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Il tempo nobile

"C’era una volta un mastro sellaio. Era un buon artigiano, molto abile e fabbricava selle che per la loro forma non avevano nulla in comune con le selle dei secoli precedenti… Erano cioè selle moderne. Lui però non lo sapeva. Sapeva soltanto che faceva selle meglio che poteva. Un bel giorno si diffuse in città un movimento singolare. Fu chiamato Secessione. Esso prescriveva che si producessero soltanto oggetti d’uso moderno. Quando il mastro sellaio ne venne a conoscenza, prese con sé la sua sella migliore e si recò dal capo della Secessione. E gli disse: signor professore questa è una sella moderna? Il professor esaminò la sella e tenne all’artigiano un lungo discorso… Il risultato però era: no, questa non è una sella moderna. L’artigiano se ne andò tutto mortificato… Ma il professore disse: torni domani. Siamo qui apposta per incoraggiare l’artigianato e fecondarlo con idee nuove… Il giorno successivo il mastro sellaio ritornò. Il professore poté presentargli quarantanove progetti di selle… Il mastro sellaio osservò a lungo i disegni e ai suoi occhi divenne sempre più chiaro. Infine esclamò: “Signor professore! Se io m’intendessi così poco di equitazione, di cavalli, di cuoio e di lavorazione, avrei anch’io la sua fantasia”. E vive da allora felice e contento . E fa selle. Moderne? Non lo sa. Selle.” Adolf Loos

L’idea, oltre alla visita del Museo delle Culture Locali ed al pernottamento al suo interno, ha l’intento di proiettare il visitatore verso un futuro nobile riscoprendone il passato. “Il tempo nobile” vuole rivitalizzare il Parco a Ruderi. L’obiettivo è realizzare progetti basati sulla riscoperta e l’utilizzo delle antiche maestranze locali. Un percorso narrativo dal carattere contemporaneo che si districa tra le mura del museo, permettendo al visitatore di usufruire dell’offerta museale, dei beni naturalistici e paesistico - ambientali,

degli

innumerevoli scorci che vi si aprono… di sedersi, … di ammirare, … di lavorare, ….di respirare, … di rilassarsi, … e di riprendere il cammino!

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Analisi Preliminare La fase preliminare del progetto riguarda un’analisi del comune di Auletta e del territorio circostante, dalla quale scaturisce e si sviluppa l’idea progettuale. In seguito ad una sintetica analisi sui dati demografici del comune di Auletta è emerso che al 31 dicembre 2010 il totale di abitanti residenti è 2440 (49,2% maschi, 50,8% femmine) con un numero di stranieri pari a 112. Il saldo totale negativo e la variazione media annua (2004/2010) pari a - 0,12 evidenziano un popolazione che tende a calare e nonostante l'età media è pari a 43 anni, l'alto indice di vecchiaia (164,35) indica una maggiore presenza di soggetti anziani rispetto ai giovanissimi. Bilancio demografico (2010)

Il tasso di disoccupazione è più alto rispetto a quello nazionale, le classi di reddito che predominano sono quelle più basse e l'unico settore che presenta numeri rincuoranti per quanto riguarda le imprese è quello agricolo.

Occupazione (2010)

Classi di reddito (2009)

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Imprese per settore in % 1,5%

1,8%

0,3% 13,8%

46,5%

21,8%

4,0% 2,5% 1,8%

Agricoltura e pesca Alberghi e ristoranti Altre attività Attività finanziarie Attività manifatturiere Commercio Edilizia Sanità Servizi Trasporti

5,8%

I numeri di questo piccolo paese fanno presumere che col passare degli anni esso potrebbe ridimensionarsi ulteriormente, svanire pian piano portando via con se un patrimonio fatto di cultura, tradizioni, usi, costumi e bellezze naturali e solo puntando sulla rivalutazione del territorio, unica via possibile per incrementare le presenze turistiche, è possibile stravolgere questa triste previsione. Da una analisi su dati relativi al biennio 2006-2007 il territorio circostante del “Vallo di Diano” dal punto di vista turistico non è riuscito ancora ad esprimere e valorizzare appieno la molteplicità delle proprie risorse, lasciandone alcune nel limbo della “ricchezza potenziale”. Il prodotto turistico offerto è essenzialmente monotematico e non tutte le risorse possedute vengono declinate nella loro diversità. Mentre la logica del turismo pluriprodotto inteso quale sviluppo di nuovi e molteplici “turismi” per nuovi e molteplici direzioni, non appartiene ancora al Vallo di Diano. Infatti si punta tutto su determinate risorse culturali e naturalistiche (ad esempio la Certosa di San Lorenzo a Padula e la Grotta dell’Angelo a Pertosa) trascurandone altre che potrebbero intercettare un diverso target e, magari, destagionalizzare il movimento turistico. Il tasso di turisticità del Vallo, insomma, appare esclusivamente legata al complesso certosino ed alla cavità ipogea navigabile, attrattori capaci di richiamare in loco un considerevole numero di visitatori.

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La Certosa di San Lorenzo registra, infatti, una media annuale di circa 126 mila presenze, come stimato nel decennio 19962006. Durante questo periodo, a picchi positivi – quale quello registrato nel 1997 con 138 mila visitatori – ne seguono altri negativi. In particolare, sono gli anni 2005 e 2006 i più negativi in termini di presenze. Notevole è anche il numero di visitatori attratti dalle Grotte dell’Angelo. Nel 2006 sono state registrate 69.082 presenze e, nello stesso periodo del 2007 le presenze hanno subito un considerevole aumento, un incremento notevole pari al 29,5%, che ha fatto registrare 79.243 visitatori.

