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Focus Occupazione Prospettive per i giovani in agricoltura A cura di Giovani Impresa Coldiretti Campania

La Campania è la regione più “giovane d’Europa”, la metà dei cittadini ha meno di 37 anni e solo un quarto della popolazione ha superato i 55, è un territorio che necessita di una severissima politica di tutela del territorio e di sviluppo dell’occupazione, da questo primato è possibile ridisegnare il processo di rinascita del nostro territorio. La nostra regione insieme al mezzogiorno d’Italia, risente più che altre regioni italiane della mancanza di posti di lavoro in generale e per le giovani generazioni in particolare. Anni di desertificazione produttiva, la crisi economica congiunturale dell’ultimo anno, hanno determinato un nuovo restringimento del numero di occupati, aggravando se possibile ancora di più quella che già aveva i contorni di una vera emergenza. Va tuttavia rilevato che, se il settore industriale ha subito un vero e proprio crollo del tasso di occupazione : - 3,9%, il comparto agricolo ha tenuto meglio con una riduzione che si ferma ad un esiguo - 0,7% ( concentrato tuttavia, nelle regioni meridionali). La nostra regione negli ultimi anni ha offerto di se un’immagine desolante: citiamo solo l’emergenza inquinamento dei suoli di tutto il litorale nord dell’area casertana e l’emergenza rifiuti. E’ in quest’ottica che vanno potenziate lanciate e sostenute quelle attività in grado di creare prospettive occupazionali e di sviluppo economico territoriale integrato. 1


Se a questa considerazione aggiungiamo la significativa incidenza dell’attività agricola nella formazione del PIL dell’intera regione Campania, è facile indicare il settore agricolo quale “comparto strategico” per lo sviluppo dell’economia locale, al quale puntare per la creazione di nuovi posti di lavoro stabile. Incidenza % del valore aggiunto dell’agricoltura sul PIL, 2007 Regione

VA Agricolo/PIL

Italia

1,8%

Mezzogiorno

3,0%

Campania

2,3%

Fonte: INEA

In Italia abbiamo circa 1.645.000 addetti al settore, riguardo ai giovani in particolare, rileviamo che in Italia i giovani impiegati in agricoltura in Italia, con meno di 40 anni sono circa 51.000 ovvero quasi il 3,1% del totale del settore, in Campania il dato è di 9.628 ovvero il 19% sul totale dei giovani addetti al settore. (Fonte Rapporto OIGA 2009) Di seguito un dato interessante, che testimonia la vitalità e l’importanza del settore agricolo per l’economia del mezzogiorno d’Italia:

1607

3823

Nuove Attività agricole

Nuove Attività indus triali

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Fonte: Base Dati Unioncamere

A fronte di 1607 nuove attività industriali se ne sono create 3823 agricole, quasi il doppio. A tal proposito Coldiretti rileva che: “Nonostante le difficoltà infrastrutturali e di mercato sono aumentate le imprese agricole … a conferma dell'importanza di investire su un territorio che è in grado di esprimere primati gastronomici, alimentari ed ambientali, nel 2008 l'agricoltura meridionale ha tenuto molto più degli altri settori e ha invertito il trend negativo iniziato nel 2005”, mentre l'industria è calata del 3,8 per cento.” Verifichiamo che pur con qualche difficoltà l’agricoltura tiene. Rimane quindi focale, sia per il settore agricolo che per l’incremento occupazionale, in Campania promuovere strumenti e proposte che aiutino ed incentivino l’ingresso delle nuove leve e che in conseguenza creano occupazione, questo l’obiettivo dei Giovani Imprenditori della Campania. UNA NOSTRA BREVE “VISION” SUL FUTURO

Una recentissima indagine Coldiretti - SWG, presentata al forum sull’alimentazione di Cernobbio rileva che: “La crisi internazionale non spaventa, le imprese agricole più innovative che, nell’80% dei casi, giudicano buona o eccellente la propria condizione competitiva e nel 70% dei casi prevedono nei prossimi tre anni la crescita del fatturato.” Innovazione dunque quale chiave per la competitività e ripresa economica. Vediamo quali sono le imprese più innovative.

