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n. 20 Periodico di ispirazione cristiana regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it - www.teleregina.it

Anno XII - 8 aprile 2012 - €. 1,00

3 - Un settenario per una umanità pulita 8 - Anna Alonzo per un quartiere 16 - Ricordando Giovanni Pascoli VADEMECUM

Lavoro per i giovani

Sì, è tempo di cambiamenti coraggiosi. Non si può rassicurare un giovane senza lavoro dicendogli che ha tutto un futuro davanti. Un giovane non avrà mai il suo futuro se non cominciamo a dargli il suo presente. Angelo Scola


Sommario Cieli nuovi terra nuova

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Anno XII - n. 20 8 aprile 2012 Registrazione Tribunale di Palermo N.17/2000

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Direttore Responsabile Serena Termini

In copertina Duccio da Buoninsegna – L’ultima cena

Segreteria di Redazione Fabio Sortino Collaboratori Nino Barraco Salvatore Di Fazio Emma Di Ganci Marina La Barbera Francesco Giorgianni Antonio La Spina Giovanni Lo Cascio Massimo Naro Sergio Natoli Vittorio Noto Giuseppe Roccaro Giuseppe Savagnone Vincenzo Scuderi Piero Serraino Anna Maria Tata Nino Terranova Paolo Turturro Francesco Virga

Per abbonarsi:

Un settenario per una umanità pulita

Chiesa

Un pregevole documento della Curia di Pino Grasso

Progetto grafico Roberto Miata

Consiglio di Redazione Giovanni Bonanno Fernanda Di Monte Elio Giunta Katia Mammana

di Giacomo Ribaudo

Direttore Editoriale Giacomo Ribaudo

Capo Redattore Giovanna Gonzales

Editoriale

Servizio diffusione e abbonamenti Anna Basile Loredana Ferraro Questo numero è stato chiuso il 3 aprile 2012 alle ore 18.00 Direzione Redazione Amministrazione Via Decollati, 2A - Palermo tel. 091 6177936 334 9647256 091 6175215 fax regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it Impaginazione e stampa Copygraphic s.n.c. Via E. Restivo, 99 - Palermo tel. 091 524312 091 2523051 copygraphicsnc@libero.it info@copygraphic.it www.copygraphic.it L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

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Focus

Le lacrime di Palermo di Andrea Volpe

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Attualità

Articolo 18: la cruda verità è che sarà più facile licenziare di Fabio Sortino

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Missione a Palermo

Anna Alonzo per un quartiere di Serena Termini

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Intervista

Villabate… se la casa brucia di Livio Terranova

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Alessandro Albanese a 360 gradi di Antonio Arnone

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Scuola

Per una pastorale della scuola nelle parrocchie di Alfio Briguglia

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Libri

L’eternità è già presente di Giovanni Bonanno

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Cultura

Ricordando Giovanni Pascoli di Nicola Romano

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Medicina

Centro di referenza nazionale per la toxoplasmosi di Maria Vitale

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Arte

Riscoperta dell’arte al femminile di Maria Rosaria Bonanno

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Spazio di fede

Amore che muore e risorge di Piero Serraino

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Gesù è risorto, e tu? di Andrea Nicola Scorsone

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Viaggiare con l’anima di Paolo Turturro

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Televisione

c/cp n. 12372983 intestato ad “Associazione CNTN” oppure “Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate” IBAN IT 78L01030 43730 000000002944


EDITORIALE

Un settenario per una umanità pulita di Giacomo Ribaudo

I

l 29 Marzo scorso il duomo di Monreale, tutto risplendente nell’oro surreale dei suoi mosaici, ospitava il fior fiore della società e della cultura panormita per ascoltare una conferenza del cardinale Gian-

ma chi ha il potere di provvedere non ha né voglia né interesse a provvedere.

franco Ravasi, insigne biblista e presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sul tema “Società Cultura e Fede”. La conferenza ha toccato con corde sublimi

La sapienza è la capacità di misurare tutto secondo i bisogni veri e più profondi dell’uomo, ma l’intelligenza oggi solo raramente è a servizio vero dell’uomo. L’intelligenza a servizio del capriccio o del potere o del denaro, è il massimo della perversione.

i nodi cruciali del rapporto tra fede cultura e società ed è stata conclusa con una citazione di Gandhi in cui il grande maestro orientale ci illumina su quelle che sono le cause più evidenti della corruzione dell’umanità di oggi. Anche se le dichiarazioni di Gandhi valgono per tutti i tempi e per tutti i luoghi, non si può negare che essi costituiscano una chiave ermeneutica importante per studiare e interpretare l’uomo di oggi, la società di oggi, la decadenza morale dentro la quale ci troviamo a vivere e a dibatterci. Secondo Gandhi la corruzione alligna nel cuore dell’uomo e nel cuore della società quando ci troviamo di fronte a Una politica senza principi / Una ricchezza senza lavoro / Una intelligenza senza sapienza / Affari senza morale / Scienza senza umanità / Religione senza fede / Amore senza sacrificio di sé. La corruzione in politica non è nata ieri, non è databile con l’epoca di tangentopoli. Corrotti c’erano i Babilonesi, c’erano gli Egiziani, lo erano i Greci e i Romani, gli Ostrogoti e i Franchi, i Crociati e i Saraceni, i Turchi e i Veneziani, gli Spagnoli e i Francesi, gli Inglesi e gli Austro-ungarici, i Nazifascisti e gli Angloamericani. Forse mai però come oggi abbiamo avuto una politica senza princìpi. Perché all’epoca delle Signorie e dei Principati la gente sapeva che il Principe era il principe e il Signore il signore. Oggi abbiamo l’illusione della democrazia con uomini politici che si comportano da principi e signori, come tali vengono pagati e dietro le loro persone sappiamo che c’è, per lo più, solo squallido e vuoto potere, numeri e pacchetti di voti, scambi e inconcludenti partite a dama o a scacchi. Sulla ricchezza senza lavoro non c’è bisogno di fare commenti. La finanza senza economia è sotto gli occhi di tutti,

Gli affari senza morale sono come l’assunzione di alcolici senza freno. Come ammazzano gli alcolici, così ammazzano i soldi e gli affari, quando la morale va in vacanza e l’uomo rimane sommerso dal denaro e smette di essere eretto per essere scimmia che si dondola e si piega e ride ride ride… Quando poi mi si presentano casi di gente che vede l’onnipotenza della scienza, senza l’uomo e a scapito dell’uomo, mi sembra di tornare al tempi del positivismo di Augusto Comte che vedeva la terra come il grande feticcio. Non posso fare a meno oggi di vedere tanta parte dell’umanità danzante, come selvaggi intorno al tòtem. Non importa se hanno giacca e cravatta e il tòtem non ha la sagoma primordiale delle civiltà primitive, ma quella dei computer e dei tavoli della grande politica o i templi fatati dei palazzi delle Borse non importa di quale metropoli. Religione senza fede? Tutta la Bibbia ce lo insegna. Dovunque, a qualsiasi titolo e sotto qualsiasi forma, il culto il sacerdozio le sacre vesti e le preghiere sublimi prescindono dall’amore verso l’uomo e dai bisogni dell’uomo, siamo di fronte a una religione senza fede in cui il denaro e il potere si alleano con il denaro e il potere per continuare l’oppressione di poveri. Dio ci scansi e liberi dalla religione senza fede. L’amore, come ce lo insegna la Bibbia e come è nei grandi insegnamenti dei più grandi saggi, non è né Eros, né impulso né esaltazione né frenesia. È invece abnegazione e sacrificio, annullamento di sé e risurrezione, chicco caduto in terra e spiga che nasce… Non importa essere fuori tempo. Il tempo non è mai buon alleato della Verità, siamo fuori del tempo. Ma solo chi sa salire al di là del tempo, può penetrare il tempo e salvare chi è immerso nel tempo…

giacomo.ribaudo@fastwebnet.it | tel. 091 490155 | cel. 330 537932 9 / aprile / 2012

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Chiesa

Un pregevole documento della Curia di Pino Grasso

“L

e prossime elezioni amministrative rappresentano un appuntamento cruciale per la nostra città. Esse giungono al culmine di una fase di decadimento economico e sociale che Palermo ormai da troppo tempo attraversa, aggravata, oggi, da una drammatica crisi che l’intero Paese è chiamato a fronteggiare. Vogliamo, perciò, promuovere un percorso di discernimento e di confronto che, crediamo, possa contribuire a quel risveglio che la nostra città attende”. È quanto si legge nell’incipit del documento elaborato dal Consiglio presbiterale e dal Consiglio pastorale diocesano dal titolo: “Una comune responsabilità per Palermo”. Riflessioni maturate nel contesto della vita ecclesiale palermitana, presentato in arcivescovado, in vista delle prossime elezioni amministrative di maggio. “Il prossimo governo cittadino – si legge ancora nel documento – dovrà porre una particolare attenzione alle giovani generazioni riconoscendo la centralità del loro ruolo e dei percorsi educativi a essi rivolti per promuovere lo sviluppo produttivo del territorio troppo spesso immaginato secondo logiche astratte o di potere”.

“Con tale documento la Chiesa di Palermo vuole offrire un contributo che non è soltanto una voce lanciata in questo momento – ha detto il cardinale Paolo Romeo – perché da tempo vengono indica-

te le scelte da operare per il bene comune. Ecco che dobbiamo interpellare il nostro cuore per un rinnovato impegno a vantaggio della città e ognuno si senta impegnato a dare il suo contributo”. All’incontro hanno preso parte il vescovo ausiliare mons. Carmelo Cuttitta, il direttore del’ufficio pastorale don Salvo Priola, i direttori dell’ufficio pastorale della cultura Giuseppe Savagnone, dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro Giuseppe Notarstefano e la segretaria del consiglio pastorale Maria Butera. “La Chiesa non è estranea agli eventi della società – ha aggiunto mons. Cuttitta – anzi è incarnata e si sente coinvolta nella formazione delle coscienze per la costruzione di un mondo migliore. In vista della prossima tornata elettorale si è voluto trovare il tempo per promuovere una riflessione comune ai consigli presbiterale e pastorale per trovare le vie per por4-

tare avanti il messaggio del Vangelo”. Giuseppe Savagnone, nel suo intervento, ha posto l’accento sul fatto che lo spirito della riflessione è un sentimento di fondo che non è solo della Chiesa ma di tutti i cittadini “pensosi”. “Palermo è una città che chiunque ha occhi per vedere, si accorge che manca di uno stile diffuso di cittadinanza e non solo per fattori produttivi. C’è l’assenza della consapevolezza e su questo dobbiamo riflettere tutti insieme e non solo quelli che andranno a ricoprire ruoli dirigenti”. Nel suo intervento Giuseppe Notarstefano ha rimarcato la necessità che lo stile del “discernimento non deve indurre alla critica, ma alla progettualità dinamica e attiva che vuole costruire a partire dalle ragioni del Vangelo. È infatti, della nostra fede il farci carico delle attese dei cristiani che costruiscono il bene della città per una responsabilità comune”. 9 / aprile / 2012


FOCUS

Le lacrime di Palermo Un monitoraggio impietoso ma veristico sullo stato del capoluogo siciliano di Andrea Volpe

C

hi, come me, pensava che la frittata a Palermo fosse fatta e già quasi cotta, ha subito l’ennesima delusione. La frittata è stata tirata fuori, ancorché cotta, e rimescolata con le uova fresche dell’amico Luca Orlando. Adesso chi sa cosa ne verrà fuori.

