Page 1

“…mentre discorrevano Gesù si avvicinò” PERIODICO DELLE PARROCCHIE DI

MUSILE DI PIAVE, CHIESANUOVA, MILLEPERTICHE, PASSARELLA, SANTA MARIA DI PIAVE, CAPOSILE

ANNO A N 2 GIUGNO NNO 4 - N. GIUG UGNO NO - LUGLIO LIO 2010 - Piazza Libertà, LUG GLI à, 2 - 30024 0024 MUSILEE DI PIAVE IAVE V - Tel. 3300 PPIA TTeel. e Fax Faax 0421.52308 0421 04 2 .5523 2308 08 - E-mail: emmaus.musile@gmail.com emmaus.musisile le@g @gma maili.com m

NELL'INFERNO CON DIGNITA' Cari amici, Oggi 13 giugno 2010, scrivo queste righe dalla nave traghetto che da Nuweba in Egitto ci sta portando ad Akaba in Giordania. Stiamo vivendo questo pellegrinaggio "sulle orme di Mosè" davvero particolare e intenso. Dal cuore sento che non posso tacere e non posso non condividere con voi alcune semplici riflessioni su ciò che ho visto due giorni fa insieme ai 40 pellegrini. Padre Luciano, un missionario comboniano ci ha fatto incontrare la realtà degli "zabbàlin", i raccoglitori di immondizie (zibàla in arabo significa spazzatura). Sono più di un milione di persone, 1050 famiglie che vivono immersi nell'immondizia che viene portata da tutta la città de Il Cairo che conta 20 milioni di abitanti. Padre Luciano ci fa camminare in fretta tra i vicoli sporchi e maleodoranti di questo quartiere dove lui e alcuni volontari donano tempo ed energie per organizzare vari luoghi per la scolarizzazione di bambini e ragazzi. Ci chiedono di poter sostenere non solo il progetto per la costruzione di una scuola dentro a questo quartiere ma anche e soprattutto di poter collaborare trovando volontari nostri, della nostra collaborazione, disposti a condividere per un po’ di tempo (un mese, alcuni mesi, un anno...) dentro a questa realtà. Vi assicuro che ho percepito una incredibile dignità fatta di saluti, sorrisi, occhi di bambini e, proprio in mezzo a montagne di immondizie,proprio lì ho percepito la vita, la voglia di vivere. Sembra fuori luogo dire queste parole eppure è così... Verso sera, tutti insieme, siamo andati in una chiesa posta in una collina sopra questo quartiere dove gli zabbàlin si ritrovano ogni giovedì sera per pregare e la domenica per celebrare la messa. Abbiamo anche noi pregato e celebrato. Siamo saliti sopra un'alta struttura in costruzione da dove si poteva vedere tutto il quartiere e lì ho visto davvero l'indescrivibile. Mi sono reso conto dell'inferno (la parola non è eccessiva) in cui vive questa gente: le case diroccate a più piani sono tutte riempite di spazzatura e ogni angolo delle stradine, dei vicoli, rigurgita odori, resti di ogni tipo. Dall'alto dove non si distinguono i volti e le persone sembra proprio di essere in un girone dell'inferno dantesco. Dal basso, invece, entrando, scopri che lì si vive, ci si diverte, si ride, si canta, si prega... Com'è strano il mondo! Mi ritorna alla mente una frase: "DIO NON PRODUCE SCARTI". Dio presente in quei volti degli zabbàlin continua a dare a quell'inferno un anticipo della dignità a cui tutti aspiriamo ma che solo in Paradiso vivremo. don Saverio PS: Se vuoi saperne di più sul progetto di P. Luciano e sugli zabbàlin, e magari vuoi vivere un'esperienza indimenticabile, puoi scrivere a cordijes@soficom.com.eg, oppure clicca sul sito www.comboni.pcn.net oppure guarda i video su youtube cliccando zabbàlin e se vuoi poi ne parliamo! Pensaci.


E’ NATO IL SITO INTERNET: www.collaborazionemusile.it La collaborazione pastorale di Musile di Piave è orgogliosa di darvi il benvenuto nel suo nuovo sito. Innanzitutto, “collaborazione pastorale” significa che insieme a Musile, vi danno il loro benvenuto anche Chiesanuova, Millepertiche, Passarella, Caposile e Santa Maria di Piave. Questo sito nasce dall’idea di rendere ancor più concreta questa collaborazione, ma anche dalla volontà di rendere più facilmente accessibili le informazioni riguardanti la parrocchia,

dalle più semplici come gli orari delle messe, alle più articolate che riguardino eventi come campiscuola, pellegrinaggi, Grest e iniziative di vario genere, sempre riguardanti l’ambito parrocchiale.Il progetto del sito vorrebbe quindi garantire l’immediatezza delle informazioni, ma anche dei contatti qualora voleste sapere qualcosa in più su una qualsiasi iniziativa alla quale vorreste prendere parte. Inoltre il tutto sarà corredato da foto e video (quando possibile)

degli eventi in corso, o da poco passati. Sperando di centrare in pieno gli obiettivi prefissati, vi auguriamo una buona navigazione tra le nostre pagine!

Crisi economica … ma non solo! Spesso, negli ultimi mesi, l’argomento d’apertura delle pagine dei quotidiani è stato la crisi finanziaria, ora evolutasi in crisi dei debiti pubblici e degli stati nazionali, così come sono stati concepiti nel costituzionalismo economico del secondo dopoguerra. Sono infatti proprio gli stati nazionali i primi soggetti a doversi, oggi, confrontare con le conseguenze di una crisi che non possiamo concepire come confinata al comparto economico o finanziario.

Il presupposto del costituzionalismo economico sopracitato infatti consta di un dato essenziale: il soggetto statale, al fine di garantire ai consociati i diritti sociali (istruzione, sanità ed affini) costi-

2

tuzionalmente previsti, necessita esercitare un controllo sui capitali facendo uso del sistema impositivo con il quale, tassando la ricchezza su base progressiva e ossequiando, dunque, criteri di capacità contributiva e obbligo di solidarietà nel sistema fiscale, preleva il gettito necessario al finanziamento di detti servizi. Il problema emergente dal quadro fornito, tuttavia, deve considerare altre due importanti variabili, la globalizzazione e la volatilità dei grandi capitali e la poc’anzi citata crisi del debito pubblico. Per quanto concerne la fuga della ricchezza, è da notarsi come il principio ideale dello stato che controlla il capitale (tipico del costituzionalismo economico) a mezzo d’imposizione fiscale sia oggi da rivedere anche perché, di fatto, il peso dello spesa sociale che doveva essere sostenuto, in base ai principi di solidarietà e capacità progressiva, proprio dai grandi capitali oggi grava sui soggetti che maggiormente necessitano dell’intervento del welfare state (fenomeno noto come “cortocircuito teleologico del welfare state”); in secondo luogo deve rilevarsi quella che è la problema-

tica connessa al debito pubblico, conseguenza dell’indebitamento dello stato atto a garantire un introito di ricchezza deputato al sostenimento della spesa sociale. “Il fatto che i mercati non siano più disposti a rifinanziare il debito delle euronazioni se queste non dimostrano la capacità di contenerlo e poi ridurlo, chiude una stagione storica del modello di welfare europeo: nel futuro non sarà più possibile finanziare in deficit gli apparati enormi e le garanzie generose dello stato sociale” - sostiene in un’intervista a “ilsussidiario.net” il prof. Carlo Pelanda. Tutto ciò implica, espresso in altri termini, gravi ripercussioni non solo nel settore economico e finanziario ma anche nel nostro piccolo. In questo senso l’istanza rivolta alla politica è quella dello studio di nuovi sistemi di welfare, più sostenibili economicamente e da accostare a rinnovate soluzioni fiscali. Ma tutto ciò come può toccare anche le nostre comunità? Quale dev’essere il ruolo della politica in quest’ottica? Ebbene anche questa volta la tradizione può correrci in soccorso, nel caso di

GIUGNO - LUGLIO 2010


specie è opportuno riferirsi alla lunga tradizione della cristianità nell’ambito delle encicliche sociali, iniziata con la ben nota “Rerum novarum” (delle cose nuove) di Leone XIII e giunta fino al nostro mondo con l’altresì conosciuta “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI. Durante una recente conferenza Mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, discutendo del ruolo della politica e del ruolo del cristiano nella politica ha sostenuto quanto il sostrato, che potremmo definire culturale, del cristiano influenzi il suo modo di fare e di

concepire la politica, sostrato che deve considerare Carità e Verità come due doni, da gestire con coscienza e responsabilità. Coniugando ciò ad un altro celebre titolo della “letteratura ecclesiastica”, in vero la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II “Gaudium et spes” (felicità e speranza) che invita gli uomini di buona volontà ad impegnarsi per la giustizia, potremmo ben dire che quest’impegno, rivolto a tutti noi, debba gestirsi in ossequio a Carità e Verità che sono in sé anche strumenti indispensabili per la fiducia e per - citando

un’ulteriore enciclica, la “Populorum progressio” - il mettersi a servizio degli uomini, con la responsabilità tipica di chi ha ricevuto un dono. Trattasi dunque di una sorta di impegno atto a ribaltare l’asse dei fini della politica, invitando tutti ad agire mettendosi a servizio dell’uomo, considerando come fine della propria attività l’uomo medesimo, nell’integrità della sua dignità. Siano dunque fatte scelte nuove e siano ponderate bene, ma si tengano sempre in considerazione questi elementi. Luca Cadamuro

Alla ricerca di un modello di integrazione Parlare di immigrazione significa mettere a dura prova la nostra identità e nello stesso tempo anche la nostra umanità. L’immigrazione infatti ha diverse facce: alcune inquietanti, altre rassicuranti; ci induce a confrontarci con importanti problemi quali quello della sicurezza e della paura, mettendo in gioco i valori della tolleranza e del rispetto della dignità delle persone. L’immigrazione è crescita e sviluppo economico, ma spesso è anche sfruttamento e degrado, è integrazione e solidarietà, ma non mancano forme di razzismo e xenofobia. Queste sono problematiche forti che vanno affrontare con coraggio ed onestà intellettuale senza cedere alle ideologie o alle opportunità politiche del momento. Nell’Enciclica Caritas in Veritate, Papa Benedetto XVI afferma che l’immigrazione ci pone di fronte a “sfide drammatiche” e che ha bisogno di soluzioni di non facile gestione. Il Santo Padre richiama, infatti, l’attenzione sui “diritti delle persone e delle famiglie emigrate”; cioè ci indica che il migrante va considerato una persona e non una merce. Dal Pontefice viene, inoltre, rimarcata l’importanza della tutela dei diritti “delle società di approdo degli stessi emigrati” senza però ridurre tali diritti alla sola sicurezza, ma allargandoli alla

identità e alla integrità nazionale. Sottolinea anche i diritti dei Paesi di provenienza degli emigrati affinché non siano impoveriti delle risorse necessarie per lo sviluppo, affermando “non vi è più bisogno di emigrare” dice il Papa, “quando ci sono in Patria posti di lavoro sufficienti e un tessuto sociale sufficiente”. Un’attenta riflessione su quanto ci indica il Santo Padre, ci pone di fronte a tutta una serie di considerazioni basilari che diventano fondamentali rispetto al riconoscimento del diritto di cittadinanza agli immigrati. Ci si trova infatti a confrontarci seriamente con il riconoscimento dei diritti fondamentali di ciascuna persona, sia o no cittadina italiana: la casa, le cure mediche, la scuola, la tutela sul piano economico degli stranieri con volontà di agire positivamente nel rispetto delle regole e l’aiuto concreto all’integrazione. Il Governo sta facendo molto sia sul versante della lotta all’immigrazione clandestina definendo regole certe, sia sul piano dell’integrazione. Nel luglio 2009, con il "pacchetto sicurezza", il Parlamento ha previsto per la prima volta l’"accordo di integrazione". Tale provvedimento consiste in una serie di impegni che l’immigrato sottoscrive ed è chiamato ad onorare nel periodo di validità del

GIUGNO - LUGLIO 2010

permesso di soggiorno, pena la perdita dei crediti necessari per ottenere il rinnovo e quindi l'espulsione. Ma probabilmente non è abbastanza, perché molto ancora si deve fare per risolvere il problema sul piano culturale e sociale al fine di favorire la convivenza nella diversità. Dal XIX rapporto sull’immigrazione di Caritas/Migrantes del 2009, emerge che la consistenza degli immigrati regolari in Italia supera i quattro milioni (incluse le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe) con un aumento rispetto al 2008 di diverse centinaia di migliaia. Gli immigrati nel nostro Paese sono, in media, 1 ogni 15 residenti, 1 ogni 15 studenti, quasi 1 ogni 10 lavoratori occupati. Inoltre, in almeno un decimo dei matrimoni celebrati in Italia è coinvolto un partner straniero. Nel nostro Comune le proporzioni sono ancora più alte, basti pensare che su una popolazione di circa 11500 abitanti vi sono 1308 residenti stranieri, pari a circa il 12% dei residenti (348 Comunitari provenienti da 13 Paesi della Comunità Europea - 960 Extracomunitari provenienti da 41 Paesi del mondo). Tra i residenti comunitari, i più numerosi sono i cittadini di nazionalità Romena (264 pari al 22,5% degli stranieri a Musile) mentre tra gli extracomunitari si distinguono per

3


numero quelli di nazionalità albanese con 136 unità (10,4%), marocchina con 128 unità (9,8%), cinese 108 (8,2%), senegalese 85 (6,5,8%), nigeriana 61 (4,7%), Bangladesh 56 (4,3%), Moldava 54 (4,1%), Ucraina 53 (4,0%). L’incidenza della presenza degli immigrati in Italia è ancora più marcata tra i minori: più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori, 5 punti in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7 %). Tra nati in Italia e ricongiunti, il 2008 è stato l’anno in cui i minori stranieri, per la prima volta, sono aumentati di 100 mila unità, a testimonianza di un inseri-

mento sempre più avanzato. A Musile i minori stranieri che frequentano il nostro Istituto Comprensivo “E. Toti”, sono159 su 1038 alunni, pari al 15,3 %, della popolazione scolastica, così distribuiti: Scuola dell’Infanzia 46 su 187 (24,6 %), Scuola Primaria 70 su 557 (12,6 %), Scuola Seconda-

ria di 1° grado 43 su 294 (14,6 %). Come si può notare la presenza di alunni stranieri è più elevata nella Scuola dell’Infanzia, indica che anche nel nostro Comune l’inserimento di bambini stranieri è in progressivo aumento.

