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Cio’ che cerchiamo non è la fine del viaggio ma una sosta… e una voce che dice qui puoi restare (S.Benni)


AZIONI COMUNI Gruppo

Poche ore dopo il terremoto dell’Irpinia un ragazzo, nella piazza di uno dei paesi colpiti, allestisce un bar con poche cose (banco, fornello, macchinette da caffè, zucchero, bicchieri di carta). In breve tempo il bar diventa luogo di incontro, di riposo, di scambio di informazioni, di comunicazione e di costruzione di conoscenza, di accumulo di competenza e speranza. In un contesto completamente destrutturato l’azione del ragazzo ha permesso a nuovi attori di diventare visibili e generato un modello alternativo di realtà praticabile. Il barista, con atti semplici, estende e trasporre un’attività banale in un contesto “altro” permettendo di costruire connessioni e ponti tra persone ed esperienze, abilitando possibilità di senso e di azione non ancora pensate e praticate, del tutto mancanti nella situazione originaria. La piazza distrutta diventa così un luogo animato dagli avventori dove si ricominciano a tessere forme embrionali di relazioni, si animano progettualità, si da orgoglio alla speranza. (La Scossa, I.V.) Senza evocare una stagione mitica dei tempi andati ad Auletta, così come in molte realtà agricole del Mezzogiorno, si è rotto un equilibrio sociale ed ambientale a partire dall’Unità d’Italia e dal processo forzato ed eterodiretto di modernizzazione. L’accoglienza decretata a Garibaldi e solo un anno dopo la rivolta che ha portato alla strage di Auletta, individuano con chiarezza il momento di rottura. Altro momento chiave è il terremoto del 1980, benchè non sia stato il più devastante tra i tanti che hanno colpito Auletta, segnò un momento cruciale di un progetto estraniante di trasformazione sociale che, se in verità ha prodotto un nuovo livello di benessere, ha anche ulteriormente e quasi definitivamente spezzato i legami all’interno della comunità e di essa con il territorio. Del terremoto del 1980 conosciamo il numero di morti e delle abitazioni crollate, i danni diffusi, i soccorsi, le diverse modalità di intervento e il sistema di relazione, spesso di carattere collusivo, che ha sostenuto la ricostruzione. Nella varietà e nella differenza dei resoconti emerge come però, il cratere non è stato solo quello dove sono scomparse le risorse economiche impegnate nella ricostruzione, ma anche un centro abitato da territori che si sono riconosciuti. Nella discontinuità creata dall’evento, nel cratere apertosi nell’esperienza quotidiana, si genera un’isola dove la vita continua, e dove, anche attraverso la routine del fare il caffè trasposta in un luogo pubblico, si incontra il tempo passato e quello presente abilitando un nuovo contesto di senso, una realtà “praticabile”, dove il futuro diventa possibile. Pensare in questo contesto allo sviluppo locale vuol dire prima di tutto conoscere, preservare e valorizzare le forme resilienti della socialità e del rapporto con il territorio. C’è bisogno di ricostruire la comunità ritessendo i legami tra generazioni, legami basati sul trasferimento delle competenze delle memorie e delle risorse che rendevano un tempo Auletta una comunità autonoma e produttiva. C’è bisogno di ripristinare un piano di uso e gestione condiviso delle risorse e dei beni comuni. C’è bisogno di ritessere quelle reti che legavano Auletta al territorio più vasto, ritrovando la necessità di una “posizione” nel territorio. Tutto ciò è necessario ma non sufficiente, perché sarebbe ingenuo pensare che la riscoperta di una socialità e di una economia andate perdute possano oggi bastare a ridare autonomie ed equilibrio a questa comunità e al suo territorio. E’ però un’operazione necessaria affinché la comunità riconosca come proprie le radici ed il tronco di un possibile sviluppo, sviluppo che non può che avvenire attraverso una operazione di “innesto” di pratiche e tecnologie innovative in grado di permettere ad una pianta, forse ancora robusta ma sicuramente abbandonata da tempo, di tornare a produrre frutti di qualità e quantità sufficiente ad alimentare questa comunità. Perché non venga rigettato, un tale innesto deve essere però riconosciuto e fatto proprio dalla stessa comunità, gli deve “appartenere”. Si tratterà quindi di reinventare, insieme con la comunità, le modalità che siano oggi sostenibili di raccolta, trasformazione e distribuzione di tali prodotti, siano essi agricoli o culturali, ciò affinché Auletta ritrovi una propria “posizione” strategica, ricostruendo quelle reti che la leghino in modo nuovo al paesaggio regionale, nazionale ed internazionale. Da ultimo, per affrontare i periodici inverni, si tratterà di conservare e distribuire le sementi generate da questo processo così che il suo rinnovarsi stagionale diventi patrimonio fondante e condiviso di una ritrovata comunità. La transizione verso la sostenibilità è un processo sociale di continuo apprendimento, un laboratorio in cui sperimentare la capacità delle istituzioni di gestire un cambiamento intelligente, attivando competenze e saperi presenti negli attori, mettendo in rete attori portatori di interessi, innescando occasioni e mobilitando risorse a volte nascoste. Dunque, un luogo di ascolto e di dialogo con i differenti attori sociali, economici e culturali del territorio, per dar vita ad un “intelligenza collettiva” fondata su una “rete di comunicazione” - la più trasparente possibile - all’interno della quale “idee, argomenti, progetti, iniziative, pratiche positive, competenze, saperi” possano costantemente dialogare, confrontarsi, collaborare e connettersi, valorizzando tutte le “qualità umane” intorno alla realizzazione di “progetti comuni”.