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L’OIGA nel Rapporto su “Insediamento e permanenza dei giovani in Agricoltura 2009” rileva che le aziende condotte da giovani hanno una PLV nettamente superiore:  PLV Impresa Under 29:

52.000 Euro

 PLV Impresa tra 30 e 40:

26.300 Euro

 …..  PLV Impresa oltre i 60 anni:

La

16.800 Euro

PLV alta, nel caso dei giovani, dipende da una maggiore propensione

all’innovazione tecnologia ed all’impiego di capitali: “Ne è un esempio la propensione dei giovani ad investire in aziende con un più alto tasso di redditività, come quelle vivaistiche, che contribuiscono anche a riqualificare il contesto urbano”. Nel Mezzogiorno sono concentrate il 48% delle Imprese Giovani del totale nazionale. Fonte: OIGA- INEA

Le imprese agricole quindi, a maggior tasso di innovazione, risultano quelle condotte da giovani imprenditori, under 40 che in Campania come già detto sono 9.638.

Un caso:

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Se il modello Salernitano fosse riproposto in tutte le province della nostra regione, modulato a rilanciare le nostre eccellenze DOP che in totale in Campania sono 8, a cui vanno aggiunte 8 IGP, avremmo moltiplicato -al minimo- per 5 volte, quante sono le provincie della Campania, i 1000 posti di lavoro previsti nell’Agronocerino Sarnese. 5000 nuovi posti di lavoro in Campania. Se assumiamo che i giovani innovano, investono, gestiscono imprese con una PLV più alta della media nazionale, fronteggiano meglio la crisi, “giudicano buona o eccellente la propria condizione competitiva” e “prevedono un incremento del fatturato nei prossimi 3 anni”, possiamo in questa fase di riflessione permetterci di

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prevedere (ed è una stima prudente) 2 nuovi posti di lavoro per ogni Giovane Impresa del territorio Campano. Le giovani imprese Campane sono allo stato attuale circa 10.000; il conto è presto fatto: 20.000 nuovi posti di lavoro a cui vanno aggiunti i 5000 appena calcolati. Non abbiamo tuttavia ancora contato le nuove Imprese Agricole che potrebbero insediarsi in Campania nel prossimo futuro. Prendiamo allora in considerazione, il cluster di misure 112-121 (rispettivamente “Primo insediamento giovani agricoltori” e “Ammodernamento aziende agricole”) del PSR Campania 2007-2013,

le istanze ammesse dal bimestre novembre -

dicembre 2008 al bimestre luglio - agosto 2009 risultano complessivamente 315. Mantenendo questa media, e contando nel quinquennio di programmazione le imprese che nascono a fronte del sostegno PSR, potremmo avere al 2013 altre 1900 nuove Giovani Imprese agricole. Quindi aggiungiamo al nostro computo altri 3800 posti di lavoro nei prossimi 6 anni.

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IL RUOLO DELLE “GIOVANI IMPRESE AGRICOLE” L’agricoltura è un comparto, come già sottolineato, STRATEGICO e abbraccia trasversalmente tutti i settori, un ramo economico in grado di sviluppare ecosostenibilmente i territori che impatta. La multifunzionalità applicata all’agricoltura, fa da sfondo ad una rivoluzione: l’imprenditore agricolo non è più semplice produttore di derrate alimentari ma anche di beni e servizi di qualità, e deve rispondere dinamicamente ad una rivoluzione sociale degli ultimi anni. Le richieste del popolo dei consumatori oggi vanno nella direzione della qualità dei prodotti e dei servizi offerti dalle aziende, nella direzione della tracciabilità e della filiera breve che garantisce prezzi convenienti e una giusta remunerazione per le Imprese. Scandali quali il falso Made in Italy, che fattura 50 MLD di euro, contrabbandato nel nostro paese e nella nostra regione, che passa attraverso il colabrodo delle nostre frontiere e dei nostri porti e che viene spacciato ai consumatori per prodotto certificato e tracciato, dimostra la portata economica delle frodi alimentari che, minano la salute pubblica e la competitività delle imprese agricole italiane e lo sviluppo locale. C’è un mercato sul quale dobbiamo recuperare, c’è una grande opportunità in termini di business. La Campania dispone di un paniere piuttosto ampio di produzioni di qualità strettamente legate alle tradizioni ed alle specificità dei territori di provenienza, molte delle quali hanno ottenuto il riconoscimento di un marchio comunitario ai sensi dei Regolamenti CE 509 e 510 del 2006 (DOP, IGP, STG) oppure ai sensi della legge 10 febbraio del 1998 n. 164 (DOC, DOCG e IGT). Per l’ortofrutta fresca vige l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del 7


