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MUSILE DI PIAVE, CHIESANUOVA, MILLEPERTICHE, PASSARELLA, SANTA MARIA DI PIAVE, CAPOSILE

ANNO 6 - N. 3 OTTOBRE 2013 - Piazza Libertà, 2 - 30024 MUSILE DI PIAVE - Tel. e Fax 0421.52308 - donsaveriomusile@libero.it - www.collaborazionemusile.it

DON, ANDIAMO A ROMA DAL PAPA? In questi sei mesi, a noi sacerdoti, è stata rivolta tantissime volte questa domanda. Papa Francesco ha un effetto “magico” verso tutti e tutti vogliono poterlo vedere... E’ un grande segno di vicinanza e di apprezzamento, quasi di esaltazione verso questo papa che sta scardinando la lontananza vissuta dalla Chiesa di Roma, dalle gerarchie e fa vedere il volto di un Dio misericordioso, umile, povero... dove la chiesa ne deve essere la sua più limpida immagine. E’ bello ritrovare il Papa che si china sui poveri, che grida per i disoccupati e per gli immigrati e rifugiati, che ci insegna a non avere paura di annunciare con la nostra vita l’amore di Dio. Papa Francesco però, con il suo sorriso e il suo modo gentile e simpatico, dice cose dure e impegnative, controcorrente, forse “solo” evangeliche... tanto che spesso mi chiedo se andare a Roma non sia troppo presto! Mi spiego: forse sarebbe il caso prima di andare dal Papa, ascoltare ciò che ci dice, leggere i suoi interventi, conoscerlo di più per amarlo di più, soprattutto mettere in pratica almeno qualcosa di quello che proclama continuamente, fidarsi e cambiare stile alla nostra vita. Ecco alcune sue frasi che mi mettono in crisi... “Ognuno si chieda oggi: faccio crescere l’unità in famiglia, in parrocchia, in comunità, o sono un chiacchierone, una chiacchierona. Sono motivo di divisione, di disagio? Ma voi non sapete il male che fanno alla Chiesa, alle parrocchie, alle comunità, le chiacchiere! Fanno male! Le chiacchiere feriscono. Un cristiano prima di chiacchierare deve mordersi la lingua! Sì o no? Mordersi la lingua: questo ci farà bene, perché la lingua si gonfia e non può parlare e non può chiacchierare. Ho l’umiltà di ricucire con pazienza, con sacrificio, le ferite alla comunione?”. E alcuni tweets del Papa dicono: • “Chiediamo al Signore di avere la tenerezza che ci fa vedere i poveri con comprensione e amore, senza calcoli e senza timori.” • “La vera carità richiede un po’ di coraggio: superiamo la paura di sporcarci le mani per aiutare i più bisognosi.” • “Cristo è sempre fedele. Preghiamo di essere anche noi sempre fedeli a Lui.” • “Ci sono tanti bisognosi nel mondo d’oggi. Sono chiuso nelle mie cose, o mi accorgo di chi ha bisogno di aiuto?” • “Cercare la propria felicità nell’avere cose materiali è un modo sicuro per non essere felici.” • “A volte si può vivere senza conoscere i vicini di casa: questo non è vivere da cristiani.” Forse allora per tutti noi è il caso, prima di andare a Roma dal Papa (e ci andremo), di verificare la nostra vita e di cambiare rotta... di cambiare stile, di prendere sul serio il nostro essere cristiani. Non andremo dal Papa per fotografarlo o perchè è la star del momento (non vogliamo che diventi “idolatria o papaLATRIA”), ma andremo dal Papa per ringraziarlo di metterci in crisi e per riconoscere che essere cristiani è un cammino controcorrente ma bellissimo e solo allora nel suo volto e nel suo sorriso vedremo il volto e il sorriso di Gesù. don Saverio


IL BATTESIMO DI CRISTO

Giotto, Battesimo di Cristo, affresco, 1303-1305, Padova, cappella degli Scrovegni (o dell’Arena).

Il tema del Battesimo nell’arte cristiana compare a partire dalle pitture nelle catacombe romane che risalgono al III secolo d.C. per svilupparsi poi nei secoli seguenti. Nella vicina Padova potete ammirare uno di questi esempi nel ciclo degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, uno dei più straordinari capolavori dell’arte pittorica italiana eseguiti dal pittore Giotto (Vespignano 1266 - Firenze 1337). Fondata nel 1303 da Enrico Scrovegni, uno dei più ricchi cittadini di Padova, la Cappella degli Scrovegni (o dell’Arena) fu consacrata due anni dopo nel 1305, completa degli affreschi giotteschi che narrano le Storie di Maria e di Cristo. Nel Battesimo di Cristo Giotto ritrae Gesù al centro della scena, immerso fino a metà busto nelle acque del fiume Giordano, mentre riceve il battesimo dalle mani di san Giovanni Battista. Quest’ultimo è accompagnato da due discepoli, uno anziano con l’aureola e uno più giovane, in attesa anche loro di ricevere il Sacramento. Sulla roccia opposta, quattro angeli tengono la tunica e il mantello di Gesù e si sporgono leggermente in avanti pronti a ricoprirlo nel momento in cui uscirà dall’acqua. In alto, tra la luce divina, appare Dio Padre con un libro in mano nell’atto di benedire il Figlio. Le figure avvolte in ampi mantelli colorati contrastano con il blu intenso del cielo; altissima è la qualità dei volti, carichi di umanità, affetto e sentimento, propri a celebrare l’importanza e la solennità del momento.Gesù fu battezzato in un giorno in cui tutto il popolo accorreva per sottoporsi al rito. «Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt, 3, 13-17). Con il Battesimo veniamo accolti nella Chiesa e nasciamo, nel segno dell’acqua, a una vita nuova. Siamo realmente figli di Dio, fratelli di Gesù, dimora dello Spirito Santo. Diana Sgnaolin Fonti bibliografiche: Giotto, La pittura, A. Tomei, Art e Dossier, Giunti, Firenze, 1997 - Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, J. Hall, Longanesi & C., Milano, 2003

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“Se tu conoscessi il dono di Dio” Lettera pastorale del nostro Vescovo Mons. Gardin Gianfranco Agostino

Venerdì 20 settembre scorso, nel Tempio di San Nicolò a Treviso, si è aperto il nuovo anno pastorale diocesano: un appuntamento che segna l’inizio del nuovo anno pastorale per la nostra diocesi e “segno di una chiesa viva che cammina nel tempo con lo sguardo fisso su Colui che la guida e la sostiene, e nel quale ripone tutta la sua fiducia”. Giovani e adulti, sacerdoti, religiose e religiosi, laici e operatori pastorali impegnati durante l’anno nelle parrocchie, si sono ritrovati per riflettere sulla frase di Gesù alla Samaritana “Se tu conoscessi il dono di Dio” contenuta nel Vangelo di Giovanni (4,10). La lettera del nostro Vescovo propone l’avvio di un nuovo cammino alla riscoperta del Battesimo. Il Vescovo, nel richiamare gli impegni per il nuovo anno pastorale, ha introdotto i contenuti della sua nuova Lettera “Se tu conoscessi il dono di Dio” che ha come sottotitolo “riscoprire il nostro Battesimo” richiamando il cammino intrapreso ormai da alcuni anni, sull’urgenza della trasmissione della Fede e sull’importanza della formazione cristiana degli

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adulti. Mons. Gardin ha ricordato che, già dall’anno scorso, la nostra diocesi ha posto l’attenzione sul Battesimo ed in particolare sulla formazione dei catechisti che preparano i genitori al Battesimo dei loro figli. Ha rilevato l’importanza della valorizzazione dei tempi da scandire durante l’anno pastorale affinché il procedere avvenga con obiettivi e modalità che aiutano i fedeli ad essere chiesa che avanza insieme sulle strade di Dio. Nella sua lettera il Vescovo sottolinea che il Battesimo è il sacramento della fede. Il Battesimo è l’origine della nostra identità di cristiani che, illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, rispondono al Vangelo di Cristo. Proprio sul Battesimo nella recente riflessione episcopale del Vescovo vi sono anche le parole di Papa Francesco: “Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella chiesa e attraverso la chiesa”. Ma, sottolinea il nostro Vescovo, se guardiamo attentamente nelle nostre comunità, pare che per molti la storia con Dio, iniziata nel Battesimo, si sia interrotta o si sia sfilacciata e spinge a chiedersi “quale consapevolezza battesimale” vi sia nelle nostre comunità cristiane. I catechisti trasmettono ai genitori dei battezzati la bellezza e la grandezza del dono che il loro figlio sta per ricevere, ma poi viene sincero domandarsi se chi ha ricevuto questo dono lo ricordi, ne prenda coscienza e lo viva. “I genitori che fanno battezzare i loro bambini trovano una comunità cristiana che riconosce il proprio battesimo, così da aiutare loro e i loro piccoli battezzati ad accogliere questo dono? La comunità cristiana, che accoglie il nuo-

vo battezzato, si presenta come una comunità che riconosce nel battesimo l’origine della propria identità?” Siamo ben consapevoli che la fede può essere realmente trasmessa solo da chi la vive, fa presente il Vescovo, in altre parole la fede non è qualcosa che passa da una mente ad altre menti, ma da un’esigenza ad altre esigenze. La fede si trasmette se ci ha preso, ci è penetrata dentro e ci ha sorpreso. Papa Francesco chiede “una chiesa capace di riscaldare il cuore” ma come riscaldare il cuore degli altri se il nostro è abitato da una fede – se ancora si può chiamare tale – fredda, stanca, inerte, annoiata e noiosa? Afferma Mons. Gardin che il credente è uno che ha dentro di sè “la bella notizia” e che non può tenerla per sé. E’ all’interno di questo percorso, sottolinea il Vescovo, che si è sentito il bisogno di dedicare una maggiore attenzione agli adulti. E’ urgente il bisogno di una chiesa in cui i credenti adulti si impegnino e contribuiscano a sostenere nella fede fanciulli, adolescenti, giovani e anche altri adulti. In altre parole c’è il bisogno di “cristiani adulti in una chiesa adulta”. E spiegando la scelta del titolo della sua lettera pastorale, il Vescovo dichiara che, se non conosciamo Dio, il cristianesimo e la fede, se non vi è in noi la percezione e la consapevolezza di quello che Dio è e opera per noi, l’essere cristiani perde tutta la sua bellezza, la sua forza e così anche il suo annuncio centrale si riduce ad uno sterile insieme di precetti, incompresi e subiti. Su questo aspetto Papa Francesco ci dice : “ la chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti”. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato”! E che cos’è il Battesimo se non la salvezza di Cristo morto e risorto

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che ci raggiunge e ci fa nuovi immettendo la sua vita nella nostra e ci fa tralci della vite che lui è? “ ….Davvero se conoscessimo il dono di Dio!” esorta il nostro Vescovo. Mons. Gardin propone alla nostra chiesa, nel suo cammino verso la fede adulta, verso un più intenso impegno di trasmissione della fede e di testimonianza della “bella no-

tizia del Vangelo”, di impegnarci nella riscoperta, riflessione e riassunzione del nostro Battesimo. Ci indica un cammino pastorale biennale per capire chi siamo e cosa fare per diventare quelli che siamo chiamati ad essere. Ci invita a dedicare il primo anno alla riflessione e all’approfondimento del dono del Battesimo ed il secondo anno a realizzare quegli impegni che il nostro

Battesimo ci chiama a compiere nella quotidianità della nostra vita concreta, valorizzando l’anno liturgico ed i segni liturgici. Il Vescovo ci chiama tutti a camminare insieme sulla strada proposta, nei diversi ambienti pastorali ed in particolare nei “fecondi percorsi delle nuove realtà” delle Collaborazioni Pastorali. Elisa Montagner

Centenario della morte di Papa San Pio X La nostra Diocesi di Treviso ricorda quest’anno, con varie manifestazioni e incontri il centenario della morte di Papa San Pio X. Nato a Riese, in provincia di Treviso, il 2 giugno 1835, Giuseppe Melchiorre Sarto assumerà la ben più nota denominazione di Pio X nel 1903, all’elezione al soglio pontificio. Seminarista a Padova, fu consacrato sacerdote nel 1858 e divenne vicario della parrocchia di Tombolo. Dal 1875 fu direttore spirituale del seminario diocesano finché, nel 1884, ottenne la consacrazione a Vescovo di Mantova. Nel 1893, non senza dissensi con l’allora Regno d’Italia che rivendicava in favore del Re il potere di nomina del Patriarca lagunare, fu nominato Patriarca di Venezia e, contestualmente, fu creato cardinale. Alla morte di Leone XIII, il più accreditato successore era il cardinale Rampolla che, tuttavia, venne scartato in ossequio ad un antico potere di veto (c.d. veto laicale, abrogato proprio da Pio X con la costituzione pastorale “Commissum nobis”) riconosciuto ai monarchi cattolici europei, esercitato, all’epoca, dall’arcivescovo di Cracovia, in nome e per conto dell’imperatore austroungarico Francesco Giuseppe, contrariato, fondamentalmente, dalle posizioni filofrancesi del Rampolla. Fu così che lo sguardo del conclave si rivol-

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se al Patriarca di Venezia: eletto il 4 agosto 1903. Giuseppe Melchiorre Sarto scelse il nome di Pio X. Ricordato per essere stato il primo Pontefice a vantare origini umili e per aver affrontato l’intero cursus honorum ecclesiastico, visse in Vaticano assistito dalle sorelle in grande modestia. Pio X si trova ad affrontare un’epoca politicamente, sociologicamente ed economicamente estremamente complicata, senza, peraltro, disporre di solide basi universitarie, ampiamente surrogate, però, dal senso pratico e dalla carità: l’unificazione italiana, i movimenti operai, l’affermarsi dei partiti di massa, la questione della laicità, le istanze sociali, l’innovazione dei metodi produttivi, la prossimità alla rivoluzione russa, alla I guerra mondiale sono i principali problemi che il Papa dovette affrontare. Importante fu la presa di posizione in favore di un allentamento

del “non expedit” voluto da Pio IX: la partecipazione alla vita politica dei cattolici italiani non poteva più essere tabù. Importanti furono gli interventi di Pio X quando ancora era vescovo di Mantova, quando, sulla scorta del pensiero di Pio IX, favorì il costituirsi di cooperative tra operai. Inoltre, pur contrario al diffondersi del pensiero liberale, liberista e socialista, seppe affrontare con capacità critica il disagio degli operai, istituendo le casse operaie parrocchiali, uffici di collocamento e un corso di scienze economico-sociali presso il seminario. Mons. Sarto era da molti considerato un pensatore non favorevole alle istanze liberali e liberiste, tanto che si ricordano gli interventi di Pio X contro il modernismo, ideologia affermatasi a cavallo tra Otto e Novecento che pretendeva distaccare l’uomo da ogni assioma di valore assoluto, favorendo un affermarsi del concetto di uomo del tutto indipendente da dogmi ed altri vincoli alla propria libertà e riprendendo, sotto certi aspetti, una concezione scientista della realtà. Morì il 21 agosto 1914, pochi giorni prima dello scoppio della I guerra mondiale. Beatificato il 3 giugno 1951, fu dichiarato santo il 29 maggio 1954. Luca Cadamuro P.s.: La Diocesi organizza un pellegrinaggio a Roma con udienza del Santo Padre dal 8 al 10 Settembre 2014. Per informazioni: telefono: 0422.576882 e-mail: past.pellegr@diocesitv.it

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Collaborazione Pastorale di Musile di Piave LETTURA DELLA BIBBIA

“UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA”

Lettura continuata e commento degli ATTI DEGLI APOSTOLI Guidati da don Saverio in questo sesto anno, proseguiamo il percorso di lettura continuata di un libro della Bibbia dando spazio ad una semplice esegesi, ad un tempo di riflessione e di preghiera. Per alcuni incontri ci aiuteranno fratel Moreno, Brunetto Salvarani e Vincenzo Giorgio. Incisione del IV secolo nelle catacombe romane

Il programma - CALENDARIO DI LETTURA:

Tutti gli incontri si svolgeranno alle ore 20.30 presso le sale parrocchiali di Chiesanuova. Portare con sé la Bibbia, un quaderno e una penna.

