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n. 21 Periodico di ispirazione cristiana regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it - www.teleregina.it

Anno XII - 13 maggio 2012 - €. 1,00

3 - Porta della fede o porta sbarrata? 6 - La politica tradisce l’uomo 24 - Il soffio dello Spirito Santo VADEMECUM

Solitudine Sociale

Per quanto da Aristotele in poi si sappia che solo nel fare politica l’uomo trova ogni giorno il suo passo, lo spettacolo dell’imprevidenza e dell’avidità sfrenata ha trattenuto i giovani in una sorta di solitudine, senza che ciò richiamasse la responsabilità di chi gestisce i poteri della politica. Sergio Zavoli


Sommario Cieli nuovi terra nuova

Anno XII - n. 20 13 maggio 2012 Registrazione Tribunale di Palermo N.17/2000

Direttore Responsabile Serena Termini

In copertina Fedeli in preghiera

Capo Redattore Giovanna Gonzales

Servizio diffusione e abbonamenti Anna Basile Loredana Ferraro

Collaboratori Nino Barraco Salvatore Di Fazio Emma Di Ganci Marina La Barbera Francesco Giorgianni Antonio La Spina Giovanni Lo Cascio Massimo Naro Sergio Natoli Vittorio Noto Giuseppe Roccaro Giuseppe Savagnone Vincenzo Scuderi Piero Serraino Anna Maria Tata Nino Terranova Paolo Turturro Francesco Virga

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Focus

Questo numero è stato chiuso il 7 maggio 2012 alle ore 13.00 Direzione Redazione Amministrazione Via Decollati, 2A - Palermo tel. 091 6177936 334 9647256 fax 091 6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it Impaginazione e stampa Copygraphic s.n.c. Via E. Restivo, 99 - Palermo 091 524312 tel. 091 2523051 copygraphicsnc@libero.it info@copygraphic.it www.copygraphic.it L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

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Porta della fede o porta sbarrata? Viva l’Italia

associazionecntn@gmail.com Redazione 091 6175215 – 091 6177936 Anna Basile 328 4767020 Loredana Ferraro 339 8294260

Attualità

Scuola, ignoranza e cittadinanza di Maria Vitale

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Politica

La politica tradisce l’uomo di Elio Giunta

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Vita sociale

Politica disattenta… di Serena Termini

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Cultura

Maestà della giustizia nella tragedia greca di Salvatore Di Fazio

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Tradizioni

La tonnara di Marzamemi di Nino Terranova

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Libri

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Elezioni

La Sicilia dell’americano Berenson di Giovanni Bonanno

La partecipazione contro l’antipolitica di Antonella Russo

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Lavoro

Imprese che resistono di Antonio Arnone

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La “fuga di cervelli”? E che c’è di male? di Livio Terranova

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Arte

L’arte di vivere la bellezza di Emma Di Ganci

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Medicina

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Teatro

Citologia nasale… cos’è? di Gloria Randazzo

“Per non morire di mafia” di Franco Verruso

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Spazio di fede

Il soffio dello Spirito Santo di Piero Serraino

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Ama e risorgi di Paolo Turturro

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Chiesa

Un tempio di pietre vive di Sergio Natoli

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Per abbonarsi:

di Fabio Sortino

Progetto grafico Roberto Miata

Segreteria di Redazione Fabio Sortino

Editoriale

di Giacomo Ribaudo

Direttore Editoriale Giacomo Ribaudo

Consiglio di Redazione Giovanni Bonanno Fernanda Di Monte Elio Giunta Katia Mammana

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Televisione

c/cp n. 12372983 intestato ad “Associazione CNTN” oppure “Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate” IBAN IT 78L01030 43730 000000002944


EDITORIALE

Porta della fede o porta sbarrata? di Giacomo Ribaudo

Benedetto XVI ha indetto, dall’11 Ottobre 2012 fino quasi tutto il 2013, con il documento “La porta delle Fede”, l’anno della Fede. Il documento tocca svariati punti di grande profondità e di grande utilità per la crescita nella vita cristiana dei credenti e per un rilancio della evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Al n.6, assai opportunamente, suggerisce che il rinnovamento della Chiesa non necessita solo di un rinnovamento della Fede, ma postula la testimonianza della carità, mentre al n. 14, citando S. Giacomo, ci ricorda che la Fede, senza l’esercizio della carità, è morta in se stessa. E fin qui ci siamo perché si tratta di quello che i suoi predecessori, sulla scia della grande tradizione e del Magistero della Chiesa, ci hanno sempre insegnato. Si consenta tuttavia, a me prete che ha vissuto l’evento conciliare interamente negli stessi anni in cui stava sui banchi a studiare teologia ancora sui testi in lingua latina, anche se con spirito nuovo, di esternare un pizzico di delusione, sulla lettura del “Motu proprio” papale. E perché? Semplicemente perché se vogliamo ancora parlare di “Nuova Evangelizzazione” dobbiamo avere il coraggio di attrezzarci con gli strumenti e i criteri più opportuni perché la “Nuova Evangelizzazione” possa decollare, dopo che da più di trent’anni se ne parla. 1° Il primo criterio è che di fronte a tanta gente senza più speranza e con governi occidentali in crisi sull’orlo del collasso economico – finanziario non ha più senso il tenore di vita condotto da molti di noi ecclesiastici, il guardaroba e gli addobbi e le insegne di cui ci si fregia. I capi di Stato e di governo vestono semplicemente con giacca e cravatta. Solo i Re e le Regine resistono con certe fogge. Un po’ più di semplicità nel vestire, nelle auto, nelle scorte, negli sperperi dei palchi, nelle composizioni floreali… non avvicinerebbero l’uomo di oggi alla Chiesa più di mille encicliche? Severino Dianich, in un articolo comparso recentemente su “Vita Pastorale”, fa presente che, a differenza delle passate generazioni, non sono più sufficienti (…ma a volte manca anche quella) la testimonianza e lo zelo del singolo parroco. I mass-media oggi rendono contiguo a ogni uomo

il comportamento e la testimonianza delle Chiesa nel suo complesso e a tutti i livelli. 2° Il secondo criterio è che la porta della Fede può apparire non sbarrata, ma spalancata, se le porte delle chiese, almeno quelle dove è custodita l’Eucaristia, restano aperte più tempo che sia possibile. Si dovrebbero fare i turni di apertura di notte in città, perché chiunque volesse cercare rifugio in una chiesa, anche di notte, ne possa trovare aperte almeno due o tre, a parte che si dovrebbe aborrire la trasformazione delle chiese in musei… 3° Il terzo criterio è la provvista di un clero più numeroso, attraverso l’accettazione, come si fa per i diaconi con il disappunto (oibò!) anche di alcuni vescovi, di uomini sposati e che danno fervente testimonianza umana e cristiana. E a questo proposito urge ricordare che i diaconi non sono nati né per fare gli aiutanti dei preti né, tanto meno, per arricchire la coreografia delle liturgie solenni. Essi sono la mano e il piede dello spirito di carità e dell’interesse del Vescovo verso qualsiasi categoria di emarginati. 4° Il quarto criterio è che possano essere accettati tra i preti anche uomini che svolgono svariate professioni, in modo che possano esserci dei preti che vivono del loro lavoro e vivano con più coinvolgimento gli eventi di questa terra. Andrebbero così impostati diversamente i seminari, che non dovrebbero essere l’unico cammino per accedere allo stato di preti… 5° E i divorziati, anche se risposati che godono con una nuova famiglia più e meglio che con la prima, non possono mai sperare in una sanatoria e devono vivere la loro condizione ecclesiale in una specie di scomunica perpetua e di inferno anticipato? 6° Ma forse c’è qualcosa che respinge, più di ogni altra cosa, l’uomo di oggi dalla Chiesa: ed è il non potere in molti casi esprimere la propria opinione, il porsi in atteggiamento di divergenza di vedute nei confronti del Vescovo o del prete, a seconda dei casi, che si considera più padrone che Padre della sua comunità. E il Concilio? Il Concilio non è alle porte, ma è molto lontano…

giacomo.ribaudo@fastwebnet.it | tel. 091 490155 | cel. 330 537932 13 / maggio / 2012

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Focus

Viva l’Italia La Lega annientata da una tempesta giudiziaria, ma anche il Sud non scherza di Fabio Sortino

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opo aver assunto per 20 anni un atteggiamento giustizialista e forcaiolo, la Lega Nord si è

scoperta essere più ladrona della Roma che tanto aveva attaccato. Diplomi comprati dal figlio di Umberto, Renzo Bossi, spese pazze e rimborsi spese tutti a carico del partito che grazie alla speciale legge sui rimborsi può far intascare ai singoli esponenti politici cifre enormi. Il tesoriere Belsito che faceva affari, secondo quanto si dovrà ancora dimostrare, con la ‘drangheta, il vicepresidesidente del Senato Rosy Mauro che comprava lauree a Londra.