Ormai il caos a Palermo è proprio totale, anzi straripante. Con la discesa in campo di Orlando le speranze nuove dei giovani candidati si infrangono e si contrappongono alle speranze antiche di quella vecchia volpe di Orlando! Se prima si poteva tentare di fare qualche previsione su chi avesse i numeri per arrivare al ballottaggio, adesso è assolutamente impossibile. Ancora una volta Luca ha sparigliato. Il maggior danneggiato dalla candidatura Orlando è chiaramente Ferrandelli, che adesso rischia di non arrivare al ballottaggio, al contrario la Caronia, Aricò e lo stesso Dragotto, invece, potrebbero avere addirittura qualche chance in più, pescando nel torbido, meglio nel confuso di questa campagna elettorale! Costa ha dietro il solito massiccio apparato della destra palermitana, dove più che le volpi sono i lupi a prevalere; ma anche tale apparato non può più essere quello di una volta, se non altro perchè andrebbe in contraddizione con il “dolce stil novo” di campagna eletto9 aprile / marzo / 2012

rale adottato dal giovane lanciato nella dirigenza sportiva…, ma temporaneamente prestato alla politica. Caronia e Aricò combatteranno fino alla fine per strappargli consensi e non è detto che non ne venga fuori qualche sorpresa. Sì, penso che da oggi, nella diuturna ricerca del consenso, tutti quanti i candidati insieme faranno la corsa del gambero, andranno cioè tutti indietro! Il linguaggio, che già di suo mancava di un certo fair play, adesso rischia nettamente di imbarbarirsi. Insomma, sarebbe una bella battaglia da godersi ogni sera sorseggiando una caipirinha, se non fosse in gioco il presente, prima ancora del futuro, della nostra città e con essa soprattutto dei suoi giovani, dei suoi anziani e dei suoi ultimi!

Quello che dispiace è che chi ha la possibilità di dire una parola forte, si limita a bisbigliarla e non ad urlarla, come gli competerebbe! Si, perchè oggi a Palermo non è sufficiente mettersi la coscienza a posto diffondendo una bella petizione di principio. No, sarebbe necessario trovare corpo e sangue su cui far camminare le petizioni e le comuni responsabilità che essa contiene. Se le petizioni restano prediche o vengono affidate a tutti coloro che dicono di voler fare, allora le petizioni restano sermoni senza ricaduta alcuna sul vissuto quotidiano. Invece, bisognerebbe recuperare la vo5-

Leoluca Orlando lontà di scommettersi in prima persona, trovare persone alternative o almeno saper instaurare una qualche utile interlocuzione con qualcuna di queste persone già in campo ed aiutarla veramente, se questo potesse condurre al miglioramento delle condizioni penose in cui versano molti cittadini.

Palermo non si aspetta che qualcun altro versi lacrime su di lei, ma ha bisogno di qualcuno che elimini le ragioni delle sue lacrime. Sì, a Palermo non è possibile restare alla finestra e dichiararsi “non partigiani”: stare al di sopra delle parti e lanciare qua e là qualche saggia spigolatura, significa gattopardianamente cambiare qualcosa per non cambiare nulla. Chi ne esce con le ossa fracassate è sempre questa nostra amata-odiata città!


Attualità

Articolo 18: la cruda verità è che sarà più facile licenziare Tra le parti sociali solo la CGIL si oppone di Fabio Sortino

D

all’accordo tra il Governo Monti e le parti sociali esce fuori uno stravolgimento dell’articolo 18 cui si oppone solo la CGIL. Ma il Presidente del Consiglio decide di andare avanti lo stesso e dichiara chiuso l’accordo. Da questo interminabile tavolo di trattativa esce fuori una modifica sostanziale dell’articolo 18 e una decisa stretta dei contratti del precariato. Per quanto riguarda i licenziamenti, l’obbligo del reintegro del posto di lavoro resta solo per le cause discriminatorie, anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti. In caso di licenziamento per motivi economici sarà concesso solo un equo indennizzo. Gli ammortizzatori sociali entreranno in vigore dal 2017. Per i precari, dopo tre anni di lavoro a tempo determinato il rapporto diventa automaticamente stabile. Ma la riforma introduce anche il divieto di dimissioni in bianco e i congedi paterni obbligatori. Da quanto risulta l’articolo 18, uno dei capisaldi dei diritti sindacali dei lavoratori ne risulta svuotato. La norma che prevedeva il reintegro in caso di provato licenziamento senza giusta causa, è stata di fatto abolita e sostituita da un equo indennizzo, perché è ovvio che da adesso tutti i licenziamenti verteranno sui motivi economici.

Elsa Fornero

Quella che si prevedeva come una norma per incrementare il lavoro, sembra che potrà produrre maggiori possibilità di licenziamenti per i lavoratori. Si tornerà al rapporto di fiducia o di servitù, tra datore e lavoratore e le garanzie per il lavoratore stesso saranno sempre minori. Uniche note liete, che però comporteranno un maggiore esborso per le piccole aziende, l’estensione di quel che resta dell’articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti e la liberazione (si spera) della piaga dei licenziamenti in bianco, che prevedeva clandestinamente la firma di un 6-

Susanna Camusso

9 / aprile / 2012


ATTUALITà

contratto che veniva meno con la gravidanza della lavoratrice. Per il resto il governo Monti ha imposto la sua legge, i sindacati si sono dimostrati deboli e inconsistenti, i partiti inesistenti.

Non vorremmo che in nome del risanamento si debba rinunciare alla democrazia e alle normali garanzie per i contraenti più deboli, cioè i lavoratori. D’altra parte l’obiettivo del Governo di semplificare al massimo le tipologie di protezione per chi perde il posto di lavoro, che attualmente sono una miriade (disoccupazione ordinaria, disoccupazione agricola, mobilità e mobilità in deroga, cassa integrazione straordinaria, cassa in deroga) appare certamente centrato. Se unitamente a tale semplifi-

cazione si unisce anche una valutazione positiva circa il principio che si debba proteggere il lavoratore e non più il posto di lavoro, la prospettata riforma del tandem Monti-Fornero appare a grandi linee condivisibile. È indiscutibile, infatti che, “purgato” dalle violenti polemiche relative alla modifica dell’art. 18, il progetto del Governo pare accogliere la necessità di una riforma del mercato del lavoro da molti

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(se non da tutti) auspicata. Fra gli aspetti condivisibili della riforma risulta, per quanto riguarda il mercato del lavoro in “entrata”, è di tutta evidenza – la centralità del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che ritornerà ad essere la forma contrattuale “dominante. Inoltre le misure di contrasto all’abuso delle collaborazioni autonome soprattutto nei casi in cui la posizione del lavoratore risulta essere “sostanzialmente” subordinata ad un solo datore di lavoro; l’accesso prevalente in entrata nel mondo del lavoro attraverso il contratto di apprendistato, inteso come “formazione professionale” e non come modo surrettizio di precarizzazione del rapporto di lavoro. Per quanto riguarda il mercato del lavoro in “uscita” è interessante la nascita dell’ammortizzatore sociale definito con acronimo ASPI – assicurazione sociale per l’impiego – con la sua caratterizzazione “universale”, a favore di tutti i lavoratori, indipendentemente dall’inquadramento previdenziale del datore di lavoro e fermo restando il raggiungimento di requisiti uguali per tutti, sana un’evidente disparità di trattamento, attualmente ben nota a tutti gli operatori del settore.

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in breve Il 29 marzo scorso nel Duomo di Monreale il card. Gianfranco Ravasi ha sviluppato il tema “Cultura della Legalità e società multiculturale”. Venerdì 30 marzo il Cortile si è trasferito allo Steri, dove si sono tenute due sessioni di dialoghi. Filosofi, religiosi, giuristi, storici e intellettuali, che si sono confrontati in quattro panel dedicati a “Diritto divino e giustizia umana”, “Religioni e diritti umani”, “Pluralismo e universalismo”, “Religioni e spazio pubblico”. Tra i relatori, il filosofo Remi Brague, Giuliano Amato, Gian Enrico Rusconi, il medievista Henri Bresc, Nando Dalla Chiesa. Momento culminante della due giorni la serata del 30 marzo sul sagrato della Cattedrale di Palermo, dove il cardinal Ravasi, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, i ragazzi di “Addio pizzo” e l’Arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, sono stati i protagonisti di un incontro aperto a tutti i palermitani e ai giovani dell’Isola, fatto di testimonianze, immagini, suoni, canti e danze. Tra gli ospiti anche lo scrittore Alessandro D’Avenia e il cantante Amedeo Minghi. In questa serata l’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Palermo con Arcobaleno di popoli, ha partecipato con una una particolare Performance in cui si è messa in evidenza con delle danze il cammino dei migranti giunti nel nostro territorio.