ASCOLTO DELLA PAROLA

Presso la canonica di Passarella, da martedì 15 ottobre e per ogni martedì alle 20.30, insieme a don Flavio, si ascolta il Vangelo della Domenica successiva dando spazio al dialogo ed alla condivisione. Questi incontri sono aperti a tutti coloro che vogliono prendere sul serio la Parola preparandosi alla Liturgia della Domenica.

VI ASPETTIAMO! I VOSTRI SACERDOTI

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papa francesco a lampedusa e a cagliari Che Papa Francesco non ambisca a ricoprire l’incarico di mero “impiegato della Chiesa” è cosa chiara fin dal primo giorno del suo pontificato perché – come riferisce lo storico e docente universitario Franco Cardi-

ni – «sotto l’atteggiamento mite da prete, c’è un panzer che vuole provocare scandalo». Uno “scandalo” – ammesso che lo si possa così definire – funzionale, soprattutto, a risvegliare la Chiesa, istituzione millenaria che sembra aver nascosto, per troppo tempo, la propria essenza, travolta dal peso di accuse che ne hanno compromesso l’autorevolezza. È proprio questo tratto caratteristico ed energico del pontificato di Papa Bergoglio ad aver segnato le sue visite a Lampedusa ed in Sardegna: due visite diverse tra loro nel significato prettamente pastorale ma accomunate dal desiderio del Pontefice di mostrare una Chiesa non già nuova bensì rinnovata e alla ricerca del cammino verso le vere origini della Chiesa che è comunità e, in quanto tale, condivisone di doveri, quindi, di servizio. A Lampedusa, lo scorso 8 luglio, Papa Francesco ha rinunciato a grandi allestimenti (risulta un’esplicita richiesta di non alterare la vita quotidiana dell’isola), alla nota papa-mobile (sostituita da una Fiat campagnola messa a disposizione da un abitante dell’isola), senza altari bordati con metalli preziosi poiché l’altare s’è ricavato da una barca in legno. Papa Bergoglio ri-

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sponde così, con una insolita, sconcertante ma efficace semplicità, al fenomeno che lui stesso ha definito “globalizzazione dell’indifferenza”. Il concetto espresso a Lampedusa comprende più significati ma, una volta interpretato in maniera organica e in combinato disposto con le parole dell’omelia di domenica 29 settembre, assume un valore essenziale per la vita cristiana: «cosa succede se un cristiano si compiace solo del suo benessere ignorando i tanti Lazzaro che gli chiedono un aiuto? Guai agli spensierati di Sion che mangiano, bevono, cantano e si divertono e non si curano dei problemi degli altri. Questa è gente che sta sull’orlo di un abisso di disumanizzazione: se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini. Guardate bene: il ricco del Vangelo non ha nome, è semplicemente “un ricco”. Le cose, ciò che possiede sono il suo volto, non ne ha altri». E stupisce notare come alla celebrazione eucaristica celebrata nell’isola non fossero presenti rappresentanti delle istituzioni (solo il Prefetto era presente), come spesso accade durante altre cerimonie presiedute dal Pontefice; erano presenti, invece, gli abitanti dell’isola e i migranti, anche di fede islamica. Anche questa immagine, forse, manifesta un senso di indifferenza che, al di là delle posizioni partitiche ed ideologiche, è sintomo – appunto – di una indifferenza che conduce, nel caso di specie, anche ad una incapacità di percepire i fatti e ad una consequenziale incapacità di fornire risposte ai fatti stessi.

Dopo l’importante messaggio lanciato da Lampedusa, non è mancato un ulteriore intervento da Cagliari. In Sardegna si parla di lavoro, di crisi e «di un sistema economico che porta a questa tragedia, un sistema economico che ha al centro un idolo che si chiama denaro, ma Dio ha voluto che al centro del mondo non ci sia un idolo ma l’uomo. L’uomo e la donna che portino avanti il mondo con il loro lavoro». Un messaggio forte che non si limita alla critica ma abbonda di sentimenti intimi che, come sappiamo, possono toccare molto più delle parole, dei dogmi. Per questo il Pontefice parla della propria esperienza personale di figlio di immigrati che durante il periodo della grande depressione persero tutto, anche la speranza. Un Papa che parla di esperienza di vita comune, un Pontefice che sembra assumere le vesti del par-

roco qualsiasi, mentre affronta problemi quotidiani, non è certo cosa di ogni giorno, come non è cosa di ogni giorno che parli di coraggio vivo, di un coraggio che egli stesso si impegna a trasmettere non in qualità di studioso delle scritture o di gesuita né, tantomeno, in qualità di “impiegato della Chiesa”: Bergoglio parla di un impegno personale per riportare il coraggio. Ecco il grande messaggio di Francesco, coerente con il nome scelto: un messaggio di essenzialità coraggiosa per tornare al messaggio di Gesù. Luca Cadamuro

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“che Cosa c’è dopo la morte?” Estate, tempo di riposo, di divertimento, di mare, di montagna, di vacanza… si allentano le attività, ci si rilassa, si vorrebbe essere più spensierati. La nostra comunità da qualche anno ha deciso di approfittare invece della pausa estiva per approfondire alcuni temi riguardanti il nostro essere cristiani con il leggere insieme un libro. Cornice di questo bel momento è il giardino della comunità del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave. Quest’anno la scelta del libro si è ispirata alle diverse morti improvvise di persone della nostra comunità. È stato quasi “naturale” orientarsi sul libro di Anselm Grün: “Cosa c’è dopo la morte: l’arte di vivere e morire”. Devo dire che mi sono "avvicinata" a questo libro con un po’ di titubanza, ma con il desiderio di capire (o forse di avere delle conferme) cosa ci succederà quando moriremo. La mia vita è stata attraversata più volte dalla morte di famigliari e persone care, ma ho sempre sentito ogni volta, oltre al dolore della perdita, anche una grande speranza-certezza: quello che la nostra fede professa e cioè che la nostra vita continuerà nell’aldilà nella luce e nell’amore di Dio. Non meno importante: potremo rincontrare le persone che ci hanno preceduto. Dalle prime righe, l’autore ci ha fatto subito capire “che solo se accettiamo la morte come meta della nostra vita, e non come annientamento, possiamo vivere pienamente la nostra essenza di uomini mortali, eppure chiamati alla resurrezione”. Ma quale percorso psicologico, spirituale dobbiamo fare per interiorizzare tutto ciò? Come testimoniare questa speranza quando il dolore della perdita ci assale? Credo che all’inizio non abbiamo trovato risposte ma abbiamo aumentato le nostre domande. Possiamo accettare la morte delle persone anziane, e forse di quelle ammalate, ma la morte di giovani e bambini? Le morti violente? Esiste il Paradiso? L’inferno? E il purgatorio? Come stare accanto alle persone che si preparano alla morte e ai loro fami-

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gliari e amici? Anche la psicologia e la filosofia, secondo l’autore, ci incoraggiano a fidarci delle intuizioni della nostra anima che nel profondo sa che esiste un’altra forma di vita, dopo la morte, che non è vincolata dalle categorie dello spazio e del tempo. Molto interessante è stato capire che le immagini bibliche cercano di darci consolazione e vincere la paura della morte e, penetrando la nostra anima, trasformano la paura della morte e dell’ignoto che ci aspetta e ci mettono in contatto con la fiducia e la speranza che già esistono nel nostro intimo. Sono tante le immagini proposte (e non le cito tutte per invitare alla lettura del libro) ma quella a me più cara è quella che ho vissuto personalmente e che mi sono “spiegata” con la lettura del libro. Anselm Grün la chiama “Preparare un posto”: Gesù nel discorso della montagna descrive ciò che ci attende quando moriamo. “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella Casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no vi avrei mai detto: vado a prepararvi un posto?...” L’interpretazione che Gesù dà della propria morte vale anche per le persone a noi care, alle quali siamo legate da amicizia e amore. Quando muoiono portano con sè già una parte di noi nella dimora eterna. Tutto ciò che abbiamo condiviso: gioia, dolore, amore, sofferenza, i discorsi fatti, viene portato nella casa che preparano per noi. Avvertiamo sempre che qualcosa di noi se ne va quando muore una persona cara, ma non dobbiamo considerarlo uno strappo, bensì un avvicinamento a Dio. Possiamo confidare che una parte di noi è già con Dio e ci aiuta nella vita terrena e quando moriremo forse sarà più facile incontrarlo. Può succedere quindi di avvertire nel dolore della perdita la vicinanza consolatrice di Dio. Chi crede in Dio e ha un dialogo di amore con Lui, non può interromperlo con la morte: è questa l’interpretazione di Giovanni della resurrezione. La comunione con lui si verifica già nella terra; credere significa capire l’essenza delle cose, in tutto "riconoscere

Dio come il fondamento". Quando moriremo vedremo più chiaro e puro e saremo un tutt'uno con Lui.

Interessante poi è stato analizzare la preghiera che facciamo per i defunti: l’eterno riposo. Il riposo, che caratterizza già la nostra vita terrena, e non è quello della tomba, è il riposo divino del sabato. In Dio potremo riposarci da tutte le tribolazioni e fatiche, e come Lui potremo dire che ciò che abbiamo fatto era buono perché ci ha portato a lui. Come gli ebrei, nel riposo non oziamo, ma familiarizziamo con Dio. S. Agostino dice che “Lì riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo”. Quindi nella preghiera auguriamo al defunto di guardare alla propria vita dal punto di vista di Dio e riconoscere che è tutto buono e di aumentare l’amore nel rapporto con Lui. La luce: la morte è associata al buio e all’oscurità. Perciò auguriamo al defunto che risplenda a lui la luce perpetua, che possa riconoscere gli avvenimenti della propria vita alla luce di Dio. Che tutto si illumini, che ciò che non appariva chiaro ora si riveli. Gli chiediamo di diventare Lui stesso luce per noi. Interessanti sono state anche le descrizioni dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso che sono luoghi dell’anima che

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possiamo già vivere su questa terra. Rimando anche qui la curiosità del lettore al testo. L’ultima parte del libro (morire nella speranza) ci ha permesso la condivisione delle nostre esperienze di accompagnamento alla morte di genitori, amici, figli... L’atteggiamento che ha caratterizzato il momento è stato il profondo rispetto e pudore sia di chi parlava sia di chi ascoltava. L’esperienza della morte, se affrontata, non ci chiude alla vita, bensì ne dona un significato nuovo; non ci chiude nella disperazione ma ci apre alla gioia del dialogo con Dio già sulla terra; non ci fa sentire soli ma in

compagnia di un Dio che vuole solo la nostra felicità, che ci accetta con i nostri limiti e che ci perdona ogni volta che sbagliamo. La lettura del libro ha aumentato in me la consapevolezza di testimoniare con la presenza a volte silenziosa questo Amore e consolazione di Dio, di non aver paura di parlare di questo argomento che tanto ci spaventa. La fede però non va gridata ma instillata e testimoniata nei piccoli gesti costanti di vicinanza alle persone che soffrono e nel ricordo quotidiano della nostra preghiera. Le nostre comunità parrocchiali dovrebbero

dedicare delle attenzioni particolari a chi si trova ad affrontare un lutto. Inoltre dovrebbe aumentare in noi cristiani la consapevolezza che “In Gesù, Dio ci ha donato la grazia di vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio Salvatore Gesù Cristo. È una beata speranza quella che Dio ci ha donato, una speranza che ci rende beati già oggi e ci fa vivere in armonia con noi stessi e con la nostra esistenza, e quindi felici, pur nella prospettiva della morte.” Susanna Paulon

veglia per la pace: musile 11 settembre 2013 “Signore, scusa, siamo ancora noi che bussiamo alla tua porta...” “Siamo noi, “piccoli” uomini che ancora una volta ti abbiamo deluso... Dopo esser risorto, quando sei apparso ai tuoi apostoli, li hai salutati con uno dei più bei saluti che qualcuno possa ricevere: “PACE A VOI”. Ma noi non riusciamo a vivere nella pace, non la conosciamo perchè non siamo capaci di essere uomini di pace. Il Caino che c’è in ognuno di noi, continua a risponderti indisturbato: “Sono forse io il custode di mio fratello?” E così le guerre continuano, il sangue di innocenti si riversa sulla terra e il clima di indifferenza di chi sta intorno si allarga... Non sappiamo cosa fare se non inginocchiarci davanti a Te e pregarti come se fossimo “un cuore solo e un’anima sola”... E’ per questo che siamo qui, in questa chiesa, uno accanto all’altro: giovane, vecchio, bambino, italiano, siriano, musulmano... Siamo qui Signore, chiamati dal nostro pastore che ci invita a vegliare per la pace. Sopra l’altare la luce delle lampade illumina la tua maestosità, il tuo silenzio, la tua Presenza. Sullo sfondo un grande quadro: Signore, lo vedi? Vedi come quella colomba sembra voler portare un filo di speranza a una terra che sembra allontanarsi da Te? E Tu invece continui ad allungare le mani, ad aspettarla, a custodirla. Ai piedi della Tua croce una bandiera colorata, la ban-

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diera della pace, i colori della pace... ma non basta una bandiera a costruirla! Signore, quante persone in silenziosa adorazione. Solo Tu sei l’unica speranza per questa nuova guerra alle porte che sembra scoppiare da un momento all’altro. Ascolta la nostra preghiera. Non hai detto forse Tu: “Quale padre darebbe un sasso al figlio che gli chiede un pezzo di pane?” Siamo qui, intorno a Te, ti chiediamo la pace, aneliamo alla pace, quella vera, quella che nasce nella profondità del cuore e che può davvero far cambiare il mondo. Fai scoppiare la pace Signore! In ogni angolo della terra! Negli angoli più bui, nelle zone più oscure, nei meandri dei nostri cuori... Che ogni lumino qui acceso, intorno a questa bandiera, porti una luce di speranza a chiunque ne abbia bisogno e che ogni abbraccio scambiato e accolto possa diventare un desiderio di pace realizzato.” Monica Scarabel

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Praga: diario di viaggio Raccontare di un viaggio vissuto è sempre piacevole perché ci aiuta a ricordare luoghi, colori, profumi, sapori e sensazioni provate. Eccomi allora pronta a proporre il diario dei 5 giorni trascorsi a Praga, condivisi con don Flavio e un gruppo di noi.

