Issuu on Google+

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% - SUD 2 Palermo

n. 18 Settimanale di ispirazione cristiana regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it - www.teleregina.it

Anno XII - 19 febbraio 2012 - €. 1,00

7 - L’Italia impreparata a tutto e a qualsiasi imprevisto 4 - ALT all’articolo 18 14 - Chi ha fede non è mai stanco VADEMECUM

Econometria

Attenti, potreste perderla! La gioventù è organizzata e amministrata dagli adulti in base a criteri di natura sostanzialmente econometrica, cioè secondo la legge di mercato. Il risultato è l’aver prodotto una cittadinanza utilizzabile solo strumentalmente. Theodor W. Adorno


Sommario Cieli nuovi terra nuova

Anno XII - n. 18 19 febbraio 2012 Registrazione Tribunale di Palermo N.17/2000

3

Editoriale

Zizzania fra i campi, zizzania nelle chiese di Giacomo Ribaudo

4

Direttore Editoriale Giacomo Ribaudo

Progetto grafico Roberto Miata

Direttore Responsabile Serena Termini

In copertina Colosseo di Roma

Focus

Alt sull’articolo 18 di Francesco Giorgianni

6

Attualità

Il “pane della solidarietà” di Serena Termini

7 L’Italia impreparata a tutto e a qualsiasi imprevisto di Fabio Sortino

Capo Redattore Giovanna Gonzales Consiglio di Redazione Giovanni Bonanno Fernanda Di Monte Elio Giunta Katia Mammana Vincenzo Noto Segreteria di Redazione Fabio Sortino Collaboratori Nino Barraco Salvatore Di Fazio Emma Di Ganci Marina La Barbera Francesco Giorgianni Antonio La Spina Giovanni Lo Cascio Massimo Naro Sergio Natoli Vittorio Noto Giuseppe Roccaro Giuseppe Savagnone Vincenzo Scuderi Piero Serraino Anna Maria Tata Nino Terranova Paolo Turturro Francesco Virga

Servizio diffusione e abbonamenti Anna Basile Loredana Ferraro Questo numero è stato chiuso il 13 febbraio 2012 alle ore 13.00 Direzione Redazione Amministrazione Via Decollati, 2A - Palermo tel. 091 6177936 334 9647256 fax 091 6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it

8

Personaggi

Oscar Luigi Scalfaro di Ferdinando Russo

10

Abusivismo

L’Italia sprofonda di Livio Terranova

12

Cultura

Modella dell’Annunziata una monaca di Giovanni Bonanno

14

Accoglienza

Chi ha fede non è mai stanco di Emma Di Ganci

16

Medicina

I disturbi specifici di apprendimento di Rosanna Gangi e Vincenza Sammartano

18

Cronaca

Nessun futuro senza formazione di Edoardo Angelis

Impaginazione e stampa Copygraphic s.n.c. Via E. Restivo, 99 - Palermo 091 524312 tel. 091 2523051 copygraphicsnc@libero.it info@copygraphic.it www.copygraphic.it

19

L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

19

Pianeta lavoro

22

Televisione

Giovani

Cinque docu-video su lavoro, politica, salute, famiglia e volontariato di Chiara Sole

20

Economia

La dignità del lavoro non è valore negozibile di Giuseppe Savagnone

Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino di Alberta Rondini

Per abbonarsi:

associazionecntn@gmail.com Redazione 091 6175215 – 091 6177936 Anna Basile 328 4767020 Loredana Ferraro 339 8294260

c/cp n. 12372983 intestato ad “Associazione CNTN” oppure “Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate” IBAN IT 78L01030 43730 000000002944


EDITORIALE

Zizzania fra i campi zizzania nelle chiese di Giacomo Ribaudo

C

ircolano nel frasario e nella prassi quotidiana di taluni cristiani a pieni ritmi, e perfino di preti peraltro ricchi di devozione e di sensibilità a temi e problemi dello spirito, una serie di slogan che rischiano di seminare zizzania e confusione in mezzo alla gente. Esaminiamone insieme alcuni per arginare materiali tossici che possono inquinare l’ambiente dei seguaci di Cristo Via Verità e Vita. Io non accetto (o non condivido) il “Rinnovamento nello Spirito”. E come mai ti puoi permettere di dire questo e di trarre le conseguenze nell’impostazione della tua operosità di prete e di cristiano, se la Chiesa lo ha approvato, perfino in modalità e forme diverse, tutte quante di per sé legittime? (Addirittura!) Io non accetto i gruppi perché creano in parrocchia scompiglio e confusione. Ma se ci è stato insegnato (da Paolo VI a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI) che i gruppi e i movimenti nella Chiesa sono un Dono prezioso e una Grazia, come mai per te sono elementi di confusione e di scompiglio? È sprovveduto l’orientamento dei Papi o sei sprovveduto (o forse indolente) tu? Hai accettato di essere prete (anzi “sacerdote”!) solo per cantare Osanna e profondere incenso o per custodire e coltivare il giardino di Dio dove sono piante e alberi di ogni specie e di ogni colore? Un prete deve fare il prete e non deve appiattirsi nel sociale, né tanto meno fare politica. Se appiattirsi nel sociale equivale a non pregare per agire nel sociale o a credere che tutto dipende dalle nostre capacità organizzative, ci siamo. Ma se, per non appiattirsi nel sociale, ci si limita al cultuale si diventa traditori dell’amore verso il prossimo e quindi anche bugiardi nell’amore verso Dio. E cosa resta del “sacerdozio”? Inoltre se fare politica significa essere politicanti nel senso che si fa propaganda elettorale per un partito e un candidato, magari senza andare per il sottile su valori

e moralità, certamente questo tipo di politica non deve farlo né un prete e neppure un vero cristiano. Ma se fare politica significa interessarsi della “Cosa pubblica”, denunciare soprusi oppressioni e ingiustizie, corruzione collusioni e malcostume; formazione di laici preparati nella dottrina sociale della Chiesa e pronti a lottare per difendere la giustizia e la legalità la salute della famiglia e la ricostruzione dello stato sociale, la sensibilità verso gli ultimi e la necessità per la Chiesa di portare il lieto annuncio ai poveri, se S. Paolo poteva gridare: guai a me se non evangelizzassi! Anche noi possiamo gridare: guai a noi, se non ci occupiamo di politica! E non ci bastano i guai che ci siamo procurati per non essercene per vent’anni occupati? Effusione ci basta quella del Battesimo. Non c’è bisogno di altre effusioni, che sfociano nel fanatismo. Ma Gesù non era pieno di Spirito Santo fin dal seno materno? Eppure quella del Battesimo al Giordano non fu un’altra effusione? E quella della Trasfigurazione, quando una Nube avvolse Lui Mosè ed Elia, Pietro Giacomo e Giovanni, non fu una ulteriore effusione? E se Maria di Nazaret, il Discepolo amato, Maria di Cleofa e Maria Maddalena ricevettero l’effusione nell’Atto della morte del Maestro, quando, chinato il Capo (ci attesta il Vangelo di Giovanni), trasmise lo Spirito, come mai queste medesime Persone lo ricevettero nuovamente e abbondantemente a Pentecoste nel cenacolo? Ma se il Padre genera il Figlio donandogli con un unico Atto il suo Spirito, che il Figlio gli ridona in una beatitudine che non ha termine, non dovremmo noi sulla terra vivere come se fossimo già in cielo desiderando ricevere a ogni attimo lo Spirito del Signore per vivere di Lui e per Lui, come per il suo Figlio che è morto e risorto per noi? Non l’infestazione delle zizzanie nella Chiesa, Signore, ma il Profumo inebriante e dolce della tua Verità, le vibrazioni potenti della tua Vita, la dolcezza di camminare tutti e sempre nella tua Via…


focus

Alt sull’articolo 18 I giovani alla difficile ricerca del lavoro di Francesco Giorgianni

A

lla fine del regime sovietico, dopo la caduta del muro di Berlino, il presidente della nuova Cecoslovacchia, Vàclav Havel, in una intervista che ha fatto storia, fece una valutazione socio-politica lapidaria:“Il comunismo è stato definitivamente sconfitto, ma il capitalismo non ha vinto, il comunismo non ha creato ricchezza, mentre il capitalismo la crea, ma non riesce a distribuirla equamente”. Constatazione condivisibile ed ancora valida nelle infide paludi dell’attuale globalizzazione, figlia di egoistici calcoli irrazionali, basati su arcaiche ipoteche di natura finanziaria e territoriale a cui spesso la stessa politica si è dovuta 4-

sottomettere. Ricchezze non quantificabili restano concentrate in una iniqua maggioranza di abili manipolatori che tengono in ostaggio governi e nazioni; popoli di antica e nobile tradizione ridotti alla fame. Questa è una categoria sempre in gestazione, quasi temesse l’estinzione. I sopravvissuti, bozzoli umani, abbaiano al vento in attesa del riscatto e si aggirano furtivi in cerca di un filtro magico. Intanto il nostro mondo, almeno quello vissuto, oscilla e sbanda come una zattera fra gli scogli, in attesa di un dio buono e salvifico. Tranquillamente agitati, è come se fossimo in una guerra, una nuova guerra invisibile ma pla19 / febbraio / 2012


FOCUS

netaria, “giocata su di una consolle telematica”.