prodotto, ma questa regola viene sistematicamente disattesa non solo nei mercatini rionali, ma anche nei punti vendita della grande distribuzione organizzata, per mancanza di reali controlli, con un danno per le imprese agricole e un inganno ai consumatori e là dove ci sono questi controlli spesso i prodotti dichiarati ad origine sicura e certa, lo sono grazie a quella che noi definiamo la “magia” dei porti italiani. Ad esempio, nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 22% delle importazioni di frutta. In pratica, i prodotti ortofrutticoli stranieri diventano “italiani” perché sugli scaffali mancano le etichette e i cartellini con l’indicazione della provenienza. In Campania, importiamo un milione e settecentomila q.li di derivati per un totale complessivo di latte equivalente, pari a 4,746 Milioni di q.li. Un dato impressionante se si pensa che sono circa 100 le imprese che importano, trasformano e riempiono le nostre tavole. “Da sottolineare poi che, tolti i prodotti a denominazione di origine, solo un prodotto su tre di quelli venduti nella grande distribuzione italiana è realizzato con prodotti agricoli italiani. Per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti italiani, si sviluppa un Made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni. A fronte di 20 miliardi di export Made in Italy nel mondo, ci sono altri 50 miliardi generati da prodotti che non hanno mai visto il nostro Paese.” E’ evidente che c’è un mercato che non abbiamo ancora aggredito. Precisa la Coldiretti – “le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy potrebbero quadruplicare se venisse dato uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine”.

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Diamo di seguito anche un’immagine che sottolinea la trasversalità del comparto e la sua importanza per lo sviluppo economico locale e quindi per la creazione di nuovi posti di lavoro:

AGRICOLTURA ENERGIA RINNOVABILE

SOCIALE

TUTELA AMBIENTALE

MULTIFUNZIONALITA’

TRASFORMAZIONE AGROALIMENTARE

COMMERCIO

IMMOBILIARE SOSTENIBILE TURISMO

Verifichiamo ora quali sono le proiezioni per l’economia nel prossimo futuro e quale potrebbe essere il ruolo delle “Giovani Imprese”. Di seguito, l’andamento tendenziale del valore aggiunto di alcune delle attività economiche strategiche del nostro paese:

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 Industria: -17,7%  Settore delle costruzioni:- 5,9 %  Agricoltura:-3,5% Fonte: dati Istat II trimestre 2009 Secondo una stima Istat sull’andamento dell’economia per il prossimo futuro, il Pil della zona Euro si dovrebbe stabilizzare nel terzo trimestre del 2009, attendiamo un periodo di ripresa molto graduale seppur con un ulteriore contenuto aumento del tasso di disoccupazione (previsione BCE), nel brevissimo termine. E’ evidente, ancora una volta, che l’agricoltura, pur con qualche difficoltà, tiene se paragonata ad altri settori. Un indagine SWG-Coldiretti evidenzia che: “su un campione di 326 aziende che coprono tutte le principali filiere, in termini assoluti le performance del settore agricolo peggiorano a causa delle caratteristiche strutturali della filiera agricola”. Per sostenere la ripresa è necessario restringere il potere di mercato degli intermediari commerciali, che determinano “una trasmissione asimmetrica delle variazioni dei prezzi, sia a valle che a monte dell'azienda agricola”. Ciò “determina il peggioramento dei redditi agricoli attesi” e mina ancora una volta la competitività delle imprese per ragioni che vanno ben al di là della semplice gestione economica aziendale. Puntare all’eccellenza nella qualità delle produzioni, dei beni e servizi offerti, all’innovazione, investire in azienda è importante; va rilevato tuttavia che, per essere competitive, le aziende del comparto non devono veder minata la propria redditività da una filiera troppo lunga, che nei suoi passaggi assorbe gran parte del valore aggiunto del lavoro agricolo. Tanto sta facendo Coldiretti con il suo progetto: “ Una filiera agricola tutta Italiana”, e con la creazione ad oggi, solo sul territorio campano, di circa