Lunedì dell’Angelo 1° aprile 2013

Partenza di buon'ora da Passarella con prima destinazione Chiem in Baviera, la più grande e visitata regione della Germania ricca di foreste, montagne, laghi, storia ed arte. Dopo una breve attraversata in battello giungiamo a Herreninsel (l’Isola degli uomini) mentre da lontano ammiriamo Fraueninsel (L’Isola delle donne). Visitiamo il castello di Herrenchiemsee costruito da Re Ludwig II come copia della Reggia di Versailles. Magnifica costruzione che ben riesce a farci assaporare ed immergere negli sfarzi di quell’epoca. Scopriamo che l’Isola degli uomini è chiamata così perché ospitava un convento di Canonici Agostiniani a differenza dell’Isola delle donne che ancora oggi accoglie una comunità di monache Benedettine. Il paesaggio è talmente suggestivo che neppure il freddo pungente (che non ci abbandonerà mai in questi giorni) riesce a farci distogliere dall’ammirarlo.

Martedì 2 aprile

Siamo ancora nel cuore della Baviera, ad Altotting, centro spirituale di questa regione dove, in un piccolo santuario ottagonale, possiamo pregare davanti alla bellissima immagine della Madonna Nera, molto venerata in Germania e dal Papa

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emerito Benedetto XVI, realizzata in legno di tiglio e così soprannominata da quando il fumo delle candele, nel corso degli anni, le ha fatto assumere la particolare colorazione scura. Andiamo poi nella vicina Markt, per visitare la casa natale di Papa Ratzinger.

Mercoledì 3 e giovedì 4 aprile

Siamo a Praga, nella Repubblica Ceca, città che ha vissuto drammi e resurrezioni ed è riuscita a conservare magicamente i segni di queste tappe storiche. Visitiamo il quartiere Hradcany, il castello reale Boemo e la cattedrale di San Vito,

raccolta nel suo interno. Impariamo che il cuore di Praga è costituito da quattro quartieri: Starè Mesto (Città Vecchia) con Josefov (il quartiere ebraico), Novè Mesto (Città Nuova), Hradcany (il Castello) e Malà Strana (Città Piccola). La moneta in circolazione è la corona ceca e questo c’impegna a confrontarci con una valuta diversa dal nostro euro. A Starè Mesto spaziamo dal Ponte Carlo, uno dei ponti più belli del mondo con le sue 30 statue e 3 torri, alla piazza della Città Vecchia alla scoperta del cuore storico di Praga, vera sinfonia di stili, tra torri gotiche, palazzi rinascimentali decorati

ed esuberanti facciate barocche. Ci lasciamo affascinare dall’Orologio astronomico, una meraviglia del 1400 che segna il movimento dei pianeti e delle stelle e allo scoccare d’ogni ora un meccanismo di precisione fa danzare le sue statue e suonare le campane. A Josefov riusciamo a visitare alcune sinagoghe ed il cimitero ebraico. Novè Mèsto si sviluppa intorno all’immensa Piazza Venceslao simbolo della resistenza ceca contro l’occupazione sovietica. Malà Strana, la misteriosa, offre ai nostri occhi la sua struttura urbana medioevale, tra stradine, passaggi, scalinate e vicoli ciechi. In questo quartiere all’interno della Chiesa di Santa Maria della Vittoria riusciamo a pregare davanti alla statua del Bambin Gesù di Praga, che nonostante le ridotte dimensioni sprigiona un enorme fascino. Praga ci offre anche locali caratteristici, storiche birrerie e negozi tipici che ci aiutano a respirare l’atmosfera unica di questa città.

Venerdì 5 aprile

Ritorniamo a casa soddisfatti, perché i giorni vissuti nella magica Praga con le uscite serali che ci hanno visto spostare in gruppo in metropolitana per scoprirne il fascino notturno, sono stati cosi belli ed intensi da lasciare in noi la voglia di ritornare in questa città dai mille volti. Ringraziamo don Flavio per averci offerto la possibilità di iniziare a conoscere la splendida Praga e per essere riuscito, come sempre, a far sì che nei giorni vissuti insieme, siano nate amicizie e simpatie spontanee. Emanuela Fortunato

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BRETAGNA E NORMANDIA: Terra di santi e Cattedrali Viaggio Pellegrinaggio della Collaborazione 18 - 25 giugno 2013 Anche per quest’anno spetta a me raccontare qualcosa del pellegrinaggio che ha portato, nel giugno scorso, una cinquantina di persone, provenienti prevalentemente dalle parrocchie delle nostra collaborazione, in Normandia e Bretagna.

Questa volta però non volevo semplicemente descrivere i luoghi visitati, le esperienze vissute, le testimonianze ascoltate o le amicizie rinsaldate; bensì cercare di spiegare cosa significhi, per me e per molte delle persone che in questi dieci anni hanno fatto i pellegrinaggi proposti prima dalla parrocchia di Musile di Piave dalla collaborazione poi, andare in pellegrinaggio. Sfatiamo un luogo comune: il pellegrinaggio come lo intendiamo noi oggi non è come quello che si intendeva molti anni fa; non è andare in alloggi di fortuna, tornare a casa con le scarpe rotte per il tanto camminare, mangiare quello che capita – sperando che tutto vada per il meglio; visitare solo luoghi strettamente legati a santi, apparizioni, “pagine” della vita di un cristiano. Pellegrinaggio è, fondamentalmente, mettersi in cammino con gli altri lasciandosi interrogare da quanto vediamo, ascoltiamo e, soprattutto, viviamo. Certamente ci sono dei luoghi che, inevitabilmente, associamo più facilmente al termine di pellegrinaggio, uno fra tutti la Terra Santa … ma anche la Terra Santa può diventare un semplice viaggio che non ha nulla a che fare con il pellegrinaggio anche se tutti i luoghi visitati parlano di Gesù Cristo se non la si affronta con la modalità giusta. Il pellegrinaggio innanzitutto è un modo di viaggiare, di guardare, di ascoltare insomma … di vivere. Detto questo veniamo al pellegrinaggio di quest’anno: riuscite a dire che Normandia e Bretagna

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sono mete usuali per un pellegrinaggio? Ci siete riusciti? Bravi! Io, nonostante abbia un po’ di esperienza di pellegrinaggi, ad una prima impressione non ci sono riuscita Quando è stato deciso di andare in Normandia e Bretagna le mie riflessioni sono state di tutt’altro tipo: dopo Israele, Egitto, Turchia… ecco finalmente un viaggio più tranquillo, un paese meno caldo in tutti i sensi, praticamente dietro l’angolo! Normandia e Bretagna sono diventati pellegrinaggio solo vivendoli come tali e allora pellegrinaggio è stato seguire le orme di due grandi sante Santa Teresa di Lisieux e Santa Giovanna d’Arco; pellegrinaggio è stato lasciarci rapire dalle maestose cattedrali di Ruen, Caen, Mont Saint-Michel, Chartres; pellegrinaggio è stato camminare nei luoghi dello sbarco dove innumerevoli croci di marmo bianco ricordano quei ragazzi… e li il silenzio assordante è divenuto preghiera; pellegrinaggio è stato rimanere basiti dinnanzi alla bellezza del Creato: il fenomeno delle maree, le scogliere sempre diverse, le varie sfumature dell’azzurro del cielo e del mare che si abbracciano in un punto indefinito; pellegrinaggio è stato aver la fortuna di avere accanto a noi don Saverio e don Stefano che, ogni giorno hanno celebrato la messa, pregato con noi le lodi e vespri, ci hanno dato preziosi spunti di riflessione; pellegrinaggio è stato camminare con altre persone, ascoltando confidenze, condividendo fatiche, rimanendo assieme in silenzio, o un semplice braccio sulla spalla quando le parole erano superflue. Barbara Fornasier

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SALUTO SAMUELE TAMAI SABATO 14 SETTEMBRE 2013 Caro Samuele, don Flavio, don Michele ed io in questa celebrazione eucaristica vogliamo, come Collaborazione di Musile, dire grazie al Signore per la tua presenza in mezzo a noi nei fine settimana di questi tre anni. Non possiamo dire che sei “cresciuto” (ci mancherebbe altro!!!) ma possiamo certamente dire che la tua presenza nei vari luoghi di servizio (catechesi e gruppo giovani a Caposile, il nuovo gruppo giovanissimi Caposile-Millepertiche, l’ACR e gli educatori a Chiesanuova, chierichetti, ancelle, campiscuola…) dicevo che la tua presenza è stata importante, significativa, bella! Perché? Per vari motivi: avere tra noi un giovane in ricerca vocazionale diventa ricchezza per tutti e crea nei giovani anche una certa inquietudine nel non dare per scontato che nella nostra vita decidiamo tutto noi; la tua discrezione e la tua modalità di porti con i ragazzi e con i tuoi coetanei è stata sempre vissuta con umiltà, non sei (scusa se te lo dico) uno di quei seminaristi: “so tutto io, ho la soluzione in tasca! Io so!!!”… e spesso noi preti siamo un po’ così! Non copiarci, resta quello che sei. Ancora il tuo modo bello di approfondire e anche di valutare le cose con

quel distacco necessario, con calma, il tuo essere distaccato dalle cose esteriori. I tuoi molti interessi (dalla musica rock più spinta ai libri su suor Faustina Kowalsca o Marthe Robin) interessi che credevo inconciliabili: in te ho visto che è possibile mettere insieme gli opposti. Basta sviolinate! Grazie allora al Signore per aver fatto un pezzo di strada insieme (e ricordiamo con gioia la Settimana Vocazionale dove tutta la comunità teologica è rimasta con noi un’intera settimana): ti auguriamo buon cammino, buona strada a ciò che il Signore della tua vita, il tuo Amore ti chiederà come passi ulteriori. Ti affidiamo a Lui e a sua madre Maria sicuri che insieme con questa compagnia e con la tua bella famiglia e con i compagni di Seminario potrai sempre più comprendere la volontà di Dio dentro la tua vita. Ancora grazie al Signore e grazie a te Samuele. Ti chiediamo di pregare per noi affinchè il Signore continui a chiamare al suo servizio umile e generoso, giovani (ragazzi e ragazze) e che, ascoltando la Sua Voce, non abbiano paura di dire di sì. Grazie ancora. don Saverio

Colgo con piacere l’invito a scrivere questo breve articolo, per rinnovare i saluti a coloro che ho già incontrato il 14 ed il 15 settembre, nonché per estenderli a tutti i parrocchiani ai quali arriva Emmaus. Penso in particolare agli anziani e a coloro che, anche mai incontrati, sentono in maniera forte l’importanza del seminario per le nostre comunità cristiane, e sostengono anche semplicemente con una attenzione particolare, un ricordo o una preghiera, noi seminaristi. Sono passati ormai tre anni da quando mi avete accolto nella collaborazione pastorale di Musile, e devo dire che mi sembrano veramente volati. La vita condivisa con i sacerdoti presenti in canonica, il servizio con i ragazzi e i giovani di vari gruppi e parrocchie, le relazioni con le famiglie, le piccole altre occasioni di servizio ed incontro che ho vissuto durante questi anni, ne hanno fatto un vero tempo di grazia. Un tempo, cioè, che il Signore mi ha donato per incontrare voi, e cominciare a percepire che questa, la Chiesa, è la sua carne; un tempo donatomi per conoscerla meglio e, sotto la sua provocazione, avere spunti per conoscermi meglio. Ora, terminato questo tratto di cammino, mi trovo a seguire il Signore attraverso nuovi paesaggi, come probabilmente capitava ai discepoli che passavano di villaggio in villaggio, attirati da Gesù e sempre più introdotti ad una logica di servizio del Regno. L’anno che mi aspetta è un anno particolare del percorso formativo del seminario, caratterizzato oltre che dalla scuola e dalla normale vita comunitaria, da un’esperienza chiamata “Siloe”. Essa può essere così brevemente descritta: invece di avere una parrocchia di riferimento in cui tornare e prestare servizio, con i miei compagni di classe incontreremo ogni fine settimana una parrocchia diversa della diocesi, in modo da conoscere un po’ meglio la realtà che saremo chiamati a servire, ma ancora di più per sensibilizzare le comunità cristiane riguardo la vocazione sacerdotale, nella certezza di fare un servizio a coloro che il Signore chiama, ed anche alla nostra chiesa diocesana. Carico di gioia per quanto mi avete lasciato nei tre anni trascorsi e con uno sguardo di fiducia e serenità verso il futuro, continuo a camminare portandovi nel ricordo e nella preghiera. Sono grato se farete altrettanto! Samuele Caro Samuele, non sembra, ma sono già passati ben tre anni da quando sei venuto nella parrocchia di Caposile. Pian piano hai conquistato la fiducia e la simpatia di tutti e sei diventato ormai un membro di questo paese. Con la tua semplicità e il tuo immancabile senso dell’umorismo sei riuscito a creare un grande gruppo:

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quello di noi ragazzi delle superiori. In questi anni, passati tra giochi, feste per i bambini e le immancabili preghiere, ci siamo divertiti tantissimo e sono stati i momenti più belli della nostra vita... ma come tutte le cose belle, anche questo cammino è giunto alla fine ed è arrivata l’ora di salutarci. Nonostante questo sia un “arrivederci” e non un “addio”

mancherai a tutti noi, giovani e meno giovani. Hai lasciato un segno indelebile nei nostri cuori e non ti dimenticheremo mai. Ciao Samu speriamo di vederci presto. I ragazzi di Samu Luca Beraldo, Luca Montagner, Riccardo Salviato, Thomas Nava, Sara Mariuzzo, Martina Donè, Francesca Nori, Isabella Battiston, Leonardo Tamai, Ottavia Paoli, Alice Ferrazzo, Giorgia Ferrazzo, Valentina Orlando

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News News News per coppie di sposi Luci di speranza per la famiglia ferita L’ufficio diocesano di Pastorale famigliare di Treviso, oltre ai tradizionali percorsi per fidanzati e coppie, propone due interessanti nuovi percorsi per persone separate o per coppie divorziate risposate che vivono dentro la comunità cristiana.