Missione a Palermo

Da preda dei vandali a centro di promozione per le famiglie di Serena Termini

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na forza e una tenacia sorprendente, per una donna di 62 anni impegnata nel sociale da più di 40 anni, sono state alla base della scelta di volere a tutti costi recuperare l’immobile dove da tre mesi è nato il centro aggregativo Arcobaleno di Palermo. Quello che per tanti anni è stato, infatti, un immobile in stato di abbandono, gravemente vandalizzato da giovani e meno giovani del quartiere “Guadagna”, una delle zone a rischio di Palermo, sta diventando adesso, per volontà dell’assistente sociale missionaria Anna Alonzo, un importante centro aggregativo per le famiglie del posto. L’edificio è ubicato in

un territorio che si estende dalla via Oreto a p.zza Guadagna: una zona

ad alta densità popolare dove da sempre spadroneggia ogni forma di criminalità: dal furto al traffico di droga ad opera di adulti e giovani che abbandonano presto la scuola: una parte sofferente della città dove le istituzioni sono completamente assenti e anche le forze dell’ordine spesso fanno fatica a gestire tutto ciò che accade. Accanto all’immobile di proprietà dell’Opera Pia Cardinale Ruffini, da una parte c’è la scuola elementare Guglielmo Oberdan e dall’altra una delle sedi delle assistenti sociali missionarie. Poco distante ci sono pure la chiesa di San Pio X e le suore di 8-

Madre Teresa di Calcutta provenienti da p.zza Kalsa. All’interno del grande immobile sono stati ricavati, da pochi mesi, diversi spazi per le famiglie del quartiere. Tra gli ambienti, infatti, sono stati realizzati: un’ampia stanza ricreativa per gli adolescenti, una palestra, una stanza per il doposcuola dei più piccoli e una stanza ricreativa per gli anziani. Inoltre c’è un altro spazio dove una cinquantina di donne possono dedicarsi al decoupage, alla preparazione di piccole performance teatrali e altre attività culturali. Tutto questo è avvenuto principalmente con l’impegno delle sorelle missionarie e dei volontari. A giugno scadrà un piccolo progetto con la provincia d Palermo che finora ha permesso di dare un rimborso spese all’operatrice di attività motorie, all’addetto alle pulizie e all’animatore di attività sportive.

Tra i volontari ci sono alcuni insegnati provenienti da altre parti della città, pronti a dedicarsi ai bambini che frequentano le scuole vicine e prevenire l’abbandono scolastico. Una quarantina gli anziani e i giovani che frequentano il centro. “Da tre mesi lavoriamo ininterrottamente, insieme a tutti i volontari, per riuscire a dare, attraverso questo centro, una boccata di ossigeno alla gente del quartiere, soprattutto donne, 9 / aprile / 2012


Missione a Palermo

bambini e giovani – dice Anna Alonzo – È quanto mai necessario attivarsi per togliere dalla strada bambini e giovani e aiutare le donne e gli anziani ad impegnarsi in attività che possano distrarli dalla pesante routine quotidiana. Credo che se la gente viene messa nelle condizioni di responsabilizzarsi riesce a creare ed a realizzare tante cose”. “Da quando sono iniziati i lavori di recupero, nonostante diversi siano stati gli episodi provocatori operati dai ragazzi che si sono sentiti espropriati da quello che consideravano un loro spazio di trasgressione, si è riusciti ad andare avanti lo stesso – continua Anna Alonzo -. All’inizio si erano avvicinati al centro circa un centinaio di giovani di età varia, alcuni con familiari in carcere. Alcuni di questi si sono, per il momento allontanati, facendo ridurre il numero a 40 perché non vogliono essere identificati – racconta Anna Alonzo –. Siamo però fiduciosi e speriamo che, non appena capiscono che vogliamo soltanto aiutarli, si riavvicineranno. Sappiamo che tutto ciò è molto difficile ma possibile”. “Spero anche che in futuro, attraverso un sano percorso di responsabilizzazione, siano le stesse famiglie a trovare la forza e l’energia sufficienti a garantire la continuità di tutte le attività del centro – continua –. Ai bambini va insegnato a capire quanto importante sia studiare per allontanarli dal ‘lavoro facile’ offerto dalla criminalità . Le donne sono quelle più ricettive dalle quali ci aspettiamo di più. Gli adolescenti sono la nota dolente perché non

è facile instaurare con loro una relazione. Per ora siamo passati con alcuni di loro ad impartire un minimo di regole che ci consentono di conoscerli meglio anche se la strada è ancora lunga e complessa. Il degrado dei giovani oltre che materiale è soprattutto culturale: un disagio sociale di cui non sempre hanno consapevolezza”. “Mi appello alle istituzioni affinché questa realtà che sta nascendo possa essere adeguatamente compresa nella sua giusta importanza – prosegue – per potere avere riconosciuta una sua autonomia economica arricchita anche dall’impegno e dalla dedizione dei volontari”. Recentemente, in una delle uscite serali, che la suora missionaria compie da diverso tempo con un gruppo di giovani, per assistere alcuni senzatetto della città, è pure riuscita a togliere dalla strada alcuni ragazzi che si sono poi impegnati a dare una mano per l’attivazione del centro. Tra questi, in particolare, c’è il giovane siriano Naim che adesso lavora all’interno di un panificio: con i soldi guadagnati si è affittato una stanza e ha anche un pc da cui cerca di avere notizie dei suoi familiari in Siria. “Questa è una delle storie che mi ha dato ultimamente maggiore soddisfazione – dice Anna Alonzo –. Se penso alle condizioni in cui ho trovato Naim e a quello che fa adesso, capisco quanto importante sia l’aiuto che possiamo dare. La nostra vocazione di missionarie è quella di non fermarci solo alla fase dell’assistenzialismo ma di aiutare a capire se la persona può migliorare e uscire dalla situazione di disagio in cui è caduta”.

RINGRAZIAMO PER UN’OFFERTA: Silvano De Marchi ABBONAMENTO ORDINARIO € 20; ABBONAMENTO SOSTENITORE € 50

9 aprile / marzo / 2012

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Intervista

Villabate… se la casa brucia Incontro con il consigliere Domenico Garbo, capo gruppo del Partito Democratico al Consiglio Comunale di Villabate di Livio Terranova

O

rmai il mandato sta per scadere può tracciare un breve bilancio? Nel 2007 vinse le elezioni una coalizione di centro-destra, entrai dunque in Consiglio nel ruolo di opposizione. E di opposizione ne ho fatta tanta, anche se talvolta ho condiviso e approvato, nell’interesse del paese, iniziative intraprese dalla maggioranza. Ma il mio ruolo si è caratterizzato soprattutto attraverso la presentazione di proposte, mozioni e ordini del giorno, indirizzate al miglioramento della qualità della vita della nostra cittadinanza, riuscendo, spesso, a trovare l’approvazione dei colleghi di Consiglio anche della maggioranza. In quali settori si è indirizzata maggiormente la sua attività politica? Ho affrontato problemi che impattano sull’interesse generale e sulla vita quotidiana dei miei concittadini, cercando di dare risposte concrete alle loro esigenze. Gli argomenti sono stati tanti: dalle infrastrutture, come la manutenzione straordinaria del ponte di Ficarazzi, il completamento del ponte nella zona artigianale, la sistemazione della villetta Padre Pio; alla viabilità, con il ripristino del doppio senso di circolazione in viale Europa, i posteggi con il disco orario in alcuni punti nevralgici del paese (banche, posta, comune, scuole), il riordino dei sensi unici nelle strade interne, il piano traffico complessivo; al problema dello sviluppo economico, con l’istituzione dei centri commerciali naturali; ai temi legati alla cultura e al sociale, come la mozione per istituire una rassegna teatrale annuale da fare in estate all’aperto, ricordo che il nostro paese non ha un teatro, e tanto altro ancora, come la possibilità di officiare i funerali nel pomeriggio. Proprio il teatro è stato al centro di una vicenda lunga e complessa. Non crede che possa rappresentare il simbolo di un riscatto per Villabate? Certo, sarebbe un segno tangibile di risveglio, nonché un importante investimento sul futuro di questo paese. Nel 2008 10 -

Villabate

ho presentato un emendamento al bilancio per l’acquisto della struttura. Il costo previsto era di circa 500 mila euro secondo la valutazione dell’agenzia del territorio. Allora il Comune aveva le risorse, la situazione finanziaria non era drammatica come ora ed esisteva la possibilità di stipulare mutui. L’emendamento non fu approvato per volere del sindaco. Ci disse che avrebbe chiesto un finanziamento alla Comunità Europea o alla Regione per l’acquisto e il successivo restauro, solo che per farlo occorreva redigere e presentare il relativo progetto. Risultato: abbiamo speso la bellezza di circa 70 mila euro per un progetto rimasto nel cassetto e non abbiamo ricevuto nulla dei promessi finanziamenti. Una grande occasione sprecata. A proposito della situazione finanziaria: cosa sta succedendo? Quando l’attuale amministrazione s’insediò, venivamo da circa dieci anni di commissariamenti e la loro ordinaria amministrazione aveva prodotto un “tesoretto” di 3 milioni e 600 mila euro, tant’è che l’assessore al bilancio di allora definì la situazione finanziaria “florida”. Oggi, secondo l’attuale assessore al bilancio, il presidente della triade dei revisori dei conti, nonché secondo il funzionario responsabile del setto9 / aprile / 2012


Intervista

re, siamo sull’orlo del dissesto. Personalmente penso che il nostro Comune sia già in dissesto, come ho ipotizzato e spiegato in una recente interrogazione presentata in Consiglio: ogni mese sono in forse il pagamento degli stipendi e delle fatture dei fornitori di beni e servizi e il Comune non è più in grado di fornire alcun servizio. Che cosa pensa della vicenda del Coinres? Il Coinres, nome ormai a tutti noto, è la principale causa dello stato dei nostri conti. Un consorzio nato per ridurre i costi e dare un servizio più efficiente, si è trasformato in uno dei soliti carrozzoni politici dove le promesse fatte in campagna elettorale dai candidati sono ripagate con il sudore dei cittadini. Ad oggi il costo del servizio è lievitato fino all’incredibile cifra di 4 milioni di euro nel 2011 e il dato non è ancora definitivo. L’amministrazione Di Chiara non ha mai contestato nulla al Coinres, le assunzioni clientelari, i disservizi di ogni genere (il paese sommerso dai rifiuti è ormai la normalità), i noleggi assurdi e inutili di mezzi e personale senza alcuna giustificazione legata al servizio. La spiegazione di tutto ciò è semplice: Il Coinres non è un’entità astratta o estranea, è un consorzio formato da 22 comuni e amministrato da 22 sindaci tra i quali il nostro. Come può chi ha creato il mostro poi contestarlo o distruggerlo? Hanno letteralmente bruciato 10 milioni di euro in 5 anni. Sono dati certi. Quali iniziative ha intrapreso l’opposizione al riguardo? Per noi la soluzione al problema risiede nelle stesse motivazioni che hanno portato alla nascita del Coinres: rendere il servizio legato allo smaltimento dei rifiuti più efficiente ed economico. 9 / aprile / 2012