Dovremmo forse ricondurci al Mahatma Gandhi per il quale la nostra terra ha risorse sufficienti per tutti, ma non può soddisfare le ingordigie di pochi”. Forse un giorno, orfani di ogni sovrastruttura, come betulle recise, resteremo anche noi “nudi sulla terra e la bellezza di non avere niente” come ci insegna la profonda spiritualità ascetica di Folco Terzani che, suo malgrado, resta solamente un’eccezione. Assediati dall’avidità dei consumi del benessere, spesso corrotti dal vizio concreto della vita di ogni giorno, per cui l’unica protezione che ci resta è la “chiave” del denaro. Ma questa spesso ci consegna nelle mani di Satana e mentre aspiriamo al giardino dell’Eden finiamo sotto i ponti, scalzi e corrosi dal freddo. Ai nostri giovani in cerca di un lavoro che non c’è, sospesi nel nulla e privi di ogni futuro potremmo suggerire “andate è tempo di migrare”, in cerca di quella dignità e felicità che è scritta nel diritto inalienabile di ogni essere umano, una transumanza di braccia e cervelli che si disperderanno per paesi e strade sconosciute, con sguardi stupefatti, profondi e pensosi, in attesa di vivere la loro vita, ancora immobile e nascosta, dietro tramonti irrisolti, di qualcosa che non accade, mentre scorre impietosa la loro giovinezza. C’è fame di lavoro, un giovane su due è disoccupato, sottoccupato o precario e senza alcuna cassa integrazione.

Sanno bene quanto è facile uscire dal mercato del lavoro e difficile, se non impossibile, entrarvi. Resta solamente un miraggio la “monotonia di un posto fisso”. Potrebbe tamponare parzialmente l’emorragia l’introduzione del credito di imposta per chi assume, specie nel mezzogiorno. È sempre una pezza alla lotteria delle delusioni. Fino ad oggi il tanto contestato articolo 18 della legge n°300 – Statuto dei lavoratori – è stato un provvido presidio giudiziario e un deterrente contro ogni ingiusto e discriminatorio licenziamento, senza alcuna motivata e grave “giusta” causa. Abolirlo non creerebbe altro lavoro, ma ulteriore disoccupazione ed insicurezza per le famiglie. L’attuale instabilità del sistema economico, ancora non assestato, creerebbe un pericoloso probabile im-

pulso all’arbitrio ed allo sfruttamento delle forze lavorative più deboli e marginali. Presupposto per ulteriori miserie e proteste sociali. Non stravolgiamo sempre le buone leggi che ci hanno accompagnato per più di mezzo secolo, specchio fedele della nostra democrazia “fondata sul lavoro” che non è solamente un piccolo dettaglio costituzionale, ma un pilastro di civiltà. Certamente lo shock per il passaggio dalla più rassicurante sicurezza sociale alla “previdenza contributiva” ha stravolto garanzie e certezze non più accessibili, un po’ come andare a fari spenti nella notte. Non pensiamo più ad altri tempi definitivamente tramontati, anche se con una certa malinconia. Si dice che i grandi obiettivi, si conquistano sempre dopo crudeli rinunce: Usque tandem?

RINGRAZIAMO PER IL RINNOVO DELL’ABBONAMENTO Mons. Vincenzo Bertolone, Esperia Ghezzi ABBONAMENTO ORDINARIO € 50; ABBONAMENTO SOSTENITORE € 70

19 / febbraio / 2012

5-


Attualità

Il “pane della solidarietà” Inaugurato nella Cittadella del povero di Biagio Conte la filiera per la produzione del pane tradizionale di Serena Termini

P

rodurre pane di grano duro siciliano di alta qualità con una lievitazione lenta e senza additivi chimici per rifornire i tre centri di accoglienza di Palermo, all’interno dalla“Missione Speranza e Carità” di Biagio Conte. Da oggi si attiva, infatti, in uno dei centri di accoglienza più grandi di Palermo, l’unità di filiera “Dal grano duro al pane siciliano tradizionale”.

La missione oltre a produrre e fornire il pane all’interno della mensa, lo distribuisce ogni giorno in diversi sacchetti a tutti coloro che passano dal centro. Si tratta di un progetto pilota, promosso dalla Regione e dall’assessorato delle Risorse agricole e alimentari per la valorizzazione del grano duro, da sempre prodotto identitario della Sicilia, attraverso la realizzazione di una unità di filiera dove è garantita la tracciabilità “dal chicco al pane”. Nel centro di accoglienza sono state installate le attrezzature per effettuare le prove di panificazione, utilizzando il lievito fornito dal parco scientifico e tecnologico. Sarà molito e trasformato in grano duro siciliano altamente proteico, proveniente prevalentemente dall’entroterra siciliano, da sempre definito ‘granaio di Italia’. Il prodotto finale sarà proprio il pane siciliano tradizionale, panificato con una lievi-

Alcuni volontari della missione tazione tutta naturale, senza additivi chimici e con un alto valore nutritivo e salutistico. La comunità Speranza e Carità, dove operano 400 volontari, attualmente ospita circa 900 persone distinte in tre comunità. 600 sono i pasti che ogni giorno vengono forniti nella mensa della ‘Cittadella del povero’ di via Decollati. All’inaugurazione oltre ad essere presenti un gran numero di volontari e cittadini che a vario livello sostengono la missione, sono intervenuti il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l’assessore regionale alle Risorse agricole Elio D’Antrassi, il commissario straordinario del comune di Palermo Luisa Latella, il cardinale Paolo Romeo e il missionario laico Biagio Conte. “Il pane è vita e oggi finalmente uno dei nostri sogni è diventato realtà – dice molto emozionato Biagio Conte -. Ricordiamoci che questo è il segno evi6-

dente che non è la crisi che può fermare la speranza. Una tavola senza pane e pasta è una tavola povera e i poveri sono i primi ad averne un grande bisogno. Da quando abbiamo i forni la Regione ci ha sempre fornito la farina adesso ci ha messo in condizioni di realizzare un prodotto di elevata qualità”. “La missione è il segno forte di un cammino di testimonianza: una grande esperienza di carità nella solidarietà – sottolinea il cardinale Paolo Romeo –. In questo modo a tutti gli ospiti del centro viene garantito di potere vivere in condizioni di grande rispetto e dignità. Quest’opera meravigliosa va avanti perché come diceva padre Pino Puglisi ‘ognuno fa qualcosa’. Il pane è

un alimento che deve essere spezzato per essere condiviso: l’invito è quello di non chiuderci solo nei nostri bisogni ma di aprirci alla sofferenza degli altri, ognuno con le proprie capacità”. “La mia è una famiglia di granicultori – ha detto il presidente Lombardo – e sappiamo quanto il pane sia importante non solo per l’alimentazione ma anche per la nostra economia. Mi auguro che questo modello possa diffondersi in tutta la Sicilia a partire da questa casa di solidarietà che Biagio Conte ha realizzato a Palermo. Il prossimo obiettivo per la missione potrebbe essere adesso la realizzazione di un pastificio”. 19 / febbraio / 2012


ATTUALITà

L’Italia impreparata a tutto e a qualsiasi imprevisto Il maltempo mette a nudo tutte le inefficienze italiane di Fabio Sortino

È

bastata un’ondata di maltempo, per quanto improvvisa e violenta per fare andare in tilt tutta la penisola. Si dirà. Ma sono fenomeni meteorologici, che non si possono prevedere, almeno nella loro interezza.

