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Oltre 20mila giovani si affacciano al futuro al Salone dello Studente di Pisa Ha aperto i battenti il 6 febbraio alle 8.30 Campus Orienta! Il Salone dello Studente di Pisa che, tra oggi e domani accoglierà oltre 20.000 ragazzi, provenienti dalle scuole superiori di tutta la Toscana, presso il Palazzo dei Congressi (domani 7 febbraio dalle 8.30-16.00). Le scuole toscane hanno risposto con grande interesse alla manifestazione dedicata all’orientamento in uscita dalle superiori. Deborah

08 febbraio 2019 11:23 Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

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a aperto i battenti questa mattina alle 8.30

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Campus Orienta! Il Salone dello Studente di Pisa

che, tra oggi e domani accoglierà oltre 20.000 ragazzi, provenienti dalle scuole superiori di tutta la Toscana, presso il Palazzo dei Congressi (domani 7 febbraio dalle 8.30-16.00). Le scuole toscane hanno risposto con grande interesse alla manifestazione dedicata all’orientamento in uscita dalle superiori, organizzata da Class Editori. Una kermesse che, nella storia delle sue edizioni toscane, per la prima volta trova ospitalità nella città di Pisa, dove sono convenute scuole (soprattutto licei, ma anche istituti tecnici e professionali) provenienti da tutto il territorio. «Sono fiera di ospitare nella nostra città una manifestazione importante come questa», ha esordito Rosanna Cardia, assessore alle Politiche socioeducative e scolastiche del Comune di Pisa. «Il compito che ci siamo dati come amministrazione nei confronti dei giovani è quello di far fronte al fenomeno della dispersione scolastica e universitaria e per questo l’orientamento è fondamentale, così come è imprescindibile saper scegliere l’indirizzo giusto una volta terminati gli studi superiori, in vista di un inserimento proficuo e soddisfacente nel mondo del lavoro». «Perché voi rappresentate la parte bella della nazione, siete il nostro futuro», così si è rivolto alla platea di giovani Domenico Ioppolo, COO di Campus Editori, l’ente organizzatore del Salone. «Abbiate il coraggio di guardare avanti e di pensare al vostro domani in una logica imprenditoriale perché le professioni attuali, quando uscirete dall’università, non ci saranno

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più o saranno molto diverse». Giacomo Tizzanini, dirigente dell’Ufficio

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Scolastico Regionale AT Pisa, ente che ha collaborato alla realizzazione del Salone dello Studente, ha voluto esortare i ragazzi a non trascurare le proprie attitudini, sottolineando che: «è vero che il mondo del lavoro sta andando sempre più verso valori improntati alla concretezza e alla tecnologia, ma non