Allora chiedo all’amministrazione: perché non è mai partita la raccolta differenziata nonostante siano state assunte a ridosso delle elezioni 250 persone che dovevano servire proprio a questo? Perché il Coinres prima e il sindaco poi, noleggiavano i mezzi a costi inverosimili anziché comprarli? Villabate deve dotarsi di un proprio piano industriale per la gestione del servizio Igiene Ambientale, e poi confrontarsi con gli altri comuni, con la Regione e la Provincia. Noi abbiamo solo tre strade principali, occorrono tre autocompattatori e una ventina di operai. Per quale motivo paghiamo quarantacinque persone? Potremmo utilizzare il personale in più per la raccolta differenziata porta a porta tentando di raccogliere così anche 80% dei rifiuti. In questo modo il costo di discarica diminuirebbe di una cifra percentuale corrispondente (spesa nel 2011 di circa 750 mila euro), senza contare che i rifiuti differenziati sono una risorsa. Non è un sogno, succede così dovunque, anche in Sicilia e persino nei nostri dintorni. A Marineo tanto per fare un esempio. Pensa di riproporsi alle prossime consultazioni? Io, insieme ad alcuni colleghi consiglieri comunali di opposizione, con i quali ho condiviso mille battaglie, abbiamo costituito una lista civica composta da persone eterogenee, valide, al di sopra dei partiti. Non ho infatti condiviso la scelta del PD di presentarsi alle prossime elezioni da solo. Il PD locale ha scelto di ergersi al di sopra delle parti a difesa di un simbolo, anziché calarsi nel tessuto sociale per cercare di amministrare questo paese. O forse, e spero non sia così, la scelta è stata dettata dalla ricer11 -

Domenico Garbo ca all’interno delle altre coalizioni di poltrone che nessuno poteva garantire. Il vizio dell’isolarsi, del correre da soli credendo di avere la verità in tasca, è ben presente nel centro sinistra italiano, salvo poi perdere, andare all’opposizione e lamentarsi perché gli altri governano male. Noi crediamo invece nell’unità e, insieme ad altre liste della società civile, alternative all’amministrazione Di Chiara, abbiamo individuato nella figura del dott. Francesco Cerrito, il candidato sindaco che, per le sue caratteristiche di professionalità, onestà e amore del paese, siamo sicuri vincerà queste elezioni e governerà per i prossimi cinque anni la nostra amata VILLABATE. Il suo programma? Il mio programma è quello della coalizione , è in fase di avanzata definizione e verrà portato alla conoscenza di tutti i cittadini Villabatesi. Posso anticipare che non ci saranno vane promesse, anzi diffidate da chi le fa, al centro della nostra azione politica c’è l’impegno per il miglioramento della qualità di vita nella nostra cittadina: la pulizia, il traffico la crescita socio-culturale. Il riordino dei conti pubblici. Un impegno specifico: il riordino della macchina amministrativa.


Scuola

Per una pastorale della scuola nelle parrocchie di Alfio Briguglia

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iamo ormai al secondo anno del percorso decennale che l’episcopato italiano vorrebbe dedicato alla riflessione sul tema della sfida educativa. In questi due anni, nella diocesi di Palermo, alla volontà dei vescovi ha fatto seguito una serie di iniziative locali per sensibilizzare al tema della educazione e per presentare gli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per i decennio 2010-2020, il documento Educare alla vita buona del vangelo (EVBV). Per la verità in molte parrocchie i fedeli non sono stati ancora invitati a leggere e conoscere il documento, né si ha notizia di cammini parrocchiali progettati tenendo conto del tema della educazione. Poiché la comunità ecclesiale diocesana, di fatto, a parte fedeli che frequentano e si formano nei vari movimenti e associazioni, ha come suo livello base di visibilità quello delle comunità parrocchiali, vien fatto di pensare che, anche questa volta come per gli altri orientamenti decennali, si pensa già ad altro. Eppure c’è una preoccupazione nel documento, che già il papa Benedetto XVI aveva espresso il 21 gennaio 2008 con una lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente della educazione, che chiama in causa direttamente il rinnovamento delle parrocchie.

Di fronte alla crisi della tradizione, da una generazione all’altra, del patrimonio di valori e di fede 12 -

che ci identificano come cristiani e come cattolici, il Papa individuava nella crisi della autorevolezza una delle cause dei fallimenti dei progetti educativi. Crisi di autorevolezza significa crisi del mondo adulto, della capacità degli adulti di proporsi come portatori di una “speranza affidabile”. Quello che ormai da tanti anni e da più parti viene sottolineato: “la crisi dei giovani sono gli adulti che mancano” (anche a Palermo il Laboratorio Pedagogico Diocesano ne ha fatto fin dal 2006 il suo slogan) viene con delicatezza, ma con fermezza fatto presente anche da Benedetto XVI alla chiesa italiana: senza persone credibili non è possibile attivare processi educativi! Nel Discorso alla 61a Assemblea Generale della Conferenza episcopale italiana, il 27 maggio 2010, insistendo sul tema il Papa indicava un’altra condizione del successo di un impegno educativo. Se da una parte i giovani, che portano in cuore sete di significato e di rapporti autentici, hanno bisogno, accanto a loro, di “una compagnia adulta sicura e affidabile”, dall’altra è necessaria anche quella di “luoghi credibili: anzitutto la famiglia, con il suo ruolo peculiare e irrinunciabile; la scuola, orizzonte comune al di là delle opzioni ideologiche; la parrocchia «fontana del villaggio», luogo ed esperienza che inizia alla fede nel tessuto delle relazioni quotidiane”. La scuola e la parrocchia in questo sforzo di recupero del 9 / aprile / 2012


Scuola

tema educazione appaiono, a questo punto, luoghi decisivi. La scuola, ovviamente, perché lì sono i nostri figli! La scuola è la loro “strada”, il luogo dove passano gran parte del loro tempo, dove crescono, soffrono, hanno soddisfazioni e sperimentano frustrazioni. La parrocchia perché è il luogo dove vive la comunità cristiana, dove si formano gli adulti dove “l’accoglienza della proposta cristiana passa attraverso relazioni di vicinanza, di lealtà, di fiducia” (Benedetto XVI, Discorso cit.). Dove è possibile far crescere figure forti, affidabili, spiritualmente vive con competenze bibliche teologiche e culturali? E da dove partire per rimettere la scuola al centro delle attenzioni della comunità locale. Già nel 1990 il documento dell’Ufficio nazionale di Pastorale della scuola sottolineava che “nessun altro livello e nessun tema pastorale matura se le parrocchie non ne riconoscono l’importanza e non vi portano il loro contributo specifico” (Fare pastorale della scuola oggi in Italia, n.28). Adesso, gli orientamenti pastorali assegnano alle comunità parrocchiali, “come impegno prioritario”, la formazione di quelle figure adulte senza le quali non vi è comunicazione del Vangelo. Le comunità parrocchiali devono curarne “insieme alla crescita umana e spirituale, la competenza teologica, culturale, pedagogica” (EVBV, 41).

Sono passati venti anni dal primo documento citato, ma di una attenzione alle scuole nelle comunità parrocchiali non v’è traccia. Anzi è come se sulla preoccupazione per le comunità scolastiche, specialmente per quelle che fanno parte del territorio parrocchiale, fosse ormai stata tracciato un segno di cancellazione, dopo che quasi tutti i sacerdoti hanno lasciato l’insegnamento della religione. Ma, in concreto, cosa bisognerebbe fare?

9 / aprile / 2012

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Non si tratta di fare catechesi negli ambienti scolastici (neanche l’insegnamento della religione cattolica è catechesi), né di piantare bandierine, occupare spazi o dire: “ci siamo pure noi!”. Si tratta di altro. Si tratta di ri-

portare nelle scuole quella “speranza affidabile” che passa attraverso la valorizzazione di tutto l’umano possibile e che aiuta a crescere verso una “antropologia compiuta”. Ogni attività pastorale si propone di portare il vangelo nei modi specifici e secondo le situazioni esistenziali dei destinatari. Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, sintetizzava la “buona notizia” per la famiglia con l’invito: “famiglia diventa ciò che sei!”. Oggi la sintesi del messaggio che docenti educati alla vita buona del Vangelo possono portare nel loro ambiente, alle comunità scolastiche nelle quali operano è: “scuola diventa ciò che sei!”, cioè comunità educante, che insieme alle competenze fa crescere le persone, luogo dove si può apprendere la passione per la verità, per il bene, per la propria crescita, a servizio di tutta la società. Si tratta di cominciare, nelle parrocchie o nei vicariati, da piccole comunità nelle quali ci si aiuti ritrovare la passione per il ruolo di educatori, dove l’attenzione sia rivolta all’uomo tutto intero e non solo alla dimensione liturgica o sacramentale, spazi per gli interrogativi e la ricerca, luoghi di cammino comune degli educatori dove si discutano problemi, si superi il disagio di fronte al compito arduo, si umanizzino le relazioni. La parrocchia non deve più essere un luogo astratto, nel quale ci si incontra mettendo tra parentesi quello che si è. Da questo potranno nascere iniziative concrete di attenzione alle scuole del territorio, ma innanzitutto si tratta di riaccendere una luce spenta forse da troppo tempo.


Libri

L’eternità è già presente Affronta con coraggio profetico i temi escatologici della fede – morte, giudizio, inferno, paradiso – l’arcivescovo Vincenzo Bertolone in “Ogni attimo è carico di eterno”. Un testo di appassionata esegesi che si fonda non solo sulla teologia, ma anche sull’inquietudine degli scrittori contemporanei di Giovanni Bonanno

N

on tema di un anno, bensì del tempo di un episcopato è la lettera pastorale Ogni attimo è carico di eterno,

che l’arcivescovo di Catanzaro, Vin-

cenzo Bertolone, indirizza, a pochi mesi dall’insediamento, nella diocesi. Un testo che sintetizza, nella complessità dell’articolazione, l’essenza della fede, il suo mistero, l’unità di presente e futuro nell’essere del cristiano, nel suo appartenere all’hic et nunc che si tramuta in perennità. Non discorso parenetico, ma svelamento di un pensiero, maturato in anni di studi e meditazione, teso a mostrare nel segno del credo un cristianesimo fatto di terra e cielo, di quotidianità pellegrinante e di eternità di affetti. Ingloba nel processo ermeneutico sia la rivelazione testamentaria e il magistero di padri e pontefici, sia la ragione esegetica dei teologi e l’inquietudine di filosofi e scrittori. Si apre la lettera con Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuor / della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera. Entra, d’improvviso, Vincenzo Bertolone, nell’abisso dell’esistenza, in quella sera che si fa notte, baluginata da ansie di speranza, per dire, quale padre di una comunità, che il turbamento dell’uomo, dinanzi al dramma della vita

e all’angoscia di un domani che sa di tragedia, può trovare catarsi nell’annunzio: Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me… Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me… Io sono la via, la verità e la vita.