È difficile giustificare un partito che per tanto tempo aveva fatto della “verginità” politica il suo cavallo di battaglia, contro i corrotti degli altri partiti e in particolare contro “Roma Ladrona”. E adesso sembra patetico il tentativo di Maroni di tenere a galla questa barca sfondata e di cercare di nascondere che anche lui, come Umberto Bossi, avrebbe dovuto accorgersi delle magagne che c’erano all’interno della Lega. Si può considerare la Lega ormai facente parte del passato fortunatamente. Non se ne poteva più degli stupidi slogan razzisti, quando poi il tesoriere Belsito va a fare affari in Tanzania. Questo partito fondato da ignoranti, da persone

Umberto e Renzo Bossi che disprezzano gli altri, in nome di una presunta derivazione celtica, si avvicina fortunatamente alla fine. Come per Berlusconi, cade un altro cattivo baluardo della II Repubblica, un partito leaderistico, dove l’unica voce che si sentiva era quella di Umberto Bossi. Non se ne poteva più di sentirsi chiamare terroni da gente senza arte né parte che per tanto tempo è stata accettata dalla politica. E tra, l’altro, personalmente se fossi del Nord mi vergognerei di essere rappresentato da un partito e da gente del genere. Soprattutto da un viziato, corrotto, di poco cervello come Renzo Bossi, figlio del Senatur. Tutto questo speriamo sarà spazzato via, insieme alla leggenda di partito onesto che era ingiustamente considerato la Lega. Per non parlare delle vacanze allegre e di gruppo pagate dalla Regione Lombardia al Presidente Formigoni, che in 4-

nome di chi sa quale immunità si rifiuta di rispondere ai giornalisti, con un atteggiamento altezzoso e arrogante. La Sicilia non è da meno, con la continuità mafiosa. Si passa, infatti, da un Salvatore Cuffaro, in carcere da un anno e mezzo perché condannato per favoreggiamento, aggravato a “Cosa nostra”, a Raffaele Lombardo, che ha, per il momento un’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. D’altra parte questa è l’Italia dei calciatori che fanno autogol per 300.000 euro (il riferimento è a Masiello). Ed

è l’Italia che intende recuperare il bottino rubato dai ladroni tagliando pensioni e stipendi ed aumentando ogni genere di prima necessità, riducendo sul lastrico gli onesti e la povera gente, molto spesso costretta al suicidio. Ed è, l’Italia degli onesti che pagano le tasse, ma anche quella degli evasori nullatenenti con la Ferrari. Vero che la pressione fiscale è altissima (43%), vero è che i servizi pubblici molto spesso sono scadenti, ma pagare le tasse è un dovere civico cui molti si sottraggono impunemente. Viene la rabbia a pensare ad un sistema così corrotto, così poco scalfito dai media addomesticati e legati alle grandi lobby affaristiche. 13 / maggio / 2012


Attualità

Scuola, ignoranza e cittadinanza Riflessioni sul valore della conoscenza e l’influsso sulla società di Maria Vitale

“L’

ignoranza si regna, l’intelligenza non si può regnare” Vi ricorda qualcosa o qualcuno? È la versione popolare, linguisticamente non perfetta della famosa massima “knowledge is power”! Cioè La Conoscenza è potere! La fonte di queste due citazioni simili nel concetto ma così diverse nella forma letteraria? La seconda è la celebre citazione di Francis Bacon, filosofo, statista, scienziato della fine del 1500 e gli inizi del 1600. La prima è quella di un povero operaio italiano del dopoguerra Benito Sartori che ha conquistato la licenza delle scuole elementari dopo aver interrotto la scuola per motivi economici, facendo in un unico anno la quarta e la quinta. Innamorato della scuola considerata come la sede più

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opportuna per la “formazione e la costruzione dei cittadini italiani” dopo la riunificazione del paese operata da Garibaldi. Recuperava i libri già usati per assicurare i libri gratuiti agli scolari della scuola pubblica del suo paese.

Per assicurare la possibilità della “intelligenza” sull’ignoranza perché un popolo ignorante è suddito! (si fa regnare) uno “intelligente”no! Nel mondo popolare, con basso livello di istruzione, intelligenza e conoscenza sono sinonimi, non si distingue quello che è un mezzo o una qualità innata (l’intelligenza) da quello che grazie ad essa (se la si usa e la si esercita regolarmente) si ottiene: la conoscenza! La consapevolezza, la capacità critica, la capacità di valutare le cose e gli eventi. Gli uomini che esercitano la loro intelligenza non possono es-

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sere dei sudditi passivi e facilmente manovrabili del potere, che invece ha tutto l’interesse ad alimentare l’ignoranza. Perché il potere che dà la conoscenza è incredibile sia a livello individuale, perché rende le persone più “complete”, sia a livello sociale, perché i “cittadini dei paesi civili” grazie alla Conoscenza riescono a capire e criticare l’operato dei loro governanti.

Il potere rivoluzionario e democratico della conoscenza è negli occhi di tutti quelli che usano molto Internet e il social network! È chiaro che possono anche circolare notizie infondate e quindi la ragione deve sempre essere presente ma è pur vero che si diffonde a velocità impressionante anche il pensiero critico e lo scambio di opinioni e giudizi sull’operato dei politici.


Politica

La politica tradisce l’uomo È l’ora di una seria opposizione cattolica di Elio Giunta

C’

è la politica e c’è il buon senso: due nozioni che da troppo tempo in qua non vanno più d’accordo. Come è vero che c’è il farfugliare subdolo e c’è la logica lineare. Il governo in

carica, sorto tra gravi ansie e molte attese di rinnovamento etico, non si è dichiarato decisamente da una parte o dall’altra, ma comunque, anche per il modo con cui è sorto e sostenuto, si è piuttosto accostato marcatamente più alla politica e al farfugliare pseudocritico che al buon senso e alla logica. Lo si è constatato, oltre che per l’aver colpito, indiscriminatamente, di più i poveri e poco i ricchi, per quel che ci è stato fatto leggere sui giornali di questi mesi. Hanno avuto assoluta preminenza le questioni legate al mercato del lavoro. Due le problematiche a proposito: la querelle sul posto fisso e la sostenibilità o meno dell’art. 18 della vigente legislazione sul lavoro. L’attacco all’idea del posto fisso è ormai di lunga data ed 6-

ha avuto tra i paladini illustri persino D’Alema. C’era d’aspettarsi che un Mario Monti, in fondo maestro di un liberalismo monetario, piuttosto aulico, se ne uscisse col dire che il posto fisso è una noia. Val la pena dunque qualche appunto che serva da lezione a professori e politici che, come al solito, fermi sui loro posti ultrafissi e ben pagati, si sono scordati di avere a che fare con la realtà. Questa infatti dice che non esiste aspirante al mondo del lavoro che

non cerchi in questo anzitutto la stabilità; e ciò conformemente, da un lato, alla legge di natura che vuole come istintivo tendere sempre alla consistenza quanto è in bilico, dall’altro, alle esigenze della vita pratica cui non si può far fronte se non contando sulla stabilità di risorse. Non si può, è chiaro esempio, progettare una famiglia senza poter contare stabilmente su come pagare affitto, tasse e mantenimento di figli. Negare questo è supporre che ogni desiderio di cambiare e migliorare abbia 13 / maggio / 2012


Politica

sempre facile seguito, ed è quindi un parlare a vanvera. Infatti, che il posto

fisso non sia sempre facile averlo è un conto, ma è da stolti negare l’esistenza di un bene, allorché accada di non poterlo avere. La questione dell’art. 18 poi ha tenuto banco già da mesi e pare che non sia ancora del tutto chiusa. Essa è partita dall’insipienza di porre tale questione alla base di una possibile riforma della legislazione sul lavoro, ma non per quello che era effettivamente necessario, bensì per la solita mania del voler cambiare tutto anziché adoperarsi a far funzionare bene e meglio il tutto. Ma tant’è, direbbero i vecchi saggi: “cu cumanna fa liggi” e magari non riflette che le leggi si fanno per regolare esigenze collettive non per annullare le medesime. Dunque è stato detto e predicato fino alla nausea che, rendendo più facili i licenziamenti si avrebbero più investimenti e quindi più lavoro. Cioè il licenziare porta lavoro. Come

si fa a prendere per buona una sciocchezza simile? Infatti sarebbe intanto un creare posti di lavoro in corrispondenza ad altrettanti disoccupati o sarebbe favorire i giovani quindici-ventenni e fregare facilmente i trenta-cinquantenni; ma, d’altronde, davvero gl’investitori hanno interesse a puntare i loro affari su aziende piene di precari o di personale in perenne fieri e non invece su quelle con lavoratori attaccati al loro lavoro come alla necessità del pane quotidiano? Ed oltretutto quest’Europa, che ora conta ora non conta, e i severi mercati, hanno a cuore questa faccenda del facile licenziare e non piuttosto quella più grave della instabilità politica? È ovvio invece che la speculazione fi13 / maggio / 2012

nanziaria, con i suoi parametri, le sue intermittenze, delle nostre leggi sul mercato del lavoro se ne fa un baffo, come si constata ogni giorno; magari momentaneamente può parere una scusa ma domani ne verrà fuori un’altra perché i poteri finanziari continuino a tenere sotto pressione gli stati deboli. Anzi, chi sa quale sarà la loro reazione quando risulterà più evidente ed irrimediabile l’affossamento della classe media in atto, che renderà impossibile qualsiasi crescita.

Evidentemente la verità è che dietro l’attacco al posto fisso e dietro la guerra all’art.18 si gioca una partita epocale tra il rigurgito di vecchi interessi di tipo padronale mai estinti contro la sempre mal digerita tutela della dignità dell’uomo. Farebbe comodo, è chiaro, alle forze economiche che regolano o pompano la globalizzazione, questa disgrazia in cui si è riusciti a spingere la nostra epoca, di tornare un po’ ai tempi dei padroni delle ferriere, quando il lavoro era

Impiegato

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strumento di arricchimento per pochi e tradimento dell’uomo impegnato con sofferenza a sopravvivere. Farebbe comodo anche che i flussi migratori annullino l’identità civile latino-cristiana e riducano il mondo del lavoro a soluzione per masse precarie e acquiescenti (ma, si badi, non lo sarebbero sempre!). Probabilmente le cose andranno avanti non senza qualche accomodamento e non proprio come auspicava la Confindustria, che infatti già protesta; ma intanto preoccupa alquanto questo continuo serpeggiare di novità che sanno troppo di tristissimi passi indietro. Il presidente Monti, che è furbo e forse un po’in malafede, ma non certo stupido, ha detto a giustificazione che “l’art. 18 è stata una conquista per il paese, ma il mondo è cambiato…” Ed è vero, i tempi cambiano, ma sarebbe stato bene e giusto che qualcuno in Europa e nel mondo si adoperasse per renderli migliori e non per adeguarli al peggio. Il che è davvero inaccettabile.