Credo sia facile comprendere come la presenza di bambini, sia un segno della volontà dei genitori stranieri, presenti nel nostro territorio, di riunire le proprie famiglie e di avviare una residenza stabile nel nostro Comune. Sono dati questi che impegnano gli Amministratori di Provincia, Regione e Comuni a mettere in campo risorse e iniziative di integrazione capaci di fronteggiare una situazione che sta cambiando radicalmente il nostro tessuto sociale. Si tratta di fare rete tra Istituzioni Comuni, Parrocchie, Scuola e Associazioni - che operano nel territorio al fine di realizzare tutta una serie di strumenti per fare incontrare le persone avviando ad esempio, corsi per adulti di cono-

scenza della lingua italiana, corsi di formazione professionale, attività socio-culturali che favoriscano lo scambio interculturale, iniziative di sostegno, nei casi di difficoltà, che salvaguardino la dignità delle persone evitando l’abbandono all’indigenza e al degrado. Nella Scuola già si sta facendo molto per l’inserimento degli alunni nelle classi, in ottemperanza al diritto-dovere all’istruzione dei minori stranieri. Insegnanti ed esperti esterni (mediatori linguistici, equipe socio-pedagogiche delle ASL, …) lavorano da tempo per l’individuazione di strumenti, risorse e strategie didattiche di apprendimento che favoriscano l’integrazione. Ma, la parola spetta soprattutto alla politica che deve dare segnali forti nella ricerca di un modello di integrazione nel pieno rispetto della nostra identità nazionale, dei nostri valori, tradizioni e costumi. Luciano Carpenedo Assessore alle politiche culturali e all’Istruzione del Comune di Musile

PERCHE’ E’ SANTO? “L’amore, in definitiva, è il legame che unisce tutto, è ciò che è alla base di ogni vocazione, la radice, la linfa che fluisce e la alimenta perché di ciascuno il Figlio vuole essere amico: è per tutti che ha dato la vita ….” “Quando giunse la sua ora, Gesù disse a coloro che erano con Lui nell’orto del Getsemani, Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli particolarmente amati: Alzatevi,

4

andiamo!. Non era lui solo a dover andare verso l’adempimento della volontà del Padre, ma anch’essi con Lui. Anche se queste parole significano un tempo di prova, un grande sforzo e una croce dolorosa, non dobbiamo farci prendere dalla paura. Sono parole che portano con sé anche quella gioia e quella pace che sono frutto della fede. Alzatevi e non temete! L’amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare, né ci pone esigenze a cui non sia possibile far fronte. Mentre chiede Egli offre l’aiuto necessario. Perciò facendo eco alle parole del nostro

Maestro e Signore anch’io dico a voi: Alzatevi, andiamo! Andiamo fidandoci di Cristo. Sarà Lui ad accompagnarci nel cammino, fino alla meta che Lui solo conosce!” (Giovanni Paolo II) Venerdì 7 maggio scorso si è tenuto un incontro con Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana, che sta seguendo la Causa di Beatificazione e di Canonizzazione per Giovanni Paolo II e che ha scritto il libro “Perché è Santo” insieme al postulatore della causa Mons. Slavomir Oder. La serata, svoltasi in chiesa, è iniziata con un omaggio musicale dedicato al Santo Padre, da parte

GIUGNO - LUGLIO 2010


della corale S.Donato e da Bernardino Zanetti. Sinceramente vi dico che vi siete persi, per chi non c’era, dei momenti “magici” dato che sia i canti eseguiti con bellezza radiosa dalla corale che la rapsodia musicale proposta con raffinata maestria da Zanetti, hanno creato un entusiasmo interiore difficile da descrivere, un qualcosa che ti travolge dentro al momento e che ti lascia una pace interiore non indifferente. Di Saverio Gaeta, possiamo dire brevemente, che nasce a Napoli nel dicembre del 1958 e che a vent’anni comincia già la sua attività giornalistica a tempo pieno. E’ laureato in Scienze della comunicazione sociale ed è stato anche docente di Teoria e tecnica del giornalismo e di Stampa periodica all’Università pontificia salesiana di Roma. Non mi dilungo oltre perché sarebbe estesa la lista delle collaborazioni con i diversi quotidiani, settimanali e mensili, nonché la collaborazione con la Radio Vaticana e la presenza a diversi programmi giornalistici sia Rai che Mediaset (qualcuno dei presenti alla serata lo avrà certamente riconosciuto) …. oltre ad aver pubblicato una sessantina di libri fra saggi, biografie, libri intervista e antologie e aver collaborato a varie opere collettive quali “Storia delle Chiese in Italia”, “Giovanni Paolo II” ecc. In questa serata Saverio Gaeta ci ha edotti sulla causa di beatificazione per il Santo Padre e successivamente abbiamo avuto l’opportunità di scambiare con lui impressioni, interrogativi, opinioni e quant’altro in merito alla sua figura: Giovanni Paolo II, il “Gigante di Spiritualità” come Mons. Slawomir Oder lo ha soprannominato. Karol Jòzef Wojtyla nacque a Wadowice, vicino a Cracovia (Polonia) il 18.05.1920. Orfano di madre a 9 anni, segue i suoi studi e quando le forze di occupazione nazista chiusero l’università Karol lavorò sia in

una cava che in fabbrica per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania. Nel 1942 inizia il suo cammino alla formazione sacerdotale. In sintesi queste le sue tappe: nel 1946 viene ordinato sacerdote, nominato vescovo ausiliare di Cracovia nel 1958 e arcivescovo nel 1964. Il 16 ottobre del 1978 viene eletto Papa assumendo il nome di Giovanni Paolo II. Durante il suo Pontificato ha compiuto 146 visite pastorali in Italia, come vescovo di Roma ha visitato 317 parrocchie romane e compiuto 104 viaggi apostolici nel mondo. Tante, tantissime sono le persone che Lui ha incontrato sia nei suoi viaggi, nelle visite pastorali, durante le Udienze Generali, quelle Speciali e durante le cerimonie religiose in Italia e nel Mondo: dai Capi di Stato, ai ministri, alle autorità e soprattutto alla gente comune. Alcuni fatti salienti da non dimenticare: - il 13 maggio 1981 l’attentato alla Sua Persona da parte di Ali Aqca, un giovane turco che nascosto tra la folla in piazza San Pietro gli spara ferendolo gravemente. La fede ferma e convinta, linfa vitale di quella quiete d’animo che secondo me riveste tutta la Sua persona, ha condotto il Santo Padre ad andare a visitare in carcere Aqca e a perdonarlo del suo gesto. “La provvidenza ha fatto si che la vita non fosse tolta ed è in virtù di ciò che è tempo di parlare di perdono …” Nella sua vita una costante sempre presente è anche la figura materna di Maria tanto da fargli ritenere che a proteggerlo e salvarlo sarebbe stata la Madonna stessa. Forse la morte prematura della madre quando ancora era in giovane età ha creato in lui questo connubio intimo con Maria : “… Dio non abbandona gli uomini ma li aiuta tramite Maria, la sua presenza materna perpetua ci è accanto ogni giorno e ci sostiene….” - nel 1986 il Santo Padre visita la sinagoga di Roma: un gesto mai compiuto da altro Pontefice e nel 1993 stabilisce le prime relazioni diplomatiche ufficiali tra Israele e la Santa Sede. - nel 1986 istituisce la Giornata mondiale della Gioventù che sug-

GIUGNO - LUGLIO 2010

gella l’importanza data al dialogo con le nuove generazioni, all’incontro con loro e che da allora viene celebrata ogni anno. Il Santo Padre Karol Wojtyla muore il 2 aprile del 2005 lasciandoci la testimonianza di un uomo costruttore e sostenitore della pace; uno straordinario comunicatore, un uomo dalla volontà d’acciaio, un testimone soprattutto per i giovani ai quali si sentiva particolarmente legato e dai quali traeva la sua linfa ed energia spirituale vitale alla sua crescita interiore. Ed è in virtù di tutto questo che subito dopo la sua morte è esplosa la sua fama di santità che ha portato a chiedere di dare inizio alla Causa di Beatificazione e Canonizzazione, dalla quale sono emerse nuove tessere a completamento del “mosaico” della sua persona. Aspetti di vita, fatti, racconti assai importanti perché descritti e raccontati dai suoi amici, dalle persone che gli erano più vicine e intime, testimonianze hanno dato ancor più vigore e forza alla figura grandiosa che già avevamo di Lui. Egli era un uomo che sdrammatizzava sempre tutto ciò che gli capitava, guardava al lato positivo in ogni cosa e l’essenzialità del suo percorso, del suo cammino era basata su ciò che Dio gli chiedeva e cioè il cammino verso la santità. La preghiera è quindi un punto fermo e primario per il dialogo personale con Dio, attraverso la quale riesce ad accettare la Sua volontà fino in fondo conscio del fatto che Dio è sempre accanto a lui e lo sostiene nel cammino. E’ stato il Papa delle famiglie, dei laici, dei giovani; ha saputo prendere la sua croce e l’ha portata fino alla fine con il sorriso ed una pace interiore dettati solo dalla fiducia che lui ha riposto in Dio, un Dio che non punisce, non si scorda, non ci lascia ….MAI. Quando a noi pare di essere soli e abbandonati da tutti e da Lui è perché il nostro dolore, le nostre fatiche ci rendono ciechi ma se cerchiamo un attimo nel buio che ci opprime potremmo vedere là in fondo un piccolo spiraglio di luce che mano a mano si fa più grande, che ci dà la speranza, quel sorriso e quella pace interiore che danno la

5


forza e l’energia necessaria ad affrontare le fatiche quotidiane con un’ottica positiva perché in fondo in questo mondo sempre più vorticoso, dove tutti corrono non si sa dove, dove se non stai al passo “perdi il treno” (ma il treno per dove?), dove se non ti conformi ad uno status dettato dalla moda del momento sei un inetto, un insignificante. FORSE DOBBIAMO AVERE il coraggio di dire STOP! Di riprendere in mano la nostra vita e non farla condurre da altri, di avere il coraggio di fidarsi di Dio perché Lui si fida di noi. Allora forse le cose, anche quelle che ai nostri occhi appaiono più insormontabili un po’ alla volta diventano meno faticose perché “Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare o di esigenze a cui non siamo in grado di far fronte” . Fiducia, fede, speranza e Amore: sono le cose che contano, che forse valgono di più nella nostra vita. Far sentire e sentire le cose con il cuore: questo è uno dei grandi insegnamenti che mi ha dato Giovanni Paolo II e questo lo si può fare se si ama veramente, in modo incondizionato. Di Lui, della sua figura io ho percepito questa sua capacità di amare Dio, amare gli uomini e sentirsi al tempo stesso amato. Per me è questo il fulcro, il perno sul quale si è basata la sua vita trasmettendolo agli altri:

basta vedere le folle di giovani, di adulti, della gente che gli hanno voluto bene. E’ questa gioia di amare, di donarsi incondizionatamente fino alla croce, fino alla morte. Vivere con la semplicità d’intenti questa gioia è il ricordo anzi la testimonianza sempre viva della Sua persona. Vivere con umiltà e semplicità questa sua voglia di incontrare le persone, tutte le persone, qualsiasi persona … questo suo essere testimone nel mondo senza tante etichette ma con la gioia nel cuore. Oggi in molti acclamano coerenza: ecco lui ne è stata l’essenza. Oggi in un mondo legato al conformismo, alla convenienza, alle bugie, al tradire le amicizie e quello in cui si crede in nome del proprio tornaconto personale, in un mondo dove per paura di essere etichettati, additati, considerati non all’altezza, in tanti rinnegano e nascondono sé stessi, quello che sono realmente perché “l’erba del vicino ci pare sempre più verde”, in un mondo dove ci si maschera ogni giorno in modo diverso a seconda della convenienza tanto da perdere la “bussola del proprio io” …. NON CI ACCORGIAMO DEL BELLISSIMO FIORE CHE OGNUNO DI NOI E’. UN FIORE UNICO E RARO DA COLTIVARE CON CORAGGIO ED ENTUSIAMO. Eppure basta poco. Basta la semplicità dei

gesti e delle parole, basta essere se stessi, basta avere il coraggio di essere se stessi, basta avere la fiducia della propria persona e di chi ci è accanto e condivide le gioie e fatiche quotidiane, basta essere speranzosi ed imparare ad amare sé stessi e gli altri per quello che sono; basta avere il coraggio di vivere la propria vita e non lasciarsi vivere passivamente. Difficoltà, dolori, croci saremo chiamati a portare sulle nostre spalle perché questa è la realtà della vita ma il peso sarà meno grave se saremo in grado di aprire il cuore in modo da assaporare con pienezza anche le gioie, la felicità, la pace e l’amore. E così con la certezza che siamo amati saremo in grado di amare e di affrontare la nostra quotidianità con quella gioia e pace nel cuore che la fede ci dà. E ritorno alle parole iniziali del Santo Padre che sono poi il titolo di uno dei suoi libri : “ Alzatevi, andiamo..” Dai alziamoci, andiamo! Cerchiamo malgrado i nostri errori di vivere da testimoni coerenti la vita che ci appartiene in tutte le sue sfaccettature: famiglia, scuola, lavoro, nel sociale, nella politica, nel tempo libero, con gli amici, …. affinché sia da esempio per i giovani, i quali forse non ci chiedono altro che questo: essere noi stessi, essere coerenti testimoni di vita. Laura Scabbio