Impegnativo l’incontro epistolare di Bertolone con Catanzaro. Senza mezzi termini dichiara il programma squarciando equivoci: è vescovo, non politico. Sua missione è comunicare alla coscienza di uomini del XXI secolo l’esistenzialità della fede nella dimensione escatologica; annunziare il Dio dei padri, rivelatosi Logos di carne, immanente e trascendente; dire di Lui che dà senso alla vita, al travaglio e alla speranza, all’umanità naufraga e all’urgenza di sapere che dopo la tempesta c’è un porto di luce. Utilizza un termine oscuro, consustanziale alla storia della salvezza: escatologia. Vocabolo enigmatico, esorcizzato talvolta. In greco éskaton: ultimo. Ultimo è il destino, che ora costituisce oggetto di riflessione in rapporto a Cristo, che rivela nell’istante dell’uomo la radice di una eternità che non cessa di turbare. Leit-motiv è l’affermazione di Karl Barth: Un cristianesimo che non sia interamente, integralmente escatologia non 14 -

Mons. Vincenzo Bertolone ha nulla a che vedere con Cristo. In mille forme espressive la si ritrova lungo le centoventi pagine del testo a ribadire che il Figlio dell’Uomo non può essere né parcellizzato, nè secolarizzato. Assoluta la verità di Blaise Pascal: Senza Cristo non si capisce chi siamo e dove andiamo.

Ecco perché è insistente sulla persona di Gesù la scrittura di Bertolone nel trattare le questioni ultime che appartengono alle questioni prime. È Cristo l’alfa e l’omega. Lui spiega la fine come inizio del tempo che avvolge il cosmo e il suo telos, dando unitamente ad essi palpito di carne e fremito divino. Per questa lettura il vescovo ama ricorrere a Jurgen Moltmann che sottolinea come l’escatologia è visione della speranza, dell’aurora che inonda di splendore, della resurrezione della vita: Il cristianesimo 9 / aprile / 2012


Libri

è escatologia dal principio alla fine e non soltanto in appendice: è speranza, è orientamento, è movimento in avanti e percio è anche rivoluzionamento e trasformazione del presente. Cristo e la Chiesa fondano l’escatologia, ne spiegano la verità collegando i poli estremi. Inizio e fine sono uniti dalla stessa sostanza che perdura all’infinito perché cosi la vuole il Logos trinitario, che plasma di sé ogni creatura destinata alla santità. Consapevole dell’indifferenza che circonda i novissimi, considerati tabù, il metropolita di Catanzaro non teme la sfida spingendo l’intelligenza oltre la fine per penetrare il fine dell’esistenza. Di là dalla morte non il nulla, ma il tutto si profila nell’annunzio della fede, della stessa spes contra spem di Paolo che dischiude l’orizzonte della resurrezione con Cristo nell’eternità.

In tre capitoli e in una appendice è lo svolgimento della lettera, che potrebbe dirsi libro di teologia, teso a ragionare sui problemi del cristianesimo relazionati alla contemporaneità, esperita da dubbiosi intellettuali e da poeti invocanti l’epifania dell’ungarettiano Santo che soffri. Questo sforzo di dialogo con gli altri, raggiunti, extra moenia, nella loro ricerca, è straordinario. Vengono citati autori della grecità e della latinità, ma più ancora moderni, appartenenti all’agnosticismo e alla gnosi, alla teologia evangelica e ortodossa, alla filosofia e alla letteratura del novecento. Pregnante la presenza di maestri come Von Balthasar, De Lubac, Bultmann, Kung, Evdokimov, Daniélou, Kasper. Ma punto di forza è Joseph Ratzinger, illuminante con semplicità di linguaggio il buio della notte, oltre il quale percepibile è il tremolio di un raggio di sole.

Morte, giudizio, inferno purgatorio, paradiso, costituiscono paragrafi del primo capitolo, la cui drammaticità, evocante la disperazione di Martin Heidegger e la speranza di Edith Stein, inchioda il lettore in un corpo a corpo con la realtà della morte e il bisogno della vita altra, promessa sulla croce: Oggi sarai con me in paradiso. Continuo il superamento della ovvietà nello scandaglio del vescovo-teologo, che non sfodera armi di minaccia. Lo stesso giudizio, di là dal catastrofismo, è tessuto di perdono, della stessa soteriologia della Parola: Se uno non ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno. Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo. Cristo non condanna. La perdizione la decide l’uomo giudicandosi e condannandosi da solo. Quanto all’inferno il pensiero si fa angosciato nell’esplicitare il senso di separazione da Dio, benché non manchi di aggrapparsi alla prospettiva di alcuni teologi che una qualche salvezza possa giungere per tutti dall’Amore infinito. Se il purgatorio è purificazione, il paradiso è abbraccio con Cristo e 9 / aprile / 2012

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contemplazione. Si struttura di attesa, speranza e azione pastorale il secondo capitolo, volto al vissuto nella carità e nella liturgia culmen et fons. Splende di afflato materno il terzo dedicato alla Vergine, icona escatologica della chiesa. Maria è la prima credente – scrive Grignion de Monfort – essendo la strada per la quale Gesù Cristo è venuto a noi, è pure la strada che egli seguirà nella seconda venuta anche se in modo diverso. Mistero di comunione con la Trinità la Vergine che precede, con anima e corpo, ogni credente in cielo. In appendice è la cristologia trinitaria a dare luce al tema escatologico. Per cui l’autore annota: la vita eterna si gioca sulla cristologia intesa in termini trinitari perché le promesse di Dio hanno come contenuto il Dio delle promesse. Non disquisizione, bensì meditazione dinanzi all’evento della theologia crucis e della theologia gloriae, in cui morte e resurrezione strutturano la speranza della Pasqua futura. Così il mistero di Cristo non è che epifania del mistero escatologico: con la parusia del Figlio dell’Uomo e la divinizzazione dell’uomo. Non pagina esortativa lo scritto di Vincenzo Bertolone, ma testo di teologia, fremente di passioni, destinato a smuovere lo stagno della religiosità abitudinaria, dimentica dell’uomo, dell’incarnazione del Verbo e del destino della storia. Un libro che meriterebbe, snellito in certi paragrafi, un editore di frontiera, avendo in sé la capacità di comunicare la Parola vivente e il silenzio dell’ éskaton non solo ai cattolici, ma anche ai laici spesso turbati dinanzi al mistero. Vincenzo Bertolone Arcivescovo metropolita di Catanzaro, mons. Vincenzo Bertolone nasce a San Biagio Platani, provincia di Agrigento, nel 1946. Giovane entra nella Congregazione Missionari Servi dei Poveri (Boccone del Povero), studia presso la Facoltà Teologica di Sicilia, è ordinato sacerdote, nel 1975, a Palermo. Si laurea in Pedagogia, nel 1981, all’Università di Palermo. Nel 1985 consegue la licenza in Diritto Canonico all’Angelicum di Roma, nei 1987 anche il dottorato. Lungo gli anni di ministero ricopre ruoli sempre più impegnativi in istituzioni ecclesiastiche. Nel 2003 è nominato Sottosegretario del Dicastero amministrativo-legale della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. Nel 2007 è ordinato vescovo di Cassano allo Ionio. Nel 2011 è eletto arcivescovo del capoluogo della Calabria. Molte le sue pubblicazioni di matrice giuridica, pastorale e teologica.


Cultura

Ricordando Giovanni Pascoli Nel centenario della morte, aspetti umani e letterari nella figura del grande poeta romagnolo di Nicola Romano

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arlare di Giovanni Pascoli – ancorchè nel centenario della sua scomparsa avvenuta a Bologna il 6 aprile del 1912 in seguito all’aggravarsi di una cirrosi – è come parlare in buona sostanza del padre di tutti i poeti, tanto alta ed incisiva è stata (ed è) la sua presenza nella poesia italiana di tutti i tempi. Dobbiamo certamente convenire che la scuola, fors’anche per la mancanza dei mezzi interpretativi e critici da parte degli alunni ai primi studi, ha sempre lasciato del Pascoli un’impressione forse non adeguata alla sua statura, una voce soave ma a tratti flebile verso quelli che sono i dissidi e le tragedie della vita di ognuno. D’altronde, egli tenne a dare l’immagine del poeta simile ad un “fanciullino” che sogna e vede cose che gli altri non possono vedere, essendo gli adulti abituati ai nessi logici e razionali delle cose, mentre il “fanciullino” privilegia invece l’intuizione alla ragione, il sogno alla realtà, l’invenzione alla ripetizione, la parola libera alla convenzione della comunicazione.

Ma se nel prosieguo degli studi si volessero affinare le conoscenze nei confronti del poeta romagnolo, ecco che verrebbe sorprendentemente fuori l’interessante scenario composto da tanti spessori siano essi umani, culturali ed esistenziali afferenti per intero alla vita del Pascoli. Ma dire allo stesso tempo che egli ha tradotto tutta quanta la sua esistenza in poesia sarebbe semplicemente riduttivo, e sarebbe come dare alla sua intera opera un’esclusiva connotazione autobiografica, quando invece le sue poesie ed i suoi interventi si addentrano in seno a tante altre importanti sfere, aventi per argomento – per esempio – la natura, la religione, la politica, il patriottismo o il colonialismo. Purtuttavia, una volta addentratisi in tale scandaglio conoscitivo che in definitiva si rivela abbastanza corposo e articolato, non è facile restituire in forma organica, lineare o esaustiva tutto il materiale e le notizie che si riescono a recuperare, tenuto anche in buon conto che numerosi sono gli studi e i convegni organizzati soprattutto in tempi recenti, studi che hanno 16 -