Vita sociale

Politica disattenta… Francesco Di Giovanni denuncia l’assenza di politica per l’infanzia e la disattenzione alle periferie urbane con il rischio di lasciare per la strada duemila giovani e bambini di Serena Termini

“L

te e continuo capace di sostenere i percorsi di crescita e di raddrizzare i sentieri deviati”. “I servizi dell’Infanzia devono avere almeno una prospettiva triennale con un monitoraggio continuo e una riprogrammazione in relazione al mutamento dei bisogni e all’attivazione delle reti di sostegno – aggiunge –. È inoltre opportuno ripensare le politiche dell’infanzia in una dimensione che vada da 0 a 30 anni, attenzionando tutto il processo di crescita, percorrendo lo sviluppo creativo, la partecipazione e l’inserimento lavorativo”.

a pubblicazione del bando di affidamento dei centri di aggregazione giovanile, pubblicato nei giorni scorsi dal Comune di Palermo, è un atto che sancisce l’inaffidabilità e l’incapacità del Comune – afferma – Francesco Di Giovani candidato al consiglio comunale per la lista Ora Palermo e coordinatore del centro Tau -. Ancora una volta a pagare sono i bambini ed i giovani. Ancora una volta si cerca di azzoppare il cammino proiettato alla costruzione del futuro della città. I servizi per l’infanzia non possono lavorare ad intermittenza”. Francesco Di Giovanni Lo scorso 20 febbraio il commissario M. Luisa Latella e il dirigente di settore avevano garantito, infatti, alla commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza la pubblicazione del bando entro qualche giorno e la non interruzione dei servizi. Il bando è stato pubblicato, invece, dopo 60 giorni, per soli sette mesi di attività, con scadenza oltre la data di fine proroga e con l’impossibilità di garantire la prosecuzione dei servizi. Con questo provvedimento si rischia l’azzeramento di tutti i servizi previsti dal Piano Infanzia, nonostante nelle casse del Comune siano già stati

trasferiti i soldi del Fondo Nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza. “Chiediamo al commissario di

annullare il bando, prorogare i servizi per il 2012 e lasciare alla nuova amministrazione la programmazione del Piano infanzia per il 2013. È inaccettabile che circa duemila bambini vengano lasciati tutta l’estate senza servizi – prosegue Francesco Di Giovanni –. L’attenzione ai giovani e alla loro educazione richiede un impegno for8-

Un tema importante, strettamente connesso a quello dell’infanzia, è quello delle periferie urbane. “Bisogna ripensare la città, ripar-

tendo dalle periferie – dice –, dai cittadini più piccoli, dalle persone più vulnerabili, dalle tante realtà produttive a rischio di chiusura. È stato mortificante assistere impotenti al decadimento sociale, culturale ed economico della città e confrontarsi con amministratori incapaci sia di comprendere la reale gravità dei problemi, che di dare risposte attraverso efficaci politiche pubbliche. Abbandono delle periferie; asili nido e scuole per l’infanzia chiuse; istituti scolastici privi di servizi, di 13 / maggio / 2012


Vita sociale

arredi e di manutenzione; bambini disabili scolarizzati senza assistenza; servizi per l’infanzia e centri di aggregazione costretti a funzionare ad intermittenza. Queste sono soltanto alcune delle gravi disattenzioni della politica a cui bisogna far fronte subito, individuando risorse, riattivando processi di responsabilità comune e di impegno”. “Va rilanciato un patto sociale per Palermo che mette al primo posto le periferie come luoghi di sviluppo della società – afferma ancora – . La

città cresce se non abbandona le periferie: la crescita del bisogno fa crescere la criminalità alzando inevitabilmente le barriere tra la città e la periferia. Per periferia intendiamo non solo i quartieri dormitorio ma tutte quelle aree urbane dove il degrado sociale e culturale impedisce lo sviluppo e la crescita a partire dalle nuove generazioni. Vanno attivati consorzi di sviluppo locale, consorzi di comunità dove al centro non ci stanno solo elementi economici ma processi di valorizzazione del capitale sociale: beni, professionalità e competenze e la volontà dei cittadini di mettere a disposizione

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il tempo per innescare processi di solidarietà”. “Occorre pensare anche agli interventi sulla disabilità, innescando processi di vera integrazione dove nessuno deve sentirsi marginalizzato e dove gli stessi servizi residenziali stanno nella comunità in un rapporto vitale. La dimensione è quella

dell’autopoiesi: ciascun ente, realtà associativa, servizio, abbandonando la logica autoreferenziale deve entrare a fare parte di un organismo unico di sistema che si avvale di ogni singola componente per vivere e svilupparsi”. Francesco Di Giovanni, per oltre dieci anni è stato consigliere nazionale e presidente regionale del CNCA, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza. Da 24 anni è fondatore e coordinatore del Centro TAU: luogo di accoglienza e di incontro per migliaia di bambini, adolescenti, giovani e famiglie del quartiere Zisa e del rione Danisinni: Officina di Promozione Socio Culturale, dove animazione, arte, cultura, sport e nuovi media sono per i giovani opportunità di crescita personale, sociale e civile.

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in breve Si svolgerà ad Orvieto dal 25 al 28 giugno: “L’Eucaristia per la vita del mondo”, la comunità cristiana contempla e testimonia, 62a settimana nazionale di aggiornamento pastorale. Si tratta di tre giorni di riflessioni sull’eucarestia. *** “La Grazia sufficiente” di Giancarlo Micheli è un romanzo cosmopolita ed internazionale, che offre un incrocio di diverse culture e acuisce i vari contatti sociali e commerciali. Tra i passi migliori è senz’altro la descrizione della vita. *** Si è tenuto il 28 aprile scorso il Seminario sulle Ville di Bagheria, quest’anno dedicato al Palazzo Butera-Banciforte, organizzato dall’associazione SiciliAntica, con il patrocinio del Comune di Bagheria. Dopo la presentazione di Maria Giammarresi, Presidente della sede SiciliAntica di Bagheria, di Alfonso Lo Cascio, della Presidenza Regionale di SiciliAntica e di Vincenzo Lo Meo, Sindaco di Bagheria, si è tenuta la prima conferenza dal titolo: “Il territorio di Bagheria prima del Branciforte”. La relazione è stata tenuta dallo storico Antonino Morreale. Tutti gli incontri si si sono tenuti a Bagheria presso Palazzo Butera in via Dammuselli.


Cultura

Maestà della giustizia nella tragedia greca In questo tempo di infamia, cinismo e delitti, perpetrati anche da insospettabili, attuale è il monito di Eschilo, Sofocle ed Euripide di Salvatore Di Fazio

L

a tragedia greca classica aveva il fine di scatenare negli spettatori un profondo turbamento, di porli di fronte allo specchio della loro coscienza, di provocare un processo di purificazione che li mettesse in crisi, li facesse meditare sul senso della vita e riflettere sui temi più profondi ed universali dell’agire umano. Ecco perché essa è un macrocosmo di sapienza universale e di eterna attualità, di cui non ci si stanca mai di scandagliare gli abissi del pensiero.

non far nulla “al di là della giusta misura”.

Alle origini del male che esiste nella società e delle sciagure che si abbattono sulle famiglie e sugli individui c’è la tracotanza, c’è l’intemperanza, c’è la brama di sentirsi pari agli déi.

Argomento ricorrente in quasi tutte le tragedie di Eschilo, di Sofocle e di Euripide è la maestà prismatica della Giustizia, percepita come la massima delle divinità a cui affidare non solo il buon governo di Atene, ma a cui consacrare anche la vita di ogni privato cittadino. Quello che i tre grandi drammaturghi intendono far emergere dalle luttuose vicende che narrano, da una parte è il bisogno del “conosci te stesso” e dall’altra la necessità del

Piero benci Il Pollaiolo | Giustizia

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E sono queste passioni i démoni più fortemente nemici del vivere civile. L’ingiustizia, la prevaricazione, l’arbitrio, per i Greci dell’età d’oro della loro storia, erano prerogative solo dei barbari. Ed essi barbari non erano e non volevano essere. In nome di questa ideologia, Sofocle fa dire al coro dell’Edipo Re: “Se qualcuno avanza superbo con opere e parole, senza temere la Giustizia, senza onorare i templi degli déi, un triste fato lo coglie per la sua protervia, soprattutto se non si tiene lontano da ogni sacrilegio e se la sua follia gli fa desiderare ciò che non deve essere toccato”. A questi ammonimenti fanno eco le severe parole di Eschilo, il più religioso dei tre artisti. Così scrive nell’Agamennone: “Contro i mortali che cal13 / maggio / 2012


Cultura

Eschilo

Sofocle

pestano santità di diritti, dice taluno che sono inerti gli déi. Empio è chi dice così. Maledizione è figlia di audacie non lecite, là dove spira potenza oltre il giusto e là dove opulenza trabocca dalle case. Bene supremo è la misura, mentre a chi tracotante scalcia contro la grande ara della Giustizia nessun riparo offrono le ricchezze né scampo la morte. Né muro vi è che lo salvi dall’annientamento”. Secondo questo geniale poeta, dunque, non resta mai celata la colpa. Il

Euripide

delirio distruttivo di certi uomini, la profanazione delle leggi da parte di certi altri, il crimine e l’incesto che altri ancora commettono non restano mai nelle tenebre per sempre, mai impuniti. Perché il sangue vuole sangue e la lussuria invoca altra lussuria. “Io la penso in modo diverso dagli altri; – ribadisce ulteriormente Eschilo – e dico che solo la colpa produce altre colpe a lei simili; dico che violenza partorisce violenza, mostro impetuoso che si avventa contro le case”.