FUOCO DI PENTECOSTE Camminiamo con occhi semplici, come i bambini, gli innamorati e i morenti, attenti a tutto ciò che può germogliare, mentre l’essenza della vita appare e scompare. Sabato 22 maggio 2010, in occasione della solenne festività di Pentecoste, la Collaborazione Pastorale di Musile di Piave ha proposto, per la prima volta, la Veglia musicale: “FUOCO DI PENTECOSTE”. Sul “palco” allestito sul sagrato della chiesa parrocchiale di Musile di Piave, adornato per l’occasione da corone di fiori, si sono alternati i cori “Da strade diverse” di Musile di Piave al quale si sono uniti alcuni componenti dei cori parroc-

6

chiali di Millepertiche e di Chiesanuova e il Coro Gospel “Riverside”. I canti proposti sono stati intervallati dalla lettura di alcuni brani che hanno dato non pochi spunti di riflessione. Filo conduttore della serata, ovviamente, il fuoco e i sette doni dello Spirito Santo: fuoco come SAPIENZA, fuoco come INTELLETTO e CONSIGLIO, fuoco come FORTEZZA, fuoco come SCIENZA, fuoco come PIETA’, fuoco come TIMOR DI DIO.

brani proposti dai cori. Convinti che sia un’esperienza da ripetere confidiamo in altre occasioni in cui musica e parole si fondino in preghiera. Barbara Fornasier

La serata ha richiamato molta gente proveniente dalle varie parrocchie della Collaborazione Pastorale e si è percepita una viva partecipazione grazie anche ad una molto riuscita esecuzione dei

GIUGNO - LUGLIO 2010


Il corso biblico sulla lettura del libro dell’Esodo ci ha fatto vivere alcune esperienze particolari: la cena ebraica, la visita al ghetto di Venezia e una serata di danze ebraiche. Ecco qualche suggestione:

CENA EBRAICA Si sapeva già da novembre 2009 che il 26 marzo 2010 si sarebbe svolta la cena ebraica in preparazione alla Pasqua.

cibo contenente lievito durante l’intero periodo della festività. Questi comandamenti sono stati trasformati in una cena particolare

Lo prevedeva il programma del percorso di lettura continuata di alcuni libri della Bibbia, iniziato lo scorso anno con la Genesi, condotto da don Saverio negli spazi parrocchiali di Chiesanuova. Ma che a Santa Maria di Piave, da don Flavio, quella sera, nei locali dell'asilo, ci sarebbe stata una cerimonia intrisa di una particolarissima atmosfera, io non lo sapevo. E già dal pomeriggio di quel venerdì provavo una certa strana “emozione”, mista ad una leggera curiosità, per la serata che non riuscivo ad immaginare completamente anche se un po’ sulla “Pesach” (o Pasqua ebraica) mi ero documentata e, comunque, l’argomento era stato trattato al corso biblico: • Pesach è la festa ebraica, della durata di 8 giorni, con cui gli Ebrei ricordavano (e ricordano tuttora rivivendolo), l’Esodo e la liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto; il termine appare nella Torah. Dio annuncia al popolo di Israele, schiavo in Egitto, che Lui lo libererà dalla schiavitù; gli ordina di marcare gli stipiti delle loro porte con il sangue di agnello cosicché Egli vedrà il sangue e passerà oltre, (la frase passare oltre viene resa con Pesach), ma colpirà con il castigo il popolo d’Egitto; • I due principali comandamenti legati alla festa di Pesach sono il cibarsi di pane non lievitato e la proibizione di nutrirsi di qualsiasi

denominata “Seder” che significa “ordine”. Infatti durante la cena si procede secondo un ordine particolare e preciso e, svolgendosi in Famiglia, la Pasqua Ebraica è anche momento di pulizia minuziosa della casa, di inviti, di canti, di preghiere, di ricordo…. Ad illustrare, leggere i testi e spiegare la ritualità del “Seder” ai presenti era stato invitato Brunetto Salvarani - teologo laico - laureato in lettere, che da lungo tempo si occupa di dialogo ecumenico ed interreligioso, avendo, fra l’altro, fondato nel 1985 la rivista di studi ebraico-cristiani QOL, di cui è direttore. Brunetto Salvarani, in collaborazione con la moglie Rossella, ha infatti condotto la serata in modo eccellente, con le necessarie ed utili spiegazioni al fine di offrirci spunti di comprensione dell’incontro ed opportunità di considerazioni. Non si è trattato di celebrare il “Seder” pasquale che appartiene alla tradizione ebraica e quindi solo gli ebrei ne possono essere i soggetti celebranti, ma la cena ha rivestito un carattere di riflessione e di lettura di testi “Haggadah”, in un “ascolto” pieno di rispetto, come suggerito da Salvarani, …” In molte tradizioni religiose di fronte al luogo sacro per qualcun altro bisogna togliersi le scarpe in segno di rispetto. Ecco stasera noi faremo qualcosa

GIUGNO - LUGLIO 2010

del genere: non ci toglieremo le scarpe veramente ma l’atteggiamento che dovremo avere è proprio quello dell’ascolto umile, non di giudizio non di superiorità o di inferiorità. Lo spirito corretto è quello delle tre A: ascolto, attenzione ed accoglienza…”. Io l’ho vissuto, fin dalla piacevole accoglienza ed ospitalità iniziale, come un momento particolare di celebrazione molto accurata e precisa da osservare, dotata di una ritualità che si ritrova nella storia del popolo ebraico, ma anche di “riscoperta” di un vincolo che in qualche modo mi ha fatto richiamare alla mente le radici comuni, il ricco patrimonio spirituale che condividiamo, e mi ha fatto riflettere ed interrogare sul legame e sulle relazioni che esistono fra la Pasqua cristiana di Risurrezione e quella ebraica che è invece Memoriale della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Per il momento più importante del “Seder”, cioè il racconto di come Dio portò a compimento la liberazione dall’Egitto chiamato Haggadah (termine che significa narrazione), ognuno dei presenti ha trovato sui tavoli preparati al meglio e con grande cura per l’occasione, il proprio “Haggadah di Pesach” illustrato da Emanuele Luzzati contenente riti, preghiere, disegni e canti che sono stati letti durante l’incontro in maniera corale, sotto la guida precisa e competente di Salvarani. E nel vassoio centrale del “Seder”, come ci ha spiegato la signora Rossella Salvarani ci devono essere • 3 matzot sovrapposte (pane azzimo) coperte da un panno per ricordare la concitata e precipitosa fuga dall’Egitto; • un gambo di sedano a ricordo del periodo della primavera e della mietitura; • erbe amare (sedano e lattuga) ad esprimere la durezza della schiavitù; • una zampa arrostita di agnello a simboleggiare l’offerta del-

7


l’agnello presso il Tempio o di Gerusalemme; • un uovo sodo come simbolo dell’integrità della vita; • una sorta di marmellata (charoseth), dolce e densa, color marrone, preparata con frutta secca ed altri ingredienti ad indicare il fango usato dagli ebrei per la preparazione dei mattoni; • l’aceto dove si intingono le erbe. E poi, l’atmosfera si è ancora riempita di emozioni quando sono state riferite le 3 testimonianze: una dolcissima lettera di una zia inviata ad una nipote, l’esperienza di una richiesta di aiuto esaudita dall’incontro con il Signore e la recita di una poesia inneggiante l’amore adolescenziale e quando il più piccolo fra i commensali, con voce sicura e decisa, ha fatto rivivere il tempo in cui tradizionalmente, fra gli ebrei, durante il “Seder”, il bambino più giovane della casa chiede all’uomo più vecchio di raccontare cosa successe allora: “Come è diversa questa sera da tutte le altre sere! Infatti, in tutte le altre sere noi non intingiamo le verdure neppure una volta mentre questa sera lo facciamo due volte; in tutte le altre sere noi possiamo mangiare pane o azzima mentre questa sera mangiamo solo azzima; in tutte le altre sere noi mangiamo

ogni tipo di verdura mentre questa sera noi mangiamo solo erba amara; in tutte le altre sere noi mangiamo stando seduti o appoggiati mentre questa sera noi tutti mangiamo stando appoggiati.” e ancora … la sedia vuota riservata al profeta Elia che potrebbe onorare i presenti con la sua visita; … la consegna dei copricapo colorati (kippah) confezionati magistralmente da una nonnina novantenne e da tre giovani signore di Chiesanuova, per gli uomini invitati che li hanno indossati in segno di rispetto; … il candelabro a sei braccia più una (Menorah) acceso; … i quattro bicchieri di vino sorseggiati ritualmente in momenti ben precisi del “Seder” carichi del loro simbolismo di libertà o liberazione; … e nel bere l’appoggiarsi sul lato sinistro per evidenziare che si è liberi; … il rito del lavaggio delle mani da parte dei soli uomini; … e la lettura corale, veloce, pressante ed incalzante, di alcuni testi dell’Haggadah. Infine, prima dei bellissimi e struggenti canti conclusivi accompagnati dalla chitarra di Adalberta e di Maurizio, il ricordo, come da alcuni anni gli ebrei usano fare, è andato

ai milioni di vittime della barbarie nazista: “In questa notte destinata alla libertà noi, con timore ed amore, ricordiamo i sei milioni di nostri fratelli che vivevano nella diaspora europea e che morirono per mano di un individuo crudele e malvagio, che causò sciagure al nostro popolo sette volte più gravi di quelle messe in atto dal Faraone.” Tutto, ma proprio tutto, nella serata ha contribuito per di più, a far sì che alcuni vicini di tavolo che erano per me degli sconosciuti all’inizio di quell’incontro un po’ “Seder” ed un po’ “nostra cena tradizionale” (cucinata e preparata dai bravissimi cuochi di Santa Maria di Piave), si siano trasformati in “compagni di viaggio” con i quali scambiare riflessioni sul nostro modo di vivere oggi, sulla Pasqua cristiana con il suo messaggio di speranza, di gioia, di fiducia in un passaggio dalla morte alla vita e dal peccato al perdono, ed ancora sulla “fretta” che ci attraversa, sull’ordine delle cose, sul dovere di fare bene il nostro dovere. Mi sono sentita a casa,in famiglia, fra persone amiche. Grazie di cuore. Una ospite

AL GHETTO EBRAICO DI VENEZIA Le mute pietre, le alte case e le antiche sinagoghe, preziosi testimoni di un arcaico destino sempre uguale pur tra i mutamenti della storia, hanno accolto circa novanta persone delle varie parrocchie della nostra Collaborazione Pastorale domenica 16 maggio u.s. in visita al Ghetto Ebraico di Venezia. Tra le calli e i cancelli, ora abbattuti, risuonano ancora gli echi lontani del decreto legislativo della Repubblica Serenissima che il 29 marzo del 1516 sancì la nascita del primo Ghetto ebraico del mondo. Ghetto come luogo di limitazione, di isolamento e di emarginazione di un popolo deriso, disprezzato, perseguitato, colpevole di chiedere l’uguaglianza della diversità e il rispetto della propria identità. L’iniziativa di scoprire questo storico angolo di Venezia, inserita tra le attività del corso biblico di quest’anno “Io sono il Signore tuo Dio”, trova la propria motivazione nel desiderio di ricercare le radici della nostra fede che “si trovano già nei Patriarchi, in Mosè e nei profeti. Tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella sua vocazione e la salvezza della Chiesa è prefigurata nell’esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù” (cfr. Nostra Aetate 1965). Non possiamo ignorare che, come ricordato dal Papa a gennaio, durante la sua visita alla sinagoga di Roma, Cristiani ed Ebrei hanno una gran parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. Sostare nel Campo del ghetto Novo, dove si trovavano i banchi di pegno, i magazzini di “strazzaria”e le abitazioni degli Ebrei; accedere alle sinagoghe, poco visibili dall’esterno, ma all’interno scrigni di un tesoro ben più prezioso dei marmi e dei legni intarsiati qual è la fedeltà all’unico Dio Onnipotente e Creatore, ha segnato in profondità la mente e l’anima dei visitatori che hanno ritrovato i “loro fratelli maggiori” quelli che per primi hanno segnato il comune cammino di fede e sulle cui tracce risulta meno faticoso avanzare.