Giovanni Pascoli

perfino permesso di appurare adesso il suo respiro europeo. Che egli fosse un poeta puro, ancorato di sicuro a dettami di classicismo ma che nel contempo aveva portato una svolta (o una innovazione, come si dice oggi) a quello che era stato il linguaggio di primo Ottocento, lo rileviamo attraverso la seguente dichiarazione che ottiene condivisione anche nell’attualità: “Il poeta è poeta…non è un artiere che foggi spada e scudi e vomeri... il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta… Egli non trascina ma é trascinato, non persuade ma è persuaso… Il poeta non deve avere, non ha, altro fine che quello di riconfondersi nella natura donde uscì, lasciando in essa un accento, un raggio, un palpito nuovo, eterno, suo…” Come esempio di una semplicità apparente, ma che alla fine rivela grosse doti di sapienza e di finezza scritturale, può essere considerata proprio la sua prima raccolta di poesie dal titolo Myricae pubblicata nel 1891 e arricchita gradualmente di nuovi componimenti fino alle sesta edizione successiva del 1903, contemporanea ai “Canti di Castelvecchio”, il cui insieme, pur tra una varietà di temi familiari e campestri, rappresenta probabilmente un autentico momento della poesia 9 / aprile / 2012


Cultura

pascoliana che a molti critici è sembrato il più schietto. Il poeta qui è più fedele alle impressioni suscitate in lui dal mondo georgico e dall’intima vita degli affetti, e i suoi versi racchiudono vibrazioni e palpiti di rara delicatezza, anche se lo stile talvolta risulta sotto tono. Non c’è risentimento o ribellione nella sua poesia, ma quasi una rassegnazione alle negatività del vivere, una certa passività di fronte al male: si percepisce una malinconia diffusa nella quale il poeta immerge tutto, uomini e cose. Egli accetta la realtà triste per come è, si sottomette al mistero che non riesce a spiegare. La sua poesia non ha una trama narrativa e non è neppure descrittiva: esprime soltanto degli stati d’animo, derivanti dall’ascolto della sua anima e delle voci misteriose che gli giungono da lontano, dalla natura o dai morti. E a proposito di affetti, dalle varie vicende della sua intima vita è dato vedere che al nostro stavano molto a cuore gli affetti familiari, facendosi a volte carico - spirituale o materiale - di alcune particolari vicende o di tragici accadimenti, addirittura luttuosi, inerenti alla sua famiglia: egli quarto di dieci figli, già a dodici anni dovette subire la morte del padre Ruggero, amministratore della tenuta “La Torre” dei principi di Torlonia, assassinato con una fucilata partita da mano ignota e in circostanze mai del tutto chiarite (ma si pensa per questioni politiche) il 10 agosto del 1867 mentre tornava col suo calesse dal mercato di Cesena. Ampia testimonianza poetica ed emotiva riguardo a tale vicenda la ritroviamo nelle poesie “La cavalla storna” e “10 agosto”. Alla morte del padre seguirono quella della madre, avvenuta un anno dopo, della sorella maggiore Margherita, e dei fratelli Luigi e Giacomo. Questi lutti lasciarono nel suo animo un’impressio9 / aprile / 2012

ne profonda e gli ispirarono il mito del “nido” familiare, entro il quale persone vive e morte vanno a ricostruire un’unità salda e duratura. Ma oltre ai lutti altre ambasce prendevano il nostro poeta, se si pensa che in prossimità del matrimonio della sorella Ida, così scriveva – in maniera certo esagerata - alla sorella Mariù: “Questo è il mese più terribile di quest’anno terribile. Non sono sereno: sono disperato. Io amo disperatamente, angosciosamente la mia famigliola che ora si disfa, per sempre. Io resto attaccato a voi due, a tutte e due: a volte sono preso da accesi furori d’ira, nel pensare che l’una freddamente se ne va strappandomi il cuore, se ne va lasciandomi mezzo morto in mezzo alla distruzione de’ miei interessi, della mia gloria, del mio avvenire, di tutto!” Per non dire che nell’uguale occasione del matrimonio del fratello Raffaele, al fine di aiutarlo chiese un prestito alla Banca di Pisa, prestito che non riusciva ad estinguere, finchè dopo due anni le due sorelle, a sua insaputa, regolarono il tutto.

Ripeto, seguire il Pascoli equivale ad “inseguirlo”, dal momento che bisogna districarsi tra le sue tematiche come pure tra il suo lessico che in talune espressioni svaria tra sintagmi stranieri o latini, frutto della sua conoscenza e della sua vasta formazione umanistica. E risulta pregevole maestro anche di metrica, differenziata sui ritmi delle varie composizioni, se ci è dato constatare che anche su tale argomento prettamente tecnico svaria dal sonetto al madrigale, dalle strofe saffiche alle terzine dantesche, dalle piccole ballate agli endecasillabi o novenari a rima alternata, dai ritornelli alle rime baciate, strumenti anche questi che contribuirono, con tutto il dettato espressivo, alla prima reale rottura con la tradizione ottocentesca. 17 -

in breve L’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Buccheri La Ferla è stata costretta ad interrompere nel 2009 il servizio di trasporto del latte materno dalla casa delle donatrici fino all’ospedale, ovvero fino al luogo in cui i neonati prematuri restano ad aspettare l’alternativa più valida alla mancanza di latte delle loro mamme. Molte donatrici, dal 2009 ad oggi, si sono offerte di portare loro il latte, ma con il passare dei mesi l’impegno del bimbo piccolo “appena arrivato” rende sempre più difficile trovare il tempo per raggiungere la sede dell’ospedale, facendo diminuire sempre più la quantità di latte custodito nella Banca del latte del Buccheri La Ferla, causa la mancanza di una struttura di trasporto dovuta anche e soprattutto alla carenza di supporti economici pubblici. I genitori dei bambini prematuri hanno organizzato una piccola raccolta fondi, raccolta cui il Corpo Consolare di Palermo con propria delibera assembleare ha aderito con entusiasmo per contribuire economicamente al ripristino di questo servizio di trasporto che, dal 2005, ha alimentato più di 350 piccoli pazienti nati nel nosocomio palermitano ed anche al di fuori di tale struttura. *** Domenica 22 aprile 2012 si svolgerà a Palermo, centro Gesù liberatore di Margifaraci, il 7° raduno regionale. Al convegno interverranno: Padre Ludovico Tedeschi e Suor Ivone Zenovello, mentre Don Leoluca Pasqua curerà l’adorazione Eucaristica, Don Pino Spataro animerà, con i suoi canti, alcuni momenti della giornata. Don Mario Cascone, parroco presso la Chiesa del S. Cuore a Vittoria, docente di teologia morale e bioetica allo Studio Teologico “San Paolo” di Catania e all’Istituto teologico Ibleo di Ragusa, terrà una relazione sul tema: “Maria Regina della famiglia”. All’incontro parteciperà il giornalista Paolo Brosio, il quale darà una testimonianza della sua conversione.


ELEZIONI CONSIGLIO COMUNALE PALERMO 6-7 MAGGIO 2012

PAOLO

CARACAUSI


Medicina

Centro di referenza nazionale per la toxoplasmosi Messaggio a tutte le future mamme: la toxoplasmosi, gli aristogatti… questi non responsabili di Maria Vitale

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toria di un’accusa il più delle volte ingiusta nei confronti dei gatti soprattutto se vivono in appartamento e mangiano solo scatolette….pellet o carne cotta da gatti aristocratici appunto sulla trasmissione dell’infezione toxoplasmosi. Romeo forse sì… raramente… ma duchessa… no! È vero che i felini (leoni, tigri, pantere e gatti) sono gli unici animali che quando vengono infettati possono eliminare con le feci milioni di oocisti di toxoplasma nel terreno e grazie a questo anche gli erbivori si infettano (pecore, cavalli, capre, mucche), ma questo nell’appartamento si verifica di rado, a meno che non abbiate uno zoo in casa ed alimentate le tigri e i gatti con carne cruda.

Le cause principali di toxoplasmosi sono attribuibili all’alimentazione. Cibi colpevoli: carne poco cotta o cruda, salsiccia appena fatta e assaggiata cruda, insalata non lavata abbondantemente, salumi freschi, latte appena munto. Cibi non colpevoli: carne e verdura cotte, prosciutto crudo, prosciutto cotto, latte pastorizzato. Questi accorgimenti sono fondamentali per le donne in gravidanza che risultano siero negative per toxoplasma, 9 / aprile / 2012

perché se l’infezione avviene durante la gravidanza può passare al bambino attraverso la placenta, con conseguenze anche severe per il nascituro. Per questo motivo in molti paesi e in Italia

(dalla Padania alla Sicania) è previsto un set di esami sierologici (con un semplice prelievo di sangue) alle donne nel primo trimestre di gravidanza (obbligatorio) che include tra gli altri il toxoplasma. Il gruppo TORCH (toxoplasma, rosolia, citomegalovirus e herpes). Le donne che hanno già avuto l’infezione risultano positive, hanno già gli anticorpi per questi patogeni e quindi non possono infettarsi nuovamente, per fortuna. Le donne che invece risultano negative devono stare attente a non contrarre l’infezione durante la gravidanza e devono 19 -

essere sempre sotto stretto controllo medico. Nel caso di sieronegatività per il toxoplasma le donne in gravidanza oltre ad evitare i cibi colpevoli devono evitare di dedicarsi al giardinaggio, devono lavare abbondantemente la frutta, quando lavano la lattuga sporca di terra per fare l’insalata al resto della famiglia (perché loro non la devono mangiare) devono lavarsi bene le mani anche dopo. Non devono pulire la lettiera del gatto. Questo non significa naturalmente che la lettiera deve essere lasciata sporca per nove mesi (immaginate la puzza!) ma può anche essere pulita dal marito o altra persona per quel periodo. Questo naturalmente non deve essere motivo per trasformare Duchessa in una Romeo, ovvero buttarla fuori in strada.


Arte

Riscoperta dell’arte al femminile Solo donne nella mostra all’Albergo dei Poveri. Tra fine ottocento e lungo il novecento delineato il volto di una Sicilia, fremente di silenzi e urli, emozioni e passioni di Maria Rosaria Bonanno

rogata) il 25 Aprile. Cento anni di pittura vissuti per lo più in luoghi appartati, familiari e comunque quasi sempre al di fuori del circuito ufficiale delle esposizioni nazionali, rigorosamente riservate agli artisti uomini, se pure qualche esposizione pubblica presso le sedi sindacali talvolta ha permesso a qualcuna di tali artiste una piccola “boccata d’aria” nuova. Pregevole e soprattutto notevole il lavoro della professoressa Anna Maria Ruta, curatrice della mostra e autrice della maggior parte dei saggi presenti nel catalogo che accompagna l’esposizione, così come la prefazione di Dacia Maraini dà il segno e il senso di tale operazione culturale che vuole compensare a posteriori e fin dove può una “Discriminazione da pregiudizio” che per secoli ha accompagnato l’arte al femminile. Centoset-

tanta le opere esposte provenienti da collezioni private e pubbliche, trentatrè le artiste espositrici, non solo di origine siciliana, alcune mogli di artisti siciliani affermati, altre semplicemente donne dalla forte personalità, capaci di associarsi e di organizzare talvolta anche delle esposizioni personali così che, oggi, l’esposizione Artedonna ha potuto

Lia Pasqualino Noto | Ritratto di Jane

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ra ora che la cultura siciliana dedicasse un po’ del suo tempo e delle sue attenzioni all’arte femminile e poichè questo vuoto è stato colmato ci si augura che gli studi intrapresi siano ancor più approfonditi e soprattutto valorizzati anche con altre esposizioni ed eventi culturali.

