheggio sul lungo Rodano ad Arles, e prima di addentrarci ovviamente a piedi nella cittadina osserviamo un gruppo di vecchietti che giocano a bocce nel parchetto che costeggia la promenade lungo Rodano. In Provenza ovunque ci sia uno spazio abbastanza grande, ci sono anche i vecchietti che giocano a bocce. GiovaKapa Segue nel prossimo numero


Tre torri Via Spallanzani (davanti al collegio)

Mangiar bene a Pavia Bellissima pizzeria in pieno centro. La pizza è ottima e nemmeno carissima. In

Bar Bordoni via Bordoni (tra le Poste e Strada Nuova)

a cura di Marco Somaini e Giorgio Montolivo Pizzeria Regisole Piazza Duomo 4 Tel: 0382 530920

E’ il nostro bar, sponsor di molte avventure. Molto frequentato e ben frequenato, fa panini buoni a prezzi decenti. L’unico neo potrebbe essere l’attesa, ma c’è una bellissima veranda, come tutti sapete.

Pizzeria Amalfitana

La pizza è gommosa, i prezzi sono altissimi ed è un po’ fuori mano. Se la scegliete lo fate solo per la griffe.

Un classico dell’eleganza. Panini non grandi a prezzi non bassi; ma sono i migliori panini di Pavia. Non si può aggiungere altro, se non una doverosa menzione al personale da Grand Hotel.

Pizza & Panini - Breviario per pasti brevi Bella comoda (più in centro di così non si può!). In realtà è un po’ cara e non la consiglierei per una cena con gli amici: i camerieri sono napoletani, ma sembrano dare retta solo ai clienti affezionati, secondo la miglior tradizione bottegaia pavese. Unica per la possibilità di mangiare fuori in piazza.

P-Town Corso Carlo Alberto (dietro la nostra mensa)

Pizzeria RossoPomodoro Via Milazzo 97 (Borgo Ticino) Tel: 0382.33593

Pizzeria Marechiaro Piazza della Vittoria (vicino a McDonald’s) Tel: 0382 23739

belli bar corso Carlo Alberto (dietro il cortile “delle macchine”)

Pizzeria standard, niente di particolare nell’arredamento (anzi…); ma con tanti piccoli pregi: molto spazio a disposizione (topica per le cene di corso), aperta fino a tarda notte, prezzi onesti, abbastanza rapidi nel servizio e possibilità di avere la pizza in formato gigante.

Unica pizzeria di solo asporto (dei paraggi) che riesce ad entrare in queste pagine. La pizza è buona, i prezzi sono più che abbordabili e il buon Mimmo è sempre pronto a fare due chiacchiere mentre vi prepara la pizza, soprattutto se si parla della Juve… se si vuole finire la discussione sul campionato di serie A ci si può appollaiare sugli sgabelli a mangiare.

Ecco un posto a cui è difficile non affezionarsi. E’ il bar dei professori, rimasto uguale a vent’anni fa: affascinante, direbbe Savini (Sr.), perché démodé. I panini sono nella media, ma si sta in pace.

Ennesima gestione del vecchio “Araldo”. All’Araldo facevano panini invitantissimi, per la loro grandezza. Purtroppo questa usanza è scomparsa con la vecchia gestione, ma all’odierno P-Town potete mangiare il vostro panino, al concorrenziale prezzo di TRE euro, in un ambiente dall’arredamento lynchano. Pizzeria da Giulio Viale Matteotti 39 (vicino al Castello) Tel: 0382 23140

Pizzeria Break Time Via Luino 25 (da piazza Ghislieri, verso il Del Maino) Tel: 0382 301288

Kebab (dal Duomo)

Corso Cavour, poco dopo il fotografo La più vicina al collegio in assoluto. Le pizze sono un po’ piccole, meglio le focacce. Ricercata nell’arredamento, ma gli spazi sono un po’ angusti. In ogni caso la consiglierei più come ristorante che non come pizzeria: anche la pizza è migliore, se consumata al tavolo.

Relativamente vicina al collegio. Ottima pizzeria, napoletana doc (anzi, amalfitana) in stile marinaresco (di dubbio gusto, pazienza). Tra l’altro, se per caso invece non volete la pizza, offre diverse specialità di pesce.

Non si può non menzionare l’amico Gozudok, gentile ed efficiente, con i suoi ottimi kebab. Pasto più sostanzioso di un panino italiano, ma di buona qualità… a 3,50euro!