Esistono, inoltre, diverse altre tipologie di turisti – attualmente trascurate nel territorio del Vallo di Diano – potenzialmente interessate ad alcune ricchezze locali, che risultano ad oggi ancora latenti ma sulle quali si potrebbe decidere di concentrare azioni di riscoperta e valorizzazione, tra questi spiccano i turisti dei settori: 

Salute e Benessere

Sportivo

Congressuale

Infine bisogna considerare che se in passato i benefici al cliente/turista venivano offerti attraverso il prezzo, oggi e in futuro sono e saranno offerti attraverso la qualità dei servizi erogati dalla località turistica nel suo complesso. Oggi e in futuro, pertanto, la migliore strategia di marketing turistico da adottare – al fine di riuscire a competere ed a sopravvivere nell’affollatissimo mercato turistico globale – è orientata esclusivamente alla soddisfazione del cliente. Essere in grado di organizzare e “vendere” una destinazione turistica significa essere in grado di ragionare in termini di customer satisfaction: sapersi avvicinare al cliente, comprenderne le esigenze e le attese da soddisfare. Il cliente soddisfatto – appellandoci alla filosofia di Normann – è un potenziale bottino: un mezzo per far conoscere il proprio prodotto (nel nostro caso, una località turistica) e per acquisire e fidelizzare nuova clientela.

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Al contrario, un cliente insoddisfatto costituisce un grave rischio occulto: allontanandosi, non solo comporta un minor ricavo immediato ma innesca un passaparola negativo, mentre il consiglio

ed

il

commento

di

amici

costituiscono una delle fonti di informazione più importante (nel nostro caso, confida sul passaparola il 26% dei turisti intervistati). Un sondaggio condotto sulle opinioni dei turisti circa le attrattive presenti nel Vallo di Diano

sottolinea che sono globalmente

apprezzate le attrattive possedute dal Vallo. Mediamente buono è il gradimento espresso dagli intervistati a favore del patrimonio storico, artistico, naturalistico ed enogastronomico; mediocri le valutazioni espresse in merito all’artigianato e all’organizzazione di eventi e manifestazioni culturali. Ma se da un lato si apprezza il patrimonio storico-artistico, naturalistico ed enogastronomico locale, dall’altro si considera mediamente mediocre la relativa fruibilità ed addirittura scarsa la segnaletica e la manutenzione. Inevitabili giudizi negativi anche per l’eterna piaga dell’accessibilità al Vallo e della viabilità interna. Considerazioni positive, invece, vengono spese a favore della ricettività, della ristorazione, dell’accoglienza, dell’ospitalità e del rapporto qualità-prezzo. Mediocre, invece, è il grado di soddisfazione espresso in relazione ai materiali illustrativo - informativi distribuiti per guidare ad una puntuale e corretta conoscenza del territorio. Scarso se ci si riferisce alla presenza di servizi relativi a bisogni specifici, ad esempio per portatori di handicap, anziani e bambini.

Quale il suo gradime nto de lle attrattive de l Vallo di Diano? 35 30

Patrimonio storico – artistico Patrimonio naturalistico Enogastronomia e prodotti tipici Artigianato locale M ateriale informativo Altro Non risponde

25 20 15 10 5 0 Buono

Medio

Basso

Scarso

(Fonti: www.urbistat.it - www.sitvallodidiano.it )

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Finalità dell’intervento Attraverso la valorizzazione dell'edificato antico di Auletta l'intervento proposto punta a raggiungere soprattutto tre semplici obiettivi:   

L'incremento del turismo pluriprodotto Il potenziamento delle ricchezze locali Il miglioramento dei servizi relativi a bisogni specifici

il tutto tramite la conservazione della cultura storica , delle tradizioni, degli usi e dell'aggregazione urbana rifunzionalizzata attraverso il recupero delle testimonianze della civiltà contadina artigianale e l'introduzione di attività eco-sostenibili. Il progetto, poggiato sull'idea dell'ospitalità diffusa punta a trasformare il Parco dei Ruderi in una sorta di contenitore che misceli culture locali e idee innovative alla permanenza dei visitatori e propone un prodotto ospitale di qualità che vuole soddisfare e fidelizzare il cliente rispondendo al suo bisogno di novità abbinato al desiderio di personalizzazione e scoperta. L'intento progettuale è un ritorno alle ormai perse attività manifatturiere che intrecciate all'arte del reciclaggio propongano un prodotto autentico teso al sostegno del patrimonio storico-artico, naturalistico ed enogasrtonomico locale.

Gli elementi dell'idea progettuale sono stati strutturati pensando ad un diverso approccio al tema “vacanza” capace attraverso la messa in rete ed opportune strategie di marketing di richiamare l'attenzione di un determinato target di turisti. Integrare il sistema locale di offerta turistica con il fine ultimo di creare una rete di attività collegate tra di loro e allo stesso tempo indispensabili tra di esse, tale da convogliare all'interno del territorio la sostenibilità socio-culturale ed economica.