_Abitare Auletta La prima scelta progettuale è quella di non voler risultare un corpo estraneo, progetto calato dall’alto, generando rifiuto in blocco o aleatorie aspettative: il gruppo di lavoro abiterà ad Auletta e sarà composto almeno per la metà di abitanti del luogo, scelti tra quanti già operano con impegno sul territorio per la loro competenza ed esperienza o per il desiderio di agire e partecipare. CO/MMONSAULETTA. 01


L’intento è far nascere un “attrattore strano”, metà interno metà esterno, che catalizzi e partecipi del proposto processo di trasformazione. Il gruppo di lavoro si impegna ad abitare Auletta per tutto il tempo necessario ad attivare e rendere autonomo il progetto. Da dove iniziare? Dall’esistente

_”Auletta città dell’ospitalità dal 1131” Così si presenta Auletta a chi vi si avvicina. Qui, in viaggio per scrivere la storia, si fermarono Carlo V e Giuseppe Garibaldi, chissà quanti altri noti e meno noti viaggiatori del Gran Tour vi si sono fermati nel loro descrivere il paesaggio. La sua collocazione come dogana della via delle Calabrie, porta d’accesso dell’altopiano del Vallo di Diano è sicuramente una storica posizione strategica su cui innestare e rinnovare un discorso sull’ospitalità e l’accoglienza. Questa posizione strategica va riscoperta e valorizzata cercando di comprendere come si sia andata perdendo. Il by-pass della Salerno-Reggio Calabria, che, basta alzare gli occhi, si vede sfilare a mezza costa sui monti, e l’abbandono della tratta ferroviaria Sicignano – Lagonegro hanno sicuramente contribuito a cancellare una tale posizione strategica. _ Come ridare ad Auletta il ruolo di luogo di passaggio e quindi di ospitalità?

_La Locanda Nucleo della proposta progettuale è una “Locanda” (in ricordo della taverna Scanderbeg, ‘dogana delle calabrie’). Un dispositivo per l’accoglienza, l’ascolto, l’incontro e lo scambio tra diverse generazioni di Aulettesi e di “viandanti”. Un luogo che possa accogliere lo scambio di memorie, esperienze e immaginari tra chi lì abita, immigrati ed emigrati di ritorno per le vacanze, e chi, di passaggio sull’A3, è interessato ad esplorare questo territorio, conoscere le sue storie, contribuire al progetto. La locanda è un dispositivo che si articola in diversi spazi: come luogo di accoglienza nelle stanze recuperate tra i ruderi, come luogo di incontro in uno spazio in grado di ospitare una cucina e una sala comune, come luogo di comunicazione con il mondo attraverso strumenti audio, video, web. La locanda sarà un luogo di interazione e scambio con cui intraprendere una attività di collaborazione e di progettazione condivisa attraverso l’attivazione di laboratori e l’organizzazione di azoni sul territorio. Un sistema ICT promuoverà il luogo, gli eventi e i percorsi attraverso il territorio e ci aiuterà a registrare e diffondere attraverso un canale radiotelevisivo webe una cartografia partecipata in rete, storie e memorie di luoghi e di persone, idee e proposte, incontri e dibattiti. In sintesi, la locanda sarà un luogo accogliente con una tavola sempre imbandita. A chi del luogo vorrà venire a raccontare storie, un pranzo offerto, a chi vorrà impegnarsi nella sua valorizzazione, ospitalità gratuità e l’opportunità di conoscere un territorio, sperimentare una vivibilità diversa e partecipare ai laboratori territoriali. Si propone per la stagione estiva di quest’annno (21 giugno - 21 settembre) l’apertura della Locanda nel Parco a Ruderi: con l’insediamento del gruppo di lavoro, l’attivazione della Locanda per accogliere ospiti da fuori e per programmare le attività che animeranno Auletta. Come si viveva ad Auletta? Come si vive? E come si può vivere? Ma la locanda è anche nei luoghi abbandonati della quotidianità, la fontana, il forno, le botteghe, i cortili, le rovine delle case, luoghi di cui riappropriarsi, ripristinandone o reinterpretandone l’uso e ricostruendone le storie in maniera conviviale con gli abitanti. Nella locanda, tra un bicchiere di vino ed un caffè, si deciderà con gli avventori come e quali laboratori attivare insieme, ponendosi come infrastruttura di relazione per chi ha o avrà intenzione di prendere in cura questo luogo e di sperimentare antiche e nuove pratiche sociali. La locanda è un “nodo”, dove rielaborare nuovi concetti di convivenza sostenibile e di empowerment di comunità, per una riappropriazione progressiva della capacità di decidere il proprio futuro in maniera partecipata, consapevole e responsabile. Come attivare un processo di partecipazione? Le Azioni e i Laboratori Il progetto propone tre anni di azioni e laboratori articolati in sintonia con le diverse stagioni dell’anno.

_I Laboratori I Laboratori agiranno come processi esplorativi, scatenanti il senso dei mutamenti possibili, inneschi dove sperimentare percorsi autonomi e inediti che fanno leva su quella capacità di partire dall’energia sociale esistente e di dar voce al patrimonio immateriale sedimentato nei paesaggi, territorializzato nella memoria e nei saperi diffusi, agito nelle forme multiple delle pratiche sociali.

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L’obiettivo del progetto è di agire come reattore progettuale, quindi i laboratori diffusi saranno i dispositivi per attivare processi di rigenerazione estesa delle risorse materiali e immateriali, dinamizzare iniziative di sviluppo esistenti, convogliare capacità, promuovere immaginari, innescando interazione, appropriazione, radicamento territoriale. Una serie di laboratori aperti alla partecipazione degli abitanti del luogo e a persone proveniente sia da comunità limitrofe che da altre località nazionali e internazionali. I laboratori saranno il luogo dell’interazione, dello scambio dlle storie, delle conoscenze e dele competenze, luoghi di apprendimento reciproco e ci colaborazione azione creativa, tra abitanti ed esperti. Saranno portatori di una valenza urbana e sociale alternativa, intesa come rete di scambio, comunicazione e servizi, finalizzati alla messa in relazione dei sistemi e all’attivazione di nuove sinergie sociali e culturali. Il Laboratorio guarderà al paesaggio naturale, al sistema dei borghi rurali e alle infrastrutture presenti sia come sistema “produttivo” che come emblema del valore aggiunto nel territorio, per attivare sistemi di qualità diffusa e innovazione ambientale. Il processo di rivitalizzazione territoriale promosso dai laboratori costituirà un presidio stabile di ricerca e di innovazione in campo ambientale, operando in continuità e in sinergia con i “Musei Integrati dell’Ambiente” della fondazione MidA, già operante in tal senso. L’attivazione dei vari laboratori avrà tempi e modalità diversi, che presuppongono un lavoro preparatorio di ascolto del territorio, che si istruirà con la Locanda, in sinergia con l’attività di costruzione di documentazione e di mappatura partecipata del territorio , dei suoi usi delle sue memorie e delle sue possibilità. I Laboratori coinvolgeranno gli abitanti del territorio (siano essi cittadini, doe, giovani e anziani, enti, associazioni, amministratori pubblici, esperti, imprenditori, professionisti, ecc.), in quanto detentori di conoscenze e di linguaggi interpretativi del paesaggio locale, nonché responsabili della sua evoluzione, della sua manutenzione e delle sue trasformazioni.