Percorso formativo-spirituale con i separati-divorziati fedeli

Destinatari: coloro che, separati o divorziati, non escludono la possibilità di vivere la fedeltà al Sacramento del matrimonio. Martedì 24 settembre 2013, ore 20.30: accoglienza, conoscenza, presentazione. Domenica 13 ottobre 2013, ore 15.30: Rifarsi una vita Martedì 5 novembre 2013, ore 20.30: È proprio finita? Martedì 26 novembre 2013, ore 20.30: Un amore che può continuare: come? Martedì 17 dicembre 2013, ore 20.30: Da separato/a, quali relazioni? Martedì 14 gennaio 2014, ore 20.30: ...E i figli? Martedì 11 febbraio 2014, ore 20.30: Il sacramento del matrimonio rimane ancora un dono? Domenica 16 marzo 2014, ore 15.30: Il sacramento del matrimonio Martedì 8 aprile 2014, ore 20.30: “...Perché porti più frutto”(Gv 15,2) Martedì 13 maggio 2014, ore 20.30: “...Va’ dai miei fratelli...” (Gv 20,17)

Percorso formativo nuove unioni

Destinatari: coloro che, per vari motivi, sono separati o divorziati risposati e intendono approfondire la loro relazione alla luce della Verità e della Carità. Domenica 27 ottobre 2013, ore 16.00: “C’è ancora posto per noi?”. Separati, divorziati, nuove unioni nella Chiesa Domenica 15 dicembre 2013, ore 16.00: Un nuovo amore o un amore nuovo? Domenica 23 febbraio 2014, ore 16.00: Dall’isolamento alla solitudine verso la comunione Domenica 4 maggio 2014, ore 16.00: Dall’ostilità all’ospitalità: le relazioni buone Per ulteriori informazioni potete rivolgervi ai nostri parroci don Saverio e don Flavio.

La Messa della famiglia a Chiesanuova Il momento di incontro che abbiamo vissuto con la Santa messa del 15 settembre risponde, prima di tutto, all’esigenza di ritrovare e favorire i momenti che vedono la famiglia al centro della nostra vita comunitaria. In una realtà piccola come la nostra è importante rimettere al centro il ruolo della famiglia, come cuore pulsante della Vita, dono Suo, e le relazioni familiari ( genitoriali, filiali, nonni) e tra famiglie per rafforzare il tessuto cristiano e sociale tra di noi. Una spinta verso questa direzione la riceviamo senza dubbio dalla necessità di ritrovarsi a celebrare la gioia, ma anche a condividere fatiche, dolori, tristezze e difficoltà piccole e grandi che stiamo vivendo in questo particolare momento storico. La messa della famiglia significa per noi celebrare nei riti del giorno del Signore anche la gioia di credere che alle difficoltà non ci dobbiamo arrendere perché, pur con tutti i nostri limiti, in questo particolare momento ci ritroviamo insieme a professare il nostro credo nella Sua infinita misericordia, riscoprendo che siamo fratelli. Ci scalda il cuore poi ripensare che anche Gesù, da bambino prima e da adulto poi - proprio come noi - il sabato, andava al tempio con la sua famiglia. Una volta lasciata la famiglia, l’ha ritrovata nei suoi discepoli e nelle persone che incontrava nel suo cammino, proprio come coloro che hanno perso un familiare e trovano conforto e calore nella comunità. Questa messa ci ha aiutato a ricordare che la famiglia è il luogo primario dove vivere il nostro essere cristiani, ad esempio come genitori da testimoni verso i figli, come figli per scoprire la vocazione , come nonni, dono di esempio ed aiuto. Infatti, se non viviamo il nostro essere cristiani all’interno della nostra famiglia ci sarà più difficile e vano l’esserlo al di fuori. Nella santa messa la famiglia si configura il luogo principe dei riti che rendono essa stessa viva e partecipe dell’amore di Cristo, inserita in una famiglia più grande, la comunità appunto, per collaborare insieme. E’ stato meraviglioso, comunque, constatare la partecipazione numerosa, di bambini, nonni e genitori e come si sia prolungato il momento di incontro anche nel dopo la messa, fuori dalla chiesa. L’iniziativa verrà riproposta con altri appuntamenti il 29 Dicembre, il 2 Febbraio e un’altra data ancora da decidere. Stefania e Simone

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PIANI DI LUZZA: La famiglia, una piccola Chiesa Difficile rendere in poche righe e a parole un’esperienza di comunità diocesana di otto giorni in montagna con tante famiglie provenienti dalle varie parrocchie della diocesi, 250 persone circa, e, viene proprio da dire, “che belle persone!”. Partiamo dal principio, ossia la scelta di partire per questo campo. I nostri parroci, sappiamo, sono sempre abili nel fare le proposte, e il titolo inizialmente ci è apparso un po’ preoccupante con un vago sapore di fregatura… cammino di formazione per animatori di pastorale familiare… che tradotto avremmo potuto interpretare come: “vogliono forse chiederci di fare qualche cosa?”. Il tema però è affascinante, è di quelli importanti, anzi fondamentali, perché la famiglia è il nostro caposaldo, il nostro rifugio e la nostra vocazione. La decisione è stata quindi di vivere questo momento non pensando a quello che ci potrebbe essere stato da fare ma piuttosto nella speranza e nella curiosità di poter conoscere più in profondità il mistero di questo legame, di questo sacramento che è il matrimonio…ed è stata una buona scelta. L’esperienza che abbiamo vissuto è stata sicuramente di incontro, a tutti i livelli: incontro con altre famiglie, con altre esperienze, con il/la proprio/a marito/moglie, e soprattutto incontro con Gesù. L’incontro è uno degli atteggiamenti fondamentali di Gesù, è lo stile che ci insegna, il modo per essere veramente suoi discepoli. Questa avventura ci ha proprio fatto toccare con mano questa realtà: incontrare, abbiamo capito, significa anzitutto aprire il cuore per essere presenti con chi ci sta di fronte, a partire dal proprio marito/moglie ma, in senso più generale, con tutti. Se non ci

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disponiamo all’incontro con l’altro, con fatica riusciamo ad amare: se ci pensiamo bene, Gesù non ci chiede proprio tante cose, ma di amare sì, di amare il nostro prossimo…e con l’amore non si può sbagliare. La “scoperta” più bella che ci siamo portati a casa da questa esperienza (forse può sembrare banale ma a pensarci bene cosa può esserci di più importante?) è proprio la consapevolezza che Dio ci ama, ci ha a cuore, così come siamo, con le nostre debolezze e le nostre forze. La nostra piccola esperienza di genitori in questo senso ci ha aiu-

tato meglio a comprendere questo mistero, a percepire quell’amore incondizionato e gratuito che Dio ha per noi, che si avvicina molto a quello che un genitore ha per i figli… Il totale abbandonarsi di un bimbo con un profondo abbraccio alla propria mamma, è bello pensare che il Padre ci accoglie proprio così. L’esperienza a Piani di Luzza è stata un susseguirsi di molti momenti di comunione, di condivisione di coppia e di gruppo, di preghiera e di confronto, tutto vissuto con una grande intensità e carica emotiva. Insomma dei bellissimi momenti di Chiesa, alla riscoperta di questo amore, di questa bellezza che è Dio. E Dio, questa bellezza, l’ha riversa-

ta in modo particolare sugli sposi attraverso il sacramento del matrimonio. Ciascuna famiglia, piccola chiesa domestica, è un mattone a fondamento della Chiesa, esempio di relazione di amore gratuito e salvifico, primo luogo di incontro con Dio e di carità. Per noi si è tradotto nella necessità di dialogo con il Padre, nel bisogno di trovare, anzi, creare tempi e momenti di preghiera condivisa, sia di coppia che di famiglia. Ci siamo riscoperti in carenza di preghiera, ma con la fortuna di aver trovato qualche utile strumento di supporto. Nell’esperienza vissuta abbiamo potuto provare che è proprio la preghiera lo strumento che ci aiuta ad avvicinarci all’incontro. Tornati dal campo, dopo qualche settimana abbiamo festeggiato il giorno dell’anniversario del nostro matrimonio, per la prima volta lo abbiamo ricordato andando a messa assieme, portandoci nel cuore una frase ricordataci più volte durante il campo e che vorremmo condividere con tutti: “L’amore si celebra, non si nasconde”. Questo è il motto che vorremmo ci accompagnasse nel nostro cammino, il continuo richiamo alla nostra scelta ed allo stesso tempo “il libretto delle istruzioni” per poter vivere in pienezza questo sacramento. Crediamo che essere sposi significa trovare le strade per far crescere l’amore, significa anche e soprattutto prendersene cura, giorno per giorno, goccia dopo goccia, consapevoli che non è meritato ma un grande dono che abbiamo ricevuto. La persona che ho accanto è il più bel regalo che abbia mai desiderato di avere… Dio ci ama proprio tanto! Simone e Nicoletta

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CONCORDIA DO PARà: LA FAMIGLIA IN VACANZA, MA NON SOLO Siamo Giovanni e Monia, residenti a Millepertiche e sposati dal 1992. Abbiamo quattro figli: Fabio di 20 anni, Alice 19, Saverio 14, Davide 10. Vista l’età dei figli maggiori, già da qualche anno, ci siamo rasse-

A noi genitori interessava soprattutto far toccare con mano ai nostri pargoletti la realtà e le contraddizioni di un grande paese che cerca a fatica di scrollarsi di dosso l’etichetta di “terzo mondo” che anche noi abbiamo contribuito a creare e cucirgli addosso.

BRASILE - ITALIA 5 - 5

gnati all’idea che è finito per noi il tempo delle uscite della famiglia al completo... però ci siamo dovuti, con piacere, un pò ricredere.

STESSA FAMIGLIA MA COMUNQUE DIVERSI Siamo una famiglia ma non diciamo niente di strano nel far presente che ciascuno di noi ha esigenze ed interessi che ci portano a percorrere strade anche molto diverse. Però a noi genitori piace l’idea di trovare periodicamente una proposta che possa interessare trasversalmente tutti i nostri figli. Anche questa volta ci siamo riusciti!

ANDIAMO A TROVARE LO ZIO PIERO? E così siamo partiti per il Brasile, destinazione Concordia do Parà, giusti sotto l’equatore. Lo zio, che non vediamo da quattro anni, è missionario Saveriano in Amazzonia dal 1972.

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Molto più terra-terra, per questo viaggio, il motivo di entusiasmo dei nostri figli minori è stato l’idea di potersi confrontare, a suon di pallonate e dribbling, con i loro coetanei brasiliani. Di fatto non è potuta mancare la sfida “Brasile Italia”, terminata 5 a 5, dopo che noi (squadra in trasferta) stavamo vincendo per 4 reti a 1. Per completezza di informazione devo dire che il termine dell’incontro non è stato sancito dall’arbitro (che non c’era) ma dalla sopraggiunta mancanza di illuminazione naturale che rendeva difficile l’individuazione del pallone. Tornando a prima del viaggio, anche la nostra secondogenita Alice si è dimostrata affascinata all’ipotesi di questo viaggio. Si, perché decidendo di non venire, avrebbe avuto ben dodici giorni di completa autogestione! E così è stato.

siamo per loro il “sogno da raggiungere”. Credo che noi siamo debitori di un esempio diverso a questi miliardi di poveri (economicamente). La gioia e la partecipazione che abbiamo respirato nelle celebrazioni liturgiche, e la grande dignità con cui quel popolo conduce una vita, certo non facile, ci ha rinfrancato nell’idea che le ricchezze umane non risiedono, certo, nei beni materiali.