8

GIUGNO - LUGLIO 2010


DANZE EBRAICHE Mercoledì 19 aprile 2010, nei locali parrocchiali di Chiesanuova si è svolta la “Serata di Danze ebraiche” prevista, fra le altre iniziative (Cena ebraica e visita al Ghetto degli Ebrei a Venezia), dal programma di lettura di alcuni libri della Bibbia, iniziato l’anno scorso

di ballo e, dopo aver studiato in Italia e all’estero danza classica e contemporanea, si è avvicinata alla danza ebraica ed ha conseguito il diploma presso la Scuola Biblica Charis di Roma. Dopo una breve presentazione, Alessandra ha introdotto i pre-

con la Genesi e condotto da don Saverio. La serata, presentata da don Saverio, ha coinvolto i numerosi partecipanti al corso biblico ed è stata condotta da Alessandra Bedin di Montebelluna . Alessandra Bedin ha conseguito diversi diplomi in qualità di danzatrice a livello professionale. Dirige una propria scuola professionale

senti nella musicalità ebraica spiegando come la danza popolare ebraica, che affonda le sue radici nell’antichità, nasce come modalità di preghiera e di lode nei confronti di ciò che Dio è capace di operare a favore degli uomini e si rifà, spesso, attraverso le melodie ed i testi dei canti che l’accompagnano, al sacro testo della Bibbia.

Le danze sono prevalentemente circolari, comunitarie e raccontano la spiritualità intensa, la vita, la cultura e la tradizione di questo popolo; per alcuni passi, Alessandra ha successivamente illustrato la simbologia connaturata ad essi: danza in cerchio, seguendo un ritmo dove il cerchio rappresenta la vita senza inizio e senza fine, il cerchio ci dice che nessuno può ritenersi più importante degli altri, oppure il danzare tenendosi per mano come segno di un popolo perennemente in cammino ed ancora i movimenti delle braccia e delle mani come inviti a celebrare la gioia, l’amore e la bellezza di Dio, o l’uso del tamburello e della cetra per inneggiare a Lui. Ha invitato poi ad osservare, esibendosi con grazia e competenza, i principali passi delle danze che solitamente vengono eseguite nelle feste più importanti del calendario ebraico ed infine, come momento conclusivo della serata, ha chiesto a chi lo desiderava, di provare ad imitare una breve danza comunitaria in cerchio.

Ostensione della Sindone Torino ha ospitato dal 10 aprile al 23 maggio 2010 l’ostensione della Sindone nel Duomo della città. La Sindone di Torino è un affascinante mistero. E’ un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce e misura circa 4,41 x 1,13 mt. Porta impressa la figura di un uomo accostato per il capo, morto dopo torture e crocifissione in modo corrispondente perfettamente a quanto descritto nei Vangeli. Definita “icona”, “reliquia”, è stata veneratissima da secoli, oggetto di ostensioni, di speciali liturgie, di studi scientifici, esami, rilievi, ricerche, vi si sono spesi fiumi di parole ma sinora nessuno è ancora stato in grado di spiegare come quella misteriosa immagine si sia potuta formare, né la scienza riesce a decifrarne il segreto. Questa prima ostensione del terzo millennio, dopo i “restauri” del sacro lino effettuati nel 2002, è stata all’insegna del motto “Passio Christi, passio hominis” scelto dal Custode pontificio, il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, “per sottolineare come la passione di Cristo riassuma in sé tutte le sofferenze degli uomini.” Anche le Parrocchie della Collaborazione pastorale di Musile hanno partecipato a questo importante evento religioso e spirituale mondiale promuovendo un pellegri-

GIUGNO - LUGLIO 2010

naggio che si è svolto lunedì 3 maggio 2010: 6 pullman, circa 355 pellegrini, 4 sacerdoti (don Saverio, don Flavio, don Primo e don Antonio) ed i capogruppo/accompagnatori si sono messi in viaggio per questo evento che, come ha affermato Benedetto XVI, “è occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio”. Il pellegrinaggio era stato preceduto, qualche giorno prima della partenza, da una serata di “prelettura” con proiezione di un DVD, nella chiesa Parrocchiale di Musile. Appena giunti a Torino i sacerdoti, come da programma, hanno concelebrato la messa nella Chiesa del Santo Volto, ubicata nella ex area industriale torinese. Splendida, modernissima chiesa, dall’arredo liturgico

9


essenziale, progettata da Mario Botta architetto ticinese di fama mondiale, che da sola meriterebbe una visita alla città. Successivamente è iniziato il percorso guidato alla Sacra Sindone con partenza da corso Regina Margherita, che gradualmente ci ha preparato alla contemplazione del Telo attraverso l’esposizione di dipinti e rappresentazioni. Attraversati i Giardini Reali, l’area del Teatro Romano e una parte del Museo di antichità, si è risaliti fino al padiglione dove una breve proiezione (in 8 lingue), con sottofondo musicale ed immagini ad alta definizione, ci ha aiutato a riconoscere i segni impressi sul Telo. L’attesa… il percorso in silenzio… ognuno pervaso dai propri pensieri, sentimenti ed emozioni …e prima di varcare la soglia del Duomo la recita intima della Preghiera, predisposta dal Card. Poletto, consegnata dai volontari, a chi la richiedeva. Quando poi ti trovi lì davanti alla Sindone, resti senza parole a fissare quel telo chiaro, quel volto, quei segni, cercando di individuare in quella manciata di minuti che ti sono concessi, più particolari possibili per il desiderio di imprimere nella memoria tutto e non vorresti andartene e muoverti da lì. E la strana impressione che Gesù sia più “piccolo” di come lo avevi imma-

ginato e di come avevi letto e la tenerezza e la pena indicibile che suscita quel corpo disteso con le braccia incrociate e gli occhi chiusi, e nello stesso tempo, avverti la sensazione di un uomo di una grandiosità ed amore smisurato e commovente, che ti porta a ripensare sul senso della morte e quindi della “vita”; un uomo immerso in un sofferto e totalmente abbandonato silenzio che ti arriva al cuore, e fai tua la preghiera del Cardinale Poletto “….ti prometto di iniziare una vita nuova allontanandomi dal peccato, così da poter sperimentare che “dalle tue piaghe sono stato guarito” e uscendo con tanta riluttanza, ti porti dietro e ti accompagna il desiderio di rientrare per rivederlo ancora e ancora. “….11 aprile del 1997: Mario Trematore è il pompiere che nell’inferno dell’incendio che distrusse la cappella del Guarini, tredici anni fa, si fece coraggio e mosse i suoi passi verso la teca che conservava l’immagine di Gesù minacciata dalle fiamme… …Mario cammina, intorno le fiamme e la distruzione, in mano la sua mazza. Finchè là davanti compare la teca, il lenzuolo… E’ una teca a prova di proiettile, con tre strati. Ed è un mistero come quei colpi di mazza alla fine riescano a scalfirla, e un pompiere possa caricarsela sulle spalle e portarla fuori intatta. Mario

Trematore è uscito così, nella notte di Torino di tredici anni fa. Sulla schiena Gesù, “come un asino”, dice lui. E anche nel cuore, perché quei passi lungo la navata con la Sindone sulle spalle lo hanno convertito alla fede. Anni dopo l’incontro con Giovanni Paolo II che gli piace più di tutto raccontare: Quando mi fu vicino qualcuno gli disse: “Questo qui, Santità, è il pompiere che ha salvato la Sindone”. Allora lui mi venne incontro e mi disse “Voglio vedere le mani che hanno salvato il Signore”. Io gli risposi che erano le mani di un asino. E lui sorrise: “No, queste sono le mani della misericordia”. (Da Avvenire 9 aprile 2010) A conclusione del pellegrinaggio, dopo aver ripercorso a ritroso corso Regina Margherita per raggiungere la casa dei Salesiani dove era stato previsto un momento di ristoro si è potuto sostare brevemente per una preghiera davanti l’Urna di bronzo che racchiude la salma di Don Bosco nella chiesa da lui eretta, in onore di Maria Ausiliatrice ed in attesa dei pullman che ci avrebbero riportati a casa, c’è stato anche il tempo per lo scambio di impressioni e di sensazioni sulla emozionante giornata che ormai volgeva al termine. Una pellegrina

UN PASSO IMPORTANTE...

Il 25 marzo scorso Alberto Piasentin ha ricevuto dalle mani del Vescovo Gianfranco Agostino il ministero dell'Accolitato. E’ un ulteriore passo significativo che Alberto ha vissuto in vista del Presbiterato. Affidiamo al Signore il suo cammino e assicuriamo ad Alberto la nostra preghiera. Buona Strada!

10

GIUGNO - LUGLIO 2010


Collaborazione Pastorale di Musile di Piave Parrocchie di Passarella, Santa Maria, Caposile, Musile, Chiesanuova e Millepertiche

VIAGGIO-PELLEGRINAGGIO IN PUGLIA, SULLE ORME DI DON TONINO BELLO 7 GIORNI IN PULLMAN G.T. - DAL 28 AGOSTO AL 3 SETTEMBRE 2010 ACCOMPAGNATORE: DON FLAVIO GOBBO Perché un pellegrinaggio in Puglia, sulle orme di don Tonino Bello? Perché don Tonino (Alessano 1935 – Molfetta 20 aprile 1993) è stato un faro che ha illuminato la vita della Chiesa e non solo. Da quasi due anni è aperta la Causa di Beatificazione e continua ad ispirare tanti, credenti e non credenti, preti, religiosi, religiose e laici. Grande comunicatore, don Tonino ha girato l’Italia e non solo per trasmettere la freschezza della fede cristiana e un autentico messaggio di speranza. Ci pare significativo poter andare a visitare i luoghi dove è nato, ha vissuto la sua infanzia, il suo sacerdozio e il suo episcopato: è stato Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo e Terlizzi dal 1982 alla morte giunta quando aveva solo 58 anni, per un cancro che non gli ha tolto lo spirito per testimoniare l’amore appassionato di Dio; dal 1985 è stato pure Presidente Nazionale di Pax Christi ed è stato, anche grazie a questo incarico ecclesiale, un instancabile profeta di Pace, di Giustizia e di Salvaguardia del Creato. Andremo, oltre che a visitare i luoghi della sua vita, ad incontrare amici che l’hanno conosciuto e con lui hanno collaborato. Particolarmente significativo sarà l’incontro con i suoi fratelli Trifone e Marcello. Vedrete che ne vale la pena!!!

PROGRAMMA: Sabato 28 agosto 2010 Domenica 29 agosto 2010 Lunedì 30 agosto 2010 Martedì 31 agosto 2010 Mercoledì 01 settembre 2010 Giovedì 02 settembre 2010 Venerdì 03 settembre 2010

PASSARELLA / CORATO BARI / TRANI / MOLFETTA LECCE / OTRANTO / ALESSANO ALESSANO / SANTA MARIA DI LEUCA ALBEROBELLO / MATERA SAN GIOVANNI ROTONDO LANCIANO / PASSARELLA

Iscrizioni presso la canonica di Passarella il mercoledì mattina (rif. Luciana Onor) entro e non oltre mercoledì 28 luglio. Per informazioni potete rivolgervi a don Flavio (0421.235100; 340.9717698; e-mail: donfla@alice.it) Faremo un incontro di presentazione dell’esperienza

VENERDÌ 19 AGOSTO ALLE ORE 20.45 A PASSARELLA

GIUGNO - LUGLIO 2010

11


PER TUTTI I RAGAZZI CHE HANNO RICEVUTO IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE

 GIANFRANCO AGOSTINO GRANDIN, OFM CONV. Arcivescovo - Vescovo di Treviso

Carissimi, desidero condividere con voi la gioia per il dono dello Spirito Santo che avete ricevuto in pienezza nel sacramento della Cresima, grazie al quale, come in una nuova chiamata alla fede, siete stati invitati a rinnovare liberamente gli impegni del Battesimo. Come vostro Vescovo, sono felice perchè vedo crescere in voi la Chiesa di domani e già vedo i frutti nell’impegno che avete assunto di continuare la vostra formazione, di essere fedeli all’Eucaristia domenicale, di dare il buon esempio ai piu piccoli. Anche la generosa offerta che avete messo nelle mie mani la interpreto come un frutto dello Spirito, perchè è un gesto di amore. Come e nella tradizione e nelle vostre intenzioni destinerò questa somma alla carità per i bisogni vicini e lontani, per rispondere al grido dei poveri che giunge sempre più forte e frequente al cuore del Vescovo. Voi mi aiutate a mostrare l’amore di Dio ai bambini delle nostre missioni in Africa, Brasile, Paraguay, alla Caritas diocesana che aiuta italiani e stranieri, alle case di accoglienza aperte per dare ospitalità a chi non sa dove andare. Senza dimenticare il Seminario, nel quale sono formati i futuri sacerdoti di cui abbiamo tanto bisogno. Saluto e ringrazio con voi il vostro parroco, i catechisti, i genitori e l’intera comunità e vi benedico tutti nel Signore.