_L’orto botanico di piante pioniere e piante spontanee Ogni frammento vegetale che invade le crepe, gli spazi abbandonati, assalta le pareti degli edifici, ci suggerisce un modo di colonizzare e di appropriarsi degli interstizi. In questo tessuto urbano, pronto per essere riconnesso e riabilitato, emerge la necessità di trovare spunti per creare piccole sorprese, sottili richiami evocativi della natura, riservando una rete di spazi aperti come minuscole tasche verdi. Ogni tasca, ogni aggetto, ogni frangia, fascia o macchia di verde sono episodi della natura che si manifesta assumendo una forma e una funzione che ri_germinano nell'ambito del Parco a Ruderi... creando un microclima che l‘abbandono di molti paesi nella zona ha reso endogeno. Gli spazi aperti dentro i ruderi si caricano di un grande valore poiché vengono concepiti nel nostro progetto come spazi per ospitare piccoli eventi o attività di vita quotidiana, configurandosi come piccole stanze aperte sul paesaggio, luoghi di ispirazione poetica e contemplazione, luoghi di fruizione e propagazione delle attività eco-sostenibili che si svolgono nel paese. L'esuberanza della vegetazione, che per tanto tempo ha dominato la porzione di paese, ora Parco a Ruderi, riappropriandosi degli spazi costruiti dall'uomo, ha offerto lo spunto di riflessione da cui nasce l’idea di costituire un “orto botanico di piante pioniere e piante spontanee” dislocate lungo un percorso che si articoli tra i ruderi. “Il giardino in movimento raccomanda di rispettare le specie che si insediano in modo autonomo” (Gilles Clement). Il progetto di un laboratorio volto a costruire “l'orto botanico” consente di raccontare il paese antico attraverso le tracce vegetali e di realizzare una mappatura dei luoghi basata sui saperi tradizionali legati ad esse. Le piante stesse selezionate vengono lasciate nel luogo dove sono germinate facendo emergere così le caratteristiche di substrato, di soleggiamento e irrigazione etc... che ne caratterizzano e sostengono la crescita. Salvare le specie vegetali che caratterizzano i luoghi significa salvare un patrimonio genetico, economico, sociale e culturale di straordinario valore, spesso eredità di pratiche contadine e artigiane ricche e complesse. L’obiettivo principale di questa attività di laboratorio è quello di stabilire una rete con l’orto botanico già esistente (MidA 2) coinvolgendo gli abitanti del luogo nella stesura di un “documento a cielo aperto” che illustri le proprietà delle piante e quindi la loro importanza nella cultura locale. Nelle aree su cui grava la necessità di un intervento per garantire il consolidamento del terreno sono previste invece opere di ingegneria naturalistica che regolano l'equilibrio tra suolo, acqua e vegetazione nelle aree degradate da fattori geo-climatici. Questa disciplina prevede l'utilizzo del materiale vegetale vivo e del legname come materiale da costruzione, in abbinamento in taluni casi con altri materiali biocompatibili (inerti come pietrame e massi, terra, legname, fibre vegetali e sintetiche) per favorire e permettere la diffusione dell'apparato radicale al fine di consolidare e rinforzare il terreno con l'intreccio delle radici. Le linee guida per la progettazione degli spazi corrispondono a quanto sperimentato attraverso le attività di permacultura in particolare: -aumentando la relazione tra gli elementi piuttosto che aumentare il numero degli elementi -minimizzando l'apporto di risorse esterne, progettando i sistemi costruttivi dei giardini con l'uso, il riuso e il riciclo delle risorse presenti in loco. -pianificando gli sviluppi futuri e quindi considerando che il giardino o l'orto è in continua evoluzione ed espansione. Tra gli obiettivi il progetto dei laboratori Ri_germina si propone di: _costituire una naturale espansione degli spazi comuni del paese di Auletta; -gemellarsi con i laboratori di costruzioni eco-sostenibili, costituendo un campo di sperimentazione iniziale di tali attività; -interfacciarsi con le attività della locanda (es. fornendo prodotti ad uso comune) -essere un detonatore alla rigenerazione del tessuto urbano di Auletta costituendo nuove forme di incontro, scambio e partecipazione ai progetti/laboratori -contribuire al controllo climatico ambientale attraverso l'uso della vegetazione e lo studio degli spazi; -innestarsi e contribuire ad espandere le attività dell'Orto Botanico Mida2, della Fondazione Mida già esistente