Pizzeria Le tre torri via Lazzaro Spallanzani 6 (fuori dal Collegio) Tel: 0382 302820

Via Digione 2 (in fondo alla via del Castiglioni) Tel: 0382 539054

Allo Schnauzer Via Mascheroni, 24 (tra p.zza della Vittoria via XX settembre) 0382 303172

Purtroppo non ricordo il nome di questo bar, che è la vera novità in fatto di panini. Ha aperto l’anno scorso e prepara panini molto buoni, con abbinamenti audaci, ma di grande successo. Esempio: arrosto di vitello e scamorza. O più semplici, snobbati da molti, come salame e fontina. Non sono enormi, ma la qualità soddisfa. Provatelo.

di Marco Somaini

Questo posto l’ho scoperto oggi! Birreria e paninoteca d’ispirazione germanica veramente sopra le righe, in senso buono. Menù di panini davvero vasto, con varie qualità di pane! Sono ottimi anche gli hamburger (così vi evitate McDonald’s) e - attenzione - fa consegna a domicilio GRATIS (ore 16-21 nei giorni feriali; il sabato dalle 11:30-22).

Le pizzerie

realtà non ha molti posti per cui per stare sul sicuro è meglio prenotare. Due curiosità da segnalare: ha i tavoli rotondi e i muri fungono da galleria d’arte per artisti emergenti: ogni due o tre settimane cambiano le tele appese alle pareti. Cheap’n’Chic. Pizzeria Vecchia Pavia Via Mantovani 3 (più o meno dietro al san Tommaso) Tel: 0382 27178 Il forte di questa pizzeria non è certo la cortesia o la velocità: potrebbero passare anche 5 o 6 giorni prima che la cameriera si degni di prendere la vostra ordinazione. Altre volte ama piantare il tacco a spillo sulla fronte dei clienti. La consiglio solo perché è l’unica pizzeria in centro che offre la pizza per celiaci. Pizzeria Vesuvio Via Alessandro Brambilla 8 (dal Rondò dei Longobardi) Tel: 0382 422346 Da fuori non le daresti due soldi. E invece appena entri ti conquista. Ti conquista per la sua semplicità, ma soprattutto per la sua pizza squisita!! Peccato sia scomoda da raggiungere senza macchina (ma nemmeno troppo, in fin dei conti). Pizzeria Castello Viale Gorizia (tra il Maino e piazza E. Filiberto) Ecco un’altra casa dell’ottima pizza. L’infornata napoletana non è proprio una specialità pavese, ma luoghi come questo tentano di tenerne alto il nome. Dentro si mangia bene e si può asportare.

I paninari di Giorgio Montolivo Avete pochi soldi, poco tempo, poco voglia di cucinare… e il cuoco della mensa è il vostro peggiore incubo? In questi casi, mangiare un panino è la migliore risorsa di cui disponete. Dopo un panino, si può scappare a lezione senza problemi di digestione o avvelenamento. Ecco allora i posti più consigliati. Il Voltino via Defendente Sacchi (dietro il collegio) Comincio da un posto che è forse il migliore. I prezzi sono nella media, ma la qualità dei panini è al di sopra: salumi e formaggi appena affettati, pane fresco eccellente, verdura grigliata rigorosamente homemade. Personale amichevole, cameriere strafighe, servizio intraprendente e banco di sali e tabacchi per il dopo-caffè. Bar dell’Università Cortile di Scienze Politiche (Centrale) Ci si finisce spesso, ma non ne vale la pena. Musica assordante a casaccio. Gestione scortese (salvo una cameriera gentile e simpatica), panini medioscarsi, condizioni igieniche dubbie.


"Mangiare bene a Pavia", associazione unipersonale fondata questa sera da Giorgio Montolivo, PRESENTA: In esclusiva per i lettori di VdC, un vademecum ritagliabile e pieghevole per Pizzerie e Paninari. Il non plus ultra, per pranzo e cena, per sapere dove mangiare bene, spendendo il giusto.

ISTRUZIONI PER L’USO 1. 2. 3. 4.

