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Percorsi Rurali

MENSILE SINDACALE, ECONOMICO ED AGRICOLO DELLA COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA Anno VII - N. 01 * * * GENNAIO - FEBBRAIO 2013 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. C/CA/69/2011

La Coldiretti Nuoro Ogliastra rinnova i propri organismi per i prossimi quattro anni

Simone Cualbu riconfermato alla Presidenza

Eletti anche i componenti del Consiglio direttivo, del Collegio dei Revisori dei Conti e del Comitato dei Probiviri Simone Cualbu, allevatore di 36 anni di Gavoi è stato riconfermato all’unanimità Presidente della Coldiretti Nuoro Ogliastra. La nomina avvenuta nel corso dell’assemblea svoltasi a Nuoro lo scorso 12 dicembre presso la sala parrocchiale di San Giovanni Battista ha anche eletto anche il Consiglio Direttivo che reggerà l’Organizzazione nel prossimo quadriennio. Oltre ai 77 Presidenti delle sezioni di tutta la Coldiretti Nuoro Ogliastra ed ai delegati Giovani Impresa, Donna Impresa e Pensionati hanno preso parte all’assemblea il direttore della Coldiretti Nuoro Ogliastra Aldo Manunta ed il direttore dei Coldiretti Sardegna Luca Saba. Simone Cualbu era stato eletto, sempre all’unanimità, la prima volta nel luglio del 2011. Cualbu sarà affiancato per i prossimi 4

anni dal Consiglio Direttivo espressione delle realtà agricole dell’intero territorio interprovinciale, che risulta così composto: Atzeni Giuliano (Nurri), Cadoni Cosimo (Bosa), Cannas Vincenzo (Lanusei), Carta Danilo (Macomer), Falconi Bruno (Fonni), Fulghesu Peppino (Isili), Manca Roberto (Nuoro), Moni Cesarino (Nuoro), Mula Andrea (Bitti), Mulargia Salvatore (Siniscola), Pranteddu Armando (Sorgono), Serra Giovanni (Jerzu) e Useli Bacchitta Luciano (Dorgali). Il primo ringraziamento dopo la rielezione Cualbu lo ha rivolto a tutti i presenti ed al precedente direttivo che per diversi anni ha guidato la vita della Coldiretti NuoroOgliastra e che con queste elezioni è stato profondamente rinnovato. continua a pag. 2

Coldiretti Sardegna

Battista Cualbu eletto Presidente della Coldiretti sarda Battista Cualbu, Allevatore 45enne di Sassari, originario di Fonni, è stato eletto presidente della Coldiretti Sardegna. Un incarico che assumo con grande senso di responsabilità – ha affermato Cualbu subito la conclusione dell’assemblea elettiva – e con la certezza che solo con la collaborazione di tutti, solo con il gioco di squadra, sarà possibile portare a casa risultati concreti per il mondo agricolo Sardo. Cualbu ha poi proseguito rivolgendo un grande ringraziamento al presidente uscente Marco Scalas, ricordando i tanti traguardi raggiunti, e tracciando quelle che saranno le linee di lavoro future. L’assemblea ha inoltre eletto il Consiglio Direttivo Regionale, cosi composto: Cualbu Battista, Perra Efisio, Cualbu Simone, Manduco Giambattista, Cannas Vincenzo, Asara Marco, Cossu Nicola, Floris Paolo, Setzu Monica, Pilloni Davide; Revisori: Falconi Bruno (Presidente), Manca Mauro, Impera Massimo (Picci Priamo e Campus Angela supplenti); Probiviri: Cois Fabio (Presidente) Lubino Giovanni, Mula Andrea (Malu Martino e Moni Cesarino supplenti). continua a pag. 2

Sergio Marini guida la Coldiretti per altri 4 anni

Riforma della PAC

Rinvio inevitabile Manca ancora l’ufficialità, ma sul fatto che la nuova Pac slitterà di almeno un anno ci sono ormai pochi dubbi. Le difficoltà a raggiungere un accordo sul quadro finanziario e altri intoppi hanno di fatto reso impossibile una partenza nel 2014 del periodo di programmazione. Ma quali effetti avrà lo slittamento nelle nostre campagne? I pagamenti diretti continueranno comunque ad arrivare alle aziende secondo il vecchio sistema. A cambiare saranno però gli importi, poiché il tutto dovrà essere adeguato al nuovo Quadro finanziario pluriennale (Qfp), sul quale si cercherà di raggiungere un accordo in sede di Consiglio europeo i prossimi 7 e 8 febbraio. Per inciso, sarà importante che l’intesa si trovi, altrimenti si rischia di rivedersi a marzo o più in là, con il fondato pericolo che la definizione della nuova Pac possa slittare addirittura di un altro anno. Ma sarà anche importante avere una dotazione di bilancio per la Pac adeguata alle esigenze delle nostre imprese. L’ultima proposta, al contrario, prevedeva pesantissimi tagli alle risorse destinate al nostro Paese, che il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha denunciato come “inaccettabili perché compromettono uno dei pochi settori che possono rilanciare l`economia italiana ed europea”. Continua a pag. 6

Approvata la legge “salva olio” a tutela del Made in Italy

Via libera alla legge che salva l’olio made in Italy. “Siamo molto soddisfatti – è il primo commento del presidente della Coldiretti Sergio Marini -. Un risultato che rappresenta un passo straordinariamente importante nella direzione della trasparenza e della lotta alla contraffazione sugli oli extravergini di oliva a tutela dei produttori e dei cittadini. Continua a pag. 8

Lingua Blu

Situazione gravissima. Quasi 10.000 capi morti

a pag. 8

Sicurezza sul Lavoro

Tutti gli adempimenti per l’azienda agricola

a pag. 7

Cessione prodotti agricoli

L’art. 62 per riequilibrare i rapporti nella filiera

a pag. 4

continua a pag. 3

Vitivinicolo

E-bacchus non è più obbligatorio

In Sardegna raggiunti i 0,78 € al litro

Il latte ovino sfiora gli ottanta centesimi al litro. Una buona notizia per i produttori di vino, per i quali il nuovo sistema rappresentava un E’ questo l’importante risultato ottenuto da un gruppo di pastori del nuorese che, assistiti dalla aggravio burocratico del tutto inutile a pag. 8 Coldiretti, hanno siglato accordi di vendita per circa 7.000.000 di litri di latte con acquirenti continentali, al prezzo di 0,78 euro al litro. Indennità compensativa Già l’anno scorso, il gruppo di allevatori aveva superato i confini territoriali regionali, con l’obiettivo di ricercare un mercato migliore per il La Commissione Europea vorrebbe bloccare la proprio latte: all’epoca misura per tutto il 2014, in attesa il “mercato continendell’approvazione delle nuove regole. tale“ pagò ben 75 cena pag. 6 tesimi, in un momento in cui “il mercato regionale” pagava appena una media di 63 centesimi al litro. L’iniziativa ebbe inoltre un “efPensione fetto volano” sull’intera filiera regionale: i dati ufficiali dell’Osservatorio per le produzioni ovicaprine, gestito da Laore, certificarono un aumento del prezzo medio regionale che dai 63 Per il 2013, l’importo del trattamento minimo è centesimi del gennaio 2012 passo ai 69 centespari a euro 495,43 mensili. Continua a pag. 8 a pag. 6 imi del marzo 2012.

A rischio le domande del 2014

Aumenta l’integrazione al trattamento minimo

Assemblea Coldiretti

Luca Saba nel Consiglio Nazionale - pag.3 -

Agea

Sbloccati i saldi della DUP 2012 - pag.6 -

Previdenza

La malattia professionale nel coltivatore diretto - pag.8 -

Bandi e scadenza

Opportunità per le imprese agricole - pag.5 -

Nien colto attivi E’ q Com grico corso riform conv


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COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Percorsi Rurali

La Coldiretti Nuoro Ogliastra rinnova i propri organi direttivi

Cualbu: solo Coldiretti ha un progetto per il rilancio dell’agricoltura, unica risorsa per la Sardegna

I progetti di filiera che abbiamo lanciato un anno fa nel continua da pag. 1 Ringrazio i soci per la rinnovata fiducia, ha proseguito settore del latte ovino ha causato un vero e proprio terre- Federazione Interprovinciale Coldiretti di Nuoro e dell’Ogliastra Simone Cualbu, e continuerò a farmi interprete dei loro moto che, lo dico con grande orgoglio, ha a Nuoro il suo PRESIDENTE problemi. epicentro. Una iniziativa che ha generato un costante auIn un periodo di grande incertezza economica e politica mento del prezzo di cui oggi stanno beneficiando la magSimone Cualbu come quello che stiamo attraversando, Coldiretti ha sa- giornza degli allevatori sardi. Una iniziativa che ha rotto puto dare vita ad un grande il “cartello” degli industriali CONSIGLIO DIRETTIVO progetto economico, quello del latte che, non potendo più Giuliano Atzeni della Filiera Agricola Italiana trovare la scusa di un prezzo Cosimo Cadoni per dare risposte concrete alle basso a causa del mercato nostre imprese e al Paese inpoichè il prezzo Coldiretti lo Danilo Carta tero. E' un progetto che valha fatto fare al mercato - ha afAndrea Mula orizza la distintività e il fidato ad altri il compito di Salvatore Mulargia legame con il territorio propotrovare ombre in una iniziativa Luciano Useli Bacchitta nendo, nel contempo, un invece limpida e portata avanti nuovo modello di sviluppo nell’interesse delle imprese Cesarino Moni che sta dando i primi frutti. agricole sarde. Ma non solo, le Roberto Manca Molto spesso il nostro problema principale è il basso esperienza della lana, del grano, del pomodoro e dei Bruno Falconi prezzo che realizziano sul mercato i nostri prodotti come vitelli hanno dimostrato concretezza nel progetto Peppino Fulghesu il latte, gli agnelli, l’olio, il grano o gli agrumi– ha con- Coldiretti. Armando Pranteddu tinuato Cualbu –. Non possiamo di certo continuare a pro- Nel progetto di Coldiretti gli interessi dei coltivatori codurre con costi sardi ed a incidono con quelli dei conVincenzo Cannas sottostare alle legge del mersumatori. Questo è il vero Chiara Serra (Donne Impresa) cato locale spesso frutto di acgrande valore aggiunto del nosLuisa Pinna (Pensionati) Maria cordi di “cartello” che pensano tro progetto Campagna Amica, Alessandro Demurtas (Giovani Impresa) solo la bene dell’industriale e che mira a incentivare la vendita non dell’allevatore o dell’agridiretta da parte delle imprese don Totoni Cossu (Consigliere ecclesiastico) coltore. agricole. Per contrastare e invertire È innegabile che molte nostre REVISORI DEI CONTI questa tendenza, Coldiretti ha aziende hanno tratto vantaggi Mastio Salvatore (Pres). - Alberto Scattu (eff) - Fresi Giovannino (eff) varato il progetto della filiera economici con l’apertura di Pistis Carlo (suppl) - Demurtas Adriana (suppl) agricola tutta italiana, ad oggi punti vendita diretta, con i merè l’unico progetto alternativo Il Presidente Nazionale Coldiretti Sergio Marini con il cati dei produttori, con le botper il rilancio del settore agri- Presidente Coldiretti Nuoro Ogliastra Simone Cualbu teghe, con gli agriturismi entrati COMITATO DEI PROBIVIRI colo, con una visione che aba pieno titolo nel progetto di Daga Michele (Pres). - Frau Francesco (eff) - Piras Sandro (eff) braccia l’intero nostro Paese e che in Sardegna sta dando Campagna Amica.Dobbiamo continuare questo percorso Tuffu Francesca (suppl) - Coi Lorenzo (suppl) frutti visibili e tangibili. di concretezza e risultati, ha concluso Cualbu.

Coldiretti Sardegna

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10 anni di lotte al fianco degli agricoltori

ono stati 10 anni intensi, pieni di lotte, di battaglie, vissuti uno dietro l’altro senza sosta, quelli di Marco Scalas alla presidenza di Coldiretti Sardegna. 10 anni fatti di studio, di approfondimento, di riunioni interminabili per trovare soluzioni ai problemi che affliggono la nostra agricoltura.10 anni in cui a volte è stato necessario arrivare alla protesta di piazza, mai fine a se stessa, ma condotta con lo spirito di chi vuole affrontare i problemi in modo positivo e propositivo, lasciando ad altri la sterile polemica.10 anni in cui si è riusciti ad avviare a soluzione problemi atavici della nostra agricoltura, senza avere nemmeno il tempo di godere del risultato perché subito immersi nella difficoltà successiva 10 anni nei quali, alle difficoltà di sempre, si sono aggiunte problematiche nuove: la blue tongue, le conseguenze drammatiche di una rinvigorita peste suina – per citarne alcune – e, da ultimo, una crisi globale senza precedenti. 10 anni insomma in cui è cambiato il mondo, ma non l’imperativo morale di Coldiretti: difendere i diritti degli agricoltori, ad ogni costo. Tutto questo è stato possibile grazie al- Marco Scalas e Luca Saba l’impegno di Marco Scalas e della sua squadra. Chiunque si sarebbe scoraggiato davanti alle vicissitudini che negli ultimi anni hanno interessato l’agricoltura Sarda: epizoozie, crisi di mercato, cartelli commerciali, inefficienze della burocrazia regionale sono solo alcune delle “piaghe” che hanno minato il settore primario isolano. Gli effetti sono facilmente leggibili nelle statistiche: dalle oltre 91.000 aziende censite dall’ISTAT nel 2000, si passa alle attuali 60.000, con una perdita di ben 30.000 aziende.E’ in questo contesto che si è sviluppata l’azione di Marco Scalas e della sua squadra alla guida della Coldiretti Sardegna, azione incentrata nell’indirizzare l’organizzazione verso un nuovo modo di fare sindacato, fatto di un rinnovato approccio ai problemi, indirizzato non solo alla sacrosanta protesta, ma anche all’innovativa proposta.Il tutto davanti ad una Politica sempre più incapace di cambiare i propri schemi e i propri paradigmi, azione indispensabile quest’ultima per dare un futuro alla nostra Isola.I segni di questo rinnovato agire di Coldiretti sono riscontrabili nelle diverse azioni portate a termine, incardinate essenzialmente nel segno della rottura degli schemi precostituiti e in un nuovo approccio al mercato. La “rottura degli schemi precostituiti” si sostanzia in un nuovo modo di affrontare alcuni problemi che da tanti anni affliggono il settore primario. Alla protesta, legittima, è stata associata una capacità propositiva che ha saputo dare a diverse vertenze una nuova chiave di lettura.E’ il caso della vertenza “legge 44”, che ha visto la sottoscrizione di un protocollo di intesa in cui la Regione si è impegnata a sospendere le richieste di restituzione dei danari ed a riverificare le posizioni debitorie.Oppure la sottoscrizione del protocollo per l’eradicazione della Peste Suina, che purtroppo sconta nella sua attuazione l’inerzia della Regione. Anche la vicenda dei Consorzi di Bonifica è stata affrontata in una nuova ottica. Infatti, accanto alle rimostranze per la modifica della legge 6/2008, si è messa in campo un’azione di pressing che ha portato allo stanziamento, nella finanziaria 2011, di importanti risorse per la manutenzione delle opere per l’abbattimento dei costi dei canoni irrigui e dei contributi a carico degli utenti. Il problema del prezzo del latte ha ugualmente vissuto nuove chiavi