Gianfranco Agostino Gardin Arcivescovo - Vescovo

12

GIUGNO - LUGLIO 2010


MUSILE DI PIAVE

MUSILE DI PIAVE TAPPE SACRAMENTALI

28 Febbraio 2010 Prima Confessione

18 Aprile 2010 S. Messa di Prima Comunione

1 Maggio 2010 Confermazione

GIUGNO - LUGLIO 2010

13


MUSILE DI PIAVE

AIUTI ALLE MISSIONI Anche quest'anno il Gruppo Missionario di Musile, ringraziando per la buona riuscita dei vari mercatini e delle raccolte di ferro vecchio svolti in quest'anno pastorale (da ottobre 2009 a maggio 2010), porta a conoscenza il resoconto dei vari contributi dati a progetti in terra di missione. ◆ Sostegno all'ospedale di Kerak in Giordania dove opera suor Albina Rosin originaria di Millepertiche

€ 3.000

◆ Sostegno per un progetto organizzato dalle suore Francescane in Eritrea per i bambini denutriti

€ 3.000

◆ Per l'associazione "AMAC- onlus Musile "Aiutami a crescere – Associazione per un'Africa nuova"

€ 1.000

◆ Per un pozzo da costruire in Ciad a Fianga (don Giuglio Zanotto)

€ 3.000

◆ Per aiuto al dispensario di suor Rina Contarin, originaria di Chiesanuova, in Guinea Bissau (Africa)

€ 2.000

◆ Per don Olindo Furlanetto per restauro Seminario a Manaus (Brasile)

€ 2.000

◆ Per Emergenza Terremoto Haiti

€ 2.000

Grazie con tutto il cuore a coloro che ci aiutano nelle varie attività e nei lavori per il mercatino, sono persone che nel silenzio vivono l'urgenza dell'aiuto ai missionari e ai poveri del sud del mondo. Per coloro che sono interessati a far parte del Gruppo Missionario ci sono tante nuove idee in cantiere (programma sugli stili di vita, mercatino equo e solidale, contatti e possibili esperienze in terra di missione...) referenti: don Saverio oppure Fidelma (0421-50585).

COMUNITA’ IN FESTA 2010: E’ QUI LA FESTA? “… Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo. …Quindi, l’occhio non può dire alla mano: non ho bisogno di te!, o la testa non può dire ai piedi: non ho bisogno di voi! Anzi proprio le parti del corpo che sembrano più deboli, sono quelle più necessarie. …. Tutte le parti si preoccupano le une delle altre. Voi siete il corpo di Cristo, e ciascuno di voi ne fa parte. A ciascuno Dio ha assegnato il proprio posto nella Chiesa. ….” Corinzi 12,13

Anche quest’anno il grande motore di Comunità in Festa si è messo in moto e ci ha deliziato con diverse serate all’insegna dell’ottima cucina,

14

delle danze, dei vari appuntamenti anche folcloristici che hanno allietato queste nostre calde “serate estive” (anche se è stato battezzato da un esemplare acquazzone!). Diverse le persone e soprattutto diversi volti nuovi hanno reso possibile la cosa mettendosi al servizio incondizionato della comunità, della gente. Comunità in festa: è la festa della famiglia, la comunità appunto, che si ritrova insieme per condividere momenti conviviali e allegri, momenti che creano quel collante che unisce le persone, le fortifica, ma le fa incontrare soprattutto! E’ un momento in cui persone diverse, con doti e carismi diversi, con personalità e modi di pensare diversi, mettono assieme le proprie capacità per costruire un qualcosa assieme, per condividere la fatica anche del lavoro, delle incomprensioni, al fine di raggiungere quel traguardo che è il SEMPLICE STARE ASSIEME E FAR STARE ASSIEME LE PERSONE, qualsiasi persona. Uno stare assieme che a mio avviso deve essere senza pretese, un lavorare e condividere del tempo

assieme ad altri con umiltà senza pretendere nulla in cambio. Uno stare assieme che valorizza il compito svolto da ciascuno, qualsiasi esso sia perché come all’interno di una famiglia non ci sono ruoli più importanti di altri ma sono tutti necessari e complementari al buon andamento, così all’interno di questo grande motore di gente che ha reso possibile la festa della comunità, NON CI SONO RUOLI O COMPITI PIU’ IMPORTANTI DI ALTRI: tutti sono utili, necessari e complementari allo stesso tempo per cui tutti hanno un immenso valore. Coloro che si sono dedicati a portare le vivande e il mangiare ai tavoli di certo non sono meno importanti di chi ha organizzato l’evento. E’ questo che dovrebbe trasudare, dovrebbe emergere nel vedere un gruppo eterogeneo di persone che assieme lavorano, persone che hanno scelto di dedicare del loro tempo a questa esperienza: la festa di una comunità “aperta”, una comunità che vive dei valori e li condivide con chi si presenta e bussa alla porta per entrare e far festa!

GIUGNO - LUGLIO 2010


MUSILE DI PIAVE Un servizio libero che unisce le persone e aperto a tutti in modo incondizionato in modo da non creare luoghi chiusi e/o “caste” (così definisco io quelle attività che creano un circolo chiuso) ma che fa crescere e fortifica le persone che con gioia vivono un servizio, che creano unione, CHE FANNO COMUNITA’. Proprio perché è una comunità che vive dei valori, quest’anno ci sono state delle novità:

• La pesca di beneficenza: attività che ha impegnato a dir non poco i nostri “pescatori”, alla ricerca dei tesori più preziosi! Un grazie a tutti coloro che hanno “gettato l’amo” ma anche ai tanti pesciolini che si sono avvicendati nelle diverse serate e hanno “ appeso all’amo” dei nostri pescatori tante sorprese e tesori!

• il mercatino equo solidale: il commercio equo solidale vuole liberare i produttori del sud del mondo dalla povertà e dallo sfruttamento dettato da alcune multinazionali che detengono il mercato mondiale pagando a sottocosto il lavoro e la materia prima. Ogni giorno la nostra spesa potrebbe diventare un modo concreto per migliorare la vita dei contadini e degli artigiani che vivono nei paesi più poveri del mondo e per questo sottopagati. Basta domandarci solo: “io vorrei essere sottopagato per il lavoro che svolgo?” No, diremo tutti in coro dato che è giusto essere pagati equamente e correttamente. E allora: se noi pretendiamo di essere pagati il giusto perché chi è nei paesi più poveri deve subire l’aggravante di non essere pagato oppure sottopagato solo perché abita in tali paesi? Non ha forse diritto pure lui di vivere degnamente, di accudire alla propria famiglia, di investire nel proprio lavoro, di migliorare le sue condizioni e quelle

della comunità in cui vive, di dare una speranza ai propri figli? • il musical “Il fuoco e la Parola” scritto da Don Gabriele Fregonese. I giovani della parrocchia di Santa Bertilla di Spinea ci hanno regalato una serata di riflessione grazie a questo musical scritto da Don Gabriele e che ha per tema i giovani e la Parola di Dio. Una tematica attuale interpretata con maestria dai cantanti e dagli attori che ci hanno donato dei lieti ed emozionanti momenti. E’ la storia di un ragazzo come tanti, senza nome. Un ragazzo che una sera si interroga sul mistero e sul senso della vita, che vuole farsi le domande giuste e ha necessità di avere delle risposte concrete, risposte che non riesce a trovare intorno a sè. E’ una notte di rabbia, di sballo, di fuga, di ricerca, di domande, di dubbi e di incontri illuminanti. E’ la notte della sfida: la sfida verso la Parola di Dio, la bibbia, una parola vuota alle sue orecchie attuali tanto da indurlo a bruciarla, distruggerla, trasformarla in fumo perché la considera tale agli occhi della gente. E da qui nasce la sfida, la ricerca e la risposta alle tante sue domande. E’ un musical sui giovani, molto attuale. Sulle mille loro domande che non trovano risposta; sui giovani che a volte ci interrogano e non ci accorgiamo, sui giovani che non si sentono ascoltati e non trovano risposte. Cosa devono fare perché qualcuno si accorga di loro? Giovani che vivono la solitudine in mezzo alla gente, giovani che hanno bisogno di sentirsi protagonisti della propria vita e hanno bisogno di aiuto per questo ma non sanno come chiederlo. Giovani che hanno necessità di trovare il loro posto nel mondo. E a volte basta avere fiducia nelle proprie capacità, coraggio di essere se stessi e offrire quello che si è e come dice la canzone: “questo è il nostro mondo e il futuro siamo noi, siamo il sale della terra a noi basta la Parola!.” Quella Parola che trova risposta anche alle domande mai pronun-

GIUGNO - LUGLIO 2010

ciate e che dà senso alla vita della gente.

• l’uso di posate “normali” anziché quelle di plastica. Chi ha partecipato al “convivio mangereccio” nelle diverse serate si sarà certamente accorto di una novità rispetto agli anni passati: il grande motore di comunità in festa quest’anno ha abolito l’uso delle posate di plastica e introdotto l’uso delle posate comuni, questo in virtù di una sensibilizzazione verso il rispetto dell’ambiente iniziando con una cosa semplice, ma di grande importanza, come le posate. Un doveroso plauso va fatto perché segno tangibile di una comunità che si fa attenta ai bisogni e alle problematiche non solo locali ma mondiali. Un sensibilizzare la gente anche in queste occasioni circa uno stile di vita attento anche al fattore inquinamento quale l’utilizzo smisurato di plastica non riciclabile che di certo ha il suo impatto sull’ambiente che ci circonda. E se alcune novità ci sono state e delle quale bisogna ringraziare tutti coloro che si sono dedicati alla buona riuscita di comunità in festa, d’altro canto ho degli interrogativi da porre e delle piccole, se cosi vogliamo chiamarle, note dolenti da sottoporre. Prima fra tutte ha attirato subito la mia attenzione e mi ha lasciato un grande interrogativo la poca visibilità data sia al mercatino equo solidale che alla pesca di beneficenza. Permettetemi questi appunti perché a mio avviso sono importantissimi, soprattutto quando una comunità si chiama attenta a delle realtà e si fa promotrice di sensibilizzazione in merito. Ho visto diversi punti di ristoro per il bere a cui è stata data ampia visibilità con gazebo ecc. mentre il mercatino, che ha una sua importanza non indifferente e che è segno e testimonianza tangibile di un farsi attenti agli ultimi ed emarginati, era “rintanato” e seminascosto dentro il bar dell’oratorio. Anche l’ubicazione della pesca di beneficenza a mio avviso era poco

15


MUSILE DI PIAVE visibile e forse si doveva trovare una sistemazione e/o locazione più equa (breve gioco di parole). Non c’era un gazebo in più per il mercatino equo solidale? E un sistema più visibile per la pesca di beneficenza? Anche lei poveretta era un po’ rintanata dentro le sale dell’oratorio, non di facile accesso dalle finestre dello stesso!

nei confronti di altri dato che tutti hanno la stessa eguale importanza, dove tutti i servizi svolti hanno una loro importanza, dove si creano momenti e situazioni che sono di sensibilizzazione verso gli altri su temi attuali, dove con umiltà e fiducia si condividono le fatiche, i lavori, le mansioni, una comunità che vuol essere “aperta” e “attenta”: UNA COMUNITA’ CHE VUOL ESSERE

Mi sono permessa di porre queste domande perché parto dal ragionamento che è una famiglia che fa festa, fa festa in modo gioioso, che unisce e fa da collante fra diverse persone, che le fa incontrare, dove ognuno si mette a servizio con i propri carismi senza gelosia alcuna

TESTIMONE DI VALORI VISSUTI E RENDE PARTECIPE CHI BUSSA ALLA PORTA PER ENTRARE A FARE FESTA … Non è forse una comunità che lavora per lo stesso comune denominatore, lo stesso scopo? Laura Scabbio P.S.: Un grazie particolare a tutti coloro che hanno permesso la buona riuscita di Comunità in Festa. In tanti, tantissimi hanno lavorato, faticato e reso possibile questo meraviglioso momento comunitario.

CELEBRAZIONE ANNIVERSARI DI MATRIMONIO Domenica 6 Giugno, solennità del Corpus Domini, la nostra comunità ha festeggiato gli anniversari di matrimonio. E’ stato un momento intenso, a tratti commovente ma certamente pieno di gioia profonda. Ecco le coppie che hanno partecipato: 25 ANNI DI MATRIMONIO 1. ANDREETTA IVANO E GRAZIELLA 2. BELLIO MAURIZIO E TILDE 3. BOLDARINO OTTAVIO E GIANNA 4. CALLEGHER FRANCO E ANNA PAOLA 5. CALLEGHER MAURIZIO E MARIA ANTONIETTA 6. CALLEGHER TIZIANO E MARISA 7. CINCOTTO GIORGIO E PAOLA 8. DALLA TORRE VALTER E ELENA 9. DE PICCOLI DENIS E ORNELLA 10. DIRAL MAURIZIO E LUIGINA 11. FERRO SILVIO E ADRIANA 12. FOLADOR FABIO E CINZIA 13. MARIUZZO PIERPAOLO E SERENELLA 14. PAVAN PATRIZIO E STEFANIA 15. SFORZIN CARLO E SANTINA 16. SPERANDIO ROBERTO E GIOVANNA 17. TREVISAN GIANFRANCO E GIULIETTA 18. ZENZALE ANTONIO E ANNA 19. ZURLO GIACOMO E ANTONIETTA

16

50 ANNI DI MATRIMONIO 1. BARBAZZA SERGIO E ANGELA 2. BIANCO ADELINO E MARIA 3. BIANCOTTO GIOVANNI E ELIDE 4. BROLLO ALESSANDO E TERESA 5. CALDERAN PRIMO E GIOVANNA 6. GUERRA MARIO E ASSUNTA 7. MARIAN LIVIO E ELISA 8. MARIUZZO PIO E DINA 9. MENAZZA SILVESTRO E ROSETTA 10. PERUCH GIUSEPE E MARIA 11. SMANIOTTO DINO E ASSUNTA 12. SPADOTTO LINO E MARIA 13. TURCHETTO CARLO E ORFELIA 14. VISENTIN GUIDO E MARIA 15. ZAGO AUGUSTO E LUCIANA 16. ZANCHETTIN GINO E MARIA

60 1. 2. 3.