Ed è appunto quel che succede nella sciagurata dinastia degli Atridi, dove Agamennone uccide la figlia Ifigenia, Clitennestra uccide lo sposo Agamennone e Oreste, suo figlio, uccide la madre e il suo amante, nonostante le orribili Erinni strazino le anime degli assassini. Dove non c’è Giustizia non c’è Libertà. E dove non c’è Liberta cresce quella mala pianta che è la tirannide. Sono questi gli insegnamenti che da 2500 anni quelle nobili opere ci trasmettono.

RINGRAZIAMO PER IL NUOVO ABBONAMENTO Silvano De Marchi, Giusi e Angelo Nicoletta

PER IL RINNOVO DELL’ABBONAMENTO Concetta Patti, Dorotea Maiorana, Vincenzo Aglieri, p. Pietro Scaduto ABBONAMENTO ORDINARIO € 50; ABBONAMENTO SOSTENITORE € 70

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Tradizioni

La tonnara di Marzamemi Nella punta più a sud della Sicilia l’arrivo dei tonni costituisce per i pescatori e per l’intera popolazione del piccolo villaggio una grande festa di Nino Terranova

Gli attuali locali della tonnara stentano oggi a far capire al visitatore che essa è stata una ricchezza, una delle primarie aziende, che per sé conteggi il nostro paese, come asseriva nel Settecento il marchese di Villabianca nel suo trattato sulle Tonnare della Sicilia. Mediamente nella tonnara appartenente ai principi di Villadorata di Noto – come in quella di Capo Passero, dei Belmonte – lavoravano circa sessanta persone e così, quando si avvicinava il periodo della pesca, il villaggio si popolava. La camperia si riempiva dei rumori delle attrezzature che erano revisionate in vista della calata in mare, mentre si accumulavano nel cortile tutti quegli oggetti che avrebbero costituito ‘u calatu. La tonnara, una delle più grandi dell’isola, veniva crociata così: il raìs, il capo della ciurma dei tonnaroti e dei faratici, i rematori, fissava l’area marina dove calare le reti deter12 -

minando in tal modo i confini di essa; sbagliare significava non ottenere i risultati sperati ed essere licenziato in tronco. Approntate le reti venivano calate in mare dove, fluttuanti, si inoltravano per circa 500 metri verso est per una profondità di 30 metri. Ad intervalli regolari venivano ancorate al fondo marino con mazzere costituite da grosse pietre squadrate ed indicate in superficie da sugheri. Le reti, formando quasi un muro invalicabile, guidavano i tonni ad una serie di camere rettangolari, l’ultima delle quali era denominata della morte perché, portata in superficie, vi avveniva la mattanza. Il raìs spiava con attenzione il numero ed il movimento dei tonni dalla sua barca, lo scieri: quando diventavano numerosi nella prima camera, ne faceva passare alcuni in quella successiva per una equilibrata distribuzione. Al momento 13 / maggio / 2012


Tradizioni

opportuno, dopo aver sparso dell’olio sull’acqua per poter osservare il numero dei tonni, inviava dei segnali convenzionali al padrone della tonnara che con il cannocchiale seguiva la scena dall’alto del palazzo: dieci tonni, bandiera bianca; trenta, bandiera rossa; cinquanta, bandiera blu; cento, si issava un palo con il cappotto del raìs; se erano molti di più, la gioia esplodeva issando all’unisono il cappotto e le tre bandiere. Era il segnale lungamente atteso: il cruento spettacolo, la mattanza, poteva iniziare! I tonni sbattevano impauriti il muso contro la rete della leva, nuotando in cerchio ed accavallandosi disordinatamente. Le muciare e le chiatte, le barche della tonnara, formavano un quadrato attorno alle camera della morte mentre i tonnaroti, ad un ordine perentorio del raìs, tiravano all’unisono la rete dai quattro lati aiutandosi con grida stentoree e cadenzate. Così facendo, costringevano i tonni ad affiorare: come impazziti, si dibattevano furiosamente intorbidando le acque e cercando scampo in una fuga impossibile. Fiocinati con lunghe aste per essere sfiancati, venivano issati sulle barche con bastoni uncinati. Contorcendosi, sprizzavano dappertutto l’acqua rossastra che bagnava fino alle midolla tutti gli astanti. Qualche attimo di silenzio, poi il raìs gridava: E sempri salaratu (sia lodato) lu nomu di Gesù! E i tonnaroti, in coro: Gesù! Se all’inizio con la benedizione della tonnara, avevano invocato la Provvidenza, adesso i pescatori ringraziavano il Signore per aver permesso loro di effettuare un’abbondante pesca. Si intonava quindi la Cialoma, antico canto medievale il cui nome deriva 13 / maggio / 2012

dall’ebraico Shalom, tipico saluto di benvenuto. E veramente benvenuti erano i tonni, la cui carne era fondamentale nell’alimentazione del popolo più indigente. I tonni, poi, trasferiti nella loggia, venivano avviati nell’attiguo stabilimento per la salatura o la bollitura. Per antica consuetudine, il principe era solito offrire un tonno alla Ma-

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donna del Carmine come ringraziamento per l’abbondante pesca che avveniva nel mese di luglio e, con il ricavato, contribuiva a rendere più ricca la festa. Dopo luglio praticamente cessava la passa dei tonni tanto che un detto popolare asseriva: Ottu, diciottu e vintottu, ritirati ‘u cappottu! Quello che il raìs faceva issare per indicare l’abbondanza del pescato.


Libri

P

iù che di ricordi si tratta di evocazione Viaggio in Sicilia di Bernard Berenson che racconta l’emozione dell’ultimo pellegrinaggio nell’Isola con rimandi a diverse visite partendo dal 1888. Quasi

ottantenne, nel 1953, lo storico dell’arte torna a ripercorrere gli itinerari greci e romani, arabi, normanni e svevi, del rinascimento e del barocco contemplando templi, ville, centri storici, chiese, musei. Inizia il periplo a Messina per presto raggiungere Taormina, Etna, Siracusa; poi Agrigento, Selinunte, Trapani e Palermo. Descrive con brevi note luoghi e opere in un diario che registra i costumi dei siciliani, il loro affannarsi in politica, l’ospitalità, i difetti endemici e la rassegnazione. Pagine di pensieri, arte, este-

tica, natura e società che celebrano con distacco capolavori di mito e storia che Goethe aveva trascurato. Ebreo originario della Lituania, dove nasce nel 1865, americano per cittadinanza, per vocazione italiano, Bernard Berenson si dedica alla storia dell’arte laureandosi ad Harvard nel 1887. L’anno successivo raggiunge l’Europa, quindi conosce le città italiane dell’arte per terminare il gran tour in Sicilia. Resta fulminato dalla natura, dall’archeologia, dai

monumenti medievali, dal barocco che ricrea immaginificamente paesi e capoluoghi. Decide di trasferirsi, per approfondire il rinascimento, in Toscana, a Settignano. Studia, con acume critico e occhio di lince, dipinti e sculture ispirandosi alla lezione di Cavalcasella, Pater e Morelli, il cui metodo ragionato gli consente di raggiungere l’enigma del conoscitore. La sua semiotica assurge ad assolutezza di giudizio per cui è in grado, consumato da anni di osservazione, di attribuire insospettabili paternità a opere anonime.

Catania | Veduta dell’Etna

La Sicilia dell’american

Il grande storico dell’arte affascinato dall’Iso volte. Il diario evidenzia ancora oggi come siciliani di Giovanni Bonanno

Tra gli studi di rilievo si annoverano Pittori veneziani del rinascimento, Pittori fiorentini del rinascimento, Pittori dell’Italia settentrionale. Argomenti che trovano vasta eco nel monumentale indice Pittura italiana nel rinascimento, edito nel 1932. Monografie come Lotto e Sassetta e saggi come Estetica, Etica e Storia nelle arti della rappresentazione visiva costituiscono impareggiabili esempi di esegesi. Dopo la morte, avvenuta nel 1959, la sua villa di Settignano con collezioni, biblioteca e fototeca, diviene sede di studi dell’Università di Harvard. Viaggio in Sicilia, pubblicato da SE – dopo le edizioni 1955 e 1992 – potrebbe dirsi autoritratto acquerellato per lievità di riflessioni ed emozioni. Non c’è il piglio arcigno del conoscitore che analizza, viviseziona, ricompone, ma la confidenza di una memoria, gioiosa e divertita, per quel che racconta dopo incontri e conoscenze. Essenziale la scrittura, ele-

gante e pindarica, che svela l’uomo Berenson, l’anima poetica, la visionarietà romantica dinanzi ad albe e tramonti, alle distese ondulate delle colline. Tardo negli