DA VECCHI SI TORNA UN PÒ BAMBINI Siamo stati con vari missionari che erano baldi e giovani negli anni 60/70 ed ora ottantenni sono di una tenerezza estrema. Hanno fatto a gara per essere con noi accoglienti e, malgrado gli acciacchi, ci hanno voluto fare da ciceroni per la città. Spassosissimo è stato assistere alle loro colorite disquisizioni sul sostenere una linea pastorale al posto di un’altra, oppure, se è giusto o no accettare il contributo del “riccone” di turno. Come noi, anche i missionari Saveriani sono una famiglia, ed è stato bello vedere come le

PENSIERINO DEL BUON PROPOSITO Ed ora un’osservazione personale sul popolo brasiliano che pensiamo possa essere estesa un pò a tutte le genti, che per essere nate in un paese del terzo mondo, hanno acquisito, loro malgrado, lo stato di “vita precaria-cronica”. Grazie alla televisione... o meglio, purtroppo tramite quello che fanno vedere in TV, noi con il nostro stile di vita, ancora spesso basato sul possedere,

diversità dei vari soggetti non sono motivo di discriminazione, ma accettate come percorsi diversi verso la stessa meta. Monia e Giovanni

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Grazie don Giovanni Don Giovanni Pesce, che ha collaborato nelle nostre comunità fino al Settembre del 2012, è tornato alla casa del padre il 30 Settembre scorso. Vogliamo ricordarlo come un sacerdote ricco di fede, di profondità spirituale, amante della ricerca biblica e della riflessione. Uomo che non faceva sconti e che amava una Chiesa povera, essenziale e vicina ai problemi dell'uomo. Grazie don Giovanni per la tua testimonianza anche nel tempo della sofferenza. Ti ricordiamo nelle nostre preghiere.

a medjugorje... ma in bici Mi chiamo Marco, 62 anni scarsi, pensionato, soddisfatto della vita anche se con qualche errore e credente come molti. A Medjugorje ci andai la prima volta in pellegrinaggio nel 2010. Il “ campanellino” di chiamata era suonato alla fine della spesa in un supermercato, attraverso un volantino. Dopo l’incontro con don Saverio, ebbi conferma che ci “dovevo” andare perché la Madonna mi chiamava. Ci sono andato con altri 50 in pulmann e la mia vita è cambiata, in meglio. Li si fa pace con se stessi, si comprende che la Madonna è una madre che non giudica, ma ci aiuta a riavvicinarci a Dio e si torna rinnovati, ricaricati. Lo scorso mese di settembre sentii di nuovo la necessità di tornare in Bosnia, ma qualcosa mi diceva che ci dovevo andare da solo e non da “turista”, in autobus o auto, ma in bicicletta. Premetto che sì, sono sempre stato sportivo, ma mai ciclista ne campeggiatore.Comunque deciso, vado in bici, da solo e voglio essere lì il 1° di agosto per il Mlady Festival (Festival dei giovani). A Natale mi comprai, a rate, una citybike e pian piano

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l’ho attrezzata per portare borsoni, una tenda canadese e altro. Poi programma di viaggio, tappe, campeggi, alcuni mesi di allenamenti in pianura, 1° errore. Il 22 luglio ore 7.30 parto da Meolo, convinto che ci andavo perché la Madonna mi chiamava, 2° errore, enorme. Durante le lunghissime salite, sofferente sotto il sole di fine luglio, ho capito quanto testardo e orgoglioso ero e sono ancora. Non era Lei a chiamarmi, ma io avevo la necessità di capire il senso della mia vita di credente ma passivo. Attraverso il pensiero costante a Lei ho capito che non basta solo pregare, ogni tanto aiutare con qualche spicciolo i poveri, i bisognosi, gli ammalati attraverso la Chiesa o altre istituzioni. Dovevo mettermi a disposizione per essere veramente un cristiano. Che la fede, la carità, non sono “poesia” ma “pratica” costante, quotidiana. Ora spero che con l’aiuto di don Saverio o qualcun altro, possa mettere a disposizione una parte del mio tempo a volte inutile, per fare qualcosa che serva a qualcuno. Marco Cagol

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anniversari di MATRIMONIO: UN TRAGUARDO SEMPRE INTERESSANTE... ANCHE PER I GIOVANI? Da diversi anni le parrocchie della Collaborazione raccolgono tutte quelle coppie di sposi che intendono rinnovare le loro promesse d’amore che si sono scambiate nel giorno del loro matrimonio davanti a Dio e alla comunità. In preparazione di questa ricorrenza, gli sposi si sono chiesti che senso ha essere coppie di sposi cristiani e quindi essersi sposati in chiesa. La Chiesa ci ha insegnato che il Sacramento del matrimonio è il Sacramento dell’amore. “Sacramento”, nella dottrina cristiana, vuol dire “segno”. In altre parole significa che i due sposi devono essere un segno dell’amore. Ma per chi? Ci sembra d’aver capito, non solo per i «due sposi », ma anche per gli altri. Dio sceglie di manifestare l’amore attraverso gli uomini, perciò anche attraverso gli sposi che possono diventare testimoni di quel mistero d’amore che il Signore ha rivelato al mondo con la Sua morte e risurrezione. Ed anche quest’anno, domenica 9 giugno a Musile, domenica 21 luglio a Millepertiche e domenica 1 settembre a Chiesanuova, ci siamo ritrovati davanti al Signore per festeggiare: chi le nozze d’argento, chi di perla, chi di rubino, chi d’oro e chi di diamante... Trattasi di una bella occasione per riflettere sul cammino percorso fino ad oggi e per continuarlo di nuova lena nel tempo che abbiamo di fronte, per condividere affetti e fatiche, per ridarci fiducia e speranza, per conservare sempre viva la capacità di meravigliarci, di stupirci, di donarci, di donarsi agli altri e di gustare la bellezza del vivere insieme. I giovani hanno bisogno della nostra testimonianza per scelte coraggiose che segnino tutta l’esistenza, attraverso l’impegno «un legame forte che si allarga dalla famiglia alla società intera».

Millepertiche 21 Luglio 2013

A cura di due coppie di sposi delle nozze d’oro

Chiesanuova 1 Settembre 2013 16

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Musile di Piave 9 Giugno 2013

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50°

30°

OTTOBRE 2013

55°

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25°

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“CAMMINANDO S’APRE CAMMINO” Escursione spirituale missionaria vicariale Come ogni anno in collaborazione con tutti i gruppi missionari del Vicariato di San Donà, ci si ritrova per pensare e per proporre iniziative che stimolano alla riflessione missionaria.Ci siamo imbattuti in varie proposte e lo spunto per la tematica è venuto ricordando i nostri missionari martiri e pensando ad un detto brasiliano" camminando s'apre cammino". L'idea si

menticabile, inaspettata sera del 14 giugno dedicata ai Martiri Missionari Cristiani, "il caro prezzo della fede" o ancora il "pagare di persona". Le cause di questi martiri sono di varia natura, ma fondamentalmente, la causa prima dell'accanimento nei loro confronti è la loro FEDE che li porta a stare con gli ultimi. I contenuti trasmessi nel percorrere le strade di Chiesanuova, le testimonianze vive di ciascuno, le riflessioni ad ogni lettura, i segni consegnati a ciascuno di noi, l'avvicinarci a persone inizialmente quasi sconosciute ma poi via via diventate amiche, le candele accese che ci hanno accompagnato fino alla Chiesa parrocchiale a conclusione del nostro percorso e della nostra serata sono stati avvolgenti. Ma ciò che mi ha toccato in modo inaspettato e sorprendente è stata la percezione della presenza viva di Cristo: è stata un'esperienza di fede." Alcuni partecipanti

è sviluppata... si è evidenziato il luogo: Chiesanuova; l'ambiente era perfetto e pure l'atmosfera, le persone disponibili, coinvolte e motivate, quindi il via alle tappe per ogni gruppo missionario partecipante. Cinque le tappe, ognuna delle quali preparate e rappresentate con cura dai vari gruppi: 1° tappa:  CAMMINARE con il simbolo le ORME disegnate con cura. 2° tappa:  SOFFRIRE  con il simbolo i SASSI preparati con cura. 3° tappa: CONDIVIDERE  con il simbolo la MANO modellate con entusiasmo. 4° tappa: TESTIMONIARE con il simbolo i LUMINI: tante piccole luci accese. 5° tappa: PARTIRE con il simbolo una COLOMBA accompagnata dalla "preghiera semplice" di S.Francesco. Ogni tappa, vissuta nei giardini delle famiglie che ci hanno accolto, durante il cammino, o in chiesa, prevedeva: la lettura della Parola,una  testimonianza dal vivo o filmata, delle preghiere e dei canti.  Ecco la testimonianza di una partecipante: "Ripercorrere con la mente quella sera dopo mesi, mi ha dato l'opportunità di riflettere, fermarmi un attimo e ripensare alla bella indi-

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voglia di grest Uno spensierato girotondo di mani, un delicato bocciolo di rosa dal profumo intenso, un arcobaleno di mille colori,… queste immagini affiorano alla mente quando pensiamo al babygrest di quest’anno. È stata un’esperienza estiva (dal 8 luglio al 2 agosto) per bambini dai 2 ai 6 anni che si è svolta ormai per la quar-

ta volta nei locali della scuola dell’infanzia di Chiesanuova ed ogni anno assume toni e sfumature più decisi, è cresciuta in proposte e iniziative, ha stretto maggiormente le mani di bambini, maestre, animatori e genitori. Da mamme e papà promotori dell’iniziativa non possiamo che essere felici di come ha funzionato il Babygrest quest’anno. Per il riscontro positivo dei sorrisi e delle ginocchia sbucciate dei 63 bambini che hanno corso, saltato,

Come ad ogni conclusione di attività, anche alla fine del Grest 2013, svolpassarella tosi dal 25 giugno al 19 luglio, abbiamo fatto un bilancio. Punti di forza e novità sono stati i nuovi laboratori, di “Cake design” e “outfith”. Nel primo i bambini e ragazzi, divisi per squadre, hanno progettato, realizzato e alla fine, anche mangiato, delle bellissime e naturalmente buonissime torte. Nel secondo invece si sono cimentati nella realizzazione di favolosi abiti con materiale di riciclo che abbiamo visto sfilare durante la serata finale. Ma anche il classico e intramontabile laboratorio di “falegnameria” ha avuto una missione non facile: la costruzione del presepe che renderà più bello il nostro oratorio a Natale. Ovviamente restano irrinunciabili i laboratori di cucina, ballo e teatro, sempre in continua evoluzione. Altra cosa positiva è stata la voglia di mettersi in gioco degli animatori e aiuto-animatori. Il tema della serata finale “Super Mario Pass” li ha sicuramente coinvolti e quasi tutti si sono proposti per recitare nello spettacolo, non succedeva da molti anni!! Non tutto è andato come avremmo voluto, ma nel complesso l’esperienza è stata positiva, i bambini si sono divertiti, le mamme-grest formano ormai un gruppo consolidato e propositivo, e gli animatori hanno fatto del loro meglio. Dagli errori si possono trarre preziosi insegnamenti per fare in modo che l’anno successivo, tutto fili al meglio. E’ con questo intento che ci lasciamo, pronti a ripartire tra qualche mese, con la programmazione per una nuova avventura: il GREST 2014!! I partecipanti

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ch iesan uova cantato, ballato, disegnato, creato, osservato, imparato, riso, pianto, dormito e mangiato nelle 4 settimane di babygrest. Per i giudizi più che buoni ottenuti dalle verifiche somministrate a fine grest. Per la relazione collaborativa, simpatica e schietta avuta con le maestre (un grazie a Tatjana e Monica). Per il percorso positivo e importante fatto con gli animatori, ben 7 (mille grazie a Agnese, Beatrice, Giada, Massimiliano, Sharon, Silvia e Veronica). Per la concreta, discreta e sorridente presenza di Suor Mereth. Per il clima che si è instaurato tra di noi, per la partecipazione attiva e vivace di tutti. Potremmo definire quest’esperienza come un buon esempio di fare per farecomunità. E come tutte le esperienze, anche questa è stata costellata di errori e difficoltà, di cui però non riusciamo a non coglierne il valore di insegnamento per il futuro. Il prossimo appuntamento sarà per luglio 2014, per poter continuare questa avventura con nuove idee, nuove forze (siamo accoglienti nei confronti di chiunque abbia voglia di aiutarci!) e con l’augurio che si creino sempre maggiori momenti di condivisione. Alice, Caterina, Claudia, Margherita, Marina, Sara, Simone, Sonia

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S. Maria Anche quest’anno abbiamo fatto l’esperienza di vivere insieme, nel mese di luglio, l’estate con i ragazzi di diverse età e di cercare di far provare a grandi e piccoli la bellezza della vita solidale, anche se comporta alcuni sacrifici e pone degli interrogativi, come sempre. È ancora pensabile far convivere ragazzi di età così diverse, come abbiamo fatto noi, con la presenza delle “mascotte“, che fanno una loro strada indipendente, pur accompagnati dalle loro mamme. Abbiamo vissuto giornate intere di convivenza, di grande divertimento con i giochi di gruppo, ma anche di lavoro nei laboratori più svariati (cucina, orto, traforo, trucco e parrucco, bijou, costruzioni e musica attraverso le percussioni), contemporaneamente ci sono state giornate vissute altrove con la biciclettata nelle valli della Laguna e al Parco acquatico di Caorle, la visita al Campo di volo delle “Papere vagabonde”, tra elicotteri e velivoli

leggeri. Con i ragazzi delle Medie e gli animatori si è vissuta l’esperienza della tendopoli (una notte insieme in Oratorio), con un bellissimo dibattito nato casualmente prima di cena, incentrato sulla valutazione personale da comunicare a tutti circa l’impegno di coinvolgimento e sul carattere educativo delle attività svolte dagli animatori nei confronti dei ragazzi. Alla fine la buona parte-

cipazione dei genitori ha sostenuto una serata molto intensa e significativa, di spettacoli, canti, scenette e creatività, che ha permesso di cogliere l’intensità dei rapporti, nati in questo periodo. I ragazzi hanno espresso molto di più di quello che è stato loro comunicato, dato che ciascuno ha messo la propria emozione ed entusiasmo. È emerso che

nonostante la fatica iniziale di coinvolgerli e interessarli, i partecipanti hanno espresso alla fine le loro capacità di fantasia e di creatività, meravigliando tutti. Successivamente una quarantina di ragazzi hanno partecipato per una Settimana, all’esperienza in montagna, a Gosaldo Agordino, tra passeggiate e vita comune, riflessione e giochi collettivi, che ha messo a confronto ragazzi e adulti, in un periodo di intenso scambio. La fatica è arrivare insieme, cosa che è raccomandata anche alle famiglie, di darsi delle regole comuni e a rispettarle. Abbiamo constatato che oggi è una delle esigenze e dei temi più urgenti da realizzare e approfondire. Un particolare ringraziamento va a tutti coloro che gratuitamente si sono prestati a dare una mano alla riuscita di queste esperienze. Viene spontaneo invitare altri a provare la ricchezza che donano queste iniziative. Alessio per gli organizzatori

Se dovessimo cominciare dall’inizio, la storia sarebbe un po’ lunga e forse anche un po’ noiosa per tutte le vicissitudini che abbiamo incontrato prima caposile di cominciare. Il Gr.Est di Caposile, inizialmente, doveva svolgersi presso le ex Scuole Elementari di Castaldia, ma date le svariate problematiche riscontrate non ci sarebbe stata data la sicurezza necessaria alla salvaguardia di tutti i partecipanti. Nonostante le difficoltà, però, abbiamo deciso di iniziare la nostra attività estiva nel piazzale della Chiesa. Abbiamo avuto, così, la certezza che Don Armando ci volesse proprio qui! Preferiamo comunque raccontarvi che il nostro Gr.Est è stato un GRANDE Gr.Est perché in questo mese di gioco, di creatività, di musica, balli, collaborazione… ci siamo divertiti un sacco! Dobbiamo perciò ringraziare di cuore i nostri giovani animatori che, supportati da Samuele e Francesca, hanno dimostrato enorme efficienza e maturità in questo percorso. Grazie alle bravissime mamme, ragazze, nonne che con spirito gioioso hanno donato tempo e forze a volontà! Grazie al nostro carissimo Don Flavio che ci ha seguito ed incoraggiato costantemente! E come si diceva al Gr.Est: GIMME FIVE! Kristina e Paola

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Parlare del grest a Musile e Millepertiche richiederebbe tutto Emmaus; tante sono state le esperienze che una paginetta di certo non può essere sufficiente. Sarebbe bello chiedere testimonianze a tutti i ragazzi, ma anche questo non è fattibile… Musile infatti ha visto circa 230 ragazzi, 60 animatori delle superiori e circa 30 adulti. MIllepertiche poco più di 100 ragazzi, una quindicina di animatori e una decina di mamme. A tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo un doveroso ringraziamento nella gioia! Certamente LA GIOIA è stata la nostra compagna di viaggio in entrambi i grest. La si respirava fin dal primo mattino e non ci lasciava quando dovevamo salutarci per il ritorno a casa. Non sto qui a raccontare com’erano organizzate le giornate, ma condivido alcune “novità” che stanno permettendo il crescere di una sana armonia tra i vari grest.