di lettura. Oltre alla doverosa azione di protesta contro le inefficienze del Consorzio Latte, che ci ha visti protagonisti di una manifestazione davanti ad una struttura elefantiaca che consuma danari pubblici e non apporta nessun beneficio alle imprese, si è cercata la soluzione del “problema Pecorino Romano”, chiedendo alla Regione un supporto per la costituzione di un Consorzio di Secondo Livello, composto dalla Sfirs e dalle Cooperative, che lavori per creare un futuro che vada oltre l’intervento di ritiro degli stock, e che renda il Pecorino Romano non più un problema ma, al contrario, un prodotto remunerativo che faccia da volano al rilancio della filiera ovicaprina. La ormai endemica problematica della certificazione del possesso dei fondi rustici ci ha visti impegnati in una azione di pressing che ha portato all’inserimento, nella finanziaria 2011, di risorse economiche per il riordino fondiario e la regolarizzazione catastale dei terreni agricoli. Nello stesso senso va letto l’incessante lavoro concretizzato nell’inserimento, nella finanziaria 2012, di una norma “ammazza burocrazia” che porterà ad una semplificazione degli adempimenti amministrativi cui le aziende agricole sono tenute. Il nuovo approccio al mercato è la chiave di volta per abbattere le barriere monopolistiche che sottraggono reddito alle nostre aziende. Il punto di partenza è il progetto “Campagna Amica”, incentrato sulla vendita diretta da parte dei produttori agricoli, che ha visto la Sardegna diventare teatro per ben 21 farmer’s markets stabili, per una rete di oltre 300 aziende e per il primo supermercato gestito dagli agricoltori: la bottega di Campagna Amica di Sassari. Il modello promosso da Coldiretti ha creato un vero e proprio canale commerciale innovativo, con un fatturato che solo nei mercati di vendita diretta supera i tre milioni di euro annui. Su tale linea è stata elaborata la strategia vincente per l’atavico problema del prezzo del latte ovino. Dopo una delle più grandi manifestazioni di piazza, che nell’ottobre 2010 ha visto sfilare 20.000 aziende, si è deciso di affrontare il cartello degli industriali lattiero – caseari, accompagnando gli allevatori verso i mercati continentali. Gli effetti della scelta sono evidenti: a fronte dei 75 centesimi ottenuti l’anno scorso, oggi un gruppo di 300 pastori, supportato da Coldiretti, ha piazzato il proprio latte a 78 centesimi. Il tutto con un effetto volano sul mercato isolano che ha visto il prezzo medio regionale crescere da gennaio 2012 a marzo 2012 di ben 6 centesimi ( da 63 a 69 cent), per attestarsi oggi a 72/73 centesimi. Lo stesso modello è stato seguito per la filiera del pomodoro, con la passata ed i pelati a marchio “Campagna Amica – Io sono Sardo, per la filiera del Bovino, attraverso la vendita ai mercati continentali e per quello della Lana di Pecora, con il progetto “Sa lana nostra”. La strada dell’approccio diretto al mercato è ormai tracciata, e rappresenta una delle soluzioni possibili al problema reddituale delle imprese, a patto che percorsi normativi che valorizzino e identifichino le produzioni “made in sardinia” prendano forma e sostanza anche in Sardegna. Per queste ragioni Coldiretti Sardegna, con il Movimento Identità e Futuro, ha raccolto oltre 25.000 firme per promuovere il disegno di legge “Compra Sardo”, finalizzata alla creazione di un marchio ombrello che racchiuda le produzioni sarde in un percorso di certificazione e tracciabilità a tutela del consumatore e del produttore primario Le sfide future Oggi Coldiretti Sardegna ha rinnovato i propri organi dirigenti. Lo fa in assoluta continuità con gli indirizzi tracciati da Marco Scalas

e dalla sua squadra, ai quali va la gratitudine dell’intera organizzazione. Il nuovo presidente Battista Cualbu, con la propria squadra, si appresterà quindi con rinnovato spirito ad affrontare alcune sfide nodali: j Semplificare il rapporto diretto tra imprenditori e mercato, attraverso la richiesta di una finalmente efficace continuità territoriale delle merci e di percorsi di sostegno pubblico per l’internazionalizzazione delle imprese. k Proseguire nell’accompagnamento delle imprese verso il mercato, estendendo tale azione verso la filiera cerealicola, suinicola, delle carni bovine, vitivinicola ed ortofrutticola. Tale azione può e deve essere una delle strategie per sostenere alcune produzioni in difficoltà, quali ad esempio quelle del carciofo o delle carni suine. l Richiedere con forza la ratifica della legge “Compra Sardo”, atto indispensabile per ridare fiato alla nostra economia agricola. In tale contesto è indispensabile pretendere che le mense pubbliche sarde siano vincolate all’impiego di prodotti “made in Sardinia”. m Chiedere che la norma per la semplificazione amministrativa inserita nella finanziaria 2012 sia finalmente attuata, con i conseguenti vantaggi in termini di abbattimento del carico burocratico sulle imprese e di rapidità nell’erogazione delle Luca Saba e provvidenze Comunitarie e Regionali. Battista Cualbu n Incidere in maniera significativa sulla prossima programmazione dei Fondi Comunitari, lavorando per una proposta quadro che getti le basi per una PAC finalmente “a misura di Sardegna”. o Portare a compimento il percorso per la costituzione di un Consorzio di Secondo Livello, composto dalla Sfirs e dalle Cooperative, che lavori alla commercializzazione del Pecorino Romano, rendendo tale prodotto non più un problema ma, al contrario, un prodotto remunerativo che faccia da volano al rilancio della filiera ovicaprina. p Proseguire nella lotta per la legalità e la trasparenza. Non è più sostenibile quanto si è verificato con il “Consorzio Latte”: Coldiretti pretende di sapere come sono stati spesi i soldi pubblici ricevuti dal Consorzio e continuerà con insistenza a chiedere trasparenza. E dove non arriverà la forza di 40.000 agricoltori, sia la magistratura a fare chiarezza. q Stimolare la Politica affinchè gli impegni presi con le aziende sul fronte epizoozie, eradicazione della Peste Suina in primis, siano attuati. Tutte queste azioni devono essere integrate nella realizzazione di un “Piano di Rinascita della Sardegna”. In un momento in cui l’economia basata sui poli chimici ed industriali affronta una crisi probabilmente definitiva, è infatti necessario puntare su una “new economy” incentrata sull’enorme ricchezza paesaggistica del territorio Sardo, e sulle sue peculiarità in termini di produzioni agricole ed artigianali. Un Piano di Rinascita che abbia come obiettivo di medio termine la crescita del PIL agricolo dagli attuali 1,4 a 3 miliardi di euro Questo è il lavoro che attende il Presidente Cualbu e la sua squadra. Un lavoro immane, difficile, da affrontare con la consapevolezza che quello attuale è un momento topico per la nostra Isola, il cui futuro dipende da una radicale rifondazione del tessuto economico e sociale. Una sfida da vivere con una certezza: quella di avere al proprio fianco 40.000 associati che oggi gli hanno dato fiducia, e che sono pronti a supportarlo con determinazione nella sua azione.


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Percorsi Rurali

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COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Assemblea Coldiretti

Sergio Marini alla guida della Coldiretti L'Italia che vogliamo" in 10 punti 1

continua da pag. 1 Sergio Marini è stato confermato per il secondo mandato alla guida della Coldiretti per altri quattro anni dall’Assemblea elettiva partecipata dai presidenti regionali e provinciali e dai rappresentanti dei movimenti che lo ha eletto all’unanimità con scrutinio segreto. Nato a Terni il 27 luglio 1964 è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Perugia. Vicepresidente nazionale è stato eletto Mauro Tonello, presidente della Federazione Regionale dell’Emilia Romagna. Fanno parte della nuova Giunta esecutiva i presidenti regionali Gabriele Calliari, (Trentino Alto Adige), Tulio Marcelli (Toscana), Gennarino Masiello (Campania), Pietro Santo Molinaro (Calabria), Roberto Moncalvo (Piemonte), Ettore Prandini (Lombardia) e Piergiorgio Quarto (Basilicata). In occasione dell’assemblea è stato presentato uno studio sulla rappresentatività, dal quale emerge che sono oltre 1,6 milioni gli associati alla Coldiretti che in aggiunta alle loro famiglie rappresentano il sistema di riferimento della principale organizzazione agricola italiana ed europea. Un patrimonio di voti destinato ad avere un ruolo importante nelle prossime elezioni politiche soprattutto nelle regioni in bilico dove la presenza degli agricoltori è particolarmente rilevante. La diffusione della Coldiretti è in verità capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 96 federazioni interprovinciali e provinciali, 724 Uffici di Zona e 5.668 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in ogni comune del nostro Paese dove la Coldiretti ha fatto nascere tra l’altro 7000 punti vendita, botteghe e mercati degli agricoltori di Campagna Amica nei quali nell’ultimo anno hanno fatto la spesa 21 milioni di italiani. La Coldiretti rappresenta anche il 65 per cento delle imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio che fanno parte delle associazioni di categoria (Fonte Camere di Commercio). Inoltre, il 65 per cento delle giornate di lavoro effettuate dai Coltivatori Diretti e Imprenditori agricoli a titolo principale (Iap) sono effettuate da soci della Coldiretti che è anche la prima organizzazione datoriale dell’agricoltura per numero di imprese che assumono manodopera (Fonte:

Inps deleghe 2011). Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Agea tra le organizzazioni di categoria, attraverso il Centro Assistenza Agricola (CAA) della Coldiretti, sono state presentate domande relative alla politica agricola comune (Pac) per circa il 55 per cento della superficie coltivata a premio nonchè per circa il 65 per cento dei capi allevati. Forte il radicamento nell’economia del territorio, come dimostra la presenza nelle Camere di Commercio dove esprime il maggior numero di rappresentanti del settore agricolo con la maggioranza assoluta delle presidenze “agricole”. Nelle strutture elettive sono soci della Coldiretti il 70 per cento dei presidenti dei consorzi di bonifica in gestione ordinaria, ma sono dell’Organizzazione anche la totalità delle presidenze dei Consorzi di difesa regionali e il 75 per cento delle presidenze dei ConLa Giunta esecutiva della Coldiretti sorzi di difesa presenti in Italia. La quasi totalità dei Consorzi Agrari è associata alla Coldiretti che ne esprime anche le presidenze. Sono associati anche il 68 per cento dei presidenti delle Associazioni Allevatori. La Coldiretti ha esteso la propria rappresentanza anche al settore ittico con circa 1.400 imprese di cui 380 imprese dell'acquacoltura e 1.020 della pesca. Del sistema Coldiretti fa parte anche Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani che, con delibera della Banca d’Italia del 5 giugno 2012, è stata abilitata come ente di garanzia vigilato dalla banca centrale e iscritto nell’elenco speciale degli intermediari finanziari ex Art. 107 del Testo Unico Bancario (TUB) e la Fondazione Campagna Amica promossa da consumatori e produttori, impegnata nella valorizzazione del cibo, della cultura e del territorio italiano e titolare dei marchi “Campagna Amica” e “(Fai) Firmato dagli agricoltori italiani”. Il primo marchio, rappresentativo della vendita diretta, ha accreditato 4.739 aziende agricole, 877 agriturismi, 1.105 mercati, 178 botteghe ai quali si aggiungono 131 ristoranti e 109 orti urbani (http://www.campagnamica.it/). Il secondo marchio di qualità, Fai (Firmato dagli agricoltori italiani), certifica il prodotto agroalimentare italiano al cento per cento nelle diverse filiere produttive che fanno capo al sistema Consorzi Agrari (Cap), Consorzi Agrari d’Italia (Cai) e Filiera agricola italiana (Fai) spa.

Assemblea Nazionale Coldiretti

Marini : Ecco l’Italia che vogliamo dalla Politica La Coldiretti guarda alle prossime elezioni con interesse e si prepara a presentare le proprie proposte a tutti gli schieramenti politici con un documento articolato in dieci punti “L'ltalia che vogliamo”. Lo ha detto il presidente nazionale Sergio Marini nel suo intervento all’Assemblea elettiva nel sottolineare che dai prossimi giorni chiederà incontri a tutti i leader dei partiti. Per la prima volta – ha sottolineato Marini - troviamo un'attenzione all'agricoltura nei programmi dei diversi partiti. E’ un dato positivo e che valuteremo con cura nei contenuti al fine di verificarne il livello di condivisione e poi, al termine della campagna elettorale, daremo il giudizio della Coldiretti che rappresenta 1.600.000 iscritti. Siamo comunque di fronte ad una accresciuta attenzione per il settore primario – ha rilevato Marini - che parte da una società civile che crede e sostiene il nuovo modello agricolo portato avanti dalla Coldiretti che contribuisce in misura determinante alla crescita sostenibile del Paese. La gente ha ben presente l'importanza dell'agricoltura e la politica ne sta prendendo atto riconsiderandone il ruolo e le potenzialità. Il nostro progetto – ha proseguito Marini - mette al centro l'impresa legata al territorio che fa della qualità e della creatività il suo punto di forza per competere sui mercati, ma anche una lotta spietata ai “fubetti” dell’agroalimentare che fanno affari con il falso Made in Italy. Il modello di sviluppo che vogliamo per la nostra agricoltura trae quindi nutrimento dai nuovi punti di forza del Paese. Nel fare un bilancio degli ultimi quattro anni – ha detto il Presidente dell’Organizzazione -possiamo affermare che ne esce una Coldiretti rafforzata sul piano organizzativo e sul piano della rappresentanza ed emerge soprattutto il dato interessante del ritorno dei giovani in agricoltura e della speranza che essi hanno di avere un futuro nel settore. Dieci anni fa agricoltura significava soltanto problemi sociali, problemi ambientali, costo per il Paese. Oggi – ha puntualizzato - quelli che erano problemi sono diventati delle opportunità. L’agricoltura si è inventata un nuovo modello di sviluppo basato sulla piccola e media impresa, sul prodotto fortemente legato al territorio, distinguibile in quanto riunisce in sé tutti i punti di forza del Paese come il paesaggio, l’innovazione e la creatività e li aggiunge come valore aggiunto a prodotti e servizi. C’è un problema di reddito di cui conosciamo le cause che sono legate alla crisi economica e al calo dei consumi che speriamo, anche se siamo poco fiduciosi, possa iniziare a superarsi alla fine di quest’anno, al furto di valore nella filiera e al furto di identità dei nostri prodotti. E’ per tale motivo – ha sostenuto Marini - che abbiamo avviato da tempo il progetto di filiera agricola italiana con risultati soddisfacenti, basato sui due marchi di “Campagna amica” e “Filiera agricola italiana”, che ha come obiettivo di accorciare la filiera e di valorizzare e promuovere nel nostro Paese e nel mondo l’Italia vera, e abbiamo avviato una grande battaglia contro le contraffazioni e le sofisticazioni, puntando sulle garanzie che possono essere date da una corretta etichettatura del prodotto. Per quanto riguarda i temi internazionali – ha rilevato Marini - confermiamo la nostra insoddisfazione sul tema della riforma della politica agricola comunitaria dove le poche modifiche apportate dal Parlamento non sono ancora sufficienti e presuppongono un forte impegno del Governo nazionale in sede europea. Benchè a livello nazionale ci sia qualche segnale positivo riteniamo che la capacità italiana di essere pienamente in grado di difendere in Europa il nostro modello agricolo sia ancora inadeguata. Per questo – ha concluso il Presidente della Coldiretti - il nostro documento in dieci punti “L’ltalia che vogliamo” parte dall’esigenza di un governo globale di beni comuni come il cibo contro gli effetti di una globalizzazione senza regole, chiede di portare pienamente “l’Italia in Europa” e arriva fino all’etica che deve traguardare insieme alla politica anche le forze sociali e tutti i cittadini.