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dimenticate di sognare, perché il nostro mondo ne ha bisogno». Alla sua esortazione ha fatto eco Antonella Del Corso, prorettrice per gli Studenti e il Diritto allo studio dell’Università di Pisa, co-organizzatore dell’evento, che ha dichiarato: «L’orientamento è fondamentale perché i ragazzi possano rendersi conto delle loro attitudini, consapevoli al tempo stesso di quanto sia importante lo studio e l’impegno che si tradurranno poi in competenze da spendere nel mondo delle professioni». Al Salone dello Studente, i ragazzi hanno trovato le risposte al loro bisogno di orientamento. Oltre agli stand delle maggiori università italiane, un percorso specifico è infatti dedicato a “Studiare in Toscana”, uno spazio in cui le più importanti realtà accademiche toscane dispiegano le loro proposte formative: presenti gli atenei di Pisa, di Firenze, di Siena, l’università per Stranieri di Siena e la Scuola Superiore Sant’Anna. Tra gli incontri più partecipati quello con lo psicologo dell’orientamento Sergio Bettini, che ha dato alcune dritte ai giovani per aiutarli a scegliere di fronte all’alternativa se seguire i propri sogni o dare retta ai bisogni. Gli studenti hanno fatto la fila anche davanti agli sportelli degli esperti orientatori dell’Università di Pisa e di Aspic che hanno loro offerto consulenze personali per assecondare le attitudini di ognuno e consigliare i percorsi formativi più adatti alle loro esigenze. Nel pomeriggio il Salone dello Studente si rivolgerà anche ai docenti con l’incontro “Orientamento alla scelta post secondaria”, organizzato dall’USR Toscana, in cui si parlerà di formazione terziaria non universitaria e del supporto agli studenti con disabilità e dislessia. L’evento è in programma anche nella giornata di domani dalle 14 alle 16. Eleonora Anselmi, presidente della Sezione Toscana dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ha messo in guardia dal rischio di “disallineamento” tra scelte formative e le esigenze del territorio: «Oggi siete qui per prendere una decisione, o quantomeno per iniziare a farlo, e sarà una decisione fondamentale per la vostra vita perché vi condurrà alla vostra professione. Sappiate che il territorio toscano è ricchissimo di imprese di eccellenza in vari ambiti, dall’ingegneria aerospaziale all’agricoltura, e tutte queste hanno bisogno di voi». Al Salone dello Studente la sezione Giovani di Confindustria ha inoltre presentato le due iniziative messe in campo dall’ente a livello nazionale per aiutare i ragazzi ad avvicinarsi al mondo dell’impresa. Partendo da due ambiti apparentemente agli antipodi: letteratura e scienza. «Che sono invece due opportunità che consentono ai giovani di esprimere il loro talento», ha commentato Antonio Tosi, presidente Giovani Confindustria di Pisa. Il primo è il Premio Campiello, il concorso letterario dedicato ai giovani aspiranti scrittori, che presenta una sezione speciale GI per gli scritti dedicati al mondo dell’imprenditoria. «Ci sono tante belle storie di imprenditori che sarebbe bello raccontare», ha proseguito Tosi. Il premio finale, per il vincitore, sarà una borsa di studio per l’università. L’altra iniziativa è il progetto #STEAmiamoci, che si pone l’obiettivo di 150385

incoraggiare le studentesse a scegliere percorsi di studio scientifici, abbattendo tutti gli ostacoli culturali e sociali che le vorrebbero votate agli studi umanistici.

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«Questo ci porta a una perdita di potenziale», ha osservato Maria Claudia Sanarelli, imprenditrice con una laurea in Ingegneria fisica e, nel curriculum, un lavoro in Finmeccanica, trovato a dieci giorni dalla laurea. Una tesi

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confermata anche da Monia Renzi, direttore del Bioscience Research Center di Orbetello (Grosseto), che ha portato la sua esperienza di donna e scienziata e ha sottolineato l’importanza delle soft skill in ambito lavorativo: dalla capacità di lavorare in equipe alla conoscenza dell’inglese, dalla capacità di utilizzare strumenti informatici all’attitudine al rigore e alla sistematicità. «Senza dimenticare la necessaria creatività che porta lo scienziato ad avere un’idea», ha sottolineato Sanarelli. Soft skill che i ragazzi hanno appreso anche dai mentor che Coca-Cola Hbc Italia mette a disposizione nel corso degli incontri #YouthEmpowered nelle varie tappe del Salone in tutta Italia. A testimoniare il cambiamento in atto nel mondo delle professioni anche gli esperti di InTribe, la società di Data analysis che, nelle varie edizioni del Salone dello Studente, offre una panoramica su quali saranno i mestieri del futuro, tanti e di diverso genere: dagli esperti di stampa in 3D agli esperti in digital fabrication, dagli specialisti di grafica digitale, designer e creatori di materiali agli sviluppatori di videogiochi. Tra gli appuntamenti previsti per domani 7 febbraio: • Si parlerà di Cyber security con l’Associazione Davide De Luca e ci si collegherà con il team di lavoro EU H2020 CyberWiser a Bruxelles, coordinato da Gianluca Dini, direttore del master di primo livello in Cyber security dell’Università di Pisa. • Proseguirà la presentazione delle offerte formative, così come gli incontri di orientamento e i workshop #YouthEmpowered, ci sarà ancora la possibilità di partecipare alla ricerca Teen’s Voice, realizzata in collaborazione con la Sapienza di Roma, che raccoglie il parere dei giovani sui valori e continueranno le presentazioni presso gli stand universitari. Tweet

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Tutto pronto per lʼInternational Horeca Meeting di Italgrob a Rimini Fiera