E CONCLUDENDO... • Anzitutto è nato il COORDINAMENTO DI TUTTI I GREST DELLA COLLABORAZIONE: infatti la nostra collaborazione (alla quale inseriamo anche Croce) vede in 7 parrocchie, 6 grest e un baby-grest (Chiesanuova). E’ composto da almeno un rappresentante di ogni parrocchia e assieme si decidono le linee guida che valgono per tutti. In questa sede abbiamo scelto ad esempio il punto seguente • LA FORMAZIONE DEGLI ANIMATORI: per ottimizzare il servizio e responsabilizzare gli adolescenti abbiamo organizzato 5 incontri. Per poter fare l’animatore in estate era bene fare tutti gli incontri, ma necessari almeno 3, al punto che se un ragazzo ne faceva 2 non poteva poi fare l’animatore. Questa “rigidità” è stata premiata dallo stile vissuto all’interno dei grest. Sia a Musile che a Millepertiche lo si è visto in maniera piuttosto evidente. Lo hanno riconosciuto anche gli stessi animatori! • Durante i grest sono stati organizzate anche DUE GITE EXTRA SOLO PER LE III MEDIE. Una giornata al mare (gita ludica) e una giornata al “Museo dei sogni” a Feltre (gita formativa): entrambe le esperienze sono riuscite e con gioia! • Alla fine del grest una proposta accolta da una decina di giovani ci ha portati a Sottomarina (Chioggia) una sabato e domenica per vivere la GMG del Veneto. In 3000 ci siamo trovati in spiaggia e dopo una pomeriggio di canti, danze, recital, testimonianze e altro, abbiamo vissuto la veglia in collegamento con i 2 milioni di giovani che con il Papa si trovavano a Rio de Janeiro. Passata la nottata in spiaggia ci siamo svegliati, abbiamo celebrato l’Eucaristia al mare con il patriarca di Venezia e siamo rientrati. • GLI ANIMATORI hanno concluso il loro servizio con un tempo dedicato a loro: Millepertiche scegliendo come gita quella a Gardaland con i ragazzi e Musile passando una giornata al mare fino a tarda serata e celebrando l’eucaristia sugli scogli al tramonto del sole…In tutte queste esperienze non eravamo soli. Tutto è stato possibile perché c’è GESÙ. Se Lui non ci fosse, non esisterebbero tutte queste sane esperienze! don Michele

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esperienze estive e campiscuola CAMPISCUOLA MEDIE, in particolare “LA GIOIA DELLO SPIRITO” (I-II media) Quest’estate abbiamo provato un’esperienza “nuova” nata da una constatazione: visto che abbiamo trovato una casa con 180 posti letto e visto che l’estate è piena di iniziative, perché non provare a sfruttare la casa facendo due campiscuola assieme? Un’esperienza fantastica, profonda, emozionante e anche a volte dura … Certo non capita tutti i giorni di avere assieme ad un campo scuola prima seconda e terza media, anzi due campi scuola in contemporanea. Eh si perché sono stati due campi in contemporanea, sulla stessa casa, con ritmi e tempi diversi: 65 ragazzi di prima e seconda, 46 di terza, 19 educatori, Don Michele, e un gruppo di cuochi e aiuto per un totale di 143 persone, che vivono, giocano, lavorano e si divertono in contemporanea. Due temi per due campi: in particolare la I e II media hanno approfondito la conoscenza dello Spirito Santo in alcune sue immagini, come il fuoco, il vento, ecc…e hanno provato a calarlo, a riconoscerlo nella realtà dei ragazzi. E’ stato un bel cammino, gioioso, sereno, fatto anche di tanto gioco e divertimento (i consueti tornei non deludono mai…a parte chi perde…). Una scoperta, un viaggio un percorso che ha avuto il suo culmine nella salita a Spitz Tonezza dove si è potuto ammirare un paesaggio magnifico a 360°. E il tempo ha fatto la sua parte rendendo facile l’organizzazione. Un’esperienza straordinaria sia per i ragazzi che si sono conosciuti, si sono scoperti e che hanno messo in gioco il meglio di loro, sia per gli educatori che si sono avventurati in questa esperienza impensabile che non aveva precedenti. Un grazie caloroso ai cuochi che ci hanno cullato e deliziato in questa settimana. Fabio

CAMPOSCUOLA III MEDIA: Il tempo delle scelte Crescere è indispensabile. Non solo nel senso fisico e anatomico del termine, attraverso la maturazione delle forme, l’emergere delle caratteristiche di genere, il potenziamento della muscolatura e l’abbassamento di tono della voce… Certamente è anche questo e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che apparteniamo noi pure al ciclo perenne dell’esistenza. Ma se c’è un obbligo nella crescita da cui nessuno può essere dispensato è di natura conoscitiva e, perciò, morale: è la capacità di estendere lo sguardo, di percepire sfumature laddove fino a poco prima esistevano solo tinte nette, di calibrare le proprie azioni tenendo conto delle circostanze e delle ripercussioni, di comprendere che - lo si voglia o no - i comportamenti non sono mai squisitamente neutri e che ognuno è in grado di incidere profondamente sull’ambiente in cui vive. Perciò siamo intimamente responsabili di ciò che ci circonda.

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Certo si possono trovare alibi, giustificazioni, attenuanti: una persona in formazione, in età evolutiva è inesperta, disorientata, immatura; come può dunque essere "responsabile" di qualcosa? Verrebbe da pensare che le scelte che un ragazzino compie siano dettate dall’istinto, dal tornaconto immediato, nel migliore dei casi da quella patina di innocente ingenuità, di cui una certa pedagogia idealista piace forse ammantare l’infanzia. Al contrario, l’infanzia è una fucina di sentimenti forti, di scontri tra naturali prevaricazioni e regole sociali, e dovrebbe apparire di una chiarezza sfolgorante come l’insegnamento di un sistema di valori e la coerenza nell’incarnarli siano probabilmente gli unici strumenti per fare di un essere umano un buon cittadino e un buon cristiano. Dunque senza aver fruito di una positiva testimonianza è estremamente difficile acquisire una piena e consapevole responsabilità individuale.

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Sembrano temi di ardua interpretazione, questi, e forse verrebbe più spontaneo collocarli in contesti adulti o, quanto meno, molto codificati, nei quali è il dibattimento logico a indirizzare le convinzioni o, più filosoficamente, i dubbi generatori di pensieri sempre più penetranti. Ma, si diceva, crescere è indispensabile e lo è indipendentemente dai contesti. La scuola non è sufficiente a fornire tutte le risposte e nemmeno a suscitare tutte le domande; la famiglia è, o dovrebbe essere, un trampolino di lancio, ma il volo è un’esperienza individuale. Proprio per assecondare la natura essenziale dell’esperienza come modello insostituibile di conoscenza la parrocchia organizza annualmente, da molto, molto tempo, i campi-scuola, preziosissima risorsa di efficace catechesi in cui la meditazione sulla Parola, che dovrebbe appartenere a ogni cristiano, si associa alle dimensioni educative altrettanto irrinunciabili della relazione umana e dello spirito di servizio, in un’immersione temporale accelerata che la vita quotidiana non riesce neppure lontanamente ad emulare. Quest’anno, 46 ragazzi di terza media, provenienti dalle varie parrocchie della Collaborazione (Musile, Chiesanuova, Millepertiche, Caposile, Passarella) hanno vissuto per una settimana, dal 18 al 25 agosto, a Tonezza del Cimone (VI), in un clima davvero invidiabile di armonia ed amicizia, riflettendo tra l’altro sulle scelte e sulle responsabilità che implicano il passaggio alle superiori, sul versante scolastico, e l’unzione con il Sacro Crisma, su quello spirituale. Grazie alla clemenza del tempo e all’ottima organizzazione di campo (che ha reso possibile la fruizione degli spazi in modo eccellente, nonostante la contemporanea presenza di un altro camposcuola, quello di prima e seconda media, con più di sessanta ragazzi!), sono stati trattate tutte le tematiche previste in fase di programmazione iniziale: il concetto di libera scelta, la responsabilità individuale, la lealtà e il "gioco di squadra", la giustizia,

Emmaus

Periodico bimestrale delle parrocchie di Musile di Piave, Chiesanuova, Millepertiche, Passarella, Santa Maria di Piave e Caposile. Direttore Responsabile: Dino Boffo - Via Amalfi, 41 - TV Direzione e Redazione: Piazza Libertà, 1 - Musile di Piave - VE Registrazione al Tribunale di Venezia n. 884 del 21.03.1987 Stampa: Tipografia COLORAMA: San Donà di Piave - VE - Tel. 0421.40225

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l’importanza delle parole nella comunicazione, l’integrazione dei generi nel rispetto reciproco e, necessariamente, la testimonianza. Come per tutti i viaggi, al ritorno da questo emozionante itinerario è importante per tutti coloro che vi hanno partecipato non soffermarsi nella memoria solo sugli aspetti emotivi che tendono quasi sempre a venarsi di malinconia, ma recuperare lo spirito (lo Spirito!) che ha animato quei momenti e coltivarlo, giorno dopo giorno, con pazienza e fiducia. La maggior parte delle scelte che compiamo non sono definitive: richiedono una continua adesione, un affetto costante. Lo spiega con grande chiarezza Ray Bradbury, un grande narratore statunitense, scomparso lo scorso anno, in un romanzo di formazione del 1962, intitolato “Il popolo dell’autunno”. Verso la metà del racconto, un padre e un figlio tredicenne si incontrano nel cortile di casa, durante una notte d’ottobre, dopo che il ragazzo è andato a fare una scorribanda nel bosco con un amico. Invece di rimproverarlo aspramente, il padre inizia con il figlio un dialogo illuminante, in cui spiega che, alla fin fine, le regole indirizzano, ma è il cuore a scegliere: «Oh, sarebbe magnifico se potessi essere buono, comportarti bene, senza pensarci sempre. Ma è difficile, vero, con l’ultima fetta di torta di limone che aspetta nella ghiacciaia, nel mezzo della notte, e tu te ne stai sveglio a pensarci, immerso nel sudore, eh? È necessario che te lo dica? Oppure, in una calda giornata di primavera, a mezzogiorno, tu sei incatenato al tuo banco di scuola, e il fiume scorre, fresco, verso la cascata. I ragazzi sentono l’acqua scorrere anche a miglia di distanza. E così, minuto per minuto, ora per ora, per tutta la vita, non finisce mai, tu devi scegliere in questo secondo, e poi il secondo successivo, e poi il seguente, essere buono, essere cattivo, ecco cosa ti dice il ticchettio dell’orologio, ecco che cosa ti dice». Massimo Cadamuro

Hanno collaborato a questo numero di Emmaus: La redazione di Emmaus, don Saverio, don Flavio, don Michele, Diana Sgnaolin, Elisa Montagner, Luca Cadamuro, Susanna Paulon, Monica Scarabel, Emanuela Fortunato, Barbara Fornasier, Samuele Tamai, Stefania e Simone, Monia e Giovanni, Massimo Cadamuro, “I giornalisti dei Grest e dei campiscuola”, Elisa, Alberto, Enrico, Emanuela, Aurora, Marco Cagol, Maurizio Sternieri, Domenico Fantuz, Vittorina Mazzon, Sabrina Pietrangeli Paluzzi. Storia e disegno di Andrea Zelio.