Luca Saba nel Consiglio Nazionale

Importante riconoscimento alla Sardegna per il grande lavoro svolto negli ultimi anni dalla Federazione Regionale Coldiretti Sardegna. In occasione dei rinnovi nazionali di tutto il direttivo, infatti, lo statuto dell'organizzazione prevede che facciano parte di diritto del Consiglio Nazionale 3 direttori in rappresentanza di tutti i circa 100 direttori italiani di Coldiretti. Il Direttore Regionale di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, e' stato eletto dall'assemblea dei direttori all'unanimità, insieme al collega del Veneto ed a quello della Puglia. Il consiglio nazionale rappresenta l'organo decisionale fondamentale della Coldiretti, dove vengono decise le politiche nazionali e le strategie sindacali dell'organizzazione che, con un milione e seicentomila associati, rappresenta la più grande organizzazione agricola europea. Luca Saba, 39 anni, laureato in agraria, che vanta già una precedente esperienza come direttore regionale in Sardegna dal 2007 al 2009, e' stato direttore di Nuoro dal 2005 al 2007 e direttore delle federazioni di Venezia e del Veneto dal 2009 al 2011, anno in cui è stato richiamato in Sardegna a ricoprire la direzione regionale. La federazione regionale di coldiretti che in Sardegna rappresenta oltre 40000 imprenditori agricoli, conta 5 federazioni provinciali 39 uffici di zona e circa 250 dipendenti. Saba succede nell'incarico all'amico Aldo Mattia, anch'egli in passato già direttore regionale in Sardegna ed attuale delegato confederale di Oristano, che lascia dopo 8 anni l'incarico con queste parole: "la stima personale che nutro per il collega Saba mi porta a dire che è un cambio nell'ottica della continuità dando la possibilità ad un giovane di portare il proprio contributo nell'ambito del consiglio nazionale di Coldiretti. Gli auguri migliori al nostro direttore per una lunga carriera.

Noi vogliamo un’Italia che si spenda per un governo globale dei beni comuni Non c’è possibile globalizzazione senza globalizzare anche le regole. Il cibo va collocato ai vertici dell’ agenda della politica globale e nazionale…riconoscendo il valore strategico dell’agroalimentare contro il “deserto di marchi”, e la “scellerata” delocalizzazione dell’industria italiana.

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Noi vogliamo un’Italia con più Europa e un’Europa con più Italia Per avere la forza e l’autorevolezza di costruire un contesto di regole, a salvaguardia dei beni comuni, è necessario lavorare alacremente alla costruzione degli Stati Uniti di Europa. Dobbiamo essere in grado di portare pienamente “l’Italia in Europa”, facendo sì che la nuova Politica Agricola Comunitaria riconosca il valore strategico del “modello italiano”.

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Noi vogliamo un’Italia sussidiaria e solidale La sussidiarietà diventa strumento cardine per gestire la semplificazione burocratica e i principi di solidarietà sono indispensabili per superare le diseguaglianze. Nelle nostre imprese l’intreccio fra sussidiarietà e solidarietà ha contribuito a mantenere la coesione territoriale, il legame fra generazioni, fra donne e uomini. In tutti i momenti in cui il Paese ne ha avuto bisogno Coldiretti è sempre stata presente.

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Noi vogliamo un Italia che investa sui suoi punti di forza Patrimonio storico ed artistico, paesaggio, biodiversità, ricchissima articolazione territoriale, originalità e creatività, gusto e passione, intuito e buonsenso sono le risorse che garantiscono quel valore aggiunto inimitabile e non delocalizzabile al “saper fare” italiano. Lo dimostrano i suoi primati nel mondo in termini di valore aggiunto per ettaro, di export, di qualità e sicurezza alimentare, di contributo positivo al Pil che ci hanno permesso di mantenere vitali un numero di imprese senza eguali in Europa.

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Noi vogliamo un’Italia che fa l’Italia Esiste a nostro giudizio una via italiana allo sviluppo aggiuntiva se non sostituiva di quella finora dominante. Il successo del nostro progetto è la dimostrazione che questa strada è percorribile e virtuosa: - perché distintiva, legata cioè a punti di forza esclusivi del nostro paese, - perché durevole, in quanto ancorata a fattori non delocalizzabili; - perché replicabile in tutti i settori dell’economia; - perché arricchisce e non consuma i valori da cui trae nutrimento.

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Noi vogliamo un’Italia in cui ci sia buona politica Per accompagnare la crescita, abbiamo bisogno di “buona politica” in primo luogo per perseguire un più ampio interesse di carattere generale, ciò che si definisce “bene comune”. E per la nostra agricoltura chiediamo un impegno speculare: - verità, per garantire trasparenza ai cittadini consumatori - giustizia, per contrastare la rendita e ridistribuire il valore aggiunto a vantaggio di chi lo produce - legalità, per impedire i fenomeni che minacciano il valore del marchio “Italia”.

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Noi vogliamo un’Italia che sappia alimentare la fiducia La carenza della “fiducia” dentro le nostre famiglie rappresenta un fattore di compressione di consumi e investimenti e impedisce la condivisione sociale nei confronti di serie politiche di contenimento del debito pubblico. La nostra agricoltura contribuisce ad attrarre e a trattenere più giovani rispetto agli altri comparti economici. Ciò accade perché essi colgono quella cifra di futuro che consente loro di scommettere sull’intrapresa economica

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Noi vogliamo un Italia dove il benessere torni a contare più del PIL Se tutto è merce e il Pil diventa l’unico misuratore del benessere, la finanza prende il sopravvento sull’economia reale. E’ tempo di ripensare lo sviluppo in una logica di benessere secondo principi di sostenibilità, etica del lavoro e coesione sociale. Dentro al consumo di cibo c’è la cultura dei territori, la tipicità e la creatività di tutta la gente che l’ha generato. Dentro al cibo c’è la sicurezza alimentare che noi abbiamo garantito. Dentro i nostri farmers market si sta generando nuova economia e nuova occupazione, nuova qualità della vita.

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Noi vogliamo un’Italia che riscopra i valori della comunità La crisi ci ha fatto riflettere sulla necessità di investire su valori che non conoscono erosione: la socialità, l’amicizia, la famiglia, lo stare bene assieme, la spiritualità, la solidarietà….in essi c’è la chiave per potersi integrare nel mare della globalizzazione senza smarrirsi. I canali emotivi che abbiamo saputo creare con i consumatori e i cittadini, attraverso le iniziative nelle scuole, nelle piazze, nei borghi, nelle campagne, rispondono a questa domanda di prossimità e sono esse stesse fondanti della comunità.

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Noi vogliamo un’Italia dove l’etica sia al primo posto Una molteplicità di episodi in questi anni ha messo a nudo le debolezze del ceto politico nazionale e locale, generando indignazione e pulsioni antipolitiche. Pulsioni comprensibili, ma non prive di contraddizioni, perché scaricando le colpe sul soggetto più visibile mettono da una parte le responsabilità di altri soggetti economici e in taluni casi, anche delle forze di rappresentanza. Noi abbiamo tenacemente tenuto insieme gli interessi particolari dei nostri imprenditori con quelli più generali dei cittadini e quindi del Paese. L’abbiamo fatto con l’obiettivo di offrire ai nostri associati e ai cittadini, da un lato, una chiave di soluzione delle problematiche dell’oggi, e dall’altro, per donare ai nostri figli e al Paese le radici di “un nuovo civismo”.

Percorsi Rurali Mensile sindacale,economico ed agricolo della Federazione interprovinciale Coldiretti Nuoro Ogliastra

Direttore responsabile Aldo Manunta Editore Coldiretti Nuoro Ogliastra Grafica ed impaginazione Coldiretti Nuoro Ogliastra

Iscritto al N° 02/2007 - Reg. Aff. Amm. e Strag. N° 12/2006, Cron. N° 117 del Registro Giornali e Periodici Tribunale di Nuoro Stampa Sainas Industrie Grafiche Villaspeciosa (CA) 070 9639006


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COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Percorsi Rurali

Art. 62: nuove regole per la cessione dei prodotti agricoli

A seguito all’entrata in vigore delle nuove norme sui contratti di cessione dei prodotti agricoli, riteniamo utile e opportuno dedicare un approfondimento su tutti gli aspetti che riguardano l’articolo 62 della Legge n. 27 del 24 marzo 2012. La nuova disciplina ha il merito di riequilibrare il potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare tra distribuzione e produttori, nel rispetto dei termini di pagamento. Questo però non deve rappresentare un alibi per la parte acquirente a rivedere al ribasso i compensi che spettano ai produttori. Nel caso ciò si verificasse si tratterebbe di un atto gravissimo che Coldiretti denuncerà con tutta la forza di cui dispone. L’articolo 62 ed il relativo decreto applicativo sulla cessione dei prodotti agricoli e alimentari hanno il pregio di qualificare determinati comportamenti come illeciti a prescindere dalla dimostrazione della “posizione dominante” o dello “stato di dipendenza economica” che si è rivelata nei fatti quasi impossibile. E’ molto positivo, in particolare che le nuove disposizioni considerino pratica commerciale sleale le condizioni contrattuali che determinano “prezzi palesemente al di sotto del costo di produzione medio” dei prodotti agricoli. Si tratta di un principio che trova sostegno nel recente regolamento comunitario sui rapporti contrattuali nel settore del latte laddove si evidenzia che bisogna risolvere il problema della trasmissione del prezzo lungo la filiera, in particolare per quanto riguarda i prezzi franco azienda, “il cui livello non evolve generalmente in linea con l’aumento dei costi di produzione. Coldiretti esprime un giudizio positivo sul fatto che la normativa richieda l’obbligatorietà della forma scritta dei contratti di cessione e della presenza di elementi essenziali in vista della realizzazione dei principi di trasparenza, correttezza e lealtà commerciale e che fissi dei termini di pagamento legali, trenta o sessanta giorni dal ricevimento della fattura che, a differenza di prima, sono tolti dalla disponibilità contrattuale delle parti. Le nuove norme introdotte dall’art.62 devono essere applicate da subito, ma con intelligenza. Se necessario, potranno essere previste delle norme tecniche in grado di oliare gli ingranaggi del provvedimento. Il Decreto attuativo della nuova disciplina introdotta del “Decreto Liberalizzazioni” finalizzata a favorire una maggiore trasparenza nella filiera del commercio dei prodotti agricoli/alimentari, prevede in particolare: - l’obbligo della forma scritta per i contratti di cessione, ad eccezione di quelli eseguiti nei confronti di consumatori finali; - specifici termini di pagamento (30 giorni per le merci deteriorabili e 60 per le altre merci); - la decorrenza automatica degli interessi di mora dal giorno successivo la scadenza del pagamento. Il MIPAAF ha confermato che le nuove regole sono applicabili ai contratti stipulati a decorrere dal 24.10.2012. I contratti in essere a tale data vanno adeguati entro il 31.12.2012. AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA NUOVA DISCIPLINA L’art. 1, comma 1, DM 19.10.2012 prevede che la disciplina in esame è applicabile alle “cessioni di prodotti agricoli e alimentari,la cui consegna avviene nel territorio della Repubblica italiana, con particolare riferimento alle relazioni economiche tra gli operatori della filiera connotate da un signifi cativo squilibrio nelle rispettive posizioni di forza commerciale”. Considerato che la nuova disciplina ha un “carattere” comunitario il comma 2 precisa che le disposizioni contenute nel DM attuativo “costituiscono norme ad applicazione necessaria” ex art. 9, Reg CE 17.6.2008, n. 593. FATTISPECIE ESCLUSE Ai sensi del c° 3 del citato art. 1 sono escluse dalla disciplina in esame oltre che le cessioni effettuate al consumatore finale anche i conferimenti di prodotti agricoli/ alimentari effettuati alle cooperative da parte dei soci delle cooperative stesse; di prodotti agricoli/alimentari effettuati alle organizzazioni di produttori da parte dei soci delle organizzazioni stesse; di prodotti ittici effettuati tra imprenditori ittici, ex art. 4, D.Lgs. n.4/2012. Non rientrano altresì nel campo di applicazione del citato art. 62, ed in particolare dei c° 1 (contratto scritto) e 3 (termini di pagamento) “le cessioni di prodotti agricoli e alimentari istantanee, con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito”. FORMA DEL CONTRATTO Ai sensi del c° 1 del citato art. 62 i contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti agricoli e alimentari devono, a pena di nullità: 1. essere stipulati in forma scritta.L’art. 3, c° 2, DM attuativo specifica che per forma scritta si intende: “qualsiasi forma di comunicazione scritta, anche trasmessa in forma elettronica o a mezzo telefax, avente la funzione di manifestare la volontà delle parti di costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale avente ad oggetto la cessione dei prodotti”. Va evidenziato che il c° 5 del citato art. 3 dispone che: “La superfluità della sottoscrizione può affermarsi solo in presenza di situazioni qualificabili equipollenti all’apposizione della firma, idonee a dimostrare in modo inequivoco la riferibilità del documento scritto ad un determinato soggetto”; 2. riportare la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, nonché il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. In merito l’art. 3, c° 2, DM attuativo dispone, in particolare, che gli elementi essenziali del contratto possono es-