Selinunte

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Libri

cano Berenson

Penetrante l’osservazione riservata a monumenti e reperti, fontane, sculture e dipinti. L’occhio scava la superficie e indaga la verità di manufatti che testimoniano epoche e civiltà, miti e misteri, umanità e divinità, godendo dell’indicibile e dell’invisibile. Di fronte a non poche circostanze banali non è sarcastico. È dispiaciuto per l’insensibilità di politici e amministratori che lasciano agonizzare borghi, piazze, centri antichi nell’incuria e nella sporcizia. A Palermo, astraendosi dentro

all’Isola e dai suoi capolavori la visita più ome sia immutato il malcostume dei

anni non cede agli acciacchi. Vuole restare viaggiatore e godere della Sicilia, in cui si sintetizza la Koiné mediterranea e l’Europa normanno-germanica. L’iter del 1953 ritrae sorprendenti panorami e fotografa la realtà turistica, o meno, di locande, alberghi, ristoranti gestiti con miope furbizia. A Enna è stordito nel leggere la cifra segnata sul conto. Il proprietario non si scompone e ribatte: Voi avete dormito benissimo e fatto onore alla mia ottima tavola. Come potete sperare di ottenere questo quassù, senza pagare un prezzo che a me renda possibile mantenere aperto un albergo che si addica a gente come voi? Schiacciante sofisma che Berenson incassa amaramente. Colpito dalla persistente polemica politica, vera passione da bar, e dalle chiassose vigilie elettorali, lo storico non manca di bonomia, memore dell’amichevole premura, lungo le strade dell’Isola, di tanti incontri con gente comune, studiosi, funzionari, aristocratici, intellettuali. Piacevole la narrazione del viaggio e lo stupore al cospetto dell’Etna: In vetta un diadema di neve, e sotto, una collana di nubi.

Palermo | La Zisa

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la purezza della forma, osserva come la Zisa esprima, nel volume di pietra, potenza, ordine ed eleganza. Ma quando cessa l’incanto rimane avvilito per lo squallore di strade, casupole, botteghe circostanti che deturpano una delle testimonianze maggiori dell’architettura arabo-normanna. Realtà che dal ’53 è rimasta immutata, sancendo il cinismo di sindaci e amministratori ignoranti. Nonostante le note negative, il diario si offre come canto alla bellezza dei paesaggi color dell’oro, separati dall’azzurro cupo del mare soltanto da una sottile striscia di spiaggia. E più ancora ragione d’amore per il genio di Antonello, Laurana, Serpotta; per la Sicilia splendente di palazzi, chiese, musei, templi. Questi ultimi ancora attendono, come egli scrive, un grande poeta elegiaco della statura di un Leopardi, di uno Shelley, di un Keats. Ultimo giorno di pellegrinaggio è il 16 giugno 1953. La confessione termina: Sono salito sul Monte Pellegrino in una splendida mattinata, e sono stato colto da tristezza al pensiero di lasciare così grandiosa e impareggiabile bellezza. Se soltanto uno potesse impadronirsene e serbarla entro di sé, sarebbe un dio.


Elezioni

La partecipazione contro l’antipolitica A Palermo la partecipazione alle scadenze sfaterà il disfattismo diffusosi nell’opinione pubblica isolana? di Antonella Russo

S

aremo in moltissimi a Palermo ed in Sicilia a partecipare alle prossime scadenze elettorali amministrative, afferma Antonella Russo, presidente provinciale dell’UDC di Palermo, quasi a sfatare il disfattismo diffusosi nell’opinione pubblica isolana.

Nel capoluogo dell’Isola 28 liste in gara, 11 contendenti a sindaco, 1312 aspiranti a consigliere, rappresentano l’impegno dei cittadini ad una ripresa di partecipazione di massa alla vita delle istituzioni, quasi una risposta agli appelli dei Vescovi ed al richiamo del cardinale Romeo. Ed è una velata fiduciosa risposta alle preoccupazioni del primate della Chiesa di Sicilia, Romeo e dei cardinali Bertone (Segreteria di Stato del Vaticano) e Bagnasco (Presidente CEI), che convergono per “un’azione congiunta, tendente a un’azione propulsiva per la promozione dell’impegno dei cittadini cattolici nella vita sociale e politica”. Tale alta partecipazione è emersa dopo il tradizionale incontro annuale bilaterale tra Italia e Santa Sede per commemorare la revisione del Concordato. Se ne è fatto portavoce il cardinale Tarcisio Bertone affermando: “Questa sinergia tra Santa Sede, conferenza episcopale, chiese locali italiane, conferisce molto alla nazione italiana e l’aiuta ad uscire da situazioni di disagio e la prepara, la

sospinge verso un futuro di maggiore solidarietà e di speranza, che tutti auspichiamo migliore del presente. E si diffonde sempre più la convinzione che il Governo Monti possa contribuire alla fine dell’antipolitica, pur essendo formato da tecnici. Diventa così dovere comune assecondare la sua fatica e cercare di comprendere i fenomeni della risorgente contestazione “populista” dei Forconi e dei violenti della No-TAV, mentre le recenti manifestazioni delle “professioni” e degli ordini professionali, rivelano la volontà di contribuire al giusto equilibrio delle regole della convivenza, chiuso, negato alla solidarietà, senza posizioni di privilegio. 16 -

Sono invece maggiormente da attenzionare la discesa in piazza dei lavoratori sindacalizzati in alcune realtà, sintonizzate con le organizzazioni imprenditoriali, tesi a dimostrare le difficoltà economiche di molte famiglie, la necessità di un fiscalismo equo, la necessità di contrastare l’alta disoccupazione giovanile, l’attesa di iniziative di crescita delle imprese ed una maggiore efficienza della burocrazia. Sono queste le aspettative di milioni di Italiani, la salvezza del paese dalla crisi economica, il dialogo tra il Governo e le forze produttive, sindacati e imprese e tra le forze partitiche, il coraggio di affronta13 / maggio / 2012


Cultura

re le emergenze con equità, le proposte per una “crescita” dell’occupazione giovanile e femminile e conseguentemente del Pil, sostenendo anche le nuove iniziative creative del lavoro autonomo e/o in gruppo, legato alle risorse territoriali ed alle potenzialità umane. Alla prima scadenza politica, quella delle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, già si prefigura un crescendo di interesse civico, se, prima delle candidature, sono stati affollati i gazebo, che hanno invitato gli attivisti di alcuni partiti alle primarie per la scelta dei candidati a sindaco. Più che l’antipolitica si è registrata una diffusa voglia di partecipazione aperta e talora in contrasto con le indicazioni partitiche (il caso di Palermo). Ed ora siamo in migliaia a concorrere per consigliere comunale di Palermo e diverse migliaia i cittadini, che partecipano alle elezioni negli altri comuni della Sicilia. È prevedibile che non mancherà in detta occasione elettorale un segnale di fiducia e di corresponsabilità, per contribuire e preparare una svolta nella partecipazione elettorale a servizio delle città, all’insegna della legalità, del diffuso consenso, della proposta programmatica, come auspica il Cardinale Romeo nei discorsi agli

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Amministratori di Palermo ed anche nei suoi scritti ed in ultimo nell’omelia della Pasqua, invitandoci a prendere ”consapevolezza del ruolo di cristiani nella società”, mettendo in pratica le parole di don Pino Puglisi: “E se ognuno fa qualcosa”. Noi ci uniamo a tali aspettative con ferma convinzione, invitando a superare i consolidati rancori per una politica dispersiva di risorse e di sola immagine, che ha reso superflui i contatti con i cittadini elettori, decretandone l’emarginazione o spingendoli alla rivolta dell’antipolitica o alla disperazione suicida, niente, d’altronde, in democrazia è regalato ai cittadini, dall’antica e moderna Grecia ai nostri giorni, che non sia conquistato dalla volontà di essere consapevolmente responsabili della difesa dei diritti (lo abbiamo ricordato nella giornata dell’8 Marzo e nelle proposte delle donne per le Pari Opportunità), desiderosi di miglioramento, di cambiamento e di futuro. Ed il Papa ci ha incoraggiato, come donne, nel giorno del lunedì dell’Angelo, in cui sceglie di incentrare la sua riflessione sulla figura femminile: I Vangeli affidano proprio alle donne il compito di testimoni della Resurrezione, un evento “misterioso, afferma Be-

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nedetto XVI – non nel senso di meno reale, ma di nascosto, al di la della portata della nostra conoscenza”. Un evento “che ha trasformato la storia e dà senso all’esistenza di ogni uomo”. Ed i Vescovi Italiani di una Chiesa, attenta ai bisogni dei singoli e delle famiglie su questi temi, non lesinano interventi, sulla base consolidata della cultura e della dottrina del Concilio Vaticano II e delle Encicliche sociali, non ultime quelle di Benedetto XVI. Siamo, come laici, riconoscenti al Presidente della CEI, cardinale Bagnasco, che in piena sintonia con le indicazioni di Benedetto XVI, ha dato il via al risveglio del mondo cattolico alla vita politica nell’ormai storico incontro di Todi dell’associazionismo cattolico e ancora prima stimolando le aggregazioni laicali alla creazione di laboratori di studio, ricerca, osservatorio, delle varie realtà territoriali, per cogliere i bisogni delle famiglie e per diffondere l’educazione e l’operatività a servizio del bene comune. Ed è recente l’intervento del Segretario Generale della CEI, mons.Crociata, in cui esplicita le preoccupazioni “che la fuga dei cittadini dalla politica, di cui ci sono molti sintomi, potrebbe avere sulla tenuta sociale del Paese”.