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Tutto pronto per l’International Horeca Meeting di Italgrob a Rimini Fiera Dal 16 al 19 febbraio nel contesto di BeerAttraction Più di 40 le aziende espositrici in rappresentanza delle eccellenze italiane del beverage. Non mancheranno aziende di food service e di servizio per l’Horeca. Cresce anche l’interesse dei distributori «In queste ore stiamo registrando un picco di iscrizioni -

l’evento è aperto a tutti gli operatori della distribuzione i quali coinvolgeranno anche tanti loro clienti esercenti, anche perché per la prima volta all’International Horeca Meeting, sono stati organizzati dei momenti formativi a favore dei pubblici esercizi. Visto l’alto interesse che registriamo, prego gli amici distributori che non hanno ancora inviato la loro adesione, di farlo al più presto, la Segreteria di Italgrob è a disposizione per qualsiasi esigenza».

dichiara Dino Di Marino, direttore di Italgrob -

Si comincia Sabato 16 febbraio in sala Neri con l’atteso congresso di apertura. Sul palco i rappresentanti e i dirigenti delle Istituzioni che rappresentano la filiera del fuoricasa italiana. I lavori saranno aperti dal presidente di Italgrob Vincenzo Caso. Presenti inoltre, Michele Cason, presidente Assobirra, Vittorio Cino Presidente Assobibe, Ettore Fortuna Vicepresidente Mineracqua, Enrico Gobino Consigliere Unione Italiana Vini, per FIPE presente il vicepresidente Maurizio Pasca. I lavori saranno condotti e coordinati dalla giornalista e conduttrice televisiva Paola Rota. Non mancheranno analisi di mercato e studi sull’evoluzione dei consumi Horeca nei prossimi anni curati da Marco Colombo, direttore di IRI e Luca Pellegrini, presidente di Tradelab. Domenica 17 febbraio i riflettori saranno accesi sulla “formazione” quale fondamentale fattore per la crescita del mercato. Dal Master ai nuovi work shop formativi per una distribuzione che cambia e guarda al futuro. Fra le novità di questa nuova edizione vi è lo spazio Arena dell’Horeca, allestita proprio nel “cuore” dell’area espositiva, luogo nel quale saranno dibattute le tematiche più urgenti e le problematiche che attengono i rapporti di filiera.

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Social Farming 2.0: formati quasi 500 tra donne, giovani, migranti per lavorare o fare impresa nella filiera agrumicola siciliana Quasi 1500 tra domande di partecipazione e iscrizioni, 99 gli allievi che hanno frequentato i corsi di formazione, oltre 350 i partecipanti ai seminari formativi, 18 application alla call per idee di impresa innovative per la filiera agrumicola siciliana che ha decretato un vincitore e due menzioni speciali. Sono questi i numeri del progetto "Social Farming 2.0 - Agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana" che si è concluso lo scorso dicembre e i cui risultati sono stati presentati ieri 7 febbraio nell'Italian Fruit Village all'interno di Fruit Logistica, la più grande manifestazione di settore in Europa, in corso a Berlino. Il progetto "Social Farming 2.0", realizzato dal Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation, anche in questa seconda edizione ha puntato sulla formazione tecnico-professionale-imprenditoriale richiesta in alcuni ambiti specifici dal comparto agrumicolo in Sicilia, regione con la maggiore estensione di coltivazioni agrumicole in Italia.

Da sinistra: Cristiana Broch (The Coca Cola Foundation), Federica Argentati (presidente Distretto Agrumi di Sicilia), Dario Costanzo (Alta Formazione Arces) e Giuseppe Pasciuta (presidente Consorzio Arancia di Ribera DOP) "L'agricoltura – afferma Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari, forestali - non è soltanto un'attività produttiva, ma ha anche un altissimo valore di inclusione sociale. Ed è

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FRESHPLAZA.IT (WEB) questo il messaggio che viene da Social Farming dove si mettono insieme le eccellenze produttive, la valorizzazione del turismo e la componente sociale per lo sviluppo del territorio. Questa iniziativa deve essere portata ad un'attenzione nazionale e appena convocheremo l'Osservatorio sull'Agricoltura Sociale, subito dopo la pubblicazione del relativo decreto in Gazzetta ufficiale, vi chiederò di presentare questa esperienza al partenariato allargato che compone l'Osservatorio, i ministeri del Welfare e quello delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo e tutte le parti sociali". "Con il Distretto collaboriamo sin dal nostro insediamento – dice Edy Bandiera, assessore all'Agricoltura della Regione Sicilia – e questo progetto dimostra quanto sia importante l'inclusione sociale. Tanto che su questo tema il governo regionale sta lavorando ad appositi bandi con uno stanziamento di 5 milioni di euro. Sul fronte dei Distretti, per superare una situazione di impasse che si è venuta a creare, pochi giorni fa ho firmato un decreto per l'istituzione dei Distretti del Cibo, così da mettere insieme, agricoltura, territorio e turismo per valorizzare al meglio le nostre eccellenze e i nostri imprenditori". E infatti, il Distretto Agrumi di Sicilia ha già deliberato di richiedere il riconoscimento anche come Distretto del Cibo.