Tagliare lungo le linee tratteggiate Piegare lungo la linea grigia del lato corto Piegare lungo la linea grigia del lato lungo Riporre il Vademecum nel portafoglio


Rubriche

FRAMMENTI MANCANTI Rubrica poetica a cura di Eleno Ho scelto di pubblicare questa “poesia” (tra virgolette perché ritengo il termine poesia restrittivo di fronte a un capolavoro di questo calibro) come inizio di una rubrica che spero non passi inosservata. La scelta è stata istintiva per il suo contenuto rivoluzionario, una rivoluzione che è esplosa nella mia testa appena ho scoperto Leaves of grass, il “libro” da cui ho rubato i versi. Posticipo le note biografiche perché ritengo le vere opere d'arte assolute, sciolte dal tempo e dallo spazio, sopravviventi nello spirito del lettore (se non ci fosse uno spettatore, i dipinti di Van-Gogh sarebbero misere sporche tele). Scusate la digressione, ora riprendo il filo smarrito. Rivoluzione. Ogni volta che leggo i “versi” mi sento nudo, quasi appena nato, l'energia originale scorre nelle mie vene. Mi metto al centro del mondo e mi sento parte dell'universo, uguale agli altri esseri umani e a tutto ciò che mi

Polo e la giraffa La giraffa, oltre ad essere il simpatico animale dal collo insolitamente lungo, è un divertente passatempo del sabato sera: litri di birra da bere con gli amici. Tuttavia, non tutti gradiscono questo bel giochino alcolico… Sabato sera, dopo una lauta cena al ristorante “Italia”, Fede -Genova, Polo, Morello e la sottoscritta ci siamo recati al San Tommaso… Dopo aver convinto Polo (che ha cercato di fare all’amore con il povero Morello sul sedile posteriore della mia macchina) ad uscire in modo gentile (“Polo, non rompere i c******i!”, “Polo), e dopo esserci seduti ad un minuscolo tavolino del pub si è presentato il problema della serata: che ordinare??? Dovete immaginare il tutto visto dai miei occhi: il mio ragazzo, perfetto ai miei occhi nel suo elevato

Canto me stesso, e celebro me stesso, E ciò che assumo voi dovete assumere Perché ogni atomo che mi appartiene appartiene anche a voi.

I celebrate myself, and sing myself, And what I assume you shall assume, For every atom belonging to me as good belongs to you.

Io ozio, ed esorto la mia anima, I loafe and invite my soul, Mi chino e indugio ad osservare un filo d'erba I lean and loafe at my ease observing a spear estivo. of summer grass. La mia lingua, ogni atomo di sangue, fatti da questo suolo, da quest'aria, Nato qui da genitori nati qui e così i loro padri e così i padri dei padri, lo, ora, trentasettenne in perfetta salute, ora incomincio, E spero di non cessare che alla morte.

My tongue, every atom of my blood, form'd from this soil, this air, Born here of parents born here from parents the same, and their parents the same, I, now thirty-seven years old in perfect health begin, Hoping to cease not till death.

Credi e scuole in sospeso, Un po' discosto, sazio di ciò che sono, ma mai dimenticandoli, Accolgo la natura nel bene e nel male, lascio che parli a caso, Senza controllo, con l'energia originale

Creeds and schools in abeyance, Retiring back a while sufficed at what they are, but never forgotten, I harbor for good or bad, I permit to speak at every hazard, Nature without check with original energy.

circonda, persino ad un filo d'erba estivo, lascio che tutto mi capiti a caso, naturalmente, senza dimenticare il passato, i credi e le scuole in sospeso. Ora vi posso rivelare l'autore: Walt (no, non Dysney) Whitman (18191892). Il suo intento era di fondare poeticamente il nascente sentimento democratico americano. Il suo intento si è dimostrato

vano. La Democrazia è uno dei temi centrali nella poetica di Whitman, democrazia che si fonde fino ad identificarsi con un sentimento panico (cioè di profonda unione con il tutto). Vi lascio con una richiesta: sono disponibile a pubblicare e commentare poesie dei miei cari compagni di collegio. Alla prossima settimana

grado di lesione; Rosario, il più composto e il più galantuomo dei tre, e Polo, che fino ad allora si era dimostrato immune al virus della follia alcolica. Seduti al pub è successo il fattaccio! Di fronte alla lista, Morello, Fede ed io eravamo decisi per la giraffa di birra, mentre Polo insisteva su una triplo malto (orrore!), impedendo il nostro piano di sbronza. Democraticamente abbiamo deciso per una giraffa da 3,5l (il mezzo litro era per me, piccina…), e nell’arco di mezz’ora i tre Fraccarotti avevano tazzato più di metà della birra. Risultato: Fede sano come un pesce; Morello sanissimo nonostante la velocità supersonica di bevuta; la sottoscritta ancora al primo boccale e quindi tranquillissima; e il nostro caro Polo in una versione a me inedita. Il pugliese studioso, amante del calcio, assiduo giocatore di PES, colui che