ANNI DI MATRIMONIO BORSOI ADOLFO E INES DRIGO ANTONIO E LUIGIA GALLINO GIUSEPPE E FIDALMA

GIUGNO - LUGLIO 2010


MUSILE DI PIAVE

TERZA ETÀ… IN FESTA Giorno di festa quello di Domenica 30 Maggio per gli Anziani under 75 di Musile che ha offerto, per la sua seconda edizione, una felice occasione di simpatico intrattenimento secondo lo spirito “missionario” con il quale Don Saverio ha inteso abbracciare, non solo sentimentalmente, la beneamata categoria di parrocchiani, con particolare riguardo per gli ammalati e gli assenti.

vole la larga schiera di collaboratori che hanno prestato opera di servizio infondendo, con la loro freschezza prevalentemente giovanile, un clima primaverile sulla terza età. Lo scrivente si domanda come sarà quando, a sua volta diventerà anziano, avendo appena… compiuto 88 anni, continuando a volare nel cielo, nell’attesa… del volo definitivo senza aereo. Guido De Nobili

Rev. e caro don Saverio.

Durante la celebrazione della Santa Messa Don Saverio ha intrattenuto i fedeli con calorose espressioni di affetto culminate in chiusura con la lettura della lettera (qui riportata) generosa di affettuose e benedicenti espressioni rivolte dall’Arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già Segretario particolare del beneamato Pontefice Giovanni XXIII, amico e collega giornalista dello scrivente. Scendendo dal “sacro al profano”, la giornata è proseguita con un pranzo che ha visto i commensali presenti (230) schierati fra le lunghe tavolate sfoggiando apprezzabile appetito (come si meritava la buona greppia). Musiche e canti hanno rallegrato costantemente la brigata in festa, ben affidati a Fabrizio e Toni; Toni che, con consumata verve da speaker, ha impresso agli astanti il brio delle sue battute. Ma, oltre ai canti, si sono prodotti azzardi di ballo con sgambate di impeto sorprendentemente giovanile. Fra gli intermezzi che hanno visto elargire dalla pesca di beneficenza appetibili premi, è toccato a “Guido da Musil” (pseudonimo che il sottoscritto usa nel giornalismo dialettale) dare lettura della poesia “Terza età…in festa”, (chiosandone certi aspetti eccentrici) del testo. Poesia che gli era stata richiesta ed apprezzata ( bontà sua) da Don Saverio. Come si usa dire: “ogni salmo termina…”, ecco la ciliegina sulla torta con l’ultima improvvisata del sottoscritto, che ha messo in contatto telefonico l’Amico di lunga data e collega giornalista L. F. Capovilla con Don Saverio, sorpreso di tanto gradevole intervento, consentendogli di trasmettere agli astanti la Sua benedizione. Di un riconoscimento di gratitudine è stata merite-

GIUGNO - LUGLIO 2010

Il giornalista aviatore Guido De Nobili, cittadino e cantore di Musile, testimone, nel suo ambito e con tutte le sue energie, di verità e giustizia, di amore e libertà (cfr LORIS FRANCESCO CAPOVILLA enciclica Pacem in terris), ARCIVESCOVO DI MESEMBRIA mi vuole partecipe della Giornata della Terza Età, in calendario per domenica 30 maggio, festa della Santa Trinità, per manifestare sentimenti di rispetto e gratitudine a lei e a quanti altri, donne e uomini, sono iscritti nel glorioso sodalizio degli anziani. Con sensi di solidarietà piena e cordiale, aderisco grato e commosso. Ho pensato subito alla parola di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono anch’io in mezzo a loro “(Mt 18,2°). A Musile vi ritrovate ben più di due o tre. Siete una grande, bella e fervorosa famiglia. Siatelo sino in fondo, consapevoli della vostra aggregazione al Corpo mistico di Cristo, suoi collaboratori, corresponsabili della salvezza non solo delle vostre persone, ma del mondo intero, come soleva ripetere il dottore della Chiesa San Giovanni Grisostomo. Amate la vostra terra natale. Veneratene le zolle che custodiscono le ossa dei vostri Padri. Amate tutta intera, così com’è e la volle la Provvidenza, la nostra Italia. Fate vostra la accorata affermazione del Beato Papa Giovanni: “Tutto il mondo è la mia famiglia”. Saluti, auguri, benedizioni ai singoli partecipanti al convegno del 30 maggio. Con tutti voi credo, amo, spero e a tutti stringo la mano con letizia. Aff.mo

+ Loris Francesco Capovilla Arcivescovo di Mesembria

17


MUSILE DI PIAVE

TERZA ETA’ IN FESTA Don Saverio… Lu sì ch’el à fat sul serio ‘ndando pa ‘l mondo missionario. A i tanti foresti insegnar Cossa vol dir strussiar na vita savér amar e se stessi donar. Da na mission lontana spostà, a Musil bona sièra l’à trovà; ‘bituà a tegnérse in sintonia, par catarse co ‘ a zente in armonia. Gran operator, de sentimento discorsivo, el va a far tut con gran dose de soriso. Viàjando drento eà so mission: el te batìda, el te porta a eà comunion, el te parecia pa’ farte cresemar, ‘ndando in gloria co i sposi da maridar. E so omelie e tira su el moral, e sa deventar predica confidensial che i fedei scolta senza distrassiòn speçie i pì ansiàni co tanta emossiòn. L’ansiàn, co dirito va festejà, par tut quel ch’el n’à insegnà. Eco parchè bisogna sempre amarlo, e no con a badante, pensar de sistemarlo! No se pol scartàr tut quel che vien vècio Parché indove se riduse ‘e fòrse, l’esperiensa de na vita fa da spècio. Co Giorgio e vanio i zòvani “castaldi”, siori de fede e poc intonegài in “caserma” del Musil ben saldi tien porte vèrte par tuti i ben rivài. Fedei a Don Saverio e al signor Wiva i ansiani de Musil Pòsz de sajèzsa e amor E Wiva el nostro campanil.

INSIEME... ALLA CASA ROSSA E’ il quinto anno che la Parrocchia di Musile di Piave condivide con la “Casa Rossa” la Liturgia Eucaristica. L’iniziativa è partita da don Mario Salviato ed è stata accolta con entusiasmo da don Saverio Fassina. La motivazione degli incontri trova giustificazione non solo nella presenza di 10 persone disabili nel Centro Diurno della “Casa Rossa” e dell’accoglienza di altre nella Comunità Alloggio “la Casa di Umberta”, ma nel ruolo avuto da alcune persone della Parrocchia di Musile con don Livio Buso nella realizzazione della Casa Rossa fin dal 1985. Era l’anno 1985 Fossalta e Musile hanno iniziato a camminare assieme con incontri avvenuti nella scuola materna di Fossalta di Piave. Il Parroco Don Valentino Benetton ha appoggiato l’iniziativa con entusiasmo e il cappellano don Livio Buso ne ha seguito con entusiasmo la prima fase. Nell’incontro di quest’anno che ha previsto anche il momento conviviale, è stata sentita la necessità di fare memoria della nascita di questa importante struttura per non dimenticare. La memoria è fatta soprattutto di ricordi di persone che come: Parroco Don Valentino Benetton - Don Livio Buso cappellano - Lorenzi Agostino e Loredana - Angelo Fiorin - Gino e sorelle Grandin - Luigia Cardinali - Bruno Zoccoletto Luigi Arzu - Ziza Angelo e Cristin - Antonio Tito - hanno offerto un aiuto alle persone in difficoltà e alle loro famiglie. Dopo 21 anni di attività è stata sentita la necessità di consolidare il patrimonio etico-religioso formalizzando nello Statuto l’ispirazione cristiana dell’Associazione. Il Vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato nel 2008 ha riconosciuto la Casa Rossa: Associazione privata di fedeli cristiani ed ha concesso l’inserimento di una figura istituzionale consacrata. Pare doveroso dare lettura di alcuni dei primi collaboratori e soprattutto del 1°: Agostino che si è acquistato una mercedes usata per il servizio di accompagnamento dei frequentanti. E’ un esempio importante di come i volontari hanno servito questi fratelli e le loro famiglie.

Guido da Musil dal Musil el 30 de Majo 2010 SS.Trinità

Emmaus Periodico bimestrale delle parrocchie di Musile di Piave, Chiesanuova, Millepertiche, Passarella, Santa Maria di Piave e Caposile. Direttore Responsabile: Dino Boffo - Via Amalfi, 41 - TV

18

Anna Botter

Hanno collaborato a questo numero di Emmaus: don Saverio, Barbara Fornasier, Elena De Piccoli, Adalberta Contarin, Luca Cadamuro, Federico Contarin, Anna Scappatura, Vittorina Mazzon, Laura Scabbio, don Flavio, Luciano Carpenedo, Guido da Musil,

Direzione e Redazione: Piazza Libertà, 1 - Musile di Piave - VE

Anna Botter, don Mario Salviato, Serena e Federica, Elisa, Emanuela,

Registrazione al Tribunale di Venezia n. 884 del 21.03.1987

Francesca Rosin, S. Ecc. Loris Francesco Capovilla, il personale della

Stampa: Tipolitografia COLORAMA: San Donà di Piave - VE - Tel. 0421.40225

scuola dell’infanzia di Millepertiche. Vignette: Natalino Cadamuro

GIUGNO - LUGLIO 2010


MUSILE DI PIAVE

AGOSTINO E LOREDANA LORENZI: UNA VITA DI COPPIA AL SERVIZIO DEI BISOGNOSI Domenica 4 luglio 2010, la comunità di Musile di Piave si è riunita in festa, da prima con una messa di ringraziamento e poi con un pranzo in oratorio, il cui ricavato verrà interamente devoluto per le situazioni di bisogno e povertà del nostro territorio, attorno ai coniugi Lorenzi e alla loro famiglia per ringraziarli per quanto hanno fatto e stanno facendo tutt’ora per la comunità cristiana e civile. Agostino e Loredana: due carissimi amici, due persone splendide e solari che con molta semplicità hanno costruito la loro vita familiare con uno sguardo sempre attento e vigile verso le situazioni di bisogno locale e mondiale. Impegnati sia nella comunità cristiana e civile, il loro sguardo è sempre attento a chi tende loro la mano per un aiuto: nel “locale” verso quelle famiglie e/o persone che vivono situazioni di disagio, “mondiale” attraverso la promozione di attività di raccolta denaro e materiali, al fine di finanziare e promuovere opere nei paesi del terzo mondo e aiutare i nostri missionari. In tutti questi anni hanno saputo coinvolgere giovani e adulti a tal fine: chi non si ricorda della mitica “casetta” ove si cernevano le medicine, ove si faceva la famosa “raccolta cartoni” (vi ricordate il mitico furgoncino viola?), ove si partiva tutti insieme la domenica mattina per la “raccolta di ferro, carta, vetro” smistati nei diversi trattori, camion, ecc.? e le mostre missionarie? E il gruppo missionario, il GTM, …e tante altre attività volte tutte verso un unico denominatore comune: aiutare chi è nel bisogno. In modo semplice hanno e stanno vivendo questo loro farsi missionari nelle situazioni di povertà e necessità, sempre con il sorriso nei loro volti; chi ha modo di parlare con loro, scambiare due parole subito si rende conto della gioia con cui vivono questa loro missionarietà, questo carisma che ha permeato i loro cuori e che con molta semplicità viene vissuto nel quotidiano. La comunità di Musile ha voluto festeggiarli e ringraziarli per quanto hanno fatto, per quanto stanno facendo e faranno ma soprattutto gli amici che hanno voluto condividere questo momento di festa hanno voluto ringraziarli per la loro testimonianza concreta, per tutto quello che hanno saputo trasmetterci e donarci con gioia e semplicità. Grazie Agostino e Loredana. Laura Scabbio

GIUGNO - LUGLIO 2010

Carissimi Loredana e Agostino, spiacente di non poter essere presente per impegni pastorali alla festa in vostro onore, mi unisco di cuore a tutti i parrocchiani, a don Saverio e a don Vanio, in occasione della celebrazione che l’amata comunità di Musile ha deciso di promuovere in segno di gratitudine per il vostro impegno e la vostra straordinaria generosità, mai venuti meno negli anni. In tale riconoscenza corale desidero porre il mio personale GRAZIE per quanto vi ha sempre distinto tra tutti. In primo luogo come coppia di sposi che ha saputo fare del dono a tutti il ritornello ricorrente della vostra vicenda coniugale. Il vostro amarvi, infatti, non si è chiuso dentro le mura di casa e della vostra bella famiglia, ma ha saputo dilatarsi, offrirsi, essere amore dal quale tutti potessero ricevere beneficio e forza. Così, pian piano, questo allargamento ha raggiunto livelli straordinari, appassionandosi ed offrendosi a quanti (tantissimi!) hanno suonato il campanello di casa vostra, e portandovi - sempre assieme - dovunque ci fosse bisogno di aiuto, di sostegno, di cura. Vi confesso che più di qualche volta mi son chiesto come riuscivate a fare tutto ciò, come riuscivate a farvi carico di così tanti poveri (per i quali la vostra stessa casa è diventata centro di raccolta di indumenti e cibo per loro), di tanti fratelli venuti da paesi stranieri, di tante famiglie in difficoltà e dei tanti missionari che in tanti anni avete conosciuto! Personalmente, al vostro posto, mi sarei più di qualche volta tirato indietro, giudicando troppo eccessive le richieste di così tanti fratelli nel bisogno, troppo lo spazio dentro la mia vi-ta! Non è mai stato così per voi… Rimanendovi accanto nei 14 anni di parroco a Musile, riconosco che più di qualche volta sono stato da voi provocato ad una generosità più grande, e da voi aiutato a coinvolgermi maggiormente in questo donarsi che non attende ricompensa, fatto prevalentemente a chi non ha possibilità di restituire. Grazie Loredana e Agostino! Grazie per essere stati pagina di Vangelo per me e per molti altri! Grazie perché il vostro gran cuore ci ha messo un po’ tutti a disagio, un “sano disagio”, quello che l’amare porta con sé, perché spinge sempre ad andare oltre, sempre più in là, sempre di più! Con il vostro sorriso, la vostra pazienza e tanta delicatezza avete chiesto a me e a tutti di non fermarci ma di andare verso questo “di più” a cui è chiamato chiunque voglia farsi prossimo del fratello. Per me è stata e rimane una lezione preziosa… l’ho imparata tanto alla vostra scuola! Per questo rimane un debito che ho nei vostri confronti e che cerco di saldare mettendo in pratica, nella parrocchia di Noale dove ora mi trovo, ciò che da voi ho appreso. Il Signore benedica voi e i vostri cari. Vi doni tutte le grazie necessarie in questa stagione della vostra vita per aver collaborato tanto generosamente alla sua stessa opera, quella che Maria Santissima proclama nel Magnificat: “Ha innalzato gli umili”. Voi due, Loredana e Agostino, avete fatto questo. Grazie ancora! Vi abbraccio di cuore e vi ricordo caramente, vostro don Mario Salviato

19


CHIESANUOVA

CHIESANUOVA TAPPE SACRAMENTALI 14 Marzo 2010 Prima Confessione

18 Aprile 2010 S. Messa di Prima Comunione “Ricordo l'emozione di quando sono partita dall'oratorio fino alla chiesa e invece, l'emozione più grande è stata quella dove ho ricevuto Gesù nell'Ostia...” “Per me la Prima Comunione è stata una cosa importantissima per aver aperto il mio cuore a Gesù e per aver ricevuto per la prima volta l'Ostia consacrata.” “Signore, il Pane e il Vino che ho ricevuto il giorno della mia santa Comunione, sono stati una cosa nuova per me.” “Spero di non stancarmi mai di te...”