Ma non siamo nell’ottocento. Ormai il tempo si può prevedere con una certa precisione, si può intervenire in tempo, o addirittura prevenire gli eventuali danni. Già, prevenzione, parola sconosciuta in Italia. Dicevamo della neve, del maltempo che ha bloccato i treni, già mal funzionanti anche nelle giornate di sole, che ha provocato il black-out in molti paesi dell’entroterra appenninico che sono rimasti isolati come nei romanzi di Dickens e che come al solito ha provocato sterili dibattiti televisivi. Simbolo dell’inefficienza e dell’impreparazione della penisola, Roma capitale, dove c’è stato un triste rimpallo di responsabilità tra il sindaco Alemanno che ha accusato il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, reo di non avere avvertito in tempo, e di avere dato indicazioni erronee. Gabrielli, dal canto suo, risponde che tutte le indicazioni erano stato date e che semmai l’incapacità nell’agire spetta semmai ad Alemanno, responsabile di non avere 19 / febbraio / 2012

7-

allertato le autorità responsabili. Insomma, il solito scaricabarile italico. Intanto, l’Italia è rimasta paralizzata in una morsa di freddo, e le conseguenze sono gravissime, in termini di uomini e danni, con quaranta morti nell’ultima settimana. E lo Stato deve fare i conti anche con moltissimi disagi per i cittadini, soprattutto del Centro Sud: paesi isolati, allarme per i consumi di gas, migliaia di famiglie senza energia elettrica e problemi alla viabilità. Fra i morti sono stati soprattutto i senza tetto: sono stati rinvenuti cadaveri di clochard a Ostia, alla Stazione Termini di Roma e a Lucca. Anche gli anziani sono stati colpiti dal micidiale mix di freddo e sforzo fisico, spesso associato ad attività di spalaggio della neve: un infarto ha ucciso un 51enne di Mosciano (Teramo), un 87enne di Archi (Chieti) e un 79enne di San Severino Marche (Macerata). L’ennesima vittima è stata una 91enne morta a Trieste dopo essere caduta a terra di fronte alla propria abitazione a causa della forte bora. Quando la nostra penisola saprà affrontare anche le emergenze che sono all’ordine del giorno in un paese e che sono anche lo specchio dell’efficienza di un Paese? Purtroppo, in Italia, ci ritroviamo in una continua emergenza. Ma non soltanto per un’eccezionale ondata di maltempo come in questo caso. Anche un acquazzone, (dato che in molte città tra cui Palermo) ci sono le fognature malfunzionanti e i tombini otturati), dicevamo anche un acquazzone, fa andare in tilt città e paesi, rendendo questa nostra straordinaria terra non affidabile per lo straniero, che vorrebbe visitarla, ma non viene certo invogliato da questa impreparazione e improvvisazione che regna a livello pubblico-amministrativo E sono enormi risorse e grandi quantità di denaro che si sprecano. Per non parlare del danno all’immagine.


personaggi

Oscar Luigi Scalfaro Un politico cattolico della Prima Repubblica di Ferdinando Russo

S

calfaro è stato un politico, cattolico integralista, che ha percorso tutte le tappe della vita democratica del paese, tra i protagonisti della presenza dei cattolici al governo delle istituzioni, nell’evolversi delle situazioni internazionali ed interne.

Vogliamo ricordarLo con l’impronta, che ha accompagnato la sua storia nel Parlamento e nelle istituzioni, quella dell’Azione Cattolica, che lo formò fin da adolescente, quando nelle parrocchie si preparava la migliore generazione del dopo-fascismo e del dopoguerra. In molti, giovanissimi, subimmo lo stesso fascino, partecipammo alle scuole di formazione della Gioventù Cattolica e delle ACLI e poi inseguimmo il sogno di una nuova democrazia, scoprendo la vocazione democratica, con il dovere di essere pronti ad un impegno, prima sociale e poi civile, nelle professioni, nelle amministrazioni locali, 8-

nella politica del Paese.“Scalfaro lascia alle ACLI ed al movimento cattolico impegnato nel sociale – dirà il presidente nazionale Andrea Olivero – una testimonianza concreta da seguire”. Oscar Luigi Scalfaro Lo incontriamo tra i costituenti, con Moro, la Pira, Ambrosini, Andreotti, Aldisio, Caronia, Dossetti, Pastore, Scelba, Zaccagnini, e poi tra i politici del primo Parlamento, con all’occhiello della giacca il distintivo di socio militante dell’Azione Cattolica, come volevano i suoi corregionali piemontesi, Luigi Gedda e Carlo Carretto. Quel suo sì-sì, no-no, quella capacità di dire dei “no” quando si hanno contro persone e partiti, quell’amore alla verità, quel “non ci sto”, che avrebbe ripetuto più volte, aveva una inglobata, anche se lontana, sorgente evangelica. Un rimorso l’aveva sfiorato, per il dovere civile di giovane 19 / febbraio / 2012


personaggi

magistrato, quando si ritrovò a richiedere la condanna capitale per l’allora vigente codice penale di guerra, rischiando di proporre la pena di morte per un ex federale repubblichino. Dirà, successivamente, tra rimorso e pentimento: “Non riuscii a trovare un cavillo per evitarla ma pregai la Corte di fare in modo di non arrivare al plotone di esecuzione. La condanna fu comunque di trent’anni e poi l’amnistia di Togliatti la ridusse a sei…” Nell’Assemblea costituente il suo impegno per l’abolizione della pena di morte si farà molto forte. Il contributo dato, sin dall’Assemblea costituente, per la Costituzione, fu fermo nei valori e interprete della cultura del popolo cristiano, con La Pira, Dossetti, Fanfani,Taviani, Rapelli, Storchi, più progressisti e populisti questi ultimi, ma che, da anticomunisti democratici, furono politici che mai, comunque, rinnegarono il dialogo, pur congelato esternamente e, a volte nel Parlamento, dalla guerra fredda dell’occidente con Mosca ed il Comunismo. Nei costituenti cattolici, tuttavia, non mancò la disponibilità alla mediazione, per dare al Paese istituzioni partecipate e obiettivi di lavoro, di giustizia, di pace, di sviluppo. L’ intransigenza di Scalfaro lo rendeva a noi giovani aclisti vicino, ed il suo rapporto con il prossimo ed i problemi emergenti era quello dettato dalla comune umanità, dal maturato pensiero della dottrina sociale della Chiesa, anche se ritenevamo di dovere operare in politica senza necessità di distintivi, da “laici credenti”, senza creare barriere operative con quanti differivano ideologicamente da noi. Scalfaro, che aveva avuto come maestro De Gasperi e come amico Scelba, rimase sempre fermo nelle sue convinzioni, anche se collaborativo per il bene del Paese e negli anni della prima Repubblica fu vice-segretario della DC e ministro della Pubblica Istruzione, dei Trasporti e dell’Interno (1963-1987). Mi onoro di avere partecipato alla sua elezione a Presidente della Camera, carica che lo portò il 25 maggio del 92 alla Presidenza della Repubblica. Era stato poi Carlo Casini, deputato DC e Presidente del Movimento per la Vita a proporre, nella riunione dei Gruppi parlamentari, di designarLo come candidato Dc al Colle. Gli altri candidati erano Forlani ed Andreotti. “Scalfaro – dirà Casini – s’era sempre mostrato convintissimo su tutte le nostre battaglie, dalla vita alla famiglia, esponendosi in prima persona in Parlamento: era uno dei pochi che prendeva coraggio e parlava con fermezza. In 19 / febbraio / 2012

9-

aula, si battè anche per il referendum del 1981 contro la legge sull’aborto”.

Le sue convinzioni avevano radici morali ed erano fuori delle convenienze dei partiti. Eppure tra i suoi fans per l’elezione alla Presidenza della Repubblica troveremo anche Pannella. Quando il sistema dei partiti entrò in crisi con il moto referendario e fu messa in discussione la legittimità dell’aristocrazia partitica nella speranza di una democrazia più diretta si trovò a dirigere la crisi un uomo, che era stato sempre in controtendenza alla logica dei partiti. Pur essendo un notabile, che aveva partecipato alla Costituente, Scalfaro era stato espressione di piccoli gruppi protestatari e critici sulla gestione politica dei partiti. Fu questa sua natura di “irregolare”, che favorì la sua candidatura in un momento di stallo del Parlamento e toccò a lui dirigere la grande crisi della partitocrazia. Questo fu il suo capolavoro politico. Riuscì a frenare, a torto o a ragione, la rivoluzione referendaria e rispose con onestà e responsabilità all’assalto dei giudici di mani pulite. Montanelli inserisce il suo verismo caustico a raccontare quella elezione al Quirinale: “non sono stati i mille grandi (si fa per dire) elettori di Montecitorio, ma i mille chili di tritolo che hanno massacrato Giovanni Falcone, sua moglie ed il suo seguito. Sono stati gli eventi non i partiti a portarvelo. Per la prima volta abbiamo un Presidente, che non è figlio della politica, come la si intende, e miserevolmente si pratica in Italia, ma di qualcosa di più serio; la ragione di Stato. Se non l’uomo della Provvidenza certo l’uomo della emergenza: un presidente per disgrazia ricevuta”. Ma da Presidente della Repubblica fu irriducibile sostenitore della democrazia parlamentare, e terrà a battesimo nel passaggio, dalla Prima alla Seconda Repubblica, tre governi del presidente. Benedetto XVI ha voluto salutare “con vivo affetto e con speciale gratitudine questo illustre uomo cattolico di Stato, integerrimo magistrato e fedelissimo servitore delle istituzioni, che nelle pubbliche responsabilità sempre si adoperò per la promozione del bene comune”. E per Napolitano, “Scalfaro è stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell’Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello stato democratico, ha espresso, al livello più alto, la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani”.