passeggia per il collegio urlando “Eeee vvvaaaaaiii!”, o che gentilmente si offre sempre di girare le sigarette a Genova (“Oh Fede, ti giro una sigolla?!” e ne prepara un migliaio), si è trasformato! Era brilloooo! Vaneggiava cose strane e aveva la risata sciolta ed un occhio più chiuso dell’altro! Una sorpresa!! Ho dei testimoni: Fede, Morello, Italo e consorte, che nel frattempo ci avevano raggiunti. Chi l’avrebbe mai detto?! In circa due anni non avevo mai visto Carlo così…neppure ai Summer Party! (Ma forse in quelle occasioni era colpa del mio stato di ubriacatura…) D’ora in poi non riuscirò più a bere una birra senza pensare a Polo, al migliaio di stupidate e volgarità che ha detto!Polo, non riuscirò più a guardarti sotto la stessa luce! Avevi dato dei segnali già il 1 Maggio, chiudendoti in una forma di autismo molesto davanti al concerto in tv…ma…ma… Insomma, un sabato sera che si presentava come noioso, grazie a voi Fraccarotti si è trasformato in una bellissima serata di risate e di bevute…e soprattutto ho finalmente visto la vera natura di Polo…(stile Dr. Jekill e Mr Hyde!) e ho capito il perché dell’amicizia con il mio ragazzo… Baci, Marzietta

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Rubriche

Una vita nuova dove finisce il mare Soliloquio della moderna insofferenza, di antiche passioni, dell'avventura e della diversità. Fraccarotti! Beati voi, che non siete mai soli, voi che siete la collegialità! Essa è una e molteplice, come il cuore di pietra e freddo cemento che animano i baluardi del Collegio. Il mio sincero augurio è che possano essi, e con essi noi, sconfiggere l'assalto dei secoli, come poterono le parole di quell'Anonimo secentesco. L'Historia, oggi più che mai, è una guerra illustre contro il tempo; ma cosa possono coloro la cui personale, solitaria Storia si è già consumata, se chi potrebbe di essa giovarsi invece abbandona l'impresa, perso in vagheggi, futilità, umani, ahimé troppo umani furori? In omaggio a Plinio coronato d'alloro e d'ulivo svelo dunque la mia disposizione d'animo. Fraccarotti, che non v'attendiate una feconda esortazione, ma lamento vano e sfogo. L'uomo, bestia vigliacca, mi appare oggi creatura quanto mai miseranda e terrena, le cui passioni sono triviali, le promesse effimere. Si è spenta la scintilla d'infinito, tace tra le moderne genti la voce del sublime, sentimento che nobilita l'essere umano oltre le cime più impervie. Rimane, infine, che cosa? Il banale, il consueto. Esalato è l'ultimo anelito di sincera, genuina ispirazione; giace nell'oblio il corpo morto della Musa, riverso, emaciato in volto. Spenti i colori della pittura e il suono della cetra, interrompe il poeta il suo alto canto. Viltà, rassegnazione, solitudine. Silenzio Il capo si riscuote, le pupille inondate di morbida luce, beate del flusso multicolore. Il viaggio, la risposta al torpore delle masse, la ri-

Gita al reattore Oggi con tutta la mia classe e Idro sono andato in gita. Zainetto in spalla abbiamo percorso allegramente i 50 metri che dividono la mia classe dal reattore nucleare da ricerca da 250 kW. Finalmente oggi abbimao potuto vedere con i nostri occhi quel bell'effetto detto di Čerenkov, un simpaticissimo bagliore bluazzurrastro che si vede intorno alle barre di combustibile. In pratica questo bagliore è dovuto al fatto che, come prodotti di “scarto” della reazione nucleare, ci sono degli eletroni e dei positroni che se ne vanno per i fatti loro, anche parec-

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cerca, l'insofferenza. Luci lontane dalle mura del forte riflesse sul mare immoto nella baia dell'Avana, nella calda notte delle Antille. L'atmosfera delle strade è cangevole, densa di odori, ricco è il gioco di ombre e di luce: molesti i venditori di sigari e ganja, ossequiosi i vetturini dal fetore equino, solenni le piazze dall'architettura spagnola, umili le vie traverse, a pochi passi dal centro, reame della massificata prole del regime. Sopra ogni cosa, il gran cielo caraibico, dalle cui benigne profondità giunge la luce, come astri gemelli, della Croce del Sud e della Stella Polare. Addentrandosi in un viottolo anonimo, sopportando a gran pena il disgusto delle narici, si trova la Bodeguita del Medio, che fu sicuro rifugio nelle serate tropicali per il grande scrittore Hemingway. Su uno dei suoi muri, pieni all'inverosimile delle scritte degli avventori, campeggia, nel punto più alto che mi sia dato raggiungere, la scritta IDEM VELLE. Possa il t e m p o essere clemente. Nelle vie de La Habana sono solo.