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L’intervento I primi attori capaci di innescare questo processo sono i cittadini stessi, che con le loro maestranze locali e non solo, possono essere il motore pulsante capace di coinvolgere tutta la cittadinanza ed essere i primi promotori del loro territorio. Ricucendo il tessuto urbano sventrato dal sisma del 1980, mettendo in relazione il Parco a Ruderi con l’intero territorio circostante e riscoprendo le attività antiche per la valorizzazione del turismo culturale, si coinvolgeranno in una partecipazione diretta i turisti attraverso visite, eventi, attività, laboratori, didattica, lavoro, relax, manifestazioni legate alla tradizione ed alla cultura locale, degustazioni di prodotti tipici e pernottamento. Una passeggiata naturalistica, che segue il percorso di manutenzione dell’attuale canaletta dello scolo delle acque, permetterà a tutti i visitatori di usufruire in gran parte del Parco a Ruderi lungo la rupe, aprendo suggestivi scorci paesaggistici. Il visitatore sarà avvolto in un vortice di opportunità che non si limitino a singole visite giornaliere o a manifestazioni locali stagionali, ma ad una moltitudine di attività che abbraccino la conoscenza di beni naturalistici – paesaggistico – ambientali. Una rete materiale ed immateriale da al visitatore la possibilità di acquistare pacchetti turistici che vanno dalla conoscenza di Auletta alla scoperta di tutte le innumerevoli bellezze presenti sul territorio.

Il

progetto

prevede

appunto

la

realizzazione

di

un

sito

ad

hoc

(http://iltemponobile.altervista.org questo vuol essere un anteprima) che permetta la promozione dell’iniziativa con la messa in rete e la divulgazione di notizie, in cui saranno presenti delle sezioni dedicate alla pubblicizzazione dei prodotti realizzati nei laboratori, dei prodotti tipici, delle ricettività, dei percorsi sensoriali e del museo fruibile 24 ore su 24. Un portale a 360° aperto a tutti, che offrirà news e consigli per favorire la continua evoluzione del tempo nobile. Il Progetto è strutturato come segue:  Museo espositivo delle Culture Locali;  Potenziamento delle residenze temporanee;  Laboratori didattici delle vecchie maestranze locali;  Laboratori di riciclaggio (eco – design);  Museo/Laboratorio del seme;  Spazi per la degustazione dei prodotti tipici locali;  Realizzazione di residenze permanenti;  Aree per ritiri aziendali e meeting;  Attività legate al benessere fisico e mentale;  Promozione e Comunicazione dell'iniziativa;

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Info point Al comparto 1 adibito ad info - point, non verrà apportata nessuna modifica funzionale; verrà lasciata la destinazione d’uso come stabilito dall’Amministrazione Comunale. L’unica modifica si prevede all’esterno del fabbricato, in particolare all’interno dell’area adibita a verde pubblico, verrà collocato un collegamento verticale ampliando così la completa fruibilità del Parco a Ruderi. Inoltre il progetto prevede la realizzazione di una “passeggiata naturalistica” che può essere utilizzata dai diversamente abili e che segue il percorso dell’attuale canaletta dello scolo delle acque, permettendo a tutti i visitatori di usufruire in gran parte del Parco a Ruderi anche lungo la rupe.

Museo delle Culture Locali Il percorso museale sarà ampliato realizzando un ulteriore percorso che, partendo dal secondo livello del comparto 2 metterà in comunicazione attraverso collegamenti verticali il sovrastante primo livello, in modo tale da rendere il Museo delle Culture Locali, il più possibile fruibile ai visitatori. Il viaggio nel Museo delle Culture Locali verrà concepito come un tuffo nel passato, un viaggio che accompagnerà il visitatore, con scritte, fotografie del passato e postazioni multimediali che illustreranno l’utilizzo dei vecchi utensili e mercanzie di un tempo presenti nel museo. Il Museo delle Culture Locali riporterà il suono dimenticato delle piccole botteghe di un tempo che ritorneranno a rivitalizzare l’intero Parco a Ruderi

Potenziamento delle residenze temporanee Le attuali residenze - ricettività temporanee previste, verranno potenziate con una sostituzione puntuale dei materiali solo dove risulterà strettamente necessario e verranno previsti dei box modulari. Box

multifunzionali

atti

a

dare

uniformità

all’intervento e facilità di utilizzo a seconda delle esigenze e degli spazi. Questi nascono dall’idea di re-interpretare gli “arredi” del passato: le compatte cucine in muratura e i servizi isolati, vengono riportati in una versione moderna, concepiti in maniera tale da sfruttare ogni minimo spazio (come una volta).

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I “cubetti” (istallazioni – sedute – supporti) invece derivano dal gioco di estrusione della tipica pavimentazione d’epoca in modo da formare ora sedute, ora istallazioni, ora gioco creativo per i più piccoli. Tutti questi elementi derivano dal modulo 20x20 cm e possono essere assemblati a seconda dell’uso o della funzione.

Laboratori didattici delle vecchie maestranze locali L’intento è quello di organizzare laboratori didattici avvalendoci della conoscenza e della partecipazione attiva degli artigiani locali. Riscoprire gli artigiani e i loro mestieri ormai in disuso, tramanderà ai giovani le maestrie che un tempo erano parte essenziale dell’economia di un popolo e che oggi con l’industrializzazione sono sottovalutate. L’idea fulcro è quella di dare la possibilità a chi ne avesse l’intenzione di realizzare i propri progetti e le proprie idee (dal pittore che dipingerà la propria tela, al designer che realizzerà il tavolo da lui disegnato) e di poterlo portare a casa con la formula ”All inclusive”: creare pacchetti turisti a secondo delle singole esigenze. Così, ogni singola persona, cittadino o artista che far�� visita al Museo delle Culture Locali, oltre ad essere avvolta in un suggestivo ambiente e a pernottare al suo interno, avrà la possibilità di realizzare i propri progetti, con l’ausilio delle maestranze per dare forma e vita alle proprie idee.