Artedonna è infatti il titolo della mostra che con notevole successo di pubblico (più di 50000 visitatori in un solo mese di esposizione) si sta svolgendo a Palermo presso il Reale Albergo delle Povere dal 26 febbraio e che dovrebbe chiudere i battenti (ma probabilmente verrà pro20 -

raccogliere da numerosi enti pubblici (Presidenza della Regione, Assessorati, Provincia di Palermo Fondazioni e Musei) una piccola “personale” di ciascuna artista e permetterci di avere un’idea esauriente dello stile di ogni artista. Tra queste vale citare la giapponese O’ Tama Kiyohara, autrice di interessanti paesaggi e ritratti (tra i quali quello del suocero Michele Ragusa), le aristocratiche Felicita e Amalia Alliata di Villafranca che, tra i saloni e i giardini della splendida villa Valguarnera a Bagheria si sono dilettate nei ritratti, nature morte e paesaggi, allietate dalle visite di personaggi illustri quali D’Annunzio, Puccini o di sovrani come Guglielmo di Germania, le futuriste Adele Gloria, donna dai molteplici interessi culturali, unica ad emergere, come dice Annamaria Ruta, nel campo dell’arte d’avanguardia, o Benedetta Cappa Marinetti, moglie dell’ideatore del futurismo ma lei stessa artista di fine 9 / aprile / 2012


Arte

O’Tama Kiyoara | Ritratto del suocero

Topazia Alliata Salaparuta | Autoritratto

intelligenza e molteplici doti, riconosciuta dal marito come sua pari e non “discepola”, capace di rappresentare il futurismo al femminile con tele di grandi dimensioni, ricche di spunti non solo cromatici, secondo un “progetto eclettico di arte totale” (notevoli le tele intitolate “Sintesi delle comunicazioni”).

ro come donna “elegante, raffinata e discreta” da lei conosciuta in casa della grande storica dell’arte Maria Accascina, allieva di Pippo Rizzo (che considera i suoi paesaggi “dipinti con buona sensibilità pittorica”) ricevette una buona critica in occasione di una mostra Sindacale fascista con il suo dipinto “Il bovaro”.

Altre artiste degne di nota sono Ida Nasini Campanella, i cui diversi ritratti, fra i quali quelli del marito o della figlia Raffaella, testimoniano padronanza della tecnica pittorica e gusto nelle scelte cromatiche insieme alla capacità di cogliere “l’intensità dello sguardo”, Elisa Maria Boglino,

Altra aristocratica di rilievo è Topazia Alliata di Salaparuta, madre di Dacia Maraini, e moglie dell’artista avventuroso Fosco Maraini, donna dedita alla famiglia alla quale, pur possedendo doti innate e intelligenza fervida, ha preferito dedicare gran parte del suo tempo mettendo da parte il suo essere artista ma esprimendo comunque un carattere moderno e, per quei tempi, spregiudicato.

della quale colpiscono nell’esposizione “Le alienate” e la serie di ritratti caratterizzati da una certa durezza nella linea pittorica, Pina Calì Cuffaro il cui “Autoritratto con cappello” evidenzia padronanza nel segno e intensa eleganza espressiva, Piera Lombardo Spinnato e il suo “Ritratto della duchessina Alliata di Salaparuta” sua compagna di studi in Accademia a Palermo, Lia Pasqualino Noto, della quale Marina Giordano nel suo saggio traccia l’ excursus di una vita trascorsa nell’arte e che ha permeato di sé la cultura artistica palermitana del XX secolo, partecipe di quel famoso “Gruppo dei Quattro” con Barbera, Franchina e Guttuso che le permetterà di attraversare con la fama il “mare nostrum” e di entrare nella compagine dei gruppi di artisti che, a livello nazionale, si sono imposti come oppositori del “linguaggio novecentista imperante”. E ancora Maria Grazia Di Giorgio, ricordata nel saggio di Maria Antonietta Spada9 / aprile / 2012

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Ciò non le impedisce di frequentare la scuola libera del nudo dell’accademia di Belle arti e di avere illustri maestri quali Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella e Pippo Rizzo e colleghi come Guttuso e Michele Dixit. Fra i suoi dipinti esposti vale citare “Arsura” e “Autoritratto con campanile basso”. Molto ci sarebbe ancora da dire su artiste come Esilde Razeto, Maria Blandano Sichera, Alessandra Cucchetti, Herta Schaeffer Amorelli, Lina Gorgone , Sistina Fatta della Fratta e un po’ meno di Pina Patti Cuticchio ma concludiamo con l’artista che “apre un nuovo capitolo della storia dell’arte contemporanea” , Carla Accardi, protagonista dell’Astrattismo italiano del secondo dopoguerra, della quale sono presenti in mostra alcuni pregevoli dipinti.


Intervista

Alessandro Albanese a 360 gradi Il Presidente di Confindustria a Palermo sui temi del lavoro, economia, politica e imprenditoria nella nostra città di Antonio Arnone

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lessandro Albanese, 46 anni, industriale degli arredi museali, è dal 2010 ai vertici della Confindustria di Palermo. Con lui abbiamo trattato le tematiche salienti che riguardano la nostra città. Presidente Albanese che bilancio fa di questo suo primo biennio ai vertici di Confindustria Palermo? Purtroppo l’inizio della mia presidenza è coinciso con il periodo di crisi economica che ha colpito aziende e imprese. Sul piano personale è comunque un’esperienza esaltante. Infatti questo è un ruolo che porta a contatto con tutto il sistema delle grandi imprese industriali e delle piccole e medie imprese che sono poi il fulcro dell’economia. Con tutte queste imprese abbiamo un rapporto quasi giornaliero e le seguiamo nel loro cammino e nei loro problemi. Ha accennato alla crisi dell’economia palermitana con migliaia di posti di lavoro a rischio. Secondo lei è ammissibile l’improvvisazione nell’industria? A mio parere esiste un problema strutturale che si può intendere in due modi: uno è nettamente endogeno all’impresa, cioè la mancanza molto spesso di innovazione. Si è pensato all’incidenza dei nuovi centri commerciali; questi sono in realtà un momento di innovazione per cui attirano molte più persone. L’altro è dovuto alla crisi

Alessandro Albanese generalizzata che ha abbassato i consumi a discapito di tutte le medie imprese e anche di importanti famiglie dell’organizzazione industriale. Quanto incidono la burocrazia e i suoi legacci? La burocrazia incide nel PIL oltre il 2% ed è una cifra enorme. E ancora di più incide nelle aziende che tendono ad investire. Recentemente ho ricevuto un gruppo di imprenditori di oltre oceano che avevano volontà di venire ad investire in Sicilia. Perché poi questi rinunciano e portano altrove capitoli sani? Abbiamo purtroppo ancora oggi un sistema di intermediazione politica che sta bloccando lo sviluppo della nostra terra. Allora, investire in tempo di recessione pagherebbe ancora? Investire paga sempre quando c’è mercato. In Sicilia ci sono alcuni set22 -

tori che sarebbero un vero traino per l’economia. Parlo del web, della telematica, delle innovazioni tecnologiche, del Made in Italy che è ancora il terzo brand del mondo. Di contro però esistono settori dove non ci si è ancora resi conto che è impossibile continuare la produzione in un’Isola come la nostra. Che opinione ha delle possibili liberalizzazioni? Sulle liberalizzazioni bisognerà vedere. Io vorrei parlare di Palermo. Per salvare questa città si fanno tante proposte. Si pensa col cervello, si vuole fare col cuore, ma se non c’è il portafogli non si va da nessuna parte. L’unico modo sarebbe trasferire al privato i servizi sociali della città. La raccolta dei rifiuti, il trattamento delle grandi manutenzioni oggi appannaggio di società pubbliche che producono pochissimo e costano il doppio di quello che dovrebbero costare. Non pensa che le imprese private avrebbero più interesse a migliorare i trasporti, l’illuminazione pubblica o le manutenzioni cimiteriali? Colpa della politica allora? Certo la politica ha la grandissima colpa di avere generato società che sono per lo più un bacino di stipendificio senza progettualità. Palermo è ormai una città stanca, disattenta che non guarda ai grandi temi del futuro: ecologia e industria del turismo. Non 9 / aprile / 2012


Intervista

in breve

investendo a largo raggio non potremo mai avere futuro. Cosa si aspetta il mondo delle imprese dal futuro Sindaco? L’ho già detto: una progettualità che lasci lavorare gli imprenditori. Circa il 30% del mercato che era appannaggio dell’imprenditoria privata ci è stato sottratto. Non ci interessa l’appartenenza politica. Oggi in pratica sono saltati tutti gli schieramenti ideologici. Aspettiamo una persona che voglia fare veramente il bene della città. Per concludere, sappiamo che dal 19 marzo al 17 aprile le imprese hanno la possibilità di partecipare al pro-

gramma del bando delle filiere delle biomasse. Sarebbe una buona opportunità di sviluppo per le nostre imprese? Direi che per la Sicilia è un’occasione da non perdere. Le imprese possono mettere a reddito una delle principali risorse della nostra Isola: il sole da cui può nascere energia. Per questo sono disponibili cento milioni di euro per Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Ma a questo punto conoscendo le lentezze della nostra regione la domanda che mi pongo è questa: quanto tempo passerà prima di riuscire a dare attuazione ai progetti?