Tutte le attività del progetto Social Farming sono state gratuite e rivolte sia a soggetti "deboli" sul mercato del lavoro, donne, giovani, migranti, disoccupati sia agli operatori del settore, puntando all'inclusione sociale e a creare nuove opportunità di lavoro all'interno della filiera agrumicola siciliana. Dalle figure tecniche a quelle che puntano all'imprenditorialità sono stati tanti gli ambiti di formazione: dall'agrumicoltura biologica alle tecniche di coltivazione, dalla comunicazione per l'azienda agrumicola al turismo relazionale integrato, nuova frontiera dell'agrumicoltura che si lega all'accoglienza, per quanto riguarda i corsi di formazione teoricopratici; risorse idriche, management, agricoltura sociale, etichettatura e trasformazione, strumenti per l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro nel comparto, e-commerce, confronto con i competitors sui mercati euromediterranei, legislazione del lavoro, ruolo di Gal e organizzazioni di categoria, per quanto riguarda invece i seminari formativi. In più, la call for ideas "Agrorà Innovation" che ha visto vincere il progetto Agragliette, per il riutilizzo di scarti dalla produzione di agrumi, ideato da tre giovani laureati siciliani, Simone Forte, Francesca Campanella e Daniela Trippa.

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"Anche quest'anno il progetto Social Farming ha risposto ai bisogni della filiera: da un lato, ricevere formazione in alcuni ambiti specifici di cui gli stessi imprenditori agrumicoli sentono necessità e, dall'altro, trasmettere know-how per valorizzare esperienze e conoscenze come nel caso della bio-fabbrica di Ramacca per la lotta integrata in agricoltura biologica", spiega Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia. "Favorire l'inclusione di soggetti più deboli sul mercato del lavoro – aggiunge Argentati - si integra alla nostra visione di agricoltura sociale. Ma sociale significa anche aprire il mondo della produzione agrumicola alla società, e non è un caso che uno dei corsi di formazione sui cui abbiamo puntato molto sia quello su 'Le Vie della Zagara', progetto del Distretto e dell'associazione Gusto di Campagna per la promozione del turismo relazionale integrato nei territori agrumetati siciliani. E non è stato un caso che alle attività che abbiamo proposto abbiano partecipato con grande interesse molte donne: ben 44 hanno frequentato i corsi di formazione, 137 i seminari formativi". "La presentazione dei risultati del Progetto Social Farming 2.0, all'interno dell'Italian Fruit Village al Fruit Logistica 2019 – aggiunge Dario Costanzo, project manager di Arces - vuole testimoniare l'interesse di Arces verso una filiera, quale quella agrumicola, che rappresenta un

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FRESHPLAZA.IT (WEB) importante settore dell'economia siciliana, anche dal punto di vista occupazionale. Le innovazioni tecnologiche legate alle fasi della produzione, della trasformazione e della commercializzazione, impongono l'acquisizione di competenze sempre più specializzate da parte degli addetti, aprendo spazi di lavoro di sicuro interesse, soprattutto per i giovani. Grazie al Distretto Agrumi di Sicilia e a The Coca Cola Foundation, Arces è partecipe di questo processo formativo, mettendo a disposizione della filiera le competenze professionali e organizzative della sua Alta Scuola".

