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AdeZ vince il premio Sapore dell'Anno 2019 Laura Seguso � 12 marzo 2019

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Sorprendente Soia, Meravigliosa Mandorla, Favoloso Riso e Strepitoso Cocco: si chiamano così le bevande AdeZ, brand di bevande vegetali dal sapore particolare lanciato da Coca Coca, fuori paradigma a cominciare dal nome: si tratta di una bevanda senza zuccheri aggiunti, arricchita con vitamine e minerali, adatta per essere consumata come parte di una colazione equilibrata, ma anche per altri momenti della giornata. Sottoposte a test di laboratorio, queste bevande sono state approvate dai consumatori italiani che le hanno valutate secondo i criteri stabiliti dalla Certificazione di Sapore dell'Anno, vale a dire soddisfazione generale, aspetto, odore, consistenza e sapore, e hanno ricevuto un punteggio elevato. La certificazione Sapore dell'Anno rappresenta l'unico marchio di qualità per il settore dell'alimentazione, basato esclusivamente sulle qualità gustative dei prodotti provati e approvati dai consumatori. Un marchio di fiducia e di garanzia che permette di identificare il buon sapore dei prodotti e di differenziarli rispetto alla concorrenza. Questa certificazione è stata creata nel 1995 in Francia da Monadia ed è attualmente presente in Francia, Spagna, Portogallo, Tunisia e Messico.

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Viaggio nelle aree industriali di Caserta, abbandonate nel degrado

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Lo scenario è desolante, tanto che si fatica a capire come le imprese decidano di investire in questo luogo. L’Asi: “Colpa delle aziende, che non pagano la quota di gestione” Ignazio Riccio - Mer, 13/03/2019 - 14:04

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Per raggiungere l’agglomerato industriale Aversa Nord, in provincia di Caserta, si è costretti a transitare su un’arteria impervia, con avvallamenti e buche profonde come crateri. Un percorso di guerra che immette in una delle aree con insediamento di imprese più grandi del territorio.

video Il degrado della aree industriali

Superato il cartello di benvenuto si entra in una zona dove l’incuria e il degrado la fanno da padrone. Cumuli di rifiuti fungono da cornice in un ambiente abbandonato e isolato. Le uniche persone che scorgiamo dai finestrini dell’auto sono le prostitute di colore, che attendono i clienti all’esterno dei capannoni industriali.

Il degrado delle aree industriali di Caserta Error loading media: File could not be played

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Le proteste degli industriale Le lamentele dei titolari delle aziende presenti nell’agglomerato Aversa Nord sono pressanti; polemizzano con il consorzio Asi di Caserta, che gestisce le tante aree industriali della provincia, per le pessime condizioni di vivibilità che persistono da anni. Chiedono interventi celeri e strutturali, ma preferiscono non comparire. “Il nostro è un grido d’allarme collettivo, non c’è bisogno di evidenziare nomi e cognomi”, dicono. In effetti facendo un giro lungo le strade dell’agglomerato industriale lo scenario è desolante, tanto che si fatica a capire come le imprese decidano di investire in questo luogo. Ad Aversa, in prevalenza, sono presenti aziende manifatturiere ed è molto importante il polo calzaturiero e tessile. Non mancano, poi, i caseifici, che producono mozzarella di bufala, e i comparti logistici a servizio non solo delle imprese casertane, ma anche del tessuto industriale di Napoli Nord.

L'industria nel degrado A pochissimi chilometri da Aversa, sempre in provincia di Caserta, c’è l’agglomerato industriale di Marcianise. Per arrivarci bisogna percorrere una bretella ai cui bordi sono depositati quintali di rifiuti di ogni genere. Quest’area ospita grandi firme della produzione nazionale e internazionale, come Barilla e Coca Cola, e il più grande polo orafo del sud Italia, Il Tarì. Qui si è registrato, qualche anno fa, uno dei più grandi fallimenti di imprese del Meridione: quello del Polo della Qualità, il consorzio di 300 aziende della moda chiuso tra mille polemiche e sul quale sono ancora in corso indagini giudiziarie. Anche a Marcianise la situazione è drammatica e, per certi versi, il degrado è più evidente rispetto alla zona di Aversa Nord. La folta e poco curata vegetazione in alcuni tratti denota la quasi totale assenza di manutenzione, che amplifica il rischio di incendi. Il manto stradale è sconnesso in più punti e l’illuminazione pubblica è assente in gran parte dell’agglomerato.