abusivismo

L’Italia sprofonda Alla base di tante tragedie il diffuso fenomeno dell’edilizia selvaggia di Livio Terranova

Q

uesti ultimi anni sono stati funestati dalle alluvioni, che hanno spazzato via interi territori. Si pensi a Giampileri, a Saponara, nel messinese, a Genova, alle Cinque terre. Ogni volta si piangono lacrime amare, si contano morti e dispersi, si fa appello alla fatalità. Non si pensa mai che queste immani tragedie sono la diretta conseguenza dell’abusivismo edilizio, degli ecomostri, delle abitazioni costruite in territori friabili, che cadono alle prime sollecitazioni delle piogge o del vento. Purtroppo l’abusivismo edilizio e i condoni selvaggi sono una pratica molto diffusa in tutta Italia. Si pensi che nelle Cinque terre, in Liguria, si continua a costruire con licenze molto discutibili, nonostante la recente tragedia. L’assenza o la noncuranza della legge sono le cause principali delle immani tragedie che colpiscono periodicamente l’Italia.

Quarant’anni di edilizia selvaggia ha arrecato gravi danni al territorio, all’ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità. Ma il fenomeno complessivo di devastazione ambientale mista a inefficienza e corruzione

AGRIGENTO | La Scala dei Turchi

che dall’ultimo dopoguerra sta distruggendo il territorio italiano non può essere semplicemente ascritto alla voce “abusivismo”. Si tratta essenzialmente di edifici realizzati in totale assenza di concessione edilizia, in genere su aree dove gli strumenti urbanistici non ne consentirebbero comunque il rilascio. È un fenomeno esploso nelle periferie cittadine nel dopoguerra, ed è innegabile che, in buona misura, abbia costituito una risposta emergenziale alla necessità di abitazioni degli strati più poveri della popolazione inurbata. Indagare sulle cause dell’inefficienza pubblica di fronte all’espansione demografica porterebbe assai lontano. Qui basti dire che in molti casi l’a10 -

busivismo è stato un “sottoprodotto” della grande speculazione edilizia e fondiaria, in certo modo ad essa funzionale, e che tutti i tentativi di dare in tempo utile al Paese una normativa urbanistica capace di porre un freno all’abuso dello jus aedificandi sono falliti di fronte alla coalizione di forze politiche ed economiche variamente assortite. Ma era nella logica stessa del fenomeno che – sistemate in qualche modo le folle di senza tetto – esso si volgesse verso obiettivi più remunerativi. In epoca più recente è quindi iniziato il fenomeno dell’assalto alle coste, alle spiagge, ai boschi delle località turistiche, sovente con la copertura “morale” di presunte necessità abitative, di fatto inconsistenti. 19 / febbraio / 2012


abusivismo

CAGLIARI | Ecomostro di Nebida

Ci si riferisce, ovviamente, al frutto dei vari condoni, sempre più simili nei loro effetti a un’incivile “sanatoria permanente” (rischio inutilmente fatto presente dal WWF fin da quando si cominciò a parlare di un condono). Per come è stata gestita tutta l’operazione condono non ha fatto che rafforzare la diffusa convinzione che, prima o poi, tutto sarebbe stato sanato, anche gli abusi a venire. Oltre a ciò, il gravissimo problema dei controlli, affidato in toto a amministrazioni locali sovente corresponsabili e a Soprintendenze dai mezzi irrisori, aveva fatto temere il peggio, che puntualmente si è verificato. A riprova del caos venutosi a creare, due casi limite: la rivolta (apertamente spalleggiata da certi sindaci) degli abusivi organizzati in Sicilia – quelli di speculazione ben mascherati dietro quelli “di necessità” – i quali semplice-

19 / febbraio / 2012

11 -

mente non volevano pagare per nessun tipo di condono, e il tentativo di far condonare perfino… il “Mostro di Fuenti”. Anni addietro infatti l’allora Ministro dei Beni Culturali V. Bono Parrino, sul finire del proprio mandato si accingeva a firmare un parere positivo preliminare al condono (essendo la zona vincolata), in quanto il Mostro “non sembrava in contrasto con rilevanti interessi ambientali…”. Una macroscopica svista, almeno si spera, ma che dimostra la superficialità e l’improvvisazione con le quali tutta la sciagurata vicenda dei condoni è stata gestita. Non dimentichiamo il sacco edilizio degli anni ‘60, quando sotto l’egida di Vito Ciancimino furono concesse 500 licenze edilizie in una notte e Palermo fu ricoperta da una colata di cemento.


cultura

I

ncantevole come una favola la tradizione, sbocciata in ambito devozionale, che vorrebbe il capolavoro di Antonello da Messina ritratto, o quasi, della mistica messinese Eustochia Esmeralda Calafato, nata nel 1434. Cioè l’icona per antonomasia dell’ideale del rinascimento, l’Annunziata dipinta nel 1475, attualmente esposta nel museo di Palazzo Abatellis, a Palermo, sarebbe una giovane clarissa, vicina di casa del grande artista. Concittadina, conoscente, amica, secondo l’immaginario popolare, la bellissima Esmeralda, appartenente a ricca famiglia di mercanti, avrebbe ispirato, per un’opera dai connotati naturalistici e fisiognomici, il genio siciliano, quando da monaca, che vive in clausura nella città dello Stretto, ha circa 40 anni, mentre Antonello, che si trova in Veneto, ne ha 44.

Modella dell’Annunz

Secondo ipotesi suggestive formulate da Esmeralda Calafato avrebbe ispirato, da c da Messina. Non pochi dubbi su questa t santa la “top model” di Giovanni Bonanno

Piacerebbe ai siciliani che la bella Eustochia Esmeralda, splendente nel saio delle povere, fosse stata modella di Antonello da Messina per il più bel ritratto della Vergine L’ipotesi non manca di suggestione. Parecchi studiosi di storie locali, già a partire dai primi decenni del novecento, coltivano questa piacevolezza che, di volta in volta, conquista il sentimento patrio dei devoti della religiosa, venerata dai messinesi ed elevata agli onori degli altari da Giovanni Paolo II nel 1988. Una santa che determina, per oltre 500 anni, la spiritualità di un territorio e che assurge, insieme ad Antonello, ad emblema della città peloritana. Messina, pertanto, si riassume nella beatitudine evangelica della clarissa e nella perfezione universale del pittore. Due personalità che dall’ultimo quattrocento sino all’incipit del XXI secolo, non cessano di avvincere religiosi e laici, popolani e aristocratici, analfabeti e intellettuali. Ardito il tentativo di alcuni narratori di fare di suor Eustochia la modella del messanus per la creazione del volto divino di Maria, attribuito inspiegabilmente sino al 1899 ad Albrecht Dürer. Non mancano ricerche geografiche e topologiche, studi di quartieri, architetture e case riguar12 -

ANTONELLO DA MESSINA | Annunziata

19 / febbraio / 2012


cultura

unziata una monaca

te da studiosi peloritani, la bellissima , da clarissa, il capolavoro di Antonello esta tesi. Nel 1988 Papa Wojtyla dichiara

danti la contiguità della fanciulla e del giovane, le concomitanze spirituali all’interno dell’aura francescana, le ricerche fisiognomiche caratterizzanti la mediterraneità e l’insularità. Del resto storici dell’arte quali Roberto Longhi, Stefano Bottari e Alessandro Marabottini evidenziano la struttura

somatica di un viso – non veneziano, né romano – che rassomiglia tipologicamente a quello di tante ragazze siciliane, olivastre nella pelle serica, neri e profondi gli occhi, zigomi lievemente in su, carnose le labbra, lo sguardo enigmatico. Connotati anche di Eustochia Esmeralda in quanto figlia della Sicilia, di una terra che nel dna possiede la bellezza greca di Venere e la malia araba di Fatima. Si fa fatica a seguire i labirinti degli storici messinesi, dentro e fuori il monastero di Montevergini, come Francesco Terrizzi, Caterina Zappia, Elena La Fauci Di Rosa. Nel 1925 Domenico Puzzolo Sigillo scrive: Io credo invero che non si possa ammirare la bella Vergine leggente del sommo pittore messinese, senza rivedere con la fantasia la Beata Eustochio, nel silenzio arcano della sua cella. Questo e tanti altri pensieri sono encomiabili per la buona fede, non per rigore scientifico. Di recente divulgatori come Nino Principato e Daniela Gambino danno fondo a un’immaginazione surreale identificando, con dovizia di particolari, nel corpo scheletrico della santa, nel viso incorrotto 19 / febbraio / 2012