"I risultati ottenuti dalla seconda edizione di Social Farming confermano che la scelta di The Coca-Cola Foundation di proseguire in continuità si sia rivelata giusta - afferma Cristina Broch, direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali Coca-Cola Italia - Fin dall'inizio abbiamo creduto fortemente in questo progetto, che è coerente con la nostra volontà di promuovere iniziative di impulso alle comunità e di valorizzazione dei territori in cui siamo presenti. Grazie a Social Farming nuove opportunità di formazione e lavoro sono nate in Sicilia, una regione che per noi è di vitale importanza, dal momento che proprio da qui provengono le arance per la nostra Fanta, nata in Italia nel 1955 e che ancora oggi è preparata con succo di arance 100% italiane". "Social Farming – spiega Giuseppe Pasciuta, presidente del Consorzio di tutela dell'Arancia di Ribera DOP e vice presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – anche in questa seconda edizione è stata un'opportunità per informare e formare la filiera agrumicola siciliana, con iniziativa partecipate e di alta levatura che hanno permesso di maturare conoscenze e acquisire know-how in molti ambiti specifici, dall'agrumicoltura biologica alle tecniche di coltivazione sino alla ricettività turistica e alle normative sulla qualità. In tempi in cui il servizio di assistenza tecnica pubblico non riesce a soddisfare tutte le esigenze provenienti dai territori, progetti come Social Farming, seppure non possano da soli affrontare le richieste di tutta l'agricoltura siciliana, sono fondamentali perché c'è sempre bisogno di formazione e informazione". "La formazione e la conoscenza – afferma Elena Albertini, vice presidente del Consorzio di tutela dell'Arancia Rossa di Sicilia IGP e consigliere d'amministrazione del Distretto Agrumi di Sicilia - sono indispensabili per gestire il presente e cogliere le opportunità del futuro garantendo apertura, solidità e proattività al cambiamento e alle sfide. Un progetto come Social Farming 2.0 che tende ad accrescere l'occupazione in Sicilia, diffondendo il concetto di responsabilità sociale nella filiera, è allo stesso tempo una sfida e uno stimolo per le nostre aziende".

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Investireoggi » Economia » I migliori 25 gruppi del Largo consumo nel 2018 con più ricavi

I migliori 25 gruppi del Largo consumo nel 2018 con più ricavi Stupisce, in negativo, il calo di diversi gruppi storici italiani, tra cui Gruppo Granarolo e San Benedetto. di Chiara Lanari, pubblicato il 10 Febbraio 2019 alle ore 08:01

IRI ha pubblicato la classifica dei 25 gruppi del Largo consumo con maggiori ricavi nel 2018. Dalla lista che segue, sono esclusi – tra gli altri – i siti di e-commerce, gli HoReCa e gli home delivery. Tutti i gruppi presenti nell’elenco hanno un fatturato pari o superiore ai 300 milioni di euro. Per quanto riguarda le posizioni, non ci sono sorprese particolari sul podio, con i tre gruppi leader dell’anno precedente che si sono confermati anche nel 2018. Stupisce, in negativo, il calo di diversi gruppi storici italiani, tra cui Gruppo Granarolo e San Benedetto. Sono pochi i gruppi che hanno fatto segnare una crescere nel corso dell’ultimo anno. Il gruppo migliore, per distacco, nel 2018 è stato Heineken, con un balzo del 9 per cento. Non hanno invece compiuto il salto sperato le Private Label, che hanno sì chiuso in positivo (+2,5 per cento) ma non quanto si era creduto in precedenza.

La classifica dei 25 gruppi del Largo consumo con maggiori ricavi nel 2018 1. Gruppo Barilla

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2. Ferrero 3. Gruppo Lactalis

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4. Gruppo Nestlè 5. Gruppo Unilever 6. Gruppo Bolton

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7. Procter & Gamble 8. Mondelez International 9. Gruppo Granarolo 10. Coca Cola 11. Fater 12. Henkel 13. Csi 14. L’Oreal Italia Spa 15. Gruppo Heineken 16. Gruppo Veronesi 17. Gruppo Danone 18. Luigi Lavazza 19. Reckitt Benckiser 20. San Benedetto 21. Gruppo Bauli 22. Gruppo Cameo 23. Conserve Italia 24. Mars 25. Pastificio Rana La perdita complessiva in termini percentuali dei ricavi rispetto all’anno precedente è stata pari al 4,5 per cento. Secondo quanto dichiarato da Roberto Bucaneve, direttore di Centromarca, le cui dichiarazioni sono state riprese da Il Sole 24 Ore, il problema dei grandi gruppi industriali (dal fatturato maggiore di 300 milioni di euro) durante gli ultimi anni di crisi non deve essere attribuito alle dimensioni dell’azienda stessa ma direttamente alle strategie che hanno messo in atto per contrastare il fenomeno della crisi: “Più che le dimensioni delle aziende – ha spiegato Roberto Bucaneve (Centromarca) – sono le loro strategie che ne hanno determinato l’andamento in questi anni di crisi”. Il numero uno di Centromarca ha poi aggiunto: “Pagano agilità e rapidità di relazione ai cambiamenti del mercato, oltre – ha sottolineato l’esperto – all’ancoraggio sul territorio”. Da qui i numeri positivi delle aziende con un minor fatturato e delle marche del distributore, che hanno registrato negli ultimi 12 mesi una crescita rispettivamente pari al 6,9 e 8,5 per cento, portando così il totale complessivo dei gruppi del Largo consumo a una crescita nel 2018 del 3,6 per cento. Leggi anche: I marchi più ricchi al mondo 2019: ecco i brand con il maggior valore Condividi su