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_IL CANTIERE DELL’AGRI-TETTURA SOSTENIBILE Il Laboratorio “Cantiere dell’Agri-tettura sostenibile” intende realizzare un recupero e una ri-costruzione di alcuni ruderi (ne basterebbero due esempi, uno localizzato nel comparto 4b e l’altro nel comparto 5) secondo quelle che sono i concetti e le tecniche più avanzate dell’architettura eco-sostenibile, con lo scopo di elaborare un modello di edificio ecologico da diffondere sul territorio. Il cantiere verrà realizzato sotto forma di laboratorio in modo da coinvolgere tutti gli attori del territorio interessati ed esperti di diversa provenienza. Tale cantiere dovrebbe avere l’ambizione di essere anche un incubatore di nuove imprese legate all’edilizia sostenibile. Sappiamo, da diverse esperienze, che intervenire su un patrimonio edilizio esistente, presuppone riconoscere che si tratta di una edilizia povera, che aveva un suo equilibrio ambientale e di vivibilità, legata ad un certo contesto storico e sociale. Nelle costruzioni tradizionale, l’edificio era un organismo vivo in relazione con l’ambiente circostante e costituiva un perfetto sistema microclimatico. Queste condizioni sono cambiate, così pure le tecniche e i materiali che normalmente vengono utilizzati. Molto spesso gli interventi di recupero alterano questi equilibri creando condizioni di invivibilità di questi spazi. Un semplice esempio è l’uso della malta di cemento tra le fughe dei ricorsi di pietra che creano una barriera impermeabile nelle murature, in passato si usava la malta di grassello che è traspirante; i problemi di umidità delle murature; il gas Radon del terreno, gli infissi a tenuta e così via. Il tutto da conciliare con strutture che devono essere ristrutturate dal punto di vista statico e sismico. Per non parlare, poi dell’efficienza energetica di questi edifici. Per questi ed altri aspetti crediamo che il recupero di questi edifici possa costituire l’occasione di cambiamento paradigmatico, introducendo nuovi valori dell’edilizia sostenibile che sempre di più si stanno affermando e che rappresenterebbe anche un contributo a favore dell’ambiente. Il “Cantiere dell’Agri-tettura sostenibile” utilizzerà materiali naturali quali il legno, la paglia, la canapa, le fibre di legno, la cellulosa, il lino, la lana di pecora, la juta, la canna palustre e così via, sperimentando delle vere e proprie filiere produttive, dall’Agricoltura all’Architettura. Se si vogliono efficacemente introdurre le tematiche ambientali nel campo delle costruzioni, è necessario che tutte le discipline interessate convergano su obiettivi comuni. L’approccio globale interdisciplinare della progettazione integrata consente di razionalizzare tutti gli aspetti del progetto combinando metodologie tradizionali e innovative. Il comfort degli utenti, il rispetto dei luoghi, la gestione dell’acqua e dell’energia e il controllo dei costi sono tutti elementi che vengono tenuti in considerazione. Oltre a limitare gli impatti sull’ambiente, questo approccio ha anche una dimensione sociale: l’utente può essere coinvolto tanto nella fase progettuale quanto in quella di costruzione. I principi e le tematiche che saranno alla base del cantiere-laboratorio sostenibile: L’attenzione all’uso delle risorse naturali, la chiusura dei cicli, l’utilizzare controllato delle risorse energetiche non rinnovabili, la naturalità dei processi, il sistema di relazioni che si sviluppo tra edificio e luogo, il conoscere, dirigere e rendere ecologici gli interscambi materiali, energetici e sociali determinati dal costruito può essere definita come l’ecosostenibilità del costruito. Aspetto innovativo del cantiere-laboratorio è il riconoscimento che le dimensioni dell’abitare e del produrre, ai nostri giorni, non sono più contenute nei limiti tradizionali dei singoli centri abitati, ma abbracciano uno spazio multiscalare e reticolare.

_ IL RURAL-DESIGN Ogni centro storico ha una duplice funzione da un lato, vi è il ruolo e il valore che deriva ai centri antichi dalla loro storicità, dall'altro lato, vi è il ruolo che deriva dal fatto che nei centri storici si deve poter vivere, si deve poter lavorare, si deve poter abitare: che perciò essi devono essere comunque porzioni vive, attive, dinamiche degli organismi urbani e territoriali di cui sono parte. Tutelare in modo effettivo i centri storici significa trovare un rapporto equilibrato e organico tra “strutture vitali” e “strutture formali” significa individuare le attività, le specifiche forme della vita produttiva presenti nella nostra epoca e costituirne il contenuto organico e omogeneo, e perciò ravvivarlo e conferirgli nuova forza. Nel caso del Parco a Ruderi di Auletta, la disponibilità di un vasto patrimonio edilizio, potrebbe da subito ospitare laboratori artistici ed eventi culturali, sportelli informativi sul progetto e ospitalità temporanea per designer e artisti. Una volta l’artigiano lavorava in strada, sotto i portici, nei cortili, esposto alla vista delle gente; le “botteghe” erano luoghi di incontro e di passatempo, in ogni caso fonte di ispirazione e di confronto. Sarà possibile, qui, raccogliere idee e notizie che volgano a riavvicinare alla gente l’attività creativa di piccole unità produttive. L'intento è quello di approfondire le connessioni che vincolano le tecniche costruttive all'ambito culturale di cui sono espressione, mettendo in primo piano i legami dell'architettura con la cultura materiale, con l'antropologia, con la psicologia, con la storia, secondo un'ampia visione interdisciplinare. È quello di suggerire un percorso forse ancora incerto, ma sicuramente ricco di possibilità interpretative, che consenta di guardare la realtà dello spazio costruito con occhi nuovi, capaci di intravedere connessioni inattese, sfumate, veramente rappresentative della complessità del reale. Dall’agricoltura, i designer ecologici ricevono e utilizzano una serie di materiali naturali prodotti, colorano esclusivamente con minerali atossici e pigmenti vegetali della "chimica dolce", fanno attenzione, fin dalla fase del progetto, alla rete di relazioni che costituisce il nostro mondo circoscritto, rispettando, per esempio, la necessaria reintegrazione nel ciclo ecologico. Possono essere fatti alcuni esempi di come si può concretizzare un simile atteggiamento. L'utilizzo di materie prime rinnovabili offre buone possibilità per il futuro e rappresenta un passo decisivo sulla strada verso un'economia verde. L’agricoltura potrebbe così, creare un sistema di filiera con l’edilizia sostenibile e con la cultura materiale innovativa.

_IL LABORATORIO DEL RE-CICLO Il laboratorio Re-Ciclo, fa parte integrante del progetto di Rural-Design. Conosciamo bene i problemi dovuti ai rifiuti e alla loro gestione. La finalità del laboratorio è quello di avviare modelli di sperimentazione per la trasformazione di tali materiali.