sere contenuti: - nel contratto / accordo quadro o di base conclusi a livello di “centrali di acquisto”, previsti dall’art. 2, c° 1, lett. i) e l); - nei seguenti documenti purché riportanti gli estremi ed il riferimento ai corrispondenti contratti / accordi:contratto di cessione dei prodotti;documento di trasporto / consegna o fattura; ordine di acquisto. - negli scambi di comunicazioni e di ordini antecedenti alla consegna dei prodotti. Ai sensi del c° 4 dell’art. 3 la presenza di un contratto non è necessaria qualora i relativi elementi essenziali sono riportati nel documento di trasporto/consegna; nella fattura. In tali casi nei predetti documenti deve essere apposta la seguente annotazione: “Assolve gli obblighi di cui all’articolo 62, c° 1, del DL 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27”. Il c° 6 dell’art. 3, in commento, infine, dispone che assolvono gli obblighi di cui alla disciplina in esame gli scambi di comunicazioni e le contrattazioni effettuate nell’ambito della Borsa Merci Telematica Italiana o nell’ambito di altre borse merci riconosciute dalla legge: “quando sono eseguiti su basi contrattuali generate dalla regolamentazione in esse vigenti e contengono gli elementi previsti dal citato c° 1 dell’art. 62,DL n. 1/2012”. CONDOTTE SLEALI Il c° 2 del citato art. 62 individua le seguenti 5 condotte sleali (vietate): 1. imposizione (diretta o indiretta) di condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive; 2. applicazione di condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti; 3. subordinazione della conclusione, dell’esecuzione dei contratti e della continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali all’esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre; 4. conseguimento di indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali; 5. adozione di ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento. In merito il DM attuativo, all’art. 4, comma 1, specifi ca innanzitutto che rientrano nella defi nizione di “condotte commerciali sleali” anche il mancato rispetto dei “principi di buone prassi” e le pratiche sleali approvate a livello comunitario in data 29.11.2011. Il comma 2 del citato art. 4 sottolinea che è vietato “qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose” ed, in particolare, quelle che: - prevedono servizi e/o prestazioni accessorie “senza alcuna connessione oggettiva, diretta e logica con la cessione del prodotto oggetto del contratto”; - escludono l’applicazione di interessi di mora o il risarcimento delle spese di recupero crediti; - determinano prezzi “sotto costo” alle cessioni eff ettuate dagli imprenditori agricoli; - impongono al cedente, dopo la consegna dei prodotti, “un termine minimo prima di poter emettere la fattura”. Sul punto la lett. c) del citato comma 2 precisa che è fatto salvo: “il caso di consegna dei prodotti in più quote nello stesso mese, nel qual caso la fattura potrà essere emessa solo successivamente all’ultima consegna del mese”. TERMINI E DECORRENZA DEL PAGAMENTO Il pagamento del corrispettivo delle cessioni di prodotti agricoli / alimentari va effettuato: - per le merci deteriorabili, entro 30 giorni; - per tutte le altre merci, entro 60 giorni. In entrambi i casi, ai sensi dell’art. 5, comma 1, DM attuativo il termine di pagamento decorre dall’“ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura”. Così ad esempio, se la fattura è ricevuta il 5.11.2012 il relativo pagamento dovrà essere eseguito entro il 29.12.2012 (ovvero entro il 28.1.2013 nel caso di prodotti non deteriorabili). In merito va evidenziato che nel conteggio dei giorni va ricompreso, quale dies a quo, l’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. L’emissione della fattura va effettuata considerando le diff erenti tipologie di termini di pagamento previste per le cessioni dei prodotti e pertanto: “il cedente deve emettere fattura separata per cessioni di prodotti assoggettate a termini di pagamento differenti”. RITARADATO PAGAMENTO Ai sensi del comma 3 del citato art. 62 in caso di ritardato pagamento decorrono gli interessi “automaticamente” dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento del corrispettivo. Il saggio degli interessi è maggiorato di ulteriori 2 punti percentuali ed è inderogabile. Al fine della determinazione degli interessi dovuti assume particolare rilevanza la data di ricevimento della fattura. Ai sensi dell’art. 5, comma 3, DM attuativo la stessa è “validamente certificata” soltanto se il ricevimento della fattura è avvenuto tramite: – consegna “a mani”; – raccomandata A.R.; – sistema EDI (o altro mezzo equivalente). In caso di incertezza in merito alla data di ricevi-

mento della fattura va fatto riferimento “salvo prova contraria” alla data di consegna dei prodotti. Sul punto va evidenziato che la locuzione “salvo prova contraria”, consente al contribuente di poter superare la suddetta presunzione che fa coincidere la data di ricevimento della fattura con la data di consegna dei prodotti in mancanza del ricevimento “certifi cato” della stessa. DEFINIZIONE DEGLI INTERESSI DI MORA L’art. 6, DM attuativo prevede che gli interessi legali di mora vanno calcolati utilizzando il tasso di riferimento “in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali” determinato ex art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 231/2002 in attuazione della Direttiva n. 2000/35/CE. Si rammenta che gli interessi legali di mora sono costituiti da una: - componente variabile, connessa alla politica monetaria della Banca Centrale Europea, comunicata semestralmente mediante pubblicazione della stessa sulla Gazzetta Ufficiale; - componente fissa pari a 7 punti percentuali, ai sensi del citato D.Lgs. n. 231/2002; - maggiorazione pari a 2 punti percentuali, ai sensi del comma 3 del citato art. 62. La “componente variabile” degli interessi di mora riferita al 2° semestre 2012, in base al Comunicato MEF pubblicato sulla G.U. 13.7.2012, n. 162, è stata fi ssata nella misura dell’1%. Ciò comporta che, ad esempio, al mancato pagamento di una fornitura di prodotti agricoli/alimentari scadente nel 2° semestre 2012 sono applicabili (in automatico) gli interessi di mora nella misura del 10% (1% +7% + 2%). L’art. 6 in esame dispone, infine, che: “è vietato negare il pagamento dell’intero importo pattuito per la fornitura a fronte di contestazioni solo parziali relative all’adempimento della medesima”. CESSIONE DI PRODOTTI ALCOLICI Il comma 5 del citato art. 5 prevede che per la cessione di prodotti alcolici “è fatto salvo” quanto disposto dall’art. 22, Legge n. 28/99, in base al quale l’acquirente, autorizzato alla rivendita di alcolici, deve effettuare il pagamento della fornitura “entro sessanta giorni dal momento della consegna o ritiro dei beni medesimi”. In caso di ritardato pagamento: “il cessionario, senza bisogno di costituzione in mora, è tenuto al pagamento di interessi corrispondenti al tasso ufficiale di sconto maggiorato di cinque punti percentuali, salva pattuizione tra le parti di interessi moratori in misura superiore e salva la prova del danno ulteriore. In ogni caso la mancata corresponsione del prezzo entro i termini pattuiti costituisce titolo per l’ottenimento di decreto ingiuntivo …”. PRODOTTI AGRICOLI/ALIMENTARI DETERIORABILI Ai sensi del comma 1 dell’art. 62 la disciplina in esame è applicabile alle cessioni di prodotti agricoli e prodotti alimentari che, come già evidenziato, se deteriorabili prevedono quale termine di pagamento 30 giorni decorrenti dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. Al fine dell’applicazione della nuova disciplina risulta, quindi, di particolare interesse individuare cosa si intende per: ⧫ prodotti agricoli; ⧫ prodotti alimentari; ⧫ prodotti agricoli / alimentari deteriorabili. PRODOTTI AGRICOLI Per prodotti agricoli si intendono quelli indicati nell’Allegato I, di cui all’art. 38, comma 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) tra cui:

• Animali vivi • Carni e frattaglie commestibili • Pesci, crostacei e molluschi • Latte e derivati del latte; uova di volatili;miele naturale • Budella, vesciche e stomachi di animali, interi o in pezzi, esclusi quelli di pesci • Prodotti di origine animale, non nominati né compresi altrove; animali morti dei capitoli 1 o 3, non atti all’alimentazione umana • Piante vive e prodotti della floricoltura • Legumi, ortaggi, piante, radici e tuberi, mangerecci • Frutta commestibile; scorze di agrumi e di meloni • Caff è, tè e spezie, escluso il matè (voce n. 0903) • Cereali • Prodotti della macinazione; malto; amidi e fecole; glutine; inulina • Semi e frutti oleosi; semi, sementi e frutti diversi; piante industriali e medicinali; paglie e foraggi • Pectina • Strutto ed altri grassi di maiale pressati o fusi; grasso di volatili pressato o fuso • Margarina, imitazioni dello strutto e altri grassi alimentari preparati

PRODOTTI ALIMENTARI Per prodotto alimentare si intende:“qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani”. PRODOTTI AGRICOLI / ALIMENTARI DETERIORABILI Ai sensi del comma 4 del citato art. 62 sono prodotti deteriorabili quelli che rientrano in una delle seguenti categorie: a) prodotti agricoli, ittici e alimentari preconfezionati che riportano una data di scadenza o un termine minimo di conservazione non superiore a 60 giorni; b) prodotti agricoli, ittici e alimentari sfusi, comprese erbe e piante aromatiche, anche se posti in involucro protettivo o refrigerati, non sottoposti a trattamenti atti a prolungare la durabilità degli stessi per un periodo superiore a 60 giorni; c) prodotti a base di carne che presentano, alternativamente, una delle seguenti caratteristiche fisico – chimiche: ⇛aW superiore a 0,95 e pH superiore a 5,2; ⇛aW superiore a 0,91;

⇛pH uguale o superiore a 4,5; d) tutti i tipi di latte. Da un'interpretazione data dal Ministero delle Politiche Agricole su stampa specializzata, tranne la carne e il latte, sempre considerati deteriorabili, per gli altri prodotti è il produttore che ne decide la deteriorabilità nel momento della cessione.

ENTRATA IN VIGORE Le disposizioni in esame “hanno efficacia decorsi sette mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto”. Considerato che la legge di conversione del Decreto Legge n. 1/2012 è stata pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 18/L alla Gazzetta Uffi ciale 24.3.2012 la disciplina è entrata in vigore dal 24.10.2012. In merito l’art. 8 del Decreto Ministeriale 19.10.2012 prevede che: ⧫ le disposizioni attuative sono applicabili ai contratti stipulati, a decorrere dal 24.10.2012, che hanno ad oggetto la cessione di prodotti agricoli / alimentari; ⧫ entro il 31.12.2012, i contratti in essere al 24.10.2012 vanno adeguati ai nuovi requisiti. Sul punto si ritiene che tale disposizione sia applicabile soltanto ai contratti redatti in forma scritta. Le disposizioni in merito al divieto di “condotte sleali”, ai termini di pagamento e alla decorrenza automatica degli interessi di mora, “si applicano automaticamente a tutti i contratti … anche in assenza di adeguamenti contrattuali alla predetta normativa”; ⧫ entro “la campagna agricola successiva” vanno adeguati i contratti stipulati in presenza di norme comunitarie da cui discendono termini per la stipula dei contratti stessi, precedenti al 24.10.2012. REGIME SANZIONATORIO I commi da 5 a 7 del citato art. 62 prevedono, in particolare, che: ◗ alla violazione dell’obbligo della forma scritta del contratto, o degli altri obblighi di cui al citato comma 1, è applicabile la sanzione da € 516 a € 20.000 determinata facendo riferimento al valore dei beni oggetto di cessione; ◗ in caso di condotta sleale è applicabile la sanzione da € 516 a € 3.000 determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i divieti; ◗ in caso di ritardo del pagamento è applicabile la sanzione da € 500 a € 500.000 determinata in base al fatturato, alla ricorrenza ed alla misura del ritardo. PRINCIPI DI BUONE PRASSI (approvate a livello comunitario in data 29.11.2011) Le parti si impegnano ad agire in conformità con le legislazioni applicabili, tra cui quella sulla concorrenza. Principi generali A. CONSUMATORI: le parti devono sempre tenere in considerazione gli interessi dei consumatori e la sostenibilità generale della filiera alimentare nelle relazioni B2B. Le parti devono assicurare una massima effi cienza e ottimizzazione delle risorse nella distribuzione delle merci lungo la filiera alimentare. B. LIBERTÀ DI CONTRATTO: le parti sono entità economiche indipendenti, che rispettano i diritti degli altri di definire le proprie strategie e politiche di gestione, inclusa la libertà di determinare indipendentemente se impegnarsi o meno in un accordo. C. RAPPORTI EQUI: le parti devono relazionare nei confronti della altre parti in maniera responsabile, in buona fede e con diligenza professionale. Principi specifici 1. ACCORDI SCRITTI: gli accordi devono essere in forma scritta, salvo casi nei quali ciò sia impraticabile o accordo a voce consentito da entrambe le parti, e devono essere chiari e trasparenti e includere il maggior numero possibile di elementi rilevanti e prevedibili, inclusi i diritti e le procedure di fine rapporto. 2. PREVEDIBILITÀ: modifi che unilaterali ai termini contrattuali non devono essere fatte a meno che le circostanze e le condizioni per queste non siano già state stabilite precedentemente. Gli accordi devono delineare il processo attraverso il quale ognuna delle parti possa discutere con l’altra le modifiche necessarie per l’implementazione dell’accordo o per risolvere circostanze imprevedibili, entrambi situazioni che devono essere contemplate nell’accordo stesso. 3. CONFORMITÀ: gli accordi devono essere rispettati. 4. INFORMAZIONE: qualora ci fosse uno scambio di informazioni, questo deve avvenire in conformità con la legislazione sulla concorrenza e le altre legislazioni applicabili, e le parti devono assicurarsi che le informazioni fornite siano corrette e non fuorvianti. 5. CONFIDENZIALITÀ: la confidenzialità delle informazioni deve essere rispettata a meno che le informazioni non siano già pubbliche o indipendentemente e legittimamente note alla parte che riceve l’informazione. Le informazioni devono essere usate dal destinatario solo per scopi legittimi per i quali sono state comunicate. 6. RESPONSABILITÀ SUI RISCHI: tutte le parti nella filiera devono prendersi i propri rischi imprenditoriali. 7. RICHIESTA GIUSTIFICABILE: una parte non può esercitare minacce per ottenere un vantaggio ingiustificato o per trasferire un costo ingiustificato.