Laboratori del riciclaggio/dell’ eco - design Un altro aspetto significativo avrà il laboratorio del riciclaggio, cercando di sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto delle risorse naturali e insegnando loro a farne un uso moderato e rispettoso. Si introdurrà il concetto di Life Cycle Design, quel processo che si occupa di valutare e definire tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto attraverso un percorso circolare “dalla culla alla culla”. Gli scarti possono essere venduti e/o riutilizzati come risorse,

applicando

uno

dei

principi

cardine

dell’ecologia secondo cui “quello che è scarto per una specie diventa nutrimento per un'altra”. Si partirà dai laboratori creativi di ogni singola bottega, che daranno ai materiali nuova forma e nuova vita, fino a giungere al laboratorio dell’acqua, quale elemento essenziale di questo territorio.

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Attraverso il laboratorio dell’acqua, si cercherà di far comprendere alle giovani generazioni l’importanza di un elemento essenziale per la sopravvivenza di tutti gli abitanti del pianeta e dell’uso spropositato che se ne fa ogni giorno, insegnando loro i benefici che ne derivano a seguito di un utilizzo rispettoso. Ad esempio, il potenziamento di questo elemento ha permesso di rendere le Grotte dell’Angelo uno dei principali attrattori a livello nazionale ed internazionale grazie anche ad una sinergia tra le Amministrazioni Locali di Auletta e di Pertosa coadiuvate dall’Associazione MIDA.

Museo del seme Il museo/laboratorio consente il recupero e l'esposizione delle sementi antiche attraverso un insieme di vasetti contenenti semi, di schede, di illustrazioni e foto ma non solo, si presenta anche come qualcosa di VIVO. Attiva un sistema che permette alle sementi di essere riprodotte e poi ridistribuite. Si affidano infatti a diverse persone le sementi recuperate, col fine di impegnarle a coltivarle in maniera biologica ed evitando ogni tipo di contaminazione e imponendo che a raccolto effettuato rendano una piccola parte delle sementi raccolte, che verranno poi messe a disposizione di altri. Lo Scopo è quello di diffondere la biodiversità coltivata, di evitare l'estinzione di alcune varietà e di aumentare i quantitativi di sementi sane e non "ibride" da mettere a disposizione per l'autoproduzione e la coltivazione. Allo stesso modo con il Museo/laboratorio del seme si vuole intraprendere quel percorso di conoscenza che porta dal seme alla pianta e dalla pianta al seme. Creare laboratori che permettano, attraverso uno studio delle piante locali, di capirne i processi produttivi, come la semina, la fioritura e la coltivazione di ogni singolo prodotto locale. “… Un bravo designer è un contadino povero e molto vecchio che pianta adesso un bosco di castagni. Sapendo che sarà cresciuto tra 15 anni e che lui non lo vedrà ma ne godranno i suoi pronipoti. E non lui”. Enzo Mari

Degustazione dei prodotti tipici locali Saranno allestititi punti per la degustazione dei prodotti tipici locali e per quelli più significativi come olio, vino e carciofo; il visitatore verrà “accompagnato” da un personale qualificato e da punti multimediali nella dimostrazione di tutta la fase produttiva, dalla produzione alla coltivazione ed avere, eventualmente, la possibilità di acquistare i vari prodotti. A secondo del periodo di raccolta verranno organizzate manifestazioni per sponsorizzare i singoli prodotti cercando di creare tra i coltivatori locali cooperative tali da permettere di vendere sotto lo stesso marchio ogni singolo prodotto sui mercati nazionali ed internazionali.

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Realizzazione di residenze permanenti Uno dei problemi principali, a cui è stata data importanza, è quello di cercare un attrattore che rendesse vivo il Parco a Ruderi in tutto l’arco dell’anno. Un’idea che potesse rispondere alla richiesta di realizzare delle residenze permanenti che fossero, insieme alle ricettività temporanee dell’Albergo Diffuso, portatori di economia e rivitalizzazione del Parco a Ruderi. Creare un’iniziativa che, con l’ausilio dell’Amministrazione Comunale renda conveniente attraverso degli incentivi, l’affitto e/o la vendita delle residenze permanenti che verranno realizzate. La prima alternativa è quella di ricreare i vecchi focolari domestici di un tempo, dando la possibilità a tutte le maestranze locali di trasferirsi stabilmente all’interno del Parco a Ruderi insieme alle proprie botteghe, riprendendo così, il concetto di ”casa e puteca” (casa e bottega). La seconda sarebbe quella di dare la possibilità alle giovani coppie di usufruire di incentivi comunali per invogliarle a stabilizzarsi all’interno del Parco a Ruderi, alternativa non poco significativa, viste le problematiche attuali dovute a costi eccessivi per l’acquisto di una casa a fronte di stipendi precari. Non per ultimo allargare la vendita delle residenze permanenti a chi volesse evadere dal caos cittadino e usufruendo dell’affitto di piccoli orti insieme a depositi per gli attrezzi, avere la possibilità di coltivare, anche se in piccoli quantità, i propri ortaggi. Coinvolgere pittori, artisti, compositori, designer e chiunque avesse la necessità di ri-trovare la musa ispiratrice, trovandosi immersi in quella tranquillità che un luogo come Auletta può offrire, insieme alle sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche.