Il consorzio Asi di Caserta Queste aree industriali sono gestite dal consorzio Asi, un ente che ha la finalità di promuovere, nell’ambito del proprio comprensorio, le condizioni necessarie per la creazione e lo sviluppo di attività imprenditoriali nei settori dell’industria e dei servizi all’impresa. Tra le diverse finalità ci sono anche quelle di progettazione e realizzazione di opere di infrastrutturazione e di urbanizzazione e di servizi comuni in riferimento alle aree interessate. A presiedere l’Asi di Caserta è Raffaela Pignetti, appena riconfermata per il secondo mandato a capo del consorzio. “Stiamo operando – dice – per risolvere questi problemi. Quello dei rifiuti riguarda l’inciviltà sia di chi opera nelle aree industriali sia dei cittadini, che sversano abusivamente la spazzatura, soprattutto di notte, data la mancanza di controlli. Questo materiale, poi, non viene raccolto e ciò non compete al consorzio Asi, ma ai singoli Comuni. Per quanto riguarda invece il dissesto del manto stradale lavoriamo su due fronti: da un lato operiamo direttamente con una nostra squadra di pronto intervento per la manutenzione ordinaria, dall’altro siamo attenti a redigere le progettualità che ci permettono di attingere a finanziamenti pubblici. Siamo in attesa, a tal proposito, di fondi per 5 milioni di euro, che ci consentiranno di rimettere in sesto le strade delle varie aree industriali della provincia”.

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Pignetti rimanda al mittente le accuse degli industriali. “Si lamentano in continuazione – spiega il presidente dell’Asi – ma poi non pagano le q u o t e di manutenzione e gestione. È come in un condominio: se alcune famiglie non versano la retta condominiale, non possono pretendere che la loro scala sia poi sempre pulita. Le dico che a pagare sono solo il 5% dei titolari delle imprese ospitate negli agglomerati Asi”. Il presidente resta ottimista. “Ritengo che la condizione di degrado presente nelle aree industriali di nostra competenza – conclude Pignetti – si possa risolvere facilmente, con la buona volontà di tutti. Noi la nostra parte l’abbiamo sempre fatta e la continueremo a fare”.

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Scienza, Natura e Ambiente / La guerra dell'acqua

La guerra dell'acqua di Fabrizio Fattori

Risorsa imprescindibile che produce con il mutare del clima, con l’inquinamento diffuso e con le aggressive politiche di controllo esercitate arbitrariamente da alcuni paesi, tensioni geopolitiche tali da far ipotizzare scenari sempre più conflittuali. La Banca Mondiale ha individuato diverse centinaia di punti caldi dove il conflitto appare imminente. Il controllo delle acque sia dolci che salate diviene uno strumento che vede ampliarsi l’egemonia di quei paesi che detengono il potere, economico e militare, che consente loro di poter effettuare scelte a danno di nazioni meno dotate e questo con un allarmante impatto sulla mobilità globale delle popolazioni interessate. I flussi migratori generati da queste dinamiche sono stati stimati nel corso dei prossimi anni in decine e decine di milioni. I numerosi trattati internazionali o accordi multilaterali in atto consentono di gestire virtuosamente una parte di questi potenziali conflitti ma i cambiamenti geopolitici in corso li rendono sempre più fragili. Basti pensare alla Brexit e al suo impatto sulla pesca nel canale della Manica oggi regolata da accordi europei, o le acque circostanti la Crimea, annessa dalla Russia ai propri territori, e collegata alla “madre patria” con un ponte di oltre 18 km, frettolosamente costruito, o all’uso esclusivo delle nazioni rivierasche del Mar Caspio, e ancora dal contestato accesso al mare tra Slovenia e Croazia. Paesi in via di sviluppo reclamano a gran voce il diritto di pieno utilizzo delle risorse idriche presenti sul proprio territorio ignorando, a volte, che tali risorse transitano sui territori altrui. E’ il caso dell’Etiopia che ha in costruzione un mega sbarramento sul Nilo che crea non poca apprensione in Egitto e Sudan. Avendo, tra l’altro, come esempio la diga etiope costruita sul fiume Omo che ha sconvolto la vita di migliaia di persone e minacciato l’esistenza dello stesso lago Turkana fonte di approvvigionamento di numerose popolazioni. Stesso destino già toccato al lago Ciad impoveritosi drasticamente nel corso degli ultimi decenni. Altri paesi come la Turchia hanno in cantiere la realizzazione di un sistema di