Lavoro

Imprese che resistono Anche a Palermo il Movimento spontaneo di medie e piccole imprese in crisi. La voce del responsabile regionale Roberto Alabiso di Antonio Arnone

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allo scorso gennaio ad oggi la cronaca ci ha segnalato circa 30 medi imprenditori che in Italia, dal Nord al Sud, si sono drammaticamente tolti la vita attanagliati dalla crisi delle loro imprese che li avrebbe portati a fare licenziamenti, al fallimento, alla chiusura delle loro attività ormai oppresse dalla congiuntura economica e da balzelli statali insostenibili. Per dare un aiuto psicologico, ma non solo, a questi imprenditori esiste

dal 2009 il Movimento spontaneo apolitico “Imprese che resistono” ora presente e attivo anche in Sicilia a Palermo nelle figura di Roberto Alabiso, responsabile regionale. Il nostro movimento – ci dice Alabiso – nasce nel maggio 2009, quando Luca Peotto, imprenditore piemontese riunisce circa 150 medie e piccole imprese allo scopo di formalizzare alle istituzioni le richieste su Irap, accesso al credito, scadenze bancarie previdenziali e fiscali, Iva all’incasso, ammortizzatori sociali, certezza dei pagamenti più altre misure a lungo termine; tutto allo scopo di continuare ad esistere e continuare l’occupazione su tutto il territorio nazionale per 4 milioni di micro piccole e medie imprese vera spina dorsale del paese. Purtroppo – continua ancora Alabi-

azienda, nei quattro chilometri che giornalmente percorro, ho visto ne-

gli ultimi due anni la chiusura di decine di piccole aziende in crisi. Ma il mondo politico è indifferente a questa problematica. Si sta ve-

so – non abbiamo finora avuto dallo Stato risposte valide e questo ha determinato anche un altro fenomeno,

l’emigrare dall’Italia di molte medie e piccole imprese desiderose di sopravvivere in condizioni più favorevoli. Un altro punto – prosegue il responsabile regionale di “imprese che resistono” – riguarda la nostra richiesta allo Stato perché ci aiuti a combattere la concorrenza sleale di altri paesi facendo rispettare all’Unione Europea con maggiore severità le normative vigenti e istituendo anche tavoli di lavoro tra piccoli imprenditori. Senza aiuti il nostro sistema a breve è destinato a saltare e non si salverebbe più nessuno. Venendo alla Sicilia qual è il riscontro che il vostro Movimento ha avuto? Personalmente per arrivare alla mia 18 -

rificando un velocissimo cambiamento epocale con crisi psicologiche per i titolari che, a volte, portano al gesto estremo. Per aiutare gli imprenditori, cerchiamo anche in Sicilia, come avviene nel resto d’Italia, il supporto di psicologi sopperendo all’assenza dello Stato. Esiste un nostro sito www. terraferma.it. Inoltre presentiamo le nostre proposte: ad esempio quando il titolare ha meno di 30 anni dovrebbe essere esentato dai tributi per i primi tre anni, periodo in cui difficilmente ci sono utili, per evitare di arrivare alla chiusura dell’attività per grossi debiti con l’erario. Hanno aderito al nostro movimento in Sicilia circa 40 aziende. È necessario avere altre adesioni perché aggregandoci possiamo meglio relazionarci con le Istituzioni. Per questo siamo vicini ad altri movimenti popolari sperando che insieme ci sia la possibilità di cambiare le regole della vecchia politica che protegge solo gli interessi di pochi. Ora – conclude Alabiso – bisognerebbe lasciare inalterato il cuneo fiscale. Un maggiore investimento sarebbe un volano per l’economia. 13 / maggio / 2012


Lavoro

La “fuga di cervelli”? E che c’è di male? Sconcertante dichiarazione del Ministro Fabrizio Barca di Livio Terranova

“Q

uando il lavoro non c’è è normale che i migliori talenti della nostra terra vadano in altre nazioni”. È questa l’ammissione quasi rassegnata del Ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca. Sembra di essere in un incubo: la recessione si sta mangiando il nostro paese, le fabbriche chiudono, la disoccupazione, soprattutto al Sud è a livelli vertiginosi e un ministro della nostra repubblica, che fa? Anziché proporre politiche per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, anziché rafforzare le strutture che dovrebbero permettere ai futuri lavoratori di esprimere il proprio talento e di fare fortuna in patria, concede il lasciapassare per l’emigrazione. Non sarà l’emigrazione con le valigie di cartone di un secolo fa, ma è pur sempre una gran parte del nostro futuro che fa la fortuna di altri Stati. Anziché continuare a fare cassa con i tagli alle spese e con le tasse veramente esose, perché non si comincia a pensare a

come costruire il futuro ai nostri giovani, per non avere una generazione allo sbando come appare quella di ora? E magari si trattasse di una sola generazione. I politici non devono essere solo ragionieri, non devono pensare a rattoppare il presente, ma devono avere la mente rivolta ad una svolta per il futuro, per creare un nuovo New deal che ci faccia uscire da questa eterna recessione e 13 / maggio / 2012

taglino le spese militari e quelle per le grandi opere per poter garantire un futuro in questo paese alle giovani generazioni. Noi studentesse e studenti

Fabrizio Barca depressione. Crediamo sia necessario pensare al futuro di una generazione stanziando i fondi necessari per coprire tutte le borse di studio e per un reddito di formazione in grado di garantire una reale indipendenza economica ai giovani. Inoltre se si

vuole costruire un futuro diverso in questo paese per i giovani che hanno studiato tanti anni, occorre investire in didattica e ricerca, raggiungendo i livelli di investimento europei, e limitare la situazione di precarietà e insicurezza di questo paese che porta tante studentesse e tanti studenti a fuggire all’estero. Tutte le attuali politiche di questo governo vanno nella direzione opposta: non solo non mirano a investire sui giovani, ma alzano le tasse sul diritto allo studio e sull’università, propongono una riforma del mercato del lavoro che non riduce le 46 forme contrattuali atipiche e non aumenta le tutele per i precari”.

Crediamo sia importante che i giovani restino in questo Paese e che si 19 -

non abbiamo le disponibilità economiche e la volontà di andarcene dall’Italia, vogliamo restare e crediamo che ad andarsene - conclude l’associazione studentesca - debba essere questa classe politica che ha solamente distrutto questo Paese e precarizzato il nostro futuro. Anche se ci sono delle soluzioni intermedie. Dai cervelli in fuga alla rete planetaria di talenti. Perché da oggi l’Italia proverà a guardare a un problema annoso ribaltando lo schema classico: gli scienziati, i ricercatori, gli innovatori che stanno in giro per il mondo non dobbiamo considerarli perduti. Probabilmente non torneranno in patria, ma in fondo non ce n’è bisogno. Se l’obiettivo è continuare a farli lavorare anche per il Paese dove sono nati e hanno studiato, basta usare bene Internet. Con questa speranza il ministro Giulio Terzi ha convocato alla Farnesina i principali protagonisti del mondo scientifico italiano all’estero per presentare loro un progetto che, se funzionerà, potrebbe rivelarsi rivoluzionario: una piattaforma web per consentire ai talenti di restare in rete e collaborare alla crescita economica dell’Italia. Ma resta un diritto del cittadino poter esprimere il proprio talento lavorativo giustamente retribuito e non precario, nella propria terra.


Arte

L’arte di vivere la bellezza È l’incontro con lo splendore di Dio e la sua incarnazione nella quotidianità dell’uomo la ragione del cristianesimo di Emma Di Ganci*

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n tutto quel che suscita in noi il sentimento puro ed autentico del bello, c’è realmente la presenza di Dio. C’è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo, di cui la bellezza è il segno. Il bello è la prova sperimentale che l’incarnazione è possibile. Per questo ogni arte di prim’ordine è, per sua essenza, religiosa. Una melodia (…) testimonia quanto la morte di un martire”. (Simone Weil) C’è un legame intenso, nella tradizione cristiana, tra arte, liturgia e santità: hanno come comune denominatore la Bellezza Divina e possiedono una particolare forza comunicativa. Benedetto XVI ne è un convinto assertore e spesso, nei suoi discorsi, fa continui riferimenti alla “via pulchritudinis” – “via della bellezza” quale canale che può condurre all’incontro con Dio e che si dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo. “La bellezza colpisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo, lo rimette in marcia, lo riempie di nuova speranza, gli dona il coraggio di vivere fino in fondo il dono unico dell’esistenza. La ricerca della bellezza di cui parlo, evidentemente, non consiste in alcuna fuga nell’irrazionale o nel mero estetismo”. – così si è espresso il Papa in un incontro con gli artisti.