13 -

ANNNUNZIATA | Particolare: Libro delle Regole delle Clarisse?

dalla morte, l’immagine dell’Annunziata antonelliana. Abbondano racconti cronachistici e rimandi pietistici; si affastellano impressioni tradotte in giudizi. Si parla di somiglianza impressionante tra la maschera funebre di Eustochia e il volto della Vergine, così che per gli scriventi e per il popolo pio non c’è differenza alcuna. Persino la veste e il velo della Madonna sono simili a quelli indossati dalle clarisse. Ed è Libro delle Regole quello che l’Annunziata sta leggendo quando – fuori dal campo pittorico – appare dinanzi a lei l’angelo. Visionarietà mistificante di ermeneuti che ingenerano perplessità e disorientamento. Piacerebbe ai siciliani che la bella Eustochia Esmeralda, splendente nel saio delle povere, fosse stata modella di Antonello da Messina per il più bel ritratto della Vergine concepito dalla storia dell’arte. Per quella donna piena di grazia che nel silenzio del cuore e nel fremito della carne accoglie il Verbo di Dio. Per questa donna a noi meridiana face di caritate – come canta Dante – che colma la vita dei credenti, e non solo, di amore materno. Non si capisce perché si debbano inventare storielle arzigogolando di anatomia, teologia, moda, fisiognomica, medicina mortuaria, mistica. Senza documenti, diretti e\o indiretti, non è consentito fare storia e dire di Antonello e di Esmeralda. E più ancora, con iperbole immaginifica, vedere il volto divino dell’Annunziata sovrapposto a quel che resta della clarissa morta nel 1485. Liberi da sovrastrutture e raccolti nella contemplazione della Vergine del pictor messanus è forse possibile presentire, in qualche modo, il paradiso che spiega il mistero della vita e della fede.


Accoglienza

Chi ha fede non è mai stanco C’è un’uscita di sicurezza per sfuggire alla noia: è il dono del proprio tempo agli altri, soprattutto a quanti hanno bisogno d’attenzione di Emma Di Ganci*

S

tanchezza e tedio: ecco le malattie dei cristiani dell’evoluto Occidente. È da tanto che se ne parla. La stessa crisi economica è in realtà una crisi etica: eliminati i valori centrali, esistenziali, morali… crolla tutta l’impalcatura esteriore di una società che volendo costruire in alto ha dimenticato di scavare in basso e di fissare saldamente le sue fondamenta! Ma nel triste scenario giornaliero che ci si apre dinanzi ogni qualvolta sfogliamo un giornale o ascoltiamo le notizie, oltre la “scontata” sensazione di fallimento, ci si potrebbe chiedere: quale modo nuovo dell’essere cristiani oggi? Ho letto che nella lingua cinese uno stesso ideogramma indica due concetti: crisi e opportunità. Questo interessante “doppio significato”ci invita a non “soggiornare in palude”, ma ad andare oltre. Si, ma verso dove ? Così risuonava lo slogan della mostra del CDV dell’indimenticabile p. Pino Puglisi negli anni ‘80. Proviamo a guardare oltre le spesse mura di un rassegnato pessimismo e scorgeremo che anche nell’appena passato 2011 ci sono stati dei segni di novità. Il Santo Padre, nel suo discorso augurale alla curia romana del 22 dicembre ne ha enumerato alcuni, sen-

PIETRO TESTA, IL LUCCHESINO | Moglie di Lot

za sorvolare ciò su cui lavorare come Chiesa, ma è soprattutto su alcuni punti nodali venuti fuori dall’esperienza della Giornata mondiale di giovani a Madrid che vorrei soffermarmi adesso e che rilancio a me e a tutti voi, lettori e lettrici di CNTN.

L’unica vera medicina contro “la stanchezza della fede” da cui è afflitto il cristianesimo in Europa è la “gioia di essere cristiani”: non si tratta, infatti, di inventare strategie o strutture, poiché la soluzione del 14 -

problema non sta nel “fare”, occorre una ripresa di vitalità. Emblematica e geniale l’immagine che Benedetto XVI utilizza per simboleggiare questo tediosa crisi della fede: la moglie di Lot, durante la fuga di Sodoma in fiamme, preoccupata di se stessa, contro l’indicazione chiara del Signore, guarda indietro e si trasforma in una statua di sale, irrimediabilmente vuota (cfr. Gen 19). “Quante volte la vita dei cristiani è caratterizzata dal fatto che guardano soprattutto se stessi, fanno il bene, per così 19 / febbraio / 2012


Accoglienza

MADRID | Giornata Mondiale dei Giovani

dire, per se stessi!” Riprendendo l’esperienza dei circa 20.000 giovani volontari che durante l’organizzazione intera della GMG di Madrid hanno messo a disposizione mezzi, risorse, ma soprattutto settimane e mesi (cioè “tempo” e donare il tempo significa donare “vita”) con un risultato finale in se stessi di visibile e tangibile felicità, il Santo Padre continua: “…questi giovani avevano offerto nella fede un pezzo di vita, non perché questo era stato comandato e non perché con questo ci si guadagna il cielo (…). Non l’avevano fatto perché volevano essere perfetti. Questi giovani hanno fatto del bene (…) semplicemente perché fare il bene è bello, esserci per gli altri è bello. Occorre soltanto osare il

19 / febbraio / 2012

salto. Tutto ciò è preceduto dall’incontro con Gesù Cristo, un incontro che accende in noi l’Amore per Dio e per gli altri e ci libera dalla ricerca del nostro proprio “io”. Un preghiera attribuita a san Francesco Saverio dice: Faccio il bene non perché in cambio entrerò in cielo… lo faccio, perché Tu sei Tu, il mio Re e mio Signore.” Ma come spiegare la gioia e come giungere ad essa, dato che nessuno può darsela? Il Papa afferma che tanti fattori interagiscono, ma quello decisivo per lui è la certezza, proveniente dalla fede, di essere voluti e amati, personalmente, con la conseguente consapevolezza di avere un compito nella storia. L’uomo può accettare se stesso solo nell’espe-

15 -

rienza di essere accettato da qualcun altro. Solo a partire da un “Tu”, l’io può trovare se stesso. Ma tale bisogno prende il volto di una accoglienza incondizionata: solo se Dio mi accoglie e io ne divento sicuro, so, in modo definitivo, che è un bene che io ci sia. “Laddove diventa dominante il dubbio riguardo a Dio, segue inevitabilmente il dubbio circa lo stesso essere uomini. Vediamo oggi come questo dubbio si diffonde. Lo vediamo nella mancanza di gioia, nella tristezza interiore che si può leggere su tanti volti umani. Solo la fede mi dà la certezza: è bene che io ci sia. È bene esistere come persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire dal di dentro.” E la risposta, nella fede, è molto concreta: la gioia di sentirsi amati in un modo unico e infinito da Dio, si riversa nella gioia di testimoniare personalmente e insieme, nella liturgia, nella lode e nel servizio, questo Amore senza limiti. E allora, anche nel tedio più grigio, può rifiorire una nuova speranza e - perche no? - anche il nostro vecchio Continente potrebbe riscoprire, con “l’antidoto della gioia” le sue antiche, belle e sane radici cristiane. *Suora dell’Istituto del Bell’Amore


medicina

I disturbi specifici di apprendimento di Rosanna Gangi e Vincenza Sammartano*

Sneocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee… vstio?