1 Maggio 2010 Confermazione

Durante quest’anno di catechismo i nostri ragazzi di 2° e 3° media hanno vissuto, con impegno e consapevolezza, due momenti molto profondi. Nella notte del Giovedì Santo hanno accolto l’invito di Gesù a restare svegli insieme a Lui, con sacrificio ma soprattutto con la gioia di condividere una notte veramente speciale, di preghiera e vicinanza a Lui e con Lui. Rafforzati da questo incontro, come veri apostoli di Gesù e guidati dallo Spirito Santo, hanno accettato il nuovo cammino iniziato con la Confermazione, consapevoli che per loro rappresenta una scelta di coraggio e testimonianza dell’amore di Gesù.

20

GIUGNO - LUGLIO 2010


CHIESANUOVA Queste sono le ultime iniziative prese in quel di Chiesanuova: il riordino dei molti libri che, grazie a don Claudio Pasqualini, sono stati donati alla parrocchia parecchi anni fa e l'organizzazione del pellegrinaggio a Motta e della caccia al tesoro. Di quest'ultima dirò brevemente che s'è rivelata un successo: molte persone grandi e piccole vi han partecipato e insieme attraverso giochi e indovinelli pensati per tutti si è arrivati a trovare il tesoro: lo stare bene insieme... magari con i gelati pensati come premio per tutti! Lascio invece che descrivano le altre esperienze alcune tra le persone che più si sono adoperate per portarle a buon fine ringraziandole per ciò che fanno per tutti noi. Federico

Un libro ogni tanto... Da qualche tempo alcuni ragazzi volenterosi hanno dato il via a numerose iniziative in parrocchia che hanno riscontrato forte successo nella comunità. Le ultime proposte che saltano subito alla mente sono “brusar a vecia” e la caccia al tesoro in bici per le vie del nostro paese. Ma non sono solo queste le attività che il gruppo si è impegnato a svolgere; una poco conosciuta ma non per questo meno importante è la “ri-creazione” di una piccola biblioteca!!!! (Iniziata tanti anni fa da don Claudio). Ovviamente sono necessarie alcune spiegazioni: nelle stanze del vecchio oratorio che sono ora in ristrutturazione sono rimasti fermi per molti anni tantissimi libri interessantissimi dagli argomenti più diversi, ad esempio la religione, le scienze, la geografia, il teatro e la psicologia; ma anche libri di narrativa per ragazzi, per grandi e piccini. Dopo aver comprato delle scaffalature adeguate abbiamo iniziato a spolverare e a catalogare questo “tesoro” rimasto nascosto per tanti anni… Siamo ancora agli inizi ma con molta forza di volontà e passione stiamo selezionando tutti questi manuali, dividendoli per categoria o argomento, e creando dei tesserini personalizzati di prestito per poi mettere a disposizione alcune ore (ad esempio pomeridiane) e qualche stanza per dare la possibilità a chiunque voglia passare un po’ di tempo in compagnia dei libri, della cultura e perché no, anche di altre persone!!!! Un piccolo passo alla volta e ci avviciniamo sempre di più a questo nuovo obiettivo. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di arricchirsi e di crescere interiormente e credeteci, uno dei modi migliori per farlo è proprio coltivare una sete di conoscenza e curiosità!!!!! Noi ci crediamo, e voi??? Serena e Federica

Pellegrinaggio a Motta Una strana poesia c’era nell’aria in quella mattina del 30 Maggio. Mentre il mondo dormiva riuscivamo ad ascoltare il silenzio magico che creava quella luce soffusa alle prime ore del mattino e percorrevamo quella strada che quotidianamente facciamo, ma che mai ci ha dato tanto..non come quel giorno. Giovani e adulti, ci siamo ritrovati nel piazzale di Chiesanuova alle 4.45, ed ecco i nostri primi momenti di riflessione... poi tutti in sella e si parte. Osservare le cose da un altro punto di vista. La bicicletta non è una novità.. quanti di noi decidono di fare passeggiate più o meno lunghe nel tempo libero? Ma lo spirito è diverso, la motivazione cambia: siamo noi a dare un senso a ciò che facciamo nel cammino di tutti i giorni. Arriviamo alla seconda tappa, un altro momento di condivisione del nostro pellegrinaggio, domande, dubbi e risposte, voglia di esporre, aprirsi all’altro.. voglia di farsi conoscere. Ad ogni tappa raggiunta, ognuno di noi si mostrava sempre di più complice all´altro. E quando la fatica iniziava a farsi sentire, aumentava la consapevolezza del perché essere lì. Arrivati al Santuario di Motta di Livenza, ore 07.55, la gioia e la soddisfazione erano sugli occhi di tutti. Ognuno di noi era lì per un motivo, e forse l´esperienza è stata per qualcuno di grande aiuto, sicuramente qualcosa ha insegnato. Ma tra di noi, nel gruppo, nel nostro parlare, nel modo di pedalare, nel modo di sorridere e di sorridere agli altri, una motivazione comune c’era… Dio: è la fede che ci ha portato a percorrere quel cammino insieme! Elisa

La solidarietà reca gioia Mi chiamo Francesca, frequento da molti anni la "Casa del Girasole" nella zona di Isiata, frazione di San Donà di Piave. Oltre a me, ci sono altri ragazzi e ragazze e insieme svolgiamo diverse attività lavorative. Una di queste è il preparare dei lavoretti per certe fabbriche, apparecchiare le tavole per il pranzo, mettere in ordine le nostre stanze, ed imparare ad essere sempre più autonomi. Ho un carattere allegro, sono socievole, mi piace molto stare in compagnia delle persone e soprattutto dedicarmi al volontariato. Ho un'amica di nome Adalberta e ogni tanto andiamo anche a lavorare al negozio Equo e Solidale che si trova sempre a S. Donà. Lì si vende un pò di tutto, dai generi alimentari, come la pasta, caffè, cioccolato... agli oggetti da regalo, ai libri di don Saverio e altro. A fine giornata sono molto felice perchè riusciamo a vendere molti prodotti, i soldi guadagnati vanno poi spediti alle persone del terzo mondo. E' una gioia per me rendermi utile dedicando del tempo con questo lavoro al mio prossimo. Vorrei poter fare molto di più ma quello che faccio è fatto con tutto il cuore e tanto amore. Francesca Rosin

GIUGNO - LUGLIO 2010

21


CHIESANUOVA

SANTA MARIA DI PIAVE TAPPA SACRAMENTALE

7 Marzo 2010 Prima Confessione Hanno celebrato per la prima volta il Sacramento della Riconciliazione: 1. Dotto Giacomo 2. Ferrazzo Sara 3. Finotto Camilla 4. Gottardo Marco 5. Magagnin Dylan 6. Zanco Alessia 7. Zemolin Gaia 22

GIUGNO - LUGLIO 2010


MILLEPERTICHE

MILLEPERTICHE TAPPE SACRAMENTALI 21 Marzo 2010 Prima Confessione Mirco ci racconta... “Ciao, mi chiamo Mirco Bortoluzzi, frequento la classe 3^ elementare di Millepertiche. Quest’anno il 21 marzo 2010, ho ricevuto il Sacramento della Prima Confessione. Per prepararmi alla Prima Confessione ho fatto un cammino insieme alle mie Catechiste Mariasilvia e Severina. Ogni venerdì dell’Avvento ritagliavo e coloravo un fiore che poi donavo a Gesù appendendolo sulla Croce in Chiesa. Finalmente è arrivato il venerdì delle prove e l’emozione era tanta, don Saverio ci doveva fare delle domande per vedere se eravamo pronti alla Confessione. Superato l’esamino, ora si avvicinava sempre più la domenica. Il sabato sono stato sveglio quasi tutta la notte per la paura di fare brutta figura perché non sapevo ancora come esprimere i miei peccati. Giunta l’ora, avevo il mio piccolo cuoricino che batteva forte forte, tanta paura, preoccupazione e tanta emozione; però ero anche tanto felice perché avrei incontrato l’amore e il perdono di Gesù. Dopo essermi confessato ho provato tanta felicità, mi sono sentito leggero e tranquillo con una grande soddisfazione, poi ho firmato un cuore e l’ho appeso sulla croce, che è rimasto appeso fino alla domenica delle Palme. Poi abbiamo festeggiato con un rinfresco insieme ai genitori e don Giorgio. La mia famiglia e io dopo il rinfresco siamo andati a casa felici. Un grosso abbraccio ai miei genitori che in questo periodo mi sono stati vicini sostenendomi e incoraggiandomi. Grazie mamy e papy vi voglio tanto bene.”

18 Aprile 2010 S. Messa di Prima Comunione

2 Maggio 2010 Confermazione

GIUGNO - LUGLIO 2010

23


MILLEPERTICHE

A Treviso a trovare Don Narciso….. Il 30 Aprile con i bambini della prima comunione e alcuni genitori siamo stati nella casa del Clero per incontrare don Narciso. Ecco le impressioni dei bambini: “…Ero molto emozionata perché dopo la Prima Comunione andavamo finalmente a fare vista a Don Narciso, che sta in una bella casa di riposo a Treviso. Lui si è commosso quando ci ha visto e mi ha fatto tanta tenerezza.”… Francesca “…Quando ho visto Don Narciso ero contentissima perché lui era felice e stava bene….” Arianna “… Dopo, in una stanza, gli abbiamo consegnato il regalo e lui lo ha aperto. Era la nostra foto della prima Comunione… …Dopo, siamo entrati nel sotterraneo, la parte più antica del Duomo. Abbiamo visto le tombe dei Vescovi. Non c’era il Beato Longhin perché visto che è Beato è stato messo sopra… Insomma, è stata una splendida giornata !”

Elisa

“…Dopo alcune preghiere abbiamo salutato Don Narciso e siamo andati a visitare la Chiesa Votiva che si trova vicino alla casa di Don Narciso. …. Sono rimasta colpita dall’enorme presbiterio….” Elena “ .. Gli abbiamo fatto una sorpresa, nascondendoci… ci ha fatto vedere il bellissimo giardino dove abbiamo scattato tantissime fotografie” Riccardo “Caro Don Narciso, grazie di averci accompagnato in questi bei momenti, ti auguriamo tanto che tu sia felice, il tuo ricordo lo terremo per sempre nel nostro cuore.” Davide

I sessant’anni di sacerdozio di don Narciso di don Narciso nostro parroco per quarant’anni. A tale proposito ho pensato di cedere la parola a proprio a don Narciso per un breve commento:

L’undici e il dodici settembre in occasione della festa della nostra Madonna delle Bonifiche, ci sarà l’inaugurazione del nuovo sagrato i cui lavori si stanno effettuando in questi giorni con una processione in piazza. Per l’occasione verranno anche festeggiati i sessant’anni di sacerdozio

“Sono diventato sacerdote a Treviso per le mani di Mons. Antonio Mantiero il 25 giugno del 1950. Ho celebrato la mia prima messa a Montebelluna dove era parroco don Daniele Bortoletto che precedentemente era stato parroco al mio paese. Al mio paese, ho celebrato la S. messa il 29 luglio alle 10.30 con mio zio sacerdote don Camillo e don Pietro Gazzola, mio cugino. Sono andato parroco a Roverè a set-

tembre, dopo un anno sono passato al Collegio Pio X, come assistente dei giovani. Dopo tre anni sono passato all’Istituto Orione e poi istituto Florens di fanciulli poveri e abbandonati. Gli altri quarant’anni li ho passati come parroco a Millepertiche. Concludo con un ricordo simpatico: per la celebrazione a S. Andrea mia mamma aveva preparato una ventina di polli che la notte i ladri avevano rubato. La gente del paese cercò di supplire con l’offerta di galline.” Anna Scappatura

Un mondo in movimento… tutto cambia... Questo il titolo del progetto annuale della nostra scuola per l’infanzia “Madonna delle Bonifiche di Millepertiche. Le attività sviluppate sono state molteplici: lettura animata della favola di Pinocchio, psicomotricità, piscina, visita guidata al maneggio al noceto alla fabbrica del cioccolato e casa delle farfalle. A conclusione delle attività, con le famiglie siamo andati a

24

Gulliverlandia, per un momento di gioia e divertimento. MA NON E’ ANCORA FINITA…. Da settembre ci saranno molte novità. E’ già stato approvato un progetto di ristrutturazione e ampliamento dei locali della scuola. Una parte dei lavori è già iniziata e il resto dei lavori saranno ultimati entro l’estate del 2011.