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Il progetto “Re-Ciclo" si intende sperimentare una strategia innovativa nella realizzazione pratica dell'ecologia sostenibile attraverso la creazione di un laboratorio tra artigiani e progettisti in ambito locale per il riuso del legno e di altri materiali di recupero. Stazioni di miglioramento ambientale abbinate al risparmio economico, al fine di generare nuovi rami di impresa e opportunità di lavoro nel contesto della sostenibilità locale. Il laboratorio può rappresentare una forma esemplare collegata in filiera. Il progetto 'Ri-ciclo' può individuare e sviluppare strategie per una nuova occupazione sostenibile applicata a modelli di politica ambientale e sociale 'reticolare' in grado di capovolgere le attuali diseconomie. Con il Laboratorio si deve: _implementare quanto è già stato sperimentato; _ mantenere cicli chiusi; _ risparmiare energia e risorse; _ preferire la molteplicità all'univocità; _ avviare un nuovo servizio nel settore ambientale ed in particolare del riciclaggio; _ potenziare la presenza di un’impresa nel mercato dello smaltimento/riciclaggio dei rifiuti, attraverso l'attivazione di un laboratorio pilota, in collaborazione tra artigiani locali per il recupero e ri-design del legno, e di altri materiali; _ riqualificare gli artigiani che operano nel settore.

_ “AGRI-CULTURA” Una prima cosa che stiamo cominciando a capire è che dal punto di vista socio-economico oggi è molto pericoloso continuare ad immaginare dei processi di specializzazione economica di un territorio o di una città che siano monofiliera. Dal punto di vista biologico noi sappiamo che ciò che veramente permette un’evoluzione efficace, una risposta efficace ai condizionamenti ambientali, è la disponibilità di una notevole diversità genetica. La natura da questo punto di vista ragiona relativamente, non ha un piano preciso, però se ha a disposizione vari modelli su cui lavorare, attraverso l’ibridazione di questi modelli, produce un’evoluzione del codice genetico che crea specie nuove e individui nuovi che reagiscono per selezione naturale efficacemente ai condizionamenti ambientali. Per le città e i territori rurali da questo punto di vista non è molto diverso, oggi noi sappiamo che quello che salva economicamente le città è la capacità di innovare, che non è quasi mai la capacità di creare qualcosa dal nulla. La capacità di innovare è la capacità di ibridare delle cose che esistono già in modo diverso. Questo vuol dire che un territorio che riesce ad essere veramente ecosostenibile oggi è un territorio che riesce a far parlare tra di loro settori e filiere produttive molto diverse tra di loro. Una strategia innovativa di sviluppo va definita anche per il settore agricolo. La visione di partenza dev’essere fondata sul ruolo multifunzionale dell’agricoltura, che interessa la salute e il benessere attraverso la qualità dei cibi e la fruizione del territorio, il turismo, il presidio e la manutenzione del territorio, del paesaggio e del patrimonio culturale, la salvaguardia della biodiversità. Crescente attenzione va riservata ai problemi di sicurezza alimentare, gestione sostenibile delle foreste e delle zone umide, recupero delle aree marginali, tutela delle culture locali e nuove colture. L'agricoltura ci avvicina in modo semplice con il senso profondo dei beni comuni (basti vedere l’attualità e la riscoperta degli usi civici), perché il contatto diretto con la natura ci costringe ad avere a che fare allo stesso tempo con la generosità e con la fragilità dell'ecosistema che consente la vita sulla Terra. Oggi occorre riscoprire tale approccio dato che la gran parte dell'umanità vive di agricoltura e la salvaguardia della fertilità, della biodiversità, della stabilità climatica necessitano di nuove regoli globali. Il coltivare nella sua accezione più ampia di gestione del territorio come patrimonio comune e di mezzo di sussistenza dell’umanità meriti un’attenzione particolare. Gli spunti di riflessione che proponiamo possono essere sintetizzati nei seguenti punti: 1. La centralità dell’agricoltura locale come identità e presidio dei luoghi; 2. La sussidiarietà del commercio internazionale laddove le produzioni locali non siano sufficienti; 3. Il rispetto dei cicli e dei limiti biologici ed ecologici nel coltivare; 4. Il rispetto prioritario della fertilità del suolo e della specificità del paesaggio; 5. La rivitalizzazione delle comunità rurali; 6. La riduzione delle distanze fra il piatto e la terra; 7. La tutela e la valorizzazione della biodiversità (attraverso le diverse pratiche come l’agricoltura biologica e la biodinamica, l’agricoltura integrata, la permacoltura, ecc.) In definitiva l’agricoltura assume un ruolo sempre più importante, dopo la fabbrica fordista della catena di montaggio e dello sfruttamento intensivo delle risorse del pianeta, la possiamo definire come la “fabbrica della sostenibilità”, la quale produce solo materia prima rinnovabile, cioè che cresce dalla terra, sia per quanto riguarda i prodotti agro-alimentari, sia per quanto riguarda la materia prime da trasformare e utilizzare in diversi campi.

_Le Azioni I laboratori si svilupperanno secondo le modalità della ricerca/azione, ascolto del territorio individuazioni delle problematiche, prograppa partecipato di azione, axione condivisa, verifica - lettura e interpretazione dei feed back, nuovo piano d’azione. Un processo aperto in grado di trasformare i segnali promettenti, che la società invia in una visione di insieme e di cui costruire un percorso di discussione collettiva dove favorire la riflessione critica verificando le idee, i casi e le proposte di soluzioni sostenibili e su cui promuovere una varietà di iniziative culturali alla ricerca di modi di vivere più sostenibili;

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La proposta è la costruzione di azioni come modalità necessaria per indagare ed interpretare i punti di forza e di debolezza del contesto, esplorare le diverse potenzialità, convolgendo saperi locali in grado di rinnovare le tradizioni del territorio, diffondere consapevolezza e innescare le dinamiche di condivisione e di trasformazione sociale.