L’aveva già detto Platone che la vera bellezza comunica all’uomo una salutare “scossa” che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo “risveglia” aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto. È ciò che si prova all’interno di una liturgia ben curata dove non c’è spazio per singolari ed estrosi personalismi: si fa esperienza della Presenza di Dio nella comunità riunita nel Suo nome. A tal proposito la musica 20 -

Papa Benedetto XVI incontra gli artisti

(e soprattutto la musica sacra) può svolgere una funzione impareggiabile: non è solo un cumolo di suoni, ma, come dice Benedetto XVI, “qualcosa di più grande, qualcosa che «parla», capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. (...) Quante volte allora le

espressioni artistiche possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la conversione del cuore! Paul Claudel, famoso poeta, drammaturgo e diplomatico francese, nella Basilica di Notre Dame a Parigi, nel 1886, proprio ascoltando il canto del Magnificat durante la Messa di Natale, avvertì la presenza di Dio. Non era entrato in chiesa per motivi di fede, era entrato proprio per cercare argomenti contro i cristiani, e invece la grazia di Dio operò nel suo cuore”. Il Santo Padre ha mostrato spesso il suo amore per la musica (e la sua profonda conoscenza), ma non si tratta di una semplice passione. Nel cosmo delle sette note occor13 / maggio / 2012


Arte

re un respiro più ampio, affinché la fede, “nel suo farsi musica è una parte del processo di incarnazione della Parola. (…) Cantare insieme a tutto l’universo significa allora porsi sulle tracce del Lògos e avvicinarlo. Ogni arte umana vera è necessariamente frutto dell’accostamento a Colui che è l’Artista, a Cristo, allo Spirito creatore”. Ma c’è una testimonianza ancora più loquace, per così dire, di tutte le varie espressioni artistiche: è l’annuncio della novità cristiana di una fede in Cristo “vissuta”. “Tuttavia, più incisiva dell’arte e della musica nella comunicazione del messaggio evangelico è la bellezza della vita cristiana. Alla fine, solo l’amore è degno di fede e risulta credibile. La vita dei santi, dei martiri, mostra una singolare bellezza che affascina e attira, perché una vita cristiana vissuta in pienezza parla senza parole. Abbia-

mo bisogno di uomini e donne che parlino con la loro vita, che sappiano comunicare il Vangelo, con chiarezza e coraggio, con la trasparenza delle azioni, con la passione gioiosa della carità.”. Per ben due anni (2009-2011) il Papa Benedetto XVI ha dedicato il ciclo delle sue catechesi (nelle udienze del mercoledì) alle figure di tanti Santi e Sante di tutte le epoche e culture. Questi “esempi luminosi”, definiti dal Card. Martini “testimoni della bellezza che salva” sono, insieme alle opere d’arte disseminate nei secoli, la più grande e reale “apologia” che la Chiesa può esibire, di fronte ai credenti e ai non credenti, per la sua storia. Secondo un grande artista, Marc Chagall, per secoli i pittori hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia, ricavandone dei veri capolavori. Così anche i

Santi, capolavori unici della Bellezza Infinita che è Dio, hanno intinto la loro vita nei colori vivissimi del Vangelo di Cristo e ne hanno riportato i tratti nelle strade e nei cuori del loro tempo. Certamente non tutti siamo chiamati ad essere “artisti”, nel senso specifico del termine, tuttavia, ad ogni persona umana è dato il compito di essere “artefice” della propria vita, in un certo senso a farne un’opera d’arte, un capolavoro. Si tratta di un’arte di “vivere”... in sinergia con lo Spirito Santo (specialista in capolavori umani e divini): è l’arte di far fruttificare la Sua presenza in noi, è la vita “spirituale”, intesa, appunto, come condiscendenza all’invito che Dio rivolge a ciascuno e a ciascuna. Dipenderà dalla risposta la riuscita del “capolavoro” di Dio, Bellezza che salva. *Suora dell’Istituto del Bell’Amore

in breve Il 12 maggio prossimo alle ore 10.30 presso la Fondazione La Verde La Malfa Via Pietro Nicolosi n. 29 San Giovanni La Punta, località Trappeto, verrà presentata la guida al Parco dell’Arte. La guida si propone come possibile chiave di lettura delle opere del Parco e come veicolo per la conoscenza delle collezioni della Fondazione La Verde La Malfa. Come è noto la Fondazione nasce nel 2008 per volontà di Elena La Verde. Tra le finalità della Fondazione vi sono: “la promozione e la realizzazione di iniziative di studio e ricerca dell’area delle arti visive, letterarie, dello spettacolo e quant’altro possa consentire la tutela del patrimonio artistico del territorio anche attraverso l’acquisizione di opere d’arte”.

Poretti dona un dipinto a Papa Benedetto XVI

9 / aprile / 2012

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Medicina

Citologia nasale… cos’è? di Gloria Randazzo

L

a citologia nasale è una metodica diagnostica di recente evoluzione, ba-

sata sull’esame del secreto nasale. Si ricorre a tale metodica in diversi casi, specialmente quando all’osservazione del Pediatra, dell’ Allergologo, dello Pneumologo o dell’Otorinolaringoiatra perviene un paziente con il corteo sintomatologico tipico dell’allergico, ma le cui prove allergometriche risultano essere negative per inalanti, alimenti o farmaci. Proprio perché si vuole porre una corretta diagnosi, si consiglia di eseguire la citologia nasale, cioè per capire che cosa determini a livello nasale quella forma di infiammazione cronica localizzata che giustifica la sintomatologia simil-allergica. I protagonisti di questa infiammazione cronica sono delle caratteristiche cellule del sangue: Eosinofili, Neutrofili e Mastcellule. Sono queste cellule che presiedono alle funzioni immunologiche dell’organismo (in risposta agli stimoli esterni, siano essi chimici o fisici), ma che di norma non sono presenti a livello della mucosa nasale. La loro evidenziazione in questa sede rende conto dei sintomi. Questo esame si esegue prelevando con un apposito cucchiaino, chiamato Rhinoprobe, un po’ di secreto nasale e che viene strisciato su vetrino. Lo si fissa e colora con May Grunwald-Giemsa e lo si osserva al microscopio ottico.

Così si possono diagnosticare delle patologie chiamate: • Nares (Rinite a prevalenza eosinofila non allergica); • Narma (Rinite a prevalenza mastocitaria non allergica); • Narne (Rinite a prevalenza neutrofila non allergica); • Naresma (rinite a prevalenza eosinofilo-mastocitaria non allergica), che è la forma più grave.

La NARES può manifestarsi ad ogni età, con sintomi simili alle riniti allergiche, cioè starnutazioni a salve, prurito, rinorrea acquosa, congestione nasale. È caratterizzata da una spiccata eosinofilia all’esame citologico del secreto nasale, con percentuali pari al 50-70%. Di solito è possibile riscontrarla in diversi 22 -

membri della stessa famiglia. Interessa circa il 5-10% della popolazione generale. È presente una reattività aspecifica che si manifesta in concomitanza a stimoli quali sbalzi di temperatura, aria fredda, odori intensi, fumo di sigaretta (e ciò inficia particolarmente la qualità della vita del paziente, costringendolo talvolta a sospendere un’attività sportiva). Rientrano nel quadro delle cosiddette riniti vasomotorie, che sono delle rinopatie croniche determinate da uno squilibrio del sistema neurovegetativo con predominanza parasimpatica. A volte, nello stesso paziente possono coesistere allergia ed una di queste forme non allergiche (nel 30% 13 / maggio / 2012


Teatro

“Per non morire di mafia” di Franco Verruso

N dei pazienti allergici). Il fine di questo esame è quello di dare una corretta terapia medica al paziente che è affetto da una di queste quattro forme di rinite non allergica, per cercare di allontanare il più possibile il ricorso ad una terapia chirurgica per la cura delle complicanze che possono susseguirne: la poliposi nasale è una di queste, cioè la presenza a livello nasale di succulenza della mucosa, che nel corso degli anni aumenta fino a trasformarsi in dei veri e propri polipi di consistenza gelatinosa che causano difficoltà alla respirazione nasale. La terapia medica consiste nella somministrazione di cortisonici ed antiistaminici, fino ad arrivare nei casi più complessi agli antileucotrienici. Essa viene personalizzata sulla base della risposta ad essa del paziente e può variare nel tempo, così come si può ripetere diverse volte la citologia nasale, in quanto l’infiltrato infiammatorio nasale può modificarsi nel tempo. Una volta conosciuta la propria patologia il paziente avrà una compliance superiore alla terapia. Non conosciamo ancora le potenzialità di tale metodica diagnostica, in quanto è la citologia nasale una scienza in continuo divenire. 13 / maggio / 2012

ell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto del 2010, lo spettacolo “Per non morire di mafia” fu accolto con grande commozione ed entusiasmo da parte del pubblico presente grazie, anche, all’interpretazione del noto attore siciliano Sebastiano Lo Monaco. Lo spettacolo, fortemente

voluto dallo stesso Lo Monaco, è tratto dall’omonimo libro del Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Si tratta di un monologo di un uomo “contro”, che mette la propria vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro possibile. Lo Monaco, infatti, propone in versione teatrale, la testimonianza umana e professionale, le riflessioni e gli interrogativi che il Procuratore Garasso si pone nel suo libro. Se Falcone e Borsellino teorizzarono che per combattere la mafia è necessario conoscerla, il loro “erede”, a propria volta impegnato da trent’anni contro la criminalità organizzata, aggiunge che oggi per contrastare la mafia è indispensabile avere l’esatta intuizione della sua pericolosità, soprattutto nel tentativo

Sebastiano Lo Monaco

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di parlarne alle coscienze dei più giovani. Partendo, quindi, da questi presupposti, l’attore e il magistrato hanno condiviso la stessa necessità: restituire un’esperienza rendendola simbolica, elaborando un evento che si colloca nel rito collettivo dell’incontro tra il teatro e la società civile, realizzando un vero e proprio progetto/spettacolo contro il silenzio. Infatti, lo stesso Procuratore Grasso invita a vedere quest’originale lavoro perché, “finché la mafia esiste, bisogna parlarne, discuterne, reagire; il silenzio – continua il Procuratore – è l’ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. I silenzi di oggi – conclude Grasso – siamo destinati a pagarli, duramente, domani”. “Per non morire di mafia”, per la regia di Alessio Pizzech, è andato in scena al Teatro Biondo Stabile di Palermo fino al 6 maggio. La trasposizione teatrale è curata da Nicola Fano con musiche di Dario Arcidiacono, l’adattamento scenico è di Margherita Rubino e i costumi di Cristina Darold.