Attività legale al benessere fisico e mentale Il comparto 5 si presenta, per la sua morfologia, ad essere un comparto autonomo; infatti, esso è separato dagli altri comparti da un filtro naturale e, aprendosi suggestivamente verso la vallata, si presta ad essere adibito ad attività di meditazione e relax per il raggiungimento di una condizione psicofisica ottimale. Con questa idea si è voluto dare ancora più forza alla necessità di rivitalizzare il Parco a Ruderi, in particolare all’interno del comparto 5 si prevede di realizzare delle ricettività temporanee per tutti coloro che, svolgendo ritiri aziendali, necessitano di serenità e tranquillità durante tutto l’arco dell’anno. Creare delle sale affinché sia possibile organizzare meeting, tavoli istituzionali e di concertazione utili ad aziende, enti locali, cooperative e a tutti coloro che necessitano di usufruire di tali ambienti. Non per ultimo, rifacendosi all’acqua essendo l’elemento per eccellenza di questi territori, si è pensato di adibire la parte ovest di detto comparto ad area per un percorso sensoriale verso il

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benessere. Far in modo così, che tutti possano trovare quel benessere fisico e mentale dopo le “dure” giornate lavorative.

Promozione e comunicazione dell’iniziativa Il Parco a Ruderi si caratterizza per la presenza di importanti attrattori culturali quali il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ricco di risorse naturalistiche e paesaggistiche di grande interesse. Tali risorse, se valorizzate, attraverso l’inserimento in una rete di itinerari turistici, organizzati e promossi nell’ambito del Piano Strategico di Valorizzazione del Beni Culturali “Certosa di Padula e Vallo di Diano”, possono, certamente, arricchire di contenuti il valore delle azioni che compongono il progetto stesso. Non è sufficiente, infatti, disporre di un patrimonio culturale di rilievo, ma è necessario valorizzare i beni artistici e culturali in un’ottica di rete, individuando gli interventi, le azioni e le modalità di gestione necessarie a gestire i servizi al turismo sostenibile. L’idea è di: 

promuovere

le

risorse

culturali,

paesaggistiche,

storico-culturali,

artistiche

ed

enogastronomiche, che caratterizzano l’identità e la specificità del territorio; 

arricchire l’offerta turistica del territorio, attraverso la realizzazione di itinerari

che

propongono le aree interne e garantire l’offerta turistica complessiva del territorio; 

destagionalizzare i flussi turistici;

L’ intervento mira alla creazione di pacchetti turistici per la valorizzazione del turismo culturale che integrano, al loro interno, il trasposto, le visite, la partecipazione dei turisti ad eventi e manifestazioni legate alla tradizione e alla cultura locale,

le guide, le degustazioni, il

pernottamento, creando una vera e propria rete, che coinvolge tutto il territorio del PSVBC “Certosa di Padula e Vallo di Diano”,

i

cui nodi

coincidono con le principali valenze culturali e

naturalistiche dell’area. La promozione seguirà i canali del web (http://iltemponobile.altervista.org) con un portale dedicato ai percorsi ed alle iniziative gastronomiche e culturali ad essi associati. Oltre ad internet saranno attivati i canali tradizionali di promozione tra cui la realizzazione di depliant illustrativi dell’offerta e la partecipazione a fiere di settore.

La conservazione e la riqualificazione Con la nostra idea cerchiamo di fornire uno strumento utile al comune di Auletta per il recupero dell’ identità e per la conservazione e valorizzazione dell’identità tradizionale storica. Uno strumento nato con lo scopo di ripopolare il borgo.

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Il progetto non interviene sulle pre-esistenti strutture né sull’ambiente circostante ma lì dove è necessario con un intervento riconoscibile in modo da trasmettere ai posteri “la consistenza fisica nella duplice polarità estetica e storica”(C. Brandi). Una riconoscibilità anche delle diverse epoche e una volontà di ripercorrere il borgo antico che diventa così un grande e unico Museo con tecnologie moderne: dal vicolo col dispositivo touch-screen alla stanza d’epoca intatta diventata interattiva, al nostro box come elemento cardine multifunzionale.

I materiali La proposta progettuale non prevede particolari opere di completamento, oltre quelle già previste nel progetto del parco dei ruderi. Anzi si punta a ridurre al minimo le opere di rifinitura che possano snaturare o “coprire” le tracce dei ruderi. Infatti si utilizzerà l’intonaco sulle pareti soltanto in alcune parti dove è strettamente necessario dando risalto così alle vecchie mura che saranno mantenute così come sono. Per quanto riguarda le pavimentazioni interne, si ritiene opportuno ripristinare, ove possibile, le vecchie pavimentazioni ed, in alternativa, realizzare una pavimentazione in listelli di legno. Per quanto riguarda il recupero degli elementi antichi in legno, saranno trattati con resine ed oli vegetali. Tutti i materiali sono stati pensati nel rispetto dell’integrazione urbana e paesaggistica ottimizzando la relazione del nuovo nei confronti del contesto paesaggistico, con l’utilizzano di materiali naturali, come la pietra e il legno. Un utilizzo mirato all’intervento progettuale sarà dato all’utilizzo dell’acciaio corten, un materiale che bene abbina il nuovo al vecchio, l’ecologico al riciclabile e che assicura:    