Per strada, nelle afose giornate cubane, le guide sono gentili, paiono amiche; finchè la mancia tanto agognata non viene negata. Il succo di caña de azucar è dolce, fresco e confortante; ristora l'animo e il corpo di una attempata signora che ha accettato di raccontare la sua storia, e quella di Cuba. Il chi in fretta, talmente in fretta che superano la velocità che la luce ha nell'acqua che protegge il nocciolo del reattore. Così come un aereo che viaggia più veloce del suono da luogo al bang sonico, queste particelle “superluminali” fanno liberare dal mez-

quadro è disarmante: abbruttimento, disillusione. Un suo coetaneo da cui sono stato abbordato alla ricerca di qualche spicciolo a pochi passo dal Capitolio, que hospedó el gobierno revolucionario de Fidel, racconta di aver preso parte ai moti rivoluzionari e di essere entrato vittorioso all'Avana, sotto la guida del Comandante Guevara e di avere atteso con trepidazione l'arrivo di Fidel da Santiago de Cuba. Oggi, invece, ogni illusione è morta, la fede nel presente regime è venuta meno. Seguimos iguales, recita la voce dei castristi da migliaia di scritte sui muri, Vivo en un Pais libre. Soddisfatto della sua prolusione, ceduta una mancia di cinque euro che gli consentirà l'accesso a quei beni dal troppo valore perchè possano essere ceduti per semplici pesos nacionales, è tempo di andare: mi attende il pullmino alla volta dell'aeroporto.

Y para el cruel que me arranca el corazon con que vivo cardo ni ortigas cultivo cultivo la rosa blanca. Yoghi

zo in cui viaggiano delle onde eletromagnetiche di varie frequenze, tra cui quella dell'azzurro, perche al loro passaggio deformano pesantemente le molecole che gli stanno intorno, che iniziano a oscillare emettendo le radiazioni di quel bel colore. Dopo aver assorbito abbastanza radiazioni da permettere a idro di diventare un po' più alto, siamo andati via tutti allegri a farci decontaminare, per poi andare a vedere il ciclotrone che viene usato per produrre un isotopo del fluoro ( 18F) che viene poi mandato a milano dove ci fanno della roba che ti iniettano per farti la P.E.T.. Dopo di che felici e contenti siamo andati in mensa al cravino, ben sapendo che non ci può mica più far male nemmeno quella roba la. Kaminiti


CARTA CANTA Cari lettori, carissime lettrici e cari Emil e Foggia (che sfuggono alle definizioni precedenti), bentornati alla rubrica letteraria più amata dalle ragazze di Penthouse (per loro stessa ammissione). Come tutti ormai bwn sanno, l’autore oltre ad essere un critico si diletta con la scrittura di opere di vario genere, ed è un grande appassionato di fantascienza. E’ con vero piacere , quindi, che ammiro un’eccellente opera di fantascienza di un scrittore italiano esordiente, Il pianeta di Bachman di Giuseppe De Felice Il tema alla base del romanzo è classico della fantascienza: la storia di una spedizione determinata ad arrivare su un pianeta inaccessibile, sul quale sono state costruiti veri e propri sistemi teologici, una lusinga irresistibile per alcuni, luogo proibito per altri. Ramón Chabor, un pilota reduce di guerra che si è seppellito in un oscuro spazioporto, viene contattato da Miller, ricchissimo impresario e avventuriero, che gli offre il posto di pilota su un vascello dalle caratteristiche eccezionali, destinazione il pianeta di Bachman. Situato in un sistema da incubo, tra l'attrazione di un gigantesco buco nero e quella di una stella morente, con un'orbita che sfida le leggi della gravitazione questo pianeta impossibile

Rubriche

a cura di Andrea Goran Marcobelli

è al centro di forze cosmiche devastanti, che rendono l'atterraggio impossibile. O quasi impossibile, dato che Igor Bachman, una figura ormai leggendaria, è riuscito a sbarcare, inviando una incomprensibile trasmissione dalla superficie, guadagnandosi così l'onore di dare il nome al pianeta. Da allora trentadue spedizioni si sono susseguite, alcune di pazzi irresponsabili, altre di scienziati, altre ancora di esperti lupi dello spazio, ma tutte con un solo risultato, la distruzione dell'astronave prima di ragiungere la meta. Il punto di partenza di tutti i tentativi è Thule3, Thule al cubo, l'altro pianeta di quello strano sistema, ultimo rifugio per fanatici religiosi, sbandati, pazzoidi o semplici curiosi. L'equipaggio messo insieme da Miller raggiunge l'ultimo avamposto prima dell'ignoto, per scoprire che non solo lo spazio profondo nasconde terribili pericoli, non tutti sul pianeta sono infatti felici della loro presenza. Questo romanzo è una felice rivisitazione di una delle idee classiche della fantascienza, il pianeta misterioso dal quale nessuno riesce a tornare, letta in decine di opere, ma rinnovata