_Azione 1 Auletta Lagonegro a piedi: riapriamo la via delle Calabrie. Parafrasando Carlo Levi potremmo dire “Cristo si è fermato ad Eboli…o meglio a Sicignano…e ha continuato a piedi”. Fare di Auletta una porta di accesso di viaggi colti e sostenibili, pedonali e ciclabili, riscoprendo e re inventando percorsi da ricercare nella storia antica e recente del territorio. Lo storico percorso verso le Calabrie lungo il fiume Tanagro oggi può avvalersi del sedime della ferrovia dismessa, un percorso ambientale e culturale storico che potrebbe trovare oggi un ulteriore valore: quello di collegare già due, e quasi tre meravigliosi parchi, il Parco del Cilento e Vallo di Diano, il Parco del Pollino, con la possibilità di svilupparsi fino al Parco della Sila lungo l’altra ferrovia dismessa Lagonegro - Spezzano Albanese. Su questa importante infrastruttura ambientale altre reti di percorsi potrebbero trovare ad Auletta il loro punto di partenza o di passaggio. Sicuramente su almeno altri due percorsi possiamo iniziare a lavorare negli anni successivi: la rete dei percorsi legata ai paesi fantasma del terremoto e quella dei luoghi storici del brigantaggio. Il 4 Marzo seguiremo il CAI di Salerno e Antonello Sica per condividere il loro annuale sforzo di accendere i riflettori sulla ferrovia fantasma e per proporgli di lavorare insieme sull’uso, la valorizzazione e il recupero di quel meraviglioso percorso. Vorremmo iniziare proprio da qui. Proponendo al sempre più ampio mondo di camminatori che ben conosciamo di condividere, nei giorni tra il 25 aprile e il 1 maggio, una esperienza di viaggio – mappatura, di quattro - cinque giorni, del tratto della ferrovia abbandonato Lagonegro-Auletta (70 km). Il percorso sarà a piedi, dormendo in tenda o trovando ospitalità, così da arrivare ad insediarci ad Auletta con un bagaglio carico di racconti, immagini, idee, relazioni e persone con cui dar vita alla Locanda sulla via delle Calabrie, un luogo di incontro e accoglienza che riproponga Auletta come stazione di posta e città dell’ospitalità. Il percorso della vecchia ferrovia è inteso come prima esperienza di conoscenza e come ‘linea’ di continuità e connessione con il territorio circostante. La camminata rappresenta una prima esperienza di esplorazione, conoscenza delle realtà del territorio e delle sue memorie, di cartografia e individuazione delle criticità e di luoghi d’interesse. Il punto di arrivo della camminata sarà la Locanda nel Parco a Ruderi come ‘porta d’accesso’ del più ampio sistema territoriale. I racconti della camminata saranno il primo materiale per ‘arredare’ le stanze della Locanda che ospiteranno i ‘viandanti’ durante l’estate. Il Lavoro di mappatura sarà l’avvio di un ampio lavoro di mappatura in rete.

_Azione 2 La raccolta sociale delle olive Il momento della raccolta delle olive è un momento particolare in cui l’interazione tra persone e paessaggio è molto forte, scatenando un diffuso agire sul territorio, colori, profumi. Con la raccolta sociale delle olive si intende valorizzare questo momento rendendone partecipi persone che abitando in città e che risultano particolarmente affascinate dalla possibilità di riappropriarsi della facoltà di produrre il proprio cibo di qualità, partecipando alla raccolta e a la trasformazione nei frantoi dell’olio. Questo dà tutto un altro sapore all’olio rendendolo unico, frutto di una esperienza da raccontare e condividere che può diventare un utilissimo strumento di promozione del prodotto locale nei mercati e nei contesti metropolitani, individuando degli acquirenti consapevoli e partecipi e tagliando le lunghe e costose filiere per l’acquisto del prodotto, permettendo quindi prezzi equi sia per il produttore che per il consumatore. Ma la raccolta sociale delle olive ha anche imortanti significati ulteriori: stimolare e promuovere forme di socializzazione e cooperazione tra i produttori, riattivare la raccolta su terreni non più coltivati, creare un valore aggiunto al prodotto olio e stimolare il turismo ad Auletta. L’azione che si svolge necessariamente in autunno al momento della raccolta è preparata durante l’estate attraverso un lavoro che verrà svolto nella locanda di incontro con i piccoli e grandi produttori, di mappatura degli oliveti coltivati e di quelli dismessi di promozione di un marchio comune che non è ancora quello di un prodotto ma quello di una manifestazione che può assumere cadenza annuale. Durante l’estate verrà sviluppata anche l’azione di promozione dell’iniziativa in rete iniziando a raccogliere prenotazioni. Come organizzare, condividere, sedimentare e disseminare?

_ Una Architettura di rete Le tecnologie ICT sostengono l’attuazione della trasformazione sociale desiderata facilitando la comunicazione, la cooperazione e la condivisione. Implementazioni e-Government ed e-Governance abilitano nuove modalità di partecipazione di cittadini e comunità, con interfacce che possono favorire, attraverso l’implementazione di sistemi accurati di analisi e feedback l’identificazione di opportunità, problemi sociali e loro possibili soluzioni, bisogni emergenti e mutamenti. Nell’ottica della costruzione di un sistema partecipato, ovvero avvertito dai cittadini come una proprietà ed un bene comune da coltivare ed accrescere, il disegno dell’infrastruttura stessa deve emergere da un’analisi multidisciplinare dei bisogni e dinamiche socio-relazionali preesistenti. CO/MMONSAULETTA. 06


L’innovazione ha bisogno di un ecosistema capace di garantire una ricaduta economica ed uno sviluppo sociale e culturale attraverso l’interazione, la condivisione e la cooperazione che superi i limiti di un approccio burocratico e tecno centrico; un approccio sistemico fondato sulle comunità opposto a quello riduzionista pilotato da trend ed imposto dall’alto da istituzioni ed amministrazioni, che tende ad ignorare la natura a cascata e le conseguenze su comunità , portatori di interessi e sottosistemi. I processi sociali devono essere rilevati ed integrati in una maniera olistica ed interdisciplinare stabilendo link tra risorse locali ed incoraggiando lo sviluppo di dinamiche di e-governance e socializzazione degli obiettivi strategici ed operativi di progetto, evitando sistematicamente l’importazione di modelli già esistenti. L'infrastruttura tecnologica deve dunque essere personalizzata ed il contesto localizzato per servire gli interessi reali e tipologicamente affini delle comunità beneficiarie degli interventi, anche superando confini politico\amministrativi che frammentano le risorse. Ulteriore prerequisito di un progetto di innovazione tecnologica è l’esternalità della fiducia, in assenza di questa risorsa le implementazioni tecnologiche sono poco “popolate” e condivise dalle comunità inibendo dunque l’agire collettivo necessario a vitalizzare e potenziare il sistema.