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“Mercati di Campagna Amica” di vendita diretta, tanto devono supportarci anche i consumatori con scelte d’acquisto consapevoli e naturalmente le istituzioni…e ancora non basta. Se consideriamo i dati fino ad ora evidenziati e assumiamo che nel terzo trimestre il Pil dovrebbe tornare a crescere, i Giovani Imprenditori di Coldiretti Campania, possono contribuire significativamente a questa ripresa;noi giovani abbiamo imparato da questa crisi che gonfiare i numeri non serve. La concretezza, il metodo del fare, dell’innovare e dell’investire, caratteristiche che distinguono il ragionamento dei giovani imprenditori agricoli permettono di elaborare una previsione realistica: non a caso si parla di due unità occupate ad impresa invece del solito spot con numeri superiori a alle 10 unità per azienda.

CONCLUSIONI

Il documento prodotto vuole essere il contributo di Coldiretti Giovani Impresa Campania per “il fare” e soprattutto per disegnare una progettualità subito esecutiva quindi cantierabile ed attuabile. Noi non chiediamo nulla alla politica se non di svolgere la sua reale ed unica funzione, quella di creare le condizioni del “fare”. Se si chiede agli imprenditori di fare, rischiare, investire, per invertire le sorti della crisi, questi possono farlo se, le condizione ne permettono l’operatività. Insieme ai giovani le istituzioni devono investire rischiando ed osando senza nascondersi dietro alla burocrazia. Abbiamo esempi di istituzioni ed amministrazioni virtuose, tali perché scese in campo al fianco degli operatori che vogliono investire nel territorio e che soprattutto 11


cominciano ad ascoltare chi intende investire nel futuro. Il voler imporre direttamente o indirettamente il “cosa fare” ai giovani ci ha condotto nell’occhio di questa crisi che potrebbe non essere l’ultima se non cambiano le regole del gioco. Investire e sostenere i giovani conviene alla società, conviene all’economia regionale, conviene al settore agricolo, conviene in termini di tutela del territorio, conviene ai giovani stessi che ritagliano una fetta di futuro per se per i propri coetanei e per il territorio locale; è obbligatorio per una classe politica responsabile investire dunque in strumenti affinché i giovani non continuino ad esportare se stessi, le proprie capacità ed il proprio potenziale, nella migliore delle ipotesi a favore di uno sviluppo extra Campano, nella peggiore extra italiano.

APPENDICE 1 Di seguito indichiamo alcuni strumenti a disposizione dei giovani che intendano investire in agricoltura, consci del fatto che esse necessitano di una rimodulazione sulla base delle esigenze di imprese che partono, o ripartono, alla fine di una crisi economica significativa e non possono approcciarsi al mercato con parametri di investimento suggeriti da misure pubbliche che nella migliore delle ipotesi sono state partorite anni fa:

- Fondo Ministeriale per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura. Finanziato con le risorse già previste dal comma 3, art. 3 del D. Lgs. 99/2004 per il credito d'imposta per i giovani agricoltori (che è stato abrogato), pari a 10.000.000,00 di euro annui per il quinquennio 2007/2011.