in modo egregio. I personaggi sono ben delineati, e la descrizione della società nata su Thule3 risulta affascinante, paradossalmente la parte che riguarda i pericoli dello spazio e quello che potrebbe attendere la spedizione rimane sullo sfondo. Il mistero costituito da quello che si trova sul pianeta di Bachman ben presto lascia il passo ad altri interrogativi, Ramón e Miranda De Voort, la giornalista protagonista femminile della storia, avranno altro a cui pensare, perché niente è quello che sembra su Thule3. Ma anche il pilota spaziale nasconde qualcosa, un segreto terribile che lo ha spinto a seppellirsi in un esilio volontario dal quale solo una sfida estrema lo ha convinto a uscire, ed è proprio la sua storia a emergere su tutto il resto. La vicenda di Ramón mi ha richiamato alla mente Lazarus Long, l'eroe di molte opere di Heinlein, idee classiche raccontate in modo moderno, dicevamo, e anche in questo caso De Felice si spinge un poco oltre quello scritto dallo scrittore californiano. Un romanzo decisamente avvincente, un'ottima opera di un autore che dimostra di avere tutte le carte in regola per inserirsi nella pattuglia sempre più nutrita dei giovani autori italiani.

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Rubriche

Megadirettore Galattico Simone Pellegrin

Voci di Corridoio

Direttore Responsabile Giovanni Mason Vice Direttori Onorari Elia Ferrari Giovanni Ferrari

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Vice Direttori Andrea Violetto Giorgio Montolivo Intervistatore Mattia Tonucci

Il settimanale fraccarotto

Ultimo Arrivato Carlo De Grazia


Ping-pong

3° MEMORIAL SPONGEBOB Premessa: questo articolo lo scrivo in terza persona per dovere di cronaca. Detto questo, passiamo ad un breve racconto del torneo collegiale “Memorial Spongy”, che ha avuto ed avra svolgimento in questi giorni. La competiziona ha avuto alcune sorprese: la più evidente è stata l’ eliminazione del dinosauro Uzzino, che come ogni anno puntava al titolo.

Girone A  Giancazzetto 8  Sasha            7  Guida            4  Messina        3  Marcone        1  Giancazzetto  Violetto        Allavena  Loffa        Sasha  Savini        Gamba  Brigante 

Girone B  Allavena      8  Brigante      6  Mason         4  Ostrega       3  Nadal          2  3    0                3    1                3    1                3    1   

                                         

Niente da fare per lui, che non disputerà neanche l’ Intertoto, un mini torneo tra i quarti classificati di ogni girone. In compenso nel girone D, quello di Uzzino, appunto, se ne sono viste delle belle. Alla fine di combattutissime partite abbiamo visto passare il turno, un po’ a sorpresa, quel pirla di Savini e Violenza. Negli altri gironi, A B C, sono passati ai quarti di Girone C   Girone D  finale rispetGamba        8  Savini         7  tivamente Giancazzetto Loffa           5  Violetto      6  e Sacha, Kufù            4  Denver       5  Allavena e Brigante, Stridi           4  Uzzino        4  Gamba e Bidello        3  Tony           3 

07‐mag     Giancazzetto  Allavena                    Sasha  Gamba       

                                         

                                         

                                         

           

Loffamon. Nessun’ altra sorpresa, dunque. I quarti di finale si sono dimostrati equilibrati e spettacolari, ricchi di emozioni. Nel primo, Giancazzetto ha sconfitto per 3 a 0 un agguerrito Violenza, che ha fatto sudare non poco il più quotato aspirante al titolo. Nella partita successiva, Allavena ha fatto fuori Loffa per 3 set a 1, stesso punteggio con cui Sacha ha sconfitto Savini in uno scontro tra maestro e allievo. Nell’ ultimo quarto di finale si è combattuta una stupenda partita tra Gamba e Brigante, finita anch’ essa col punteggio di 3 set a 1 a favore di quel vecchio ninja di Gamba. Domani le semifinali tra Giancazzetto e Allavena, Sacha e Gamba. Chi arriverà in finale? Chi si aggiudicherà l’ ambitissimo titolo? E    ancora, chi vincerà il premio rivelazione, comunque    meno ambito, ma pur sem   pre importante? Aspettate    lunedi…e ne vedrete delle Belle (fighe).