costo minore a parità di resistenza meccanica per la possibilità di ottenere risparmi di peso conseguenti alla minore sezione del materiale adoperato; costo minore, a parità di durata in servizio, dovuta alla maggiore resistenza alla corrosione rispetto agli acciai comuni; costo complessivo minore dovuto a riduzione delle spese di manutenzione e alle economie di peso ottenibili l’impiego di questo acciaio; assoluta indeformabilità nel tempo,conduttività termica inferiore all’alluminio, resistenza all’attacco degli agenti atmosferici da 5 ad 8 volte superiore di quella del comune acciaio al carbonio, materiale intrinsecamente ecologico riciclabile al 100% ed illimitatamente.

La Psicologia Lo spazio e il tempo rappresentano concetti fondamentali della mente umana e se considerati in relazione alla percezione dell’uomo dipendono dal significato storico-sociale di ciascuna epoca storica. 13


Questa concezione lineare del tempo è il risultato di una precedente concezione ciclica tipica della civiltà contadina, nella quale il tempo è relativo ad una durata periodica da cui deriva il detto “c’è un tempo per seminare ed uno per raccogliere” e che quindi inevitabilmente condizionava il ritmo di vita degli agricoltori. La mente umana non percepisce il tempo in modo univoco ma in base a diversi stimoli. Se poi facciamo riferimento alla percezione sensoriale, possiamo notare come la mente forma un modello del mondo utilizzando informazioni acquisite dagli organi di senso. I sensi sono quindi alla base della percezione che ha quindi inizio quando uno stimolo viene a contatto con i recettori sensoriali cioè le cellule specializzate, localizzate negli organi di senso, che hanno il compito di rilevare le caratteristiche dell’evento fisico e di tradurle nel linguaggio del sistema nervoso in modo che, grazie ai nervi, arrivi al cervello e possa essere elaborato. Le percezioni in genere dipendono dall’informazione sensoriale che raggiunge il cervello, dall’esperienza precedente e dalla conoscenza del mondo. Negli ultimi anni, si è data molta attenzione allo studio della percezione in relazione al lavoro, infatti, se associamo il lavoro ai sensi, possiamo dedurre quando questo possa risultare utile nella percezione del soggetto sottoposto ad una terapia di reminiscenza nella quale gli eventi remoti rappresentano lo spunto per stimolare le risorse mnestiche residue e per recuperare esperienze emotivamente piacevoli. Questa teoria si fonda quindi sulla naturale tendenza della persona a rievocare il proprio passato, dunque il ricordo e la nostalgia possono essere fonte di soddisfazione ed idealizzazione. L’obiettivo consiste nel favorire questo processo spontaneo e renderlo più consapevole e deliberato favorendo quindi lo sviluppo dell’autostima, riconoscere ed apprezzare le proprie risorse ed applicare significati alle esperienze presenti e passate. Nel lavoro si dà inoltre ampio spazio alla creatività, che permette di utilizzare la plasticità del cervello e rispondere adeguatamente alla complessità degli eventi e proponendo alternative valide o altri punti di vista. Il cervello di ciascuno di noi può essere potenziato da noi stessi, migliorandone le potenzialità e le funzioni intellettive ed acquisendo un giovamento che deriva dalla fiducia nelle proprie capacità creative. Negli ultimi anni, con l’avvento della tecnologia si sta registrando un costante abbandono degli antichi mestieri, ed una conseguente perdita di saperi culturali. Dal nostro punto di vista riteniamo quindi fondamentale tutelare i lavori di un tempo senza però “musealizzarli” ma bensì creare una rete attiva produttiva capace di tramandare le tecniche ed incrementare l’economia del paese.