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BANDI E SCADENZE

Contratti di filiera e di distretto Aiuti per l’imboschimento Al via gli indennizzi per le dei terreni agricoli aziende suinicole per la domande entro il 1° aprile

Negli ultimi giorni del 2012 il Ministero delle Politiche agricole ha emanato le istruzioni per la presentazione dei contratti di filiera e di distretto, in modo da evitare il disimpegno delle risorse disponibili che ammontano in totale a 140/145 milioni di euro (derivanti per 100 milioni dalla Cassa depositi e prestiti-Cdp più 40/45 milioni dall’Istituto di sviluppo agroalimentare-Isa). Le domande dovranno essere presentate, secondo la modalità “a sportello” a partire dal 1° aprile 2013. Sostanzialmente si prevedono due modalità d’intervento: una per gli investimenti materiali, con il 50% di finanziamento agevolato della Cdp e il restante 50% finanziamento banca ordinaria; una per gli investimenti immateriali, con il finanziamento erogato dall’Isa (90% agevolato e 10% banca ordinaria). Per mantenere un certo equilibrio si prevede che ogni contratto debba avere almeno il 50% di investimenti materiali. L’importo minimo dei contratti è compreso tra 5 e 50 milioni. Nel caso in cui la proposta di contratto sia riferita a più imprese e a più iniziative, l’importo degli investimenti di ogni singolo beneficiario deve essere superiore a 400 mila euro. La durata del finanziamento agevolato va da 6 a 15 anni; il preammortamento massimo è di 4 anni (come la durata investimenti), il tasso è dello 0,50%. Ecco una breve sintesi esplicativa dei due tipi di contratto che possono essere finanziati e delle tipologie di soggetti proponenti. Contratto di filiera: stipulato tra i soggetti della filiera agroalimentare e/o agroenergetica e il Mipaaf, finalizzato alla realizzazione di un programma di investimenti integrato a carattere interprofessionale ed avente rilevanza nazionale che, partendo dalla produzione agricola, si sviluppi nei diversi segmenti della filiera agroalimentare e agroenergetica in un ambito territoriale multiregionale Contratto di distretto: contratto promosso dal Mipaaf con i soggetti che, in base alla normativa regionale, rappresentano i distretti di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, finalizzato a rafforzare lo sviluppo economico e sociale dei distretti stessi. I soggetti proponenti possono essere: cooperative agricole a mutualità prevalente e loro consorzi, consorzi di piccole e medie imprese, che operano nel settore agricolo, agroalimentare e agroenergetico; società costituite tra soggetti che esercitano l'attività agricola e le imprese commerciali e/o industriali e/o addette alla distribuzione, purché almeno il 51% del capitale sociale sia posseduto da imprenditori agricoli, cooperative agricole a mutualità prevalente e loro consorzi o da organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi della normativa vigente; associazioni temporanee di impresa tra i soggetti beneficiari, già costituite all’atto della presentazione della domanda di accesso; rappresentanze di distretti rurali e agro-alimentari di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, individuati dalle regioni.

Anche per le imprese agricole dal 30 giugno la PEC è obbligatoria Nell’intento di attuare la riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese, il decreto 185/2008 ha introdotto l’obbligo per le società iscritte al Registro della Camera di Commercio di dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) ovvero di un indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e dell’integrità del contenuto delle stesse. Con decreto n. 170 del 18 ottobre 2012 tale adempimento è stato esteso a tutte le aziende individuali iscritte al Registro della CCIAA. Una volta attribuita la PEC questa andrà comunicata come completamento dell’indirizzo della sede entro il 30 giugno 2013 per le aziende già iscritte o al momento dell’iscrizione, per le nuove aziende agricole. La mancata comunicazione della PEC comporta la sospensione del procedimento di iscrizione al registro imprese per 45 giorni. Decorso tale termine senza che la ditta abbia comunicato il predetto indirizzo, l’iscrizione sarà rifiutata. Per ulteriori informazioni nonchè per assistenza nell’apertura di un indirizzo PEC è sufficiente contattare gli uffici della Coldiretti Nuoro Ogliastra.

Bando INAIL

Finanziamenti per le imprese L’INAIL ha pubblicato il nuovo bando diretto al finanziamento di progetti di investimento e modelli organizzativi di responsabilità sociale presentati da imprese anche individuali ubicate in ciascun territorio regionale ed iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura. I seguenti progetti risultano privilegiati: • progetti presentati da micro, piccole e medie imprese, nella nota accezione fissata dalle direttive europee; • progetti presentati da imprese agricole; • progetto riguardanti i settori produttivi a rischio più elevato (verosimilmente secondo le tabelle ATECO 2007 che classificano l’agricoltura quale settore a rischio medio); • progetti condivisi dalle parti sociali; • progetti destinati alla riduzione del rischio di esposizione all’amianto; • progetti nei quali è prevista l’adozione di buone prassi. Il contributo massimo è pari a 100.000 euro, il contributo minimo erogabile è pari a 5000 euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale non è fissato il limite minimo di spesa. Per i progetti che comportano contributi pari o superiori a € 30.000 è possibile richiedere un’anticipazione del 50% del finanziamento. DESTINATARI Destinatari sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura. RISORSE Per l'anno 2012 l'INAIL sono 155,352 milioni di euro ripartiti in budget regionali ( per la Sardegna sono previsti 4.574.408 €) di cui: 9,102 milioni di € per i finanziamenti di cui all’art. 11, comma 1 lett.a) D. Lgs. 81/2008 (le risorse trasferite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) destinati ai progetti relativi all’adozione di modelli or-

ganizzativi per la gestione della sicurezza, 146,250 milioni di euro per i finanziamenti INAIL di cui all’art.11 comma 5 D. Lgs. 81/2008 (le risorse INAIL) destinati: ai progetti di investimento (strutturali e macchine), ai progetti relativi a Adozione di un sistema di responsabilità sociale certificato SA 8000 o Modalità di rendicontazione sociale asseverata da parte terza indipendente MODALITA' E TEMPI Compilazione e salvataggio online della domanda - 15 gennaio - 14 marzo 2013 Nel periodo dal 15 gennaio al 14 marzo 2013 sul sito www.inail.it - Punto Cliente, le imprese, previa registrazione, avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà l’inserimento della domanda, con la possibilità di effettuare tutte le simulazioni e modifiche necessarie fino alle ore 18.00 del 14 marzo, allo scopo di verificare che i parametri associati alle caratteristiche dell’impresa e del progetto siano tali da determinare il raggiungimento del punteggio minimo di ammissibilità, pari a 120 (punteggio soglia). E' possibile, pertanto, effettuare modifiche della domanda precedentemente salvata e procedere a nuovo salvataggio fino alle ore 18.00 del 14 marzo 2013.

Download del codice identificativo - 18 marzo 2013 A partire dal 18 marzo 2013 le imprese la cui domanda salvata in precedenza abbia raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista, potranno accedere all’interno della procedura informatica per il download del proprio codice identificativo che le identificherà in maniera univoca.

Pubblicazione della data di invio della domanda online - 8 aprile 2013 Le domande inserite, alle quali è stato attribuito il codice identificativo, ormai salvate e non più modificabili, potranno essere inoltrate online; la data e l’ora di apertura e di chiusura dello sportello informatico per l’inoltro on-line delle domande saranno pubblicate sul sito www.inail.it a partire dall’8 aprile 2013.

Gli elenchi in ordine cronologico di tutte le domande inoltrate saranno pubblicati sul sito INAIL entro 7 giorni dalla chiusura dell'ultima sessione di invio online, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissibilità del contributo, ovvero fino alla capienza della dotazione finanziaria complessiva. Maggiori informazioni sul sito www.INAL.it

Il CAA Coldiretti informa che Argea dal 21 gennaio e fino al 10 giugno 2013 ha aperto i termini per la compilazione ed il rilascio, da parte dei Centri di assistenza agricola autorizzati, attraverso il portale Sian, delle domande di conferma impegno, per l’annualità 2013, degli aderenti alla misura 221 "Imboschimento dei terreni agricoli", comprendente Reg. CEE 2080/92, Reg. CEE 1609/89, Psr Sardegna 2000/2006 misura H. Il 1 luglio 2013, la scadenza per la presentazione della copia cartacea delle seguenti domande: - di conferma impegni relativi al Regolamento Cee 2080/92 e Misura H del PSR 2000/2006. La domanda dovrà essere presentata al Servizio territoriale Argea Sardegna competente per territorio. - di conferma impegni relativi al Regolamento Cee 1609/89. Maggiori informazioni presso gli uffici del CAA Coldiretti.

Aperti i termini per la presentazione delle domande delle misure 211 - 212 Il CAA Coldiretti informa che sono aperti i termini per presentare le domande di aiuto/pagamento per l'annualità 2013 relative alle misure 211 ("Indennità compensative degli svantaggi naturali a favore degli agricoltori delle zone montane") e 212 ("Indennità a favore degli agricoltori delle zone caratterizzate da svantaggi naturali diverse dalle zone montane") del Programma di sviluppo rurale 2007/2013. L'indennità compensativa è un premio annuale concesso per ettaro di superficie agricola utilizzata ammissibile al contributo, finalizzato a: - compensare, almeno in parte, i minori redditi ricavabili dall'esercizio dell'attività agricola; - assicurare l'uso continuativo delle superfici agricole, promuovendo pratiche e sistemi produttivi agricoli sostenibili. Possono beneficiare dell'indennità compensativa gli imprenditori agricoli, singoli e associati, in possesso dei seguenti requisiti: - avere meno di 65 anni; - non essere titolari di pensione di vecchiaia o di anzianità; - essere iscritti alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nel registro delle imprese agricole; - esercitare l'attività agricola in aziende localizzate, anche in parte, nelle zone ammissibili al sostegno. Gli interessati dovranno compilare e presentare le domande in via telematica sul portale Sian, tramite il CAA Coldiretti, entro il 15 maggio 2013. La copia cartacea della domanda e i relativi allegati dovranno essere presentati al competente Servizio territoriale di Argea Sardegna entro il 1 luglio 2013.

Iscrizioni all'elenco regionale dei fornitori delle aziende agrituristiche

L'agenzia Laore ha riaperto i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse finalizzate alla costituzione dell'elenco regionale dei fornitori delle aziende agrituristiche. Possono iscriversi all'elenco: 1. le imprese agricole singole o associate (cooperative, consorzi di cooperative, società agricole); 2. le imprese artigianali del settore agroalimentare, singole o associate; 3. le imprese industriali di trasformazione, singole o associate, di prodotti agroalimentari e di vini con certificazione d'origine, limitatamente alle produzioni DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG. Tutte e tre le tipologie di impresa devono avere sede operativa nel territorio della regione Sardegna. Le domande dovranno pervenire presso presso l'Agenzia Laore Sardegna entro le ore 12 del 22 febbraio 2013, secondo le modalità indicate su www.sardegnagricoltura.it. Informazioni e chiarimenti potranno essere richiesti presso gli Sportelli unici territoriali, presso l'Ufficio relazioni con il pubblico al numero di telefono 070 6026 2370 e via e-mail al Servizio per la multifunzionalità dell'impresa agricola e la salvaguardia della biodiversità, all'indirizzo elenco_fornitori_agriturismi@agenzialaore.it. Le richieste di chiarimenti dovranno riportare i recapiti di telefono, fax, e–mail e il nominativo del referente cui l'Agenzia invierà la risposta.

peste suina africana

Entro le ore 12 del 21 febbraio 2013 le domande di aiuto per compensare i maggiori oneri di alimentazione sostenuti e/o la riduzione del reddito aziendale conseguente al deprezzamento e/o alla variazione della categoria merceologica degli animali. Argea Sardegna informa che sono aperti i termini per richiedere gli indennizzi finalizzati a sostenere il reddito delle aziende suinicole presenti nelle zone di protezione e di sorveglianza istituite intorno ai focolai di peste suina africana. Le risorse disponibili per l'intervento ammontano a un milione e mezzo di euro, da destinare, in particolare, a tre forme di compensazione, eventualmente cumulabili: - per i maggiori oneri di alimentazione sostenuti dall'allevatore a causa dell'accresciuto numero di capi presenti in allevamento per effetto delle misure sanitarie imposte, in particolare il divieto di spostamento; - per la riduzione del reddito aziendale conseguente al deprezzamento degli animali al momento della vendita; - per la riduzione del reddito aziendale conseguente alla variazione della categoria merceologica degli animali presenti in allevamento. Possono beneficiare dell'aiuto gli imprenditori che: - siano iscritti nel registro delle imprese agricole della Camera di commercio e nell’anagrafe regionale delle imprese agricole; - abbiano dovuto sopportare i maggiori oneri o le riduzioni di reddito sopra citati. La domanda di indennizzo, che dovrà avere un importo pari ad almeno 500 euro, potrà essere presentata dagli allevatori ai quali è intestato il registro di stalla o dai detentori dell’allevamento che siano stati a ciò autorizzati per iscritto dal titolare del registro di stalla. La documentazione dovrà essere inoltrata, entro le ore 12 del 21 febbraio 2013, al seguente indirizzo: Area di coordinamento istruttorie e attività ispettive di Argea Sardegna, viale Adua n. 1 -07100 Sassari.

Agricoltura biologica

Per la Notifica c’è tempo fino al 31 marzo E’ stata posticipata al 31 marzo 2013 la scadenza, inizialmente fissata al 31 dicembre 2012, per informatizzare le notifiche degli operatori biologici che hanno già presentato la notifica alle Amministrazioni competenti e sono iscritti nei relativi elenchi regionali e nazionali. La disposizione è contenuta nel Decreto n. 6561 del 27 dicembre 2012. Nel 2012 è stato istituito il Sistema Informativo Biologico (Sib) per la gestione informatizzata dei procedimenti amministrativi relativi alla notifica di attività con metodo biologico, definendone le modalità applicative e integrando i sistemi informativi regionali ad oggi esistenti. Per poter rilasciare la notifica on-line sarà necessario costituire il Fascicolo Aziendale. Considerando che il Sib utilizza l’infrastruttura del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian), integrandone le funzionalità ed utilizzando le banche dati attualmente utilizzate, tutte le informazioni già contenute nel Fascicolo aziendale del Sian non dovranno più essere trascritte ed inviate alle diverse Amministrazioni e agli Enti competenti, ma saranno tutte contenute nella nuova "notifica on line" che le renderà automaticamente disponibili a tutti gli utenti del sistema.

Domanda Unica 2013

Aperti i termini per la presentazione Il CAA Coldiretti informa che sono aperti i termini per la presentazione della Domanda Unica di Pagamento 2013 e che le stesse dovranno essere presentate tramite il portale SIAN entro e non oltre il prossimo 15 maggio 2013. Gli interessati dovranno presentare adeguata documentazione necessaria all’aggiornamento del Fascicolo aziendale quali titoli di possesso delle superfici che si intendono dichiarare in domanda nonchè copia del documento di identità, IBAN e, in caso di richiesta di premi zootecnici copia del registro di stalla e del censimento. Ricordiamo che possono essere presentate oltre alla domanda unica 2013 anche le domande per il trasferimento dei titoli nonchè per l’accesso alla Riserva nazionale. Per qualunque chiarimento invitiamo a voler contattare l’ufficio CAA Coldiretti di riferimento. Le domande presentate dopo la scadenza del 15 maggio subiranno una penalità. Le domande devono essere sottoscritte dal beneficiario della domanda unica.


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Percorsi Rurali

COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Riforma della PAC rinviata di un anno

continua da pag. 1 L’altro grande nodo da sciogliere è quello dello sviluppo rurale. Se la Pac slitta, la stessa sorte tocca ovviamente ai Psr, con il rischio di una paralisi degli investimenti. Su questo fronte la Commissione Ue è al lavoro per trovare una soluzione capace di assicurare comunque la possibilità di presentare le domande, ideando una sorta di “ponte” verso la prossima programmazione i prossimi Piani di sviluppo, in attesa di definire poi il quadro finanziario. Ma occorrerà lavorare anche per “salvare” i programmi annuali (es. gestione del rischio, assicurazioni, ecc.). Nell’appuntamento del 23 e 24 gennaio 2013, la commissione agricoltura del Parlamento europeo ha votato gli emendamenti di compromesso alle relazioni relative

alle proposte legislative sulla Pac. Per l’approvazione finale si dovrà però attendere comunque la definizione del Quadro finanziario. Tra l’11 ed il 14 marzo 2013 è prevista l’adozione delle relative risoluzioni legislative, da parte dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo. Inizierà allora il vero negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione sulle proposte legislative sulla riforma della Politica agricola, allo scopo di raggiungere un accordo entro la fine del primo semestre 2013. Successivamente i servizi della Direzione Generale dell’ Agricoldtura inizieranno a predisporre i regolamenti di applicazione, sulla base dei quali gli organismi pagatori dovranno formare il proprio personale, per la messa in opera delle decisioni dal 2015.