11‐mag  Finale 1 e 2           Guida    Denver                            Mason  Kufù 

              

Sacha “malrovescio” Barbieri

                 

                                                 

        

        

        

                    

Finale intertoto                                       

IL DIZIONARIO ILLUSTRATO a cura di Uzzino parte 1° Da un po' di tempo desideravo contribuire al prestigio del nostro giornalino con un'opera di grande valore: un vocabolario illustrato. Mediante la pubblicazione "a puntate" di varie schede, intendo esaltare la vastità terminologica della lingua italiana, con l'ausilio di illustrazioni (molto fedeli ai concetti), che arricchiranno la vostra padronanza semantica in modo da individuare visivamente gli oggetti con maggiore facilità. Cuc | chia | io | ne s.m. grosso cucchiaio spec. di metallo, di forma piuttosto incavata e fornito di lungo manico, usato in genere per travasare cibi liquidi o cremosi da un recipiente a un altro. Es. “che me ne faccio del mestolo? Passami il cucchiaione” La | va | piat | ti s.m. sostanza chimica tensioattiva, in polvere o liquida, usata per pulire, lavare o sgrassare i piatti. Es. “Ho finto il lavapiatti, andrò a rubarlo a Mason” Pas | sa | ta s.f. In gastronomia, l'equivalente del paté francese (p. di fegato d'oca, p. d'olive) Es. “passata di fegato, passata d’olive”

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Viaggi1

Due fraccarotti e mezzo da Lecco a Mumbai in bici.

Leggete il loro diario di viaggio e ammirate le splendide foto sul sito:

orobici.altervista.org

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LA MUSICA CHE MI GIRA INTORNO (...“MUSICA” PER LE MIE ORECCHIE) Due riflessioni per una teoria della fruizione musicale

Per questo numero, ho voluto riprendere e sviluppare alcune riflessioni con cui avevo introdotto due dei miei primi articoli: “Hermitage” (VdC n. 47, 31 maggio 2007) e “La voce che mi porto dentro (I)” (VdC n. 50, 15 novembre 2007). Il mio scopo non è dissolvere, ma evolvere le questioni che esse pongono. 1. Musica che piace e musica bella La percezione della bellezza (artistica) è talmente varia, che si tende a credere che essa sia (non un’idea, non un che di metafisico, ma) una sensazione essenzialmente relativa, pura neurologia: contro questo errore comune, tento una riflessione. Gli incontri con la musica che porteremo dentro per tutta la vita non sono puramente casuali, ma seguono un criterio personale che si forma dai primi anni. Aiutano a plasmare questa sensibilità le primissime cose che si ascoltano (per questo si dice di far ascoltare Mozart ai neonati): e per questo occorre un po’ di fortuna circa la cultura musicale dei propri genitori. Il desiderio di inseguire emozioni intense è forse caratteristico dell’uomo, ma la consapevolezza che sia “bello” l’oggetto di fronte al quale ci si commuove, essa consapevolezza è assai difficile da conquistare. Così, si può dire che la bellezza esiste, nonostante che (ad esempio) chi prova piacere per la necrofilia, la associ a qualcosa di bello. Per agire in vera libertà, bisogna allenare l’orecchio, ma serve necessariamente un punto di partenza attivo. I primi punti di riferimento autonomi - i primi “idoli” - si acquisiscono con scelte su cui fatalmente incide molto il contesto sociale (gli scout ad esempio danno una educazione musicale, il centro sociale un'altra). Boccaccio diceva una cosa suggestiva: che il successo, nella nostra