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1°-2°-3° SUPERIORE: IL RISPETTO! Dal 4 all’11 agosto si è svolto a Folgaria (TN) il camposcuola per i ragazzi di prima, seconda e terza superiore. Come tema di questa settimana abbiamo voluto scegliere qualcosa che potesse toccare i ragazzi molto da vicino, qualcosa che vivono quotidianamente anche al di fuori della parrocchia: il rispetto. Rispetto verso la Natura, comprendente il tema del riciclaggio, rispetto verso il proprio corpo, rispetto verso gli altri. Durante la settimana abbiamo vissuto delle attività che rispecchiavano situazioni di

vita che i ragazzi affrontano ogni giorno, cercando di far vedere l’importanza che assume il rispetto nelle varie circostanze. Non sono mancati nemmeno temi “scottanti”, quali l’omosessualità e l’inquinamento mondiale, ma i ragazzi si sono dimostrati coscienziosi e disposti ad un dialogo costruttivo, che ha per-

messo di recepire al meglio le provocazioni lanciate. Un altro momento fondamentale di questa settimana è stata sicuramente l’uscita di una notte al Passo Coe, che abbiamo raggiunto dopo circa 3 ore di camminata tra boschi e piste da sci. Una volta arrivati, abbiamo celebrato la Messa al laghetto del Passo, dove successivamente abbiamo anche cenato. La nottata è stata una vera e propria avventura: un gruppo di ragazzi ha dormito con i sacchi a pelo in una stanza di un rifugio affittata usata come magazzino, mentre i più avventurosi si sono costruiti un riparo di fortuna con teli, tavoli e panchine, ed hanno dormito all’aperto. Naturalmente non sono mancati i momenti di svago, in cui i ragazzi hanno approfittato per giocare a calcio e a carte, per ascoltare musica a tutto volume e per costruire una diga sul torrente che passava a pochi metri dalla casa, creando così una piccola piscina in cui i più temerari hanno pure fatto il bagno! Noi dell’equipe animatori siamo rimasti soddisfatti di come è andata l’esperienza, soprattutto per il clima che si è creato durante la settimana. L’augurio è che i ragazzi riescano a mettere in pratica quanto provato in questi giorni durante tutto l’anno, per crescere da adolescenti responsabili e per poter diventare ancor più preziosi per la nostra comunità. Marco

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IN 3000 A TAIZE’ (FRANCIA) 5 giovani delle nostre comunità hanno scelto quest’estate di passare una settimana presso la comunità ecumenica di Taizè. Questa comunità monastica accoglie ogni anno per l’intera estate migliaia e migliaia di giovani di tutto il mondo che hanno voglia di un tempo di sosta, confrontandosi su temi biblici, pregando assieme in modo “giovane” e collaborando nei servizi per la vita di ogni giorno. Ecco di seguito alcune loro testimonianze: “La scorsa estate ho partecipato a un’esperienza di camposcuola nella Comunità di Taizè in Francia insieme a tanti altri giovani per imparare a prendere scelte di responsabilità, cercando di essere portatori di perdono, fiducia e pace nell’ambiente di tutti i giorni. Il primo impatto con il villaggio di Taizè mi aveva talmente delusa, che subito mi sono chiesta: “Ma dove cavolo siamo capitati?!”: c’era un diluvio “universale”, eravamo immersi nel fango, avevamo gli indumenti bagnati fradici, e, per finire in bellezza, faceva un freddo insopportabile!! La notte, per fortuna, mi ha portato consiglio e il giorno seguente grazie ai primi incontri e grazie alla disponibilità di tutti i giovani, che erano al servizio degli altri, la gioia ha invaso il mio cuore e ho capito che la delusione del primo giorno era solo causata dalla stanchezza del lungo viaggio. Mi sono, quindi, immersa nella grande voglia di fare che si respirava nell’aria, ho partecipato alle riflessioni di gruppo, affrontando diversi dibattiti alternati anche da momenti di gioco. Le giornate erano scandite dalle preghiere e dai lavori vari, come per esempio lavare i piatti, preparare il cibo, lavare i bagni, pulire i tombini. Insomma i soliti lavori che noi ragazzi affrontiamo a ogni camposcuola, solo però un po’ più in grande (eravamo tremila persone circa). In conclusione posso dire che alla fine della settimana ho capito che il filo conduttore che ci ha uniti e

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legati tutti quanti profondamente, nonostante le molteplici diversità culturali e linguistiche, è che il nostro cuore è abitato da un grande amico: Gesù.” Elisa “La cosa che ho potuto maggiormente respirare nell'aria di Taizè è stata una spontanea semplicità: tra migliaia di sorrisi, nella regolarità della preghiera, negli umili servizi

svolti quotidianamente e nell'assenza di eventi spettacolari o eclatanti, ci si sentiva chiamati ad essere parte integrante di una grande comunità allo stesso modo in cui lo si è all'interno di una piccola famiglia. La testimonianza di vita dei Frères, che sembravano per la loro freschezza essere approdati a Taizè pochi giorni prima come noi, ha rappresentato e rappresenta uno stimolo a rinnovarsi ogni mattina negli impegni della giornata.” Alberto “A distanza di un pò di tempo dalla conclusione dell'esperienza di Taizè quello che mi sento di dire è che lì, in quel luogo, ho respirato un'aria di libertà! Un modo diverso di vivere la religione dove nessuno si sente giudicato (chi è senza pec-

cato scagli la prima pietra) e dove è possibile condividere storie di vita e di amicizia con persone di altre religioni senza che questo sia un problema! Taizè è uno di quei luoghi che ti permette di entrare subito in sintonia con Dio e con le 3000 persone che fanno questa esperienza assieme a te, è un luogo magico dove si provano emozioni magiche. Credo che un'esperienza del genere serva per fermarsi vera-

mente a riflettere (cosa sempre più difficile nei luoghi che abitualmente frequentiamo) e per dare un po’ di nutrimento all'anima durante il nostro cammino!” Enrico “Qualche anno fa un amico me ne aveva parlato, poi a distanza di qualche tempo un'amica, nel frattempo avevo conosciuto un pochino la realtà di Marango. Un modo di pregare e vivere la messa diverso da quello che in quegli anni vedevo in giro e che non mi piaceva tanto. Quando è stato proposto di andare a Taizè non c'ho pensato due volte, e sono partita, non ero per niente in ansia. Quando sono arrivata, alle 9 del mattino, sotto un diluvio di acqua, non sapevo come compor-

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tarmi, cosa dovevo o potevo fare. Una cosa sapevo! Ero già stregata dalla magia di quel luogo. Ragazzi di ogni dove che arrivavano e che si preparavano a partire, tutti sotto la pioggia.

bertà del corpo di pregare come voleva....eravamo sempre scalzi in Chiesa, la prima cosa che facevo dopo il saluto a Gesù era togliere i sandali, e la Bibbia sempre in mano per leggere e capire quello che i

E' stata un'esperienza bellissima quella settimana. Vivere tutto in semplicità, nulla che pesava o fosse una fatica, fin dall'inizio anche i momenti di preghiera li ho vissuti con facilità. Quella mezz’ora o poco piu di preghiera, meditazione guidata, era un appuntamento a cui non ho mai potuto mancare, lo stesso per la Messa al mattino, ho perso solo quella di lunedì perchè non sapevo ci fosse. L'ambientazione calda di quella Chiesa, la musica e i canti, la li-

Frere leggevano nelle varie lingue. Sto proprio in pace quando sono vicino a Gesù, e quando sono un po’ triste o spaesata ritorno con la mente a quei momenti alla serenità che mi da Gesù e allora tocco la Croce che ho al collo e lo invoco.” Emanuela Ci sono delle esperienze che a seconda di come le vivi ti rimangono impresse o meno. Vorrei dire due parole sulla mia esperienza a Taizè, un incontro mondiale in una comunità di frati in Francia. Posso pen-

sare che alle parole "comunità di frati", una persona, soprattutto se mia coetanea, potrebbe smettere di leggere, ma vi chiedo di non essere prevenuti e continuare la lettura. Devo precisare che inizialmente ero anche io un po' titubante all'idea di passare una settimana con dei frati, ma io non sono una persona che si tira indietro davanti alle nuove esperienze perciò ho deciso di buttarmi. Mi ci è voluto un secondo per ambientarmi, il posto era magnifico, sembrava davvero di essere in un altro pianeta, intorno c'era solo la natura, posti così sono stati creati per ricercare se stessi o più semplicemente avere qualche giorno di tranquillità. Mi preme dire che la parte più divertente della giornata era fare servizio, il momento ideale per cantare, divertirsi, fare nuove conoscenze. Io personalmente ho conosciuto persone fantastiche, italiane, portoghesi, americane, polacche, prive di pregiudizi e con le quali mantengo tuttora dei rapporti. In finale vorrei precisare che questa è stata (finora) l’esperienza più bella e più profonda della mia vita. E come dice Proust:"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi". Concordo pienamente. Aurora

RICCIONE e NEW EVANGELIZATION Mi è stato chiesto di condividere qualcosina sulle esperienze estive che ho vissuto personalmente. Sono spazi che tra un camposcuola e l’altro ho scelto di riempire vivendo dall’interno alcune esperienze delle quali avevo spesso sentito parlare. L’obiettivo era quello di vedere, osservare e capire il buono da riproporre per il tempo d’oggi, al fine di far fare esperienza di Gesù vivo e risorto in particolare ai giovani. Ho iniziato con la missione giovani a Riccione, la settimana di ferragosto. Un centinaio di giova-

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ni da tutta Italia assieme ad una decina di sacerdoti hanno vissuto la cosiddetta “evangelizzazione di spiaggia e di strada”; abbiamo cioè cercato di portare esplicitamente l’annuncio che Gesù è vivo e ti ama personalmente in maniera folle ai giovani che trovavamo in spiaggia e per strada, fino circa alle 2.00 di notte, invitandoli in chiesa ad incontrare questo Gesù nell’adorazione e nella possibile confessione. E’ stata un’esperienza molto forte nel senso che mi ha messo alla prova; andare per

le strade ad annunciare Gesù a giovani che si stavano preparando per andare in discoteca, con ben altri interessi, mi faceva sentire piccolo, quasi inadeguato. E ho scoperto che proprio sentendomi così nudo ho potuto capire com’ero messo nella relazione con Gesù…è quando ti esponi che vedi se Lui è al centro della tua vita oppure no, e da qui nasce un possibile cammino di sempre ulteriore conversione. Questa esperienza ci ha portati a progettare un PERCORSO

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PER GIOVANI tutto centrato sulla relazione viva e gioiosa con Gesù, senza girarci tanto attorno e sull’evangelizzazione a chi è distante dai “nostri” recinti. Concretamente, con l’aiuto di Elena e Tommaso, una coppia che fa parte dell’associazione Nuovi Orizzonti, animeremo dal 24 ottobre l’adorazione eucaristica del giovedì dalle 21.00 alle 22.00, per lasciarci riempire da Gesù, dal suo amore, dal suo calore. Inoltre faremo un piccolo percorso su cosa significa, perché e come un giovane può evangelizzare altri giovani. E nel frattempo faremo almeno un’esperienza concreta di evangelizzazione notturna a Venezia a fine ottobre. Altre idee sono in programma per la primavera, per dare continuità a questo cammino, ma per prudenza non le cito ancora.

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Circa la nuova evangelizzazione sta continuando il percorso iniziato con i corsi Nuova Vita dove più persone hanno potuto sperimentare cosa significa essere concretamente toccati dall’amore di Dio attraverso la potente azione dello Spirito Santo. Da poco abbiamo concluso il corso Emmaus che ci ha fatto innamorare un po’ di più della Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture. Ci apprestiamo ad iniziare una SCUOLA DI EVANGELIZZAZIONE per chi ha già fatto i corsi Nuova Vita ed Emmaus. Si tratta di 8-9 incontri sull’imparare ad evangelizzare, cioè parlare della propria esperienza di Dio nei propri ambienti di vita e coltivarla, questa relazione, con passione. Questi incontri saranno il lunedì sera dalle 21.00 alle 22.00 in oratorio a Musile dal 14 ottobre al 16 o 23 dicembre. L’unica sosta

sarà il 18 novembre. Se qualcuno volesse partecipare alla scuola di evangelizzazione ma non ha partecipato ai corsi Nuova Vita, può parlare con me per vedere se è il caso di compiere adesso questo percorso. Concludo condividendo il fatto che LA GIOIA che nasce da questi cammini di nuova evangelizzazione che stiamo cercando di abbozzare anche nelle nostre comunità, nasce dal fatto che la centralità di Gesù Cristo è chiara ed esplicita. Non fai il giro del globo per arrivare a Gesù, ma ci vai diretto, imparando ad adorarlo nella lode e annunciandolo con quella fede che hai, piccola o grande che sia. Questo ti fa crescere con slancio nella fede, dà tanta gioia e sinceramente anche molto più senso al mio essere sacerdote! don Michele

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verso santiago: due testimonianze Maurizio: “Echi di un'esperienza”

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“Da tanto tempo desideravo fare il cammino a Santiago di Compostela , e quest'anno finalmente ho

attraversare vere e proprie zone industriali e/o commerciali. Ogni giorno la partenza era alle

potuto vivere questa esperienza durata 15 giorni insieme a Domenico di Musile. Siamo partiti da Leon ed abbiamo percorso 300 km, poco più, a piedi con uno zaino in spalla. Mi sono preparato per tempo, ho preso contatti e informazioni e soprattutto ascoltato esperienze di chi lo aveva già fatto. Non mi sono stupito dunque di aver trovato lì una grandissima varietà di persone, da tutto il mondo, alcune anche visibilmente anziane, animate da motivazioni diverse, non sempre “spirituali”, non tutti lo percorrono a piedi, alcuni sono facilitati da mezzi di locomozione più veloci (cavallo o bicicletta) Il cammino è lungo e ogni persona può partire dalla località che preferisce a seconda delle forze e del tempo a disposizione. Si attraversano piccoli villaggi o cittadine più grandi, il paesaggio è molto vario: dal pittoresco e colorato a quello monotono, tranquillo e ripetitivo fino ad

sei del mattino ed in Spagna è ancora notte fonda. Ammirare con emozione la via lattea, ed illuminare il sentiero con una piccola torcia sulla fronte... cercando le conchiglie che indicano la direzione giusta da

seguire... poi poco a poco percepire il calore del sole alle spalle e la nuca comincia a scaldasi: sono le 8,30 del mattino quando sorge completamente. E poi la fatica e le vesciche ai piedi, e ti domandi: ma chi me l'ha fatto fare?? Perchè sono qui?? e quando incrociavi qualcuno, immancabile la domanda: ma quanto manca?? Scontate le risposte: ancora un chilometro... Ho portato con me l'MP3 con alcune belle meditazioni di Enzo Bianchi sulla confessione e mi hanno aiutato nei momenti di stanchezza. Non mi sono messo in cammino per “cercare” qualcosa o per “trovare” qualcosa... La motivazione di fondo è stata quella di “fare la strada” per raggiungere una meta e portare proprio lì tutto me stesso, la mia vita, le mie esperienze, la mia interiorità, la mia fede, con i limiti e le fatiche. Non programmare a priori, ma passo dopo passo, lasciarsi condurre essenzialmente dalla strada stessa e dalla voglia di arrivare ad una tappa intermedia che