Spazio di fede

Il soffio dello Spirito Santo Nella Chiesa resta ancora sconosciuta la Terza persona della Trinità, che infonde nei cuori coraggio e sollecita alla ricerca del bene di Piero Serraino

Giotto | Pentecoste

N

el mese di maggio dopo l’ascensione del Signore la liturgia dell’ultima domenica presenta alcuni brani della Scrittura che ci parlano dello Spirito Santo. La redenzione dell’umanità è opera della Trinità e tutte le Persone divine ne sono coinvolte, anche se lo Spirito Santo resta ancora il meno conosciuto. Negli Atti degli apostoli si riporta un’esperienza singolare di san Paolo: Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?”. Gli risposero: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo”. Ed egli disse: “Quale battesimo avete ricevuto?”. “Il battesimo di Giovanni”, risposero (At 19, 1-3). Paolo spiegò a quei discepoli che Giovanni aveva amministrato un battesimo di penitenza e che diceva al popolo di credere non in lui ma in Gesù. 24 -

Quei discepoli si fecero allora battezzare nel nome del Signore Gesù e non appena Paolo impose le mani scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Nel capitolo 16 del vangelo secondo Giovanni Gesù parla del suo imminente ritorno al Padre. A questa comunicazione che rende triste il cuore degli apostoli se ne affianca un’altra che promette un dono: Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Gv, 16, 7). La Pentecoste mostra che il Signore è all’opera nel portare a compimento la storia della salvezza, che è fedele alla promessa fatta ai suoi discepoli. Gli effetti dello Spirito creano stupore e incomprensione nella gente, in coloro che sentendo i discepoli di Gesù profetare e parlare in lingue straniere s’interrogavano sul significato di quell’evento; qualcuno invece li derideva, ritenendo quel parlare un vaneggiamento dovuto al vino: “Si sono ubriacati di mosto”. Pietro nel prendere la parola si rivolge con fermezza e coraggio alla gente per affermare che quello che sentono viene da Dio, il quale è rimasto fedele a quanto aveva detto per mezzo del profeta Giòele: Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno (At 2,17). Sant’Agostino nel commentare il vangelo di Giovanni dice che l’alitare di Gesù sui discepoli significa che lo Spirito Santo non è soltanto del Padre, ma anche suo (Gv 20, 19-23). Lo Spirito di Dio effuso sui

discepoli è un dono che il Signore aveva già promesso nell’Antico Testamento, un dono che per mezzo della Chiesa dove lo Spirito dimora è esteso a tutti i fedeli in Cristo secondo la misura divina. Lo Spirito soffia dove vuole, ne senti la voce ma non sai da dove viene e dove vada. Sant’Agostino è convinto che quando si annuncia il Vangelo e si proclama la Parola noi ascoltiamo la voce dello Spirito. L’uomo è quindi invitato a en13 / maggio / 2012


Chiesa

trare nella dinamica dello Spirito di Dio per una rinascita spirituale, per essere generato a una vita nuova dalla Parola e dai Sacramenti. L’uomo generato dallo Spirito sarà poi in grado di capire da dove lui stesso viene e dove andrà. Il sapere dove andremo è in relazione con la vita eterna alla quale Dio ci chiama a entrare seguendo il Figlio. L’essere inseriti in Cristo equivale a vivere secondo la grazia dello Spirito che è la carità. Seguire Gesù Cristo significa vivere secondo lo Spirito Santo, guida sicura nel cammino della nostra esistenza. Sentire in noi il soffio del-

lo Spirito Santo richiede una disponibilità all’ascolto unita al desiderio di coltivare la nostra interiorità. Resta difficile sentire il tocco delle Spirito nel nostro animo se siamo pressati da tantissime passioni disordinate, se tutto in noi è rivolto verso l’esteriorità. Lo Spirito Santo rimorde la nostra coscienza quando camminiamo nel male; infonde forza e coraggio al fine di cambiare vita; sollecita il cuore e lo inclina a ricercare il bene da perseguire. Questo è possibile se mente e cuore si conformano all’impulso dello Spirito Santo che opera nel profondo della nostra esistenza. Al vivere secondo lo Spirito si oppone il vivere secondo noi stessi, secondo il nostro amore, le nostre passioni, i nostri desideri. Un mondo di passioni e di sentimenti che non sempre è ordinato a Dio. A noi dunque il desiderio di accogliere i doni dello Spirito Santo per purificare la nostra mente e il nostro cuore. In questo movimento reciproco dato dal dono-accoglienza possiamo familiarizzare con la Terza Persona della Trinità. 13 / maggio / 2012

Un tempio di pietre vive di Sergio Natoli

E

ra il 1547 quando il Vicerè di Palermo Giovanni Di Vega mise la prima pietra per la realizzazione della chiesa dedicata alla Madonna dei miracoli e progettata da Fazio Cagini, per ricordare i prodigi compiuti dalla Vergine. L’Arcivescovo di Palermo di allora, decretò che il giorno della festa fosse il 10 di Maggio e concesse quaranta giorni d’indulgenza a chi visitasse in tal giorno la Chiesa. Così da allora, questo tempio ha accolto fedeli di ogni ceto sociale, gruppi, confraternite, Associazioni, movimenti. Le sue mura dopo 465 anni, sembrano risplendere dell’antico fascino dopo due anni di lavori di un accurato restauro conservativo.

Il tempio è costruito con una struttura di pietra e colonne si slanciano in alto e rende alla chiesa un particolare fascino. Questa Chiesa già dal 2009 è stata destinata dal Cardinale Romeo, come luogo per svolgervi la Pastorale per le migrazioni. E così il 5 febbraio scorso vi è

gue diverse e le preghiere dei fedeli fatte in altre 7 lingue era il riflesso della Pentecoste, una risposta alla babele spesso presente nella nostra società. L’ostensione di un crocifisso africano alla venerazione e la benedizione dell’altare costruito a forma di barca, sono stati dei momenti molto toccanti che ci hanno permesso di capire in modo visibile la cattolicità della Chiesa, di una Chiesa popolo di Dio fatta di pietre vive. Questa convivenza di popoli e culture attorno allo stesso altare per nutrirci della medesima Parola e dello stesso pane di vita eterno, per cercare la medesima linfa vitale per costruire nel medesimo territorio una convivenza di popoli e culture, è qualcosa di straordinario. Un nostro amico italiano con un SMS ci ha scritto: “Oggi ho visto una Chiesa viva che è capace di includere”. La “Madonna dei miracoli” sta costruendo qualcosa di straordinario nella nostra città di Palermo: l’unità dei popoli nella diversità culturale. Un tempio realizzato con pietre vive.

stata, in occasione della S. Messa, la riapertura al culto della medesima e abbiamo potuto ammirare la bellezza del tempio vivo, fatto di pietre vive. Filippini, ghanesi, ivoriani, latino americani, mauriziani, srilankesi, tamil e cingalesi, italiani, etc, hanno riempito la chiesa costruita con pietra arenaria. Tre tocchi di campana hanno radunato le persone dinanzi all’acquasantiera per la benedizione e l’aspersione del popolo, poi il canto del gloria che ha coinvolto anche la nostra corporeità. L’ascolto della parola di Dio in tre lin25 -

Palermo | Santa Maria dei

Miracoli


Spazio di fede

Ama e risorgi di Paolo Turturro Amo e sono già risorto. L’amore è la veste della risurrezione. Non posso ridurre la risurrezione solo alla carne. La risurrezione è solo un frammento della vita eterna. Si risorge da un dolore. Si risorge da una malattia. Si risorge da una depressione. Si risorge dal peccato. Si risorge oltre le ali della terra. L’amore ti risorge, anche se vivi nel dolore. Ama e risorgi. Risorgi nel cuore di Cristo. Risorgi nel discernimento del bene e del male. Risorgi nel cammino del rispetto di tutti i popoli della terra. Risorgi nel sacramento del risorto. Cristo è il sacramento del Risorto che amando la sua amata sposa chiesa, la rende sacramento. Il sacramento della chiesa è la presenza vivente di Cristo in mezzo a noi, per noi e con noi. L’eucaristia è la carne della risurrezione, dono gratuito per tutta l’umanità. La dimensione della risurrezione di Cristo è oltre. Una dimensione che non puoi toccare. Una dimensione che non puoi possedere qui sulla terra. Una dimensione di noli me tangere. Una dimensione che è oltre le pareti dei nostri sguardi. Una dimensione che non puoi definire. Una dimensione che sfugge alla mente e all’effetto persino del cuore. È la Parola vivente che ti assicura che il corpo risorto è solo un frammento della vita eterna. Il risorto ti parla, ti spiega le scritture, ti spiega la vita, il suo senso, i suoi perché, senza che tu lo possa possedere. È il dolore che scende nel ventre di ogni figlio della terra. Sento la tenerezza del risorto come l’abbraccio caldo di una madre. Ama e risorgi e contempli l’umanità avvolta nella sicurezza del bene. Io affido ai sogni la risposta del risorto. I sogni del risorto aprono la soglia dell’eterno. La risurrezione è solo un frammento che ti apre alla vita eterna. Ama e risorgi. Il più grande servizio del risorto è fare dell’uomo il cuore di Dio. Amo e sono risorto.

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13 / maggio / 2012


Dove comprare

Edicole

Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione Rivendita giornali Claudia Amica Piazza dell’Esedra Lidia Monsignore Via E. Restivo, 107 Da Silvio Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79 90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243 Pirrone Antonino Piazza Verdi Mario Cassanon Via De Gasperi 237 Fabio Velardi Viale Regione Siciliana (Angolo Via Perpignano)

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cntn n° 21 anno XII  

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