Riforma Pac, il voto in Parlamento non valorizza l'agricoltura “Non valorizza chi vive e lavora in agricoltura e favorisce il permanere delle rendite fondiarie in contrasto al documento firmato da tutte le organizzazioni agricole, cooperative e sindacati del lavoro italiani il 17 novembre 2011 per una riforma della Politica Agricola che chiedeva di indirizzare i benefici della Pac prioritariamente verso le imprese agricole che sono orientate al mercato e operano sul territorio, anche attraverso forme di aggregazione e di integrazione, che in modo professionale creano reddito e producono alimenti ed effetti positivi per la società”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare gli emendamenti approvati dalla Commissione Agricoltura del

Parlamento Europeo sulla proposta della Commissione Europea in materia di riforma della Politica Agricola Comune. Nel documento di tutte le organizzazioni agricole cooperative e sindacati del lavoro si legge

che “Tenuto conto della riduzione delle risorse della Pac destinate al regime di pagamenti unico, riteniamo che i beneficiari del pagamento unico debbano essere, prioritariamente, sebbene non esclusivamente gli agricoltori attivi.

Alla luce della forte differenziazione delle normative in Europa, è necessario che la definizione di “agricoltore attivo” sia demandata allo Stato membro e che per quello che riguarda in nostro Paese è l’ imprenditore agricolo professionale”. La Commssione Agricoltura del Parlamento Europeo nega invece - denuncia la Coldiretti - la possibilità agli Stati membri di stabilire i criteri affinchè non siano concessi pagamenti diretti ad una persona fisica o giuridica le cui attività agricole non rappresentano una parte predominante dell’insieme delle sue attività economiche. Gli unici segnali positivi - conclude la Coldiretti – vengono dagli emendamenti che apportano taluni miglioramenti per i giovani, il greening, il sostegno alla filiera corta, ma anche il tetto per gli aiuti.

Indennità compensativa

A rischio i pagamenti 2014 L’Unione Europea prepara le nuove regole per la transizione verso il prossimo Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 e, all’orizzonte, sembrano esserci novità poco piacevoli per l’agricoltura isolana. In un documento di indirizzo infatti, la Commissione Europea vorrebbe bloccare l’importante misura comunitaria dell’Indennità Compensativa per tutto il 2014, in attesa dell’approvazione delle nuove regole.

quali leggiamo con preoccupazione l’inserimento dell’Indennità Compensativa tra le misure non finanziabili in questo periodo di transizione L’Indennità Compensativa L’indennità compensativa è un pilastro fondamentale dell’economia agricola Sarda, poiché sostiene gli imprenditori agricoli che operano in territori che l’Unione Europea stessa ha classificato come svantaggiati e, quindi, a rischio d’abbandono. Oggi a beneficiare dell’aiuto sono circa 12.000 aziende – evidenzia Cualbu - che con dedizione continuano a coltivare, presidiandole, aree che altrimenti sarebbero lasciate a loro stesse, con le prevedibili conseguenze sotto il profilo del governo del territorio. Pensare alla possibilità che le nostre aziende debbano farne a meno nel 2014 è decisamente preoccupante. La misura infatti – chiarisce Manunta - ha un significato più ampio: i bilanci delle nostre aziende sono sempre più in rosso, e la mancanza dell’aiuto comunitario rischia di decretare l’estinzione di numerose realtà

Il problema Siamo in una fase di transizione – spiega Simone Cualbu, Presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra – in cui si studiano le regole per il passaggio dal corrente periodo di programmazione delle risorse comunitarie, in esaurimento nel 2013, al prossimo, in partenza nel 2014. Queste regole troveranno attuazione in un provvedimento comunitario ad hoc, che disciplinerà la spendita dei fondi residui dell’attuale PSR. La Commissione Europea – prosegue Aldo Manunta, Direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra – sta formalizzando le sue proposte, nelle

imprenditoriali. Senza tempestivi interventi correttivi gli scenari futuri sono facilmente intuibili: in una congiuntura cosi critica, l’assenza del premio comunitario darà il via all’inesorabile desertificazione produttiva di vaste aree rurali, con conseguenze disastrose sul fragile equilibrio su cui si fonda l’economia di molti territori della nostra Isola. Le richieste Non è possibile – concludono Cualbu e Manunta - che la nostra Isola subisca passivamente decisioni che possono compromettere in maniera irreversibile i gangli vitali della propria economia. Per questo motivo chiediamo al Presidente Cappellacci ed all’Assessore Cherchi di avviare tutte le iniziative necessarie affinchè sia possibile attivare la misura per il 2014. Riteniamo inoltre che sia giunto il momento di aprire un tavolo di confronto sulla futura PAC: la Sardegna deve giocare da protagonista una delle opportunità nodali per la propria rinascita.

I NUMERI DELLA INDENNITA’ COMPENSATIVA AzIENDE INTERESSATE: OLTRE 12.000 SUPERFICIE

(OLTRE 34%

AGRICOLA FINANzIATA:

523.000

ETTARI

SUPERFICIE AGRICOLA UTILE DELLA SARDEGNA ) COMUNI ELEGIBILI: 333 (88% DEI COMUNI SARDI) DOTAzIONE FINANzIARIA DELLA MISURA (PERIODO 2007 – 2013):

D OTAzIONE

DELLA

OLTRE

270

MILIONI EURO

FINANzIARIA ANNUA DELLA MISURA: OLTRE

38

MILIONI EURO

Riforma della PAC

La Sardegna elabori una propria proposta Manca ancora l’ufficialità, ma sul fatto che la nuova Pac slitterà di almeno un anno ci sono ormai pochi dubbi. Le difficoltà a raggiungere un accordo sul quadro finanziario e altri intoppi hanno di fatto reso impossibile una partenza nel 2014 del periodo di programmazione. Uno slittamento che sarà comunque scandito da una intensa “road map”: i primi giorni di febbraio dovrebbero portare all’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale, mentre le trattative in essere dovrebbero concretizzarsi entro il primo semestre del 2013 con un accordo sulle proposte legislative propedeutico alla stesura dei regolamenti di attuazione. La Posizione della Sardegna La partita della PAC per la Sardegna si giocherà tutta in Conferenza Stato Regioni. Sarà in quella sede che si deciderà la ripartizione dei fondi tra le regioni italiane, e la Sardegna, sulla scia del buon risultato in termini di performance di spesa degli ultimi due mesi sul PSR, dovrà presentare una proposta forte, che tuteli e difenda le prerogative di un’agricoltura che deve essere sempre più centrale nella strategia di rilancio dell’economia isolana. Siamo in forte ritardo sull’elaborazione di proposte per il nuovo periodo di programmazione – sostiene Battista Cualbu, Presidente di Coldiretti Sardegna – e lo slittamento dell’avvio dei programmi gioca a nostro favore. Tuttavia è indispensabile non perdere altro tempo. Le proposte La nuova PAC è una delle chiavi di volta per il rilancio dell’economia Sarda - spiega Cualbu – specie in un momento in cui una crisi senza precedenti sta mettendo in ginocchio l’intero sistema produttivo isolano. Occorre in tal senso progettare un vero e proprio “Piano di Rinascita”, che metta le basi per costruire quello che sarà il volto sociale ed economico della nostra Isola nei prossimi 50 anni. Tale piano – prosegue Cualbu – non può che

avere come elemento centrale l’agricoltura. Appare allora evidente come una PAC a misura di Sardegna diventi uno strumento indispensabile per il rilancio del settore agricolo, in un’ottica di interconnessione con turismo ed artigianato. Con un preciso obiettivo: arrivare ad una “new economy” incentrata sull’enorme ricchezza paesaggistica del territorio Sardo, e sulle sue peculiarità in termini di produzioni agricole, agroalimentari ed artigianali. Le richieste La possibilità di avere una PAC a misura di Sardegna - spiega Cualbu - avrà come momento fondante, successivamente alla definizione dei regolamenti, il contributo e l’apporto di idee che le diverse Regioni Italiane proporranno in sede di Conferenza Stato-Regioni. Questo momento rende indispensabile l’immediato avvio di un confronto che veda Regione Sardegna e Organizzazioni Professionali Agricole impegnate all’unisono nell’analisi delle criticità e nella definizione delle proposte da portare al tavolo con le altre Regioni. Il tutto come punto di partenza per definire un percorso di programmazione in cui i diversi fondi comunitari diventino i tasselli di un mosaico più ampio: la nostra isola in una prospettiva di lungo periodo. Per tali motivi – conclude Cualbu - chiediamo all’Assessore Cherchi di attivare in tempi stretti un tavolo di confronto sulle tematiche della prossima Politica Agricola Comune, con l’obiettivo di definire una proposta su un tema che rappresenterà sicuramente una delle chiavi per costruire il futuro della nostra isola. Una proposta da difendere ad ogni costo al tavolo con le altre Regioni.

Saldo DUP 2012

In arrivo il saldo per 725.000 aziende

L’AGEA ha avviato oggi i pagamenti per il saldo della domanda unica 2012, per un importo di circa 771 milioni di euro, a favore di circa 725.000 beneficiari, che troveranno i pagamenti spettanti sui propri conti correnti entro la fine della prossima settimana. Il pagamento del saldo verrà ulteriormente incrementato nelle prossime settimane con un esborso di circa 100 milioni di euro, a seguito del completamento delle istruttorie, per concludersi entro il 30 giugno 2013 con gli importi residui per un ammontare complessivo di altri 90 milioni di euro. Il pagamento del saldo della domanda unica avrebbe potuto aver corso già a partire dal 1° dicembre 2012 se l’AGEA avesse avuto la disponibilità finanziaria messa a disposizione dal Ministero dell’Economia e Finanze con anticipazione di Tesoreria. L’AGEA ha dovuto destinare gli importi disponibili, a dicembre 2012, sui propri conti al pagamento delle misure dello sviluppo rurale per garantire il raggiungimento dell’obiettivo di spesa N + 2 ed, in più di un caso, superarlo. Evidenziamo la preoccupazione che qualora nel prosieguo non sia assicurato all’AGEA un flusso di cassa continuo e coerente con le istruttorie definite degli aiuti, si possano determinare interruzioni nell’erogazione dei pagamenti con gravi danni nei confronti degli agricoltori, peraltro, in un momento economico particolarmente difficile.

Pensioni

Così aumenta da gennaio l’integrazione al trattamento minimo

L’integrazione al trattamento minimo è l’aiuto che viene concesso dallo Stato ai pensionati, compresi i coltivatori diretti, che hanno redditi bassi, quando l’importo della pensione risultante dal calcolo dei contributi versati o accreditati, è al di sotto di quello che viene considerato il “minimo vitale”. In questi casi, la pensione viene aumentata fino a raggiungere l’importo minimo fissato annualmente dalla Legge. Per il 2013, l’importo del trattamento minimo è pari a euro 495,43 mensili.Il diritto a tale beneficio dipende non solo dal reddito personale ma anche, in caso di pensionati coniugati e non legalmente ed effettivamente separati, dal reddito cumulato con quello del coniuge. Tale beneficio non si applica alle pensioni contributive (ad eccezione di quelle liquidate a seguito dell’applicazione della cosiddetta “opzione donna”) e alle pensioni supplementari: in tali casi infatti la pensione è rapportata ai soli contributi versati, senza diritto ad alcuna integrazione. L’integrazione al minimo delle pensioni può essere attribuita in misura intera o ridotta. Per il 2013, i limiti di reddito che consentono l’integrazione totale sono: € 6.440,59 personali, € 19.321,77 cumulati. Non spetta alcuna integrazione se si supera il limite di € 12.881,18, con redditi propri, e il limite di € 25.762,36 con redditi cumulati. L’integrazione spetta in misura ridotta e proporzionale (parziale integrazione) se il pensionato possiede redditi, personali o cumulati con il coniuge, compresi tra il limite minimo (totale integrazione) e il limite massimo (oltre il quale l’integrazione è esclusa).I limiti di reddito, personale e coniugale, devono essere entrambi rispettati. Il superamento di almeno un limite è sufficiente ad escludere il pensionato dall'integrazione. Limiti diversi sono previsti per pensioni con decorrenza compresa nel 1994. Non concorrono alla determinazione del reddito quelli derivanti dalla casa di abitazione, la pensione da integrare al minimo e i redditi soggetti a tassazione separata. Questi ultimi devono essere dichiarati solo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1° febbraio 1994. Se il pensionato è titolare di due o più pensioni, esistono dei criteri per stabilire su quale pensione spetta l’integrazione.Per info rivolgersi al Patronato Epaca


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Percorsi Rurali

COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Sicurezza sul Lavoro

Datori di Lavoro: Nuovi obblighi formativi

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 gennaio 2012 sono stati pubblicati gli Accordi Stato-Regioni che modificano la normativa in materia di formazione obbligatoria, ai sensi del D.Lgs. 81/08, per i datori di lavoro e per i lavoratori oltre al D.M. relativo alla formazione per gli stagionali. Di seguito si intende sintetizzare le novità della nuova disciplina. DATORI DI LAVORO Per i datori di lavoro che intendono svolgere direttamente il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ai sensi dell’articolo 34 TU Sicurezza (facoltà ammessa per le aziende agricole fino a 30 ULA), viene superata la formazione sinora svolta di 16 ore prevedendo un obbligo formativo diverso a seconda del settore di appartenenza (“agricoltura” è considerato a rischio medio). Per il settore agricolo viene previsto: • percorso formativo di 32 ore suddiviso in moduli (normativo- giuridico; gestione ed organizzazione della sicurezza; individuazione e valutazione dei rischi, formazione e consultazione dei lavoratori) • aggiornamento quinquennale di 10 ore L’attestato viene rilasciato previa frequenza di almeno il 90% delle ore previste e il superamento di una verifica di apprendimento. La formazione può essere svolta dalle Associazioni di categoria, anche per il tramite di strutture di loro diretta emanazione e i docenti devono possedere una esperienza almeno triennale di docenza o insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Relativamente all’aggiornamento, visto il termine quinquennale dalla data di pubblicazione dell’Accordo, entro 10 gennaio 2017 va svolta l’aggiornamento per tutti coloro che hanno frequentato il corso entro il 10 gennaio 2012; l’aggiornamento va fatto entro il 10 gennaio 2014 per quelli che erano esonerati dall’obbligo formativo ai sensi del