Rubrica musicale a cura di Giorgio Montolivo

vita, è determinato per metà dalla Natura e per metà dalla Fortuna, volendo egli rappresentare con due figure emblematiche che non tutto dipende dalle proprie potenzialità (naturali), ma anche da dove - per sorte - si nasce, si cresce e si vive. Un rapporto di fiftyfifty che andava bene per una società in cui la condizione economica e sociale poneva argini invalicabili (per cui l'oste dotato di straordinaria intelligenza - narra Boccaccio - non poteva metterla a frutto con lo studio, ma soltanto esplicarla nell’ambito della propria attività), ma che ai giorni nostri sembra calzante (in proporzione variabile) per quanto riguarda la cultura… e in particolare per quella musicale. Difatti, aldilà della predisposizione di ciascuno di noi (all’ascolto, all’apprendimento), qualche volta dobbiamo essere grati alla colonna sonora di un film o al regalo di un amico, se scopriamo qualcosa che ci piace e vorremmo approfondire. Proprio da qui emerge la (mia) chiave di volta per un allargamento valevole dei propri orizzonti: sforzarsi di apprezzare un genere, un a u t o r e , un’opera, che non riesce a toccarci superficialmente, ma che è fortemente esaltato da una persona della cui sensibilità (musicale) si sia intimamente certi (percepire l’altrui percezione), è il modo migliore, a disposizione dell’uomo, per uscire dalla caverna su cui sono proiettate ombre di finta musica. A un incoraggiamento alla ricerca personale, convengono parole provocatorie che Alessandro Baricco ha usato per descrivere drasticamente la nuova società (da “I barbari”, Feltrinelli 2007): “L'idea che capire e sapere significhino entrare in profondità in ciò che studiamo, fino raggiungerne l'essenza, è una bella idea che sta morendo: la sostituisce l'istintiva convinzione che l'essenza delle cose non sia in un punto ma una traiettoria, non sia nascosta in profondità ma dispersa in superficie, non dimori dentro le

cose, ma si snodi fuori da esse, dove realmente incominciano, cioè ovunque. In un paesaggio del genere, il gesto di conoscere dev'essere qualcosa di affine al solcare velocemente lo scibile umano, ricomponendo le traiettorie sparse che chiamiamo idee, o fatti, o persone.” 2. Musica fruìta e musica vera La musica che ascolto io - come la maggior parte delle persone - è fatta generalmente di lavori già compiuti, distribuiti e pubblicizzati: che la fruizione avvenga con apertura casuale (radio), in chiusura casuale (iPod) o invece in modo sistematico (selezione, approfondimento, ricerca), non importa; perché in questi casi si tratta comunque di musica presente sul mercato (e scaricabile), che può andare dalla novità discografica di grande impatto promozionale, alla ristampa di un vecchio successo, fino alle vetrine specializzate in ogni genere sostanzialmente ritenuto sdoganabile (leggi Rap, Alternative, Classica etc.). A questa realtà, in ogni caso messa in moto da un discorso lucrativo (e anche per questo irrigidita da un controllo tipicamente societario, per cui anche Leonard Cohen ha imposizioni, se la vendita non è certa), se ne contrappone un'altra dalle maglie larghissime, in costante divenire e dunque difficilmente osservabile. Tale realtà alternativa è rappresentata dalle innumerevoli formazioni – non distribuite né spesso prodotte, ma riscattate localmente dalla dimensione LIVE, e globalmente - grazie a internet - dai fortunati fenomeni di HOSTING, condivisione e SOCIAL NETWORKING – che, seppur schivate a priori da molti per via della non appartenenza ai grandi mezzi di diffusione (nonché della caleidoscopica sfuggevolezza di internet), tengono in vita la loro attività ed il proprio contributo alla musica. A seconda che questo contributo avvenga (di nuovo) mirando all'industria oppure (davvero) come fatto artistico, si può distinguere ulteriormente, accogliendo un’accezione più ampia, probabilmente originaria, del concetto di “musica”: musica cioè che retrocede alla pratica primitiva di fatto autosufficiente ed autonomo, che si manifesta e trova ragion d'essere esclusivamente nei momenti di composizione (ricerca, sperimentazione) ed esecuzione (riproduzione, interpretazione).

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Giochi

SAPEVATELO Cari amatori dell’Enigmistica, eccoci ancora qui. Il Sapevatelo del numero 96 era proprio facile, un po’ per incentivare la gente, un po’ per dar via un po’ di squirting visto che il caldo (e quindi i pomeriggi a suon di gavettoni) sta arrivando. E qualcuno, con fortunosa estrazione, ha vinto. In fondo alla pagina per ulteriori informazioni. Altro giro, altro regalo. Scoprite il Fraccarotto misterioso che si cela dietro i tre indizi (a sinistra e sotto), trovate l’Intruso ed infine rispondete al “Chi vuol esser Fraccarotto”. Basa poco, no?

SOLUZIONE NUMERO 96 • • •

Intruso: Gambalf Milionario: B (Filippo Sarcinelli) Fraccarotto Misterioso: MACCHIe solari, PORTIERE d’albergo, permaloso come una SCIMMIETTA= Giuliano Macchi

Il vincitore su estrazione è POLLON che finalmente ha il suo Squirting Toys!

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