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poteva essere un “albergue” dove trovare ristoro e riposo. Quando trovavi una chiesa, possibilmente aperta, cercavi il “sello” il timbro da mettere sulla credenziale che certifica il cammino fatto e, quando era possibile cercare anche di partecipare alla messa... Le liturgie, spesso essenziali e veloci, mi consentivano però di riprendere fiato non solo fisico ma anche interiore. Due sono state le tappe che emo-

tivamente mi hanno coinvolto particolarmente: sostare presso la croce di ferro dove tutti i pellegrini portano uno o più sassi dal loro Paese e li lasciano lì con qualche intenzione e poi l' arrivo alla grande cattedrale di Santiago dove si trovano le spoglie dell'apostolo Giacomo e nell'intimo cercare di vivere con fede la cerimonia del Botafumeiro. Questo enorme turibolo che rilascia il suo incenso lungo tutta la navata del-

la cattedra e che si sparge sopra i pellegrini. Segno di Purificazione dopo tanta strada, e benedizione per un ritorno a casa nel cammino di ogni giorno. Bella esperienza che rifarei... ma non a breve! Buen camino a tutti.” Maurizio Sternieri

Domenico: Un clandestino a bordo Avevo sentito tanto parlare del “Camino” di Santiago, di questo itinerario lungo quasi 900 chilometri che dalla Francia meridionale scavalca i Pirenei per poi percorrere quasi tutta la Spagna settentrionale, fino alla città di Santiago de Compostela. Soprattutto avevo sentito parlare delle storie dei milioni di pellegrini che dal medioevo ai giorni nostri lo avevano percorso per giungere alla tomba dell’apostolo Giacomo, nella cattedrale di Santiago. Avevo il desiderio di percorrere quel “Camino”, di ricalcare le orme dei tanti uomini e donne che vi erano passati prima di me, in una continuità che travalicava i secoli. Era affascinato dal richiamo di questo andare per chilometri e chilometri che attirava gente da tutto il mondo. Ero curioso, insomma, ma difficilmente sarei riuscito a conciliare gli impegni di famiglia e di lavoro con il mio desiderio, che probabilmente sarebbe rimasto tale se un giorno mia moglie non mi avesse detto di Maurizio, che si era organizzato per partire, da solo e non mi avesse proposto di aggregarmi a lui. Non credo alle coincidenze, preferisco pensare a occasioni che vengono messe sulla nostra strada. Sta a noi coglierle o no. Così ho chiamato Maurizio, che mi ha accet-

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tato con grande disponibilità e mi sono aggregato a lui e al suo viaggio, che aveva da tempo organiz-

zato nei minimi particolari. Ero un clandestino, appunto. Un altro motivo mi faceva sentire clandestino: non credo ai pellegrinaggi. Non penso certo di vietarli a chi ne vuole fare ma a me non dicono nulla, non mi hanno mai indotto a una particolare riflessione. Inoltre credo che molti aspetti esagerati del culto dei santi non abbiano nulla a che vedere con la fede in Gesù Cristo e francamente tutto

il contorno commerciale che si sviluppa intorno alle basiliche mi disgusta non poco. Doppio clandestino, dunque. L’esperienza del “Camino” è stata bellissima. Camminando per decine di chilometri al giorno ho potuto gustare di nuovo la dimensione umana del tempo, mentre nella vita di tutti i giorni tutto è cancellato dalla fretta del fare. Ho incontrato persone di tutti i tipi e di tutte le parti del mondo. Ho visto panorami stupendi a qualsiasi ora del giorno… e della notte. Ho rivisto il cielo stellato come non vedevo da anni, con la Via Lattea che suggeriva la direzione del “Camino”. Ho gustato la compagnia di Maurizio: noi due, così diversi, (lui espansivo e comunicativo, io silenzioso e un po’ musone) abbiamo condiviso questa esperienza tranquillamente, con estrema naturalezza e con il conforto di poter contare reciprocamente sulla presenza dell’altro. Ho potuto, grazie a lui e a questa esperienza, dedicarmi alla mia interiorità come non facevo da tempo, riprendendo un dialogo con me stesso, con le mie convinzioni, con le mia fede. Un unico neo: la regione spagnola attraversata dal “Camino” non è molto ricca e si tocca con mano che l’economia locale è per gran

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parte sostenuta dall’indotto dei pellegrinaggi. Alberghi, ristoranti, negozi, ma anche pullman, taxi, pulmini per il trasporto degli zaini, viaggi organizzati: al pellegrino viene offerto di tutto e di più. Non dico che non si debbano offrire ai pellegrini servizi di cui hanno in effetti bisogno ma a volte la sensazione é che tutto questo soffochi in qualche modo la natura più profonda del “Camino”. Anche perché, di contro, lungo il “Camino” non ho trovato alcuna

occasione di momenti particolari di spiritualità offerti ai pellegrini. Ho ricevuto la classica “benedizione del pellegrino” nelle messe, alquanto frettolose, cui ho potuto partecipare e nulla più. Quanto poi alle celebrazioni in cattedrale a Santiago, non mi è stato del tutto agevole concentrarmi e partecipare profondamente all’eucarestia con l’atmosfera da spettacolo che regnava tutto attorno. Forse è normale che quando c’è un così alto numero di persone molte non

si rendano conto di dove si trovino e non si comportino di conseguenza, sta di fatto che a me non è piaciuto. Il “Camino” resta comunque per me una delle esperienze più belle della mia vita e ringrazio il Signore per l’occasione che mi è stata offerta. Ringrazio di cuore anche Maurizio: lo devo a lui se nel “Camino” non mi sono più sentito un clandestino. Domenico Fantuz

Storie di Parole per continuare a sognare...

Guarire l’Infelicità Il tutto cominciò per colpa di una bottiglia musicale. A bordo di una zattera fatta di bottiglie di plastica ci stava un uomo, magro, con barba e occhi scurissimi. Era un compositore. Le sue musiche, che conservava all’interno di bottiglie, avevano la capacità di guarire gli infelici. Almeno così era accaduto fino a qualche tempo prima. Nell’isola dove abitava, la figlia del Re era stata colpita da una terribile malattia: l’infelicità. Il Re aveva chiamato il compositore e gli aveva ordinato di comporre una musica per la figlia. Il compositore per la verità non desiderava di meglio, essendo sempre stato innamorato della bella principessa. Si mise al lavoro, e dopo una settimana tornò con una bottiglia di plastica. “Eccoti la musica mio Sire” gli disse. Il Re aprì la bottiglia ma subito la richiuse per paura di consumarne il contenuto. Chiamò una delle damigelle e gliela diede dicendole: “Consegnala a mia figlia e dille di ascoltarla.” Passarono i giorni, ma passarono anche le settimane e la figlia non dava cenni di miglioramento. Il Re si arrabbiò molto e decise di esiliare il compositore a causa del fallimento. Essendo il regno, un’isola, l’unica via era quella del mare. Il compositore senza dire una parola, accettò la cattiva sorte. Legò insieme le bottiglie di plastica, dove teneva le sue musiche, in modo da formare una zattera e prese il mare. Viaggiò per giorni e giorni e pensò a come la sua musica non avesse funzionato con la persona che più amava al mondo: la figlia del Re. Passarono i giorni. A volte c’erano venti buoni, a volte venti cattivi rischiavano di far capovolgere la zattera. Una mattina si trovò in un porto. Un uomo era seduto sul pontile e piangeva. “Perché piangi?” chiese il compositore. “Mia figlia vuole sposare un artista, un incapace.” “Ho qualcosa che fa per te” disse il compositore. Andò alla sua zattera e slegò una bottiglia. “Eccoti una bottiglia piena di musica aprila e ascoltala.” L’uomo ubbidì. Ne uscì una musica soave. Alla fine si sentì meglio. “Hai ragione straniero, anche tu sei un artista, eppure con il tuo aiuto io mi sento guarito, ti voglio mio ospite!” Pranzarono insieme. L’uomo lo rifornì di provviste e alla fine il compositore riprese il viaggio. 30

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Storie di Parole per continuare a sognare... CHIESANUOVA Ora era il compositore che cercava un luogo dove guarire la propria infelicità. Il suo dramma era di non immaginare una musica nuova. Qualche settimana dopo toccò di nuovo terra. Lì incontrò una donna che non si rassegnava al suo stato di povertà e di cattiva sorte. Il compositore slegò una bottiglia dalla sua zattera e gliela diede. La donna si sentì subito meglio. Ma anche da qui dovette ripartire. Il compositore navigava e incontrava genti nuove ma tutte afflitte e travagliate. E lui pronto a dare una nuova bottiglia musicale. Così con l’andare del tempo la sua zattera si fece sempre più piccola. Quando gli rimasero che poche bottiglie sbarcò su un’isola. La gente subito gli venne incontro e gli disse: “Finalmente sei tornato. Il Re ha mandato ambasciatori in tutto il mondo per cercarti, vai subito da lui.” Era ritornato nella sua amata isola e in cuor suo sperava che la figlia del Re fosse guarita. Arrivò alla reggia. “Figliolo, ti ho esiliato per un errore che non era tuo. La bottiglia di musica che tu avevi composto per mia figlia non le arrivò mai. Una sua damigella presa da sconforto, la aprì per guarire la propria infelicità. Così a mia figlia non rimase che una bottiglia vuota. Cosa posso fare per farmi perdonare?” “Desidero solo un’altra possibilità, voglio comporre una nuova musica per la principessa.” Disse il compositore. “E sia!” disse il Re. Il compositore ritornò nella sua casa e cominciò a scrivere come nulla fosse accaduto. Dopo una settimana andò dal Re. Questa volta fu proprio il Re a consegnare la bottiglia alla figlia. La musica era bellissima. E non poteva che incominciare con il rumore delle onde. Dopo un’oretta, la figlia del Re si sentiva già meglio, aveva sorriso e sentì di essere innamorata. Ma innamorata di chi? Sì! Andò proprio così: del compositore. Per finire, tanto per dirne una, i due si sposarono e andarono in viaggio di nozze sul Mare dei Ventiquattro Venti, questa volta però non con una zattera di bottiglie di plastica, ma con una barca a vela a forma di cigno mai vista prima. Figuratevi che il cuoco di bordo era mio zio Nicola, ed è proprio lui che mi ha raccontato tutta la storia. Andrea Zelio


Halloween? Festeggiamo piuttosto... HOLY WIN! “Anche quest’anno si avvicina la fatidica data in cui 'normalmente' si festeggia Halloween… Tradotto in altro modo, si avvicina il tempo della lotta per molti genitori cristiani concentrati a tamponare le richieste dei figli circa il permesso di travestirsi da scheletri, le banalizzazioni di parenti, amici o conoscenti (“ma che c’è di male? È solo un gioco innocente…!”) e, cosa ancor peggiore, il placet pubblicitario, mediatico, sociale e, purtroppo, educativo, stando a quanto vediamo nei libri scolastici dei nostri figli, già da piccolissimi. È un problema che la maggioranza dei cattolici non vede come tale, spesso per mancanza di conoscenza, o per non essere tacciati di integralismo. Che Facebook si schierasse a favore di questo evento c'era da aspettarselo: è inquietante però che arrivi al punto di mettere le mani sulla mia bacheca personale e cancellare non soltanto un mio post, il quale chiariva la vera natura di Halloween, ma anche quello di un'amica che lo aveva a sua volta condiviso nella propria bacheca. Dopo accurata ricerca su Internet ho scoperto molti risvolti curiosi. L’origine di questa festa popolare pre-cristiana riguarda le popolazioni tribali che utilizzavano la data del 31 ottobre per dividere l’anno in due parti, in base alla transumanza del bestiame che necessitava di riparo per l’avvicinarsi dell’inverno. In Europa questa ricorrenza si diffuse grazie ai Celti, anche se le maggiori influenze ci pervengono dagli Stati Uniti e dal Canada. I Celti usavano festeggiare la fine dell’estate con il “Samhain”, il loro Capodanno. Samhain cadeva, secondo la loro tradizione, in un momento fuori dalla dimensione temporale, che non apparteneva né all’anno vecchio né al nuovo: in quel frangente il velo che divideva la terra dai morti si assottigliava e i vivi potevano accedervi e viceversa. I Celti non temevano le visite dei morti ed erano soliti lasciare loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza. Inoltre non credevano nei demoni, ma nelle fate (che consideravano buone) e negli elfi, dei quali temevano la pericolosità per gli scherzi (parecchio cattivi!) che usavano fare agli uomini. Da qui il famoso “dolcetto o scherzetto” che ha come scopo il “tenersi buoni” gli spiriti cattivi. Questa frase, in sostanza, la dovrebbero ripetere con voce cavernosa i nostri figli, bussando ad almeno tredici porte per allontanare la sfortuna. La Chiesa Cattolica, e con essa ogni religione cristiana, ha da sempre preso posizione precisa contro questo tipo di festività. Fu Papa Bonifacio IV che nel 610 istituì una festa antagonista conosciuta oggi come Ognissanti, che veniva però celebrata il 13 maggio di ogni anno; in seguito la data fu spostata al 31 ottobre da Papa Gregorio III per farla coincidere con quella di Halloween e porla in alternativa a quest’ultima. Padre Gabriele Amorth, famoso decano degli esorcisti, afferma senza remore che “festeggiare Halloween è rendere culto a Satana”. Stando a tali indicazioni, ogni cristiano, e il cattolico in modo particolare, dovrebbe riflettere su questo, porsi domande e soprattutto imparare a gestire la cosa educando anche i propri figli sulla differenza tra spiritualità e spiritismo. Sarebbe interessante come cristiani recuperare la bellezza della festa di tutti i Santi. Alle famiglie - la cui spinta al festeggiamento di Halloween suppongo tragga origine dal desiderio di fare qualcosa di carino in comunione con altri - proponiamo di festeggiare gioiosamente qualcosa di alternativo: festeggiate... HOLY WIN (i Santi vincono!). Per esempio la sera del 31 ottobre riunitevi in casa, anche in piccoli cenacoli di più famiglie se volete, pregate un po’ assieme (sarebbe bello!) e fate come suggerito di recente dai vescovi inglesi e travestite i vostri figli... da santi! Invece di truccarli da zombie o da streghe, trovate loro costumi che li trasformino per una sera in tanti piccoli San Francesco e San Giorgio, tante piccole Santa Lucia e Santa Chiara. Passate una serata nella gioia!” Sabrina Pietrangeli Paluzzi


Emmaus ottobre 2013  

Emmaus ottobre 2013

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