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La filosofia Le vostre idee abitano qua. Sempre, quando si parla di idee, si deve essere consapevoli che si ha a che fare con entità incorporee, eteree. Come fantasmi, si aggirano e ci perseguitano o ci accarezzano e ci seducono. Sono sempre presenti in ogni periodo storico e vagano in attesa che qualcuno si accorga di loro. Viviamo grazie a esse ma spesso moriamo per colpa loro. L’idea che più di tutte ci tormenta in questo periodo storico è quella della crisi finanziaria. Tutti i più grandi economisti del mondo ammettono che la crisi che sta colpendo la gloriosa civiltà occidentale non tocca direttamente i singoli stati nazionali ma è piuttosto essenziale, sistemica. Tuttavia, nessuno riesce a porre rimedio e a fermare questo spettro che porta inquietudine e angoscia dal Portogallo all’est Europa, dall’Irlanda alla Grecia. Perché non si riesce a ovviare a questa situazione? Perché nessuna mente eccezionale viene allo scoperto per trovare una soluzione? Il problema, ogni volta che si affrontano i propri fantasmi, i propri demoni, è che questi sono appunto esseri incorporei senza forma. O meglio: si adattano alla forma che li contiene. L’incarnazione è il loro presupposto, il corpo il loro fondamento. La soluzione non è quindi afferrare lo spettro per i capelli e cercare di segregarlo in qualche lontana prigione per dimenticarlo: il fantasma può evadere, oltrepassare qualsiasi confine, qualsiasi ostacolo. Può tornare ciclicamente, tormentarci fino al tramonto dei tempi. L’unica soluzione per sbarazzarcene per sempre è invece cambiare il contesto entro cui tale spettro agisce: il contenente. Non dargli più l’opportunità di prender forma. Escludere ogni possibilità di incarnazione. L’occidente, forse dalla rivoluzione industriale in poi, ha concepito il tempo come una retta. Ogni retta, in quanto tale, non ha inizio e tende all’infinito. E ogni punto che la compone è naturalmente identico al precedente e al successivo. Il tempo, così concepito ha quindi due caratteristiche fondamentali: i secondi che lo compongono sono uno scorrere di entità sempre identiche che non hanno quindi identità propria; il fatto che questa retta corra verso l’infinito non può offrire una giusta consapevolezza del nostro futuro ma piuttosto si da per scontato il tempo a-venire come se fosse strutturale a tale retta e quindi del tutto gratuito. Nel tempo dell’orologio il futuro ha smesso di diventare un traguardo da raggiungere, un premio da conquistarsi. Piuttosto, ci si fa ormai trasportare passivamente su questa corrente come se il tempo fosse eterno e precostituito. L’uomo, ha perso ogni capacità creatrice. Non siamo più capaci di figurarci altre possibilità oltre a quelle già esistenti. Queste due caratteristiche hanno profondamente intaccato le nostre vite, il nostro modo di stare al mondo, i nostri modi di produzione. L’idea della crisi finanziaria o meglio l’impossibilità della sua soluzione abita qua. Il fantasma ha preso forma in questa concezione tipicamente occidentale del tempo. I prodotti in serie delle grandi multinazionali scevri di ogni personalità, in cui manca il sudore dell’artigiano, la personalità dell’artista, sono ad esempio una diretta conseguenza dei secondi sempre identici che compongono il tempo. L’incapacità di creare nuova storia, il nostro perseverare 15


in un tempo ormai post-storico, il cieco entusiasmo per il tempo a-venire, la fede nel progresso hanno un nesso profondo con la gratuità del futuro offerto dal tempo concepito come linea retta. Inoltre, se è vero che le unità minime che compongono il tempo sono sempre identiche, non persiste neanche nessun motivo per guardare ai secondi appena trascorsi, per gettare uno sguardo sul passato. Ciò che conta è il qui e ora perché il futuro ci è assicurato e il passato non ha nulla da insegnarci. Ogni secondo che passa implica la dimenticanza del precedente, ogni attimo è un amnesia di ciò che è appena trascorso. In questo perpetuo divenire si consumano secondi perché si sa che ce ne saranno infiniti così come si consumano moneta e beni perché si sa che ce ne saranno sempre di nuovi. La presunta produzione infinita trascende la produzione reale. La tensione all’infinito porta sul suo grembo l’assenza di memoria. Esseri senza storia ci apprestiamo a camminare verso un traguardo che non vediamo ma che ci hanno solo raccontato. Qual è l’alternativa a questa concezione? Dove possiamo trovare un’altra abitazione per le nostre idee, un corpo per il nostro fantasma? Molti pensatori del ‘900 hanno contrapposto l’idea del tempo dell’orologio a quella del tempo del calendario. Nel calendario, ogni giorno (e quindi anche ogni attimo che lo compone) non è uguale al precedente né al successivo. Esistono infatti determinate ricorrenze quali le feste dei santi patroni, le feste nazionali, il ricordi di grandi avvenimenti, che assegnano una determinazione caratteristica ai mesi o alle settimane. Sono i giorni della memoria nei quali ci si impegna appunto a ricordare un avvenimento significativo. Questi giorni divengono, così, significativi in sé stessi. In questa diversa rappresentazione del tempo, la linea retta è finalmente spezzata. Ciò che assicura continuità a tale retta è infatti il susseguirsi di punti sempre identici. E’ l’omogeneità, l’aggregazione di entità identiche in unità. Solo un evento che caratterizza un istante come diverso da tutti gli altri può spezzare questa retta. In tali ricorrenze avviene proprio questo. Festa e lutto convivono: il lutto nella memoria e la festa nello slancio. L’abito nero nel ricordo di un avvenimento che ci ammutolisce, che ci fa ammettere la nostra impotenza; l’abito sgargiante per lo slancio verso il futuro, verso la consapevolezza che questa volta saremo in grado di porci decisi nei confronti di ogni difficoltà. Saremo in grado di creare nuova storia, creare nuovo tempo, assicurarci un futuro aderente alle nostre pretese. Un tempo a-venire in cui anche le idee dei nostri figli potranno abitare. L’evento nell’attimo costituisce dunque la cerniera del tempo. Assicura un nuovo futuro lasciando respirare il passato: un nuovo futuro dove il passato può ancora abitare. Non sono quindi tanto i giorni della memoria a essere essenziali in questa nuova concezione quanto piuttosto ogni ente che porta in sé stesso la traccia di un evento significativo, che assicura la redenzione del passato proponendo una nuova chance. Sono ad esempio testimonianze dei sopravvissuti, documenti storici, vie, piazze, cimeli, ruderi. Nella decadenza del rudere, s’insinua la traccia del tempo e la sua vista rende più agevole il ricordo. 16