S

e siete riusciti a decodificare tale messaggio è grazie ad un meccanismo neurobiologico del nostro cervello che si basa sull’integrazione di due vie mentali, la via lessicale o di accesso diretto e quella fonologica o di accesso indiretto. Il buon lettore avrà inizialmente usato una via fonologica, cioè di conversione grafema-fonema per poi attivare già a metà della parola la via lessicale che recupera in maniera rapida dal magazzino lessicale la pronuncia delle parole ad alta frequenza d’uso. In un testo scritto correttamente, le due vie sono talmente consolidate da leggere la parola nel suo insieme, preferendo per lo più la via lessicale. Diversamente, un dislessico si ferma “alla lettera”, cioè può avere una delle due vie compromesse o entrambe e il risultato è una lettura annebbiata, frammentata lenta e piena di errori, proprio come quella che potremmo fare noi ad una prima osservazione del testo suddetto. Cosa sono i D.S.A.? La categoria dei Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento viene convenzionalmente identificata con l’acronimo D.S.A. e comprende le difficoltà nell’apprendimento della lettura e/o della scrittura e/o del calcolo. Alla base dei D.S.A. vengono ipotizzate delle disfunzioni neurobiologiche che interferirebbero con il normale processo di acquisizione di lettura, scrittura e calcolo; tali fattori non sono però ancora stati identificati con certezza e le influenze ambientali rappresentate dalla scuola, dall’ambiente familiare e dal contesto sociale si intrecciano con essi, contribuendo a determinare il fenotipo del disturbo. I bambini con D.S.A. sono bambini svegli, senza apparenti problemi intellettivi e/o relazionali, e proprio per 16 -

questo le loro difficoltà ad imparare appaiono incomprensibili. A volte, però, i disturbi di apprendimento si possono presentare in comorbidità fra di loro (cioè dislessia con associate disgrafia, disortografia e discalculia) ed anche con altri disturbi neuropsicologici (come l’ADHD) e psicopatologici. Come si manifestano i D.S.A.? Sulla base del deficit funzionale, in assenza di problemi cognitivi e neuro-sensoriali, vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche: • DISLESSIA, cioè un disturbo nella correttezza e nella rapidità di lettura; solitamente questi bambini imparano a leggere piuttosto tardi e compaiono molti errori nella lettura ad alta voce che quindi risulta esitante, stentata e, soprattutto, lenta. • DISORTOGRAFIA, cioè un disturbo nel rispetto dell’ortografia nel corso della scrittura; solitamente questi bambini compiono, sia nel dettato che nell’autodettato, errori relativi ai suoni, con omissioni, inversioni, sostituzioni od errori che riguardano le regole dell’ortografia italiana. • DISGRAFIA, cioè un disturbo nella grafia intesa come abilità grafo-motoria. • DISCALCULIA, cioè un disturbo nella capacità di comprendere i numeri e di operare su di essi. Esiste la possibilità di individuare precocemente i D.S.A.? La diagnosi precoce è importante soprattutto per poter effettuare un intervento che, pur non essendo risolutivo del problema, potrà alleviarne le ricadute sul piano della carriera scolastica e dello sviluppo psicologico. L’individuazione di un disturbo di apprendimento non è però possibile prima dell’ingresso a scuola, proprio perché non si conoscono ancora indici clinici che possano dirci con verosimile sicurezza se un bambino svilupperà o meno un D.S.A. prima dei 7-8 anni. La diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia non può essere formulata prima della fine della seconda elementare ed una diagnosi di discalculia prima della fine della terza elementare. Prima 19 / febbraio / 2012


medicina

di questi termini, infatti, sono troppo vaste le differenze individuali fra i bambini ed il processo di apprendimento non può dirsi stabilizzato. Sebbene i fattori di rischio (sesso maschile, familiarità per DSA e pregresso disturbo di acquisizione del linguaggio) ci aiutino ad individuare certe situazioni a rischio, nel corso del primo anno di scuola elementare, è possibile individuare bambini che faticano di più ad apprendere, che sono in ritardo e che quindi potrebbero strutturare un D.S.A.; proprio per questo sarebbero utili, a partire dalla prima elementare, progetti di screening e di prevenzione ed indicazioni su possibili metodi alternativi di prima alfabetizzazione. In prima elementare ogni bambino viene esposto per la prima volta ad un insegnamento formale ed implicito, diverso da quello naturale che porta a saper camminare e/o a parlare. Per la prima volta si trova a dover “imparare” a “leggere, scrivere e fare qualche conto”. Si parla, a tal proposito, di “meta-fonologia” come prerequisito fondamentale all’apprendimento. I bambini sin dalla scuola dell’infanzia dovrebbero essere già guidati alla manipolazione dei suoni, e capire cioè che le parole possono essere “fatte a pezzi”e che questi pezzi (sillabe o fonemi) devono essere fatti corrispondere a dei disegni (grafemi). Sarà la scuola elementare a far memorizzare queste convenzioni ed attivarle molto velocemente per poter accedere alla parola: es. pronunciate una alla volta e molto lentamente è difficile capire che le sillabe “ta”… “vo”… “lo” (e soprattutto i fonemi “t”… “a”… “v”… “o”… “l”… “o”) corrispondono alla parola tavolo, se non si venga esposti ai suoni come fosse un gioco. 19 / febbraio / 2012

17 -

Quali interventi possibili? Un buon percorso di diagnosi è la base per definire ed impostare un adeguato progetto di intervento, che cerchi di recuperare il più possibile la funzione o l’abilità deficitaria, compensando, attraverso strumenti alternativi, ciò che non è recuperabile e favorendo quindi l’autonomia personale. Una diagnosi che assume la forma di una “segnalazione per D.S.A.” e che quindi contiene anche il profilo cognitivo, neuropsicologico e psico-affettivo del bambino/ragazzo con D.S.A. è, d’altra parte, la condizione per poter accedere ai diritti derivanti dalla nuova Legge su tale materia. L’8 ottobre 2010 è stata, infatti, promulgata la Legge 170/10 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” che, fra l’altro, all’articolo 5, stabilisce per gli alunni con diagnosi di D.S.A, il diritto ad una maggiore flessibilità didattica attraverso l’utilizzo di mezzi compensativi e di mezzi dispensativi. • Strumenti compensativi: uso della calcolatrice, tavole pitagoriche, formulari per le regole di matematica e di geometria, tecnologie informatiche (programmi per la costruzione di mappe concettuali per le diverse materie curriculari, programmi di videoscrittura con correttore ortografico, sintesi vocale). • Strumenti dispensativi: esonero dal copiare dalla lavagna, scrivere sotto dettatura, dal leggere ad alta voce, dallo studio delle tabelline. • Diritto: a tempi più lunghi per le verifiche. • Valutazione centrata più sui contenuti che non sulla correttezza ortografica. • Valutazione della lingua straniera effettuata più sull’orale che non sullo scritto (Legge 170 del 10/10/10). CONCLUSIONE Essere dislessici non è una vergogna come non lo è essere mancini, daltonici o albini. Ben lungi dall’essere un’etichetta infamante, la dislessia è semplicemente una caratteristica individuale e come tale, per essa può valere ciò che scrisse A. Adler nel 1929: “Ciò che l’individuo porta con sé alla nascita non conta: ciò che conta è l’uso che egli fa di ciò che possiede”. E questo L. da Vinci e A. Einstain l’hanno ampiamente dimostrato, nonostante la loro dislessia. *Rosaria Gangi e Vincenza Sammartano, Logopediste


cronaca

Nessun futuro senza formazione Importante convegno all’auditorium della Magione in cui viene tracciato dai relatori un itinerario di speranza per i giovani finalizzato alla costruzione di un domani di lavoro e di cultura di Edoardo Angelis

S

i fa sempre più urgente il ribaltamento di una politica fine a se stessa, disattenta alle urgenze della vita civile, ai bisogni delle famiglie e più ancora alla formazione culturale e morale dei ventenni e dei trentenni. I quali non possono continuare nell’illusione attendendo un lavoro che non verrà. Rimbalza l’avvertimento del cardinale Angelo Scola: Sì, è tempo di cambiamenti coraggiosi. Non si può rassicurare un giovane senza lavoro dicendogli che ha tutto un futuro davanti. Un giovane non avrà mai il suo futuro se non cominciamo a dargli il suo presente. Per questo ha significato particolare il convegno svoltosi, sabato 4 febbraio 2012, presso l’auditorium della Magione, con la partecipazione di studenti, operai, professionisti e docenti, sul tema Costruire il Domani – Formazione Moderna dei Giovani. Presidente Giulia Adamo, moderatore Katia Mammana, relatori Giovanna Gonzales, M. Giovanna Maselli, Rosario Giué, Manlio Lombardo, Giusy Di Gaetano. Della relazione di suor Maselli, docente di religione al liceo Umberto, pubblichiamo alcuni passaggi di particolare significazione. Urge una formazione a tutto tondo