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sbarramento nelle regione anatolica, di circa venti dighe, alcune delle quali già realizzate, con grande impatto sui paesi confinanti come Iraq, e Siria già duramente provate da desertificazioni galoppanti e dai conflitti ancora in corso. Il progetto cinese di realizzare una rete commerciale planetaria, una nuova via della seta sia terrestre che marittima, vede investire risorse enormi nell’accaparramento di punti strategici portuali previsti dal progetto, come il porto greco del Pireo, alcuni scali in prossimità di Suez e alcuni scali adriatici. Il forte potere economico di questa nazione rende le offerte difficilmente declinabili, andando nel tempo a consolidare un’egemonia che risulterà problematica per le altre nazioni dalle stesse aspirazioni ( Russia e Usa principalmente). Anche i grandi fiumi d’Asia, come il Mekong, il Gange e altri sono al centro di contesa tra Cina India e Laos a causa di dighe che limitandone la portata creano danno ad una enorme massa di persone. Tensioni presenti anche nel continente sud americano, alcune di vecchia data come quella tra Bolivia e Cile per il controllo del fiume che segna il confine tra le due nazioni. Anche le politiche ambientali più o meno trascurate dai nuovi assetti politici creano problematiche con le popolazioni che vedono impoverire non solo la quantità ma anche la qualità delle acque disponibili a causa dell’inquinamento e dall’acquisizione dei diritti sull’uso da parte di multinazionali. Tipico è l’operare della Coca Cola in Messico che costringe le popolazioni a razionamenti idrici a causa dell’utilizzo quasi esclusivo dell’acqua a vantaggio delle proprie produzioni, che per altro impattano sulla salute di ampie porzioni della popolazione infantile e non solo ( tassi di diabete elevati a causa dell’incremento del consumo di bevande zuccherine). Fabrizio Fattori In copertina Un soldato presso la diga di Mosul, sul fiume Tigri - Foto da Fanpage

La scarsità d'acqua scatenerà nuove gu…

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In arrivo la terza edizione di Supermarket 2025 Si terrà il 20 e 21 marzo a Firenze la terza edizione dell’evento internazionale Supermarket 2025, un’arena in cui executive e manager di realtà come Carrefour, Conad, Coop Italia, Crai, Edeka Ueltzhöfer, Finiper, Gruppo VéGé, Intermarché, Magazzini Gabrielli, Metro NX-Food, NaturaSì, R&S Mediobanca, si confrontano con esperti della Gdo e best practice internazionali della portata di Sprouts e 7Fresh (Jd.com), per tracciare le linee guida strategiche per il futuro del settore. L’evento internazionale realizzato in collaborazione con EHI Retail Institute si svolgerà presso il Grand Hotel Baglioni e riunirà gli executive di alcune tra le più rilevanti realtà della distribuzione organizzata in Italia, Germania, Francia, Uk, Usa ed un parterre di esperti e giornalisti dei diversi Paesi coinvolti, in sessioni di analisi e dibattiti. I temi trattati spazieranno dallo scenario economico ai nuovi formati, dalle tecnologie in-store all’omnichannel, dalle start-up agli innovation lab, dalla gestione dell’assortimento di deperibili e non alle innovazioni di prodotto, fino ai possibili impatti delle “guerre commerciali” sul consumatore finale. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Google, in qualità di main partner, Accenture, Coin Service, Coinstar, EatHappy, Molino Nicoli, PostePay, Salesforce.com, SCS Consulting, Storck.

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