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- premio di primo insediamento, erogato dall'Assessorato all'agricoltura della sua Regione;

- finanziamenti per opere di miglioramento aziendale, erogati sempre dall'Assessorato regionale all'agricoltura;

- finanziamenti a tasso agevolato per l'acquisto dei terreni, erogati dall'Ismea finanziamenti per investimenti effettuati su aziende agricole in caso di subentro ad un parente entro il terzo grado, erogati dalla società Sviluppo Italia; - una ulteriore opportunità è quella offerta ai giovani dalla legge 102 del 3 agosto 2009 (articolo 4 ) che prevede di individuare beni liberi, di proprietà dello Stato aventi destinazione agricola,che con apposito decreto del ministero delle politiche agricole, di concerto con il ministero dell’economia, saranno affittati a giovani imprenditori agricoli.

Tutto ciò è veicolato dal sistema di co-fidi delle PMI per il credito in agricoltura.

APPENDICE 2 Alcune tematiche su cui sviluppare i giovani “Business”:

I MERCATI “CAMPAGNA AMICA” Giovani Impresa Avellino - Benevento

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Sono mercati svolti generalmente all’aperto e a cadenza mensile o settimanale; una realtà idonea a disegnare un tipo di vendita diretta che risponde a svariate esigenze: il miglioramento del reddito per le imprese, l’offerta ai consumatori di prodotti alimentari di provenienza territoriale certa e a prezzi ragionevoli, la valorizzazione dei prodotti locali, un contributo ad esigenze di risparmio energetico. Lo sviluppo di questi mercati si inserisce in quel quadro di iniziative che vengono comunemente definite con il termine di “filiera corta”, ma conosciute anche come circuiti brevi di “produzione-consumo” (short food circuits) o sistemi agroalimentari alternativi (alternative food networks) .

FORMAZIONE ED EDUCAZIONE ALIMENTARE Giovani Impresa Avellino-Benevento

La formazione va finalizzata all’educazione alimentare dei consumatori, da sempre base e legame tra l’uomo e i suoi stili di vita, cibo e abitudini alimentari: Il cibo è cultura, ma è anche economia, geografia, storia, e fonte di piacere. La qualità nutrizionale degli alimenti e la loro certificazione costituiscono l’ elemento centrale dell’ evoluzione del mercato Agro-industriale. 14


I percorsi formativi devono essere finalizzati a promuovere la conoscenza dell’agricoltura e più precisamente del sistema agro alimentare attraverso la comprensione delle relazioni esistenti tra sistemi produttivi, consumi alimentari e salvaguardia dell’ambiente. Un consumatore consapevole sarà in grado di riscoprire i gusti ed le bontà della propria terra persi nel mare della globalizzazione del sapore, e contribuirà a creare un significativo spazio di mercato per i prodotti agricoli delle nostre imprese.

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TURISMO Giovani Impresa Caserta

Due sono i motivi principali per i quali il turista sceglie una vacanza in campagna uno è l’offerta di cibi e alimenti di alta qualità, l’altra sicuramente l’accoglienza calorosa e familiare che si riceve da parte dell’agricoltore, che fa sentire i propri ospiti a casa propria, virtù innata in chi sceglie di fare questo mestiere. Bisogna quindi, saper produrre beni e servizi, ma anche saper ospitare ancora meglio e lavorare per superare la grave crisi ambientale ed economica. Come si fa a promuovere vacanze in agriturismo in un territorio se vissuto come inquinato? Parte dell’offerta di un agriturismo è l’aria pulita, il paesaggio, la salubrità della campagna. La grande maggioranza delle aziende agricole cerca di tutelare e preservare queste virtù tipiche della campagna, poiché sono il valore aggiunto dell’attività economica-agricola. Ecco la nostra proposta: in ogni 10 km quadrati di territorio ci sia un agriturismo che protegga il territorio stesso.