D. Lgs. 626/94. Addetto prevenzione incendi Relativamente agli obblighi formativi dei datori di lavoro, occorre evidenziare che a seguito dell’entrata in vigore del DPR 151/2011 in materia di prevenzione incendi (che classifica il settore agricolo a “rischio medio”), l’obbligo formativo per la prevenzione incendi non sarà più di 4 ore (inglobate nel corso RSPP) ma di 8 ore (comprensive di prova pratica, gestite in modo autonomo dal corso RSPP). Si rende altresì necessario l’integrazione con la prova pratica per tutti coloro che hanno frequentato il corso “prevenzione incendi” di 4 ore. Si evidenzia che per la prevenzione incendi non è previsto l’aggiornamento. LAVORATORI L’articolo 37 del TU Sicurezza stabilisce che “Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento a: a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza; b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda”. La durata della formazione è suddivisa in parte generale e in parte specifica la cui durata dipende dal settore di appartenenza e deve essere aggiornata ogni cinque anni. Per il settore agricolo, l’obbligo formativo è previsto nella seguente misura: • formazione generale (concetti generali in materia di sicurezza sul lavoro) – almeno 4

ore – costituisce credito formativo permanente (per cui va solo aggiornato ogni cinque anni) • formazione specifica (in funzione dei rischi specifici) almeno 8 ore; va svolta in caso di nuova assunzione, cambio mansioni o modifiche strutturali dell’ambiente di lavoro; qualora il lavoratore vada a costituire un nuovo rapporto di lavoro con un’azienda di un altro settore produttivo (es. da “agricoltura” a “costruzioni”) è necessario somministrare la formazione specifica. La formazione deve avvenire prima dell’instaurazione del rapporto e se non possibile entro 60 giorni. Viene rilasciato un attestato al lavoratore che abbia frequentato almeno il 90% del ore previste e superato una prova di verifica. La formazione deve essere svolta in collaborazione con gli enti bilaterali od organismi paritetici e deve essere svolta da docenti, interni o esterni all’azienda che possono dimostrare di possedere esperienza almeno triennale di insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro (anche come RSPP). L’aggiornamento dei lavoratori è quinquennale di durata di almeno 6 ore. “La formazione per i lavoratori può essere svolta anche in modalità ‘e-learning’, cioè telematica; LAVORATORI STAGIONALI (FINO A 50 GIORNATE LAVORATIVE) In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un apposito Decreto ministeriale, sono previste modalità semplificate di formazione per i lavoratori stagionali che svolgono presso la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell’anno limitatamente a lavorazioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali per cui la formazione può essere svolta con la consegna di appositi documenti (in lingua conosciuta dal lavoratore).

RSPP

Aggiornamento 10 ore ogni 5 anni

Note Per gli RSPP abilitati prima del 2012 aggiornamento entro il 2017salvo i DL abilitati in attività prima del 1996 che devono fare il primo aggiornamento entro il 2014

Integrazione con prova pratica (4 ore) per coloro già in 8 ore Non previsto possesso di attestato basso rischio 12 ore 4 ore ogni 3 anni LAVORATORI (Agricoltura classificata a rischio medio) Formazione base 4 ore aula/e-learning Aggiornamento di almeno 6 ore ogni 5 anni Formazione specifica per lavoratori agricoli 8 ore in aula Per lavoratori fino a 50 gg lavorative annue presso lo stesso datore Formazione semplificata opuscolo info Formazione specifica con lavoratori con funzione di preposti 8 ore aggiuntive alla formazione base ed alla formazione specifica Dirigenti 16 ore sostitutive della formazione base e specifica

Prevenzione incendi Pronto soccorso

Prevenzione incendi

Proroga al 7 ottobre 2013 per la SCIA

Sono arrivate importanti novità per le aziende agricole in materia di prevenzione incendi, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151. La normativa in oggetto trova giustificazione nell’esigenza di bilanciamento degli interessi fondamentali di tutela della sicurezza delle persone e dell’integrità dei beni, con le esigenze di semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri a carico delle imprese e dei cittadini, mediante la salvaguardia della specificità dei procedimenti di prevenzione incendi rispetto all’integrale applicazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). Il Regolamento trova applicazione nei confronti di tutte le attività in cui sussistano le fattispecie “rischiose” individuate dal medesimo Decreto. Pertanto, esso trova applicazione non solo nei confronti dei datori di lavoro ma anche delle imprese individuali o familiari. Il Regolamento prevede che per tutte le attività “rischiose” sia necessaria la predisposizione di una SCIA, in cui la ricevuta della segnalazione costituisce titolo au-

torizzatorio. Il Regolamento distingue le attività “rischiose” in tre categorie (A, B, C), in relazione alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, ecc. Ma quali sono le situazioni previste dal nuovo Regolamento che possono interessare le aziende agricole? Possiamo evidenziarne due: • Impianti fissi di distribuzione carburanti per l’autotrazione, la nautica e l’aeronautica; contenitori – distributori rimovibili di carburanti liquidi (quindi qualunque cisterna di gasolio); dal punto di vita pratico, significa che tutte le aziende agricole, essendo normalmente munite di serbatoi di gasolio (nel limite dei 9000 litri di capienza), hanno l’obbligo di SCIA e sono assoggettate alla disciplina del Regolamento n. 151/2011. • Depositi di legnami da costruzione e da lavorazione, di legna da ardere, di paglia, di fieno, di canne, di fascine, di carbone vegetale e minerale, di carbonella, di sughero e di altri prodotti affini con quantitativi in massa supe-

riori a 50.000 kg con esclusione dei depositi all’aperto con distanze di sicurezza esterne superiori a 100 m. L’articolo 11 comma 4 DPR 151/2011 stabilisce che i titolari delle nuove attività a rischio (cioè non soggette alla previgente normativa antincendio, tra cui le cisterne di gasolio) hanno un anno di tempo (cioè entro il 7 ottobre 2012) per provvedere alla SCIA. Tale termineè stato prorogato di un anno dalla legge di conversione del Decreto Sviluppo. Il Regolamento prevede la richiesta di rinnovo periodico di conformità antincendio, ogni cinque anni, mediante l’invio da parte del titolare dell’attività di una dichiarazione attestante l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio. Da evidenziare che la proroga al 7 ottobre 2013 riguarda il termine per richiedere la SCIA, dovendosi invece ritenere in vigore la normativa recante i requisiti di sicurezza delle cisterne di gasolio. Per maggiori informazioni, le aziende interessate possono rivolgersi agli Uffici di zona Coldiretti.

Verifiche periodiche attrezzature da lavoro

È entrato in vigore il D. M. 20 gennaio 2011 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio) che prevede l’obbligo di sottoporre a verifica periodica le attrezzature a pressione. Il Decreto prevede che la prima verifica (quella di messa in servizio) debba essere svolta dall’INAIL, mentre le verifiche periodiche devono essere svolte dall’ASL. In entrambi i casi, gli enti preposti possono svolgere direttamente la verifica oppure avvalersi di soggetti abilitati iscritti in apposito Elenco tenuto presso il Ministero del Lavoro. La normativa trova applicazione sia ai datori di lavoro che alle aziende familiari. Si ricorda che la normativa trova applicazione alle attrezzature munite di impianti a pres-

sione che devono essere sottoposti a verifiche periodiche (annuali/biennali/triennali); a titolo esemplificativo, trova applicazione alle seguenti attrezzature: • ponti mobili sviluppabili su carro ad azionamento motomotorizzato; • carrelli semoventi a braccio telescopico (tipo “Merlo” e “Manitou”); • generatori di calore alimentati da combustibile solido, liquido o gassoso per impianti centrali di riscaldamento utilizzanti acqua calda sotto pressione con temperatura dell’acqua non superiore alla temperatura di ebollizione alla pressione atmosferica, aventi potenzialità globale dei focolai superiore a 116 Kw (tipo grandi generatori per serre, ecc.).

Obbligatorio il patentino

Lo scorso 22 febbraio 2012, è stato approvato in via definitiva l’accordo Stato Regione recante la formazione obbligatoria per i lavoratori addetti all’uso di attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, ai sensi dell’articolo 73, comma 5 TU Sicurezza. Innanzitutto, va evidenziato che gli obblighi formativi che si vanno ad illustrare riguardano sia i lavoratori dipendenti che i componenti dell’impresa familiare che utilizzano tali attrezzature. In secondo luogo, il corso è finalizzato all’abilitazione (“patentino”) dell’operatore per l’uso di tali attrezzature.

ATTREZZATURE DI LAVORO

Le attrezzature di lavoro per le quali viene richiesta la specifica abilitazione sono: • Piattaforme di lavoro mobili (macchina mobile destinata a spostare persone alle posizioni di lavoro, poste ad altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile, nelle quali svolgono mansioni dalla piattaforma di lavoro, con l’intendimento che le persone accedano ed escano dalla piattaforma di lavoro attraverso una posizione di accesso definita e che sia costituita almeno da una piattaforma di lavoro con comandi, da una struttura estensibile e da un telaio • Gru a torre, gru mobile, gru per autocarro • Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo: carrelli semoventi a braccio telescopico; carrelli industriali semoventi; carrelli, sollevatori,elevatori semoventi telescopici rotativi • Trattori agricoli o forestali: a ruote o a cingoli • Macchine movimento terra: scavatori idraulici; escavatori a fune; pale caricatrici frontali; terne; autoribaltabile a cingoli, pompa per calcestruzzo.

PROGRAMMI DEI CORSI

I programmi sono disciplinati dall’allegato III dell’Accordo, evidenziando che il modulo giuridico-normativo, comune ai diversi percorsi formativi, deve essere effettuato una sola volta a fronte di attrezzature simili; esso è riconosciuto come credito formativo per corsi di specifica abilitazione di altre attrezzature di lavoro simili.

ATTESTAZIONE

Previa la frequenza di almeno il 90% delle ore previste e il superamento di una prova finalizzata a verificare le conoscenze giuridiche e tecnicoprofessionali, viene rilasciato un attestato di abilitazione.

AGGIORNAMENTO

L’abilitazione deve essere rinnovata entro 5 anni dalla data di rilascio dell’attestato di abilitazione, previa verifica della partecipazione a corso di aggiornamento che ha la durata minima di 4 ore, di cui almeno 3 ore sono relative ai moduli pratici.

ENTRATA IN VIGORE

DATORI DI LAVORO (Agricoltura classificata a rischio medio) Nuovo DL 32 ore

Macchine operatrici

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L’Accordo entra in vigore dopo 12 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 12 marzo 2012, quindi la disciplina entra in vigore dal 1° marzo 2013.

NORMA TRANSITORIA E RICONOSCIMENTO DELLA FORMAZIONE PREGRESSA

Alla data di entrata in vigore dell’Accordo sono riconosciuti i corsi già effettuati per ciascuna tipologia di attrezzatura (per cui hanno solo l’obbligo dell’aggiornamento quinquennale) a condizione che: • corsi di formazione della durata complessiva non inferiore a quella prevista dall’Accordo comprensiva di modulo teorico e pratico e di verifica finale dell’apprendimento • corsi di formazione, comprensivi di modulo teorico, pratico e verifica finale dell’apprendimento, di durata inferiore a quello previsto dall’accordo a condizione che gli stessi siano integrati tramite il modulo di aggiornamento entro 24 mesi dall’entrata in vigore del presente accordo • corsi di qualsiasi durata non completati da verifica finale di apprendimento a condizione che entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore dell’Accordo sano integrati tramite il modulo di aggiornamento e verifica finale di apprendimento. I lavoratori del settore agricolo (sia autonomi che subordinati) che alla data di entrata in vigore dell’Accordo sono in possesso di esperienza documentata di almeno due anni sono soggetti al corso di aggiornamento da effettuarsi entro cinque anni dalla data di pubblicazione del medesimo accordo (11 marzo 2017). I lavoratori che alla data di entrata in vigore dell’Accordo sono incaricati dell’uso delle attrezzature oggetto dell’Accordo (esempio: Coltivatori Diretti già iscritti nel nucleo aziendale), devono effettuare i corsi entro 24 mesi dall’entrata in vigore dell’Accordo (11 marzo 2015). Pertanto, i nuovi obblighi formativi si applicano da subito per i nuovi inserimenti aziendali successivi al 1° marzo 2013.

USO ATTREZZATURE PLE (piattaforme lavoro elevabile) con stabilizzatore (8 ore) PLE senza stabilizzatore (8 ore) PLE con o senza stabilizzatore (10 ore) Trattori agricoli su gomma (8 ore) Trattori agricoli cingolati (8 ore) Trattori agricoli su gomma e cingolati (8 ore) Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo- carrelli ind. semoventi (12 h) Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo- carr. semov. braccio telescop. (12 h)

La Coldiretti Nuoro Ogliastra svolge la formazione obbligatoria in materia di sicurezza sia per i datori di lavoro che per i lavoratori.

Per informazioni e preventivi rivolgersi agli uffici Coldiretti.

Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo- carr/soll/elev. semov. telesc.rot. (12 h) Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo- carr. semov a braccio telesc. (12 h)

Gru a rotazione in basso (12 h) Gru a rotazione in alto (12 h) Gru a rotazione in alto ed in basso (12 h) Macchine movimento terra escavatori idraulici (10 h) Macchine movimento terra escavatori a fune (10 h) Macchine movimento terra caricatori frontali (10 h) Macchine movimento terra terne (10 h) Macchine movimento terra escav.idr., terne, car. front.(16 h)

1 ora modulo giuridico 3 ore modulo tecnico 1 ora modulo giuridico 2 ore modulo tecnico 1 ora modulo giuridico 7 ore modulo tecnico 1 ora modulo giuridico 7 ore modulo tecnico

1 ora modulo giuridico 3 ore modulo tecnico

4 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 6 ore modulo pratico 5 ore modulo pratico 5 ore modulo pratico 10 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 8 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 4 ore modulo pratico 6 ore modulo pratico 6 ore modulo pratico 6 ore modulo pratico 6 ore modulo pratico 12 ore modulo pratico

NORME COMUNI A TUTTE LE ATTREZZATURE Modulo giuridico Il modulo giurico-normativo (1 ora) deve essere effettuato una sola volta a fronte di attrezzature simili - costituisce credito formativo. Aggiornamento Per ogni attrezzatura è previsto un aggiornamento di almeno 4 ore ogni 5 anni. Riconoscimento della formazione pregressa A determinate condizioni equivalente alla formazione prevista dal presente accordo. Esperienza biennale I lavoratori agricoli che alla data dell’11 marzo 2013 sono in possesso di esperienza documentata alemno biennale sono tenuti al solo corso di aggiornamento entro l’11 marzo 2017. Lavoratori incaricati I lavoratori che alla data dell’11 marzo 2013 risultano incaricati all’uso delle attrezzature devono effettuare i corsi entro il 10 marzo 2015


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Percorsi Rurali

COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA

Latte ovino

Patronato

Coltivatori diretti: ecco cosa fare in caso di sospetta malattia professionale

La malattia professionale è la patologia che i lavoratori possono contrarre a causa e nell’esercizio del lavoro svolto o dei materiali utilizzati (es. sordità da rumore, tunnel carpale, esposizione a sostanze dannose, tendiniti, ecc.); perché sia riconosciuta come tale occorre la certificazione medica. Le malattie professionali più diffuse in agricoltura sono: - le malattie causate da esposizione a sostanze dannose, quelle causate da radiazioni solari, per le lavorazioni svolte prevalentemente all’aperto; - la sordità da rumore; - l’ernia discale lombare causata da lavorazioni svolte principalmente con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo: trattori, mietitrebbia, vendemmiatrice semovente; - malattie da sovraccarico degli arti superiori: tendiniti e sindrome del tunnel carpale, ma anche allergie a livello polmonare quali asma e alveoliti allergiche, non meno frequenti le dermatiti e le allergie cutanee in genere, oltre alle patologie legate alle ginocchia, ecc. Il riconoscimento della malattia professionale comporta il conseguente indennizzo economico da parte dell’Inail sia come indennità di temporanea sia come danno biologico o rendita, oltre all’erogazione delle necessarie cure mediche riabilitative. In ogni caso, per i coltivatori diretti le prestazioni economiche e sanitarie sono condizionate alla regolare iscrizione negli elenchi Inps e,

per i titolari di azienda, anche al regolare versamento della contribuzione Inail, la cui riscossione è affidata all’Inps, unitamente ai contributi previdenziali. Le malattie di origine professionale riconosciute dalla Legge in agricoltura sono elencate in una apposita tabella e sono associate a una o più attività o lavorazioni. Se la malattia denunciata rientra in questo elenco il lavoratore, per vedersi riconoscere il relativo indennizzo, deve solo dimostrare di aver svolto in modo non occasionale una delle attività che in base alla tabella espongono al rischio di quella malattia. Sono comunque indennizzabili dall’Inail anche le malattie non presenti nella tabella di Legge: in tal caso, però, il lavoratore deve dimostrarne l’origine lavorativa, vale a dire che la malattia si è verificata a causa e nell’esercizio del lavoro svolto. Data la complessità della materia e le possibili ricadute per le aziende (applicazione della Rivalsa Inail) è necessario che in caso di sospetta malattia professionale gli interessati prendano contatto tempestivamente con gli uffici del patronato Epaca. Gli operatori forniranno gratuitamente tutta l’assistenza necessaria, provvedendo in primo luogo ad inviare tempestivamente il primo certificato medico all’Inail, al fine di evitare la perdita dei benefici economici, ricordando anche all’interessato l’importanza di inviare entro i successivi cinque giorni la relativa denuncia.

Lingua Blu

Situazione gravissima: quasi 10.000 capi morti

La situazione è gravissima, occorre immediatamente un intervento della Regione Sardegna per ristorare i capi morti nelle decine e decine di aziende che hanno subito i danni. Le aziende sono allo stremo” esordisce così il Presidente della Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, circa la drammatica situazione creata nelle aziende dalla diffusione della Blu tongue. La storia La Sardegna rischia di vivere il dramma di un decennio fa, dove in poco tempo la malattia, allora sconosciuta, causò decine di migliaia di capi morti ed abbattuti per il diffondersi del virus. Da allora la situazione è cambiata nel tempo con una progressiva diminuzione della diffusione del virus. Quest’anno però le persistenti temperature elevate anche in autunno hanno fatto si che in presenza del sierotipo 1 del virus, la blu tongue si diffondesse ancora una volta pesantemente nelle campagne. Il bilancio Il bilancio è drammatico, in pochi mesi, i capi morti ed abbattuti sono arrivati ad essere 9.000 ma gli accertamenti ancora in corso sembra che portino questo numero a circa 10.000. I danni nelle campagne ammontano ad oltre 2 milioni di euro. Le aziende colpite sono circa 600. Le aree piu colpite sono l’Ogliastra ed il Sulcis, dove era stato garantito già due mesi fa dagli Assessorati competenti un intervento immediato.

Le richieste “La Regione Sardegna aveva rassicurato tutti gli allevatori sui ristori per le morti dei capi e per i mancati redditi: ora chiediamo che si faccia chiarezza sugli assessorati per definire chi deve provvedere agli indennizzi, ma chiediamo soprattutto che le promesse vengano mantenute, ad oggi nessun intervento concreto è stato licenziato dall’amministrazione regionale” continua il Presidente Cualbu. “Considerata la situazione che si è venuta a creare quest’anno riteniamo che nel 2013 ci possa essere una recrudescenza della malattia che se non prevenuta per tempo porterà a danni ancora più gravi di quelli subiti: siamo disponibili a collaborare ma chiediamo che la Regione attivi già da adesso attivi una unità di crisi per affrontare i problemi della lingua blu e visto ciò che sta succedendo anche per la presenza del virus di Schmallenberg che si è ampiamente diffuso nelle campagne sarde causando aborti e morte dei capi in tutta l’Isola.” Afferma Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna. Coldiretti Sardegna chiede alla Regione un intervento immediato nei confronti delle aziende sia per arginare la blu tongue che per contrastare la diffusione del virus di Schmallenberg, considerata la stagione si ritiene di essere ancora in tempo per prevenire la malattia, ma occorre che la situazione venga presa in mano una volta per tutte, in primis trovando i fondi ed indennizzando le aziende e poi indicando la strada per contrastare insieme al sistema allevatoriale la diffusione dei virus.

Vitivinicolo

E-bacchus non è più obbligatorio, ok richieste Coldiretti

E-bacchus non è più obbligatorio. A seguito della richiesta di parere, presentata nei giorni scorsi ai servizi della Commissione Ue dalla Direzione generale per le politiche internazionali e dell’Unione europea del Mipaaf, l’Ispettorato centrale per la repressione frodi (Icqrf) ha emanato una nuova circolare con la quale ritorna sulle proprie decisioni, accogliendo le richieste della Coldiretti. Una buona notizia per i produttori di vino, per i quali il nuovo sistema rappresentava un aggravio burocratico del tutto inutile.La nota consente che, nelle more del pronunciamento della Commissione, la compilazione dei documenti di accompagnamento per i prodotti vitivinicoli a Do e Ig confezionati e circolanti all’interno della Ue possa avvenire senza riportare il codice E-bacchus e i riferimenti alla certificazione ottenuta e alla struttura di controllo autorizzata.Dal 1° gennaio scorso, con E-bacchus e con la precedente circolare dell’Icqrf, era entrata in vig-

ore l’ennesima inutile complicazione burocratica ai danni delle aziende vinicole. Coldiretti aveva immediatamente segnalato al Ministero le innumerevoli criticità riscontrate e la sostanziale inutilità di questo nuovo adempimento per i vini confezionati.Bisogna ricordare infatti che in Italia è ormai consolidato un sistema oneroso di certificazione e controllo per i vini a Denominazione e Indicazione geografica, che esclude la necessità di ulteriori controlli attraverso i documenti di accompagnamento. Il sistema italiano, la cui entrata in vigore ha già determinato un considerevole aumento dei costi e della burocrazia a carico dei produttori, garantisce ampiamente la rispondenza quantitativa sulle movimentazioni di carico e scarico dei vini e per le partite imbottigliate la loro più completa tracciabilità. Il risultato ottenuto è sicuramente importante ma la partita non si può ritenere definitivamente chiusa.

In breve Mud 2013, pubblicata la modulistica per la presentazione del modello

Incentivi alle imprese per favorire il ricambio generazionale

Terreni agricoli espropriati illecitamente per la costruzione di impianti eolici

Rinnovabili, ecco i prezzi minimi garantiti 2013 per piccoli impianti

Con specifico riferimento alle imprese agricole che producono rifiuti speciali, sono soggetti all'obbligo di dichiarazione annuale - da presentare entro il 30 aprile 2013 con riferimento ai rifiuti prodotti nel 2012 - le imprese che producono rifiuti speciali pericolosi che abbiano un volume di affari annuo superiore a 8.000 euro, mentre non sono tenute all’adempimento le imprese agricole che producono rifiuti speciali non pericolosi. Le imprese e gli enti che producono fino a 7 rifiuti possono presentare la comunicazione rifiuti semplificata su supporto cartaceo.

Favorire il ricambio generazionale. Questo l'obiettivo del nuovo progetto promosso da Italia Lavoro, nell’ambito del programma Amva. Sarà erogato un incentivo di 5-10 mila euro (in funzione del valore delle quote cedute) alle realtà imprenditoriali che nasceranno dalla cessione delle quote a ragazzi tra i 18 e i 35 anni da parte di titolari o soci anziani. I 5 milioni di euro a valere sui fondi Fse disponibili per il progetto si inseriscono nel quadro delle azioni poste in essere da Italia Lavoro, società partecipata del Ministero dello Sviluppo economico, per intervenire su uno dei nodi critici del mercato del lavoro italiano, la disoccupazione giovanile, facendo leva sulla tradizione del made in Italy della quale il ricco tessuto delle piccole e medie imprese e depositario.

L’autorizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili avviene troppo spesso in violazione dei diritti altrui. Accade addirittura che per la realizzazione di tali opere vengano espropriati dei terreni agricoli attraverso illegittime procedure. I due comproprietari, per tutelare il proprio diritto di proprietà, sono stati così costretti a rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale che ha dichiarato l'illegittimità dell'intero procedimento espropriativo, poiché è stato violato l'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento autorizzativo dell'impianto e, di conseguenza, non è stata concessa ai proprietari la possibilità di interloquire con l'Amministrazione procedente rispetto all’apposizione del vincolo, prima della dichiarazione di pubblica utilità del terreno e dell'approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’impianto.

L'Aeeg ha pubblicato i prezzi minimi garantiti per il 2013 per i piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza inferiore ad 1MW. I prezzi minimi garantiti vengono riconosciuti ai produttori di energia elettrica da fonte rinnovabile con impianti di piccola taglia, che per la vendita dell'energia scelgono la modalità del ritiro dedicato. Il prezzo minimo, fissato e aggiornato annualmente dall'Autorità, viene corrisposto per i primi 2 milioni di kWh prodotti. Il valore dell’energia elettrica, prodotta da impianti a biogas, biomassa o bioliquidi tracciati, è remunerata per i primi 2 GWh ad un prezzo minimo di 119,6 €/MWh. Per gli impianti fotovoltaici il prezzo minimo garantito è di 105,8 €/MWh fino a 3,75MWh, di 95,2 €/MWh per le produzioni comprese tra 3,75MWh e 25 MWh, e di 80,6 €/MWh per le produzioni comprese tra 25MWh e 2.000 MWh.

Questo numero di Percorsi Rurali è stato chiuso il 31 gennaio 2013. h Il giornale è gratuito per i soci Coldiretti in regola con il tesseramento 2013

Raggiunta quota 0,78 €/litro

La remunerazione conseguita oggi dal gruppo di allevatori sul mercato continentale si colloca comunque in un contesto di aumento generalizzato del prezzo del latte sul mercato Sardo. Attualmente, stando ai primi rilevamenti ufficiosi, il prezzo m e d i o sulla piazza regionale si aggira attorno ai 72/73 centesimi, con punte fino a 75/76. In altri termini l’effetto volano legato alla ricerca del mercato migliore assume ormai una caratura strutturale, influenzando in maniera positiva la dinamica dei prezzi alla stalla.In ogni caso è stimata in circa 15.000.000 di litri la quota di latte Sardo che quest’anno sarà commercializzata in Italia e all’estero. Si tratta di un risultato importante – afferma Simone Cualbu presidente Coldiretti Nuoro Ogliastra – in cui si vedono chiaramente gli effetti dell’aggregazione e della condivi-

sione di obiettivi: vivere il mercato, anziché subirlo, si sta rivelando la strategia migliore per rompere le barriere monopolistiche che molto spesso frenano lo sviluppo di diversi comparti della nostra agricoltura. Riteniamo – sostiene Aldo Manunta, Direttore di Coldiretti NU OG – che la ricerca di mercati remunerativi, con gli effetti positivi sulle dinamiche di mercato in essa sottesi, debba diventare un modello da sostenere e promuovere. Il nostro “essere Isola”, la nostra “unicità” – concludono Cualbu e Manunta – sono elementi positivi da valorizzare. Essi possono essere il viatico che ci consentirà di sopravvivere in un’economia sempre più globalizzata, a patto che alla volontà di mantenere intatte le nostre tradizioni, il nostro “essere sardi”, si affianchi la capacità di superare i confini regionali ogni qualvolta questi ci imbrigliano in meccanismi monopolistici insostenibilmente soffocanti.

OlioExtraVergine di Oliva

Approvata la legge “salva olio”italiano I contenuti della legge La norma contiene elementi fortemente innovativi: dall’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, all’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli, dal rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali, dal riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo alla fissazione di sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi, fino all’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione a 18 mesi dalla data di imbottigliamento, sono alcune delle novità introdotte dal provvedimento. Le reazioni Si tratta – afferma Simone Cualbu, Presidente di Coldiretti NU OG - di un risultato che rappresenta un passo straordinariamente importante nella direzione della trasparenza e della lotta alla contraffazione sugli oli extravergini di oliva a tutela dei produttori e dei cittadini. L’unanimità nell’approvazione della legge da parte di tutti i gruppi parlamentari

sia al Senato che alla Camera, ed il parere positivo del Governo, evidenziano come la forte azione di sensibilizzazione che permea il progetto “Campagna Amica” stia dando i suoi frutti. Con la nuova legge - sottolinea Aldo Manunta- Direttore di Coldiretti NU OG - si va a migliorare la leggibilità delle etichette e si completa l’intervento già anticipato dal Parlamento con una norma precedente sul valore probatorio del panel test, al fine di garantire la corrispondenza merceologica e la qualità degli oli di oliva e punire la non conformità dei campioni degli oli di oliva vergini alla categoria dichiarata in etichetta. Si fissano inoltre limiti più restrittivi per il contenuto di etil esteri degli acidi grassi e di metil esteri degli acidi grassi. Gli effetti della norma Si tratta di una norma con risvolti importanti - concludono Cualbu e Manunta – innanzitutto sui consumatori, che potranno contare su nuove garanzie a tutela dei loro acquisti: l’olio di oliva infatti è praticamente presente sulle tavole di tutti gli italiani con un consumo nazionale stimato in circa 14 chili a testa. Ma il provvedimento avrà un effetto positivo sul comparto olivicolo: l’Italia infatti è il secondo produttore mondiale di olio di oliva con circa 250 milioni di piante e una produzione di oltre mezzo milione di tonnellate e puo’ contare su 40 oli extravergine d'oliva Dop/Igp. Il fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative.

LE NOSTRE SEDI Coldiretti Nuoro Ogliastra via Alcide De Gasperi, 24/26 - 08100 Nuoro

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Percorsi Rurale 1/2013  

MENSILE SINDACALE, ECONOMICO ED AGRICOLO DELLA COLDIRETTI NUORO OGLIASTRA