Rappresenta in primis il luogo in cui l’evento si è consumato e in cui il tempo è stato spezzato. Raderlo al suolo per poi costruire qualcosa di meramente moderno vorrebbe dire interrompere l’elaborazione del lutto, vorrebbe dire dichiararsi vinti rispetto a quello stesso evento. Il rudere come cadavere che si offre alla vista e al riconoscimento deve fornirci un’opportunità di riflessione e di redenzione. Esso rappresenta poi anche l’opportunità di un futuro diverso da quello che ci è stato raccontato perché spezza la continuità temporale. Raderlo al suolo dunque vorrebbe dire far abitare ancora le nostre idee in un tempo sempre uguale al precedente. Vorrebbe dire lasciare libera quella retta di essere. Vorrebbe dire l’abbandono di ogni capacità creatrice. Se è il rudere, nel nostro specifico caso, ciò che assicura tutto questo è anche vero che non può essere semplicemente lasciato alla vista dei più come attrattiva o ancor meno nel degrado urbano. La vista per sé stessa non è attività ma al contrario passività. Può essere redenzione ma non può essere slancio verso il futuro. Ciò che invece noi ricerchiamo è proprio un’attività che sia capace nel contempo di una rammemorazione e di uno slancio. Il terreno del passato ormai a noi famigliare ci deve servire per preparare il salto. I vecchi mestieri sono esattamente questo terreno. Incarnare nel rudere questa idea è la nostra prerogativa. Il mestiere propriamente detto porta con sé anzitutto una manualità che stiamo oramai perdendo, in secondo luogo permette il rinvigorirsi dei sensi ormai assopiti nei rumori e nei gas dei grandi centri urbani e infine assicura la ripresa degli elementi primi (acqua, aria, terra, fuoco) praticamente scomparsi nella nostra vita quotidiana. In questi lavori tutto ciò che è umano emerge con vigore. La manualità che ci contraddistingue come uomini superiori agli animali è una caratteristica assegnataci dall’evoluzione: il pollice opponibile testimonia che siamo venuti in essere per creare, per dare una forma al mondo, per progettare. I quattro elementi naturali, si offrono spontaneamente alle nostre mani, alla nostra capacità creatrice permettendoci di dare forma al mondo e di trascendere i bisogni elementari che costituiscono la nostra parte pre-umana. Al contempo ci mettono però in contatto con la natura dalla quale siamo venuti in luce. E questo contatto, che avviene anzitutto coi sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto e dell’odorato, ci permette di pensare al legame materno tra noi e l’ambiente. Nel mestiere, la dialettica del salto verso il futuro a partire dal terreno del passato emerge in tutta la sua pienezza. Nel sudore del contadino che conosce la terra è presente l’intimità col mondo naturale che prepara il terreno. Nel talento del falegname e del fabbro è presente la capacità creatrice che ci permette il salto. Il futuro non dimentica il passato e il passato non preclude alcun futuro. Ogni possibilità rimane aperta perché nell’attimo il tempo è spezzato. L’uomo torna a essere creatore del suo futuro ma con la nuova consapevolezza di essere figlio del suo passato. Il nostro fantasma non viene così 17


cacciato in qualche angolo buio del mondo ma gli viene offerto un nuovo corpo sacrificale- quello del tempo dell’orologio di cui noi ci sbarazziamo ben volentieri- ma soprattutto un corpo nuovo nel quale incarnarsi e prender vita. Nel quale anche ciò che più c’è di umano in noi può tornare a vivere. Inoltre, in questi mestieri, è presente anche l’elemento etico che contraddistingue questa nuova concezione del tempo. Nel tempo dell’orologio infatti, proprio per il suo carattere di identità ogni rispetto per i fatti che accadevano in quel orizzonte ci era precluso. Che l’ulivo dia i suoi frutti adesso o fra dodici anni non fa alcuna differenza. Il tempo del frutto è uguale a ogni altro. Il secondo in cui si genera la vita sfuma nel divenire e nella vecchiaia. Perché qualcosa di nuovo (esso è sempre la vita nel suo senso più generale) accada, infatti, è necessario spezzare il divenire e fissare in un istante questa novità. Nel tempo dei calendari, viceversa, il secondo in cui la vita si genera, preceduto da una lunga attesa, riceve tutta la sua dignità. Siamo noi che, consapevoli della dipendenza dalla natura e memori del nostro passato ci coordiniamo col tempo naturale. In questa nuova ottica ogni evento speciale e in primis quello della vita è nobilitato e splende della sua peculiarità. Il contadino sarà il nostro nuovo orologiaio, il falegname sarà il nostro nuovo ingegnere. Grazie a questi corpi artigiani nei quali far incarnare il fantasma del nostro nuovo tempo potremo forse, tornare a essere umani, rivalutare l’elemento etico e con esso forgiare il nostro futuro. Potremo vivere nuovamente in un tempo che ci appartiene. In un tempo in cui il lavoro assume di nuovo il carattere distintivo dell’umanità. In un tempo misurato sul ritmo del mestiere. In un tempo che noi chiamiamo nobile. Gruppo di lavoro Progettisti: - Maria Wancolle & Nicola Di Dato – D2W studio - Gabriele D’Angelo - Giovanni Fernicola Consulenti: - Adriana Sinforosa D’Angelo - Rita Di Dato - Davide Simone Di Salvo - Claudio Onnis Collaboratori: - Francesca Petrazzuolo - Lucia Risi

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