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Caffè Mauro, parte il rilancio (tra estero e piccole caffetterie) La torrefazione ora risanata punta ad avviare una catena partendo da Milano

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Fabrizio Capua, 51 anni, è presidente e amministratore delegato di Caffè Mauro. L’ha rilevata dieci anni fa assieme al fratello Riccardo. Ha il 75% attraverso la Independent investments

Un nuovo piano industriale per crescere all’estero, dove già raccoglie quasi la metà dei suoi 20 milioni di ricavi, e il progetto di avviare una catena di caffetterie, partendo proprio da Milano e magari in partnership con un operatore del settore. E raccogliere così la sfida lanciata da Starbucks. Parte da qui la strategia per il rilancio di Caffé Mauro, lo storico marchio fondato a Reggio Calabria che a gennaio ha chiuso l’ultimo capitolo di una lunga ristrutturazione. In cabina di regia Fabrizio Capua, esponente di una famiglia calabrese di imprenditori del settore agroalimentare. Nel 2008 aveva rilevato la Caffè Mauro, la prima azienda italiana a portare sugli scaffali di negozi e supermercati il caffè in confezione, ma finita in una forte crisi finanziaria, messa alle strette dalla concorrenza e dalla crisi. Un mese fa Capua, che dell’azienda del caffè — oggi tra i primi dieci produttori nazionali dopo nomi come Lavazza, Illy, Segafredo e Kimbo — è amministratore delegato e presidente, ha

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chiuso il percorso di risanamento. La società ha infatti firmato l’ultimo capitolo della ristrutturazione con Banca Intesa (attraverso il Banco di Napoli), Mps, Unicredit e Carime. che dieci anni fa erano esposte per 18 milioni. «Le banche ci hanno sostenuto rinunciando a parte dei crediti ma noi ne abbiamo rimborsato la maggior parte. Oggi ripartiamo sono con linee commerciali messe a disposizione dal Banco di Napoli», dice Capua.

L’imprenditore ora guarda avanti proprio alla vigilia del compleanno di Caffè Mauro (120 addetti, inclusi gli agenti) che ad aprile festeggerà i 70 anni. L’attività è divisa tra consumi a casa con la moka che rappresentano il 24% dei ricavi. Ma la presa è solida anche nei bar e nei ristoranti che pesano per il 60% e nel vending (16%), con una quota del 45% dei ricavi raccolta all’estero. L’ambizione è rafforzare il business delle capsule e delle cialde compatibili con Nespresso e Nescafé, anche grazie al traino dell’ecommerce. L’idea però è anche di giocare il ruolo di consolidatore su un mercato molto frammentato che in Italia conta circa 700 torrefazioni. «I nostri impianti di produzione sono utilizzati solo al 30%. C’è spazio per sostenere altri marchi», spiega Capua. Il punto di partenza è la sua Independent investments, la società attraverso la quale dieci anni fa ha rilevato la Caffè Mauro che ora controlla al 75%, mentre il 25% fa capo al fratello Riccardo. La holding ora è alla ricerca anche di altri marchi dell’alimentare, magari da risanare, «in Italia ce ne sono moltissimi che avrebbero bisogno di supporto», dice l’imprenditore che guarda anche alle partecipazioni in aziende dell’alimentare che sono in portafoglio a fondi di private equity. L’idea sarebbe di accompagnarle nei loro piani di crescita a livello nazionale e all’estero. Le disponibilità per sostenere l’acquisto e la crescita di brand più piccoli viene anche dalla vendita, sempre dieci anni fa, della società della sua famiglia che imbottigliava per conto della Coca Cola: la Socib di Reggio Calabria, cinque stabilimenti, la seconda realtà in Italia con 300 milioni di ricavi, 600 dipendenti che i Capua hanno ceduto al gruppo Coca Cola. Risorse che adesso vogliono reinvestire nelle aziende italiane.