_ Informatica rurale Nei contesti rurali ed aree marginali lo sviluppo implica l’aggregazione e l'uso di risorse umane, naturalistiche, culturali, finanziarie e fisiche per il raggiungimento di obiettivi comuni, quali il miglioramento della qualità della vita per comunità ed individui, soddisfazione di desideri e bisogni per sé e per i propri figli. Lo sviluppo rurale e dunque un processo che implica uno sviluppo sostenibile e durevole attraverso la gestione dei beni comuni, anche al di là di confini politico amministrativi che hanno frammentato nel tempo aggregati di risorse tipologicamente affini. L’informatica rurale ha un potenziale abilitante per la crescita economica ed il potenziamento sociale delle aree rurali,. Le economie delle aree marginalizzate possono essere agevolate da un utilizzo delle ICT concentrandosi ad esempio sulla produzione sociale, raccolta ed analisi dei dati, condivisione delle informazioni, comunicazione, consumo ed erogazione di servizi. Queste tecnologie non sono in sé la soluzione, bensì la piattaforma abilitante; la letteratura rileva frequentissimi fallimenti delle implementazioni in contesti rurali dovuti a configurazioni che vedono scarsa partecipazione delle comunità ed assenza di integrazione di metodologie e processi tradizionali nel disegno dell’infrastruttura. Il disegno di un sistema evoluto non può dunque prescindere da un approccio ibrido e multidisciplinare capace di generare interfacce Governo>Cittadino<Governo G2C2G potenziate da sistemi di raccolta ed analisi dei feedback complesse. Sostenere lo sviluppo rurale attraverso un utilizzo sistemico delle ICT è dunque possibile laddove le implementazioni riescano a rispondere ai bisogni locali integrando i sistemi e processi innovativi con quelli tradizionali di conoscenza (TKS). Per identificare bisogni e conoscenze locali, sistemi ed implementazioni devono funzionare con link multidiirezionali, Governo > Cittadino\/Stakeholder > Governo, attivando dinamiche di partecipazione attiva delle comunità locali nel disegno, creazione ed implementazione di contenuti, gestione ed autoconfigurazione del sistema.

_Costruire Mappe/territori che apprendono Parallelamente al lavoro di analisi e disegno del sistema, il gruppo di progettazione istruirà e promuoverà una azioni di mappatura partecipata delle memorie, delle risorse disponibili, del loro possibile utilizzo, e delle loro attuali o potenziali interconnessioni. Esiti di questo lavoro saranno nuove mappe digitali interattive capaci di comunicare razionalmente il territorio offrendo una leggibilità della destinazione e delle attività in corso. Mappe multidimensionali realizzate lo partecipazione attiva della popolazione, strumenti per costruire una geografia di storie e di memorie nonchè immaginari condivisi, mappe coevolutive nella misura in cui divengono strumenti di una analisi condivisa e di un agire comune sul territorio, in grado di superare la mera accumulazione di dati organizzati in elenchi, mappe google o directory. Se abitare paesaggi è uno degli obiettivi del processo di rigenerazione diffusa del progetto, bisogna reinterpretare il territorio come campo di forze. Si rende così necessario un insieme di strumenti che permettano di apprendere e conoscere una realtà intessuta anche di trame invisibili. Una conoscenza come capacità di sperimentare, percorrere, orientarsi e anche perdersi. A questo serve la mappa. La mappa quindi ne diventa uno strumento indispensabile. Una mappa indica uno spazio, non lo rappresenta. In una mappa si esprimono relazioni e non gerarchie, così come la composizione del territorio richiede. Se lo spazio è il “luogo dei luoghi”, anche la memoria si presenta come mappa dei luoghi, come arcipelago. La mappa conterrà i ricordi, le emozioni, le memorie del sisma ma anche i desideri e le visioni future. La mappa può descrivere, per associazioni, un universo discontinuo. Occorre formulare i principi per stabilire la congruenza tra paesaggi urbani e paesaggi sociali, tra antiche e nuove forme d’uso del territorio e della città e le morfologie fisiche del cambiamento. La mappa è un progetto di uno spazio di mezzo che nasce dall’interpretazione-traduzione di ciò che esiste. C’è qui l’intenzione di mettere in gioco, più tradizioni, molte storie, più apparati iconici, i diversi riferimenti di cultura alta e sapere locale. La necessità di progettare una mappa partecipativa sulla quale azzardare previsioni, e sulla quale chiunque in base alla propria percezione possa in tempo reale tracciare confini dell’immaginazione, è uno degli obiettivi del progetto. Geografie, muri, confini, demarcazioni, barriere – fisiche, ma anche mentali e culturali, sono alcuni degli scenari aperti per possibili interazioni attraverso elaborazioni artistiche, poetiche, urbanistiche, letterarie, cinematografiche, oltre che politiche e geografiche. Il paesaggio non è ambiente, né territorio. Esso è un modo di vedere il mondo, una rappresentazione mentale, uno schema simbolico, che non è sempre esistito, e non esiste in tutte le società.

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Si tratta dunque di un complesso processo sociale che richiede una nuova capacità: la capacità di “mettere in scena” dei futuri possibili per poterli democraticamente discutere e per decidere quali tra di loro siano più auspicabili sulla base di visioni motivate ed articolate di diversi modi di vivere. Delle visioni che siano in grado di indicare delle strade potenzialmente praticabili e di alimentare così una conversazione produttiva tra i diversi attori sociali coinvolti. I territori oggi più che mai stanno cambiando velocemente, ed in particolare le aree dismesse, le aree di margine, sono interessate da dinamiche territoriali che riconfigurano il territorio ritrovando un nuovo ruolo.