Questo ci permetterà di accogliere più bambini: dai 39 iscritti per l’anno scolastico 2009-2010, siamo arrivati a 58, quindi siamo passati da due a tre sezioni. Molto felici di questi cambiamenti siamo liete di invitarvi a visitare la nostra nuova scuola. Buana estate a tutti! Il personale della scuola dell’infanzia di Millepertiche

GIUGNO - LUGLIO 2010


CAPOSILE

CAPOSILE TAPPA SACRAMENTALE

21 Marzo 2010 Prima Confessione Hanno celebrato per la prima volta il Sacramento della Riconciliazione: 1. Biban Chiara 2. De Zen Andrea 3. Bardellotto Denise 4. Nori Alessandro 5. Montagner Pietro 6. De Nobili Giampietro

Il 99 ° compleanno di Don Armando Siamo a quota 99, ebbene sì quest’anno il 9 maggio don Armando ha raggiunto questo importante traguardo.

I festeggiamenti per questo genetliaco si sono protratti per tutta la giornata con la partecipazione non solo dei suoi parrocchiani ma anche di gran parte delle persone che gli vogliono bene. Il giorno del suo compleanno (domenica 9 maggio 2010) è iniziato presto per il parroco più anziano d’Italia (o forse d’Europa!!!) infatti già dalle prime ore del mattino il telefono ha cominciato a squillare, visto che molti, non potendolo fare di persona, hanno

voluto comunque fargli gli auguri almeno attraverso la “cornetta”

stavano lavorando per la buona riuscita di questa festa.

Alla Santa Messa delle 9,30 la corale di Caposile si è impegnata per rendere solenni questi festeggiamenti. Non è mancata neppure la partecipazione delle autorità di Musile: il sindaco e vari assessori erano presenti sia alla S. Messa del mattino che al concerto, in onore del festeggiato, che si è tenuto nel pomeriggio. Concerto speciale con la partecipazione di tre artisti di talento e capacità indiscutibili: Tosca Bozzato, Graziano Cester e Bernardino Zanetti supportati dalla corale di Caposile.

Ricordando quella domenica di maggio e il coinvolgimento di tutte quelle persone, viene spontaneo pensare al festeggiato, che si è guadagnato questa grande testimonianza di affetto, e a quanto forte sia il suo legame con la parrocchia di Caposile e non solo! Don Armando, sacerdote da 74 anni, da prete moderno, non ha mai limitato la sua amicizia e disponibilità solo alle persone che frequentano la parrocchia, ed è riuscito a farsi voler bene anche da chi in chiesa non entra così spesso.

Il concerto è stato così ben curato che si è avuta la sensazione di assistere ad uno spettacolo da “Prima serata su Rai 1.” A seguire un rinfresco, molto ben preparato e organizzato, con tanto di taglio di una “Mega Torta” in onore del giovane novantanovenne.

Una sua dote particolare, che ancora non ha perso, è il riuscire a farci considerare unici ed importanti, anche ai suoi occhi… La sua gioia di vivere è così contagiosa che, anche adesso, quando si è in sua compagnia riesce a rendere leggeri e sereni gli incontri con lui. Credo sia spontaneo ringraziare, ancora oggi, don Armando per tutto quello che ci ha donato, c’insegna e ci trasmette e questo GRAZIE si è dimostrato anche con la bella festa organizzata tutta per lui. Emanuela

Ogni momento di questa giornata speciale è stato una manifestazione dell’affetto che tutti noi proviamo per don Armando, ne è prova palese la gioia e serenità che si leggeva nei volti di tutti quelli che volontariamente

GIUGNO - LUGLIO 2010

25


PASSARELLA

PASSARELLA TAPPA SACRAMENTALE 14 Marzo 2010 Prima Confessione Hanno celebrato per la prima volta il Sacramento della Riconciliazione: 1. Baseotto Eva 2. Carli Nicolò 3. Ferrazzo Sabrina 4. Finotto Gloria 5. Gnes Angelica 6. Marin Erika 7. Mariuzzo Gaia 8. Ongaretto Elisa 9. Trevisan Kevin

18 Aprile 2010 S. Messa di Prima Comunione

2 Maggio 2010 Confermazione

26

GIUGNO - LUGLIO 2010


CHIESANUOVA BREVI DA EMMAUS - BREVI DA EMMAUS - BREVI DA EMMAUS

UN LIBRO IL CAMMINO DELL’UOMO BUBER Ed. Quiqajon

Questo libello riporta i contenuti di una conferenza tenuta da Martin Buber nel 1947. Si tratta di un libro sull'uomo. L'uomo d'ogni tempo, d'ogni condizione e sull' educazione di questi. Si tratta cioè non di un essere astratto, riferito a sé stesso, ma dell'essere umano nel suo rapporto con la sua radice profonda, con gli altri, col mondo e con Dio. Tutto questo con un'attenzione pedagogica. Un testo che si apre con la domanda "Uomo dove sei?", domanda di biblica memoria: è infatti quella che, nella Genesi, Dio pose ad Adamo non appena questi compì il peccato originale e si nascose al suo cospetto. Una domanda che, stando a ciò che emerge da quest'opera, Dio continua a porre ad ogni uomo di ogni tempo, ogni condizione, in ogni luogo. E l'uomo nascondendosi a Dio non farebbe altro che nascondersi a sé stesso. Ecco allora l'importanza dell'autenticità se si vuole crescere davvero: dobbiamo ascoltare questa domanda, dobbiamo essere in grado di percepirla, quando Dio ce la pone, per potervi rispondere e dar così una risposta a noi stessi, trovare chi siamo, scoprire noi stessi, la nostra immagine che si riflette nei nostri fratelli, gli altri, e riuscire a scorgere in loro ed in noi il riflesso della luce divina, dell'essenza di Dio.

UN TESTIMONE TIBHRINE, OFFRIRE LA PROPRIA MORTE PER FAR VIVERE L'OPERA DI UN'ALTRO. Il 21 maggio 1996, padre Christian de Chergè, priore del monastero cistercense di Notre-Dame de l'Atlas, a Tibhrine (Algeria) e sei dei suoi frati trappisti furono ufficialmente rapiti e dopo cinquantasei giorni assassinati dai terroristi musulmani del GIA (Gruppi islamici armati). Questo grave fatto è avvenuto durante un periodo caldo della guerra civile in Algeria, ovvero dal 1993, anno in cui i terroristi del GIA invitavano gli stranieri residenti nel Paese Nordafricano ad andarsene, al 1996 quando i trappisti furono rapiti dal loro monastero. La decisione da parte dei monaci fu quella di rimanere accanto agli abitanti del villaggio, musulmani, con cui avevano stabilito una vera relazione amicale e solidale. I monaci di Tibhrine hanno amato i loro prossimi con le loro differenze di nazionalità, di religione, di ambiente sociale. Erano abitanti di un villaggio algerino, musulmani di modeste condizioni proclamando la verità del Vangelo, attraverso una vita di carità fraterna senza frontiere. La pace che avvolgeva il monastero, che fu all'origine del villaggio era fondata sulla riconoscenza , l'ospitalità, l'aiuto reciproco e la cooperazione nel lavoro. Tutto veniva fatto e condiviso con la popolazione del posto, anche la preghiera leggendo con loro anche il corano. La lotta contro il terrorismo è vana se si volge unicamente ai sintomi di un malessere che viene da una mancanza di amore e giustizia. La vita cristiana, che cerca la comunione nella preghiera, nel lavoro nell'accoglienza e nel servizio disinteressati, offre una soluzione, la sola, per vivere da fratelli.” Che cosa resterà fra qualche mese - si interrogava padre Paul (uno dei monaci )nel gennaio 1995 - della Chiesa d'Algeria, della sua visibilità, delle sue strutture, delle persone che la compongono? Poco, molto poco probabilmente. Tuttavia credo che la Buona Novella sia seminata, il grano germoglia... Lo Spirito è all'opera, lavora in profondità nei cuori degli uomini”. Alla morte dei monaci, una madre di famiglia algerina scrive così all'Arcivescovo di Algeri: “Il nostro dovere è proprio quello di continuare il percorso di pace, di amore di Dio e degli uomini nelle loro differenze. Il nostro dovere è di alimentare sempre i granelli che i nostri monaci ci lasciano in eredità” Tibhirine, che vuol dire giardino in lingua berbera, non ha finito di fecondare la terra degli uomini. Tuttora continua l'opera di pace e di annuncio del vangelo attraverso una presenza attiva nelle opere sociali, culturali e di carità che lì vengono promosse, e nulla di tutto questo viene fatto senza la collaborazione con la popolazione musulmana. La priorità dell'annuncio cristiano in questi luoghi resta il dialogo aperto con tutti, il mettere a disposizione di tutti le ricchezze spirituali e culturali cristiane, fedeli e aperti alla verità nell'amore.

Tutto questo per arrivare ad accorgersi che la scoperta di noi stessi, il nostro cammino, non è qualcosa da raggiungere perché è semplicemente cosa buona 'per me', ma perché è giusto che sia così, è cosa 'buona e giusta' per gli altri, per il mondo. Andare verso Dio è il nostro percorso naturale: andando in questa direzione conserveremo ciò che siamo e troveremo la felicità e la pace che agogniamo, viceversa ci perderemmo, Egli è la nostra Felice Destinazione. Tutto questo si tratta in modo agevole e piacevole in quest'opera breve ma intensa.

GIUGNO - LUGLIO 2010

27


BREVI DA EMMAUS - BREVI DA EMMAUS - BREVI DA EMMAUSB FILM CONSIGLIATO...

DES HOMMES ET DES DIEUX (di Xavier Beavois)

LE VIGNETTE Comunità in festa a Musile 30 Maggio 2010

Può un film senza Star internazionali inchiodare il pubblico alle poltrone e commuoverlo profondamente raccontando la vita quotidiana e mistica di un gruppo di monaci trappisti nell'Algeria degli anni Novanta? E' quello che è accaduto durante la rappresentazione del film Des Hommes et des Dieux , nel recente Festival Cinematografico a Cannes (Francia) . Il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto negli anni '90, il massacro di sette frati trappisti di un monastero dal Maghreb ad opera dei fondamentalisti islamici. E' un lavoro di straordinaria intensità emotiva, teso ad esplorare il mistero del martirio. Fatto di scarni dialoghi, di ritratti di uomini e cose, di gesti ora pietosi, ora brutali, il film segue la vicenda non per denunciare l'assurdo e tragico epilogo, ma per svelare come la fede e l'amore per il prossimo possano sfidare la morte. Attratto da sempre da quel limite invalicabile che è la fine dell'esperienza umana, il regista Beavois, non gioca con i sentimenti in nome della logica mercantile del cinema, ma segue la sua ispirazione: crede in ciò che mostra. Interessanti alcune riflessioni rilasciate alla stampa dal regista e dagli attori protagonisti:

“E' difficile trovare persone capaci di amare così tanto il prossimo dice il regista - ed è proprio questo che mi ha spinto a realizzare il film. Viviamo in una società fondata sulla velocità, ma io credo che la gente sia abbastanza intelligente per compire uno sforzo e capire un mondo fatto di contemplazione e lentezza, a misura d'uomo.” “Non amo i dogmi imposti dalle religioni - afferma Lambert Wilson che nel film interpreta il priore - ma ho molto rispetto per chi ha fede e per chi confida in Dio nei momenti difficili della vita. Lo scopo di questo film è mostrare l'amore e la compassione che unisce tutte le persone e credo che la politica non debba mai entrare nella religione: la loro mescolanza è fonte di grande sofferenza per l'umanità. Non uccidere in nome di Dio, questo è il messaggio che ci sta a cuore divulgare. Non sono né pazzo né fanatico, ma quando giravamo questo film ho sentito su di me la presenza forte e la protezione di Padre Christian. E così è accaduto agli altri attori. Abbiamo trascorso molti giorni in ritiro nel monastero prima di girare e in quello spazio di pace tra noi è nata quella speciale fratellanza che legava i monaci da noi interpretati”. Michael Lonsdale, che veste i panni di fratello Luc, il medico, aggiunge:” Non c'è amore più grande che dedicare la propria vita agli altri, e questo comporta un grande sacrificio. E il sacrificio è assai disturbante perché nessuno vuole mai rinunciare a qualcosa. Questi monaci hanno invece voluto testimoniare di credere in qualcosa di universale e lo hanno fatto sacrificando la propria vita.” (interviste tratte da Avvenire) Il film uscirà nelle nostre sale nei prossimi mesi Buona visione!

28

GIUGNO - LUGLIO 2010

Emmaus Giugno 2010  

Collaborazione Pastorale di Musile di Piave - Emmaus Giugno 2010

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you