Suor M. Giovanna Maselli che aiuti il giovane ad armonizzare, nel concreto, le dimensioni inscindibili di immanenza e trascendenza che caratterizzano la persona umana; una formazione che lo educhi a fare opzioni di fondo libere e liberanti. C’è un estremo bisogno di un’educazione all’alterità, intesa come superamento dell’egocentrismo che permetta al giovane, con maturità di scoprire e approfondire la propria identità nel dono di sé, nell’accoglienza dell’altro senza paure, né remore di perdere se stesso nel confronto e nel dialogo. In una società influenzata dal nichilismo culturale ed etico, è una vera sfida per l’educazione far cogliere al giovane, spesso deluso dalla stessa politica 18 -

e riluttante nel concepire impegni profondi e definitivi, che l’impegno nel sociale è un preciso dovere del cristiano. Partecipare attivamente alla vita pubblica trova il suo fondamento nella natura dell’uomo, per questo è bene per il giovane imparare a vivere responsabilmente la propria fede nel rispetto del pluralismo culturale, della giusta laicità e autonomia dello Stato e delle istituzioni, autonomia che è sempre in relazione a Dio creatore. Credo che sia di capitale importanza nell’azione educativa trasmettere alle giovani generazioni che, come sapientemente insegna il Concilio Vaticano II, la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Come trasmettere questi valori alle giovani generazioni? Credendo nell’efficacia dell’opera educativa confermata soprattutto dalla testimonianza della vita, cercando, cioè, di essere modelli credibili. I giovani sono molto sensibili e attenti alla coerenza tra le parole, la fede e la vita dei loro educatori; la dicotomia tra quanto si dice e ciò che si vive, a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno, renderebbe all’istante inefficace e dannosa l’azione educativa. 19 / febbraio / 2012


giovani

Cinque docu-video su lavoro, politica, salute, famiglia e volontariato Con il progetto “Giovani in azione” promosso da Mobilitazione sociale onlus di Chiara Sole

E

ntra nel vivo delle sue attività il progetto “Giovani in azione” a Palermo. Si tratta di un’iniziativa promossa dall’associazione Mobilitazione sociale onlus insieme a un gruppo di giovani, palermitani di età compresa tra i 16 e i 25 anni, finanziata dal programma nazionale “Gioventù in azione”. Il progetto consiste in un percorso di approfondimento e ‘mobilitazione’ su cinque temi individuati, nei mesi scorsi, come prioritari per le politiche giovanili, attraverso un sondaggio lanciato su facebook: lavoro, politica, salute, famiglia e volontariato. Il gruppo realizzerà cinque “docu-video” (un format giornalistico) sui temi scelti. In una prima fase, i membri del gruppo raccoglieranno delle informazioni sul tema, successivamente lavoreranno alla scelta delle storie da raccontare e delle persone da intervistare, elaboreranno la scaletta, individueranno le modalità di realizzazione di ogni video e si occuperanno di musiche, testi e riprese. La pubblicazione online di ciascun video sarà preceduta da un appuntamento radiofonico pomeridiano in cui il gruppo presenterà le attività. Il gruppo è costituito da 4 ragazzi e 4 ragazze che saranno impegnati a gestire l’iniziativa, a costituire un vero e proprio comitato redazionale e a girare i vi-

19 / febbraio / 2012

deo per le strade della città di Palermo. I video saranno oggetto di condivisione e confronto tramite l’utilizzo di social network e social media. Il progetto avrà la durata di 8 mesi. “Il progetto nasce dall’esigenza generale dei giovani di trovare uno spazio per raccontarsi, per mettere a frutto le proprie competenze e sperimentare le proprie idee – dice il presidente Marco Marchese. Per questo punteremo ad individuare e valorizzare le competenze di ciascuno in modo tale che ognuno abbia un compito specifico: musica, video, scrittura, comunicazione, ecc. Con queste attività vogliamo inoltre sperimentare la capacità di intraprendere e realizzare progetti in collaborazione con i coetanei; stimolare la capacità di auto19 -

critica e di critica costruttiva; fare crescere il rispetto reciproco e la capacità di osservazione e interpretazione della realtà circostante; migliorare la capacità di gestione e organizzazione”.

PIANETA LAVORO CERCO…

Concetta Tinnirello cerca lavoro come badante, anche di notte. No pulizia. Signora sposata, affidabile cerca lavoro come baby sitter.

OFFRO…

Azienda di ricamo cerca ricamatrice che sappia lavorare il punto catenella a macchina. Per informazioni: Rosalia Gargano cell. 329 1250661


economia

La dignità del lavoro non è valore negozibile di Giuseppe Savagnone

È

stato questo il tema della brillante conferenza tenuta il 3 febbraio 2012 dal prof. Stefano Zamagni, oggi il più noto economista cattolico (e non solo in ambito nazionale), nell’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza, su iniziativa dell’Ufficio diocesano di Pastorale della cultura, di quello di Pastorale sociale e delle Acli. Il titolo può sorprendere chi è abituato a pensare che i “valori non negoziabili” siano soltanto la vita biologica del nascituro e del morente, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e la libertà di educazione. Purtroppo l’equivoco si fonda su una prassi comunicativa estremamente diffusa nella Chiesa e trae continuo alimento da strani silenzi, sia della gerarchia ecclesiastica che del mondo cattolico nel suo complesso, frequenti quando non è in gioco uno dei tre temi sopra menzionati. Emblematico – proprio a proposito del lavoro – ciò che è accaduto in occasione della controversia tra l’amministratore delegato della Fiat, Marchionne, e gli operai dello stabilimento di Mirafiori. Senza entrare nel merito dei torti e delle ragioni, non si può non restare stupiti che la Chiesa e i cattolici abbiano mantenuto un atteggiamento di osservatori esterni, come se la questione non li riguardasse. E che nessuno abbia ricordato che sul lavoro Giovanni Paolo II ha scritto un’intera enciclica, la Laborem exercens, senza contare gli innumerevoli passi di altri documenti ufficiali della Dottrina sociale cristiana, che riguardano questo tema. È dunque per ovviare a un vuoto ingiustificato e ingiustificabile – se si è fedeli al magistero della Chiesa - che si è voluto dedicare un incontro ufficiale al problema del lavoro. La presenza di S. E. il cardinale Paolo Romeo, del preside 20 -

della Facoltà, prof. Scaglione, e di un pubblico numerosissimo e attentissimo, che ha gremito il salone trattenendosi fino all’ultimo e partecipando appassionatamente al dibattito conclusivo, ha sottolineato la riuscita di un evento culturale che aveva la sua garanzia di successo già nella qualità del relatore. Zamagni è partito dalla constatazione che, nella visione cattolica, “il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell’esistenza dell’uomo sulla terra” (Laborem exercens, n.4) e che “la gerarchia dei valori, il senso profondo del lavoro stesso esigono che sia il capitale in funzione del lavoro, e non il lavoro in funzione del capitale” (ivi, n.23). (Non è Marx che ha scritto queste cose, ma Papa Giovanni Paolo II!).

Non si può dunque considerare il lavoro solo uno strumento per il profitto. “La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda (…) Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici 19 / febbraio / 2012


economia siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità”(Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n.35). Un riflesso di questa impostazione profondamente distorta si ha, secondo il relatore, nella priorità comunemente attribuita, oggi, alla cosiddetta “crescita” dell’economia, e quindi in buona sostanza all’aumento del Pil, piuttosto che alla qualità e alla quantità dell’occupazione, come se questo secondo aspetto fosse automaticamente garantito dal primo. La verità che nessuno dice è che, nell’attuale contesto tecnologico, ci può essere una crescita che non solo non produce affatto occupazione, ma contribuisce a rendere sempre più precario il posto di lavoro. Un tempo, infatti, la vita lavorativa di una persona – quarant’anni circa - coincideva, in linea di massima, con la durata degli assetti tecnologici a cui la sua attività era legata e degli strumenti nel cui uso era competente. Ormai non è più così. Le tecnologie diventano obsolete dopo quindici anni, e con esse anche il lavoratore (queste riflessioni trovano un’ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, nello studio della Bocconi di cui ha riferito, alcuni giorni dopo, il Corriere della Sera del 9 febbraio in una pagina titolata “La ‘vecchiaia’ sul lavoro inizia a 45 anni”, il cui sottotitolo è: “La discriminazione per l’età più forte di quella verso le donne”). Gli esseri umani rischiano oggi, se non si fa attenzione a ciò che sta accadendo, di diventare precocemente obsoleti come i loro strumenti! Un altro aspetto importante da tene19 / febbraio / 2012

re presente parlando del lavoro è la considerazione che se ne ha rispetto allo studio. Una tradizione idealista dura a tramontare ha fatto sì che in Italia il lavoro sia stato sempre separato dalla scuola e dall’Università e considerato residuale rispetto ad esse. “Studia o ti mando a lavorare!”, era, ancora fino a poco tempo fa, la minaccia dei padri ai figli svogliati. Il lavoro, specialmente quello

manuale, da noi è in alternativa all’attività propriamente intellettuale e svalutato rispetto ad essa. Ancora oggi, da una recente indagine citata nel corso della relazione, risulta che, mentre in altri Paesi europei come la Germania o la Francia, la percentuale di laureati disposti, in attesa di una sistemazione migliore, ad accettare un impiego che comporti un’attività manuale, è superiore al 40%, in Italia si ferma al 5%. Il risultato di questa unilaterale interpretazione della cultura in chiave libresca è una generalizzata corsa verso la laurea – anche di coloro che sarebbero molto più portati a svilup-

21 -

pare una non meno degna cultura tecnica e operativa e che invece all’Università rimangono per anni “posteggiati” – , nonché una mancanza di esperienze operative all’interno degli stessi corsi di studio scolastici e universitari. I laureati in medicina escono dall’Università con ampie conoscenze teoriche, ma a volte non sanno fare le iniezioni; e molti laureati in giurisprudenza non hanno mai messo piede in tribunale. Sono solo alcuni dei punti che Zamagni ha trattato, ma servono a dare l’idea della problematicità del tema affrontato e della necessità che nel mondo cattolico, oltre ad approfondire gli importanti temi della bioetica, si parli anche di questi e di tanti altri, che invece vengono lasciati ad altri. Se il vero “valore non negoziabile” per noi credenti è la persona umana, allora è la sua intera vita, dal concepimento al suo termine naturale – non solo nel momento del concepimento e in quello del suo concludersi – che ci deve stare a cuore. A volte diamo l’impressione di averlo dimenticato.