TUTELA AMBIENTALE/ DIRETTIVA NITRATI Giovani Impresa Salerno

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Le più recenti politiche ambientali ed agricole nazionali e dell’Unione Europea si fanno carico della salvaguardia degli aspetti qualitativi delle risorse idriche con l’obiettivo prioritario di favorire lo sviluppo di sistemi agricoli sostenibili caratterizzati da tecniche e strategie che integrino le problematiche ambientali nelle gestione delle risorse e del territorio agricolo. Negli ultimi anni il settore agricolo ha compiuto notevoli progressi con l’applicazione della direttiva comunitaria 676/91, meglio conosciuta come Direttiva Nitrati. Oggi, il mondo agricolo è chiamato nuovamente ad impegnarsi al fine di garantire i principi della regolamentazione europea, adottando le nuove disposizioni introdotte in un testo ambizioso che mira ad una gestione integrata degli effluenti di allevamento e di tutti gli apporti azotati sull’intero territorio nazionale. La Direttiva Nitrati, che da più parti è vista come “spada di Damocle” sulla zootecnia intensiva nazionale, a volte costringe le aziende a ragionare in un’ottica di aumento del terreno, diminuzione dei capi per ottemperare alle norme in essa contenute; contemporaneamente, dove la fertilizzazione organica dei suoli è cessata, si assiste ad una perdita di fertilità del suolo (valori di sostanza organica del suolo di solo 1,2% contro un valore ottimale del 2,5%). I reflui zootecnici devono quindi essere visti non solo come agenti inquinanti, ma come fertilizzante, dotati di proprio valore economico. Spesso accade che il progresso tecnico sia indotto da normative fortemente limitanti e che le scelte imprenditoriali siano vincolate dalla necessità di rispettarle e di adeguarvisi in breve tempo. Occorre quindi che gli imprenditori colgano l’occasione di una normativa vincolante per introdurre innovazioni di processo e per ottimizzare le diverse fasi dei processi produttivi, trasformando una minaccia in un’opportunità.

Gli adempimenti indotti da questa normativa possono consentire di ottimizzare la gestione aziendale, portando alla riduzione di altri costi, come quello della 17


concimazione o dell’alimentazione del bestiame e, dunque, non devono essere visti solo come un aggravio ma come un’occasione per introdurre strumenti tecnico-economici di controllo della gestione aziendale.

DITTE INDIVIDUALI O SOCIETA’ AGRICOLE? Giovani Impresa Napoli

Il consumatore di oggi è sempre più sensibile ai valori legati al territorio, ed alle proprie origini, ha cambiato il sistema di approvvigionamento, preferendo prodotti che hanno subito anche una seppur minima trasformazione, e comunque pone massima attenzione alla sicurezza igienica e nutrizionale di ciò che porta in tavola. Si preferisce pagare di più per prodotti freschi già trasformati o manipolati, magari imbustati, possibilmente “Made in Campania”. Tali valori pur connaturati all’agricoltore ed all’allevatore italiano, sono stati bocciati sino ad ora dalle industrie e dalla grande distribuzione organizzata. Esse puntano sul marchio da sfruttare, piuttosto che sulle potenzialità economiche della produzione alimentare che noi imprenditori forniamo loro. Si aprono margini di aggressione del mercato. E’ importante seguire il nostro prodotto fino al suo arrivo nelle case dei consumatori; un progetto ambizioso ma alla nostra portata, l’unico in grado di riuscire a costituire una “filiera agricola tutta italiana firmata dagli agricoltori” che dia valore aggiunto alle nostre produzioni. Precisato

questo,

crediamo

che

sia

necessario

rivedere

la

figura

dell’imprenditore agricolo che oggi è prevalentemente rappresentata dal coltivatore diretto per rispondere alle esigenze del mercato e rendere le Aziende competitive. 18


La figura giuridica che meglio ci può rappresentare e quindi presidiare la filiera è quella della società agricola. Essa aiuta a mettere in campo quelle attività che sono agricole per connessione ed a sbocco commerciale, quali ad esempio: manipolazione. trasformazione, fornitura di beni e servizi.

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La nostra visione del futuro