PALERMO | Vista notturna

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Si è svolto lo scorso 28 marzo presso l’Istituto Arrupe il seminario: “Cittadini nuovi per la città che cambia. Storie e prospettive a confronto” è il titolo del seminario organizzato da Istituto Arrupe, Centro Astalli di Palermo, “Link – Officine Mediterranee” e Caritas diocesana di Palermo con il patrocinio del Jesuit Social Network (JSN). L’evento, tra i Percorsi di form-azione sociopolitica “Rieducarsi al bene comune”, è stato introdotto dalla presentazione del volume “Terre senza promesse. Storie di rifugiati in Italia” del Centro Astalli di Roma, sede italiana del Jesuit Refugee Service (JRS). A discutere di diritti e nuove politiche pubbliche, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, alcuni professionisti stranieri operanti a Palermo. Inoltre, p. Giulio Albanese, uno dei curatori del volume e direttore di Popoli e Missione, ha favorito una riflessione sulla geopolitica delle migrazioni e sull’educazione alla mondialità. *** Nel sito istituzionale del Comune di Palermo troverete l’avviso che ricorda la possibilità per i cittadini comunitari residenti a Palermo di votare nelle elezioni amministrative del 6 e 7 Maggio per il sindaco, il consiglio comunale, il consiglio di circoscrizione. La domanda va però presentata entro il 40° giorno antecedente le elezioni all’Ufficio Elettorale del Comune, a piazza Giulio Cesare n° 52, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 ed il mercoledì anche dalle 15 alle 17.30. È un importante diritto, la cui conoscenza, però, va diffusa subito, per evitare che la necessaria domanda sia presentata fuori termine. C’è infatti un breve periodo, perchè a 40 giorni dalle elezioni non si potrà più presentare l’istanza.


Spazio di fede

Amore che muore e risorge Meditazione e preghiera accompagnano i giorni della passione e annunziano l’alba della Pasqua di Piero Serraino

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el giorno di Pasqua tutta la Chiesa esulta perché Gesù Cristo è risorto e regnerà per sempre alla destra del Padre. Il Risorto è anche colui che è morto e quindi la morte e risurrezione di Gesù Cristo non si possono scindere. Nel capitolo XXV del Vangelo secondo Matteo Gesù parla ai suoi discepoli della fine del mondo e della sua venuta nella gloria. Lo scandalo della Pasqua è ormai prossimo ma Gesù promette che ne uscirà vincitore, che ritornerà nel giorno del giudizio e lo vedremo nella sua maestà. Subito dopo aver terminato questi discorsi Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso” (Mt 26, 2). Questo richiamo alla crocifissione vuol dire ai discepoli che croce e gloria stanno insieme. Il riferimento alla Pasqua dice anche che Gesù realizza il passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre. Nella Pasqua di Gesù la Trinità porta a compimento la redenzione del mondo, anche se il nostro è un tempo segnato dall’attesa del ritorno di Cristo nella gloria. Il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso. In questa consegna di Gesù al male possiamo riflettere sull’amore di Dio per l’uomo. Se consideriamo l’amore umano ci accorgiamo che questo può essere fragile e mutevole, esposto a un groviglio di passioni, centrato sulla propria realizzazione. L’amore in effetti dovrebbe perfezionare colui che ama e ingenerare gioia nella sua vita perché apporta un bene. Possiamo tuttavia amare qualcuno volendolo soltanto per noi stessi oppure possiamo amarlo volendo il suo bene. Nell’amore per le cose amiamo in fondo noi stessi

nel volere quel bene desiderato, ma se amiamo così anche la persona amata quest’amore può presentare dei rischi. L’amore tende all’unione e quindi se amo qualcuno per me stesso mi volgo contro tutto quello che ne ostacola il conseguimento o rischia di compromettere questa unione. La gelosia subentra proprio per questa paura, quando si percepisce che l’unione è minacciata o quando non si riesce a realizzarla per la presenza di un altro. L’amore tradito, incompreso o non ricambia-

Tiziano | Resurrezione di Cristo

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Spazio di fede

to produce spesso violenza. Se nell’amore cerco invece il bene dell’altro allora agisco contro tutto quello che si pone come ostacolo alla realizzazione del suo bene. L’amore quando degenera in odio produce spesso morte e non è un caso che la violenza si annidi proprio tra le mura di casa. Il parlare di focolare domestico si fa qui stridente per contrasto tra quello che di intimo e di gradevole suscita l’idea di focolare e l’asprezza di una lotta che le persone vivono nel presente quando l’amore si è ormai dissolto e non restano che dissidi, incomprensioni, contese. Nei tribunali spesso l’uno consegna l’altro al giudizio non soltanto per giustizia ma anche per invidia, per risentimento, per avarizia, per vendetta, per odio, per spirito di rivalsa. Dio quando la sto-

ria della salvezza giunge alla pienezza dei tempi consegna il Figlio nelle mani dei peccatori per la benevolenza e la misericordia verso il genere umano. Giuda Iscariota era stato chiamato a fare parte del Collegio dei dodici apostoli. Gesù l’aveva scelto e amato come gli altri ma quando si presenta l’occasione Giuda cerca il modo di consegnare Gesù ai sommi sacerdoti. Siamo in presenza di un amore di amicizia tradito. Durante l’ultima cena Gesù dice ai discepoli che uno di loro l’avrebbe tradito. Non c’è un’accusa diretta, né un rimprovero aspro. La consapevolezza di Gesù su chi è il traditore vuole provocare un pentimento, un ravvedimento che non avviene. Il Signore vuole fino all’ultimo il bene di Giuda, il quale nella sua malizia persegue fino in fondo il suo intento di consegnare il Maestro. In obbedienza alla volontà del Padre Gesù accetta di bere il calice della passione. Un sì pronunciato per il bene dell’uomo. Sulla croce l’amore di Gesù si fa oblativo, dono di se stesso per il bene della vita umana, perché l’uomo accolga questo dono e realizzi il suo essere figlio di Dio. 9 / aprile / 2012

Gesù è risorto, e tu? di Andrea Nicola Scorsone

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erché Gesù sceglie un malfattore e non Nicodemo, uno dei più zelanti religiosi del suo tempo? Perché il primo a varcare la soglia del paradiso è un omicida, e non Maria o uno dei suoi discepoli? Cosa vuole insegnarci Gesù? L’apostolo Paolo apre la porta alla risposta: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8-9). La Grazia è il punto centrale, l’inizio e la fine dell’opera di salvezza operata da Gesù in favore di un’umanità perduta. Invero, gli uomini desiderano un Vangelo gradevole, che dia soccorso e consolazione, ma che, in fondo, non vada a risvegliare la coscienza. Quella stessa coscienza che ci accomuna tutti di fronte alla croce: tutti ci possiamo rispecchiare nei due ladroni e capire, in definitiva, che cosa veramente vogliamo da Gesù: “Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!»”. Di fronte a un cuore pentito come questo e consapevole di non potere fare niente con le proprie forze, Gesù ha una reazione e una risposta stupenda: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca 23:39-43). Nessuna fase transitoria. Spesso di fronte alle 25 -

dure circostanze della vita e alle infinite ingiustizie si dice: “Fermate il mondo, voglio scendere!”. In fondo, perché

vogliamo scendere dal calvario del pellegrinaggio della vita? Forse perchè siamo sempre più consapevoli che tutte quelle condizioni, necessarie per una vita sana e agiata, sono sempre più difficili da raggiungere o da mantenere! Questo potrebbe esser senz’altro un motivo molto comprensibile che, in questi giorni, spinge tante persone a compiere fra le più svariate “azioni religiose”. Ma, se è SOLO per questo, permettetemi di dire che ciò significa proprio che non abbiamo capito nulla dell’amore mostrato dal Signore sul calvario, e che addirittura, purtroppo in molti casi, non lo si voglia capire affatto! Gesù non ci risponderà, non si ricorderà di noi, finchè il nostro cuore non sarà come quello di quel ladrone, che ha umilmente esposto una coscienza che gridava aiuto! Era il peso dei suoi peccati che lo faceva soffrire tanto. Cercava la salvezza del cuore, aspirava alla resurrezione dell’anima. Per lui scendere dal-

la croce, unirsi ai festeggiamenti della pasqua, per poi continuare una vita da perduto, non avrebbe avuto alcun senso. Come per Gesù, il suo giorno più brutto diventò il più bello. Il suo confessore, l’unico, il vero, con il suo sacrificio, l’aveva assolto da ogni peccato e leggero volò con Gesù fin nel luogo santissimo di Dio a godere tutta l’eternità. “Il Signore è veramente risorto!”


Spazio di fede

Viaggiare con l’anima di Paolo Turturro

O

ffro il mio corpo allo spirito e lo spirito al mio corpo. Sono sicuro che insieme formano il vero uomo di Dio. Sto imparando a uscire dal nascondiglio di vedere il Signore senza conoscere a quello di conoscere senza vedere. Sono sensibile a Dio, la chiave è la sapienza del cuore. In questa mia cella sto percorrendo chilometri di ritiri spirituali. Dio mi ha riempito il cuore di grazia, estirpando con forza e pazienza la paura e la tristezza, frutti che non germoglieranno nel mio orto. Molti di noi pensano che, poi-

ché non ci occupiamo molto di Lui, Egli non si occupi affatto di noi. Niente di più errato. Ho capito che appena mi lamento dell’assenza di Dio, Egli è presente. Non celebro nelle mie mani, nel mio cuore, nella mia mente l’assenza di Dio.

Desidero restare per sempre con Lui. L’adoro in spirito e verità e già mi dice di allontanarmi per andare dai miei fratelli, spezzando i confini di ogni lebbrosario. Tante volte mi chiedo:” Dove sei? “Dimmi dove ti hanno messo e io verrò a farti risorgere”. E Lui mi risponde: “Va’, dai miei fratelli. Là, mi vedrai risorto:” Nell’altro, Dio si manifesta. Vedere Dio esige che io rinunci alle mie proprie esigenze, al mio proprio vedere, al mio proprio sentire di carne. Ora credo al Dio che non ho mai creduto. Ora sono pronto al suo amore. Sono pronto a stazionarmi fino a quando morirò al lamento e risorgerò di silenzio. Solo allora comprenderò il silenzio eterno di Dio. Offro il mio corpo allo spirito e lo spirito al mio corpo. Sono divenuto un uomo che cammina non solo sulla terra. 26 -

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Dove comprare

Edicole

Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione Rivendita giornali Claudia Amica Piazza dell’Esedra Lidia Monsignore Via E. Restivo, 107 Da Silvio Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79 90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243 Pirrone Antonino Piazza Verdi Mario Cassanon Via De Gasperi 237 Fabio Velardi Viale Regione Siciliana (Angolo Via Perpignano)

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Sedi Istituzionali

Facoltà Teologica Corso V. Emanuele, 463 (Loredana Ferraro) Galleria e Biblioteca d’Arte Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9 Pedro Arrupe Via Franz Lehar, 6

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