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10 febbraio 2019 (modifica il 10 febbraio 2019 | 10:30) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Simply apre a Sestri Levante (GE) Arriva a Sestri Levante, in via Nazionale 324, il primo supermercato di quartiere con insegna Simply. Il nuovo punto vendita, associato al Gruppo 3A, master del gruppo Auchan dal 2001, offre un’ampia e conveniente offerta di prodotti freschi con particolare attenzione alle eccellenze del territorio. A disposizione della clientela un reparto gastronomia con vasta gamma di salumi e formaggi, piatti pronti e take away, uno spazio dedicato all’ortofrutta, con una particolare attenzione ai prodotti a km 0, salutistici, biologici e per celiaci. Tra le novità il reparto macelleria con una proposta di carni provenienti da allevamenti di qualità con filiera chiara e certificata. All’interno dello store sono presenti oltre 4500 referenze, tra cui i prodotti a marchio Auchan e la linea “Passioni”. Importante focus, inoltre, sugli articoli Bio ed Eco, senza glutine, senza lattosio e benessere. Il supermercato dispone di uno staff composto da 8 collaboratori ed effettua la consegna a domicilio della spesa. Con una superficie di vendita di 400 mq e un parcheggio interno, Simply è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 13 e dalle 15 alle 20, il sabato con orario continuato dalle 8.30 alle 20 e la domenica mattina dalle 9 alle 13. 08 Febbraio 2019

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Intervista

Jobtome: "Per il lavoro gli italiani scelgono la Gdo" Jobtome, motore per la ricerca di lavoro in stile

Google e con la possibilità di attivare un sistema di mail alert sulle posizioni di impiego desiderate, conta una media di 13 milioni di query al mese nei 34 Paesi, Italia compresa, dove il servizio è attivo. La società, con sede a Stabio, nel Canton Ticino, seleziona dal 2014 le migliori offerte di lavoro da migliaia di fonti e le mostra in un unico sito. Conta oggi 60 dipendenti, destinati a diventare 150 nel 2019, e più di 8 milioni di euro di fatturato. Gabriele Borga, il fondatore e Amministratore Delegato, è genovese, ha 29 anni, ed è stato

un imprenditore molto precoce, visto che ha cominciato il suo percorso a soli 15 anni nel settore informatico, con un’azienda di couponing online. Oltre che per la grande quantità di ricerche di impiego, l’azienda si distingue per un Osservatorio periodico, che segnala i lavori più desiderati. L’ultima puntata, resa nota a fine 2018, ha studiato il comportamento di oltre 4 milioni di nostri connazionali in fatto di job search dal 1° gennaio 2018 al 1° dicembre 2018. Spiccano i risultati della moderna distribuzione, verso la quale gli utenti hanno dimostrato il maggiore interesse, con Esselunga in testa con quasi l’8% delle preferenze. Una persona su otto, che effettua una ricerca su Jobtome, vorrebbe infatti lavorare nel gruppo fondato da Bernardo Caprotti. Subito dopo Ikea, con il 6%, e Lidl, con il 4%. Altre aziende ambite sono quelle del mondo bancario e finanziario. Dall’analisi dei dati si evince, infatti, che Unicredit e Deloitte si posizionano subito dopo i player della Dmo. Ad approfondire con noi i dati è lo stesso Gabriele Borga. Cosa caratterizza oggi il mondo delle ricerche di lavoro? Mi sembra importante sottolineare che, nel corso degli ultimi anni, la crescente

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trasformazione in atto nel mercato del lavoro ha rivoluzionato le strategie di gestione del

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2/3 personale delle aziende. Le cifre analizzate dal nostro Osservatorio dimostrano, infatti, come sempre più imprese, per avere maggiore flessibilità, decidono di appoggiarsi alle agenzie del lavoro. Questo ha fatto sì che 2 offerte su 3, consultate nel nostro sito da oltre 4 milioni di italiani, provenissero da queste ultime, e solo un terzo dalle aziende direttamente interessate.