TELEVISIONE

in breve Appello per una mobilitazione nazionale contro il razzismo istituzionale e la precarietà Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini, mentre in decine di piazze si sono avuti presidi, cortei e iniziative. Lo hanno fatto autonomamente, trovando il supporto di tanti lavoratori e lavoratrici e di tante RSU. Migliaia di persone hanno manifestato con i migranti, mostrando che anche nella crisi si può lottare insieme per i diritti di tutti. La data del primo marzo è diventata così un punto di riferimento importante: anche quest’anno sarà un giorno di mobilitazione e sperimentazione di nuove forme di lotta.

Informiamo i nostri lettori che a partire dal mese di marzo, causa difficile congiuntura generale, la pubblicazione della rivista avrà una periodicità mensile.

Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino

*** Attrarre gli investimenti, sviluppare i distretti produttivi e patrimonializzare le imprese dell’Isola. Su queste tre azioni chiave si gioca il futuro sviluppo della nostra regione. Sono le conclusioni a cui è giunta la Commissione per l’analisi e la predisposizione delle linee guida sullo sviluppo della Sicilia promossa dal Presidente della Regione, Raffaele Lombardo che l’ha istituita nell’aprile del 2010 affidandone la presidenza al professor Giovanni Puglisi. A lavorare alla “Commissione Puglisi” – che ha preso spunto dall’esperienza francese avviata dal Presidente Nicholas Sarkozy (nota come la Commissione Attalì) – sono stati chiamati intellettuali, operatori della finanza, imprenditori, grand commis dello Stato, allo scopo di dare un contributo per far crescere e sviluppare la Sicilia in un sistema di competizione nazionale e internazionale. *** Spazi più accoglienti e a misura di bambino. Una ludoteca all’interno della quale ogni bambino che porta con sé una condizione di disagio possa esprimersi liberamente. È questo l’obiettivo della convenzione tra UniCredit e l’associazione onlus “Apriti Cuore” di Palermo nel nuovo Training Center di UniCredit a Palermo. Grazie all’intervento della Banca la ludoteca dell’associazione, da tempo rivolta a minori in condizioni di disagio, potrà aumentare il numero degli utenti e proporre un’offerta formativa di qualità *** “Oggi, più di ieri, è necessaria da parte della politica e di chi governa una maggiore attenzione rivolta al territorio, che metta al primo posto l’esigenza di equità. Non si può più agire a tavolino, prendendo provvedimenti che colpiscono tutte le fasce della popolazione, anche quelle più deboli. È necessaria una seria giustizia distributiva”. Lo ha dichiarato monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, durante i lavori di apertura della sessione invernale della CESi, la Conferenza Episcopale Siciliana.

22 -

di Alberta Rondini

L

a storia del Museo Internazionale delle Marionette è legata al suo fondatore Antonio Pasqualino, cultore della storia e delle tradizioni popolari della Sicilia. Pasqualino fondò nel 1965 l’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari e nel 1975 il Museo internazionale delle marionette, dove trovarono sistemazione i pupi e i materiali provenienti da numerosi Paesi europei e dell’Estremo Oriente. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1995, il museo gli è stato intitolato. La nuova sede si trova all’interno di un edificio di grande interesse architettonico e storico: l’ex Hotel de France. Si sviluppa su tre livelli e accoglie numerose zone espositive, la biblioteca, la videoteca, la nastroteca e una sala teatrale. Conserva circa quattromila pezzi, fra marionette, burattini, ombre, attrezzature sceniche e cartelloni provenienti da tutto il mondo e possiede la più vasta e completa collezione di pupi di tipo palermitano, catanese e napoletano. Il Museo delle marionette manifesta la volontà di tutelare una forma di teatro della nostra storia: l’opera dei pupi dichiarata dall’Unesco “Capolavoro del patrimonio immateriale e orale dell’Umanità”. Il Museo Pasqualino oltre a visite guidate e spettacoli effettua corsi, laboratori teatrali, mostre, convegni e dibattiti. Le collezioni, illustrate dalla dott.ssa Monica Campo, saranno oggetto della puntata di “CONOSCERE PALERMO” in onda sul canale televisivo “CTS” venerdì 24 febbraio 2012 alle ore 21,45. 19 / febbraio / 2012


Dove comprare

Edicole

Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione Rivendita giornali Claudia Amica Piazza dell’Esedra Lidia Monsignore Via E. Restivo, 107 Da Silvio Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79 90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243 Pirrone Antonino Piazza Verdi Mario Cassanon Via De Gasperi 237 Fabio Velardi Viale Regione Siciliana (Angolo Via Perpignano)

Attività Commerciali S.A.S.

DI CARACAUSI GAETANA & C. VIALE EUROPA, 187 VILLABATE (PA) TEL./FAX 091.6142089

VENDITA DI: Concimi, Anticrittogamici e Attrezzi agricoli Sementi, Alberi di tutti i tipi e Piante ornamentali Vasi e Articoli per giardinaggio Mangimi, Accessori e prodotti per Animali Accessori e abbigliamento antinfortunistico. SERVIZI DI: Giardinaggio, consulenza e assistenza tecnica per piante e terreni - Servizio a Domicilio

“A FERROVIA” dei F.lli Falletta Servizio Catering Buffet

Si accettano ordinazioni di rosticceria mignon e per banchetti. Focacceria - Rosticceria Polleria - Frigitoria Pizzeria - Gastronomia

Via Europa, 149 - Villabate (PA) Tel. 091.6142067 - Cell. 328.0092838

Telefoni e Telefoni di Mario Celesia Via Carlo Rao, 3-3/a-5 Sanitaria e profumi di Domenico Miceli Via Carlo Rao, 11 Associazione Esperanza Via Magione, 44 Orefice Nino Scrima Via Magione Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456 Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F Libreria Articoli Sacri LDC, di Lombardo Via A. Siciliana, 16/D Angie Sport Via Sciuti, 178 Bruno Gomme Via Garibaldi, 10/16 Monreale (PA)

Sedi Istituzionali

Facoltà Teologica Corso V. Emanuele, 463 (Loredana Ferraro) Galleria e Biblioteca d’Arte Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9 Pedro Arrupe Via Franz Lehar, 6

Chiese

Basilica SS. Trinità alla Magione Via Magione S. Giovanni dei Napoletani Corso Vittorio Emanuele Santa Caterina da Siena Via Garibaldi S. Cristoforo Via S. Cristoforo (Via Roma di fronte la Standa) SS. Crocifisso Via Ciaculli

Privati

Lidia Castellana C. Vittorio Emanuele, 547 Villabate Micale – Badalamenti Via M. Cipolla, 106 Salvo Di Lorenzo Via Fiduccia, 11 (Villabate) Caterina Gaglio Via Randazzo

Ospedali

Ospedale Cervello interno bar Buccheri La Ferla interno bar Clinica La Maddalena interno bar


- Con un versamento “una tantum” - Con un versamento annuale o mensile - Organizzando feste e/o cene di beneficenza - Procurando pubblicità - Procurando finanziamenti istituzionali - Offrendo in dono oggetti di valore - Tenendo in evidenza in auto copie di CNTN pronte per la divulgazione - Abbonandosi a CNTN - Regalando abbonamento o copie di CNTN - Tenendo a casa un salvadanaio - Recitando un Rosario al giorno alla “Regina Coelorum” per la purificazione degli spazi televisivi

oppure Monte dei Paschi di Siena - Agenzia di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944

ven re

AVVENIRE - Il giornale dei Vescovi Italiani - Un quotidiano diverso - Una fonte per notizie alternative


cntn n° 18 anno xII