_Obiettivi strategici e operativi Per raggiungere gli obiettivi strategici di progetto il gruppo di progettazione si trasferirà fisicamente ad Auletta, vivendo e condividendo quotidianamente con la comunità locale l’analisi, le scelte di sviluppo e le implementazioni delle soluzioni tecnologiche. La raccolta dei dati e dei requisiti funzionali non sarà dunque operata a distanza, ma si lavorerà nella direzione di un disegno comune, compreso nelle sue logiche e dinamiche e partecipato. La relazione continua tra gruppo progettuale e comunità locale permetterà inoltre la costruzione di relazioni di fiducia e la proposizione di soluzioni innovative non avvertite dalla comunità come aliene o imposte. _ OBIETTIVI STRATEGICI • Implementazione di un sistema multidisciplinare di analisi dei requisiti funzionali • Deframmentazione, connessione e comunicazione delle risorse • Partecipazione collettiva al disegno \ mantenimento ed aggiornamento dei sistemi • Integrazione di rete di progetti e risorse esistenti • Potenziamento del Capacity Building di risorse umane, enti, portatori di interessi attraverso formazione reciproca e progettualità condivisa. • Comunicazione e disseminazione di risorse ed asset locali • Disegno di mappe coevolute per ila valorizzazione e la promozione del territorio • Creazione contenuti ipertestuali e multimediali _OBIETTIVI OPERATIVI • Creazione piattaforma b2b per l’interconnessione di artigiani, agricoltori, attività produttive e filiere • Creazione di una infrastruttura digitale per la valorizzazione e la promozione del territorio • Creazione di un marketplace per la commercializzazione di produzioni locali e nuovi prodotti esiti di interventi formativi finalizzati a nuove produzioni innovative • Implementazione di interfacce sociali per la creazione, condivisione ed aggregazione di contenuti • Creazione di blog\forum\wiki per di progetto • Creazione di una redazione web per il coordinamento, l’editing e l’indicizzazione dei contenuti • Creazione di una piattaforma di e-learning per la catalogazione e disseminazione dei contenuti generati nella rete di laboratori previsti dal progetto. • Creazione di un laboratorio multimediale mobile per la documentazione di eventi sociali, formativi e produttivi esiti delle attività di progetto. Riusciremo a comunicare con il mondo intero? Forse serve l’inglese...

_ International networking Nel contesto generale delle attività dei laboratori, della vita e attività della locanda, delle varie azioni, incontri e in stretto rapporto con la strategia di comunicazione informatica si inserisce la componente di lingua inglese. Essa trova la sua motivazione specifica nella necessità di maggiore apertura e interfaccia con contesti internazionali tramite: - lo stimolo e la gestione di contatti preliminari - il sostegno linguistico e strumentale per le attività di scambio tra individui, gruppi e istituzioni - la gestione di incontri fisici reali tramite traduzione simultanea ed interpretariato - le traduzione di testi in e dall’italiano - la collaborazione stretta con la piattaforma informatica di Auletta e i suoi aggiornamenti - il sostegno generale e consulenza linguistica per l’intera gamma di potenziali applicazioni che coinvolgono l’inglese. Pertanto il responsabile della componente di lingua inglese presenzierà stabilmente alle attività e agli incontri che si svolgeranno presso la Locanda come luogo di incontro e officina di lavoro progettuale al fine di seguire, interagire e dialogare con gli attori locali e di individuare possibilità per l’articolazione di interazione comunicativa con l’estero. Le attività si muoveranno dal programma di incontri in agenda e saranno volte a far germinare obiettivi e potenziali azioni di contatto. Al fine di creare tali contatti coerenti con interessi e iniziative individuali o collettive, le modalità di applicazione del lavoro si articoleranno nella presentazione in lingua inglese di opinioni, idee e proposte degli abitanti agevolando la comunicazione e sostenendo lo scambio con l’estero. CO/MMONSAULETTA. 08


L’obiettivo della componente di inglese è di giungere quindi ad una serie di esiti concreti dal contatto e scambio personale, alla collaborazione tra gruppi che si tradurranno in incontri fisici reali ad Auletta o tramite interfacce virtuali. Si propone inoltre l’attivazione di un gruppo di residenti ad Auletta in possesso di un buon livello d’inglese (post-intermediate) (local language unit) in grado di interagire per contatti e assistenza specifiche. Si prevede inoltre la creazione di un archivio delle attività internazionali di contatti, rapporti, incontri ed esiti produttivi che costituirà un elemento di riferimento per il futuro. E come vogliamo collaborare con gli altri gruppi partecipanti? Sicuramente il concorso raccoglierà molte idee e proposte, se dovessimo vincere noi, sarebbe utile e interessante fare con gli abitanti presso la locanda una rilettura di tali proposte, magari invitando i progettisti alla Locanda a presentarle essi stessi, e qualora ce ne fossero alcune che si ritenesse opportuno non perdere, cercare in tutti i modi di realizzarle con gli stessi proponenti e ovviamente gli abitanti.

CRONOPROGRAMMA

COSTRUZIONE DI UN CALENDARIO DI LAVORO PER LE

SECONDO UN CALENDARIO QUADRIENNALE D’INTERVENTO E

4 STAGIONI E PER 4 ANNI DI LAVORO

I TEMPI NATURALI DELLE STAGIONI

1° anno | inverno: ASCOLTO E TESSITURA DELLE RELAZIONI

2° anno | primavera: INNESTI

3° anno | estate: RACCOLTO

4° anno | autunno:

inverno

TRASFORMAZIONE E DISSEMINAZIONE

racconti

CASA

lavorazioni riti e percorsi

ascolto e manualità

AZIONE 2 RACCOLTA SOCIALE

primavera

DELLE OLIVE

PAESAGGIO I

semina e riapertura percorsi

raccolta

autunno

PAESAGGIO II

accoglienza

AZIONE 1 IN CAMMINO LUNGO

raccolta, trasformazione e conservazione dei semi

LA FERROVIA AULETTA-LAGONEGRO

ritorni e passaggi

PAESE

estate CO/MMONSAULETTA. 09


relazione