Perché la Gdo è la più amata dagli italiani? Fra i motivi di questa predilezione, che ha un peso del 15% circa sulle ricerche effettuate dagli italiani sul nostro sito – rispetto al 3% dell’informatica e al 4% del mondo bancario - c’è sicuramente il fatto che le grandi catene hanno continuato, nonostante dinamiche spesso penalizzate dalla contrazione dei consumi e dalla concorrenza dell’e-commerce, ad assicurare notevoli possibilità di impiego sia per periodi brevi, come la stagione natalizia, sia per contratti a tempo indeterminato e full time. Incide la vasta offerta di posizioni lavorative che non comportino un livello formativo particolarmente elevato, ma più che altro una formazione sul campo. Dunque si tratta di un settore molto aperto. Suddividendo poi l’Italia per macro-aree si osserva che la più forte richiesta verso la Gdo viene dal Centro. Il Sud è in coda, mentre nel Nord c’è molta richiesta di lavoratori, ma un tasso di candidature inferiore a quello delle regioni centrali, uno stacco che dipende da un maggiore peso delle ricerche di professioni legate alla tecnologia e all’informatica.

In quali altri Paesi la distribuzione moderna tiene banco? I trend della Francia e della Spagna rispecchiano, tutto sommato, quelli dell’Italia. Nel Regno Unito la spinta verso il settore si sta lievemente modificando, anche a seguito della crisi che sta investendo la Gdo, specie nel comparto dei grandi magazzini e dei department store, ma soprattutto per la richiesta di professioni molto orientate al futuro.

Questo vuol dire che gli italiani sono un po’ troppo ‘old style’? Direi di sì. Il concetto del posto fisso in una grande azienda, distributiva o finanziaria, come garanzia di sicurezza guida ancora le aspirazioni dei nostri connazionali. Sicuramente altri Paesi, come la Gran Bretagna, sono molto più inclini a guardare con forte interesse le nuove professioni, legate per esempio alla robotica e all’intelligenza artificiale. Anche gli italiani, dato il crescente livello di automazione mondiale, dovrebbero dunque, nel tempo, modificare le proprie attitudini.

Cosa consiglierebbe oggi a un giovane alla prima ricerca di un posto? Senz’altro di indirizzarsi verso un ambito che incontri i suoi gusti e le sue propensioni, visto che svolgere un lavoro che non piace è molto frustrante. Detto questo vanno privilegiate, naturalmente, anche le retribuzioni, dal momento che il potere di acquisto contribuisce molto alla soddisfazione personale. È evidente che più ci si riesce a differenziare con le proprie competenze - tecnologiche, linguistiche, specialistiche - meglio è. In un mercato del lavoro problematico è bene impostare gli studi e le primissime esperienze, come stage e lavori occasionali, in modo da diventare unici, preziosi per i potenziali datori di lavoro. Il discorso dell’unicità comprende tutta la vita della persona, come gli hobby, gli sport, il tempo libero. Ogni competenza in più può arricchire un curriculum e aprire le porte del domani.

Molto abbiamo detto di Jobtome in apertura. Concludiamo con qualche altra cifra chiave e

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dicendo come è nato il progetto…

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Il numero di persone che ogni anno trovano lavoro grazie a noi è di circa 9.000 nei 34 Paesi presidiati, una cifra che ci fa molto piacere. L’idea imprenditoriale è partita dalla constatazione che, con la diffusione di Internet, la ricerca d’impiego è totalmente cambiata, a cominciare dalle aree ‘lavora con noi’ di moltissime aziende, per continuare con realtà e siti nostri clienti, come Monster, Infojobs, Adecco. In Italia sono ancora molte le persone che si candidano nelle agenzie di lavoro con una filiale su strada, dunque la telematica è forte, ma non totalizzante. La singola azienda oggi non può prendere contatto direttamente con noi, ma attraverso agenzie per il lavoro e siti. L’’Osservatorio Job To Me’, infine, è un nostro fiore all’occhiello, un lavoro realizzato estraendo dalla nostra grandissima quantità di dati notizie importanti sull’economia in generale e, in particolare, sull’orientamento del mercato del lavoro. 10 Febbraio 2019

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